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Osservatorio omofobia secondo semestre 2010

Poetto, 5 Agosto 2010 Baci gay, i bagnanti chiamano il 112

L’episodio è avvenuto lunedì scorso, nella zona dell’ottava fermata del Poetto, di fronte alla Torre spagnola.

Max si aggiusta il ciuffo di capelli neri e cerca di riordinare le idee: «Quando ho visto le divise in mezzo alla sabbia, che si dirigevano verso di noi, ho pensato ci volessero rimproverare perché stavamo giocando a pallavolo». Il motivo invece era un altro. Poco prima aveva baciato il compagno sulla battigia. Poi un abbraccio accompagnato da qualche carezza sul viso. E due bagnanti, che hanno notato la scena, hanno chiamato il 112.

L’EPISODIO Sono le 19.30 di lunedì quando all’ottava fermata del Poetto, nel fazzoletto di spiaggia che guarda da vicino la Torre spagnola, arriva una gazzella dei carabinieri. A chiedere l’intervento, pare con più di una telefonata, è stato un uomo che insieme a un’amica ha assistito alla scena. «Ci sono dei bambini, state dando uno spettacolo indecente». I militari chiedono i documenti alla coppia di ragazzi, identificano anche le due persone che hanno chiamato il 112, poi vanno via.

GLI INSULTI Nelle orecchie di Max («no, il cognome non scrivetelo, in famiglia non tutti sanno che sono omosessuale») però rimane anche un grappolo di insulti: «Ci hanno detto che siamo due esseri spregevoli, e che non potevamo capire le loro preoccupazioni e il perché di tutto quello visto che non possiamo avere bambini». Ventinove anni, cagliaritano, commesso in un grande centro commerciale, racconta gli ultimi minuti di una giornata al mare ormai agli sgoccioli: «Eravamo arrivati dopo pranzo, mano nella mano, insieme ad altri amici. Saremo stati una dozzina, sia omo che eterosessuali. Ci siamo baciati, abbracciati come fa una coppia qualunque. Niente di cui vergognarsi, sono il primo a non ostentare queste cose e ad evitare di accarezzare il mio compagno di fronte a bambini piccoli, per evitare domande imbarazzanti ai genitori».

GAY PRIDE Rifiuta le etichette, ma il suo modo d’essere potrebbe essere definito da gay moderato: «Ho partecipato al Gay pride e ad altre manifestazioni, certo, ma non mi piace quel modo di chiedere le cose. Penso che si possano ottenere anche in altre maniere, senza urlare e con un comportamento più soft». Altri episodi simili? «Mai, neanche una volta. Insulti, quelli sì. A volte per strada mi dicono “finocchio” (in realtà usa un’espressione cagliaritana, decisamente più colorita e offensiva) ma io rispondo: “non mi stai dicendo niente di nuovo”».

I carabinieri, dopo aver chiesto gentilmente a lui e Alex, il fidanzato trentacinquenne, di avvicinarsi all’auto di servizio, sono risaliti sulla gazzella e sono andati via. Non prima di aver domandato, alle persone che avevano chiesto il loro intervento, se avessero intenzione di presentare una denuncia per «atti osceni in luogo pubblico». La risposta è stata negativa, ma Max aggiunge: «Sono rimasto turbato da questo episodio, non credevo che in giro ci fosse tanta gente omofobica. Ci hanno trattato come spazzatura, siamo stati umiliati e ridicolizzati solo per esserci dati un bacio, oltretutto in un tratto di spiaggia che storicamente è frequentato da omosessuali e dove non c’è mai stato un problema di questo tipo».

FONTE:

GayNews.it

Altre Fonti:

UnioneSarda

Ellexelle

Pesaro, 3 Agosto 2010 Aggrediti e insultati durante bacio

Due ragazzi gay sono stati aggrediti e insultati a Pesaro mentre si baciavano nei pressi di un locale notturno. Il fatto e’ stato segnalato ai carabinieri. Gli aggressori – denuncia il circolo Arcigay Agora – sono due ragazzi e una ragazza, che avrebbe aizzato gli amici e colpito K.R con una bottiglia rotta. I due maschi hanno spintonato F.C., facendolo cadere a terra, e poi si sono scagliati contro K.R., prendendolo a pugni al grido di ”Finocchio di m…”: il giovane ha riportato ferite guaribili in 20 giorni. Sostenute dall’Arcigay le vittime sporgeranno querela contro ignoti.

FONTE:

Ansa.it

Altre Fonti:

NotizieGay.it

IlSussidiario

ArciGay.it

Vandilli.it

Ellexelle

Trento, 21 Luglio 2010 “Mi ha aggredito”, sotto accusa il titolare di un pub

Uno studente universitario denuncia il titolare di un pub per aggressione. Breno Menini, italo-brasiliano di origini trentine, spiega le circostanze: «Sono stato aggredito solo per un pregiudizio che vuole l’immagine dell’omosessuale legata a quella del pervertito». Il giovane sarebbe stato picchiato nel corso di una festa organizzata dall’Arcigay il 10 luglio scorso. In Facebook la solidarietà del Tavolo Lgbt (Lesbico, gay, bisessuale, transessuale e transgender).

«Sono omosessuale, lo sanno tutti, sia i miei familiari in Brasile che i miei vicini di casa qui a Trento. Ma non per questo sono un pervertito. Molti pensano che essere gay significhi essere pervertiti, forse è per questo che mi hanno picchiato». Breno Menini (nella foto a fianco) , studente universitario, ha presentato denuncia contro l’uomo che, durante una festa gay in un bar di Trento, gli ha messo le mani addosso, colpendolo con calci e pugni. La festa, che si è tenuta lo scorso 10 luglio, era organizzata dall’Arcigay. «L’unica mia colpa è di essere andato in bagno assieme ad un ragazzo. A quella festa sono arrivato con una mia amica tedesca e con un amico iraniano. Abbiamo ballato in pista – racconta Breno, 26 anni, prossimo alla laurea in Beni culturali – lì ho conosciuto un ragazzo trentino. Dovevo andare in bagno, lui mi ha seguito ma non ho visto nulla di male in ciò. Dopo qualche minuto qualcuno ha bussato con forza alla porta della toilette. Il ragazzo ha aperto ed è uscito. Non ho fatto in tempo a superare la porta: il titolare del bar mi ha spinto contro la parete e colpito con calci e pugni. Non mi rendevo conto di cosa stesse accadendo. Sono riuscito a scappare e a chiamare i carabinieri. La pattuglia è arrivata subito e ha sentito sia il mio racconto che la versione dei fatti del gestore del bar. I miei amici mi hanno accompagnato al pronto soccorso, dove sono stato medicato per contusioni. Ho avuto quattro-cinque giorni di prognosi. Il martedì successivo sono andato dai carabinieri e ho presentato denuncia per quella che considero un’aggressione omofoba». L’aggettivo «omofobo» pare quasi una contraddizione nel contesto in cui si è sviluppato l’episodio: la festa era organizzata dall’Arcigay, dunque il titolare del bar era al corrente che la maggior parte dei partecipanti sarebbe stata omosessuale. Per quale motivo aggredire un gay durante una festa gay? Breno Menini spiega il perché abbia parlato di omofobia. «Per molte persone la parola gay è sinonimo di perversione, di qualcosa di “poco pulito”. Due maschi che entrano nel bagno assieme, secondo questa forma di pregiudizio, fanno cose da pervertiti. Non è così. Non ho fatto niente di sbagliato in quel bagno. Credo che il titolare del bar abbia pensato male, il mio atteggiamento è stato frainteso. Ma non doveva mettermi le mani addosso. Se gli ha dato fastidio che io sia entrato in bagno con un altro uomo, poteva dirmi di uscire dal locale e di non farmi più vedere». Sull’accaduto Breno Menini ha ricevuto la solidarietà del Tavolo Lgbtq Trento (lesbico gay bisessuale trans e queer), ma non dell’Arcigay. «Un loro rappresentante mi ha detto che nessuno ha visto la scena e che quindi non possono prendere posizione – aggiunge Breno – La mia preoccupazione è che questo fatto, ed altri simili successi ad altri ragazzi, rimangano senza voce e nell’indifferenza».

