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Osservatorio Omofobia 2009

Firenze 31 dicembre 2009 Aggressioni ai gay, forse la banda è una sola

Agenti della polizia e dei carabinieri sono al lavoro per capire chi sono ii giovani che nella notte di Capodanno hanno massacrato di botte Gabriele, un meccanico etiope, e Mohamed, un fotografo egiziano, ambedue di 37 anni

Polizia e Carabinieri hanno unito le forze per individuare i giovani che nella notte di Capodanno hanno massacrato di botte Gabriele, un meccanico etiope, e Mohamed, un fotografo egiziano, ambedue di 37 anni. Non è escluso che possa trattarsi di una stessa banda, che potrebbe aver approfittato del caos della notte di festa per improvvisare una sorta di raid razzista e omofobo. Gli investigatori stanno ricostruendo anche un terzo episodio di violenza, riferito dal cliente di un locale frequentato da gay.

Il questore Francesco Tagliente e il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Emanuele Saltalamacchia, si sono sentiti per coordinare gli interventi.

Il giovane etiope e il fotografo egiziano si sono conosciuti il 2 gennaio nel reparto di chirurgia maxillo-facciale del Cto, dove sono stati ricoverati per le gravi fratture alle orbite riportate nel corso dei rispettivi pestaggi, avvenuti in tempi e luoghi diversi ma in parte simili. Gabriele è stato aggredito in Borgo Pinti poco prima delle 23 del 31 dicembre da un giovane alto con i capelli rasati e le basette, dopo che la sua compagna aveva protestato per i petardi lanciati da un ragazzino che indossava un elmo da antico romano. Di fronte al volto insanguinato del ferito e alle grida della ragazza, dal gruppo sono partiti inni fascisti e saluti romani. E´ il motivo per cui delle indagini è stata investita anche la Digos. Dopo il pestaggio quel gruppetto di esaltati è passato sotto l´arco di San Pierino, dove c´erano diversi locali aperti e qualcuno potrebbe averli notati.

Ieri mattina due investigatori della squadra mobile sono andati a casa del fotografo egiziano Mohamed, che sta ancora molto male, e hanno raccolto la sua denuncia, facendosi raccontare tutti i dettagli della aggressione di cui è stato vittima. Erano circa le tre di notte. Mohamed era stato a cena da un´amica, poi aveva fatto una sosta al Piccolo Bar in Borgo Santa Croce. Era uscito da pochi istanti con due amici e stava camminando in via de´ Benci quando ha avvertito una forte spinta alla schiena, si è girato chiedendo “ma che cavolo…”, ed è stato accerchiato da un gruppo di giovanissimi che lo hanno colpito a calci e pugni e lo hanno insultato urlando “finocchio di ., arabo di m.”. Ancora oggi non sa spiegarsi le ragioni di una tale violenza. La polizia sentirà presto i due giovani che erano con lui e che sono scappati, sfuggendo così al pestaggio.

di Franca Selvatici

Fonte:

La Repubblica

Torino 30 dicembre 2009 Sfregiata con svastiche la “Madonna che allatta”

Dei vandali hanno deturpato con una svastica e una croce celtica la “Madonna che allatta il bambino”, opera che raffigura una trans nei panni dell’Immacolata, esposta alla mostra fotografica sulla visibilità trans “Generi di prima necessità” allestita in esterni in via Lagrange a Torino

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Il Giornale

Corrispondenti.net

Libero news

Roma 27 dicembre 2009 Cadavere di una trans in un sacco a Ostia: si indaga a tutto campo. Domani l’autopsia

Dal malore all’omicidio per ora non si esclude nessuna pista

I carabinieri hanno ritrovato il corpo del viado in avanzato stato di decomposizione. Addosso: slip, scarpe con tacchi a spillo e un cappotto marrone. Battaglia (Gay Project): “Una morte inquietante: da chiarire se sia collegata a Brenda”

Proseguono le indagini dei carabinieri del Gruppo di Ostia, guidati dal colonnello Giuseppe La Gala, sulla morte di una transessuale il cui corpo, in avanzato stato di decomposizione, è stato trovato ieri mattina in un sacco di plastica nero a Ostia. I militari stanno ascoltando in queste ore i viados che frequentano la zona della Pineta di Castelfusano per cercare di ricostruire la dinamica della morte, che sarebbe avvenuta almeno un mese fa: dal malore all’omicidio, per ora non si esclude nessuna pista.

Buttato in un canneto, a circa 50 metri dal fiume Tevere, il cadavere della trans è stato avvistato da un cane che stava passeggiando con il proprio padrone: attirato dal cattivo odore, l’animale ha condotto il suo proprietario verso il sacco di plastica, dal quale spuntavano fuori due piedi. Allertati immediatamente, i militari, giunti sul posto, hanno rinvenuto il cadavere, con indosso scarpe con tacchi a spillo, slip rossi e un cappotto marrone.

L’identificazione della trans è stata resa difficile dal fatto che il suo cadavere era ridotto, al di fuori delle gambe, a un ammasso di ossa: il corpo del viado era infatti stato mangiato quasi completamente dai roditori. Sul cadavere non sono stati notati segni evidenti di violenza, ma sarà l’autopsia, che verrà effettuata domani al Policlinico Gemelli, a fornire ulteriori elementi. La zona in cui è stato rinvenuto il corpo solitamente è frequentata da coppiette che vi si appartano di notte e da ciclisti o persone che fanno footing durante il giorno.

Sul caso è intervenuta Imma Battaglia che si era mobilitata con la sua associazione, il Di’ Gay Project, per chiedere verità sulla morte della transessuale Brenda. “Una morte così sconcerante come quella di Ostia lascia tutti molto sgomenti – sottolinea Battaglia – Occorre fare chiarezza e sosprattutto capire se c’è un collegamento tra questo delitto e la morte di Brenda vista la coincidenza dei tempi del delitto”.

“Si tratta di due morti troppo misteriose e inquietanti – aggiunge – che meritano che si faccia luce al più presto su tutta la faccenda, ancora tragicamente oscura. Questo delitto così efferato merita giustizia”.

Fonte:

AdnKronos

Altre fonti:

TGCom

Il Corriere

Quotidiano net

Rai Tv

Tiscali

Il Tempo

Web 20 dicembre 2009 Omofobia nel sito Dauomo: “I gay sono la rovina dell’uomo!”

Il sito Dauomo ha dato veramente il meglio di sè in un articolo che attacca, senza troppi giri di parole, tutti gli omosessuali: ovviamente, soltanto i maschi omosessuali. Le lesbiche, invece, non sono state prese in considerazione, perchè -lo saprete benissimo- il rapporto tra donne dello stesso sesso è uno tra i sogni proibiti di ogni maschiaccio etero. Con questo articolo gli daremo un po’ di visibilità, ma ci tocca farlo per mettere in evidenza le stupidaggini che sono state scritte, sottolineando che il tutto è stato redatto dal direttore del sito.

L’inizio non desterebbe stupore in nessuno di noi, dato che i toni sono piuttosto pacati e, in un certo senso, il discorso potrebbe andar bene: “Essendo una community, per soli uomini, preferiremmo evitare che individui gay, omosessuali, partecipassero alla vita della nostra rivista, perchè molto probabilmente non sarebbero in grado di comprendere il senso di ciò che viene presentato quotidianamente sul nostro sito“.

Il dopo, però, lascia davvero a desiderare: “Non vogliamo emarginarli, anzi ci auguriamo che tornino quanto prima sulla retta via e che mettano la testa a posto. I gay purtroppo sono già tristemente protagonisti quotidiani della nostra vita, e riempiono televisioni, giornali e riviste, con le loro esasperazioni ed i loro deliri di egocentrismo“.

Scrivere un articolo, in questo modo e in questi termini, sul mondo gay, spingendo tutta la comunità ad una maggiore riservatezza e non solo -in pratica repressi si, ma checce no- non ci sembra da meno. Certo è che quel “volenti o nolenti hanno rovinato l’immagine stessa dell’uomo” è davvero ridicolo. Non solo discriminatorio, ma ridicolo.

Il direttore dovrebbe considerare, per esempio, che nell’antica Grecia i rapporti omosessuali erano alla base della crescita dell’individuo, una sorta di svezzamento. Prendesse, inoltre, in considerazione omosessuali -del passato e del presente- che sanno il fatto loro. Questa è omofobia allo stato puro.

“Perchè un conto è un omosessuale che vive la sua natura mantenendo per sè stesso ed il suo compare, le loro convinzioni sessuali; un altro è essere molesti, sbandierando ai quattro venti la loro sessualità deviata, spesso piena di cattivo gusto e volgarità“. No comment.

E poi ancora: “Le loro parate, dovrebbero sostituirle con dei ricoveri di massa dallo psicanalista, o dei cineforum a base di film di Steven Seagal, Marlon Brando, piuttosto che Sylvester Stallone“. Sicuramente sono molto più interessanti di questo articoletto attaccabrighe, vero caro direttore?

“Il giorno in cui questi individui ci dimostreranno concretamente e ci daranno una valida e seria dimostrazione di volersi integrare all’interno della società civile, saremo lieti di rimuovere questa nostra regola interna“. Non si preoccupi: si tenga le sue regole e continui a vivere nella sua ridicola ignoranza.

Questi gli aggettivi riservatici da lui, Diego Mantegazza: volgari, spesso osceni, maleducati, privi di pudore, privi di eleganza, privi di buon gusto, irrispettosi del prossimo e, soprattutto gay.

Dare una risposta ad attributi che si addicono più a lui -e al suo seguito- che a noi significherebbe davvero perder tempo. Per questo e tanti altri motivi, ci apprestiamo a concludere, fieri di essere gay.

Continuate a seguirci. Alla prossima!

Fonte:

GayWawe

Altre fonti:

Omoios

Queerblog

Verona 18 dicembre 2009 Rita, Luisa e le nozze lesbo «Tosi ci lasci sposare»

Il sindaco: «Mai neanche con la legge» E per chiedere una norma dal 4 gennaio sciopero della fame

Il primo cittadino respinge la richiesta di un «atto simbolico» adottato da Chiamparino a Torino. Ma loro non si arrendono: «Avanti con la nostra battaglia»

Si potrebbe di­re che sono due che un po’ se la vanno a cercare. Perchè chiedere al sindaco Flavio To­si di fare da «celebrante» al loro matrimonio è un po’ co­me chiedere di vincere al To­tocalcio senza giocare la sche­dina. Scientificamente im­possibile. Ma per due come loro che quello che è «scienti­ficamente impossibile» lo combattano da anni a suon di sentimento, non è altro che una nuova tappa, su quel percorso di riconoscimento che hanno intrapreso da an­ni. Doveva succedere anche nella «paciosa» Verona. Ed è successo. Perchè Rita e Luisa hanno chiesto al caudillo To­si di unirle in matrimonio. Un matrimonio lesbico. Un’unione che, uniche in Ve­neto, in realtà loro due han­no già sancito poco più di tre anni fa. Sposalizio che non ha alcun valore legale, come non lo avrebbe quello sanci­to da un primo cittadino, in mancanza di una legge che preveda e regoli le unioni omosessuali. Ma tant’è.

Rita e Luisa so­no delle «recidive», in tema di matrimonio. E in tutti i sensi. Con quello suggellato dal crisma di avere un «mari­to» maschio, esperienza che tutte e due hanno avuto, con tanto di figli. Ma soprattutto per quanto riguarda la loro unione. Perchè quello che To­si – ovviamente – , non ha nes­suna intenzione di celebrare sarebbe, per loro due, il terzo matrimonio. Il primo, sei an­ni fa, Rita e Luisa lo hanno «consumato» alla presenza di un unico testimone, il loro cagnolino, la cui impronta di zampetta è stata messa a sug­gello della promessa d’amo­re. Il secondo è stato tre anni fa, in un pub, con la figlia di Luisa che forte di un «lo vo­glio io» si è presa il bouquet della madre. Ma di volere il riconoscimento non solo af­fettivo, ma anche legale della loro unione loro non hanno mai rinunciato. A fare da «sensale» tra lo­ro e il sindaco Tosi il sito Gay.it, che al grido di «mille Chiamparino» – per la volon­tà del sindaco di Torino di sposare una coppia lesbica ­ha invitato le varie «fami­glie» a rivolgersi via mail al proprio primo cittadino, chiedendo la stessa cosa.

Ri­ta e Luisa, ognuna dal suo computer, hanno scritto a To­si. «Mobiliti la sua coscienza e ci sposi, signor sindaco», hanno scritto. «Da tempo for­miamo una coppia stabile. Ci amiamo, provvediamo ai no­stri reciproci bisogni, condi­vidiamo le stesse gioie e dolo­ri che la vita e il lavoro ci of­frono ogni giorno. Le chiedia­mo un gesto puramente sim­bolico, ma in grado, da solo, di far comprendere al resto della cittadinanza che ammi­nistra come non possano esi­stere cittadini di serie B». La missiva è stata ricevuta. Ecco­me. E la risposta di Tosi arri­verà a giro stretto di posta. Il sindaco, la cui coscienza è evidentemente granitica ri­spetto a certi argomenti, l’«invito» lo rimanda al mit­tente. «Non ho nessuna in­tenzione di celebrare queste nozze – spiega – Non hanno nessun valore legale e quindi non si può. Fine». Fine mica tanto. E per vari motivi. Per­chè Rita e Luisa, rispettiva­mente vicepresidente Arci­gay e Arcilesbica e presiden­te di Arcilesbica di Verona, sanno benissimo che sareb­be solo un gesto simbolico. E sapevano altrettanto be­ne cosa avrebbe rispo­sto Tosi. Ma non è su quelle mancate nozze a palazzo Barbieri che si concentra quella che per loro ormai è una bat­taglia di riconoscimento.

«Aspiriamo al momento almeno a questa formula – spiega Rita su Gay.it ­ma vorrei, prima di mori­re, che il mio matrimonio fosse riconosciuto dalle legge». Sapevano, Luisa e Rita, che quella frase «Vuoi tu Ri­ta prendere Luisa come tua donna per tutta la vita?» che tre anni fa ha pronunciato Rosy, una loro amica, non uscirà mai dalla bocca del sindaco Tosi. Per questo, al di là del «niet» del sindaco ampliamente previsto, dal 4 gennaio entrambe inizieran­no uno sciopero della fame, in concomitanza con una ma­nifestazione sui diritti omo­sessuali che si terrà a Roma. «In Spagna – continua Rita – ci saremmo potu­te sposare subito, ma una volta passato il confine le nozze non avrebbero avu­to più senso. Io sono male­dettamente italiana e voglio sposarmi in Italia». Devono, Luisa e Rita, ab­battere quel pensiero che vuole il loro «un amore debo­le», come lo ha definito Bene­detto XVI. Ma anche un amo­re che non può essere «fami­glia», per come la pensa lo stesso Tosi. «Anche se la legge lo per­mettesse io quel matrimonio non lo celebrerei – taglia cor­to – . Sono assolutamente con­vinto che l’unico matrimo­nio possibile sia quello tra un uomo e una donna. Del re­sto non lo dice solo la religio­ne o la cultura, ma anche il buonsenso. L’unione tra due esseri ha come scopo ultimo quello della continuità della specie ed è quella l’unione che deve essere tutelata e sal­vaguardata dalla legge».

Non è mica una questione di omo­fobia, per il sindaco Tosi. «Per quel che mi riguarda le coppie omosessuali possono benissimo vivere assieme, curarsi uno dell’altro, posso­no anche fare testamento re­ciproco, senza bisogno per questo di unirsi in matrimo­nio. Poi se si apre a un ricono­scimento del genere si crea un varco a tutte le altre richie­ste… ». Ma Rita e Luisa non molla­no. Sciopero della fame e, il 14 gennaio, a Verona arrive­rà don Franco Barbero, sacer­dote che nel 2003, per le sue posizioni teologiche, è stato dimesso dallo stato clericale. Ha scritto un libro, Barbero. «Omosessualità e vangelo». «La loro – dice l’ex sacerdote riferendosi ai gay – è una ri­voluzione d’amore e in quan­to tale non violenta». Quella «rivoluzione» che da anni Ri­ta e Luisa stanno combatten­do.

Angiola Petronio

Fonte:

Il Corriere del Veneto

Altre fonti:

L’Arena

Gay.it

GayWawe

Lecce 17 dicembre 2009 Picchiano transessuale e fuggono. Denunciati due uomini

Nella tarda serata di ieri il personale della sezione volanti di Lecce è intervenuto in via Martiri D’Otranto, dove era stata segnalata da un passante l’aggressione ad un transessuale da parte di due individui fuggiti a bordo di un’autovettura “Ford Focus”.

I poliziotti hanno immediatamente rintracciato nel vicinissimo Viale Marche l’auto segnalata con a bordo due uomini e dopo il controllo hanno accertato lo stato di ebbrezza del conducente, un trentaduenne di Salice Salentino. L’uomo è stato sottoposto all’accertamento del tasso alcolemico con esito positivo ed è stato denunciato all’autorità giudiziaria per il reato di “guida sotto l’influenza dell’alcool”. Scontato il ritiro della patente.

Quanto all’aggressione, pare che il transessuale preso di mira dai due uomini per puro gioco si sia avventato contro la loro autovettura, provocando la reazione dei due che, scesi dall’auto, lo hanno picchiato con calci e pugni. La vittima, infatti, ha riportato lesioni guaribili in quindici giorni.

I due aggressori saranno denunciati all’autorità giudiziaria anche per lesioni personali.

Fonte:

Il Paese nuovo

Altre fonti:

Manduriaoggi

Lecceprima

Ravenna 14 dicembre 2009 Rimorchia una bella ragazza, poi s’accorge che è un maschio e l’accoltella

I carabinieri di Riccione lo stanno cercando

Rimorchia una bella ragazza in discoteca, salvo poi accorgersi in intimità che si tratta di un uomo. Lo choc è stato tale che ha reagiato ferendo con un coltello il trans a un braccio e facendo poi perdere le tracce. I carabinieri di Riccione lo stanno cercando, di lui per ora sanno soltanto il nome di battesimo, Marco. E’ un vero e proprio colpo di fulmine, quello che l’altra notte scocca tra due giovani, in una discoteca della Perla. Hanno entrambi alzato il gomito e si sa, l’alcol aiuta a familiarizzare. La ragazza è veramente uno schianto e quando lui tenta l’approccio, lei accetta la corte senza troppi complimenti. Di lì a poco, sono già amiconi e i divanetti della discoteca sembrano non bastare più. Così Marco’ fa la proposta di spostarsi nella sua auto, parcheggiata appena fuori dal locale. Lei accetta, e i due escono insieme. Dai baci alle carezze, il passo è breve ed è lì che lui si rende conto che la persona che sta stringendo tra le braccia non è una ragazza, ma un ragazzo. La reazione iniziale è di choc, poi subito dopo volano parole grosse. Marco’ è parecchio arrabbiato e va giù pesante, al punto che il transessuale oltraggiato gli molla un sonoro manrovescio. L’altro però ha ormai perso completamente il lume della ragione, prende dalla tasca qualcosa che assomiglia a un coltello e lo colpisce al braccio. Una ferita di striscio che però sanguina, cominciano le urla e a quel punto il giovane pensa bene di ingranare la marcia e scappare, lasciandosi dietro il trans che chiede aiuto. Questo, 28 anni, domiciliato a Lido di Classe, chiama subito i carabinieri e dopo essersi fatto medicare (dieci giorni di prognosi), racconta quello che è accaduto, dando una descrizione accurata di Marco’, giurando di essere in grado di riconoscerlo ovunque.

Fonte:

Gaynews

Pistoia 14 dicembre 2009 L’omosessualità? Condizione patologica riconducibile a condotte disordinate, caotiche, sfrenate. Da non incoraggiare

Correva l’anno 2005 e l’allora vescovo di Pistoia, Simone Scatizzi, prese carta e penna e scrisse una lettera al consiglio comunale della cittadina toscana nella quale criticava una mozione che preludeva all’approvazione del registro delle unioni civili. Nella sua lettera Scatizzi parlava di “svilimento della mascolinità”, di “confusione dei generi” e di una società che si va sempre più “femminilizzando”. La prova di questo fatto sarebbe che gli uomini spendono sempre più in cosmetici vari, parrucchieri e chirurgia estetica.

Passano gli anni, monsignor Scatizzi va in pensione, ma le sue idee rimangono ben vive. Così oggi il settantontenne vescovo in pensione continua a riflettere sulla virilità maschile – lui, uomo in gonnella, come gli si fece notare nel 2005 – e sul fatto che non esistono più i papà di una volta: colpa dell’accentuazione della femminilità innaturale negli uomini che spesso fanno perdere loro la caratteristica della virilità, ne riduce la dimensione maschile e, ovviamente, dell’omosessualità dilagante: Credo che da quello stato [l’omosessualità, ndr] sicuramente anormale si possa guarire e convertirsi. Il dato oggettivo, che comunque non va anteposto a quello individuale e soggettivo, è che la pratica degli atti omosessuali, peccato gravissimo, ci allontana da Dio. Ma con la stessa fermezza dico che a noi uomini nessun giudizio di condanna è lecito, dovendoci rimettere alla valutazione e alla misericordia di Dio, cui spetta la parola definitiva. Sicuramente la omosessualità è una condizione patologica, in qualche caso dipende da disfunzioni genetiche, ma la maggioranza è riconducibile a condotte disordinate, caotiche, sfrenate, da non incoraggiare. Scelte di vita assolutamente fuori da ogni etica.

Certo, per uno per cui è “un vero dramma, con possibili ripercussioni sulla unità della famiglia, quando il marito, anche per prendere un caffè, deve chiedere il denaro alla moglie” non è che ci potesse aspettare qualcosa di diverso. Almeno ha avuto la buona creanza di non condannarci…

Fonte:

Queerblog

Roma 07 dicembre 2009 Ha ragione il cardinale Barragan: l’omosessualità é una patologia e gay si diventa, non si nasce. Si tratta di un distrurbo che distacca l’uomo dalla norma. La sessualità serve principalmente alla riproduzione

Una intervista del Cardinale messicano Barragan al nostro sito, come del resto era inevitabile, ha destato qualche polemica. Era nel conto e dunque,pace. Abbiamo voluto sentire, in proposito, la opinione di uno psichiatra di chiara fama, il noto professor Francesco Bruno, volto spesso presente in Tv. Professor Bruno, l’omossesualità, può considerarsi normalità o patologia?: ” il discorso é lungo. Un tempo era senza dubbio vista da tutti come patologia. Poi ,recentemente, prima società americana di psichiatria e dopo la organizzazione mondiale della sanità, la hanno cancellata”. Dunque non é una malattia: ” bisogna vedere in che modo siamo arrivati a questo risulatato e le dico che non é una bella cosa. Come del resto si sa, le lobbies omosessuali e non solo quelle, sono potenti e per ottenere quel risultato si sono mobilitate persino con una campagna porta a porta. Ometto altri particolari per evitarmi ed evitarle querele, ma ci siamo intesi”. La sua idea al riguardo?: ” io ero e resto della convinzione che la omosessualità sia una patologia, una anormalità della sessualità e quindi un disturbo”. Disturbo in che senso?: “per disturbo si intende un distacco dalla realtà e non ci piove sul fatto che la sessualità abbia come primo e principale scopo la riproduzione della specie. Ora non é possibile questo evento nell’atto sessuale tra persone del medesimo sesso. Nessuno, tanto meno io, vuole fare delle discriminazioni, ma é così”. Dunque se l’atto sessuale é volto alla procreazione, siamo nella anormalità: ” certamente, ecco il motivo per il quale parlo di patologia. In un certo senso, da un punto di vista definitorio, quello che dice l’organizzazione mondiale della sanità, non é totalmente fuori strada, ma allora il concetto di libera scelta andrebbe a farsi benedire”. Chi decide in sostanza se siamo nel caso concreto nella patologia o nella normalità?: ” il medico, lasciando da parte le decisioni della organizzazione mondiale. Lo stabilisce solo il medico nella sua libera scelta, in scienza e coscienza. Basta con le burocrazie imposte e che tagliano le gambe a quanto il medico può vedere nella sua libertà. Se per assurdo a me dovessero dire che é legittimo fare la iniezione letale ad un moribondo, mi negherei a farla, per il principio della sacralità della vita e per il dovere che ha il medico di curare, evitando ogni accanimento”. Professore, omosessuali si nasce o si diventa?: ” si diventa, spesso per ambienti nei quali si vive, per propria scelta o per tendenza. In parte ci potrebbero essere persone geneticamente predisposte alla omosessualità, ma non é detto, come altre patologie se quel virus, non mi riferisco alla omosessualità per virus, esploda oppure no. Ma omosessuali si diventa, ed il più delle volte, per libera e precisa volontà. In una società che ha perduto ogni valore etico”.

Bruno Volpe

Fonte:

Pontifex

Altre fonti:

Arruotalibera

Martinsicuro 06 dicembre 2009 Giovane calciatore pesta un transessuale

Pare non avesse apprezzato la prestazione ricevuta a Sant’Elpidio. Scatta la denuncia ai carabinieri

Tempi duri per chi vuole trascorrere attimi di passione e trasgressione. Per un motivo o per l’altro storie che si preferirebbe tenere per sè, diventano pubbliche e il malcapitato di turno finisce alla berlina.

Dopo il caso Marrazzo, che ha sdoganato le pulsioni transessuali, anche Martinsicuro registra il suo “sexygate”.

Un giovane, residente a Martinsicuro e militante in una nota squadra di calcio, si è spinto fino in zona Fratte di Porto sant’Elpidio, nelle Marche, per consumare un amplesso con un transex. Forse per semplice curiosità, forse per regalarsi una trasgressione in piena regola, fatto sta che ha deciso di passare alcuni minuti in compagnia di una giovane transessuale.

Dopo aver consumato attimi di passione, ha però notato qualche dettaglio che non deve essergli piaciuto. La prestazione, in sostanza, sebbene partita male, non è stata all’altezza delle aspettative e il martinsicurese si è rifiutato di pagare il dovuto. Sono volate parole grosse e tra i due, all’interno dell’auto del ragazzo, è cominciata una colluttazione.

E’ finita con l’intervento dei carabinieri ed una denuncia per lesioni personali e percosse ai danni del martinsicurese.

Difficile dire quali siano stati i motivi che hanno portato alle botte, ma in teoria sia il cliente che il prestatore d’opera dovrebbero essere multati, stando all’ordinanza promulgata dal sindaco oltre un anno fa.

Ma questo sarebbe il male minore. Il problema è che sul capo del giovane ora pende un procedimento penale che lo vede indagato per un reato grave, anche se in un contesto da commedia all’italiana.

Resta il fatto che o per filmini o per denunce o per testimoni oculari, oggi concedersi una nottata di trasgressione, senza poi subirne i pubblici contraccolpi, sta diventando sempre più difficile. Lo sa bene l’ex governatore Marrazzo, ma lo sanno anche i clienti delle prostitute, specie in zona Bonifica. Quasi tutti finiscono per pagare salate sanzioni nell’immediato, piuttosto che fare ricorso e contestare la multa davanti al giudice di pace. Magari con il terrore che mogli e fidanzate vengano a saperlo. E allora sì che sarebbero guai.

Fonte:

Notiziegay.it

Altre fonti:

EllexElle

Notiziegay.com

Ferrara 04 dicembre 2009 Trans picchiati in casa “Come Arancia meccanica”

La selvaggia aggressione mercoledì sera in via Bologna. Ferite le due vittime: “Ci hanno picchiato a calci e pugni”

Aggrediti in casa da tre persone incappucciate. Presi a calci, pugni e bastonate. Insultati pesantemente: «Ho aperto la porta e quelli hanno cominciato a picchiare». Fin qui il racconto di due transessuali vittime, l’altra sera, di un vero e proprio pestaggio stile Arancia meccanica nella loro abitazione di via Bologna dove la coppia convive. Un fatto, ora, finito sul tavolo degli agenti della Squadra mobile che, da ieri, sta tentando di fare chiarezza.

Le 22.05, mercoledì. Via Bologna, una casa isolata e immersa nelle campagne di Uccellino. Lì vivono due trans brasiliani, uno di 43 e l’altro di 38 anni. Dall’esterno arriva un rumore di auto, uno dei due pensa a qualche amico, per questo si avvicina all’ingresso. «Hanno picchiato alla porta — racconta una delle vittime — ho aperto e tre persone mi sono saltate addosso». Da quel momento è l’inferno. Nella casa fanno irruzione tre individui, il volto è coperto da un cappuccio. Sono armati di bastoni e cominciano a pestare i transessuali. Volano offese, la coppia viene aggredita a furia di calci, pugni, bastonate: il più vecchio dei due viene colpito in pieno volto da un destro, peggio andrà al convivente portato in ospedale per essere medicato. L’azione durerà pochi, ma interminabili, minuti. «E’ stato tutto molto veloce — racconta fermo sull’ingresso di casa il 43enne —, picchiavano con violenza, mi hanno fatto molto male. Sospetti? Nessuno, non abbiamo mai subito niente di simile».

Perché quell’aggressione? Dagli inquirenti, al momento, poco o nulla trapela, c’è un’indagine in corso, una pista da seguire top secret. Dei tre incappucciati si conosce poco: potrebbero essere stranieri, forse legati in passato ai due transessuali. Vecchi clienti? Possibile. «Uno di sicuro era straniero — confida la vittima —, gli altri forse italiani». Ma non è esclusa nemmeno l’ipotesi dell’omofobia.

Dopo lo scandalo dell’ex governatore del Lazio Marrazzo e la successiva morte di Brenda, si è cominciato a parlare molto dei transessuali. “Ma noi con i fatti di Roma non abbiamo nulla a che vedere — continua il 43enne brasiliano — Se abbiamo paura? No, assolutamente”. Uno dei due ha riportato ferite ad una gamba, al volto e ad un braccio, prognosi una decina di giorni. Il compagno qualche giorno in meno. Tutti e due ieri erano già a casa, a riposare e a domandarsi il perché, l’altra notte, sono divenuti oggetto di quel pestaggio. Alla polizia le risposte.

di Nicola Bianchi

Fonte:

Il Resto del Carlino

Altre fonti:

A Perugia…

Estense

Il Corriere di Bologna


Salerno 03 dicembre 2009 Aggressione in via San Gregorio VII Colpo di pistola contro un trans

Potrebbe essere stato un tentativo di rapina a ma­no armata finito male il motivo del ferimento

Potrebbe essere stato un tentativo di rapina a ma­no armata finito male il motivo del ferimento di un transessuale saler­nitano di 24 anni, avvenuto nella tarda serata di ieri. La vittima era da solo in casa, un appartamento sito a piano terra, al civico 12 di via San Gregorio VII, nel cuore del centro cittadino, a pochi passi dal quartiere Mutilati. Poco dopo le 21.30, il transessuale (che da dieci giorni appena aveva preso in fitto appartamento) è stato aggredito sul pianerottolo da un individuo che lo ha colpito con il calcio di una pistola alla testa per poi esplo­dere anche un colpo. L’aggressore si è immediatamente dato alla fu­ga, mentre la vittima è riuscita ad allertare la polizia. Sul posto sono giunti gli agenti della questura di Salerno, gli esperti della scientifica e i soccorritori del 118. A bordo dell’autoambulanza il trans è stato trasportato presso il pronto soccor­so dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Fuorni dove i sanitari gli hanno prestato le cure del caso, suturando la ferita alla testa. Pochi minuti dopo il feri­mento, sul posto è giunto anche il fratello della vittima. Gli agenti hanno raccolto tutte le prove e gli indizi possibili per l’identificazio­ne dell’aggressore, compreso il bossolo del proiettile. La scientifi­ca ha rinvenuto il bossolo del col­po esploso ma non ha individuato nessun foro nelle pareti del piane­rottolo. Una circostanza, questa, che confermerebbe l’uso di una pi­stola a salve da parte dell’aggresso­re. In ospedale il trans ha riferito di essere stato seguito fino a casa da due persone.

Umberto Adinolfi

Fonte:

Il Corriere della Sera

Altre fonti:

Il Corriere del Mezzogiorno

Napoli 03 dicembre 2009 Transessuale brasiliana ferita da connazionale

La vittima era costretta a pagare la somma di 100 euro al giorno all’uomo per potersi prostituire con tranquillità. Quando si è trasferita a casa di un’amica per sfuggire alle vessazioni è stata ferita alla mano con un coltello dopo essere stata sottoposta a una macumba

Una transensessuale brasiliana è stata accoltellata da un suo connazionale che la minacciava e la ricattava pretendendo 100 euro al giorno per permetterle di prostituirsi ‘con tranquillità’. L’aggressore, Oliveira Dos Santos Helton di 27 anni, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio e sfruttamento della prostituzione.

La vittima abitava da circa due in mesi in una casa messa a disposizione di Oliveira; stanca di pagare anche quando non lavorava, e delle continue minacce, ha deciso di trasferirsi a casa di un’amica. E’ stato allora che Oliveira l’ha raggiunta e con l’intenzione di spaventarla e farla tornare nella sua casa.

Per intimidire la trans ha addirittura organizzato una macumba, gettando piume di uccello e uova marce contro la porta della nuova casa. Poi, l’aggressione con un coltello: Oliveira ha sferrato diversi colpi, per fortuna riuscendo a colpire la vittima solo ad una mano. Secondo i carabinieri il brasiliano sfruttava allo stesso modo anche altri transessuali.

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Libero news

Il Mattino

Roma 02 dicembre 2009 Omosessuali e trans non entreranno nel Regno dei Cieli. La pillola del giorno dopo è un assassinio. Meno grave comprare una rivoltella. La vita va difesa sempre dall’inizio sino alla sua fine naturale

La cosiddetta pillola del giorno dopo o meglio aborto chimico, é stata al centro di valutazioni diverse ed anche polemiche. Ne abbiamo discusso con il cardinale messicano Javier Lozano Barragan, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Pastorale per la salute. Eminenza, qual é il suo giudizio sulla pillola del giorno dopo?: ” che é una pillola che ha effetti abortivi e come tale, l’aborto va considerato un assassinio”.Il cardinale lo ripete con calma: ” ogni aborto, in quanto soppressione di una vita umana, é un crimine, un delitto e merita una punizione”. Si é pensato, dietro severe valutazioni, di permetterla in strutture ospedaliere: ” io non mi interesso delle cose italiane o di singoli stati, ma la mia idea é che libera o dietro guardia medica, la sostanza non cambia affatto. Si tratta sempre e comunque di un mezzo abortivo e come tale, rappresenta una violazione gravissima della vita umana che é sacra ed inviolabile, che nessuno può manipolare a suo piacimento ed é un dono di Dio”. Il cardinale fa un paragone: ” questa storia mi sembra assimilabile a chi compra una rivoltella in un negozio. Colui il quale esce con una pistola é potenzialmente pericoloso, di fatto ha la possibilità di trasformarsi in omicida se la usa male e contro la legge. Ma é un potenziale criminale, lo diventa solo se agisce male. Chi abortisce non é potenziale, ma di fatto, in quanto ammazza. Pertanto la condotta di chi compie e pratica un aborto é sicuramente più grave di chi compra un revolver nell’armeria”. Eminenza, quando inizia la vita?: ” la scienza lo dice, da quando lo spermatozoo entra nell’ovulo. Allora già esiste una vita ed é sacra. Lo ripeto, sopprimere una esistenza umana ,salvi i casi di emergenza, é un crimine e merita questa definizione, non ho dubbi”. E se si usa in ospedale?: ” non cambia nulla. E’ assassino chi amazza fuori o dentro la clinica, sia che lei compia la esecuzione in caserma o nel domicilio particolare della vittima, le modalità possono solo aggravare l’evento, ma pur sempre di assassionio si tratta”. Eminenza passiamo ad altro tema caldo. In che modo valuta sia la omosessualità che i trans?: ” trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io,ma San Paolo”. Ma se una persona é nata omosessuale?: ” non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli. Tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio”.

Bruno Volpe

Fonte:

Pontifex

Altre fonti:

Ellexelle

Leggo.it

Milano 01 dicembre 2009 Gay aggredito da tre giovani in un fast food il pestaggio davanti a diversi testimoni

Inseguito, l’uomo si era nascosto in un Mc Donald’s ma era stato raggiunto, picchiato e insultato

Si è salvato riuscendo a rifugiarsi nell’ufficio del direttore

Si era fermato con la sua auto in una zona frequentata da uomini dediti alla prostituzione, per questo è stato picchiato a sangue da tre ragazzi, tutti italiani di circa 25 anni, vestiti di nero, che lo hanno seguito dentro un Mac Donald’s di via Rubicone, lungo la statale Milano-Meda. L’aggressione omofoba è avvenuta intorno alle 23 di ieri e la vittima, un italiano di 47 anni, ha raccontato alla polizia di aver notato, prima dell’aggressione, i tre ragazzi a bordo di una station-wagon mentre si trovava nel piazzale del cimitero di Bruzzano, dove ogni sera si prostituiscono uomini di ogni età.

Il gruppo aveva cercato di bloccare la sua auto, accendendo i fari abbaglianti. Spaventato, l’uomo si era quindi allontanato per poi rifugiarsi nel Mac Donald’s, dove era stato comunque raggiunto e picchiato. Tutto è avventuto davanti a diversi testimoni. I tre lo hanno buttato a terra per poi riempirlo di calci e pugni al volto, e gridando insulti pesanti ma l’uomo è riuscito a liberarsi entrando nell’ufficio del direttore del fast food. Gli agenti della Questura stanno cercando di risalire all’identità dei componenti della ‘spedizione punitiva’ anche attraverso le telecamere a circuito chiuso di cui è dotato il locale.

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

TGCom

Politica Live

Leggo.it


Bologna 01 dicembre 2009 Caffarra durissimo contro i Dico “Ingiusto trattare in modo uguale i diversi”

Lettera aperta al presidente della Regione Vasco Errani che con la giunta di viale Aldo Moro vuole estendere il welfare alle coppie di fatto. “Dio vi giudicherà, anche chi non crede alla sua esistenza, se date a Cesare cio che è di Dio stesso”

In una lettera rivolta al presidente dell’Emilia-Romagna Vasco Errani, alla Giunta e al Consiglio regionali il cardinal Carlo Caffarra attacca duramente la proposta di legge regionale che vuole estendere i servizi sociali anche alle coppie di fatto, cioè non unite dal matrimonio, omosessuali o eterosessuali che siano.

“Onorevoli signori, è la mia coscienza e responsabilità di cittadino, di cristiano e di vescovo che mi induce a rivolgervi questo appello”. Inizia così la lunga lettera del cardinale. “Nell’omelia promunciata in San Petronio il 4 orrobre dissi che chi non riconosce la soggettività incomparabile del matrimonio e della famiglia ‘ha già insidiato il patto di cittadinanza nelle sue clausole fondamentali’. E’ ciò che fareste, se quel comma fosse approvato: un attentato alle clausole fondamentali del patto di cittadinanza [...]. L’approvazione eventuale avrebbe a lungo andare effetti devastanti sul nostro tessuto sociale. Il matrimonio e la famiglia fondata su di esso è l’istituto più importante per promuovere il bene comune della nostra regione. Dove sono erosi, la società è maggiormente esposta alle più gravi patologie sociali”.

Replica così chi nella Giunta vorrebbe con questa proposta di legge azzerare una discriminazione verso le coppie non sposate: “Se è ingiusto trattare in modo diverso gli uguali, è ugualmente ingiusto trattare in modo uguale i diversi”.

E conclude così: “Onorevoli signori, come cittadino, cristiano e vescovo, rispetto la vostra autorità [...] ma con la stessa forza e convinzione vi dico che vi possono essere leggi gravemente ingiuste, come sarebbe questo comma se venisse approvato, che non meritano di essere rispettate [...]. Vi chiedo di accogliere questo appello, di riflettere seriamente prima di prendere una decisione che potrebbe a lungo termine risultare devastante per la nostra Regione. Dio vi giudicherà, anche chi non crede alla sua esistenza, se date a Cesare cio che è di Dio stesso”.

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La Repubblica

Anagni 27 novembre 2009 Negato Auditorium per il libro di Luxuria. Il sindaco: «I trans sono persone malate»

L’ex parlamentare era stato invitato dai giovani dell’associazione «La guerra di Piero»

La denuncia arriva da Mario Michelangeli, segretario del PdCI del Lazio. «I giovani dell’associazione ‘La guerra di Pierò hanno richiesto all’amministrazione comunale l’utilizzo dell’auditorium per la presentazione del libro di Wladimir Luxuria Le parole non dette. La sala è, da sempre,utilizzata per tali attività. Il sindaco, Carlo Noto del Pdl, ha rifiutato la richiesta per la sala con la sconvolgente motivazione che trattasi di iniziativa che parla di transessuali e, quindi, a suo dire, di persone malate e che tali argomenti sono inadatti e diseducativi».

MEDIOEVO – «Anagni è una meravigliosa cittadina medievale in provincia di Frosinone ed oggi ha un sindaco che sembra sia rimasto, appunto, a quell’epoca; almeno a giudicare da quanto è accaduto in questi giorni in merito ad un significativo evento culturale». Le affermazioni del sindaco – aggiunge Michelangeli – oltre che paradossali sono un grave atto di omofobia, di censura, di intolleranza ed inciviltà. I giovani organizzeranno comunque la presentazione del libro, del quale si è parlato ovunque e in numerose trasmissioni televisive, ma è certo che ad Anagni si è vissuta una pagina oscura che offende la sua storia, la sua cultura e la sua gente. Esprimo totale solidarietà ai giovani dell’associazione e a Luxuria per tale vergognoso accadimento».

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Il Corriere

Urbino 26 novembre 2009 Film e dibattito su omofobia? Liceo dà l’altolà agli studenti

I ragazzi del ‘Raffaello’ di Urbino volevano proiettare prima dell’assemblea la pellicola Leone d’Oro ‘I segreti di Brokeback Mountain’. Ma il dirigente scolastico blocca tutto: “Argomento troppo delicato”. E consiglia di coinvolgere organi di istituto e genitori

A Urbino gli studenti del liceo ‘Raffaello’ volevano tenere, sabato prossimo, un’assemblea scolastica sull’omofobia, invitando Arcigay. Contestatualmente era prevista la proiezione di un film a tema. Questione “troppa delicata” per non coinvolgere organi di istituto e genitori, è stata la risposta del dirigente scolastico, che ha bloccato tutto.

Il presidente di Arcigay Agorà Valerio Mezzolani e il vice presidente Luca Perilli protestano, e annunciano una lettera aperta ai ministri Mara Carfagna (Pari opportunità) e Giorgia Meloni (Gioventù). Per l’associazione, la censura “è assurda, tanto più dopo che il ministro Carfagna ha promosso uno spot, trasmesso in questi giorni da tv, radio e internet, sulla lotta all’omofobia, finalmente riconosciuta come pericolosa forma di razzismo specifico”.

