A sample text widget

Etiam pulvinar consectetur dolor sed malesuada. Ut convallis euismod dolor nec pretium. Nunc ut tristique massa.

Nam sodales mi vitae dolor ullamcorper et vulputate enim accumsan. Morbi orci magna, tincidunt vitae molestie nec, molestie at mi. Nulla nulla lorem, suscipit in posuere in, interdum non magna.

Salute delle lesbiche: miti e realtà

Pubblichiamo il documento realizzato dall’ILGA sui miti e le realtà sulla salute delle lesbiche.
Dopo il grande successo della pubbliaczione, tanto da essere stata tradotta in numerosissime lingue, l’ILGA invita chiunque a diffonderla e a farne un buon uso.

Stereotipi e pregiudizi legati all’orientamento sessuale e di genere possono avere conseguenze negative sulla salute delle lesbiche. Lo scopo di questo progetto è quello di demistificare “miti e realtà” e certi aspetti della salute delle lesbiche, come ad esempio il cancro al seno e al collo dell’utero, l’HIV, le malattie sessualmente trasmissibili e il benessere.

 

Cosa si può fare per diffondere il documento?

Ecco alcune idee:

– Realizzare una serata dedicata alla salute delle lesbiche e vedere quanto sai davvero!

– Appendere questi volantini sulla vostra bacheca d’ufficio!

– Valutare la creazione di un laboratorio per il grande pubblico per far conoscere le sfide che le lesbiche devono affrontare quando i medici si basano su stereotipi.

– Organizzare un evento con il quiz per far conoscere la salute delle lesbiche “in modo divertente e coinvolgente”.

In basso è possibile scaricare il documento in pdf.

ILGA_MythsAndRealitiesITAL

Riultati del sondaggio europeo LGBT

Sono recentemente usciti i dati del sondaggio europeo LGBT.

È possibile comparare gli stati europei e per ogni domanda vedere cosa sia stato risposto a seconda dell’orientamento, genere, età etc.
Si tratta di uno dei sondaggi più vasti e completi di questi ultimi tempi sulla realtà LGBT in Europa.

Il sondaggio era stato lanciato qualche tempo fa dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) per raccogliere i pareri di persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender (maggiorenni) che vivono nell’Unione Europea e in Croazia. L’idea alla base di questo sondaggio era la seguente:

Nell’UE, a parte qualche sporadica notizia riguardante episodi di discriminazione di cui sono vittime persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), sono stati raccolti pochissimi dati comparabili relativi alle esperienze quotidiane di discriminazione subite dalle persone LGBT. In base ai risultati del sondaggio, i decision makers a livello nazionale ed europeo, nonché le organizzazioni non governative o della società civile, saranno in grado di orientare meglio le loro strategie ed attività di promozione e sostegno delle comunità LGBT volte alla creazione di un ambiente libero dalle discriminazioni, in cui si possa vivere ed esprimersi liberamente. Al fine di dare il giusto peso ai risultati, l’indagine conta sulla partecipazione di un ampio e diversificato gruppo di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender in ogni paese coinvolto. Questo è il primo sforzo profuso a livello UE per raccogliere le esperienze delle persone LGBT nell’ambito del sondaggio più ampio mai svolto in questo settore – fai in modo che anche la tua esperienza conti!

Sul sito di FRA (http://fra.europa.eu/DVS/DVT/lgbt.php) è possibile visionare i risultati. Basta posizionare il mouse su un paese e vedere tutte le percentuali che interessano. In alternativa è possibile organizzare i risultati per istogrammi.

 

Che siete lesbiche?

Roma, 9 maggio 2013

Ieri sera passeggiavo tranquilla in compagnia di una ragazza nei pressi del quartiere Torpignattara, tenendo il mio braccio sotto il suo, e non avendo dunque alcun tipo di atteggiamento esplicitamente omoaffettivo nei suoi confronti.

Ad un uomo, presumibilmente extra-comunitario e visibilmente ubriaco (aveva tra le mani una bottiglia da 66  di birra) la cosa ha particolarmente infastidito tanto da dargli il diritto di pronunciare alle nostre spalle, e con una certa derisione, la frase: “Lesbiche! Ma che siete lesbiche?”.  La nostra reazione è stata di forte rabbia e di grande indignazione, non perché dia fastidio il termine “lesbica”, ma per il disprezzo e la modalità con cui è stata pronunciata.

