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Osservatorio Omofobia 2010

Stampa 23 novembre 2010: Omosessualità, il Papa nel libro-intervista: “Mai moralmente giusta”

“Il libro-intervista di Benedetto XVI, Luce del mondo, continua a far discutere. Ratzinger rimarca che “l’omosessualità non è moralmente giusta, perché è contro la natura di quello che Dio ha voluto”. Grillini: “E’ contro natura chi non accetta la diversità”

Città del Vaticano – Dopo quella sui preservativi anche questa riflessione del Papa farà discutere, e non poco. Non stamo parlando di un discorso o di una battuta raccolta dai giornalisti ma di quanto ha detto Benedetto XVI a proposito dell’omosessualità nel libro-intervista “Luce del mondo” del giornalista tedesco Peter Seewald.
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L’omosessualità è “una grande prova” di fronte alla quale una persona può trovarsi, “così come una persona può dovere sopportare altre prove”. Ma “non per questo diviene moralmente giusta”. Nel capitolo 14 del libro si legge: “Se qualcuno presenta delle tendenza radicate omosessuali profondamente radicate – ed oggi ancora non si sa se sono effettivamente congenite oppure se nascano invece con la prima fanciullezza – se in ogni caso queste tendenze hanno un certo potere su quella data persona, allora questa è per lui una grande prova, così come una persona può dovere sopportare altre prove”.

Gli omosessuali vanno rispettati Benedetto XVI sottolinea che gli omosessuali vanno rispettati come persone che “non devono essere discriminate perché presentano quelle tendenze. Il rispetto per la persona è assolutamente fondamentale e decisivo. E tuttavia – osserva il Papa – il senso profondo della sessualità è un altro. Si potrebbe dire, volendosi esprimere in questi termini, che l’evoluzione ha generato la sessualità al fine della riproduzione”. “Si tratta – prosegue più oltre Benedetto XVI – della profonda verità di ciò che la sessualità significa nella struttura dell’essere umano”.

Pratica non è moralmente giusta Parlando poi della l’omosessualità come di “una grande prova” che una persona può trovarsi a sopportare, il Papa rimarca che “non per questo l’omosessualità diviene moralmente giusta, bensì rimane qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto”.

Inconciliabile con il sacerdozio “L’omosessualità non è conciliabile con il ministero sacerdotale, perché altrimenti anche il celibato come rinuncia non ha alcun senso”, scrive il Papa. “Sarebbe un grande pericolo se il celibato divenisse motivo per avviare al sacerdozio persone che in ogni caso non desiderano sposarsi, perché in fin dei conti anche il loro atteggiamento nei confronti di uomo e donna è è in qualche modo alterato, ed in ogni caso non è in quell’ordine della creazione del quale abbiamo parlato”. “È necessario – aggiunge ratzinger – usare molta attenzione affinché il celibato dei preti non venga identificato con la tendenza all’omosessualità”.

Grillini: contro natura chi non accetta diversità “Ventiquattro anni fa, in una pastorale, Ratzinger, in qualità di prefetto del Santo Uffizio, definì disordinate le persone omosessuali. Pensavamo che da allora il Papa e il Vaticano avessero cambiato idea e si fossero accorti della trasformazione della società e della sua modernizzazione. Ci siamo sbagliati. Oggi dal disordinati si è passati, addirittura, al medievale contro natura”. Lo afferma in una nota il responsabile diritti civili e associazionismo dell’Italia dei Valori, Franco Grillini. “Quello di natura – continua – è un concetto meramente culturale che, come una coperta stretta, ciascuno può tirare dalla sua parte. L’omosessualità esiste in natura, e qualsiasi naturalista lo sa bene. L’unica cosa che è veramente contro natura è l’incapacità di accettare la diversità che rappresenta un grande e positivo fattore umano”.

Arcigay: umilia milioni di persone “Le parole del Papa sull’omosessualità – dichiara Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay – umiliano milioni di vite che quotidianamente fanno i conti, in tutto il mondo, con l’oltraggio della discriminazione”.”

Fonte: ILGIORNALE

Stampa 14 aprile 2010: Fede insulta Vendola: ma chi è il “poveretto”?

““Vendola è un poveretto”. E ancora: “Va capito davanti e… di dietro perché uno non è che davanti dice una cosa e poi di dietro ne fa un’altra. Lui la fa davanti e di dietro”. Per poi proseguire con: “Se vado in cella speriamo che mi venga a trovare, però io mi paro il c…”. Parola di Emilio Fede, durante la trasmissione radiofonica La zanzara. Il tutto con il solito atteggiamento, un misto tra lo smemorato, lo sbadato, l’ironico sopra le righe, l’uomo di mondo, o chi si prende poco sul serio. Insomma, da chi veste solo in camicia rosa e maglione blu. Il tono della voce va di pari passo. La sostanza no.

È il suo stile da venti e passa anni libero di colpire ovunque e chiunque, grazie anche alla complicità di chi l’ha preso poco sul serio. Di chi ha riso. In passato ha massacrato Romano Prodi, fatto battutacce su Piero Fassino o Rosy Bindi. L’aspetto fisico o delle presunte diversità, i suoi bersagli preferiti. Ieri è toccata a Nichi Vendola reo, durante un discorso, di aver definito il direttore del Tg4, assieme a Valter Lavitola, Lele Mora e Gianpi Tarantini dei “procacciatori di cocaina e di escort, sono l’antropologia di quello che gira attorno al nostro premier. All’esercizio di onnipotenza che questo vecchio maschio pensa di poter imporre come stile della politica… Quattro vecchi maschi un po’ rimbecilliti possano, con la loro volgarità, entrare dentro la politica e sporcarla tutti i giorni”.

Correzione: rispetto a Emilio Fede non viene mai associata la cocaina. In quanto al resto, si aprono delle voragini. A partire dal suo “sodalizio” con Lele Mora. Questo è il tono di un’intercettazione del 19 agosto del 2009. Mora: guarda… eh… specie di cornacchione che non sei altro…
Fede: (ride) vecchia cornacchia.
Mora: vecchia cornacchia… si dice cornacchia sì, vecchio no… allora…”

Tra i due c’era un rapporto stretto, strettissimo, fatto di donne, consigli e soldi. Tanti soldi. Con il giornalista accusato dallo stesso agente dei vip di aver preteso una notevole cresta sugli euro elargiti dal premier: un milione e due sui 2,8 ottenuti per evitare il fallimento della LM management. Fede nega la cifra, ne dà una decisamente più bassa, ma intanto gli inquirenti hanno accertato 350 mila euro: 200 mila da un conto svizzero e 150 mila in assegni circolari. Poi si giustifica: “Me li doveva. Mi dispiace molto per Lele Mora, farei qualunque cosa nelle mie possibilità per aiutarlo nonostante le accuse che mi ha rivolto”. Chissà se Lele Mora vorrebbe un suo aiuto?

La situazione è complicata, per lo stesso Fede. Berlusconi da tempo lo ha emarginato, ai suoi più stretti collaboratori ha dato un input: basta, non fatemelo vedere. In redazione si è sollevato più di un mugugno, con alcuni giornalisti preoccupati di perdere credibilità professionale, mentre il sindacato interno mesi fa ha scritto un documento per ottenere delle risposte sulle inchieste che lo coinvolgono. Quindi il recente “no” ricevuto la settimana scorsa da Pescara, dove era in programma una tappa del Miss Gran Prix e Mister Italia: una sfilata di giovani, con Fede presidente della giuria. Come ai (suoi) bei tempi, quelli di Ruby. Dodicimila euro il budget messo a disposizione dall’amministrazione comunale sotto la voce “iniziativa culturale”. Qualcuno non l’ha ritenuta tale e Fede è dovuto rimanere a casa.

E ancora i pessimi, se non finiti, rapporti con due suoi ex amici, Daniela Santanchè e Flavio Briatore. I due in un’intercettazione lo definiscono un “figlio di put… Gentaglia”. Il riferimento era ai soldi sottratti a Berlusconi. Sempre money. Briatore lo sa bene. Il signor Gregoraci, nei primi anni ’80, era a capo di quello che i giudici hanno chiamato “il gruppo di Milano”: partite a poker truccate per spennare polli. Il gioco s’interrompe con una retata, una serie d’arresti, un’inchiesta giudiziaria e un paio di processi. In mezzo anche Fede, assolto per insufficienza di prove. Forse, allora, non era ancora una vecchia cornacchia.”

Fonte: ILFATTO QUOTIDIANO

 

Stampa, 2 novembre 2010: Ruby, Berlusconi attacca gli omosessuali “Meglio guardare ragazze che essere gay “

“Ruby, Berlusconi attacca gli omosessuali “Meglio guardare ragazze che essere gay ”
Il premier riferendosi al caso della giovane marocchina: “Avrei da sistemare una certa Ruby…”. E poi: “E’ una tempesta di carta, si risolverà”. Il monito: “Non leggete più i giornali, imbrogliano”. E rilancia sulle intercettazioni

Ruby, Berlusconi attacca gli omosessuali “Meglio guardare ragazze che essere gay ” Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

MILANO – Sulla vicenda delicatissima 1 che lo ha investito bei giorni recenti Berlusconi non dà alcun chiarimento. Né sulla telefonata in Questura né sulle feste di Arcore. Sceglie la strada della battuta omofoba, che di lì a breve solleverà un polverone 2: “Quello che ho fatto è stato per bontà, poi se a volte mi capita di guardare una bella ragazza… meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”. All’inaugurazione del Salone del ciclo e motociclo alla Fiera di Milano-Rho, il premier insiste nel minimizzare. E la butta sullo scherzo: “Ho un problemino, avrei da sistemare qualcuno in questi stand, una certa Ruby…”. Poi attacca i giornali e rilancia la legge sulle intercettazioni. Intanto Ruby, la ragazza al centro della storia, parla e racconta 3 l’incontro con il Cavaliere. Mentre la battuta sui gay fa il giro del mondo 4.

Ruby: “Tempesta di carta”. “Tutto si risolverà in una tempesta di carta: vedrete che alla fine verrà fuori che non è stato altro che un atto di solidarietà che mi sarei vergognato di non fare, e invece l’ho fatto, lo faccio continuamente perché sono fatto così da sempre”, ha detto Berlusconi, riferendosi alla vicenda di Ruby. “Da sempre – ha proseguito – conduco un’attività ininterrotta di lavoro, se qualche volta mi succede di guardare in faccia qualche bella ragazza… meglio essere appassionati di belle ragazze che gay”.

Intercettazioni: stop a chi le pubblica. Dopo aver invitato a non leggere più i giornali, che “imbrogliano”, Berlusconi rilancia la sua crociata contro le intercettazioni: “Presenteremo un provvedimento di iniziativa parlamentare riguardo al fermo dei media da 3 a 30 giorni per chi le pubblica”.

Nel dettaglio, il Cavaliere preannuncia un provvedimento in tre punti: “L’ ultilizzo di questo strumento dovrà essere limitato al terrorismo internazionale, alle organizzazioni criminali, alla pedofilia e agli omicidi; le intercettazioni non potranno essere prodotte come prove né dalla accusa né dalla difesa; chi pubblicherà il testo di intercettazioni dovrà subire un fermo del suo media da 3 a 30 giorni”.

Governerò tre anni. “Dovete essere tranquilli, il governo ha la maggioranza e ha intenzione di arrivare fino alla fine della legislatura”, ha concluso il presidente del Consiglio. “La cosa peggiore e più negativa – ha aggiunto – sarebbe affrontare una campagna elettorale in cui tutti si affronterebbero con la massima ferocia e la gente direbbe ‘perche’ a due anni dalle elezioni vi abbiamo votato?’ e allora avrebbero ragione a non andare a votare”.”

Fonte: REPUBBLICA

 
Poetto, 5 Agosto 2010 Baci gay, i bagnanti chiamano il 112

L’episodio è avvenuto lunedì scorso, nella zona dell’ottava fermata del Poetto, di fronte alla Torre spagnola.

Max si aggiusta il ciuffo di capelli neri e cerca di riordinare le idee: «Quando ho visto le divise in mezzo alla sabbia, che si dirigevano verso di noi, ho pensato ci volessero rimproverare perché stavamo giocando a pallavolo». Il motivo invece era un altro. Poco prima aveva baciato il compagno sulla battigia. Poi un abbraccio accompagnato da qualche carezza sul viso. E due bagnanti, che hanno notato la scena, hanno chiamato il 112.

L’EPISODIO Sono le 19.30 di lunedì quando all’ottava fermata del Poetto, nel fazzoletto di spiaggia che guarda da vicino la Torre spagnola, arriva una gazzella dei carabinieri. A chiedere l’intervento, pare con più di una telefonata, è stato un uomo che insieme a un’amica ha assistito alla scena. «Ci sono dei bambini, state dando uno spettacolo indecente». I militari chiedono i documenti alla coppia di ragazzi, identificano anche le due persone che hanno chiamato il 112, poi vanno via.

GLI INSULTI Nelle orecchie di Max («no, il cognome non scrivetelo, in famiglia non tutti sanno che sono omosessuale») però rimane anche un grappolo di insulti: «Ci hanno detto che siamo due esseri spregevoli, e che non potevamo capire le loro preoccupazioni e il perché di tutto quello visto che non possiamo avere bambini». Ventinove anni, cagliaritano, commesso in un grande centro commerciale, racconta gli ultimi minuti di una giornata al mare ormai agli sgoccioli: «Eravamo arrivati dopo pranzo, mano nella mano, insieme ad altri amici. Saremo stati una dozzina, sia omo che eterosessuali. Ci siamo baciati, abbracciati come fa una coppia qualunque. Niente di cui vergognarsi, sono il primo a non ostentare queste cose e ad evitare di accarezzare il mio compagno di fronte a bambini piccoli, per evitare domande imbarazzanti ai genitori».

GAY PRIDE Rifiuta le etichette, ma il suo modo d’essere potrebbe essere definito da gay moderato: «Ho partecipato al Gay pride e ad altre manifestazioni, certo, ma non mi piace quel modo di chiedere le cose. Penso che si possano ottenere anche in altre maniere, senza urlare e con un comportamento più soft». Altri episodi simili? «Mai, neanche una volta. Insulti, quelli sì. A volte per strada mi dicono “finocchio” (in realtà usa un’espressione cagliaritana, decisamente più colorita e offensiva) ma io rispondo: “non mi stai dicendo niente di nuovo”».

I carabinieri, dopo aver chiesto gentilmente a lui e Alex, il fidanzato trentacinquenne, di avvicinarsi all’auto di servizio, sono risaliti sulla gazzella e sono andati via. Non prima di aver domandato, alle persone che avevano chiesto il loro intervento, se avessero intenzione di presentare una denuncia per «atti osceni in luogo pubblico». La risposta è stata negativa, ma Max aggiunge: «Sono rimasto turbato da questo episodio, non credevo che in giro ci fosse tanta gente omofobica. Ci hanno trattato come spazzatura, siamo stati umiliati e ridicolizzati solo per esserci dati un bacio, oltretutto in un tratto di spiaggia che storicamente è frequentato da omosessuali e dove non c’è mai stato un problema di questo tipo».

FONTE:

GayNews.it

Altre Fonti:

UnioneSarda

Ellexelle

Pesaro, 3 Agosto 2010 Aggrediti e insultati durante bacio

Due ragazzi gay sono stati aggrediti e insultati a Pesaro mentre si baciavano nei pressi di un locale notturno. Il fatto e’ stato segnalato ai carabinieri. Gli aggressori – denuncia il circolo Arcigay Agora – sono due ragazzi e una ragazza, che avrebbe aizzato gli amici e colpito K.R con una bottiglia rotta. I due maschi hanno spintonato F.C., facendolo cadere a terra, e poi si sono scagliati contro K.R., prendendolo a pugni al grido di ”Finocchio di m…”: il giovane ha riportato ferite guaribili in 20 giorni. Sostenute dall’Arcigay le vittime sporgeranno querela contro ignoti.

FONTE:

Ansa.it

Altre Fonti:

NotizieGay.it

IlSussidiario

ArciGay.it

Ellexelle

Trento, 21 Luglio 2010 “Mi ha aggredito”, sotto accusa il titolare di un pub

Uno studente universitario denuncia il titolare di un pub per aggressione. Breno Menini, italo-brasiliano di origini trentine, spiega le circostanze: «Sono stato aggredito solo per un pregiudizio che vuole l’immagine dell’omosessuale legata a quella del pervertito». Il giovane sarebbe stato picchiato nel corso di una festa organizzata dall’Arcigay il 10 luglio scorso. In Facebook la solidarietà del Tavolo Lgbt (Lesbico, gay, bisessuale, transessuale e transgender).

«Sono omosessuale, lo sanno tutti, sia i miei familiari in Brasile che i miei vicini di casa qui a Trento. Ma non per questo sono un pervertito. Molti pensano che essere gay significhi essere pervertiti, forse è per questo che mi hanno picchiato». Breno Menini (nella foto a fianco) , studente universitario, ha presentato denuncia contro l’uomo che, durante una festa gay in un bar di Trento, gli ha messo le mani addosso, colpendolo con calci e pugni. La festa, che si è tenuta lo scorso 10 luglio, era organizzata dall’Arcigay. «L’unica mia colpa è di essere andato in bagno assieme ad un ragazzo. A quella festa sono arrivato con una mia amica tedesca e con un amico iraniano. Abbiamo ballato in pista – racconta Breno, 26 anni, prossimo alla laurea in Beni culturali – lì ho conosciuto un ragazzo trentino. Dovevo andare in bagno, lui mi ha seguito ma non ho visto nulla di male in ciò. Dopo qualche minuto qualcuno ha bussato con forza alla porta della toilette. Il ragazzo ha aperto ed è uscito. Non ho fatto in tempo a superare la porta: il titolare del bar mi ha spinto contro la parete e colpito con calci e pugni. Non mi rendevo conto di cosa stesse accadendo. Sono riuscito a scappare e a chiamare i carabinieri. La pattuglia è arrivata subito e ha sentito sia il mio racconto che la versione dei fatti del gestore del bar. I miei amici mi hanno accompagnato al pronto soccorso, dove sono stato medicato per contusioni. Ho avuto quattro-cinque giorni di prognosi. Il martedì successivo sono andato dai carabinieri e ho presentato denuncia per quella che considero un’aggressione omofoba». L’aggettivo «omofobo» pare quasi una contraddizione nel contesto in cui si è sviluppato l’episodio: la festa era organizzata dall’Arcigay, dunque il titolare del bar era al corrente che la maggior parte dei partecipanti sarebbe stata omosessuale. Per quale motivo aggredire un gay durante una festa gay? Breno Menini spiega il perché abbia parlato di omofobia. «Per molte persone la parola gay è sinonimo di perversione, di qualcosa di “poco pulito”. Due maschi che entrano nel bagno assieme, secondo questa forma di pregiudizio, fanno cose da pervertiti. Non è così. Non ho fatto niente di sbagliato in quel bagno. Credo che il titolare del bar abbia pensato male, il mio atteggiamento è stato frainteso. Ma non doveva mettermi le mani addosso. Se gli ha dato fastidio che io sia entrato in bagno con un altro uomo, poteva dirmi di uscire dal locale e di non farmi più vedere». Sull’accaduto Breno Menini ha ricevuto la solidarietà del Tavolo Lgbtq Trento (lesbico gay bisessuale trans e queer), ma non dell’Arcigay. «Un loro rappresentante mi ha detto che nessuno ha visto la scena e che quindi non possono prendere posizione – aggiunge Breno – La mia preoccupazione è che questo fatto, ed altri simili successi ad altri ragazzi, rimangano senza voce e nell’indifferenza».

FONTE:

Gaynews.it

Altre fonti:

Ellexelle

Spresiano (TV), 21 Luglio 2010 “Via i gay dal Piave, sono malati e deviati”

La crociata estiva in Veneto si intitola ‘Estate sicura’ e parte dal comune di Spresiano, dove il sindaco Riccardo Missiato, ex democristiano a capo di una lista civica trasversale, ha disposto il ‘coprifuoco’ per gay, lucciole e trans che si incontrano sul greto del Piave.

A preoccupare il sindaco sono soprattutto i ritrovi gay, ampiamente pubblicizzati in internet. L’amministrazione comunale del piccolo comune della destra Piave ha così disposto un servizio di sicurezza che partirà domani, nel quale saranno coinvolte tutte le forze dell’ordine fino al 22 settembre prossimo.

“I gay sono malati e deviati, hanno bisogno di aiuto psicologico” – dice il sindaco – dobbiamo scoprire dove sono e identificarli, e se sono clandestini devono venir espulsi. I cittadini li hanno visti sul Piave, sulla Pontebbana e nei parchi pubblici. Dire che queste pratiche sono vergognose è poco, siamo al degrado morale. E i gay non devono invadere la libertà altrui: sono stato a verificare, li ho visti che si appartavano. Ma controlleremo anche i tanti trans che prendono in subaffitto gli appartamenti per prostituirsi. Dobbiamo recuperare certi valori e la nostra morale”.

“Questa non è la prostituzione femminile, questa è maschile e non può passare inosservata – sottolinea Missiato – il Piave ha anche un valore simbolico, c’è un monumento degli artiglieri circondato da preservativi, guanti, salviette”.

“Transenneremo la zona, contestando divieti di sosta e atti osceni – conclude il sindaco di Spresiano – la situazione è diventata intollerabile”.

La decisione del primo cittadino sta sollevando problemi in giunta. Il Pd si dissocia.

FONTE:

TribunaTreviso

Altre Fonti:

ImbarcoImmediato

Piemonte.Indymedia

L’AltraNotizia

Ellexelle

Torre del Lago, 17 Luglio 2010 Bacio gay, e il bagnino minaccia la multa

Baciarsi in riva al mare, dietro le spalle le dune della riserva naturale. Spiaggia libera della Lecciona, giovedì di vacanza per due gay trentenni, milanesi e innamorati. «Ma che fate? ci sono le famiglie…». Il bagnino apostrofa i due. Segue discussione, e il guardiaspiaggia ventila una possibile «multa». Perché due maschi, questo il nocciolo della reprimenda, non si baciano in pubblico.

La storia fa rapidamente il giro della comunità omosessuale, tra i locali della Marina. «È inaccettabile – commenta Alessio De Giorgi, titolare del MamaMia e direttore del portale “Gay.it” -: chiediamo che il Comune revochi l’incarico alla società che gestisce il servizio di guardiaspiaggia». In vista, per domenica, anche un appuntamento di protesta: «Stiamo pensando di organizzare un “kiss-in” alla Lecciona», annuncia De Giorgi.

«Il bagnino mi ha spiegato di essere intervenuto perché c’erano i bambini, le famiglie…». A confermare l’accaduto è Pierluigi Teani, massese, titolare della “Blu service”, società individuale cui il Comune di Viareggio ha dato in affidamento diretto il servizio di vigilanza in mare sulla spiaggia libera più bella della Versilia. «D’altra parte – prosegue Teani – il mio personale ha anche l’incarico di controllare che in riva al mare non avvengano atti che siano fuori posto».

Ciò detto, continua Teani, «ho detto ai ragazzi di non esagerare. Ho spiegato che le famiglie lo sanno quello che trovano in quella spiaggia…». I due ragazzi redarguiti – dice De Giorgi – «hanno raccontato l’accaduto stupiti. Sapevano di essere nella Versilia “friendly” con la comunità omosessuale e invece si sono sentiti umiliati davanti a tutti».

