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Un esempio di lotta e libertà: Laura Arconti

Laura ArcontiIn occasione della IV Giornata Mondiale contro l’omofobia in tutto il continente e in più di 50 città italiane si svolgeranno numerose iniziative atte a sensibilizzare contro l’intolleranza verso ogni orientamento sessuale. A Roma il capo dello Stato incontrerà nel pomeriggio i rappresentanti delle associaizoni LGBT.

In generale é sicuramente una giornata importante, quasi istituzionale , per ricordare e stimolare alla riflessione sull’ intolleranza e i numerosi casi di violenza e discriminazione a causa dell’orientamento sessuale in tutto il mondo, sia per lesbiche, gay, trans e intersessuali.

Ma è a mio avviso anche un importante momento di valutazione dei passi effettuati dal movimento in Italia specie in un periodo di grandi spaccature e di forti malumori per la confusa organizzazione di un pride e per la grande distanza delle Associazioni e della politica dalle quotidiane esigenze reali delle persone LGBT.

Mi sembra a volte di sentire una certa solitudine sociale, come se fossi  circondata da gente che vede e si volta dall’altra parte, quasi come se non capisse, non sapesse o pensasse che tanto non può fare proprio nulla. Eppure proprio in questo periodo ho avuto la fortuna e l’onore di consocere una persona speciale, che mi ha restituito coraggio, forza, voglia di andare avanti e di non smettere mai di credere e lottare.

Parlo di Laura Arconti, nata a Milano nel 1925 e trasferitasi da giovane a Roma, dove ha portato avanti in particolare due battaglie: l’anticoncordataria e quelle per i diritti civili delle minoranze, in particolare per il FRI e il FUORI!, ispirandosi all’articolo 3 della Costituzione al fine di far rimuovere tutti gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini, come avviene ad esempio per i disabili o per le persone LGBT.

Se dovessi descriverla brevemente userei le parole che lei stessa utilizza per definirsi e che le piacciono tanto: radicale “storica”, militante, non-violenta e omosessuale! Aver avuto la possibilità di parlare con lei, di toccare con mano pezzi di storia importanti e di farmi toccare da un attaccamento alla vita e dalla voglia di non mollare mai per rendere questo mondo migliore, sono diventati per me tutti punti di forza che hanno dato un senso a quel percorso di liberazione che sto seguendo… e mai come in questa giornata le sue parole ed il suo esempio sono tracce di coraggio e libertà contagiose!

Lascio dunque al suo racconto il compito di attraversarvi e contaminarvi:

TESSERA del FUORI ! 1980Sono nata nel 1925, appartengo alla generazione che ha compiuto vent’anni alla fine della seconda guerra mondiale. Negli anni in cui gli adolescenti vanno in bicicletta e conoscono i primi amori, noi abbiamo avuto le sirene dell’allarme aereo, le bombe, i rastrellamenti di casa in casa, gli incendi e i cadaveri, atrocità indescrivibili, la carta annonaria e la fame. Nel decennio successivo, in molti ci siamo ammalati di tubercolosi per le privazioni subite. Siamo quelli che hanno sempre rimproverato ai propri padri di aver assistito in silenzio, e senza reagire, all’instaurarsi del fascismo con tutte le conseguenze che ne sono derivate. La guerra mi ha portato via anche mia madre, il dopoguerra mi ha indotta ad abbandonare un padre ricco, di cui non riuscivo a condividere idee ed azioni. Ho lavorato per sessant’anni, senza un giorno di pausa, all’inizio studiando di notte per strappare una laurea, e poi crescendo negli anni, senza alcun aiuto che il mio lavoro, rinunciando orgogliosamente anche alla parte di patrimonio paterno che la legge voleva assegnarmi, alla sua morte. Pannella l’ho sfiorato all’ Università: lui, più giovane di me di cinque anni, faceva già politica, io tiravo angosciosamente alla laurea, e annullavo le schede elettorali scrivendoci: “studiate, perdigiorno!”. Negli anni cinquanta leggevo “Espresso” e il “Mondo”, che allora erano due enormi “lenzuoli”, pieni di fotografie e di articoli con firme straordinarie. Il “Mondo” di Pannunzio, e i Convegni degli “Amici del Mondo”… che ricordi! E venne poi la volta che ci presentammo alle elezioni politiche insieme ai Repubblicani: votai con orgoglio “la bicicletta”, rappresentata dai due simboli affiancati, l’edera e la Marianna con berretto frigio dei radicali. Fu eletto solo un deputato, repubblicano, ma io ero gonfia d’orgoglio per aver votato quel simbolo, che mi parlava di libertà, di Rivoluzione francese, di grandi sogni, cose di cui il mio cuore sentiva il bisogno. E poi per vent’anni non pensai che al lavoro, “ai fatti miei”; nel frattempo il “Mondo” aveva chiuso, era arrivato il sessantotto, anno che per me è stato di grande svolta professionale, (e anche lì: gli studenti a Valle Giulia, e io – correndo al lavoro – “andate a studiare, perdigiorno!”). Ma qualcosa mi mancava. Loris Fortuna ed Antonio Baslini (un socialista e un liberale, ma con tessera radicale in tasca) avevano fatto approvare in Parlamento la legge sul divorzio, ma la curia vaticana aveva scatenato i circoli cattolici a raccoglier firme per un referendum abrogativo.