FONTE:

Gaynews.it

Altre fonti:

Ellexelle

Spresiano (TV), 21 Luglio 2010 “Via i gay dal Piave, sono malati e deviati”

La crociata estiva in Veneto si intitola ‘Estate sicura’ e parte dal comune di Spresiano, dove il sindaco Riccardo Missiato, ex democristiano a capo di una lista civica trasversale, ha disposto il ‘coprifuoco’ per gay, lucciole e trans che si incontrano sul greto del Piave.

A preoccupare il sindaco sono soprattutto i ritrovi gay, ampiamente pubblicizzati in internet. L’amministrazione comunale del piccolo comune della destra Piave ha così disposto un servizio di sicurezza che partirà domani, nel quale saranno coinvolte tutte le forze dell’ordine fino al 22 settembre prossimo.

“I gay sono malati e deviati, hanno bisogno di aiuto psicologico” – dice il sindaco – dobbiamo scoprire dove sono e identificarli, e se sono clandestini devono venir espulsi. I cittadini li hanno visti sul Piave, sulla Pontebbana e nei parchi pubblici. Dire che queste pratiche sono vergognose è poco, siamo al degrado morale. E i gay non devono invadere la libertà altrui: sono stato a verificare, li ho visti che si appartavano. Ma controlleremo anche i tanti trans che prendono in subaffitto gli appartamenti per prostituirsi. Dobbiamo recuperare certi valori e la nostra morale”.

“Questa non è la prostituzione femminile, questa è maschile e non può passare inosservata – sottolinea Missiato – il Piave ha anche un valore simbolico, c’è un monumento degli artiglieri circondato da preservativi, guanti, salviette”.

“Transenneremo la zona, contestando divieti di sosta e atti osceni – conclude il sindaco di Spresiano – la situazione è diventata intollerabile”.

La decisione del primo cittadino sta sollevando problemi in giunta. Il Pd si dissocia.

FONTE:

TribunaTreviso

Altre Fonti:

ImbarcoImmediato

Piemonte.Indymedia

L’AltraNotizia

Ellexelle

Torre del Lago, 17 Luglio 2010 Bacio gay, e il bagnino minaccia la multa

Baciarsi in riva al mare, dietro le spalle le dune della riserva naturale. Spiaggia libera della Lecciona, giovedì di vacanza per due gay trentenni, milanesi e innamorati. «Ma che fate? ci sono le famiglie…». Il bagnino apostrofa i due. Segue discussione, e il guardiaspiaggia ventila una possibile «multa». Perché due maschi, questo il nocciolo della reprimenda, non si baciano in pubblico.

La storia fa rapidamente il giro della comunità omosessuale, tra i locali della Marina. «È inaccettabile – commenta Alessio De Giorgi, titolare del MamaMia e direttore del portale “Gay.it” -: chiediamo che il Comune revochi l’incarico alla società che gestisce il servizio di guardiaspiaggia». In vista, per domenica, anche un appuntamento di protesta: «Stiamo pensando di organizzare un “kiss-in” alla Lecciona», annuncia De Giorgi.

«Il bagnino mi ha spiegato di essere intervenuto perché c’erano i bambini, le famiglie…». A confermare l’accaduto è Pierluigi Teani, massese, titolare della “Blu service”, società individuale cui il Comune di Viareggio ha dato in affidamento diretto il servizio di vigilanza in mare sulla spiaggia libera più bella della Versilia. «D’altra parte – prosegue Teani – il mio personale ha anche l’incarico di controllare che in riva al mare non avvengano atti che siano fuori posto».

Ciò detto, continua Teani, «ho detto ai ragazzi di non esagerare. Ho spiegato che le famiglie lo sanno quello che trovano in quella spiaggia…». I due ragazzi redarguiti – dice De Giorgi – «hanno raccontato l’accaduto stupiti. Sapevano di essere nella Versilia “friendly” con la comunità omosessuale e invece si sono sentiti umiliati davanti a tutti».

L’invito di Teani è ad abbassare i toni: «Non mi sembra il caso di fare scintille – continua -: nessuno ha voluto offendere nessuno. Se vogliono le scuse, faremo le scuse. In fin dei conti i nostri ragazzi hanno solo il limite di non aver capito l’atmosfera del posto. Non conoscono ancora l’ambiente… Posso garantire che non accadrà più».

La Lecciona, però – sottolinea De Giorgi – «non è come la descrive Teani. È una spiaggia libera, all’interno di una riserva naturalistica, frequentata da stranieri, italiani, turisti ospiti dei camping. Singoli, etero, gay, lesbiche, famiglie, bambini, viareggini. In una pacifica convivenza. Da sempre».

FONTE:

Il Tirreno

Altre fonti:

SpazioForum.net

Ara21

Ellexelle

Bari, 16 Luglio 2010 “Puttanella lesbica infetta”. Denuncia di Enrico Fusco

E’ la terza volta nel giro di qualche settimana che i muri di Via Trento a Bari vengono imbrattati con pesanti insulti di stampo omofobico rivolti ad una ragazza. Questa volta dopo due interventi di pulitura e la comparsa di nuove scritte a caratteri molto grandi ed evidenti ed in più punti della strada in cui evidentemente vive la vittima del vandalo, della questione si interessa la Digos. Alla polizia si è rivolto Enrico Fusco, di Arcigay.
Fonte:

NOTIZIEGAY

Milano, 15 Luglio 2010 I gay non possono donare sangue. Un altro ospedale chiude le porte

Il servizio trasfusionale del Gaetano Pini chiude ai gay, e si aggiunge alla lista di ospedali italiani che non accettano sangue da uomini dichiaratamente omosessuali. Un cambio di rotta, quello del nosocomio milanese, sperimentato sulla propria pelle da un ragazzo, donatore “storico” nella struttura, che ha denunciato la vicenda sul suo blog e su Facebook.”Arrabbiato, amareggiato, deluso e triste” si definisce oggi Gabriele, che da 8 anni donava regolarmente il sangue, tanto da entrare in una lista dei donatori che avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento (avendo superato i 20 prelievi). Una vicenda sulla quale ha subito deciso di intervenire Paola Concia, deputata Pd, che presenterà un’interrogazione al ministro della Salute, nella quale riporterà una serie di statistiche che dimostrano chiaramente come non ci sia alcun fondamento scientifico a questa decisione del Gaetano Pini: “E’ ora che le cose cambino”, dice la deputata. L’interrogazione sarà firmata anche da Livia Turco, ministro della Salute dal 2006 al 2008. Il racconto che Gabriele fa, sul suo blog, è quello di una persona che si è sentita offesa e discriminata. “Stamattina sono andato a donare il sangue, come da otto anni a questa parte, come oltre venti donazioni già fatte. Le infermiere, gentili e simpatiche come sempre, mi danno da compilare il solito foglio con domande su eventuali contatti con sangue infetto, sulle abitudini sessuali, su viaggi all’estero, nell’attesa della visita con la dottoressa responsabile”. Tocca alla responsabile informare Gabriele delle nuove direttive: “Mi guarda dritto negli occhi ma è un po’ titubante. ‘Gabriele è già da un po’ che volevo parlarti ma non ho avuto occasione.