Sono lesbica, e me ne vanto. Non nascondo la cosa e se voglio baciare la mia ragazza in giro non devo chiedere il permesso a nessuno. Ma ieri sera, per la prima volta dopo anni di “osservazione e denuncia” di ciò che succede in giro alle persone GLBT, la cosa ha colpito me in prima persona.

Il senso di impotenza è stato enorme, anche perché erano in quattro, fisicamente più forti e chiaramente alterati dall’alcool in corpo, così che alla rabbia per ciò che c’era appena stato detto con una certa codardia si è aggiunta anche la paura di una reazione incontrollata da parte di questi quattro palesemente intenzionati a infastidirci. C’è sembrato pertanto ragionevole allontanarci da loro.

E’ preoccupante che in una Roma che si definisce come una città aperta e inclusiva, come la Capitale dei Diritti, il semplice fatto di passeggiare tenendosi sottobraccio in pubblico tra due ragazze lesbiche possa ancora scatenare atteggiamenti  di molestie omofobe.

Per tale ragione, perché la cosa non cada nel vuoto come spesso succede, o semplicemente perché io possa contribuire, nel mio piccolo, ho deciso di denunciare il fatto sporgendo formale denuncia all’autorità di pubblica sicurezza.

L’omofobia è una malattia che si può curare: innanzitutto attraverso iniziative di sensibilizzazione della società, poi attraverso leggi adeguate che puniscano più severamente i crimini d’odio, ed infine convincendo le vittime a denunciare.

Esorto chiunque viva un fatto simile a non tirarsi indietro, a non pensare che tanto non ha senso, a non sminuire ciò che subisce, a non avere timore e a denunciare sempre i fatti. Solo così è possibile trasformare il luogo dove viviamo in un luogo aperto, sicuro e inclusivo, in cui la discriminazione e l’omofobia non possono trovare cittadinanza.

 

Dhé lell world

Venerdì 18 gennaio, a partire dalle 21, presso la Casa Internazionale delle donne, verrà trasmesso il film documentario “Lesbiana a parallel revolution“.

Una rivoluzione parallela nacque dal movimento femminista formatosi negli anni Settanta e giunto al termine nel 1995. La regista Myriam Fougère incontra lesbiche che avevano scelto di vivere solo tra donne, creando un rivoluzionario sistema di fratellanza tutto al femminile. L’atmosfera di quel periodo rivive attraverso fotografie, filmati d’archivio e interviste a quelle donne coraggiose, molte delle quali hanno oggi tra i settanta e gli ottant’anni.

Seguirà il divertentissimo cortometraggio, produzione dal basso, della regista toscana Sirka Capone, “Dhé lell worl“. Una serie di cortometraggi per raccontare in chiave ironica e grottesca il mondo delle donne lesbiche in Italia. Ispirato alla serie tv americana “The L word”.

Entrambi da non perdere!

 

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Amore, Sessualità e Modelli di Genere in Mutamento

L’Associazione nazionale PrecArt, in collaborazione con l’editore ScriptaWeb e sotto l’egida del Centro Interdipartimentale di Ricerca su Politica e Genere, dell’Università di Padova (CIRSPG), organizza la terza edizione del bando di concorso dedicato ai giovani e alle giovani studiose/i che si interessano alle tematiche di genere.

Troppo spesso gli scritti e i temi innovativi di ricerca non raggiungono i maggiori editori, e quindi non hanno occasioni di visibilità. La ricerca indipendente è fortemente penalizzata, specialmente in Italia, da una mancanza di finanziamenti per la scrittura, la revisione, la stampa e la distribuzione di autori nuovi e idee che contribuiscano ad uno scambio che attraversi le generazioni senza riprodurre dinamiche di potere prestabilite. Per superare almeno alcuni dei gap e delle difficoltà attuali, il bando CondivIDEE dà la possibilità a giovani studiosi e studiose precarie (di età inferiore ai 45 anni, o comunque non strutturati in ambito universitario) di pubblicare contributi (di auto-riflessione, ricerca applicata e/o critica teorica) presentati in forma di saggio originale e innovativo.