Gli studenti del ‘Raffaello’ volevano proiettare prima del dibattito il film leone d’oro a Venezia ‘I segreti di Brokeback Mountain’, già passato in televisione. Ma, spiegano Mezzolani e Perilli, il dirigente scolastico ha fermato l’inziativa, perché la pellicola è vietata ai minori di 14 anni, e l’argomento che tratta è, appunto, “troppo delicato”.

“Premessa la legittimità formale dell’intervento della scuola – dice l’Arcigay – non si può non considerare che l’età degli studenti di un liceo va dai 14 anni in su, che i genitori potrebbero sempre imporre ai figli di non assistere alla proiezione del film limitandosi a partecipare al dibattito, o a non parteciparvi affatto”.

“E che mentre il ministero per le Pari opportunità lancia la prima campagna pubblica di informazione contro la piaga sociale dell’omofobia, facendo entrare nelle case di milioni di italiani, senza distizione di età, uno spot di promozione sociale, il dirigente di un liceo non ha il coraggio di fare svolgere un dibattito sul tema”.

“La radice dell’omofobia e della violenza intollerante – concludono Mezzolani e Perilli – si può sconfiggere agendo proprio sulle donne e sugli uomini di domani. Speriamo che l’iniziativa si faccia, e si allarghi ad altre scuole della provincia e della regione”.

Fonte:

Il Resto del Carlino

Altre fonti:

Notiziegay

Gaynews

Gaywawe

L’Occhio della ValCesano

Reggio Calabria 25 novembre 2009 Arcigay, a Polistena manifesti PDCI contro Consigliere omosessuale

A Polistena, nel reggino, ”la sezione Gramsci dei Comunisti Italiani ha ritenuto di tappezzare la cittadina con manifesti d’attacco a Massimo Frana, che ricopre da anni un incarico istituzionale all’interno dello stesso Comune e da anni sta promuovendo tutta una serie di battaglie che vanno nella direzione di favorire l’affermazione dei diritti Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), in un territorio difficile come quello nel quale vive”. Lo rende noto il presidente di Arcigay Eos Calabria, Federico Cerminara, che definisce quanto accaduto ”un attacco estremamente volgare, che fa chiara allusione all’orientamento sessuale di Frana”.

Il presidente dell’Arcigay Calabria ”censura” l’episodio ”poiche’ e’ inconcepibile che la politica utilizzi la sfera privata di un cittadino per esprimere un eventuale dissenso nella sfera pubblica”. ”La politica, quella sana -aggiunge Cerminara- dovrebbe basare il confronto sui valori, sul confronto e sulla dialettica, soprattutto in questo periodo storico nel quale i valori cedono il posto ai personalismi”. Proprio il segretario della sezione locale dei Comunisti Italiani, racconta Cerminara, e’ uscito dichiaratamente dalla sala Consiliare quando e’ stato approvato il Regolamento contro le discriminazioni di genere (tra i primi in Italia e primo in assoluto in Calabria).

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LiberoNews

Roma 24 novembre 2009 In via Due Ponti agguati senza fine “Aggredita sul pianerottolo di Brenda”

La denuncia della trans Fabiola: “Ieri all´alba pestata da due uomini”

Un´altra trans aggredita, proprio sullo stesso pianerottolo dove viveva Brenda. Ancora paura in via Due Ponti. Fabiola, originaria di San Paolo, è una delle trans che venerdì sono state sentite in questura sulla morte di Brenda.

Ieri all´alba stava rientrando a casa dopo la notte al lavoro, quando si è trovata davanti due uomini. «Erano circa le cinque – racconta mentre con la mano si tocca continuamente il polso dolorante – ero sola in macchina. Sono salita per parcheggiare e mi sono trovata davanti un uomo, alto, che cercava di fermarmi. Ho subito pensato che fosse un cliente e gli dicevo di no, che avevo finito di lavorare. Ma lui insisteva e io ho iniziato ad avere paura. Ho ingranato la retromarcia per andarmene, ma un´auto si è messa perpendicolare e non mi lasciava passare. Io ero terrorizzata, ho suonato il clacson. Credo che qualcuno si sia affacciato e abbia urlato qualcosa perché l´altro uomo, quello che a piedi aveva cercato di avvicinarmi, è salito sulla station wagon grigia dell´amico e sono andati via».

Ma non finisce così. È ancora spaventata Fabiola. Indossa occhiali da sole per coprire l´occhio sinistro, gonfissimo. «Dopo quello che era successo non me la sono sentita di andare a casa, così sono passata da un´amica. Alle 9 circa – racconta – sono uscita di nuovo, ho preso la macchina e sono andata verso casa, ma invece di parcheggiare proprio sotto in via Due Ponti, sono andata all´altra piazzola. Quando però ho disceso le scale che portano all´ingresso del mio palazzo, quei due erano ancora lì. Quello alto sempre a piedi e l´amico sempre sulla familiare grigia. Prima mi ha chiesto quanto volevo. Io ho ripetuto che non stavo lavorando e sono corsa su per le scale. Ma lui non mi mollava, mi seguiva. E quando in fretta e furia ho cercato di entrare in casa, lui mi è saltato addosso. “Dammi le chiavi di casa, mi ripeteva, dammi le chiavi”. Mi ha tirato un cazzotto, io sono caduta. E allora si è accanito si di me con calci e pugni. Poi mi ha strappato i vestiti. Voleva il mazzo di chiavi che tenevo fra le mani, ma io non ho ceduto. Mi sono difesa come potevo. L´ho graffiato in viso, gli ho dato un calcio. E, soprattutto, ho urlato. Chiedevo aiuto. Tanto da essere sentita dalla vicina che è uscita e si è messa ad strillare. Solo allora quell´uomo è andato via».

Ma le grida di Fabiola sono state sentite da tutti: molte trans hanno visto quei due fuggire a bordo della macchina grigia. «Erano italiani», non ha dubbi la vittima. Ma non riesce a spiegare il perché di quell´agguato: «Non mi hanno chiesto né il telefono né i soldi. Volevano solo le mie chiavi di casa e non capisco perché».

I vicini hanno chiamato subito il 112, ma lei non ha fatto denuncia, se ne era già andata quando sono arrivati i carabinieri del radiomobile: «Volevo solo andarmene lontano da qui e poi ormai non mi fido più di nessuno. Ora sono tornata solo per fare la valigia, me ne voglio andare da Roma. Prima Brenda, ora me. Questo è un incubo».

di Maria Elena Vincenzi

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

ElleXelle

IAL Roma Lazio


23 novembre 2009 Facebook: oscurato il sito della dj antiomofobia Posi Argento

Posi, da qualche giorno vittima di una censura che ha fatto si che venisse oscurato il suo canale Facebook, per contenuti non idonei e materiale violante l’etica morale a seguito di segnalazioni pervenute per i singoli “Voglio farmi la dj” e “Lamette”(la cronistoria è disponibile al seguente indirizzo: www.posi.it/censured.html), è stata tra i primi Artisti ad accettare con estremo orgoglio la proposta del M.e.i. (Meeting etichette indipendenti), al fine di schierarsi contro l’omofobia. “Quando mi hanno chiesto di partecipare a questo evento, mi sono sentita oltre che lusingata, fortunata di poter esporre in prima linea le mie idee, a difesa di chi ne è stato ingiustamente vittima. E sono fiera di poterlo fare. Di poter denunciare con la musica, con le mie parole, quello che viene taciuto. Ancora una volta.”

L’importante iniziativa si chiamerà: “Musica contro l’omofobia” e si terrà al M.e.i aFaenza. Insieme a Posi molti altri esponenti dello stesso pensiero, che sopra ogni cosa vogliono metterci la faccia: Ciri Ceccarini, Vladimir Luxuria, l’onorevole Anna Paola Concia, e tanti ancora.

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Musikiamo

Bologna 22 novembre 2009 Curia e Comune, scintille sui gay

Duro attacco del vescovo: “A quel festival non bisognava dare fondi”. La replica del sindaco: “Non decidiamo su base ideologica”. “Che vergogna finanziare Gender Bender”. “Noi non censuriamo”

«Gender Bender? Una vergogna per chi l´ha pensato e finanziato». Sulla rassegna del Cassero si consuma il primo confronto diretto tra Curia e Comune. Da una parte monsignor Ernesto Vecchi, che attacca il festival del Cassero e chi gli concede risorse, tra cui Palazzo D´Accursio. Dall´altra il sindaco Flavio Delbono, che replica: «Noi non censuriamo su basi ideologiche le manifestazioni culturali».

Non è proprio andata giù, alla Curia di via Altabella, quella rassegna all´insegna del “Corpus Domina”. Lo aveva messo nero su bianco Avvenire, nell´editoriale pubblicato su Bologna Sette l´8 novembre, in cui si aizzava la rivolta contro chi spende denaro pubblico per «offendere il sentimento religioso dei bolognesi». E ieri Monsignor Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare della Curia, ha ribadito il concetto. Intervenendo al XIX Convegno delle Caritas parrocchiali, il numero due di Via Altabella ha attaccato Facebook – «anche lì c´è Satana» – e ha definito Gender Bender «una vergogna titolata in modo blasfemo». Una vergogna soprattutto averlo finanziato, a scapito «delle scuole» – la Curia ha chiesto un aumento delle risorse per le materne cattoliche – e «delle esperienze caritative che molte volte vengono ignorate dagli elenchi contributivi. In compenso si danno soldi a “cosine” un po´ meno importanti come il Gender Bender».

Fischiano le orecchie al Comune, che a quella rassegna ha concesso un finanziamento di undicimila euro. Una scelta che Delbono ha difeso in nome del «pluralismo delle manifestazioni culturali» su Repubblica l´11 dicembre. Anche se, ha poi ammesso a E´tv (l´emittente di proprietà della Curia), la rassegna ha avuto un finanziamento «di cui io non sapevo nulla». Ieri, di fronte alle parole dirette di Vecchi, il primo cittadino è tornato sulla vicenda, stavolta con una replica piccata: «Le iniziative culturali sono per loro natura pluraliste, e decidere di finanziarle solo su base ideologica sarebbe una censura. E questo non è certo compito del Comune».

E´ il primo botta e risposta tra sindaco e Curia, dopo un inizio di mandato all´insegna di rapporti molto amichevoli, suggellati dall´inchino del primo cittadino davanti al cardinale a Villa Revedin, il 15 agosto. E il feeling non è spezzato. Lo stesso Vecchi, informato della replica di Delbono, nega che il sindaco sia nel mirino: «Io non l´ho attaccato. Non ce l´ho assolutamente con lui. Lui è costretto a dire così, a difendersi, io capisco. Io ce l´ho contro una cultura che non è cultura ma è ciarpame. Con chi dà finanziamenti sbagliati, con chi dimentica che la carità senza verità è un fatto vuoto. Noi abbiamo tante realtà della carità che spendono soldi loro volontariamente, e ce l´ho con chi spende soldi degli altri gratuitamente».

Fonte:

La Repubblica

Napoli, 21 novembre 2009 Trans sequestrata e violentata sul lungomare di via Caracciolo

Una giovane trans, 22 anni ha denunciato di essere stata sequestrata e violentata due notti fa, intorno alle 3 mentre stava passeggiando in via Caracciolo. La vittima ha raccontato che tre uomini che si trovavano a bordo di un auto l’avrebbero costretta ad entrare con la forza nella vettura e poi costretta a subire delle violenze. La trans e’ stata poi lasciata nella centralissima piazza Bellini. La giovane si e’ poi recata in ospedale dove si e’ fatta curare per le escoriazioni, le botte ricevute e le violenze subite. Le sue condizioni non sono gravi e dopo le cure e’ tornata a casa. Su questa vicenda sta svolgendo indagini la polizia.

Fonte:

AdnKronos

Altre fonti:

SiciliaInformazioni

Interfree

VirgilioNotizie

Newstin

Roma, 20 novembre 2009 Morta carbonizzata la trans Brenda

Ancora un morto nella vicenda di via Gradoli. Dopo la morte del pusher, Gianguarino Cafasso, trovato cadavere a settembre, mentre la trattativa sul video era in pieno corso, ora arriva il decesso del trans Brenda, anche lei coinvolta nello scandalo che ha travolto il presidente della Regione di Piero Marrazzo.

Questa mattina, il suo corpo è stato trovato carbonizzato all’interno di un appartamento, in via Due Ponti. Lo si apprende da fonti investigative. Sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma. Nell’appartamento della trans sarebbe stata trovata una bottiglia di whisky e sul suo corpo non sembra siano stati trovati segni di violenza. Ma c’è il particolare che avrebbero notato i primi accorsi sul luogo a destare dei dubbi: vicino a Brenda ci sarebbero state delle valige pronte.

La morte sarebbe avvenuta in seguito ad un incendio. La vittima sarebbe stata identificata grazie alle dichiarazioni di una persona accorsa sul posto che ha dato anche l’allarme ai vigili del fuoco. Il rogo si è sviluppato in un locale seminterrato. La procura di Roma ha disposto i rilievi del medico legale, si sta procedendo agli accertamenti e ai rilievi della polizia scientifica.

Brenda, trans brasiliano, era stata coinvolta nella vicenda del video con cui sarebbe stato ricattato l’ex presidente della regione Lazio Marrazzo. Il trans era stato sentito dagli inquirenti della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul ricatto che aveva visto come vittima l’ex presidente Marrazzo.

A intervenire sul posto per primi sono stati i vigili del fuoco, che intorno alle 5.30 hanno spento le fiamme. Ancora da accertare le cause dell’incendio. Sul posto gli uomini della polizia scientifica e della Squadra Mobile sono a lavoro per ricostruire le dinamica della vicenda. Sul corpo di Brenda verranno effettuati i rilievi medico legali.

Pochi giorni fa, l’8 novembre Brenda era stata rapinata e picchiata da un gruppo di ragazzi sulla Cassia: i carabinieri, chiamati al 112, l’hanno trovata ubriaca e con delle escoriazioni, e quando i militari si sono avvicinati il trans aveva cercato di farsi del male da sola sbattendo la testa su un’auto in sosta; portata in ospedale aveva cercato di aggredire i sanitari e si era ferita con delle forbici. Per lei, una prognosi di 5 giorni. Durante l’aggressione a Brenda era stato sottratto il cellulare.

Fonte:

L’Unità

Altre fonti:

Ansa

Il Mattino

Il Sole 24 ore

Tg24 Sky

Il Corriere


Napoli, 17 novembre 2009Minaccia e aggredisce transessuale. Arrestato giovane

In pieno giorno, ha chiesto a un transessuale il prezzo di una prestazione sessuale, lo ha aggredito e minacciato con una bottiglia, gli ha sottratto la borsa ed è scappato ma è stato arrestato poco dopo dalla polizia. E’ accaduto ieri pomeriggio in Via Brin, all’altezza del parcheggio comunale di Napoli. L’arrestato si chiama Armando Fiorentino, 26 anni. Dovrà rispondere di rapina aggravata.

Il transessuale ha 34 anni ed era in attesa di clienti. La borsa gli è stata restituita. L’operazione è stata condotta dagli agenti del commissariato Vasto-Arenaccia. Decisiva è stata la collaborazione del trans che ha descritto il rapinatore aiutando così la polizia a rintracciarlo e arrestarlo.

Fonte:

Lunaset

Roma, 15 novembre 2009 Trans aggredita alla Bufalotta

Trasportata al S.Andrea in codice giallo

Una transessuale brasiliana di 39 anni è stata soccorsa intorno alle 12.30 di ieri in un prato, dove si trovano anche alcune roulotte, in via Marcigliana, tra Settebagni e la Bufalotta, periferia nord-est della Capitale.

Ai soccorritori la trans, che presentava diversi lividi ed ecchimosi, ha raccontato di aver subito un’aggressione e di essere stata lasciata per terra. È stata trasferita in codice giallo all’ospedale Sant’Andrea. Pochi giorni fa, un’altra trans Brenda, finita sotto i riflettori per lo scandalo che ha coinvolto l’ormai ex-governatore del Lazio Piero Marrazzo, è stata coinvolta in una rissa avvenuta in zona Due Ponti. Forse un tentativo di rapina per rubarle l’incasso dell’attività di prostituta.

Fonte:

Il Tempo

Altre fonti:

Notiziegay

15 novembre 2009 Europa e discriminazione verso i gay: Italia terza, dopo Cipro e Grecia.

Un’indagine realizzata dalla Commissione Europea ha studiato la condizione omosessuale nel nostro continente e ha scoperto che una persona su sei, in Europa, racconta di come abbia incontrato la discriminazione su base razziale, religiosa e d’orientamento sessuale.

Dal 2008 sembra comunque che, limitatamente all’orientamento sessuale, la discriminazione stia diminuendo. Ma il 47% degli Europei pensa che sia ancora diffusa su larga scala mentre, se la domanda viene posta in altri paesi, la situazione si modifica notevolmente. A Cipro il 66% degli intervistati, Grecia 64% e Italia e Francia il 61%. Tutta la zona del bacino Mediterraneo sembra essere colpita dal fenomeno della discriminazione sessuale (ad esclusione, ovviamente, della liberale e tollerante Spagna).

Da notare come, per i Bulgari o i Cechi, invece, questo non sia nemmeno considerato un problema: solo il 22% di loro, infatti, ritiene che sia un problema la discriminazione Lgbt: per il restante non è nemmeno da considerare tale. E la percentuale sale in Slovacchia (27%) ed Estonia (28%).

Fonte :

Queerblog

Como, 10 novembre 2009 Documentario su coppie gay. Il Comune nega sala e patrocinio

Palazzo Cernezzi dice «no» a un appuntamento sulle tematiche omosessuali e l’associazione ComoGayLesbica manifesta la sua indignazione. Ieri il Comune ha respinto la richiesta di patrocinio e di utilizzo dell’auditorium della Biblioteca comunale per la proiezione del documentario «Due volte genitori», come sottolinea ComoGayLesbica in un comunicato «senza fornire alcun tipo di spiegazione sul diniego neanche dopo ripetute sollecitazioni». Quindi, niente sala per il film che, ricorda l’associazione di via Lissi 8, «parla delle tematiche omosessuali dal punto di vista dei genitori e ha avuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale: Claudio Cipelletti assieme all’Associazione genitori di omosessuali (Agedo), tra l’altro candidata all’Ambrogino d’oro nel Comune di Milano, sono i proprietari del film che detengono i copyright. La proiezione voleva rappresentare un importante momento di confronto e di dibattito in risposta ai recenti episodi di omofobia che si stanno verificando su tutto il territorio nazionale». «Siamo sconcertati da questo rifiuto» commenta il vicepresidente di Como GayLesbica, Paolo Gerra. Che prosegue: «È in antitesi a quanto affermato dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna a conclusione del primo incontro del tavolo di lavoro ministeriale, in cui la presidenza del Consiglio dei Ministri ha illustrato le importanti iniziative mediatiche che verranno a breve rfealizzate contro l’omofobia». Conclude Gerra: «Per questa iniziativa, non ci siamo appoggiati all’Arci perchè volevamo fosse più visibile possibile e non etichettata e la Biblioteca è la sede ideale. Presenteremo presto al Comune una nuova richiesta».

Sintetica la spiegazione di Tullio Saccenti, capo gabinetto del sindaco: «È stato Bruni a bocciare l’iniziativa». Ma non si nasconde dietro al sindaco l’assessore Sergio Gaddi, il cui assessorato è ribattezzato da ComoGayLesbica «… alla cultura omofobica e impari opportunità»: «Condivido la scelta del sindaco: anch’io avrei detto di no. Concedere un pubblico patrocinio a questa proiezione avrebbe significato riconoscerle un valore. Ritengo una coppia omosessuale di genitori un’aberrazione innaturale. Poi, in privato, ognuno fa quello che vuole…».

Andrea Cavalcanti

Fonte:

La Provincia

Altre fonti:

River

LaProvincia il quotidiano di Como online


Palermo, 09 novembre 2009 Coppia gay sbattuta fuori da un locale per un bacio

Due ragazzi di circa 20 anni stavano trascorrendo il sabato sera in una discoteca del capoluogo siciliano quando, per essersi baciati, sono stati cacciati dal buttafuori.

Cacciato da un noto locale palermitano, il Birimbao, per un bacio dato ad un amico. I fatti, secondo la testimonianza di un giovane gay di 21 anni riportata dal “Giornale di Sicilia”, sarebbero avvenuti sabato scorso. A quanto racconta il ragazzo, a scatenare la furia dei proprietari e del buttafuori sarebbe stato un bacio, solo ed esclusivamente un bacio. “Trattato come un delinquente per un bacio come tanti, un bacio e basta, nessuna oscenità – assicura il 21enne -. Sono stato sbattuto contro un muro, preso di peso e messo alla porta”. I gestori del Birimbao, naturalmente, difendono se stessi e l’operato del loro buttafuori accennando a “atteggiamenti eccessivi” per i quali altri clienti si erano lamentati.

Sempre i gestori raccontano di avere ripreso i due ragazzi un paio di volte e di averli invitati ad uscire alla terza volta. “Non c’è stata alcuna violenza – assicurano -. Nella confusione uno dei ragazzi ha fatto resistenza e il buttafuori lo ha preso per il braccio”.

A prescindere dal fatto che ci sia stata o meno violenza da parte del buttafuori, nel qual caso, ovviamente, l’episodio sarebbe ancora più grave, ma a noi non è mai successo di vedere una coppia etero che viene buttata fuori da un locale per essersi scambiata un bacio. Le associazioni palermitane hanno chiesto che i gestori del locale chiedano scusa per quello che è almeno, scrivono, “un abuso rispetto alle leggi che regolano i pubblici esercizi”.

Fonte:

Gay.it

Altre fonti:

YahooNotizie

Barimia

Julienews

Gaynews

Roma, 09 novembre 2009 Finisce in ospedale Brenda,uno dei trans del caso Marrazzo

Coinvolto in una rissa ha poi dato in escandescenze all’arrivo dei carabinieri

Brenda, uno dei transessuali coinvolti nella vicenda dell’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, è finito in ospedale stanotte, dopo essere stato coinvolto in una rissa e aver dato in escandescenze all’arrivo dei carabinieri. Ferito al volto e in evidente stato di alterazione, probabilmente perché ubriaco, il transessuale è stata trovato dai carabinieri in via Biroli, nei pressi della via Cassia.

IN OSPEDALE – Ad avvertire i carabinieri sono stati alcuni passanti che hanno chiamato il 112 segnalando che in strada stava avvenendo una rissa o una aggressione che coinvolgeva un transessuale. Secondo quanto si è appreso, la pattuglia dei carabinieri, una volta arrivata sul posto, ha avvertito il 118 perché Brenda ha cercato di farsi del male provando a dare delle testate contro una macchina. Bloccato, è stato portato all’ospedale villa San Pietro, dove ha dato nuovamente in escandescenze. Sedato, è stato quindi dimesso con cinque giorni di prognosi.

Fonte:

Il Corriere

Altre fonti:

L’Espresso

AdnKronos

GregNotizie

Roma, 08 novembre 2009 Minacciati con un coltello fuori da Muccassassina

Ennesimo attacco omofobo venerdì notte, a poche decine di metri dal Qube, con un gruppo di ragazzi gay minacciati con un coltello, al grido “froci di merda”

Ci risiamo.

Un altro triste episodio di violenza omofoba si aggiunge alla già lunghissima lista che da sei mesi a questa parte sta contribuendo a terrorizzare gli omosessuali della capitale.

A raccontarci l’incredibile nottata di venerdì 6 novembre un ragazzo, che ha vissuto in prima persona la scioccante aggressione, tanto da averci chiesto di mantenere l’anonimato.

Sono le 6 del mattino. La serata Muccassassina al Qube, in Via di Portonaccio, è da poco finita. Un gruppo di amici sta facendo colazione al Bar Anda, in Via Giuseppe Arimondi, a pochi metri dal locale.

Il clima è festoso, i ragazzi sono assonnati ma scherzano e ridono. Parlano di un certo Mario, lo fanno a voce alta. La discussione attorno a questo nome si infiamma, passa un uomo, uno dei ragazzi per scherzare lo saluta apostrofandolo proprio con quel nome: “ciao Mario”.

Non l’avesse mai fatto. L’uomo si volta di scatto come una furia, avventandosi sui ragazzi ed aggredendoli verbalmente. “Froci di merda, dovete stare attenti, io vi ammazzo, io vi gonfio, vi spacco il culo e senza vasellina! Già me so fatto due anni de galera, non me ne frega un cazzo de tornacce!”.

Passata la sfuriata, l’uomo si incammina verso la propria macchina. Uno dei ragazzi, ancora sconvolto, lo segue per tentare di spiegarsi, per cercare di fargli capire che stavano scherzando e che non stavano parlando di lui, quando l’uomo, una volta aperto lo sportello, si rigira, con un coltello in mano, preso probabilmente dal cruscotto dell’auto.

Il terrore a questo punto si impossessa dei ragazzi, che entrano immediatamente all’interno del bar, in cerca di riparo. Qui, una volta chiamata la polizia, devono assistere allo show dell’uomo, rimasto fuori dal bar ad inveire, insultandoli e minacciandoli con il coltello. Informato dall’arrivo della polizia, l’uomo, insieme ad un amico arrivato in suo aiuto, fugge, lasciando alle sue spalle una notte di terrore.

Oltre un’ora dopo la richiesta di soccorso la polizia fa finalmente la sua comparsa, potendo a quel punto fare poco o nulla, vista la fuga dell’uomo. L’unica proposta fatta ai ragazzi è quella di seguirli in Questura, per una denuncia contro ignoti. Proposta rifiutata da tutti i protagonisti della triste vicenda, perchè stanchi, assonnati e semplicemente sconvolti da una serata iniziata bene e finita male, con strascichi di pura ed autentica follia.

Poteva finire come Svastichella. E’ forse un miracolo se la triste storia non si sia ripetuta, ancora una volta.

Federico Boni

Fonte:

Gay.it

Altre fonti:

Gaynews

IlTuoWeb

ElleXelle

Bressana 05 novembre 2009 “Siete gay” : insulti e minacce

Minacciati e insultati per una sola «colpa», quella di essere gay e di vivere insieme come una coppia. Dopo l’ennesimo episodio, hanno presentato una denuncia ai carabinieri. Accade a Bressana dove, in una palazzina al civico 39 di via Dante Alighieri, dove abitano i due protagonisti del fatto: sono Stefano Gemelli, 35 anni, il suo compagno Simone De Vecchi, 31 anni. A vedere la storia dall’esterno, come hanno raccontato nella denuncia presentata ai ai carabinieri, sembrerebbe una «normale» controversia tra persone che si conoscono di vista e fra cui non scorre buon sangue. «In realtà si tratta di un caso di omofobia, e cioè di odio nei confronti di chi è diverso – afferma Gemelli – Ci è già successa una cosa simile quando abitavamo a Montebello. Eravamo venuti via da lì proprio per questi problemi. Che si tratti di odio contro i gay è dimostrato dalle cose che hanno detto. Ci attaccano per il nostro stile di vita, perchè siamo una coppia che vive insieme. Abbiamo registrato tutte le frasi con un cellulare e abbiamo allegato il tutto alla denuncia che abbiamo presentato ai carabinieri di Bressana. Tra quest’estate e oggi ne abbiamo presentato tre, ma gli episodi di aggressione verbale sono stati molto più numerosi». L’ultimo denunciato ai carabinieri si è verificato il 28 ottobre. «Erano passate da poco le 18 – racconta Gemelli – Io e il mio compagno stavamo smontando un attrezzo ginnico, posando le viti sul pavimento della camera da letto. Ad un tratto abbiamo sentito dei colpi venire e delle urla che ci dicevano di finirla. Poi dei colpi venire dalle tapparelle. Ho guardato tra le fessure e ho visto una persona che si aggirava sotto casa con fare minaccioso, impugnando il manico di un badile. Poco dopo abbiamo sentito dei passi sulla scala a chiocciola che porta al nostro balcone. Qualcuno deve aver scavalcato l’asse che avevo messo di traverso sull’ingresso del balcone, proprio per impedire visite indesiderate: poi ha iniziato a picchiare sulle tapparelle. Per fortuna che erano abbassate, altrimenti avrebbe rotto i vetri». Le frasi pronunciate da quella persona sono riportate nella denuncia presentata ai carabinieri di Bressana. Frasi certamente insultanti e minacciose: «Non dovevate venire ad abitare qui»; «Dovete andare via da qui». Tante le ingiurie, pesanti e volgari. Spaventati, i due uomini hanno chiamato i carabinieri che sono intervenuti sul posto. I militari hanno trovato sul terrazzo gli oggetti che erano stati lanciati sul balcone dal cortile: alcune patate. In una denuncia del 29 giugno, Gemelli aveva segnato che qualcuno aveva tirato contro la casa dei pezzi di piastrella con del cemento attaccato. Le piastrelle avevano rotto la zanzariera, il vetro di una porta interna e un lettore di Dvd.

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Eurialo&Niso

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ElleXelle

Bologna 29 ottobre 2009 PDL contro Gender Bender: “Offende i cattolici”

Un appello per tagliare i finanziamenti pubblici a chi, come gli organizzatori di ‘GenderBender’, ”pretende di produrre cultura ricorrendo sistematicamente all’offesa verso cio’ nel quale abbiamo sempre creduto”. E’ la proposta che il consigliere regionale Pdl Ubaldo Salomoni, di fronte alla decisione del festival di intitolare una delle sezioni ‘Corpus Domina’, ha rivolto ”a tutti i consiglieri regionali di centrodestra e di centrosinistra che riconoscono nei valori cattolici il fondamento della nostra societa”’ Per Salomoni l’episodio dimostra come ”la comunita’ gay e lesbica, per suscitare attenzione, non riesce a fare altro che offendere la religione cattolica”. Si tratta, ha spiegato, ”di un ritornello che non cambia”, cosi’ come ”non cambia l’atteggiamento delle istituzioni locali pronte a aprire i cordoni della borsa per manifestazioni la cui unica cifra culturale e’ la volgarita’ e l’offesa gratuite”. Per Salomoni, infatti, ”intitolare Corpus Domina una sezione del festival rientra nella solita strategia della comunita’ gay e lesbica di attirare l’attenzione utilizzando l’arma dello scherno e dell’insulto verso la religione cattolica e la Chiesa”. Dunque, e’ la conclusione del consigliere, ”le risorse pubbliche bisogna meritarsele, e il primo dovere di chi utilizza denari di tutti e’ quello di non offendere la stragrande maggioranza dei cittadini”.

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Gaynews

Catanzaro 28 ottobre 2009 Omicidio per “avances omosessuali”

Un assassinio generato dalle insistenti avances omosessuali rivolte dalla vittima al suo carnefice. Dopo l’ampia confessione resa alla Polizia, e’ omicidio volontario aggravato dalle sevizie l’accusa che grava su Valdir Scalzo, 27 anni, nato in Brasile ma da sempre residente in Calabria, sottoposto a fermo di indiziato di delitto per l’uccisione di Francesco Pavone, catanzarese di 34 anni, strangolato domenica pomeriggio nella sua casa in localita’ Santa Domenica, a Catanzaro. Il ventisettenne e’ finito in manette nel giro di 24 ore dall’assassinio, a seguito delle indagini condotte dagli uomini della Sezione omicidi della Squadra mobile della questura catanzarese, coadiuvati dai colleghi della Sezione antidroga. E proprio negli ambienti della tossicodipendenza i poliziotti hanno trovato la pista che li ha condotti a Scalzo, ricostruendo poi, anche grazie alle sue ammissioni, la dinamica dei fatti, che oggi e’ stata illustrata nel corso di una conferenza stampa tenuta dal questore di Catanzaro, Arturo De Felice, dal dirigente della Squadra mobile, Francesco Ratta’, e dal suo vice, Angelo Paduano, alla presenza del procuratore aggiunto Salvatore Murone. Il presunto omicida, assuntore di droga e senza fissa dimora, ha incontrato Pavone sabato, dopo molti anni in cui non avevano avuto piu’ contatti. Era stata la stessa vittima a lasciare a Scalzo il proprio numero di telefono, invitandolo a chiamarlo se avesse avuto bisogno di aiuto.

Fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

Libero

Gaynews

AGI

Milano, 27 ottobre 2009 Due episodi di aggressione

Giovedì 21 ottobre un ragazzo gay è stato aggredito a Milano con pietre e bastoni da due energumeni che gli hanno provocato la rottura dei legamenti di un ginocchio. Medicato al pronto soccorso è stato dimesso con una prognosi di 21 giorni.

Sabato notte 23 ottobre, attorno alle 4 del mattino, una coppia di ragazzi usciti da una discoteca nei pressi di corso Lodi sono stati affiancati da una macchina dalla quale quattro persone hanno cominciato a insultarli per poi passare alle vie di fatto causando ecchimosi e ematomi su varie parti del corpo a entrambi e danni ad un occhio ad uno dei due e che a seguito di ciò probabilmente dovrà subire un’operazione. Risultato: 10 e 30 giorni di prognosi.

In entrambi i casi è stata sporta denuncia.

“Queste brutali aggressioni segnalano il clima di violenza continua a cui è esposta la nostra comunità, che non risparmia nemmeno una città come Milano, tradizionalmente considerata più accogliente nei confronti delle persone omosessuali e trans.” – dichiara il presidente di Arcigay Milano Paolo Ferigo – “A tutti e tre gli sfortunati protagonisti diamo la piena solidarietà e vicinanza da parte del C.I.G. Arcigay Milano. Come sempre, mettiamo a loro completa disposizione la nostra struttura e i nostri legali perché sia fatta piena luce sull´accaduto e si tuteli così la dignità personale delle vittime dell´omofobia”.

“Da gennaio 2009 ad oggi la cronaca ha registrato 8 omicidi, 70 violenze ed aggressioni, 8 estorsioni e 7 atti vandalici.” – aggiunge il responsabile lotta alla violenza Arcigay Luca Trentini – “Considerando il sommerso e il non denunciato la situazione è ormai fuori controllo.”

“In qualsiasi altro paese civile si sarebbe gridato all´emergenza.” – conclude il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso – “In Italia invece il parlamento rifiuta di discutere una qualsiasi Legge a nostra tutela, dando un ulteriore sfregio alle troppe vittime e legittimando le azioni di odio contro di noi”.

Fonte:

Arcigay

Altre fonti:

La Repubblica

Leggo

Roma, 26 Ottobre 2009 Omofobia, “Picchiato e poi il saluto fascista”

“Frocio comunista” e poi botte. In tre lo hanno assalito alle spalle e lo hanno scaraventato per terra. Calci in faccia, sulla schiena fino a spaccargli il setto nasale e una costola. A salvargli la vita la vicinanza al commissariato di Ostia, la sua corsa disperata verso il posto di polizia

Ora sono in corso le indagini degli agenti della polizia del commissariato di Roma Ostia sull’aggressione subita da un ragazzo di 30 anni la notte tra venerdì e sabato scorsi.

Verso le 5 di mattina il giovane si è presentato al commissariato locale con il volto insanguinato, setto nasale e una costola rotta e ha denunciato di essere stato picchiato da tre persone. Il trentenne è stato accompagnato all’ospedale Grassi di Ostia ed è stato poi ascoltato dagli agenti.

“Quando mi hanno visto – ha raccontato il 30enne a ‘Il Messaggero’ – mi hanno fatto il saluto romano. Io ho fatto finta di niente e ho proseguito a camminare per la mia strada. Ma li ho sentiti che dicevano qualcosa ma non ho capito cosa”. “Sono arrivati alle spalle mi hanno urlato frocio comunista e poi mi hanno massacrato di botte – ha continuato – Pensavo che mi avrebbero ammazzato”.

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

IAL Roma e Lazio

Il Messaggero

Roma, 24 Ottobre 2009 Cardinale Antonelli: La famiglia è insidiata da femministe, militanti gay e neomarxisti

”La politica e l’economia moderna ignorano o sottovalutano la famiglia”

Se fino a ieri la famiglia era sotto l’attacco dell’ideologia collettivista, oggi subisce il fuoco concentrico di una ”deriva individualista nella quale confluiscono il femminismo radicale, i militanti gay, i libertari, i neomarxisti progressisti, gli ambientalisti estremisti, i neomalthusiani. Il supporto ideologico è offerto dalla teoria del gender: conta non il sesso biologico ma l’orientamento sessuale che ognuno liberamente sceglie, costruisce, cambia, secondo le proprie pulsioni, desideri, preferenze”. E’ quanto ha affermato il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, nella lectio magistrialis con la quale ha aperto l’anno accademico dell’ateneo Regina Apostolorum.

L’intervento del capo dicastero vaticano è stato diffuso dal quotidiano dei vescovi ‘Avvenire’. ”Si rivendicano i cosiddetti nuovi diritti umani, sessuali e riproduttivi – ha detto il cardinale Antonelli – il diritto degli omosessuali di adottare bambini, la libertà di aborto, la libertà di procreazione artificiale, la libertà sessuale degli adolescenti da tutelare nei confronti degli stessi genitori”. ”La famiglia tradizionale, a motivi dei legami stabili di coppia e di genitorialità – ha aggiunto il responsabile vaticano per la famiglia – è considerata oppressiva dagli individui specialmente dalle donne, dannosa alla crescita umana delle persone, causa di ingiustizie sociali”.

Il cardinale ha quindi parlato del ”crollo rovinoso del matrimonio” e della natalità. E ha sottolineato ”che la politica e l’economia moderna ignorano o sottovalutano la famiglia. E quando se ne interessano confondono i diritti dei singoli con i diritti della famiglia come soggetto autonomo”. ”Nella società di oggi – ha concluso mons. Antonelli – c’è più bisogno che mai della famiglia, fattore di coesione e di sviluppo. C’è bisogno di famiglie consapevoli della loro identità e missione; di famiglie unite e aperte, che si incontrano, si mettono in rete, costituiscono gruppi, aderiscono alle associazioni e ai movimenti ecclesiali, alle associazioni familiari di impegno civile; soprattutto di famiglie cristiane che sono fermento evangelico, soggetto di evangelizzazione e perciò di più perfetta umanizzazione e socializzazione”.

Fonte:

AdnKronos

Altre fonti:

Gaynews

ElleXelle

Libero

Torino, 18 Ottobre 2009 Aggressione al ristorante

La denuncia pubblica nel corso del presidio di ieri pomeriggio in piazza Castello

Secondo Benedino, del Pd, l´episodio va collegato al voto che ha bocciato la legge Concia

di SARA STRIPPOLI

«Sei solo un frocio-finocchio». «Qui bisognerebbe lavorare, non come fa qualcuno qui dentro che si guadagna da vivere facendo la prostituta». «Avevo chiesto di poter stare in cucina senza donne, ma alla fine mi sono trovato con sole donne». Ieri, durante il corteo del Torino Pride convocato per protestare contro la bocciatura della legge contro l´omofobia, Alessandro, un ragazzo gay di 35 anni che sfoggiava un vistoso cerotto sul naso, ha preso il microfono e ha elencato tutti gli insulti ricevuti negli ultimi giorni. Ai partecipanti alla manifestazione ha raccontato che chi lo ha mobbizzato, apostrofandolo con ogni tipo di insulti, è il cuoco del ristorante dove lavora da agosto. Un crescendo di violenza verbale, cominciato per gradi, che è diventato più grave nell´ultima settimana ed è finito venerdì sera con un´aggressione fisica, una testata che gli ha procurato la frattura del naso e una prognosi di quindici giorni. Un´aggressione accompagnata da insulti: «Sei solo un frocio, queste questioni dovrebbero essere risolte fra uomini e qui di uomo ci sono solo io». E per i titolari del ristoranti un aut-aut: «Scegliete. O me, o lui».

Venerdì sera, di fronte a testimoni – i due titolari del ristorante e una collega che lavora con lui in cucina – la vittima ha chiamato i carabinieri prima di essere accompagnato dagli amici al pronto soccorso. Nei prossimi giorni presenterà una denuncia dopo aver consultato l´avvocato della rete Glbt, gay lesbian, bisexual e transgender. Racconta: «Questo collega è un personaggio senza dubbio difficile e problematico, che tende ad usare un linguaggio verbale discutibile con tutti. Nell´ultima settimana, però, la sua aggressività è diventata intollerabile e si è diretta in particolare contro di me e la mia omosessualità. Quando venerdì sera sono uscito dal ristorante per segnalare ai titolari che la situazione stava degenerando, si è precipitato fuori anche lui e ha cominciato a urlare contro tutti. Ha detto che i titolari avrebbero dovuto lasciarmi a casa e, di fronte alla calma con la quale l´ho affrontato, ricordandogli che non poteva essere lui a decidere, mi si è avvicinato e mi ha rotto l´osso nasale con una testata».

Un caso o un segnale che la discussione sulla legge contro l´omofobia sta rafforzando gli atteggiamenti di violenza? Andrea Benedino, del tavolo Glbt del Pd, è convinto che l´episodio che ha coinvolto Alessandro non sia un caso e debba essere contestualizzato in un clima sociale che fa seguito al voto del Parlamento dell´altro giorno: «Una legittimazione di fatto delle aggressioni, che puntualmente si sono verificate in questi ultimi giorni, in diverse città italiane».

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Rainbowman56

Roma, 17 Ottobre 2009 Attacco omofobico dalle pagine di Pontifex

Don Marcello Stanzione ha creato un piccolo articolo ad arte, sul sito Pontifex, in cui poter sfogare e inserire tutte le offese e le accuse possibili ma, sopratutto, manipolare le varie notizie per far passare i gay come i carnefici di una Chiesa lucida nel condannare l’omosessualità ma assolutamente conscia che non sia una colpa quando, sotto ai fuochi, è il caso Boffo, direttore di Avvenire.

In questo ennesimo gratuito attacco ai gay si parte, con la tipica azione ipocrita della Chiesa che non dovrebbe mai colpire ma al massimo porgere l’atra guancia, con l’accusa (riferito all’ultima manifestazione di orgoglio omosessuale) di “bestemmia vera e propria rappresentando Gesù impersonato da un omosessuale che aveva accanto a se una madonna interpretata da un transessuale di colore ed un centurione in tenuta ed attrezzi sadomaso”. Diciamo che cose come stanno, perchè noi gay, a differenza di quello che si legge (sempre uguale) da parte della cronaca cattolica, abbiamo messo anche in discussione quel gesto, quella rappresentazione scenica durante il Gay Pride: c’era chi approvava la scelta e chi la condannava, perchè era abbassare il livello dei toni di discussione, con una provocazione che poteva – agli occhi di chi non sa vedere ma riesce solo a guardare – creare scandalo perchè ritenerlo come un’offesa. Non voleva essere quello: l’intenzione era quella di pareggiare l’eterosessualità all’omosessualità e avvicinare la figura di Gesù a quella di un gay perchè uguale a tutti quanti.