L’invito di Teani è ad abbassare i toni: «Non mi sembra il caso di fare scintille – continua -: nessuno ha voluto offendere nessuno. Se vogliono le scuse, faremo le scuse. In fin dei conti i nostri ragazzi hanno solo il limite di non aver capito l’atmosfera del posto. Non conoscono ancora l’ambiente… Posso garantire che non accadrà più».

La Lecciona, però – sottolinea De Giorgi – «non è come la descrive Teani. È una spiaggia libera, all’interno di una riserva naturalistica, frequentata da stranieri, italiani, turisti ospiti dei camping. Singoli, etero, gay, lesbiche, famiglie, bambini, viareggini. In una pacifica convivenza. Da sempre».

FONTE:

Il Tirreno

Altre fonti:

SpazioForum.net

Ara21

Ellexelle

Bari, 16 Luglio 2010 “Puttanella lesbica infetta”. Denuncia di Enrico Fusco

E’ la terza volta nel giro di qualche settimana che i muri di Via Trento a Bari vengono imbrattati con pesanti insulti di stampo omofobico rivolti ad una ragazza. Questa volta dopo due interventi di pulitura e la comparsa di nuove scritte a caratteri molto grandi ed evidenti ed in più punti della strada in cui evidentemente vive la vittima del vandalo, della questione si interessa la Digos. Alla polizia si è rivolto Enrico Fusco, di Arcigay.
Fonte:

NOTIZIEGAY

Milano, 15 Luglio 2010 I gay non possono donare sangue. Un altro ospedale chiude le porte

Il servizio trasfusionale del Gaetano Pini chiude ai gay, e si aggiunge alla lista di ospedali italiani che non accettano sangue da uomini dichiaratamente omosessuali. Un cambio di rotta, quello del nosocomio milanese, sperimentato sulla propria pelle da un ragazzo, donatore “storico” nella struttura, che ha denunciato la vicenda sul suo blog e su Facebook.”Arrabbiato, amareggiato, deluso e triste” si definisce oggi Gabriele, che da 8 anni donava regolarmente il sangue, tanto da entrare in una lista dei donatori che avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento (avendo superato i 20 prelievi). Una vicenda sulla quale ha subito deciso di intervenire Paola Concia, deputata Pd, che presenterà un’interrogazione al ministro della Salute, nella quale riporterà una serie di statistiche che dimostrano chiaramente come non ci sia alcun fondamento scientifico a questa decisione del Gaetano Pini: “E’ ora che le cose cambino”, dice la deputata. L’interrogazione sarà firmata anche da Livia Turco, ministro della Salute dal 2006 al 2008. Il racconto che Gabriele fa, sul suo blog, è quello di una persona che si è sentita offesa e discriminata. “Stamattina sono andato a donare il sangue, come da otto anni a questa parte, come oltre venti donazioni già fatte. Le infermiere, gentili e simpatiche come sempre, mi danno da compilare il solito foglio con domande su eventuali contatti con sangue infetto, sulle abitudini sessuali, su viaggi all’estero, nell’attesa della visita con la dottoressa responsabile”. Tocca alla responsabile informare Gabriele delle nuove direttive: “Mi guarda dritto negli occhi ma è un po’ titubante. ‘Gabriele è già da un po’ che volevo parlarti ma non ho avuto occasione.

Concia: “In Italia 9 milioni di persone vanno a prostitute, loro possono donare e i gay no?”

Come sai ci siamo uniti al Policlinico, adesso dipendiamo da loro. Le direttive del Policlinico sono chiare, non possiamo accettare donatori omosessuali. Io non sono d’accordo, ma devo rispondere a dei superiori. Mi dispiace tantissimo. Io oggi non me la sento e non posso farti donare”. Gabriele ha una relazione stabile, e ha sempre dichiarato, negli 8 anni passati, di essere gay. “Non potevo credere alle mie orecchie – sottolinea il giovane – fino a ieri il mio sangue andava benissimo, anzi mi chiamavano pure a casa se magari facevo passare troppo tempo tra una donazione e l’altra, è andato bene per oltre venti volte e oggi non va più bene? Vi ho dato nove litri in otto anni e adesso non posso? E perché poi? Solo perché sono gay?”. Una posizione che la responsabile del servizio, Elena Biffi, conferma via e-mail a un utente che le chiede lumi: “Dopo l’integrazione del nostro Servizio Trasfusionale con il Centro Trasfusionale della Fondazione Policlinico, avvenuta lo scorso aprile, abbiamo adottato i medesimi criteri di selezione dei donatori, che attualmente non ammettono alla donazione persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con persone di sesso maschile”. Lo stesso Policlinico di Milano, negli anni passati, aveva risposto ad altri utenti che si erano lamentati di questa situazione, confermando “la validità dei suoi protocolli”. Paola Concia reagisce con un misto di stupore e rabbia, e stenta a credere che, ancora oggi, ci siano ospedali pronti a chiudere le porte in faccia ai gay: “Questa è una violazione del principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione. Sulla base dei dati scientifici ufficiali, siamo in grado di dire che non c’è alcun fondamento a questa direttiva dell’ospedale”. Tra le statistiche che saranno allegate all’interrogazione, una stima dell’Istituto Superiore di Sanità relativa al 2008: nel 44,4% dei casi, la trasmissione del virus è avvenuta con un rapporto eterosessuale; nel 23,7% dei casi, invece, c’è stato un rapporto omosessuale o bisessuale. Un trend che trova conferma anche nei dati dell’OMS, a livello mondiale. “In Italia – attacca la deputata lesbica – ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. E’ ora di farla finita. Se è vero che le Regioni hanno una loro autonomia, questo non vuol dire che si possano discriminare le persone omosessuali”. Livia Turco, quando era ministro della Salute, si occupò di un caso analogo. “Feci fare delle verifiche – ricorda la Turco – e deplorai il comportamento della struttura. Era un provvedimento immotivato e grave. La conclusione dei nostri accertamenti fu che nel nostro ordinamento non c’è nessuna direttiva che discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Insomma, quella norma non aveva alcuna ragion d’essere”. La Turco scrisse una lettera al Centro nazionale Aids e arrivò a prendere posizione contro “una decisione discriminatoria e immotivata”. Anche per Rosaria Iardino, presidente del Network Persone Sieropositive 1, si è davanti ad un provvedimento che non alcun fondamento scientifico: “La lettera scritta dalla Turco fu molto importante perché, di fatto, chiariva che non si potevano escludere i soggetti omosessuali dalle donazioni. E’ chiaro che le Regioni, poi, sono autonome, ma ci sono delle direttive nazionali”. Per la Iardino, la scelta dell’ospedale è “scientificamente stupida, perché non ha alcun fondamento: bisognerebbe anche escludere dalla donazione gli eterosessuali che hanno avuto rapporti a rischio”. Chiamando l’ospedale Pini, il personale del servizio trasfusioni, a chi si presenta come gay, dice: “Qui sono fondamentalisti. Andate al San Paolo, là il vostro sangue andrà bene”. Gabriele continuerà a donare: “E’ una cosa in cui credo, troverò un altro ospedale”.

Fonte:

LA REPUBBLICA

Stampa 14 luglio 2010 “Luca era gay” esce allo scoperto

“Il protagonista della canzone di Povia

Si è molto parlato di lui durante Sanremo 2009, per la canzone “Luca era gay” di Povia. Un anno dopo il protagonista, Luca Di Tolve, esce allo scoperto sul settimanale A.  “Non credo ci siano gay felici. – dice – Chi nasce maschio deve fare cose da maschio. Deve seguire la sua natura. I veri maschi entrano in una comunione profonda tra di loro, senza per questo avere rapporti sessuali. Una volta ero omosessuale e di sinistra, ora sono sposato”.

“E’ l’amicizia virile che unisce. Io invece avevo solo legami superficiali, la passione erotica mi abbagliava, pensavo fosse quello il cameratismo che cercavo”. Luca va un percorso a ritroso sulla sua vita: “Mia madre mi ha educato quasi come una bambina. Non ho avuto alcun modello maschile, così l’ho sublimato, erotizzato. Oggi mi rendo conto che facevo sesso con gli uomini per identificarmi in loro. Mi comportavo come i cannibali”.

“Sono cresciuto emarginato. – continua Luca -. I ragazzini sanno essere crudeli, mi urlavano in faccia quello che già sapevo: frocio. Nei locali, tra tutti quei corpi mi sembrava di fare finalmente parte di un gruppo”.

Poi la svolta. “La vera crisi è arrivata quando un mio compagno è morto di Aids. In quei giorni il virus ha spazzato via molti amici e io ho scoperto di essere stato contagiato. Era l’inizio degli anni Novanta. Qualcuno lasciò a casa mia delle dispense su Joseph Nicolosi, un terapista italoamericano che aveva messo a punto un percorso per gli omosessuali che volevano tornare etero”.

Oggi Luca è sposato ma non ha figli. La tentazione di tornare indietro c’è stata. “All’inizio sbranavo i ragazzi con gli occhi. Ora ho potato le mie fantasie. Le ho quasi domate. La mia libido è molto scesa. Oggi mi nutro di amicizia virile”.”

Fonte: TGCOM24

Milano, 14 Luglio 2010 La provincia di Milano censura Pasolini. “Parla di gay”.

La Provincia di Milano, centrodestra, censura Pasolini. Lo spettacolo Orgia, proposto dall´Out Off, era stato inserito nell´iniziativa Invito a Teatro che da 30 anni viene organizzata da Palazzo Isimbardi. Ma per l´assessorato alla Cultura non è educativo e di qui la richiesta di sostituirlo «per non toccare temi scabrosi come l´omosessualità». Stessa sorte anche per due spettacoli su storie estreme al teatro della Cooperativa. I teatranti insorgono: «È una censura bella e buona, con l´aggravante che non hanno il coraggio di dichiararlo» afferma Renato Sarti.

Fonte:

GAYNEWS

Altre fonti:

LA REPUBBLICA

ELLEXELLE

Ostia, 12 Luglio 2010 Gay fa la fila nel bagno delle donne, picchiato a sangue

Altra aggressione ed episodio di intolleranza ad Ostia, nel lungomare, ai danni di un romano di 30 anni, in giro per i locali della zona. A causa della lunga fila per il bagno degli uomini, decide di tentare la sorte, mettendosi in coda in quello delle donne. Uno di loro, seccata, lo avverte: “Guarda che qui mica ci puoi entrare”. Lui cerca di sdrammatizzare e risponde con un ironico “Ma io sono diverso, state tranquille mica vi do fastidio”. Battuta non gradita, visto la reazione di un’altra ragazza sul posto:

“Ma neanche i froci come te possono entrare”

Lui non risponde, resta dov’è, attende il suo turno e quando esce, ecco la reazione violenta e inaspettata:

“A noi le checche come te ce fanno schifo. Te l’avevano detto che qui non ci puoi entrare. Brutto frocio, mò te famo vedè noi a annà al bagno delle donne!”

Sono le parole del fidanzato di una delle ragazze in fila che, insieme ad alcuni amici, aggredisce verbalmente e fisicamente l’uomo. Partono cazzotti, calci e un pugno in pieno volto che lo cadere rovinosamente a terra. E Marco non avrebbe nemmeno voluto sporgere la denuncia: solo l’intervento di un testimone che ha allertato una pattuglia poco distante e le insistenze dei poliziotti hanno convinto il giovane a fare la scelta giusta.

Ora le indagini sono iniziate ed è caccia al gruppetto di aggressori.

Fonte:

QUEERBLOG

Altre fonti:

RASSEGNA STAMPA COMUNE DI ROMA

Roma, 7 Luglio 2010 GAY VILLAGE: TRE AUTO DANNEGGIATE DAI VANDALI

Nuovo gesto di intolleranza contro gli omosessuali al parco del Ninfeo

Tre auto danneggiate davanti all´ingresso del “Gay Village” al parco del Ninfeo, l´ennesimo gesto di omofobia in una città che scopre preoccupanti rigurgiti di intolleranza. E´ accaduto nella notte tra sabato e domenica, poche ore dopo la conclusione del “Gay Pride Roma”, quasi una reazione alla manifestazione pacifica e colorata che è ormai una ricorrenza fissa.

Solo due dei proprietari delle vetture danneggiate hanno sporto denuncia, il terzo ha preferito evitare di andare dalla polizia, molto probabilmente perché i genitori non sanno delle sue preferenze sessuali. A due auto sono stati rotti i finestrini, alla terza è stato spaccato lo specchietto retrovisore. Impossibile che si sia trattato di un tentativo di furto visto che i teppisti non hanno rovistato negli abitacoli delle macchine.

«Abbiamo offerto assistenza legale ai proprietari ma queste vicende sono frequentissime – spiega Fabrizio Marrazzo, presidente dell´Arcigay Roma – la mia macchina è stata vandalizzata ben tre volte: ormai se vado in un locale gay parcheggio a distanza. Il vero problema è la mancanza di una legge sull´omofobia per cui questi gesti di intolleranza, così come molte aggressioni agli omosessuali, non possono essere catalogati e non si riesce ad avere una casistica precisa». Secondo Danilo Nota (Idv) non si tratta «di un atto vandalico ma politico…Alemanno ha basato la sua campagna elettorale sulla sicurezza ma ormai chi fa parte di una minoranza corre un pericolo gravissimo». Giorgio Ciardi, delegato del sindaco per la sicurezza invita invece a «evitare interpretazioni eccessivamente allarmistiche».

Fonte:

GAYNEWS

Altre fonti:

La Repubblica

Rassegna Stampa Comune di Roma

Pesaro, 5 Luglio 2010 CORO GAY IN CHIESA, L’ARCIDIOCESI ANNULLA IL CONCERTO

Avrebbero dovuto esibirsi il 10 luglio nella chiesa dell’Annunziata, come ospiti del festival ‘Vespri d’organo a Cristo re’. Ma l’Arcidiocesi di Pesaro ha annullato il concerto dei venti ragazzi (tra i 19 e i 42 anni) del coro omosessuale Komos di Bologna. Solo venerdì l’annuncio del ritorno del gruppo in una chiesa cattolica a un anno dai dissapori con la curia bolognese. Ieri la marcia indietro, attraverso un comunicato stampa, dell’Arcidiocesi pesarese (che attraverso l’Ufficio dei Beni culturali ha dato il suo patrocinio alla settima edizione della manifestazione), che “si dissocia fermamente dall’iniziativa inserita nella manifestazione, in programma per il 10 luglio”: il concerto del coro Komos, appunto.

“Tale esibizione, pertanto, viene annullata”, conclude perentoria, la nota. A luglio 2009 il coro era stato allontanato dalla chiesa di Bologna dove teneva le prove, per decisione dell’arcivescovo Carlo Caffarra, il quale aveva fatto riferimento al documento della Congregazione per la dottrina della fede sugli omosessuali, firmato nel 1986 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger. Verosimilmente queste sono anche le motivazioni di monsignor Piero Coccia. Paolo Montanari, 27enne modenese, è il direttore e fondatore (nel 2008) del coro gay maschile Komos.

“Concerto annullato? Veramente? Lo apprendo da voi in questo istante – ha risposto esterrefatto al telefono -. L’organizzazione dell’evento ci aveva contattato mesi fa. Stavo già facendo pubblicità tra gli amici e conoscenti marchigiani”. E’ interdetto e dispiaciuto: “Ci avevano chiamati perché interessati alla qualità musicale del nostro coro, non per le ragioni sociali del progetto Komos, che certamente ci sono, ma non sono le uniche; noi prima di tutto facciamo musica, perché amiamo la musica”. Paolo è diplomato in oboe, ha alle spalle studi di composizione e canto e una laurea al Dams di Bologna con una tesi in drammaturgia musicale.

Tra gli scopi del gruppo, come si legge sul sito internet, c’è anche quello di “promuovere la cultura omosessuale attraverso la musica”. Ma “non è che ogni volta che ci esibiamo facciamo una conferenza sui dirittti gay”, precisa Montanari. “Cosa vuol dire che l’Arcidiocesi si dissocia… Noi cantiamo, che male potevamo fare a Pesaro? Sembra che essere aperti e tolleranti in questo momento storico non sia molto di moda. Evidentemente anche la Chiesa si adegua allo spirito dei tempi. Avremmo dovuto essere avvisati per tempo e non venirlo a sapere da una giornalista”. Poi ci tiene a precisare che “i cattolici non sono tutti omofobi”, “A me – conclude Paolo Montanari – piacerebbe essere giudicato per la qualità musicale, punto e basta”. In serata ha richiesto spiegazioni alla diocesi di Pesaro attraverso una mail.

Fonte:

Il Resto del Carlino

Altre fonti:

ANSA.IT

CORRIERE ADRIATICO

VIVEREPESARO

LA REPUBBLICA

INFOOGGI

Roma, 3 Luglio 2010Roma pride. Attacco di Militia Christi con scritta: ‘Gay pride: diritti alla perversione’

Vicino al Colosseo. Movimento: manifestazione oscena e immorale.

Uno striscione, nei pressi del Colosseo, dove si legge: “Gay pride: diritti alla perversione!”. Autore dell’opera il movimento politico cattolico Militia Christi, che spiega di averlo affisso “in occasione del nefasto gay pride 2010″ che si terrà oggi pomeriggio per le strade di Roma, con partenza alle 16.30 da Piramide e sfilata lungo il centro storico, compresa piazza del Colosseo. “L’iniziativa – spiega il movimento sul proprio sito – vuole rimarcare come manifestazioni del genere, oltre ad essere oscene ed immorali, nonchè lesive del carattere sacro della città eterna, come capitale del cattolicesimo, e profondamente anticristiane, con parodie del Papa e insulti alla Chiesa, siano anche negative per tutti quegli omosessuali onesti che vivono la propria condizione con disagio e non condividono la mentalità delle lobby omosessuali”. Militia Christi, sottolinea quindi “l’assurdità di richieste impossibili ed innaturali”, come le nozze gay e l’adozione di bimbi per coppie gay, “che le lobby omosessuali osano definire diritti”, e garantisce che continuerà “sempre a lottare, con mezzi moralmente leciti, perchè i veri diritti naturali dell’uomo non vengano traditi, umiliati e calpestati.

Fonte:

GAYNEWS24

Altre fonti:

L’Unità

NEWNOTIZIE

Roma, 3 Luglio 2010 Petardi nella notte al gay village di Roma. Due feriti lievi

Tentativo di aggressione nella notte al Gay Village a Roma, alla vigilia del Gay Pride di Roma che partirà alle 16.30 da Piramide. Ignoti hanno lanciato dei petardi nell’area del villaggio ferendo lievemente due persone. Lo rende noto Anna Chiara Marignoli, responsabile della direzione artistica del Gay Village spiegando che fortunatamente “non ci sono state conseguenze gravi e la serata si è conclusa come sempre. “Non ci sono stati danni alle persone , e questo è quello che ci interessa – spiega Marignoli – Ma la cosa sconcertante è che qualcuno vuole rovinare la festa a tutte le persone che, serenamente, affollanno il Gay Village tutte le sere. Il Gay Village è un luogo pacifico di aggregazione e intrattenimento culturale e danzante, e tale deve restare nell’interesse di tutti. Il Gay Village sta dimostrando di essere patrimonio della città di Roma, della comunità gay e non solo e per questo va tutelato”. Imma Battaglia, presidente Dì Gay Project e tra gli organizzatori del Gay Village, si dice “esterrefatta di fronte a quanto accaduto nel tentativo di aggredire la comunità del Gay Village” e si augura che le forze dell’ordine al più presto sappiano dire chi sono gli autori, al momento sconosciuti. “Proprio oggi, nella giornata del Pride a Roma, che ha visto anche divisioni all’interno del movimento gay romano – conclude – ci vuole uno scatto di orgoglio in risposta a questo tentativo di aggredirci affinchè il movimento gay trovi spirito di unità contro ogni violenza. Dalla politica e dalle istituzioni mi aspetto piena e totale solidarietà nei confronti del Gay Village e della comunità omosessuale romana”.

Fonte:

Asca

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Il SECOLO XIX

ADNKRONOS

Dichiarazioni 1 Luglio 2010 Monsignor Ducoli: “Gay e donne non sono stinchi di santo”

Torniamo a parlare dei troppi pestaggi omofobi che piagano la ormai esausta comunità lgbt italiana ed internazionale. di fronte ad un problema come quello della violenza omofoba, c’è chi – in un modo o nell’altro – riesce a dare la colpa alle vittime delle aggressioni, come ad esempio Monsignor Alfeo Giovanni Ducoli, arcivescovo di Belluno – Feltre, che è stato intervistato da Pontifex, che lo ha interrogato riguardo i continui pestaggi che i gay denunciano quasi ogni giorno nel mondo.

“Chi commette atti vili come quelli é un delinquente e va castigato con severità, perché il ricorso alla violenza non é mai giustificabile. Però va detto che alcune volte i gay provocano, con le loro condotte esibizionistiche, con azioni impudiche in pubblico, con atti osceni, eccitano la fantasia perversa di gente debole e qualche volta si comportano rumorosamente con troppa esuberanza per la via pubblica e questo effettivamente può determinare in alcuni sensazioni di ripulsa e di risentimento e spingerli all’aggressione. Ribadisco, – conclude Monsignor Alfeo Giovanni Ducoli – la violenza non é legittima, ma esiste in casi come questi l’attenuante della provocazione”.

Stessa discussione va fatta per le donne vittime di violenze sessuali, poiché “se anche loro aiutassero con modi di vestire più castigati sarebbe bene. Gay e certe donne non sono stinchi di santo”, conclude Ducoli.

Come molti altri suoi colleghi, il religioso sostiene che l’omosessualità di per se non è un reato, se vissuta con pentimento, ed ovviamente se non praticata fisicamente. In sostanza “non é pensabile condannare chi vive portando dignitosamente e con pazienza questa dolorosa croce”, ma va assolutamente biasimato chi vive con gioia la propria omosessualità.

Fonte:

GAYWAVE

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CULTURA-GAY

Napoli 27 giugno 2010 Durante Gay Pride molesta donna e la chiama lesbica: arrestato romeno

Tentata violenza sessuale durante il Gay Pride, ieri sera Napoli: i vigili urbani hanno arrestato un cittadino romeno. Per lui l’accusa di violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo quanto denunciato dalla vittima, una donna colombiana di 24 anni che da oltre dieci anni vive a Napoli, l’uomo, in piazza del Plebiscito, mentre era in corso un concerto, prima l’ha chiamata lesbica, poi ha iniziato a toccarle il seno e dopo l’ha minacciata con un coltello. La donna ha chiesto aiuto ai vigili urbani dell’Unità operativa di Chiaia, che erano sul posto, e ha denunciato tutto. L’uomo, 25 anni, che ha cercato di reagire al momento dell’arresto, sarà processato domani per direttissima.

Fonte:

Il Mattino

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Ellexelle

Grosseto, 23 Giugno 2010 Attacco fascista all’arcigay

Prima il manifesto che chiedeva al Papa la benedizione al matrimonio tra due donne. Imbrattato di notte con della vernice bianca. Poi, la porta della sede dell’Arcigay Leonardo Da Vinci scarabocchiata con una brutta croce celtica e con le scritte “Dux” e “A morte”. Un’escalation omofoba in una città che di omofobia non si è mai nutrita. E che, pur tenendo gli occhi bene aperti rispetto a questi due attacchi, continua a dire che sotto Canapone si respira tolleranza e che mai ci sono stati attacchi alla comunità gaya grossetana.