Il tema per il 2011 è: “Amore, Sessualità e Modelli di Genere in Mutamento”.

Ci interessano scritti capaci di mettere in luce le ambivalenze e le contraddizioni esistenti tra il sistema di genere pubblico e l’ambito del privato, le tensioni tra femminilità e mascolinità dominanti e marginali, gli spazi di negoziazione quotidiana delle pratiche sessuali e dei ruoli di genere, tra eteronormatività e omofobia.
Ciascuna autrice/autore tratterà il tema a partire dalle proprie esperienze di ricerca e vita, pur adeguandosi ad un criterio metodologico condiviso: l’esplicito posizionamento dell’autore/autrice.
Gli scritti possono riguardare varie aree disciplinari e adottare metodologie di ricerca diverse, come le interviste in profondità, le storie di vita, l’autonarrazione critica, oppure sviluppare una teoria situata e sessuata. Per chiarire il tipo di posizionamento autoriflessivo che cerchiamo, proponiamo qui tre possibili modelli:

à la Lonzi/Mieli/Anzaldua: costruire l’intera riflessione a partire dalla propria esperienza personale;
à la Puwar (Noise of the Past): utilizzare la storia della propria famiglia come filo rosso di un ragionamento storico-sociale ampio e intergenerazionale;
à la Butler (Undoing Gender): inserire una narrazione autobiografica di sé in coda all’articolo, per esplicitare il proprio posizionamento rispetto all’oggetto trattato, anche per non rimanere imbrigliati/e negli angusti steccati disciplinari.

Questi scritti devono essere stati realizzati a partire dal 2008, in inglese o in italiano, e potranno essere pubblicati sia in formato digitale interattivo, che cartaceo, attraverso la piattaforma innovativa MyPOD sviluppata dall’editore ScriptaWeb, senza che l’autore/trice debba sostenere alcun costo.
L’editore garantisce la registrazione dell’ISBN, la validità a fini concorsuali della pubblicazione e il diritto d’autore.

Modalità di partecipazione

L’iniziativa è aperta a tutte le ricercatrici e i ricercatori precari (di età inferiore ai 45 anni, o comunque non strutturati in ambito universitario) che scrivono in italiano o in inglese.
Per partecipare si dovrà compilare la scheda di partecipazione, da inviare insieme al file digitale del manoscritto. Non si accettano pubblicazioni inviate esclusivamentein formato cartaceo.

Non si accettano manoscritti superiori a 30.000 caratteri (spazi inclusi – circa 20 pagine).
Verrà data precedenza a opere inedite che utilizzino teorie, temi e pratiche di ricerca innovative, interdisciplinari, socialmente e politicamente rilevanti. Si incoraggiano particolarmente a partecipare le giovani donne e i giovani uomini che fanno ricerca. ma che non hanno accesso a fondi per pubblicare le loro riflessioni, o che non sono stabilizzati in ambito istituzionale.

Comitato redazionale:

Laura Fantone
Manuela Galetto
Gaia Giuliani
Sveva Magaraggia
Chiara Martucci
Francesca Pozzi

Come e dove spedire il materiale:

Per partecipare occorre compilare la scheda di partecipazione salvata in formato pdf, unitamente all’abstract o al testo completo dell’articolo entro il 15 dicembre 2011 a bando@precart.net con il seguente titolo nell’oggetto: Bando CondivIDEE 2011

Moju Manuli: Street art lesbica in Sardegna

Le donne di Moju Manuli

Le donne di Moju Manuli

Ho conosciuto Moju Mali per caso sulla Rete, e tra una chiacchierata e l’altra sono rimasta profondamente colpita dal progetto che sta cercando di portare avanti in Sardegna, territorio spesso dimenticato e ostico, dove si pensa che l’omosessualità dichiarata sia invivibile a causa di una mentalità troppo chiusa. Ho così deciso di farle un’intervista per far conoscere chi è e cosa fa, perché credo che sperimentare e sperimentarsi, a partire da tutti gli stimoli che una persona riceve, sia alla base del fare politica concreta e della possibilità di provocare cambiamenti reali.
Le donne di Moju Manuli - il giorno dopo l'affissione

Il giorno dopo: il tentativo di ignoti di distruggere l'opera

1) Qual è l’obiettivo della tua arte e cosa significa il tuo nome Moju?

