Osservatorio Omofobia 2009
Bologna, 30 giugno 2009 ‘Sparano’ con l’estintore contro due trans Giovani feriti e portati all’ospedale
Raid in via Stalingrado
I due sono stati colpiti agli occhi e hanno dovuto farsi medicare, ricevendo cinque e sette giorni di prognosi. La Polizia e’ stata poi allertata. Non sarebbe la prima volta che accadono episodi del genere
Due transessuali sono finiti in ospedale questa notte a Bologna dopo essere stati vittime di uno scherzo di cattivo gusto: due auto li hanno affiancati, mentre ieri sera si prostituivano in via Stalingrado, e hanno sparato contro di loro con un estintore. I due sono stati colpiti agli occhi e hanno dovuto farsi medicare, ricevendo cinque e sette giorni di prognosi. Un terzo transessuale che ha assistito alla scena, pero’, e’ subito balzato in macchina e si e’ messo a inseguire gli aggressori. Gli e’ stato dietro fino a via Massarenti, schivando anche l’estintore che a un certo punto gli e’ stato lanciato contro da una delle due auto in corsa.
Imperterrito, e’ riuscito a inseguire gli autori del gesto fino a Massarenti, poi li ha persi di vista.
Il fatto e’ successo stanotte intorno alle tre in via Stalingrado all’altezza del Mercatone Uno: due auto, una grigia e una nera, si sono accostate ai due trans ed e’ subito partito il getto dell’estintore. La Polizia e’ stata poi allertata dal personale del Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Orsola. I due feriti sono un ragazzo di Ragusa di 32 anni e un comasco di 38.
Il terzo uomo che si e’ messo a inseguire le due auto e’ anch’egli di Ragusa e ha 31 anni: secondo quanto ha riferito alla Polizia, non e’ la prima volta che capitano fatti del genere. Lui stesso aveva sentito parlare di precedenti episodi di scherno contro suoi “colleghi”. L’estintore e’ stato ritrovato all’incrocio tra via del Lavoro e via Vezza.
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Napoli, 23 giugno 2009 Ragazza difende gruppetto di gay: pestata a sangue, ora rischia di perdere l’occhio.
Piazza Bellini, scatenata una gang di “boneheads”.
Omofobia, ma soprattutto indifferenza. A meno di una settimana dalla diffusione del video della morte del suonatore romeno Petru a Montesanto (spirato in mezzo alla folla che fuggiva), ancora una volta i napoletani devono interrogarsi sulla difficile conciliazione tra paura e senso civico. In piazza Bellini, intorno alle due di notte, un gruppetto di delinquenti con il capo rasato ha malmenato alcuni giovani omosessuali e mandato all’ospedale una ragazza che era intervenuta (unica a farlo) in loro soccorso. Tutto si è svolto all’aperto, al centro di Napoli, sotto gli occhi di centinaia di persone che non hanno mosso un dito. Solo quando il raid omofobo è terminato, qualcuno si è avvicinato alla ragazza ferita, offrendo dell’acqua, ma lei ha rifiutato rispondendo sdegnata: «L’acqua mi serviva prima».
Già dal loro ingresso nella piazza si è capito quali fossero le loro intenzioni. I bulli «boneheads» – una sorta di skinheads di cultura nazista -, hanno cominciato a dare fastidio a un gruppo di giovani, che frequentano la sede dell’Arcigay. Prima hanno cominciato con gli insulti, poi è volato qualche schiaffo. Le parole sono diventate sempre più pesanti, come gli schiaffoni, inferti in mezzo al divertimento dei membri del gruppo.
Coloro che erano intorno hanno fatto finta di non vedere. Solo una ragazza di 27 anni, non ce l’ha fatta a trattenere lo sdegno per l’aggressione verbale che si stava compiendo. Ha avvicinato il gruppetto e ha urlato: «Basta fermatevi! Ma che volete? Perché non ci lasciate in pace?». Per tutta risposta, la giovane ha ricevuto uno spintone, è caduta per terra ed è stata presa a calci. La violenza dei colpi è stata così forte che la ragazza, ora ricoverata in ospedale, rischia di perdere un occhio».
Le associazioni omosessuali napoletano hanno diramato un comunicato congiunto, denunciando l’insicurezza vissuta dai gay in piazza Bellini: «La vera vergogna che denunciamo è la “licenza di aggredire” che viene così indirettamente concessa a chi viola i corpi e la dignità di altri esseri umani e la deriva violenta di false propagande: un “Decreto sicurezza” che non tutela un bel nulla, le istigazioni allo squadrismo violento e la cancellazione dell’omofobia dal novero degli allarmi sociali di questo Paese».
Solidarietà arriva dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, e dal governatore della Campania, Antonio Bassolino. «Quanto accaduto in Piazza Bellini – ha detto il sindaco – è indegno di una società civile. È un preoccupante segno di intolleranza che colpisce profondamente la nostra comunità e i tanti napoletani che hanno manifestato proprio in quelle strade, alcuni giorni fa, contro l’omofobia e per il rispetto delle diversità. Sono affettuosamente vicina a questa ragazza intervenuta con generosità e coraggio contro l’inaudita violenza del branco e voglio esprimerle forte riconoscenza, per questo gesto, da parte di tutta la città».
Bassolino ha espresso vicinanza alla ragazza aggredita sul blog del suo sito internet: «Voglio dire alla ragazza vigliaccamente aggredita da un gruppo di teppisti a piazza Bellini che non è sola. Capisco la sua amarezza. È la giusta amarezza di tanti innocenti e persone perbene che restano vittime dell’ignoranza, della violenza, del pregiudizio. Io sto con lei. Non solo come presidente della Regione, ma come cittadino, come uomo».
Sul raid è intervenuto anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe: «Di fronte a questi atti dobbiamo convincerci a non lasciare, a non arrenderci. A questi atti dobbiamo contrapporci con la nostra realtà concreta. La violenza – ha detto il prelato all’Ansa – è sempre un male e un cittadino che commette questi atti non solo dà dimostrazione del suo malessere personale ma si ripercuote su tutta la comunità. Per questo noi non dobbiamo lasciare», ha concluso il cardinale.
E intanto, giovedì prossimo alle 19, Arcigay ha confermato l’intenzione di organizzare una fiaccolata e un sit-in in piazza Bellini per dire «no alla violenza».
Giorgio Mottola
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Olginate, 15 giugno 2009 Pestato per strada perchè gay
Olginate «Sono stato picchiato, solo perché sono gay». È questa la denuncia di Emanuele Locatelli (nella foto), 25 anni, originario di Olginate. Il giovane che vive ora in un appartamento di una comunità alla porte della Brianza che lo segue e lo aiuta ha raccontato di essere stato selvaggiamente picchiato all’esterno di un bar solo perché omosessuale.
È quanto il giovane, che sogna di diventare uno scrittore famoso, ha raccontato ricostruendo ai medici del Pronto soccorso di Lecco e agli agenti della Questura dove ha sporto denuncia contro ignoti.
A raccontare i fatti è lo stesso Emanuele: quello che gli è successo quella sera ha messo a dura prova il suo fragile equilibrio interiore, contro il quale ogni giorno combatte, lavorando con l’équipe della comunità che lo segue.
«Sabato scorso ero uscito per bere una birra e trascorrere la serata. Ero all’esterno del bar a fumare una sigaretta quando ho visto un altro ragazzo. Ho notato che aveva una bella barba, ben curata e gli ho fatto questo apprezzamento chiedendogli chi fosse a tagliargli la barba. La sua reazione è stata strana. Sapeva che sono omosessuale, perché non l’ho mai nascosto e anche quando sono arrivato a vivere nell’appartamento di questa comunità si è subito diffuso».
«Forse per questo quel ragazzo mi ha preso in disparte dicendomi che mi voleva parlare. Mi ha spiegato che lui ha tanti amici omosessuali, ma che secondo lui tutti noi avremmo solo una cosa in testa. Mi sono affrettato a chiarire che il mio apprezzamento era solo per la sua bella barba e che non avevo secondi fini. Sembrava tutto sistemato al punto che mi ha stretto la mano».
Ma poi secondo il racconto di Locatelli e stando anche al verbale di denuncia, le cose sono degenerate. «Più tardi sono rientrato nel locale, per riportare il bicchiere e salutare gli avventori. A quel punto ho notato il buttafuori che cercava di fermare il ragazzo. Il giovane è stato cacciato e una volta fuori ha iniziato a picchiarmi selvaggiamente, strappandomi la giacca e insultandomi per la mia omosessualità. Non so cosa gli fosse preso: forse vedermi mentre era lì con i suoi amici gli ha fatto scattare qualcosa. Mi picchiava e mi spingeva a terra, voleva anche colpirmi con un bicchiere. Sono anche invalido ho avuto problemi e temevo di restare paralizzato». Una coppia di fidanzati lo ha aiutato e lo ha riportato in comunità dove si è provveduto ad allertare un’ambulanza per portarlo all’ospedale di Lecco. «Mi hanno medicato e dato 3 giorni di prognosi. Ma quello che è successo quella sera mi ha messo addosso ansia e paura, per cui ho preso un ansiolitico. Ma 10 gocce non mi bastavano, 20 neppure, non riuscivo a calmarmi e così ho preso tutto il flacone. Mi hanno trovato gli educatori più tardi, incosciente e per questo sono stato ricoverato nuovamente in ospedale. Ora sto bene, ma non riesco a dimenticare quello che mi è successo».
Barbara Bernasconi “La Provincia”
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Benevento, 14 giugno 2009 Omosessuale rapinato e picchiato a sangue.
‘Arancia meccanica’ a Benevento. Uno arrestato, due denunciati
Un grave fatto di cronaca nera, associato a gratuita violenza, è accaduto a Benevento.Tanto brutale che le forze dell’ordine stesse che l’hanno scoperto l’hanno paragonato al terribile film “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick. Su richiesta del Pubblico Ministero, Urbano Mozzillo, il Giudice per le Indagini Preliminari, presso il Tribunale di Benevento, Maria Di Carlo, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere contro G.L., ventenne beneventano, in cerca di prima occupazione, incensurato. La grave accusa è rapina, lesioni personali e incendio d’auto. L’arresto è stato eseguito nella giornata odierna dai Carabinieri di Benevento e dal personale del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Benevento, a conclusione di un’articolata attività d’indagine.
I fatti risalgono a oltre un anno fa e il racconto che ne fanno gli inquirenti è drammatico: la notte del 24 marzo 2008, due giovani a bordo di una Opel Zafira adescarono un giovane omosessuale mentre viaggiava sulla propria autovettura in contrada Pezzapiana. In particolare, dopo un primo approccio, il passeggero della Zafira, successivamente identificato nel ventenne arrestato, salì a bordo dell’auto della sua vittima manifestando l’intenzione di avere con il medesimo un rapporto sessuale.
Dopo essersi diretti nei pressi della discoteca Sajonara, parcheggiato il mezzo in una zona appartata, due complici dell’arrestato, V.G. (di Benevento, ventunenne) e B.V. (pure beneventano e ventitreenne) denunciati in stato di libertà per i medesimi reati, si avventarono sul giovane, rapinandolo del denaro e del proprio telefono cellulare.
Non ancora soddisfatti, picchiarono selvaggiamente la vittima procurandogli la rottura del naso e numerose tumefazioni al volto e sul corpo e, prima di andarsene e di lasciare la vittima al suolo priva di sensi, decisero anche di dare alle fiamme la macchina del malcapitato.
Quella stessa notte la giovane vittima diede l’allarme ai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Benevento che avviarono prontamente le indagini.
Gli elementi raccolti, incrociati con un’altra attività d’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento, a conclusione della quale furono arrestate dalle Fiamme Gialle 7 persone per traffico di sostanze stupefacenti, hanno aperto agli inquirenti un’inquietante realtà su alcuni aspetti della rapina.
In effetti, dicono gli investigatori delle forze dell’ordine, non avendo la vittima opposto alcuna resistenza ai propri aguzzini, sfuggiva la motivazione di tanta efferatezza nei suoi confronti. Il motivo dell’accanimento è emerso durante le indagini, trovando il suo fondamento nell’odio e nel disprezzo nei confronti dei diversi e, nel caso specifico, nei confronti degli omosessuali.
La collaborazione tra Forze di Polizia, la condivisione informativa e il coordinamento operato dalla Procura della Repubblica di Benevento hanno permesso di identificare i responsabili della rapina e di tracciare il profilo di tre “normali” giovani beneventani, tutti incensurati, mossi, sottolineano gli inquirenti, da un brutale e insano accanimento “punitivo”.
L’arrestato è stato raggiunto questa mattina presso la propria abitazione dai Militari dell’Arma e della Guardia di Finanza e accompagnato al carcere di Capodimonte, in attesa di presentarsi di fronte all’Autorità Giudiziaria. “Lì – hanno commentato infine gli inquirenti – avrà sicuramente modo di riflettere su quanto commesso e sulla violenza gratuita di quella notte”. (IlQuaderno.it)
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Roma, 11 giugno 2009 Coppia gay aggredita a Campo de’ fiori
Ora che dirà il sindaco di Roma Gianni Alemanno? Si mobiliterà anche in difesa dei gay e contro omofobi e razzisti, così come ha fatto in passato quando si trattava di denunciare le violenze e insistere sul tema della sicurezza?
Secondo la denuncia di Arcigay Roma, due uomini gay di 34 e 27 anni sono stati aggrediti e pestati a Roma, vicino alla centralissima piazza di Campo de’ fiori. A prenderli di mira, nella notte fra il 6 e il 7 giugno, un gruppo di 5/6 ragazzi italiani, tutti sui vent’anni, infastiditi dal fatto che le vittime osassero camminare mano nella mano.
Per di più i due aggrediti sono americani: il primo, G, è italoamericano e vive in provincia di Roma e qui lo ha raggiunto da poco il suo fidanzato, C. Per tutti e due ferite, contusioni e traumi che sono stati riscontrati in ospedale. Ora toccherà alla polizia indagare per tentare di scoprire chi sono gli autori di questa aggressione, come al solito vigliacca e vile.
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Fiume, 09 giugno 2009 Due uomini picchiati selvaggiamente perchè gay
Mai in passato si erano registrati casi di violenza contro omosessuali
Gettati a terra e quindi selvaggiamente picchiati perché gay. Notte da incubo per due omosessuali, di 29 e 37 anni, aggrediti in via Luki (Santa Entrata), nel rione di Mlacca, a Fiume, dopo aver partecipato ad un party a invito, organizzato principalmente per gay ma anche per gente eterosessuale, festicciola tenutasi nel locale Filter, in via Zvonimir.
I due, di cui la polizia ha evitato di fornire le generalità, hanno trascorso la serata nel noto esercizio situato in Mlacca, decidendo quindi di tornarsene a casa mentre erano le 3 del mattino. La loro auto era parcheggiata nella vicina via Luki, ma – prima di raggiungerla – sono stati attaccati alle spalle da un gruppo di sconosciuti, che probabilmente aveva seguito i due, nell’intento di fare loro del male solo perché «diversi».
«Quando siamo usciti dal Filter – ha confessato il 29enne alla polizia – abbiamo notato alcuni giovani nei pressi del locale. Sono stato colto dalla paura, ma poi ho visto che gli sconosciuti parlavano con un vigilante del Filter e questo è bastato a calmarmi. Ci siamo diretti verso la mia macchina, posteggiata in via Luki e lì, senza che avessimo provocato qualcuno e senza darci il tempo di reagire, ci hanno aggredito, colpendoci con pugni e pedate e sputandoci addosso. Non so quanto sia durata questa specie di esecuzione, ma alla fine sono fuggiti, lasciandoci malconci e atterriti».
Ripresisi dallo choc, i due aggrediti hanno chiamato le forze dell’ordine, dicendo quanto era accaduto. Una squadra di polizia è giunta in Mlacca, facendosi raccontare ciò che era successo, dopo di che i poliziotti hanno interrogato il proprietario dell’esercizio e alcuni avventori.
I responsabili della questura di Fiume hanno confermato tutto, confermando che la polizia sta continuando le ricerche e anzi sarebbe sulle tracce dei balordi. Ma non è tutto, perché una giovane coppia brasiliana che lavora a Fiume (si tratta di una donna e di un gay) ha subito quasi la stessa sorte.
Usciti dal Filter, l’uomo e la donna sono stati a lungo provocati da uno sconosciuto, che a un certo punto ha gettato contro di loro un barattolo di birra pieno. La giovane ha cercato di calmare l’esagitato, dicendogli che lei e il suo amico non avevano cattive intenzioni e di essere contro la violenza.
C’è voluto l’intervento degli agenti – allertati dai due gay picchiati – per riportare la calma. Il lanciatore è stato denunciato.
Due episodi, quelli verificatisi nei pressi dei Giardini pubblici in Mlacca, che macchiano l’immagine di Fiume quale città tollerante nei confronti delle minoranze nazionali, religiose e sessuali. Mai in passato si erano registrati casi di violenza contro omosessuali, per cui Fiume veniva ritenuta una città sicura per gay e lesbiche. Evidentemente non è così. (a.m.)
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26 maggio 2009 La lotta alle discriminazioni dei gay sparisce dal sito del ministero della Carfagna
C’era una volta il sito del ministero delle Pari Opportunità. Non troppo tempo fa: qualche mese. Era la versione consegnata dall’ex ministro del governo Prodi, Barbara Pollastrini. Si parlava delle discriminazioni, e si citavano, ovviamente, quelle di natura omofobica. C’era un elenco, molto dettagliato, con relative statistiche, e cosa significasse concretamente l’omofobia. (come da screenshot sopra, qui l’immagine grande).
Da qualche giorno, quelle informazioni sono sparite. Clic. Le Pari Opportunità, oggi, si occupano di: violenza contro le donne; stalking; discriminazioni razziali; lotta alla tratta. Dei gay è sparita ogni traccia. Usando il motore di ricerca interno, si trova qualche intervista del ministro, e niente più. Non solo. Nel 2007 venne istituita una commissione per le pari opportunità per i gay e i trans gender. Oggi il link (era qui) a quella commissione è sparito: e teoricamente la commissione, da decreto, doveva rimanere in carica 3 anni. Resta la copia cache. Eppure, vengono riportati i collegamenti a varie commissioni: per il contrasto alla pedopornografia, contro le mutilazioni genitali femminili, per la tutela dei disabili. C’è persino un numero verde per i bambini contesi. Brava, bis.
La ministra Carfagna, pubblicamente, si è sempre detta pronta a combattere contro le discriminazioni verso i gay. Come? Dove? Quando?
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Mestre, 22 maggio 2009 Giovane vittima di bullismo denuncia
Gli davano del gay solo per deriderlo
Lo hanno insultato e umiliato per due anni. Parolacce di ogni tipo, offese pesantissime. Gli davano del gay solo per deriderlo, lo spintonavano, lo immobilizzavano sulla sedia o lo relegavano in un angolo e gli lanciavano addosso di tutto. Non contenti riprendevano le scenette con i cellulari e poi se le spedivano con mms. Giusto per divertirsi. Infine hanno inserito i loro prodigi su un noto social network, come Facebook. Hanno aperto un profilo mettendo nome, cognome, età e scuola della loro vittima con tanto di sue immagini e video che riprendevano le violenze. Ma il ragazzo, dopo due anni, non ha più retto e si è confidato con i genitori. Da lì a poco è scattata la denuncia alla polizia.
È successo in una scuola superiore del centro. La vittima è un ragazzo di Mestre che lo scorso anno, periodo a cui risalgono le angherie, frequentava la quinta. I suoi persecutori erano alcuni compagni di classe, perché le violenze verbali, ma anche fisiche, avvenivano tra le mura scolastiche. Tutta la classe era a conoscenza della cosa e chi più, chi meno si divertiva. Ma i suoi persecutori erano cinque. Tutti maggiorenni, anche al momento delle violenze. Ragazzi tra i 19 e i 20 anni che lo scorso anno frequentavano la quinta superiore nell’istituto mestrino. «Lo facevamo per scehrzo, lui rideva» si sono difesi». Ora rischiano grosso, perché è vero che non esistono i reati di bullismo e di cyber-bullismo, ma gli possono essere imputati una lista lunga così di altri reati: sostituzione di persona, violazione della privacy, violenza privata, ingiurie, diffamazione, minacce, molestie.
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Milano, 20 maggio 2009 Pietre lanciate verso la gay street milanese
Passata mezzanotte, degli individui non identificati hanno scagliato dei sassi contro il Love, locale gay-friendly di via Sammartini a Milano, rompendo la vetrina e sfiorando un cliente. Si indaga sull`accaduto
Verso l’1.30 di ieri notte sono state lanciate pietre da una distanza ravvicinata dal binario di fronte a via Sammartini. Le pietre hanno colpito una delle vetrine del bar Love, al civico 23 della gay street milanese. Un sasso è riuscito a penetrare nella vetrina, ma fortunatamente ha solo sfiorato un cliente del locale. Stamane i gestori del Love hanno sporto denuncia ai carabinieri. L’ennesimo episodio di omofobia o qualche bravata che per coincidenza si è consumata proprio ai danni di un locale gay? Dopo i recenti fatti accaduti nei pressi delle vie gay-friendly a Roma, anche Milano ha iniziato ad accusare attacchi nei confronti dei locali serali, in una via che dal 1993 ospita realtà a tematica omosessuale. Nei primi anni della sua nascita, via Sammartini era sede di circoli Arcigay, ristoranti, discobar, una libreria, sexy shops e una sauna; ora gli esercizi commerciali si sono ridimensionati e dopo le note vicende denunciate dai gestori dei locali, che avevano richiesto maggiori controlli della polizia, oltre che una miglioria del decoro urbano ed un aumento del livello di sicurezza, il ricorso al Tar ha permesso una riapertura delle attività commerciali. Per il 29 maggio è prevista la riapertura del discobar simbolo di via Sammartini, l’After Line, che vorrebbe fare da guida nella speranza di una riqualificazione della zona, anche in collaborazione con mass media e istituzioni comunali.