Nel ’74 si arrivò alla campagna referendaria: Marco condusse per cinquanta giorni un drammatico digiuno, perché la RaiTV non dava spazio alla tesi della LID (Lega Italiana per il Divorzio) sostenuta anche da Dom Franzoni, l’abate di San Paolo sospeso a divinis. I giornali dicevano che Pannella era all’Hotel Minerva, io decisi di telefonare e chiesi di parlare con qualcuno del suo staff.

Marco in digiunoNon c’era staff, c’era solo lui, disteso sul letto, col telefono accanto, immerso nel fumo di mille sigarette, come documenta una fotografia che nessun giornale ha mai pubblicato (e che noi pubblichiamo in anteprima, per gentile concessione n.d.r.). Rispose immediatamente. “Sono Laura Arconti, una qualunque”. E lui, che frequenta quotidianamente centinaia di nomi di grandi personalità storiche del passato, ma che con i contemporanei ha spesso un problema di nomi, mi scambiò puntualmente per Laura Conti, medico milanese molto nota all’epoca. Chiarito l’equivoco, dissi che volevo fare qualcosa per la sua causa. “Bene. Vai al Partito, parla con i compagni. Ti daranno loro qualcosa da fare”. Lasciai in Albergo una rosa rossa e una busta, con dentro tutto quello che avevo nel portafoglio, e andai di corsa alla vecchia sede di via di Torre Argentina 18. Cominciò così la mia lunga militanza radicale, una militanza silenziosa ed umile, fatta di fiducia ed amore. Chiusa in un bugigattolo senza finestre, alle prese con un ciclostile antidiluviano che sputava inchiostro per ogni dove, o in giro per la città con una scatola da scarpe su cui avevo incollato il simbolo del partito e praticato una fessura a mo’ di salvadanaio, a raccoglier soldi per la battaglia politica di turno. Mi si chiede spesso quale sia stata la battaglia radicale che mi ha più impegnata, o che ho amato di più. Non so, davvero non so dirlo. Ogni volta ci ho messo l’anima, ed ogni volta è stata sconfitta o vittoria, ma sempre vissuta con orgoglio e con totale partecipazione. Forse le nottate a Radio Radicale, forse la mia trasmissione anticoncordataria, forse il tendone a piazza Navona contro lo sterminio per fame nel mondo, nell’82, con il lungo digiuno e le lettere personali ai parlamentari, che Marco definì “un millimetro in più, nella teoria della nonviolenza radicale”… O forse le centinaia di tavoli per la raccolta delle firme referendarie, o le nottate con i compagni a riordinare gli incartamenti per la presentazione delle firme in Tribunale. O la posta di Pannella, curata per anni di notte e nei giorni festivi. O i milioni di passi delle marce, dei sit-in, dei walk around. O il lavoro fatto con l’Associazione Vita e Disarmo, insieme ad Emma Bonino con Food and Disarmament International. O il lavoro di appoggio a Laura Terni, segretaria del Gruppo Satyagraha, durante il suo digiuno per salvare la vita di Paolo Signorelli, un fascista accusato di tutto da sette anni senza processo: una azione che Adelaide Aglietta definì paradigmatica della radicalità, perché destinata ad un avversario politico, che fu poi assolto, mentre avrebbe potuto morire di carcere. No, davvero non so dire quale di queste giornate, e settimane, e mesi ed anni abbia avuto più importanza per me. Neppure quando, nel 1979, fui candidata alla Camera nella lista radicale con il gruppetto dei radicali del “FUORI!” (Fronte Unitario Omosessuale) e risultai la prima dei non eletti, la cosa mi sembrò così importante: faceva parte della militanza, del servizio alle nostre idee.