Ieri mattina, i volontari dell’Arcigay sono arrivati alla sede dell’associazione per preparare un progetto per i consultori. Quando hanno visto la porta del circolo Leonardo Da Vinci imbrattato da una grande croce celtica nera con le scritte “Dux” e “A morte”. Scritte che arrivano dopo che il manifesto gay di Gorarella è stato imbrattato con della vernice bianca. Se nel caso del cartellone ad alzare la voce sono stati soprattutto i cattolici, scandalizzati da quella richiesta al papa, nel caso dell’attacco alla sede dell’Arcigay si tratta di persone che hanno tirato fuori dall’armadio lo scheletro del fascismo. «Siamo amareggiati e allo stesso tempo decisamente arrabbiati per quanto successo – dice Alessandro Iberi presidente dell’Arcigay – viviamo un periodo sempre più triste per questo paese ma questa città non merita di essere offesa in questa maniera cosi vile perché tutti siamo umiliati, non solo l’Arcigay che è finita nel mirino di certa gente ma tutte le persone che vogliono vivere in un paese democratico che rispetta i propri cittadini e le loro libertà». Un gesto che è stato condannato anche dall’assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili del Comune Simone Ferretti. «La nostra è una città tollerante che non ha l’omofobia nel dna – dice – ma questo atto non deve comunque fare abbassare la guardia a nessuno. Queste azioni non possono essere considerate ragazzate».

A chiamare a raccolta la città è l’Arcigay, che ha organizzato per stasera alle 21.30 una manifestazione lampo davanti alla sede dell’associazione, in via Parini, e a Barbanella. «Anche 90 anni fa si cominciò con il colpire i più deboli e i più liberi – aggiunge il presidente Iberi – le associazioni, i partiti, i sindacati e i giornali per arrivare poi a schiacciare tutta la società e portare l’intero paese in un abisso dal quale avrebbe impiegato decenni per uscire. Questo, oggi, non deve ripetersi».

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AZUR.ALTERVISTA

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ROMA INDYMEDIA

LA NAZIONE

Roma, 22 Giugno 2010 RAPISCE E AGGREDISCE GAY DOPO RAPPORTO SESSUALE

Il giovane ha picchiato un turista delle Mauritius che non voleva pagarlo dopo un incontro. E’ stato incastrato dalla targa della sua auto e arrestato dai carabinieri.

Preso a calci e pugni dall’uomo con cui aveva appena consumato un rapporto omosessuale. È accaduto a un 40enne delle Mauritius in vacanza a Roma. L’uomo ha conosciuto ieri sera un 22enne di Tuscania in un locale del centro storico. Dopo quattro chiacchiere sono andati via insieme con l’auto dell’italiano e si sono appartati nelle campagne di Formello.

Al termine di un rapporto il 22enne pretendeva di essere pagato. Quando l’uomo ha risposto di ‘No’, il 22enne si é letteralmente imbestialito. Lo ha preso a calcio e pugni, gli ha rubato 100 euro e lo ha spinto fuori dall’auto con cui é scappato subito dopo. Il 40enne, raggiunta a piedi via Santa Cornelia, ha citofonato ad alcune abitazioni e ha chiesto aiuto.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Formello intorno alle 6.30. Dalla targa dell’auto é stato individuato il proprietario, un pregiudicato, che dopo aver sminuito l’accaduto ha confessato. Il giovane é stato tratto in arresto, mentre la vittima é stata visitata e refertata con sette giorni di prognosi per traumi al volto e al corpo.

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LA REPUBBLICA

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NOTIZIEGAY.IT

AZUR.ALTERVISTA

Viterbo, 21 Giugno 2010: licenziato perchè gay, si va dal giudice!

Salvatore non è di certo uno che ama travestirsi da donna, né assumere leziosi atteggiamenti femminili. Ma è gay. Ha fatto outing ormai da molti anni, tant’è che da otto ha un compagno col quale convive e condivide il brutto periodo che sta attraversando da dodici mesi a questa parte. Da quando cioè l’azienda farmaceutica del nord (recentemente acquistata da una multinazionale), per la quale ha lavorato per 18 anni, lo ha licenziato in tronco.

La motivazione? Si legge che la mattina del 27 maggio 2009 “passeggiava tra le bancarelle allestite per la finale della Champions League, nei pressi dell’Arco di Augusto e dello stadio Olimpico di Roma, mentre aveva comunicato di avere regolarmente svolto la sua attività di informazione scientifica con ben nove medici. Ed anche al pomeriggio non intervistava i medici dichiarati”. L’astinenza dal lavoro si prolungava, sempre econdo l’azienda, anche per il 28 e 29 maggio.

Salvatore abita a Ostia, ma lavora nella Tuscia come informatore scientifico. Tanto è vero che il ricorso al giudice del lavoro, redatto dall’avvocato Antonella De Santis, è stato presentato al Tribunale di Viterbo e la prima udienza sarà celebrata il prossimo 28 giugno.

Sulle contestazioni dell’azienda Salvatore conferma: «Avrò fatto quattro passi tra le bancarelle, ma ho anche lavorato. Tra l’altro, la mia mansione di informatore tecnico scientifico – e questo lo dice il contratto – non prevede un orario fisso predeterminato e verificabile concretamente, in quanto le mansioni, vista la natura del lavoro svolto, sono tali da rendere impossibile l’esercizio di un efficace controllo».

E allora perché questa decisione tout court dell’azienda che in precedenza si era anche complimentata con Salvatore per essere rientrato nella top ten dell’area manager? «Sono gay e credo lo sapessero tutti da anni. Non mi sono mai nascosto, ma da qualche tempo mi venivano rivolte battutacce come “non vogliamo froci in azienda” oppure “troveremo il modo di farti fuori”. Eppure io, in diciotto anni, ho sempre tenuto un comportamento irreprensibile. Al limite, per la contestazione avanzata, potevano darmi una sanzione disciplinare, non il licenziamento. Non si può buttare in mezzo a una strada una persona di 45 anni: dove lo trovo un altro lavoro?».

«Poiché si tratta di una sanzione che priva il lavoratore e la sua famiglia dei mezzi necessari alla sua esistenza – chiarisce il legale – la Suprema Corte ha già sentenziato che il ricorso al licenziamento, sanzione massima e definitivamente espulsiva, si giustifica solo a fronte di illeciti di proporzionata gravità e non a fatti, sia pur deplorevoli, che arrecano un danno patrimoniale di tenue entità e rivestono carattere eccezionale. Che quindi non siano destinati verosimilmente a ripetersi».

Oltre a tutto questo Salvatore sul posto di lavoro, si legge nel ricorso, «è stato vittima di comportamenti discriminatori da parte di alcuni capoarea che, curiosando nel suo computer, avevano conosciuto la sua omosessualità e da quel momento lo avevano perseguitato con frasi allusive e sconce. Anzi, la sua omosessualità veniva ridicolizzata anche alla presenza di colleghi e in riunioni di lavoro scatenando l’ilarità dei partecipanti».

Sentirsi così preso di mira ha colpito duramente Salvatore, che non di rado è preda di stati d’ansia e timori, nonché di serie patologie depressive. Ora la parola spetta al giudice in quella che si preannuncia una lunga battaglia legale.

FONTE:

CENTRONLINE

ALTRE FONTI:

AZUR.ALTERVISTA

INFORMATORI.IT

Palermo, 19 Giugno 2010 CITTA’ TAPPEZZATA DI STRISCIONI CONTRO MATRIMONI GAY

Nel giorno Gay Pride, Palermo si è svegliata questa mattina tappezzata di manifesti con la scritta ‘Coppie gay: no matrimoni ed adozioni’

- Nel giorno del primo Gay Pride in Sicilia, Palermo si svegliata questa mattina tappezzata di striscioni e manifesti con la scritta ‘Coppie gay: no matrimoni ed adozioni’. Molti gli striscioni affissi in tutta la citta’, in particolare per le vie del centro (via Roma, via Liberta’, via Notarbartolo, via Paternostro, Universita’). L’iniziativa e’ di Giovane Italia, ex Azione Giovani oggi movimento giovanile del Popolo della Liberta’, che nei giorni scorsi aveva gia’ manifestato il proprio dissenso nei confronti della manifestazione in programma nel pomeriggio a Palermo. Alle 15 un corteo partira’ da piazza Magione e si concludera’ nella centralissima piazza Verdi, con l’intervento, tra gli atri, di Vladimir Luxuria.

- Nel capoluogo siciliano il primo ‘gay pride’. Gli organizzatori: la battaglia per le nostre libertà è in realtà una battaglia per le libertà di tutte e tutti. Giovane Italia ha tappezzato la città con manifesti contro i matrimoni gay.

Palermo, 19 giu. (Adnkronos/Ign) – Nel giorno del primo Gay Pride in Sicilia, Palermo si è svegliata questa mattina tappezzata di striscioni e manifesti con la scritta ‘Coppie gay: no matrimoni ed adozioni’. Molti gli striscioni affissi in tutta la città, in particolare per le vie del centro (via Roma, via Libertà, via Notarbartolo, via Paternostro, Università). L’iniziativa è di Giovane Italia, ex Azione Giovani oggi movimento giovanile del Popolo della Libertà, che nei giorni scorsi aveva già manifestato il proprio dissenso nei confronti della manifestazione in programma nel pomeriggio a Palermo. Al via alle 15 un corteo da piazza Magione diretto alla centralissima piazza Verdi, con l’intervento, tra gli altri, di Vladimir Luxuria. ”Oltre al corteo finale – si legge sul sito dedicato all’iniziativa – il Sicilia Pride 2010 prevede almeno un concerto finale con artisti di rilevanza nazionale ed internazionale, unitamente ad iniziative di carattere politico, culturale, artistico e, com’è tradizione, uno o più party di chiusura. Una festa, insomma, con la quale, mettendo al centro dell’attenzione la nostra visibilità e le battaglie per i diritti a noi negati (pari opportunità, legge contro la discriminazione, unioni civili, adozioni) la comunità LGBT si apre all’intera società civile nel tentativo non solo di costruire un dialogo duraturo ma soprattutto per far comprendere che la battaglia per le nostre libertà è in realtà una battaglia per le libertà di tutte e tutti.” “Con questa azione – dichiara Nino Costa, presidente provinciale i Giovane Italia Palermo – vogliamo evidenziare la nostra totale opposizione all’ipotesi di istituire nuovi istituti giuridici quali il matrimonio tra omosessuali con relativo diritto di adozione. Riteniamo che l’educazione dei minori spetti alle famiglie formate da un padre ed una madre. Il riconoscimento delle coppie di fatto, che alcuni deputati regionali vogliono realizzare in Sicilia, è soltanto un primo passo verso il matrimonio gay, vero obbiettivo del movimento Lgbt”.

Fonte:

ADNKRONOS

Altre fonti:

GAYNEWS

STUDIOCATALDI.IT

COLLETTIVO GAY-ETERO

LA REPUBBLICA

Roma, 14 giugno 2010 I Radicali: ‘Gay insultato e sfrattato ora intervenga il sindaco Alemanno’

L’uomo, che occupava un appartamento al Pigneto, ha trovato le serrature cambiate e i suoi effetti personali in alcuni sacchi di plastica in fondo alle scale. Secondo l’associazione Certi diritti sarebbe stato aggredito dai proprietari di casa con insulti

“Sono stato cacciato dalla casa in cui vivevo in affitto perché sono omosessuale”. A raccontarlo è Emilio Rez, 25 anni, cantautore apparso anche al Maurizio Costanzo Show, che ad agosto scorso era stato picchiato e aggredito in piazza Re di Roma, in zona San Giovanni.

Rez collabora con l’associazione radicale Certi diritti, e da loro è partita la denuncia che si è sommata a quella, presentata da lui ai carabinieri, per violazione di domicilio, appropriazione indebita e minacce nei confronti dei proprietari dell’appartamento di via Ludovico Pavoni, nel quartiere popolare del Pigneto.

“Abitavo lì da ottobre – racconta Rez, nato a Torre Annunziata – con un contratto che i proprietari non avevano voluto registrare. Ne conservo una copia con tutte le ricevute: 600 euro al mese per 40 metri quadrati. Loro dicevano che se avessi voluto registrare il contratto, il canone sarebbe salito a 900. Mi insultavano da mesi con frasi come “frocio di m…” e minacce. “Attento a quando torni a casa” mi aveva detto il proprietario e la figlia aveva aggiunto: “Prima o poi ti cambiamo le serrature”. E mercoledì è successo davvero. Sono tornato a casa la sera: all’ingresso del palazzo c’erano sei buste dell’immondizia con una parte dei miei effetti personali. Il resto è ancora in quella casa”.

Nel palazzo al civico 53 di via Pavoni tanti ricordano Emilio, “quel ragazzo biondo e magro che vestiva con abiti vistosi” come dice un’inquilina. “Io – racconta una signora, che vive al terzo piano – giovedì mattina ho visto le buste nere”, e un’altra ancora ricorda di aver visto sabato i proprietari: “Dicevano che non pagava l’affitto”. “Ho tutte le ricevute” ribatte Rez. “Non posso nemmeno lavorare – aggiunge – e ho già perso tre spettacoli. I miei dischi e gran parte dei vestiti sono ancora in quella casa, senza dimenticare i due computer e i microfoni. Secondo i carabinieri, tutte le mie cose rimaste al quarto piano valgono 40 mila euro, ma il valore affettivo delle foto e degli altri oggetti è infinitamente più alto”.

Dall’associazione Certi diritti è partito l’appello al sindaco Alemanno perché il Campidoglio aiuti Emilio Rez. “Il Comune – ha detto l’assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso – seguirà con attenzione l’evolversi delle indagini: si chiariscano al più presto fatti e responsabilità”.

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Social Roma Visibile

Forum Adunanza

Padova, 12 giugno 2010  Gay e ”comunisti”, due giovani pestati a Padova

La Digos sta esaminando i filmati per risalire al responsabile

Due giovani sono stati bastonati nel centro di Padova da un uomo vistosamente irritato dal fatto che camminavano abbracciati e che, dal modo di vestire, a suo avviso non potevano che essere ‘comunisti’. E’ successo la notte di mercoledì scorso: gli aggrediti, di 27 e 31 anni, hanno riportato otto giorni di prognosi ciascuno e hanno denunciato il pestaggio alla Digos di Padova, che sta reperendo i filmati del luogo dove si sono svolti i fatti e delle zone circostanti per risalire al responsabile. L’aggressore, un giovane sui 25-27 anni, italiano, era seduto con altre persone al tavolino di un locale di Larga Europa, il ‘P.Bar’.

Al passaggio dei due, spiega il Mattino di Padova, li ha ripetutamente insultati in quanto gay e perché secondo lui dall’ abbigliamento non potevano che essere comunisti. Ad una loro richiesta di spiegazioni, li ha raggiunti colpendoli con calci e pugni.

Ad uno ha rotto gli occhiali da vista causandogli una ferita all’occhio destro, l’altro è stato colpito alla bocca e con un calcio. Gli amici dell’aggressore non l’hanno fermato, ma, secondo quanto denunciato, fattisi attorno hanno consigliato ai due malmenati di andarsene, se no sarebbe stato peggio per loro. I due giovani si sono allontanati e hanno chiamato la polizia, che è immediatamente intervenuta, ma nel frattempo al bar non c’era più nessuno. Indagini sono in corso per individuare l’ autore del pestaggio e le persone che erano con lui.

Fonte:

ANSA

Altre fonti:

TGCom

Il Mattino di Padova

Com’è andata a finire:

Pestati perchè gay, individuato l’aggressore: è un ultrà del Padova

Gay: pestati a Padova individuato responsabile è un ultrà

Milano 08 giugno 2010 Raid in via Novara, ferite tre trans

“Una vendetta per le condanne ai rom”

Tre slavi erano stati condannati due giorni prima per averle rapinate e picchiate

In aula le minacce ai testimoni: “Vi tagliamo le teste e le appendiamo agli alberi”

Avevano giurato vendetta. «Vi tagliamo le teste e le appendiamo agli alberi di via Novara», avevano urlato contro le trans nell’aula del processo, pochi minuti dopo la sentenza, giovedì scorso, che aveva condannato i loro parenti, tre nomadi slavi, a pene fino a nove anni di carcere per rapine e violenze a colpi di bastone, proprio in via Novara. E la promessa di vendetta si è concretizzata in un raid punitivo che ha colpito prima Camilla, transessuale brasiliana di 30 anni, poi Fernanda e Laila, altre due trans che con la loro presenza in tribunale hanno sostenuto fino alla sentenza la lotta delle amiche che avevano denunciato i loro aguzzini.

Di fronte al Boscoincittà è stata aggredita per prima Camilla. All’una di notte vede un furgone rosso che si avvicina e si ferma. Dall’interno partono i primi insulti, poi scendono in due e iniziano a spingere e colpire a pugni. Camilla finisce a terra e si ritrova piena di sangue e col setto nasale rotto. Viene medicata al San Carlo, poi rifiuta il ricovero perché avrebbe dovuto restare nel reparto maschile dell’ospedale. «Non so in quanti fossero a bordo del camioncino ha raccontato Due però sono scesi, erano slavi. Hanno iniziato a colpirmi. Li hanno visti anche dal baracchino dei panini lì vicino, ne sono certa».

Ma per i trans di via Novara avere testimoni non significa automaticamente aiuto nei processi: un negoziante e due avventori di un bar di via Novara, infatti, avevano cercato di coprire gli aguzzini fornendo loro un alibi che al dibattimento si è rivelato falso, e perciò sono stati denunciati per falsa testimonianza. Camilla, giovedì scorso, era in tribunale insieme alle altre ragazze di “Samantha”, l’associazione che riunisce le transessuali per difenderle da sfruttamento e aggressioni e per fornire assistenza legale. E in tribunale, a festeggiare la sentenza, c’erano anche Fernanda e Laila, le altre due vittime del raid di ieri notte in via Novara.

Sono le tre. In fondo alla via, verso Figino, il furgone rosso ricompare e l’aggressione si ripete. Le due trans vengono rapinate e spintonate, poi colpite a pugni. Ferite in maniera meno grave di Camilla, decidono di non andare in ospedale. Impaurite, scelgono anche di non fare denuncia, almeno per il momento. «Camilla si è già rivolta alla polizia spiega l’avvocato Debora Piazza, legale delle trans e garante dell’associazione Samantha le altre due ragazze sono spaventate ma le convinceremo e le aiuteremo».

Al processo le vittime del gruppo di slavi hanno ottenuto risarcimenti per circa 40mila euro. E ora, di fronte alle ritorsioni, non intendono lasciarsi intimidire. «Non ci fermeranno con queste aggressioni – dice ancora l’avvocato Piazza – per averla vinta dovranno fermare anche me. La condanna di giovedì scorso è la prima e deve far capire che non ci sarà più impunità per chi aggredisce persone indifese come i trans».

Di Sandro de Riccardis

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Province italiane

Roma, 06 giugno 2010 La trans morta molestata da Tagliente

La procura indaga sui rapporti tra Roberta e il carabiniere del caso Marrazzo. Natalì pestata da un cliente

Una morte e un’aggressione. Non c’è pace per le trans del caso Marrazzo. Roberta, il viado trovato morto venerdì pomeriggio, veniva tormentata da Carlo Tagliente, uno dei militari arrestati per il caso Marrazzo. Natalì, invece, la trans che era con Marrazzo nel pomeriggio in cui fu girato il video, è stata picchiata nella notte tra venerdì e sabato da un cliente. Tutto nella stessa zona, tutto in poche ore.

Andrè Magalhaes, 26 anni, brasiliana, per i clienti Roberta, per le sue amiche trans, Fofinha. La sua morte sembra un suicidio, ma la procura di Roma ha aperto un’inchiesta e chiesto accertamenti più approfonditi per ricostruire, anche con i tabulati telefonici, le sue ultime ore. Una ragazza fragile, la descrivono le amiche di via Due Ponti. Fino a poco tempo fa Roberta abitava lì, nel palazzo di Brenda, l’altra trans coinvolta nello scandalo, trovata morta nel suo appartamento il 20 novembre scorso. Il vizio della droga, quello dell’alcol e, spesso, anche gli ansiolitici. Circa un anno fa, Roberta aveva avuto un problema con Tagliente. Una questione di soldi, di permesso di soggiorno, di documenti, ha spiegato Rachele, amica della vittima, recentemente sentita in incidente probatorio per le rapine che aveva subito dai carabinieri della compagnia Trionfale. Accuse che i legali del militare, ora ai domiciliari, bollano come “accostamenti strumentali”. Ma Rachele non è l’unica a sapere dei dissapori tra Tagliente a Roberta, anzi. “I carabinieri facevano così con chiunque – spiega Thaynna – lei era debole e si accanivano”. Addirittura, secondo alcune trans, Roberta avrebbe trascorso una notte con l’ex presidente della Regione Lazio.

Tutto in pochi metri. Vicino al luogo dove Roberta si è tolta la vita, nelle primissime ore di sabato, Natalì è stata aggredita da un cliente. Una lite in cui la trans e un pregiudicato 35enne di Montelibretti, vicino Roma, se le sono date di santa ragione, secondo i carabinieri del nucleo radiomobile che sono intervenuti. Con la sola differenza che il cliente non ha voluto andare all’ospedale e la brasiliana sì. E che lei ha avuto la peggio. Tanto che l’aggressore è stato denunciato per lesioni personali aggravate. Epilogo che sembra accreditare la versione di Natalì che, dal suo letto in ortopedia, ha raccontato di “un’aggressione bruttissima”.

Al suo avvocato, Antonio Buttazzo, ha detto di essere stata avvicinata da un uomo distinto mentre si prostituiva vicino alla moschea dei Parioli. “Sei Natalì?”. “No, mi chiamo Vanessa”, ha mentito. Ma l’uomo l’ha fatta salire comunque. Direzione via Gradoli, casa di Natalì. A un certo punto, la trans si è accorta che quell’uomo aveva qualcosa di strano e ha chiesto di essere riportata “al lavoro”. Lui ha acconsentito, ma ha detto di dover prima fare benzina. Una volta alla stazione di servizio, si è accanito su di lei. Prima con una mazza di acciaio che aveva in macchina, poi con un bastone che ha trovato a terra mentre, in preda al delirio, è uscito per andare a picchiare il viado dal lato del passeggero. “Ora chiama Marrazzo”, le urlava. Natalì, ha cercato di difendersi, ma ha perso i sensi. Si è svegliata solo all’arrivo dei carabinieri.

Ora si ritrova con un trauma cranico, escoriazioni molto profonde in tutto il corpo, una sospetta frattura al braccio e una diagnosi da 30 giorni. Non riesce a trovare le chiavi di casa. E la tranquillità: “Voglio solo sapere che cosa è successo”, continua a ripetere in lacrime.

Fonte:

La Repubblica

Milano 31 maggio 2010  Due gay aggrediti in pieno centro

Presi a calci e pugni mentre erano con due amiche. «Questa era la città più tollerante d’Italia, ora non più»

Aggressione omofoba in pieno centro a Milano a pochi giorni di distanza dall’episodio analogo avvenuto a Roma. È successo sabato sera, in corso di Porta Ticinese all’altezza delle colonne di San Lorenzo: le vittime sono due ragazzi, che erano in compagnia di due amiche. Gay.tv ha riferito la vicenda spiegando che la coppia è stata insultata da tre 35enni: «Brutti froci, datele a noi le ragazze tanto a voi non servono». La coppia ha risposto, scatenando l’ira degli aggressori che sono passati alla violenza fisica con calci e pugni. Una delle due amiche, nel tentativo di fermarli, ha preso un ceffone in viso. I quattro poi sono scappati riuscendo a mettersi in salvo. I tre aggressori non sono ancora stati individuati ma uno di loro, secondo quanto dichiarato dalle vittime a Gay.tv, aveva una croce celtica stampata sulla maglietta.

«Mi spiace dirlo ma Milano, che era la città più tollerante d’Italia, non lo è più. E quello che fa male non sono le botte che io e il mio compagno abbiamo preso, ma quello che è successo fa male dentro – così Gianvito, 23enne studente al Politecnico, racconta l’aggressione subita -. Eravamo in quattro, io e il mio compagno più due ragazze. A un certo punto ci hanno avvicinato tre persone, italiani, sui 35 anni e uno di loro ci apostrofa cosi: “brutti frocioni datele a noi le ragazze tanto a voi non servono”. A quel punto è scattata la reazione del mio compagno che li ha mandati a quel paese e sono volati schiaffi e pugni anche a una nostra amica che ha cercato di far da paciere». Gianvito ha presentato denuncia alle forze dell’ordine per quanto successo. «È la prima volta che vengo aggredito fisicamente – spiega -, spesso è accaduto di essere apostrofato con le solite frasi del tipo “brutto frocio” e con il vasto campionari di battute che purtroppo conosciamo bene. Ma io da Milano non me ne andrò. Voglio laurearmi qui, è la città che ho scelto per studiare e spero per poter lavorare, ma spiace sentire anche da alcuni politici discorsi che inneggiano alla intolleranza e alla discriminazione». L’Arcigay di Milano ha proposto che nel prossimo Gay Pride, il 12 giugno, ogni manifestante abbia un fischietto. «Come in una scena del film Milk (il politico gay interpretato sullo schermo da Sean Penn, ndr): in caso di aggressione si usava il fischietto per dare l’allarme» spiega l’associazione.

Secondo Pierfrancesco Maran, consigliere comunale del Pd, anche a Milano sono diventate frequenti le aggressioni omofobe. «Siamo vicini ai ragazzi aggrediti ma ora servono fatti concreti – ha dichiarato -. A questo clima di intimidazioni e discriminazioni bisogna rispondere approvando la legge contro l’omofobia. In Consiglio comunale giace da novembre un ordine del giorno “lotta all’omofobia” del Partito Democratico che impegna il Comune a promuovere insieme alle scuole iniziative di educazione al rispetto delle diversità. Abbiamo fiducia nelle forze dell’ordine perché individuino al più presto i responsabili di questa nuova aggressione ma vogliamo che venga approvata anche la mozione: tutte le istituzioni devono essere in prima linea per cancellare queste discriminazioni».

Fonte:

Il Corriere.it

Altre fonti:

TGCom

ADNKronos

AGI

Roma, 29 maggio 2010 Ancora un gay aggredito a Roma Ha rischiato di perdere un occhio

Picchiato nella notte da 4 italiani: ”E al bar non mi hanno aiutato”. Le associazioni: Alemanno agisca

Una serata spensierata passata con gli amici nella “Gay street”. Ma una volta rimasto da solo, la notte romana ha materializzato un incubo: dietro l’angolo lo aspettava il ghigno dei suoi aguzzini, che lo hanno riempito di botte urlandogli «Frocio di m…». Sono gli attimi di terrore vissuti da un giovane omosessuale a Roma, pestato a sangue nei pressi del Colosseo da un gruppo di quattro o cinque ragazzi.

La vittima, che oggi ha denunciato la vicenda attraverso l’Arcigay, ha persino rischiato di perdere un occhio. Il giovane, un romano di 24 anni residente nell’hinterland capitolino, stava tornando a casa dopo essere stato nel vicino locale della Gay street, il “Coming out”. Una volta arrivato alle scale per raggiungere via Cavour e poi la stazione Termini, è stato accerchiato dal gruppo di ragazzi tra i 25 e i 30 anni. La vittima ha subito capito di essere stata seguita. «Sei un frocio di m…», gli urlavano. Lui ha avvertito subito il pericolo e ha lanciato l’Sos chiamando al cellulare il suo compagno. Hanno cominciato a prenderlo a pugni. Poi, una volta finito a terra, gli hanno sferrato calci dappertutto e prima di scappare gli hanno rubato il cellulare.

Dopo poco è arrivato il compagno della vittima e un altro amico. Ma l’incubo non era ancora finito. «In via Cavour, uno dei miei due soccorritori ha chiesto dei fazzoletti in un bar per tamponare il sangue, ma loro si sono rifiutati. Nel frattempo io non ero cosciente e il mio sangue colava», ha spiegato la vittima al suo avvocato Daniele Stoppello. Il ragazzo aggredito – ha spiegato il legale – è stato ricoverato d’urgenza all’Umberto I, riportando diverse ferite, tagli e contusioni al volto e rischiando di perdere l’occhio. «Mi sono sentito la loro cavia», ha detto oggi il giovane omosessuale ricordando sconvolto quei momenti di paura. «L’unico potere che ho in questo momento è quello di denunciare i miei aggressori. Mi auguro la collaborazione di qualcuno, ma spero che nessuno abbia assistito a quanto è successo, perchè sapere che qualcuno ha visto e non parla mi farebbe ancora più male».

L’aggressione è avvenuta in via del Fagutale, sotto la casa dell’ex-ministro Claudio Scajola. E i criminali potrebbero essere stati individuati da eventuali telecamere presenti sul posto. Unanime lo spirito di solidarietà al giovane aggredito e lo sdegno per la vicenda, manifestati da molti esponenti politici, prima tra tutte il ministro Mara Carfagna, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti e dalla presidente della Regione Renata Polverini. Per il ministro per le Pari Opportunità è indispensabile che «chi ha visto, parli. Lo faccia per assicurare alla giustizia una banda di delinquenti e, se non basta, per riparare all’errore di non essere intervenuto ad aiutare un ragazzo vittima di una barbara aggressione». L’Arcigay di Roma ha lanciato «un appello alle forze dell’ordine affinchè rintraccino i colpevoli di questa aggressione così violenta», perchè «sono troppi i casi di omofobia irrisolti di cui non sono stati individuati i responsabili». Per questo Imma Battaglia, presidente di Gay Project, chiede un incontro urgente tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’assessore Umberto Croppi e tutte le realtà associative gay, lesbiche e trans di Roma. «Siamo di fronte ad un ennesimo grave episodio al quale occorre dare una risposta politica concreta in termini di lotta all’omofobi», commenta.

Per il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, «gli episodi di violenza quotidiani che sentiamo riportare dalla stampa e che i nostri operatori registrano sul territorio ogni giorno sono un campanello d’allarme di un’escalation di intolleranza e discriminazione nei confronti dei cosiddetti “diversi”». Dall’agosto dello scorso anno, quando una coppia di ragazzi gay fu aggredita di fronte al Gay Village e uno di loro fu ferito da un colpo di bottiglia rotta sferrato all’addomme, nella Capitale si sono verificate diverse aggressioni contro gli omosessuali. L’ultima lo scorso aprile: nella notte un giovane volontario di Arcigay era stato insultato e aggredito da un gruppo di quattro ragazzi a bordo dell’autobus a Trastevere.

Fonte:

La Stampa

Palermo, 28 maggio 2010  Palermo, aggrediti perchè sono gay: uomo denunciato

Una coppia di omosessuali picchiata all’interno di un internet point: per uno dei due cinque giorni di prognosi

Aggrediti, pestati, umiliati. La loro colpa? A quanto pare, solo quella di essere gay. Palermo è stavolta protagonista di una storia che poco ha a che fare con la cronaca (o meglio, solo in parte) e molto col rispetto umano, con l’uguaglianza e soprattutto con la diversità, evidentemente poco accettata in questo caso. Che, purtroppo, non è isolato. La vicenda risale a novembre scorso, teatro un comunissimo internet point, come tanti ce ne sono in città. La coppia si trova all’interno, per consultare tranquillamente la rete. Ad un certo punto un uomo, F.F, senza alcun motivo apparente, inizia a insultarli pesantemente, fino a quando diventa tutto chiaro: non sopporta la vista dei due omosessuali. Le offese diventano aggressione, dalla parole si passa ai pugni e ai calci, che provocano ad uno dei due ferite con cinque giorni di prognosi. Interviene la polizia, visualizza i filmati: non c’è niente che posso giustificare un aggressione, se non appunto il fattore sessuale. L’essere gay, appunto, vista come una colpa, un affronto intollerabile per un uomo, che non contento della “prodezza” compiuta qualche giorno prima, ha minacciato ancora i due: “Se non ritirate la denuncia, vi incapretto”. A questo punto è scattato il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dai due, decretata ieri dal Gip, e l’obbligo per F.F di stare a 50 metri dalle persone offese e di non comunicare con loro attraverso qualsiasi mezzo.

Di Luigi Ansaloni

Fonte:

Il Giornale di Sicilia

Altre fonti:

Ellexelle

Savona, 20 maggio 2010  Francesco Zanardi aggredito sotto casa: è stato colpito da un pugno

Francesco Zanardi, l’omosessuale savonese ormai noto alla cronaca sia per le sue battaglie per l’affermazione dei diritti gay che per la sua denuncia contro i preti pedofili, è stato aggredito davanti al portone di casa sua a Savona. L’episodio risale a qualche sera fa ma la notizia è trapelata solo nelle ultime ore.

“Non so chi fossero e neppure mi spiego i motivi dell’aggressione – ha detto Zanardi -. Spero che non c’entrino con la battaglia che sto conducendo in questi mesi sulla questione dei preti e della pedofilia. Ma né le minacce che ricevo continuamente né la violenza, potranno farmi recedere dalla mia iniziativa”.

Zanardi, secondo la ricostruzione fatta, è stato avvicinato da due individui che dopo averlo aggredito gli hanno sferrato un pugno in pieno volto. Poi si sono allontanati indisturbati. “Affinché l’episodio non venisse strumentalizzato non sono neppure andato a farmi medicare in ospedale, anche se il pugno è stato davvero forte – ha detto Zanardi -. Per fortuna sono riuscito ad entrare nel portone e a chiudermi dentro, così quei due sono stati costretti alla fuga”.

Fonte:

IVG

Altre fonti:

Il Secolo XIX

Bolzano 11 maggio 2010 Giovane gay bacia il fidanzato per strada, picchiato dal branco

Aggressione notturna davanti a un chiosco: “Quando ci siamo scambiati un bacio il gruppetto si è avvicinato e ha cominciato a insultare _ racconta la vittima _ poi mi ha scaraventato a terra e mi ha preso a calci e pugni. Credevo di morire”. Gli aggressori sono fuggiti prima dell’arrivo della polizia

«Mi hanno scaraventato a terra e preso a calci ovunque, addirittura in faccia, più volte. Ho tentato di difendermi, ma erano in troppi. E così mi sono chiuso a riccio, per evitare colpi al viso e al ventre. Ma non la smettevano. A un certo punto ero convinto che mi avrebbero ammazzato. Poi, hanno capito che qualcuno aveva allertato la polizia, e sono scappati via a bordo di due auto».

Insultato, rapinato e selvaggiamente picchiato da sette sconosciuti per aver scambiato in pubblico un casto bacio sulle labbra col suo fidanzato. È accaduto a Simone Giovannini, un 23enne ragazzo gay di Laives, cittadina alle porte di Bolzano.

Sabato notte, dopo essere uscito da una festa gay-lesbo alla discoteca “Sei come sei” di Bolzano, assieme al suo compagno Simone Rossi di Egna, il ragazzo è stato aggredito nel piazzale davanti al pub “Soul Kitchen”, mentre ordinava da mangiare in un chiosco sulla strada.

Ha riportato un serio trauma cranico, una frattura multipla al braccio sinistro e contusioni ovunque. Gli hanno anche portato via portafogli, duecento euro, documenti, cellulare, occhiali da sole firmati.

Gli hanno strappato di dosso una decina di orecchini. La prognosi dei sanitari del pronto soccorso è di almeno 25 giorni, eventuali complicazioni escluse.

Simone ha il viso gonfio, specie sul lato sinistro. Dietro l’o recchio, un ampio, vistoso ematoma. Un altro nell’interno labbra. «Ma se dovessi mostrarli tutti, ci metterei mezz’ora», commenta con quel po’ di autoironia che gli è rimasta.

Ha difficoltà a parlare, ché di recente ha subìto un’operazione chirurgica alla mandibola. E ora il pestaggio deve aver compromesso qualcosa. «La muovo con difficoltà: c’è il rischio d’una seconda operazione. Oggi, comunque, è peggio di ieri. Sento male dappertutto, domenica mi duolevano solo testa e braccio».

Accanto a lui sta Simone Rossi, il suo ragazzo, che racconta: «Eravamo stati alla festa del “Sei come sei” per il secondo anniversario del locale. Quando il disco-pub ha chiuso, verso le 4.30, siamo usciti per mangiare qualcosa assieme ad amici e amiche. Ci siamo avvicinati al bancone del chiosco, nel parcheggio, e abbiamo ordinato.

Poi, ci siamo scambiati un breve bacio sulle labbra, castissimo, perché in pubblico ci comportiamo così. Subito si è avvicinato un giovane: carnagione scura, pizzetto, piuttosto stempiato. Non parlava tanto bene l’italiano, ma abbastanza per offenderci con battute pesantissime sulla nostra omosessualità».

Lo sconosciuto si è rivolto soprattutto a Giovannini. «Io – spiega quest’ultimo – gli ho gentilmente chiesto di non disturbarci e gli ho detto che erano fatti nostri. Ma lui niente, ha preso a spintonarmi. Io l’ho allontanato, e in quel momento lui ha urlato agli altri di raggiungerlo».

«Saranno stati almeno sette-otto», racconta Rossi. «L’hanno scaraventato a terra e hanno cominciato a colpirlo a calci, prima uno, poi l’altro, poi tutti assieme». Rossi non è intervenuto. «Non sarebbe servito, erano troppi».

Il titolare del chiosco ha telefonato al 113. Lo stesso ha fatto anche il titolare dell’imbisssu due auto – una Punto e una Citroën – e sono scappati via». Sul posto sono arrivate quattro volanti della polizia, cui Rossi ha consegnato i due numeri di targa, scritti in fretta e furia su un bloc notes al chiosco dei würstel.

«Nonostante fossi coperto di sangue, non è che ci abbiano dato più di tanto retta», commenta Giovannini. «Visto che mi reggevo in piedi da solo, mi hanno consigliato di farmi medicare in ospedale e di sporgere querela lì».

Fonte:

Alto Adige

Altre fonti:

L’Essenziale

Gay.it

La Spezia 10 maggio 2010 Al funerale dell’ex compagno, trans aggredita dai familiari

Era andata a porgere l’ultimo saluto all’uomo che per ventuno anni le era stato accanto in una fase cruciale della sua vita, ma Regina Satariano si è ritrovata vittima di un’aggressione.

Un rapporto lungo ventuno anni. Poi lui ha un malore e dopo tre giorni di terapia intensiva, muore. Lei gli resta accanto fino alla fine, fino a quando, prima del funerale, non viene aggredita dalla sorella e da un dipendente della Asl. La lei in questione è Regina Satariano, dirigente nazionale dell’Associazione Trans – Genere, proprietaria del Priscilla a Torre del Lago e presidente del consorzio Friendly Versilia. Il lui, invece, è l’uomo che l’ha accompagnata per moltissimo tempo fin dall’inizio della sua transizione “quando andavo in giro con la parrucca e le tette finte. Non era facile, ma lui mi presentava a tutti come la sua donna e ne era orgoglioso”. Un uomo facoltoso di La Spezia morto qualche giorno fa e di cui Regina preferisce non fare il nome e che era il suo ex compagno.

“Domani andrò a denunciare l’aggressione subita davanti all’obitorio e per la quale il Coordinemanto delle associazioni Transgender vuole costituirsi parte civile – spiega Regina a Gay.it -. E più che la violenza subita, quello che resta dentro sono le minacce, gli insulti e la cattiveria. La mancanza di rispetto davanti ad un legame così forte e lungo”.

Ma veniano ai fatti che si svolgono la settimana scorsa a La Spezia, dove l’ex compagno di Regina viveva.

“Lo avevo sentito che era già in ospedale, ma con la prospettiva di uscire di lì a poco – racconta l’imprenditrice -. Gli dissi che era meglio aspettare di vederci fuori dall’ospedale per evitare di creare qualche imbarazzo con la sua famiglia. Purtroppo finisce in terapia intensiva e a quel punto corro in ospedale. Per fortuna mi fanno entrare e lì incontro la sorella che non avevo mai visto prima. Lei mi chiede se lo conoscessi e io le spiego che sì, ci conoscevamo da 21 anni”.

Non ha chiesto chi fossi, ma coglie un po’ di imbarazzo e si allontana così da permettermi di baciarlo sulla fronte”. Dopo tre giorni passati in terapia intensiva, purtroppo, l’uomo non ce la fa. “Quando vado a dargli il mio ultimo saluto all’obitorio dopo che lo avevano già vestito – continua Regina – mi rendo conto che aveva addosso dei vestiti che in vita non avrebbe mai usato, informale com’era. Lo faccio notare e la sorella mi dice che non devo permettermi di dare consigli perché lei non sa chi sia e mi conosce da solo due giorni. Cerco di spiegarle che in 21 anni non s’è mai vestito così, ma non serve a nulla”. Regina, prima di dire addio per sempre a quella persona così importante nella sua vita, decide di preparare un messaggio che lo accompagni nel suo ultimo viaggio. “Avevo scritto una lettera e, insieme ad una foto, avevo chiesto che gli venisse messa nella tasca della giacca – spiega -. Quando la sorella vede da dietro il vetro che parlo con la persona a cui avevo chiesto il favore e gli passo questo foglietto dice ‘che schifo’. Le rispondo di farsene una ragione, perché era una foto a cui lui teneva moltissimo”.

Resasi conto che forse il tono usato aveva potuto inasprire gli animi, Regina va poi a scusarsi con la sorella del suo caro amico. “Mi sono avvicinata chiedendole scusa e porgendole la mano, ma lei ha chiuso le braccia – contiua Regina -. A quel punto le ho detto che mi dispiaceva per lei, ma che ventuno anni di rapporto non sono un giorno e doveva accettarlo. Lei, per tutta risposta, mi dà un calcio sugli stinchi. Non le rispondo a tono per rispetto dei defunti esposti, ma me ne vado”.

Per qualche strana ragione, i manifesti dell’agenzia funebre non riportano il luogo e l’ora dei funeali e Regina chiama l’agenzia stessa per saperli. Scopre così che l’indomani il corpo sarebbe stato esposto fino dalle 9.30 alle 10.30 e che dopo ci sarebbero stati i funerali. Si reca, quindi, ancora una volta all’obitorio e chiede ad un dipendente dove recarsi per abbracciare il suo carissimo amico ancora una volta.

“Ero in compagnia del presidente di un’associazione gay di La Spezia – racconta – e busso alla porta per sapere dove andare ad un dipendente. Questo mi aggredisce verbalmente, mi minaccia, mi urla qualsiasi cosa, che io non sono nessuno. Io chiedo la cortesia di farmelo salutare, spiego che non voglio altro che abbracciarlo. Mi spintona buttandomi fuori, mi chiude una mano nella porta che riapre vedendo che mi era diventata rossa. Spingo la porta e chiedo se il mio biglietto era stato messo nella giacca. Ero molto commossa. Mi spiega che la sorella l’aveva tolto perché non voleva alcuna cianfrusaglia. Io ero allibita, perché non solo quella donna aveva disposto la chiusura della bara un’ora prima del previsto impedendo di salutarlo, ma si era anche impossessata di qualcosa di personale, gesto che è stato definito furto dalla polizia che è intervenuta poi”.

A quel punto arriva la polizia, l’uomo si fa refertare raccontando che nella colluttazione si erano rotti gli occhiali.

“Io non l’ho toccato e non mi ero neanche accorta che si fossero rotti gli occhiali che erano caduti – spiega Regina -. Racconto alla polizia la storia del biglietto e un’agente chiede che fine avesse fatto. La sorella, a quel punto, lo tira fuori dalla borsa”. Poi il funerale al quale Regina partecipa con molta discrezione, seduta in fondo alla chiesa.

“La cosa più bella è stata che alla fine sono stata attorniata da tutti i suoi amici – racconta commossa – che mi hanno detto di essere felici di conoscermi finalmente perché lui per anni li aveva assillati con “la sua donna di Viareggio” e sarebbe stato felice se ci fossimo conosciuti. Non so perché la sorella abbia reagito così, perché tanta rabbia e tanta cattiveria davanti ad una persona che era stata importante per suo fratello per ben 21 anni. Se fossi in lei mi chiederi perché non aveva mai saputo niente del nostro rapporto. Forse suo fratello non la considerava degna di entrare in contatto con una storia così bella”.

Regina è stata refertata e il medico le ha dato una prognosi di dieci giorni. Domani mattina, insieme al suo avvocato, si recherà alla polizia di La Spezia a sporgere denuncia per aggressione.

Di Caterina Coppola

Fonte:

Gay.it

Roma, 29 aprile 2010 Eur, una baby gang contro le trans

Arrivano con gli scooter armati di bastoni e spranghe

I carabinieri sulle tracce della banda di minorenni che terrorizza i viados

Una baby gang che aggredisce le trans in zona Eur. Arrivano a bordo di scooter, armati di bastoni di legno e spranghe di ferro. Insultano, spaventano e minacciano di colpire. È successo nella notte tra martedì e mercoledì. Erano le undici di sera quando due trans brasiliane di circa 30 anni hanno chiamato il 112 dicendo di aver subito un tentativo di aggressione a piazzale Pakistan, sotto al Fungo dell’Eur.

Stando al loro racconto, una decina di ragazzini a bordo di quattro scooter le hanno avvicinate. Tra le mani spranghe e bastoni. E poi offese e urla così forti da essere sentite da altre “colleghe” che si stavano prostituendo qualche metro più in là e che sono subito accorse per aiutare le loro connazionali, mettendo in fuga la banda di bulli. Ma una delle trans ha deciso comunque di chiamare la centrale operativa dell’Arma e segnalare l’accaduto. Quando la pattuglia è arrivata sul posto, i viados hanno indicato la via di fuga dei piccoli teppisti. E, poco lontano, gli uomini del nucleo radiomobile hanno fermato due quindicenni in motorino, entrambi residenti al Trullo.

Non solo: sul ciglio della strada hanno trovato le armi della spedizione, che sono state subito sequestrate.

Una volta in caserma, però, le vittime non hanno riconosciuto in quei due adolescenti i loro aggressori. I carabinieri si sono così limitati a convocare i genitori per farli riportare a casa. Resta da accertare se effettivamente i minori fermati non avessero preso parte alla “scorribanda” o se le trans abbiano scelto di non riconoscerli per la paura, erano visibilmente terrorizzate. Anche perché non era la prima volta che la baby-gang le minacciava: ai militari le straniere hanno raccontato che la stessa cosa era successa anche la notte precedente, tra lunedì e martedì. Sempre minacce, sempre bastoni, sempre motorini con giovanissimi a bordo.

Ora i carabinieri sono sulle tracce della “banda” e stanno monitorando la situazione per capire se esiste un vero pericolo di spedizioni punitive nei confronti dei viados o se si tratta di episodi isolati. Nessun aiuto, però, secondo le trans e secondo i residenti, può venire dal sistema di videosorveglianza installato in zona: molte telecamere sono rotte.

Di Maria Elena Vincenzi

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Social Roma Visibile

Roma, 26 aprile 2010 Giovane gay aggredito su autobus «Insulti omofobi e schiaffi»

La denuncia di Arcigay Roma: un ventiduenne preso di mira da un gruppo di ventenni. «Mi dicevano che facevo schifo, passeggeri indifferenti, nessuno mi ha difeso»

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 aprile un giovane volontario di Arcigay Roma, Mattia C., 22 anni, studente, sarebbe stato insultato e aggredito da un gruppo di 4 ragazzi sui venticinque anni a bordo dell’autobus N8 in zona Trastevere, dove si concentra buona parte della movida romana. Lo denuncia la stessa Arcigay: «Dopo aver provato a replicare, il ragazzo è stato colpito ripetutamente e preso per il collo», si è sottratto alle violenze scendendo dal bus.

Secondo Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma, si tratta dell’«ennesimo episodio di omofobia che si verifica nella nostra città». Marrazzo si dice «preoccupato perché assistiamo al moltiplicarsi di questi comportamenti violenti e intimidatori che offendono non soltanto la persona aggredita e la comunità lesbica e gay, ma la libertà di tutti i cittadini».

IL RACCONTO – «La cosa che mi ha colpito maggiormente – afferma Mattia C., pronto apresentare la sua denuncia alla Procura della Repubblica – è l’indifferenza degli altri passeggeri: nessuno di loro, pur assistendo alla scena, ha detto qualcosa o è intervenuto per fermarli. Io ero seduto e leggevo un libro, poi queste persone, dopo aver preso di mira un uomo di colore hanno iniziato a dirmi che facevo schifo perchè gay».

AGGRAVANTE NEGATA – «La nostra città non può permettersi di restare indifferente verso comportamenti di questo tipo – aggiunge il presidente di Arcigay Roma – Purtroppo in Italia non esistono leggi che prevedano un’aggravante nel caso di aggressioni motivate da odio nei confronti di lesbiche, gay e trans». «L’associaizone auspica dunque «che il legislatore affronti la questione per mettere fine a questa diffusa percezione di impunità» e chiede più impegno alle istituzioni «contro ogni forma di discriminazione con iniziative nelle scuole e nella pubblica amministrazione o con campagne di comunicazione e sensibilizzazione».

HELP LINE – Arcigay Roma chiede ora l’intervento della Regione Lazio, dove Renata Polverini ha appena iniziato il suo lavoro di presidente – per riprendere al più presto le campagne antiomofobia di Gay Help Line 800713713 (numero verde antiomofobia e transfobia) – e del Comune di Roma, per aumentare la diffusione della prossima campagna. La maggior parte delle vittime, infatti non denuncia gli episodi per paura delle conseguenza in famiglia o nel lavoro: il nostro servizio cerca di dare quel supporto legale e psicologico che dia loro la forza di denunciare». Anche il Circolo Mario Mieli si unito nella condanna dell’episodio. Imma Battaglia, presidente Dì Gay Project, sollecita un incontro tra amministrazione e associazioni. «Credo che sia urgente che in vista della giornata anti-omofobia del 17 maggio il sindaco di Roma Gianni Alemanno incontri tutte le associazioni per riprendere quel confronto che aveva messo sul tavolo l’istituzione a Roma di un Osservatorio e le altre campagne».

SOLIDARIETA’ – «Quanto accaduto la notte tra sabato e domenica a Trastevere è un atto vile e da condannare con la massima fermezza. A nome mio e di tutta l’amministrazione voglio esprimere la mia vicinanza al ragazzo aggredito. Mi auguro che gli autori dell’aggressione vengano individuati al più presto e puniti come meritano». E’ stato il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Solidarietà agli aggrediti anche dal presidente delle Provincia Nicola Zingaretti. « Provo un senso di profonda frustrazione nel realizzare che non è più possibile neanche salire su un mezzo di trasporto senza correre il rischio di non tornare a casa incolumi e con il conseguente senso di angoscia che questo provoca non solo nelle vittime, ma anche nelle loro famiglie e in tutti i cittadini». E la neopresidente del Lazio Renata Polverini aggiunge: «È un fatto gravissimo, di inaccettabile violenza e intolleranza che va condannata e combattuta. Al giovane aggredito va tutta la solidarietà mia e della istituzione che rappresento. La Regione, nell’ambito delle sue competenze, non farà mancare certamente tutto il proprio impegno contro qualsiasi forma di discriminazione e a sostegno di una cultura della tolleranza e del rispetto del prossimo».

I PRECEDENTI – Tra gli episodi che hanno visto il mondo omosessuale oggetto di aggressioni omofobe nei mesi scorsi a Roma, si ricordano quello della notte del 19 agosto scorso quando fu picchiato e insultato il cantautore Emilio Rez mentre tornava a casa. Il 22 agosto una coppia di giovani omosessuali fu aggredita all’uscita del Gay Village, rassegna dell’estate romana: uno venne accoltellato e l’altro ferito gravemente con una bottiglia rotta. In manette finì Alessandro Sardelli, 40 anni, detto Svastichella, con l’accusa di tentato omicidio. Il 2 settembre alcuni petardi furono lanciati contro uno dei locali della Gay street romana, vicino al Colosseo. Il Qube, il local che ospita le serate di Muccassassina, è stato più volte oggetto di incendi.

Fonte:

Il Corriere.it

Altre fonti:

Arcigay

Romatoday

Cosenza 20 aprile 2010 Schiavizza omosessuale:preso 20enne

Lo minacciava di diffondere foto online

Un disoccupato incensurato, S.M., di 20 anni, è stato arrestato dai carabinieri di Paola (Cosenza) con l’accusa di aver ridotto in schiavitù un giovane omosessuale del posto. Con la minaccia di diffondere via internet alcune foto pornografiche che lo ritraevano, l’arrestato obbligava la vittima a compiere estorsioni ai danni di commercianti del luogo.

L’arresto è stato fatto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emesse dal gip su richiesta della Procura della Repubblica di Paola. Secondo quanto e’ emerso dalle indagini, S.M. avrebbe costretto il giovane a commettere i reati con la minaccia di diffondere via internet immagini di rapporti omosessuali che aveva avuto con lui. S.M. avrebbe anche imposto alla vittima di versargli consistenti somme di denaro.

Fonte:

TGCom

Altre fonti:

NotizieGay.it

GayMagazine

Trento, 16 aprile 2010 Cuoco massacrato dal branco dopo le sue avance gay

Svolta nell’inchiesta sul brutale pestaggio di un cuoco inglese trovato nudo in mezzo al bosco. A picchiarlo sarebbero stati sei giovani per punirlo dopo i suoi approcci omosessuali. Lo ha confessato il ventenne in carcere con l’accusa di tentato omicidio

Non una zuffa tra due ubriachi, ma un brutale pestaggio di gruppo per motivi sessuali. Questo è emerso dal racconto di Gianluca Costantino, il ventenne di Canazei in carcere a Trento con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravi per aver bastonato a sangue il cuoco inglese John William Harris, 45 anni, trovato domenica vicino al bosco, nudo e in stato di ipotermia.

Il giovane, assistito dall’avvocato Luca Pontalti, è stato interrogato ieri mattina, nel carcere di Trento, dal gip Marco La Ganga. Costantino ha ammesso le proprie responsabilità, ma ha fornito un quadro assai diverso, e se possibile ancor più grave, di quanto accaduto. Il ventenne avrebbe raccontato di essere stato avvicinato più volte dal cuoco inglese, il quale gli avrebbe fatto delle avances in modo esplicito.

Tentativi d’approccio espliciti che l’uomo avrebbe rivolto anche ad altri due ragazzi di Canazei, gli stessi che fino ad ora avevano avuto un mero ruolo di testimoni e che, invece, sempre secondo Costantino, avrebbero partecipato attivamente sia al pestaggio e, particolare agghiacciante, anche al tentativo di seviziare l’uomo con una trave tolta da una vicina staccionata. Tentativi che il terzetto non si è evidentemente limitato a respingere, magari in maniera ferma, ma civile. Nient’affatto. Quelle attenzioni avrebbero innescato nei tre la voglia di punire l’affronto, di far pagare al cuoco quella sua ostentata diversità. E così è scattata l’ aggressione cui si sarebbero aggiunti quasi subito anche altri tre ragazzi della Val Badia, probabilmente avventori dello stesso pub – lo Speckkeller – in cui John William Harris era stato visto la stessa sera, prima dell’aggressione. In sei, quindi – completamente ubriachi come la stessa loro vittima – avrebbero preso parte alla spedizione punitiva nei confronti dell’inglese che, in ospedale, aveva poi ricordato d’essere stato picchiato da più persone.

A confermare tutto questo il ritrovamento sul luogo del pestaggio dei cinque bastoni insanguinati da parte dei carabinieri della stazione fassana. Carabinieri che non senza difficoltà erano risaliti a Costantino e che ora sono certamente al lavoro per identificare gli altri protagonisti del terribile episodio. L’a ccusa nei confronti di Costantino – nei confronti del quale il Gip non ha convalidato il fermo, ma ha applicato la custodia cautelare in carcere – è pesantissima: tentato omicidio. Solo il caso, infatti, ha impedito che il pestaggio si concludesse in tragedia: poche decine di minuti e John William Harris, cuoco per un’agenzia turistica britannica che gestisce appartamenti in val di Fassa, sarebbe morto. Ricoverato in rianimazione al S.Chiara, l’uomo s’è fortunatamente ripreso e ora sta meglio

Fonte:

Corriere delle Alpi Trentino

Altre fonti:

Giornale di zona

Ellexelle

Pavia 14 aprile 2010  Aggressione omofoba a Pavia

Ieri sera, martedì 13, è avvenuto un gravissimo atto di aggressione fisica e verbale nei confronti della comunità lgbt pavese, riunita al bar Dublino dopo la manifestazione in Piazza Vittoria. Due uomini hanno prima insultato, poi aggredito alcuni presenti tra questi la Vice Presidente di Arcigay Pavia Barbara Bassani e il socio fondatore Giuseppe Polizzi che è stato afferrato ripetutamente per il collo e sbattuto a terra con conseguente prognosi di 8 giorni al S. Matteo.

L’episodio di violenza perpetratosi al Dublino è un segnale preoccupante circa la violenza omofoba nella città di Pavia. Ricordiamo il pestaggio di un ragazzino da parte dei suoi compagni di classe avvenuto quest’estate: l’attacco fu dovuto ad odio omofobo. Arcigay Pavia denuncia questi atti come criminosi e intollerabili, rivendicando pari dignità e diritti per tutti i cittadini a prescindere dall’orientamento sessuale.

Barbara Bassani e Giuseppe Polizzi di Arcigay Pavia dichiarano:

“L’omofobia è una stortura etica e mentale, un relitto del passato: il futuro appartiene all’uguaglianza per tutti i cittadini, e al reciproco rispetto e riconoscimento”.

Purtroppo in Italia non esistono leggi che prevedano un’aggravante nel caso di aggressioni motivate da odio nei confronti di omosessuali o trans, e nemmeno esistono statistiche ufficiali riguardo l’occorrenza delle discriminazioni o delle aggressioni omofobe. Ricordiamo che la scarsità delle tutele giuridiche, e la paura di ritorsioni, spinge la maggior parte di coloro che subiscono aggressioni o discriminazioni motivate dall’omofobia a non sporgere denuncia. Per questo riteniamo urgente l’istituzione di uno sportello antidiscriminazioni nel Comune di Pavia, argomento già affrontato positivamente con la Giunta al governo.

La città di Pavia, di fronte a tale barbarie, è chiamata a rivendicare e ribadire quella cultura del rispetto e della difesa dell’uguaglianza e delle diversità che da sempre la caratterizzano.

Cesare Del Frate

Ufficio Stampa Arcigay Pavia

portavoce MoVimento 5 Stelle Pavia

Fonte:

Lista Civica 5 Stelle Pavia

Altre fonti:

Gaynews

Queerblog

Stampa 14 aprile 2010: Pedofilia, comunità omosessuali contro Bertone Germania: scritte oscene sulla casa di Ratzinger

“Polemica per una frase del segretario di Stato: “Gli abusi sono legati all’omosessualità”. Arcigay: “Menzogna”. A pochi giorni dall’83esimo compleanno del Papa trovate scritte oscene a sfondo sessuale sulla sua casa natale. Una difesa in ordine sparso che danneggia il Vaticano

Berlino – Scritte oscene a sfondo sessuale “così offensive da non poter essere riportate” sono state trovate sui muri della casa natale di papa Benedetto XVI, nella cittadina bavarese di Marktl am Inn (Sud).
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Lo scrive oggi il giornale locale Augsburger Allgemeine. Il riferimento, ha spiegato un portavoce della polizia dell’Alta Baviera, è allo scandalo pedofilia che sta scuotendo la Chiesa cattolica. Le scritte sono state fatte la notte scorsa con una bomboletta spray e sono state scoperte, secondo la polizia, da un passante alle sei di stamane.
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Teramo, arrestato prete: abusò di bimba di 10 anni

L’atto di vandalismo precede di soli tre giorni ottantatreesimo compleanno di Papa Ratzinger, che è nato a Marktl am Inn il 16 aprile del 1927.

Bertone su pedofilia e omosessualità Il cardinale Tarcisio Bertone, numero due del Vaticano, ritiene che i numerosi scandali di pedofilia che hanno scosso la Chiesa cattolica sono legati all’omosessualità e non al celibato dei preti. Un’affermazione che ha suscitato l’immediata reazione delle associazioni cilene in difesa dei diritti degli omosessuali. “Numerosi psichiatri e psicologi hanno dimostrato che non esiste relazione tra celibato e pedofilia, ma molti altri – e mi è stato confermato anche recentemente – hanno dimostrato che esiste un legame tra omosessualità e pedofilia. Questa è la verità e là sta il problema”, ha dichiarato il segretario di Stato vaticano rispondendo a un’intervista a una radio cilena.

La risposta delle associazioni omosessuali “Né Bertone, né il Vaticano hanno l’autorità morale” per offrire lezioni di sessualità, ha dichiarato Rolando Jimenez, presidente del movimento per l’integrazione e l’emancipazione degli omosessuali in Cile. “Si tratta di una strategia perversa del Vaticano che cerca di fuggire dalle proprie responsabilità” in relazione agli scandali di pedofilia.

Arcigay: “Parole irresponsabili” “L’equazione omosessualità-pedofilia, falsa, ignobile e anti-scientifica, è un’affermazione disonesta che colpisce la vita e la dignità di milioni di persone gay e lesbiche, confermando il cinismo, la mancanza di scrupoli e la crudelt… di quelle stesse gerarchie vaticane che hanno coperto per anni i crimini sessuali perpetrati in tutto il mondo da esponenti della chiesa contro la vita di migliaia di bambini innocenti”: è la dura reazione di Arcigay alle affermazioni dei segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, ieri in Cile. “Di quei corpi brutalmente violentati, di quell’infanzia e di quelle vite distrutte – dice il presidente Paolo Patanè – la chiesa porta la piena e vergognosa responsabilità, e non sarà tentando di distogliere l’attenzione dalle sue stridenti contraddizioni e dalle sue omertà interne che potrà sottrarsi ad un giudizio severissimo per reati sessuali denunciati in tutto il mondo contro i preti pedofili”. “Siamo davvero indignati per le parole che Bertone ha pronunciato in Cile: non tenti la chiesa di trasferire le sue colpe sulla pelle di altre persone innocenti, e pensi piuttosto ad interrogarsi sulla sua mancanza di umanità” conclude Patanè.”

Fonte: ILGIORNALE

 

Cile 13 aprile 2010  «Pedofilia legata all’omosessualità» E’ scontro dopo le parole di Bertone

Prete arrestato a Teramo ammette abusi: «Mi pento»

Papa disponibile a incontro vittime Malta lontano dai media

E’ scontro fra il Vaticano e la comunità gay dopo le parole del cardinale segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone secondo il quale «è stato dimostrato da molti psicologi e psichiatri che non c’è legame tra celibato e pedofilia» e «molti» altri studiosi hanno invece dimostrato un legame «tra omosessualità e pedofilia».

La reazione di Arcigay alle parole di Bertone. «L’equazione omosessualità-pedofilia, falsa, ignobile e anti-scientifica, è un’affermazione disonesta che colpisce la vita e la dignità di milioni di persone gay e lesbiche, confermando il cinismo, la mancanza di scrupoli e la crudeltà di quelle stesse gerarchie vaticane che hanno coperto per anni i crimini sessuali perpetrati in tutto il mondo da esponenti della chiesa contro la vita di migliaia di bambini innocenti»: è la dura reazione di Arcigay alle affermazioni di Bertone. «Di quei corpi brutalmente violentati, di quell’infanzia e di quelle vite distrutte – dice il presidente Paolo Patanè – la chiesa porta la piena e vergognosa responsabilità, e non sarà tentando di distogliere l’attenzione dalle sue stridenti contraddizioni e dalle sue omertà interne che potrà sottrarsi ad un giudizio severissimo per reati sessuali denunciati in tutto il mondo contro i preti pedofili». «Siamo davvero indignati per le parole che Bertone ha pronunciato in Cile: non tenti la chiesa di trasferire le sue colpe sulla pelle di altre persone innocenti, e pensi piuttosto ad interrogarsi sulla sua mancanza di umanità», conclude Patanè.

Centro studi teologici di Milano: Bertone pensi ai suoi, non ai gay. Invece di gettare discredito sugli omosessuali, il cardinale Bertone dovrebbe occuparsi degli abusi sessuali in casa propria. È, questo, il secco commento del Centro di Studi Teologici di Milano alle dichiarazioni con cui il segretario stato vaticano ha legato ieri, in una conferenza stampa in Cile, la questione pedofilia all’omosessualità.

Associazione Caramella buona: nessun legame pedofilia-omosessualità. «La pedofilia – afferma la criminologa Roberta Bruzzone, direttore scientifico de La Caramella Buona – è un disturbo della sfera sessuale molto complesso e tutte le indicazioni di queste ore in relazione a sedicenti correlazioni tra celibato e omosessualità oppure tra omosessualità e pedofilia sono prive di qualsiasi riscontro scientifico come ha ormai mostrato da anni la comunità scientifica che ha approfondito gli studi in merito alla personalità dei soggetti che abusano di minori. Ritengo pericoloso – prosegue Roberta Bruzzone – accostare dimensioni tra loro così lontane soprattutto in un epoca in cui ancora troppo spesso la cronaca nera ci restituisce gravissimi casi di violenza di matrice omofoba».

Critiche da dirigenti politici Cile. Dirigenti politici cattolici cileni, del partito di governo e dell’opposizione, hanno oggi respinto le dichiarazioni di Bertone. «Comprendo la buona fede delle dichiarazioni, ma sono generalizzazioni che non si fanno», ha sottolineato il senatore Juan Coloma, presidente della Unione democratica indipendente (Udi), al governo e principale partito politico del paese. Il senatore Patricio Walker, della Democracia Cristiana (all’opposizione), ha a sua volta rilevato di «non condividere» quanto detto dal segretario di Stato: «la pedofilia, ha precisato, è un disordine mentale di indole sessuale», sia nel caso «dell’omosessualità sia in quello dell’eterosessualità. Mi piacerebbe sapere gli studi che il cardinale Bertone ha detto di avere, perché per me tali dichiarazioni sono state abbastanza sorprendenti». «Sulla base della mia esperienza, non è possibile pensare che ci sia un legame diretto tra omosessualità e pedofilia», ha d’altra parte commentato Tamara Galleguillos, docente presso l’Università del Cile, mentre lo psichiatra Sergio Canals ha da parte sua sottolineato che «non esiste un’equazione causa-effetto che sostenga il nesso omosessualità-pedofilia: ci sono persone eterosessuali che sono pedofile».

Per la deputata del Pd, Paola Concia, «le parole del Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, suscitano una irreparabile indignazione. È davvero sconfortante che ancora oggi eminenti rappresentanti della Chiesa cattolica si lascino andare ad analisi così grossolane, proponendo tesi sbagliate, dannose, smentite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e non condivise dalla maggioranza dei cattolici».

Prete arrestato a Teramo ammette abusi e si pente. Il prete indiano arrestato ieri a Teramo per pedofilia ha ammesso di avere compiuto atti osceni sulla bambina e di essersi pentito subito dopo averlo fatto. Nell’interrogatorio di garanzia svoltosi nel pomeriggio davanti al Gip Marina Tommolini, il sacerdote ha spiegato che non era nelle sue intenzioni compiere gli atti sessuali e che quando si è accorto di «essere andato oltre» si è subito pentito. Il fatto sarebbe avvenuto alla presenza della sorellina più piccola della bimba vittima delle «attenzioni» del prete. Fu proprio la reazione di quest’ultima a insospettire i genitori che poi parlarono anche con la figlia più grande. In seguito la bimba fu ascoltata dal sostituto procuratore Bruno Auriemma con la collaborazione di uno psicologo. Il prete era stato sospeso dalla curia teramana dopo che il suo superiore religioso era venuto a conoscenza dell’inchiesta e aveva denunciato la cosa al vescovo di Teramo. Il parroco non sapeva che nei suoi confronti era stato emesso un’ordinanza di custodia cautelare ed era tornato in Italia per rispondere a una precedente convocazione degli investigatori.

Vescovo di Teramo: collaboreremo. «Sgomento per la vicenda e piena fiducia nel corso della giustizia» sono stati espressi dal vescovo di Teramo e Atri, monsignor Michele Seccia, che ha manifestato «sentimenti di viva partecipazione al disagio e dolore della famiglia», parlando del prete pedofilio di Teramo. L’alto prelato ha fatto sapere di avere «provveduto immediatamente alla sospensione dall’esercizio ministeriale» del sacerdote A.D., già nel dicembre scorso, appena venuto a conoscenza del fatto. «Nello stesso tempo la Curia vescovile si è messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per facilitare le indagini sul caso». Il sacredote è rinchiuso nel carcere di Teramo, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

Il viaggio a Malta del Papa e l’incontro con le vittime di asubi. Il Papa è disposto ad incontrare le vittime degli abusi sessuali da parte di religiosi, ma «in un clima di raccoglimento e riflessione, non sotto una pressione di carattere mediatico» ha detto il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, illustrando il programma del viaggio del Papa a Malta, sabato e domenica prossimi.

Padre Lombardi: non mi sento sotto assedio. La Santa Sede conferma la linea della trasparenza sulla pedofilia nella Chiesa, un «cammino tumultuoso» intrapreso tuttavia nella linea del «dialogo» ha detto padre Federico Lombardi, rispondendo alla domanda di un giornalista che chiedeva se il Vaticano non si sentisse in questi giorni «sotto assedio». «Io no – ha risposto il gesuita – e non ho espresso questo atteggiamento», rispondendo «con tre note scritte» agli interrogativi sollevati dai media destinate proprio a «far ragionare e capire la linea adottata contro gli abusi».