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Genova, 20 maggio 2009 «Schifosi e sporcaccioni». A Genova si è aperta la bagarre contro il Gay Pride nazionale
Bisogna proprio che ci armiamo di santa pazienza. Bisogna proprio che al Gay Pride nazionale che si terrà quest’anno a Genova, andiamo proprio tutti. Bisogna che le istituzioni e il sindaco del capoluogo ligure, facciano capire a certi loro colleghi che non siamo un paese fondamentalista e che nessuno può oltraggiare la dignità di altri. Del perché bisogna tutto questo, è la solita, indecente bagarre che si è aperta a Genova contro le iniziative del Gay Pride.
“Due regine. Due re”, il laboratorio per bambini alla Biblioteca De Amicis, di sabato scorso, organizzato dal Comitato per il Gay Pride, ha fatto gridare allo scandalo qualche consigliere regionale e comunale del Pdl. Uno tra questi, Nicola Abbundo, ha stigmatizzato il silenzio delle istituzioni e si è detto indignato e contrario al coinvolgimento di bambini e minori nel Gay Pride e in generale nelle tematiche omosessuali, avversate, a detta del consigliere regionale, anche da psicologi e psichiatri infantili. E se l’è presa anche con la sindaca Marta Vincenzi per il suo sostegno e presenza al laboratorio. Abbundo e altri dimenticano che quel laboratorio era seguito da persone qualificate a proporre una visione, anche ai minori, di uno spaccato sociale che spesso viene indicato con lo squallore della discriminazione e della violenza verbale, anche tra i minori.
A battere tutti, in termini di polemica ed astio inverecondo, il consigliere comunale Gianni Bernabò Brea che ha bollato come “schifosa e sporcacciona” l’iniziativa di sabato. Ha fatto di più Brea, proponendo di distruggere la sezione dei libri omoaffettivi. Insomma, al rogo le opere di Mieli, di Tondelli, di Oscar Wilde, di Tòibìn e altri. Che vergogna! C’è anche uno di AN che dice che “è fortemente turbativo proporre ai bambini altri modelli”, intendendo la famiglia come concetto di amore fra un uomo e una donna. Neppure sanno, o fanno finta di non sapere delle migliaia di famiglie omoparentali che hanno figli che non sono “fortemente turbati” da un’altro genere di affettività. Farisei fuori dal tempio e dalla realtà, ecco cosa sono.
mario cirrito
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Padova, 18 maggio 2009 Ascierto :”O si è uomo, o si è donna, o si è Zan
Conferenza stampa al veleno per il coordinatore cittadino del Pdl: definendo Zanonato “il fac-simile” di un uomo di destra, invita i padovani a diffidare dalle imitazioni perchè “o si è uono, o si è donna, o si è Zan”. Quindi la frase di recupero: “Sto scherzando”. Assente Marco Marin
“Vi raccontiamo le malefatte e le cose non fatte dall’amministrazione Zanonato”. Così esordisce il coordinatore cittadino del Popolo della Libertà, Filippo Ascierto. Ai tavolini dello storico caffè Cavour, accanto alla sede elettorale di un assente Marco Marin, l’onorevole elenca ciò che male è stato fatto e ciò che non si ripeterà in termini di scelte e di errori in un’eventuale amministrazione guidata dal centrodestra. “La prima cosa da ricordare ai cittadini è la presenza in giunta dell’assessore Ruffini che ci siamo dovuti sorbire per 5 anni, – dice Ascierto – che ha assegnato case pubbliche in forma prioritaria ai fuoriusciti di via Anelli”. “Zanonato – continua – è solo il fac simile di un uomo di destra, altro non ha fatto che copiare le scelte della destra, ma la gente vota l’originale, perché – azzarda il paragone – o si è uomo o si è donna, altrimenti si è Zan”. Scivolone, seguito dalla frase di recupero “Stò scherzando”.
Rocco Bordin, consigliere di minoranza uscente punta il dito sugli investimenti ad alto rischio dell’amministrazione, vedi Lehman and Brothers, che “hanno prodotto una perdita media di 30 euro annui ad ogni cittadino”. “E pensare – dice – che ci hanno riempito la testa sull’uso etico del denaro, quando altri investimenti nella General Electric sono andati a riempire gli arsenali iraniani”. Quindi Alberto Salmaso, altro consigliere di minoranza a caccia di riconferma chiede conto dell’Auditorium. “Dove verrà fatto? Non c’è volontà politica di spiegarlo ai padovani”, attacca. Infine il suo slogan: “Ancora Zanonato? No grazie”. “Tra pochi giorni – chiude Filippo Ascierto – presenteremo alla città un’indagine da noi condotta sulla questione morale di questa giunta. E tra una settimana parleremo della Moschea perché abbiamo saputo che alle Padovanelle hanno intenzione di farci correre gli islamici al posto dei cavalli”.
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Roma, 18 maggio 2009 Ancora scritte omofobe nella gay street. Marrazzo:”Colpito un luogo simbolo”. Pdl: “Solidarietà ad omosex non a gay street”
‘Froci malati’: e’ la scritta che da questa mattina si trova accanto alla porta d’ingresso del Coming Out, lo storico bar della Capitale luogo di ritrovo della comunita’ omosessuale nel cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano a Roma. Altre scritte simili sono comparse anche lungo via di Capo d’Africa. “Hanno voluto colpire un luogo simbolo- afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma- un insulto per intimidirci 24 ore dopo la giornata contro l’omofobia che in tutto il mondo ha visto Istituzioni e organizzazioni Gay impegnarsi contro la violenza e le discriminazioni”. “Chiediamo all’Ufficio del decoro urbano del Comune di intervenire per chiarire che queste idee non possono trovare spazio nella nostra citta’- prosegue Marrazzo- La matrice ideologica di questo gesto e’ evidente nel momento in cui si associano omosessualita’ e malattia, idee promosse da ciarlatani che hanno come unico effetto l’infelicita’ delle persone lesbiche e Gay e condannate dall’ordine degli psicologi”. “Negli ultimi mesi- conclude Marrazzo- gli episodi di omofobia nella zona della Gay Street sono aumentati. E’ palese il tentativo di offendere la nostra dignita’ e di mandarci via da un luogo per noi importantissimo e sinonimo di visibilita’. Ma e’ un tentativo che fallira’ perche’ siamo decisi a valorizzare questo posto e a renderlo sempre piu’ bello e accogliente anche mettendo in campo un’alleanza tra associazioni, istituzioni e forze sociali e imprenditoriali come avviene in tutte le grandi Capitali del mondo”.
Foschi (PD), scritte omofobe ennesima infamia verso comunità gay
“Si tratta dell’ennesima infamia verso la comunita’ gay e lesbica perpetrata da chi evidentemente si e’ sentito oltraggiato dalla Giornata contro l’omofobia. E’ proprio il caso, allora di continuare a organizzare questo tipo di iniziative per sensibilizzare ancora di piu’ l’opinione pubblica e per emarginare chi ancora crede in uno stato di ‘malattia da curare’ e di un ‘diverso’ da omologare’”. Lo dichiara in una nota Enzo Foschi, consigliere del Pd alla Regione Lazio, commentando la notizia delle scritte contro i gay davanti a un locale della gay Street a Roma. “Se qualcuno si sente nel giusto – prosegue Foschi – nel dover andare in uno dei luoghi simbolo della battaglia per il riconoscimento dei diritti alla persone, per manifestare questo pensiero c’e’ ancora tanto da fare. E’ evidente che il clima nella Capitale, e’ sempre piu’ teso e occorre tenere alta la vigilanza affinche’ i passi in avanti compiuti sui temi dell’uguaglianza non vengano fagocitati dalla spirale dell’odio e della violenza, che seppur manifestata solo verbalmente sempre violenza rimane”
D’Elia, scritta omofoba offende tutti i cittadini
”La scritta trovata questa mattina accanto alla porta del Coming Out, lo storico bar nella gay street frequentato dalla comunita’ glbt di Roma e’ un’ingiuria al carattere aperto e plurale della capitale e certo non un gesto accogliente per i tanti cittadini omosessuali che la visitano”. Lo afferma in una nota l’assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D’Elia. “Significativo che il gesto di offesa – conclude d’Elia – sia avvenuto all’indomani della giornata internazionale contro l’omofobia. La comunita’ gay, lesbica della citta’ e’ nel mirino di una serie intollerabile di atti di intimidazione e quando si discrimina una parte in realta’ si offendono tutti i cittadini. Imbrattare l’ingresso di un locale pubblico frequentato dai cittadini omosessuali non e’ un problema di decoro urbano ma di allarme per tutta la citta’”.
Michelangeli: Non basta la solidarietà, servono fatti.
“Comune conceda patrocinio e piazza S. Giovanni al gay pride”
“Il sonno della ragione genera mostri. Le scritte di insulti contro il mondo GAY sono la diretta conseguenza del clima da ‘caccia alle streghe’ instaurata da questo governo capitolino e nazionale, che, nei fatti, non perde occasione di manifestare intolleranza nei confronti di tutte le diversita’. Arrivati a questo punto la solidarieta’ non basta: alle parole seguano fatti, a cominciare dal patrocinio comunale e alla concessione di piazza San Giovanni in Laterano al GAY pride, altrimenti la destra e’ complice di queste scritte”. E’ quanto afferma Mario Michelangeli, segretario regionale del Pdci Lazio.
Mollicone (Pdl): Solidarieta’ a omosessuali ma non a gay street
“Non possiamo che esprimere la nostra solidarieta’ alla comunita’ gay rispetto alle scritte deliranti apparse nel rione Celio; abbiamo sempre sostenuto che un conto fosse la legittima critica a una certa forma di esibizionismo, che paradossalmente danneggia i diritti degli omosessuali, e un altro e’ l’oltraggio e l’insulto. Detto questo pero’, per coerenza continuiamo a criticare il tentativo di istituzionalizzare una strada che e’ e deve rimanere del Rione, dei romani e di tutti i turisti e non puo’ essere ‘regalata’ ad un locale solo perche’ questo e’ diventato un punto di ritrovo della comunita’ gay della capitale”. Lo ha dichiarato Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura del Comune di Roma. “A Marrazzo rispondiamo, inoltre, che certo condanniamo gli episodi di intimidazione avvenuti nella zona, ma anche con uguale determinazione gli atti osceni che purtroppo molte coppie gay commettono nelle vie limitrofe e nei portoni, come testimoniano le molte proteste dei residenti. Ribadiamo pertanto la nostra contrarieta’ a che via San Giovanni in Laterano diventi per sempre la gay street della capitale”.
Fonti:
Trento, 16 maggio 2009 Aggressione fascista al festival gay
10-15 uomini armati di mazza
Un tentativo di aggressione da parte di ”elementi fascisti” compiuto al festival lesbico e gay ‘Universinversi’, aperto ieri sera a Trento, e’ stato denunciato dagli organizzatori.
”Alle 23.15, non appena conclusi gli eventi in programma – dice una nota del Tavolo Lgbtq – tre ragazzi sono passati davanti all’ingresso, ormai chiuso, del luogo dove si era svolto lo spettacolo, gridando: ‘Sono fascista’. Girato l’angolo tra via Rosmini e via Verdi, sono stati raggiunti da un altro gruppo di 10-15 uomini, in cordone e tutti armati di mazza. Il gruppo si e’ diretto verso il luogo di Universinversi, simulando una carica ed arrivando fino al cancello della facolta’ di Economia.
A fronte del fatto che non ci siamo allontanate/i dallo spazio antistante il Centro polifunzionale e non abbiamo reagito alle provocazioni, il gruppo di fascisti se n’e’ andato”.
Il Tavolo Lgbtq denuncia ”una continua escalation di aggressivita’ e violenza nella citta’ di Trento nei confronti di soggettivita’ non conformi. Dobbiamo aspettare le teste fracassate di tutte/i noi affinche’ questa citta’ reagisca?
Questi fanno volantinaggio finche’ c’e’ luce e poi prendono le mazze quando viene notte. Noi andiamo avanti, in direzioni ostinate e contrarie”.
Da quanto si e’ appreso, al momento nessuna querela e’ stata presentata ne’ in questura ne’ ai carabinieri. Questi ultimi effettivamente sono intervenuti dopo alcune telefonate di residenti i quali segnalavano come alcun ragazzi si insultassero lanciandosi alcuni oggetti. Arrivati sul posto pero’ i carabinieri non hanno trovato nessuno dei presunti contendenti.
Fonti:
Ecco il comunicato di Universinversi.:
Aggressione fascista ad Universinversi
Venerdì 15 maggio 2009 si è tenuta la prima serata di Universinversi.
Alle 23.15, non appena conclusi gli eventi in programma, tre ragazzi sono passati davanti all`ingresso, ormai chiuso, del luogo dove si era svolto lo spettacolo, gridando: “Sono fascista”. Girato l`angolo tra via Rosmini e via Verdi, sono stati raggiunti da un altro gruppo di 10-15 uomini, in cordone e tutti armati di mazza. Il gruppo si è diretto verso il luogo di Universinversi, simulando una carica ed arrivando fino al cancello della facoltà di Economia.
A fronte del fatto che non ci siamo allontanate/i dallo spazio antistante il Centro Polifunzionale e non abbiamo reagito alle provocazioni, il gruppo di fascisti se n’è andato.
Le forze dell’ordine, chiamate telefonicamente, non si sono presentate.
Denunciamo una continua escalation di aggressività e violenza nella città di Trento nei confronti di soggettività non conformi. Dobbiamo aspettare le teste fracassate di tutte/i noi affinchè questa città reagisca?
Questi fanno volantinaggio finchè c’è luce, sotto lo sguardo premuroso della polizia, e poi prendono le mazze quando viene notte.
Noi andiamo avanti, in direzioni ostinate e contrarie
Tavolo LGBTQ* Trento
Milano, 15 maggio 2009 Retata nel locale gay friendly
Alle 22.15 di questa notte il locale gay-friendly Mono di Milano è stato oggetto di una retata da parte della polizia.
Le forze dell’ordine, giunte in via Panfilo Castaldi con due volanti, erano rappresentate da tre uomini in divisa ed altrettanti in borghese.
I sei sono subito intervenuti sulle persone che stazionavano sul marciapiede in prossimità del locale, chiedendo loro i documenti, indistintamente a chi aveva una bevanda in mano e a chi, invece, stava solamente scambiando due chiacchiere senza una consumazione.
I poliziotti sono entrati nel locale e hanno chiesto la documentazione e le licenze ai gestori del Mono, ribadendo che non è possibile essere causa di schiamazzo notturno, né di creare un agglomerato di persone nelle immediate vicinanze.
Una responsabile della gestione del locale milanese ha dichiarato: ‘E’ una forma di repressione messa in atto dal sindaco di Milano Moratti; si sta attuando la politica dell’intimidazione nei confronti dei pub e bar gay e gay-friendly.
Pochi giorni fa la polizia ha messo in atto le medesime dinamiche ad un altro locale della città, frequentato principalmente da persone lgbt.
Noi, in anni di apertura non abbiamo mai avuto problemi con i vicini e residenti limitrofi; la musica è bassa e nel rispetto delle normative, e sono a conoscenza del fatto che proprio un’ordinanza comunale di un paio di anni fa ha permesso ai locali di poter far uscire i propri clienti sul marciapiede attiguo, sia con bicchieri di plastica che con quelli di vetro, purché dopo le ore 21.00.
In questo periodo però si respira un clima di insofferenza; mercoledì sera ci hanno addirittura lanciato delle uova dai balconi’.
Subito la testimonianza di Saverio Romani, consigliere nazionale Arcigay, che ha definito le azioni della polizia ‘eccessive e del tutto simili ad un atto intimidatorio’.
Saverio Romani è inoltre deciso nella mattinata di domani, a recarsi al commissariato competente per chiedere delucidazioni in merito, soprattutto, a detta sua, per il fatto che questi controlli non avvengono in zone della città più problematiche per quanto concerne lo stazionamento nei pressi di bar e pub, come ad esempio Corso Como.
Gran parte delle persone presenti si sono trovate in disappunto di fronte al comportamento di Di Gregorio, coordinatore delle forze dell’ordine presenti.
Di Gregorio infatti ha consigliato vivamente di lasciare libero il marciapiede e di non stazionarvici. ‘
Il marciapiede è di tutti’ ha affermato Di Gregorio, ‘la gente non deve fare slalom tra di voi che avete deciso di rimanere fermi a chiacchierare.
Se volete chiacchierare, entrate nel locale’.
I responsabili del Mono hanno assicurato però che non vi è stata alcun tipo di multa nei loro confronti, e che si è trattato solamente di un atto intimidatorio.
Il presidente del Consiglio probiviri Arcigay Stefano Oldani ha affermato: ‘Quello che è capitato questa sera al Mono non è altro che un sentore nazionale delle nuove dinamiche di controllo dei locali.
A Milano hanno recintato le zone adiacenti al MOM, altro locale storico della gioventù cittadina; pare che si stia cercando di veicolare prepotentemente le aree di aggregazione giovanili, che, in quanto tali, dovrebbero essere spontanee.
Portia
Fonti:
Rovigo, 12 maggio 2009. La poliziotta lesbica si ribella: «Discriminata, ora futuro a rischio»
Sottoposta a procedimento disciplinare dopo la denuncia delle angherie subite dai colleghi. Verdetto tra 90 giorni
Sarà comunicato tra 90 giorni a Luana Zanaga, rodigina, poliziotta in servizio a Padova, allenatrice della squadra di calcio femminile di Lendinara, l’esito del procedimento disciplinare che l’ha vista coinvolta, dopo la denuncia presentata in quanto si sentiva discriminata perchè lesbica.
Ieri mattina, durante la seconda seduta davanti al Consiglio di disciplina, Luana Zanaga ha esposto la propria versione e sostenuto le proprie ragioni. «Ho rimarcato le motivazioni della questione da me sollevata, anche tramite dichiarazioni agli organi di stampa, circa le discriminazioni messe in atto anche da un funzionario di polizia a Rovigo – spiega Luana Zanaga – . In particolare, ho sottolineato che l’intento non era certo quello di arrecare discredito alla polizia, ma di segnalare i comportamenti pregiudiziali di alcuni singoli che, essendo persone oltre che funzionari, valutano i dipendenti sulla base delle proprie idee».
Il Consiglio ha ascoltato le dichiarazioni ed ha già deciso l’eventuale sanzione, che sarà però resa nota all’interessata solo tra 90 giorni. «E’ previsto, infatti, che la decisione venga notificata tramite decreto del Capo della Polizia – precisa -. Rimarrò quindi nel limbo per altri tre mesi, senza sapere cosa sarà del mio futuro, e aspetto di sapere cos’è stato deciso». Ovviamente, Zanaga auspica che da parte del Consiglio vi sia stata clemenza. «Spero che si sia tenuto conto del fatto che dichiarazioni volte a segnalare episodi di discriminazione non sono paragonabili ad altri casi che vengono sanzionati – rimarca la poliziotta -. Me lo auguro non solo per me, ma anche per qualunque persona discriminata a causa del proprio orientamento sessuale nelle forze di polizia: è già molto difficile decidere di parlare, lo diverrebbe ancor più se si verificasse un meccanismo di ritorsione».
Solidarietà a Luana Zanaga è stata espressa da Arcygay e Politropia di Rovigo.
I.B.
Fonte:
Altre fonti:
Trento, 11 maggio 2009 Aggredita in centro
Hanno aperto la porta e gridato «froci» a chi c’era all’interno. Poi, quando la giovane tesserata è uscita per capire cosa stava succedendo, l’hanno presa a male parole e l’hanno spintonata procurandole una contusione alla spalla e al braccio. Vittima dell’aggressione a sfondo politico tesserata di Rifondazione comunista e attivista del tavolo Lgbtq (lesbico gay bisessuale trans queer) . Il fatto è avvenuto ieri sera sulla soglia della sede del partito in via Santa Margherita. (Articolo completo sull’Adige cartaceo)
COMUNICATO TAVOLO LGBTQ* -TRENTO COLLETTIVO, TRENTO ANOMALA, RIFONDAZIONE COMUNISTA
Ieri sera si è verificato un altro, grave episodio di violenza di matrice politica, il secondo in pochi giorni in città. A farne le spese è stata in questo caso una giovane attivista del tavolo LGBTQ* (lesbico gay bisessuale trans queer) di Trento, del collettivo femminista deGenere ed iscritta e candidata alle elezioni comunali e provinciali con Rifondazione. La compagna si trovava da sola presso la sede del circolo del PRC di Trento, in via Santa Margherita, in pieno centro storico, quando ha sentito dalla strada pronunciare la parola: “Froci” e sputare all’indirizzo della sede. Affacciandosi si è trovata di fronte due giovani, all’apparenza più o meno ventenni. Uno dei due, vedendola, le ha gridato: “Troia”, tentando con forza di entrare nella sede. La compagna ha opposto resistenza, cercando di chiudere la porta di ingresso, che affaccia direttamente sulla strada. La violenza dell’aggressore le ha causato una lesione alla spalla ed al braccio. Dopo aver minacciato di chiamare la polizia, è finalmente riuscita a far allontanare i due ed ora sporgerà querela contro ignoti.
Negli ultimi tempi la sede del PRC è spesso stata usata dal tavolo LGBTQ* per tenervi le riunioni organizzative del festival lesbico, gay, trans, bisessuale, e queer “Universinversi”, che avrà inizio il 15 maggio: dunque quanto accaduto non è casuale e riteniamo sia da ricondurre alla matrice culturale di stampo fascista che fomenta e legittima odio contro donne, gay, lesbiche, trans e migranti ed in generale soggetti politici di sinistra ed antifascisti.
Si tratta di un episodio di violenza ed aggressione di stampo politico, ancora una volta testimone di un clima politico allarmante, in cui i toni e le pratiche ricordano sempre più da vicino i tempi bui dello squadrismo fascista. E’ necessario che la società civile, la politica e le istituzioni cittadine reagiscano senza ambiguità rispetto a episodi di tale gravità, senza nasconderne la matrice politica dietro a confortanti e conniventi analisi sul bullismo, sul disagio giovanile o sulle varie teorie degli opposti estremismi.
Fonte:
Viterbo, 08 maggio 2009 Una banda terrorizza i gay
Sarebbero giovani provenienti da Civita Castellana che imperversano nella zona del Bulicame. Derubati e rapinati: ma qualcuno ha avuto il coraggio di sporgere denuncia.