Ed ora? Ho 85 anni, non pochi acciacchi riferibili alla “senectus ipsa”, ma posseggo un computer, uno scanner ed una stampante. Ho fatto campagna elettorale per Emma Presidente della Regione Lazio, sto aspettando di farne un’ altra per qualsiasi obiettivo radicale scaturisca da una mozione congressuale o dalla mente di qualcuno dei Compagni. E, intanto, continuo a diffondere le nostre idee: la tolleranza, la nonviolenza come metodo di lotta politica, la ricerca della verità, i princìpi di etica personale, la trasparenza degli atti pubblici e la certezza del Diritto. Con fiducia nella parte migliore di qualsiasi interlocutore, così come insegna la nonviolenza gandhiana, e con un grande amore verso i compagni, con i quali è bello condividere il pane della comune fede: la religione della libertà“.


Unioni sì, unioni no: gli equilibrismi della Corte Costituzionale

corte-costituzionale1Nella sentenza n. 138 del 2010 la Corte Costituzionale si è misurata con la questione dell’estensione alle coppie omosessuali della disciplina dettata dal nostro legislatore in materia di matrimonio civile.

L’intervento della Corte è stato sollecitato dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento, che hanno rimesso ai Giudici delle Leggi la questione di legittimità costituzionale delle norme disciplinanti l’istituto del matrimonio, questione formulata, in via subordinata, dalla difesa di alcune coppie omosessuali che si sono viste rifiutare le pubblicazioni di matrimonio dal funzionario pubblico ufficiale addetto, il quale le ha ritenute illegittime motivando che il matrimonio, nell’ordinamento giuridico italiano, avrebbe come presupposto la diversità di sesso dei coniugi.

Il Tribunale di Venezia ha chiesto ai giudici delle Leggi di pronunciarsi sulla costituzionalità, in riferimento agli articoli 2, 3, 29 e 117, primo comma, della Costituzione, degli articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis del Codice Civile, nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso.

Secondo il Tribunale, nel nostro ordinamento non esiste una nozione di matrimonio, né un divieto espresso di matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’interpretazione letterale delle norme del Codice Civile, posta dal funzionario a fondamento del diniego delle pubblicazioni, si sarebbe potuta trovare in contrasto con gli artt. 2, 3, 10, secondo comma, 13 e 29 della Costituzione.

Infatti, pur non essendo possibile, allo stato delle disposizioni vigenti, operare un’estensione dell’istituto del matrimonio anche a persone dello stesso sesso, non si potrebbe comunque non tenere conto delle trasformazioni sociali intervenute dal momento dell’emanazione del Codice Civile ad oggi, trasformazioni che hanno dato luogo a forme di convivenza diverse dal modello di famiglia tradizionale e che devono essere tutelate.

Non solo.

Il Tribunale veneziano ha sostenuto che la famiglia è la formazione sociale primaria nella quale si manifesta e cresce la personalità dell’individuo: la possibilità che esso individuo ha di assumere lo status di persona coniugata (status che ha un’impronta specifica nella società) si concreterebbe in una tutela dei diritti inviolabili del singolo, tant’è che il diritto di sposarsi come diritto fondamentale della persona è riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

E tale diritto – ex art. 3 Cost. – dovrebbe essere garantito a tutti, senza discriminazioni derivanti dal sesso o dalle condizioni personali, come l’orientamento sessuale, con la conseguenza che lo Stato dovrebbe essere obbligato a intervenire in caso d’impedimenti al relativo esercizio.

A ciò si dovrebbe aggiungere che la Costituzione e il diritto civile non prevedono la capacità di avere figli come condizione per contrarre matrimonio, ovvero l’assenza di tale capacità come condizione d’invalidità o causa di scioglimento del matrimonio, sicché le tesi che ancorano il diritto a contrarre matrimonio alla composizione della coppia che permetta la procreazione sarebbero prive di fondamento.

Infine, il Tribunale rimettente ha richiamato l’art. 117, primo comma, Cost., che impone al legislatore il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali quali, nel caso di specie, gli artt. 8, 12 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), gli artt. 7, 9 e 21 della Carta di Nizza.

In particolare, nell’art. 8 la Corte europea dei diritti dell’uomo avrebbe accolto una nozione di “vita privata” e di tutela dell’identità personale non limitata alla sfera individuale bensì estesa alla vita di relazione, arrivando a configurare un dovere di positivo intervento degli Stati per rimediare alle lacune normative che, di fatto, impediscono la piena realizzazione personale.

Tant’è che in alcuni Stati (Olanda, Belgio, Spagna) il divieto di sposare persone dello stesso sesso è stato rimosso, mentre altri Paesi sono previsti istituti riservati alle unioni omosessuali con disciplina analoga a quella del matrimonio e molti altri prevedono forme di registrazione pubblica delle famiglie di fatto, comprese quelle omosessuali.