Ma nei passi successivi dell’articolo si procede arrivando persino a paragonare i gay ad una “lobby potentissima” (talmente potente da non essere nemmeno in grado di potersi tutelare e creare una legge ‘ah hoc’?). Si legge infatti:

“La falsa idea che l’omosessualità sia una opzione normale della realtà sessuale è una opinione erronea oggi molto diffusa grazie ad una propaganda quasi quarantennale di potentissime lobby omosessualiste. Attraverso internet, la televisione, i giornali e una cattiva educazione sessuale (…) “

Vorrei spiegare a don Stanzione che questo degrado sociale e culturale che lui vede si chiama “evoluzione” e che Internet, certa televisione e alcuni altri giornali non accusano l’omosessualità semplicemente perchè liberi da questi retaggi culturali e ricatti psicologici che invece la Chiesa non si rifiuta mai di compiere ai danni -perchè di danni si tratta- del fedele “gran bevitore di oppio religioso”. Infine non so se è il caso di nominare la cattiva educazione sessuale da chi ha come “Guida suprema in terra” un Papa che consiglia di sconfiggere l’Aids non con i preservativi ma con le preghiere.

Non manca il passaggio sulla condanna e una legge contro l’Omofobia. L’autore dell’articolo è così accecato dal terrore che l’omosessualità venga considerata normale da dimenticare persino la base del proprio percorso cattolico: la non violenza e la fratellanza. Probabilmente “l’uomo di fede” non legge i giornali da qualche tempo perchè nella sua analisi, il primo passaggio con la (naufragata) legge contro l’omofobia non vede una maggiore sicurezza dei suoi tanto amati (froci) cristiani, bensi:

“il reato di omofobia fosse approvato anche in Italia bisognerebbe bruciare buona parte della bibbia, e non solo ma anche tutte le opere religiose e filosofiche fondamentali dell’umanità. Dovremmo bruciare anche la Divina Commedia perché Dante spedisce all’inferno gli invertiti…Per cui la chiesa non potrebbe non potrebbe rifiutarsi di celebrare un matrimonio di coppie dello stesso sesso e i catechismi ed i vari libri di morale dovrebbero essere ritirati dal commercio perché condannano l’omosessualità come peccato “contro-natura”

In chiusura all’articolo si legge del caso Boffo” e della sua presunta omosessualità. E in questo caso, don Marcello preferisce allearsi alla mafia gay, a questa potentissima lobby, spiegando che non si è voluto fa chiarezza non per timore di dover ammettere la verità ma “perché ciò avrebbe significato ammissione del fatto che l’omosessualità è comunque una colpa“. Ed ecco che misteriosamente, in questo unico caso sposadico, non veniamo processati. Ma:

“Una cosa è certa: esiste una lobby omosessualista annidata ovunque e pronta a scatenare un linciaggio mediatico contro coloro che la ostacolano. Sempre e ovunque il loro nemico numero uno è la Chiesa cattolica …”

Concludo, chiedendo a don Stanzione, autore dell’articolo citato in cui si parla dei danni sociali e culturali dell’omosessualità, se forse non siamo invece noi i nemici pubblici della Chiesa, a vedere quanto tempo viene usato per condannare la nostra vita privata sia a parole, sia ad articoli sui giornali o siti internet di stampo cattolico. Infine, rassicuro don Stanzione sul fatto che io non appartengo a nessuna lobby potentissima altrimenti, da fresco laureato quale sono, non sarei immerso in questa trafila di colloqui e agenzie interinali per il lavoro: sarei già stato aiutato a raggiungere alti livelli in carica, non crede? O magari, perchè no, adesso starei mettendo la mia firma come nuovo direttore di “Avvenire”.

Fonte:

QueerBlog

Canicattì, 17 Ottobre 2009 Minacciati di morte gli studenti gay

Vincenzo e Calogero sono due ragazzi agrigentini di sedici anni. Frequentano l´istituto superiore di moda di Canicattì. Loro, amici d´infanzia, sono gli unici ragazzi in una scuola tutta al femminile. Entrambi omosessuali. Una vita divisa fra famiglia, studio, amici e passioni artistiche. Fino a qualche giorno fa quando all´uscita dalla scuola, due coetanei li hanno aggrediti alle spalle, picchiati e derisi gridando a gran voce «brutti froci». Calogero è ancora ricoverato all´ospedale perché le percosse gli hanno procurato una lesione al timpano. Vincenzo, invece, porta il collarino rigido, ha una forte emicrania e deve stare a riposo. I due ragazzi hanno denunciato l´aggressione ai carabinieri. Ma fino a ieri sono stati minacciati: «Se non ritirate subito la denuncia – ha ripetuto più volte una voce anonima al telefono – la prossima volta che vi becchiamo a scuola vi lasciamo a terra morti».

Vincenzo, cosa significa vivere nella paura a sedici anni?

«Significa che una cosa sacra per me come la scuola è seriamente compromessa. Al pensiero di tornare in classe ho molta paura. Una volta sceso dal pullman che da Agrigento mi porta a Canicattì, infatti, devo percorrere un chilometro a piedi e non so cosa può succedermi intanto. Anche i miei genitori sono preoccupati. Se i carabinieri non fanno qualcosa per tutelarmi non so se continuerò ad andare in quella scuola. Al momento non mi sento protetto. La mentalità di Canicattì poi è molto provinciale, basta dire che nella scuola dove vado io, i maschi non si iscrivono, perché temono di essere considerati gay. Come fosse un´offesa appunto».

La cosa più importante è avere denunciato l´aggressione in un momento in cui si respira un pesante clima di omofobia in tutta Italia…

«Sì, anche se il rischio è di essere ancora di più nel mirino. Ma era nostro dovere farlo, sapevamo a cosa andavamo incontro. Il clima di ostilità verso gli omosessuali è palpabile, lo viviamo ogni giorno attorno a noi, anche se mi sono sempre fatto una grande risata di fronte alle battutine spiacevoli e alle derisioni della gente».

Dopo l´aggressione cosa è cambiato?

«Sono molto scosso e abbattuto psicologicamente. In famiglia per fortuna vivo serenamente. I miei hanno anche conosciuto il ragazzo con cui sto da qualche mese. E devo dire che a scuola sono benvoluto da compagni e professori. Questa cosa è stata un fulmine a ciel sereno che ha turbato la mia vita e ha iniziato a farmi vedere le cose con altri occhi. Il mio sogno è diventare uno stilista, anche se amo molto la danza moderna e contemporanea che studio da dodici anni. Spero che le cose saranno diverse per quel tempo. E che questa società smetta al più presto di considerare l´omosessualità come una malattia».

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

La valle dei templi

Eurialo e Niso

NotizieGay.it

Napoli, 17 Ottobre 2009 “E’ di moda l’omofobia, ver0?”

Ernesto, 44enne di origini calabresi, insegnante d’inglese, racconta sulle pagine di Repubblica Napoli l’aggressione di cui è stato vittima l’altra sera nella stazione di Quattro Giornate della Metropolitana di Napoli.

Era appena passato il treno e la stazione era deserta. Ha pensato ad una rapina quando, è stato avvicinato da tre ragazzi con la testa rasata e giubbini bomber che, con un oggetto acuminato sotto i testicoli e due dita alla gola, lo hanno offeso e minacciato di morte.

“Mi hanno gridato frocio di merda, stai zitto sennò ti ammazziamo – racconta – Non so se sono neofascisti, ma ne avevano sicuramente l’aspetto”

Probabilmente il servizio di videosorveglianza della stazione permetterà di risalire agli aggressori. Ma al danno si aggiunge la beffa: Ernesto va in questura per denunciare l’accaduto ma dopo una battutina di un agente (“È di moda l’omofobia, vero?“) ha preferito rivolgersi ai Carabinieri.

“Sono sfiduciato, impaurito – conclude Ernesto – Questa è la città, ma in generale l’Italia, in cui viviamo”.

Fonte:

Napoligaypress

Roma, 17 Ottobre 2009 Colpiti con una mazza da baseball perchè gay

«È arrivato di colpo con la sua auto. Ha frenato, è sceso ed è corso verso di noi. Aveva una mazza di baseball. Ha colpito a raffica. Un colpo di taglio in testa al mio amico brasiliano, uno l´ho preso io sul braccio, una botta sulla spalla di un altro. Allora siamo scappati». Ha avuto paura il diciannovenne gay, uno dei quattro ragazzi picchiati giovedì sera da «un eterosessuale di circa 40 anni» davanti alla storica discoteca “Alibi” a Testaccio.

Perché credi vi abbia colpito?

«Ci ha colpiti con odio, è tutto quello che posso dire. Il giovedì sera all´Alibi c´è una serata che si chiama “Gloss”, è un giorno misto, ci siamo noi gay ma anche tanti ragazzi etero. Alcuni di loro all´uscita ci hanno decisamente provocati. Noi abbiamo reagito ed è scoppiata una rissa. Sembrava tutto finito quando è arrivato quel tizio che non avevamo mai visto prima».

Forse un amico dei ragazzi che vi hanno provocato?

«Forse sì perché è venuto direttamente da noi. Io ero con due miei amici brasiliani, che fanno i ballerini, entrambi ventenni, ed un altro amico della mia età. Si vede chiaramente che siamo gay. Non credo che volesse picchiare qualcun altro».

Siete scappati subito?

«Un ballerino aveva già preso il taxi perché era molto spaventato dopo la rissa. Eravamo in tre quando è arrivato quel tizio. Io e un altro ci siamo rifugiati in un bar, l´altro ballerino aveva la testa che gli sanguinava ma abbiano visto subito che la ferita non era grave. Ma il tizio con la mazza ci ha inseguiti, solo che nel bar non l´hanno fatto entrare».

Vi ha aiutati qualcuno dunque…

«Proprio aiutati non direi. Soprattutto durante la rissa e dopo quando è arrivato quel pazzo nessuno ha mosso un dito. La cosa sconcertante è che sono rimasti fermi anche gli addetti alla sicurezza, mentre ci picchiava non sono intervenuti non dico per difenderci ma almeno per fermarlo».

Chi è stato ferito di più?

«Uno dei ballerini brasiliani, quello che ha avuto la botta in testa. Ma nessuno di noi è andato in ospedale, non stavamo malissimo fisicamente, ci è andata bene se ci dava un colpo alla tempia ci potevamo rimanere. Lo spavento è però stato grande».

Fonte:

Repubblica

Altre Fonti:

CinemaGay


Roma, 15 Ottobre 2009 Transessuale investito nella notte all’Eur

La denuncia dell’Arcigay: attacco violentissimo e doloroso. La donna è stata operata alla testa.

Un trans di circa 45 anni è stato investito nella notte tra martedì e mercoledì all’Eur da un’auto che poi è fuggita. L’episodio lo rende noto l’Arcigay Roma. Parla il presidente Fabrizio Marrazzo: «Questa mattina ci è stato segnalato un episodio di aggressione che ha visto coinvolta all’Eur C.A, una persona transgender che adesso è ricoverata in ospedale, dove ha subito un intervento alla testa. A contattarci e a riferirci dell’aggressione sono state le sue amiche».

Secondo le prime informazioni, la donna, circa 45 anni, è stata investita da un’auto tra mezzanotte e le due nella zona dell’Eur intorno al Palalottomatica. I ricordi sono molto confusi, ma le amiche presenti al fatto raccontano che la macchina, con all’interno un paio di persone, avesse girato intorno alla donna più di una volta. Poi, ha cominciato a seguirla fino ad investirla. A qual punto la 45enne, straniera, ma in Italia da 25 anni, sarebbe stata investita. L’auto a quel punto è fuggita lasciandola lì per terra senza sensi. Le amiche hanno preso il numero di targa. «Un’aggressione violentissima e dolorosa» spiega ancora Marrazzo, «da condannare con forza. Se dovesse essere confermato il movente discriminatorio saremmo di fronte a una circostanza dalla gravità eccezionale». L’aggredita ha nominato come avvocato il responsabile legale di Arcigay Roma, Daniele Stoppello, che aggiunge: «al momento ricorda ancora poco, ma stiamo comunque provando a ricostruire la dinamica di quanto avvenuto».

Fonte:

GayNews24

Altre fonti:

Corriere di Roma

RomagnaOggi

Roma Today


Napoli, 15 Ottobre 2009 Aggredito un quarantenne gay in metro

“Sei un essere putrido, ci fai schifo”, “sei un ricchione di m…”. Sono soltanto alcuni degli epiteti rivolti a un omosessuale all’interno di una stazione della metropolitana a Napoli. Il fatto si è verificato ieri sera poco dopo le 18 in piazza Quattro Giornate, nel quartiere collinare del Vomero. E., quarantenne calabrese, da anni è nel capoluogo campano dove lavora nel sociale: era in attesa del metrò quando è stato avvicinato da tre ragazzi con la testa rasata e un bomber verde addosso.

Lo hanno costretto ad alzarsi e poi, spinto in un angolo, gli hanno puntato un coltello sotto i genitali. “Mi hanno gridato di non urlare altrimenti sarei morto – ha riferito la vittima – Non mi sono neanche reso conto di quanto stesse accadendo, mi hanno circondato e poi uno dei tre mi ha minacciando con qualcosa di metallico dopo avermi stretto la gola. Avevano il volto scoperto, ma non so chi fossero”.

E. questa sera ha sporto denuncia ai carabinieri sperando di riuscire a risalire agli autori dell’intimidazione. “Spero riescano ad aiutarmi anche se devo ammettere, con amarezza – ha concluso E. – che l’Italia è un Paese che mi fa sempre più ribrezzo”.

Fonte:

Notizie tiscali

Altre fonti:

Corriere del mezzogiorno

La7.it

APcom

La Stampa

Roma, 14 Ottobre 2009 Imbracati su una crociera per gay: coppia chiede danni

Un risarcimento di 3 mila euro per essersi trovati a loro insaputa, sostengono, a bordo di una nave che ospitava una crociera per omosessuali mentre invece ritenevano di avere prenotato un viaggio classico tra Civitavecchia e Barcellona: è quanto chiedono alla compagnia di navigazione Grimaldi marito e moglie originari della zona di Trevi, nel perugino.

La coppia, persone di mezza età sulle quali non si sono appresi altri dettagli, si sono rivolti all’avvocato Antonio Francesconi. Il legale ha quindi scritto alla compagnia dalla quale – ha spiegato – però al momento non ha ricevuto risposta. «Non è una questione di discriminazione – ha detto oggi il legale – ma solo di mancata soddisfazione per il viaggio. Uno spiacevole equivoco che però va risarcito».

Non è dello stesso parere il presidente di Gay.it, Alessio De Giorgi, organizzatore della crociera che parla di «caso di omofobia» e chiede a sua volta un risarcimento danni. La coppia aveva ottenuto il viaggio, di tre giorni, con una raccolta punti. Dopo averlo scelto su un catalogo – ha spiegato ancora l’avvocato Francesconi – i due si erano «messi in contatto con la compagnia per la prenotazione senza però che nessuno facesse riferimento alla crociera gay, così come non c’ erano accenni nel depliant».

Giunti al porto di Civitavecchia, il 19 settembre scorso, i due – in base sempre alla ricostruzione del legale che li rappresenta – hanno notato intorno alla nave giornalisti, fotografi e teleoperatori pensando però inizialmente alla presenza di qualche personaggio famoso. Una volta a bordo marito e moglie si sono invece accorti che si trattava in realtà di «Revuelta», la prima crociera per omosessuali organizzata in Italia. Con feste e spettacoli, ma anche striscioni di benvenuto, «tutti» dedicate al mondo gay. Circa mille e 500 le persone a bordo.

Sulla nave i due avrebbero incontrato anche alcune persone a loro note. «Una situazione di palese imbarazzo per i miei assistiti – ha sottolineato ancora l’avvocato Francesconi – ma anche per gli altri». Ora marito e moglie hanno chiesto alla compagnia un risarcimento «in via bonaria» di quello che ritengono sia il danno subito per una vacanza «rovinata». In caso non dovessero ottenerlo il loro legale ha già annunciato l’intenzione di procedere per vie legali. De Giorgi contesta la ricostruzione fatta dall’avvocato della coppia sostenendo che «l’evento non era offensivo per nessuno e mai nulla di scandaloso è accaduto a bordo. La vicenda – ribadisce – mette in evidenza quanta omofobia ci sia in questa società».

Fonte:

La Stampa

Altre fonti:

Notiziegay.it

Gexplorer


Roma, 13 Ottobre 2009 Legge contro l’omofobia affossata alla Camera

Affossata dall’aula della Camera la legge contro l’omofobia. Con 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti, l’assemblea di Montecitorio ha approvato la pregiudiziale di incostituzionalità sollevata dall’Udc.

L’aula di Montecitorio ha respinto il rinvio in commissione Giustizia della proposta di legge sull’omofobia, presentata da Paola Concia del Pd.

La maggioranza è stata battuta sul rinvio che era stato chiesto da Pdl e Lega ed anche, per quanto riguarda l’opposizione, dall’Udc.

La proposta di rinviare l’esame del testo sull’omofobia in commissione giustizia, formulata dal presidente Giulia Bongiorno, era stata appoggiata, nelle dichiarazioni di voto, dai gruppi della Lega, del Pdl e dell’Udc.

“La realtà è che la destra ha affossato il testo contro l’omofobia”. Cosi’ il segretario del Pd Dario Franceschini commenta l’affossamento in Aula del testo ‘Concia’ sull’omofobia.

“La decisione di rinviare in commissione il disegno di legge sull’omofobia voleva essere un gesto distensivo nell’interesse di tutti, dispiace vedere che l’On. Concia non lo abbia compreso votando insieme alla maggioranza”: lo dichiara in una nota la senatrice Laura Bianconi, vicepresidente del gruppo del PdL. “Concia si merita, pertanto, che la legge sia stata definitivamente bloccata in Aula – conclude Bianconi – attraverso il voto favorevole alla pregiudiziale di incostituzionalita’ del provvedimento”.

Concia: mi vergogno di far parte del Parlamento

“Mi vergogno di far parte di questo Parlamento”. Anna Paola Concia esce furibonda dall’aula della Camera, che ha appena bocciato per incostituzionalita’ la proposta di legge sull’omofobia di cui la deputata Pd era relatrice. Concia ne ha per tutti: il Pdl, che “ha detto bugie”; ma anche per il suo gruppo, che “senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in Commissione”.

Fonte:

GayNews24

Altre fonti:

City Corriere

Gayburg

Agenzia GRT

RaiNews24

Repubblica

Pisa Notizie

Rassegna.it

Canicattì, 13 Ottobre 2009 Omofobia, aggrediti due studenti

Due minori omosessuali sono stati aggrediti all’uscita della scuola media superiore che frequentano a Canicatti’. Lo hanno denunciato loro stessi dopo essere riusciti ad allontanarsi dal branco che li aveva circondati. L’aggressione omofobica e’ stata duramente condannata dal coordinamento regionale Arcigay Sicilia e da quello provinciale di Agrigento denunciando un clima di crescente e intollerabile omofobia e transfobia.

Fonte:

Notizie Ansa

Padova, 13 ottobre 2009 Picchia due ragazze che si baciano «Al nostro paese c’è la lapidazione»

Al Portello di Padova un magrebino si avventa sulle giovani

Infastidito dal­le effusioni amorose tra due ragazze, un gruppo di magre­bini l’altra sera in zona Por­tello a Padova ha usato le ma­niere forti: ne ha scaraventa­ta una a terra e ricoperta di improperi. Tutto perché aveva palesa­to il più naturale dei senti­menti, l’amore, nei confron­ti di una sua coetanea. Un amore insano agli occhi di chi viene da un paese di stretta osservanza musulma­na, dove l’omosessualità ma­schile è diffusa anche se è un tabù di cui non parlare mai e quella femminile qua­si un crimine. Che può costa­re anche il linciaggio: «Al nostro paese queste cose vengono punite con la lapi­dazione », ha sibilato uno dei tre nordafricani in faccia alla ragazza lesbica dopo averla spinta a terra. Poi il giovane magrebi­no, evidentemente alticcio a giudicare dall’alito, ha riferi­to la giovane aggredita, se ne è andato via, sputando a terra in segno di disprezzo.

Il brutto episodio di intol­leranza è successo l’altra not­te in quartiere Portello. In un bar noto per essere «gay friendly», una ragazza di ori­gini brasiliane stava ballan­do in compagnia della fidan­zata. Tra un ballo e l’altro, un po’ per sfida nei confron­ti della compagna dello stes­so sesso ed un po’ perché for­se aveva bevuto uno spritz di troppo, la giovane si è in­trattenuta in ammiccamenti sempre più espliciti con un’altra giovane del gruppo. La cosa non è andata giù alla fidanzata ufficiale che è andata su tutte le furie trasci­nando fuori dal locale l’inna­morata per chiarire il suo comportamento. Ma più del­la baruffa tra compagne a scaldare gli animi è stato l’in­tervento non richiesto di un gruppo di magrebini che ave­va assistito alla scena. Spintoni ed insulti hanno convinto una terza donna che ha assistito alla scena a chiamare la polizia. La volan­te, arrivata sul posto, ha rac­colto la denuncia della giova­ne offesa e gettata a terra. La ragazza, una dicianno­venne di origini sudamerica­ne, ha raccontato quanto suc­cesso tra le lacrime di rabbia per una serata che doveva es­sere di divertimento ed è fi­nita a verbale di polizia per colpa un gruppo di nordafri­cani. Magari gli stessi che, a torto o a ragione, sono pron­ti a muovere accuse di razzi­smo alle forze dell’ordine e agli italiani in generale.

Alberto Gottardo

Fonte:

CorriereDelVeneto

Altre fonti:

Affaritaliani

CronacaQui

Informazione.it

ElleXelle

Bari 12 ottobre 2009 Rapina a transessuale, due arresti della polizia a Bari *

Due persone, già note alle forze dell’ordine, sono state arrestate dagli agenti della sezione “Volanti”, con l’accusa di rapina aggravata in concorso.

I poliziotti li hanno catturati ieri sera nella zona dello stadio “San Nicola”, dove avevano messo a segno una rapina in danno di un transessuale. Si tratta di Giuseppe Bandronisio, di 37 anni e Francesco Console, di 33 anni, che sono stati rinchiusi nel carcere di Bari.

Antonio Romano

Fonte:

IlPaeseNuovo

* Non è specificato se sia stata derubata come vittima casuale

Roma 11 ottobre 2009 Coppia gay aggredita in centro “Ci insultavano urlando slogan fascisti”

Alemanno condanna l’episodio, il Pd lo attacca accusandolo di reticenza “Dovrebbe sottolineare anche la matrice politica, da Svastichella a oggi”

Nuovo episodio di intolleranza nella capitale. Una delle vittime colpita alla testa e all’inguine. Tutti giovanissimi i sei aggressori

Ancora un episodio di violenza di carattere omofobo, ancora una volta nella capitale: una coppia gay è stata aggredita questo pomeriggio, nei pressi di via del Corso. I due sono stati avvicinati da sei giovanissimi, a bordo di 3 scooter. Il più giovane delle vittime dell’assalto – Francesco, 25 anni – è stato colpito con il casco alla testa e all’inguine.

A raccontare l’accaduto è Massimo Fusillo, compagno di Francesco e presidente di un’associazione di orientamento Gay “Leather Club Roma”. “Eravamo appena usciti da Palazzo Venezia – ha riferito – dopo aver visitato la mostra l’intenzione era quella di andare a pranzare in un ristorante al Pantheon. Ci siamo incamminati lungo via del Corso e abbiamo deciso di tagliare per una delle stradine laterali quando siamo stati avvicinati da 6 ragazzi in motorino: erano giovanissimi, forse dai 16 ai 18 anni”.

Secondo il racconto di Fusillo, probabilmente ad attirare l’attenzione degli aggressori è stato l’abbigliamento della coppia, con vapi in stile Skinhead sharp (l’acronimo di skinhead against racial prejudice, ovvero contro il pregiudizio razziale), tra cui anche i classici lacci delle scarpe gialli. “Forse – ha spiegato – hanno visto il nostro modo di vestire come un affronto o forse hanno solo capito che siamo una coppia gay, anche se in quel momento non ci stavamo scambiando effusioni”.

“Ci hanno avvicinato – ha continuato – erano alle nostre spalle, ci hanno fatto il saluto romano ma noi non abbiamo risposto, poi ci hanno più volte gridato ‘camerati’. Io ho cominciato a correre verso via del Corso pensando che anche il mio compagno lo stesse facendo ed invece è rimasto indietro. Il tempo di accorgermene e lo avevano già aggredito. ‘Io non sono fascista’ ha gridato Francesco mentre i suoi aggressori fuggivano in sella agli scooter diretti verso piazza Venezia. ‘Appunto, lo siamo noi’, hanno risposto”.

Un episodio per il quale il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo ha espresso “sconcerto e rabbia: a colpirci è l’età dei giovanissimi aggressori, e anche il fatto che l’aggressione sia avvenuta a poche ore dalla manifestazione Uguali, che ieri ha portato a Roma migliaia di persone per rivendicare pari diritti per le persone lesbiche, gay e trans”.

Ma solidarietà è giunta anche dal mondo della politica e delle istituzioni locali. Col Pd che ha accusato di “omissioni” il sindaco. Gianni Alemanno ha dichiarato infatti che “quello che è successo è inaccettabile e intollerabile, soprattutto per la giovanissima età degli aggressori”. Provocando una dura replica del segretario Pd del Lazio, Roberto Morassut: “Episodio gravissimo, soprattutto se venisse confermata la matrice fascista degli aggressori. Ora Alemanno ci risparmi le solite generiche frasi sugli idioti e condanni fermamente non solo l’episodio, ma la sua matrice politica, perchè non può essere un caso che, da Svastichella in poi, certe violenze vedano coinvolti sempre personaggi vicini all’estrema destra”.

Per il resto, il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha definito quanto accaduto “un atto legato al fanatismo, di chi non capisce nulla della vita”. E il governatore Piero Marrazzo ha sottolineato come l’episodio dia “il segno dell’enorme vuoto di prospettive che avvolge le giovani generazioni”. Infine la Cgil, che attraverso il suo segretario di Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, ha proposto di “convocare gli stati generali contro l’omofobia”.

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

GayWawe

LaStampa

Affaritaliani

IlSole24Ore


Roma 02 ottobre 2009 Benedetto XVI: attenti alle conseguenze sociali dei modelli alternativi

Il Papa contro i matrimoni gay

Il Papa ribadisce: l’unica forma di matrimonio possibile è quello tra uomo e donna. “Una societa’ che incoraggi modelli alternativi di vita domestica per il bene di una supposta diversita’ – ha spiegato il Pontefice – rischia di innescare conseguenze sociali che non portano allo sviluppo umano integrale”.

Benedetto XVI ha riaffermato questa mattina ricevendo le credenziali del nuovo ambasciatore olandese presso la Santa Sede, la baronessa Henriette Johanna Cornelia Maria van Lynden-Leijten, che l’unica forma di matrimonio possibile e’ quella fra uomo e donna.

“Nulla – ha detto il Pontefice – puo’ eguagliare o sostituire il valore formativo rappresentato dalla crescita in un ambiente famigliare sicuro”. Benedetto XVI ha messo in luce il significato delle famiglie “fondate su uno stabile e fecondo matrimonio tra un uomo e una donna”. “Una societa’ che incoraggi modelli alternativi di vita domestica per il bene di una supposta diversita’ – ha spiegato il Pontefice – rischia di innescare conseguenze sociali che non portano allo sviluppo umano integrale”.

Quindi ha osservato: “Mentre alcuni olandesi si definirebbero agnostici o addirittura atei, piu’ della meta’ si professa cristiana, e la crescita del numero di immigrati di altre tradizioni religiose rende necessario per le autorita’ civili riconoscere il posto della religione nella societa’ olandese”. A tale proposito il Papa ha giudicato positivamente il governo dell’Aia per il sostegno finanziario alle scuole confessionali.

Fonte:

Rainews24

Altre fonti:

Gaywawe

Uaar


Reggio Emilia 02 ottobre 2009 Viado peruviano aggredito e rapinato sulla tangenziale *

E’ accaduto verso le 4 della notte. Il trans ha denunciato di essere stato colpito alle spalle da un altro straniero, che poi è fuggito con 300 euro

Disavventura per un viado peruviano di 31 anni, domiciliato a Milano, che è stato rapinato (pare da un altro transessuale extracomunitario) la scorsa notte lungo via Martiri di Piazza Tien An Men.

Secondo quanto denunciato ai Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia, che stanno conducendo le indagini, il 31enne poco prima delle 4 si prostituiva lungo la tangenziale, quando sarebbe stato aggredito e colpito alle spalle da un altro transessuale.

Dopo una breve colluttazione, gli ha rubato la borsa con 300 euro in contanti ed è fuggito a bordo di una vettura condotta da un altro complice. Il trans ferito è stato soccorso da alcuni conducenti di passaggio e trasportato all’Arcispedale santa Maria Nuova di Reggio Emilia dove è stato medicato. Ha una ferita al cuoio cappelluto e contusioni varie: è stato dimesso con sei giorni di prognosi.

Fonte:

Il Resto del Carlino

Altre fonti:

La Gazzetta di Parma

AzurForum

Reporter.it

* Trattasi in questo caso a mio avviso non di transfobia ma di una guerra tra poveri. È però un effetto della circostanza che le persone transessuali hanno maggiori difficoltà a trovare lavoro e quindi sono spesso costrette a prostituirsi, con tutto quello che ne consegue!


Pisa 29 settembre 2009 Derubano viado, arrestati

“Bravata pagata a caro prezzo per tre ventenni marinesi di buona famiglia”

Una bravata pagata a caro prezzo da tre giovani pisani di buona famiglia’, finiti nella casa circondariale Don Bosco dopo aver derubato un transessuale. I protagonisti di questo ennesimo squallido episodio microcriminalità sono tre ventenni che abitano a Marina di Pisa. C.A. di 28 anni, S.M. di 22 anni ed E.V di 21 anni sono stati tratti in arresto dalla polizia perché responsabili, in concorso tra loro, del furto con strappo in danno di un viado ventiquattrenne. Questi i fatti. Poco dopo l’alba di sabato, erano all’incirca le 6,30, un’autopattuglia della sezione «Volanti» in servizio di perlustrazione sulla via Aurelia riceve una richiesta di soccorso da parte di un viado che poi indica ai poliziotti un’auto – una Lancia Y con tre giovani a bordo – riferendo che poco prima il terzetto gli aveva strappato la borsa con il relativo contenuto. I tre vengono inseguiti, raggiunti e fermati dagli agenti che poi li identificano. Nella loro disponibilità viene trovato denaro, il telefono cellulare e altri oggetti di proprietà del transessuale extracomunitario che erano custoditi nella borsa rubata poco prima al viado. E così per i tre giovani marinesi scatta l’arresto in flagranza di reato (furto) e, quindi, vengono immediatamente condotti negli uffici nella questura in via Lalli e, dopo aver espletate le formalità di rito, poi accompagnati i carcere, in attesa del processo per direttissima. A carico del viado brasiliano, invece, il poliziotti hanno accertato sussistere una una posizione di irregolarità in merito alla sua presenza sul nostro territorio nazionale. Pertanto, anche il transessuale extracomunitario è stato sua volta tratto in arresto per la violazione delle normativa di legge sugli stranieri. Il giovane, parte lesa per il furto subìto da parte dei tre ventenni marinesi, all’atto del’identificazione in questura, è risultato avere in atto un provvedimento di espulsione emesso dal prefetto di Livorno il 14 agosto dello scorso anno e del successivo ordine del questore di Milano – risalente all’11 ottobre scorso – emesso a seguito della sua dimissione dal centro di accoglienza per extracomunitari «Corelli» del capoluogo lombardo. Il transessuale è stato così dichiarato in arresto e rinchiuso nella casa circondariale Don Bosco. Ieri mattina il viado è stato condotto in tribunale per l’udienza del processo per direttissima. Il giovane è stato poi scarcerato, dopo aver patteggiato la pena di cinque mesi e dieci giorni di reclusione. Infine, è stato accompagnato presso l’Ufficio Immigrazione e munito di nuovo provvedimento di espulsione e contestuale ordine del questore a lasciare il nostro territorio nazionale.

di FEDERICO CORTESI

Fonte:

Gaynews

24 settembre 2009 Giornata del dialogo interculturale Ai giovani il diverso fa paura

Chi è l’altro? Il diverso, l’emarginato, colui che genera pericolosità sociale? Nella classifica dell’alterità spiccano il rom, il disabile e l’omosessuale. La pensano così molti tra gli studenti studenti di liceo o di istituti professionali, emiliani, veneti, toscani e pugliesi, un campione di 1400 fra loro analizzati dagli esperti della Fondazione Intercultura, ha assimilato la paura e il sentirsi distante, dal diverso da se.

Dati che diventano un’emergenza , e mettono a disagio tutti coloro che in Europa oggi s’impegnano per celebrare la Giornata del Dialogo Interculturale eventi in 70 città italiane, e altrettanti per ogni Paese dell’Unione Europea. A Milano 150 studenti dibattono all’Auditorium delle Scuole Civiche, a Roma in un incontro nella cornice istituzionale del Circolo Montecitorio si dibatterà proprio dei risultati della ricerca.

Le priorità date alle politiche per la sicurezza, rispetto a quelle per il lavoro e per l’istruzione hanno raggiunto i più giovani tra gli italiani. Infatti, commentano gli esperti che hanno lavorato all’indagine , se in ambito europeo per tutti gli adolescenti le prime tre preoccupazioni sono di tipo economico (disoccupazione, costo della vita, welfare) e l’immigrazione è rilevante solo per una percentuale al di sotto del 10%, per i nostri lo è per il 19 %.

I ragazzi sovrastimano numericamente gli immigrati: in città come Parma, Reggio Emilia, Vicenza, dove la presenza d’immigrati è intorno al 10 %, sono certi che siamo anche oltre il 30%.

“Secondo me gli stranieri più discriminati sono gli zingari, quelle persone che sono, le vediamo più spesso ai semafori, in via Anelli, perché li vediamo come una persona che non fa niente, come i rom che vivono in questi… non so come chiamarli i campi… degli accampamenti” ha affermato una studentessa veneta. Le posizioni sono particolarmente radicali e al limite della disumanità, soprattutto nei confronti degli “gli zingari” . “E in questi casi non si va troppo per il sottile distinguendo tra popolazioni sinti e rom”, riferiscono da Intercultura.

Sono convinti che essere rom sia una condizione di svantaggio nell’87% dei casi, con picchi che sfiorano il 90% nella provincia di Vicenza. Tra le affermazioni più diffuse: ” Possono venire qua lavorare ma avere il diritto di voto mai! A casa sua possono fare quello che vogliono ma fare una moschea no!”.

Per gli studenti liceali intervistati essere di origine Rom, o diversamente abili, o omosessuali costituiscono i fattori di maggiore esclusione tra le categorie sociali . Essere disabile è un importante fattore di esclusione per il 78% della media italiana ed il 79% di quella europea.

Il dato più rilevante, l’indagine lo ha riscontrato nei licei scientifici emiliani dove a considerare il portatore di handicap un emarginato è il 93,38% . Negli istituti professionali emiliani questa percentuale scende al 70,31%. A seguire il Veneto dove la percentuale di svantaggio si sposta da un 91,73% nei licei ad un 76,37% negli istituti professionali, e in Toscana dove i dati oscillano tra il 90,41% dei licei ed il 64,02% degli istituti professionali.

Percentuali più basse in Puglia con un indice pari al 85,41% nei licei , ed un indice pari al 63,00% negli istituti tecnici.

La percezione dell’omosessualità come condizione di svantaggio Italia raggiunge il 63%, nella media Europea si ferma al al 54% . A sorpresa è in Toscana dove si registra il livello più alto di chi considera l’omosessualità un handicap , con l’84,58% nei licei e il 61,09% negli istituti tecnici. A seguire la Puglia con una percentuale pari all’ 81,98% nei licei, e pari all’ 60,01% negli istituti tecnici, ed il Veneto con l’80,77% nei licei e il 73,84% negli istituti tecnici. La regione italiana con il tasso di svantaggio più basso, rispetto all’omosessualità è l’Emilia con una percentuale dell’80,09% nei licei e dell’88% negli istituti tecnici

Tutte le manifestazioni di oggi in Italia sulla giornata del Dialogo Interculturale sul sito d’Intercultura

Loredana Oliva

Fonte:

IlSole24Ore

Altre fonti:

Queerblog

Corriere della Sera

Teramo 23 settembre 2009 Pineto Forza Nuova manifesta contro i gay

La segreteria provinciale teramana del movimento Forza Nuova annuncia per sabato 26 settembre un presidio che si terrà a Pineto fra via Trieste e via Milano, antistante il Municipio. L’evento, che avrà inizio alle ore 15.30, è stato organizzato a seguito della conferma della manifestazione omosessuale che si svolgerà in uno stabilimento balneare del comune pinetese. Forza Nuova, si legge in una nota, «da sempre a difesa della famiglia e dei valori tradizionali, ritiene assurda la volontà da parte del sindaco Monticelli nel patrocinare un simile evento che, a differenza di molte altre manifestazioni alle quale siamo purtroppo abituati, godrà dell’agghiacciante peculiarità di veder svolgere al suo interno anche dei matrimoni fra coppie gay».

Fonte:

PrimaDaNoi

Altre fonti:

Notiziegay

Treviso 21 settembre 2009 Gentilini, niente gay e marocchini sul Piave

«Il Piave è vietato agli zingari, ai tossicomani, alle lucciole e ai gay». Così il vicesindaco di Treviso ha accolto la notizia dei festeggiamenti di fine Ramadan sulle rive del fiume.

Polemiche a Treviso sulla chiusura del Ramadan avvenuta in un prato sul greto del fiume Piave, spazio concesso dal Comune di Susegana: ieri infatti un migliaio di musulmani si sono ritrovati per pregare in località Ponte della Priula ad un passo dal Fiume Sacro alla Patria. E su questo ha avuto da ridire Giancarlo Gentilini, prosindaco di Treviso, che ha ricordato che «il Piave è vietato agli zingari, ai tossicomani, alle lucciole e ai gay. Ora deve essere vietato anche agli islamici”.

Gentilini cita una nota melodia: «Il Piave mormorò, non passa lo straniero». «Con le loro preghiere gli islamici forse – scrive oggi ‘la Tribuna di Treviso’ – hanno inneggiato all’11 settembre e al 17 settembre. Insomma, c’è puzza di terrorismo. Ma se gli islamici tornano sul Piave, allerterò le forze dell’ordine affinchè li blocchino».

A rincarare la dose il Movimento Fiamma Tricolore che ha parlato di “costernazione” per un evento del genere avvenuto sul fiume: “Il sacrilegio più becero perpetrato alla nostra identità”. “La preghiera sul Piave non è una provocazione contro i cristiani di questa terra, ma contro una politica che non vuole affrontare il problema del diritto dei musulmani a pregare”, ha risposto il presidente del coordinamento delle associazioni marocchine di Treviso, Abdallah Kezraji che ha invitato a “iniziare un percorso comune fra le comunità dei cristiani e dei musulmani, che di fatto sono una sola poichè dobbiamo convivere. Dobbiamo dialogare, come dimostra anche quello che è successo a Pordenone e la tragica fine di Sanaa. Non bisogna chiudersi in se stessi”.

Fonte:

Gay.it

Roma 21 settembre 2009 Monsignor Tadeus: “L’omosessualità è una condotta contronatura.”

Non basta cercare il piacere, il sesso serva solo alla procreazione, e non è un gioco. I preti la smettano di fare gli psicologi e i sociologi. La sociologia non è una nuova religione

Fedele e legato alla trazione della Chiesa, Monsignor Tadeus Pieronek, Vescovo polacco e memoria storica di quella nobile chiesa,parla di omosessualità e lo fa con la tradizionale schiettezza, senza tanta diplomazia e con la ricerca della verità che contraddistingue da sempre il Pastore. Eccellenza, in che maniera giudica la omosessualità: “ la Chiesa in sé stessa non respinge gli omosessuali ai quali bisogna dedicare amore e delicatezza. Detto questo,ovvero che la Chiesa non li respinge, bisogna valutare la omosessualità da un punto di vista etico”. Bene?: “ siccome occorre sempre proclamare la verità, non ho difficoltà a dire che l’omosessualità è un grave disordine mentale,una condotta contro la natura dell’uomo e peccaminosa,proprio perché non è naturale”. In che senso non è naturale?: “ la sessualità è rivolta esclusivamente alla procreazione e quindi ogni forma che si allontani da essa è sbagliata … e contraria al Magistero della Chiesa. Ammettendo condotte disordinata, avremmo una sessualità bollata di edonismo e francamente inaccettabile. Insomma, il sesso non è un giocattolo del quale disporre a proprio piacimento. La sessualità è un valore di per sé stesso che va vissuto secondo una etica cristiana”. Poi il Vescovo se la prende con i preti sociologi e con quelli che si aprono alla psicologia: “ i preti facciano i preti e basta,senza alcuna apertura. Certo,sociologia e psicologia sono cose importanti e delicate,ma oggi vi la tendenza a fare della sociologia e della psicologia una nuova religione. Indubbiamente questi professionisti sono bravi,ma le loro valutazioni nulla hanno a che vedere con la religione, dunque ne stiano alla larga. Io preferisco ancora la sana disponibilità del prete di una volta che meglio di chiunque può comprendere a capire il penitente”. A proposito di preti, ormai é imminente la festa di San Pio del quale Giovanni Paolo II aveva grande stima: “ lo dimostrano le lettere e le richieste di intercessione affidate da Karol al frate di Pietrelcina per la guarigione della signora Poltawska. Giovanni Paolo II ha sempre nutrito grande fiducia e stima in Padre Pio”. Lei ha conosciuto personalmente Padre Pio,che idea ne ha ricavato?: “ sono stato a San Giovanni Rotondo con alcuni vescovi polacchi ed ho parlato con Padre Pio. Un uomo semplice,ma di grande spiritualità. Mi ha sempre colpito la idea della preghiera che aveva Padre Pio, una forma sicuramente mistica, come quella di Giovanni Paolo II. Credo che questa maniera di pregare,unita alla obbedienza e al rispetto vero la Chiesa li abbiano uniti molto”.

Bruno Volpe

Fonte:

Pontifex

Altre fonti:

Queerblog

Roma 19 settembre 2009 Nuovo gesto omofobo a Roma Attacco incendiario contro locale gay

Ancora un atto intimidatorio al “Qube” che ospita gli eventi organizzati da Muccassassina

Si tratta dell’ennesimo episodio di intolleranza omosessuale nella Capitale

Il sindaco Alemanno: “Stessa mano di attentati precedenti”

Il Circolo Mario Mieli avverte: “Evitare allarmismi”

Ancora un episodio di violenza contro la comunità omosessuale a Roma. Un attacco incendiario è avvenuto poco prima delle sette di questa mattina contro la discoteca Qube, nella zona di Portonaccio, noto locale gay della Capitale. Nessuno è rimasto ferito. Non si è trattato del lancio di una molotov, come era parso in un primo momento: i carabinieri hanno accertato che la benzina data alle fiamme è stata versata da una bottiglia da un litro e mezzo e non lanciata.