Concia: “In Italia 9 milioni di persone vanno a prostitute, loro possono donare e i gay no?”

Come sai ci siamo uniti al Policlinico, adesso dipendiamo da loro. Le direttive del Policlinico sono chiare, non possiamo accettare donatori omosessuali. Io non sono d’accordo, ma devo rispondere a dei superiori. Mi dispiace tantissimo. Io oggi non me la sento e non posso farti donare”. Gabriele ha una relazione stabile, e ha sempre dichiarato, negli 8 anni passati, di essere gay. “Non potevo credere alle mie orecchie – sottolinea il giovane – fino a ieri il mio sangue andava benissimo, anzi mi chiamavano pure a casa se magari facevo passare troppo tempo tra una donazione e l’altra, è andato bene per oltre venti volte e oggi non va più bene? Vi ho dato nove litri in otto anni e adesso non posso? E perché poi? Solo perché sono gay?”. Una posizione che la responsabile del servizio, Elena Biffi, conferma via e-mail a un utente che le chiede lumi: “Dopo l’integrazione del nostro Servizio Trasfusionale con il Centro Trasfusionale della Fondazione Policlinico, avvenuta lo scorso aprile, abbiamo adottato i medesimi criteri di selezione dei donatori, che attualmente non ammettono alla donazione persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con persone di sesso maschile”. Lo stesso Policlinico di Milano, negli anni passati, aveva risposto ad altri utenti che si erano lamentati di questa situazione, confermando “la validità dei suoi protocolli”. Paola Concia reagisce con un misto di stupore e rabbia, e stenta a credere che, ancora oggi, ci siano ospedali pronti a chiudere le porte in faccia ai gay: “Questa è una violazione del principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione. Sulla base dei dati scientifici ufficiali, siamo in grado di dire che non c’è alcun fondamento a questa direttiva dell’ospedale”. Tra le statistiche che saranno allegate all’interrogazione, una stima dell’Istituto Superiore di Sanità relativa al 2008: nel 44,4% dei casi, la trasmissione del virus è avvenuta con un rapporto eterosessuale; nel 23,7% dei casi, invece, c’è stato un rapporto omosessuale o bisessuale. Un trend che trova conferma anche nei dati dell’OMS, a livello mondiale. “In Italia – attacca la deputata lesbica – ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. E’ ora di farla finita. Se è vero che le Regioni hanno una loro autonomia, questo non vuol dire che si possano discriminare le persone omosessuali”. Livia Turco, quando era ministro della Salute, si occupò di un caso analogo. “Feci fare delle verifiche – ricorda la Turco – e deplorai il comportamento della struttura. Era un provvedimento immotivato e grave. La conclusione dei nostri accertamenti fu che nel nostro ordinamento non c’è nessuna direttiva che discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Insomma, quella norma non aveva alcuna ragion d’essere”. La Turco scrisse una lettera al Centro nazionale Aids e arrivò a prendere posizione contro “una decisione discriminatoria e immotivata”. Anche per Rosaria Iardino, presidente del Network Persone Sieropositive 1, si è davanti ad un provvedimento che non alcun fondamento scientifico: “La lettera scritta dalla Turco fu molto importante perché, di fatto, chiariva che non si potevano escludere i soggetti omosessuali dalle donazioni. E’ chiaro che le Regioni, poi, sono autonome, ma ci sono delle direttive nazionali”. Per la Iardino, la scelta dell’ospedale è “scientificamente stupida, perché non ha alcun fondamento: bisognerebbe anche escludere dalla donazione gli eterosessuali che hanno avuto rapporti a rischio”. Chiamando l’ospedale Pini, il personale del servizio trasfusioni, a chi si presenta come gay, dice: “Qui sono fondamentalisti. Andate al San Paolo, là il vostro sangue andrà bene”. Gabriele continuerà a donare: “E’ una cosa in cui credo, troverò un altro ospedale”.

Fonte:

LA REPUBBLICA

Milano, 14 Luglio 2010 La provincia di Milano censura Pasolini. “Parla di gay”.

La Provincia di Milano, centrodestra, censura Pasolini. Lo spettacolo Orgia, proposto dall´Out Off, era stato inserito nell´iniziativa Invito a Teatro che da 30 anni viene organizzata da Palazzo Isimbardi. Ma per l´assessorato alla Cultura non è educativo e di qui la richiesta di sostituirlo «per non toccare temi scabrosi come l´omosessualità». Stessa sorte anche per due spettacoli su storie estreme al teatro della Cooperativa. I teatranti insorgono: «È una censura bella e buona, con l´aggravante che non hanno il coraggio di dichiararlo» afferma Renato Sarti.

Fonte:

GAYNEWS

Altre fonti:

LA REPUBBLICA

ELLEXELLE

Ostia, 12 Luglio 2010 Gay fa la fila nel bagno delle donne, picchiato a sangue

Altra aggressione ed episodio di intolleranza ad Ostia, nel lungomare, ai danni di un romano di 30 anni, in giro per i locali della zona. A causa della lunga fila per il bagno degli uomini, decide di tentare la sorte, mettendosi in coda in quello delle donne. Uno di loro, seccata, lo avverte: “Guarda che qui mica ci puoi entrare”. Lui cerca di sdrammatizzare e risponde con un ironico “Ma io sono diverso, state tranquille mica vi do fastidio”. Battuta non gradita, visto la reazione di un’altra ragazza sul posto:

“Ma neanche i froci come te possono entrare”

Lui non risponde, resta dov’è, attende il suo turno e quando esce, ecco la reazione violenta e inaspettata:

“A noi le checche come te ce fanno schifo. Te l’avevano detto che qui non ci puoi entrare. Brutto frocio, mò te famo vedè noi a annà al bagno delle donne!”

Sono le parole del fidanzato di una delle ragazze in fila che, insieme ad alcuni amici, aggredisce verbalmente e fisicamente l’uomo. Partono cazzotti, calci e un pugno in pieno volto che lo cadere rovinosamente a terra. E Marco non avrebbe nemmeno voluto sporgere la denuncia: solo l’intervento di un testimone che ha allertato una pattuglia poco distante e le insistenze dei poliziotti hanno convinto il giovane a fare la scelta giusta.