Anche la Corte di Appello di Trento ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis cod. civ., nella parte in cui non consentirebbero agli individui di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso, per contrasto con gli artt. 2, 3 e 29 Cost., cavalcando, in linea di massima, le medesime motivazioni addotte dal Tribunale di Venezia.

Nei confronti di tali questioni, la pronuncia della Corte oscilla tra i due fronti della tutela dei diritti civili da un lato e dei suoi compiti istituzionali dall’altro, richiamando il Parlamento a coprire l’evidente lacuna legislativa esistente nel nostro ordinamento ma non intervenendo interpretativamente per porre rimedio in via diretta, adducendo la propria impossibilità istituzionale a costruire un contesto di norme giuridiche al momento del tutto assenti dal nostro ordinamento.

Non si deve pertanto cadere nella trappola delle superficiali letture riportate da buona parte della stampa, che ha sbandierato a destra e a manca un integrale rifiuto, da parte dei Giudici delle Leggi, dell’esistenza del diritto delle coppie omosessuali a unirsi in matrimonio o forme similari.

Nel suo slalom tra l’esistenza e la doverosa tutela dei diritti delle coppie omosessuali a una regolamentazione delle proprie unioni e la non volontà di dare uno scossone alla paralisi del legislatore in materia, la Corte Costituzionale ha infatti sancito alcuni principi e aperto alcuni fronti di non poca importanza.

Nello specifico, la Corte Costituzionale ha ritenuto di escludere che la garanzia di tutela dei diritti inviolabili dell’uomo – sia come singolo sia nelle formazioni sociali – propria dell’art. 2 della Costituzione debba necessariamente essere realizzata attraverso l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio (interpretazione sostenuta peraltro dal fatto che diversi Paesi “evoluti” al pari dell’Italia abbiano individuato, per le coppie omosessuali, forme di unione diverse dal matrimonio), riconoscendo però la necessità che tale garanzia debba essere assicurata anche nel nostro ordinamento, dove c’è un totale vuoto legislativo.

E fin qui ci siamo, il primo colpo è al cerchio (diritti 1 – istituzioni 0!).

Nel passaggio successivo, però, i Giudici delle Leggi non risparmiano il colpo alla botte.

Secondo la Corte, la formazione sociale costituita dalla cosiddetta “società naturale” ex art. 29 Cost., presuppone, rispetto a tutte le altre formazioni sociali, un quid naturalistico ulteriore rappresentato dalla diversità di sesso tra i coniugi e dalla loro astratta idoneità a generare figli (la Corte utilizza il termine “potenzialità”, evidentemente per salvare e includere tutte quelle coppie eterosessuali che sono impossibilitate ad avere figli), quid pluris che differenzierebbe le unioni eterosessuali dalle unioni omosessuali.

La tesi funziona poco, se si pensa alla possibilità degli omosessuali di generare, attraverso i sistemi di donazione e fecondazione artificiale, prole che abbia caratteristiche genetiche in comune con i genitori.

Ma tant’è (diritti 1 – istituzioni 1).

Con riguardo ai profili di incostituzionalità ex artt. 3 e 29 Cost. i Giudici delle Leggi hanno poi osservato che i concetti di famiglia e matrimonio attuali non devono ritenersi certo quelli esistenti all’epoca di emanazione delle norme codicistiche e devono essere interpretati alla luce delle trasformazioni dell’ordinamento stesso ma, ancor prima, della società e dei costumi.

Un altro colpo al cerchio, però (diritti 2 – istituzioni 1)!

Nessuno si senta scontento, ecco il pareggio alla botte.

La necessità di adattare i principi normativi all’evolversi della società, infatti, non significa, per i Giudici delle Leggi, che l’interpretazione di una norma possa spingersi fino a permettere alla Corte una modifica sostanziale della disposizione rispetto al momento in cui fu emanata, facendo rientrare come da essa disciplinati fenomeni e problemi che, nel momento in cui la disposizione è stata promulgata, non sono stati minimamente considerati, e ciò nonostante l’esistenza degli omosessuali non fosse certo sconosciuta.

Poiché nei lavori dell’assemblea costituente, la questione delle unioni omosessuali, pur essendo nota la sua esistenza, non fu esaminata, la disomogeneità tra le unioni omosessuali e il matrimonio non costituirebbe una forma di discriminazione (diritti 2 – istituzioni 2).

La forzatura effettuata dalla Corte trova un ammorbidimento nella chiusura del ragionamento.