In base ai rilievi e alle indicazioni di un testimone che ha avvertito il 112 sarebbero state due le persone che, con il volto coperto dai caschi, hanno dato fuoco al liquido infiammabile versato davanti al locale. I carabinieri accanto alla bottiglia vuota rimasta per terra hanno trovato un sasso piuttosto grande. Il portone del Qube è stato annerito dalle fiamme e il vetro all’ingresso si è crepato. E’ quindi molto probabile che i due abbiano inizialmente tentato di sfondare il vetro per versare il liquido infiammabile all’interno del locale.

“Probabilmente c’è la stessa mano degli attentati precedenti” ha commentato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, esprimendo la sua “totale condanna per il nuovo attentato contro un locale frequentato da persone omosessuali”. “Mentre attendiamo l’esito delle indagini – ha aggiunto – è assolutamente necessario un forte coinvolgimento di tutte le istituzioni contro qualsiasi forma di discriminazione razzista e omofoba. Per questo dobbiamo impegnarci affinché la fiaccolata in programma a Roma per il 24 settembre trovi una larghissima partecipazione di tutte le forze politiche e sociali della nostra città”.

“Se c’è un attacco e un aumento della violenza contro la comunità omosessuale credo che tutti, la società civile e la politica, debbano fare muro perché è intollerabile qualunque forma di discriminazione – ha detto il ministro delle Politiche giovanili, Giorgia Meloni – Sono disponibile a fare la mia parte”.

Secondo il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli “mancherebbero i presupposti perché si possa parlare di attacco omofobo, diretto contro la comunità glbt e uno dei suoi locali simbolo”. “Pur non sottovalutando il preoccupante gesto – si legge in una nota – si invita quindi alla massima prudenza anche i media, per evitare allarmismi all’interno di una comunità già sotto pressione per gli eventi che si sono ripetuti a Roma e in altre città italiane negli ultimi mesi”.

“Se gli inquirenti confermeranno la matrice omofoba” dichiara, in una nota, il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, “si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di intimidazione verso le persone lesbiche, gay e trans. Colpire i luoghi di ritrovo a cui la nostra comunità fa riferimento vuol dire lanciare un messaggio di intolleranza e violenza ben preciso. Questa strategia della tensione non ci fa paura: rispondiamo con la forza della nostra presenza in città, con la grande fiaccolata cittadina del 24 settembre e con la manifestazione unitaria ‘Uguali’ che si terrà nella Capitale il 10 ottobre”.

La discoteca Qube era già stata obbiettivo di un’altra intimidazione nel corso dell’estate, da quando è iniziata una escalation di violenze e aggressioni che hanno colpito la comunità omosessuale in Italia e nella Capitale. Solo a Roma dal 19 agosto scorso sono stati numerosi gli episodi di intolleranza omofoba, espressa con aggressioni a ragazzi gay o atti intimidatori verso luoghi e locali frequentati dalle comunità omosessuali. Come appunto il Qube – sede storica della serata Muccassassina, la più importante festa gay, lesbica e transessuale della Capitale che riprenderà dal 9 ottobre prossimo – che a fine agosto è stata presa di mira da ignoti che hanno rotto i vetri dell’entrata e hanno appiccato il fuoco all’interno del locale.

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Il Corriere

LaRepubblicaRoma

NewsKit

Rainews24

Il Mattino

Mario Mieli

Il Giornale

Il Tempo

Palermo 19 settembre 2009 “Non trovo una casa perchè sono trans”

Naomi che non trova una casa

Naomi ha 24 anni e vive a Torretta. È una studentessa universitaria alla facoltà di Agraria. Ieri sfilava insieme a tanti altri compagni di viaggio durante la manifestazione contro l’omofobia. Naomi è una transessuale, da un anno ha iniziato il suo percorso di transizione. Fortunatamente può contare sul pieno sostegno della famiglia e degli amici, ma gli sguardi che la scrutano, la giudicano, non riescono a vedere la persona prima del transessuale, sono tanti.

“Da mesi sto cercando una stanza in casa con altre studentesse – racconta – mi piacerebbe trovare un posto da dividere con la mia migliore amica (una ragazza etero, che in altri casi non avrebbe nessuna difficoltà a trovare alloggio, ndr), ma mi sono sempre ritrovata la porta sbattuta in faccia. Una volta la scusa è che ruberei il fidanzato alle coinquiline, un’altra è che le ragazze sono di paese e i loro genitori non condividerebbero. Altre volte dicono di essere cattoliche, oppure che non vogliono ragazzi in casa”.

A Palermo non c’è posto per i trans, non solo a Ballarò, oppure allo Zen, ma anche in un ambiente culturale aperto, come dovrebbe essere quello universitario.

“Tra un anno sarò completamente donna – continua – sto facendo il percorso di transizione sia a livello medico, che psicologico. Sono seguita da uno psichiatra che collabora con l’associazione Agedo. Sul piano medico e legale, è complicato l’iter qui al sud. È difficile trovare un avvocato disposto a seguirti fino all’approvazione dell’istanza necessaria per cambiare sesso. Stessa cosa dicasi per l’endocrinologo che deve somministrarti le cure ormonali. In entrambi i casi, sono stati dei professionisti amici di mio padre a venirmi incontro, altrimenti sarei ancora qui ad aspettare”.

Parte il corteo, Naomi è in testa, per niente scoraggiata dalle avversità che sa di dover affrontare. Potrebbe essere più facile, ma va bene così. Perché lei è tutto quello che ha sempre voluto essere. Il resto del mondo potrà condividerlo o meno, non importa. Dovrà comunque accettarlo.

Via da casa a 19 anni

“I miei clienti? Mi pagano e sono soddisfatti, ma guai a dire di essere andati a letto con un trans!”

Non usa mezzi termini, Valentina. Lei la strada la conosce bene, si prostituisce da 19 anni, da quando, ancora adolescente, andò via da casa per poter essere se stessa. Ogni notte è in via Roma, tra gli insulti dei passanti e la polizia che fa finta di niente.

È nata e cresciuta nel centro storico di Palermo, dove ha frequentato la scuola fino alla quarta elementare, quando la famiglia la ritirò per farla lavorare col padre. “Ma io so tutto, la mia cultura me la sono fatta lo stesso – dice – so usare il computer, conosco l’inglese e poi molti dei miei clienti sono avvocati, medici, anche poliziotti, quasi tutti di Palermo.”

Che atteggiamento hanno nei tuoi confronti?

“Quando qualcuno ti carica in macchina, non sai mai come andrà a finire. Se ti picchieranno, ti deruberanno, se alla fine non ti pagheranno. Ne ho viste tante all’inizio. Adesso, ricci ca viennu. Oggi mi so difendere”

Protettore?

“No, mai avuti. Non mi servono. I soldi che dovrei dare a loro, me li spendo addosso io”.

Quanto c’è di rifatto nel tuo corpo?

“Il naso, i glutei, i fianchi. Per il resto sono naturale. Anche il seno è mio, faccio le cure ormonali”.

È stato difficile trovare un endocrinologo che ti prescrivesse i farmaci?

“Il mio dottore sono io. Le iniezioni le faccio da sola. Le medicine? Le compro. Non si potrebbe fare, ma col mio mestiere ti fai un sacco di amici….”

Quanti clienti hai ogni sera?

“Dipende, non si può fare la media. Ci sono serate che ne hai dieci diversi e altre che non ce n’è nessuno. La legge Carfagna ci ha rovinate. I clienti adesso stanno molto più attenti”.

E se li incontri, diciamo, fuori dall’orario di lavoro?

“Ci sono quelli che ti salutano, fingono che tu sia una loro amica. Altri ti evitano, fanno i perbenisti. Una volta ho incontrato un cliente con la moglie. Ha fatto dei commenti pesanti su di me, così sono tornata indietro e ho detto alla moglie che io suo marito me lo portavo a letto. Lui, ovviamente, ha negato. La moglie è invece diventata paonazza, li ho lasciati che ancora litigavano….”

Ti sei mai innamorata?

“Si. Tre volte. L’ultima è durata 5 anni. Non ti nascondo che ci penso ancora”

Progetti futuri?

“Voglio essere donna, a tutti gli effetti. Tra un anno finirò di pagare il mutuo e potrò fare l’intervento. Per il resto sono felice, ho ricucito i rapporti con la mia famiglia, le mie nipoti mi adorano. Mi auguro di non restare per sempre sulla strada, comincio ad essere stanca. E poi, chissà, l’amore…”.

M.D.P.

Fonte:

LiveSicilia

Roma 18 settembre 2009 Il 6°Municipio boccia mozione contro omofobia.

Giorgio La Porta: “E’ un atto gravissimo”

“È un atto gravissimo bocciare una mozione contro l’omofobia e il Partito Democratico se ne deve assumere tutta la responsabilità. Se infatti tutti i municipi di Roma aderiranno alla fiaccolata bipartisan del 24 settembre, tranne il Sesto, questo non sarà colpa nostra che come Pdl abbiamo presentato una mozione proprio per prendere parte anche formalmente all’iniziativa. Di fronte alla nostra mozione di condanna all’omofobia e ad ogni forma di intolleranza, parte della maggioranza a guida Pd ha ritenuto necessario doversi distinguere anche su una tematica così importante. C’è una vera e propria emergenza ma il Pd si volta dall’altra parte e non solo non ritiene neanche necessario presentare una sua mozione, che ovviamente noi non avremmo avuto difficoltà a sostenere, ma addirittura arriva al punto di bocciare la nostra che invece è stata sostenuta con entusiasmo anche dai Verdi, Udc e lista civica di Grillo”.

Con queste parole Giorgio La Porta, Consigliere del 6° Municipio del Popolo della Libertà, ha commentato la bocciatura della mozione ‘lotta all’omofobia’.

“Lo scorso anno dopo il pestaggio di un ragazzo gay al Pigneto, chiedemmo la convocazione di un consiglio straordinario che ovviamente non ci è stato mai concesso. In questi quartieri vive una tradizione storica della comunità glbt che ha visto protagonisti da Pier Paolo Pasolini a Wladimir Luxuria oggi.

Ci sono tanti ragazzi e ragazze che meritano rispetto e che sicuramente non devono prendersi una coltellata o una sprangata a causa della loro identità sessuale. Per questo ci dispiace che il Partito Democratico e la Giunta Palmieri si siano presi oggi la responsabilità di rifiutare di condividere con l’opposizione una mozione così importante. Noi, intanto non solo non abbasseremo la guardia, ma aderiremo individualmente alla fiaccolata del Comune, Provincia e Regione contro ogni forma di intolleranza e omofobia.

Fonte:

ItalyNews

Bologna 15 Settembre 2009 Coro gay cacciato dalla parrocchia

Nuovo ‘trasloco’ per il Komos, il coro omosessuale di Bologna che dallo scorso metà luglio aveva ottenuto una sala prove all’interno della chiesa di San Bartolomeo della Beverara. L’altra sera il parroco ha consegnato al direttore Paolo Montanari (nella foto) una lettera, inviata dalla Curia, con l’invito a liberare i locali.

Ma ‘’con dispiacere’’, ha aggiunto don Nildo Pirani nella lettera che gli ha consegnato. La stessa in cui, spiegando il perche’ dell’addio, ha citato un messaggio ricevuto dall’arcivescovo Carlo Caffarra il 7 agosto che, ha riferito Montanari, gli ha ricordato l’esistenza di un documento della Congregazione per la dottrina della fede sugli omosessuali datato 1986.

Dopo l’esordio a novembre nella sede dell’Arcigay bolognese, il coro aveva cambiato ‘casa’ per problemi di acustica e dissapori con l’associazione. Allora Montanari aveva bussato alla Beverara per chiedere una sala, una volta a settimana. Don Nildo, classe 1937, aveva accettato dandogli anche la chiave del salone. Fino a ieri sera. Prima delle prove, il sacerdote ha parlato con Montanari e gli ha comunicato la novita’. Poi gli ha allungato una lettera. ‘’Comunico con dispiacere l’impossibilita’ di continuare ad accogliere il vostro coro nei locali della parrocchia’’, e’ l’incipit.

E subito dopo: ‘’Questo per una precisa disposizione di una lettera della Congregazione per la dottrina della fede in data 1 ottobre 1986, che io non conoscevo, e che mi e’ stata ribadita perentoriamente dal cardinale arcivescovo in persona, con lettera a me inviata in data 7 agosto 2009’’. Infine le scuse e l’annuncio del proprio silenzio (‘’non ho niente da commentare’’). Il documento citato da Caffarra e’ una lettera che la Congregazione ha rivolto a tutti i vescovi ‘’sulla cura pastorale delle persone omosessuali’’ come si legge nel titolo del documento.

Amareggiato e deluso il direttore del coro (formato da 25 uomini, il primo in Italia solo al maschile e specializzato in musica classica) perche’ ‘’con una certa ingenuita’ ho creduto che questa sistemazione potesse durare’’. E a questo punto, lancia un appello perche’ Komos non muoia. In particolare, si rivolge ‘’al Comune e a tutte le associazioni bolognesi (nonche’ singoli cittadini)’’ per chiedere ‘’se esiste uno spazio adatto alla musica adatto a ospitarci’’.

Fonte:

Il Resto del Carlino

Altre fonti:

Yahoo notizie

GayNews24

Grillini.it

Italianews

Segnalazione 14 Settembre 2009 Libro di semeiotica medica: l’omosessualità è una modificazione della libido!

Un river-lettore studente di Medicina a Firenze mi ha segnalato il contenuto di un testo universitario: “Semeiotica medica nell’adulto e nell’anziano” di G. Frada’ e G. Frada’. Nel capitolo “Rilievi Anamnestici particolari”, al paragrafo “libido ed attivita’ sessuale”, si leggeva qualcosa di inquietante: “Si possono avere alterazioni qualitative della libido che si estrinsecano in deviazioni e perversioni varie culminanti nell’omosessualita’ (uranismo nell’uomo e saffismo o lesbismo nella donna)”.

Già l’anno scorso si accorsero dello svarione le ragazze di Lista Lesbica: scrissero una lettera alla casa editrice, facendo notare che il testo era “poco aggiornato” – per usare un eufemismo. Il responsabile editoriale rispondeva che l’appunto sarebbe stato inoltrato agli autori del testo.

Nei mesi scorsi, è uscita la nuova edizione del libro. La parte interessata è stata così corretta: “Si possono avere modificazioni qualitative della libido che si estrinsecano nella omosessualita’ (uranismo nell’uomo e saffismo-lesbismo nella donna) o in perversioni (pedofilia, attrazione erotica verso bambini di entrambi i sessi)“.

Fonte:

River blog

Riassumo: l’omosessualità è una modificazionedella libido. Eh?

Bologna 12 Settembre 2009 Ragazzo gay aggredito ai giardini Margherita

Erano in quattro, si sono “imbucati” alla serata gay del venerdì allo Chalet dei Giardini Margherita, hanno litigato con un ragazzo omosessuale e all´uscita, cacciati via perché erano ubriachi fradici, ne hanno seguito un altro e lo hanno insultato e picchiato. Qualcuno dice che lo hanno addirittura tirato fuori a forza dalla sua macchina, ma la Questura non trova conferme. «Non siamo riusciti a picchiare l´altro – gli hanno detto – e adesso saldiamo il conto con te». La vittima è un ragazzo di 19 anni, socio dell´Arcigay e frequentatore del Cassero, che non ha mai fatto parola con mamma e papà della sua “diversità”. Da qui, forse, la sua riluttanza a sporgere denuncia (che presto farà, dice chi lo conosce) e a farsi visitare al pronto soccorso.

Sergio Lo Giudice, capogruppo Pd in consiglio comunale e presidente onorario di Arcigay, ha parlato con lui e dice che il giovane, aggredito poco prima delle cinque in una strada vicina, è sotto shock. «Non ha detto di essere stato insultato in quanto gay, ma è chiaro che questa è un´azione omofobica. Un episodio che non deve essere minimizzato, magari facendolo passare per una semplice rissa. Il giovane mi ha detto di essere stato circondato da quattro ragazzi ubriachi in via Santa Chiara dopo essere uscito dal locale ai Giardini Margherita: era in auto, assieme ad un´amica, ha abbassato il finestrino per chiedere cosa volessero, e quelli lo hanno picchiato. Gli hanno strappato la maglietta. Anche la ragazza è stata buttata a terra. Mi ha detto anche di aver cercato di mettere in moto per due volte, e che quelli si sono piazzati davanti sbarrandogli la strada».

Un aggressione “pesante”, ma la Questura frena e dice che il ragazzo non avrebbe riportato danni seri: lividi, graffi, un polso slogato. Versione che sembra confermata dalla ragazza che era con lui, sentita in serata dalla polizia: ha parlato di un´aggressione verbale, a quanto sembra negando insulti contro gli omosessuali. Di certo c´è che i quattro, «ragazzi del sud», dicono allo Chalet, verranno individuati rapidamente: dopo la lite col primo giovane ai Giardini, volevano uscire senza pagare e così la security si è fatta consegnare la patente da uno di loro. La polizia lo sta cercando, in passato era già stato controllato a Bologna. Questione di ore.

«Torniamo a pagare domani», avevano detto al locale. Pochi istanti dopo c´è stata l´aggressione («il giovane è stato seguito intenzionalmente – dice Lo Giudice – cercavano proprio lui») e qui, prima di dileguarsi, i bulli hanno sottratto il cellulare a un testimone, forse per evitare che potesse dare l´allarme. Sorpresa: nella foto della patente consegnata dai gestori dello Chalet agli investigatori, il ragazzo ha riconosciuto uno di quelli che l´hanno derubato. Nessun insulto razzista o a sfondo omofobico, nessuna dichiarata discriminazione per l´appartenenza della giovane vittima alla comunità gay, ma quella frase («adesso saldiamo il conto con te») e il fatto che il quartetto abbia puntato proprio sulla serata gay-friendly ai Giardini, preoccupa molto le associazioni “omo” sotto le due torri. L´indagine potrebbe avere uno sviluppo rapidissimo.

Fonte:

Repubblica di Bologna

Altre fonti:

Repubblica

Ansa

Libero-news

Corriere di Bologna


Pavia 11 Settembre 2009 Uova contro casa di gay

Ennesimo episodio omofobo ai danni di una coppia gay nell’Oltrepo’ Pavese: un gruppo di ragazzi ha lanciato delle uova contro la loro casa. Cosi’ Fermo Lardini, 58 anni, collaboratore scolastico, e Luca Ceppi, di 48, in pensione per motivi di salute, hanno presentato una denuncia ai carabinieri. ‘Se le angherie proseguiranno – raccontano sulla ‘Provincia Pavese’ – dovremo cambiare residenza’. Sdrammatizza il sindaco: ‘La situazione non e’ grave. Mornico Losana non e’ un paese omofobo.’

Fonte:

Ansa

Altre fonti:

L’Unità

Virgilio notizie

Cronacaqui

Gaynews24

Firenze 11 Settembre 2009 Pestato a sangue perché gay dopo la fiaccolata

Ancora un gay aggredito. E’ successo in piazza Salvemini, dove la notte tra il 9 e il 10 settembre, un ragazzo di 26 anni, poche ore dopo il presidio-fiaccolata unitario sui ponti fiorentini contro l’omo/transfobia, è stato pestato a sangue da due italiani. Il ragazzo stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa in un locale gay fiorentino. Lo denuncia l’Arcigay Firenze «Il Giglio Rosa», in contatto diretto con il ragazzo e la famiglia: «Siamo vicinissimi al ragazzo e alla sua famiglia, e siamo scossi dal fatto che anche la città di Firenze sia protagonista di un episodio di inaudita violenza ai danni di una persona omosessuale, proprio a poche ore dalla grossa mobilitazione contro la violenza omofobica che aveva visto una straordinaria partecipazione della cittadinanza».

IL PESTAGGIO – «Il ragazzo – prosegue l’associazione – era stato avvicinato e minacciato da due uomini nel corso della serata di mercoledì all’interno di un locale gay del centro. I due erano stati allontanati dai gestori. Intorno alle 3 del mattino, il giovane sarebbe uscito dal locale e si sarebbe diretto a piedi verso Piazza Salvemini, dove i due uomini, di circa 35 e 40 anni, lo avrebbero aspettato e gli si sarebbero scagliati contro a mani nude. Il ventiseienne è stato trovato in un bagno di sangue da alcuni amici e accompagnato a casa in auto intorno alle 5».

IL RAGAZZO E’ STATO RICOVERATO D’URGENZA – «Ieri mattina il ragazzo è stato portato al Pronto Soccorso e successivamente ricoverato d’urgenza. Gli sono state diagnosticate, oltre che contusioni e tumefazioni, molteplici fratture: agli zigomi, alla mandibola e al naso». Fa sapere Il Giglio Rosa: «Questo pomeriggio sarà operato. Al momento il giovane gay è ancora sotto choc. Chiediamo però la collaborazione di tutte e tutti affinchè possano essere individuati dagli inquirenti i due aggressori. Nel frattempo, oltre a fornire alla famiglia un primo aiuto psicologico, abbiamo dato mandato ai legali della nostra associazione, avvocati Alessandro Traversi e Paola Pasquinuzzi, di raccogliere la denuncia del ragazzo. Invitiamo autorità e istituzioni a non considerarlo come un episodio isolato e chiediamo agli inquirenti di indagare accuratamente affinchè gli aggressori possano essere identificati e fermati quanto prima. Chiediamo a tutta la comunità gay di non avere paura, ma soprattutto di rimanere compatta e continuare con coraggio e determinazione il percorso di sensibilizzazione e isolamento delle frange violente in città. Valuteremo assieme alle altre sigle e associazioni fiorentine e nazionali quale risposta dare all’ennesimo episodio di violenza ai danni della comunità gay che coinvolge il nostro paese.

Fonte:

Corriere di Firenze

Altre fonti:

La Nazione

Reuters

Libero-news

Virgilio notizie

Sky Tg24

Repubblica

Com’è andata a finire:

Gay aggredito a Firenze:arrestato un carpentiere Fonte: “Tiscali notizie”

La procura ha chiesto al gip il processo immediato per Luca Campanoni, accusato di di avere aggredito un giovane gay davanti ad un locale di Firenze nella notte tra il 9 e il 10 settembre

Viareggio 10 Settembre 2009 Trans brasiliana aggredita e derubata da tre giovani

Hanno chiesto una prestazione subito consumata, poi hanno picchiato il giovane trans e l’hanno rapinato, lasciandolo dolorante a terra. Ma il brasiliano, 25 anni, domiciliato a Viareggio, è riuscito con le poche forze che gli rimanevano ad afferrare la targa dell’auto su cui erano arrivati i tre clienti e a staccarla. L’aggressione è scattata alle 2 di lunedì notte sull’Aurelia, zona Coltano (Pisa) da parte di tre giovani di 18, 21 e 30 anni, giunti a bordo di una Citroen Picasso. Dopo l’atto sessuale, l’aggressione. Il trans viene gettato a terra e preso a calci: i tre gli strappano la borsa con dentro il cellulare. Il brasiliano resta a terra, ma trova il coraggio di attaccarsi all’auto che è stata appena messa in moto e di strappare la targa che resta nelle sue mani, prima che la vettura possa partire. Poi riesce a chiamare i soccorsi. In ospedale il 25enne brasiliano riceve le cure e un referto di sette giorni.

Partono le indagini: gli investigatori hanno un elemento importante su cui poter contare, la targa. Gli aggressori vengono identificati e arrestati, anche grazie all’accurata descrizione fornita dalla vittima. Il giovane brasiliano è stato comunque denunciato per la legge 94 del 2009 perché clandestino.

Fonte:

La Nazione

Altre fonti:

Gay.tv

Forum Geniv

Roma 8 Settembre 2009 Via Cavour, scritte omofobe: “I froci al Colosseo ma con i leoni”

A dare la notizia di una scritta indegna, con chiari riferimenti provocatori al gruppo dei ragazzi di “We have a dream” e apparsa sui muri della capitale è River, il noto blogger romano che scrive senza alcun commento: ” Uno striscione apparso stanotte, nei pressi di via Cavour. Lo firma la “comunità militante Tiburtina”.

Resta quindi molto alto l’allarme lanciato dalla comunità Lgbtq romana per la loro sicurezza in una città dove una destra razzista e parafascista sembra tenere sempr più in ostaggio il sindaco Alemanno.

Fonte:

Gaynews24

Altre fonti:

Repubblica

GayTv

River-blog


Lecce 8 Settembre 2009 Musicista allontanato dalla curia perché cambia sesso

La musicista via dal 31 agosto: «Mi sento discriminata, ma sono pronta alla battaglia legale».

Lunedì pomeriggio ha nuova­mente indossato gli abiti maschili, ha tolto il trucco e scelto una maglietta larga che nascondesse il seno. «Voglio mantenere l’impegno preso con la cop­pia di sposi e certo non morirò se per una volta ancora mi vesto da uomo. Ho rispetto del luogo in cui devo anda­re». Il luogo in cui Luana Ricci (ma al­l’anagrafe è ancora Marco della Gatta, di 46 anni, sposato e con due figli, un ragazzo di 18 anni e una ragazza di 15) si è recato è la Cattedrale di Lecce, quella dove ha suonato come organi­sta e diretto il coro per 18 anni e dalla quale è stata allontanata il 31 agosto scorso. «Senza una spiegazione», pre­cisa. Ed è per questo, per essere stata mortificata nella sua professione, che ha deciso di rendere pubblica la sua storia.

Diplomata in pianoforte al Conser­vatorio di Lecce e in musica jazz a quello di Bari, Luana Ricci vanta un curriculum di tutto rispetto con parte­cipazioni alla Notte della Taranta e col­laborazioni con l’Orchestra della Pro­vincia di Lecce. Nell’ambiente musica­le gode di grande rispetto e la sua arte è molto apprezzata. Dal 1991 lavora per la Diocesi, pur non avendo mai fir­mato un contratto e non avendo mai percepito i contributi. «Per questo – di­ce – farò valere i miei diritti in sede giudiziaria. Per il resto, il benservito avuto il 31 agosto scorso è il primo episodio di intolleranza subito da quando, venti mesi fa, ho intrapreso il mio percorso verso l’operazione che mi trasformerà definitivamente in una donna. Per il momento, con il sup­porto medico dell’Onig (l’Osservato­rio nazionale sull’identità di genere che ha una sede anche a Bari, ndr), sto soltanto assumendo ormoni femmini­li». Ci sono voluti 30 anni perché Mar­co-Luana si accettasse per quello che è. «Avevo 13 anni – racconta – quando mi sono accorta che la mia sensibilità, la mia visione del mondo erano diver­se da quelle degli altri ragazzi. Non ho capito subito, però, a cosa fosse dovu­to il mio disagio. La vera svolta c’è sta­ta otto anni fa, quando ho perso mio padre. In quel momento, di fronte alla perdita di una persona cara, ho capito che non potevo morire senza aver rea­lizzato pienamente me stessa. So che il percorso che dovrò affrontare è diffi­cile, ma sono pronta ad affrontare qualsiasi cosa, anche la più estrema».

In questi anni, Luana ha dovuto vi­vere nascondendo la sua vera identi­tà. «Volevo dimostrare di essere un uo­mo, soprattutto a me stesso – racconta ancora Luana – . Nel 1989 mi sono spo­sato e dal matrimonio sono nati due splendidi figli. Ho vissuto con la mia famiglia fino a marzo scorso e con lo­ro ho un rapporto splendido. Quando ho deciso di seguire una strada diver­sa, ho prima parlato con mio figlio, che ha accettato la mia scelta, poi, in­sieme a mia moglie e mio figlio, abbia­mo spiegato la situazione alla ragazza, che ha ascoltato senza commentare. Immagino che soffrano per la mia lon­tananza da casa, ma li sento tutti i gior­ni». Quando Luana ha deciso di cam­biare sesso, un anno fa circa, ha subi­to informato i suoi amici più cari. «In realtà – precisa – , avevo cominciato a vestirmi da donna già 3-4 anni fa, ma ero stata lontana da Lecce il più possi­bile proprio per abituare gradualmen­te le persone del mio ambiente alla tra­sformazione. Certo, quando ero impe­gnata in Cattedrale, il mio abbiglia­mento è sempre stato rigorosamente maschile per rispetto nei confronti di chi non accetta la mia scelta». In Catte­drale ci tornerà, forse, ancora un paio di volte per onorare gli impegni presi con le coppie di sposi, ma la sua storia di cattolica è forse finita per sempre.

Fonte:

Gaynews24

Altre fonti:

Notiziegay.it

Affari Italiani

Il Giornale

Corriere del Mezzogiorno

Udine 6 Settembre 2009 Studente gay aggredito

Seguìto, rincorso e poi insultato e minacciato ripetutamente da due giovani perché gay. In pieno centro a Udine, in una via poco distante dall’università. E in pieno giorno, più precisamente giovedì pomeriggio, poco dopo le 17. È l’ennesimo episodio di intolleranza registrato quest’anno dall’Arcigay udinese. Vittima dell’aggressione, fortunatamente solo verbale, uno studente universitario. Che oggi ha paura.

Perché l’università la frequenta tutti i giorni. E il timore è quello che gli insulti possano ripetersi o addirittura che dalle minacce si passi alla violenza fisica. Un timore condiviso anche da tantissimi altri omosessuali che come lui in questi giorni hanno paura.

Dopo gli episodi di intolleranza registrati negli ultimi giorni in diverse città italiane, a incominciare da quelli di Roma che hanno portato all’arresto di due ragazzi, anche a Udine sembra stia emergendo un clima di crescente intolleranza. Tanto che Arcigay e Arcilesbica potrebbero organizzare la prima marcia/fiaccolata per difendere i diritti degli omosessuali. E i Comitati delle due associazioni hanno chiesto un incontro al sindaco, Furio Honsell.

Scopo della riunione in programma lunedì 14 settembre sarà proprio quello di stabilire una strategia per evitare che si verifichino altre aggressioni o comunque manifestazioni di scarsa tolleranza verso omosessuali in Friuli. «Udine è sempre stata un’isola felice – dice Alberto Baliello, l’unico friulano a far parte della segreteria nazionale dell’Arcigay –, ma purtroppo, soprattutto nell’ultimo periodo, c’è stata un’escalation di episodi di intolleranza. L’impressione è che alcuni fatti di cronaca provochino poi dei tentativi di emulazione. Certo, il fatto che uno studente sia stato insultato di giorno uscendo dall’università è molto grave. Due giovani lo hanno rincorso gridandogli insulti a chiaro sfondo sessuale, ma purtroppo non sono stati riconosciuti da nessuno, altrimenti avremmo presentato subito denuncia».

Lo studente per il momento non sembra infatti intenzionato a denunciare l’accaduto, ma l’Arcigay potrebbe comunque informare le forze dell’ordine. «Abbiamo sempre avuto un’ottima collaborazione con la questura, che ci aveva anche indicato un referente, e con tutte le altre forze dell’ordine – prosegue Baliello che in passato ha presieduto l’Arcigay udinese –, ma solo una minima parte di questi episodi si trasforma in una vera e propria denuncia. Per tanti ragazzi e ragazze infatti l’omosessualità non è dichiarata e viene vissuta in segreto. Così quando accadono questi fatti c’è la paura di uscire allo scoperto, il timore di dover dare spiegazioni in famiglia o sul lavoro. Così, di fatto, gli omosessuali vengono discriminati due volte».

Fonte:

Il Giornale del Friuli

Altre fonti:

Gaynews24

 

 

Torino 2 Settembre 2009 Botte al figlio che gli dice: “Sono gay”

È l’unico cognome italiano sul citofono. Via Monterosa, vecchia casa di Barriera, odori che si mischiano: aglio, pesci fritti, menta. È l’ora di cena. Interno cortile. Le finestre sono spalancate sui fatti degli altri. Alle otto di lunedì sentono urlare dalla cucina degli italiani. Insulti al secondo piano. Un ragazzino, 16 anni, piange. Poi grida anche lui. Volano piatti. Minacce, botte. La situazione sta degenerando. Qualcuno chiama i carabinieri.

La prima segnalazione parla genericamente di una «lite animata in famiglia». Un intervento banale, ogni giorno ce ne sono tanti. Arriva un equipaggio del nucleo radiomobile. I militari salgono, vanno a vedere. La situazione in effetti è ancora molto tesa. Padre contro figlio. E viceversa. Ma dietro quella lite in famiglia, scoprono, dopo aver parlato con entrambi, c’è un motivo particolare. «Gli ho detto che sono omosessuale», ha spiegato il ragazzino. «Lui lo sa benissimo, ma non vuole accettarlo». Il padre conferma. La madre piange nell’angolo. I carabinieri fanno tornare la calma. Verificano che nessuno si sia ferito seriamente. Solo qualche livido, escoriazioni, rabbia viva. Non ci sono gli estremi per denunciare qualcuno. Spiegano che si può «procedere solo con una querela di parte».

Il giorno dopo il clima in via Monterosa è ancora teso. Un vicino racconta: «È la seconda volta in pochi giorni che devono intervenire le forze dell’ordine. Anche la polizia è stata al secondo piano. I rapporti con quel ragazzino sono molto tesi».

Il padre, origini pugliesi, faccia pallida da chi ha lavorato tutto agosto, è un uomo di cinquant’anni. Fa il muratore. Scende a parlare, molto provato: «Non è successo niente. Sono fatti nostri. Questa storia non deve uscire da qui». Il fratello maggiore, 19 anni, è sulla stessa lunghezza d’onda: «Non c’è niente da dire, nulla di nulla. Niente da spiegare. Cose nostre. Altrimenti finisce male».

Forse il ragazzino vorrebbe dire la sua. Ma non esce di casa per tutta la mattina. La madre chiude le persiane sul ballatoio: «Sono fatti di famiglia. È un brutto dolore, lasciateci stare».

Non è possibile conoscere dal diretto interessato questa storia. Anche il telefono di casa squilla a vuoto. Nessuno risponde.

«È un ragazzino basso di statura, timido, molto gentile – dice un vicino – va a scuola, studia, passa i pomeriggi ai giardinetti qui dietro». Non ieri. Non dopo le botte in casa. «Sono gay – ha detto – voglio soltanto essere accettato». Ma il padre si opponeva, prima a parole, poi come una furia, come se fosse una decisione negoziabile.

Ai giardini lo conoscono quasi tutti. Sulle panchine qualcuno ha fatto alcune scritte sul tema: «… è frocio». Ma anche qui non è facile trovare persone che abbiano voglia di parlare dell’argomento. «Il padre soffre tantissimo per questa storia, lasciatelo perdere. È una vera disgrazia».

Per fortuna nel palazzo abita Rachid, un ragazzo marocchino di 25 anni. Lui ha capito benissimo quello che sta succedendo, anche senza bisogno di spiegazioni. «L’altra sera ho sentito il litigio. Non è la prima volta che succede. Ma è stato particolarmente violento. Ce l’hanno con il figlio minorenne. Per me è un bravissimo ragazzino, un tipo a posto, simpatico, qui gli vogliamo tutti bene. Ma ho sentito troppa rabbia in quella casa, non è giusto. Il piccolo italiano non va lasciato solo».

Fonte:

La Stampa

Altre Fonti:

Notiziegay

Gaynews

GayTv

 

 

 

Roma 2 Settembre 2009 Bombe carta su gay street

Due bombe carta sono state lanciate a Roma poco prima della mezzanotte, in via San Giovanni in Laterano nella cosiddetta ”Gay street”. A denunciarlo e’ il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, spiegando che ”le due violente esplosioni, all’altezza del Colosseum Bar, sono state udite anche a diverse centinaia di metri ed hanno provocato la distruzione di alcuni vasi, di un motorino e un ragazzo ha riportato una ferita a un orecchio. Se qualcuno fosse stato piu’ vicino avrebbe rischiato la vita”. ”Gia’ nei giorni scorsi – ricorda Marrazzo – una ragazza lesbica era stata minacciata con un coltello e si erano ripetuti alcuni episodi provocatori e violenze verbali. E’ un attacco violentissimo, di una gravita’ inaudita che vuole colpire uno dei luoghi simbolo della nostra comunita’. Queste minacce non ci spaventano e non ci faremo intimidire”. E questa sera dalle ore 22 nella ”Gay Street” si svolgera’ un presidio.

Fonte:

Asca

Altre fonti:

Il Messaggero

La Repubblica

Ansa

TgCom

Corriere di Roma

Queerblog

QuotidianoNet

 

Tg24.Sky

Voce d’Italia

Mario Mieli

Reggio Emilia 1 Settembre 2009 Trans preso a pugni e rapinato

Un transessuale 29enne brasiliano, in Italia senza fissa dimora, è stato rapinato questa notte da uno sconosciuto in via Vico, nella frazione Cella di Reggio Emilia. Secondo quanto denunciato ai carabinieri, il giovane, intorno alle 2, si stava prostituendo lungo la via, quando è stato avvicinato da uno sconosciuto, che lo ha colpito con un pugno al volto e gli ha preso la borsetta, contenente effetti personali e circa 350 euro in contanti, per poi fuggire a piedi. Quindi la denuncia del trans e le ricerche, che hanno dato un primo esito negativo. Proseguono quindi le indagini per identificare il malvivente, che dovrà rispondere di rapina aggravata. Medicato al pronto soccorso, il viado ha riportato una prognosi di tre giorni per le contusioni dovute all’aggressione.

Fonte:

Il Giornale di Reggio

San Vittore 1 Settembre 2009 Guardia abusa di un trans

Abusi sessuali, violenza fisica e psicologica su chi può solo sottostare. L’aguzzino, secondo la Procura della Repubblica, un agente penitenziario di San Vittore, la vittima, un detenuto, transessuale. Un’indagine difficilissima, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica Isidoro Palma e che attende la verifica dell’incidente probatorio davanti al giudice delle indagini preliminari Guido Salvini. Perché da una parte c’è lo stimato graduato, 35 anni sulla breccia senza demeriti, e dall’altra un transessuale brasiliano, con condanna a cinque anni per rapina. Due parole con peso diverso? Il pubblico ministero, dopo un’istruttoria vasta, accusa l’agente di custodia e individua quattro specifici episodi avvenuti nello stanza dei sotto-ufficiali del carcere di San Vittore, a due passi dall’infermeria tra il giugno e il settembre del 2008. Episodi, non denunciati, ma confessati, all’inizio, dallo stesso ragazzo brasiliano a un operatore carcerario, che non se la sente di prenderle alla leggera, che stila una relazione, che attiva un’indagine condotta dalla stessa polizia penitenziaria, che confluisce in un fascicolo della Procura della repubblica per violenza sessuale aggravata. LA VITTIMA, il transessuale, si comporta con le modalità di chi non sa se può o non può: inizialmente nega anche ai suoi compagni l’esistenza dell’inchiesta, ma al pubblico ministero racconta i particolari di quelle quattro volte col secondino. Che lo prelevava dalla cella e lo faceva entrare nel locale dei sotto-ufficiali. Un pomeriggio alle quattro, durante un cambio guardia, poi altre tre volte, di notte e nei fine settimana. Il detenuto riporta la stessa versione a un funzionario del consolato brasiliano, la riferisce in una lettera a un amico detenuto e trasferito in altra prigione. Per capire la portata delle accuse, si interrogano tutti i transessuali in quel periodo detenuti: e nessuno dichiara di avere subito abusi. La conferma della versione del giovane giunge da un altro detenuto, italiano,che invece conferma agli inquirenti la storia, se non altro perché lo stesso ragazzo gliel’aveva raccontata in tempi non sospetti. L’indagato dichiara assoluta estraneità ai fatti, i suoi colleghi lo sostengono, dichiarando che sarebbe impossibile, dentro San Vittore, condurre un detenuto dalla cella al locale delle guardie, senza essere notati.

Fonte:

Notiziegay.it

Altre fonti:

Gaynews

 

Roma 29 Agosto 2009 Striscioni anti-gay di Militia

Due striscioni a firma Militia recanti ingiurie nei confronti dei gay sono apparsi in serata a Roma, su un cavalcavia della tangenziale, all’altezza della Batteria Nomentana. In uno dei due teli è stato preso di mira anche il sindaco Gianni Alemanno.

I due striscioni sono stati rimossi dalla polizia intervenuta sul posto in seguito ad alcune segnalazioni di cittadini che hanno notato quattro-cinque giovani allontanarsi dal luogo in cui sono stati affissi. Sull’episodio indaga il commissariato di Porta Pia, ma è stata allertata anche la Digos.

Venerdì sera a Roma c’era stata una fiaccolata spontanea di protesta contro la serie di aggressioni omofobe degli ultimi giorni. L’ultima è stata ieri una segnalazione di una aggressione avvenuta a Roma il 19 agosto scorso a un cantautore gay, Emilio Rez, nel quartiere San Giovanni.

Nella notte di sabato scorso erano stati aggrediti due omosessuali all’uscita del Gay Village, nel quartiere Eur, mentre martedì c’era stato un attentato alla discoteca Qube, storico locale delle notti omosessuali di Muccassassina.

Infine nei giorni scorsi una coppia di stranieri è stata inseguita e picchiata a Napoli da un branco di ragazzini.

Zingaretti. «Noi dobbiamo garantire che qualsiasi cittadino romano a prescindere dalla sua appartenenza religiosa o dal suo orientamento sessuale possa uscire, andare al cinema o a mangiare una pizza in piena libertà e sicurezza», ha detto stasera il presidente dello provincia di Roma Nicola Zingaretti in visita al Gay Village in via delle Tre Fontane. Zingaretti ha espresso la sua solidarietà ai due giovani aggrediti la scorsa settimana e ha sottolineato: «vengo tutti gli anni al Gay Village, però quest’anno la mia presenza ha un valore diverso. Chi organizza questi eventi deve sentire vicine le istituzioni. C’è poi un tema culturale e politico – ha proseguito -: se noi accettassimo che anche una sola persona venga discriminata per quello che è il giorno dopo saremmo tutti discriminati».

Fonte:

Il Messaggero

Altre fonti:

Roma-città

Circolo Pasolini

 

Caserta 28 Agosto 2009 Condominio minaccia coppia gay. Raccolta di firme per cacciarli via

Un mutuo e un trasloco appena concluso. Per una coppia gay, però, l’arrivo nel nuovo appartamento viene guastato dagli insulti omofobi di un condomino del parco che li minaccia: “Faremo una raccolta di firme per mandarvi via”. L’episodio è accaduto a Santa Maria a Vico (in provincia di Caserta). A raccontarlo è la stessa vittima, un trentunenne, che si è rivolto ai carabinieri presentando una denuncia per ingiuria. “Il mio compagno si era affacciato al balcone, in pantaloncini corti – spiega l’uomo, chiedendo di mantenere l’anonimato – io sono sceso a buttare la spazzatura. Un uomo sulla sessantina mi ha avvicinato urlando parolacce pesanti e irripetibili, con fare minaccioso, sollevando la mano come per colpirmi. Io ho chiuso il cancello”. “‘Fra le frasi che mi ha gridato contro, ha detto fra l’altro: ‘Di’ al quel ricchione del tuo amico di uscire fuori in modo civile, la prossima voltà. E poi: ‘Tornatevene nei bassi di Napoli, da dove venite! faremo una raccolta di firme per mandarvi via’”. “Gli altri vicini ci sembrano persone gentili, ma se si ripeteranno episodi del genere ci trasferiremo: non si può vivere con quest’ansia”. La coppia si è affidata al legale dell’associazione I Ken onlus per i diritti degli omosessuali.