Sos mojos (plurale)  erano contenitori in sughero che in passato aveva vari utilizzi ma che in particolare venivano utilizzati come “casette” per le api, erano gli alveari che hanno preceduto le arnie razionali, contenitori cilindrici chiusi da un tappo sempre in sughero.
Ho scelto questo nome perché fra le mie varie passioni c’è l’apicoltura, mi piace il suono che fa questa parola in bocca e mi piace immaginarmi questi sugheri ronzanti…
Posso pensare a unu moju come ad un contenitore pieno di vita e di idee, brulicante di voli e sempre in movimento.

Per quanto riguarda i miei lavori mi muovo fra fumetto e street art, ma anche se disegno da sempre sono ancora all’inizio del mio percorso artistico. Per tanto tempo ho pensato di fare street art ma non riuscivo a trovare il “come” e fondamentalmente il coraggio di iniziare.

Per i miei ultimi fumetti (che per dirla a grandi linee partono dall’esperienza di emigrazione sarda lesbica..) come per l’arte di strada quel che mi ha mosso è stato il desiderio di leggere e vedere qualcosa che non riuscivo a trovare attorno a me. Ho visto che è una cosa comune con altre/i artiste/i…se non trovi intorno a te quello che vuoi finisci per capire che forse sei tu che devi crearlo, altrimenti passi il tempo ad aspettare non si sa bene cosa…

Io vengo da un percorso lesbofemminista, mi interesso di arte contemporanea, e ho avuto modo di ragionare e confrontarmi con tante altre compagne sulla mancanza di un immaginario che mi/ci corrispondesse, come lesbiche ma anche come donne non “omologate” al sistema dominante, sulla violenza e la frustrazione che portano gli stereotipi imposti, e sulla forza delle immagini che da ogni parte ci circondano, ci parlano, monopolizzano il nostro quotidiano e i nostri desideri (o ci provano insomma), condizionano in un modo o nell’altro la realtà in cui viviamo, rispecchiandola ma anche proponendola nei vari modelli da seguire.

Per cui dopo un tot ti chiedi dov’è che puoi leggere la tua storia se non la trovi scritta da nessuna parte, dove trovi una foto, un disegno, un qualcosa, dov’è che puoi guardare qualcosa in cui ti piace ritrovarti, fantasticare, e magari anche…dove compri quei gadget carini (ebbene anche questo, sì)?

Il mio desiderio quindi è contribuire a costruire, inventare, creare un immaginario differente, che rappresenti la felicità, la rabbia (costruttiva), la voglia di cambiare e trasformare questa società e cultura. Parto da me, dal mio vissuto e percorso…sarda, lesbica, anticolonialista, antisessista, antirazzista, antifascista… vorrei che si vedesse questo. Vorrei riuscire a nominare questo, a far sentire una voce che non riesce a venir fuori facilmente, e a farlo tramite le immagini.

Nei miei lavori riporto le donne con i vestiti tradizionali sardi non solo per “reinventare” il passato, riscrivere quello di cui non ci è stato detto…ma soprattutto per dire che invece “ci siamo sempre state”, nell’invisibilità, senza un nome, ma c’eravamo.

E il fatto di scegliere di far “reindossare” il “costume” alle lesbiche e alle altre donne che rappresento è per me un sinonimo di riappropriazione.
Mi sono sentita dire “per noi il costume ha un significato quasi sacro, rappresenta la nostra identità la nostra tradizione e la nostra cultura, e non deve essere utilizzato per scopi diversi ” cioè nello specifico di questa frase per poter rappresentare delle lesbiche, come se noi non appartenessimo alla cultura e alla tradizione, come se la cultura e la tradizione non ci appartenessero, allora ancora di più me lo riprendo perché per me ha un valore, esisto anche io!esistiamo anche noi!!!

Ancora una cosa che mi interessa è la questione linguistica, nelle mie opere voglio utilizzare e valorizzare la lingua sarda (Limba) e la LIS (Lingua Italiana dei Segni).