Ora le indagini sono iniziate ed è caccia al gruppetto di aggressori.

Fonte:

QUEERBLOG

Altre fonti:

RASSEGNA STAMPA COMUNE DI ROMA

Roma, 7 Luglio 2010 GAY VILLAGE: TRE AUTO DANNEGGIATE DAI VANDALI

Nuovo gesto di intolleranza contro gli omosessuali al parco del Ninfeo

Tre auto danneggiate davanti all´ingresso del “Gay Village” al parco del Ninfeo, l´ennesimo gesto di omofobia in una città che scopre preoccupanti rigurgiti di intolleranza. E´ accaduto nella notte tra sabato e domenica, poche ore dopo la conclusione del “Gay Pride Roma”, quasi una reazione alla manifestazione pacifica e colorata che è ormai una ricorrenza fissa.

Solo due dei proprietari delle vetture danneggiate hanno sporto denuncia, il terzo ha preferito evitare di andare dalla polizia, molto probabilmente perché i genitori non sanno delle sue preferenze sessuali. A due auto sono stati rotti i finestrini, alla terza è stato spaccato lo specchietto retrovisore. Impossibile che si sia trattato di un tentativo di furto visto che i teppisti non hanno rovistato negli abitacoli delle macchine.

«Abbiamo offerto assistenza legale ai proprietari ma queste vicende sono frequentissime – spiega Fabrizio Marrazzo, presidente dell´Arcigay Roma – la mia macchina è stata vandalizzata ben tre volte: ormai se vado in un locale gay parcheggio a distanza. Il vero problema è la mancanza di una legge sull´omofobia per cui questi gesti di intolleranza, così come molte aggressioni agli omosessuali, non possono essere catalogati e non si riesce ad avere una casistica precisa». Secondo Danilo Nota (Idv) non si tratta «di un atto vandalico ma politico…Alemanno ha basato la sua campagna elettorale sulla sicurezza ma ormai chi fa parte di una minoranza corre un pericolo gravissimo». Giorgio Ciardi, delegato del sindaco per la sicurezza invita invece a «evitare interpretazioni eccessivamente allarmistiche».

Fonte:

GAYNEWS

Altre fonti:

La Repubblica

Rassegna Stampa Comune di Roma

Pesaro, 5 Luglio 2010 CORO GAY IN CHIESA, L’ARCIDIOCESI ANNULLA IL CONCERTO

Avrebbero dovuto esibirsi il 10 luglio nella chiesa dell’Annunziata, come ospiti del festival ‘Vespri d’organo a Cristo re’. Ma l’Arcidiocesi di Pesaro ha annullato il concerto dei venti ragazzi (tra i 19 e i 42 anni) del coro omosessuale Komos di Bologna. Solo venerdì l’annuncio del ritorno del gruppo in una chiesa cattolica a un anno dai dissapori con la curia bolognese. Ieri la marcia indietro, attraverso un comunicato stampa, dell’Arcidiocesi pesarese (che attraverso l’Ufficio dei Beni culturali ha dato il suo patrocinio alla settima edizione della manifestazione), che “si dissocia fermamente dall’iniziativa inserita nella manifestazione, in programma per il 10 luglio”: il concerto del coro Komos, appunto.

“Tale esibizione, pertanto, viene annullata”, conclude perentoria, la nota. A luglio 2009 il coro era stato allontanato dalla chiesa di Bologna dove teneva le prove, per decisione dell’arcivescovo Carlo Caffarra, il quale aveva fatto riferimento al documento della Congregazione per la dottrina della fede sugli omosessuali, firmato nel 1986 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger. Verosimilmente queste sono anche le motivazioni di monsignor Piero Coccia. Paolo Montanari, 27enne modenese, è il direttore e fondatore (nel 2008) del coro gay maschile Komos.

“Concerto annullato? Veramente? Lo apprendo da voi in questo istante – ha risposto esterrefatto al telefono -. L’organizzazione dell’evento ci aveva contattato mesi fa. Stavo già facendo pubblicità tra gli amici e conoscenti marchigiani”. E’ interdetto e dispiaciuto: “Ci avevano chiamati perché interessati alla qualità musicale del nostro coro, non per le ragioni sociali del progetto Komos, che certamente ci sono, ma non sono le uniche; noi prima di tutto facciamo musica, perché amiamo la musica”. Paolo è diplomato in oboe, ha alle spalle studi di composizione e canto e una laurea al Dams di Bologna con una tesi in drammaturgia musicale.

Tra gli scopi del gruppo, come si legge sul sito internet, c’è anche quello di “promuovere la cultura omosessuale attraverso la musica”. Ma “non è che ogni volta che ci esibiamo facciamo una conferenza sui dirittti gay”, precisa Montanari. “Cosa vuol dire che l’Arcidiocesi si dissocia… Noi cantiamo, che male potevamo fare a Pesaro? Sembra che essere aperti e tolleranti in questo momento storico non sia molto di moda. Evidentemente anche la Chiesa si adegua allo spirito dei tempi. Avremmo dovuto essere avvisati per tempo e non venirlo a sapere da una giornalista”. Poi ci tiene a precisare che “i cattolici non sono tutti omofobi”, “A me – conclude Paolo Montanari – piacerebbe essere giudicato per la qualità musicale, punto e basta”. In serata ha richiesto spiegazioni alla diocesi di Pesaro attraverso una mail.

Fonte:

Il Resto del Carlino

Altre fonti:

ANSA.IT

CORRIERE ADRIATICO

VIVEREPESARO

LA REPUBBLICA

INFOOGGI

Roma, 3 Luglio 2010 Roma pride. Attacco di Militia Christi con scritta: ‘Gay pride: diritti alla perversione’

Vicino al Colosseo. Movimento: manifestazione oscena e immorale.

Uno striscione, nei pressi del Colosseo, dove si legge: “Gay pride: diritti alla perversione!”. Autore dell’opera il movimento politico cattolico Militia Christi, che spiega di averlo affisso “in occasione del nefasto gay pride 2010″ che si terrà oggi pomeriggio per le strade di Roma, con partenza alle 16.30 da Piramide e sfilata lungo il centro storico, compresa piazza del Colosseo. “L’iniziativa – spiega il movimento sul proprio sito – vuole rimarcare come manifestazioni del genere, oltre ad essere oscene ed immorali, nonchè lesive del carattere sacro della città eterna, come capitale del cattolicesimo, e profondamente anticristiane, con parodie del Papa e insulti alla Chiesa, siano anche negative per tutti quegli omosessuali onesti che vivono la propria condizione con disagio e non condividono la mentalità delle lobby omosessuali”. Militia Christi, sottolinea quindi “l’assurdità di richieste impossibili ed innaturali”, come le nozze gay e l’adozione di bimbi per coppie gay, “che le lobby omosessuali osano definire diritti”, e garantisce che continuerà “sempre a lottare, con mezzi moralmente leciti, perchè i veri diritti naturali dell’uomo non vengano traditi, umiliati e calpestati.

Fonte:

GAYNEWS24

Altre fonti:

L’Unità

NEWNOTIZIE

Roma, 3 Luglio 2010 Petardi nella notte al gay village di Roma. Due feriti lievi

Tentativo di aggressione nella notte al Gay Village a Roma, alla vigilia del Gay Pride di Roma che partirà alle 16.30 da Piramide. Ignoti hanno lanciato dei petardi nell’area del villaggio ferendo lievemente due persone. Lo rende noto Anna Chiara Marignoli, responsabile della direzione artistica del Gay Village spiegando che fortunatamente “non ci sono state conseguenze gravi e la serata si è conclusa come sempre. “Non ci sono stati danni alle persone , e questo è quello che ci interessa – spiega Marignoli – Ma la cosa sconcertante è che qualcuno vuole rovinare la festa a tutte le persone che, serenamente, affollanno il Gay Village tutte le sere. Il Gay Village è un luogo pacifico di aggregazione e intrattenimento culturale e danzante, e tale deve restare nell’interesse di tutti. Il Gay Village sta dimostrando di essere patrimonio della città di Roma, della comunità gay e non solo e per questo va tutelato”. Imma Battaglia, presidente Dì Gay Project e tra gli organizzatori del Gay Village, si dice “esterrefatta di fronte a quanto accaduto nel tentativo di aggredire la comunità del Gay Village” e si augura che le forze dell’ordine al più presto sappiano dire chi sono gli autori, al momento sconosciuti. “Proprio oggi, nella giornata del Pride a Roma, che ha visto anche divisioni all’interno del movimento gay romano – conclude – ci vuole uno scatto di orgoglio in risposta a questo tentativo di aggredirci affinchè il movimento gay trovi spirito di unità contro ogni violenza. Dalla politica e dalle istituzioni mi aspetto piena e totale solidarietà nei confronti del Gay Village e della comunità omosessuale romana”.

Fonte:

Asca

Altre fonti:

Il SECOLO XIX

ADNKRONOS

Dichiarazioni 1 Luglio 2010 Monsignor Ducoli: “Gay e donne non sono stinchi di santo”

Torniamo a parlare dei troppi pestaggi omofobi che piagano la ormai esausta comunità lgbt italiana ed internazionale. di fronte ad un problema come quello della violenza omofoba, c’è chi – in un modo o nell’altro – riesce a dare la colpa alle vittime delle aggressioni, come ad esempio Monsignor Alfeo Giovanni Ducoli, arcivescovo di Belluno – Feltre, che è stato intervistato da Pontifex, che lo ha interrogato riguardo i continui pestaggi che i gay denunciano quasi ogni giorno nel mondo.

“Chi commette atti vili come quelli é un delinquente e va castigato con severità, perché il ricorso alla violenza non é mai giustificabile. Però va detto che alcune volte i gay provocano, con le loro condotte esibizionistiche, con azioni impudiche in pubblico, con atti osceni, eccitano la fantasia perversa di gente debole e qualche volta si comportano rumorosamente con troppa esuberanza per la via pubblica e questo effettivamente può determinare in alcuni sensazioni di ripulsa e di risentimento e spingerli all’aggressione. Ribadisco, – conclude Monsignor Alfeo Giovanni Ducoli – la violenza non é legittima, ma esiste in casi come questi l’attenuante della provocazione”.

Stessa discussione va fatta per le donne vittime di violenze sessuali, poiché “se anche loro aiutassero con modi di vestire più castigati sarebbe bene. Gay e certe donne non sono stinchi di santo”, conclude Ducoli.

Come molti altri suoi colleghi, il religioso sostiene che l’omosessualità di per se non è un reato, se vissuta con pentimento, ed ovviamente se non praticata fisicamente. In sostanza “non é pensabile condannare chi vive portando dignitosamente e con pazienza questa dolorosa croce”, ma va assolutamente biasimato chi vive con gioia la propria omosessualità.

Fonte:

GAYWAVE

Altre fonti:

CULTURA-GAY

Napoli 27 giugno 2010 Durante Gay Pride molesta donna e la chiama lesbica: arrestato romeno

Tentata violenza sessuale durante il Gay Pride, ieri sera Napoli: i vigili urbani hanno arrestato un cittadino romeno. Per lui l’accusa di violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo quanto denunciato dalla vittima, una donna colombiana di 24 anni che da oltre dieci anni vive a Napoli, l’uomo, in piazza del Plebiscito, mentre era in corso un concerto, prima l’ha chiamata lesbica, poi ha iniziato a toccarle il seno e dopo l’ha minacciata con un coltello. La donna ha chiesto aiuto ai vigili urbani dell’Unità operativa di Chiaia, che erano sul posto, e ha denunciato tutto. L’uomo, 25 anni, che ha cercato di reagire al momento dell’arresto, sarà processato domani per direttissima.

Fonte:

Il Mattino

Altre fonti:

Ellexelle

Grosseto, 23 Giugno 2010 Attacco fascista all’arcigay

Prima il manifesto che chiedeva al Papa la benedizione al matrimonio tra due donne. Imbrattato di notte con della vernice bianca. Poi, la porta della sede dell’Arcigay Leonardo Da Vinci scarabocchiata con una brutta croce celtica e con le scritte “Dux” e “A morte”. Un’escalation omofoba in una città che di omofobia non si è mai nutrita. E che, pur tenendo gli occhi bene aperti rispetto a questi due attacchi, continua a dire che sotto Canapone si respira tolleranza e che mai ci sono stati attacchi alla comunità gaya grossetana.

Ieri mattina, i volontari dell’Arcigay sono arrivati alla sede dell’associazione per preparare un progetto per i consultori. Quando hanno visto la porta del circolo Leonardo Da Vinci imbrattato da una grande croce celtica nera con le scritte “Dux” e “A morte”. Scritte che arrivano dopo che il manifesto gay di Gorarella è stato imbrattato con della vernice bianca. Se nel caso del cartellone ad alzare la voce sono stati soprattutto i cattolici, scandalizzati da quella richiesta al papa, nel caso dell’attacco alla sede dell’Arcigay si tratta di persone che hanno tirato fuori dall’armadio lo scheletro del fascismo. «Siamo amareggiati e allo stesso tempo decisamente arrabbiati per quanto successo – dice Alessandro Iberi presidente dell’Arcigay – viviamo un periodo sempre più triste per questo paese ma questa città non merita di essere offesa in questa maniera cosi vile perché tutti siamo umiliati, non solo l’Arcigay che è finita nel mirino di certa gente ma tutte le persone che vogliono vivere in un paese democratico che rispetta i propri cittadini e le loro libertà». Un gesto che è stato condannato anche dall’assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili del Comune Simone Ferretti. «La nostra è una città tollerante che non ha l’omofobia nel dna – dice – ma questo atto non deve comunque fare abbassare la guardia a nessuno. Queste azioni non possono essere considerate ragazzate».

A chiamare a raccolta la città è l’Arcigay, che ha organizzato per stasera alle 21.30 una manifestazione lampo davanti alla sede dell’associazione, in via Parini, e a Barbanella. «Anche 90 anni fa si cominciò con il colpire i più deboli e i più liberi – aggiunge il presidente Iberi – le associazioni, i partiti, i sindacati e i giornali per arrivare poi a schiacciare tutta la società e portare l’intero paese in un abisso dal quale avrebbe impiegato decenni per uscire. Questo, oggi, non deve ripetersi».