Fonte:

Gaynews24

Altre fonti:

Ansa

Caserta c’é

 

Roma 28 Agosto 2009 Nuova aggressione omofoba. La denuncia il Mieli

Dopo l’incontro tra le associazioni gay, lesbiche e transessuali e il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, avvenuto a cavallo tra l’aggressione a due gay all’Eur e l’attentato incendiario al Qube, sede di Muccassassina, festa storica della comunità glbt romana e non solo, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli denuncia un ennesimo atto di aggressione ai danni di un omosessuale. I fatti si riferiscono a mercoledì 19 agosto.

Alla fine di una lunga giornata di lavoro Emilio Rez, gay e noto cantautore, più volte ospite del Maurizio Costanzo Show, viene fermato, mentre rientra a casa, da una persona che gli chiede indicazioni stradali. Dopo avergliele date, Emilio continua per la sua strada ma poco dopo viene raggiunto di nuovo dalla stessa persona che inveisce contro di lui e lo minaccia prima verbalmente e poi, nonostante Emilio si sia prontamente rifugiato in un laboratorio di dolciumi nei pressi di Piazza Re di Roma ed abbia chiamato al telefono in sua difesa gli amici che aveva lasciato qualche minuto prima, viene seguito all’interno del locale e pesantemente malmenato. Contro Emilio frasi ingiuriose del tipo: “Brutto frocio! Ora ti faccio vedere io!” Fra gli astanti, solo un ragazzo di colore interviene in difesa di Emilio.

Il tempestivo intervento di due pattuglie della Guardia di Finanza parcheggiate proprio fuori dal laboratorio e di una volante della Polizia accorsa sul posto, chiamata dagli amici di Emilio, evita il peggio. L’aggressore scompare e a nulla valgono le ricerche delle tre macchine delle forze dell’ordine. Dopo varie peripezie Emilio Rez si reca al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni dove gli viene rilasciato un referto con diagnosi di trauna cranio- facciale, alla spalla sinistra, alla schiena e alla gamba sinistra con una ipoacusia (abbassamento della capacità uditiva all’orecchio sinistro) con una prognosi di 5 giorni.

“Si tratta di un ulteriore gesto che si inserisce in questo gravissimo clima di continua intimidazione contro i gay, le lesbiche e le persone transessuali della Capitale”, questo è il commento del Circolo Mario Mieli. “Le telecamere che sorvegliano i punti di aggregazione omosessuale rappresentano un piccolo e temporaneo deterrente per i delinquenti che ornai ogni giorno attaccano la nostra comunità in qualsiasi punto della città e sebbene in questo momento ci sia un effettivo problema di ordine pubblico in merito alle aggressioni che subiamo, dobbiamo puntualizzare che appare chiaro che le risposte finora date dal Sindaco sono insufficienti e inadeguate.

Risulta lampante che una risposta in termini esclusivamente securitari non offre garanzie di successo ed è, invece, sempre più urgente ripensare una politica di intervento complessiva e a lungo termine che non lasci fuori nessuna questione relativa ai diritti e alla qualità della vita dei cittadini omosessuali e transessuali. Proprio per questo auspichiamo che il Sindaco voglia attentamente considerare anche i tanti suggerimenti, proposte e indicazioni provenienti dalle associazioni GLBT. Una risposta che contrasti dalle fondamenta le radici culturali, psicologiche e sociali dell’odio e della discriminazione omofoba, transofoba e anche razziale che rischia seriamente di minare il tessuto civile e la pacifica convivenza a Roma e nel Paese. Un rischio che evidentemente non riguarda solo le minoranze colpite ma coinvolge tutti indifferentemente e che, per questo, richiama a una mobilitazione ampia e a un impegno condiviso”.

“Proprio per questo motivo”, continuano al Mario Mieli, “la nostra Associazione sarà presente in forze alla fiaccolata contro tutti i razzismi in via di organizzazione da parte della Provincia di Roma.

Noi non abbasseremo la testa e saremo sempre in prima linea per la difesa e la tutela dei diritti delle persone glbt e di tutte le persone libere di questo Paese”.

Fonte:

Gaynews24

 

Napoli 28 Agosto 2009 Turisti gay aggrediti in centro storico*

Insultati e picchiati da un gruppo di giovani

L’episodio risale al 26 agosto. Le vittime sono due turisti, un ragazzo armeno di 25 anni e uno svizzero di 47

Una coppia gay di turisti è stata aggredita da un branco di ragazzi nel centro storico di Napoli. Vittime dell’episodio di violenza a sfondo omofobo sono un armeno di 25 anni e uno svizzero di 47, che hanno denunciato alla polizia l’attacco.

Secondo quanto si apprende il fatto è avvenuto la sera del 26 agosto. Un branco di ragazzi ha prima insultato la coppia, e poi ha inseguito i due uomini, che avevano provato ad allontanarsi, fino ad una colluttazione.

Il venticinquenne si è fatto medicare al pronto soccorso del Vecchio Pellegrini, dove i medici hanno riscontrato delle contusioni e uno stato d’ansia: è stato dimesso con una prognosi di guarigione di 5 giorni. Il compagno, invece, non si è sottoposto ad alcun soccorso. Sul fatto indaga la polizia, che ha confermato la dinamica dell’episodio, di cui ha dato notizia il presidente dell’associazione I Ken onlus, Carlo Cremona.

Fonte:

Gaynews24

La Repubblica di Napoli

Corriere del Mezzogiorno

Ticino on line

*L’episodio risale al 26 Agosto, ma viene riportato dalla stampa solo il 28 Agosto.

 

Roma 27 Agosto Manila Gorio respinta da un hotel perché transessuale

Nuovo episodio di omofobia nella Capitale? Sembrerebbe di sì a sentire quanto racconta Manila Gorio, trans e showgirl pugliese che ha denunciato la discriminazione dubita in un hotel romano. La 28enne ha riferito di aver regolarmente prenotato una camera in un hotel della capitale. Ma quando si è presentata alla reception insieme al suo assistente, sarebbe stata respinta dall’addetto «perchè transessuale». La Gorio – nota alle cronache per essere stata amica della escort barese Patrizia D’Addario – ha presentato una querela al commissariato di polizia di Roma-Viminale.

LA DIREZIONE DELL’HOTEL SMENTISCE – La direzione dell’albergo respinge la ricostruzione dei fatti e annuncia una controquerela sottolineando che «durante l’ultimo gay-pride l’albergo era pieno di omosessuali».

LA DENUNCIA – Nella denuncia la show girl spiega che stamattina, poco tempo dopo che il suo assistente aveva prenotato la camera, si è presentata alla reception dell’hotel Bergamo, nei pressi della stazione Termini, dove l’impiegato «senza darci il tempo di fornire documenti e generalità, ci ha apostrofati». Ne è nato un alterco durante il quale Gorio dice di essere stata aggredita verbalmente ed offesa, mentre il titolare dell’albergo, che era al ricevimento, afferma di aver «subito l’aggressione della donna dopo averle detto che la camera era stata bloccata, come da accordi, per dieci minuti, ma visto che era ormai trascorsa mezz’ora e nessuno si vedeva, era stata data ad un’altra persona».

Fonte:

Il Corriere – Edizione di Roma

Altre fonti:

 

Gay.it

Leggo.it

 

Roma 26 Agosto 2009 Attacco omofobo al Qube

Nella notte tra martedì e mercoledì la discoteca Qube, in via di Portonaccio, sede storica della serata Muccassassina, la più importante festa gay, lesbica e transessuale della capitale, è stata presa di mira da persone ancora ignote, che hanno infranto i vetri dell’entrata e gettato del liquido infiammabile all’interno, tentando di dare fuoco allo stabile.

Solo il tempestivo intervento delle forze dell’ordine e dei pompieri, chiamati da alcuni passanti che hanno notato le fiamme all’interno della discoteca, ha scongiurato il peggio. Il fumo ha riempito il locale fino all’ultimo piano. Per una fortunosa coincidenza nessuno era presente all’interno dello stabile (gli ultimi operai erano usciti da pochi minuti), che in questo periodo è ancora chiuso per ristrutturazione e preparazione della stagione invernale.

“Questo episodio è gravissimo. L’assalto alla discoteca Qube è un ennesimo attacco di individui facinorosi e vigliacchi alla comunità gay, lesbica e transessuale che si ritrova da molti anni alla discoteca Qube per la festa più importante della comunità romana e non solo” spiega Andrea Berardicurti, segretario politico del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma.

“Un atto intimidatorio che noi siamo certi abbia origine dalla cieca violenza verso la comunità gay, lesbica e transessuale che si registra anche negli ultimi fatti di cronaca. In questo generale clima di fanatica insofferenza la comunità lgbt non si lascerà però intimidire. Facciamo appello al Prefetto, al Questore e alle forze dell’ordine di perseguire con tenacia e fermezza gli attori di questi atti vandalici alle cose e alle persone. Sempre di più è necessario lo sforzo di tutti per un radicale cambiamento culturale che passa anche attraverso l’approvazione di leggi a tutela di gay, lesbiche e transessuali, finora fatalmente ignorate ma ormai ineludibili e non più rinviabili.”

Il 12 settembre, durante la Notte Bianca in X Municipio, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli organizza una speciale serata Muccassassina alle Officine Marconi dal titolo “Muccassassina – White Party – Più cultura, meno paura”. L’invito del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è di parteciparvi in massa, gay, lesbiche, transessuali e tutte le persone libere che credono nel valore delle differenze e che non si lasciano intimidire dai vili attacchi di chi ci vorrebbe silenziosi, invisibili e impauriti.

Fonte:

Circolo MarioMieli

Altre fonti:

Il Corriere

La Repubblica

SPQR – Magazine Roma

BNotizie Magazine

Asca

Romatoday

Il Tempo

Agenziami

Notiziegay

Rimini 24 Agosto 2009 Pugni e schiaffi ai vicini di casa gay: “Siete esseri schifosi, dovete andarvene”

Una banale discussione per un parcheggio si trasforma in una violenta aggressione omofoba Coinvolti il vicepresidente di GayLib, Daniele Priori e il suo compagno,

Presi a pugni e schiaffi da un vicino di casa assieme a una sequela di insulti omofobi misti a minacce con evidenti riferimenti a sfondo sessuale. Si tratta dell’ultimo caso di omofobia violenta accaduto a Rimini, nel quartiere di Miramare durante il fine settimana appena trascorso.

Vittime dell’aggressione fisica e verbale sono stati Daniele Priori, 27 anni, giornalista, attivista politico di centrodestra, impegnato nella lotta per i diritti civili e il suo compagno, il cantautore Ciri Ceccarini, 29 anni, noto anch’egli in riviera, in particolare per il suo brano”Sono ciò che sono” presentato quest’anno al Pride nazionale di Genova.

La rissa è avvenuta per futili motivi, un parcheggio, nel cortile del condominio dove risiede Ceccarini in via Calzecchi 10.

La coppia, dopo l’intervento sul posto dei Carabinieri,si è recata presso il Pronto Soccorso di Rimini dove i medici hanno riscontrato un trauma contusivo al volto per Ciri Ceccarini, guaribile in cinque giorni, e un contraccolpo cervicale per Priori, guaribile in tre giorni.

“E’ semplicemente impensabile – dichiara Daniele Priori, vicepresidente nazionale dell’associazione GayLib e militante del Popolo della Libertà, cofondatore del gruppo Libertiamo con Benedetto Della Vedova – trovarsi in vacanza e essere presi a pugni in faccia per una evidente intolleranza che non esita a trasformarsi in violenza fisica. In realtà, in questa specifica situazione, ci troviamo di fronte a un caso di persecuzione che dura da anni. Basti pensare, tra gli altri episodi, che appena pochi giorni prima dell’aggressione hanno gettato delle uova sulla mia autovettura. Secondo questa gente – riferisce – io e il mio compagno non dobbiamo stare nella palazzina per non oltraggiarne la loro idea di decoro al punto che non si sono fatti problemi, pure di fronte all’intervento dei Carabinieri, a definire il mio compagno come un essere schifoso”.

L’isolato che fiancheggia la Statale Flaminia all’altezza di Miramare di Rimini non è peraltro nuovo a episodi di omofobia violenta. Cinque anni fa, infatti, nello stesso stabile di via Calzecchi un anziano omosessuale è stato ucciso da un rumeno dedito alla prostituzione, recentemente condannato dal Tribunale di Rimini.

Solidarietà e sconcerto sono stati manifestati dal presidente nazionale di GayLib, Enrico Oliari:”L’episodio di Rimini che ha visto coinvolto un nostro autorevole militante e il suo compagno, fortunatamente senza conseguenze fisiche gravi, giunge all’indomani della terribile notizia dell’accoltellamento di un ragazzo avvenuto a Roma. Ciò che rasserena di fronte a questo brutto clima di violenza che sta nuovamente e sempre più smaccatamente coinvolgendo la comunità omosessuale sono l’impegno e la sensibilità delle istituzioni che, a partire dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, attraverso il coraggioso esempio e la fermezza encomiabile dimostrata del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, fino ai numerosi interventi al nostro fianco di un amico di sempre della comunità gay, quale è il deputato PdL, Benedetto Della Vedova, fanno riscontrare una sempre maggiore decisione di fronte a quello che, purtroppo, e contrariamente a una presunta maturazione della società, sta divenendo un fenomeno sempre più dilagante che non permette a una tranquilla e comune coppia gay di abbracciarsi all’uscita di una discoteca a Roma, piuttosto che, addirittura, nel cortile della propria abitazione estiva nella riviera romagnola. Auspichiamo dunque – conclude Oliari – che il Parlamento, alla ripresa dei propri lavori, si occupi compiutamente e urgentemente della tutela dei diritti e della sicurezza delle persone e delle coppie omoaffettive e così contribuire, differentemente da quanto ancora accade, alla effettiva e reale normalizzazione della vita di questi cittadini nella società italiana. La nostra associazione discuterà con assoluta priorità dell’emergenza omofobia durante il suo congresso nazionale in programma il prossimo 10 ottobre a Milano”.

Fonte:

Notiziegayit

Altre fonti:

Gaynews

La Repubblica di Bologna

L’Unità

 

Roma 22 Agosto 2009 Aggrediti due gay. Uno é grave

Si stavano scambiando tenerezze i due ragazzi gay che sono stati aggrediti la scorsa notte a Roma all’uscita dal Gay Village. Una delle vittime e’ grave ed e’ stata accoltellata all’addome. Verra’ sottoposta a intervento chirurgico all’ospedale Sant’Eugenia. L’altro ha avuto un prognosi di 7 giorni per una ferita causata da una bottigliata in testa. E’ stato denunciato un uomo di 40 anni per tentato omicidio.

Fonte:

Corriere della Sera

Altre fonti:

Il Mesaggero

L’Unione Sarda

La voce d’Italia

Ansa

Indymedia

L’Unità

La Stampa

Il 26 Agosto è stato arrestato “Svastichella”, l’aggressore dei due ragazzi

Altre fonti:

Mario Mieli

Indymedia

Eco di Bergamo

Corriere di Roma

Corriere

Roma today

Com’è andata a finire:

Aggredì gay a Roma: condannato a sette anni “Svastichella”

 

 

Pisa 20 agosto 2009 In fiamme camper di un trans

Probabile un atto doloso

Un incendio ha distrutto la scorsa notte il camper di un transessuale a Pisa. L’autocaravan era parcheggiato sotto la sua abitazione, e nessuno è rimasto ferito perchè il veicolo al momento era vuoto. I Vigili del fuoco, che hanno spento le fiamme, ritengono che si sia trattato di un atto doloso, ma la vicenda non è ancora del tutto chiara. Il trans aveva da tempo abbandonato il mondo della prostituzione e non aveva vicende giudiziarie pendenti.

Fonte:

TGCom

Napoli 19 agosto 2009 Soldi al festival gay: è scontro *

 

Dal Comune diecimila euro per “Omovies”

Ecco, ci risiamo: ancora polemiche sulle tematiche omosessuali per un finanziamento di 10 mila euro concesso dal Comune di Napoli. Non per il Gay pride questa volta (quando, era il maggio scorso, anche l’uscente segreteria regionale del Pd storse il naso) ma per «Omovies», la seconda edizione del «festival di cinema omosessuale e questioning» (transessuale, ndr) che si terrà dal 31 ottobre al primo novembre presso la mediateca Santa Sofia grazie a un finanziamento concesso dall’assessorato alle politiche giovanili.

A organizzarla la onlus «I Ken» che chiede a singoli, associazioni o scuole di partecipare inviando cortometraggi che trattino tematiche omosessuali o trasessuali. Sarà una giuria a selezionarli e premiare i due «corti» migliori. Ma è subito polemica tra il Pdl che si chiede se non sia il caso di dare priorità ad altri progetti incentrati sulla realtà giovanile e l’assessore Giulio Riccio, sostenitore dell’evento.

«Sono una persona rispettosissima delle realtà omosessuale però penso che i finanziamenti delle politiche giovanili debbano avere prioritariamente altre destinazioni in una città dove latitano, specie in periferie, servizi per adolescenti e ragazzi. Insomma, niente contro i gay ma penso si debba pensare prima alle urgenze», attacca il consigliere PdL Raffaele Ambrosino.

Poi rincara la dose: «Già mesi fa chiesi l’intervento del sindaco affinché revocasse i 30mila euro, di fondi riservati ai disabili e ai disagiati secondo la legge 328 del 2000, già stanziati per un concerto all’arenile di Bagnoli nell’ambito del ”Freakout festival”. E da mesi aspetto invano un rendiconto su quell’evento che non aveva nulla a che fare con i disabili». Infine il consigliere d’opposione a palazzo San Giacomo attacca direttamente l’assessore di Rifondazione e il sindaco Iervolino: «Riccio ancora una volta si dimostra la persona meno adatta per gestire i fondi sociali e giovanili sempre più spesso dirottati verso eventi quanto meno opinabili. Strano che la Iervolino lasci passare delibere in tal senso quando non passa giorno senza lamentarsi della mancanza di quattrini nelle casse comunali».

L’assessore al ramo, Giulio Riccio, difende invece la delibera e bolla le polemiche come «strumentali e inutili». «La rassegna – spiega – è alla seconda edizione e già l’anno scorso ha avuto un grande successo e ha coinvolto centinaia di giovani. Non si può parlare poi di iniziativa inutile perché, e lo dimostra la recente aggressione contro una ragazza omosessuale in piazza Bellini, ci sono ancora molte discriminazioni e intolleranze contro i gay in questa città. Per questo da qualche anno stiamo dando una mano al movimento che sta facendo un ottimo lavoro per l’inclusione sociale. Il resto sono solo polemiche inutili e strumentali da parte della destra».

A.P.

Fonte:

Il Mattino

* E’ un caso di omofobia o si sta strumentalizzando l’accusa di omofobia per il proprio tornaconto politico? (n.d.r.)

 

Napoli 19 Agosto 2009 Cilento, insulti e minacce a coppie gay

Nuovo episodio su spiagga del Troncone

La denuncia di Carlo Cremona presidente di I-Ken, associazione per i diritti degli omosessuali

Domenica, due ragazzi svedesi che si tenevano la mano aggrediti da un gruppo di giovani

 

Un gruppo di coppie gay sarebbe stati insultato e minacciato da una famiglia di cinque persone sbarcata sulla spiaggia del Troncone a bordo di un motoscafo. Lo denuncia Carlo Cremona, presidente dell’associazione per i diritti degli omosessuali I-Ken: «Eravamo sulla spiaggia quando una famiglia di cinque persone a bordo di un motoscafo a noleggio è arrivata fin sopra il bagnasciuga. Alla nostra richiesta di spostare il motoscafo – ha raccontato Cremona – la donna della famiglia ha cominciato ad insultarci con una serie di parolacce a sfondo sessuale, rivolgendoci i tipici appellativi discriminatori nei confronti dei gay e intimandoci di non tornare più sulla spiaggia».

LA DENUNCIA – A quel punto, il presidente di I-Ken ha chiamato la guardia costiera di Marina di Camerota che però è arrivata quando la famiglia aveva già lasciato la spiaggia. «La guardia costiera ci ha messo un’ora e mezza ad intervenire – ha detto Cremona – per questo ho deciso di recarmi dai carabinieri di Marina di Camerota per sporgere denuncia contro ignoti». Il tenente di vascello Vittorio Giovannone, comandante della capitaneria di porto di Palinuro ha precisato dal canto suo che non ci sono stati ritardi «ma i necessari tempi tecnici, in coincidenza con il gran numero di controlli effettuati su un litorale lungo 70 chilometri gremito da migliaia di bagnanti e comunque pattugliato costantemente dal nostro personale». Giovannone ha anche aggiunto che dopo l’arrivo sulla spiaggia del Troncone, pur non trovando il motoscafo segnalato da Cremona, il personale della capitaneria ha elevato tre multe ad altrettante imbarcazioni per ormeggio sottocosta.

IL PRECEDENTE – Ad ogni modo sull’ultimo episodio di violenza verbale contro la comunità omosessuale, a pochi giorni dall’altra aggressione subita domenica scorsa da una coppia di gay svedesi sul lungomare di Agropoli, I-Ken intende andare fino fondo ed ha già contattato l’assessore alle politiche sociali della Regione Campania Alfonsina De Felice per organizzare un tavolo contro l’omofobia.

IN PARLAMENTO – Il caso arriverà in Parlamento, i deputati radicali infatti, prima firmataria Rita Bernardini, hanno presentato un’interrogazione urgente a risposta scritta per sapere, tra l’altro, «se non ritenga il Governo che tale atto di omofobia avvenuto davanti a centinaia di persone dimostri che l’odio e il disprezzo per le persone gay è continuamente alimentato anche dall’indifferenza totale delle istituzioni locali e nazionali». I radicali parlano di «un ennesimo atto di violenza omofobica contro i frequentatori di una spiaggia gay».

IL COLTELLO – Un particolare inquietante emerge poi dal racconto di Cremona e finisce nella redazione del documento formale protocollato a Montecitorio: «La famiglia che stava sull’imbarcazione, si è scagliata con insulti e minacce contro le persone gay – dicono i radicali – e un giovane componente di tale famiglia, armato di un coltello, di quelli usati per la pesca subacquea, si è anche avvicinato con fare minaccioso».

Fonte:

IlCorriere del Mezzogiorno

Altre fonti:

Il Mattino

Leggo

Colonnarotta

ElleXelle

Bari 19 agosto 2009 Omofobia e stalking a Bari Vecchia

Ieri sera mi trovavo a Bari Vecchia e stavamo facendo una passeggiata a piedi io, il mio fidanzato e altri due amici, io e il mio amoroso stavamo camminando mano nella mano come tutte le normali coppie innamorate quando improvvisamente su Via Venezia abbiamo iniziato a sentire degli insulti verso noi due, abbiamo continuato a camminare tranquillamente facendo finta di nulla ma questi tizi ci venivano dietro e continuavano ad insultarci per quasi tutto il tragitto di Via Venezia (sulla muraglia), dopo un poco, ci hanno lanciato una bottiglia di plastica vuota fortunatamente non ci ha colpiti e poi non li abbiamo più sentiti e ne visti.

Quando siamo arrivato alla fine di Via Venezia, siamo stati costretti a cambiare strada per il ritorno e abbiamo dovuto fare un giro più lungo e tutto internato per le stradine di Bari Vecchia per evitare di incontrare ancora una volta questo gruppetto di ragazzi.

A quanto pare l’Italia invece di andare avanti, va indietro, gli italiani stanno diventando sempre più barbari.

Fonte:

GiovanniPaoloBlog

Agropoli 16 Agosto 2009 Coppia gay aggredita da branco

Insulti e aggressione per una coppia gay straniera sul lungomare di Agropoli, nel Salernitano. I due stavano passeggiando mano nella mano quando sono stati avvicinati da un gruppo di ragazzi tra i 15 e i 20 anni. Dopo aver pesantemente apostrofato i due con frasi oscene, uno dei ragazzi ha raggiunto la coppia che tentava di fuggire, afferrando l’orecchio di uno dei due. La coppia e’ riuscita ad allontanarsi senza cadere nella rete delle provocazioni.

Fonte:

Ansa

Altre fonti:

Leggonline

Euronews

Blitzquotidiano

Napoligaypress

Agropolilive

Rimini 14 Agosto 2009 In vendita adesivi omofobi

Adesivi con la scritta irridente e fiera “I am not gay” (Non sono gay) si trovano in vendita nelle tabaccherie e negli affollatissimi negozi di souvenir turistici della costa romagnola. La denuncia, con tanto di allegati fotografici, arriva da Daniele Priori, vicepresidente dell’associazione nazionale GayLib (gay di centrodestra) che invita gli innamorati della Romagna a ripudiare tali offensive cianfrusaglie. “Conosciamo l’accoglienza e la tradizionale amicizia della Romagna, delle città di Rimini e Riccione verso la comunità gay. Persone, negozianti, albergatori, bagnini che non considerano affatto la condizione omosessuale come uno stigma biasimevole” dichiara Priori. “Siamo certi, quindi – prosegue il vicepresidente di GayLib – che si tratta indubbiamente di un brutto incidente di percorso dal quale, tuttavia, gli esercenti romagnoli sapranno certamente riscattarsi. Invitiamo, comunque, i turisti a non acquistare oggetti simili che non rappresentano altro che i rimasugli di una cultura macista e violenta dalla quale, ancora oggi, nel 2009, continuano a originare violenza e sofferenze”. “Proponiamo, dunque, al neo-eletto presidente della Provincia di Rimini – conclude Priori – la proiezione pubblica di un film leggero ma brillante come esempio di integrazione culturale: ‘In e Out’ nel quale, in barba all’omofobia appiccicosa a basso costo di certi adesivi, in un’opera cinematografica divertente e matura la solidarietà di una intera città verso un maestro scopertosi omosessuale si manifesta attraverso una corale e solidale dichiarazione di gruppo, proprio per dimostrare che essere gay non è né un vanto né un problema ma solo un modo di essere naturale”.

Grillini (Gaynet), Rimini, adesivi antigay in vendita nelle tabaccherie, fatto grave di razzismo e di omofobia, intervenga l’associazione dei commercianti. La denuncia di Daniele Priori di gaylib sulla presenza di adesivi antigay in vendita nelle tabaccherie di Rimini non può non suscitare viva indignazione. Si tratta di un episodio di razzismo omofobico che deve essere respinto e sul quale occorre un intervento dell’associazione dei commerciati volto a invitare i gestori e i negozianti a gettare nella pattumiera questi oggetti che incentivano l’odio verso la diversità. Il rapporto tra gay e riviera romagnola è sempre stato negli ultimi 30 anni precario e caratterizzato spesso da polemiche scontri anche molto aspri. Ma a memeoria d’uomo non ci risulta che qualcuno si sia prodotto i gesti esplicitamente razzisti se si esclude qualche scritta.

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

NotizieGay

Il Resto del Carlino

Dire

Sabatoseraonline

Viaemilianet

Altarimini

 

Roma 11 Agosto 2009 Rai: Zaia, promuova cultura famiglia non quella gay

”La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay. Anzi sarebbe bene che le associazioni gay invece di mandare talvolta in televisione personaggi macchiette, si decidessero a rendere visibili personaggi meno appariscenti”. Lo dice il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, in un’intervista a Klauscondicio.

”In ogni caso – continua Zaia – la Rai non deve dare priorita’ al mondo omosessuale e alle sue istanze, bensi’ seguire le indicazioni del governo e promuovere la famiglia e i valori familiari attraverso i suoi programmi”. Questo senza discriminazioni perche’ ”la tv deve dare spazio a tutti ma la priorita’ della Rai deve essere promuovere la famiglia”.

Fonte:

Asca

Altre fonti:

Virgilio notizie

Termometropolitico

Vaticano 09 agosto 2009 Mons. Amato, europa senza Dio produce Eutanasia e matrimoni gay

“Nell’Europa contemporanea l’emancipazione da Dio e la negazione della sua legge produce comportamenti pratici biasimevoli”, fra questi la clonazione, la contraccezione, l’eutanasia, l’accettazione dei matrimoni gay e l’adozione da parte delle coppie omosessuali. E’ quanto afferma monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi nella lezione tenuta ai docenti e agli studenti della University of Notre Dame nell’Indiana, Stati Uniti. Il testo e’ stato pubblicato dall’Osservatore romano. La relazione dal titolo “Un’apostasia che inquieta l’Europa” fa il punto sul processo di scristianizzazione del vecchio continente e sull’importanza decisiva delle radici cristiane nella costruzione dell’identita’ europea.

Fonte:

AdnKronos

Altre fonti:

Queerblog

Gaynews

Pisa 05 agosto 2009 Scritte omofobe, imbrattati gli uffici di Gay.it

A pochi giorni dal Mardi Gras l’ascensore e la porta di ingresso degli uffici di Gay.it sono stati imbrattati con scritte omofobe e neofasciste. Già presentato esposto alla Questura.

Brutta sorpresa questa mattina per i dipendenti del portale Gay.it. L’ascensore e la porta di ingresso degli uffici dove lavora lo staff del sito gay sono stati trovati imbrattati con scritte inneggianti alla guerra santa, alla morte per le persone omosessuali e con simboli neofascisti e satanici. “Gay.it morirete oggi”, “I vostri uffici bruceranno”, “Abbasso i gay”, “Morirete froci”, “Gay Muftì”, sono solo alcune delle scritte rinvenute.

Sul posto è intervenuta la Digos di Pisa accertando quanto avvenuto e scattatato varie foto. L’episodio è ancora più inquietante considerato che avviene a pochi giorni dall’inaugurazione del Mardi Gras di Torre del Lago di cui Gay.it è primo organizzatore.

«In undici anni di attività e di convivenza con la città di Pisa non abbiamo mai avuto problemi né è mai accaduto nessun episodio omofobo come quello di stamani: in tanti anni, mai neppure uno scherzo, una minaccia, una scritta contro la nostra presenza storica in questa città che è sempre stata paladina dei diritti delle persone omosessuali. C’è solo da chiedersi se sia una coincidenza con l’inaugurazione del Festival gay che si apre dopodomani a Torre del Lago», ha detto il direttore di Gay.it Alessio De Giorgi

I deputati radicali hanno depositato un’interrogazione parlamentare per capire cosa ha intenzione di fare il governo per garantire la sicurezza durante i giorni in cui si svolgerà il Mardi Gras.

«Si tratta di un inqualificabile atto di violenza teppistica, ma anche contro la comunità omosessuale, che indichiamo alla opinione pubblica perché si unisca alla nostra condanna, mentre chiediamo con forza alle forze dell’ordine di individuare i responsabili – ha detto il Sindaco di Pisa Filippeschi – Ai gestori del sito Internet e a tutti i membri della comunità omosessuale il Comune di Pisa rivolge la sua piena solidarietà e conferma il sostegno alle iniziative in programma nei prossimi giorni a Torre del Lago». «Un atto intimidatorio grave, i cui responsabili mi auguro vengano rapidamente individuati e condannati». Così l’assessore regionale alle riforme istituzionali Agostino Fragai – Esprimo la solidarietà mia e dell’intera giunta regionale – ha aggiunto l’assessore – ai lavoratori del portale e all’intera comunità gay gravemente offesa da questa forma vandalica e ingiuriosa di intimidazione». Solidarietà anche da Alessandro Antichi, consigliere regionale del PdL e portavoce dell’opposizione in Regione Toscana

Solidarietà allo staff di Gay.it è arrivata anche dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, dall’associazione Certi Diritti, dalla deputata Paola Concia, dal sito web Gay.tv, dal sito Notiziegay.com, Imma Battaglia di Di’Gay Project, Fabrizio Marrazzo di Arcigay Roma, Felix Cossolo direttore di Clubbing, Roberto Brandolini di DeeGay.it, dal sito Tuttouomini.it, da Marco Michelucci, presidente di Arcigay Pisa, Riccardo Gottardi, segretario di Arcigay Nazionale.

Fonte:

Gay.it

Altre fonti:

Libero

Indymedia

NotizieYahoo

Dire

Bologna 29 luglio 2009 Parroco ospita coro gay. L’ira del vescovo Vecchi: non può

La formazione omosex Komos prova a San Bartolomeo della Beverara

Don Nildo: «Non sposo le loro idee ma che male c’è?»

Dopo l’estate potrebbero esibirsi direttamente durante una messa nella Chiesa di San Bartolomeo della Beverara e allora sì sarebbe una gran notizia. Ma anche così come stanno le cose, ce n’è già abbastanza per alzare un gran polverone. I fatti: il coro omossesuale Komos, una formazione composta da 25 uomini (la prima in Italia), chiede al parroco don Nildo Pirani, di avere a disposizione una sala prove e il sacerdote spalanca le porte della parrocchia. Ma, un po’ a sorpresa, ieri è arrivato l’alt della Curia che ha fatto notare che un’iniziativa del genere ha bisogno del parere positivo del vescovo, che invece non c’è.

«Non è in gioco la condivisione o meno dei problemi dei gay — ha spiegato ieri il parroco all’Ansa — il punto è la concessione di una sala prove. Se cantano, che male fanno? Anzi, sarebbe una preclusione ideologica dire di no».

Il coro ha già utilizzato la sala prove della parrocchia nel mese di luglio e ricomincerà a settembre. Prima provavano al Cassero, sede dell’Arcigay bolognese ma a causa dell’acustica non perfetta si è deciso di ripiegare sulla parrocchia di via della Beverara. «Ho chiesto ospitalità una volta a settimana e il parroco ha accettato — racconta il direttore di Komos, Paolo Montanari — e mi ha dato pure la chiave del salone. Mi è sembrata una persona aperta, gentile, pratica e poi gli piace la musica».

A confermare la disponibilità è lo stesso Don Nildo, classe 1927 e parroco a San Bartolomeo da 33 anni: «Io non sposo le idee dei gay, ho le mie posizioni e alcune da maturare ma offro semplicemente accoglienza a un gruppo di gay che cantano. Oltre a loro provano il coro parrocchiale e un gruppo che fa danze e canti. La sala viene concessa, dietro offerta libera per le spese, a tutti. Sono esclusi solo partiti e gruppi per iniziative politiche o eversive». Tutto a posto dunque? No. «Non è nel potere del parroco prendere decisioni del genere — spiega al Corriere il vescovo ausiliare Ernesto Vecchi — ma serve il parere di un ordinario diocesano e cioè o del vescovo o del vicario. Una scelta di questo tipo ha bisogno di un atto della Curia e a me non risulta che ci sia stata alcuna autorizzazione. Mi fermo qui».

Rimane ora da capire che cosa farà la Curia. Se non interverrà il coro continuerà ad utilizzare la sala prova della parrocchia per prepare i suoi concerti. E magari il desiderio dei ragazzi di Komos potrebbe anche realizzarsi: «Noi siamo disponibili — ha spiegato Montanari — anche a cantare in determinate occasioni durante le funzioni liturgiche». Una disponibilità a cui lo stesso parroco non ha chiuso la porta: «Si vedrà. Noi abbiamo già un nostro coro, dovrebbero mettersi d’accordo tra di loro». Ma, a questo punto, è meglio usare il condizionale.

Olivio Romanini

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Il Giornale

L’espresso

Viareggio, 28 luglio 2009 Alla commemorazione le due amanti sono solo “amiche

Durante la commemorazione delle vittime dell’esplosione di Viareggio di un mese fa, Sara ed Emanuela sono state presentate a tutti come amiche. Ma erano una coppia: Sara è morta per salvare Emanuela.

Si è svolta domenica sera presso la Fondazione Gaber la commemorazione delle vittime dell’esplosione di Viareggio, ad un mese da quel tragico fatto. Tra le persone colpite in quella notte di fuoco c’era anche una coppia, Sara ed Emanuela nei confronti della quale è stato commesso un ultimo, estremo atto di discriminazione. Delle due, Sara non è riuscita a scampare alla tragedia, mentre Emanuela lotta ancora in un letto dell’ospedale di Genova. Sara ed Emanuela, però, al contrario di quanto è stato detto durante la commemorazione, non erano semplicemente amiche.

Erano una coppia, erano amanti, un amore che, evidentemente, non meritava di essere pubblicamente riconosciuto, neanche durante una cerimonia che è stata, certamente, commuovente, partecipata e sentita dalle 6000 persone presenti. Un amore che, però, durava da tempo, che era accettato, raccontano gli amici, condiviso e ben visto anche dalle rispettive famiglie e che era forte al punto che Sara si è sacrificata per salvare la sua Emanuela.

“Senza inutili polemiche – ha dichiarato la responsabile di GyLib Toscana Luisella Audero -, vogliamo evidenziare ancora una volta l’ipocrisia nel non voler accettare il diritto all’omoaffettività, mancando di equiparare in vita e in morte l’amore di Sara e Emanuela così come, invece, avviene spesso, ma non sempre, nella realtà. E quando non avviene è perché accadono episodi di discriminazione e chiusura e paura come quello di domenica sera. Come se fosse una vergogna l’amore lesbico, come se fosse un amore di serie B”.

Fonte:

Gay.it

Altre fonti:

Gaynews

N.d.R. Domenica 09 agosto 2009 Emanuela è spirata, il tg1 delle 13.00 ne ha dato la notizia: “Emanuela era andata a trovare l’amica”

 

Roma, 23 luglio 2009 Franceschini: le coppie di fatto non sono una famiglia

Dario Franceschini parla di famiglia, coppie di fatto e adozioni gay. “Sul riconoscimento delle coppie di fatto c’è una posizione che è stata portata in parlamento piu volte e che io condivido: è il riconoscimento delle coppie di fatto, che in base al nostro ordinamento costituzionale sono una cosa diversa dalla famiglia, ma devono avere diritti, riconoscimento e diritti. Le adozioni – continua il segretario del Pd – sono una cosa diversa, perché nelle adozioni c’è una terza persona, che è la più debole, che ha il diritto di avere in modo naturale un padre e una madre di sesso diverso. E l’adozione è un atto che deve essere riconosciuto dalla legge, penso che in questo caso si debba, la legge debba tutelare prima di tutto il diritto del meno protetto, che è il minore adottato”.

“Condivido il riconoscimento dell’esistenza delle coppie di fatto» che però «sono una cosa diversa dalla famiglia». l’ha detto Dario Franceschini. «Diverso – aggiunge – è il caso delle adozioni. qui c’è una terza persona, il minore, che ha diritto di avere una tutela perchè è il meno protetto».

Il segretario del partito, candidato per una riconferma al congresso del partito, si è definito “garante del bipolarismo”. «Non dobbiamo credere» che il bipolarismo «sia acquisito per sempre. Dobbiamo pensare che questo sistema vada salvaguardato», messo al sicuro dal ritorno a «uno schema in cui le maggioranza e i governi non sono più decisi dagli elettori ma sono variabili e mobili».

Il segretario Pd mette in guardia dall’eventuale prevalenza di una linea diversa dalla sua: «Bipolarismo e alternanza non sono garantiti, come qualcuno pensa, da una legge elettorale. Il bipolarismo sopravvive a qualsiasi legge se ci sono due grandi partiti alternativi. Se invece scomponi questi grandi partiti e torni a un sistema centro-sinistra e centro-destra, con il famoso trattino, tutto torna in movimento; non ci sono più due grandi partiti avversari, ma prevale il vecchio schema con la sinistra da una parte e il centro del centrosinistra dall’altra».

In un’intervista Franceschini dice: «Io prendo un impegno: garantire che questo schema sopravviva a Berlusconi». Di più: «Del dopo-Berlusconi dobbiamo cominciare ad occuparci. Nessun uomo di buonsenso può pensare che si ricandidi a fine legislatura; è una scadenza inevitabile. Ma ci sono tutti gli ingredienti per una fine traumatica anticipata».

All’altro candidato Pier Luigi Bersani, che chiede maggiore attenzione alla sinistra del partito, Franceschini replica: «Io sarei cauto nell’uso delle parole. Sinistra è una parola e una storia nobilissima, cui io sono anche legato. Ma so pure che c’è una parte degli elettori e dei gruppi dirigenti del Pd che non si riconosce solo in quella parola. O il partito resta la casa di tutti, liberal, cattolici laici, ambientalisti – sottolinea – o diventa un’altra cosa». Franceschini, infine, aggiunge: «Io non escludo una futura alleanza con l’Udc. Ma voglio un Partito democratico che non rinuncia a competere direttamente con il Pdl, che non ha bisogno di appaltare a qualcuno la funzione di parlare con i mondi produttivi, di conquistare il voto mobile».

Fonte:

L’Unità

Altre fonti:

OpenWorld

Kataweb

Gay.tv

ListaLesbicaItaliana

Milano, 23 luglio 2009 “Il Giornale”, insulti a Luxuria

“Luxuria s’improvvisa scrittore e con quell’aria un po’ bonaria dietro la quale si nasconde un uomo che non va d’accordo con la sua identità”

Luxuria s’improvvisa cantastorie

Luxuria s’improvvisa scrittore e con quell’aria un po’ bonaria dietro la quale si nasconde un uomo che non va d’accordo con la sua identità che cosa pensi che possa scrivere? Ma certo, un libro di fiabe sulla diversità. L’obiettivo è quello di leggerlo nelle scuole un passo difficile perché dovrà trovare qualche preside, come dire, amico. Per ora si è limitato a vederlo rappresentato sul palco del Democratic party di Roma dove la platea ha mostrato di gradire la recita delle attrici Cinzia Mascolo e Virginia Raffaele che hanno rappresentato gli scritti dell’ex parlamentare rifondarolo pubblicate da Bompiani. Platea amica, come ha notato anche Italia oggi, e applausi dai più amici di tutti, gli esponenti dell’Arcigay di Roma che quel libro lo vorrebbero veder letto a scuola. Ma sono gli unici.

di Redazione

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Il Giornale

Firenze, 22 luglio 2009 Trans aggredita a Firenze

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli denuncia l’ennesima aggressione ai danni di una transessuale. Le modalità dell’aggressione sono gravissime, in pieno centro a Firenze, e solo per il casuale intervento delle forze dell’ordine la tragedia è stata solo sfiorata.

Dopo una breve vacanza trascorsa a Gardaland, 2 transessuali ed una donna si sono fermate a Firenze per qualche ora. Verso l’una, nella centrale piazza della Signoria, le tre sono state avvicinate da 3 giovani stranieri che hanno iniziato a fare volgari apprezzamenti contro di loro.

Alle rimostranze verbali da parte di una di loro, i 3 hanno cominciato ad inverirle contro, a picchiarla selvaggiamente, colpendola alla testa. Vanessa, la giovane transessuale, è caduta a terra priva di sensi. Il fortunoso intervento di una pattuglia dei carabinieri, che ha chiamato un’ambulanza, ha evitato che la situazione degenerasse ancora di più. Condotta in ospedale la transessuale ha passato lì la notte. I tre aggressori sono stai identificati e denunciati.

Questo nuovo attacco transfobico si colloca in un clima più generale di insicurezza per le persone gay, lesbiche e transessuali che rischiano la propria vita solo in base al loro orientamento sessuale e identità di genere. Il nostro Paese vive in questi ultimi tempi una scandalosa dicotomia tra i populistici appelli al popolo da parte del Governo che proclama città più sicure per tutti e la cruda realtà di ogni giorno, costellata di aggressioni di stampo omofobico e transfobico come mai negli ultimi anni.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Andrea Berardicurti – Segreteria Politica

Fonte:

MarioMieli

Altre fonti:

Gaynews

Abissidell’anima

Gaytoscana

IrisPress

Alghero, 20 luglio 2009In sardegna foglio di via alle Drag Queens

Una drag queen toscana, in vacanza in Sardegna, in data 15 luglio 2009 è stata fermata da una pattuglia della polizia, condotta in Questura e lì trattenuta per 18 ore senza possibilità di chiamare un avvocato. La drag queen, che era in abiti femminili perché avrebbe dovuto incontrare dei gestori di locali di Alghero per concordare delle serate di spettacoli nel mese di agosto e settembre, è stata rilasciata il giorno dopo e le è stato notificato con un foglio di via il divieto di entrare nel comune di Sassari per tre anni. Tanto accanimento nei confronti di una persona che non era certo in flagranza di reato ci induce a pensare ad un atteggiamento omofobo delle forze dell’ordine.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime piena solidarietà a Michele Cicogna, in arte Nikita Balli, per l’inverosimile episodio che le è accaduto. La Questura di Sassari ha rispolverato una vecchia legge del 1956 con la quale ha il potere di allontanare dal territorio persone la cui condotta viene ritenuta “pericolosa per la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubbliche”, quindi un potere talmente discrezionale da limitare le libertà individuali dei cittadini. Rifiutiamo ogni trattamento repressivo nei confronti delle prostitute, delle travestite, delle transessuali e delle drag queen perché riteniamo che in uno stato di diritto ognuno debba avere la libertà di vestirsi come meglio crede, senza discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. E’ utile in proposito ribadire che essere transessuali, travestite o drag queen non significa automaticamente essere prostitute, condizione che peraltro non è considerata reato dal nostro ordinamento. Registriamo inoltre un particolare e feroce accanimento nei confronti delle prostitute immigrate che vivono sui loro corpi la doppia discriminazione di straniere e di persone non gradite per la loro condizione sociale.

Fonte:

Deegay

Altre fonti:

Gaynews

AdamoEva

Riva Ligure, 13 luglio 2009 Transessuale 26enne trovata sanguinante

La 26enne, che lavora nelle discoteche della zona, sarebbe stata violentata

Un transessuale di 26 anni, italiano, è stato soccorso dai medici del 118, dopo la segnalazione di due passanti, che lo hanno visto a terra, ieri alle 12.30, sanguinante, sulla strada verso Pompeiana. Il 26enne, che lavora nelle discoteche della zona, sarebbe stato violentato. I Carabinieri della locale stazione hanno parlato con il 26enne che, però, avrebbe deciso di non sporgere querela.

Molte le ipotesi sul fatto, tra cui quella che il giovane possa essere stato violentato da qualche persona, che aveva conosciuto il transessuale, poco prima in un locale.

Carlo Alessi da Sanremo News

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Notiziegay

24 luglio Arrestato l’aggressore:

Riviera 24

Gaynews

Irispress

Com’è andata a finire:

Trans violentato da ex partner a Pompeiana: barista di 26 anni dal giudice per il processo

Fonte:

Riviera24

Violentò la ex transessuale, barista patteggia due anni

Fonti:

AGI

Riviera News

Belluno, 11 luglio 2009 Agente abusa di trans.

Confronto in carcere

Due tappe probatorie fondamentali per l’agente penitenziario di Belluno accusato da un detenuto transessuale, rinchiuso nell’apposita sessione di Baldenich, di averlo costretto ad un rapporto orale. Ieri il magistrato titolare dell’inchiesta ha affidato l’incarico ad un professionista di eseguire l’esame del Dna per stabilire se il liquido seminale raccolto dal trans dopo il rapporto orale appartenga realmente all’indagato. Nel pomeriggio, in carcere, si è svolto invece un confronto tra le parti, alla presenza dell’avvocato difensore (Paolo Patelmo) e del pubblico ministero, per raccogliere le testimonianze di tutti i soggetti coinvolti. Massimo il riserbo sull’esito del confronto che, tra l’altro, è stato anche videoregistrato. Servirà come prova. Ma sarà il risultato del Dna a scrivere la parola decisiva, senza possibilità di errore. L’indagato non si è sottratto all’esame, affermando di essere stato accusato ingiustamente. Diversa la versione che sarebbe stata resa da altri detenuti, secondo la quale l’uomo avrebbe più volte abusato della sua posizione, costringendo i trans a soddisfare le sue voglie, forte del potere che la divisa e il ruolo gli conferiscono. Ma, in questo caso, la vittima ha fatto scattare la trappola. Dopo il rapporto orale, infatti, il trans ha infilato in un sacchettino il liquido seminale, consegnandolo ad altri agenti. Ora l’agente è indagato ufficilamente per violenza sessuale commessa con abuso di potere. Reato pesantissimo per il quale rischia davvero di passare dall’altra parte delle sbarre.

Fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

Gaynews

Ellexelle

Azur

Pavia, 04 luglio 2009 Bullismo, punito perchè gay

Vittima dell’aggressione è un 13enne delle medie

Presentata una denuncia Le associazioni si sono attivate per fornire il sostegno legale alla famiglia

E’ stato preso di mira dai suoi compagni di scuola perché “sembrava” omosessuale. La vittima è un ragazzino di 13 anni delle medie. Un gruppo di coetanei lo ha aggredito fuori da scuola, ma è tra i banchi che la violenza si è alimentata, con prese in giro e vessazioni. Soprusi culminati poi nell’aggressione vera e propria.Sulla vicenda, che si è verificata qualche settimana fa – ma la notizia, vista la delicatezza della vicenda, si è diffusa a distanza di tempo – è stata presentata una denuncia. Ma le accuse di maltrattamenti e lesioni non avrebbero avuto, fino a questo momento, conseguenze giudiziarie.

Il ragazzino, che chiamereo Andrea, è stato preso di mira dai coetanei perché “sembrava” omosessuale. Un pregiudizio basato sull’impressione e cresciuto a poco a poco tra i banchi di scuola, fino a toccare il culmine nell’aggressione. Forse Andrea non ha neppure un fidanzatino. Forse ancora non è del tutto consapevole delle sue scelte, vista la giovane età. Ma ai compagni questo non importa.

Il gruppetto di “bulli”, secondo la denuncia presentata, gli rende lo stesso la vita impossibile. Da dentro le mura scolastiche, dove tutto è iniziato come una presa in giro, un lancio dei “soliti” insulti a sfondo sessuale più o meno velati o più o meno volgari, le vessazioni crescono fino a culminare in un episodio di vera e propria aggressione omofobica.

Fuori da scuola e lontano dagli sguardi di insegnanti e altri ragazzi, che potrebbero difendere Andrea, il gruppo inizia a malmenarlo, a spingerlo e a insultarlo. Lui cade per terra e si fa male. Ma i lividi sulle braccia bruciano meno della vergogna. Il ragazzo, comunque, decide di raccontare tutto ai genitori e parte la denuncia. Ad occuparsi del caso, fornendo supporto legale e morale alla famiglia e alla vittima, sono l’ufficio legale di Coming Aut e la rete Lenford, l’avvocatura milanese per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, ma anche Agedo, l’organizzazione di volontariato composta da genitori che hanno figlie e figli omosessuali per condividere il disagio di chi si trova proiettato in una situazione inaspettata, costretto a dovere lottare per i diritti dei propri figli. Anche perchè, dai dati diffusi dalle stesse organizzazioni, il caso di Andrea non è isolato.

Qual è la situazione a Pavia? Nell’ultimo anno i casi di omobullismo a scuola – che, tradotto, è il bullismo legato all’identità sessuale – registrati dal comitato locale promotore dell’Arcigay “Coming-Aut” sono stati almeno sei, e a queste si aggiungono quattro casi di discriminazione sul lavoro. «I casi di omobullismo sono più frequenti nelle scuole superiori, dove ne abbiamo registrati almeno quattro tra diciassettenni: prese in giro, vessazioni fatte a chi, anche solo in apparenza, poteva sembrare gay. Alle medie invece ci sono stati un paio di casi, di diversa gravità, dalla semplice presa in giro alla violenza reiterata anche grave», raccontano dall’ufficio legale dell’associazione.

Nemmeno le parole, dicono dal direttivo di “Coming- Aut”, sono innocenti: «Tante, troppe volte si sentono termini usati in maniera offensiva, specialmente nel mondo adolescenziale e giovanile della scuola. La conferenza “Scuola uguale per tutti? L’omofobia a scuola”, organizzata dal comitato promotore Arcigay di Pavia “Coming-Aut” con la collaborazione del Coordinamento per il Diritto allo Studio, il 18 maggio scorso ne aveva parlato con l’onorevole Paola Concia cercando di trovare soluzioni». Ma la strada è ancora lunga.

di Maria Fiore (ha collaborato Anna Ghezzi)

Fonte:

ElleXelle

Bologna, 04 luglio 2009 Rapina trans, etiope in manette

Due aggressioni in quattro giorni

Pochi giorni dopo essere finito nel mirino di alcuni teppisti, è stato rapinato da un finto cliente ma l’ha fatto arrestare dalla polizia. Ancora una disavventura per un transessuale di 32 anni, originario di Ragusa, che si prostituisce in via Stalingrado. Verso le tre dell’altra notte è stato avvicinato da uno straniero che, spacciandosi per un cliente, gli ha strappato di mano la borsetta, trascinandolo a terra. Il rapinatore è scappato in auto ma il ragusano, nonostante la caduta che gli ha provocato lesioni guaribili in tre giorni, è riuscito ad annotare la targa dell’auto. La polizia ha rapidamente individuato l’aggressore, Tesfaj Tewelde, etiope di 43 anni, regolare e con precedenti specifici, rintracciato nella sua abitazione e ancora in possesso della borsa appena trafugata. Già nel 2001 era stato denunciato per avere derubato un transessuale, sempre in zona Fiera. Questa volta l’etiope è stato arrestato per rapina e lesioni finalizzate alla rapina. Il trentaduenne siciliano è uno dei due transessuali che, lunedì scorso, erano stati bersaglio del raid di alcuni giovani, che avevano scaricato loro in faccia il getto di due estintori.

Fonte:

ElleXelle

Bologna, 30 giugno 2009 ‘Sparano’ con l’estintore contro due trans Giovani feriti e portati all’ospedale

Raid in via Stalingrado

I due sono stati colpiti agli occhi e hanno dovuto farsi medicare, ricevendo cinque e sette giorni di prognosi. La Polizia e’ stata poi allertata. Non sarebbe la prima volta che accadono episodi del genere

Due transessuali sono finiti in ospedale questa notte a Bologna dopo essere stati vittime di uno scherzo di cattivo gusto: due auto li hanno affiancati, mentre ieri sera si prostituivano in via Stalingrado, e hanno sparato contro di loro con un estintore. I due sono stati colpiti agli occhi e hanno dovuto farsi medicare, ricevendo cinque e sette giorni di prognosi. Un terzo transessuale che ha assistito alla scena, pero’, e’ subito balzato in macchina e si e’ messo a inseguire gli aggressori. Gli e’ stato dietro fino a via Massarenti, schivando anche l’estintore che a un certo punto gli e’ stato lanciato contro da una delle due auto in corsa.

Imperterrito, e’ riuscito a inseguire gli autori del gesto fino a Massarenti, poi li ha persi di vista.

Il fatto e’ successo stanotte intorno alle tre in via Stalingrado all’altezza del Mercatone Uno: due auto, una grigia e una nera, si sono accostate ai due trans ed e’ subito partito il getto dell’estintore. La Polizia e’ stata poi allertata dal personale del Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Orsola. I due feriti sono un ragazzo di Ragusa di 32 anni e un comasco di 38.

Il terzo uomo che si e’ messo a inseguire le due auto e’ anch’egli di Ragusa e ha 31 anni: secondo quanto ha riferito alla Polizia, non e’ la prima volta che capitano fatti del genere. Lui stesso aveva sentito parlare di precedenti episodi di scherno contro suoi “colleghi”. L’estintore e’ stato ritrovato all’incrocio tra via del Lavoro e via Vezza.

Fonte:

Il Resto del Carlino

Napoli, 23 giugno 2009 Ragazza difende gruppetto di gay: pestata a sangue, ora rischia di perdere l’occhio.

Piazza Bellini, scatenata una gang di “boneheads”.

Omofobia, ma soprattutto indifferenza. A meno di una settimana dalla diffusione del video della morte del suonatore romeno Petru a Montesanto (spirato in mezzo alla folla che fuggiva), ancora una volta i napoletani devono interrogarsi sulla difficile conciliazione tra paura e senso civico. In piazza Bellini, intorno alle due di notte, un gruppetto di delinquenti con il capo rasato ha malmenato alcuni giovani omosessuali e mandato all’ospedale una ragazza che era intervenuta (unica a farlo) in loro soccorso. Tutto si è svolto all’aperto, al centro di Napoli, sotto gli occhi di centinaia di persone che non hanno mosso un dito. Solo quando il raid omofobo è terminato, qualcuno si è avvicinato alla ragazza ferita, offrendo dell’acqua, ma lei ha rifiutato rispondendo sdegnata: «L’acqua mi serviva prima».

Già dal loro ingresso nella piazza si è capito quali fossero le loro intenzioni. I bulli «boneheads» – una sorta di skinheads di cultura nazista -, hanno cominciato a dare fastidio a un gruppo di giovani, che frequentano la sede dell’Arcigay. Prima hanno cominciato con gli insulti, poi è volato qualche schiaffo. Le parole sono diventate sempre più pesanti, come gli schiaffoni, inferti in mezzo al divertimento dei membri del gruppo.

Coloro che erano intorno hanno fatto finta di non vedere. Solo una ragazza di 27 anni, non ce l’ha fatta a trattenere lo sdegno per l’aggressione verbale che si stava compiendo. Ha avvicinato il gruppetto e ha urlato: «Basta fermatevi! Ma che volete? Perché non ci lasciate in pace?». Per tutta risposta, la giovane ha ricevuto uno spintone, è caduta per terra ed è stata presa a calci. La violenza dei colpi è stata così forte che la ragazza, ora ricoverata in ospedale, rischia di perdere un occhio».

Le associazioni omosessuali napoletano hanno diramato un comunicato congiunto, denunciando l’insicurezza vissuta dai gay in piazza Bellini: «La vera vergogna che denunciamo è la “licenza di aggredire” che viene così indirettamente concessa a chi viola i corpi e la dignità di altri esseri umani e la deriva violenta di false propagande: un “Decreto sicurezza” che non tutela un bel nulla, le istigazioni allo squadrismo violento e la cancellazione dell’omofobia dal novero degli allarmi sociali di questo Paese».

Solidarietà arriva dal sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, e dal governatore della Campania, Antonio Bassolino. «Quanto accaduto in Piazza Bellini – ha detto il sindaco – è indegno di una società civile. È un preoccupante segno di intolleranza che colpisce profondamente la nostra comunità e i tanti napoletani che hanno manifestato proprio in quelle strade, alcuni giorni fa, contro l’omofobia e per il rispetto delle diversità. Sono affettuosamente vicina a questa ragazza intervenuta con generosità e coraggio contro l’inaudita violenza del branco e voglio esprimerle forte riconoscenza, per questo gesto, da parte di tutta la città».

Bassolino ha espresso vicinanza alla ragazza aggredita sul blog del suo sito internet: «Voglio dire alla ragazza vigliaccamente aggredita da un gruppo di teppisti a piazza Bellini che non è sola. Capisco la sua amarezza. È la giusta amarezza di tanti innocenti e persone perbene che restano vittime dell’ignoranza, della violenza, del pregiudizio. Io sto con lei. Non solo come presidente della Regione, ma come cittadino, come uomo».

Sul raid è intervenuto anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe: «Di fronte a questi atti dobbiamo convincerci a non lasciare, a non arrenderci. A questi atti dobbiamo contrapporci con la nostra realtà concreta. La violenza – ha detto il prelato all’Ansa – è sempre un male e un cittadino che commette questi atti non solo dà dimostrazione del suo malessere personale ma si ripercuote su tutta la comunità. Per questo noi non dobbiamo lasciare», ha concluso il cardinale.

E intanto, giovedì prossimo alle 19, Arcigay ha confermato l’intenzione di organizzare una fiaccolata e un sit-in in piazza Bellini per dire «no alla violenza».

Giorgio Mottola

Fonte:

Il Corriere del mezzogiorno

Altre fonti:

Gaytv

Indymedia

Napoligaypress

Olginate, 15 giugno 2009 Pestato per strada perchè gay

Olginate «Sono stato picchiato, solo perché sono gay». È questa la denuncia di Emanuele Locatelli (nella foto), 25 anni, originario di Olginate. Il giovane che vive ora in un appartamento di una comunità alla porte della Brianza che lo segue e lo aiuta ha raccontato di essere stato selvaggiamente picchiato all’esterno di un bar solo perché omosessuale.

È quanto il giovane, che sogna di diventare uno scrittore famoso, ha raccontato ricostruendo ai medici del Pronto soccorso di Lecco e agli agenti della Questura dove ha sporto denuncia contro ignoti.

A raccontare i fatti è lo stesso Emanuele: quello che gli è successo quella sera ha messo a dura prova il suo fragile equilibrio interiore, contro il quale ogni giorno combatte, lavorando con l’équipe della comunità che lo segue.

«Sabato scorso ero uscito per bere una birra e trascorrere la serata. Ero all’esterno del bar a fumare una sigaretta quando ho visto un altro ragazzo. Ho notato che aveva una bella barba, ben curata e gli ho fatto questo apprezzamento chiedendogli chi fosse a tagliargli la barba. La sua reazione è stata strana. Sapeva che sono omosessuale, perché non l’ho mai nascosto e anche quando sono arrivato a vivere nell’appartamento di questa comunità si è subito diffuso».

«Forse per questo quel ragazzo mi ha preso in disparte dicendomi che mi voleva parlare. Mi ha spiegato che lui ha tanti amici omosessuali, ma che secondo lui tutti noi avremmo solo una cosa in testa. Mi sono affrettato a chiarire che il mio apprezzamento era solo per la sua bella barba e che non avevo secondi fini. Sembrava tutto sistemato al punto che mi ha stretto la mano».

Ma poi secondo il racconto di Locatelli e stando anche al verbale di denuncia, le cose sono degenerate. «Più tardi sono rientrato nel locale, per riportare il bicchiere e salutare gli avventori. A quel punto ho notato il buttafuori che cercava di fermare il ragazzo. Il giovane è stato cacciato e una volta fuori ha iniziato a picchiarmi selvaggiamente, strappandomi la giacca e insultandomi per la mia omosessualità. Non so cosa gli fosse preso: forse vedermi mentre era lì con i suoi amici gli ha fatto scattare qualcosa. Mi picchiava e mi spingeva a terra, voleva anche colpirmi con un bicchiere. Sono anche invalido ho avuto problemi e temevo di restare paralizzato». Una coppia di fidanzati lo ha aiutato e lo ha riportato in comunità dove si è provveduto ad allertare un’ambulanza per portarlo all’ospedale di Lecco. «Mi hanno medicato e dato 3 giorni di prognosi. Ma quello che è successo quella sera mi ha messo addosso ansia e paura, per cui ho preso un ansiolitico. Ma 10 gocce non mi bastavano, 20 neppure, non riuscivo a calmarmi e così ho preso tutto il flacone. Mi hanno trovato gli educatori più tardi, incosciente e per questo sono stato ricoverato nuovamente in ospedale. Ora sto bene, ma non riesco a dimenticare quello che mi è successo».

Barbara Bernasconi “La Provincia”

Fonte:

Eurialo&Niso

Altre fonti:

Gaynews

Benevento, 14 giugno 2009 Omosessuale rapinato e picchiato a sangue.

‘Arancia meccanica’ a Benevento. Uno arrestato, due denunciati

Un grave fatto di cronaca nera, associato a gratuita violenza, è accaduto a Benevento.Tanto brutale che le forze dell’ordine stesse che l’hanno scoperto l’hanno paragonato al terribile film “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick. Su richiesta del Pubblico Ministero, Urbano Mozzillo, il Giudice per le Indagini Preliminari, presso il Tribunale di Benevento, Maria Di Carlo, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere contro G.L., ventenne beneventano, in cerca di prima occupazione, incensurato. La grave accusa è rapina, lesioni personali e incendio d’auto. L’arresto è stato eseguito nella giornata odierna dai Carabinieri di Benevento e dal personale del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Benevento, a conclusione di un’articolata attività d’indagine.

I fatti risalgono a oltre un anno fa e il racconto che ne fanno gli inquirenti è drammatico: la notte del 24 marzo 2008, due giovani a bordo di una Opel Zafira adescarono un giovane omosessuale mentre viaggiava sulla propria autovettura in contrada Pezzapiana. In particolare, dopo un primo approccio, il passeggero della Zafira, successivamente identificato nel ventenne arrestato, salì a bordo dell’auto della sua vittima manifestando l’intenzione di avere con il medesimo un rapporto sessuale.

Dopo essersi diretti nei pressi della discoteca Sajonara, parcheggiato il mezzo in una zona appartata, due complici dell’arrestato, V.G. (di Benevento, ventunenne) e B.V. (pure beneventano e ventitreenne) denunciati in stato di libertà per i medesimi reati, si avventarono sul giovane, rapinandolo del denaro e del proprio telefono cellulare.

Non ancora soddisfatti, picchiarono selvaggiamente la vittima procurandogli la rottura del naso e numerose tumefazioni al volto e sul corpo e, prima di andarsene e di lasciare la vittima al suolo priva di sensi, decisero anche di dare alle fiamme la macchina del malcapitato.

Quella stessa notte la giovane vittima diede l’allarme ai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Benevento che avviarono prontamente le indagini.

Gli elementi raccolti, incrociati con un’altra attività d’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento, a conclusione della quale furono arrestate dalle Fiamme Gialle 7 persone per traffico di sostanze stupefacenti, hanno aperto agli inquirenti un’inquietante realtà su alcuni aspetti della rapina.

In effetti, dicono gli investigatori delle forze dell’ordine, non avendo la vittima opposto alcuna resistenza ai propri aguzzini, sfuggiva la motivazione di tanta efferatezza nei suoi confronti. Il motivo dell’accanimento è emerso durante le indagini, trovando il suo fondamento nell’odio e nel disprezzo nei confronti dei diversi e, nel caso specifico, nei confronti degli omosessuali.

La collaborazione tra Forze di Polizia, la condivisione informativa e il coordinamento operato dalla Procura della Repubblica di Benevento hanno permesso di identificare i responsabili della rapina e di tracciare il profilo di tre “normali” giovani beneventani, tutti incensurati, mossi, sottolineano gli inquirenti, da un brutale e insano accanimento “punitivo”.

L’arrestato è stato raggiunto questa mattina presso la propria abitazione dai Militari dell’Arma e della Guardia di Finanza e accompagnato al carcere di Capodimonte, in attesa di presentarsi di fronte all’Autorità Giudiziaria. “Lì – hanno commentato infine gli inquirenti – avrà sicuramente modo di riflettere su quanto commesso e sulla violenza gratuita di quella notte”. (IlQuaderno.it)

Fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

Campaniapress

Gaynews

Roma, 11 giugno 2009 Coppia gay aggredita a Campo de’ fiori

Ora che dirà il sindaco di Roma Gianni Alemanno? Si mobiliterà anche in difesa dei gay e contro omofobi e razzisti, così come ha fatto in passato quando si trattava di denunciare le violenze e insistere sul tema della sicurezza?

Secondo la denuncia di Arcigay Roma, due uomini gay di 34 e 27 anni sono stati aggrediti e pestati a Roma, vicino alla centralissima piazza di Campo de’ fiori. A prenderli di mira, nella notte fra il 6 e il 7 giugno, un gruppo di 5/6 ragazzi italiani, tutti sui vent’anni, infastiditi dal fatto che le vittime osassero camminare mano nella mano.

Per di più i due aggrediti sono americani: il primo, G, è italoamericano e vive in provincia di Roma e qui lo ha raggiunto da poco il suo fidanzato, C. Per tutti e due ferite, contusioni e traumi che sono stati riscontrati in ospedale. Ora toccherà alla polizia indagare per tentare di scoprire chi sono gli autori di questa aggressione, come al solito vigliacca e vile.

Fonte:

Queerblog

ElleXelle

Il Tempo

Forumambientalista

Fiume, 09 giugno 2009 Due uomini picchiati selvaggiamente perchè gay

Mai in passato si erano registrati casi di violenza contro omosessuali

Gettati a terra e quindi selvaggiamente picchiati perché gay. Notte da incubo per due omosessuali, di 29 e 37 anni, aggrediti in via Luki (Santa Entrata), nel rione di Mlacca, a Fiume, dopo aver partecipato ad un party a invito, organizzato principalmente per gay ma anche per gente eterosessuale, festicciola tenutasi nel locale Filter, in via Zvonimir.

I due, di cui la polizia ha evitato di fornire le generalità, hanno trascorso la serata nel noto esercizio situato in Mlacca, decidendo quindi di tornarsene a casa mentre erano le 3 del mattino. La loro auto era parcheggiata nella vicina via Luki, ma – prima di raggiungerla – sono stati attaccati alle spalle da un gruppo di sconosciuti, che probabilmente aveva seguito i due, nell’intento di fare loro del male solo perché «diversi».

«Quando siamo usciti dal Filter – ha confessato il 29enne alla polizia – abbiamo notato alcuni giovani nei pressi del locale. Sono stato colto dalla paura, ma poi ho visto che gli sconosciuti parlavano con un vigilante del Filter e questo è bastato a calmarmi. Ci siamo diretti verso la mia macchina, posteggiata in via Luki e lì, senza che avessimo provocato qualcuno e senza darci il tempo di reagire, ci hanno aggredito, colpendoci con pugni e pedate e sputandoci addosso. Non so quanto sia durata questa specie di esecuzione, ma alla fine sono fuggiti, lasciandoci malconci e atterriti».

Ripresisi dallo choc, i due aggrediti hanno chiamato le forze dell’ordine, dicendo quanto era accaduto. Una squadra di polizia è giunta in Mlacca, facendosi raccontare ciò che era successo, dopo di che i poliziotti hanno interrogato il proprietario dell’esercizio e alcuni avventori.

I responsabili della questura di Fiume hanno confermato tutto, confermando che la polizia sta continuando le ricerche e anzi sarebbe sulle tracce dei balordi. Ma non è tutto, perché una giovane coppia brasiliana che lavora a Fiume (si tratta di una donna e di un gay) ha subito quasi la stessa sorte.

Usciti dal Filter, l’uomo e la donna sono stati a lungo provocati da uno sconosciuto, che a un certo punto ha gettato contro di loro un barattolo di birra pieno. La giovane ha cercato di calmare l’esagitato, dicendogli che lei e il suo amico non avevano cattive intenzioni e di essere contro la violenza.

C’è voluto l’intervento degli agenti – allertati dai due gay picchiati – per riportare la calma. Il lanciatore è stato denunciato.

Due episodi, quelli verificatisi nei pressi dei Giardini pubblici in Mlacca, che macchiano l’immagine di Fiume quale città tollerante nei confronti delle minoranze nazionali, religiose e sessuali. Mai in passato si erano registrati casi di violenza contro omosessuali, per cui Fiume veniva ritenuta una città sicura per gay e lesbiche. Evidentemente non è così. (a.m.)

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

YahooForum

Eurialo&Niso

Notiziegay

Gaytv

26 maggio 2009 La lotta alle discriminazioni dei gay sparisce dal sito del ministero della Carfagna

C’era una volta il sito del ministero delle Pari Opportunità. Non troppo tempo fa: qualche mese. Era la versione consegnata dall’ex ministro del governo Prodi, Barbara Pollastrini. Si parlava delle discriminazioni, e si citavano, ovviamente, quelle di natura omofobica. C’era un elenco, molto dettagliato, con relative statistiche, e cosa significasse concretamente l’omofobia. (come da screenshot sopra, qui l’immagine grande).

Da qualche giorno, quelle informazioni sono sparite. Clic. Le Pari Opportunità, oggi, si occupano di: violenza contro le donne; stalking; discriminazioni razziali; lotta alla tratta. Dei gay è sparita ogni traccia. Usando il motore di ricerca interno, si trova qualche intervista del ministro, e niente più. Non solo. Nel 2007 venne istituita una commissione per le pari opportunità per i gay e i trans gender. Oggi il link (era qui) a quella commissione è sparito: e teoricamente la commissione, da decreto, doveva rimanere in carica 3 anni. Resta la copia cache. Eppure, vengono riportati i collegamenti a varie commissioni: per il contrasto alla pedopornografia, contro le mutilazioni genitali femminili, per la tutela dei disabili. C’è persino un numero verde per i bambini contesi. Brava, bis.

La ministra Carfagna, pubblicamente, si è sempre detta pronta a combattere contro le discriminazioni verso i gay. Come? Dove? Quando?

Fonte:

River blog

Altre fonti:

Notiziegay

Mestre, 22 maggio 2009  Giovane vittima di bullismo denuncia

Gli davano del gay solo per deriderlo

Lo hanno insultato e umiliato per due anni. Parolacce di ogni tipo, offese pesantissime. Gli davano del gay solo per deriderlo, lo spintonavano, lo immobilizzavano sulla sedia o lo relegavano in un angolo e gli lanciavano addosso di tutto. Non contenti riprendevano le scenette con i cellulari e poi se le spedivano con mms. Giusto per divertirsi. Infine hanno inserito i loro prodigi su un noto social network, come Facebook. Hanno aperto un profilo mettendo nome, cognome, età e scuola della loro vittima con tanto di sue immagini e video che riprendevano le violenze. Ma il ragazzo, dopo due anni, non ha più retto e si è confidato con i genitori. Da lì a poco è scattata la denuncia alla polizia.

È successo in una scuola superiore del centro. La vittima è un ragazzo di Mestre che lo scorso anno, periodo a cui risalgono le angherie, frequentava la quinta. I suoi persecutori erano alcuni compagni di classe, perché le violenze verbali, ma anche fisiche, avvenivano tra le mura scolastiche. Tutta la classe era a conoscenza della cosa e chi più, chi meno si divertiva. Ma i suoi persecutori erano cinque. Tutti maggiorenni, anche al momento delle violenze. Ragazzi tra i 19 e i 20 anni che lo scorso anno frequentavano la quinta superiore nell’istituto mestrino. «Lo facevamo per scehrzo, lui rideva» si sono difesi». Ora rischiano grosso, perché è vero che non esistono i reati di bullismo e di cyber-bullismo, ma gli possono essere imputati una lista lunga così di altri reati: sostituzione di persona, violazione della privacy, violenza privata, ingiurie, diffamazione, minacce, molestie.

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Il Gazzettino

Milano, 20 maggio 2009  Pietre lanciate verso la gay street milanese

Passata mezzanotte, degli individui non identificati hanno scagliato dei sassi contro il Love, locale gay-friendly di via Sammartini a Milano, rompendo la vetrina e sfiorando un cliente. Si indaga sull`accaduto

Verso l’1.30 di ieri notte sono state lanciate pietre da una distanza ravvicinata dal binario di fronte a via Sammartini. Le pietre hanno colpito una delle vetrine del bar Love, al civico 23 della gay street milanese. Un sasso è riuscito a penetrare nella vetrina, ma fortunatamente ha solo sfiorato un cliente del locale. Stamane i gestori del Love hanno sporto denuncia ai carabinieri. L’ennesimo episodio di omofobia o qualche bravata che per coincidenza si è consumata proprio ai danni di un locale gay? Dopo i recenti fatti accaduti nei pressi delle vie gay-friendly a Roma, anche Milano ha iniziato ad accusare attacchi nei confronti dei locali serali, in una via che dal 1993 ospita realtà a tematica omosessuale. Nei primi anni della sua nascita, via Sammartini era sede di circoli Arcigay, ristoranti, discobar, una libreria, sexy shops e una sauna; ora gli esercizi commerciali si sono ridimensionati e dopo le note vicende denunciate dai gestori dei locali, che avevano richiesto maggiori controlli della polizia, oltre che una miglioria del decoro urbano ed un aumento del livello di sicurezza, il ricorso al Tar ha permesso una riapertura delle attività commerciali. Per il 29 maggio è prevista la riapertura del discobar simbolo di via Sammartini, l’After Line, che vorrebbe fare da guida nella speranza di una riqualificazione della zona, anche in collaborazione con mass media e istituzioni comunali.

Fonti:

Gaytv

Genova, 20 maggio 2009  «Schifosi e sporcaccioni». A Genova si è aperta la bagarre contro il Gay Pride nazionale

Bisogna proprio che ci armiamo di santa pazienza. Bisogna proprio che al Gay Pride nazionale che si terrà quest’anno a Genova, andiamo proprio tutti. Bisogna che le istituzioni e il sindaco del capoluogo ligure, facciano capire a certi loro colleghi che non siamo un paese fondamentalista e che nessuno può oltraggiare la dignità di altri. Del perché bisogna tutto questo, è la solita, indecente bagarre che si è aperta a Genova contro le iniziative del Gay Pride.

“Due regine. Due re”, il laboratorio per bambini alla Biblioteca De Amicis, di sabato scorso, organizzato dal Comitato per il Gay Pride, ha fatto gridare allo scandalo qualche consigliere regionale e comunale del Pdl. Uno tra questi, Nicola Abbundo, ha stigmatizzato il silenzio delle istituzioni e si è detto indignato e contrario al coinvolgimento di bambini e minori nel Gay Pride e in generale nelle tematiche omosessuali, avversate, a detta del consigliere regionale, anche da psicologi e psichiatri infantili. E se l’è presa anche con la sindaca Marta Vincenzi per il suo sostegno e presenza al laboratorio. Abbundo e altri dimenticano che quel laboratorio era seguito da persone qualificate a proporre una visione, anche ai minori, di uno spaccato sociale che spesso viene indicato con lo squallore della discriminazione e della violenza verbale, anche tra i minori.

A battere tutti, in termini di polemica ed astio inverecondo, il consigliere comunale Gianni Bernabò Brea che ha bollato come “schifosa e sporcacciona” l’iniziativa di sabato. Ha fatto di più Brea, proponendo di distruggere la sezione dei libri omoaffettivi. Insomma, al rogo le opere di Mieli, di Tondelli, di Oscar Wilde, di Tòibìn e altri. Che vergogna! C’è anche uno di AN che dice che “è fortemente turbativo proporre ai bambini altri modelli”, intendendo la famiglia come concetto di amore fra un uomo e una donna. Neppure sanno, o fanno finta di non sapere delle migliaia di famiglie omoparentali che hanno figli che non sono “fortemente turbati” da un’altro genere di affettività. Farisei fuori dal tempio e dalla realtà, ecco cosa sono.

mario cirrito

Fonte:

Queerblog

Padova, 18 maggio 2009  Ascierto :”O si è uomo, o si è donna, o si è Zan

Conferenza stampa al veleno per il coordinatore cittadino del Pdl: definendo Zanonato “il fac-simile” di un uomo di destra, invita i padovani a diffidare dalle imitazioni perchè “o si è uono, o si è donna, o si è Zan”. Quindi la frase di recupero: “Sto scherzando”. Assente Marco Marin

“Vi raccontiamo le malefatte e le cose non fatte dall’amministrazione Zanonato”. Così esordisce il coordinatore cittadino del Popolo della Libertà, Filippo Ascierto. Ai tavolini dello storico caffè Cavour, accanto alla sede elettorale di un assente Marco Marin, l’onorevole elenca ciò che male è stato fatto e ciò che non si ripeterà in termini di scelte e di errori in un’eventuale amministrazione guidata dal centrodestra. “La prima cosa da ricordare ai cittadini è la presenza in giunta dell’assessore Ruffini che ci siamo dovuti sorbire per 5 anni, – dice Ascierto – che ha assegnato case pubbliche in forma prioritaria ai fuoriusciti di via Anelli”. “Zanonato – continua – è solo il fac simile di un uomo di destra, altro non ha fatto che copiare le scelte della destra, ma la gente vota l’originale, perché – azzarda il paragone – o si è uomo o si è donna, altrimenti si è Zan”. Scivolone, seguito dalla frase di recupero “Stò scherzando”.

Rocco Bordin, consigliere di minoranza uscente punta il dito sugli investimenti ad alto rischio dell’amministrazione, vedi Lehman and Brothers, che “hanno prodotto una perdita media di 30 euro annui ad ogni cittadino”. “E pensare – dice – che ci hanno riempito la testa sull’uso etico del denaro, quando altri investimenti nella General Electric sono andati a riempire gli arsenali iraniani”. Quindi Alberto Salmaso, altro consigliere di minoranza a caccia di riconferma chiede conto dell’Auditorium. “Dove verrà fatto? Non c’è volontà politica di spiegarlo ai padovani”, attacca. Infine il suo slogan: “Ancora Zanonato? No grazie”. “Tra pochi giorni – chiude Filippo Ascierto – presenteremo alla città un’indagine da noi condotta sulla questione morale di questa giunta. E tra una settimana parleremo della Moschea perché abbiamo saputo che alle Padovanelle hanno intenzione di farci correre gli islamici al posto dei cavalli”.

Fonte:

TGPadova

Roma, 18 maggio 2009  Ancora scritte omofobe nella gay street. Marrazzo:”Colpito un luogo simbolo”. Pdl: “Solidarietà ad omosex non a gay street”

‘Froci malati’: e’ la scritta che da questa mattina si trova accanto alla porta d’ingresso del Coming Out, lo storico bar della Capitale luogo di ritrovo della comunita’ omosessuale nel cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano a Roma. Altre scritte simili sono comparse anche lungo via di Capo d’Africa. “Hanno voluto colpire un luogo simbolo- afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma- un insulto per intimidirci 24 ore dopo la giornata contro l’omofobia che in tutto il mondo ha visto Istituzioni e organizzazioni Gay impegnarsi contro la violenza e le discriminazioni”. “Chiediamo all’Ufficio del decoro urbano del Comune di intervenire per chiarire che queste idee non possono trovare spazio nella nostra citta’- prosegue Marrazzo- La matrice ideologica di questo gesto e’ evidente nel momento in cui si associano omosessualita’ e malattia, idee promosse da ciarlatani che hanno come unico effetto l’infelicita’ delle persone lesbiche e Gay e condannate dall’ordine degli psicologi”. “Negli ultimi mesi- conclude Marrazzo- gli episodi di omofobia nella zona della Gay Street sono aumentati. E’ palese il tentativo di offendere la nostra dignita’ e di mandarci via da un luogo per noi importantissimo e sinonimo di visibilita’. Ma e’ un tentativo che fallira’ perche’ siamo decisi a valorizzare questo posto e a renderlo sempre piu’ bello e accogliente anche mettendo in campo un’alleanza tra associazioni, istituzioni e forze sociali e imprenditoriali come avviene in tutte le grandi Capitali del mondo”.

Foschi (PD), scritte omofobe ennesima infamia verso comunità gay

“Si tratta dell’ennesima infamia verso la comunita’ gay e lesbica perpetrata da chi evidentemente si e’ sentito oltraggiato dalla Giornata contro l’omofobia. E’ proprio il caso, allora di continuare a organizzare questo tipo di iniziative per sensibilizzare ancora di piu’ l’opinione pubblica e per emarginare chi ancora crede in uno stato di ‘malattia da curare’ e di un ‘diverso’ da omologare’”. Lo dichiara in una nota Enzo Foschi, consigliere del Pd alla Regione Lazio, commentando la notizia delle scritte contro i gay davanti a un locale della gay Street a Roma. “Se qualcuno si sente nel giusto – prosegue Foschi – nel dover andare in uno dei luoghi simbolo della battaglia per il riconoscimento dei diritti alla persone, per manifestare questo pensiero c’e’ ancora tanto da fare. E’ evidente che il clima nella Capitale, e’ sempre piu’ teso e occorre tenere alta la vigilanza affinche’ i passi in avanti compiuti sui temi dell’uguaglianza non vengano fagocitati dalla spirale dell’odio e della violenza, che seppur manifestata solo verbalmente sempre violenza rimane”

D’Elia, scritta omofoba offende tutti i cittadini

”La scritta trovata questa mattina accanto alla porta del Coming Out, lo storico bar nella gay street frequentato dalla comunita’ glbt di Roma e’ un’ingiuria al carattere aperto e plurale della capitale e certo non un gesto accogliente per i tanti cittadini omosessuali che la visitano”. Lo afferma in una nota l’assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D’Elia. “Significativo che il gesto di offesa – conclude d’Elia – sia avvenuto all’indomani della giornata internazionale contro l’omofobia. La comunita’ gay, lesbica della citta’ e’ nel mirino di una serie intollerabile di atti di intimidazione e quando si discrimina una parte in realta’ si offendono tutti i cittadini. Imbrattare l’ingresso di un locale pubblico frequentato dai cittadini omosessuali non e’ un problema di decoro urbano ma di allarme per tutta la citta’”.

Michelangeli: Non basta la solidarietà, servono fatti.

“Comune conceda patrocinio e piazza S. Giovanni al gay pride”

“Il sonno della ragione genera mostri. Le scritte di insulti contro il mondo GAY sono la diretta conseguenza del clima da ‘caccia alle streghe’ instaurata da questo governo capitolino e nazionale, che, nei fatti, non perde occasione di manifestare intolleranza nei confronti di tutte le diversita’. Arrivati a questo punto la solidarieta’ non basta: alle parole seguano fatti, a cominciare dal patrocinio comunale e alla concessione di piazza San Giovanni in Laterano al GAY pride, altrimenti la destra e’ complice di queste scritte”. E’ quanto afferma Mario Michelangeli, segretario regionale del Pdci Lazio.