Una cosa un pò particolare in quel che faccio forse è che, mentre in genere la street art è più “cittadina”, venendo io da una realtà di paese è lì che la immagino.
Per cui parcheggi, sottopassaggi, muraglioni di contenimento, nelle strade dei paesi o tra un paese e l’altro, questi sono i posti che scelgo. Perché è alle lesbiche dei paesi, è alle persone dei paesi, o di passaggio in queste zone che mi rivolgo, sono loro che vedono queste opere. Inoltre, mentre  magari a Cagliari e Sassari c’è una certa realtà di aggregazione lesbica e più in generale lgbt e femminista (anche se non è comunque questa presenza massiccia diciamo) nei paesi si resta invisibili, sommerse quasi totalmente per lo più…ed è appunto per questo che scelgo di “uscire” là.
E’ quella la mia realtà, è là che voglio stare e rendermi visibile.

Le donne di Moju Manuli

Le donne di Moju Manuli


2) In Sardegna esiste un immaginario lesbico?

Credo che, in Sardegna come altrove, un immaginario lesbico ce lo stiamo inventando mano a mano, con le nostre vite, e anche a fatica. Mi chiedo infatti: come distinguere le immagini “globalizzanti” che ci arrivano dall’esterno anche degli “stereotipi” lesbici, e quello che possiamo invece sentire come “nostro” immaginario, se questo “nostro” non c’è …? Come si fa?

Io ho un mio immaginario lesbico che sto tirando fuori, ma che corrisponde al mio modo di vedere e desiderare, non posso dire che sia una cosa generale, assolutamente. Per me vedere una donna in camicia e pantaloni di velluto coi rivoltini (modo di vestire dei ragazzi maschi dell’ambiente agropastorale), o in abito della festa tradizionale, corrisponde a sinonimo di bello ed erotico…ma sono i miei punti di vista, chissà che i miei lavori non contribuiscano a diffonderli ahah!

3) Cosa fai attualmente in Sardegna?

Sono tornata di recente a vivere sull’Isola dopo quasi nove anni a Roma…

Non sarei mai rientrata da sola, al di là del discorso lavorativo c’è quello, forte, sociale, per nulla semplice. Sono tornata con una sorta di progetto collettivo di ripopolamento, è un “ritorno dall’emigrazione”, legato alla rivalutazione delle vecchie case in pietra (ecocase) e alle potenzialità del luogo che scegliamo di tornare a vivere. Mettere insieme le energie e non perdere di vista chi siamo ma al tempo stesso interagire con l’ambiente circostante, con la vita di un paesino di quelli che dell’emigrazione sono vittima e negli anni si spopolano sempre di più.

Provo ad andare controcorrente e quel che mi ripeto è, terra terra, che se dovesse andare male posso sempre ripartire. In questo momento sto cercando di mettere le basi per poi vivere, è come un nuovo inizio.

E mentre mi sento precaria e cerco un equilibrio, comincio a trovarlo in un orto, allevando api, raccogliendo erbe ed imparando ancora e conoscendo piano piano nuove persone affini ai vari interessi, nuove compagne, disegnando ed  improvvisando attacchinaggi notturni, facendo progetti…

 4) Cosa consiglieresti ad una donna che vorrebbe cominciare ad esprimersi come fai tu con la street art?

Per quel poco che posso consigliare mi sento di dire: fai!

Prendi appunti anche mentalmente e comincia a fare. Tutto qua.
Io ho temporeggiato all’infinito, aspettando di fare qualcosa con altre, e poi non succedeva mai…alla fine, in corrispondenza col mio rientro in Sardegna, ho iniziato dei lavori… una volta che sono pronti va da sé che vengano fuori!

Poster, stancil, adesivi, murales, graffiti… quale che sia il vostro modo: fate!
Tirate fuori le idee, usate la fantasia anche nel reperire i materiali e riempite i muri, sono lì apposta!

Oltretutto, come in altri contesti, le donne che fanno street art sono meno degli uomini, e molte non rivendicano percorsi di genere, femministi o tantomeno lesbici. Insomma c’è proprio bisogno che usciamo in questo senso!

Moju

Link collegati: