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Osservatorio omofobia 2012

 04-09-2012

Il ragazzo gay aggredito a Padova

Un giovane veneziano ha denunciato di aver subito una aggressione di stampo omofobo da parte di uno sconosciuto, sabato scorso, mentre si trovava alla serata di chiusura del Pride Village a Padova. Dopo essere stato insultato, il giovane ha detto di aver ricevuto un pugno al volto che lo ha costretto a cure mediche al pronto soccorso dell’ospedale di Mirano.

VERGOGNA - Sulla vicenda, riportata da ‘Il gazzettino’, e’ intervenuto con una nota l’assessore comunale alle Attività  culturali, Cittadinanze delle donne e Cultura delle differenze, Tiziana Agostini. ‘Si ritiene necessario – rileva l’assessore – stigmatizzare l’atto violento e discriminatorio compiuto non solo ai danni del giovane in quanto omosessuale, ma nei confronti di tutta la comunità . E’ intollerabile che ci sia ancor oggi spazio per la violenza verso chi, a torto, e’ considerato diverso. Come amministratori non possiamo far finta di non vedere. Ogni persona ha il diritto di costruire il proprio percorso di realizzazione personale e di vivere la propria vita al meglio, senza essere discriminato o aggredito per motivi religiosi, sessuali, etnici. Venezia fa parte della Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità  di genere e grazie a quest’impegno nazionale e locale sta costruendo da anni percorsi educativi nelle scuole, affinché  atti come quello di sabato, non si ripetano più’.

Fonte: Giornalettismo

Roma, 14 giugno 2012: Rumeno ubriaco violenta gay. Preso, reagisce ai poliziotti

PAURA ALL’ARDEATINO. È accaduto nella tarda serata di mercoledì. L’aggressore ha precedenti per violenza e sotto la minaccia di una bottiglia rotta l’ha costretto ad avere un rapporto orale. Poi ha tentato di baciarlo ma la vittima (un ragazzo ventenne) è riuscito a divincolarsi e a chiedere aiuto al 113

L’ha trascinato nel prato e poi l’ha costretto, minacciandolo con una bottiglia rotta, ad un rapporto orale. Non soddisfatto ha chiesto di più.

Lui è Marian Ivanov, un energumeno rumeno del 1976, già arrestato per atti osceni e al momento del fatto completamente ubriaco; l’altro è un giovane romano di 20, per sua ammissione davanti ai poliziotti, gay.

Marian dopo aver abusato sessualmente ha deciso di baciarlo ed è in quel momento che il giovane ha finto l’approccio e lo ha morso. Quanto è bastato per riuscire a divincolarsi e fuggire in quel poco di verde di campagna romana sulla via Ardeatina che si è salvato dal cemento.

Questa la ricostruzione fatta dagli agenti del commissariato Tor Carbone, diretto dalla dottoressa Laura Vilardo. Gianni (il nome è di fantasia), stava passeggiando quando il rumeno ubriaco lo ha avvicinato e lo ha costretto ad appartarsi.

Qui, con una mano si è calato i pantaloni e con l’altra ha messo alla gola del ragazzo il vetro della bottiglia. Marian è un omone da 100 chili di peso pieno di alcool dalla testa ai piedi, la vittima è un ventenne gracile.

Passa qualche minuto, poi la reazione. Marian, prende il ragazzo per i capelli e avvicina la sua bocca per baciarlo e qui il morso. La furia dell’uomo è attutita dall’alcool e la vittima riesce a liberarsi e a scappare. Corre e telefona al 113 sino a quando la pattuglia non lo incrocia. Un agente scende dall’auto per assisterlo, il resto dell’equipaggio si lancia all’inseguimento e lo trova in una via poco lontano da dove si è consumata la violenza.

Marian, sempre ubriaco, non capisce che gli agenti fanno sul serio e li respinge poi li sfida in una colluttazione dalla quale ne esce in manette.

Ora è a meditare in attesa del processo. Su di lui pende l’accusa di violenza sessuale aggravata, lesioni e resistenza a Pubblico Ufficiale.

FONTE: Affari Italiani

Roma, 13 giugno: Gay aggredito all’Eur da cinque teppisti

La vittima è Guido Allegrezza, è uno degli organizzatori della Settimana Arcobaleno. È stato picchiato a sangue con una pietra

Ancora un’aggressione di un omosessuale nella Settimana Arcobaleno. Guido Allegrezza, 47 anni, attivista gay romano e uno degli organizzatori della manifestazione – che si concluderà il 22 giugno prossimo con il sit-in a piazza Farnese contro ogni forma di violenza e discriminazione – è stato picchiato a sangue mercoledì notte all’Eur, nei pressi dell’obelisco in piazza Guglielmo Marconi, da cinque giovani che lo hanno ferito alla testa con una grossa pietra e l’hanno poi colpito con calci e pugni.

INDAGA LA POLIZIA – Sull’aggressione indaga la polizia, avvertita alle 2 dalla vittima stessa, medicata e dimessa dall’ospedale San Camillo con 30 giorni di prognosi per la frattura di tre costole, una ferita alla testa, ecchimosi e contusioni sul volto e altre parti del corpo. Della vicenda è stato interessato anche Oscad, l’Osservatorio del ministero dell’Interno contro le discriminazioni. Gli aggressori avrebbero fra i 25 e i 30 anni, e sarebbero romani. Dopo il pestaggio sono fuggiti a piedi. Non si tratterebbe di un tentativo di rapina perché alla vittima non sono stati portati via portafoglio e telefonino.

«LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA» – Allegrezza è stato aggredito mentre stava andando a prendere la macchina al parcheggio. «Chiediamo pene esemplari per gli aggressori di questi episodi e ribadiamo la necessità di una legge contro l’omofobia», dicono i responsabili del Coordinamento Arcobaleno, composto da Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Azione Trans, Di’ Gay Project, Gay Center e Gay Lib. Nei giorni scorsi erano stati picchiati un giovane gay in via dei Baullari, vicino a Campo de’ Fiori, e una ragazza alla Gay Street davanti al Colosseo, mentre all’inizio del mese, sulla spiaggia vicino Ardea, a 20 chilometri dalla Capitale, è stato colpito un transessuale, e a Velletri due ragazze omosessuali, insultate in un pub da un gruppo di giovani che si sono poi accaniti sulla loro auto.

FONTE: Corriere della Sera

Cracovia, 13 giugno 2012: Cassano: “Gay in Nazionale? Speriamo di no”

Meno male che l’avevano avvertito, della domanda. «Ci sono froci in squadra? Se penso a quello che dico, chissà che cosa vien fuori. Sono froci? Problemi loro, me la sbrigo così, sennò mi attaccano da tutte le parti. Son froci, se la vedessero loro. Mi auguro che non ci siano veramente in Nazionale». Con il sorrisone spianato, Antonio Cassano dà il peggio di sè, o il meglio, a giudicare dalle agghiaccianti risate nella sala conferenze di «Casa Azzurri». Chissà come sarà contento Cesare Prandelli, quello che l’aveva avvertito. Il ct dell’Italia aveva scritto la prefazione al libro di Alessandro Cecchi Paone, da una cui frase è partita la domanda della figuraccia in Eurovisione. «L’omofobia è razzismo – aveva spiegato il tecnico – ed è indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell’autodeterminazione degli individui, sportivi compresi». Un bel passo indietro, ieri. Per l’eloquio e per quella speranza, che si riserva alle patologie contagiose. In sala è presente la Federcalcio, con ufficiali e soldati, e nessuno sente il dovere di dire nulla. Anche solo, come si fa con i bambini: questa è una stupidaggine. Macchè, pareva di stare a Zelig. L’ignoranza che porta al razzismo, diceva Mandela.

Ci si sveglia quando sono passate le dieci, con i bambini già a nanna: «L’omofobia è un sentimento che non mi appartiene. Non volevo offendere nessuno e non voglio assolutamente mettere in discussione la libertà sessuale delle persone – suggeriscono a Cassano di dire all’Ansa -. Ho solo detto che è un problema che non mi riguarda e non mi permetto di esprimere giudizi sulle scelte di altri, che vanno tutte rispettate». Oltre ai due omosessuali, ha aggiunto Cecchi Paone, in azzurro ci sono «Giovinco, Montolivo e Abate che sono metrosexual, maschi interessati alle donne, ma che hanno una cura di sè e del corpo più tipica di un bisessuale o di un omosessuale». Non c’era stato neppure il bisogno di finire la domanda: «Il mister me l’ha detto che me la facevate». Cecchi Paone ha fatto una statistica, e dice che ci sono un paio di gay non dichiarati in Nazionale. Cassano interrompe, e irrompe: «Ci sono froci in squadra? Rifai la domanda». Da lì, via, senza rete.

Peccato, perché lo show non era stato male. Alla Cassano. Sull’imminente vendita di Thiago Silva: «Cederlo è dura, perché è impossibile sostituirlo. Senza di lui, possiamo lottare solo per un posto in Champions, non per vincere scudetto o Coppa. Thiago è il 50 per cento della squadra. Poi se il Milan pensa di ricavarci soldi ok, ma l’importante è essere chiari sugli obiettivi». Lui lo è: «E’ un delitto perdere Thiago, per qualsiasi cifra, non si può dare il difensore più forte del mondo». Pare la penserà così anche Ibrahimovic: «Non lo sento da un mese, ma se s’arrabbia per la cessione di Thiago gli do ragione: sarà molto diretto su quello che pensa». Risate (giustificate) quando gli chiedono di Balotelli, e del gol divorato davanti a Casillas: «L’ho visto e ho pensato: “Me la dà o non me la dà? Poi Mario mi ha detto che voleva metterla in mezzo a me, e non si aspettava il rientro di Sergio Ramos. Gli ho risposto: “Scusa, ma con la stecca che hai, calcia in porta, spacca tutto e ti abbracciamo. E ora vallo a dire ai giornalisti, che volevi passarla”. Io al posto suo l’avrei passata, comunque, lo sapete». Altra domanda su Balotelli: «Ma si parla solo di lui? Abbiamo un buon rapporto, dicono che devo fargli da tutor: immaginate come siamo messi, se io seguo lui, chi segue me?» In effetti, dura dargli torto. Almeno SuperMario potrebbe fornirgli i primi rudimenti di tolleranza. «Se lo voglio al Milan? Siamo già in cinque, se viene lui dovremo giocare come Oronzo Canà, con il 5-5-5».

Poi lo sgambetto, plateale, sul portiere della Spagna, Casillas, che per la prima volta s’è incavolato con lui: «Gli ho tirato una stecca, ero sfinito dal pressing e non volevo che facesse ripartire l’azione. Sono nato stanco e vivo per riposare». Tanto, neppure lui sa se resterà: «Non lo so se rimango o vado via. Ho un’idea in testa e la dirò a chi di dovere». A tutto campo, come non gli riesce sul prato: «Zeman? Ha sempre fatto bene. Ma per Totti correre sarà dura, ha 36 anni. Io lo farei giocare da centravanti». Il futuro dell’Europeo: «Pensiamo a vincere noi, poi gli altri facciano quello che gli pare». Anche se all’orizzonte ci sono le nuvole di un pareggio Spagna-Croazia all’ultima giornata, con il rischio di replicare Euro 2004, dove Cassano finì in lacrime: «Biscotto? Che biscotto, io sono una persona seria». Si può ridere, qui.

FONTE: LA STAMPA

Roma,7 giugno 2012 :Insultato e picchiato perché gay aggredito ragazzo a Campo de’ Fiori

Nella notte da giovedì e venerdì un giovane salernitano di 23 anni è stato minacciato con un coltello e malmenato da un gruppo di coetanei, dopo aver risposto ad alcune offese sulla sua sessualità

Offeso, minacciato con un coltello e aggredito perché omosessuale. È successo nella notte tra giovedì e venerdì, poco dopo le 2 di notte, a Campo de’ Fiori. La vittima, un ragazzo salernitano di 23 anni, ha reagito verbalmente agli insulti di un gruppo di cinque coetanei, che lo hanno picchiato, facendogli cadere gli occhiali e colpendolo anche al viso.

Subito dopo l’aggressione il giovane è stato portato all’ospedale Santo Spirito, da dove è stato dimesso con 8 giorni di prognosi. Alcuni dei presenti si sono offerti di testimoniare in favore del ragazzo, pronti a riconoscere gli aggressori.

A quanto accertato dagli investigatori, il coltello non sarebbe stato utilizzato dagli aggressori per colpire la vittima, ma per minacciarla e spaventarla.  Il 23enne era in compagnia di due amici e stava bevendo fuori da un bar della piazza, quando è stato avvicinato da almeno tre 18enni. Il ragazzo sarebbe stato prima insultato e poi spintonato. A quel punto si sarebbe spostato in via dei Baullari, dove lo avrebbero inseguito e preso a calci e pugni. Uno dei suoi amici, un 22enne colombiano, nel tentativo di difenderlo è caduto procurandosi un trauma alla spalla, giudicato guaribile in 20 giorni. Sulla vicenda indaga il commissariato Trevi.

Sono stati ascoltati alcuni testimoni per poter acquisire elementi utili alle indagini. “Li ho visti, lo hanno aggredito caricandolo, dopo essersi appostati in un vicolo – racconta un quarantenne che ha assistito all’aggressione – Avevamo notato quel
gruppo di cinque ragazzi. Erano giovani e vestiti molto bene. L’aggressione è sembrata avvenire a freddo: si sono nascosti e quando hanno visto il giovane gli si sono scagliati addosso. Un loro amico è intervenuto ma è caduto, facendosi male. Il 23enne chiedeva di chiamare la sorella, aveva il viso ricoperto di sangue”, continua il racconto. Il testimone avrebbe riconosciuto uno degli aggressori, un giovane con precedenti penali.

“L’aggressione omofoba denunciata a Campo de’ Fiori è un fatto gravissimo che ci colpisce profondamente, soprattutto nel giorno in cui manifestiamo al Pride. Alla giovane vittima va tutta la nostra solidarietà. Siamo pronti a sostenerlo anche con la tutela legale e a costituirci parte civile quando saranno individuati, speriamo al più presto, i responsabili – ha commentato il portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo – Il ragazzo è stato aggredito perché ha avuto il coraggio di rispondere agli insulti e di non abbassare la testa. E ha avuto la forza di denunciare. A colpire è ancora una volta la giovane età delle persone coinvolte, cosa che mette in evidenza la necessità di una grande battaglia culturale contro l’omofobia che parta proprio dalle scuole. Come associazioni stiamo facendo la nostra parte ma è necessario che lo Stato dia un segnale chiaro contro le discriminazioni con una legge. Da Roma deve venire una reazione forte della comunità gay e da tutti. Per questo è urgente convocarci in piazza Farnese il 22 giugno affinché dalla manifestazione che stiamo organizzando venga una risposta chiara che non ci facciamo intimidire ma che chiediamo ancora con più forza diritti’”, ha concluso Marrazzo.

Esprime la sua solidarietà alla vittima dell’aggressione, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti: “Non possiamo accettare questa deriva di violenza senza agire. Un grave episodio di omofobia che le istituzioni devono condannare con fermezza. La speranza è che al più presto gli autori di questa aggressione vergognosa siano individuati”.

Fonte: La Repubblica

Televisione, 9 giugno 2012: Il grillino: “Matrimoni gay? Allora anche con animali”

L’attivista del Movimento 5 Stelle Francesco Perra ha detto la sua in fatto di matrimoni gay.

LA DICHIARAZIONE – “Non mi sento un omofobo ma tutta questa ostentazione mi sembra eccessiva, noi siamo abituati a manifestare ma io manifesto davanti a un’oppressione” Inizia così il parere di Francesco Perra, quello che va in televisione a dire che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. Non può esserci allora il matrimonio gay? “A quel punto potremo anche sposarci in tre o col proprio animale”. Siamo sicuri che un cane abbia intenzione di dividere la sua esistenza con lui? Ecco la dichiarazione, consigliata solo a stomaci forti.

EDIT: I 5 Stelle si dissociano da Perra:

“A seguito delle numerose segnalazioni pervenute da tutta Italia da parte di cittadini indignati per le affermazioni di un tale ‘Francesco Perra’ in merito ai matrimoni tra omosessuali, il Movimento 5 Stelle Alghero, il Movimento 5 Stelle Quartucciu, l’Associazione 5 Stelle Cagliari e il Movimento 5 Stelle Sennori si dissociano fermamente da tali dichiarazioni, in quanto contrarie allo spirito del Movimento e lesive persino della sensibilità dei suoi attivisti. Inoltre si segnala che lo stesso Sig. Perra a nessun titolo – se non unicamente personale – è autorizzato a rilasciare dichiarazioni a nome del Movimento stesso.

Nel ricordare, infine, che in diverse realtà regionali il Movimento 5 Stelle si sta battendo a favore delle pari opportunità e del riconoscimento dei diritti civili, il Movimento 5 Stelle Alghero, il Movimento 5 Stelle Quartucciu, l’Associazione 5 Stelle Cagliari e il Movimento 5 Stelle Sennori ribadiscono con forza la loro solidarietà incondizionata a chi si è giustamente sentito offeso da un simile atteggiamento.

MoVimento 5 Stelle:
Il Movimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

FONTE: Giornalettismo

Chieti, 3 giugno 2012: Chieti, aggressione omofoba a un bar denunciato un gruppo di ultrà

Nuovo episodio di intolleranza omofoba denunciato dal Gay center. Domenica sera, verso le 11.30 alcuni ragazzi, seduti a un bar di Chieti scalo dove era stato organizzato un aperitivo ‘gay friendly’, sono stati aggrediti«da un gruppo di giovani che indossavano magliette con simboli nazisti o degli ultras del Chieti». Prima le offese, poi è iniziato un lancio di bottiglie contro i gay seduti al bar. Alcuni testimoni sostengono di aver visto uno degli aggressori brandire una spranga di ferro, mentre minacciava i coetanei. Sarebbe rimasto ferito uno dei giovani omosessuali. Claudio Minetti, del circolo Arcigay Triangolo Rosa di Chieti ha denunciato l’accaduto al numero verde del Gay center.

«Le aggressioni omofobe a Chieti – racconta Minetti – non sono una novità. Ce ne è stata una nel dicembre scorso ai danni di due studenti medi, rimasta purtroppo nel silenzio. Dopo questi fatti dobbiamo purtroppo dire che c’è in città un clima angosciante. E, come se non bastasse, la polizia è arrivata dopo tre chiamate, a quasi un’ora di distanza dell’accaduto», aggiunge Minetti. «Raccogliamo questa denuncia – spiega Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center – facendo appello alle autorità locali di fare piena luce sull’accaduto e denunciando ancora una volta la necessità che ci sia un impegno politico nel varare norme che contrastino la violenza omofoba. Quanto avvenuto a Chieti è ancor di più preoccupante perchè è stata un’aggressione di gruppo organizzata e con uno sfondo ideologico di estrema destra di fronte ad altri giovani che stavano pacificamente trascorrendo una serata».

Fonte: Il messaggero

Roma,23 maggio 2012: E’ gay, il padre lo minaccia con le forbici e lo caccia di casa. “sei difettoso”

25 anni è stato minacciato con una forbice e buttato fuori di casa dal padre perchè omosessuale.

A rendere nota la vicenda è stata l’Associazione GayLib, che ha raccolto un appello lanciato via web dal giovane, che ha raccontato come il padre, all’antica e molto violento, abbia cominciato a denigrarlo e insultarlo pesantemente non appena venuto a conoscenza dell’omosessualità del figlio. Il giovane Luca – nome di fantasia – sarebbe stato inoltre costretto dal padre ad abbandonare gli studi per lavorare in campagna. A GayLib Luca ha raccontato che al culmine di una lite il padre l’ha chiamato ‘difettosò e gli ha puntato contro una forbice. Dopo l’episodio il giovane è stato buttato fuori di casa ed ha vissuto in una vecchia Fiat Panda, totalmente abbandonato anche dal resto della famiglia per timore del padre. L’appello di Luca: «Mio padre mi ha sbattuto fuori di casa, cerco un lavoro qualsiasi», è stato raccolto da GayLib, che ora ospita il ragazzo e chiede alla società civile e ai media di «aiutare questa giovane vittima dell’omofobia a trovare un lavoro dignitoso». «Con i miei occhi – ha detto il coordinatore regionale di GyLib Sandro Mangano – ho potuto constatare che il giovane porta ancora sull’addome i segni di un cacciavite scagliatogli addosso dal padre in un momento di rabbia, gesto che non è stato denunciato per ritrosia del ragazzo, ma che non può e non deve passare sotto traccia». «Spero con forza – ha concluso Mangano – che non si abbassi mai la guardia su un problema serio e preoccupante come l’omofobia. La nostra associazione conta tantissimi casi come quello di Luca. È l’ora della sveglia, o sarà un gioco al massacro».

FONTE: LEGGO

Roma, 23 Maggio 2012: Salute: Pediatri, figli coppie gay rischiano scompensi psicosomatici

Roma, 23 mag – ‘No’ dei pediatri SIPPS (Societa’ Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – affiliata alla Societa’ Italiana di Pediatria) all’adozione di figli da parte di coppie gay. ”Figli di gay sono tendenzialmente ad alto rischio di problemi sicuramente psicosomatici, neuropsichiatrici e di depressione”, ha spiegato il presidente della SIPPS Giuseppe Di Mauro, ospite di KlausCondicio, programma televisivo condotto da Klaus Davi in onda su YouTube e dedicato alle adozioni gay, che sposa in pieno le tesi della rivista Pedioatrics, secondo cui ”bambini cresciuti da coppie omosessuali sono esposti a maggiori rischi per la salute di quelli cresciuti in famiglie eterosessuali sposate”. Secondo lo studio, condiviso dalla SIPPS e discusso nella puntata, ”le unioni omosessuali hanno una minore durata (2/3 anni in media) rispetto a quelle eterosessuali. I bambini cresciuti da coppie omosessuali sono piu’ portati ad incontrare problemi di confusione nell’identita’ sessuale, a sperimentare sessualmente e ad assumere comportamenti omosessuali”.

”Sottoscriviamo in pieno la tesi esposta da Pedioatrics”, ha ribadito Giuseppe di Mauro: ”Il bambino che cresce con una coppia omosessuale – ha poi spiegato – e’ tendenzialmente ad alto rischio di problemi psicosomatici, neuropsichiatrici e di depressione. Noi creiamo delle persone che comunque sono dei diversi. Noi – ha poi precisato Di Mauro – abbiamo su tutte le caselle maschi o femmine, la terza casella io non la leggo. I bambini tendono ad assumere le caratteristiche dei propri genitori, quelli cresciuti dalle coppie omosessuali prendono riferimento da questa loro famiglia, cercano di imitarla, di condividerla. Allora, mi domando, si da’ vita ad un esercito di gay?”. Nel corso della trasmissione, Di Mauro ha aggiunto: ”Oggi le patologie principali per i bambini sono i disturbi psicosomatici, le malattie neuropsichiatriche psicosomatiche sono di gran lunga aumentate. La disgregazione del nucleo familiare puo’ portare a dei rischi al bambino di malattie neuropsichiatriche o almeno psicosomatiche”.

Per questo Di Mauro si augura ”che in Italia non venga mai approvata una legge che permetta l’adozione alle coppie omosessuali”.

”Non c’e’ nessuna discriminazione per le persone – ha spiegato – perche’ i cattivi, i buoni e i bravi sono in tutte le classi e in tutte le categorie”. Ma ”al bambino per vivere, oltre a una salute fisica, occorre la salute psicologica, mentale, scolastica”. Cauto sulle adozioni gay anche Francesco Paravati, presidente del SIPO (Societa’ Italiana di Pediatria Ospedaliera) intervenuto in trasmissione: ”Un bambino con due genitori omosessuali e’, nelle prime fasi di vita, un po’ confuso.

Manca un riferimento a un’identita’ di entrambi i genitori; avere due mamme diventa difficoltoso soprattutto quando il bambino ha dei riscontri nell’ambito sociale, nell’asilo e nella scuola”. ”Le nuove famiglie costituite da coppie omosessuali con figli rappresentano certamente un problema emergente per la realta’ italiana. Nella nostra realta’ – spiega – diversa tra la citta’ e la provincia, queste diversita’ impattano sicuramente nella vita sociale di un bambino, soprattutto nell’ambito dell’asilo e della scuola, che costituiscono dei momenti di crescita e confronto importanti con gli altri bambini della stessa eta”’.

FONTE: ASCA

Battipaglia, 16 maggio 2012: Censura manifesto gay. Sannino: “Chiediamo un incontro al sindaco”

Censura manifesto gay Battipaglia, Sannino: “Chiediamo un incontro al sindaco”
„Il portavoce del Salerno Campania Pride chiede un incontro al sindaco di Battipaglia Giovanni Santomauro in merito al “no” dell’amministrazione alla stampa del manifesto in occasione della giornata contro l’omofobia“

Censura manifesto gay Battipaglia, Sannino: “Chiediamo un incontro al sindaco”
“Il comune di Battipaglia ha patrocinato di recente il Salerno Campania Pride e per ciò ci coglie di sorpresa la censura del manifesto contro l’omofobia ideato dalla commissione pari opportunità del suddetto comune. Siamo portati a credere che tale scelta sia stata condizionata da equilibri politici interni, visto che l’amministrazione di Battipaglia si è mostrata disponibile a sostenere moralmente il Salerno Campania Pride” così Antonello Sannino, esponente di Arcigay Salerno e portavoce del Salerno Campania Pride, in merito alla “censura”, da parte dell’amministrazione comunale di Battipaglia, del manifesto ideato dalla commissione pari opportunità del comune in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia, in programma per il 17 maggio.

“Esprimiamo la nostra piena vicinanza a Pasquale Quaranta, presidente onorario del comitato Arcigay Marcella di Folco di Salerno e membro dimissionario della commissione pari opportunità del comune di Battipaglia – conclude Sannino – Convinti pertanto, che si possa trattare di un equivoco, chiediamo un incontro urgente con il sindaco e con la commissione pari opportunità”.

Pasquale Quaranta, membro della commissione pari opportunità, ha espresso il suo rammarico per il no dell’amministrazione alla stampa dei manifesti, che sarebbero poi stati affissi in città in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia. Per questo ha lasciato il suo incarico.

FONTE: Salerno Today

Massa Carrara, 15 maggio 2012: “Mi perseguitano perché sono gay”

Rissa fra volontari del soccorso, dietro c’è l’ombra della discriminazione.

LA QUERELA in cui si ipotizzano i reati di minacce e percosse è già stata firmata e presentata alla stazione dei carabinieri di Montignoso. Ed ora le fa seguito una denuncia pubblica per atti discriminatori per motivi sessuali. «Sono gay e vengo continuamente offeso e discriminato per il mio orientamento sessuale» racconta il protagonista di questa triste vicenda da paese medievale che ha come scenario la sede della Croce Azzurra di Montignoso e come protagonisti alcuni dei suoi volontari. Ma andiamo con ordine.