Mollicone (Pdl): Solidarieta’ a omosessuali ma non a gay street

“Non possiamo che esprimere la nostra solidarieta’ alla comunita’ gay rispetto alle scritte deliranti apparse nel rione Celio; abbiamo sempre sostenuto che un conto fosse la legittima critica a una certa forma di esibizionismo, che paradossalmente danneggia i diritti degli omosessuali, e un altro e’ l’oltraggio e l’insulto. Detto questo pero’, per coerenza continuiamo a criticare il tentativo di istituzionalizzare una strada che e’ e deve rimanere del Rione, dei romani e di tutti i turisti e non puo’ essere ‘regalata’ ad un locale solo perche’ questo e’ diventato un punto di ritrovo della comunita’ gay della capitale”. Lo ha dichiarato Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura del Comune di Roma. “A Marrazzo rispondiamo, inoltre, che certo condanniamo gli episodi di intimidazione avvenuti nella zona, ma anche con uguale determinazione gli atti osceni che purtroppo molte coppie gay commettono nelle vie limitrofe e nei portoni, come testimoniano le molte proteste dei residenti. Ribadiamo pertanto la nostra contrarieta’ a che via San Giovanni in Laterano diventi per sempre la gay street della capitale”.

Fonti:

Gaynews

Trento, 16 maggio 2009  Aggressione fascista al festival gay

10-15 uomini armati di mazza

Un tentativo di aggressione da parte di ”elementi fascisti” compiuto al festival lesbico e gay ‘Universinversi’, aperto ieri sera a Trento, e’ stato denunciato dagli organizzatori.

”Alle 23.15, non appena conclusi gli eventi in programma – dice una nota del Tavolo Lgbtq – tre ragazzi sono passati davanti all’ingresso, ormai chiuso, del luogo dove si era svolto lo spettacolo, gridando: ‘Sono fascista’. Girato l’angolo tra via Rosmini e via Verdi, sono stati raggiunti da un altro gruppo di 10-15 uomini, in cordone e tutti armati di mazza. Il gruppo si e’ diretto verso il luogo di Universinversi, simulando una carica ed arrivando fino al cancello della facolta’ di Economia.

A fronte del fatto che non ci siamo allontanate/i dallo spazio antistante il Centro polifunzionale e non abbiamo reagito alle provocazioni, il gruppo di fascisti se n’e’ andato”.

Il Tavolo Lgbtq denuncia ”una continua escalation di aggressivita’ e violenza nella citta’ di Trento nei confronti di soggettivita’ non conformi. Dobbiamo aspettare le teste fracassate di tutte/i noi affinche’ questa citta’ reagisca?

Questi fanno volantinaggio finche’ c’e’ luce e poi prendono le mazze quando viene notte. Noi andiamo avanti, in direzioni ostinate e contrarie”.

Da quanto si e’ appreso, al momento nessuna querela e’ stata presentata ne’ in questura ne’ ai carabinieri. Questi ultimi effettivamente sono intervenuti dopo alcune telefonate di residenti i quali segnalavano come alcun ragazzi si insultassero lanciandosi alcuni oggetti. Arrivati sul posto pero’ i carabinieri non hanno trovato nessuno dei presunti contendenti.

Fonti:

ElleXelle

Gaynews

Discutere.it

Universinversi

Ecco il comunicato di Universinversi.:

Aggressione fascista ad Universinversi

Venerdì 15 maggio 2009 si è tenuta la prima serata di Universinversi.

Alle 23.15, non appena conclusi gli eventi in programma, tre ragazzi sono passati davanti all`ingresso, ormai chiuso, del luogo dove si era svolto lo spettacolo, gridando: “Sono fascista”. Girato l`angolo tra via Rosmini e via Verdi, sono stati raggiunti da un altro gruppo di 10-15 uomini, in cordone e tutti armati di mazza. Il gruppo si è diretto verso il luogo di Universinversi, simulando una carica ed arrivando fino al cancello della facoltà di Economia.

A fronte del fatto che non ci siamo allontanate/i dallo spazio antistante il Centro Polifunzionale e non abbiamo reagito alle provocazioni, il gruppo di fascisti se n’è andato.

Le forze dell’ordine, chiamate telefonicamente, non si sono presentate.

Denunciamo una continua escalation di aggressività e violenza nella città di Trento nei confronti di soggettività non conformi. Dobbiamo aspettare le teste fracassate di tutte/i noi affinchè questa città reagisca?

Questi fanno volantinaggio finchè c’è luce, sotto lo sguardo premuroso della polizia, e poi prendono le mazze quando viene notte.

Noi andiamo avanti, in direzioni ostinate e contrarie

Tavolo LGBTQ* Trento

Milano, 15 maggio 2009  Retata nel locale gay friendly

Alle 22.15 di questa notte il locale gay-friendly Mono di Milano è stato oggetto di una retata da parte della polizia.

Le forze dell’ordine, giunte in via Panfilo Castaldi con due volanti, erano rappresentate da tre uomini in divisa ed altrettanti in borghese.

I sei sono subito intervenuti sulle persone che stazionavano sul marciapiede in prossimità del locale, chiedendo loro i documenti, indistintamente a chi aveva una bevanda in mano e a chi, invece, stava solamente scambiando due chiacchiere senza una consumazione.

I poliziotti sono entrati nel locale e hanno chiesto la documentazione e le licenze ai gestori del Mono, ribadendo che non è possibile essere causa di schiamazzo notturno, né di creare un agglomerato di persone nelle immediate vicinanze.

Una responsabile della gestione del locale milanese ha dichiarato: ‘E’ una forma di repressione messa in atto dal sindaco di Milano Moratti; si sta attuando la politica dell’intimidazione nei confronti dei pub e bar gay e gay-friendly.

Pochi giorni fa la polizia ha messo in atto le medesime dinamiche ad un altro locale della città, frequentato principalmente da persone lgbt.

Noi, in anni di apertura non abbiamo mai avuto problemi con i vicini e residenti limitrofi; la musica è bassa e nel rispetto delle normative, e sono a conoscenza del fatto che proprio un’ordinanza comunale di un paio di anni fa ha permesso ai locali di poter far uscire i propri clienti sul marciapiede attiguo, sia con bicchieri di plastica che con quelli di vetro, purché dopo le ore 21.00.

In questo periodo però si respira un clima di insofferenza; mercoledì sera ci hanno addirittura lanciato delle uova dai balconi’.

Subito la testimonianza di Saverio Romani, consigliere nazionale Arcigay, che ha definito le azioni della polizia ‘eccessive e del tutto simili ad un atto intimidatorio’.

Saverio Romani è inoltre deciso nella mattinata di domani, a recarsi al commissariato competente per chiedere delucidazioni in merito, soprattutto, a detta sua, per il fatto che questi controlli non avvengono in zone della città più problematiche per quanto concerne lo stazionamento nei pressi di bar e pub, come ad esempio Corso Como.

Gran parte delle persone presenti si sono trovate in disappunto di fronte al comportamento di Di Gregorio, coordinatore delle forze dell’ordine presenti.

Di Gregorio infatti ha consigliato vivamente di lasciare libero il marciapiede e di non stazionarvici. ‘

Il marciapiede è di tutti’ ha affermato Di Gregorio, ‘la gente non deve fare slalom tra di voi che avete deciso di rimanere fermi a chiacchierare.

Se volete chiacchierare, entrate nel locale’.

I responsabili del Mono hanno assicurato però che non vi è stata alcun tipo di multa nei loro confronti, e che si è trattato solamente di un atto intimidatorio.

Il presidente del Consiglio probiviri Arcigay Stefano Oldani ha affermato: ‘Quello che è capitato questa sera al Mono non è altro che un sentore nazionale delle nuove dinamiche di controllo dei locali.

A Milano hanno recintato le zone adiacenti al MOM, altro locale storico della gioventù cittadina; pare che si stia cercando di veicolare prepotentemente le aree di aggregazione giovanili, che, in quanto tali, dovrebbero essere spontanee.

Portia

Fonti:

Forlei

Rovigo, 12 maggio 2009. La poliziotta lesbica si ribella: «Discriminata, ora futuro a rischio»

Sottoposta a procedimento disciplinare dopo la denuncia delle angherie subite dai colleghi. Verdetto tra 90 giorni

Sarà comunicato tra 90 giorni a Luana Zanaga, rodigina, poliziotta in servizio a Padova, allenatrice della squadra di calcio femminile di Lendinara, l’esito del procedimento disciplinare che l’ha vista coinvolta, dopo la denuncia presentata in quanto si sentiva discriminata perchè lesbica.

Ieri mattina, durante la seconda seduta davanti al Consiglio di disciplina, Luana Zanaga ha esposto la propria versione e sostenuto le proprie ragioni. «Ho rimarcato le motivazioni della questione da me sollevata, anche tramite dichiarazioni agli organi di stampa, circa le discriminazioni messe in atto anche da un funzionario di polizia a Rovigo – spiega Luana Zanaga – . In particolare, ho sottolineato che l’intento non era certo quello di arrecare discredito alla polizia, ma di segnalare i comportamenti pregiudiziali di alcuni singoli che, essendo persone oltre che funzionari, valutano i dipendenti sulla base delle proprie idee».

Il Consiglio ha ascoltato le dichiarazioni ed ha già deciso l’eventuale sanzione, che sarà però resa nota all’interessata solo tra 90 giorni. «E’ previsto, infatti, che la decisione venga notificata tramite decreto del Capo della Polizia – precisa -. Rimarrò quindi nel limbo per altri tre mesi, senza sapere cosa sarà del mio futuro, e aspetto di sapere cos’è stato deciso». Ovviamente, Zanaga auspica che da parte del Consiglio vi sia stata clemenza. «Spero che si sia tenuto conto del fatto che dichiarazioni volte a segnalare episodi di discriminazione non sono paragonabili ad altri casi che vengono sanzionati – rimarca la poliziotta -. Me lo auguro non solo per me, ma anche per qualunque persona discriminata a causa del proprio orientamento sessuale nelle forze di polizia: è già molto difficile decidere di parlare, lo diverrebbe ancor più se si verificasse un meccanismo di ritorsione».

Solidarietà a Luana Zanaga è stata espressa da Arcygay e Politropia di Rovigo.

I.B.

Fonte:

Il Gazzettino

Altre fonti:

Padovadonne

Excite

Intopic

La7.it il video

Trento, 11 maggio 2009 Aggredita in centro

Hanno aperto la porta e gridato «froci» a chi c’era all’interno. Poi, quando la giovane tesserata è uscita per capire cosa stava succedendo, l’hanno presa a male parole e l’hanno spintonata procurandole una contusione alla spalla e al braccio. Vittima dell’aggressione a sfondo politico tesserata di Rifondazione comunista e attivista del tavolo Lgbtq (lesbico gay bisessuale trans queer) . Il fatto è avvenuto ieri sera sulla soglia della sede del partito in via Santa Margherita. (Articolo completo sull’Adige cartaceo)

COMUNICATO TAVOLO LGBTQ* -TRENTO COLLETTIVO, TRENTO ANOMALA, RIFONDAZIONE COMUNISTA

Ieri sera si è verificato un altro, grave episodio di violenza di matrice politica, il secondo in pochi giorni in città. A farne le spese è stata in questo caso una giovane attivista del tavolo LGBTQ* (lesbico gay bisessuale trans queer) di Trento, del collettivo femminista deGenere ed iscritta e candidata alle elezioni comunali e provinciali con Rifondazione. La compagna si trovava da sola presso la sede del circolo del PRC di Trento, in via Santa Margherita, in pieno centro storico, quando ha sentito dalla strada pronunciare la parola: “Froci” e sputare all’indirizzo della sede. Affacciandosi si è trovata di fronte due giovani, all’apparenza più o meno ventenni. Uno dei due, vedendola, le ha gridato: “Troia”, tentando con forza di entrare nella sede. La compagna ha opposto resistenza, cercando di chiudere la porta di ingresso, che affaccia direttamente sulla strada. La violenza dell’aggressore le ha causato una lesione alla spalla ed al braccio. Dopo aver minacciato di chiamare la polizia, è finalmente riuscita a far allontanare i due ed ora sporgerà querela contro ignoti.

Negli ultimi tempi la sede del PRC è spesso stata usata dal tavolo LGBTQ* per tenervi le riunioni organizzative del festival lesbico, gay, trans, bisessuale, e queer “Universinversi”, che avrà inizio il 15 maggio: dunque quanto accaduto non è casuale e riteniamo sia da ricondurre alla matrice culturale di stampo fascista che fomenta e legittima odio contro donne, gay, lesbiche, trans e migranti ed in generale soggetti politici di sinistra ed antifascisti.

Si tratta di un episodio di violenza ed aggressione di stampo politico, ancora una volta testimone di un clima politico allarmante, in cui i toni e le pratiche ricordano sempre più da vicino i tempi bui dello squadrismo fascista. E’ necessario che la società civile, la politica e le istituzioni cittadine reagiscano senza ambiguità rispetto a episodi di tale gravità, senza nasconderne la matrice politica dietro a confortanti e conniventi analisi sul bullismo, sul disagio giovanile o sulle varie teorie degli opposti estremismi.

Fonte:

L’Adige

Viterbo, 08 maggio 2009  Una banda terrorizza i gay

Sarebbero giovani provenienti da Civita Castellana che imperversano nella zona del Bulicame. Derubati e rapinati: ma qualcuno ha avuto il coraggio di sporgere denuncia.

Omosessuali derubati o, peggio, rapinati al Bulicame. Un fenomeno non nuovo ma che, negli ultimi tempi, ha fatto registrare un’impennata, e sul quale le forze dell’ordine – a cominciare dai carabinieri – lavorano a fondo. Qualcuno, infatti, ha avuto il coraggio di vincere la ritrosia, e ha denunciato nero su bianco l’accaduto. Se altri – la maggior parte – continuano a tacere, c’è stato chi, con la sua denuncia, ha attivato l’azione degli investigatori. I controlli, adesso, sono più assidui. A prendere di mira, intimidendoli, i gay sarebbe una banda di ragazzi. Un gruppo di rumeni che, in trasferta da Civita Castellana a Viterbo, si sono insediati nella zona, soprattutto dalle parti dell’Orto botanico. Gli omosessuali, secondo uno schema tipico, avvicinano i ragazzi che, a loro volta, accettano di giacere, con loro, rapporti dietro compenso. Una “normale” forma di prostituzione, insomma. Altre volte, però, succede qualcosa di diverso. Gli omosessuali, infatti, vengono derubati dei loro averi o, attraverso le percosse e le minacce, rapinati. In qualche caso, sono gli oggetti lasciati momentaneamente incustoditi nelle loro auto a sparire. I pericoli, per il mondo omosessuale, sarebbero soprattutto intensi in un punto dove, per esservi una sorgente, ci si reca con bottiglie e taniche. E’ lì, infatti, che gli omosessuali si recherebbero per un’attività apparentemente ordinaria come, appunto, rifornirsi di acqua. Acqua sulfurea che, notoriamente, ha proprietà particolari, che la rendono notevolmente benefica per la salute. Proprio quel gesto esternamente tranquillo, però, celerebbe un’insidia. Chi si reca lì, in altre parole, manifesterebbe la propria dfisponibilità ad avere incontri fugaci, con persone dello stesso sesso, soprattutto quando è buio. E’ allora che, dall’oscurità, si farebbero avanti questi ragazzi. Che, tra l’altro, non sarebbero i soli stranieri a frequentare, per il medesimo motivo (la prostituzione maschile), quell’area. Vi sono, infatti, altri stranieri, prevalentemente nordafricani, a frequentare il sito. Sarebbero solo i rumeni, secondo i pochi particolari che filtrano, a rendersi responsabili dei furti e delle rapine. Proprio quella banda “civitonica” sulla quale, dopo le denunce, starebbero lavorando i carabinieri. Pericoli, ovviamente, ce ne sono anche per chi, nulla sapendo delle particolari frequentazioni che caratterizzano il luogo, ci si spinge sì con la bottiglia, ma solo e soltanto per rifornirsi di acqua. C’è stato qualche caso di persona che, mentre si riforniva d’acqua, si è vista avvicinare e “contattare” in modo non propriamente discreto da persone che, a loro volta, pensavano di avere che fare con un “correligionario”. Morale: la bottiglia si è levata in alto, e ha colpito alla testa il malcapitato in cerca di intimità. Il quale, invece delle effusioni, ha avuto un certo numero di punti in testa (e di prognosi, con tanto di ricovero in ospedale). Il rischio vero e, secondo alcune fonti, concreto, è quello di un uso improvviso di coltelli. Durante i furti e le rapine, in altre parole, le ”ribellioni” di chi non accetta passivamente di subire quella forma di violenza potrebbero portare, di punto in bianco, i componenti della banda a usare il coltello. Con conseguenze imprevedibili. Insomma, il mondo omosessuale è in fermento. Si è sparsa la voce delle incursioni di quella banda “forestiera” e, adesso, c’è paura. Non si spiega altrimenti che, rompendo una consolidata tradizione di riservatezza e di silenzio, più d’uno si sia deciso a sporgere denuncia. Le forze dell’ordine, da parte loro, hanno intensificato la vigilanza. L’area, però, è vasta. Sono posti accidentati, fuorimamo, che spesso non possono essere raggiunti dalle auto.

Fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

Gaynews

Romeniaviterbo

Firenze, 04 maggio 2009 Due transessuali aggrediti da 10 ragazzi

Nella notte tra il 2 e 3 maggio, al parco delle Cascine di Firenze, due ragazze trans sono state pesantemente aggredite da una decina di ragazzi italiani tra i 17 e i 25 anni armati di spranghe di ferro. E’ quanto si legge in una nota di Matteo Pegoraro, attivista per i diritti umani e candidato con “Sinistra per Firenze” al Consiglio Comunale di Firenze.

Il gruppo di transfobici – spiega Pegoraro – le ha dapprima minacciate, insultate e successivamente ha scagliato la propria violenza sulle loro automobili. Si tratta di un episodio gravissimo, che riporta all’attualità il dramma di migliaia di persone omosessuali e transessuali che nel nostro Paese devono fare i conti, rimettendoci in prima persona, con la discriminazione e il pregiudizio, che sfociano ormai sempre più frequentemente in episodi incontrollati di violenza

Fonte:

La Repubblica

Pisa, 24 aprile 2009 Trans pestata per il posto

«Sono stata massacrata di botte per il posto che occupo. Già due anni fa fui avvicinata da una banda di rom che mi chiese 300 euro alla settimana per stare dove stavo. L’altro pomeriggio un brasiliano mi ha pestato a sangue per la postazione che ho ormai da anni. Mi hanno medicato in ospedale per le ferite riportate al viso e su alcune parti del corpo». È il racconto di una trans pisana che da anni si apposta con la sua roulotte in una stradina sterrata dalle parti della recinzione di Camp Darby e che rivendica come sua la postazione. «I medici mi hanno dimessa con un referto di una settimana – aggiunge – ma queste per me non sono ferite che guariscono in sette giorni. Ora mi sono armata di cacciavite perché devo difendermi». Secondo la sua versione dei fatti sarebbe stato minacciata e aggredita da un viado che porterebbe in zona altre persone a prostituirsi, riscuotendo tanto di pizzo per il posto, e che vorrebbe farlo sloggiare. Alla base delle liti per i posti da occupare sulla strada leggi interne al mondo della prostituzione, fatte spesso appunto di violenze, ricatti e tangenti. La protagonista di questa vicenda si chiama Anna Solli, ha 42 anni ed ha vissuto a lungo a Pisa e a Cascina, ove sta la sua famiglia. Oggi vive a Livorno. «Mi sono rivolta molto spesso alle forze dell’ordine – racconta – ma non abbiamo aiuti su questo genere di violenze che siamo costretti a subire. Io mi prostituisco in zona di giorno, dal mattino al primo pomeriggio. Dividevo il mio pezzo di strada con un altro straniero, che però ad un certo punto non si è fatto più vivo. Poi è arrivato questo nuovo che sfrutta anche altre persone ed ha iniziato a dettare legge. L’altro giorno mi ha aggredita perché secondo lui ero fuori orario. Ma siccome c’è la crisi, anziché andare via alle due e mezza di pomeriggio, come facevo, mi sono trattenuta fino alle tre e mezza. Io chiedo maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine a questi episodi, a meno che non aspettino che ci scappi il morto». Per quanto l’appello di Anna a polizia e carabinieri può sembrare un nonsenso, ma in effetti uno dei delitti irrisolti avvenuto qualche anno in zona, a Nodica, riguardava proprio un viado che si sospetta fosse stato taglieggiato. Un delitto del quale era stato sospettato Pino Cobianchi, in assise come killer seriale delle prostitute l’11 maggio prossimo, il quale aveva confessato e poi ritrattato.

Fonte:

Il Tirreno

Milano, 16 aprile 2009 Anni di violenze su operaio gay: fermato 25enne

Abusi e estorsioni con il ricattato di rivelare sua omosessualità

Dal 2005 avrebbe costretto un operaio di 25 anni a subire ogni genere di prestazione sessuale, sotto la minaccia di rivelare a famigliari e amici le sue tendenze omosessuali e estorcendogli in più occasioni anche somme di denaro sempre in cambio del silenzio. I carabinieri della Stazione di Lainate (Milano) hanno sottoposto a fermo per i reati di violenza sessuale ed estorsione un nullafacente del luogo, coetaneo della vittima. In coordinamento con il pm di Milano Ennio Remondino, il provvedimento è stato convalidato dal Gip di turno, il quale ha contestualmente applicato la misura cautelare in carcere. Le violenze, che comprendevano anche rapporti completi, avvenivano tutte nell’abitazione dell’arrestato.

La vittima, che i carabinieri descrivono come “psicologicamente debole e in forte stato di prostazione nei confronti del suo carnefice”, è stato avvicinato la settimana scorsa dai militari lainatesi che, avevano avuto sentore della vicenda raccogliendo le “voci che circolavano in paese”. Il comandante della Stazione, dopo aver tranquillizzato e rasserenato l’uomo ormai disperato, lo ha convinto a raccontare gli abusi e l’operaio ha così finalmente trovato il coraggio di denunciare in modo molto dettagliato i fatti, permettendo agli investigatori di ricostruire e riscontrare la veridicità dell’intera vicenda.

Il presunto aguzzino, descritto come un “balordo con piccoli precedenti legati allo spaccio di stupefacenti”, si trova ora ristretto nel carcere di S.Vittore a Milano.

ARCIGAY,CASO LAINATE FIGLIO PAURA DIFFUSA

Una storia che ”rivela un mix di emarginazione sociale, violenza, paura, che dovrebbe interrogare certamente la politica, ma che propone anche a noi un’approfondita riflessione”: cosi’ Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, commenta la vicenda di un violentatore che da tempo sottoponeva a ogni tipo di angheria un operaio di Lainate.

”Non e’ un caso – aggiunge Mancuso – che negli ultimi tempi i casi di omofobia violenta siano aumentati, che dentro la societa’ italiana siano presenti sentimenti di indifferenza, pregiudizio, stigma rispetto alla condizione omosessuale di milioni di cittadini. Il caso singolo di per se’ dice poco, ma la lunga sequela di fatti di cronaca, di storie raccontate ai nostri telefoni amici, nei gruppi di accoglienza, ci mettono davanti ad una concreta realta’: stiamo rischiando una pericolosa regressione, che si evidenzia anche nella paura paralizzante di esser ’scoperti’ omosessuali, che rende migliaia di gay e lesbiche soggetti ricattabili”.

C’e’ bisogno, secondo Mancuso, di ”una reale consapevolezza da parte delle istituzioni, capace di concretizzare strumenti repressivi e interventi preventivi culturali e sociali, che tragicamente in Italia, a differenza del resto d’Europa, non sono stati ancora messi in campo”.(ANSA).

Fonte:

Gaynews

Brescia, 14 aprile 2009 Rifiutato ad una coppia di ragazzi gay e coabitanti lo status di famiglia anagrafica

Arcigay: intervenga il Governo

Carlo e Simone sono una coppia e vivono assieme. Si sono presentati all’anagrafe del Comune di Brescia per richiedere il certificato di stato di famiglia al fine dell’ottenimento di un mutuo. E dopo tre giorni di avventure burocratiche, se lo sono visti rifiutare, nonostante la legge intenda per famiglia agli effetti anagrafici un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune.

“Si tratta di una palese discriminazione: il certificato è stato negato quando i due ragazzi hanno dichiarato di essere gay” – sostiene il presidente di Arcigay Brescia Gianluca Archetti – “Carlo e Simone hanno compiuto un gesto importante nel denunciare questa cattiva abitudine del nostro Comune di trasgredire la legge esistente, che potrebbe anche configurarsi come omissione di atti d’ufficio. Daremo tutto il nostro sostegno a loro per cercare di risolvere questa brutta vicenda e restiamo in attesa di una risposta degli uffici competenti.”

“Chiediamo al Governo di far rispettare una legge dello Stato che non è interpretabile e che nei decenni è stata corretta dal legislatore proprio per non incorrere a possibili discriminatorie interpretazioni.” – dichiara il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso “è umiliante che due persone conviventi si siano trovate di fronte ad un diniego immotivato e gravissimo dal punto di vista giuridico e morale. Ancora una volta a fronte di un disarmante vuoto legislativo che finalmente riconosca pubblicamente i nostri amori, si tenta di chiudere i pochi spazi concessi dalle norme anagrafiche, creando nuove odiose discriminazioni.”

Fonte:

Gaynews

Perugia, 06 aprile 2009  Prete vuole far esorcizzare ragazzo gay

Giorni fa è giunto un allarme all’Agedo umbra, l’associazione che unisce genitori e amici di omosessuali.

L’allarme è arrivato alla linea telefonica che aiuta le famiglie che davanti all’omosessualità dei propri figli si sentono smarrite, da parte di una madre che ha confessato: “Ho scoperto che mio figlio è gay. Mio marito l’ha cacciato di casa e il prete ci ha spinto a rivolgerci ad un esorcista”.

Il ragazzo di diciassette anni aveva pensato che confessare la propria omosessualità fosse la cosa migliore da fare, meglio la trasparenza piuttosto che passare gli anni migliori della sua vita tra menzogne e sotterfugi. Non poteva di certo immaginare che la reazione del padre sarebbe stata tanto negativa da decidere di mandarlo via da casa; l’idea che suo figlio sia un “diverso” è assolutamente intollerabile per lui!

La madre, disperata, viene anche accusata dal marito di essere la causa dell’omosessualità del figlio, e non trova altra soluzione che quella di chiedere aiuto all’operatrice dell’ Agedo, che la tranquillizza dicendole che quella del figlio non è stata una scelta, “che il ragazzo “…non ha alcuna colpa”, che è stato tutto deciso dalla natura. A quel punto la madre racconta di aver chiesto aiuto anche ad un parroco, e che questi “le ha detto che il figlio era sicuramente posseduto da satana e che sarebbe stato necessario un esorcismo per rimettere le cose a posto “. I membri dell’Agedo, ma non solo loro: “…si dicono indignati e indispettiti per ognuna delle cose capitate a questo ragazzo. Lo siamo per lui e per le molte centinaia di ragazzi e ragazze che faticano infinitamente nell’accettare la propria omosessualità e quando finalmente si dimostrano più forti della paura, si ritrovano schiacciati da famiglia, Chiesa, tv e politica che insieme, certe volte, sono un violento distillato di ignoranza”.

Si augurano –e mi aggiungo a quest’augurio- che “…nel suo cammino possa incontrare persone intelligenti “, in modo che non si senta schiacciato da un pregiudizio che lo vuole dipingere come una persona malata.

Fonte:

Gaywave

Altre fonti:

Gay.it

Gaynews

Notiziegay

Ellexelle

Napoli, 05 aprile 2009 Taormina: “L’omosessualità è conseguenza di abusi”

Lezione a Tor Vergata L’avvocato: «Di solito sono stati vittime di violenze»

«Nella vita comune i gay in genere sono stati vittime di abusi». L’omosessualità conseguenza della violenza, dice con tono sicuro, a pochi metri dalla sua cattedra di Procedura penale, Carlo Taormina. Il quale, in verità, nella pausa di lezione a Tor Vergata dedicata alle «tecniche investigative in tema di violenza sessuale con riferimento alla pedofilia», dice anche altro. Spiega, Taormina, che «il minore che subisce abusi a 12-13 anni, ha già sviluppato tendenze omosessuali, ha avuto forti pulsioni sentimentali magari con l’amico».Ora, per chiarezza: Carlo Taormina pronuncia queste frasi quando la lezione è sospesa. Non si rivolge agli studenti ma a due giornalisti: sta parlando, Taormina, di Rignano Flaminio. Ha portato anche una delle mamme in aula – applauso della platea – lui che difende alcune delle famiglie finite in quell’incubo: e durante la pausa, alle undici, Taormina parla di omosessualità. In quel modo. «Gli omosessuali in genere sono stati vittime di abusi».Su Rignano Flaminio: «Processo devastato, le audizioni dei bambini non erano protette, non sono state fatte indagini per trovare riscontri…». Riprende la lezione. La psicologa della polizia spiega ai ragazzi il «rischio della falsa denuncia», il difficile ruolo di chi deve interrogare quegli scriccioli, tutte le cautele necessarie «perché il bambino vuole compiacere l’adulto che lo interroga». C’è anche un filmato choc – 1998 – di un pedofilo che cerca di molestare una bimba. E c’è Vittorio Rizzi, il capo della mobile, che annuncia «la prima riunione del comitato scientifico per definire i protocolli delle audizioni protette». Una mattinata interessante per gli studenti. Quando Taormina parla di omosessualità, durante la pausa, sono tutti al bar, a bere un caffè.

di Alessandro Capponi

Fonte:

Notiziegay

Milano, 05 aprile 2009  Spedizione notturna al circolo gay prima gli insulti, poi l’aggressione

Una spedizione notturna, con cric e cacciavite usati come armi, al grido «froci, comunisti». E’ successo sabato notte davanti al circolo Toilet sui Navigli, frequentato anche da gay: una Fiat Bravo blu senza targhe si ferma davanti al locale, escono quattro uomini, cominciano a insultare e picchiare chi si trova all’esterno del locale. Poi cercano di sfondare la vetrina, per proseguire all’interno le violenze.

«Gli aggressori avevano capelli cortissimi – raccontano i numerosi testimoni – e uno di loro parlava con accento dell’Est Europa». Alla fine i contusi sono tre: un ragazzo ferito con il cric alla testa e poi medicato in ospedale, il gestore del locale, preso a pugni e curato dai soccorritori del 118, e un terzo giovane schiaffeggiato. Il blitz è durato pochi minuti: due dei responsabili sono stati raggiunti dagli agenti e denunciati

per resistenza a pubblico ufficiale. Secondo l’ufficio delle volanti non ci sarebbero elementi tali da provare la matrice politica o omofobica dell’aggressione.

di Franco Vanni

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Gay.it

Napoli, 28 marzo 2009  Stuprano e rapinano un uomo, due arresti

Due notti fa in pieno centro di Nola (Napoli) un uomo di 30 anni e’ stato prima violentato, filmato durante il rapporto e poi rapinato. A tempo di record, i carabinieri della compagnia di Nola hanno arrestato i due autori delle violenze. E’ successo in piazza D’Armi, una delle piazze simbolo di Nola, nella notte tra il 26 e il 27 marzo scorso.

La vittima si trovava nella propria auto quando a bordo di un’altra vettura sono arrivate due persone. Una delle due impugnava una pistola, si e’ avvicinato al 30enne e lo ha costretto ad avere un rapporto orale con lui. Mentre era in corso la violenza il malvivente con il proprio cellulare ha ripreso la scena. Poi concluso il rapporto ha rapinato la vittima del telefonino, oggetti d’oro e il portafoglio. Poi i due sono fuggiti. Prima di fuggire i due malviventi hanno ricattato la loro vittima: “Se domani non ci porti mille euro diffondiamo per tutta Nola le immagini del rapporto sessuale che hai avuto con me”, gli ha detto uno dei malviventi. Poi per essere piu’ convincente con la vittima ha puntato l’arma verso l’alto ed ha esploso un colpo di pistola. Subito dopo la violenza e la rapina subite il 30enne ha avvertito i carabinieri. Poco dopo sono scattate le indagini. Il giovane, visibilmente sotto choc e’ stato portato prima in ospedale poi quando si e’ ripreso e’ stato condotto in caserma per cercare di identificare i due autori delle violenze. La vittima ha fornito ai carabinieri una descrizione dettagliata dei due malviventi. Successivamente quando gli sono state mostrate delle foto segnaletiche senza alcuna esitazione ha riconosciuto prima l’uomo che l’aveva violentato poi il suo complice che si era limitato ad assistere allo stupro. Poco dopo i due sospettati erano in caserma. In tasca il violentatore del 30enne aveva ancora il cellulare rapinato alla vittima mentre nel suo telefonino c’erano ancora le scene filmate della violenza. I due sono stati fermati con l’accusa di violenza sessuale, rapina a mano armata, detenzione illegale di pistola e tentata estorsione. I due arrestati sono Felice Piatti 19 anni presunto autore materiale dello stupro e Carmine Sicondolfi, 35. Archiviata la pratica di piazza D’Armi ai carabinieri e’ venuto il sospetto che i due malviventi avessero preso parte ad un’azione criminosa molto simile avvenuta dieci giorni prima nella stessa zona quando due ragazzi furono rapinati. In quella circostanza pero’ non ci fu alcuna violenza sessuale. Le due vittime sono state convocate in caserma dai carabinieri di Nola per compiere il riconoscimento di Piatti e Sicondolfi. Senza alcuna esitazione i due rapinati hanno riconosciuto Piatti come l’autore materiale della rapina mentre per Sicondolfi sono ancora in corso ulteriori accertamenti per verificare se fosse lui anche in quella circostanza il complice del 19enne.

Fonte:

Notiziario Italiano

Altre fonti:

AdnKronos

Irispress

Sassari, 28 marzo 2009  MOS, in Sardegna aumento vertiginoso casi di omofobia

Movimento Omosessuale Sardo, ma il 99% delle vittime non denuncia

”Negli ultimi mesi la Sardegna ha registrato un aumento vertiginoso dei casi di omofobia. Sembra quasi un bollettino di guerra: dalla morte sospetta di un ragazzo nei parcheggi della fiera di Cagliari, alla violenta aggressione di Roberto Collu a Villacidro (Cagliari), alla violenza con stupro di un ragazzo, M. C., in provincia di Olbia, fino ai colpi di arma da fuoco sparati contro Antonello Depalmas a Platamona (Sassari)”. Lo denuncia in una nota il Movimento Omosessuale sardo (Mos).

”I casi citati – continua la nota – sono noti perche’ apparsi sui giornali o comunque denunciati alle forze dell’ordine. Ma non sono che la punta dell’iceberg, considerato che il 99% delle vittime preferisce non denunciare. Per paura, per vergogna, per i sensi di colpa che la mancata accettazione della loro sessualita’ comporta. Ma anche per il timore di perdere il posto di lavoro che, in un momento di crisi come questo, non e’ un fattore secondario”. Dal 2008 il telefono amico del Mos ha ricevuto diverse denunce e, tramite passaparola, e’ venuto a conoscenza di ”una realta’ sempre piu’ violenta e aggressiva nei confronti di chi e’ considerato diverso”.

”In Sardegna – spiega il Mos – le problematiche legate all’omosessualita’ non sono viste come da affrontare e raramente le amministrazioni pubbliche, di qualsiasi colore, si sono impegnate per combattere l’omofobia o almeno per sostenere le associazioni che offrono servizi alle persone omosessuali”. Solo due paesi, Atzara (Nuoro) e Porto Torres (Sassari), si sono dotati di un registro delle Unioni Civili riconoscendo pari dignita’ alle coppie etero ed omosessuali. A Nuoro e Quartu Sant’Elena (Cagliari), guidate dal centro sinistra, il registro e’ stato bocciato.

”A Sassari – conclude il Mos – si sono spinti ben oltre: bocciatura del registro, condanna del Movimento omosessuale sardo per aver protestato e congelamento della mozione contro l’omofobia, ferma da piu’ di un anno nella 1° commissione”.

Il 17 maggio ricorre la giornata mondiale contro l’omofobia. Il Mos spedira’ a tutte le amministrazioni sarde, Comuni, Province e Regione, il testo di una mozione di condanna dell’omofobia e che riconosce a gay, lesbiche e trans il diritto di vivere liberamente la propria sessualita’.

Fonte:

Gaynews

Siniscola, 28 marzo 2009  Violentato dal branco: indagine dei carabinieri

Siniscola Il secondo episodio in 4 anni.

Sono molti gli episodi di violenza omofobica in Sardegna

Inseguito dal branco per le vie di Siniscola; raggiunto, umiliato, spogliato, picchiato a sangue e costretto a subire un tentativo di stupro.

La vittima è un uomo di 30 anni, di Siniscola, perseguitato e massacrato perché è gay. Dopo le botte lo hanno abbandonato sanguinante per strada: lui è rimasto immobile, e quando è riuscito a vincere il terrore, è andato al pronto soccorso. Poi si è chiuso in casa.

Per un mese il suo unico contatto con il mondo è stato internet. Attraverso la rete ha avuto il coraggio di contattare il Mos e raccontare il suo dramma. Una tragedia personale che l’uomo aveva già vissuto cinque anni fa, nel silenzio più totale. Sempre in paese, era stato avvicinato da un gruppo di cinque ragazzi: lo avevano insultato, pestato e stuprato.

Quella volta lui non aveva aperto bocca, con nessuno. Aveva reagito abbandonando Siniscola: si era trasferito prima a Sassari, poi aveva cercato fortuna nella Penisola. In Baronia ci era tornato da pochi mesi, sperando che le sofferenze del passato rimanessero solo un brutto ricordo con cui convivere. E invece in paese il branco che lo aveva aggredito cinque anni prima, lo aspettava.

Poco più di un mese fa lo hanno accerchiato in quattro: il copione era già scritto e ripercorreva gli attimi di terrore vissuti nel 2004. Insulti, spintoni, calci, pugni. E umiliazioni.

Lo hanno spogliato e hanno cercato di stuprarlo, ancora una volta. Dopo l’uomo è andato al pronto soccorso per curarsi le ferite, quelle fisiche. Quelle psicologiche ha cercato di alleviarle più tardi, chiedendo sostegno morale al Mos. Sono stati i volontari del Movimento omosessuale sardo a convincerlo che sarebbe stato meglio denunciare tutto ai carabinieri.

Lui si è armato di coraggio ed è andato in caserma: qui ha denunciato i suoi persecutori, con tanto di nome e cognome.

( v. g. )

Fonte:

Gaynews

Platamona, 28 marzo 2009  Fucilate contro i gay. Cinque episodi in tre mesi

Sulla spiaggia è caccia agli omosessuali

Antonello Depalmas è vivo per miracolo: solo per caso il proiettile esploso con una fucilata non lo ha colpito alla testa.

«Ho sentito uno sparo e il lunotto posteriore è andato in frantumi. Ho premuto sull’acceleratore e mi sono fermato solo dopo centro metri. Qualcuno aveva sparato da dietro le dune». Antonello Depalmas è vivo per miracolo: solo per caso il proiettile esploso con una fucilata non lo ha colpito alla testa. Una domenica di gennaio, mentre si allontanava in auto dal terzo pettine di Platamona, è diventato il bersaglio mobile di un cecchino nascosto fra le dune, dietro la spiaggia. Bersaglio per un solo motivo, è omosessuale. Al terzo pettine, prima di centrare l’auto di Antonello Depalmas, le fucilate hanno colpito già quattro volte, sempre omosessuali. Attentati passati finora sotto silenzio. Seduto fra un cuscino leopardato e uno zebrato, sul divanetto beige che arreda il suo salone da parrucchiere, Antonello Depalmas racconta senza riluttanza quel pomeriggio da incubo. «Avevo passato il pomeriggio con degli amici. All’imbrunire siamo andati via, mi sono seduto in auto e dopo pochi metri ho sentito lo sparo». Ha capito al volo: qualche giorno prima altri amici omosessuali erano stati presi a fucilate. Un ragazzo di Oristano si era trovato due fori sulla fiancata dell’auto. Un altro, sempre di Oristano, dopo una passeggiata in spiaggia aveva ritrovato la sua macchina con le gomme squarciate. Altri ragazzi si sono fatti il segno della croce scoprendo le proprie auto sforacchiate da proiettili. «Al terzo pettine c’è qualcuno che non gradisce la presenza dei gay», spiega il parrucchiere. 45 anni, sassarese, fisico minuto, Antonello Depalmas non ha avuto paura di denunciare tutto alla polizia. Il giorno dopo essere finito nel mirino di un tiratore scelto è andato in questura e ha firmato la sua denuncia. Altre denunce le fa Massimo Mele, leader del Movimento omosessuale sardo. Secondo le testimonianze raccolte dal Mos, al terzo pettine gli omosessuali non si beccano solo le fucilate, ma anche le botte. «Qualche settimana fa un ragazzo è stato raggiunto in spiaggia da tre o quattro persone e pestato a sangue». Altri episodi si sono verificati in città: «Due ragazzi sono stati aggrediti di notte in corso Angioy, da uno sconosciuto che prima ha cercato di rovesciare la loro auto, poi li ha minacciati con un coltello».

VINCENZO GAROFALO

Fonte:

Gaynews

Biella, 21 marzo 2009  «Questo è un cupio, bastardo e comunista. Se fossi in te lo metterei in cima alla lista dei primi da licenziare»

A essere insultato così pesantemente è stato Adriano Guala, personaggio di spicco del movimento gay biellese, colpevole di aver pubblicato sabato scorso sulle colonne di questo giornale un fondo in cui denunciava, molto semplicemente e ancor più pacatamente, lo stato di difficoltà in cui versa lo stabilimento in cui lavora, la Zegna Baruffa di Vallemosso. Gli epiteti invece, contenuti in una mail, sono partiti da un computer della redazione cittadina de “La Stampa”, precisamente dal terminale in uso alla giornalista Paola Guabello. Quasi certamente la persona che ha spedito il messaggio invece di rispondere al suo diretto interlocutore con il quale commentava i contenuti del fondo, ha inviato la risposta a tutti i soggetti in elenco, compreso lo stesso Guala. L’esponente gay comunque non è stato l’unico a essere insultato: altrettanto colpevole per aver pubblicato il fondo ritenuto giornalisticamente una “schifezza”, nella stessa mail il nostro direttore Massimo De Nuzzo, definito «un bastardo contro il quale potresti vedere con l’avvocato se ci sono gli estremi per una querela». L’episodio è stato denunciato ieri pomeriggio in un’apposita conferenza stampa svoltasi nei locali della “Città di sotto” dallo stesso Guala con a fianco il segretario di Rifondazione Roberto Pietrobon ed Enzo Francone del Torino Pride.

Nell’esposizione dei fatti Guala si è detto preoccupato del clima di avversione nei confronti del mondo gay: «Quello che è accaduto in questi giorni è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi di intolleranza.

Spiace che in questo caso la protagonista appartenga a una categoria, quella dei giornalisti, che dovrebbe mostrare maggiori responsabilità e sensibilità. Mi accorgo che nonostante tutti gli sforzi fatti in questi ultimi anni l’omofobia è ancora a livelli preoccupanti. Davanti a queste cose non potevo rimanere zitto facendo finta di nulla».