Fonte:

Il Mattino

Altre fonti:

L’espresso

Wall Street Italia

Libertiamo

La Repubblica

Il Sole 24 ore

Grosseto 11 aprile 2010 Il ritorno di monsignor Giacomo Babini: “Gli animali più ordinati degli omosessuali”. E Pontifex: “Denunciamo gli omosessuali”

Ci deve essere una ruota impazzita, che gira per suo conto e, nel frattempo, spara bordate contro tutti: ebrei, omosessuali, massoni. Si fa persino fatica a capire come possa succedere a uomini venerati e venerandi della curia cattolica che dal seminario al loro apostolato dovrebbero avere come segno indistinto la carità, l’umanità, la comprensione, il perdono e tante altre virtù tali da aspirare alla santità. Invece, l’uomo di chiesa diventa a volte l’apostolo delle censure, delle condanne senza appello e di qualche inevitabile strafalcione sui giudizi. È ricapitato a monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto che è tornato ad attaccare prima gli ebrei, rei, secondo lui, di un attacco senza pari verso la chiesa cattolica per via di una banale inezia: la pedofilia di tanti sacerdoti. Poi, quasi non sazio di tanto antisemitismo, monsignore riprende il suo livore antiomosessuale con una violenza da far rabbrividire.

Intervistato dal sito Pontifex – anche se è arrivata regolare smentita – il vescovo Babini si scaglia contro la lobby ebrea e massonica, dichiarando che l’attacco di queste settimane alla chiesa di Roma altro non è che “un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi. (…) L’olocausto fu una vergogna per l’intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti – dichiara l’alto prelato -. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca”.

Poi, all’intervistatore viene un’illuminazione: e se forse ci sta anche lo zampino della lobby gay? Monsignor Babini non attende altro e risponde: “Non lo dubito, anche loro se possono tirano sulla Chiesa. Bisogna trattare coloro che hanno tendenze omosessuali con delicatezza e senza infierire, con misericordia. Ma accettino serenamente la loro croce e la malattia con santa rassegnazione. Altri invece praticano l’omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l’ordine della natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali”

In dichiarazioni come queste, forse serve più a noi la comprensione verso il prelato che pare trattarci alla pari degli animali, essendo noi, lui e gli altri appartenenti al regno animale, come ci hanno insegnato a scuola. E qualche bravo etologo può benissimo spiegare quanta omosessualità serena vi è in molte specie animali, che rispettano l’ordine della natura.

C’è davvero poco da dire sia su Pontifex che su monsignor Giacomo Babini. O meglio, ci poteva essere poco da dire. Ma qualcosa è accaduto, dopo una dichiarazione di Aurelio Mancuso di Arcigay. Aurelio, in una sua nota, scrive:

“Se si legge l’intervista pubblicata sul sito pontifex.it le affermazioni razziste e omofobe del vescovo emerito di Grosseto sono chiarissime e non lasciano spazi a dubbi: la supposta campagna mediatica sulla pedofilia sarebbe orchestrata dagli ebrei e massoni che vogliono distruggere la chiesa.gli omosessuali sono più immorali degli animali, non bisogna farli accostare alla comunione né celebrarne i funerali in chiesa. Ma visto che il monsignore – aggiunge Mancuso – tramite una nota della Cei smentisce, allora bisogna che qualcuno in Vaticano finalmente chiarisca: sono mesi che su questo sito internet sono intervistati vescovi emeriti che si scagliano contro gli ebrei, le donne, i gay, senza che la Curia sia mai intervenuta. I giornalisti del sito si sono inventati tutto o monsignor Giacomo Babini è stato costretto a smentire perché questa volta si è sollevato un coro di critiche?”.

Polemica sedata? Niente affatto. Colto da un fervore di assoluto contrasto, il sito integralista cattolico firma un articolo: “Adesso basta: gli omosessuali devono smetterla di discriminare gli eterosessuali. Diffondono idee sbagliate e inducono i giovani all’errore. Parla la dottrina, la medicina e la cronaca. Vanno denunciati!“.

“Tante sono le dispute dottrinali che negli ultimi decenni si sono avvicendate circa l’argomento omosessualità. – scrive l’articolista – Cari lettori ed amici, come possiamo non imputare questo abominio al demonio? (…) È inutile nascondersi dietro un finto buonismo ed una apparente tolleranza cristiana, questa perversa pratica è voluta dal Maligno, allontana l’umanità dalla verità e genera perversione e disgusto. (…) Questo è sbagliato, moralmente scorretto e l’Ordine dei Medici, degli Psichiatri, la Cei, la Congregazione per la Dottrina della Fede, il telefono Azzurro e tutti gli organi preposti alla tutela dei minori, dovrebbero denunciare quotidianamente queste posizioni.

È moralmente ingiusto e scorretto indurre i giovanissimi al peccato e promuovere nelle loro menti una finta idea di normalità, è forviante, deviante, anti crisitiano ed è reato.!!!!

Ribadisco il concetto che l’omosessualità non è umanamente corretta, in quanto una coppia gay non è in grado di procreare ed attenta quotidiamente alla procreazione ed alla sopravvivenza della razza umana. Ripeto, sarebbero da denunciare tutti coloro i quali diffondono messaggi amorali e devianti.

Per non parlare, poi, dei milioni di gay adescatori di minori e che, con i loro modi di fare buonisti, li introducono al dramma della malattia omosessuale. Anche questo è un grave reato! Intervenga la magistratura”

L’articolo è lungo e orpellato di citazioni bibliche ed evangeliche e, ovviamente, di tanta menzogna ed errori madornali, fino a equiparare l’omosessualità al demonio con tutto il male terreno che è possibile mettere in fila l’uno all’altro. Dicono che di noi si dovrebbe occupare la magistratura, perché quel nostro peccato diventa reato, secondo loro, tra il più abominevole.

C’è da rimanere basiti di fronte a tanto livore, a tanta omofobia, dove non vi è nulla della misericordia divina di cui dovrebbero esserne portatori. Che tanti alzino le spalle di fronte ad un sito riconosciuto per il suo integralismo, forse va bene, ma dobbiamo anche poter pensare che si tratta di una campagna di odio contro l’omosessualità e gli omosessuali. Di certo, noi andiamo avanti con le nostre battaglie di civiltà e democrazia. A loro il compito di assimilarci agli animali e di dire che siamo il demonio. Non credo che Dio li possa perdonare.

Dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti:

Per evitare, se siamo ancora in tempo, che Monsignor Giacomo Babini, Vescovo emerito di Grosseto, diventi emerito di qualcos’altro, gli consigliamo vivamente di frequentare di più bisonti e scimpanzé anziché lanciare anatemi e offese contro le persone omosessuali. Sostenere, come fa lui, che occorre che gli omosessuali ”accettino serenamante la loro croce e la malattia con santa rassegnazione” e dire agli omosessuali che si vantano della loro condizione “che persino gli animali rispettano l’ordine della natura e loro no” e, ancora, che “da questo punto di vista è meglio la regolarità degli animali”, dimostra una miserabile ignoranza dell’emerito Monsignore sul fatto che molti animali praticano l’omosessualità. Ci auguriamo quindi che l’emerito si faccia uno zoo safari per capire che in natura l’omosessualità è molto diffusa a cominciare dai bisonti e dagli scimpanzé

Fonte:

Queerblog

Altre fonti:

TGCom

Firenze 08 aprile 2010  Trans presa a calci e pugni a Firenze

Lo scorso lunedì di Pasquetta a Firenze, in Piazza Puccini a Firenze, è stata picchiata una transessuale di trentanove anni. Secondo le ricostruzioni dei fatti, la transessuale non sarebbe stata aggredita a scopo di una rapina, visto che nessun bene materiale è stato sottratto alla vittima. Fabianna Tozzi Daneri, presidente di Trans Genere, ha raccontato la vicenda: “La ragazza ci ha raccontato di questi due giovani con le teste rasate che si sono avvicinati e l’hanno subito aggredita. Poi sono seguiti gli insulti, i soliti insulti di tutti i generi e l’inseguimento”.

La transessuale è stata presa a calci e pugni dai due aggressori italiani, e quando ha cercato di scappare l’hanno afferrata ed hanno continuato a picchiarla, finché – attirate dalle urla della transessuale – delle persone hanno chiamato la polizia.

“Noi abbiamo le foto che la ragazza ci ha voluto dare per farci capire com’era la situazione – continua a raccontare Tozzi Daneri – ha il viso completamente tumefatto, l’hanno massacrata”.

La transessuale picchiata brutalmente a Firenze è attualmente a casa, nonostante le gravi lesioni. “E’ il caso di applicare le leggi che tutelano trans e gay che pure in questa regione ci sono – conclude Fabianna Tozzi Daneri- . Le denunce che riceviamo sono solo la punta dell’iceberg di chi ha il coraggio di raccontare e sa a chi rivolgersi. Decine di ragazze vengono malmenate e aggredite e non riescono a chiedere aiuto”.

Fonte:

Gay Wawe

Libero News

Napoli 06 aprile 2010 Consigliere del Pdl contro l’agenzia di viaggi gay: “Ripugnante, bisogna farla chiudere”

Era nata appena qualche giorno fa la prima agenzia partenopea di viaggi dedicata al turismo omosessuale. Dopo nemmeno una settimana il consigliere circoscrizionale del Vomero, dove sorge la società, Andrea Fonsmorti del Pdl, ne chiede la chiusura lanciando strali “infuocati” dal suo sito: “Discriminatorio e ripugnante”.

L’agenzia. L’inaugurazione di “Queer travel” si era infatti svolta sabato scorso. L’agenzia, che si avvale della collaborazione dell’associazione i Ken Onlus, oltre ad intercettare i turisti che arriveranno a Napoli per il Pride, si occupa di commercializzare anche altri pacchetti “gay friendly”.

Il comunicato. La reazione del consigliere Fonsmorti è stata veemente. Riportiamo un pezzo del comunicato pubblicato sul suo sito: “L’idea di una agenzia di viaggi per gay è ripugnante per una duplice motivazione. La prima è che è un chiaro segnale autodiscriminatorio che inneggia al turismo sessuale e questo rappresenta uno scempio per la cittadinanza vomerese che, a quel poco decoro che il quartiere ancora ha, sottrae la decenza e la pulizia. In secondo luogo, ricordiamo come le comunità omosessuali puntino particolarmente sul Vomero per mettere in risalto le proprie attività di marketing sessuale. Ricordo infatti che proprio il sottoscritto ed il suo gruppo avevano fermato due anni or sono la creazione di un registro per le Unioni civili presso la Municipalità grazie anche ad un intervento del Sindaco in merito alle competenze.”

Polemiche. Toni molto duri che hanno innescato immediatamente molte polemiche. Diverse sono le persone che su Facebook hanno criticato il giovane consigliere circoscrizionale per la sua scelta. Critico il sito Napoligaypress che tende ad “ironizzare” sull’accaduto. Quello che non si comprende è dove sarebbe la “discriminazione” ad avere un’agenzia di viaggi “gay friendly”?

Fonte:

X Città Napoli

Altre fonti:

Napoligaypress

FaiInformazione

Napoli Pride 10

Levante online

Campania su Web

Firenze 05 aprile 2010 ‘Mi chiamavano gay’: uccide due cingalesi a Firenze

Mi prendevano in giro chiamandomi gay e per questo li ho uccisi. Cosi’ si e’ giustificato il cingalese di 35 anni, che ieri in pieno centro a Firenze, ha estratto un coltello uccidendo due suoi connazionale. E’ durata pero’ solo poche ore la sua fuga e i carabinieri l’hanno poi arrestato. L’uomo era il badante di un anziano solo al mondo che quando nel 2008 e’ morto ha lasciato tutto all’uomo: i suoi risparmi e la casa.

Fonte:

La Repubblica.it

Altre fonti:

Libero News

TGCom

ANSA

Il Giornale

Parma 26 marzo 2010Trans trovato morto conferite da taglio, probabile omicidio

Il cadavere di un transessuale di circa 30 anni, con la carnagione olivastra, completamente nudo e con capelli scuri di media lunghezza e’ stato ritrovato questa mattina intorno alle 10 alla periferia di Parma, dal personale della Polizia provinciale.

Ricoperto da numerose ferite di arma da taglio, il corpo si trovava in via del Traglione, zona lungo il fiume Enza frequentata abitualmente da prostitute e trans e non lontana dal luogo in cui fu rinvenuto il corpicino del piccolo Tommaso Onofri. Sul posto, subito dopo la segnalazione, sono intervenuti anche gli agenti della squadra mobile e dell’ufficio volanti della Questura.

Secondo i primi accertamenti della Polizia, il decesso del trans risalirebbe a non piu’ di 12 ore prima. Sono attualmente in corso negli accertamenti necessari per l’identificazione del cadavere che presenta la gamba destra atrofizzata, segno probabile di una pregressa poliomelite. Al momento l’ipotesi piu’ probabile e’ che si sia trattato di un omicidio, ma tutte le piste di indagine sono ancora aperte.

Fonte:

Libero News

Altre fonti:

Ansa

La Repubblica

Gazzetta di Parma

Leggo

Verona 17 marzo 2010 Sala pubblica a un «convegno gay», scoppia la polemica

Verona, lettera da Radio Maria: «Principi basilari della nazione messi in discussione». Assessori e artisti si dividono

VERONA — Esce dai confini di Verona la polemica sulla concessione a pagamento di una sala pubblica (quella della Loggia di Fra’ Giocondo) ad un dibattito sulle «diversità», siano esse etniche, culturali, o «di genere », compresa quella legata all’omosessualità. La sala è stata concessa (come sempre avviene, per chiunque prenoti e paghi regolarmente) da parte della Provincia. E questo ha scatenato una bufera sul presidente Miozzi. Che ha replicato con toni volterriani («non sono d’accordo con quello che molti diranno a quel convegno, ma mi batterò sempre perché abbiano la possibilità di dirlo»). Lo scultore Ernesto Lamagna, Accademico Pontificio e autore di famosissime opere a sfondo religioso, dopo averne discusso anche con il conduttore televisivo e giornalista Alessandro Cecchi Paone, sottolinea come sia stato «un atto e un intervento di grande civiltà quello del presidente della Provincia: su questi temi c’è più che mai bisogno di confrontarsi, di discutere serenamente, senza strumentalizzazioni e polveroni. Diciamo basta, e proviamo a ragionare e a discutere da persone civili».

Sul fronte opposto, alla Provincia è giunta una lettera da Radio Maria che parla di «principi basilari di questa nazione» messi in discussione dalla concessione della sala al convegno. E contro Miozzi scende in campo anche l’assessore comunale alle Pari Opportunità, Vittorio Di Dio secondo il quale «la concessione dell’uso di una sala non è un fatto neutro, nel senso che non si può concedere l’uso di una sala di pubblica utilità a chiunque e per lo svolgimento di qualsiasi problematica». Per Di Dio alcune diversità sono un valore (come dice il titolo del convegno di venerdì e sabato) ma «non rappresenta un valore ciò che è riconducibile semplicemente ad un diverso modo di vivere la sessualità (cioè ad un comportamento sessuale differente). Mi riferisco per esempio – chiarisce l’assessore – al caso dell’omosessualità ». E spiega: «chi decide di vivere la sessualità in altro modo rispetto al 90 per cento della popolazione è liberissimo di farlo ma non può per questo motivo dichiarare che questa forma diversa dalla sessualità naturale è un valore. Che fatti positivi riproduce l’omosessualità sul tessuto sociale? Nello specifico del Convegno in questione, mi chiedo ancora di più: sono valori le devianze come la transessualità ed il trans-genderismo? Io – conclude – come amministratore pubblico e come cittadino prendo le distanze in modo netto ed inequivocabile dai titoli di quei convegni che nascondono false verità e falsi valori».

La polemica potrebbe debordare anche nella aule di giustizia, visto che il Circolo Pink si riserva di di «avviare iniziative anche legali» contro le dichiarazioni del consigliere comunale della lista Tosi, Alberto Zelger, che aveva definito «molto preoccupante che la Provincia di Verona conceda spazi a un’iniziativa , che pone sullo stesso piano l’amore naturale tra un uomo e una donna e le deviazioni psicologiche o sessuali, sempre alla ricerca di una patente di normalità, mentre invece sono soltanto bisognose di cure o di educazione». E la presidente dell’Arci, Michela Faccioli, invita Zelger «a partecipare al Seminario per capire che molte di queste persone spesso vivono nella sofferenza non per la loro condizione, ma per il comportamento intollerante e irrispettoso che purtroppo Zelger manifesta ».

Lillo Aldegheri

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Il Corriere del Veneto

Milano 14 marzo 2010  Studente omosessuale aggredito alla Statale di Milano: “Siete la feccia dell’umanità”!

Non si salva neppure Milano dove la presenza omosessuale è riconosciuta, magari tollerata ma visibile. Non si salva il perimetro dell’Università Statale dove esiste un collettivo studentesco omosessuale che da anni si batte per debellare l’omofobia tra gli studenti e i docenti; luogo importante e conosciuto quello di via Festa del Perdono e dintorni, negli anni delle contestazioni studentesche dove i gay potevano trovare un dialogo difficile, ma era qualcosa! E invece l’oggi ci racconta di unrisveglio omofobo proprio a Milano, ai danni di Giacomo, uno studente omosessuale di diciannove anni della Statale.

Il brutto episodio è avvenuto giovedì scorso all’interno del polo di Biologia dell’Università in via Celoria. Era l’ora di pranzo e Giacono stava sistemando in una bacheca un manifesto che pubblicizzava una rassegna di cinema omosessuale. E’ stato affrontato da un altro studente che ha iniziato ad insultarlo e minaccioso lo ha avvisato:

“Attaccane un altro e ti ammazzo di botte – ha gridato l’intollerante studente – per voi malati qui non c’è posto. Voi froci siete la feccia dell’umanità”.

Ecco Milano; uno dei suoi volti nascosti che riesce a svegliarsi per colpire quelli che ritiene più deboli, la “feccia” come ha redarguito Giacomo, lo stupido e ignorante studente. L’aggressione, pare sia durata diversi minuti; strano che altri che poi si son detti solidali con Giacomo non siano intervenuti dicendo all’aggressore che in quel momento era lui a rappresentare la feccia della discriminazione, dell’intolleranza più cupa e meschina e di terribile ignoranza in un luogo di insegnamento e cultura.

Della questione, grave nell’accaduto, se ne occuperà martedì prossimo il comitato Pari opportunità dell’università, nella riunione del Senato accademico. Speriamo che si decida una volta per tutte che l’omofobia non può e non deve essere presente in quei luoghi, come altrove.

“Simili atti sono inaccettabili – ha detto la preside di Agraria, Claudia Sorlini – serve un´indagine rapida che individui i responsabili e, se ci sono gli estremi, decida provvedimenti esemplari”.

Pare che quel che è capitato a Giacomo non sia un caso isolato. Il Comitato sta ora preparando un dossier sui tanti episodi di omofobia nell’università. La sanzione per l’aggressore potrebbe essere pesante: sospensione per un lungo periodo o espulsione dalla facoltà.

Alla Statale, il Collettivo omosessuale conta circa 220 aderenti e, raccontano che alle loro riunioni i casi di intolleranza sono parecchi: dagli insulti verbali alla distruzione di volantini e manifesti da parte di altri studenti.

L’Università, da parte sua, fa parecchio, finanziando alcuni progetti del Collettivo omosessuale e, dallo scorso anno, l´ateneo consente agli studenti che cambiano sesso di registrare sul libretto il nuovo nome. Un passo di civiltà che non basta a calmare l’omofobia e le aggressioni verso gli studenti lgbt. Forse ora serve un richiamo forte, duro, irremovibile verso lo studente che ha aggredito Giacomo per far comprendere agli altri eventuali omofobi che in un luogo di studio e cultura, le persone lgbt meritano lo stesso rispetto degli altri.

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Queerblog

Altre fonti:

Universita.it

Torino 27 febbraio 2010 Chiamparino alle nozze gay simboliche È polemica. Il Pdl: «Irresponsabile»

Il sindaco partecipa al matrimonio tra due donne. «Siete cittadine di serie A, come tutti noi»

Ha partecipato commosso al matrimonio simbolico tra due lesbiche, in un locale di Torino, la Rotonda del Valentino, il sindaco del capoluogo piemontese Sergio Chiamparino. Le due donne, Antonella D’Annibale e Debora Galbiati Ventrella, conviventi da nove anni che si sono promesse amore eterno, si erano rivolte al primo cittadino nei mesi scorsi con il desiderio di istituzionalizzare il loro amore. «Non posso sposarvi perché la legge italiana non lo consente – ha detto loro Chiamparino – ma ho voluto presenziare questa bella cerimonia augurandomi che la mia presenza possa servire a far dire a tutti che siete cittadini di serie A, come tutti noi». «Vi ringrazio – ha aggiunto – per aver capito subito che questa cerimonia non poteva svolgersi in un luogo istituzionale, perché nelle istituzioni devono avvenire atti legali. Se cambiano le leggi anche le istituzioni cambiano». Ovviamente senza la fascia tricolore, il sindaco ha ancora detto: «Sono qui per mettere un sigillo simbolico su questa unione. Questo è un momento che manda un messaggio forte di felicità e di sofferenza. Di felicità perché è evidente che vi amate tanto, di sofferenza perché non vi è possibile riconoscere pienamente questo vostro amore».

LE POLEMICHE – Poi è cominciata la festa. Ma la scelta di Chiamparino di essere presente all’unione simbolica e “benedire” in qualche modo le nozze ha suscitato non poche polemiche. Se da una parte, infatti, il Partito democratico, con Roberta Agostini, della segreteria dei democratici, ha elogiato il primo cittadino («Credo sia importante che si torni a discutere la questione delle unioni civili per garantire uguaglianza di diritti, da quelli di assistenza a quelli di successione, a tutti i cittadini»), d’altro canto il Pdl ha attaccato duramente il sindaco di Torino. «È irresponsabile che un uomo delle istituzioni come il sindaco Chiamparino celebri l’unione tra due donne lesbiche quando l’atto non avrà un valore formale, ma solamente propagandistico. Un tema così delicato come quello dei diritti-doveri nelle coppie di fatto, soprattutto se omosessuali, andrebbe affrontato con serietà, sobrietà, equilibrio» ha detto Agostino Ghiglia, parlamentare Pdl.

PRESIDIO DI FORZA NUOVA – Fuori dal ristorante la Rotonda al Valentino di Torino, dove si è svolto il matrimonio simbolico alla presenza di Chiamparino, che ha voluto esserci proprio per dare alla loro unione «il sigillo» che la legge non consente di dare, è stato organizzato un presidio di Forza Nuova, al quale ha partecipato una decina di militanti di estrema destra. Con uno striscione recante la scritta: «Più figli, meno omosessuali». Il gruppetto è stato tenuto a distanza, al di là di corso Massimo D’Azeglio da forze dell’ ordine, ma anche da una sorta di servizio d’ordine preorganizzato dalle associazioni gay torinesi.