LA SETTIMANA scorsa era dovuta intervenire la polizia per sedare una lite scoppiata nella sede montignosina della Croce Azzurra. Pare che a scatenare la rissa siano state questione di natura sindacale e che il passo dalle parole alle offese e alle minacce sia stato davvero breve. Il chiarimento — a cui ha preso parte anche un rappresentante sindacale che in passato aveva segnalato irregolarità contrattuali all’interno della pubblica assistenza — ha visto i toni alzarsi rapidamente e la disussione trasformarsi velocemente in rissa. Gli uomini delle volanti, chiamati sul posto dallo stesso querelante, dopo aver eseguito il sopralluogo e i necessari accertamenti non avevano rinvenuto motivi per procedere d’ufficio, ma avevano ricordato ai presenti il loro diritto di sporgere querela qualora si fossero ritenuti offesi nei loro diritti. E così, l’indomani, uno dei protagonisti della violenta discussione si è presentato davanti a un maresciallo dei carabinieri ed ha sporto querela nei confronti di un altro volontario, reo a detta del querelante, di essersi nel corso della discussione avvicinato con fare aggressivo, cercando lo scontro fisico. «Per evitare che mi colpisse — ha raccontato il 44enne protagonista della vicenda — ho cercato di tenerlo a distanza allungando il braccio, ma lui anziché fermarsi e placarsi si agitava sempre più. A un tratto, mi ha spinto contro la parete tenendomi fermo e mi ha urlato frasi minacciose. Ad esempio, mi ha detto che se la Croce Azzurra dovesse chiudere sarebbe venuto a mangiare a casa mia, ma soprattutto mi ha minacciato dicendomi che ci saremmo visti senza le divise indosso e che mi avrebbe spaccato il viso. Io mi sono spaventato ed ho deciso di denunciare il fatto».

LA RISSA della settimana scorsa, fra l’altro, sarebbe l’ultimo di una serie di episodi che renderebbero difficile la vita dell’uomo all’interno della pubblica assistenza tanto da aver convinto il volontario a denunciare pubblicamente la discriminazione di cui sarebbe vittima sul posto di lavoro. «C’è qualcuno — confida l’uomo — che mi offende costantemente con frasi pesanti a sfondo sessuale. E’ accaduto più volte ed anche di fronte a testimoni». Il fatto è che il 44enne è omosessuale e, stando al suo racconto, ci sarebbero alcuni volontari che non dimenticano di renderlo destinatario di pesanti offese, «come se il mio orientamento sessuale — spiega sempre il volontario — incidesse sulle mie capacità lavorative. La situazione è diventata insostenibile ed è arrivato il momento di denunciarla pubblicamente».

FONTE: La Nazione

 

Andria, 14 Maggio 2012: Sede vandalizzata Omofobia, ora basta, chiediamo impegno di tutti

Nella giornata di ieri i volontari di Arcigay Bat, Barletta, Andria e Trani, hanno denunciato alle forze dell’ordine l’ennesimo atto vandalico ai danni della sede del comitato
Lunedì

In particolare, nella notte di sabato, è stato lanciato un grosso petardo sul portone, appiccato il fuoco ai manifesti affissi per l’occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia del 17 maggio prossimo, e danneggiata la targa dell’associazione.

“I danneggiamenti sono di lieve entità, ma il gesto è solo l’ultimo di quella che ormai è una escalation intollerabile. E’ la quarta volta, dall’inaugurazione della sede di due mesi fa, che subiamo le attenzioni insane, tra danni diretti e minacce verbali, di quelle che reputiamo essere gang di giovani e giovanissimi”, spiega Michele Pio Antolini, presidente del comitato locale di Arcigay. “La comunità gay, lesbica e trans è spaventata dalle nostre reiterate denunce, ma dobbiamo tutelare i nostri soci”, aggiunge Antolini.

“Stiamo valutando – continua – di lasciare la città e trasferirci altrove. La nostra non vuole essere una resa agli omofobi, ma la realizzazione dell’impossibilità di operare in un clima di continue minacce. Da parte nostra c’è la voglia di continuare a lavorare, ma solo un impegno collettivo della città può fermare questi comportamenti fascisti. Va in questa direzione il sostegno del Comune alla marcia contro l’omofobia che faremo il 17 maggio e vorremmo auspicare una presenza concreta alla marcia dei rappresentanti delle Istituzioni e di quella parte della città che ci sostiene. C’è un’altra Andria che deve uscire allo scoperto al nostro fianco”.

Per Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, “questa situazione è scandalosa e richiede la reazione di tutta Andria. Certo la polizia ci ha dimostrato una vicinanza straordinaria, sia attraverso l’OSCAD che la Questura di Bari, ma il vero punto è che la presenza di Arcigay ad Andria, che dovrebbe essere considerata un fiore all’occhiello da tutta la città, perché l’avvicina alla cultura ed alla civiltà europea, non può essere lasciata così a subire un’aggressione sistematica che è e deve essere un problema per tutti.

Chiedo l’intervento del Comune e del Sindaco; una presa di coscienza delle famiglie, delle scuole e dei negozi della città: se alcuni giovanissimi stanno trasformando Andria in un luogo di violenza e omofobia non può essere un problema solo nostro e se accade è anche perché in troppe famiglie qualcuno volta la testa dall’altra parte ”.

FONTE:  Gaynews

Roma, 4 maggio 2012: Gli scout cattolici e l’omosessualità “I capi gay sarebbero un problema”

Doveva essere una riflessione d’apertura: ma ecco le linee guida proposte dall’Agesci. Vietato il “coming out” e un invito: in caso di situazioni del genere, vanno chiamati i genitori e consultato uno psicologo.

Capi scout omosessuali che non dovrebbero dichiarare il loro orientamento sessuale, per evitare di “turbare e condizionare i giovani”; giovani omosessuali che, a loro volta, dovrebbero essere mandati da uno psicologo, visto che si ritiene possibile educare i ragazzi e le ragazze all’eterosessualità. Doveva essere il seminario dell’apertura degli scout cattolici dell’Agesci al tema dell’omosessualità, invece, complice l’impostazione di alcuni relatori chiamati ad affrontare il tema, è finita con l’essere un’occasione per presentare l’eterosessualità come l’orientamento “giusto”, la retta via verso la quale devono essere “indirizzati” scolte e rover.

Organizzato dalla rivista “Scout-Proposta educativa”, il seminario si è tenuto a novembre, ma gli atti ufficiali e le relative conclusioni 1 sono stati pubblicati in questi giorni, incluse quelle che dovrebbero essere le prime linee-guida ufficiali per i capi di tutta Italia. Linee guida che, in alcuni casi, si traducono in un’offesa (più o meno volontaria) nei confronti delle persone Glbt. A partire dal paragone tra le adozioni dei bambini da parte dei gay e la tortura o dal divieto di coming out, che sembra riproporre la contrapposizione, ancora molto diffusa, tra persone normali-eterosessuali e anormali-omosessuali.

L’approccio seguito dagli esperti, del resto, era chiaro sin dalla presentazione del convegno, nella quale l’omosessualità
viene definita come “un problema”. Oltre a due psicoterapeuti – lo scout Dario Contardo Seghi e Manuela Tomisich – le lezioni sono state tenute anche da padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico presso il Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani). Il religioso, che proviene da 45 anni di attività negli scout, ha messo in guardia i presenti dalle ostilità nei confronti della chiesa cattolica, anche alla luce degli scandali che hanno coinvolto preti pedofili.

In particolare, Compagnoni ha “denunciato” il caso del Regno Unito, dove la legge “ritiene la coppia omosessuale portatrice di diritti umani al pari della coppia eterosessuale. “La tesi sottesa in questa affermazione – dice il sacerdote – è che l’avere dei figli sia un diritto umano per ogni persona e, se è un diritto umano, neanche una comunità religiosa può sollevare alcuna obiezione. Sarebbe come se un gruppo religioso ammettesse la tortura come pratica lecita: la società civile non può ritenere ammissibile la negazione di un diritto fondamentale (in questo caso all’integrità fisica contro la pratica della tortura) in nome della religione”.

Pur ammettendo che “l’omosessualità non ha nulla a che vedere con la pedofilia”, il prete ribadisce il pensiero della chiesa sul tema: “Le relazioni tra persone omosessuali, secondo la Sacra Scrittura, sono gravi depravazioni. Per questo, le persone omosessuali sono chiamate alla castità”. I gay, inoltre, “si trovano generalmente in difficoltà con il loro sesso corporeo – afferma padre Compagnoni – Le persone omosessuali, in linea generale, hanno dei problemi non solo sul piano sociale, ma anche con loro stessi”. Perché – e qui vengono in mente le teorie che considerano i gay dei malati – l’omosessualità “è un fatto di struttura ormonale e, quindi, anche di struttura cerebrale”.

Da queste premesse discende, logicamente, che i capi-scout omosessuali non sono visti di buon occhio (a poco serve ribadire, più volte, che i gay non debbano essere discriminati) e non possono rappresentare un esempio: “Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore – teorizza dunque padre Compagnoni – costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall’adulto. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l’omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell’orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo”.

Come comportarsi con un ragazzo omosessuale? “Secondo me – conclude il prete, che insegna anche in una pontificia università della capitale – bisognerebbe parlare con i genitori e invitare un esperto con cui consigliarsi. In linea generale uno psicologo dell’età evolutiva o ancora meglio un pedagogista”.

Per lo psicologo Contardo Seghi – anche lui proveniente dal mondo scout – l’omosessualità non è sempre una condizione permanente. Pur evidenziando che non si tratta di una malattia, Seghi afferma che alcune persone “diventano” omosessuali in seguito a un trauma o seguendo alcune loro errate convinzioni. “Molto spesso – dice – alcune donne lesbiche avevano incontrato maschi brutali. In queste situazioni per la ragazza o per la donna è facilissimo tornare affettivamente a situazioni precedenti, soprattutto se quella dimensione materna (omo-affettiva) è stata positiva e appagante. In questi casi, può facilmente svilupparsi una dimensione omosessuale perché il pensiero inconscio è: ‘se il maschio è brutale io trovo più facilmente soddisfazione affettiva con un’altra donna’”.

Un discorso analogo è quello relativo ai gay che, in realtà, sarebbero degli etero “latenti”. “A volte ci sono delle convinzioni sedimentate da molto tempo, come un caso che ho seguito in cui un uomo, per il fatto di avere provato da bambino delle sensazioni piacevoli toccando lo sfintere anale, aveva sviluppato una modalità di masturbazione con una stimolazione anale. Questo fatto gli aveva prodotto la convinzione di essere omosessuale, e ne è rimasto convinto fino ai trenta anni. Ma lo sfintere anale può produrre di per sé piacere a chiunque con una stimolazione, e questa persona non era affatto un omosessuale”.

Per lo psicoterapeuta, educare all’eterosessualità è possibile e, inoltre, si possono “frenare” le pulsioni omosessuali: “Dobbiamo porre molta attenzione nell’educare i nostri ragazzi a non identificarsi con ciò che sentono perché quel che sentono non definisce pienamente ciò che sono. Posso provare una rabbia terribile che devo imparare a gestire e a riconoscere, non identificando me stesso con la rabbia. Devo diventare consapevole del fatto che posso gestire ciò che sento. Quindi non c’è dubbio che anche la dimensione sessuale vada poi gestita ed educata. Imparare a gestire le pulsioni e a non identificarsi in quello che si sente”.

Il capo-scout, in quest’ottica, svolge un ruolo chiave. Per lo psicoterapeuta, anche un omosessuale può essere una brava guida, a patto che non ostenti il proprio orientamento sessuale: “Accennavamo prima al coming out, cioè al bisogno che a volte un capo ha di manifestare ed esprimere i problemi della sua identità. Un capo di questo tipo – dice lo psicoterapeuta – , affetto da protagonismo, se omosessuale, nel percorso di rafforzamento della propria identità può sentire di dover passare attraverso l’espressione pubblica del suo orientamento sessuale. Questa situazione può non essere opportuna in riferimento al percorso di crescita dei ragazzi”.

Le conclusioni del seminario faranno sicuramente discutere gli scout cattolici, in particolare quanti, collocandosi su posizioni assai più lungimiranti verso i gay, hanno sollecitato l’associazione ad organizzare un momento di dibattito. Ora, infatti, le indicazioni e le “linee guida” uscite dal convegno saranno inviate a tutti i capi-scout, che, a loro volta, potranno confrontarsi e suggerire altri approcci. Ma per la piena accettazione dei capi omosessuali, in particolare quelli che non vivono di nascosto il loro orientamento sessuale, la strada è ancora in salita.

FONTE: Repubblica

Milano, 2 Maggio 2012: Di Natale: “I gay restino nell’ombra Come reagirebbero i tifosi?”

L’attaccante dell’Udinese dice a “Chi” di essere in disaccordo con Prandelli: “Non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante”. Rivera: “Non sapevo esistessero nel calcio”. Cabrini: “Negli stadi troppa ignoranza”. Milito fuori dal coro: “Sarebbe sbagliato tacere”

Anche Antonio Di Natale prende posizione sulla questione omossessualità nel calcio. E l’attaccante dell’Udinese è di opinione opposta a quella del c.t. Prandelli: “Professionalmente stimo parecchio Cesare Prandelli e gli sono affezionato come uomo, ma non sono d’accordo con lui. Infrangere il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio è un’impresa difficile, direi quasi impossibile”.

“Come reagirebbero i tifosi?” — Così, sul numero di “Chi” in edicola questa settimana, l’attaccante replica al tecnico della Nazionale che, nella prefazione del libro di Alessandro Cecchi Paone “Il campione innamorato”, aveva invitato i calciatori gay a fare coming out. Di Natale prosegue: “Mi chiedo: come potrebbero reagire i tifosi? Mica possiamo prevedere le reazioni di tutti. Mi dispiace, ma non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante. Il nostro mondo, sotto certi punti di vista, è molto complesso”.

rivera e cabrini — Gli fanno eco, nell’inchiesta condotta dal settimanale, gli ex campioni Gianni Rivera e Antonio Cabrini: “Ognuno si organizza la vita come vuole, ma non sapevo neanche che nel mondo del calcio ci fossero dei gay, è una novità assoluta per me”, dice Rivera. “Se c’erano giocatori gay ai miei tempi e non lo dicevano, potrebbero fare la stessa cosa adesso. Non capisco a cosa possa servire dirlo in giro, mica gli eterosessuali lo vanno a dire in pubblico”. “Il coming out è a discrezione personale, ma è chiaro che il mondo del calcio non è proprio quello ideale per dichiararsi, porterebbe di sicuro dei problemi”, spiega Cabrini. “Negli stadi c’è molta ignoranza sul tema della diversità, basta vedere come vengono trattati i calciatori stranieri (…) Si immagini che cosa accadrebbe se un giocatore in attività si dichiarasse, quale sarebbe la pressione mediatica sulla squadra, i compagni, l’ambiente”.

Diego Milito, 32 anni, punta dell’Inter.

Milito fuori dal coro — Unica voce fuori dal coro è quella di Diego Milito, il bomber dell’Inter: “Condivido quanto dichiarato da mister Prandelli. Personalmente non mi è mai capitato di percepire che un mio compagno vivesse con questo tipo di segreto. Ma, se così fosse, sarebbe sbagliato tacere. Sono sicuro che i tifosi, i compagni di squadra e gli sponsor amerebbero il calciatore fregandosene della sua vita privata, non farebbero mai e poi mai pesare una situazione simile”.

Fonte: Gazzetta

 

Roma, 1 maggio 2012: Aggrassione verbale contro un giovane gay al Rione Monti

Ieri sera nel quartiere romano di Monti si è svolto l’ennesimo episodio di violenza omofoba nella Capitale. Luiss Arcobaleno esprime solidarietà e vicinanza nei confronti del nostro socio e amico Marco, attivista di prima linea nelle battaglie della comunità Lgbt.
La situazione italiana mostra una degenerazione incalzante quanto alla violenza nei confronti della comunità lgbt, violenza tollerata, quando non spalleggiata, da esponenti politici e religiosi di primo piano.
Il “senso di impotenza” che ha colto Marco è comune a tutti noi. E’ facile in questi casi cedere alla paura o alla voglia di vendetta ma non possiamo indulgere a questi sentimenti perché sono proprio il nostro orgoglio e la nostra fiducia nel futuro le nostre armi più forti; gli strumenti di anni ed anni di battaglie del movimento.
Non possiamo non rivolgere un pensiero a tutti coloro che giorno per giorno si trovano vittime di violenza in ragione del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere, in particolare a tutti coloro che non possono o hanno paura di denunciare. L’omofobia e la transfobia si nutrono di silenzio e paura, e la migliore risposta che il Movimento può dare sono l’orgoglio e la visibilità. Denunciare la violenza è il primo passo per scardinarla!
Quanto a noi ribadiamo la necessità dell’estensione della cd legge Mancino ai reati di matrice omofoba e transfoba come strumento pratico ma anche simbolico per arginare queste piaghe sociali. Lo Stato non può stare a guardare, deve con forza condannare ogni tipo di discriminazione e sanzionare adeguatamente i frutti di tali discriminazioni.
Luiss Arcobaleno continuerà la sua battaglia di sensibilizzazione sulle tematiche discriminatorie perché non si può permettere ad una minoranza violenta e retrograda di tenere in ostaggio un intero Paese; proprio adesso che con tante difficoltà le tematiche lgbt sono arrivate all’attenzione del Parlamento.

LUISS Arcobaleno
Act Different, Be Equal.

Fonte: Pagina Facebook LUISS Arcobaleno

Roma, 23 aprile 2012: Belcastro:I gay? Di più al Nord, al Sud uomini veri

“In Calabria i gay sono pochissimi, ce ne sono molti di meno rispetto al Nord. L’omosessualità è molto più diffusa sopra il Po. L’uomo calabrese, e meridionale in genere, vuole farsi sentire essendo uomo nel vero senso della parola. E’ un vero maschio. Al Nord, purtroppo, hanno questo complesso che scaturisce dal fatto che i meridionali fanno il loro dovere, anche più di buona parte della Padania”. Lo ha dichiarato il deputato di Noi Sud Elio Belcastro, intervenuto a KlausCondicio, la trasmissione in onda su YouTube.

“Questa scarsezza di virilità dei settentrionali – continua – si vede anche dai dati. Se non ci fossero stati e non ci fossero i meridionali al Nord, la differenza si vedrebbe anche dalla natalità. Sono stati i meridionali a tutelare le nascite e a supplire ad una certa pigrizia del maschio nordico. Anche nell’aspetto fisico non c’è dubbio che l’uomo del Sud si presenti come più maschio. Parlo per me, ma parlo anche per tanti amici: noi parliamo poco, ma facciamo i fatti. Non è un caso che per noi il Nord abbia sempre rappresentato una riserva di caccia importante”. Belcastro ha poi parlato del ruolo della ‘ndrangheta: “A mio avviso la ‘ndrangheta in Calabria sposta il 7-8% dei voti. In Lombardia siamo agli stessi livelli o poco sotto, perché poi c’è il cosiddetto indotto”.

Fonte: Blitz Quotidiano

TV, 21 aprile 2012:  Giovanardi, Omocausto?No. Erano ai vertici del partito

Cinque giorni fa il senatore Pdl ha negato ci sia mai stato un Olocausto dei gay e che anzi dei gay erano ai vertici del partito nazista al programma televisivo KlausCondicio su You Tube. Oggi le agenzie hanno rilasciato le sue dichiarazioni. E la deputata Pd Anna Concia replica: «Parole, tanto per cambiare, fuori dalla Costituzione e dal buon senso. Mi auguro che i vertici del suo partito questa volta prendano i dovuti provvedimenti perché è inaccettabile che un membro delle istituzioni faccia affermazioni tanto disgustose».

GIOVANARDI: OLOCAUSTO GAY? NO, ERANO AI VERTICI PARTITO
«L’Olocausto dei gay non c’è mai stato. C’è stata invece, questo sì, una persecuzione dei gay. Ma per essere chiari di Olocausto ce nè stato uno solo, ed stato è quello del popolo ebreo, anche dal punto di vista legislativo, normativo; tutti elementi che hanno costituito l’unicità di questo terribile dramma storico», ha Giovanardi, a KlausCondicio. Per il senatore Pdl «l’Olocausto ha interessato il popolo ebraico, poi ci sono stati da parte del nazismo tutta una serie di azioni che hanno riguardato gli handicappati, i malati mentali, gli zingari, le popolazioni dell’est considerate popolazioni inferiori, i cattolici e gli evangelici che si opponevano al regime e anche i gay. Però ricordo anche che il movimento nazista era largamente rappresentato dai gay perché c’erano gay nazisti ai vertici del partito». E all’obiezione ‘ma le Sa sono state eliminate nel ’34′ il parlamentare ha ribadito: «Le Sa non è che siano state eliminate perchè erano gay, le Sa sono state eliminate, con Ernst Röhm, perché erano concorrenti dal punto di vista politico. Eppure ci sono stati migliaia di morti tra i gay . «Questo è innegabile- ha dovuto ammettere – le persecuzioni ci sono state, su questo non ci sono dubbi. Ma ci sono state persecuzioni di situazioni gay non un Olocausto dei gay».

CONCIA: GIOVANARDI FUORI DA COSTITUZIONE
«Da quando non ha più l’incarico di sottosegretario, Giovanardi ha evidentemente molto tempo libero: potrebbe utilizzarlo per documentarsi e studiare bene la terribile storia del triangolo rosa, marchio d’infamia che veniva cucito sulle divise dei deportati omosessuali nei campi di concentramento nazisti», ha affermato la parlamentare Pd Anna Paola Concia. «Sono parole fuori dalla Costituzione e dal buon senso». «Mi auguro – ha aggiunto- che i vertici del suo partito questa volta prendano i dovuti provvedimenti perché è inaccettabile che un membro delle istituzioni faccia affermazioni tanto disgustose». «Mi ero riproposta – ha detto ancora Concia – di non rispondere più alle provocazioni dei politici omofobi intervistati a Klauscondicio, dato che è evidente che si vogliono utilizzare le persone gay, lesbiche e transessuali solo per farsi pubblicità, ma non posso certo tacere di fronte ad un’affermazione di tale gravità che offende, non solo la memoria delle vittime dell’omocausto, ma anche tutti coloro che ogni giorno lottano per far sì che la cultura della sopraffazione e dell’odio non abbia più cittadinanza nel nostro paese».

FONTE: UNITA’

Milano, 17 aprile 2012: Gay, La Russa torna all’attacco “Per colpa loro ci estingueremo”

L’intervento in aula al Pirellone, dove il centrodestra ha respinto la censura per la frase
“gli omosessuali nella maggior parte dei casi sono malati” pronunciata in una trasmissione

E’ stata respinta dal consiglio regionale della Lombardia, con i voti contrari della maggioranza, una mozione di censura nei confronti dell’assessore alla Sicurezza, il pdl Romano La Russa, il quale durante una trasmissione radiofonica aveva affermato che “i gay nella maggior parte dei casi sono malati”. Nel documento, firmato da Pd, Idv e Sel, le opposizioni chiedevano che “appurato il comportamento ingiurioso e intollerante esibito dall’assessore con le sue dichiarazioni omofobe e lesive dei diritti personali”, il consiglio regionale esprimesse la propria censura “in ordine al comportamento ostentato e alle vergognose, offensive e irriverenti dichiarazioni”.

La Russa, fratello dell’ex ministro Ignazio, ha manifestato in aula il suo “rispetto verso ogni tipo di tendenza sessuale”, esprimendo però una critica verso “l’intolleranza di certi gruppi gay verso chi non ama l’ostentazione della propria sessualità”. “Certi carri durante le sfilate dei Gay pride reppresentano una mancanza di rispetto verso chi ha la colpa di essere eterosessule – ha spiegato La Russa – perché a volte i gay ostentano in modo arrogante la propria sessualità”. La Russa ha ribadito che “la coppia dovrebbe formarsi fra soggetti in grado di procreare, perché quando non ci saranno più coppie etero la nostra società sarà
destinata all’estinzione”.

Secondo l’assessore, quindi, “l’omosessualità può essere una deviazione a livello psicologico ed è giusto che si sappia che esistono psicologi che hanno permesso di seguire percorsi specifici per passare dall’omosessualità all’eterosessualità, così come a prendere coscienza della propria sessualità”. “In aula ho ascoltato molte inesattezze – ha concluso – e il comportamento delle opposizioni dimostra di come si può male interpretare un discorso di 30 minuti estrapolando una frase di 20 secondi”.

FONTE: REPUBBLICA

Reggio Calabria 14 aprile 2012: Ragazzo gay va in ospedale dopo aggressione omofoba e un infermiere lo insulta

Un’aggressione omofoba è stata denunciata dal circolo Arcigay ”I due mari” di Reggio Calabria. L’episodio è avvenuto la scorsa notte vicino a un locale della città dello Stretto dove un gruppo di omosessuali spesso viene ospitato anche con l’allestimento di banchetti informativi. Mentre i giovani si trovavano all’esterno, raccontano, è passata un’auto con alcuni ragazzi che li hanno apostrofati in maniera offensiva. Poi sono scesi e uno di questi ha sferrato un pugno contro uno del gruppo. Portato in ospedale, alla vittima è stata riconosciuta una frattura al setto nasale. Ma anche in ospedale, denuncia, si è verificato un altro episodio inquietante. Un infermiere, racconta la vittima in una nota dell’Arcigay, lo ha avvicinato dicendo ”Te la presento io una bella ragazza e poi vedi” e anche ”ti porto da un bravo psicologo che ti guarisce”.

”La persona in questione -scrivono gli attivisti dell’associazione- forse ha dimenticato, o mai saputo che da tempo (precisamente dal 1973) l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali: non è una malattia, non è nulla da cui dover guarire”.

Franco Grillini, Responsabile diritti civili e associazionismo dell’Idv, sottolinea: ”La brutale aggressione omofoba di Reggio Calabria aggiunge un nuovo capitolo alla piaga sociale dell’omofobia e della violenza di gruppo contro le persone omosessuali rendendo sempre più urgente l’approvazione di una legge contro l’omofobia come quelle in vigore da tempo in moltissimi paesi europei e occidentali”.

Fonte: ADKRONOS

Radio, 8 aprile 2012: Cimadoro (Idv): “A volte li chiamo culattoni”. Di Pietro: “Che stupido”

Alla trasmissione La Zanzara il deputato Idv cognato di Antonio Di Pietro ha detto “Tremaglia li chiamava culattoni, io li chiamo diversi. Poi, quando non parlo in pubblico mi scappa anche culattoni. Io invece sono orgoglioso di essere normale”.

Subito è arrivata l’immediata presa di distanza da parte del capo dell’Idv, “ma rimane che questa ennesima offesa da parte di esponenti politici non fa che consolidare la convinzione che siano proprio i partiti, compresi quelli di centro sinistra, a diffondere l’omofobia in Italia”, si legge in una nota di Equality Italia.

“Inutile firmare o proporre leggi contro l’omofobia o sul riconoscimento delle coppie gay- aggiunge il comunicato- se nei partiti poi non è condivisa una solida cultura del rispetto e di reale tutela sociale e culturale delle minoranze. A Di Pietro consigliamo una robusta campagna interna di formazione e di selezione del personale politico. Ringraziamo, infine Franco Grillini, responsabile diritti civili dell’Idv, per aver chiesto chiarimenti ed eventuali provvedimenti disciplinari”.

“Le parole dell’onorevole Cimadoro sono stupide e irresponsabili”. Lo aveva affermato il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando le dichiarazioni rilasciate da Cimadoro. “Mi dissocio e mi scuso, anche a nome del partito, con tutta la comunità gay, alla quale rinnovo affetto e stima”.

Fonte: BLITZQUOTIDIANO

Torino 4 Aprile 2012: Due ragazzi gay inseguiti e minacciati in centro

“È possibile che nel centro di Torino due ragazzi debbano scappare terrorizzati perché colti a camminare sottobraccio da un gruppetto di teppisti omofobi?

Lunedì sera Andrea Bosonetto e Michele Bincoletto stavano chiacchierando tranquillamente in via Maria Vittoria, quando sono precipitati nella più inquietante delle situazioni: inseguiti da 4 giovani minacciosi e beffardi. Andrea e Michele hanno cambiato strada più volte, finto di chiedere informazioni, e i teppisti sempre dietro.