A mente dei Giudici delle Leggi, il fatto che il mancato esame in sede costituente impedisca l’individuazione di una forma discriminatoria in senso tecnico non toglie però che due persone dello stesso sesso hanno il “diritto di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone -nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge- riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri“: a tal fine, è formulato un esplicito invito al Parlamento (unica autorità con potestà decisionale in materia, secondo i Giudici) a dettare una disciplina generale che regoli i diritti e i doveri dei componenti di una coppia.

Non i diritti e i doveri dei componenti di una coppia omosessuale, ma quelli di una coppia in generale, tracciando le linee per l’emanazione di una disciplina che non veda distinzioni nelle tipologie di coppie e riservandosi di valutare (stavolta in conformità con i propri compiti istituzionali) se la normativa che il legislatore emanerà sarà tale da garantire realmente un’omogeneità di trattamento tra la coppia eterosessuale e quella omosessuale.

Qui, la Corte Costituzionale mostra un’apertura a trecentosessanta gradi nei riguardi delle diverse tipologie di unione prevedibili, affermando la possibilità di regolamentare le unioni omosessuali sia attraverso il matrimonio (“non soltanto” ci dicono i Giudici delle Leggi) sia tramite istituti da esso differenti ma che garantiscano ai componenti della coppia la medesima ampiezza di diritti delle coppie coniugate, riallacciandosi così agli istituti utilizzati da altri Paesi (diritti 3 – istituzioni 2, dai che ci siamo…).

No, ecco il pareggio.

Con riguardo al potenziale divario rispetto alla Convenzione dei diritti dell’uomo, alla Carta dei diritti fondamentali dell’unione Europea, alla Carta di Nizza e al Trattato di Lisbona, infatti, i Giudici delle Leggi hanno ritenuto che, nell’ordinamento sovranazionale, da un lato sia affermato il diritto per le coppie dello stesso sesso di sposarsi, dall’altro che la disciplina della modalità di applicazione di detto diritto sia rinviata ai singoli legislatori degli Stati nazionali, senza certamente individuare un obbligo di concedere lo status matrimoniale a persone dello stesso sesso.

L’affermazione è piuttosto fumosa, poiché, pur non escludendola a priori, non dà certezze sulla possibilità di rendere effettive, nel nostro ordinamento, eventuali pronunce della Corte di Strasburgo che riconoscano il diritto delle coppie omosessuali a vedere riconosciute le proprie unioni (diritti 3 – istituzioni 3).

Complimenti per il gioco di equilibri!


Corte Costituzionale: scheda ultimo deposito.

Amico di un frocio? Meglio un serial killer!

Pietro Pacciani Sono trascorsi più di quarant’anni dal primo duplice omicidio attribuito al mostro di Firenze, venti dalla fine del processo che ha visto condannati i “compagni di merende” Pietro Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, tutti deceduti.

Fiumi d’inchiostro si sono sparsi sui giornali per descrivere le nefandezze del serial killer più famoso d’Italia, ore di programmi televisivi ma la verità è ancora un punto interrogativo, i morti hanno portato con sè i propri segreti.

Alcune notizie sono note a tutti, di altre si è parlato sottovoce o solo da parte di alcuni quotidiani, mentre i più, giornali e telegiornali, nonostante abbiano trattato diffusamente fatti e pettegolezzi, le hanno taciute. E’ passata quasi sotto silenzio in particolare la notizia dei rapporti omosessuali tra due dei maggiori imputati. Si è scritto diffusamente dei loro rapporti con prostitute, mogli, fidanzate, anche di quelli incestuosi e violenti di Pacciani con le figlie, pochi invece hanno riportato come Pacciani e Lotti avessero rapporti omoerotici e come Pacciani sia dovuto ricorrere una volta al medico per farsi estrarre un vibratore dall’ano.

Lotti Lotti addirittura trova più facile ammettere la complicità negli assassinii che riconoscere di aver avuto una relazione sessuale con Pacciani, il quale d’altra parte negherà sempre quest’eventualità almeno con la stessa forza con cui ha sempre negato di essere implicato negli omicidi ascrittigli.

Dai video trasmessi dal programma “Un giorno in Pretura” si osserva come i testimoni non avessero particolari remore ad affermare di conoscere ed essere anche amici di Pacciani, accusato di essere un pluriomicida, mentre negavano ostinatamente anche solo una conoscenza superficiale con l’imputato quando spunta lo spettro dell’omosessualità.

Fatto, questo dei rapporti omosessuali, ai quali i mezzi di comunicazione sembrano non dare l’opportuno rilievo se è vero che già una perizia del Federal Bureau Investigation aveva paventato la possibilità che l’omicida avesse dei problemi a rapportarsi sessualmente con le donne.