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Il Corriere della Sera

Altre fonti:

Il Clandestino web

Lodi 25 febbraio 2010 Mozione anti-omofobia Pdl choc: «La violenza se la vanno a cercare»

Il provvedimento più importante approvato ieri in consiglio è stata la modifica del regolamento di contabilità che, dicono l’assessore Cristiano Devecchi e il presidente Foroni, porterà ad una «semplificazione», riducendo, fra l’altro, «del 30% le determine». Dopo una lunga discussione, si è poi raggiunta l’unanimità. Toni tutt’altro che civili invece nella discussione della mozione di Giulia Acquistapace (passata all’unanimità) che impegna giunta e consiglio a esprimere solidarietà alle vittime dell’omofobia e a chiedere alla Camera una legge in materia. Pur stigmatizzando la violenza, Domenico Monti ha detto che, in fondo, «queste persone spesso se la vanno a cercare». Emanuele Arensi, ha aggiunto che ciò accade quando gli omosessuali «si danno al pubblico con forme circensi, ostentate, che spesso l’intera categoria respinge» perché in fondo «l’omosessualità è contro natura». Repliche di Soldati e Canova: «Così si arriva a dire che anche istriani o ebrei se la sono cercata».

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Il Giorno

Fermo 24 febbraio 2010 “Dacci 50mila euro e tuo figlio diventerà eterosessuale”

Si spacciavano per maestri di discipline orientali, ma in realtà erano i capi di una setta che truffava persone deboli e bisognose di aiuto. Tra le molteplici vittime anche una famiglia di Fermo, che si era rivolta a loro per risolvere i problemi del figlio 18enne omosessuale. Il padre, nel tentativo di aiutare il figlio, ha versato loro 50 mila euro. A raccontare la terribile odissea è il genitore stesso, un imprenditore di 49 anni – C.A. le sue iniziali – che si è accorto di essere stato truffato solo dopo mesi di frequentazione delle setta. «Tutto è iniziato racconta C.A. quando un conoscente mi ha parlato di questo gruppo che, attraverso metodi alternativi, risolveva gravi problemi di salute, come tumori, Aids, infertilità. La stessa persona, che conosceva il problema di mio figlio, mi ha raccontato di un giovane omosessuale che era diventato etero’ dopo aver preso parte all’attività del gruppo. La sua storia era stata ripresa anche dal cantante Povia che aveva scritto, ispirandosi a lui, la canzone presentata a Sanremo, intitolata Luca era gay’. E’ così che sono entrato i contatto con queste persone che organizzavano in tutta Italia numerosi seminari a pagamento per diffondere le loro filosofie». Solo più tardi l’imprenditore fermano avrebbe scoperto che si trattava di una vera e propria setta con circa 10.000 adepti e che, per partecipare ai loro seminari, bisognava pagare profumatamente. «Il costo minimo si aggirava sui 260 euro – spiega C.A. – e arrivava, man mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Il capo carismatico del gruppo mi disse che il caso di mio figlio era molto complesso e mi chiese 50mila euro. Versai la somma e, senza lontanamente immaginarlo, misi il mio ragazzo nelle mani di una setta senza scrupoli, che lo ha sottoposto alle umiliazioni più assurde, facendogli credere di aver subito una violenza sessuale da piccolo». Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Bari ha aperto un’inchiesta, per la quale sono state rinviate a giudizio 11 persone per associazione a delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza.

Fabio Castori

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Notiziegay

Altre fonti:

Queerblog

Gaynews

Web 22 febbraio 2010 FB, in mille chiedono il reato di omosessualità

Sono circa mille gli iscritti a un nuovo gruppo che suscita l’indignazione di molti utenti Facebook. “Reintroduzione del reato di omosessualità” è il nome dato alla pagina che incita all’odio contro i gay, le lesbiche e i transgender. “I rapporti tra persone dello stesso sesso sono illegali in quasi 90 paesi nel mondo e, in alcuni, sono puniti con la pena di morte – si legge nella presentazione del gruppo – in altri (una cinquantina) l’omosessualità è punita col carcere. Fino a 5 anni fa era considerata reato, ed era dunque punita, anche in 13 stati Usa. Noi ci diciamo contrari alla pena di morte ma, essendo il matrimonio ed i rapporti fra due persone di sesso diverso, la forma fondamentale originaria della vita sociale, ci battiamo perché venga reintrodotto il reato di omosessualità”. Un pensiero che trova il supporto dei membri (non tutti, alcuni si iscrivono, paradossalmente, per dissociarsene sulla bacheca). “Non è vero che sono persone dolci” scrive una ragazza. La vostra anima è immonda, puzzate di carogna piena di pus – insulta un altro utente – Auguro a voi disgrazie a tutto spiano”. C’è anche chi dice che, anche se il reato di omosessualità fosse reintrodotto, “potranno continuare a farlo di nascosto, come si fa con le canne e la cocaina, ma almeno ci libereranno dal disgustoso spettacolo delle effusioni che usano scambiarsi in pubblico”. Un delirio omofobo che ha portato alla creazione di un gruppo per segnalarlo e farlo chiudere. Il nuovo scandalo targato Facebook si aggiunge ai recenti casi scoppiati con i gruppi contro gli animali e i bambini down. Per “l’altra faccia” del social network è il momento di mobilitarsi contro l’omofobia.

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Leggo

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IGN

Monza 22 febbraio 2010  Rapinano un trans: arrestati tre giovani bulgari

Tre bulgari, due 22enni e un 25enne, sono stati arrestati la scorsa notte dai carabinieri del nucleo radiomobile della Compagnia di Monza per aver rapinato un trans in via Salvadori a Monza. Una pattuglia, intorno alle 3.30, ha notato un uomo che trascinava con estrema violenza un transessuale verso una macchina, una Bmw, parcheggiata a lato della strada. I militari hanno subito cercato di raggiungere l’aggressore, fuggito insieme a due complici sull’auto. I tre prima di farsi bloccare dai carabinieri hanno gettato dal finestrino la borsetta che uno di loro aveva appena rapinato al trans. Dentro c’erano un cellulare e 200 euro. La fuga verso Cologno Monzese non è andata a buon fine. I bulgari sono stati bloccati.

Fonte:

Il Cittadino MB

Altre fonti:

Monza Brianza News


Magenda 19 febbraio 2010 La Lega contro la manifestazione gay

Cattivo gusto che può favorire le devianze

La manifestazione di domenica 14 febbraio non ha lasciato Magenta indifferente. E neppure la politica ha fatto passare sotto silenzio l’evento. Il primo commento, che ne ha generati altri come conseguenza, è stato quello del capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale Franco Bertarelli che in una nota diffusa giovedì 11 prima quindi dell’evento aveva fatto sapere la propria posizione di contrarietà . Una contrarietà , dice Bertarelli, non nei confronti degli omosessuali in sè, ma nei confronti dell’«americanata» portata in piazza. Anche se sono state proprio alcune espressioni usate da Bertarelli a scatenare la polemica, non ultima l’idea che un evento come quello di domenica rappresenti un rischio per gli adolescenti: «Non abbiamo mai preso posizione contro chi ha tendenze sessuali “diverse e minoritarie” – aveva detto il capogruppo del Carroccio -. Non riteniamo che gli omosessuali debbano essere discriminati e ci schieriamo contro ogni tentativo di emarginazione avanzato nei loro confronti. Potremmo anche arrivare a prendere posizione in favore di determinati diritti civili che oggi non vengono riconosciuti agli omosessuali e che due anni di Governo Prodi non sono stati in grado di garantire. Condanniamo però le chiassate all’americana del tipo del “Gay-Pride”: non riteniamo che ci sia alcun motivo di orgoglio nelle devianze sessuali che il buon gusto, l’educazione, la sensibilità e l’intelligenza vorrebbe fossero vissute con maggiore discrezione e senso del pudore. Queste manifestazioni sostanzialmente di cattivo gusto, anche se fatte in periodo di carnevalate, non giovano a nessuno. Ai promotori perchè allontanano la gente “normale” dalla voglia di trovare una soluzione legislativa ai problemi irrisolti degli omosessuali e agli spettatori perchè la vivono nella migliore delle ipotesi come una buffonata e nella peggiore come un’inutile provocazione. Sono inoltre pericolose nei confronti degli adolescenti “a rischio” e possono favorire devianze che non giovano certo alla felicità e alla serenità di un’esistenza che ha, comunque la si voglia guardare, qualcosa di distorto. Chi scrive queste righe non è cristiano, è un laico dichiarato, ma vive in un paese a larga maggioranza cattolica ed allo spirito cristiano ha in larga misura uniformato atti e pensieri. La religione cattolica condanna l’omosessualità . Non siamo ben lungi dall’arrivare a tanto, ma siamo convinti che una posizione più defilata e rispettosa del buon senso comune gioverebbe a tutti».

Franco Bertarelli

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Gaynews

Forlì 18 febbraio 2010 Un incontro sessuale finito con pugni, calci e… arresti

Tre giovani rumeni erano soliti prostituirsi nella zona della stazione di Forlì: hanno rapinato brutalmente un 45enne forlivese, loro cliente, ma poi sono stati fermati

Un incontro sessuale è finito a pugni, calci e…tre arresti. Tre giovani rumeni, V. B. M., 18 anni, D. S. A., 26 anni, e A. C. P., 19 anni, senza fissa dimora, sono finiti in manette per rapina e lesioni aggravate in quanto sono ritenuti gli autori dell’aggressione e della rapina commessa lo scorso 15 gennaio, ai danni di un forlivese di 45 anni, solito frequentare la zona adiacente la stazione ferroviaria, noto luogo di incontri omosessuali.

E proprio in occasione di uno di questi incontri il forlivese ha agganciato il più giovane dei tre stranieri, accordandosi con il ragazzo per una prestazione da consumarsi in aperta campagna. Giunti sul luogo stabilito con l’auto del 45enne, però, il giovane rumeno ha colpito con un pugno il volto del forlivese intimandogli di consegnare denaro e telefonino. L’italiano ha cercato di fuggire a piedi, ma è stato ben presto bloccato altri due rumeni che, a bordo di un’altra vettura, avevano seguito la sua auto.

Così il 45enne forlivese è stato brutalmente picchiato dai tre e costretto a consegnare il denaro, 300 euro, e il cellulare.

Dopo la denuncia della vittima, sono scattate le indagini dei carabinieri che hanno notato e fermato due dei tre rumeni, sempre nei paraggi della stazione ferroviaria, pochi giorni dopo la rapina. Il forlivese ha poi riconosciuto il più giovane fra i suoi aggressori che, dopo un interrogatorio fiume, ha raccontato tutto, affermando di essere solito prostituirsi, con gli altri due connazionali, a Forlì ed Ancona.

Proprio in provincia di Ancona, a Ostra, è stato arrestato il terzo balordo, di 19 anni. Le indagini dei carabinieri continuano tuttora perché, viste le modalità professionali adottate durante la rapina, c’è il sospetto che i tre possano essere gli autori di altri episodi simili, non denunciati visto il contesto particolare.

Fonte:

Il Resto del Carlino

Altre fonti:

Gay Magazine

Gay Wawe

Gaynews

Bologna 13 febbraio 2010 Mons. Caffarra: “Devastante paragonare le unioni gay al matrimonio”

È la riflessione contenuta nella nota dottrinale del Cardinale di Bologna, dedicata a matrimonio e unioni omosessuali, rivolta ai fedeli ma anche a tutti coloro che si pongono davanti al tema senza pregiudizi, diffusa alla vigila della festività di San Valentino

L’equiparazione tra matrimonio e unioni civili avrebbe «dapprima nell’ordinamento giuridico e poi nell’ethos del nostro popolo, una conseguenza che non esito definire devastante». È la riflessione contenuta nella nota dottrinale del Cardinale di Bologna Carlo Caffarra, dedicata a matrimonio e unioni omosessuali, rivolta ai fedeli ma anche a tutti coloro che si pongono davanti al tema senza pregiudizi, diffusa alla vigila della festività di San Valentino per ribadire il valore del matrimonio «entrato in crisi nel senso che di esso non si ha più la stima adeguata alla misura della sua preziosità».

«Se l’unione omosessuale fosse equiparata al matrimonio – spiega Caffarra – questo sarebbe degradato ad essere uno dei modi possibili di sposarsi, indicando che per lo Stato è indifferente che l’uno faccia una scelta piuttosto che l’altra. Detto in altri termini – prosegue il Cardinale – l’equiparazione obiettivamente significherebbe che il legame della sessualità al compito procreativo ed educativo, è un fatto che non interessa lo Stato, poichè esso non ha rilevanza per il bene comune. E con ciò – sottolinea Caffarra – crollerebbe uno dei pilastri dei nostri ordinamenti giuridici: il matrimonio come bene pubblico. Un pilastro già riconosciuto non solo dalla nostra Costituzione, ma anche dagli ordinamenti giuridici precedenti, ivi compresi quelli così fieramente anticlericali dello Stato sabaudo».

Il Cardinale, nel concludere la nota dottrinale, invita alla coerenza sul tema soprattutto i credenti che hanno responsabilità pubbliche, definendo un atto «pubblicamente e gravemente immorale» un eventuale voto in Parlamento sulla equiparazione. «È impossibile ritenersi cattolici – conclude Caffarra – se in un modo o nell’altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso».

Fonte:

Il Resto del Carlino

Altre fonti:

La Repubblica

Il Giornale

AGI

New Notizie

Web 12 febbraio 2010 Lettera a “La voce di Venezia”: i gay vanno curati

Un lettore di “La voce di Venezia” esprime la sua informata opinione sull’omosessualità maschile… delle lesbiche non è dato sapere.

La lettera:

Nuova frontiera dell’omosessualita’: sbagliate battaglie per orgoglio gay?

Nell’odierno panorama culturale, l’omosessualità maschile, sdoganata dall’area dei tabù, ammicca dai cartelloni pubblicitari e dagli spot televisivi, viene gridata nei gay pride e in qualunque programma televisivo, ma viene sottaciuta nella sua dimensione di sofferenza individuale.

E’ nota la crisi dell’identità maschile e la crescente incertezza della definizione di “genere sessuale”, ma prevale lo stereotipo politically correct per cui bisogna vivere e accettare serenamente il proprio essere gay. Il malessere legato alla percezione della propria omosessualità è poco riconosciuto e considerato non tanto una drammatica incognita interiore, ma il risultato di una chiusura moralistica-religiosa della società.

Chi si prodiga a difendere i “diritti” degli omosessuali, in realtà opera verso loro una spregiudicata azione di indifferenza e cinismo, mascherata sotto le mentite spoglie della comprensione e della solidarietà. Favorire o assecondare lo stato di omosessualità, non equivale certo a far del bene ai “diversamente orientati” , a meno che si abbia voglia di scherzare, raccontando la favoletta che l’amore sterile tra gay generi alcunchè di buono. Se veramente si avessero a cuore gli omosessuali dovremmo indicare vie e soluzioni meno ipocrite.

Alcune risposte stanno arrivando dalla psicologia cosiddetta “ricostitutiva”, basata sugli studi empirici della identità sessuale. Autorevoli psicologi che da anni lavorano in questo campo possono documentare numerose “guarigioni” di persone gay che hanno iniziato una terapia psicanalitica seria, e sono completamente usciti dal tunnel di una personalità incompiuta (vera radice dell’omosessualità).

Certo, per gli omosessuali il primo passo da fare sarà gettare alle ortiche le bandiere ideologiche dell’orgoglio gay e riconoscere umilmente e senza complessi il proprio bisogno d’aiuto.

La società invece, dovrebbe avere il coraggio di infrangere il luogo comune imposto dai media, secondo cui bisognerebbe arrendersi al fatto che omosessuali si nasce. Il problema dell’omosessualità non si affronta, ne’ demonizzando, ne’ assecondando, ma tentando il recupero, liberamente e senza costrizioni.

Gianni Toffali Verona

Fonte:

La voce di Venezia

Forlì 11 febbraio 2010 Omofobia, Pdl: “I transgender sono malati”. Bagarre a Forlì

Le frasi del capogruppo Pdl Angelo Sampieri, che ha definito “malati” transessuali e transgender, scatenano la bagarre nel consiglio comunale di Forlì. E’ successo tutto l’altra sera durante la discussione di un ordine del giorno contro l’omofobia. Per il capogruppo dell’Italia dei Valori, Tommaso Montebello, ce n’è abbastanza per parlare di “opposizione retrograda e oltranzista”. Sampieri ha parlato effettivamente di “malattia”, limitatamente però ai transgender, chiedendo la separazione di questo argomento dal tema dell’omosessualità. “Il problema della transfobia e dei transgender è una malattia”, ha detto in consiglio Sampieri. “E’ un problema di natura medica, non di inclinazioni sessuali. Il problema sta nella psiche, che non ha corrispondenza col corpo, e che si è cercato di curare, sbagliando, agendo sulla psiche, mentre ora si agisce sul corpo”.

Montebello non attribuisce però al Pdl un ragionamento così circoscritto, e coinvolge nella bagarre, oltre a Samperi, il coordinatore del centrodestra Alessandro Rondoni. “Ciò che più mi ha lasciato basito sono stati gli interventi dei due, che hanno manifestato profonda preoccupazione, sostenendo che iniziative destinate a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la cultura delle differenze, la prevenzione e la condanna degli atteggiamenti e dei comportamenti di natura omofobica e transfobica avrebbero potuto in qualche modo trasformare gli eterosessuali in omosessuali”. Ma “l’omosessualità non è una malattia”, tuona Montebello.

Da parte sua, il coordinatore del centrodestra, Alessandro Rondoni, specifica di voler solo ribadire quanto già espresso nel dibattito in Consiglio: “In quell’occasione ho spiegato che nel documento della maggioranza si discriminava l’uomo e la donna mettendoli sul piano delle inclinazioni sessuali, mentre per la natura c’è l’uomo e la donna, poi ognuno è liberissimo nelle inclinazioni sessuali che preferisce”. Rondoni, infine, si dice amareggiato, perché “avevo chiesto un rinvio per poter limare certe espressioni ed arrivare ad un voto condiviso, ma ci è stato rifiutato. Lo avevo chiesto anche cogliendo un certo imbarazzo degli amici dell’ex Margherita”.

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Dire

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GayWawe

Udine 09 febbraio 2010 Blitz anti-gay a Udine, insulti a sindaco e assessore

Cresce in città il clima di intolleranza. Scritte firmate con svastiche e celtiche nel parco del Cormôr e sui muri della basilica delle Grazie. Il Comune ha deciso di sporgere denuncia, indagini della Digos

Escalation dell’omofobia, tensione in città. Dopo l’aggressione verbale di sabato in centro ai danni dell’ assessore comunale Enrico Pizza, ieri sono state scoperte scritte anti gay (nel mirino sempre Pizza) e contro il sindaco Honsell al parco del Cormôr e sui muri della basilica delle Grazie. Svastiche e apologia del fascismo la “firma” degli autori.

Se il Comune ha immediatamente deciso di sporgere denuncia contro ignoti e ha provveduto a far coprire le frasi offensive scritte in stampatello con lo spray nero, gli episodi, ormai reiterati, hanno scosso il mondo degli omosessuali. Anche lo stesso Pizza, gay dichiarato finito al centro delle “attenzioni” degli estremisti di destra, si dice «preoccupato». E non mancano le reazioni della politica. Alla solidarietà del centro-sinistra, già manifestata domenica, ieri si è aggiunta quella dell’Udc e del Pdl. Tace la Lega, mentre la Rosa Bianca di Marco Belviso va controcorrente e attacca l’assessore invitandolo ad astenersi «dal solito comizio elettorale».

Le scritte al parco. Sono state realizzate tra le 20.30 e le 22.30 di domenica, quando era già calata la sera e tra i vialetti non c’e ra già più nessuno. Il cognome del sindaco storpiato, insulti ripetuti a Pizza e ai gay. Svastiche naziste e simboli ad “ accompagnare” gli epiteti. Imbrattate le pareti esterni del chiosco e di alcuni gazebo, nell’area ristoro e intrattenimento. E’ stato Fabio Ciprian, presidente della Cooperativa “Orizzonte” che gestisce il parco, ad avvertire le forze dell’ordine. Ieri le scritte sono state coperte dai vigili urbani con degli striscioni pubblicitari, in attesa di essere cancellate.

Deturpata la basilica di piazza Primo maggio. Il secondo, grave, episodio in poche ore è stato reso noto nel pomeriggio. Una scritta offensiva, ripetuta più volte, contro l’assessore Pizza è stata tracciata sul muro della basilica delle Grazie di Udine, una delle chiese più importanti della città. Le frasi, dello stesso tenore di quelle del parco del Cormôr, sono state scoperte dal priore della basilica, padre Cristiano, che ha informato personalmente l’a mministrazione comunale. Come per le ingiurie trovate al parco la polizia municipale ha fatto rilievi, anche fotografici, e ha segnalato l’episodio alla Digos della Questura. Le indagini. Non ci sono, per il momento, novità sull’episodio dell’aggressione verbale subita dall’assessore Pizza sabato sera da un uomo sui 30 anni. Gli agenti della Digos che possono contare sulla collaborazione della polizia municipale, da ieri, hanno sul tavolo anche i fascicoli relativi alle scritte, per le quali le indagini sono appena partite. C’è da capire se le scritte omofobe al Cormôr e alle Grazie siano da ricondurre alla stessa mano o allo stesso gruppo di estrema destra.

L’allarme. Pizza e le associazioni degli omosessuali denunciano che «l’omofobia ha raggiunto un livello preoccupante che non può essere trascurato». Il sindaco Honsell “collega” i vari episodi di intolleranza: «È molto probabile – commenta – che queste scritte si colleghino all’aggressione omofoba subita da Pizza sabato sera e stavolta non vogliamo soprassedere. Episodi di intolleranza come questi devono essere condannati con fermezza e all’origine per evitare pericolose derive».

di Maurizio Cescon

Fonte:

Messaggero veneto

Altre fonti:

Indymedia

Gaynews

Udine 08 febbraio 2010 Gay dichiarato vittima di aggressione omofoba

Enrico Pizza, assessore alla mobilità del Comune di Udine, è stato vittima di un’aggressione verbale omofoba da parte di tre uomini, tra i quali uno dell’ estrema destra udinese. «Stavo passeggiando con il mio compagno proprio nei pressi del municipio – racconta l’assessore alla mobilità – quando un gruppo di tre uomini, tra i quali ho riconosciuto un noto esponente dell’estrema destra udinese, si è avvicinato a noi con fare minaccioso. Uno dei tre – continua a raccontare Pizza – ha iniziato ad insultarmi, rivolgendomi epiteti inequivocabili. Ho chiesto una spiegazione e l’esponente di estrema destra che conosco ha cercato in qualche modo di calmare lo scalmanato. Ma non è servito a niente.”

“Mentre ci stavamo allontanando – continua a spiegare Enrico Pizza – lo stesso individuo ha continuato a seguirci – lo ha fatto per una cinquantina di metri -, sempre con atteggiamento minaccioso. Una persona di mia conoscenza, che ha assistito all’aggressione verbale – continua Pizza – è allora intervenuta per sedare gli animi, evitando che le cose degenerassero».

«Sono molto scosso per quanto è accaduto. È la prima volta che mi succede una cosa del genere e oltretutto in pieno centro, tra tanta gente. Ma non è la prima volta che accade a Udine. Qualche mese fa un ragazzo gay è stato a sua volta offeso, minacciato e inseguito. Oggi è finita bene ma non vorrei che altri episodi del genere siano capitati ad altri che magari hanno subito in silenzio. Non voglio che fatti simili si ripetano e per questo intendo rivolgermi alla Digos della Questura di Udine».