(Il Tirreno)

Fonte:

AZUR.ALTERVISTA

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ROMA INDYMEDIA

LA NAZIONE

Roma, 22 Giugno 2010 RAPISCE E AGGREDISCE GAY DOPO RAPPORTO SESSUALE

Il giovane ha picchiato un turista delle Mauritius che non voleva pagarlo dopo un incontro. E’ stato incastrato dalla targa della sua auto e arrestato dai carabinieri.

Preso a calci e pugni dall’uomo con cui aveva appena consumato un rapporto omosessuale. È accaduto a un 40enne delle Mauritius in vacanza a Roma. L’uomo ha conosciuto ieri sera un 22enne di Tuscania in un locale del centro storico. Dopo quattro chiacchiere sono andati via insieme con l’auto dell’italiano e si sono appartati nelle campagne di Formello.

Al termine di un rapporto il 22enne pretendeva di essere pagato. Quando l’uomo ha risposto di ‘No’, il 22enne si é letteralmente imbestialito. Lo ha preso a calcio e pugni, gli ha rubato 100 euro e lo ha spinto fuori dall’auto con cui é scappato subito dopo. Il 40enne, raggiunta a piedi via Santa Cornelia, ha citofonato ad alcune abitazioni e ha chiesto aiuto.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Formello intorno alle 6.30. Dalla targa dell’auto é stato individuato il proprietario, un pregiudicato, che dopo aver sminuito l’accaduto ha confessato. Il giovane é stato tratto in arresto, mentre la vittima é stata visitata e refertata con sette giorni di prognosi per traumi al volto e al corpo.

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LA REPUBBLICA

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NOTIZIEGAY.IT

AZUR.ALTERVISTA

Viterbo, 21 Giugno 2010: licenziato perchè gay, si va dal giudice!

Salvatore non è di certo uno che ama travestirsi da donna, né assumere leziosi atteggiamenti femminili. Ma è gay. Ha fatto outing ormai da molti anni, tant’è che da otto ha un compagno col quale convive e condivide il brutto periodo che sta attraversando da dodici mesi a questa parte. Da quando cioè l’azienda farmaceutica del nord (recentemente acquistata da una multinazionale), per la quale ha lavorato per 18 anni, lo ha licenziato in tronco.

La motivazione? Si legge che la mattina del 27 maggio 2009 “passeggiava tra le bancarelle allestite per la finale della Champions League, nei pressi dell’Arco di Augusto e dello stadio Olimpico di Roma, mentre aveva comunicato di avere regolarmente svolto la sua attività di informazione scientifica con ben nove medici. Ed anche al pomeriggio non intervistava i medici dichiarati”. L’astinenza dal lavoro si prolungava, sempre econdo l’azienda, anche per il 28 e 29 maggio.

Salvatore abita a Ostia, ma lavora nella Tuscia come informatore scientifico. Tanto è vero che il ricorso al giudice del lavoro, redatto dall’avvocato Antonella De Santis, è stato presentato al Tribunale di Viterbo e la prima udienza sarà celebrata il prossimo 28 giugno.

Sulle contestazioni dell’azienda Salvatore conferma: «Avrò fatto quattro passi tra le bancarelle, ma ho anche lavorato. Tra l’altro, la mia mansione di informatore tecnico scientifico – e questo lo dice il contratto – non prevede un orario fisso predeterminato e verificabile concretamente, in quanto le mansioni, vista la natura del lavoro svolto, sono tali da rendere impossibile l’esercizio di un efficace controllo».

E allora perché questa decisione tout court dell’azienda che in precedenza si era anche complimentata con Salvatore per essere rientrato nella top ten dell’area manager? «Sono gay e credo lo sapessero tutti da anni. Non mi sono mai nascosto, ma da qualche tempo mi venivano rivolte battutacce come “non vogliamo froci in azienda” oppure “troveremo il modo di farti fuori”. Eppure io, in diciotto anni, ho sempre tenuto un comportamento irreprensibile. Al limite, per la contestazione avanzata, potevano darmi una sanzione disciplinare, non il licenziamento. Non si può buttare in mezzo a una strada una persona di 45 anni: dove lo trovo un altro lavoro?».

«Poiché si tratta di una sanzione che priva il lavoratore e la sua famiglia dei mezzi necessari alla sua esistenza – chiarisce il legale – la Suprema Corte ha già sentenziato che il ricorso al licenziamento, sanzione massima e definitivamente espulsiva, si giustifica solo a fronte di illeciti di proporzionata gravità e non a fatti, sia pur deplorevoli, che arrecano un danno patrimoniale di tenue entità e rivestono carattere eccezionale. Che quindi non siano destinati verosimilmente a ripetersi».

Oltre a tutto questo Salvatore sul posto di lavoro, si legge nel ricorso, «è stato vittima di comportamenti discriminatori da parte di alcuni capoarea che, curiosando nel suo computer, avevano conosciuto la sua omosessualità e da quel momento lo avevano perseguitato con frasi allusive e sconce. Anzi, la sua omosessualità veniva ridicolizzata anche alla presenza di colleghi e in riunioni di lavoro scatenando l’ilarità dei partecipanti».

Sentirsi così preso di mira ha colpito duramente Salvatore, che non di rado è preda di stati d’ansia e timori, nonché di serie patologie depressive. Ora la parola spetta al giudice in quella che si preannuncia una lunga battaglia legale.

FONTE:

CENTRONLINE

ALTRE FONTI:

AZUR.ALTERVISTA

INFORMATORI.IT

Palermo, 19 Giugno 2010 CITTA’ TAPPEZZATA DI STRISCIONI CONTRO MATRIMONI GAY

Nel giorno Gay Pride, Palermo si è svegliata questa mattina tappezzata di manifesti con la scritta ‘Coppie gay: no matrimoni ed adozioni’

- Nel giorno del primo Gay Pride in Sicilia, Palermo si svegliata questa mattina tappezzata di striscioni e manifesti con la scritta ‘Coppie gay: no matrimoni ed adozioni’. Molti gli striscioni affissi in tutta la citta’, in particolare per le vie del centro (via Roma, via Liberta’, via Notarbartolo, via Paternostro, Universita’). L’iniziativa e’ di Giovane Italia, ex Azione Giovani oggi movimento giovanile del Popolo della Liberta’, che nei giorni scorsi aveva gia’ manifestato il proprio dissenso nei confronti della manifestazione in programma nel pomeriggio a Palermo. Alle 15 un corteo partira’ da piazza Magione e si concludera’ nella centralissima piazza Verdi, con l’intervento, tra gli atri, di Vladimir Luxuria.

- Nel capoluogo siciliano il primo ‘gay pride’. Gli organizzatori: la battaglia per le nostre libertà è in realtà una battaglia per le libertà di tutte e tutti. Giovane Italia ha tappezzato la città con manifesti contro i matrimoni gay.