La stampa anzi ha sempre fatto passare l’omicidio della coppia tedesca come un errore del mostro, che avrebbe scambiato il giovane Jens-Uwe Rüsch per una donna dato che portava i capelli lunghi; ma ciò è poco probabile dato che i due campeggiatori sostavano nel luogo da almeno dieci giorni e tutti sapevano trattarsi di due uomini di nazionalità tedesca.

Nell’Italia machista il vero uomo è utilizzatore finale del corpo femminile,  può stuprare, uccidere barbaramente ma non ha rapporti sessuali con altri uomini.

Persino la mafia nel suo codice d’onore vieta l’omosessualità.

Non a caso gli attori nostrani preferiscono interpretare ruoli di feroci assassini che di omosessuali, l’omosessualità rimane l’ultimo tabù, quello che può rovinare la carriera alle star del cinema del Belpaese, ma anche degli sportivi, di étoile della Scala, mentre è molto meno pregiudizievole essere accusati di reati connessi alla droga , o essere implicati in tragiche morti.

Insomma è di gran lunga preferibile essere amico di un serial killer che di un frocio.

Sarah

Per una disanima sulla visibilità delle lesbiche nella cronaca nera vedasi Globales.

Elezioni Regionali: per un voto informato

Regionali 2010Per tutelare i nostri diritti, per votare informat*, per far rispettare la nostra dignità!

Il 28 e 29 marzo si terranno le votazioni per eleggere i candidati alle cariche di Presidente della Giunta regionale e Consigliere di 13 Regioni a Statuto ordinario: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria.

E’ un’occasione importante per  dare il nostro voto  NON a chi intende cancellare le aperture dei predecessori, a chi finge che lesbiche, gay e trans**  non esistano o non siano discriminati MA a chi si impegna in una politica di ampliamento dei diritti e valorizzazione delle differenze.

Con il nostro voto possiamo contribuire alla costruzione di una Regione più attenta alla tutela dei nostri diritti.

Per un voto più consapevole abbiamo raccolto le dichiarazioni su tematiche LGTQI dei candidati a Presidente di Regione e i nominativi dei candidati LGT.

–>QUI<–

Rivolgiamo infine un accorato appello a tutte le persone LGBTQI affinché non deleghino la tutela della propria dignità e diritti civili a:

– singol* candidat* che abbiano espresso pensieri e/o sostenuto iniziative di contenuto omofobo e/o sessista;

a partiti o liste che:

– annoverino nelle loro fila esponenti dichiaratamente omofobi e/o sessisti o che hanno manifestato intenti implicitamente omofobi e/o sessisti

– contemplino nel loro programma politico proposte di contenuto omofobo e/o sessista

– non contemplino nel loro programma proposte a tutela della dignità e dei diritti civili delle persone LGBT.

Votiamo in maniera consapevole e ben informata.

Votiamo con determinazione per la tutela della nostra dignità e diritti civili.

Scritto da Doris, Rachele e Sarah

Il pizzino del Vaticano

vaticanoLa lettera segreta

Il giorno 8 Gennaio 2010, per conto della Segreteria di Stato del Vaticano, il Mons. Luigi Ventura invia, in forma privata, una missiva a diversi membri del Consiglio d’Europa (Apce), invitandoli a seguire le indicazioni di voto riguardo due esponenti in particolare del Ppe: Luca Volontè (Capogruppo Ppe) e Riccardo Ventre, per le votazioni del 25-28 Gennaio.Inoltre specifica l’orientamento del voto riguardo due emendamenti in particolare:

1. Proposta di Risoluzione su “Discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e di identità di genere”

2. Proposta di risoluzione “15 years since the programme of Action of the International Conference on Population and development” (aborto come un diritto della donna e come un metodo di pianificazione familiare)

Scandalo Europeo

Lo scandalo è stato fatto scoppiare pochi giorni prima della votazione dall’Europarlamentare Lydie Err, all’interno del dibattito sulla risoluzione delle discriminazioni sessuali, facendo diventare pubblica la missiva vaticana.

lydie_err

Alla luce di questo documento si è scatenata una discussione a livello europeo, riguardo le intrusioni istituzionali del Vaticano all’interno del Consiglio D’Europa

Le votazioni hanno poi dato esito alla vittoria di Volontè ed alla sconfitta del secondo nome indicato dalla Santa Sede, Riccardo Ventre.

L’obiettivo del Vaticano è stato pienamente raggiunto in quanto la votazione dei due emendamenti è stata rimandata ad Aprile visti i circa 80 altri emendamenti modificatori in maggioranza ad opera di Volontè.