Appena raggiunta casa, col cuore in gola, Andrea ha raccontato la brutta avventura su Facebook: «Non posso accettare che nel 2012, per aver tenuto sottobraccio un mio amico debba temere di essere pestato. Non voglio rinunciare a un semplice gesto d’affetto per paura. Questa volta è andata bene, ma la prossima?».

Oggi i ragazzi sporgeranno querela tramite il legale di Rete Lenford Michele Potè. «Quanto dovremo aspettare – commenta Marco Giusta, presidente di Arcigay Torino – perché il legislatore adegui la legge Mancino contro i reati d’odio e soprattutto apra l’istituto del matrimonio anche alle coppie omosessuali?».”

Fonte: LASTAMPA

Stato Vaticano, 3 aprile 2012: Monsignor Babini: “Figli gay? Una disgrazia per i genitori che rinunciano a guarirli”

“Il sito cattolico già al centro di precedenti polemiche sul mondo Lgbt ha intervistato il vescovo emerito di Grosseto Giacomo Babini in merito all’omosessualità. E alla possibilità di avere un figlio gay. Ecco la sua risposta:

“Credo che sarebbe una disgrazia per i genitori, che tuttavia, spesso rinunciano a guarirli, perché è anche possibile guarire, se uno lo vuole quando nasce così. Diverso il caso di chi diventa gay per libera scelta, e si vede che in ambienti malati, questi soggetti aumentano sempre. Attraversiamo un tempo nel quale la sfrenatezza sessuale e regole fuori controllo, fanno scoprire ogni giorno una porcheria diversa e più grossa”

Infine, in merito alla polemica di Paola Concia che chiede che anche la sua compagna sia inserita come tutti gli altri partner nella tutela sanitaria dei parlamentari, ha commentato così la richiesta:

“Questa nazione davvero non la capisco più. Si fanno guasti etici come appunto è la omosessualità, porcherie a ripetizione, e pretendiamo poi di elevare questi guasti anche a livello di legge o di Stato. La richiesta della parlamentare è singolare, forse non si rende conto dello stato di disordine etico”.”

Fonte: Queerblog
Roma, 30 marzo 2012: Calearo del PD, Bacio tra gay mi fa schifo,Io sono normale e mi piacciono le donne.

“Calearo: ”Bacio tra gay mi fa schifo”

“Io sono normale e mi piacciono le donne”: così Massimo Calearo, deputato di Popolo e Territorio ex Pd e Api, ai microfoni del programma radiofonico la Zanzara su Radio 24. “I gay hanno altri gusti – dice ancora Calearo – io ho i miei normali e mi tengo i miei. Il matrimonio? Per carità, no…”

Fonte: REPUBBLICA

Rovigo, 2 aprile 2012:  Raid omofobo e vandalismo adesso scattano le indagini

“Nel giro di poche ore a Rovigo si sono registrati episodi di intolleranza. Dopo gli atti vandalici sull’autovettura del presidente dell’Arcigay Adriano Romanelli, spuntano anche episodi di danneggiamenti riscontrati nella casa delle associazioni di via Donatoni, dove ha sede anche il centro interculturale delle donne. La consegna sarebbe quella di non dare troppo peso ai gesti di qualche elemento isolato, ma nemmeno sottovalutarli e colpire gli intolleranti per evitare che certe azioni incivili si possano ripetere. E il primo a poter avere le ore contate sarebbe proprio l’autore dell’atto vandalico ai danni dell’autovettura di Adriano Romanelli. I carabinieri, infatti, stanno passando fotogramma per fotogramma le immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza nella zona di viale Trieste, dove il presidente provinciale di Arcigay aveva posteggiato il veicolo, poi imbrattato di uova e acciughe da ignoti.

L’episodio è stato scoperto attorno all’una della notte tra domenica e lunedì, dopo una riunione dell’associazione per la tutela dei diritti dei cittadini omosessuali, che ha inaugurato nei giorni scorsi la propria sede in via Mure San Giuseppe. «Mi sono presentato in comando – spiega Romanelli – e mi sono consultato con i militari per capire come fosse opportuno muoversi. I carabinieri valuteranno i filmati, dopodiché mi riserverò se sporgere o meno denuncia». L’obiettivo sarebbe quello di innescare un meccanismo che possa prevenire il ripetersi di gesti simili. Una logica che condivisa dall’assessore comunale ai Diritti civili, Giovanna Pineda: «Recentemente sono stati rilevati piccoli danneggiamenti anche nella sede delle associazioni di via Donatoni, dove è ospitato anche il Centro interculturale delle donne. Abbiamo scelto di non dare troppo rilievo alla questione, proprio perché spesso gli autori di questi atti sono persone disturbate, in cerca di protagonismo».

E sull’episodio di cui è stato vittima il presidente di Arcigay aggiunge: «Questo ragionamento credo vada applicato anche a questo caso. In ogni modo, ad Adriano va tutta la mia vicinanza e, personalmente, sono rimasta colpita dalla carica di disprezzo che ha voluto comunicare chi ha compiuto questo atto così stupido e odioso». Durissima è anche la condanna dell’ex sindaco Paolo Avezzù, oggi consigliere d’opposizione sotto le insegne del Pdl. «E’ un gesto inqualificabile che non ha la ben che minima giustificazione – attacca – la prima regola di una società democratica è quella di rispettare gli altri, in ogni caso. La nostra città non ha spazio o comprensione per chi contravviene a questo fondamento di civiltà». Non meno determinata è la presa di posizione della presidente della Provincia, Tiziana Virgili, che non ha mai nascosto la propria stima per Romanelli. «Invito Adriano a non farsi intimidire da questi gesti – dice – ma, anzi, continui a battersi nelle sue battaglie e a girare a testa alta. In passato ho subito anche io un paio di atti vandalici ai danni della mia automobile, maquesto non mi ha certamente fiaccato il mio impegno e la mia passione civile». ”

FONTE: CORRIERE

Roma, 26 marzo 2012: La gang di Villa Pamphili Difende coppia gay: pestato

“Bastonate, rapine e minacce: due episodi in poche ore. Racconta una vittima “Hanno aggredito quei due, un’ora dopo sono tornati e mi hanno picchiato”
La gang di Villa Pamphili Difende coppia gay: pestato
La banda di villa Pamphili. Un’aggressione omofoba finita in un brutale pestaggio a calci, pugni e bastonate lunedì 26 marzo scorso, una rapina, sempre sotto la minaccia di bastoni e spranghe, a un uomo di 47 anni due giorni prima. Due episodi inquietanti che potrebbero essere solo la punta di un iceberg: molte intimidazioni e violenze, infatti, spesso non vengono denunciate, soprattutto quando le vittime sono omosessuali. In azione, in entrambi i casi, un gruppo di ragazzi molto giovani, dai 16 ai 18 anni, che brandivano mazze di legno o di ferro, un piccolo arsenale di armi bianche che, probabilmente, viene nascosto tra i rovi e i cespugli.

“Quei ragazzi stavano molestando e picchiando una coppia di giovani gay che si erano scambiati qualche effusione nei pressi del laghetto  questo il racconto di S. S., 62 anni, pensionato  erano circa le 15,30 del 26. Sono intervenuto assieme a sette o otto persone, minacciando di fotografarli e denunciarli alla polizia e loro se ne sono andati. Non ci ho più pensato ma dopo circa un’ora sono tornati. Erano una decina. Gli altri sono scappati ma io sono stato più lento: mi hanno raggiunto e picchiato a sangue”. L’uomo è stato soccorso da un’ambulanza e trasportato al San Camillo: 20 giorni di prognosi per la frattura del polso e quaranta punti di sutura alla testa. Nella denuncia al commissariato di Monteverde, però, non si parla della matrice omofaba del pestaggio. E’ stata la vittima stessa a spiegarne il motivo parlando con alcuni conoscenti.

“Dopo la prima
aggressione abbiamo consigliato alle vittime di sporgere denuncia  ha raccontato  ma loro si sono rifiutati, dicendo che avevano paura. Uno era un extracomunitario senza documenti, l’altro un italiano che ci ha detto di essere un precario e di temere conseguenze sul lavoro. Non potevamo forzarli e abbiamo rispettato la loro volontà”. Il pensionato, in questi giorni, è all’estero ma la polizia ha organizzato una serie di servizi di pattugliamento all’interno del parco, già sorvegliato, a tutte le ore, da pattuglie a cavallo e da auto dei vigili urbani. Il sospetto è che gli assalitori siano una gang di teppisti che si accanisce soprattutto contro gli omosessuali.

Anche l’episodio di due giorni prima, sabato 24 marzo, infatti, potrebbe nascondere un movente dello stesso tipo. La vittima, stavolta, è un uomo di 47 anni che ha sporto denuncia ai carabinieri.  “Stavo passeggiando nel parco, da solo, intorno alle 18  ha raccontato  quando sono stato avvicinato da cinque o sei ragazzi che brandivano minacciosamente dei bastoni. Mi hanno ordinato di consegnare tutto quello che avevo e ho obbedito: mi hanno portato via il portafogli e se ne sono andati”. L’uomo non è stato picchiato ma la stessa disavventura potrebbe essere capitata ad altri frequentatori del parco dove, al crepuscolo, gli incontri gay avvengono nelle zone più isolate come la boscaglia che circonda il laghetto delle tartarughe. Per polizia e carabinieri è iniziata una corsa contro il tempo, prima del prossimo pestaggio.  ”

Fonte: LAREPUBBLICA

Bari, 25 marzo 2012: Raid nella sede dell’Arcigay di Andria in dieci colpiscono con calci e pugni

L’aggressione messa in atto sabato sera. La banda, formata da ragazzi di 18-20 anni, si è presentata all’ingresso con una mazza chiodata

ANDRIA- Un gruppo di una decina di giovani ha compiuto ieri sera un’aggressione nei confronti di associati dell’Arcigay di Andria che erano riuniti nella sede dell’organizzazione inaugurata da una decina di giorni. Secondo quanto denuncia Michele Antolini, presidente Arcigay Bat, attorno alle 20 i ragazzi, tra i 16 e 18 anni, dopo avere suonato il campanello della sede, hanno aggredito verbalmente le persone che erano dentro prendendo a calci la porta d’ingresso e pretendendo di entrare brandendo una mazza di legno chiodata prelevata poco prima da un cantiere adiacente. I volontari di Arcigay hanno chiamato la polizia che è arrivata però quando gli aggressori erano già scappati. ”Il Comitato promotore Arcigay Bat, Barletta, Andria e Trani – afferma Antolini in una nota – denuncia con forza questo episodio di intolleranza nei confronti dei propri associati che si battono per i diritti e la promozione sociale della popolazione Lgbt della sesta provincia pugliese. E’ una vergogna”. Solidarietà ai volontari della Bat è stata espressa dal presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patanè che definisce l’accaduto “un atto inaccettabile” e sollecita la solidarietà anche delle istituzioni locali. “E’ l’ennesimo atto di censura che Arcigay subisce – conclude -. Non ci faremo intimidire e non faremo alcun passo indietro sulla visibilità omosessuale”.

Fonte: La Repubblica

Altre fonti:

Libero 24×7

Radio 22 marzo 2012: “I gay malati”. Bufera su Romano La Russa

“«I gay sono depravati o malati, ma è una malattia dalla quale si può guarire». Romano La Russa, fratello di Ignazio, assessore Pdl alla Regione Lombardia indagato per finanziamento illecito ai partiti, scatena il putiferio ospite su Radio24. Tra proteste, richieste di scuse e un’interrogazione dei radicali affinché il governo intervenga. «Anche La Russa può essere curato visto che è l’omofobia la vera malattia», dice di Franco Grillini, presidente di Gaynet mentre Arianna Cavicchioli del Pd pretende che chieda scusa ai gay visto che «dimostra di essere figlio di una cultura intollerante, che non riesce a fare i conti con la varietà e complessità della natura umana».”

Fonte: RADICALI

Varese, 18 marzo 2012: Picchiati in discoteca perché gay

Varese, ennesima aggressione

La denuncia dell’Arcigay. Sette ragazzi stavano ballando tra di loro su un cubo. Sono stati identificati come omosessuali e picchiati dai buttafuori. Concia, pd: «Basta, serve una legge».

La scora notte a Luino, in provincia di Varese, presso una nota discoteca cittadina nella frazione di Germignaga, sette ragazzi, tra i quali Marco Coppola, Presidente provinciale di Arcigay Verbania e componente della Segreteria nazionale dell’associazione, sono stati vittima di una gravissima aggressione omofoba da parte della security del locale. Lo rende noto l’Arcigay secondo cui i ragazzi stavano solo ballando su un cubo tra di loro quando, «identificati» come omosessuali, sono stati costretti a scendere, insultati, brutalmente pestati e infine allontanati dal locale.

Su richiesta dei ragazzi sono intervenuti i carabinieri e al pronto soccorso dell’ospedale locale sono state prestate loro cure immediate e prodotti i relativi referti.

«Questo episodio – dichiara Paolo Patanè, Presidente nazionale di Arcigay – segna davvero un limite insopportabile. È tragicamente simbolico che uno dei massimi dirigenti nazionali di Arcigay sia stato vittima di questa spregevole aggressione omofoba. A Marco Coppola e agli altri ragazzi la mia solidarietà, carica di rabbia per la brutalità ingiustificabile e l’odio subito, e per una battaglia che si infrange sempre su un muro di scandaloso silenzio ideologico».

«Dov’è la coscienza della politica in questo Paese? Dov’è il legislatore?», continua Patanè che chiede l’immediato intervento delle Istituzioni locali e nazionali e delle Associazioni di categoria nei confronti di quel locale.