Omosessuali derubati o, peggio, rapinati al Bulicame. Un fenomeno non nuovo ma che, negli ultimi tempi, ha fatto registrare un’impennata, e sul quale le forze dell’ordine – a cominciare dai carabinieri – lavorano a fondo. Qualcuno, infatti, ha avuto il coraggio di vincere la ritrosia, e ha denunciato nero su bianco l’accaduto. Se altri – la maggior parte – continuano a tacere, c’è stato chi, con la sua denuncia, ha attivato l’azione degli investigatori. I controlli, adesso, sono più assidui. A prendere di mira, intimidendoli, i gay sarebbe una banda di ragazzi. Un gruppo di rumeni che, in trasferta da Civita Castellana a Viterbo, si sono insediati nella zona, soprattutto dalle parti dell’Orto botanico. Gli omosessuali, secondo uno schema tipico, avvicinano i ragazzi che, a loro volta, accettano di giacere, con loro, rapporti dietro compenso. Una “normale” forma di prostituzione, insomma. Altre volte, però, succede qualcosa di diverso. Gli omosessuali, infatti, vengono derubati dei loro averi o, attraverso le percosse e le minacce, rapinati. In qualche caso, sono gli oggetti lasciati momentaneamente incustoditi nelle loro auto a sparire. I pericoli, per il mondo omosessuale, sarebbero soprattutto intensi in un punto dove, per esservi una sorgente, ci si reca con bottiglie e taniche. E’ lì, infatti, che gli omosessuali si recherebbero per un’attività apparentemente ordinaria come, appunto, rifornirsi di acqua. Acqua sulfurea che, notoriamente, ha proprietà particolari, che la rendono notevolmente benefica per la salute. Proprio quel gesto esternamente tranquillo, però, celerebbe un’insidia. Chi si reca lì, in altre parole, manifesterebbe la propria dfisponibilità ad avere incontri fugaci, con persone dello stesso sesso, soprattutto quando è buio. E’ allora che, dall’oscurità, si farebbero avanti questi ragazzi. Che, tra l’altro, non sarebbero i soli stranieri a frequentare, per il medesimo motivo (la prostituzione maschile), quell’area. Vi sono, infatti, altri stranieri, prevalentemente nordafricani, a frequentare il sito. Sarebbero solo i rumeni, secondo i pochi particolari che filtrano, a rendersi responsabili dei furti e delle rapine. Proprio quella banda “civitonica” sulla quale, dopo le denunce, starebbero lavorando i carabinieri. Pericoli, ovviamente, ce ne sono anche per chi, nulla sapendo delle particolari frequentazioni che caratterizzano il luogo, ci si spinge sì con la bottiglia, ma solo e soltanto per rifornirsi di acqua. C’è stato qualche caso di persona che, mentre si riforniva d’acqua, si è vista avvicinare e “contattare” in modo non propriamente discreto da persone che, a loro volta, pensavano di avere che fare con un “correligionario”. Morale: la bottiglia si è levata in alto, e ha colpito alla testa il malcapitato in cerca di intimità. Il quale, invece delle effusioni, ha avuto un certo numero di punti in testa (e di prognosi, con tanto di ricovero in ospedale). Il rischio vero e, secondo alcune fonti, concreto, è quello di un uso improvviso di coltelli. Durante i furti e le rapine, in altre parole, le ”ribellioni” di chi non accetta passivamente di subire quella forma di violenza potrebbero portare, di punto in bianco, i componenti della banda a usare il coltello. Con conseguenze imprevedibili. Insomma, il mondo omosessuale è in fermento. Si è sparsa la voce delle incursioni di quella banda “forestiera” e, adesso, c’è paura. Non si spiega altrimenti che, rompendo una consolidata tradizione di riservatezza e di silenzio, più d’uno si sia deciso a sporgere denuncia. Le forze dell’ordine, da parte loro, hanno intensificato la vigilanza. L’area, però, è vasta. Sono posti accidentati, fuorimamo, che spesso non possono essere raggiunti dalle auto.
Fonte:
Altre fonti:
Firenze, 04 maggio 2009 Due transessuali aggrediti da 10 ragazzi
Nella notte tra il 2 e 3 maggio, al parco delle Cascine di Firenze, due ragazze trans sono state pesantemente aggredite da una decina di ragazzi italiani tra i 17 e i 25 anni armati di spranghe di ferro. E’ quanto si legge in una nota di Matteo Pegoraro, attivista per i diritti umani e candidato con “Sinistra per Firenze” al Consiglio Comunale di Firenze.
Il gruppo di transfobici – spiega Pegoraro – le ha dapprima minacciate, insultate e successivamente ha scagliato la propria violenza sulle loro automobili. Si tratta di un episodio gravissimo, che riporta all’attualità il dramma di migliaia di persone omosessuali e transessuali che nel nostro Paese devono fare i conti, rimettendoci in prima persona, con la discriminazione e il pregiudizio, che sfociano ormai sempre più frequentemente in episodi incontrollati di violenza
Fonte:
Pisa, 24 aprile 2009 Trans pestata per il posto
«Sono stata massacrata di botte per il posto che occupo. Già due anni fa fui avvicinata da una banda di rom che mi chiese 300 euro alla settimana per stare dove stavo. L’altro pomeriggio un brasiliano mi ha pestato a sangue per la postazione che ho ormai da anni. Mi hanno medicato in ospedale per le ferite riportate al viso e su alcune parti del corpo». È il racconto di una trans pisana che da anni si apposta con la sua roulotte in una stradina sterrata dalle parti della recinzione di Camp Darby e che rivendica come sua la postazione. «I medici mi hanno dimessa con un referto di una settimana – aggiunge – ma queste per me non sono ferite che guariscono in sette giorni. Ora mi sono armata di cacciavite perché devo difendermi». Secondo la sua versione dei fatti sarebbe stato minacciata e aggredita da un viado che porterebbe in zona altre persone a prostituirsi, riscuotendo tanto di pizzo per il posto, e che vorrebbe farlo sloggiare. Alla base delle liti per i posti da occupare sulla strada leggi interne al mondo della prostituzione, fatte spesso appunto di violenze, ricatti e tangenti. La protagonista di questa vicenda si chiama Anna Solli, ha 42 anni ed ha vissuto a lungo a Pisa e a Cascina, ove sta la sua famiglia. Oggi vive a Livorno. «Mi sono rivolta molto spesso alle forze dell’ordine – racconta – ma non abbiamo aiuti su questo genere di violenze che siamo costretti a subire. Io mi prostituisco in zona di giorno, dal mattino al primo pomeriggio. Dividevo il mio pezzo di strada con un altro straniero, che però ad un certo punto non si è fatto più vivo. Poi è arrivato questo nuovo che sfrutta anche altre persone ed ha iniziato a dettare legge. L’altro giorno mi ha aggredita perché secondo lui ero fuori orario. Ma siccome c’è la crisi, anziché andare via alle due e mezza di pomeriggio, come facevo, mi sono trattenuta fino alle tre e mezza. Io chiedo maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine a questi episodi, a meno che non aspettino che ci scappi il morto». Per quanto l’appello di Anna a polizia e carabinieri può sembrare un nonsenso, ma in effetti uno dei delitti irrisolti avvenuto qualche anno in zona, a Nodica, riguardava proprio un viado che si sospetta fosse stato taglieggiato. Un delitto del quale era stato sospettato Pino Cobianchi, in assise come killer seriale delle prostitute l’11 maggio prossimo, il quale aveva confessato e poi ritrattato.
Fonte:
Milano, 16 aprile 2009 Anni di violenze su operaio gay: fermato 25enne
Abusi e estorsioni con il ricattato di rivelare sua omosessualità
Dal 2005 avrebbe costretto un operaio di 25 anni a subire ogni genere di prestazione sessuale, sotto la minaccia di rivelare a famigliari e amici le sue tendenze omosessuali e estorcendogli in più occasioni anche somme di denaro sempre in cambio del silenzio. I carabinieri della Stazione di Lainate (Milano) hanno sottoposto a fermo per i reati di violenza sessuale ed estorsione un nullafacente del luogo, coetaneo della vittima. In coordinamento con il pm di Milano Ennio Remondino, il provvedimento è stato convalidato dal Gip di turno, il quale ha contestualmente applicato la misura cautelare in carcere. Le violenze, che comprendevano anche rapporti completi, avvenivano tutte nell’abitazione dell’arrestato.
La vittima, che i carabinieri descrivono come “psicologicamente debole e in forte stato di prostazione nei confronti del suo carnefice”, è stato avvicinato la settimana scorsa dai militari lainatesi che, avevano avuto sentore della vicenda raccogliendo le “voci che circolavano in paese”. Il comandante della Stazione, dopo aver tranquillizzato e rasserenato l’uomo ormai disperato, lo ha convinto a raccontare gli abusi e l’operaio ha così finalmente trovato il coraggio di denunciare in modo molto dettagliato i fatti, permettendo agli investigatori di ricostruire e riscontrare la veridicità dell’intera vicenda.
Il presunto aguzzino, descritto come un “balordo con piccoli precedenti legati allo spaccio di stupefacenti”, si trova ora ristretto nel carcere di S.Vittore a Milano.
ARCIGAY,CASO LAINATE FIGLIO PAURA DIFFUSA
Una storia che ”rivela un mix di emarginazione sociale, violenza, paura, che dovrebbe interrogare certamente la politica, ma che propone anche a noi un’approfondita riflessione”: cosi’ Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, commenta la vicenda di un violentatore che da tempo sottoponeva a ogni tipo di angheria un operaio di Lainate.
”Non e’ un caso – aggiunge Mancuso – che negli ultimi tempi i casi di omofobia violenta siano aumentati, che dentro la societa’ italiana siano presenti sentimenti di indifferenza, pregiudizio, stigma rispetto alla condizione omosessuale di milioni di cittadini. Il caso singolo di per se’ dice poco, ma la lunga sequela di fatti di cronaca, di storie raccontate ai nostri telefoni amici, nei gruppi di accoglienza, ci mettono davanti ad una concreta realta’: stiamo rischiando una pericolosa regressione, che si evidenzia anche nella paura paralizzante di esser ’scoperti’ omosessuali, che rende migliaia di gay e lesbiche soggetti ricattabili”.
C’e’ bisogno, secondo Mancuso, di ”una reale consapevolezza da parte delle istituzioni, capace di concretizzare strumenti repressivi e interventi preventivi culturali e sociali, che tragicamente in Italia, a differenza del resto d’Europa, non sono stati ancora messi in campo”.(ANSA).
Fonte:
Brescia, 14 aprile 2009 Rifiutato ad una coppia di ragazzi gay e coabitanti lo status di famiglia anagrafica
Arcigay: intervenga il Governo
Carlo e Simone sono una coppia e vivono assieme. Si sono presentati all’anagrafe del Comune di Brescia per richiedere il certificato di stato di famiglia al fine dell’ottenimento di un mutuo. E dopo tre giorni di avventure burocratiche, se lo sono visti rifiutare, nonostante la legge intenda per famiglia agli effetti anagrafici un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune.
“Si tratta di una palese discriminazione: il certificato è stato negato quando i due ragazzi hanno dichiarato di essere gay” – sostiene il presidente di Arcigay Brescia Gianluca Archetti – “Carlo e Simone hanno compiuto un gesto importante nel denunciare questa cattiva abitudine del nostro Comune di trasgredire la legge esistente, che potrebbe anche configurarsi come omissione di atti d’ufficio. Daremo tutto il nostro sostegno a loro per cercare di risolvere questa brutta vicenda e restiamo in attesa di una risposta degli uffici competenti.”
“Chiediamo al Governo di far rispettare una legge dello Stato che non è interpretabile e che nei decenni è stata corretta dal legislatore proprio per non incorrere a possibili discriminatorie interpretazioni.” – dichiara il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso “è umiliante che due persone conviventi si siano trovate di fronte ad un diniego immotivato e gravissimo dal punto di vista giuridico e morale. Ancora una volta a fronte di un disarmante vuoto legislativo che finalmente riconosca pubblicamente i nostri amori, si tenta di chiudere i pochi spazi concessi dalle norme anagrafiche, creando nuove odiose discriminazioni.”
Fonte:
Perugia, 06 aprile 2009 Prete vuole far esorcizzare ragazzo gay
Giorni fa è giunto un allarme all’Agedo umbra, l’associazione che unisce genitori e amici di omosessuali.
L’allarme è arrivato alla linea telefonica che aiuta le famiglie che davanti all’omosessualità dei propri figli si sentono smarrite, da parte di una madre che ha confessato: “Ho scoperto che mio figlio è gay. Mio marito l’ha cacciato di casa e il prete ci ha spinto a rivolgerci ad un esorcista”.
Il ragazzo di diciassette anni aveva pensato che confessare la propria omosessualità fosse la cosa migliore da fare, meglio la trasparenza piuttosto che passare gli anni migliori della sua vita tra menzogne e sotterfugi. Non poteva di certo immaginare che la reazione del padre sarebbe stata tanto negativa da decidere di mandarlo via da casa; l’idea che suo figlio sia un “diverso” è assolutamente intollerabile per lui!
La madre, disperata, viene anche accusata dal marito di essere la causa dell’omosessualità del figlio, e non trova altra soluzione che quella di chiedere aiuto all’operatrice dell’ Agedo, che la tranquillizza dicendole che quella del figlio non è stata una scelta, “che il ragazzo “…non ha alcuna colpa”, che è stato tutto deciso dalla natura. A quel punto la madre racconta di aver chiesto aiuto anche ad un parroco, e che questi “le ha detto che il figlio era sicuramente posseduto da satana e che sarebbe stato necessario un esorcismo per rimettere le cose a posto “. I membri dell’Agedo, ma non solo loro: “…si dicono indignati e indispettiti per ognuna delle cose capitate a questo ragazzo. Lo siamo per lui e per le molte centinaia di ragazzi e ragazze che faticano infinitamente nell’accettare la propria omosessualità e quando finalmente si dimostrano più forti della paura, si ritrovano schiacciati da famiglia, Chiesa, tv e politica che insieme, certe volte, sono un violento distillato di ignoranza”.
Si augurano –e mi aggiungo a quest’augurio- che “…nel suo cammino possa incontrare persone intelligenti “, in modo che non si senta schiacciato da un pregiudizio che lo vuole dipingere come una persona malata.
Fonte:
Altre fonti:
Napoli, 05 aprile 2009 Taormina: “L’omosessualità è conseguenza di abusi”
Lezione a Tor Vergata L’avvocato: «Di solito sono stati vittime di violenze»
«Nella vita comune i gay in genere sono stati vittime di abusi». L’omosessualità conseguenza della violenza, dice con tono sicuro, a pochi metri dalla sua cattedra di Procedura penale, Carlo Taormina. Il quale, in verità, nella pausa di lezione a Tor Vergata dedicata alle «tecniche investigative in tema di violenza sessuale con riferimento alla pedofilia», dice anche altro. Spiega, Taormina, che «il minore che subisce abusi a 12-13 anni, ha già sviluppato tendenze omosessuali, ha avuto forti pulsioni sentimentali magari con l’amico».Ora, per chiarezza: Carlo Taormina pronuncia queste frasi quando la lezione è sospesa. Non si rivolge agli studenti ma a due giornalisti: sta parlando, Taormina, di Rignano Flaminio. Ha portato anche una delle mamme in aula – applauso della platea – lui che difende alcune delle famiglie finite in quell’incubo: e durante la pausa, alle undici, Taormina parla di omosessualità. In quel modo. «Gli omosessuali in genere sono stati vittime di abusi».Su Rignano Flaminio: «Processo devastato, le audizioni dei bambini non erano protette, non sono state fatte indagini per trovare riscontri…». Riprende la lezione. La psicologa della polizia spiega ai ragazzi il «rischio della falsa denuncia», il difficile ruolo di chi deve interrogare quegli scriccioli, tutte le cautele necessarie «perché il bambino vuole compiacere l’adulto che lo interroga». C’è anche un filmato choc – 1998 – di un pedofilo che cerca di molestare una bimba. E c’è Vittorio Rizzi, il capo della mobile, che annuncia «la prima riunione del comitato scientifico per definire i protocolli delle audizioni protette». Una mattinata interessante per gli studenti. Quando Taormina parla di omosessualità, durante la pausa, sono tutti al bar, a bere un caffè.
di Alessandro Capponi
Fonte:
Milano, 05 aprile 2009 Spedizione notturna al circolo gay prima gli insulti, poi l’aggressione
Una spedizione notturna, con cric e cacciavite usati come armi, al grido «froci, comunisti». E’ successo sabato notte davanti al circolo Toilet sui Navigli, frequentato anche da gay: una Fiat Bravo blu senza targhe si ferma davanti al locale, escono quattro uomini, cominciano a insultare e picchiare chi si trova all’esterno del locale. Poi cercano di sfondare la vetrina, per proseguire all’interno le violenze.
«Gli aggressori avevano capelli cortissimi – raccontano i numerosi testimoni – e uno di loro parlava con accento dell’Est Europa». Alla fine i contusi sono tre: un ragazzo ferito con il cric alla testa e poi medicato in ospedale, il gestore del locale, preso a pugni e curato dai soccorritori del 118, e un terzo giovane schiaffeggiato. Il blitz è durato pochi minuti: due dei responsabili sono stati raggiunti dagli agenti e denunciati
per resistenza a pubblico ufficiale. Secondo l’ufficio delle volanti non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica o omofobica dell’aggressione.
di Franco Vanni
Fonte:
Altre fonti:
Napoli, 28 marzo 2009 Stuprano e rapinano un uomo, due arresti
Due notti fa in pieno centro di Nola (Napoli) un uomo di 30 anni e’ stato prima violentato, filmato durante il rapporto e poi rapinato. A tempo di record, i carabinieri della compagnia di Nola hanno arrestato i due autori delle violenze. E’ successo in piazza D’Armi, una delle piazze simbolo di Nola, nella notte tra il 26 e il 27 marzo scorso.
La vittima si trovava nella propria auto quando a bordo di un’altra vettura sono arrivate due persone. Una delle due impugnava una pistola, si e’ avvicinato al 30enne e lo ha costretto ad avere un rapporto orale con lui. Mentre era in corso la violenza il malvivente con il proprio cellulare ha ripreso la scena. Poi concluso il rapporto ha rapinato la vittima del telefonino, oggetti d’oro e il portafoglio. Poi i due sono fuggiti. Prima di fuggire i due malviventi hanno ricattato la loro vittima: “Se domani non ci porti mille euro diffondiamo per tutta Nola le immagini del rapporto sessuale che hai avuto con me”, gli ha detto uno dei malviventi. Poi per essere piu’ convincente con la vittima ha puntato l’arma verso l’alto ed ha esploso un colpo di pistola. Subito dopo la violenza e la rapina subite il 30enne ha avvertito i carabinieri. Poco dopo sono scattate le indagini. Il giovane, visibilmente sotto choc e’ stato portato prima in ospedale poi quando si e’ ripreso e’ stato condotto in caserma per cercare di identificare i due autori delle violenze. La vittima ha fornito ai carabinieri una descrizione dettagliata dei due malviventi. Successivamente quando gli sono state mostrate delle foto segnaletiche senza alcuna esitazione ha riconosciuto prima l’uomo che l’aveva violentato poi il suo complice che si era limitato ad assistere allo stupro. Poco dopo i due sospettati erano in caserma. In tasca il violentatore del 30enne aveva ancora il cellulare rapinato alla vittima mentre nel suo telefonino c’erano ancora le scene filmate della violenza. I due sono stati fermati con l’accusa di violenza sessuale, rapina a mano armata, detenzione illegale di pistola e tentata estorsione. I due arrestati sono Felice Piatti 19 anni presunto autore materiale dello stupro e Carmine Sicondolfi, 35. Archiviata la pratica di piazza D’Armi ai carabinieri e’ venuto il sospetto che i due malviventi avessero preso parte ad un’azione criminosa molto simile avvenuta dieci giorni prima nella stessa zona quando due ragazzi furono rapinati. In quella circostanza pero’ non ci fu alcuna violenza sessuale. Le due vittime sono state convocate in caserma dai carabinieri di Nola per compiere il riconoscimento di Piatti e Sicondolfi. Senza alcuna esitazione i due rapinati hanno riconosciuto Piatti come l’autore materiale della rapina mentre per Sicondolfi sono ancora in corso ulteriori accertamenti per verificare se fosse lui anche in quella circostanza il complice del 19enne.
Fonte:
Altre fonti:
Sassari, 28 marzo 2009 MOS, in Sardegna aumento vertiginoso casi di omofobia
Movimento Omosessuale Sardo, ma il 99% delle vittime non denuncia
”Negli ultimi mesi la Sardegna ha registrato un aumento vertiginoso dei casi di omofobia. Sembra quasi un bollettino di guerra: dalla morte sospetta di un ragazzo nei parcheggi della fiera di Cagliari, alla violenta aggressione di Roberto Collu a Villacidro (Cagliari), alla violenza con stupro di un ragazzo, M. C., in provincia di Olbia, fino ai colpi di arma da fuoco sparati contro Antonello Depalmas a Platamona (Sassari)”. Lo denuncia in una nota il Movimento Omosessuale sardo (Mos).
”I casi citati – continua la nota – sono noti perche’ apparsi sui giornali o comunque denunciati alle forze dell’ordine. Ma non sono che la punta dell’iceberg, considerato che il 99% delle vittime preferisce non denunciare. Per paura, per vergogna, per i sensi di colpa che la mancata accettazione della loro sessualita’ comporta. Ma anche per il timore di perdere il posto di lavoro che, in un momento di crisi come questo, non e’ un fattore secondario”. Dal 2008 il telefono amico del Mos ha ricevuto diverse denunce e, tramite passaparola, e’ venuto a conoscenza di ”una realta’ sempre piu’ violenta e aggressiva nei confronti di chi e’ considerato diverso”.
”In Sardegna – spiega il Mos – le problematiche legate all’omosessualita’ non sono viste come da affrontare e raramente le amministrazioni pubbliche, di qualsiasi colore, si sono impegnate per combattere l’omofobia o almeno per sostenere le associazioni che offrono servizi alle persone omosessuali”. Solo due paesi, Atzara (Nuoro) e Porto Torres (Sassari), si sono dotati di un registro delle Unioni Civili riconoscendo pari dignita’ alle coppie etero ed omosessuali. A Nuoro e Quartu Sant’Elena (Cagliari), guidate dal centro sinistra, il registro e’ stato bocciato.
”A Sassari – conclude il Mos – si sono spinti ben oltre: bocciatura del registro, condanna del Movimento omosessuale sardo per aver protestato e congelamento della mozione contro l’omofobia, ferma da piu’ di un anno nella 1° commissione”.
Il 17 maggio ricorre la giornata mondiale contro l’omofobia. Il Mos spedira’ a tutte le amministrazioni sarde, Comuni, Province e Regione, il testo di una mozione di condanna dell’omofobia e che riconosce a gay, lesbiche e trans il diritto di vivere liberamente la propria sessualita’.
Fonte:
Siniscola, 28 marzo 2009 Violentato dal branco: indagine dei carabinieri
Siniscola Il secondo episodio in 4 anni.
Sono molti gli episodi di violenza omofobica in Sardegna
Inseguito dal branco per le vie di Siniscola; raggiunto, umiliato, spogliato, picchiato a sangue e costretto a subire un tentativo di stupro.
La vittima è un uomo di 30 anni, di Siniscola, perseguitato e massacrato perché è gay. Dopo le botte lo hanno abbandonato sanguinante per strada: lui è rimasto immobile, e quando è riuscito a vincere il terrore, è andato al pronto soccorso. Poi si è chiuso in casa.
Per un mese il suo unico contatto con il mondo è stato internet. Attraverso la rete ha avuto il coraggio di contattare il Mos e raccontare il suo dramma. Una tragedia personale che l’uomo aveva già vissuto cinque anni fa, nel silenzio più totale. Sempre in paese, era stato avvicinato da un gruppo di cinque ragazzi: lo avevano insultato, pestato e stuprato.
Quella volta lui non aveva aperto bocca, con nessuno. Aveva reagito abbandonando Siniscola: si era trasferito prima a Sassari, poi aveva cercato fortuna nella Penisola. In Baronia ci era tornato da pochi mesi, sperando che le sofferenze del passato rimanessero solo un brutto ricordo con cui convivere. E invece in paese il branco che lo aveva aggredito cinque anni prima, lo aspettava.
Poco più di un mese fa lo hanno accerchiato in quattro: il copione era già scritto e ripercorreva gli attimi di terrore vissuti nel 2004. Insulti, spintoni, calci, pugni. E umiliazioni.
Lo hanno spogliato e hanno cercato di stuprarlo, ancora una volta. Dopo l’uomo è andato al pronto soccorso per curarsi le ferite, quelle fisiche. Quelle psicologiche ha cercato di alleviarle più tardi, chiedendo sostegno morale al Mos. Sono stati i volontari del Movimento omosessuale sardo a convincerlo che sarebbe stato meglio denunciare tutto ai carabinieri.
Lui si è armato di coraggio ed è andato in caserma: qui ha denunciato i suoi persecutori, con tanto di nome e cognome.
( v. g. )
Fonte:
Platamona, 28 marzo 2009 Fucilate contro i gay. Cinque episodi in tre mesi
Sulla spiaggia è caccia agli omosessuali
Antonello Depalmas è vivo per miracolo: solo per caso il proiettile esploso con una fucilata non lo ha colpito alla testa.
«Ho sentito uno sparo e il lunotto posteriore è andato in frantumi. Ho premuto sull’acceleratore e mi sono fermato solo dopo centro metri. Qualcuno aveva sparato da dietro le dune». Antonello Depalmas è vivo per miracolo: solo per caso il proiettile esploso con una fucilata non lo ha colpito alla testa. Una domenica di gennaio, mentre si allontanava in auto dal terzo pettine di Platamona, è diventato il bersaglio mobile di un cecchino nascosto fra le dune, dietro la spiaggia. Bersaglio per un solo motivo, è omosessuale. Al terzo pettine, prima di centrare l’auto di Antonello Depalmas, le fucilate hanno colpito già quattro volte, sempre omosessuali. Attentati passati finora sotto silenzio. Seduto fra un cuscino leopardato e uno zebrato, sul divanetto beige che arreda il suo salone da parrucchiere, Antonello Depalmas racconta senza riluttanza quel pomeriggio da incubo. «Avevo passato il pomeriggio con degli amici. All’imbrunire siamo andati via, mi sono seduto in auto e dopo pochi metri ho sentito lo sparo». Ha capito al volo: qualche giorno prima altri amici omosessuali erano stati presi a fucilate. Un ragazzo di Oristano si era trovato due fori sulla fiancata dell’auto. Un altro, sempre di Oristano, dopo una passeggiata in spiaggia aveva ritrovato la sua macchina con le gomme squarciate. Altri ragazzi si sono fatti il segno della croce scoprendo le proprie auto sforacchiate da proiettili. «Al terzo pettine c’è qualcuno che non gradisce la presenza dei gay», spiega il parrucchiere. 45 anni, sassarese, fisico minuto, Antonello Depalmas non ha avuto paura di denunciare tutto alla polizia. Il giorno dopo essere finito nel mirino di un tiratore scelto è andato in questura e ha firmato la sua denuncia. Altre denunce le fa Massimo Mele, leader del Movimento omosessuale sardo. Secondo le testimonianze raccolte dal Mos, al terzo pettine gli omosessuali non si beccano solo le fucilate, ma anche le botte. «Qualche settimana fa un ragazzo è stato raggiunto in spiaggia da tre o quattro persone e pestato a sangue». Altri episodi si sono verificati in città: «Due ragazzi sono stati aggrediti di notte in corso Angioy, da uno sconosciuto che prima ha cercato di rovesciare la loro auto, poi li ha minacciati con un coltello».
VINCENZO GAROFALO
Fonte:
Biella, 21 marzo 2009 «Questo è un cupio, bastardo e comunista. Se fossi in te lo metterei in cima alla lista dei primi da licenziare»
A essere insultato così pesantemente è stato Adriano Guala, personaggio di spicco del movimento gay biellese, colpevole di aver pubblicato sabato scorso sulle colonne di questo giornale un fondo in cui denunciava, molto semplicemente e ancor più pacatamente, lo stato di difficoltà in cui versa lo stabilimento in cui lavora, la Zegna Baruffa di Vallemosso. Gli epiteti invece, contenuti in una mail, sono partiti da un computer della redazione cittadina de “La Stampa”, precisamente dal terminale in uso alla giornalista Paola Guabello. Quasi certamente la persona che ha spedito il messaggio invece di rispondere al suo diretto interlocutore con il quale commentava i contenuti del fondo, ha inviato la risposta a tutti i soggetti in elenco, compreso lo stesso Guala. L’esponente gay comunque non è stato l’unico a essere insultato: altrettanto colpevole per aver pubblicato il fondo ritenuto giornalisticamente una “schifezza”, nella stessa mail il nostro direttore Massimo De Nuzzo, definito «un bastardo contro il quale potresti vedere con l’avvocato se ci sono gli estremi per una querela». L’episodio è stato denunciato ieri pomeriggio in un’apposita conferenza stampa svoltasi nei locali della “Città di sotto” dallo stesso Guala con a fianco il segretario di Rifondazione Roberto Pietrobon ed Enzo Francone del Torino Pride.
Nell’esposizione dei fatti Guala si è detto preoccupato del clima di avversione nei confronti del mondo gay: «Quello che è accaduto in questi giorni è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi di intolleranza.
Spiace che in questo caso la protagonista appartenga a una categoria, quella dei giornalisti, che dovrebbe mostrare maggiori responsabilità e sensibilità. Mi accorgo che nonostante tutti gli sforzi fatti in questi ultimi anni l’omofobia è ancora a livelli preoccupanti. Davanti a queste cose non potevo rimanere zitto facendo finta di nulla».
Nel suo intervento Guala non ha voluto fare nomi, nè quello della giornalista nè quello della testata per cui lavora, ma si è limitato a raccontare la vicenda, iniziata mercoledì, lo stesso giorno in cui sulla Nuova Provincia è stata pubblicata la sua lettera aperta. «Quando ho letto la mail sono rimasto sconvolto per toni e termini utilizzati. Ne è poi arrivata una seconda con la quale la giornalista smentiva di avere materialmente scritto la lettera affermando che il suo computer poteva essere stato utilizzato da altri: non lavoro in un giornale e non so come funzioni il sistema ma dubito che chiunque possa accedere alle singole postazioni».
Per quanto riguarda futuri sviluppi, sia Guala che Francone assicurano che «oggi ci limitiamo alla denuncia pubblica ma certamente, una volta accertati i fatti, procederemo per vie legali».
La conferenza stampa è stata chiusa dall’intervento di Roberto Pietrobon, segretario di Rifondazione comunista, anch’egli amareggiato ma soprattutto allarmato per la vicenda.
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Le parole offensive, inviate per errore ad Adriano Guala sono
partite da un indirizzo elettronico della redazione biellese de La Stampa.
La conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, è arrivata attraverso una
seconda mail scritta da Paola Guabello nella quale la giornalista ha
affermato di non essere stata l’autrice materiale del messaggio, in quanto
la postazione poteva essere stata utilizzata da altri.
Ovviamente abbiamo raggiunto telefonicamente il responsabile delle pagine
locali del quotidiano che, come previsto, ha preferito non aggiungere
altre parole sulla vicenda.
«Immagino il motivo della chiamata – ha risposto il direttore Daniele
Cabras anch’egli presente alla conferenza stampa di ieri pomeriggio nei
locali della Città di sotto – ma al momento non ho nessun commento da
fare. Grazie».
La mail ingiuriosa, quella in cui Guala viene definito “cupio, bastardo,
comunista”, “da licenziare” e il direttore della Nuova Provincia, Massimo
De Nuzzo, “bastardo”, sembra essere inserita in un colloquio informatico
con qualcuno vicino all’industria tessile presso la quale Guala è
impiegato.
A parte la smentita secca dell’azienda, nella conferenza stampa lo stesso Guala ha confermato come i suoi rapporti all’interno della ditta siano improntati da anni alla massima correttezza senza che mai si fossero verificati particolari problemi.
—
Caro Adriano,
voglio esprimerti la mia solidarietà per quello che è accaduto. Purtroppo
accade che siano utilizzati termini e giudizi da parte di persone non
consapevoli della gravità del loro dire e, in questo caso scrivere.
L’omofobia è una malattia difficile da sconfiggere, che si annida in tutti
gli ambienti, anche quelli più aperti, attenti alle nostre battaglie, ai
nostri vissuti.
Io spero che questa brutta vicenda abbia insegnato qualcosa e che chi si è
permesso di scrivere quelle frasi così ingiuriose comprenda quanto male
oggi procurano le parole. Ogni giorno la cronaca si occupa di persone gay,
lesbiche e trans che per il loro orientamento sessuale e o identità di
genere, vengono uccise, violentate, aggredite.
E’ la punta violenta di un fenomeno vasto e in espansione, che deve esser
contrastato con coraggio, anche attraverso le pubbliche denunce.
Ti esprimo ancora la mia vicinanza, un abbraccio.
Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay
Fonte:
Altre fonti:
20 marzo 2009 La violenza nei confronti delle persone transessuali di Porpora Marcasciano
A causa di un pregiudizio antico che affonda le sue radici in una cultura maschilista e sessuofobica, le persone transessuali sono considerate anormali, degenerate, quindi non degne di rispetto. Fortemente emarginate perché definite socialmente pericolose, escluse perché non rientrano nei modelli stabiliti, la stragrande maggioranza di esse è costretta a vivere in condizioni di grande disagio. Salvo poche eccezioni, questa realtà è comune a gran parte dei paesi del mondo e da quanto denunciato da un rapporto di Amnesty International in alcuni è ancora punita con la pena di morte, con il carcere, con la tortura. Negli ultimi anni, in Italia la violenza nei confronti delle persone transessuali ha raggiunto livelli preoccupanti, nel solo 2008 sono state 9 quelle uccise e già 4 nei primi due mesi del 2009. Secondo le associazioni il dato non è esatto e andrebbe rivisto in quanto l’esperienza transessuale non sempre traspare dai rapporti di polizia perchè i documenti delle vittime, durante il transito riportano ancora il nome di nascita. Dalla lista che ogni anno viene compilata per il 20 Novembre, la giornata dedicata in tutto il mondo alle persone trans uccise, l’Italia detiene il triste primato degli omicidi. Tutto questo non può essere un caso, in Italia infatti, negli ultimi anni si è assistito a un preoccupante rigurgito di razzismo e omofobia. Politiche e campagne informative basate completamente sulla paura del diverso, sulla minaccia alla solidità sociale rappresentata da tutto ciò che esula dai valori tradizionali. Molte delle aggressioni a travestiti e transessuali risultano essere di matrice politica, tutte riconducibili a bande o gruppi della galassia dell’estrema destra. In alcuni loro siti si possono leggere più o meno chiaramente programmi omofobi e trans fobici ed esplicite rivendicazioni di attacchi a transessuali, gay e lesbiche.
Il dato sulle aggressioni, le discriminazioni e le violenze resta quasi completamente sommerso. Non si denuncia per paura, per quieto vivere, perché quel tipo di violenza è considerato endemico e quindi normale. Un esempio è quello relativo alle aggressioni alle transessuali immigrate non regolari le quali, per ovvi motivi, evitano di sporgere denuncia, una condizione la loro che le espone a una precarietà e insicurezza ancora maggiore. Una transessuale straniera irregolare rappresenta un bersaglio privilegiato per tutti quei balordi che fanno della violenza un loro stile di vita. E i problemi per loro non finiscono in strada, continuano anche all’interno delle carceri e del CPT (Centri Permanenza Transitoria) come dimostrato da fatti successi negli ultimi tempi. Il caso di Preziosa, una giovane transessuale brasiliana rinchiusa al CPT di Milano che dopo essere stata massacrata di botte le è stata negata l’assistenza e le cure necessarie.
La violenza nei confronti delle persone trans non è riconducibile a specifiche classi sociali o circoscritta a particolari zone, essa si manifesta a macchia di leopardo dal sud al nord, nelle piccole e nelle grandi città, nelle strade e, va sottolineato, nelle famiglie. E’ la non accettazione da parte di quest’ultime che espone moltissime persone trans a vessazioni, ricatti, soprusi di ogni genere. Un rifiuto da parte di coloro che invece dovrebbero essere più vicini, espone la persona a doppio rischio quello proveniente dall’esterno e quello, spesso sottostimato, legato al disagio, alla frustrazione, alla solitudine che spingono il soggetto a soluzioni estreme. Le associazioni che ne tutelano i diritti da anni, senza grossi risultati e nel silenzio generale, denunciano questa situazione. Denunciano il tasso altissimo di disoccupazione dovuta all’esclusione dal mondo del lavoro, un’esclusione pesante come un macigno, che spinge moltissime transessuali alla prostituzione, quasi sempre l’unica alternativa possibile.
La violenza è ancora più grande perché taciuta, volutamente omessa, non detta a causa del moralismo di cui è intrisa la nostra cultura e la maggioranza dei media che la rappresentano. La violenza ai/alle transessuali viene fatta rientrare quasi sempre nei fatti di cronaca, come se in questo modo fosse più giustificata. Mai e poi mai vengono menzionati gli episodi di transfobia, le aggressioni, le vessazioni perché non è sano o non è giusto parlarne, o forse perché parlarne servirebbe a scoprire le falle di una società ancora troppo chiusa che negli ultimi anni si è fatta sempre più escludente.
Porpora Marcasciano
Fonte:
Cagliari, 19 marzo 2009 «Pestato a sangue perchè omosessuale»
Sardegna. La denuncia di un giovane cuoco aggredito da tre sconosciuti
Villacidro. Pestato a sangue perché omosessuale: un cuoco di 30 anni è finito al pronto soccorso dopo un’aggressione da parte di tre sconosciuti. Un fatto che risale alla fine della scorsa settimana: Roberto Collu, chef con varie esperienze di lavoro in Italia e all’estero, stava tornando a casa in via Nazionale a Villacidro, alle due e mezzo di notte, dopo essere uscito con gli amici da un locale in via Gennaro Murgia. In via Repubblica, all’altezza di via Ciusa, Collu è stato improvvisamente aggredito.
Qualcuno gli ha tirato un fortissimo calcio nella schiena che lo ha mandato a terra. Il giovane cuoco ha battuto la testa e ha subìto un violento trauma cranico. Ancora in sé, ma incapace di rialzarsi Roberto Collu si è trovato circondato da tre persone incappucciate, tutte giovani, presumibilmente sotto i 25 anni, che hanno iniziato a prenderlo a calci e a insultarlo con palesi riferimenti alla sua omosessualità.
La strada in quel momento era deserta e i tre delinquenti hanno potuto agire indisturbati lasciando la vittima a terra, stordita e insanguinata. Alla fine del pestaggio i tre sconosciuti sono fuggiti verso via Ciusa dileguandosi senza lasciare traccia. Con le poche forze rimaste Roberto Collu è riuscito a trascinarsi verso un locale ancora aperto in via Nazionale dove ha ricevuto il primo soccorso. È stato accompagnato alla guardia medica dove gli è stato diagnosticato un trauma cranico, più altre ferite in tutto il corpo.
Il ragazzo ha trovato il coraggio di sporgere denuncia ai carabinieri solo martedì mattina, e poi ha deciso di rendere pubblico il drammatico episodio: «È stata senza dubbio un’azione premeditata – racconta lo stesso Collu – che dimostra il livello di odio che si genera nei confronti di chi è diverso».
L’omofobia è stata la causa scatenante di un atto criminoso che mette in allarme tutta la comunità villacidrese.
«Non ho mai fatto mistero delle mie inclinazioni sessuali – prosegue Roberto Collu – ma ciò non giustifica la violenza a cui sono stato sottoposto. Le persone che mi hanno aggredito sicuramente mi conoscono bene e forse erano addirittura nello stesso locale in cui stavo trascorrendo la serata».
di IVAN FONNESU
Fonte:
Altre fonti:
Roma, 18 marzo 2009 Prof ai suoi studenti: state lontani dai gay
La donna insegna italiano in un istituto tecnico di Roma.
La denuncia di alcuni ragazzi all’Arcigay: ha detto che certe persone vanno evitate. Il preside: la convocherò
«Gli omosessuali sono persone che non condivido, e se mi capitasse di incontrarne ne starei bene alla larga, certe persone devono essere evitate meno male che qui in classe non ci sono». A dirlo è un’insegnante romana dell’Itis Armellini, un istituto tecnico nel quartiere della capitale San Paolo-Ostiense che durante la lezione avrebbe consigliato i suoi studenti di «stare alla larga dai gay». I ragazzi allora hanno segnalato le frasi della prof alla Gay Help Line dell’Arcigay di Roma. «È una frase che mi fa inorridire. In ogni caso convocherò l’insegnante e incontrerò prima possibile l’Arcigay», ha detto il preside della scuola Paolo Reale.
L’arcigay – «Dichiarazioni fortemente discriminatorie verso lesbiche, gay e trans – sostiene il presidente di Arcigay Roma e responsabile del numero verde 800 713 713 Gay Help Line Fabrizio Marrazzo – che hanno provocato un duplice effetto, da un lato l’indignazione da parte degli studenti lesbiche e gay, e dall’altro un rafforzamento della condizione dei bulli della classe, che ora si sentono maggiormente liberi di prendere in giro le lesbiche ed i gay». Marrazzo ha contattato la scuola per «segnalare» l’insegnante ed anche per chiedere di fare delle «azioni di formazione. I casi di discriminazioni nelle scuole sono in crescita, per questo chiediamo – ha concluso – l’intervento delle istituzioni, per un intervento diffuso nelle scuole».
Fonte:
Udine, 15 marzo 2009 Spedizioni antigay a Udine
La denuncia di un giovane: aggressioni nella zona dello stadio
L’allarme – Dopo Pordenone, segnalati episodi di intolleranza in città
Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. La denuncia è di un giovane, testimone di alcune aggressioni nella zona dello stadio. Forse la banda viene dalla Destra Tagliamento.Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. Paura. Per quell’auto di grossa cilindrata, un Suv scuro, che a cadenze regolari faceva irruzione nei luoghi di incontro fra omosessuali. E paura per quei due ragazzotti, uno sui vent’anni, l’altro oltre la quarantina che attaccavano rissa. A volte solo con le minacce ad alta voce. Altre volte con le mani. In almeno un’occasione con una mazza da baseball.Il racconto – rigorosamente anonimo – è di un ragazzo gay di Udine. E forse a convincerlo a parlare sono stati gli episodi di violenza che le cronache di questi giorni hanno riportato all’attenzione dell’Italia. Quel trentenne disabile e omosessuale pestato in centro a Pordenone da una gang a caccia del gay per scacciare la noia, ha riportato la paura anche nel capoluogo friulano.Andrea, nome di fantasia, ha 31 anni. E si ricorda bene quegli episodi alla periferia della città, vicino allo stadio, dove c’è un battuage e una zona di incontri fra adulti. «Sono arrivati su un Suv scuro e venivano da fuori – racconta – , non erano di Udine, nè dei dintorni. Potevano essere della Destra Tagliamento e veneti. Gente violenta che voleva metterci paura. Uno era più giovane, avrà avuto circa vent’anni e l’altro invece più grande».Si capisce che non sono lì per incontrare qualcuno. Nè per fare amicizia. Il più giovane è il più aggressivo. La classica testa calda. Toni alti, piglio aggressivo. E non è certo la prima volta che si vede da quelle parti. «C’è stato un caso in cui uno dei due aveva in macchina una mazza da baseball – racconta Andrea – . Il più giovane era quello che voleva menare le mani, l’altro invece era più calmo e cercava di farlo stare tranquillo».E se ieri davanti a Montecitorio le associazioni gay italiane hanno invocato una legge contro l’omofobia proprio per denunciare l’aggressione del disabile pordenonese da parte dei tre concittadini, uno dei quali denunciato anche per scritte razziste, a Udine si alza un cordone di solidarietà. E dall’Arcigay parla il dirigente nazionale Alberto Baliello: «Il Nord-est e il Friuli sono sempre stati luoghi molto laici – dice – tanto che, fortunatamente, episodi come questi non sono all’ordine del giorno. Eppure i toni degli ultimi mesi, il rondismo della Lega sta rianimando certi personaggi e, questo è il rischio, alimentando il razzismo e l’odio per il diverso».Intanto a Pordenone la tensione resta altissima
Le indagini.