Incidente politico: gli europarlamentari contro il Vaticano

Il capo della delegazione parlamentare italiana all’Apce, Luigi Valente (Pdl), si è detto sconcertato dall’accaduto poiché non era a conoscenza della missiva.

Siamo davanti quindi, apparentemente, ad un attacco subdolo e isolato, del Vaticano contro i vertici del Apce, per imporre la propria morale di stato a tutta l’Europa.

Questo episodio evidenzia che, la legittima opinione dello Stato Vaticano su temi morali, ha sconfinato nell’imposizione delle proprie idee, indicando addirittura, le persone da eleggere e gli emendamenti da boicottare .

Intervento dell’intergruppo Europarlamentare LGBT

Richiamo ufficiale all’Italia in materia di diritti umani

Dopo le innumerevoli pressioni a partire dall’estate del 2009, nel susseguirsi di eventi violenti e discriminanti sulle persone omosessuali e transessuali, in questi ultimi mesi si è raggiunto il culmine della rabbia e dell’insoddisfazione, di singoli cittadini e cittadine italiane, tramite: scioperi della fame, manifestazioni in diverse città d’Italia, richieste di asilo politico alla spagna ed agli altri paesi membri UE, e-mail di denuncia inviate alle maggiori istituzioni italiane ed europee.

L’unico organismo che si è rivelato sensibile a queste problematiche è stato, l’Intergruppo LGBT del Parlamento Europeo, che, il 22 Gennaio 2010, ha richiamato l’Italia ufficialmente, esortandola ad discutere ed approvare delle leggi che possano promuovere concretamente i diritti umani per le persone, lesbiche, gay, transgender e bisex. Il Parlamento italiano non si è ancora adoperato su questi temi, ostentando un silenzio diventato ormai imbarazzante, anche alla luce delle palesi intimidazioni del Vaticano su questi temi.

Nunziatura Apostolica in Francia , Parigi 8 gennaio 2010

Signor Deputato, come sapete, dal 25 al 29 gennaio 2010 a Strasburgo si terrà l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) cui parteciperanno le delegazioni dei parlamentari nazionali degli stati membri del Consiglio d’Europa. Il segretario di stato mi incarica di renderla partecipe della preoccupazione della Santa Sede a proposito della proposta di due risoluzioni, il cui testo è in aperto contrasto con la legge naturale e con i valori promossi dalla Chiesa Cattolica, e della necessità di partecipare attivamente al voto. Alcuni membri del Partito Popolare Europeo, fra cui i deputati Volonté, Farina e Gatti, sono già stati messi al corrente delle preoccupazioni della Santa Sede e hanno depositato degli emendamenti per il miglioramento di queste proposte di risoluzione. Nell’inviarvi un promemoria qui allegato, mi permetto di invitarla a dare il suo appoggio agli auspici della Santa Sede. Rimango a sua disposizione per ogni eventuale chiarimento. Nel ringraziarla della sua attenzione, colgo l’occasione per augurarle un buon anno 2010 e la prego di gradire i miei più distinti saluti.

Luigi Ventura, Nunzio Apostolico

PROMEMORIA

Per l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa Strasburgo, 25-29 Gennaio 2010 1. Proposta di Risoluzione su “Discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e di identità di genere”

Relatore: Deputato Andreas GROSS – Voto: Mercoledì 27 gennaio 2010 Il testo pone dei gravi problemi. Si potrebbe tentare di far introdurre le seguenti idee:

– Riaffermare il rispetto degli articoli 9 e 10 della Convenzione Europea.

– Proporre una definizione legale di “Hate Speech” e riaffermare che questo concetto non può mai limitare la libertà di espressione.

– Proporre una definizione legale di “omofobia”, o abbandonare questo concetto.

– Introdurre una proposta generale che riaffermi il diritto fondamentale di libertà d’opinione religiosa, in pubblico quanto in privato, inclusa la morale.

– Riaffermare il diritto fondamentale delle persone e delle organizzazioni religiose e confessionali di agire conformemente alle loro convinzioni morali e religiose.

– Riaffermare che il comportamento (ethos) morale o religioso dei datori di lavoro o dei fornitori di servizi non sarebbe violato da dei giudizi sul valore della legalità della discriminazione.

– In riferimento all’articolo 12 della Convenzione Europea, ricordare che questo articolo protegge solamente i diritti delle persone di sesso diverso a contrarre matrimonio.

– Riaffermare che, in base alla legge internazionale o europea, non c’è alcun “diritto” a contrarre matrimonio o all’unione per le persone dello stesso sesso.