Concia, pd: «Serve una legge»

«Mentre si è consumato l’ennesimo inaccettabile atto di omofobia nei confronti di sette ragazzi colpevoli solo di divertirsi in una discoteca, il contrasto alla violenza omofoba e transfobica sembra proprio non avere spazio nell’agenda del governo Monti». Lo dichiara Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico. «Anche a seguito della sollecita richiesta del presidente di Arcigay Paolo Patanè, domani mattina presenterò un’interrogazione parlamentare ai ministri Fornero e Cancellieri per chiedere loro quali azioni intendano intraprendere per combattere l’emergenza della violenza omofoba e transfobica nel nostro paese e come pensano di procedere affinchè si arrivi al più presto all’approvazione di una norma contro l’omofobia e la transfobia».

Fonte: L’Unità

Altre fonti:

TGCom 24

RaiNews24 

Vanityfair

Stampa 17 marzo 2012: Il matrimonio gay mette in pericolo la salute mentale della società

“Lo psichiatra Italo Carta commenta la sentenza della Corte di Cassazione: «Certi diritti vanno dati agli omosessuali. Ma l’ideologia presente nella sentenza elimina il principio di evidenza. Il rischio è che la volontà del più forte si imponga su quella del più debole e innocente. Negare la differenza tra sessi diventa così un crimine»

La corte di Cassazione ha stabilito che le coppie omosessuali devono avere «diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata». Ma l’affermazione più rischiosa, non riportata a mezzo stampa, è quella per cui è «stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio».
«Questo è l’aspetto più grave di tutta la vicenda – spiega a tempi.it Italo Carta, rinomato psichiatra, già ordinario di psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università degli studi di Milano. «Ho curato e curo molti omosessuali e ritengo che, se proprio vogliono mantenersi in questa condizione di coppia, possano ricevere certe tutele. Ma che il matrimonio naturale sia così minacciato è una violenza distruttiva per la salute mentale della società intera».

Cosa può accadere se la legge, come fa la sentenza della Cassazione, va contro il diritto naturale praticamente annullandolo?
Succede il caos. Se si tolgono le evidenze che accomunano qualsiasi uomo, a prescindere dal contesto e dalla tradizione da cui proviene, si cade nell’arbitrarietà: significa che prevale il diritto del più forte, di chi urla di più. In questo caso quello dei promotori di questi diritti. Siamo in un momento storico in cui la volontà è così tracotante da voler prendere il sopravvento sulla conoscenza delle cose e così le violenta: io voglio fare una famiglia con una persona del mio stesso sesso, non solo chiedo di non essere discriminato ma pretendo di generare, con tecniche violente e artificiali, e poi pure di allevare, un innocente in un contesto che non gli farà sicuramente del bene. Se si salta il fondamento del diritto che è nella legge naturale, e nella ragione umana che la riconosce, la giustizia muore. Non possiamo neppure parlare più di diritti universali.

Cosa si perdono la società e la persona in quanto tali se va in crisi l’istituzione del matrimonio basata sulla natura eterosessuale dei coniugi?
La generatività e l’educazione sana delle persone. Non basta l’amore per crescere dei bambini, servono due personalità differenti dal punto di vista psichico.

I promotori dei diritti gay sostengono che questa condizione è naturale e che la differenza tra sessi è una costruzione sociale.
Nei miei 50 anni di lavoro ho seguito tanti omosessuali. Sono aumentati moltissimo negli ultimi anni. La scienza e l’esperienza dicono che non c’è alcun difetto di natura in loro. Non esiste l’omosessualità naturale, non è iscritta nel Dna. L’omosessualità è un’elaborazione della psiche di modelli affettivi diversi da quelli verso cui la natura normalmente orienta. Questa tendenza è del tutto reversibile. Io mi sono scervellato per anni, ho letto molto su come si può correggere questa tendenza, il problema è che spesso, pur vivendo un disagio, molti di loro non vogliono correggersi.

Secondo lei non dovrebbero avere dei diritti come le coppie eterosessuali?
Bisogna fare dei distinguo: ci sono moltissimi soggetti promiscui e con vite sessuali instabili. Ma ci sono anche alcuni di loro che vivono in coppia per molto tempo. Non mi darebbe fastidio se il legislatore desse loro qualche diritto, come già di fatto avviene, con la possibilità di succedere nel contratto di locazione, di ricevere prestazioni assistenziali dai consultori familiari, di astenersi dal testimoniare in processi che vedono coinvolto il partner etc. Ma non si può andare oltre a concessioni di questo tipo. Pena la salute mentale di terzi.

Si riferisce ai figli?
Anche alla stabilità della società intera. Questa sentenza abolisce l’evidenza e quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali.

Ha parlato dei bambini. Che conseguenze può avere dare a queste coppie la possibilità di educarli?
La natura ha fatto l’uomo maschio e femmina e la differenza non è solo fisica ma psicologica. La psiche dell’uomo è diversa da quella della donna: la donna protegge, dà la vita per il figlio, si sobbarca le sue fatiche. Il padre è quello che recide questo legame affinché il bambino cresca e cammini con le sue gambe. Il bambino da quando è nato il mondo per crescere forte e sano, per affrontare la vita e i problemi, ha bisogno di entrambe queste figure. Senza di esse salta in aria tutto il dispositivo edipico su cui si fonda da sempre ogni società. Non mi parlino dei genitori morti perché la loro presenza evocata è utile comunque a questo processo. E comunque la morte non crea disordini affettivi come la sostituzione di un genitore con una figura di un altro sesso. Non conosciamo ancora gli scenari di un mondo disposto a stravolgere la normalità ma li prevedo terribili: l’uomo che obbedisce alla sua volontà e non alla norma si distrugge. E questo non dobbiamo permetterlo per il bene di tutti. L’uomo per sua natura è un essere giuridico che per crescere ha bisogno di seguire delle norme date a lui come pilasti di supporto per camminare certo nella vita.

Ma perché gli omosessuali non si accontentano dei diritti che già hanno e nutrono tanto livore nei confronti di chi asseconda le norme naturali?
Il loro livore è reale. Sono arrabbiati e frustrati. Spesso proprio per delle ferite che si portano addosso scaricano la sofferenza su un punto che individuano come la causa di essa. Anche se di fatto non lo è. Così, però, loro continuano a soffrire e fanno soffrire anche altri imponendo loro la menzogna pur di ottenere quello che pensano gli risolverà la vita. Io lavoro per attenuare il loro disagio che è reale, ma non posso in alcun modo giustificare la violenza distruttiva dell’ideologia che nega l’evidenza e violenta i più deboli.”

Fonte: TEMPI

Radio 17 marzo 2012: Sgarbi attacca gay e Ingroia “Matrimonio è una cagata”

“Durante il programma radiofonico “La Zanzara”, Vittorio Sgarbi ha ribadito la sua posizione contro i matrimoni in generale. Il critico aveva dichiarato la sua avversione alle unioni gay dopo che il Parlamento di Strasburgo aveva chiesto il rinoconoscimento dei matrimoni omosessuali in tutti i Paesi e una sentenza della Cassazione aveva deciso che gay e lesbiche hanno il diritto di vivere insieme come coniugi. “Il matrimonio è una cagata, è una pena per gli eterosessuali, figuriamoci per gli omosessuali”. E ancora: “il matrimonio esiste perchè due idioti si mettono insieme e per loro diletto fanno un bambino, altrimenti non sono contenti. Ma due uomini che non fanno figli che ca..o si devono mantenere l’un l’altro? Uno ha 70 anni, trova uno di 30, ha una pensione dello stato come insegnante, poi muore e la deve dare al trentenne per altri 40 anni? Ma siamo matti? Il trentenne lo amava? Perchè deve prendere i soldi dallo Stato? Lo prenda nel culo e sia felice e contento”.

Attacco ad Ingroia – Il critico attacca pesantemente anche il magistrato Antonio Ingroia, colpevole di aver definito Dell’Utri “un ambasciatore della mafia al Nord e ideatore di Forza Italia per interesse della mafia”. “Spero che Dell’Utri quereli Ingroia”, ha urlato Sgarbi. “Ingroia è un diffamatore pagato dallo Stato, è una persona pericolosa!” E ancora: “Ingroia deve andare ancora all’asilo. Ingroia non è mai stato un magistrato, è uno che ha fatto propaganda e continua a farla attraverso il suo ruolo. Anzichè fare il politico, ha fatto il magistrato. Ingroia è uno che non ha studiato e si è inventato un ruolo, continuando a raccontare balle. E inventa cose sulla base del fatto che è nato a Palermo”.”

Fonte: ILQUOTIDIANO

Europa, 17 marzo 2012: Il nostro no alle nozze gay (Silvia Costa /Patrizia Toia – PD)

La sentenza della Cassazione che respinge la richiesta di una coppia di omosessuali italiani di registrare il matrimonio celebrato in Olanda, auspicando una legislazione che riconosca «il diritto alla vita familiare» per le coppie dello stesso sesso, ha aperto il dibattito. Ci interessa, in questa sede, fare chiarezza a proposito di alcune dichiarazioni secondo le quali il parlamento europeo, nella sua ultima seduta a Strasburgo, sarebbe andato più avanti sulla strada del cosiddetto “matrimonio gay”.
In realtà la relazione annuale del parlamento europeo sulla parità tra uomo e donna per il 2011, presentata da Sophia in ‘t Veld, olandese liberale dell’Alde sull’attuazione delle cinque priorità strategiche della Ue per il 2010/2015 (indipendenza economica, poteri decisionali, lotta alla violenza, gender pay gap, relazioni esterne) non legittima nessuno a dire che l’Europa ha fatto un «concreto passo avanti» sulla strada del riconoscimento delle famiglie gay. Né la Commissione ha raccolto nella sua replica questo aspetto, evidentemente ultroneo rispetto agli obiettivi della sua comunicazione in discussione.
È però vero che la relatrice ha introdotto alcuni passaggi che abbiamo giudicato palesemente fuori contesto, strumentali e non condivisibili, per noi come per alcuni altri colleghi del Pd e anche qualcuno dell’S&D. Di qui la nostra decisione di esprimerci contro gli articoli in questione e quindi di astenerci o non partecipare al voto sulla relazione. Il nostro disaccordo muove da motivazioni di contenuto e di fondatezza giuridica.
Innanzitutto, perché non spetta alla Commissione europea – come si chiedeva nella relazione – «di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo», pur se tra «paesi in cui già vige una legislazione in materia». Il diritto civile in materia di famiglia rientra infatti nella competenza dei singoli stati membri in base al principio di sussidiarietà. Cosa diversa è il mutuo riconoscimento tra stati membri degli effetti e dei diritti derivanti dalle rispettive legislazioni in materia tra persone di diversa nazionalità o eventuali disposizioni a livello Ue per la tutela dei minori.
Obiezioni di metodo e di contenuto riguardano anche il paragrafo nel quale si esprime «rammarico» per l’adozione da parte di alcuni stati membri di definizioni restrittive di “famiglia” con «lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli», in nome del principio di non discriminazione sulla base di sesso o di orientamento sessuale. Prima di tutto vorremmo ricordare che nella maggioranza degli stati membri, tra cui la Francia, vigono legislazioni che riconoscono lo status di famiglia alla coppia di due sessi, unita in matrimonio, salvo prevedere forme diverse di tutela giuridica delle coppie di fatto o di omosessuali (si pensi ai Pac francesi).
In Italia, com’è noto, la nostra Costituzione (che su questo tema si è espressa anche con la sentenza n°4184 del 2010) definisce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio», pur equiparando giustamente i diritti dei figli nati fuori o dentro una famiglia e i diritti/doveri dei genitori. E in quella parola «naturale» c’è il riconoscimento (non l’imposizione) del sodalizio primigenio e fondamentale tra uomo e donna, come cellula fondativa della società e del’umanità, preesistente allo stato, che ha attraversato millenni della storia umana e che lo stato riconosce e tutela con particolare favore. Ma è anche noto che il Pd ha assunto, fin dall’esperienza nel governo Prodi, e in una sua proposta di legge in discussione alla camera, una posizione ufficiale a proposito del riconoscimento delle convivenze etero e omosessuali, prevedendo non già una loro equiparazione allo stato giuridico della famiglia, ma la possibilità di accedere a specifici diritti e tutele.
Al di là comunque di questa vicenda, resta un quesito di fondo che meriterebbe un franco e aperto confronto tra noi, anche sollecitati dalla sentenza della Cassazione: il principio di non discriminazione per orientamento sessuale, assolutamente condivisibile sul piano umano, etico, politico e giuridico, può essere invocato per rendere indifferente lo status del matrimonio rispetto alla sua natura e cultura di compresenza di un uomo e di una donna, fondata sulla reciprocità della differenza sessuale e orientata (non certamente vincolata) alla procreazione, senza provocare una mutazione antropologica e un indebolimento della costruzione dell’identità sessuale di bambini e bambine?
Forse è giunto il momento, per noi del Partito democratico nel gruppo S&D, di interrogarci in profondità e con reciproco rispetto su questa tematica a partire da qualche interrogativo scomodo, piuttosto che attraverso i segnali di fumo degli emendamenti nelle aule parlamentari.
Silvia Costa e Patrizia Toia (PD)

Fonte: EUROPA QUOTIDIANO

Radio 14 Marzo 2012: Matrimoni gay, Castelli (Lega): “Sono fuori legge dalla Costituzione

“Il matrimonio gay sono fuori dalla costituzione. La pensa così il senatore leghista Roberto Castelli, che oggi a ‘Un Giorno da Pecora’ ha risposto alle domande dei conduttori sul tema del momento: l’apertura dell’Unione Europea sui matrimoni gay.
Castelli, lei cosa ne pensa? “No, non sono d’accordo, per me la famiglia costituzionalmente e legalmente riconosciuta deve essere quella tra un uomo e una donna”. C’è chi pensa che la famiglia non sia solo quella eterosessuale… “Liberissimi di pensarlo e di organizzare la propria vita privata come si crede. Ma se io, per esempio, pensassi che voglio essere bigamo, cosa faccio, mi metto a sposare due donne? No, rispetto la legge e mi tengo la mia opinione”.