Palermo, 19 giu. (Adnkronos/Ign) – Nel giorno del primo Gay Pride in Sicilia, Palermo si è svegliata questa mattina tappezzata di striscioni e manifesti con la scritta ‘Coppie gay: no matrimoni ed adozioni’. Molti gli striscioni affissi in tutta la città, in particolare per le vie del centro (via Roma, via Libertà, via Notarbartolo, via Paternostro, Università). L’iniziativa è di Giovane Italia, ex Azione Giovani oggi movimento giovanile del Popolo della Libertà, che nei giorni scorsi aveva già manifestato il proprio dissenso nei confronti della manifestazione in programma nel pomeriggio a Palermo. Al via alle 15 un corteo da piazza Magione diretto alla centralissima piazza Verdi, con l’intervento, tra gli altri, di Vladimir Luxuria. ”Oltre al corteo finale – si legge sul sito dedicato all’iniziativa – il Sicilia Pride 2010 prevede almeno un concerto finale con artisti di rilevanza nazionale ed internazionale, unitamente ad iniziative di carattere politico, culturale, artistico e, com’è tradizione, uno o più party di chiusura. Una festa, insomma, con la quale, mettendo al centro dell’attenzione la nostra visibilità e le battaglie per i diritti a noi negati (pari opportunità, legge contro la discriminazione, unioni civili, adozioni) la comunità LGBT si apre all’intera società civile nel tentativo non solo di costruire un dialogo duraturo ma soprattutto per far comprendere che la battaglia per le nostre libertà è in realtà una battaglia per le libertà di tutte e tutti.” “Con questa azione – dichiara Nino Costa, presidente provinciale i Giovane Italia Palermo – vogliamo evidenziare la nostra totale opposizione all’ipotesi di istituire nuovi istituti giuridici quali il matrimonio tra omosessuali con relativo diritto di adozione. Riteniamo che l’educazione dei minori spetti alle famiglie formate da un padre ed una madre. Il riconoscimento delle coppie di fatto, che alcuni deputati regionali vogliono realizzare in Sicilia, è soltanto un primo passo verso il matrimonio gay, vero obbiettivo del movimento Lgbt”.

Fonte:

ADNKRONOS

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GAYNEWS

STUDIOCATALDI.IT

COLLETTIVO GAY-ETERO

LA REPUBBLICA

Roma, 14 giugno 2010 I Radicali: ‘Gay insultato e sfrattato ora intervenga il sindaco Alemanno’

L’uomo, che occupava un appartamento al Pigneto, ha trovato le serrature cambiate e i suoi effetti personali in alcuni sacchi di plastica in fondo alle scale. Secondo l’associazione Certi diritti sarebbe stato aggredito dai proprietari di casa con insulti

“Sono stato cacciato dalla casa in cui vivevo in affitto perché sono omosessuale”. A raccontarlo è Emilio Rez, 25 anni, cantautore apparso anche al Maurizio Costanzo Show, che ad agosto scorso era stato picchiato e aggredito in piazza Re di Roma, in zona San Giovanni.

Rez collabora con l’associazione radicale Certi diritti, e da loro è partita la denuncia che si è sommata a quella, presentata da lui ai carabinieri, per violazione di domicilio, appropriazione indebita e minacce nei confronti dei proprietari dell’appartamento di via Ludovico Pavoni, nel quartiere popolare del Pigneto.

“Abitavo lì da ottobre – racconta Rez, nato a Torre Annunziata – con un contratto che i proprietari non avevano voluto registrare. Ne conservo una copia con tutte le ricevute: 600 euro al mese per 40 metri quadrati. Loro dicevano che se avessi voluto registrare il contratto, il canone sarebbe salito a 900. Mi insultavano da mesi con frasi come “frocio di m…” e minacce. “Attento a quando torni a casa” mi aveva detto il proprietario e la figlia aveva aggiunto: “Prima o poi ti cambiamo le serrature”. E mercoledì è successo davvero. Sono tornato a casa la sera: all’ingresso del palazzo c’erano sei buste dell’immondizia con una parte dei miei effetti personali. Il resto è ancora in quella casa”.

Nel palazzo al civico 53 di via Pavoni tanti ricordano Emilio, “quel ragazzo biondo e magro che vestiva con abiti vistosi” come dice un’inquilina. “Io – racconta una signora, che vive al terzo piano – giovedì mattina ho visto le buste nere”, e un’altra ancora ricorda di aver visto sabato i proprietari: “Dicevano che non pagava l’affitto”. “Ho tutte le ricevute” ribatte Rez. “Non posso nemmeno lavorare – aggiunge – e ho già perso tre spettacoli. I miei dischi e gran parte dei vestiti sono ancora in quella casa, senza dimenticare i due computer e i microfoni. Secondo i carabinieri, tutte le mie cose rimaste al quarto piano valgono 40 mila euro, ma il valore affettivo delle foto e degli altri oggetti è infinitamente più alto”.

Dall’associazione Certi diritti è partito l’appello al sindaco Alemanno perché il Campidoglio aiuti Emilio Rez. “Il Comune – ha detto l’assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso – seguirà con attenzione l’evolversi delle indagini: si chiariscano al più presto fatti e responsabilità”.

di Gabriele Isman

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Social Roma Visibile

Forum Adunanza

Padova, 12 giugno 2010  Gay e ”comunisti”, due giovani pestati a Padova

La Digos sta esaminando i filmati per risalire al responsabile

Due giovani sono stati bastonati nel centro di Padova da un uomo vistosamente irritato dal fatto che camminavano abbracciati e che, dal modo di vestire, a suo avviso non potevano che essere ‘comunisti’. E’ successo la notte di mercoledì scorso: gli aggrediti, di 27 e 31 anni, hanno riportato otto giorni di prognosi ciascuno e hanno denunciato il pestaggio alla Digos di Padova, che sta reperendo i filmati del luogo dove si sono svolti i fatti e delle zone circostanti per risalire al responsabile. L’aggressore, un giovane sui 25-27 anni, italiano, era seduto con altre persone al tavolino di un locale di Larga Europa, il ‘P.Bar’.

Al passaggio dei due, spiega il Mattino di Padova, li ha ripetutamente insultati in quanto gay e perché secondo lui dall’ abbigliamento non potevano che essere comunisti. Ad una loro richiesta di spiegazioni, li ha raggiunti colpendoli con calci e pugni.

Ad uno ha rotto gli occhiali da vista causandogli una ferita all’occhio destro, l’altro è stato colpito alla bocca e con un calcio. Gli amici dell’aggressore non l’hanno fermato, ma, secondo quanto denunciato, fattisi attorno hanno consigliato ai due malmenati di andarsene, se no sarebbe stato peggio per loro. I due giovani si sono allontanati e hanno chiamato la polizia, che è immediatamente intervenuta, ma nel frattempo al bar non c’era più nessuno. Indagini sono in corso per individuare l’ autore del pestaggio e le persone che erano con lui.