Se questi emendamenti non sono accettati e se il testo della Risoluzione rimane inaccettabile, i parlamentari dovrebbero opporsi alla sua approvazione. Per eventuali chiarimenti, possono indirizzarsi al deputato Luca Volonté, che coordina gli emendamenti in accordo con la posizione della Santa Sede.

2. Proposta di risoluzione “15 years since the programme of Action of the International Conference on Population and development”

Relatore: Deputato Christine MC CAFFERTY – Voto: venerdì 29 gennaio 2010 Questo documento, fra le altre cose, presenta l’aborto come un diritto della donna e come un metodo di pianificazione familiare. Converrebbe appoggiare gli emendamenti presentati dai deputatiti Gatti e Volonté, primi firmatari. Se questi emendamenti non saranno accettati e se il testo della risoluzione rimane inaccettabile, i parlamentari dovranno opporsi alla sua approvazione.

3. In considerazione dei temi che sono dibattuti in seno alle Istituzioni Europee, la Santa Sede auspica che, in occasione delle nuove elezioni, venga accordata una preferenza a quelle persone che rispettano la concezione cristiana della vita e del matrimonio.

A questo proposito, il professor Riccardo VENTRE, ex deputato europeo e giudice della corte di cassazione italiana, sembra offrire le migliori garanzie per il posto di giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (Voto: 26 gennaio 2010). Per la carica di Capo del gruppo del Partito Popolare europeo all’APCE, è auspicabile che i membri di questo partito si esprimano in primo turno a favore del deputato Luca VOLONTE’, grande difensore della legge naturale e detentore di una notevole esperienza politica.

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Valentina

Donne a pezzi – la politica del corpo femminile

La giornata di oggi l’ho eletta a “giornata della polemica”.
Su FB un tizio ha postato una foto tratta dal calendario di Anna Falchi di qualche anno fa, commentandola con la frase:- chi nn mette “MI PIACE” è RIKKIONE.-

Non ce l’ho fatta a trattenermi nel commentare, non tanto il soggetto inquadrato nella foto, quanto l’appellativo utilizzato per definire chi non si “conforma” agli stereotipi eterosessisti di genere.
Una sorta di fastidioso prurito sollecitato da atteggiamenti omofobici e “da caserma”, mi ha pervaso per l’ennesima volta e mi sono domandata se ogni “persona”, avente orientamento sessuale diverso da quello ufficialmente riconosciuto, reagisse innanzi alla stessa molesta ed irritante sensazione che si prova in questi frangenti, cosa accadrebbe?

Mi lascia inoltre oltremodo perplessa la lettura dei numerosi commenti alla foto: riconoscere il soggetto esclusivamente dal suo fondoschiena, seppur sapientemente ritratto, piuttosto che dal suo volto mi fa riflettere. Sarebbe accaduto lo stesso con una mano, un piede, un ginocchio? 

La pubblicità, in Italia ma anche in Francia, e in molti altri paesi, ha completamente adottato questo modello umiliante del genere femminile, identificando molto spesso il corpo femminile, o alcuni suoi “pezzi”, con l’oggetto che si vuole vendere. Un sondaggio realizzato da IPSOS nel 2001 ha dimostrato che quattro francesi su dieci sono infastiditi dal modo in cui si presentano le donne nella pubblicità. Secondo questa inchiesta sono le donne, in particolare quelle con più di 35 anni, ad essere le più scioccate, ma la maggioranza degli uomini, così come quella dei più giovani, non ha nulla da ridire.

Il corpo della donna è davvero ridotto a pochi segmenti condensati in un scatto fotografico?
Tette, cu.li e silicone sono davvero tutto ciò che deve essere rappresentato, enfatizzato, e recepito allo scopo, suppongo, di ridurre la donna a mero oggetto di piacere? Soprattutto a che pro’? Forse per distogliere l’attenzione dal pericolo reale di un neo-femminismo ancor più rivoluzionario del precedente?

Il documentario “Il corpo delle donne” realizzato da Lorella Zanardo,  ha preso visione 400 ore di televisione, passando in rassegna tanto tutte le reti private (proprietà di Silvio Berlusconi) quanto quelle pubbliche. Ci si mostra la banalizzazione e la volgarizzazione del corpo delle donne. In questo Paese dove l’80% delle persone che guardano la televisione ne fanno la loro principale fonte d’informazione e dove il 60% dell’audience televisiva è di sesso femminile, è un orrore misogino permanente.

Non è più qualcosa che riguarda solo la televisione, la pubblicità, i media; tutto quello che si vede in tv è ormai divenuto reale nella vita sociale e politica del nostro Paese. Una sorta di realtà parallela distorta, un bieca illusione che confonde le nostre percezioni, obnubila le nostre menti sul senso autentico delle cose.

Sara