La bigamia è come il matrimonio tra omosessuali? “Sicuramente è al di fuori della legge e della costituzione”. Ma nella costituzione non c’è scritto nulla a riguardo. “C’è scritto che protegge la famiglia ma è del tutto ovvio che a riguardo i padri costituzionali, quando hanno scritto quell’articolo, pensavano alla famiglia tradizionale mirata alla procreazione”.

Visto che lei è stato eletto senatore in Liguria – concludono scherzando i conduttori – ci dica: è meglio Belen…o il belin? “Non vorrei che mi accusassero di omofobia, ma dico che Belen è meglio del belin”.”

Fonte: IRSPRESS

Stampa, 11 marzo 2012 Polemica sulle nozze gay Alfano: «La sinistra direbbe sì»

“Il segretario Pdl: difendo la famiglia. Pd: agita spauracchi elettorali. Idv: dovrebbe pensare al bunga bunga
Una volta, in una campagna elettorale di qualche anno fa, Silvio Berlusconi esclamò tutto contento: «I gay sono tutti dall’altra parte, stanno a sinistra». Angelino Alfano, mentre si avvicinano le elezioni amministrative di maggio, ieri non ha usato i toni del suo idolo e lo stile motteggiante berlusconiano, ma il concetto espresso è in qualche modo simile: «Noi stiamo con la famiglia, la sinistra sta con i gay». O meglio: «Se la sinistra andrà al governo, farà quello che hanno fatto in Spagna. Ossia il matrimonio tra uomini, le coppie di fatto».

Finisce di parlare il segretario, molto cattolico, del Pdl ed è naturale che le sue parole scatenino immediatamente un putiferio dentro la maggioranza tripartita che sostiene il governo ma il cui spred – ossia il tasso di differenze tra partiti, come ha notato Monti – ogni giorno va aumentando. E questo dei gay rappresenta un nuovo tema divisivo. «Sentendo le parole di Alfano – contrattacca Pier Luigi Bersani – chiedo se siamo già in campagna elettorale. Nel caso, il segretario del Pdl ci tenga informati: vorremmo partecipare».

«Il solito estremismo arcoriano», omofobo e vecchissimo, come lo definisce il Futurista, giornale on-line di area finiana? Alfano comunque non s’è limitato a una battuta. Ha ragionato così, tra gli applausi dei presenti alla scuola di formazione del Pdl a Orvieto: «L’alleanza tra Di Pietro, Vendola e Bersani va nella direzione dello zapaterismo e non di una moderna sinistra europea. Lo zapaterismo è un germe che rischia di attaccare i valori che noi difendiamo, come abbiamo fatto con la legge su Eluana Englaro, la difesa della vita sin dal concepimento oppure i tanti no che abbiamo detto contro chi prova a scardinare la famiglia». E ancora: «Se la sinistra andrà al governo farà quello che ha fatto la sinistra. Oggi comunque il partito socialista è ai minimi termini. E questo sarà l’inevitabile destino della coalizione Bersani-Di Pietro-Vendola».

Quest’ultimo, il leader di Sel, reagisce così: «Il vocabolario di Alfano è un pò al limite della volgarità». Pur non essendo arrivato però Alfano – verrebbe da aggiungere – allo scoppiettante repertorio del Cavaliere in questa materia. Comprendente chicche così: «Meglio appassionarsi delle belle ragazze piuttosto che dei gay», Tanti gay in giro? Meglio, così c’è minore concorrenza», «In tutti noi c’è una parte gay, la mia è lesbica». Ma riecco Vendola su Alfano: «Vorrei ricordare sommessamente al segretario del Pdl che le coppie di fatto sono un pezzo della realtà del nostro Paese, ed è paradossale l’idea che si possa usare ancora lo spauracchio dei matrimoni gay nel nome della difesa della famiglia tradizionale proprio da quella destra che ha massacrato le famiglie italiane di ogni tipo». Sferzante il commento della democrat Anna Finocchiaro: «Se questo è il quid di Alfano, stiamo freschi». E ancora, l’Idv: «Il segretario del Pdl pensi al bunga bunga».

E tuttavia, quando Alfano assume posizioni muscolose – per esempio rifiutandosi di partecipare al vertice da Monti l’altro giorno – il suo partito lo adora. E così è stato anche ieri (Cicchitto: «Alfano ha il quid») a proposito delle parole sui gay. Osserva Gaetano Quaglieriello: «Alfano ribadisce semplicemente i principi etici del Pdl».

Che sono o non sono anche quelli del resto della destra europea? Non lo sono affatto, attacca Paola Concia, del Pd, e chiede polemicamente «conosci Cameron?» ad Alfano, anzi ad «Alfanetto», come lo chiama lei che è sposata con una donna ma ha dovuto farlo in Germania. «Il mullah Alfano, che spara la sua jihad contro gli omosessuali, ci fa pena»: dice Franco Grillini, storico leader di Arcigay. Oppure, Ignazio Marino, sempre del Pd: «Alfano ci riporta indietro di un secolo». Macchè, obietta il super-cattolico ex ministro Carlo Giovanardi: «Le sue parole sono in perfetta linea con la Costituzione». La polemica potrebbe non finire più. Ed ecco la conclusione di Flavia Perina, di Fli: «Nessun leader europeo userebbe le parole di Alfano».
Però, il Cavaliere ha fatto di peggio.”

Fonte: ILMESSAGGERO

Catania, 8 marzo 2012:  29enne picchiato dal padre: aveva dichiarato la sua omosessualità

“Rivela ai genitori di essere omosessuale e viene picchiato dal padre. L’aggressione è avvenuta lo scorso venerdì a Catania. La vittima, un ragazzo di 29 anni, ha poi deciso di denunciare il fatto all’associazione “GayLib” del capoluogo siciliano, rilasciando un’ intervista a Sandro Mangano, coordinatore del gruppo.
gay

Nel video amatoriale che contiene l’ intervista, il ragazzo spiega le ragioni che lo hanno spinto a far luce sulla sua omosessualità e le modalità con le quali il padre lo ha aggredito, prima verbalmente e poi con pugni in faccia. “All’inizio – spiega il 29enne – mi sentivo inadeguato e sbagliato. Poi ho trovato la forza di confidare ai miei genitori ciò che sono realmente. In un primo momento la loro reazione mi è sembrata di indifferenza ma vedevo che soprattutto mio padre si allontanava da me. Non c’era dialogo “.

Alla “apparente normalità – ha continuato il ragazzo – il castello di carta si è sfasciato. Mio padre si è sfogato in maniera violenta, prima verbalmente, poi con una violenza fatta di pugni in faccia, deliberatamente. Io so cosa significa essere preso di mira a casa o a scuola, ma mi rifiuto che queste cose debbano venire proprio da chi ci ha messo al mondo. Oggi non riesco a stare zitto, queste cose si devono sapere, ma non riesco neppure a denunciare mio padre. Non sono riuscito a difendermi alzandogli le mani, perché gli voglio bene”.

“Il video la dice lunga sullo stato di arretratezza culturale nel quale viviamo”, hanno affermato i rappresentanti dell’associazione che ha come obiettivo quello di combattere l’omofobia. Sandro Mangano ha espresso la sua solidarietà al ragazzo. Infatti, il coordinatore ha affermato che in caso di denuncia, il movimento sarebbe stato al suo fianco. Per adesso, la vittima dell’aggressione non intende proseguire per vie legali.

Questo non è di certo il primo caso di aggressione nei confronti degli omosessuali. Nell’agosto dello scorso anno, nel foggiano, un ragazzo etero accoltellò il fratello gay perchè non tollerava il suo orientamento sessuale.”

Fonte: ILQUOTIDIANO

Televisione 4 Marzo 2012: «Gay nei campi di sterminio» Bufera sull’Annunziata

“«I funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. È il simbolo di quello che siamo, c’è il permissivismo purché ci si volti dall’altra parte». Lo ha detto Lucia Annunziata nel corso di ‘In 1/2 ora’ su Rai3.

La rete ha prolungato di mezz’ora il programma per dare spazio ad associazioni gay che la conduttrice aveva invitato dopo le proteste per una sua frase pronunciata a ‘Servizio Pubblicò: «Avrei difeso l’intervento di Celentano a Sanremo – aveva detto sottolineando la voluta ‘estremizzazione’ – anche se avesse detto che i gay devono andare al campo di sterminio». Oggi la giornalista ha ribadito di non ritenere di doversi scusare per «un’espressione chiaramente paradossale», ma ha deciso di ospitato alcuni rappresentanti della comunità gay e, vista la concomitanza del funerale di Lucio Dalla, ha lanciato il tema del suo mancato ‘coming out’.

Su questa scelta del cantante la conduttrice ha interpellato in diretta da Bologna Simonetta Moro, agente di polizia municipale e presidente Polis Aperta, associazione nata per ascoltare e tutelare gay e lesbiche appartenenti alle forze di polizia e militari. «Mi interessa più che siano le persone normali a dichiararsi – ha risposto la Moro -. Quando un personaggio è un artista ed è al di sopra delle righe, appare normale che sia gay. Altra cosa è la vita comune. Si danno rappresentazioni sempre caricaturali dei gay, come hanno fatto I soliti idioti a Sanremo».”

Fonte: UNITA’

 

Novara, 29 febbraio 2012: Trans brasiliano ucciso a Novara, due fermati confessano

Il delitto avvenuto durante una rapina

E’ stato ucciso con due colpi di pistola al petto, durante una rapina, il transessuale brasiliano di 31 anni, trovato morto nella sua auto ieri mattina a Novara: a confessarlo sono state le due persone fermate dai Carabinieri ieri sera tardi, sempre a Novara. Si tratta di due uomini di 36 e 31 anni, uno di Fara Novarese e l’altro di Ghislarengo (Vercelli), entrambi gia’ conosciuti dalle forze dell’ordine. Sono accusati di concorso in omicidio volontario aggravato.

Fonte: Ansa

Altre fonti:

Ellexelle 

La Repubblica

Lettera 43 

Roma, 28 febbraio 2012 Cartello omofobo in pub di Prati

Gay center: sospendete la licenza

Una targa artigianale, in bella vista al centro di un locale di Prati, con una scritta insultante e con una connotazione omofoba. A notarla alcuni avventori del pub, che si trova in via Andrea Doria. «Sono molto meglio i pantaloni rotti nel c…, che il c… rotto nei pantaloni», recita il cartello, affisso su una colonna al centro del locale. Il cartello ha suscitato la protesta.

Gay center: Campidoglio sospenda la licenza. «Chiediamo al Campidoglio – si legge in un comunicato del Gay center – in base al regolamento comunale che prevede tra le finalità degli aventi diritto alla licenza: “La promozione di una logica di equiparazione tra tutela dell’interesse individuale e garanzia del rispetto dell’interesse collettivo”, di applicare le eventuali sanzioni previste e/o la sospensione della licenza. Inoltre, chiediamo alle associazioni dei commercianti di avviare subito un percorso di monitoraggio e formazione per le imprese del territorio, che hanno il dovere di essere aperte a tutti anche perchè rafforzare i diritti vuol dire anche far crescere l’economia, come da anni hanno capito le principali metropoli del mondo. Serve, proprio come avviene all’estero, l’istituzione di un marchio per gli esercizi commerciali gayfriendly, così da stabilire un codice chiaro e concreto di azioni per promuovere a livello internazionale le realtà che si impegnano maggiormente».

Cultura omofoba strisciante. «La vicenda del cartello esposto nel bar in Prati è sintomatica di una strisciante sotto cultura che offende i gay e che li mette alla berlina, in questo caso con battute da bar. Non si tratta di un caso isolato ma solo di uno che è finito sotto i riflettori. Se Roma vuole essere una capitale come le altre capitali europee non può consentire che ciò avvenga. Quindi non solo quel cartello va rimosso, ma è necessario e urgente prendere misure più ampie». Lo dichiara in una nota il portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo.

Un’offesa verso tutti. «Esporre in un bar aperto al pubblico un cartello omofobo è un’offesa non solo verso lesbiche, gay e trans, ma verso tutti – prosegue – Una Capitale europea come Roma non può permettersi di mostrare questo volto ai suoi cittadini e a milioni di turisti che ogni anno la visitano. Questo bar, così come tanti altri esercizi commerciali, lavora sulla base di una licenza pubblica che viene assegnata dal Comune. È necessario quindi portare avanti un lavoro con le Istituzioni e con le associazioni dei commercianti perché una licenza pubblica non sia concessa a chi vuole farsi portatore di messaggi d’odio e di discriminazione».

Fonte: Il Messaggero

Altre fonti:

Ellexelle

Stampa 23 febbraio 2012: Ciarrapico e i gay: durante il fascismo venivano spediti a Carbonia, per scavare

“Due gay che si baciano mi fanno schifo. Durante il fascismo venivano mandati a Carbonia, scavavano e stavano benissimo. Oggi non vale nemmeno la pena mandarceli”. Così Giuseppe Ciarrapico, senatore del Pdl alla Zanzara su Radio 24.

“Il caso Giovanardi? In questo paese i gay non si possono attaccare – si lamenta Ciarrapico – ma io preferisco la farfallina di Belen. In Italia oggi ti devono piacere per forza i gay, ma a me piacciono le donne. Per fortuna vedo gli omosessuali una volta l’anno durante il gay pride, poi basta”.

Ciarrapico parla poi della vicenda di Mario Vattani, il console sospeso per aver fatto il saluto fascista durante un concerto. “E che male c’è – dice – io il saluto lo faccio abitualmente, ma in maniera seria. Lo faccio quando vado a Predappio davanti alla tomba del Duce. Ora vogliono mettere sotto processo Vattani, e in nome della libertà di opinione. Assurdo”. Poi sul nuovo inno del Pdl: “Fosse per me sceglierei l’Inno a Roma del fascismo, mi piace solo quello, il sole che sorge libero e giocondo”.