Non si placa la rabbia e la tensione a Pordenone per l’aggressione subìta dal trentenne disabile gay lo scorso 23 gennaio nella centralissima piazza Venti settembre. Aggressione emersa in tutta la sua sconcertante ferocia nei giorni scorsi quando la Questura di Pordenone ha inchiodato alle loro responsabilità tre uomini, due ventenni e un 43enne che vivono nel capoluogo e a Porcia.A lasciar sbigottiti anche gli inquirenti sarebbe stata la motivazione che i responsabili avrebbero dato al pestaggio, ovvero che lo avrebbero fatto per noia.Lo stesso padre ha assistito all’aggressione del figlio che è stato inseguito e preso a sberle per tutto nel centro cittadino, fino al calcio alla schiena in piazza XX settembre. «L’ho vista in lontananza – ha dichiarato il genitore del ragazzo – . Non sono riuscito ad impedirla e a prendere i responsabili». L’uomo quel fatidico 23 gennaio aveva appuntamento col figlio nei pressi del teatro Verdi. Era andato a prenderlo in macchina con venti minuti di ritardo, ritardo causato da un contrattempo familiare.Diverse persone hanno assistito all’aggressione, eppure nessuno si è mosso in soccorso del disabile. Soltanto una signora ha cercato di impedire il pestaggio, ricevendo come risposta le “attenzioni” di uno dei tre aggressori che le avrebbe appoggiato una mano sulla spalla consigliandola di non impicciarsi.Ovviamente questo episodio non fa che accrescere la paura, paura sopratutto per i genitori del ragazzo. Ma anche i cittadini si interrogano come è possibile prendersela con un disabile.E mentre uno dei giovani accusati respinge le accuse, il comune di Pordenone – per bocca del sindaco Sergio Bolzonello – ha deciso di costituirsi parte civile. La formalizzazione dell’atto avverrà domani in occasione della riunione di giunta.
Fonte:
Altre fonti:
Pordenone, 12 marzo 2009 Aggressione a disabile gay. Molti testimoni, nessuno interviene
Tre uomini avevano programmato con precisione l’agguato: “Andiamo a dare una lezione”
A lanciare l’allarme il gestore di un bar, ma diverse persone hanno assistito senza fare nulla
Un uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali del Comune per una lieve disabilità psichica e mentale, è stato aggredito, a calci e pugni, a Pordenone, da tre persone che sono poi fuggite.
La Squadra Mobile della Questura è riuscita comunque a identificarle e le ha denunciate alla magistratura per concorso in violenza privata aggravata. Si tratta di un uomo di 43 anni e di due giovani di 22 e 21 anni. I tre sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pordenone.
L’episodio è avvenuto la sera del 23 gennaio nella piazza XX settembre, nel centro di Pordenone. Al momento dell’aggressione, intorno alle 21,30, nella piazza c’erano molte persone ma nessuno è intervenuto a difendere l’uomo o fermare l’aggressione. Durante il pestaggio, hanno anche ripetutamente apostrofato la vittima con frasi ingiuriose.
A chiamare la polizia è stato il gestore di un bar, in quel momento affollatissimo che ha notato l’aggressione in corso sul piazzale antistante. Per ricostruire l’episodio, gli investigatori hanno ascoltato una dozzina di persone, dal momento che ognuna di loro aveva assistito solo a una parte dell’aggressione.
Secondo gli accertamenti, i tre hanno agito organizzando con precisione l’aggressione. Già qualche ora prima, infatti, uno dei tre denunciati aveva proposto agli altri di “andare a dare una lezione ai froci del Bronx”, il quartiere dove di notte s’incontrano alcuni omosessuali. Durante l’aggressione, i tre avrebbero insultato il gay disabile, minacciandolo.
L’uomo, seguito dai servizi sociali, dopo essere stato maltrattato non si è allontanato dalla zona perché, per tornare a casa, attendeva alcuni parenti ai quali aveva dato appuntamento di fronte al teatro cittadino e che avevano fatto ritardo.
Interrogato dalla polizia ha risposto, terrorizzato, di non voler denunciare gli aggressori e di non sapere perché lo avessero aggredito.
Nei riguardi dei tre denunciati – S. C., 21 anni, di Porcia (Pordenone); T. N., 22 anni; e O. S., 43 anni, entrambi di Pordenone – è stato ipotizzato il reato di concorso in violenza privata, aggravata dal fatto che la vittima è un portatore di handicap.
Immediata la reazione delle organizzazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali. “L’aggressione di Pordenone contro un gay disabile – ha detto Franco Grillini, presidente di Arcigay – è scioccante perché è stata organizzata, perché si tratta di violenza gratuita, perché l’omofobia delle ‘motivazioni’ è incontestabile, perché ormai la violenza contro gli omosessuali ha travalicato quella verbale e ideologica per trasferirsi nelle piazze e sulle strade. In sostanza non è più solo ‘verbale’ e politica, ma sta diventando una vera e propria emergenza”. “Nella scorsa legislatura ero riuscito a far votare alla Commissione Giustizia della Camera il progetto di legge contro l’omofobia unito a quello sullo stalking. L’attuale maggioranza ha stracciato la legge sull’omofobia e ha fatto passare quella sullo soltking, necessaria ed urgente, ma senza i provvedimenti contro la violenza antigay. Occorre dire, quindi, che la reponsabilità politica di ciò che sta avvenendo senza freni è tutta a carico – sottolinea Grillini – dell’attuale maggioranza di destra che si oppone a qualsiasi misura di tutela delle persone omosessuali”.
Fonte:
Teramo, 07 marzo 2009 Suicida a Montesilvano una trans giuliese
Il suo sogno era operarsi per diventare davvero, finalmente, una donna. Ma non ce l’ha fatta M.T., in arte Michelle, transessuale di 32 anni originaria di Giulianova che ieri mattina si è impiccata dopo aver affidato le sue ultime parole a un cartellone alto un metro trovato dai carabinieri sul tavolo di casa sua, in via Grecia. Quasi a voler gridare la disperazione che le scoppiava nel cuore, Michelle ha scritto «La vita era diventata impossibile» e poi, dopo aver firmato quattro lettere indirizzate a parenti e amici, ha messo in atto il suo gesto estremo. Sono stati i vicini di casa a dare l’allarme, alle sette e mezza di ieri mattina: il corpo era sul balcone, al primo piano di una delle palazzine di fronte a Porto Allegro. M.T. era molto conosciuto a Giulianova, dove oggi si svolgeranno i funerali.
Fonte:
Altre fonti:
Milano, 06 marzo 2009 L’omofobia su “Settegiorni”:gli omosessuali si curino
E’ fuor di dubbio che genitori assenti o incapaci di trasfondere e imprimere ai figli l’identità maschile o femminile, generino nella fase di crescita gravissime patologie identitarie
«Il secondo posto a Sanremo di Povia ha sancito che gli italiani non credono alla teoria che omosessuali si nasce. Il pezzo “Luca era gay” tratto da una storia reale, ha spiegato la vera genesi dell’omosessualità: gli errori educativi dei genitori. E’ fuor di dubbio che genitori assenti o incapaci di trasfondere e imprimere ai figli l’identità maschile o femminile, generino nella fase di crescita gravissime patologie identitarie.
Privati di uno “specchio genitoriale” in cui riflettersi ed identificarsi, i giovani disorientati si illudono di compensare le loro carenze psico affettive stabilendo relazioni con individui dello stesso sesso. Ma l’errore più grave in cui incappano i presunti omosessuali, è quello di scambiare la libidine sessuale per amore autentico. Ma può dirsi amore ciò che non è apertura alla vita? Non nascondiamocelo, il sesso fine a se stesso, è solo egoistico piacere.
I gay, invece di continuare a piangersi addosso e di scaricare la loro infelicità esistenziale sulla solita scusa del pregiudizio omofobo della società e della chiesa, perché non prendono in considerazione la possibilità di farsi “curare”? In Italia e nel mondo grazie ad alcuni esperti specializzati in questa singolare branca della psicologia, molti ex gay e lesbiche hanno ritrovato se stessi. Lo stesso Povia e Luca ce l’hanno fatta. Errare è umano, ma continuare a farsi del male non è insano masochismo?»
Fonte:
Altre fonti:
Bari, 04 marzo 2009 Bullismo a Bari, gli fanno scrivere: «sono gay»
Quattro studenti di un istituto professionale – due di 16 anni, uno di 17 e uno di 15 – sono stati denunciati in stato di libertà dai carabinieri per un episodio di bullismo di cui sarebbe stato vittima un quindicenne che frequenta la stessa scuola. I quattro sono indagati per concorso in violenza privata, minacce, danneggiamento seguito da incendio e procurato allarme.
Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, l’ episodio sarebbe avvenuto su un vagone delle ferrovie Sud-est. I quattro minorenni avrebbero accerchiato e minacciato il quindicenne, bruciacchiandogli il giubbotto e costringendolo a sottoscrivere su un foglio la frase «sono omosessuale». Poi i quattro avrebbero chiamato la madre del ragazzo riferendole che lo avevano sequestrato e chiedendo 50 euro per il rilascio; tutto però si sarebbe fermato alla pretesa di denaro.
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Roma, 02 marzo 2009 Giornalista si finge trans. Documentate discriminazioni
“Se sei un transessuale è quasi impossibile trovare un lavoro e una casa”. Lo denuncia il servizio “Francesco era disoccupata” di Francesco Palese per la trasmissione “L’Altra Inchiesta” dell’emittente Retesole, disponibile on line e su Youtube .
Palese, pochi mesi dopo essersi finto un gay in cerca di casa, registrando i rifiuti da parte dei proprietari, si è messo nei panni di una transessuale appena trasferitasi a Roma da Lecce, in cerca di un lavoro e di un alloggio. Con tanto di travestimento il giornalista ha ripreso con telecamera nascosta il rifiuto della disponibilità di lavoro da parte di diverse agenzie interinali di Roma, pochi minuti dopo che le stesse avevano offerto alla sua complice, Francesca Bastone, diverse soluzioni.
Una volta che alla complice era stato offerto, ad esempio, un posto da contabile, nell’agenzia faceva “irruzione” la finta trans che dichiarava di avere esperienza in quel settore, ma la posizione svaniva nel nulla. Nel video anche un’agenzia immobilire che ha negato al giornalista di avere immobili in affitto poco dopo averli offerti invece alla complice
Il video inizia con la finta trans in via Salaria a Roma dove viene fermata dalla Polizia Municipale che la invita a cambiare posto e a specificare l’attività svolta. Subito dopo il titolo “Francesco era disoccupata” che vuole attirare l’attenzione sul fatto che l’85% degli oltre 20mila transessuali presenti in Italia resta fuori dal mondo del lavoro. Per molti di loro la prostituzione diventa così l’unico modo per sopravvivere. “Eppure – spiega Palese nel servizio – esiste una direttiva dell’Unione Europea del 5 Luglio 2006 dove si legge che il principio della parità di trattamento tra uomini e donne, per l’accesso al mondo del lavoro, va esteso anche alle discriminazioni determinate dal cambiamento di sesso, come ha peraltro sancito una sentenza della Corte di Giustizia Europea il 30 aprile del 1996. Ma questo principio in Italia non vale”.
La puntata de “L’Altra Inchiesta”, che vede come ospiti Vladimir Luxuria e Fabrizio Marrazzo dell’Arcigay, sarà trasmessa martedi 3 marzo alle 21.10 su Retesole. Nel corso della trasmissione Francesca Eugenia Busdraghi di “Azione Trans” racconta in un’intervista il suo “calvario” lavorativo.
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Novara, 27 febbraio 2009 Ricattato imprenditore per rapporto omosessuale
Il caso di cui parliamo oggi è accaduto una settimana fa, quando -conoscendo le tendenze omosessuali di un imprenditore dell’alto novarese- due marocchini di 21 e 20 anni, che vivono regolarmente in Italia, gli hanno teso una trappola per poi ricattarlo.
Uno dei due giovani marocchini aveva contattato l’industriale, che aveva sempre tentato di nascondere la propria omosessualità, proponendogli un incontro sessuale. Cosa che e’ puntualmente avvenuta, ma, mentre i due erano in auto, l’altro marocchino ha scattato alcune fotografie immortalando il rapporto sessuale. E la trama della trappola è bella e fatta, il giorno dopo sul tergicristallo della sua macchina l’imprenditore ha trovato una fotografia che immortalava la scena del suo rapporto sessuale e una lettera con la quale i due gli chiedevano 60 mila euro: altrimenti avrebbero fatto pervenire le immagini alla moglie dell’uomo e le avrebbero spedite a tutto il paese, svelando a tutti il suo segreto.
Ma la vittima dell’estorsione ha raccontato tutto ad alcuni amici poliziotti, ha denunciato il fatto e dopo alcuni giorni di indagini, con appostamenti e intercettazioni telefoniche (si e’ scoperto che i due chiamavano da telefoni pubblici della zona), i due sono stati bloccati li proprio mentre stavano effettuando l’ennesima telefonata. I due marocchini devono rispondere all’accusa di tentata estorsione.
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Napoli, 23 febbraio 2009 Rapinato e trascinato dietro l’auto un transessuale a Napoli.
Il malvivente è stato arrestato a un posto di blocco.
Due rapine violente solo per prendere due cellulari. La prima in provincia di Caserta, dove l´aggressore sceglie la sua vittima: è un transessuale in attesa di clienti. Punta al telefonino che ha in mano. Così, a bordo della sua Smart, si avvicina con fare ammiccante lungo la strada di periferia di Maddaloni (Caserta) e chiede al giovane il prezzo per una prestazione sessuale. La vittima si avvicina, si china verso il finestrino aperto e a quel punto il bandito gli strappa il cellulare di mano. Quindi schiaccia il piede sull´acceleratore, e fugge via con il bottino. Solo che la vittima non molla, si aggrappa alla portiera e il bandito lo trascina per alcuni metri. La vittima si ferisce in più parti del corpo: lividi e contusioni fino a quando, stremato, non lascia la presa. Il malvivente è intanto lontano. La sua auto però viene segnalata alla polizia, e gli agenti del commissariato di Acerra, ieri, notano la Smart in via Calabricito. Alzano la palina dell´alt ma il bandito non si ferma. Forza il posto di blocco, fugge. Inseguito e preso lungo la strada statale 162. Sotto il sedile, il malvivente – Fabio Scognamiglio, 24 anni – nasconde ancora il cellulare del transessuale. Viene arrestato.
Intanto a Napoli i poliziotti del commissariato San Carlo Arena bloccano l´autore di una rapina a uno studente di sedici anni. Vincenzo De Vivo, 21 anni, aggrediva gli studenti all´uscita degli istituti di piazza Cavour (proprio come faceva un altro rapinatore arrestato qualche giorno fa e accusato di cinque rapine) con due complici, tutti armati di coltello. Lo scorso 13 febbraio, in pieno giorno, aveva atteso il ragazzo all´uscita delle lezioni e, dopo averlo minacciato con il coltello, lo aveva preso a calci e a pugni. Infine era fuggito con il telefonino lasciando a terra la vittima sotto choc che, in seguito, aveva spiegato alla polizia: «Si trattava di un giovane con il volto pieno di lentiggini». Quindi, allo specchio magico in commissariato, ha riconosciuto De Vivo.
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Genova, 19 febbraio 2009 Albergatori contro gay pride:”Non porta turisti ma caos”
Il presidente ligure contro l’assessore:”Un errore promuoverlo alla Bit”
Genova. Il Gay Pride non piace agli albergatori liguri. Anzi no: le porte sono aperte a tutti e non si fanno certo distinzioni sulla base della razza, del sesso e delle convinzioni personali.
La categoria degli albergatori si spacca sulla manifestazione dell’orgoglio omosessuale che si terrà a Genova il prossimo giugno promettendo di portare in città centomila persone. E a scatenare la polemica è l’asseore regionale al Turismo, Margherita Bozzano, che ha annunciato la decisione di esporre il materiale del Pride nello stand della Bit – la Borsa internazionale del turismo di Milano che si apre oggi – in cui la Regione Liguria ospita tutti gli espositori istituzionali. «Porteremo volantini per invitare tutti alla manifestazione», ha spiegato l’assessore. Precisando poi: ««Come tutte le altre manifestazioni, il Gay Pride sarà inserito nel calendario della città di Genova e potrà trovare spazio».
L’attacco frontale parte da Americo Pilati, presidente regionale Federalberghi: «Abbiamo appreso con sgomento che l’assessore regionale Margherita Bozzano ha deciso di presentare alla Bit, la borsa internazionale del turismo di Milano, anche il gay pride di Genova che durerà un solo giorno, non porterà certamente visitatori ma solo qualche panino e qualche birra venduta più del solito.
E in cambio finirà per rovinare l’immagine della Liguria. Proporre come elemento caratterizzante della regione un raduno omosessuale, accanto alle offerte di soggiorno per i bambini e ai pacchetti per le famiglie, è una follia». Opinione personale? «No, forse può sembrare che io sia solo un bacchettone. Ma mi sono consultato con tutti i presidenti provinciali della mia associazione e questa è una presa di posizione comune».
Le posizioni, per la verità, sono molto più sfumate e la categoria è tutt’altro che compatta. C’è chi preferisce non pronunciarsi ma dice di dover essere comunque allineato con la posizione ufficiale della federazione, come il responsabile provinciale di Savona matteo Ravera («Nella nostra provincia le posizioni si stanno differenziando, la situazione è in movimento ma il nostro presidente regionale è l’unico titolato a parlare a nome di tutti»).
E chi si unisce in modo convinto all’attacco alla Regione e al Pride. «Quella dell’assessore Bozzano è una iniziativa personale presa senza informare in alcun modo gli operatori – dice il presidente della Spezia, Marco Pasini – ma una cosa è certa: il gay pride non c’entra nulla con il turismo. E la scelta di presentarlo insieme alle nostre offerte lascia di stucco chi invece è a Milano per fare promozione».
Le voci fuori dal coro di Federalberghi, invece, vengono proprio da Genova e dalla provincia, là dove si dovrebbero sentire (secondo gli auspici della Regione) gli effetti positivi del turismo da Gay Pride. Stefano Zerbi, presidente di Federalberghi Tigullio: «Il turismo è fatto di tante componenti e ci sono tante tipologie di clienti, anche se inquadrare chi è omosessuale come una categoria a se stante non mi piace affatto». Mettiamola così: se arrivano nel suo hotel cento manifestanti da Amsterdam, venuti per il Pride, lei è contento? «Ce ne fossero, magari….».
Carlo Tixe, presidente provinciale di Federalberghi Genova e albergatore ad Arenzano, è ancora più pragmatico: «Le strategie di un assessore hanno risvolti politici che non ci riguardano. Io, invece, sono stato eletto per pensare agli interessi economici della nostra categoria ed è giusto che parli da bottegaio. E allora lo dico chiaramente: tutti sono benvenuti, purché rispettino le regole e paghino».
Sulla promozione del Pride è tornata ieri anche l’assessore Margherita Bozzano. «Nello stand che la Regione Liguria ha allestito alla Bit c’è anche un desk gestito dal Comune di Genova, spetta a loro decidere se esporre i pieghevoli per la promozione del Gay Pride, per noi non c’è alcun problema». Su un eventuale patrocinio all’evento, l’assessore ha detto invece che «non spetta a me decidere ma alla giunta».
Ma la discussione si è spostata anche sul terreno della politica. E contro la promozione del Gay Pride nello stand della Regione Liguria si sono espressi quattro consiglieri regionali del Pdl. Matteo Rosso, Gianni Plinio, Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro, « contrari al fatto che una manifestazione promossa da privati sia pubblicizzata, con fondi pubblici, in uno stand istituzionale». Per Plinio e Rosso, in particolare, «non è consentibile cedere ambiti spazi istituzionali agli organizzatori di una carnevalata oscena e blasfema».
Bruno Viani
Fonte: Gaynews
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Roma, 19 febbraio 2009 “Ti ammazzo” minacce in diretta a conduttore gay
“Vogliamo la razza pura, ne vedrete molti di più di morti froci e lesbiche”. Sono questi alcuni degli insulti recapitati al giornalista Maurizio Gregorini durante la trasmissione ‘Outing’, il programma a tematica gay di Teleroma 56 andata in onda sabato 14 febbraio.
Maurizio Gregorini ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Roma tramite l’avvocato Daniele Stoppello, responsabile legale di Arcigay Roma, presente in studio durante la trasmissione”. Lo rende noto l’Arcigay. “Ero presente in studio – dichiara Daniele Stoppello – quando tra i vari sms inviati in trasmissione sono giunti anche questi messaggi minacciosi ed intimidatori. Trovo inaccettabile che in un programma in cui si tratta il tema dell’omofobia intervengano persone così violente nel pensiero e così irresponsabili da non temere di poter essere perseguiti penalmente. Credo che la denuncia in simili casi sia l’unico modo per far emergere le proporzioni dilaganti della violenza omofobica, esternata facilmente per l’assenza di leggi specifiche che tutelino le persone lesbiche, gay”.
“C’è un clima culturale molto ostile verso le persone lesbiche e gay e trans – afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – I segnali sono di tutti i tipi e coinvolgono ampi settori della società. Adesso abbiamo bisogno più che mai di mettere in campo una vera offensiva ma abbiamo bisogno di un grande sostegno da parte delle Istituzioni, in quanto la maggior parte delle vittime di episodi di omofobia, dalle minacce alle aggressioni, non denuncia i fatti per paura che le conseguenze in famiglia, a scuola o sul posto di lavoro, possano peggiorare la propria situazione, specialmente quando non hanno dichiarato il proprio essere gay o lesbica, diventando così vittime dei propri aguzzini”.