«Segnalerò l’accaduto alle forze dell’ordine e solleciterò un loro impegno, affinché Udine sia una città più sicura per tutti».

Fonte:

GayWave

Altre fonti:

Queerblog

Il Gazzettino

Web 04 febbraio 2010 GF: gruppi Facebook inneggiano alla morte di Maicol

L’omofobia causa scatenante dell’odio verso il concorrente di Rovereto

Maicol Berti, il concorrente di Rovereto all’interno della casa del Grande Fratello 10 è nell’occhio del ciclone.

Purtroppo non per la spigolosa amicizia con Giorgio, il concorrente veneziano, ma per una questione di omofobia che lo sta coinvolgendo, a sua insaputa.

Ultimamente infatti sono apparsi in rete diversi gruppi – ad oggi diverse decine – che non conoscono mezzi termini ed auspicano la morte del 22enne concorrente che non ha mai celato la propria omosessualità.

A testimonianza della simpatia riscossa dal ferrarese, chhe va al di là della propria inclinazione sessuale, basti pensare che il pubblico che segue il programma l’ha sempre annoverato tra i preferiti e i compagni d’avventura nel reality non l’hanno mai nominato per le eliminazioni.

Ma, girando in Internet, si trovano informazioni quantomeno preoccupanti. Questo uno dei “riassunti” del clima che imperversa sul web. Che accusa nemmeno troppo velatamente gli autori del programma.

Ognuno può trarre le proprie considerazioni dopo aver letto alcuni tratti della disamina di Sabe 73, uno dei più attivi nel cercare di porre all’attenzione generale la delicatissima questione denunciandone la potenziale pericolosità.

“Sono più di trenta i gruppi e fan pages Facebook che inneggiano all’odio o alla morte di Maicol Berti, 22enne ferrarese gay all’interno del “Grande Fratello 10”. Un odio montante, con minacce e parole irripetibili, si riversa continuamente sulle fanpages di Maicol e nelle chat dedicate al Grande Fratello”.

“Ieri (mercoledì 3 febbraio; ndr) in un noto programma televisivo – continua Sabe 73 -, tra le risate generali, un commentatore diceva che bisogna “accettare Maicol”, poi mimava un machete che uccide e seziona una persona, tra le risate e l’assenso dei presenti. Questo è il tenore quotidiano delle emozioni nella pancia di un Paese con dati allarmanti di omofobia e “omocidi” (gay assassinati). In quello show, in quella casa c’è un uomo (26anni) che ogni giorno, alternati a baci e carezze, manifesta agli altri inquilini un fastidio montante verso il gay, alimentando lo schema “gay molestatore, etero molestato””.

“Chi segue la diretta 24ore sa benissimo che le cose stanno molto diversamente – continua il fan di Maicol – e che c’è un uomo presunto etero che sta giocando (non si sa quanto consciamente) col fuoco, moltiplicando gli ammiccamenti (ballo erotico e strusciamenti sul gay), le coccole, le esplicite richieste di baci e le parole ambigue, salvo poi colpire alle spalle confidando agli altri inquilini, ripreso dalla telecamere (e lui sa benissimo che la gente li guarda, lo ripete sempre), il suo viscerale fastidio per i molesti assalti del gay.

Un gioco pericolosissimo. Associazioni gay mute, conduttori televisivi spesso compiacenti stanno al gioco, psicologi del gf canagliamente divertiti (immagino), folle confuse in quanto ritenendo che i gay “devono star chiusi a casa loro” non hanno le cognizioni di base per decodificare quel che sta succedendo. 40 gruppi di persone unite dall’odio dichiarato o addirittura il desiderio di morte di un ragazzino gay 22enne. E se Maicol, nella vita vera, passeggiando per Ferrara riceve in faccia il Duomo di Milano? Se ne riceve due? Se lo buttano in una stradina laterale, lo prendono a botte e lo lasciano là per terra con sangue pianto e denti rotti? E noi cosa facciamo? Cosa ci diciamo?”.

Fonte:

Estense

Altre fonti:

Il Resto del Carlino

Grande Fratello CS

Roma 30 gennaio 2010 Disapprovazione per Lorella Cuccarini a “Muccassassina”

Da sempre è la più amata dagli italiani, politicamente corretta, sposata da un’infinità di anni sempre con lo stesso uomo, ben quattro figli all’attivo. Casa ridente ai margini di una Roma meno trafficata e alberata. Bionda, occhi azzurri, angelica, sempre giovane e brava. Stiamo parlando della show girl per eccellenza: Lorella Cuccarini. Dopo varie dichiarazioni più o meno interessanti, più o meno degne di nota, che apostroferei semplicemente come un bel tentativo di rilancio, la Cuccarini sembra continuamente pronta, da un po’ di tempo a questa parte, a esprimere qualcosa al mondo (facciamo all’Italia e basta, suvvia…). Tra le varie affermazioni, la più recente rimane in poche parole questa: “Se la Roma vince lo scudetto, mi spoglio!”. Staremo a vedere!

Un po’ di tempo fa invece, ha rilasciato una dichiarazione che ha fatto storcere il naso a tutta la comunità LGBT, da sempre sua fedele sostenitrice. La signora Cuccarini infatti aveva dichiarato di essere contraria ai matrimoni omosessuali.

Alla domanda “Lei è un’icona gay: è favorevole o contraria alle nozze fra persone dello stesso sesso?”, la ballerina ha risposto: “Contraria. Bisogna regolamentare le unioni ma il matrimonio deve essere tra un uomo e una donna. Vale lo stesso anche per le adozioni: un bimbo ha bisogno di una madre e di un padre”.

Questa affermazione ha lasciato di stucco di regola tutta la popolazione, ma ancor di più la comunità gay. Ieri sera, il Muccassasina, famosissimo locale Romano ha voluto ospitarla, ed ovviamente l’accoglienza non è stata delle migliori. Su spetteguless.blogspot.com, infatti, si narra di una serata disastrosa. La show girl è stata accolta da fischi, insulti, e urla di disapprovazione. Lorella, quasi incapace di rispondere sommersa dal rumore dei fischi e delle urla ha esordito dicendo: “Se volete che vi prendo in giro vi dico le cose che volete sentirvi dire, ma non posso farlo… ciò che ho detto deriva dalla mia matrice cattolica”. Ovviamente questa dichiarazione ha soltanto peggiorato le cose ulteriormente. Rossana Praitano, Presidente del Mario Mieli, ha tenuto a precisare il rispetto per le opinioni altrui, convincendo la Cuccarini a tornare sul palco per il medley che la popolazione tanto aspettava di vedere. Ovviamente l’ultima parte, viste le dichiarazioni di quest’ultima, e visto l’insorgere sacrosanto della comunità gay è soltanto una triste ironia.

Emanuela Longo

Fonte:

NewNotizie

Altre fonti:

Lampi di pensiero

Queerblog

Web 29 gennaio 2010  I gay? Sono disturbati patologici, mi denuncino pure. Il mondo retto da lobbies come quella omosessuale, ebraica o massonica. Ebrei prepotenti,la shoah non é solo loro. Il vescovo Pieronek? Instabile, gli manca carattere.

Dopo la denuncia all’ Ordine dei medici da parte di alcune organizzazioni gay,il noto criminologo e psichiatra Francesco Bruno risponde a tutto campo. ” Se oggi parlare chiaro é una colpa, sono colpevole”. Professore, i gay la hanno segnalata all’Ordine dei medici: ” sono degli intolleranti. Ma facciano pure, tanto non li temo, ho il coraggio delle mie idee e continuo ad essere della mia opinione. Gli omosessuali sono dei distrurbati e come tali patologicamente rilevanti. Quando mi dimostreranno il contrario, ci crederò. Insomma, mi condannino anche al rogo, non mi muovo dalle mie posizioni”. Fa un esempio: ” io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, é la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia. Peggio ancora di scelte deviate”. Precisa centellinando le parole: ” i gay sono soggetti patologicamente diversi e basta. Dei disturbati”. Il professor Bruno aggiunge: ” il mondo moderno va avanti per lobbies ed oggi quelle più potenti ed influenti sono quelle massoniche, ebraiche, omosessuali. Insomma, come qualle dei tassinari a Roma. Se ti opponi, ti menano”. Preoccupato per la denuncia?: ” io, ma lei scherza. All’ Ordine dirò quello che penso da scienziato. A queste organizzazioni neppure ci penso”. Intanto al professor Bruno, fior di scienziato e galantuomo, va tutta la nostra solidarietà. Professor Bruno, che cosa pensa della ostilità che talvolta circonda il mondo ebraico?: ” l’antisemitismo é una cosa antipatica e va censurato. E va detto chiaramente che la shoa fu una cosa vergognosa, un progetto criminale e spietato. Ma con la stessa fermezza bisogna riconoscere che gli ebrei anche oggi non sono molto benvoluti”. Per quale motivo?: ” quando esiste un rifiuto, bisogna cercare la causa e non fare solo del vittimismo. Loro, spesso, si sentono superiori agli altri. Questo complesso di superiorità,li rende poco graditi in alcune circostanze. Sottolineo che questo non serve mai ad avallare manifestazioni razziste. Mi sembra innegabile che alcune volte, in ambienti estremisti ebraici vi sia la tentazione di forzare la shoah rendendola solo ed esclusivamente come fatto ebraico, mentre perirono anche cittadini di altri credo e nazioni”. Il vescovo polacco Pieronek, ultimamente ha lasciato una controversa intervista, e dopo la pubblicazione a seguito del clamore, ha detto che era stato frainteso o che vi erano state manipolazioni: ” certamente non é un cuor di leone e gli manca carattere. Un uomo debole ed instabile. O taceva prima o dopo. Ma non ha senso ed é poco onorevole fare certe uscite, specie per il ruolo che occupa”.

Bruno Volpe

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Pontifex

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Ascolta tua madre

Sestri Levante 28 gennaio 2010 Ricatto a politico ligure: “Essere gay, accusa di basso livello”

“E’ un attacco di basso livello ad una persona come il sottoscritto, che probabilmente e’ scomodo, ma proseguo per la mia strada dopo aver denunciato le minacce e il ricatto”. E’ il commento del consigliere comunale ligure finito nel mirino di ignoti che hanno minacciato di dichiarare la sua omosessualita’ nel qual caso non si fosse ritirato dall’attivita’ di consigliere del Comune di Sestri Levante, nella riviera genovese. “Ritengo che queste falsita’ possano arrivare – prosegue il consigliere, che ha chiesto di rimanere anonimo -, da ex colleghi del centrodestra o del centrosinistra, ma per chiarire questa vicenda attendo l’esito dell’inchiesta avviata dalla Procura di Chiavari”. Cli/Ge/Dib/Mld

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AGI News

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AffarItaliani

Web 25 gennaio 2010 Vescovo G. Babini: “Non darei mai la comunione a Vendola e agli omosessuali”

Monsignor Giacomo Babini, che pensa della pratica omosessuale?:

” mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura. I Vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. Penso che dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, sia uno scandalo, e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio e scandalizza”.

Che cosa devono fare gli omosessuali?:

” chi ha la tendenza ha diritto alla misericordia e non ad essere discriminato, ma colui il quale addirittura ne fa vanto, si mette fuori della comunione della Chiesa e non merita questo sacramento. Fanno in tempo a pentirsi da questo orribile difetto. Lo ribadisco: all’omosessuale praticante e conclamato non va amministrata mai la comunione, quando si presenta davanti, il ministro abbia il coraggio di tirare avanti. Ad uno come Vendola io non la amministrarei mai”. Eccellenza, nella parica quotidiana le nozze in Chiesa sono diventate delle celebrazioni spesso disordinate: “certamente e occorre porre rimedio. Ma come al solito molti Vescovi italiani mettono il lucchetto al cancello quando i buoi sono già scappati. Se certi Vescovi dormono é impossibile celebrare degnamente le nozze in chiesa, senza stravaganze che le rendono ormai spettacoli. Bisogna fra capire che il matrimonio in chiesa é una cosa seria e non limitarsi ad una coreografia. Poi si dica chiaramente ai cattolici che loro devono scegliere il sacramento. Se in tutta libertà vanno al comune, sappiano che opera la scomunica latae sententiae, si mettono fuori da soli dalla chiesa”.

Il Vescovo parla della recente visita del Papa alla Sinagoga: ” l’ Osservatore Romano la ha lodata e penso che il Papa abbia fatto bene a visitarla. Ma con la stessa franchezza é arrivato il momento di affermare che gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori. Meglio, lo sono stati sino all’arrivo di Cristo, poi lo hanno abbandonato e non conosciuto. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli. Sull’albero dell’ulivo é stato fatto un inserto diverso. La Chiesa é nata da Cristo e non dagli ebrei”.

Ha visto quello che accade in Nigeria?:

” la conferma che l’ Islam é una religione violenta ed anticristiana e che distinguere tra Islam moderato e estremo non ha senso. L’Islam é unico e il brodo di coltura sono proprio i Paesi moderati. Nazioni slamiche ricche ad Haiti non hanno mandato neppure un soldo. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dall ‘ Islam, prima di essere colonizzati”

Il Vescovo parla della recente visita del Papa alla Sinagoga: ” l’ Osservatore Romano la ha lodata e penso che il Papa abbia fatto bene a visitarla. Ma con la stessa franchezza é arrivato il momento di affermare che gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori. Meglio, lo sono stati sino all’arrivo di Cristo, poi lo hanno abbandonato e non conosciuto. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli. Sull’albero dell’ulivo é stato fatto un inserto diverso. La Chiesa é nata da Cristo e non dagli ebrei”.

Fonte:

L’Altra Notizia

Altre fonti:

Blitz

Maremma News

Empoli 25 gennaio 2010 Il provveditore blocca la “lezione” della trans

Venerdì aveva parlato ai ragazzi del biennio, stamattina doveva fare lo stesso con quelli del triennio. Ma il provveditore agli studi ha espresso, a mezzo stampa, sconcerto per il secondo ‘colloquio’ tra la trans Regina Satariano e gli studenti del liceo scientifico Pontormo di Empoli, così la preside Daniela Borghesi ha rimandato tutto, in attesa di parlarne con lui. Ed è, ovviamente, scoppiata un’accesa polemica sulla questione, soprattutto alla luce del fatto che Regina ha detto che si sarebbe presentata ugualmente al liceo per l’appuntamento con gli studenti. Cesare Angotti, direttore dell’ufficio scolastico toscano, era stato molto duro per l’iniziativa del liceo empolese, così la dirigente scolastica aveva pensato di consultarlo prima di organizzare il secondo incontro tra Regina e i ragazzi. “Sono esterrefatto, sconcertato per ogni valenza pedagogica e chiederò un rapporto alla dirigente”, aveva detto Angotti. Ma esterrefatti sono rimasti anche i ragazzi del liceo Pontormo, che si aspettavano la replica dell’appuntamento di venerdì, svolto peraltro con soddisfazione da parte di tutti, anche degli insegnanti. “I ragazzi mi hanno chiamato e mi hanno chiesto cosa pensavo dell’ipotesi di far saltare l’appuntamento – ha detto Regina al quotidiano Il Tirreno – ho spiegato che il precedente incontro era riuscito bene e non vedevo ragione di non esserci anche questa volta. E loro mi hanno confermato l’appuntamento”. L’assemblea sulla transfobia, non nuova peraltro al liceo empolese (nei mesi scorsi erano stati invitati anche due tossicodipendenti in comunità per parlare di droga e rappresentanti dell’Arcigay per parlare di omofobia), non aveva nemmeno suscitato commenti negativi in città: l’unico a lamentarsi è stato, però, l’unico in grado di bloccare tutto.

Fonte:

Leggo

Como 24 gennaio 2010 «Aggredito sul Lungolago perché è omossessuale»

Avrebbe una matrice omofobica la violenta aggressione consumatasi nei giorni scorsi sul Lungolago cittadino costata una prognosi di 40 giorni, in larga misura determinata dalla frattura di un braccio e da una serie di ferite in varie parti del corpo, a un quarantenne residente in città. A dichiararlo è l’associazione ComoGayLesbica onlus impegnata nella difesa dei diritti degli omosessuali, che esprime «la propria solidarietà all’uomo omosessuale aggredito nel pomeriggio del 19 gennaio scorso presso i giardini di Villa Geno», e non Villa Olmo come era sembrato in un primo momento. I responsabili della onlus spiegano che «l’aggredito ci ha contattato per denunciare di essere stato vittima di una violenza omofobica». ComoGayLesbica stigmatizza l’episodio e confida nel sostegno della città verso una maggiore sensibilizzazione e informazione contro questo e ogni altro genere di violenza e incoraggia chiunque a far emergere qualsiasi episodio di violenza omofobica nel nostro territorio».

I motivi del pestaggio non sono ancora chiari del tutto, anche se la denuncia presentata dall’uomo parlerebbe di un aggressione scattata quando il quarantenne avrebbe dichiarato la propria omosessualità alla persona che lo accompagnava sul Lungolago e con il qualche aveva scambiato qualche chiacchiera prima dell’aggressione. Sull’episodio indaga la squadra mobile della questura di Como.

Fonte:

Il Giorno

Altre fonti:

Gaynews

Venezia 21 gennaio 2010 Patriarcato, contrari ad assegnazione case a coppie gay

Il Patriarcato di Venezia e’ contrario all’assegnazione di alloggi comunali a coppie gay.

Lo fa sapere attraverso una nota. ”Di fronte alla delibera del Consiglio Comunale di Venezia che, nel nuovo regolamento per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, inserisce tra i beneficiari del punteggio necessario ad ottenere l’alloggio anche le famiglie anagrafiche ovvero quelle previste dallarticolo 4 del Dpr 223/89 (i nuclei composti da persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinita’, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune), il Patriarcato di Venezia – considerando che viviamo in uno Stato laico, dove per laicita’ si intende un valore positivo per il quale tutti, nessuno escluso, possono intervenire nella discussione pubblica – non puo’ non esprimere il proprio disagio e la propria contrarieta”’.

Fonte:

Asca

Ponticelli 21 gennaio 2010 Il preside del liceo bandisce i gay dalla giornata della memoria

Rombi di tuono contro Sebastiano Pesce, il preside del liceo Calamandrei che adducendo problemi burocratici che paiono pretestuosi, ha rifiutato di includere gli omosessuali nella cerimonia per la commemorazione nella Giornata della Memoria 2010 che avrà luogo il 27 gennaio. Il liceo che fu inaugurato nel 1993 da Vera Lombardi, presidente dell’istituto Campano per la storia della Resistenza, sorge nella Municipalità 6 del Comune di Napoli, interessata con tutta l’area orientale, da profonde e rapide trasformazioni urbanistiche e dove si sono verificati fenomeni di razzismo, come l’incendio del campo ROM, saliti alla ribalta delle cronache.

“Proprio la scuola che dovrebbe essere il luogo in cui si insegna a valorizzare la cultura per le differenze e in cui viene combattuta ogni forma di discriminazione è stata oggi teatro di oscurantismo culturale” dichiara Fabrizio Sorbara, Presidente dell’Arcigay di Napoli che chiede al preside di tornare sui suoi passi o “di lasciare posto ad altri” che abbiano competenze e sensibilità necessarie al ruolo.

L’unica reazione dal mondo politico viene da Raffaele Carotenuto, capogruppo del PRC al Comune ed originario di Ponticelli, che ha inviato una lettera formale ad Alberto Bottino, Provveditore agli Studi di Napoli, con in copia Rosa Jervolino e l’Assessore alla Pubblica Istruzione del ComuneGioia Rispoli nella quale, citando la legge 211 del 2000 che ha istituito la Giornata della Memoria, dichiara: “Il dirigente probabilmente non conosce la legge ed i suoi contenuti, oltre che le finalità, come debbo supporre ignori che oltre 100 mila omosessuali furono incarcerati dai nazisti tra il 1933 ed il 1945, 60 mila condannati a pene detentive e un numero sconosciuto internati in ospedali psichiatrici. Come può un luogo di cultura e di educazione ignorare tutto ciò? Con quale livello di responsabilità etica e morale un dirigente può offendere, con una modalità omissiva, una pratica educativa come valore fondante della società di domani? Con quale credibilità?”

Fonte:

Napoligaypress

TV 11 gennaio 2010 Insulti omofobi al Grande Fratello

Sicuramente passerà tutto insosservato anche perchè per circa 87 giorni adesso dobbiamo parlare di quanto male sta Carmela, o Donna Cammela, perchè è uscito il suo amatissimo George questa sera, ma questi insulti non sono volati nel digitale terrestre e basta, ma bensì durante la diretta in uno spezzone live poco prima che Alessia Marcuzzi prendesse la parola. Tutto è iniziato quando hanno mandato in casa un filmato che ritraeva i momenti più intimi passati fra Sarah e Veronica compresi una moltitudine di baci. Al termine di ciò Mauro ha iniziato ad offendere Sarah con frasi poco felici come “Nel mezzo alle gambe hai i coglioni”, “Sei il più maschio della casa” e “Sei un uomo mancato” ed è proprio quest’ultima la frase che abbiamo sentito tutti. Dire ad una ragazza che bacia un’altra frasi come queste sono da considerarsi omofobe infelici e tristi. Non capisco come un baraccone come Mauro capace solo a fare l’idiota possa piacere così tanto all’interno della casa, neanche da dire che è bello e lo votano le ragazzine arrapate. No! Vedremo se in settimana ne parlano, ma dubito.

Fabiano Minacci

Fonte:

Bitchy

Torino 07 gennaio 2010 Trans massacrato di botte dalla “banda del Valentino”

Poco prima i malviventi avevano aggredito un giovane davanti allo Chalet

Forse la stessa banda composta da quattro giova­ni italiani, ha colpito due volte al Valentino e poi lun­go il parco, giù fino in corso Galileo Galilei. Per indivi­duare i feroci aggressori so­no in corso delicate indagi­ni condotte dagli agenti del commissariato Centro e delle volanti della polizia. « Agiscono sempre allo stesso modo, a volto sco­perto e con violenza». La prima rapina è stata perpe­trata a notte fonda proprio davanti alla discoteca “Chalet”.

La “banda dei quattro” ha avvicinato un ventenne che stava raggiungendo la sua auto sportiva dopo una se­rata trascorsa a ballare. Gli aggressori non gli hanno ri­volto neppure una parola, lo hanno immobilizzato e poi colpito a calci, pugni e schiaffi. Infine, gli hanno sfilato il portafoglio che conteneva poche decine di euro e se ne sono andati lasciando il giovane quasi privo di sensi disteso sul selciato. Poco dopo, rapina “fotocopia” lungo il Po ma alla periferia della città.

Questa volta la vittima de­signata è stata un transes­suale residente in città che adescava i clienti della not­te. Anche in quest’occasio­ne i giovani rapinatori sono subito passati alle vie di fatto. Spintonato, insultato e pre­so a pugni fino a rendere il volto del trans un’inguar­dabile maschera insangui­nata.

I malviventi si sono impos­sessati della borsetta che conteneva alcune centinaia di euro e sono poi scappati in direzione Moncalieri. Stranamente, però, in en­trambi i casi, nonostante le ferite riportate, le due vitti­me hanno rifiutato le cure mediche del 118.

[m.bar.]

Fonte:

CronacaQui