LE REAZIONI – “Le dichiarazioni di Giuseppe Ciarrapico sui gay sono a dir poco vergognose se non violente, soprattutto lì dove riecheggiano forme di persecuzione a danno degli omosessuali durante il fascismo”: è il commento di Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay center. “C’è da rimanere allibiti di fronte a personaggi che fanno dell’omofobia la norma e sembrerebbe che gareggino anche tra chi la spara più grossa. Dalla stessa trasmissione qualche giorno fa Giovanardi e adesso Ciarrapico. Siamo stanchi oltre che indignati. Ci aspettiamo che siano in molti e non solo noi gay a denunciare la gravità di queste affermazioni che ormai sono all’ordine del giorno” conclude l’esponente della comunità omosessuale.

CARFAGNA – “Ciascun uomo o donna ha diritto ad esprimere la propria opinione. I parlamentari, addirittura, possono godere di una tutela particolare del loro diritto ad esprimere opinioni politiche. Io penso, però, che questi diritti non dovrebbero mai essere utilizzati per additare, insultare o denigrare uomini, donne, e, addirittura, intere categorie”. Così Mara Carfagna, deputato Pdl. “Mi permetto quindi di invitare tutti i miei colleghi di partito, compreso quei pochissimi che non riescono a risparmiarsi battute, ad imparare a rispettare gli omosessuali e a contenersi. Questo ci si aspetta da esponenti di un partito moderno come vuole essere il Pdl e ciò prevede, tra l’altro, la Costituzione italiana”.

CAPEZZONE – “A titolo personale, desidero esprimere sconcerto e avvilimento per battute omofobe che lasciano esterrefatti. Da liberale, difendo la libertà di parola e di opinione, innanzitutto rispetto a parole e opinioni lontane dalle mie. Ma davvero non capisco come, nell’anno 2012, ancora si possano proporre battute e sortite discriminatorie, offensive, lontane dal rispetto che va garantito ad ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento e dalle sue preferenze sessuali”. Lo dice il portavoce del Pdl Daniele Capezzone.”

Fonte: UNIONESARDA
Catania, 14 febbraio 2012: Transessuale aggredita, Arcigay Catania denuncia gestore pub

“La sera di San Valentino un ventiduenne è stata aggredita con calci e pugni da una decina di giovani. La vittima ha riportato un trauma cranico e toracico e una vertebra fratturata giudicati guaribili in 25 giorni

CATANIA. Omissione di soccorso e ‘culpa in vigilando’: sono le ipotesi di reato avanzate in un esposto dall’Arcigay nei confronti del titolare del pub di Catania dove, la sera di San Valentino, un transessuale di 22 anni, Michelle, è stato aggredito con calci e pugni da una decina di giovani. Sulla vicenda la vittima, che ha riportato un trauma cranico e toracico e una vertebra fratturata giudicati guaribili in 25 giorni, ha già presentato una denuncia alla polizia.
“Chiedo giustizia non soltanto per me – ha detto oggi Michelle incontrando i giornalisti – ma per tutti quelli che sono nelle mie condizioni. All’inizio non volevo andare dalla polizia perché avevo paura, ma dopo avere visto quello che mi avevano fatto e il sangue ho deciso di evitare che tanti altri vengano massacrati. Ho ricevuto tanta solidarietà ma io sto male e ho bisogno di cure”.
Per Paolo Patané, presidente nazionale di Arcigay, quello che è accaduto “è una vicenda gravissima che segnala un forte degrado sociale e culturale”. “In Italia – ricorda – ogni anno vengono uccisi il maggior numero di transessuali che nel resto d’Europa, ed è un dato vergognoso”.
Per questo l’associazione, assistita dall’avvocato Vincenzo Drago, dopo la denuncia contro ignoti per l’aggressione ha avviato indagini private e depositerà un altro esposto per la gestione del pub dove il transessuale è stato picchiato.”

Fonte: GIORNALE DI SICILIA

Altre fonti:

La Repubblica

Palermo 24h

Ellexelle 

Catania Blog Sicilia

Radio 13 febbraio 2012: Giovanardi: “Donne che si baciano? Come pipì per strada”

“Nel novembre 2010 Carlo Giovanardi, ospite a Victor Victoria, aveva stupito tutti. Alla domanda “Cosa è impuro per lei?”, l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio aveva risposto: “I rapporti con gli animali, tutto il resto è puro”. Risposta shock da parte di un politico arcinoto per le sue crociate filocattoliche e tendenti all’omofobia: non certo un emblema del libertinismo sessuale.

Il Senatore del PdL è recentemente “tornato in sè” e, dai microfoni di “Non ci sono più le mezze stagionì” (Radio 24), ha esposto la propria teoria anatomica, in risposta alla Ministro Fornero che di recente aveva promesso un impegno maggiore a favore di gay e trans. “Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere. Ci sono anche faccende delicate – prosegue Giovanardi – problemi di batteri, eccetera eccetera, che richiedono una grande attenzione nel momento in cui si fanno certe pratiche. Onde evitare malattie, eccetera eccetera. Quindi nel momento dell’educazione sessuale nelle scuole, è normale, corretto e fisiologico dare un modello: gli organi dell’uomo e della donna sono stati creati per certe determinate funzioni. E non è altrettanto naturale il rapporto tra due uomini o due donne”[...] “Se il ministro Fornero avesse inteso diversamente di insegnare che sono naturali anche i rapporti tra omosessuali avrebbe la rivolta del Parlamento”.

La conduttrice, già sconvolta da tali dichiarazioni, ha poi chiesto: “Ma a lei, onorevole, che effetto farebbero due ragazze che si baciano alla stazione?”. Giovanardi ha risposto: “A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio”.

“Ma Giovanardi è uscito di testa?”. No, non è una nostra riflessione. E’ Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra a scriverlo su Facebook. Giusto per dar prova della valanga trasversale di critiche piovute, all’indomani dell’ennesima sortita anti gay, sull’ex sottosegretario. Voi che ne pensate? ”

Fonte: POLITICAEXCITE

Televisione 3 febbraio 2012: Isola dei Famosi, Apicella a Malgioglio: “Tu sì ricchione”. La reazione di Luxuria

“Durante la seconda puntata dell’Isola dei Famosi 9, tra gli “Eletti” e gli “Eroi”, vi è stata una discussione tra Cristiano Maglioglio e Mariano Apicella.

Tutto nasce dalla possibilità che gli “Eletti” hanno di vedere i commenti che gli eroi fanno di loro attraverso un piccolo monitor.  Malgioglio critica Apicella: “Tesoro mica mi puoi paragonare a lui”. Il cantante napoletano, dopo aver visto il commento di Malgioglio replica”Intanto tu sei ricchione e io no..”

La replica del cantante noto per aver composto canzoni con Berlusconi viene criticata da Vladimir Luxuria che in diretta dice: “Vorrei ringraziare Mariano Apicella perchè ci ha dato uno scoop, ci ha dato una grande notizia e fra un po’ ci darà anche altri scoop tipo che il mare è bagnato e le nuvole sono in cielo. A me non spetta stabilire i meriti artistici dell’uno o dell’altro. Cristiano Malgioglio ha scritto per Mina, per Giuni Russo, per Ornella Vanoni. Mariano Apicella ha scritto per un solo cantante e da quanto ne so anche abbastanza modesto. Quello che voglio dire, invece, è che non si può usare questo argomento per mostrarsi migliori o peggiori sull’Isola e bisogna invece dimostrare resistenza e forza, ed è questo che ci aspettiamo da Mariano Apicella siamo in trepidante attesa”.

Nicola Savino dallo studio commenta le parole dell’inviata sull’isola: “Come possiamo non essere d’accordo?” La sessualità evidentemente non può essere un metro di giudizio”.

Fonte: BLITZQUOTIDIANO

Roma, 25 gennaio 2012: Vandali in azione a San Lorenzo contro sede collettivo femminista

Tra la notte del 24 e 25 gennaio, insulti omofobi e sessisti sulle porte del centro “22 via dei Volsci”, punto di riferimento per il movimento lesbico separatista romano

Insulti omofobi e sessisti sono apparsi sui muri e sulle porte della sede del collettivo femminista e lesbico “22 via dei Volsci”. L’atto vandalico sarebbe avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 gennaio, a San Lorenzo. I volti delle donne dipinti sui muri sono stati deturpati da falli e scritte omofobe e sessiste. E’ solo uno dei molteplici attacchi sferrati contro questa sede, punto di riferimento per il movimento lesbico separatista romano.”Nella settimana dal 24 dicembre al 3 gennaio 2012 – denunciavano le femministe sul loro blog – cinque attacchi esplosivi hanno colpito la sede di femministe e lesbiche. Attacchi che hanno danneggiato in maniera grave la porta e l’interno della sede. Sono otto anni che questo genere di attacchi si ripetono durante le feste di fine anno, sempre più alla luce del sole e con modalità sempre più gravi. Attacchi intimidatori di matrice patriarcale, lesbofobica e fascista, che colpiscono un luogo che ha raccolto negli anni le molteplici esperienze politiche di donne e lesbiche, che ha ospitato autorganizzazione e saperi”

Fonte:

‘La Repubblica’

Altre fonti:

Libero 24×7

Geonotizie

Youfeed

 Radio 9 gennaio 2012: Insulti omofobi a Vendola Perrone non licenzia l’assessore

“Gay con turbe psichiche”: indignazione per l’espressione usata da Ripa e solidarietà nei confronti del governatore. Lo stesso assessore si è scusato. Oggi faccia a faccia con il suo sindaco per parlare del caso, ma di dimissioni ancora non si parla

Insulti omofobi a Vendola Perrone non licenzia l’assessore L’assessore del Pdl Ripa
LECCE  -  Nichi Vendola? “Una signorina” e “affetto da turbe psichiche”. Gli insulti corrono sul web. E portano la firma di Giuseppe Ripa, assessore al traffico nella giunta di centrodestra del capoluogo salentino. Ripa si scaglia contro il governatore pugliese intervenendo in uno scambio di opinioni sullo stato della sanità in Puglia. Il suo delirio è scolpito sul profilo di Facebook del sindaco di Lecce, Paolo Perrone, già in campagna elettorale in vista delle amministrative di primavera. Investito da una bufera, l’assessore alla fine si scusa. Le polemiche, però, non si placano.

È proprio Perrone, esponente del Pdl, a innescare il dibattito, che scatena gli istinti omofobi del suo assessore al traffico. “La sanità pugliese  -  scrive il sindaco su Facebook  -  è al tracollo perché la politica regionale è fatta di interventi col contagocce”. Le reazioni si moltiplicano. Poi, l’irruzione da cartellino rosso di Giuseppe Ripa. “E cosa dire dell’introduzione dei ticket?  -  scrive l’esponente della giunta comunale leccese  – . Sempre il Sig./Sig. ina Vendola prometteva nel 2005 di eliminarli. Bene: non solo non li ha eliminati, ma da ultimo sono pure aumentati”. Il sindaco si dissocia, ma Ripa rincara la dose. “In natura  -  risponde  -  esistono solo due tipi di generi umani: l’uomo e la donna. Il resto viene classificato scientificamente come “turbe della psiche”, patologia che rientra nelle competenze della scienza sanitaria in generale e della psicanalisi in particolare”.
Le polemiche e le reazioni stizzite si moltiplicano. Al punto che il sindaco Perrone è costretto a chiedere scusa. “Devo assolutamente intervenire  -  scrive il primo cittadino  -  per stroncare questa polemica. Mi spiace, Giuseppe, ma devo dissociarmi pubblicamente dalle tue affermazioni inopportune e riconducibili al tuo modo di vedere le cose, non certamente al mio governo cittadino e alla mia persona. Mi scuso io a tuo nome per quello che hai detto sul presidente Vendola”.

Il caso, però, è tutt’altro che chiuso. L’assessore Ripa finisce nella bufera e, ritrovatosi isolato, chiede scusa a Vendola. “Preso atto che le mie dichiarazioni sono state sicuramente fraintese  -  scrive in una nota  -  nel porgere le mie scuse per quanto successo al presidente Vendola, riconosco di essermi fatto trascinare nella foga di un dibattito politico, affermando cose che nella realtà non appartengono alla mia cultura né penso, e non volendo in tal modo minimamente offendere alcuno nel rispetto di scelte che sono e rimangono strettamente personali”. Il presidente Nichi Vendola preferisce non replicare. La sua vice, Loredana Capone, candidata alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Lecce, definisce “inaccettabile, indegno e meschino” il lessico usato dall’assessore salentino. Prese di posizione sdegnate giungono anche dall’Arcigay, che, insieme con con molti esponenti del mondo politico, chiede le dimissioni di Ripa. Per il momento il sindaco Perrone non intende licenziare il suo assessore: “Ha fatto una stupidaggine, le ha sparate un po’ grosse ma lo conosco bene, non è una persona intollerante. Ritengo che non sia il caso di parlare di dimissioni, ne parlerò con lui, vedremo. Del resto, Ripa ha chiesto scusa. Conosco bene Vendola e sono convinto che accetterà le scuse e questo caso sarà chiuso”.”

Fonte: REPUBBLICA

 

Data non definita

Picchiato perché gay davanti a una discoteca

Cinquanta giorni di prognosi, l’episodio approda in tribunale

Approda in tribunale un episodio avvenuto alcuni mesi fa, teatro una discoteca dell’Aretino. Quella sera un ragazzo di poco più di vent’anni venne picchiato e subì lesioni molto serie, guaribili in cinquanta giorni secondo il referto rilasciato dai medici ospedalieri. La causa scatenante del pestaggio sarebbe stata l’omosessualità del ragazzo.. Per l’agguato dal sapore omofobo, scatta adesso il processo.

I fatti, avvenuti nel 2012, sarebbero stati preceduti da una serie di sfottò nel centro cittadino, con i classici e stupidi insulti a  danno dei gay. Poi l’escalation culminata nell’aggressione e nella denuncia del ragazzo picchiato ai carabinieri. Il ventenne aretino è difeso dall’avvocato Corrado Brilli, l’indagato si è invece affidato all’avvocato Marco Bufalini.

Fonte: La Nazione Arezzo