Fonte:

ANSA

Altre fonti:

TGCom

Il Mattino di Padova

Com’è andata a finire:

Pestati perchè gay, individuato l’aggressore: è un ultrà del Padova

Gay: pestati a Padova individuato responsabile è un ultrà

Milano 08 giugno 2010 Raid in via Novara, ferite tre trans

“Una vendetta per le condanne ai rom”

Tre slavi erano stati condannati due giorni prima per averle rapinate e picchiate

In aula le minacce ai testimoni: “Vi tagliamo le teste e le appendiamo agli alberi”

Avevano giurato vendetta. «Vi tagliamo le teste e le appendiamo agli alberi di via Novara», avevano urlato contro le trans nell’aula del processo, pochi minuti dopo la sentenza, giovedì scorso, che aveva condannato i loro parenti, tre nomadi slavi, a pene fino a nove anni di carcere per rapine e violenze a colpi di bastone, proprio in via Novara. E la promessa di vendetta si è concretizzata in un raid punitivo che ha colpito prima Camilla, transessuale brasiliana di 30 anni, poi Fernanda e Laila, altre due trans che con la loro presenza in tribunale hanno sostenuto fino alla sentenza la lotta delle amiche che avevano denunciato i loro aguzzini.

Di fronte al Boscoincittà è stata aggredita per prima Camilla. All’una di notte vede un furgone rosso che si avvicina e si ferma. Dall’interno partono i primi insulti, poi scendono in due e iniziano a spingere e colpire a pugni. Camilla finisce a terra e si ritrova piena di sangue e col setto nasale rotto. Viene medicata al San Carlo, poi rifiuta il ricovero perché avrebbe dovuto restare nel reparto maschile dell’ospedale. «Non so in quanti fossero a bordo del camioncino ha raccontato Due però sono scesi, erano slavi. Hanno iniziato a colpirmi. Li hanno visti anche dal baracchino dei panini lì vicino, ne sono certa».

Ma per i trans di via Novara avere testimoni non significa automaticamente aiuto nei processi: un negoziante e due avventori di un bar di via Novara, infatti, avevano cercato di coprire gli aguzzini fornendo loro un alibi che al dibattimento si è rivelato falso, e perciò sono stati denunciati per falsa testimonianza. Camilla, giovedì scorso, era in tribunale insieme alle altre ragazze di “Samantha”, l’associazione che riunisce le transessuali per difenderle da sfruttamento e aggressioni e per fornire assistenza legale. E in tribunale, a festeggiare la sentenza, c’erano anche Fernanda e Laila, le altre due vittime del raid di ieri notte in via Novara.

Sono le tre. In fondo alla via, verso Figino, il furgone rosso ricompare e l’aggressione si ripete. Le due trans vengono rapinate e spintonate, poi colpite a pugni. Ferite in maniera meno grave di Camilla, decidono di non andare in ospedale. Impaurite, scelgono anche di non fare denuncia, almeno per il momento. «Camilla si è già rivolta alla polizia spiega l’avvocato Debora Piazza, legale delle trans e garante dell’associazione Samantha le altre due ragazze sono spaventate ma le convinceremo e le aiuteremo».

Al processo le vittime del gruppo di slavi hanno ottenuto risarcimenti per circa 40mila euro. E ora, di fronte alle ritorsioni, non intendono lasciarsi intimidire. «Non ci fermeranno con queste aggressioni – dice ancora l’avvocato Piazza – per averla vinta dovranno fermare anche me. La condanna di giovedì scorso è la prima e deve far capire che non ci sarà più impunità per chi aggredisce persone indifese come i trans».

Di Sandro de Riccardis

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Province italiane


Roma, 06 giugno 2010 La trans morta molestata da Tagliente

La procura indaga sui rapporti tra Roberta e il carabiniere del caso Marrazzo. Natalì pestata da un cliente

Una morte e un’aggressione. Non c’è pace per le trans del caso Marrazzo. Roberta, il viado trovato morto venerdì pomeriggio, veniva tormentata da Carlo Tagliente, uno dei militari arrestati per il caso Marrazzo. Natalì, invece, la trans che era con Marrazzo nel pomeriggio in cui fu girato il video, è stata picchiata nella notte tra venerdì e sabato da un cliente. Tutto nella stessa zona, tutto in poche ore.

Andrè Magalhaes, 26 anni, brasiliana, per i clienti Roberta, per le sue amiche trans, Fofinha. La sua morte sembra un suicidio, ma la procura di Roma ha aperto un’inchiesta e chiesto accertamenti più approfonditi per ricostruire, anche con i tabulati telefonici, le sue ultime ore. Una ragazza fragile, la descrivono le amiche di via Due Ponti. Fino a poco tempo fa Roberta abitava lì, nel palazzo di Brenda, l’altra trans coinvolta nello scandalo, trovata morta nel suo appartamento il 20 novembre scorso. Il vizio della droga, quello dell’alcol e, spesso, anche gli ansiolitici. Circa un anno fa, Roberta aveva avuto un problema con Tagliente. Una questione di soldi, di permesso di soggiorno, di documenti, ha spiegato Rachele, amica della vittima, recentemente sentita in incidente probatorio per le rapine che aveva subito dai carabinieri della compagnia Trionfale. Accuse che i legali del militare, ora ai domiciliari, bollano come “accostamenti strumentali”. Ma Rachele non è l’unica a sapere dei dissapori tra Tagliente a Roberta, anzi. “I carabinieri facevano così con chiunque – spiega Thaynna – lei era debole e si accanivano”. Addirittura, secondo alcune trans, Roberta avrebbe trascorso una notte con l’ex presidente della Regione Lazio.

Tutto in pochi metri. Vicino al luogo dove Roberta si è tolta la vita, nelle primissime ore di sabato, Natalì è stata aggredita da un cliente. Una lite in cui la trans e un pregiudicato 35enne di Montelibretti, vicino Roma, se le sono date di santa ragione, secondo i carabinieri del nucleo radiomobile che sono intervenuti. Con la sola differenza che il cliente non ha voluto andare all’ospedale e la brasiliana sì. E che lei ha avuto la peggio. Tanto che l’aggressore è stato denunciato per lesioni personali aggravate. Epilogo che sembra accreditare la versione di Natalì che, dal suo letto in ortopedia, ha raccontato di “un’aggressione bruttissima”.

Al suo avvocato, Antonio Buttazzo, ha detto di essere stata avvicinata da un uomo distinto mentre si prostituiva vicino alla moschea dei Parioli. “Sei Natalì?”. “No, mi chiamo Vanessa”, ha mentito. Ma l’uomo l’ha fatta salire comunque. Direzione via Gradoli, casa di Natalì. A un certo punto, la trans si è accorta che quell’uomo aveva qualcosa di strano e ha chiesto di essere riportata “al lavoro”. Lui ha acconsentito, ma ha detto di dover prima fare benzina. Una volta alla stazione di servizio, si è accanito su di lei. Prima con una mazza di acciaio che aveva in macchina, poi con un bastone che ha trovato a terra mentre, in preda al delirio, è uscito per andare a picchiare il viado dal lato del passeggero. “Ora chiama Marrazzo”, le urlava. Natalì, ha cercato di difendersi, ma ha perso i sensi. Si è svegliata solo all’arrivo dei carabinieri.

Ora si ritrova con un trauma cranico, escoriazioni molto profonde in tutto il corpo, una sospetta frattura al braccio e una diagnosi da 30 giorni. Non riesce a trovare le chiavi di casa. E la tranquillità: “Voglio solo sapere che cosa è successo”, continua a ripetere in lacrime.

Di Maria Elena Vincenzi

Fonte:

La Repubblica