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Milano, 14 febbraio 2009 «Scherzi a parte di pessimo gusto: trans non significa prostituzione»
La protesta Polemiche sulla beffa al calciatore Quagliarella
Uno scherzo di cattivo gusto. Testualmente: «Stupido, volgare e ignobile». Così il movimento AzioneTrans Nazionale ha bollato la beffa andata in onda giovedì sera, a «Scherzi a parte» – vittima il calciatore Fabio Quagliarella – in cui era coinvolta una persona trasgender. Lo scherzo, secondo il movimento, non solo si è basato sull’ equivalenza trans = prostituzione, ma ha generato ulteriore confusione sull’ argomento. «Le vere vittime sono state le trans a casa», ha denunciato la presidente Mirella Izzo, chiedendo l’ intervento dell’ autorità per le comunicazioni e dei responsabili del programma perché la trasmissione dedichi «un analogo spazio» per chiarire al pubblico la realtà. Nello scherzo all’ attaccante dell’ Udinese si evinceva «l’ equivalenza tra le transgender e la prostituzione» facendo «trionfare l’ Italia dei pregiudizi. Sentiamo il dovere di rispondere per chiarire la confusione mentale degli autori e anche della vittima, tanto preoccupata che i suoi fan lo prendessero per gay». Anche Paola Concia del Pd non ha gradito lo scherzo: «Uno spettacolo indecente, intriso di odio e pregiudizio verso le persone trans. La trasmissione ha offeso la dignità di moltissime persone. Chiediamo alla direzione di Canale 5 di scusarsi».
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Torino, 11 febbraio 2009 Un condominio per gay. La Lega: “Dove andremo a finire?”
Gli omosex: “Comune e Regione sono disposti a finanziarci”
Turìn – “Mi chiedo dove andremo a finire”. E’ questo il commento sconcertato del capogruppo leghista al Comune di Torino, Mario Carossa, alla notizia che il municipio del capoluogo e la Regione Piemonte hanno espresso pronta disponibilità e condivisione alla proposta di realizzare (coi soldi dei cittadini) un condominio-comunità per soli omosessuali, lesbiche et similia. La scandalosa pensata arriva da vecchi omosex praticanti come Enzo Cucco, Angelo Pezzana ed Enzo Francone, esponenti del Fuori e del Partito Radicale che ricordano come a Torino ci siano circa 8mila membri dell’altra sponda che vivono da soli: per farli “socializzare” tra loro, quale soluzione migliore che realizzare un residence rigorosamente gay?
Progressismo. L’idea, ispirata ai “Friendly Home” sorti specie nella devastata Germania, è stata immediatamente recepita con entusiasmo dagli amministratori locali progressisti e, oggi, il progetto è approdato sui media torinesi. Dalla parte sana della città, giunge una inorridita stroncatura.
Cittadini discriminati. “Dopo l’ultima strampalata proposta di creare una residenza per omosessualì – commenta Carossa – mi chiedo dove andremo a finire. Mi suona sempre più strano inoltre che persone che da sempre sostengono che la Lega Nord sia un partito che discrimina e composto da razzisti, ora portino avanti proposte che sono assolutamente discriminanti nei confronti di tutti gli altri cittadini e degli stessi omosessuali perché li si tratta da diversi”.
Pagargli l’ambiance. Il capogruppo leghista fa osservare che “gli aiuti ai cittadini non possono e non devono essere collegati alle tendenze sessuali, in modo particolare ora che la crisi colpisce indistintamente tutte le famiglie e che il caro affitti è un problema serio per tutti”. Insomma, chi predilige certe discutibili pratiche sessuali, non pretenda che i cittadini nornali provvedano anche a pagargli l’ambiance dove coltivare le sue inclinazioni.
PD disponibile. Non la pensano così, invece, gli esponenti del Pd che governano gli enti locali interessati. Cucco, Pezzana e Francone, che hanno già chiesto un finanziamento al Comune e alla Regione, spiegano che “da parte di entrambe le istituzioni abbiamo registrato un atteggiamento di autentica disponibilità”.
di Elsa Franscini
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Genova, 10 febbraio 2009 Gay pride: Pinio e Rosso: niente lanterna nel logo della manifestazione
I Consiglieri Regionali Gianni PLINIO (AN) e Matteo ROSSO (FI) hanno scritto al Ministro della Difesa Ignazio LA RUSSA per segnalare la possibilità che la Lanterna simbolo della città di Genova e di proprietà del Ministero della Difesa possa far parte del logo del Gay Pride 2009 e, in caso affermativo, per chiedere il divieto di un siffatto scandaloso utilizzo
Non è assolutamente consentibile che la Lanterna, storico simbolo della città di Genova, possa entrare a far parte del logo di una carnevalata blasfema e oscena quale è il Gay Pride. Siamo certi che il Ministro La Russa disporrà tutte le verifiche necessarie e impedirà che la lanterna -che è di proprietà della Marina Militare e quindi del Ministero della Difesa- venga utilizzata per iniziative che nulla hanno a che fare con le tradizioni della nostra Marina e della nostra Città.
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07 febbraio 2009 Giovani omosessuali: tra offese e violenze a scuola il clima è irrespirabile.
Il dato è contenuto nello studio europeo Iglyo e confermato da alcune ricerche di varie istituzioni italiane: il 61,2% degli episodi di offesa o violenza verso ragazzi gay avviene in classe. Episodi che non si limitano alla derisione: il 18% delle vittime di bullismo è infatti omosessuale e l’80% pensa al suicidio. L’Arcigay ha chiesto al Ministro della gioventù, Giorgia Meloni, di includere i bisogni e le necessità dei giovani omosessuali in tutte le politiche giovanili.
Passano gli anni, ma per i gay andare a scuola continua ad essere sempre difficile, a volte quasi insopportabile. Il dato è contenuto nello studio europeo Iglyo e confermato da alcune ricerche di varie istituzioni italiane, come l’Università di Padova: incrociando i dati delle diverse ricerche, Eurispes e Telefono Azzurro hanno rilevato che le maggiori discriminazioni nei confronti dei giovani omosessuali si attuano proprio negli ambienti scolastici.
I numeri parlano chiaro: il 61,2% degli episodi di derisione, offesa o violenza verso ragazzi omosessuali avviene a scuola, mentre quelli che accadono in famiglia si fermano al 51,2%. Ed è sempre nelle classi e nei corridoi che il 53% degli studenti ha sentito pronunciare parole di offesa e insulto verso compagni che sono e sono ritenuti gay; il 10% degli iscritti interpellati ha anche assistito a episodi di offesa o violenza nei confronti di studenti omosessuali. Episodi che spesso non si limitano alla derisione: il 18% delle vittime di bullismo è infatti omosessuale. Fa pensare anche il fatto che appena l’11,4% dei coetanei intervengono in loro difesa, anche quando lo scherzo si trasforma in crudeltà.
Non a caso, rivela sempre il report Eurispes-Telefono Azzurro, i giovani omosessuali risultano non solo le vittime predilette dai molestatori, ma anche i più disponibili a confidarsi e ad esporsi con sconosciuti per parlare dei dubbi che provano. Ma si tratta di tentativi che spesso non portano benefici, visto che oltre l’80% dei giovani omosessuali pensa al suicidio e il 20% lo avrebbe addirittura già tentato.
In attesa del Primo Convegno Nazionale sul disagio dei giovani omosessuali, che si terrà all’interno delle iniziative del Genova Pride, il 4 febbraio c’è stato un incontro tra il Ministro della gioventù, Giorgia Meloni, e una delegazione di Arcigay. “Abbiamo spiegato – hanno detti i rappresentanti dell’associazione – che il problema dell’omofobia riguarda tutti i giovani d’Italia, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, e che questo è un tema che necessita l’attenzione del Ministro della gioventù. Abbiamo chiesto che nello sviluppo di tutte politiche giovanili siano inclusi e riconosciuti i bisogni e le necessità dei giovani omosessuali. Faremo col Ministero successivi approfondimenti sulle modalità con cui attuare questi propositi in alcune iniziative”.
di A.G
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Pescara, 06 febbraio 2009 Forza Nuova. Se verranno i gay a Pescara li circonderemo
“Non permetteremo mai che individui dalla dubbia identita’ sessuale possano minare con carnevalesche ostentazioni i principi cardini della nostra civiltà”
Se associazioni omosessuali dovessero ottenere le autorizzazioni per allestire a Pescara il Gay Pride e il Gay Village, Forza Nuova ”per ogni metro quadrato che verra’ dato ai Gay ne occupera’ 10 intorno a loro”. Lo annuncia lo stesso movimento che ha rivolto ‘un monito alle istituzioni e al vescovo Valentinetti”.
”Non permetteremo mai – si afferma in una nota – che individui dalla dubbia identita’ sessuale possano minare con carnevalesche ostentazioni i principi cardini della nostra civilta”’.
Le richieste di autorizzazione per un villaggio e la sfilata del Gay pride l’11 luglio e’ stata presentata alla Questura di Pescara da alcune organzzazioni dei movimenti omosessuali, e fanno riferimento a un periodo 20 luglio-20 agosto. L’idea di partenza e’ dell”’associazione Gay lesbica, bisessuale, trans ”Jonathan”’: ”L’Abruzzo e Pescara – si afferma sul suo sito – rimedieranno una figuraccia con i Giochi del Mediterraneo.
Salviamoci la faccia con un grande evento di civilta’: il 2009 puo’ arricchirsi di una inedita edizione del Gay Pride internazionale”.
Fonte:
e-mail di Arcilesbica Nazionale e Arcilesbica Amazzoni
COMUNICATO STAMPA
ARCILESBICA NAZIONALE
E
AMAZZONI L’AQUILA
PESCARA PRIDE?… PERCHE’ NO?
L’Arcilesbica Nazionale e l’Arcilesbica Amazzoni, dichiarano in base alla
notizia secondo cui si dovrebbe tenere un Pride a Pescara in luglio 2009, che
non risulta alcuna richiesta in merito. Forza Nuova non solo dimostra la
consueta aggressività, permeata anche da minacce più o meno velate, ma stavolta
pare proprio che abbia preso un gran cantonata! Poiché a quanto ci risulta,
nessuna organizzazione LGBT locale o nazionale ha mai presentato alla Questura
di Pescara la richiesta per poter sfilare nella parata dell’orgoglio gay.
Rispondiamo con fermezza e senza alcuna paura, all’aggressività, all’ignoranza
e alla presunzione di quanto affermato da Forza Nuova. Ciò si evince anche
dalla dichiarazione della Vice Presidente Nazionale di Arcilesbica Cristina
Gramolini: “Quest’anno il Pride nazionale è a Genova per questo Arcilesbica
Nazionale e le Amazzoni di L’Aquila a giugno saranno in quella città ma
potrebbe essere una buona idea per il 2010 quella di invitare tutto il
movimento LGBT italiano a fare la sfilata del Pride a Pescara. Noi sosteniamo
il Pride itinerante che di anno in anno, come una marcia di gioiosa
liberazione, vada a toccare quelle città che più sono oppresse dal pregiudizio
e talvolta anche dalle minacce squadriste”. Si ringrazia Forza Nuova per aver
suggerito una tale strepitosa idea.
Arcilesbica Nazionale
Arcilesbica Amazzoni L’Aquila
Bari, 03 febbraio 2009 Al Bano a raffica sui gay pride
Il cantante si confessa e ammette…
“Non mi vanno giú i gay pride, quelli che sfilano mascherati, a me possono far ridere, ma se li vedesse mia figlia piccola mi darebbe fastidio”: parola di Al Bano. Il cantante di Cellino San Marco su Vanity Fair racconta del proprio rapporto con gli omosessuali e della canzone di Povia, “Luca era gay” che sarà presentata a Sanremo e che già sta facendo discutere. Poi torna a parlare di Loredana, Romina e…
“Come padre, mi avrebbe sicuramente dato fastidio avere un figlio, o una figlia, che non appartiene al suo sesso – puntualizza Al Bano – però bisogna fare i conti con la natura, e la natura, a volte, gioca strani scherzi. Quindi, se uno – o una – si interroga a fondo, e ha voglia di guarire da questa “imperfezione”, fa bene. Se non ha voglia, o non può, perché la natura lo ha costruito così, che cosa puoi dire? Ma, grazie a Dio, non ho mai avuto questi problemi. E mi dispiace tanto per chi li ha”.
Quanto ai matrimoni fra persone dello steso stesso, il cantante non ha dubbi: tutta colpa del mondo che è cambiato. “A noi “normali” certe cose possono sembrare strane, ma a quelli che le vivono, ovviamente, no. Sono cattolico praticante e agli omosessuali dico solo questo: non sono per i ghetti, ma non fate tutto questo cancan, vivete le vostre cose in privato. I gay pride a uno vaccinato come me possono far ridere, purtroppo, ma se li vedesse mia figlia piccola mi darebbe fastidio. Mi sembra l’esposizione di Sodoma e Gomorra”.
Riguardo alla sua vita sentimentale, dopo i fallimenti con Romina Power e Loredana Lecciso, si ritiene sereno e poco propenso a nuove storie. “Se dovesse arrivare l’amore, bene. Ma per ora sono solo e non cerco compagnia: ho raggiunto un mio equilibrio. Sono stato un po’ troppo ingenuo, oggi conta solo l’amore per la mia famiglia”.
E proprio in virtù di questa filosofia ha mantenuto buoni rapporti con la Lecciso. “Io e Loredana abbiamo due figli piccoli da crescere (Jasmine e Albano jr, 8 e 7 anni, ndr), quindi siamo amici.”
Romina invece ammette di non vederla e sentirla da tempo. “Purtroppo” commenta Al Bano.
Che adesso pensa solo a Sanremo e fa progetti per il futuro. “Il meglio deve ancora venire. Voglio fare un trio con Ranieri e Morandi. Massimo è d’accordo, Gianni deve pensarci perché dice che noi due abbiamo voci troppo potenti per lui. Gli ho risposto che siamo tutti figli del proletariato, e abbiamo tanto da cantare e raccontare. Lo aspetto”.
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Libero.news-la replica di Luxuria
Vaticano, 01 febbraio 2009 Le ambiguità dietro i diritti dei disabili e delle persone omosessuali. Parla Monsignor Migliore.
Il commento dell’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ONU.
Negli ultimi tempi, la posizione espressa dalla Santa Sede in relazione alla Convenzione sulle persone disabili e alla Dichiarazione sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e i diritti umani ha suscitato non poche critiche.
n questo contesto, l’Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha spiegato in un’intervista rilasciata a Il Regno ciò che la Chiesa pensa al riguardo.
Circa la Convenzione sulle persone con disabilità, il presule ha affermato che, “pur riconoscendone l’importanza e l’urgenza di attuazione in molti dei suoi aspetti, la Santa Sede si astenne dal firmarla perché il testo si presta ad avallare l’aborto come modalità della cosiddetta salute riproduttiva”
Nella fase negoziale, la delegazione della Santa Sede ha sottolinea l’ambiguità dell’espressione chiedendo “non che essa fosse espunta, ma che venisse precisata una volta per tutte, così da escludere l’aborto dal ventaglio delle sue accezioni”, ma la richiesta non è stata accolta, adducendo che il testo “non intendeva creare nuovi diritti, ma solo assicurare che alle persone con disabilità venisse riconosciuto nulla in meno di quanto è riconosciuto a ogni persona”, punto sul quale “la Santa Sede era perfettamente d’accordo”.
L’intensificazione delle pressioni da parte dei sostenitori dell’aborto per lo sbarramento della proposta ha fatto emergere il fatto che “la posta in gioco non era più la sola tutela giuridica delle persone disabili – compiutamente espressa nella proposta della Santa Sede -, ma l’uso di questa Convenzione per far avanzare un discorso che, tra l’altro, mina la consistenza di un vero sistema di protezione legale di ogni persona”, ha dichiarato.
Quanto alla Dichiarazione sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e i diritti umani, presentata dalla presidenza francese dell’Unione Europea, monsignor Migliore ricorda che consta di 13 paragrafi, tre dei quali chiedono l’abrogazione di ogni legge penale e la cessazione di qualsiasi forma di violenza perpetrata contro persone appartenenti alle due categorie menzionate nel titolo.
“Non si parla mai esplicitamente di depenalizzazione dell’omosessualità – osserva -. Vengono, invece, usate le categorie di orientamento sessuale e identità di genere”, che però “non sono né riconosciute, né univocamente definite nel diritto internazionale e, pertanto, sono suscettibili di essere interpretate e definite secondo le intenzioni di chi a esse si riferisce”.
“Se venissero accolte nel loro stato fluido e imprecisato, come chiede la dichiarazione, ciò causerebbe una grave incertezza del diritto”, constata.
“Uno dei possibili travisamenti è che, se uno Stato o una comunità religiosa rifiutassero di celebrare il matrimonio per le coppie dello stesso sesso o di riconoscerne le adozioni infantili, sarebbero suscettibili di violare queste clausole antidiscriminatorie e passibili di sanzioni; in casi estremi, i ministri religiosi potrebbero addirittura ricevere un’ingiunzione a celebrare tale tipo di ‘matrimoni’”.
Paragonando la Chiesa a Stati come l’Arabia Saudita, il Sudan, la Nigeria, gli Emirati Arabi e l’Iran, che prevedono la pena di morte per l’omosessualità, monsignor Migliore sostiene che alcuni media hanno “commesso un misero autogoal”.
La Santa Sede, infatti, esorta in modo deciso “singoli e Stati a mettere fine a ogni forma di violenza e di ingiusta discriminazione contro le persone omosessuali”.
Ricordando poi il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, l’Arcivescovo Migliore ha sottolineato il contributo della Chiesa alla riflessione sui diritti umani, che “non è mai disgiunto dalla prospettiva della fede nel Dio creatore”.
“Trattandosi di diritti che hanno a che vedere con la vita e i comportamenti delle persone, delle comunità e dei popoli – ha osservato -, il discernimento prevede che ci si chieda ogni volta se le problematiche che si vogliono riconoscere come nuovi diritti promuovano un vero bene per tutti e in quale rapporto stiano con gli altri diritti e con le responsabilità di ognuno”.
Tra i diritti, fondamentale è quello alla libertà religiosa. Per il presule, “da una parte ci si deve contrapporre a una dittatura della ragione positivista che esclude Dio dalla vita della comunità e dagli ordinamenti pubblici, privando così l’uomo di suoi specifici criteri di misura”, dall’altra “è necessario accogliere le vere conquiste dell’Illuminismo, i diritti dell’uomo e specialmente la libertà della fede e del suo esercizio, riconoscendo in essi elementi essenziali anche per l’autenticità della religione”. (Zenit)
Fonte:
29 gennaio 2009 Le aziende italiane non si certificano contro l’omofobia.
Esiste una certificazione internazionale per le aziende. Tra i vari punti, si dichiara di non discriminare i lavoratori in base all’orientamento sessuale. Ma questo punto sparisce per le aziende italiane
Alcune aziende in Italia si stanno certificando secondo lo standard SA 8000 . Si tratta di uno standard definito “Responsabilità Sociale” in Italiano .(scaricabile qui)
Lo standard prevede che l’azienda si impegni a rispettare una serie di requisiti quali l’impegno per sé e i proprio fornitori a non sfruttare il lavoro minorile, il lavoro obbligato, la salute e la sicurezza dei lavoratori, la libertà di associazione e contrattazione degli stessi, le discriminazioni, le procedure disciplinari, l’orario di lavoro, la retribuzione e i sistemi di gestione .
La traduzione nel punto critico 5, “discriminazione” specifica nel sottopunto 5.1 che “l’azienda non deve attuare o dare sostegno alla discriminazione nell’assunzione, retribuzione, accesso alla formazione, promozione, licenziamento o pensionamento in base a razza, ceto, origine, nazionalità, religione, invalidità, sesso, orientamento sessuale, appartenenza sindacale, affiliazione politica.”
Quando tre o quattro anni fa la detta certificazione iniziò a prendere piede, ho pensato che questa cosa molto più di mille gay pride avrebbe spinto la causa dei diritti civili.
Mi sono detto: come faranno a negare l’esistenza di un categorico (l’orientamento sessuale), quando le aziende l’avranno tutte inserito nella propria politica del personale e anche nella scelta dei fornitori? Il lavoro è qualcosa che occupa la vita di tutti i giorni e per parecchie ore. E’ in questo “quotidiano” che sta la vera rivoluzione. Ma com’è la situazione?
Al link sotto riportato troviamo come in Italia ad oggi solo 363 aziende sono certificate, solo banche, grossi gruppi, non molto, perché la certificazione è assolutamente volontaria. Ma da qualche parte bisogna pur iniziare per avviare la reazione a catena.
Ho preso due esempi: MPS e POSTE ITALIANE.
MPS non riporta la parte delle discriminazioni, come riportato nel loro codice etico. Quindi non specifica in cosa consistano. Già questo non è molto preciso come impegno.
Per quanto riguarda le Poste Italiane non trovo nulla sul sito pur essendo certificata l’azienda, invece ho trovato nel portale Postel del gruppo Poste Italiane) sotto “forniture e gare” che è possibile scaricare la scheda informativa per i fornitori. Apro la scheda informativa in excel (il file si chiama Scheda informativa SA8000 a scanso di equivoci) e al punto 5.01 (che ha la stessa numerazione della norma di riferimento, molto ben fatto) riporta questa domanda per il fornitore “la vostra azienda garantisce l’assenza di discriminazioni riguardo a razza, nazionalità, religione, età, sesso, disabilità, appartenenza ai sindacati, affiliazione politica, definizione della retribuzione ed accesso alla formazione del personale?”. Come si vede anche qui è sparito un pezzo: guarda caso (confronta sopra) PROPRIO quel punto “orientamento sessuale”. Sarà un caso? Si capisce che dentro Poste Italiane (azienda molto sindacalizzata e pubblica tra l’altro, cosa ancora più grave) qualcuno ha pensato bene, come nel caso di Brokeback Mountain in RAI, che quella specifica precisazione sulla discriminazione offendesse fornitori e dipendenti, visto che lo standard lo richiedi se sei anche tu certificato.
Ce n’è ancora molto da fare, insomma. (sarebbe interessante chiedere all’ente internazionale cosa ne pensa di questa “sparizione” o “omissione all’antico vizio dei greci” per citare il Maurice di Forster). Ho scorso in internet diversi siti di società anche note: si parla di un generico punto sulle discriminazioni, ma raramente specificamente della discriminazione per orientamento sessuale.
Ecco un’eccezione: Manutencoop. In questo caso qualcuno ha proprio scritto e riportato fedelmente l’orientamento sessuale. Complimenti!
Gianluigi Melesi
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Roma, 29 gennaio 2009. Arcigay Roma, omosessuale aggredito da buttafuori di locale
‘‘Frocio di merda, ti facciamo vedere noi, ti pentirai di essere entrato’‘
Un omosessuale ha denunciato a Gay Help Line, un numero verde per le persone lesbiche, Gay e trans, di essere stato aggredito, immotivatamente, a Roma, dalla security di un locale nei pressi della Piramide, nella notte tra il 24 ed il 25 gennaio mentre trascorreva la serata con il suo ragazzo e altri amici. Lo ha reso noto l’Arcigay di Roma sottolineando che l’uomo, un funzionario pubblico, ha subito fratture e contusioni giudicate guaribili in 30 giorni. Gli aggressori sarebbero alcuni componenti della security del locale che, secondo il suo racconto, dopo averlo pesantemente insultato, urlandogli frasi come ”Frocio di merda, ti facciamo vedere noi, ti pentirai di essere entrato”, lo hanno colpito con un oggetto contundente e portato in una parte riservata del locale dove lo hanno percosso con calci e pugni, procurandogli la frattura di un braccio, la rottura di un dente, la contusione di alcune costole e tagli sulla testa e sul labbro.
La vittima sarebbe stata poi trasportata e lasciata sul marciapiede sotto la pioggia e solo l’intervento dei suoi amici ha permesso di chiamare un’ambulanza e la polizia. Arcigay ha reso noto di aver sporto denuncia e ha proposto che la legge Mancino sia estesa ai ”reati di odio”, contro Gay e lesbiche.
”Questa aggressione e’ solo l’ennesimo episodio di violenza – ha detto il responsabile di Gay Help Line 800 713 713 e presidente Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo – che registriamo al nostro numero verde. Ogni mese il nostro servizio riceve migliaia di contatti, di cui il 31% per violenze e abusi”.
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Parma, 29 gennaio 2009. Aggredisce e tenta di rapinare un viado. Arrestato
Un ucraino di 20 anni è stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri a Ponte Taro dopo aver tentato di rapinare un viado armato di una pistola ad aria compressa.
Il giovane, attorno all’1.30, si è fermato in un’area di servizio dove il viado stava aspettando i clienti. Dopo averlo fatto salire in macchina, gli ha però puntato al collo la pistola intimandogli di consegnare quello che aveva nella borsa. Il transessuale ha reagito mordendogli una mano, ma l’altro gli ha sparato sette colpi ferendolo leggermente. A quel punto il viado ha sfilato dal cruscotto le chiavi dell’auto ed è scappato nei campi. L’ucraino prima ha provato a inseguirlo, poi ha chiamato i carabinieri dicendo di essere stato aggredito.
Una volta sul posto, i militari hanno però ricostruito la vicenda e hanno arrestato il ventenne. Aggressore e vittima sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso. Il viado ha riportato una ferita al volto, dovuta a un pallino della pistola e guarirà fra una decina di giorni
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Belluno, 29 gennaio 2009. “Sei omosessuale”, bullismo a scuola, la denuncia dei genitori
Un tredicenne aveva già cambiato scuola a causa delle continue offese degli studenti
Torna il bullismo a scuola, stavolta fori dalle aule ma sempre fra studenti. La vittima è un ragazzo di tredici anni, già oggetto di ripetute offese da parte dei compagni e che si è visto costretto a cambiare scuola. Questa volta i genitori hanno sporto querela. Una decina di giorni fa è andato a Feltre per una manifestazione sportiva di basket. Durante il tragitto in pullman, dove ha ritrovato i vecchi compagni e sul quale viaggiava un insegnante, è stato oggetto di cori razzisti e offensivi, proprio come in passato, quando venne definito «terrone» e «omosessuale» e quando i suoi libri venivano presi e fatti volare in aria. La situazione è peggiorata negli spogliatoi della palestra di Feltre. Qualcuno ha preso il suo zaino e lo ha messo sotto l’acqua delle docce. Più tardi, per completare l’opera, anche la tuta e le scarpe hanno fatto la stessa fine, cosicché il ragazzo è stato costretto a tornare in pantaloncini e maglietta. Aspettando di risalire sul pullman è stato bersagliato da palle di neve. Non ha potuto nemmeno chiamare in tempo reale i genitori, perché il telefono cellulare custodito nello zaino era ormai inservibile.
I genitori sanno che questi «pochi ragazzi non sono certo rappresentativi delle genti cadorine», ma ritengono troppo grave l’accaduto per lasciarlo senza responsabili. Per gli episodi precedenti si erano rivolti alla scuola, al Provveditorato e al ministero con un esposto circostanziato in cui si chiedevano provvedimenti.
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Bari, 25 gennaio 2009. Avvocato conosce amico in chat al secondo appuntamento la rapina
Lo aggancia sulla chat per gay e poi lo fa rapinare. Vittima della brutta avventura un avvocato barese di 35 anni, che però ha deciso di reagire, denunciando alla polizia tutto quello che gli è capitato negli ultimi dieci giorni. Tutto comincia quando il professionista viene attirato in un’ amicizia via chat con un omosessuale, con il quale poi organizza un incontro per meglio conoscersi. L’ appuntamento è fissato in campagna, nella periferia a nord di Bari, dopo essersi prima incontrati in una vicina stazione di servizio. Nella settimana successiva, i due continuano a scriversi e a sentirsi telefonicamente, per poi decidere un nuovo appuntamento, fissato per venerdì sera direttamente nelle campagne dove si erano incontrati la prima volta. Ma le cose, in questo caso, vanno diversamente. All’ appuntamento non si presenta il nuovo amico di chat, ma due uomini a volto scoperto e armati di taglierino che lo minacciano e lo rapinano, ferendolo anche a una mano. Lo intimidiscono e gli portano via 100 euro, un telefono cellulare, un orologio Swatch e un navigatore satellitare TomTom. A lui, dopo essersi fatto medicare, non resta altro da fare che denunciare gli aggressori e il suo traditore. (m.chia.)
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Roma, 20 gennaio 2009. Tentano di rapinare un trans: due romeni arrestati
Lo hanno colpito con una bottiglia
Due pregiudicati romeni, di 26 e 35 anni, sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma, dopo aver tentato di rapinare un transessuale brasiliano 31 anni.
I romeni, dopo aver colpito il transessuale con una bottiglia, hanno tentato di scippargli la borsa: il brasiliano, seppur dolorante, ha opposto resistenza al tentativo dei due, che se la sono data a gambe elevate. Un equipaggio del Nucleo Radiomobile, in transito proprio in quel momento, attirato dalle urla del brasiliano, dopo essersi accertato delle condizioni del trans, si è messo sulle tracce dei due fuggitivi, intercettandoli e bloccandoli nei pressi di via Emilio Longoni.
Arrestati con l’accusa di tentata rapina e lesioni personali, i due romeni sono stati associati al carcere di Regina Coeli. Il trans, visitato dai sanitari dell’ospedale Sandro Pertini, è stato dimesso con una prognosi di 8 giorni.
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Roma, 26 gennaio 2009. Tiburtina, rapinano e violentano un trans: arrestati tre romeni
Tre romeni di 20, 22 e 26 anni sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo radiomobile di Roma dopo aver violentato e rapinato un transessuale ecuadoriano di 37anni in via Tiburtina. I romeni, sotto la minaccia di un coltello e con calci e pugni, si sono fatti consegnare un telefono cellulare, due anelli d’oro e 170 euro in contanti e lo hanno costretto ad avere un rapporto contro la sua volontà .
I carabinieri intervenuti grazie ad una chiamata al 112, sono riusciti ad intercettare i tre uomini mentre tentavano di allontanarsi a bordo della loro auto. In loro possesso, oltre al coltello e alla refurtiva, i militari hanno trovato anche una pistola giocattolo, tutto sequestrato.
La vittima, portata al pronto soccorso dell’ospedale Figlie di San Camillo, ha riportato lesioni giudicate guaribili in 20 giorni. I tre arrestati, che sono stati condotti a Regina Coeli, dovranno rispondere di rapina, violenza sessuale e lesioni personali
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Treviso, 16 gennaio 2009. Trans brasiliano strangolato con un pareo in un gioco erotico
Sudamericano di 23 anni trovato morto in casa a Castelfranco
Sentito il convivente. Al vaglio i tabulati telefonici
Un transessuale brasiliano di 23 anni è stato ucciso all’interno della sua piccola abitazione a Castelfranco Veneto, vicino al centro commerciale “Giardini del Sole” Secondo un primo accertamento, Mateus Da Silva Ribeiro, irregolare in Italia, che condivideva l’appartamento con un altro ragazzo, è stato strangolato con un pareo che abitualmente usava quando incontrava i clienti. Non è escluso che la morte possa essere legata ad un gioco erotico finito male. In un primo momento, dopo il ritrovamento del corpo nudo sul pavimento, non erano state riscontrate sul cadavere tracce evidenti di violenza, ma il pm della Procura della Repubblica di Treviso Iuri De Biasi, al termine del sopralluogo nell’appartamento, ha confermato l’ipotesi della morte violenta.
Al vaglio i tabulati telefonici e le telecamere.
Gli investigatori ora stanno cercando di ricostruire la successione degli ultimi incontri del brasiliano attraverso i tabulati telefonici del suo cellulare. L’unica persona ad essere sentita fino a questo momento è l’amico di Ribeiro che ha scoperto il cadavere nella casa. Altri elementi potrebbero giungere dalle immagini raccolte da alcune telecamere posizionate nelle vicinanze del centro commerciale.
Fonte:
Altre fonti:
Com’è andata a finire:
Delitto del trans, condanna a 16 anni Fonte: “Oggi Treviso”
Omicidio transessuale, sedici anni all’assassino Fonte: “GayWawe”
Omicidio del transessuale: sedici anni all’assassino Fonte: “Gaynews”
Roma, 15 gennaio 2009. Il predicatore del Papa: La rivoluzione gender? “E’ destinata a fallire come il marxismo”.
L’anatema di Padre Cantalamessa contro la rivoluzione ‘gender’: “E’ destinata a fallire come il marxismo”.
“La rivoluzione ‘Gender’ presenta non poche analogie con il marxismo ed e’ probabilmente destinata alla stessa fine”: lo ha detto padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, all’incontro Mondiale delle Famiglie di Citta’ del Messico. L’istanza della ‘pari dignita’ degli omosessuali e transessuali “ha portato – a suo giudizio – a proposte folli, come quella di abolire la distinzione dei sessi e sostituirla con la piu’ elastica e soggettiva distinzione dei ‘generi’ o quella di liberare la donna dalla ’schiavitu’ della maternita” provvedendo in altri modi, inventati dall’uomo, alla produzione dei figli”. “Proprio la scelta del dialogo e dell’autocritica – sostiene Cantalamessa – ci da’ il diritto di denunciare questi progetti come ‘disumani’, contrari cioe’ non solo alla volonta’ di Dio, ma anche al bene dell’umanità”. “L’unica nostra speranza – ha concluso il Francescano – e’ che il buon senso della gente, unito al desiderio dell’altro sesso, al bisogno di maternita’ e di paternita’ che Dio ha inscritto nella natura umana, resista a questi tentativi di sostituirsi a Dio, dettati piu’ da tardivi sensi di colpa dell’uomo, che da genuino rispetto e amore per la donna”. (Petrus)
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Roma, 15 gennaio 2009. Avvenire. Unioni civili?Lojodice:I “desideri” non meritano tutela.
A raccolta i giuristi cattolici contro le unioni gay: “scorretto chiamarli diritti”
Dibattito sulle valutazioni del presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick Per gli esperti bisogna tener ferma la Carta costituzionale, i «desideri» non meritano tutela
Se si potesse dire “inventore di diritti”, bisognerebbe riconoscere questo titolo al professor Aldo Lojodice, docente di diritto costituzionale a Bari
Nel 1967 individuò il “diritto all’informazione” e nel 1970 scrisse la relativa voce nell’Enciclopedia del diritto. «Ma allora – dice il giurista – dimostrai che questo diritto si basa sul sistema costituzionale e non sui desideri». Il problema è questo: non tutti i desideri sono diritti. Lojodice contesta appunto che siano diritti nuovi sui quali legiferare con urgenza istanze come la regolamentazione delle unione di persone dello stesso sesso, o il trattamento terapeutico dei malati terminali, come invece ha ipotizzato il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick. «Molti diritti – spiega il costituzionalista – si possono dedurre anche implicitamente dal testo costituzionale.
Però ci sono i limiti fissati dai principi della Costituzione, fra i quali la dignità dell’uomo che non può essere lesa dalla costruzione di presunti diritti che soddisfano il desiderio di comodità o di piacevolezza di qualche persona e rischiano di ledere la dignità di tante altre. La fissazione di nuovi diritti va bene – conclude Lojodice – se rispettano il quadro dei principi costituzionali e non il contesto dei desideri umani fittizi o reali che siano».
Al presidente Flick, Maria Pia Bàccari, docente di diritto romano alla Lumsa, riconosce serietà e rigore.
Proprio per questo immagina che Flick, auspicando una regolamentazione legislativa di nuovi diritti, abbia voluto porre dei paletti allo strapotere e all’arroganza talvolta dimostrata dalla magistratura. Quanto a quei diritti che dovrebbero essere «presi sul serio», secondo l’epressione di Dworkin, secondo la docente non sono neppure ‘ istanze’: «Il diritto delle unioni omosessuali? – si chiede – Sono piuttosto pulsioni individuali e non è concepibile che per ogni pulsione individuale ciascuno si debba svegliare la mattina e chiedere un riconoscimento giuridico. Tutto questo è patetico.» L’esempio dell’eutanasia per la professoressa Bàccari rende chiaro il pensiero di Flick: «Nel caso di Eluana, che la Cassazione entri pesantemente nella questione e che un giudice faccia saltare a pezzi le linee guida dell’ordinamento con l’accetta è assurdo. Allora, meglio la legge. Flick dice semplicemente: attenzione, c’è una deriva della magistratura. Egli stesso parla di limiti, e dice: meglio i paletti. Probabile che voglia dire che il Parlamento può intervenire anche vietando, perché Flick crede nel diritto e crede nei principi».
Anche Luciano Eusebi, ordinario di diritto penale all’Università Cattolica, sottolinea la necessità di questa demarcazione: «Credo importante – dice – che si sia sottolineata l’assenza di un potere di innovazione normativa in sede giudiziaria e l’esigenza che le stesse questioni aperte circa i diritti fondamentali restino di competenza del legislatore. Anche a salvaguardia dei compiti della Corte Costituzionale, esercitabili in rapporto alle leggi, e non alle sentenze. Ciò significa, tra l’altro, che il legislatore non può essere condizionato da pronunciamenti di pretesa applicazione diretta della Costituzione, in contrasto con il diritto positivo, da parte dei giudici».
SecondoFabio Macioce, docente di filosofia del diritto alla Lumsa e segretario dell’Unione dei giuristi cattolici, un diritto non esiste soltanto perché qualcuno lo richiede. «Spesso – spiega – l’espressione ‘diritto’ è solo una definizione giornalistica. Mi riferisco alle unioni di fatto o all’eutanasia. È scorretto chiamarli diritti, sono richieste che, come tali, vanno prese certamente in considerazione e discusse, ma non per questo sono diritti. Chiederei anche una maggiore precisione linguistica, che da parte di Flick sarebbe doverosa. Parlerei di istanze che alcuni settori della società avanzano. Possono avanzarle, ma possono anche essere rigettate».
Da Roma Giovanni Ruggiero
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Milano, 14 gennaio 2009. Rifiuta prestazione Rapinato un trans
Rifiuta una prestazione gratuita e viene rapinato. Vittima un transessuale brasiliano che, dopo aver detto di no a un egiziano, è stato spinto a terra e rapinato della borsetta. Il nordafricano, con precedenti per rapina e furto, è poi scappato, ma non ha fatto molta strada: è stato fermato ed arrestato da un equipaggio dei carabinieri. L’ episodio è avvenuto l’ altra sera, poco prima delle 22.30, in via Novara, all’ angolo con via Romanello. Una «gazzella» dell’ Arma è stata fermata da un viados che ha segnalato una rapina ai danni di un suo amico che aveva rifiutato una prestazione sessuale gratuita. Con la descrizione del malvivente, i carabinieri hanno perlustrato la zona, fino ad incrociare un uomo che corrispondeva all’ aggressore. Stessa corporatura, stesso abbigliamento. L’ uomo è stato fermato: era una vecchia conoscenza delle forze dell’ ordine con precedenti specifici. E’ stato così arrestato.
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Milano, 23 gennaio 2009. Denuncia dei Verdi: “I leghisti discriminano i gay in Consiglio Regionale”.
“Oggi in Consiglio Regionale, in occasione della discussione di una mozione presentata da Rifondazione Comunista sulla questione dell’omofobia, il capogruppo della Lega Stefano Galli ha di fatto paragonato l’omosessualità a una malattia mentale. Se la cosa si sapesse in giro la considerazione dei cittadini verso la terza assemblea legislativa del nostro paese sarebbe ancora più bassa”. E’ quanto Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi.
“Per questo – prosegue – chiediamo l’urgente intervento di Formigoni che spieghi a Galli come stanno le cose. Da chi ci pretende di governare pretendiamo il massimo rispetto di persone e cose, a maggior ragione delle forme di amore che ciascuno di noi deve poter scegliere nella massima libertà”.
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Milano, 11 gennaio 2009. Omosessuale? Non donerai mai più. La storia di un lucano che non ha potuto dare il sangue a Milano.
I medici parlano di “rapporti a rischio”. Ma il ministero aveva modificato il concetto nel 2001.
Da tre settimane Leonardo è inserito in un elenco. In compagnia di persone dal destino comune: non potere più donare il sangue. Il fatto è che Leonardo, lucano ventiduenne laureatosi in Filosofia a Milano e “ivi residente”, è omosessuale. E al Policlinico di Milano gli hanno detto di no. E dire che Leonardo (nome di fantasia) aveva preso la decisione di essere utile alla società, con entusiasmo, un mese fa circa.
Un mattino, mentre fa la spesa alla Coop di via Lodi a Milano, viene fermato da alcuni volontari che promuovono la donazione di sangue. Lui lascia numero di telefono e nome. Lo ricontattano dopo qualche giorno e gli fissano un appuntamento. Un sabato. Leonardo quel sabato varca l’ingresso del Centro trasfusionale e di immunoematologia. Poi si sottopone alla prima parte della trafila di chi ancora non ha mai donato. Gli fanno l’analisi dell’emoglobina. In mano gli mettono un foglio informativo su tutte le limitazioni alla donazione. «Si parlava – ricorda oggi – di interventi chirurgici, di diabete eccetera. Assolutamente non di omosessualità».
Poi, una dottoressa comincia una serie di domande. «Un quarto d’ora di interrogativi – racconta al telefono -che entravano sempre più nel personale. Quando mi ha chiesto di una eventuale partner, io ho risposto: caso mai, un partner. Ah, lei è omosessuale, mi ha domandato.
Io ho confermato. Lei ha sogghignato. E mi ha spiegato che era una discriminante». Il rischio sarebbe soprattutto il virus dell’Hiv, responsabile dell’Aids.
Leonardo cerca di dimostrare il contrario. Di ricordare che il suo sangue deve ancora essere analizzato. E’ una regola interna al Policlinico, ribatte la dottoressa, nella ricostruzione di Leonardo.
«Io mi arrabbio -continua- e dico che è una grande discriminazione. Chiedo come funzioni nel resto
d’Europa. L’unica cosa che ottengo è la fotocopia di uno studio americano che dimostrerebbe
la tesi dell’ospedale. La mia domanda finale è: io avrei potuto mentire e non dire di essere omosessuale.
La dottoressa non ha saputo cosa dirmi».
Maurizio Marconi, direttore del Centro trasfusionale, non accetta le accusa di comportamento discriminatorio da parte dell’ospedale: «Essere omosessuale – dichiara al telefono – non è motivo
di esclusione. Ciò che rappresenta un ostacolo insormontabile è che aveva avuto rapporti omosessuali fra maschi. Quelli fra donne non rappresentano un problema».
E le analisi? Non danno certezze sull’assenza omeno di virus nel sangue? «Le analisi -risponde Marconi- anche le più sofisticate, non danno la sicurezza al cento per cento».
Mase le analisi non danno la certezza, e ci si basa solo sulle dichiarazioni del donatore che possono essere false, come si fa a stare tranquilli?
«Noi possiamo solo fare le analisi e fare domande al donatore -dice il medico- non iniettare il siero della verità. La legge italiana lascia la decisione di cosa sia un comportamento a rischio al medico. E uno studio pubblicato sul Jama (il giornale dei medici Usa) nell’estate scorsa parla dei rapporti fra maschi un fattore di rischio». La questione è stata molto dibattuta negli anni scorsi (e di vicende come quella di Leonardo se ne sono verificate altre al Policlinicodi Milano).
L’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, negli anni Novanta, in pieno tifone Aids, decise che fossero distinte alcune “categorie a rischio”: tossicodipedenti, omosessuali e poche altre. Nel 2001 il ministro Umberto Veronesi cambiò il punto di vista: a rischio erano casomai comportamenti, e non categorie. Adesempio, un alto numero di partner alzava la probabilità di contrarre l’Hiv. A prescindere se si trattasse di rapporti omosessuali o eterosessuali.
La norma non venne modificata da altri due ministri- peraltro del centrodestra, quindi di estrazione politica non aperta alla questione – come Girolamo Sirchia e Francesco Storace. Quest’ultimo addirittura, il 4 settembre del 2005, annunciò l’apertura di un’inchiesta amministrativa al Policlinico di Milano: era accaduto che un omosessuale avesse ricevuto le stesse risposte ottenute da Leonardo.
Quanto dura il divieto a donare il sangue? «E’permanente», risponde Marconi.
Oggi Leonardo, mentre continua gli studi specializzandosi, decide se vuole fare il videoreporter o l’urbanista. Di sicuro – se la norma non cambia e resta la proscrizione – non farà mai il donatore.
(Rocco Pezzano – r.pezzano@luedi.it)
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Roma, 10 gennaio 2009. Ancelotti, mai incontrato gay .Tecnico Milan d’accordo con Lippi, ‘ma non sarebbe un problema’
Ancelotti e’ in sintonia con Lippi sul fatto di non aver mai incontrato nella sua carriera calciatori omosessuali. ‘No, neanche a me e’ mai capitato di incontrarne – ha ammesso l’allenatore rossonero – ma credo che non ci sarebbe nessun tipo di problema’. Quanto a Gennaro Gattuso, eletto da un sondaggio il calciatore piu’ desiderato dalle donne, Ancelotti chiude con una battuta: ‘Sono stupito che abbiano questo sogno proibito’.
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Vaticano, 09 gennaio 2009. Le convivenze offuscano la famiglia
Grillini. Le coppie gay non offuscano la famiglia
Di fronte alla diffusione di leggi ”che permettono, con molta facilita’ l’aborto, come pure il divorzio rapido e l’eutanasia” opporsi e’ ”un obbligo morale”, e le famiglie cattoliche devono ”affrontare la sfida” per bilanciare ”l’impulso di piccoli ma attivi gruppi di pressione fortemente ideologizzati e dalle grande risorse economiche”: lo si afferma in una nota di presentazione del sesto incontro mondiale delle famiglie diffuso oggi dalla sala stampa vaticana.
L’incontro si svolgera’ dal 14 al 18 gennaio a Citta’ del Messico; il Papa vi dedichera’ due discorsi, uno registrato e uno in diretta televisiva, avendo nominato legato pontificio il segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone. Al Congresso sono attese tra le sei e le diecimila persone, mentre per l’intero periodo, che culminera’ in una celebrazione eucaristica conclusa dal discorso del Papa, ‘’si prevede la partecipazione di oltre un milione di persone”. Come gia’ avvenuto per l’ultima Gmg, saranno assicurati collegamenti via internet con parrocchie e luoghi di preghiera di tutto il mondo, per favorire la partecipazione anche di chi vorrebbe ma non potra’ essere presente. ”La famiglia oggi deve affrontare, con creativita’ e spirito propositivo – si legge nella presentazione, illustrata oggi in Vaticano alla presenza, fra gli altri, del presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, card. Ennio Antonelli – la sfida di una cultura individualista e mercantilista, basata sulla produzione e sul consumismo”. ”Si privilegiano altre forme di convivenza che offuscano il valore della famiglia, basata sul matrimonio di un uomo e di una donna – prosegue il documento con implicito riferimento alle coppie gay – e porsi al servizio dela trasmissione della vita e dell’educazione dei figli diventa oggi molto difficile”. Sta pero’, oggi piu’ che mai, proprio alla famiglia – secondo il Vaticano – raccogliere queste sfide, a cominciare da quella educativa che, secondo il cardinale Antonelli (da poco nominato al dicastero al posto dello scomparso messicano card.Alfonso Lopez Trujillo, al quale si deve gran parte del lavoro preparatorio all’incontro) costituisce la premessa ”di un armonico sviluppo sociale”.
Nel preannunciato discorso papale al Congresso eucaristico di Città del Messico si torna su di uno dei terreni preferiti dell’attuale papa tedesco, etica e famiglia, e si ribadisce una posizione familista che è del tutto priva di riscontro nella realtà.
Si dice che le coppie gay offuscano la famiglia tradizionale composta da uomo e donna e non si capisce ne come ne perché.
Anche il confronto, tutto italiano, tra famiglia tradizionale e famiglia gay nell’inchiesta Una Famiglia normale di Stefano Bolognini (ed. Sonda) mostra che la famiglia tradizionale italiana è pronta ad accogliere nel tessuto sociale la coppia gay e non se ne sente né minacciata né offuscata.
Le esperienze ormai consolidate di quei paesi europei, e sono la maggioranza, che da alcuni decenni riconoscono i diritti delle coppie omosessuali dimostrano esattamente il contrario di quanto afferma il Vaticano.
In quei Paesi è aumentato il numero dei nuclei familiari, sono aumentati i matrimoni eterosessuali e nell’area scandinava e in Francia è aumentata persino la natalità.
Complessivamente con le legislazioni per le unioni civili è aumentato il benessere e la coesione sociale e soprattutto si è data sistemazione legislativa a centinaia di migliaia di persone che, viceversa, non avrebbero avuto alcun riconoscimento e alcuna protezione sociale.
Ancora una volta il Vaticano parla per ideologia senza considerare i dati di fatto che vanno in direzione opposta ai suoi enunciati.
In sostanza una società migliora se riconosce i diritti di tutti i cittadini, quelli omosessuali compresi, e se garantisce pari dignità a tutte le forme famigliari.
E’ molto triste notare infine, come un’organizzazione religiosa come quella cattolica debba in continuazione promuovere la discriminazione più brutale verso i cittadini omosessuali per dare senso e sostanza al proprio messaggio religioso.
Ma raccontare bugie, come farà il papa in videoconferenza in Messico, non porta molto lontano.
Franco Grillini
Presidente di Gaynet, Associazione omosessuale d’informazione
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Roma, 09 gennaio 2009 L’Osservatore Romano: «Tintin non era gay»
Giù le mani da Tintin. «L’eterno ragazzo con il ciuffo all’insù», ammonisce l’Osservatore Romano, non deve diventare un’icona gay. Il giornale vaticano risponde così all’articolo scritto sul Times da Matthew Parris, antico deputato conservatore noto per le sue battaglie per i diritti degli omosessuali, secondo il quale il celebre personaggio dei fumetti sarebbe omosessuale. Contro l’iscrizione tra le fiel dei gay di Tintin, che quest’anno compie 80 anni, su Le Figaro era già sceso in campo lo scrittore e psichiatra tintinofilo Serge Tisseron liquidando l’attribuzione di tendenze particolari al beniamino tanti ragazzi come una «estrapolazione illegittima».
E Gianfranco Gorla, traduttore del fumetto in Italia, ha commentato con saggia arguzia sulla Stampa: «Tintin gay? Ma se è solo un ragazzino… E poi in quegli anni le donne nei fumetti d’avventura avevano il solo compito di mettersi nei guai per farsi salvare dall’eroe di turno». «Girovagando tra i siti, ufficiali e ufficiosi, dedicati al giovane protagonista di Hergè – sottolinea Monica Mondo sull’Osservatore – stupisce quanti fan (e fanatici), quanti collezionisti ed esperti si scambino notizie, curiosità, rarità, preoccupazioni in rete. Preoccupazioni, perché c’è sempre qualche saccente che tira fuori la storia del collaborazionismo, che sussurra perfino l’infame parola “antisemita” per bollare l’autore. Tutto perché Hergè lavorava per Le Soir durante l’occupazione tedesca. Ma i lettori sanno bene che le sue storie esprimono sempre avversione per i regimi autoritari. Di destra e di sinistra».
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Altre fonti:
Trieste, 09 gennaio 2009 Nessun gay nel calcio dilettantistico triestino
Il Presidente del San Luigi: «Scoprissi di averne uno gay al San Luigi, lo caccerei»
Il presidente: «Qui non sarebbe visto di buon occhio» I suoi colleghi: «Ma a Trieste pare non ce ne siano»
Non ci sono gay nel mondo del calcio dilettantistico triestino. E se mai ci fossero, non sarebbe il caso di farlo sapere troppo in giro. Con pareri quasi unanimi gli addetti ai lavori del mondo calcistico locale si sono espressi in maniera negativa sull’impiego di giocatori gay nelle proprie squadre, un tema scottante e di attualità dopo le ultime dichiarazioni del ct della nazionale italiana Marcello Lippi.
Le parole più dure giungono dalla massima carica del San Luigi, Ezio Peruzzo: «Premettendo che non ho mai conosciuto problemi di omosessualità all’interno del mondo del pallone locale posso dire che un giocatore che manifestasse la propria diversità non sarebbe visto di buon occhio. Non so se si tratta di una malattia o di un vizio, ma avere qui al San Luigi qualcuno così creerebbe più di qualche perplessità e disagio, soprattutto vista la presenza dei più piccoli».
Più morbida la linea adottata da Nicola De Bosichi, presidente del Trieste Calcio: «Gay nel calcio? Mai visti o forse sono solo bravi a mascherarlo. Diciamo comunque che finché uno si fa gli affari suoi, lontano dalla società, può anche andar bene, ma se poi facesse il monello con qualcuno della squadra non potrei proprio accettarlo e poi credo che rischierebbe grosso anche con gli altri compagni».
Antonio Pignatiello, numero due del Ponziana, appare più pragmatico: «Come tratterei la questione se avessi un calciatore omosessuale in squadra? Credo che la miglior cosa da fare sarebbe una riunione del consiglio direttivo, ma se uno pensa a fare il giocatore e tiene fuori la sua vita privata, non ci dovrebbero essere grossi problemi». Questa la visione dei sodalizi della città.
Ma che aria tira in altipiano? Il vento non sembra essere poi così tanto diverso: «Ognuno ha la propria vita privata, ma certo questa non dovrebbe intaccare l’ambiente», spiega Roberto Vidoni, numero uno del Vesna.
Anche una donna come Silvana Moro, presidente della Polisportiva Opicina, rimane sostanzialmente nel trend: «Purché non vi sia una palese ostentazione che potrebbe turbare soprattutto le famiglie che frequentano la società, credo che la situazione si potrebbe risolvere in maniera positiva anche se è chiaro che non condivido affatto la filosofia di vita di un omosessuale».
Più aperto rispetto agli altri appare invece la massima carica del Kras, Domenico Centrone: «Quello che conta è che un giocatore accetti e rispetti le direttive date dalla società e che sia un buon giocatore, poi ognuno è padrone di gestire la propria vita privata. Ad ogni modo, sinceramente non ho mai sentito che esistano calciatori gay a Trieste». L’unico a non avere alcuna remora su questo argomento sembra il presidente del Primorec, Darko Kralj: «Non sono omosessuale, ma non sono contrario ai gay. Sono cose che nella vita capitano e oggigiorno in tanti Paesi due persone appartenenti allo stesso sesso hanno anche il diritto a sposarsi. Ad ogni modo, se si dovesse verificare la situazione in cui un calciatore dichiari apertamente la propria omosessualità bisognerebbe capire la reazione dei compagni di squadra, anche se personalmente non sarebbe un grosso problema».
Riccardo Tosques
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Novara, 08 gennaio 2009 Per regolarizzare i trans li assume come operai
Imprenditore denunciato il lavoro era la copertura della vera attività di prostituzione
È stato fermato per favoreggiamento della clandestinità in Italia l’imprenditore titolare di due ditte di abbigliamento che ha attestato la falsa assunzione di almeno una cinquantina di transessuali brasiliani che «lavorano» a Milano. Un business da 20mila euro.
Per ora è stato solo fermato e indagato per favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio italiano. A suo carico gli investigatori milanesi della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione hanno scritto ben 18 pagine di verbale di sequestro, arrivato ieri sul tavolo del pm Stefano Civardi che deciderà se arrestarlo o no. Gli estremi ci sono tutti. L’indagato è un industriale che vive in provincia di Novara ed è titolare di due società, due ditte di abbigliamento e sartoria. Lunedì mattina ha ricevuto a casa la visita della polizia milanese che, da un po’, aveva scoperto strani «legami» tra lui, Milano e almeno una cinquantina di clandestini, tutti transessuali brasiliani. Sudamericani che risultano essere stati regolarmente assunti nelle sue ditte del Novarese come operai. E che invece continuano ad «esercitare» la loro professione sui marciapiedi meneghini senza aver mai lavorato nemmeno un giorno per questo fantomatico datore di lavoro. Lui, intanto, si arricchiva a spese loro tanto che procurare documentazione falsa per il soggiorno degli stranieri sul nostro territorio era diventato molto più redditizio della sua occupazione ufficiale. Per ciascuna pratica il titolare delle ditte di abbigliamento, infatti, si faceva pagare salato: 50 euro per ogni busta paga, 200 euro per il contratto di soggiorno e 150 per la dichiarazione di assunzione. Insomma, per mettere in regola ciascun brasiliano l’imprenditore incassava dai 400 ai 500 euro. Che, moltiplicati per almeno 50 finti operai (e si tratta solo di quelli scoperti finora dagli investigatori durante la lunga perquisizione nelle ditte dell’industriale) fa circa 20mila euro nel giro di sei mesi.
Una bella sommetta, soprattutto se si considera che la voce, a Milano, si era sparsa e il giro d’affari dell’uomo mirava ad aumentare nel giro di poco tempo o, comunque, non certo a rallentare i propri ritmi. Questo almeno a giudicare da tutta «l’attrezzatura» contraffatta ritrovata dai poliziotti milanesi nelle aziende del Novarese. Timbri, buste paga false, nulla osta al lavoro: nelle ditte dell’imprenditore il lavoro ufficiale di produzione di abbigliamento e sartoria andava di pari passo con quello della produzione della falsa documentazione.
Il nome dell’imprenditore era diventato piuttosto noto tra i transessuali brasiliani che desideravano una copertura per nascondere la loro vera identità. D’ora in poi, all’indirizzo novarese, non ci sarà più alcuna presenza compiacente in questo senso.
di Paola Fucilieri
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Roma, 07 gennaio 2009 Lippi: ‘Gay nel calcio? Mai visti. Ma non avrei problemi a convocarli’
Il ct: “Non ne conosco, né me ne hanno parlato, se ci fossero non lo manifesterebbero”
La replica di Arcigay: “Fa come le tre scimmiette: così favorisce l’ostilità dell’ambiente”
“Credo che tra i calciatori gay non ce ne siano. In 40 anni di carriera non ne ho mai conosciuti né mai me ne hanno raccontato”. Così si esprime Marcello Lippi su recenti voci, accuse e smentite che hanno prospettato l’esistenza di un ”pianeta gay” a livello di calciatori professionisti. “Ci può essere qualcuno che ha qualche tendenza, ma non va in giro a manifestarlo”. E’ questo il pensiero espresso dal ct della Nazionale Marcello Lippi, intervistato da Klaus Davi per il suo programma in onda sul web “KlausCondicio”.
“Non escluderei mai un gay dalla Nazionale – ha aggiunto Lippi – Penso, però, che sarebbe difficile per come siamo fatti noi giocatori, che un calciatore possa vivere la sua omosessualità in maniera naturale”.
E se un suo giocatore gli confessasse la propria omosessualità? “Mi piace fare il tecnico, ma sarei a disposizione di chi si volesse confidare con me. Gli direi di non farsi condizionare, di essere ligio nella sua professione e fare ciò che vuole nel privato”.
Lippi, infine, punta l’indice contro presunte malelingue che parlano di gigolo gay per calciatori: “Non è credibile. Ogni tanto viene fuori qualche pettegolezzo, ma poi ci si rende conto che sono persone che inventano qualcosa soltanto per attirare l’attenzione. Si parte da verità e vi si raccontano sopra delle favole”.
Il commissario tecnico ha poi affrontato altri temi. Dal suo eventuale ritorno alla Juve, “A tutt’oggi ha una perla di allenatore e ottimi dirigenti”, al suo rapporto con gli Agnelli. “Mio padre odiava il potere, e quindi anche gli Agnelli che all’inizio degli anni ‘90 ne erano la massima espressione. Per questo motivo, quando,nel 1994, sono diventato ct della Juventus, mi sono recato al cimitero in preda ai sensi di colpa e ho pregato l’anima di mio padre, morto tre anni prima, di accettare la mia scelta”. Fino ai suoi colleghi, a cominciare dal più personaggio di tutti. “Mourinho? L’hoconosciuto nell’ambito dell’Uefa. E’ un grande comunicatore. Basti pensare che parla ben 5 lingue. La cultura, il carisma, la saggezza e la personalità che lo contraddistinguono, sono tutte qualità che prescindono dall’avere o meno giocato ad alti livelli calcistici. Come Mourinho ce ne sono stati altri, ugualmente grandi: Vittorio Pozzo, ad esempio, ma anche Arrigo Sacchi, che pure aveva giocato solo a livello dilettantistico…”
Ma sono state le parole sul rapporto tra i calciatori e il mondo gay a lasciare il segno. “Lippi fa come le tre scimmiette: non vede, non sente, non parla, favorendo nei fatti il clima ostile nell’ambiente calcistico italiano nei confronti delle persone omosessuali”. Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay, commenta così le dichiarazioni del ct. “Sarebbe assai semplice confutare queste impressioni personali, ma il punto non è dimostrare quanti e quali calciatori di serie A e di tutte le altre categorie vi siano, la questione vera è che questo continuo negare oltre ad esser ridicolo comincia ad esser fastidioso”, è scritto nella nota di replica.
“Come si sa – si legge – gli omosessuali sono persone che praticano tutti gli sport, sono impiegati in tutte le professioni, vivono dentro questa società come tutti. In ambienti particolarmente machisti come quello del calcio, gli omosessuali si nascondono ancor di più e visto che non presentano tratti somatici o d’atteggiamento differenti (a meno di fermarsi ai soliti stereotipi) è evidente che siano risultati invisibili anche a Lippi. Ci permettiamo però di dubitare che l’allenatore mondiale non abbia mai sentito, nella sua lunga esperienza di importanti Club, di diversi episodi e storie omosessuali”.
“Siccome però, Marcello Lippi è noto per essere persona equilibrata ed aperta, lo invitiamo ad un pubblico confronto da tenersi nei prossimi mesi, in preparazione del Pride nazionale di Genova, così per poter parlare con franchezza di calcio italiano ed omosessualità”, si legge ancora nel comunicato.
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Mantova, 04 gennaio 2009 Trovato senza vita un trentenne di Napoli. Tra le ipotesi il delitto o un tragico gioco erotico
Morto in camera, giallo in hotel
Stanza in perfetto ordine, ma la vittima aveva segni sul collo Il cadavere scoperto da una cameriera. Secondo indiscrezioni l’ uomo avrebbe ricevuto una visita nel corso della notte
Omicidio maturato in ambiente omosessuale, gioco erotico finito in tragedia o semplicemente cause naturali? Ci sono ancora diverse ipotesi per spiegare la morte di un trentenne, trovato senza vita riverso sul pavimento del bagno della camera d’ albergo in piazza Sordello in cui era arrivato poche ore prima. A scoprire il cadavere è stata la donna delle pulizie che, dopo aver bussato più volte senza ottenere risposta, è entrata nella stanza utilizzando il passepartout. Scoperto il cadavere, la dipendente dell’ albergo ha subito ha dato l’ allarme. E’ dunque giallo sulla morte di Raffaele Guida, 30enne residente a Ercolano (Napoli), il cui cadavere è stato scoperto poco dopo le 10 e 30 di ieri mattina in una camera dell’ hotel «Ai due guerrieri», in pieno centro storico a Mantova. Dopo pochi minuti sul posto sono intervenuti gli agenti della Questura, il sostituto procuratore della Repubblica di Mantova, Giulio Tamburini, la polizia scientifica e il personale del 118, che non ha potuto far altro che constatare il decesso. Il corpo privo di vita di Guida, che indossava il pigiama, era supino a terra. Sia il bagno che la camera, al primo piano dell’ albergo, erano in perfetto ordine. Circostanza che escluderebbe un’ eventuale colluttazione. La prima ispezione eseguita sul corpo del 30enne dal professor Gaetti dell’ Istituto di medicina legale dell’ Università di Modena, non avrebbe evidenziato né ferite né ecchimosi, né tracce di lotta. Sul collo di Raffaele Guida ci sarebbe però la traccia di un solco, forse provocato da una corda o da un fazzoletto, legati troppo stretti. Il sostituto procuratore Tamburini, che coordina le indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Mantova, ha disposto l’ autopsia, che verrà eseguita domani mattina a Modena dallo stesso professor Gaetti. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi: dall’ omicidio, che potrebbe essere maturato nell’ ambiente omosessuale, al gioco erotico finito accidentalmente in tragedia. Pare, infatti, che Raffaele Guida, arrivato in hotel venerdì sera, durante la notte abbia ricevuto la visita di un uomo, con il quale si sarebbe intrattenuto per alcune ore. Per tutta la giornata di ieri gli agenti della Squadra Mobile, guidati da Vittorio Rossi, avrebbero raccolto numerose testimonianze, tra cui quelle di alcuni dipendenti dell’ hotel «Ai due guerrieri». Secondo alcune indiscrezioni, ancora da confermare, il nome di una persona sarebbe stata iscritta nel registro degli indagati. A distanza di sei mesi la provincia di Mantova è dunque nuovamente teatro di un giallo. Lo scorso 26 luglio Dean Diljevic, croato di 27 anni, era stato trovato impiccato con il guinzaglio del suo cane al cancello del «Magic Nuar», il locale per scambisti che gestiva a Stradella di Bigarello, piccolo comune dell’ hinterland mantovano. Dopo aver vagliato numerose ipotesi, la Procura di Mantova ha accertato che si trattò di omicidio ed ha indagato tre persone: la fidanzata del 27enne, il dee-jay del club privée e l’ agente immobiliare incaricato di seguire la vendita del locale. Valentino Gonzato Le indagini L’ episodio Raffaele Guida, 30 anni, di Ercolano (Napoli) viene trovato privo di vita in una stanza dell’ hotel «Ai due guerrieri» di piazza Sordello a Mantova. La porta della camera è chiusa dall’ interno e il cadavere viene scoperto da una cameriera che doveva entrare per fare le pulizie. La camera è in perfetto ordine, la vittima indossa un pigiama ed è distesa a terra nel bagno. I dubbi Sul collo di Raffaele Guida sono stati notati dei segni piuttosto profondi, come lasciati da una corda o da un fazzoletto stretto con forza. Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, la vittima avrebbe ricevuto una visita nel corso della notte. Sarà l’ autopsia a chiarire adeso le cause della morte.
Gonzato Valentino
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Napoli, 03 Gennaio 2009 Ucciso transessuale di colore forse il movente è una rapina
Il cadavere di un transessuale marocchino di 32 anni, Mhtium Abululak, è stato trovato in vico Sant’Alessio, una traversa di via Lavinaio, nella zona del Mercato. L’uomo è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa.
Il proiettile esploso dalla pistola impugnata dagli assassini si è conficcato dietro la nuca della vittima ed è fuoriuscito dalla guancia. Sembra che l’uomo sia stato ucciso altrove e solo successivamente portato nella stradina del quartiere Mercato.
L’uomo è stato ucciso probabilmente per una rapina. È quanto ritengono gli investigatori – le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia Stella – dopo i rilievi sul posto. La vittima, che indossava una gonna e degli stivali, è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa e presentava diverse ecchimosi sul corpo, forse perché ha cercato di resistere al tentativo di rapina. Vicino ai suoi piedi una borsa vuota.
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