Nel suo intervento Guala non ha voluto fare nomi, nè quello della giornalista nè quello della testata per cui lavora, ma si è limitato a raccontare la vicenda, iniziata mercoledì, lo stesso giorno in cui sulla Nuova Provincia è stata pubblicata la sua lettera aperta. «Quando ho letto la mail sono rimasto sconvolto per toni e termini utilizzati. Ne è poi arrivata una seconda con la quale la giornalista smentiva di avere materialmente scritto la lettera affermando che il suo computer poteva essere stato utilizzato da altri: non lavoro in un giornale e non so come funzioni il sistema ma dubito che chiunque possa accedere alle singole postazioni».

Per quanto riguarda futuri sviluppi, sia Guala che Francone assicurano che «oggi ci limitiamo alla denuncia pubblica ma certamente, una volta accertati i fatti, procederemo per vie legali».

La conferenza stampa è stata chiusa dall’intervento di Roberto Pietrobon, segretario di Rifondazione comunista, anch’egli amareggiato ma soprattutto allarmato per la vicenda.

Le parole offensive, inviate per errore ad Adriano Guala sono

partite da un indirizzo elettronico della redazione biellese de La Stampa.

La conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, è arrivata attraverso una

seconda mail scritta da Paola Guabello nella quale la giornalista ha

affermato di non essere stata l’autrice materiale del messaggio, in quanto

la postazione poteva essere stata utilizzata da altri.

Ovviamente abbiamo raggiunto telefonicamente il responsabile delle pagine

locali del quotidiano che, come previsto, ha preferito non aggiungere

altre parole sulla vicenda.

«Immagino il motivo della chiamata – ha risposto il direttore Daniele

Cabras anch’egli presente alla conferenza stampa di ieri pomeriggio nei

locali della Città di sotto – ma al momento non ho nessun commento da

fare. Grazie».

La mail ingiuriosa, quella in cui Guala viene definito “cupio, bastardo,

comunista”, “da licenziare” e il direttore della Nuova Provincia, Massimo

De Nuzzo, “bastardo”, sembra essere inserita in un colloquio informatico

con qualcuno vicino all’industria tessile presso la quale Guala è

impiegato.

A parte la smentita secca dell’azienda, nella conferenza stampa lo stesso Guala ha confermato come i suoi rapporti all’interno della ditta siano improntati da anni alla massima correttezza senza che mai si fossero verificati particolari problemi.

Caro Adriano,

voglio esprimerti la mia solidarietà per quello che è accaduto. Purtroppo

accade che siano utilizzati termini e giudizi da parte di persone non

consapevoli della gravità del loro dire e, in questo caso scrivere.

L’omofobia è una malattia difficile da sconfiggere, che si annida in tutti

gli ambienti, anche quelli più aperti, attenti alle nostre battaglie, ai

nostri vissuti.

Io spero che questa brutta vicenda abbia insegnato qualcosa e che chi si è

permesso di scrivere quelle frasi così ingiuriose comprenda quanto male

oggi procurano le parole. Ogni giorno la cronaca si occupa di persone gay,

lesbiche e trans che per il loro orientamento sessuale e o identità di

genere, vengono uccise, violentate, aggredite.

E’ la punta violenta di un fenomeno vasto e in espansione, che deve esser

contrastato con coraggio, anche attraverso le pubbliche denunce.

Ti esprimo ancora la mia vicinanza, un abbraccio.

Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay

Fonte:

Eurialo&Niso

Altre fonti:

La nuova Provincia di Biella

20 marzo 2009 La violenza nei confronti delle persone transessuali di Porpora Marcasciano

A causa di un pregiudizio antico che affonda le sue radici in una cultura maschilista e sessuofobica, le persone transessuali sono considerate anormali, degenerate, quindi non degne di rispetto. Fortemente emarginate perché definite socialmente pericolose, escluse perché non rientrano nei modelli stabiliti, la stragrande maggioranza di esse è costretta a vivere in condizioni di grande disagio. Salvo poche eccezioni, questa realtà è comune a gran parte dei paesi del mondo e da quanto denunciato da un rapporto di Amnesty International in alcuni è ancora punita con la pena di morte, con il carcere, con la tortura. Negli ultimi anni, in Italia la violenza nei confronti delle persone transessuali ha raggiunto livelli preoccupanti, nel solo 2008 sono state 9 quelle uccise e già 4 nei primi due mesi del 2009. Secondo le associazioni il dato non è esatto e andrebbe rivisto in quanto l’esperienza transessuale non sempre traspare dai rapporti di polizia perchè i documenti delle vittime, durante il transito riportano ancora il nome di nascita. Dalla lista che ogni anno viene compilata per il 20 Novembre, la giornata dedicata in tutto il mondo alle persone trans uccise, l’Italia detiene il triste primato degli omicidi. Tutto questo non può essere un caso, in Italia infatti, negli ultimi anni si è assistito a un preoccupante rigurgito di razzismo e omofobia. Politiche e campagne informative basate completamente sulla paura del diverso, sulla minaccia alla solidità sociale rappresentata da tutto ciò che esula dai valori tradizionali. Molte delle aggressioni a travestiti e transessuali risultano essere di matrice politica, tutte riconducibili a bande o gruppi della galassia dell’estrema destra. In alcuni loro siti si possono leggere più o meno chiaramente programmi omofobi e trans fobici ed esplicite rivendicazioni di attacchi a transessuali, gay e lesbiche.

Il dato sulle aggressioni, le discriminazioni e le violenze resta quasi completamente sommerso. Non si denuncia per paura, per quieto vivere, perché quel tipo di violenza è considerato endemico e quindi normale. Un esempio è quello relativo alle aggressioni alle transessuali immigrate non regolari le quali, per ovvi motivi, evitano di sporgere denuncia, una condizione la loro che le espone a una precarietà e insicurezza ancora maggiore. Una transessuale straniera irregolare rappresenta un bersaglio privilegiato per tutti quei balordi che fanno della violenza un loro stile di vita. E i problemi per loro non finiscono in strada, continuano anche all’interno delle carceri e del CPT (Centri Permanenza Transitoria) come dimostrato da fatti successi negli ultimi tempi. Il caso di Preziosa, una giovane transessuale brasiliana rinchiusa al CPT di Milano che dopo essere stata massacrata di botte le è stata negata l’assistenza e le cure necessarie.

La violenza nei confronti delle persone trans non è riconducibile a specifiche classi sociali o circoscritta a particolari zone, essa si manifesta a macchia di leopardo dal sud al nord, nelle piccole e nelle grandi città, nelle strade e, va sottolineato, nelle famiglie. E’ la non accettazione da parte di quest’ultime che espone moltissime persone trans a vessazioni, ricatti, soprusi di ogni genere. Un rifiuto da parte di coloro che invece dovrebbero essere più vicini, espone la persona a doppio rischio quello proveniente dall’esterno e quello, spesso sottostimato, legato al disagio, alla frustrazione, alla solitudine che spingono il soggetto a soluzioni estreme. Le associazioni che ne tutelano i diritti da anni, senza grossi risultati e nel silenzio generale, denunciano questa situazione. Denunciano il tasso altissimo di disoccupazione dovuta all’esclusione dal mondo del lavoro, un’esclusione pesante come un macigno, che spinge moltissime transessuali alla prostituzione, quasi sempre l’unica alternativa possibile.

La violenza è ancora più grande perché taciuta, volutamente omessa, non detta a causa del moralismo di cui è intrisa la nostra cultura e la maggioranza dei media che la rappresentano. La violenza ai/alle transessuali viene fatta rientrare quasi sempre nei fatti di cronaca, come se in questo modo fosse più giustificata. Mai e poi mai vengono menzionati gli episodi di transfobia, le aggressioni, le vessazioni perché non è sano o non è giusto parlarne, o forse perché parlarne servirebbe a scoprire le falle di una società ancora troppo chiusa che negli ultimi anni si è fatta sempre più escludente.

Porpora Marcasciano

Fonte:

Zeroviolenzadonne

Cagliari, 19 marzo 2009  «Pestato a sangue perchè omosessuale»

Sardegna. La denuncia di un giovane cuoco aggredito da tre sconosciuti

Villacidro. Pestato a sangue perché omosessuale: un cuoco di 30 anni è finito al pronto soccorso dopo un’aggressione da parte di tre sconosciuti. Un fatto che risale alla fine della scorsa settimana: Roberto Collu, chef con varie esperienze di lavoro in Italia e all’estero, stava tornando a casa in via Nazionale a Villacidro, alle due e mezzo di notte, dopo essere uscito con gli amici da un locale in via Gennaro Murgia. In via Repubblica, all’altezza di via Ciusa, Collu è stato improvvisamente aggredito.

Qualcuno gli ha tirato un fortissimo calcio nella schiena che lo ha mandato a terra. Il giovane cuoco ha battuto la testa e ha subìto un violento trauma cranico. Ancora in sé, ma incapace di rialzarsi Roberto Collu si è trovato circondato da tre persone incappucciate, tutte giovani, presumibilmente sotto i 25 anni, che hanno iniziato a prenderlo a calci e a insultarlo con palesi riferimenti alla sua omosessualità.

La strada in quel momento era deserta e i tre delinquenti hanno potuto agire indisturbati lasciando la vittima a terra, stordita e insanguinata. Alla fine del pestaggio i tre sconosciuti sono fuggiti verso via Ciusa dileguandosi senza lasciare traccia. Con le poche forze rimaste Roberto Collu è riuscito a trascinarsi verso un locale ancora aperto in via Nazionale dove ha ricevuto il primo soccorso. È stato accompagnato alla guardia medica dove gli è stato diagnosticato un trauma cranico, più altre ferite in tutto il corpo.

Il ragazzo ha trovato il coraggio di sporgere denuncia ai carabinieri solo martedì mattina, e poi ha deciso di rendere pubblico il drammatico episodio: «È stata senza dubbio un’azione premeditata – racconta lo stesso Collu – che dimostra il livello di odio che si genera nei confronti di chi è diverso».

L’omofobia è stata la causa scatenante di un atto criminoso che mette in allarme tutta la comunità villacidrese.

«Non ho mai fatto mistero delle mie inclinazioni sessuali – prosegue Roberto Collu – ma ciò non giustifica la violenza a cui sono stato sottoposto. Le persone che mi hanno aggredito sicuramente mi conoscono bene e forse erano addirittura nello stesso locale in cui stavo trascorrendo la serata».

di IVAN FONNESU

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

La nuova Sardegna

Roma, 18 marzo 2009  Prof ai suoi studenti: state lontani dai gay

La donna insegna italiano in un istituto tecnico di Roma.

La denuncia di alcuni ragazzi all’Arcigay: ha detto che certe persone vanno evitate. Il preside: la convocherò

«Gli omosessuali sono persone che non condivido, e se mi capitasse di incontrarne ne starei bene alla larga, certe persone devono essere evitate meno male che qui in classe non ci sono». A dirlo è un’insegnante romana dell’Itis Armellini, un istituto tecnico nel quartiere della capitale San Paolo-Ostiense che durante la lezione avrebbe consigliato i suoi studenti di «stare alla larga dai gay». I ragazzi allora hanno segnalato le frasi della prof alla Gay Help Line dell’Arcigay di Roma. «È una frase che mi fa inorridire. In ogni caso convocherò l’insegnante e incontrerò prima possibile l’Arcigay», ha detto il preside della scuola Paolo Reale.

L’arcigay – «Dichiarazioni fortemente discriminatorie verso lesbiche, gay e trans – sostiene il presidente di Arcigay Roma e responsabile del numero verde 800 713 713 Gay Help Line Fabrizio Marrazzo – che hanno provocato un duplice effetto, da un lato l’indignazione da parte degli studenti lesbiche e gay, e dall’altro un rafforzamento della condizione dei bulli della classe, che ora si sentono maggiormente liberi di prendere in giro le lesbiche ed i gay». Marrazzo ha contattato la scuola per «segnalare» l’insegnante ed anche per chiedere di fare delle «azioni di formazione. I casi di discriminazioni nelle scuole sono in crescita, per questo chiediamo – ha concluso – l’intervento delle istituzioni, per un intervento diffuso nelle scuole».

Fonte:

Il Corriere.it

Udine, 15 marzo 2009  Spedizioni antigay a Udine

La denuncia di un giovane: aggressioni nella zona dello stadio

L’allarme – Dopo Pordenone, segnalati episodi di intolleranza in città

Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. La denuncia è di un giovane, testimone di alcune aggressioni nella zona dello stadio. Forse la banda viene dalla Destra Tagliamento.Raid anti-gay anche a Udine. Da mesi. Paura. Per quell’auto di grossa cilindrata, un Suv scuro, che a cadenze regolari faceva irruzione nei luoghi di incontro fra omosessuali. E paura per quei due ragazzotti, uno sui vent’anni, l’altro oltre la quarantina che attaccavano rissa. A volte solo con le minacce ad alta voce. Altre volte con le mani. In almeno un’occasione con una mazza da baseball.Il racconto – rigorosamente anonimo – è di un ragazzo gay di Udine. E forse a convincerlo a parlare sono stati gli episodi di violenza che le cronache di questi giorni hanno riportato all’attenzione dell’Italia. Quel trentenne disabile e omosessuale pestato in centro a Pordenone da una gang a caccia del gay per scacciare la noia, ha riportato la paura anche nel capoluogo friulano.Andrea, nome di fantasia, ha 31 anni. E si ricorda bene quegli episodi alla periferia della città, vicino allo stadio, dove c’è un battuage e una zona di incontri fra adulti. «Sono arrivati su un Suv scuro e venivano da fuori – racconta – , non erano di Udine, nè dei dintorni. Potevano essere della Destra Tagliamento e veneti. Gente violenta che voleva metterci paura. Uno era più giovane, avrà avuto circa vent’anni e l’altro invece più grande».Si capisce che non sono lì per incontrare qualcuno. Nè per fare amicizia. Il più giovane è il più aggressivo. La classica testa calda. Toni alti, piglio aggressivo. E non è certo la prima volta che si vede da quelle parti. «C’è stato un caso in cui uno dei due aveva in macchina una mazza da baseball – racconta Andrea – . Il più giovane era quello che voleva menare le mani, l’altro invece era più calmo e cercava di farlo stare tranquillo».E se ieri davanti a Montecitorio le associazioni gay italiane hanno invocato una legge contro l’omofobia proprio per denunciare l’aggressione del disabile pordenonese da parte dei tre concittadini, uno dei quali denunciato anche per scritte razziste, a Udine si alza un cordone di solidarietà. E dall’Arcigay parla il dirigente nazionale Alberto Baliello: «Il Nord-est e il Friuli sono sempre stati luoghi molto laici – dice – tanto che, fortunatamente, episodi come questi non sono all’ordine del giorno. Eppure i toni degli ultimi mesi, il rondismo della Lega sta rianimando certi personaggi e, questo è il rischio, alimentando il razzismo e l’odio per il diverso».Intanto a Pordenone la tensione resta altissima

Le indagini.

Non si placa la rabbia e la tensione a Pordenone per l’aggressione subìta dal trentenne disabile gay lo scorso 23 gennaio nella centralissima piazza Venti settembre. Aggressione emersa in tutta la sua sconcertante ferocia nei giorni scorsi quando la Questura di Pordenone ha inchiodato alle loro responsabilità tre uomini, due ventenni e un 43enne che vivono nel capoluogo e a Porcia.A lasciar sbigottiti anche gli inquirenti sarebbe stata la motivazione che i responsabili avrebbero dato al pestaggio, ovvero che lo avrebbero fatto per noia.Lo stesso padre ha assistito all’aggressione del figlio che è stato inseguito e preso a sberle per tutto nel centro cittadino, fino al calcio alla schiena in piazza XX settembre. «L’ho vista in lontananza – ha dichiarato il genitore del ragazzo – . Non sono riuscito ad impedirla e a prendere i responsabili». L’uomo quel fatidico 23 gennaio aveva appuntamento col figlio nei pressi del teatro Verdi. Era andato a prenderlo in macchina con venti minuti di ritardo, ritardo causato da un contrattempo familiare.Diverse persone hanno assistito all’aggressione, eppure nessuno si è mosso in soccorso del disabile. Soltanto una signora ha cercato di impedire il pestaggio, ricevendo come risposta le “attenzioni” di uno dei tre aggressori che le avrebbe appoggiato una mano sulla spalla consigliandola di non impicciarsi.Ovviamente questo episodio non fa che accrescere la paura, paura sopratutto per i genitori del ragazzo. Ma anche i cittadini si interrogano come è possibile prendersela con un disabile.E mentre uno dei giovani accusati respinge le accuse, il comune di Pordenone – per bocca del sindaco Sergio Bolzonello – ha deciso di costituirsi parte civile. La formalizzazione dell’atto avverrà domani in occasione della riunione di giunta.

Fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

Gaywawe

Gaynews

Pordenone, 12 marzo 2009 Aggressione a disabile gay. Molti testimoni, nessuno interviene

Tre uomini avevano programmato con precisione l’agguato: “Andiamo a dare una lezione”

A lanciare l’allarme il gestore di un bar, ma diverse persone hanno assistito senza fare nulla

Un uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali del Comune per una lieve disabilità psichica e mentale, è stato aggredito, a calci e pugni, a Pordenone, da tre persone che sono poi fuggite.

La Squadra Mobile della Questura è riuscita comunque a identificarle e le ha denunciate alla magistratura per concorso in violenza privata aggravata. Si tratta di un uomo di 43 anni e di due giovani di 22 e 21 anni. I tre sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pordenone.

L’episodio è avvenuto la sera del 23 gennaio nella piazza XX settembre, nel centro di Pordenone. Al momento dell’aggressione, intorno alle 21,30, nella piazza c’erano molte persone ma nessuno è intervenuto a difendere l’uomo o fermare l’aggressione. Durante il pestaggio, hanno anche ripetutamente apostrofato la vittima con frasi ingiuriose.

A chiamare la polizia è stato il gestore di un bar, in quel momento affollatissimo che ha notato l’aggressione in corso sul piazzale antistante. Per ricostruire l’episodio, gli investigatori hanno ascoltato una dozzina di persone, dal momento che ognuna di loro aveva assistito solo a una parte dell’aggressione.

Secondo gli accertamenti, i tre hanno agito organizzando con precisione l’aggressione. Già qualche ora prima, infatti, uno dei tre denunciati aveva proposto agli altri di “andare a dare una lezione ai froci del Bronx”, il quartiere dove di notte s’incontrano alcuni omosessuali. Durante l’aggressione, i tre avrebbero insultato il gay disabile, minacciandolo.

L’uomo, seguito dai servizi sociali, dopo essere stato maltrattato non si è allontanato dalla zona perché, per tornare a casa, attendeva alcuni parenti ai quali aveva dato appuntamento di fronte al teatro cittadino e che avevano fatto ritardo.

Interrogato dalla polizia ha risposto, terrorizzato, di non voler denunciare gli aggressori e di non sapere perché lo avessero aggredito.

Nei riguardi dei tre denunciati – S. C., 21 anni, di Porcia (Pordenone); T. N., 22 anni; e O. S., 43 anni, entrambi di Pordenone – è stato ipotizzato il reato di concorso in violenza privata, aggravata dal fatto che la vittima è un portatore di handicap.

Immediata la reazione delle organizzazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali. “L’aggressione di Pordenone contro un gay disabile – ha detto Franco Grillini, presidente di Arcigay – è scioccante perché è stata organizzata, perché si tratta di violenza gratuita, perché l’omofobia delle ‘motivazioni’ è incontestabile, perché ormai la violenza contro gli omosessuali ha travalicato quella verbale e ideologica per trasferirsi nelle piazze e sulle strade. In sostanza non è più solo ‘verbale’ e politica, ma sta diventando una vera e propria emergenza”. “Nella scorsa legislatura ero riuscito a far votare alla Commissione Giustizia della Camera il progetto di legge contro l’omofobia unito a quello sullo stalking. L’attuale maggioranza ha stracciato la legge sull’omofobia e ha fatto passare quella sullo soltking, necessaria ed urgente, ma senza i provvedimenti contro la violenza antigay. Occorre dire, quindi, che la reponsabilità politica di ciò che sta avvenendo senza freni è tutta a carico – sottolinea Grillini – dell’attuale maggioranza di destra che si oppone a qualsiasi misura di tutela delle persone omosessuali”.

Fonte:

La Repubblica

Teramo, 07 marzo 2009  Suicida a Montesilvano una trans giuliese

Il suo sogno era operarsi per diventare davvero, finalmente, una donna. Ma non ce l’ha fatta M.T., in arte Michelle, transessuale di 32 anni originaria di Giulianova che ieri mattina si è impiccata dopo aver affidato le sue ultime parole a un cartellone alto un metro trovato dai carabinieri sul tavolo di casa sua, in via Grecia. Quasi a voler gridare la disperazione che le scoppiava nel cuore, Michelle ha scritto «La vita era diventata impossibile» e poi, dopo aver firmato quattro lettere indirizzate a parenti e amici, ha messo in atto il suo gesto estremo. Sono stati i vicini di casa a dare l’allarme, alle sette e mezza di ieri mattina: il corpo era sul balcone, al primo piano di una delle palazzine di fronte a Porto Allegro. M.T. era molto conosciuto a Giulianova, dove oggi si svolgeranno i funerali.

Fonte:

Il Centro

Altre fonti:

Diversity blog

Gaynews

Notiziegay

Queerblog

Milano, 06 marzo 2009  L’omofobia su “Settegiorni”:gli omosessuali si curino

E’ fuor di dubbio che genitori assenti o incapaci di trasfondere e imprimere ai figli l’identità maschile o femminile, generino nella fase di crescita gravissime patologie identitarie

«Il secondo posto a Sanremo di Povia ha sancito che gli italiani non credono alla teoria che omosessuali si nasce. Il pezzo “Luca era gay” tratto da una storia reale, ha spiegato la vera genesi dell’omosessualità: gli errori educativi dei genitori. E’ fuor di dubbio che genitori assenti o incapaci di trasfondere e imprimere ai figli l’identità maschile o femminile, generino nella fase di crescita gravissime patologie identitarie.

Privati di uno “specchio genitoriale” in cui riflettersi ed identificarsi, i giovani disorientati si illudono di compensare le loro carenze psico affettive stabilendo relazioni con individui dello stesso sesso. Ma l’errore più grave in cui incappano i presunti omosessuali, è quello di scambiare la libidine sessuale per amore autentico. Ma può dirsi amore ciò che non è apertura alla vita? Non nascondiamocelo, il sesso fine a se stesso, è solo egoistico piacere.

I gay, invece di continuare a piangersi addosso e di scaricare la loro infelicità esistenziale sulla solita scusa del pregiudizio omofobo della società e della chiesa, perché non prendono in considerazione la possibilità di farsi “curare”? In Italia e nel mondo grazie ad alcuni esperti specializzati in questa singolare branca della psicologia, molti ex gay e lesbiche hanno ritrovato se stessi. Lo stesso Povia e Luca ce l’hanno fatta. Errare è umano, ma continuare a farsi del male non è insano masochismo?»

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Settegiorni.it

Bari, 04 marzo 2009  Bullismo a Bari, gli fanno scrivere: «sono gay»

Quattro studenti di un istituto professionale – due di 16 anni, uno di 17 e uno di 15 – sono stati denunciati in stato di libertà dai carabinieri per un episodio di bullismo di cui sarebbe stato vittima un quindicenne che frequenta la stessa scuola. I quattro sono indagati per concorso in violenza privata, minacce, danneggiamento seguito da incendio e procurato allarme.

Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, l’ episodio sarebbe avvenuto su un vagone delle ferrovie Sud-est. I quattro minorenni avrebbero accerchiato e minacciato il quindicenne, bruciacchiandogli il giubbotto e costringendolo a sottoscrivere su un foglio la frase «sono omosessuale». Poi i quattro avrebbero chiamato la madre del ragazzo riferendole che lo avevano sequestrato e chiedendo 50 euro per il rilascio; tutto però si sarebbe fermato alla pretesa di denaro.

Fonte:

La Gazzetta del Mezzogiorno

Roma, 02 marzo 2009  Giornalista si finge trans. Documentate discriminazioni

“Se sei un transessuale è quasi impossibile trovare un lavoro e una casa”. Lo denuncia il servizio “Francesco era disoccupata” di Francesco Palese per la trasmissione “L’Altra Inchiesta” dell’emittente Retesole, disponibile on line e su Youtube .

Palese, pochi mesi dopo essersi finto un gay in cerca di casa, registrando i rifiuti da parte dei proprietari, si è messo nei panni di una transessuale appena trasferitasi a Roma da Lecce, in cerca di un lavoro e di un alloggio. Con tanto di travestimento il giornalista ha ripreso con telecamera nascosta il rifiuto della disponibilità di lavoro da parte di diverse agenzie interinali di Roma, pochi minuti dopo che le stesse avevano offerto alla sua complice, Francesca Bastone, diverse soluzioni.

Una volta che alla complice era stato offerto, ad esempio, un posto da contabile, nell’agenzia faceva “irruzione” la finta trans che dichiarava di avere esperienza in quel settore, ma la posizione svaniva nel nulla. Nel video anche un’agenzia immobilire che ha negato al giornalista di avere immobili in affitto poco dopo averli offerti invece alla complice

Il video inizia con la finta trans in via Salaria a Roma dove viene fermata dalla Polizia Municipale che la invita a cambiare posto e a specificare l’attività svolta. Subito dopo il titolo “Francesco era disoccupata” che vuole attirare l’attenzione sul fatto che l’85% degli oltre 20mila transessuali presenti in Italia resta fuori dal mondo del lavoro. Per molti di loro la prostituzione diventa così l’unico modo per sopravvivere. “Eppure – spiega Palese nel servizio – esiste una direttiva dell’Unione Europea del 5 Luglio 2006 dove si legge che il principio della parità di trattamento tra uomini e donne, per l’accesso al mondo del lavoro, va esteso anche alle discriminazioni determinate dal cambiamento di sesso, come ha peraltro sancito una sentenza della Corte di Giustizia Europea il 30 aprile del 1996. Ma questo principio in Italia non vale”.

La puntata de “L’Altra Inchiesta”, che vede come ospiti Vladimir Luxuria e Fabrizio Marrazzo dell’Arcigay, sarà trasmessa martedi 3 marzo alle 21.10 su Retesole. Nel corso della trasmissione Francesca Eugenia Busdraghi di “Azione Trans” racconta in un’intervista il suo “calvario” lavorativo.

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

La Repubblica Roma

Novara, 27 febbraio 2009 Ricattato imprenditore per rapporto omosessuale

Il caso di cui parliamo oggi è accaduto una settimana fa, quando -conoscendo le tendenze omosessuali di un imprenditore dell’alto novarese- due marocchini di 21 e 20 anni, che vivono regolarmente in Italia, gli hanno teso una trappola per poi ricattarlo.

Uno dei due giovani marocchini aveva contattato l’industriale, che aveva sempre tentato di nascondere la propria omosessualità, proponendogli un incontro sessuale. Cosa che e’ puntualmente avvenuta, ma, mentre i due erano in auto, l’altro marocchino ha scattato alcune fotografie immortalando il rapporto sessuale. E la trama della trappola è bella e fatta, il giorno dopo sul tergicristallo della sua macchina l’imprenditore ha trovato una fotografia che immortalava la scena del suo rapporto sessuale e una lettera con la quale i due gli chiedevano 60 mila euro: altrimenti avrebbero fatto pervenire le immagini alla moglie dell’uomo e le avrebbero spedite a tutto il paese, svelando a tutti il suo segreto.

Ma la vittima dell’estorsione ha raccontato tutto ad alcuni amici poliziotti, ha denunciato il fatto e dopo alcuni giorni di indagini, con appostamenti e intercettazioni telefoniche (si e’ scoperto che i due chiamavano da telefoni pubblici della zona), i due sono stati bloccati li proprio mentre stavano effettuando l’ennesima telefonata. I due marocchini devono rispondere all’accusa di tentata estorsione.

Fonte:

Gaywawe

Altre fonti:

Gaynews

Notiziegay

Napoli, 23 febbraio 2009 Rapinato e trascinato dietro l’auto un transessuale a Napoli.

Il malvivente è stato arrestato a un posto di blocco.

Due rapine violente solo per prendere due cellulari. La prima in provincia di Caserta, dove l´aggressore sceglie la sua vittima: è un transessuale in attesa di clienti. Punta al telefonino che ha in mano. Così, a bordo della sua Smart, si avvicina con fare ammiccante lungo la strada di periferia di Maddaloni (Caserta) e chiede al giovane il prezzo per una prestazione sessuale. La vittima si avvicina, si china verso il finestrino aperto e a quel punto il bandito gli strappa il cellulare di mano. Quindi schiaccia il piede sull´acceleratore, e fugge via con il bottino. Solo che la vittima non molla, si aggrappa alla portiera e il bandito lo trascina per alcuni metri. La vittima si ferisce in più parti del corpo: lividi e contusioni fino a quando, stremato, non lascia la presa. Il malvivente è intanto lontano. La sua auto però viene segnalata alla polizia, e gli agenti del commissariato di Acerra, ieri, notano la Smart in via Calabricito. Alzano la palina dell´alt ma il bandito non si ferma. Forza il posto di blocco, fugge. Inseguito e preso lungo la strada statale 162. Sotto il sedile, il malvivente – Fabio Scognamiglio, 24 anni – nasconde ancora il cellulare del transessuale. Viene arrestato.

Intanto a Napoli i poliziotti del commissariato San Carlo Arena bloccano l´autore di una rapina a uno studente di sedici anni. Vincenzo De Vivo, 21 anni, aggrediva gli studenti all´uscita degli istituti di piazza Cavour (proprio come faceva un altro rapinatore arrestato qualche giorno fa e accusato di cinque rapine) con due complici, tutti armati di coltello. Lo scorso 13 febbraio, in pieno giorno, aveva atteso il ragazzo all´uscita delle lezioni e, dopo averlo minacciato con il coltello, lo aveva preso a calci e a pugni. Infine era fuggito con il telefonino lasciando a terra la vittima sotto choc che, in seguito, aveva spiegato alla polizia: «Si trattava di un giovane con il volto pieno di lentiggini». Quindi, allo specchio magico in commissariato, ha riconosciuto De Vivo.

Fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

Napoli

GigliDiBrusciano

Genova, 19 febbraio 2009  Albergatori contro gay pride:”Non porta turisti ma caos”

Il presidente ligure contro l’assessore:”Un errore promuoverlo alla Bit”

Genova. Il Gay Pride non piace agli albergatori liguri. Anzi no: le porte sono aperte a tutti e non si fanno certo distinzioni sulla base della razza, del sesso e delle convinzioni personali.

La categoria degli albergatori si spacca sulla manifestazione dell’orgoglio omosessuale che si terrà a Genova il prossimo giugno promettendo di portare in città centomila persone. E a scatenare la polemica è l’asseore regionale al Turismo, Margherita Bozzano, che ha annunciato la decisione di esporre il materiale del Pride nello stand della Bit – la Borsa internazionale del turismo di Milano che si apre oggi – in cui la Regione Liguria ospita tutti gli espositori istituzionali. «Porteremo volantini per invitare tutti alla manifestazione», ha spiegato l’assessore. Precisando poi: ««Come tutte le altre manifestazioni, il Gay Pride sarà inserito nel calendario della città di Genova e potrà trovare spazio».

L’attacco frontale parte da Americo Pilati, presidente regionale Federalberghi: «Abbiamo appreso con sgomento che l’assessore regionale Margherita Bozzano ha deciso di presentare alla Bit, la borsa internazionale del turismo di Milano, anche il gay pride di Genova che durerà un solo giorno, non porterà certamente visitatori ma solo qualche panino e qualche birra venduta più del solito.

E in cambio finirà per rovinare l’immagine della Liguria. Proporre come elemento caratterizzante della regione un raduno omosessuale, accanto alle offerte di soggiorno per i bambini e ai pacchetti per le famiglie, è una follia». Opinione personale? «No, forse può sembrare che io sia solo un bacchettone. Ma mi sono consultato con tutti i presidenti provinciali della mia associazione e questa è una presa di posizione comune».

Le posizioni, per la verità, sono molto più sfumate e la categoria è tutt’altro che compatta. C’è chi preferisce non pronunciarsi ma dice di dover essere comunque allineato con la posizione ufficiale della federazione, come il responsabile provinciale di Savona matteo Ravera («Nella nostra provincia le posizioni si stanno differenziando, la situazione è in movimento ma il nostro presidente regionale è l’unico titolato a parlare a nome di tutti»).

E chi si unisce in modo convinto all’attacco alla Regione e al Pride. «Quella dell’assessore Bozzano è una iniziativa personale presa senza informare in alcun modo gli operatori – dice il presidente della Spezia, Marco Pasini – ma una cosa è certa: il gay pride non c’entra nulla con il turismo. E la scelta di presentarlo insieme alle nostre offerte lascia di stucco chi invece è a Milano per fare promozione».

Le voci fuori dal coro di Federalberghi, invece, vengono proprio da Genova e dalla provincia, là dove si dovrebbero sentire (secondo gli auspici della Regione) gli effetti positivi del turismo da Gay Pride. Stefano Zerbi, presidente di Federalberghi Tigullio: «Il turismo è fatto di tante componenti e ci sono tante tipologie di clienti, anche se inquadrare chi è omosessuale come una categoria a se stante non mi piace affatto». Mettiamola così: se arrivano nel suo hotel cento manifestanti da Amsterdam, venuti per il Pride, lei è contento? «Ce ne fossero, magari….».

Carlo Tixe, presidente provinciale di Federalberghi Genova e albergatore ad Arenzano, è ancora più pragmatico: «Le strategie di un assessore hanno risvolti politici che non ci riguardano. Io, invece, sono stato eletto per pensare agli interessi economici della nostra categoria ed è giusto che parli da bottegaio. E allora lo dico chiaramente: tutti sono benvenuti, purché rispettino le regole e paghino».

Sulla promozione del Pride è tornata ieri anche l’assessore Margherita Bozzano. «Nello stand che la Regione Liguria ha allestito alla Bit c’è anche un desk gestito dal Comune di Genova, spetta a loro decidere se esporre i pieghevoli per la promozione del Gay Pride, per noi non c’è alcun problema». Su un eventuale patrocinio all’evento, l’assessore ha detto invece che «non spetta a me decidere ma alla giunta».

Ma la discussione si è spostata anche sul terreno della politica. E contro la promozione del Gay Pride nello stand della Regione Liguria si sono espressi quattro consiglieri regionali del Pdl. Matteo Rosso, Gianni Plinio, Nicola Abbundo e Matteo Marcenaro, « contrari al fatto che una manifestazione promossa da privati sia pubblicizzata, con fondi pubblici, in uno stand istituzionale». Per Plinio e Rosso, in particolare, «non è consentibile cedere ambiti spazi istituzionali agli organizzatori di una carnevalata oscena e blasfema».

Bruno Viani

Fonte: Gaynews

Altre fonti:

Il Secolo XIX

Azur

Effepì

Roma, 19 febbraio 2009  “Ti ammazzo” minacce in diretta a conduttore gay

“Vogliamo la razza pura, ne vedrete molti di più di morti froci e lesbiche”. Sono questi alcuni degli insulti recapitati al giornalista Maurizio Gregorini durante la trasmissione ‘Outing’, il programma a tematica gay di Teleroma 56 andata in onda sabato 14 febbraio.

Maurizio Gregorini ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Roma tramite l’avvocato Daniele Stoppello, responsabile legale di Arcigay Roma, presente in studio durante la trasmissione”. Lo rende noto l’Arcigay. “Ero presente in studio – dichiara Daniele Stoppello – quando tra i vari sms inviati in trasmissione sono giunti anche questi messaggi minacciosi ed intimidatori. Trovo inaccettabile che in un programma in cui si tratta il tema dell’omofobia intervengano persone così violente nel pensiero e così irresponsabili da non temere di poter essere perseguiti penalmente. Credo che la denuncia in simili casi sia l’unico modo per far emergere le proporzioni dilaganti della violenza omofobica, esternata facilmente per l’assenza di leggi specifiche che tutelino le persone lesbiche, gay”.

“C’è un clima culturale molto ostile verso le persone lesbiche e gay e trans – afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – I segnali sono di tutti i tipi e coinvolgono ampi settori della società. Adesso abbiamo bisogno più che mai di mettere in campo una vera offensiva ma abbiamo bisogno di un grande sostegno da parte delle Istituzioni, in quanto la maggior parte delle vittime di episodi di omofobia, dalle minacce alle aggressioni, non denuncia i fatti per paura che le conseguenze in famiglia, a scuola o sul posto di lavoro, possano peggiorare la propria situazione, specialmente quando non hanno dichiarato il proprio essere gay o lesbica, diventando così vittime dei propri aguzzini”.

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Julienews

Libero

Libero

Queerblog

Milano, 14 febbraio 2009  «Scherzi a parte di pessimo gusto: trans non significa prostituzione»

La protesta Polemiche sulla beffa al calciatore Quagliarella

Uno scherzo di cattivo gusto. Testualmente: «Stupido, volgare e ignobile». Così il movimento AzioneTrans Nazionale ha bollato la beffa andata in onda giovedì sera, a «Scherzi a parte» – vittima il calciatore Fabio Quagliarella – in cui era coinvolta una persona trasgender. Lo scherzo, secondo il movimento, non solo si è basato sull’ equivalenza trans = prostituzione, ma ha generato ulteriore confusione sull’ argomento. «Le vere vittime sono state le trans a casa», ha denunciato la presidente Mirella Izzo, chiedendo l’ intervento dell’ autorità per le comunicazioni e dei responsabili del programma perché la trasmissione dedichi «un analogo spazio» per chiarire al pubblico la realtà. Nello scherzo all’ attaccante dell’ Udinese si evinceva «l’ equivalenza tra le transgender e la prostituzione» facendo «trionfare l’ Italia dei pregiudizi. Sentiamo il dovere di rispondere per chiarire la confusione mentale degli autori e anche della vittima, tanto preoccupata che i suoi fan lo prendessero per gay». Anche Paola Concia del Pd non ha gradito lo scherzo: «Uno spettacolo indecente, intriso di odio e pregiudizio verso le persone trans. La trasmissione ha offeso la dignità di moltissime persone. Chiediamo alla direzione di Canale 5 di scusarsi».

Fonte:

Il Corriere delle Sera

Torino, 11 febbraio 2009  Un condominio per gay. La Lega: “Dove andremo a finire?”

Gli omosex: “Comune e Regione sono disposti a finanziarci”

Turìn – “Mi chiedo dove andremo a finire”. E’ questo il commento sconcertato del capogruppo leghista al Comune di Torino, Mario Carossa, alla notizia che il municipio del capoluogo e la Regione Piemonte hanno espresso pronta disponibilità e condivisione alla proposta di realizzare (coi soldi dei cittadini) un condominio-comunità per soli omosessuali, lesbiche et similia. La scandalosa pensata arriva da vecchi omosex praticanti come Enzo Cucco, Angelo Pezzana ed Enzo Francone, esponenti del Fuori e del Partito Radicale che ricordano come a Torino ci siano circa 8mila membri dell’altra sponda che vivono da soli: per farli “socializzare” tra loro, quale soluzione migliore che realizzare un residence rigorosamente gay?

Progressismo. L’idea, ispirata ai “Friendly Home” sorti specie nella devastata Germania, è stata immediatamente recepita con entusiasmo dagli amministratori locali progressisti e, oggi, il progetto è approdato sui media torinesi. Dalla parte sana della città, giunge una inorridita stroncatura.

Cittadini discriminati. “Dopo l’ultima strampalata proposta di creare una residenza per omosessualì – commenta Carossa – mi chiedo dove andremo a finire. Mi suona sempre più strano inoltre che persone che da sempre sostengono che la Lega Nord sia un partito che discrimina e composto da razzisti, ora portino avanti proposte che sono assolutamente discriminanti nei confronti di tutti gli altri cittadini e degli stessi omosessuali perché li si tratta da diversi”.

Pagargli l’ambiance. Il capogruppo leghista fa osservare che “gli aiuti ai cittadini non possono e non devono essere collegati alle tendenze sessuali, in modo particolare ora che la crisi colpisce indistintamente tutte le famiglie e che il caro affitti è un problema serio per tutti”. Insomma, chi predilige certe discutibili pratiche sessuali, non pretenda che i cittadini nornali provvedano anche a pagargli l’ambiance dove coltivare le sue inclinazioni.

PD disponibile. Non la pensano così, invece, gli esponenti del Pd che governano gli enti locali interessati. Cucco, Pezzana e Francone, che hanno già chiesto un finanziamento al Comune e alla Regione, spiegano che “da parte di entrambe le istituzioni abbiamo registrato un atteggiamento di autentica disponibilità”.

di Elsa Franscini

Fonte:

Il Padano

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Notiziegay

Genova, 10 febbraio 2009  Gay pride: Pinio e Rosso: niente lanterna nel logo della manifestazione

I Consiglieri Regionali Gianni PLINIO (AN) e Matteo ROSSO (FI) hanno scritto al Ministro della Difesa Ignazio LA RUSSA per segnalare la possibilità che la Lanterna simbolo della città di Genova e di proprietà del Ministero della Difesa possa far parte del logo del Gay Pride 2009 e, in caso affermativo, per chiedere il divieto di un siffatto scandaloso utilizzo

Non è assolutamente consentibile che la Lanterna, storico simbolo della città di Genova, possa entrare a far parte del logo di una carnevalata blasfema e oscena quale è il Gay Pride. Siamo certi che il Ministro La Russa disporrà tutte le verifiche necessarie e impedirà che la lanterna -che è di proprietà della Marina Militare e quindi del Ministero della Difesa- venga utilizzata per iniziative che nulla hanno a che fare con le tradizioni della nostra Marina e della nostra Città.

Fonte:

Genovapress

Altre fonti:

Gaynews

07 febbraio 2009 Giovani omosessuali: tra offese e violenze a scuola il clima è irrespirabile.

Il dato è contenuto nello studio europeo Iglyo e confermato da alcune ricerche di varie istituzioni italiane: il 61,2% degli episodi di offesa o violenza verso ragazzi gay avviene in classe. Episodi che non si limitano alla derisione: il 18% delle vittime di bullismo è infatti omosessuale e l’80% pensa al suicidio. L’Arcigay ha chiesto al Ministro della gioventù, Giorgia Meloni, di includere i bisogni e le necessità dei giovani omosessuali in tutte le politiche giovanili.

Passano gli anni, ma per i gay andare a scuola continua ad essere sempre difficile, a volte quasi insopportabile. Il dato è contenuto nello studio europeo Iglyo e confermato da alcune ricerche di varie istituzioni italiane, come l’Università di Padova: incrociando i dati delle diverse ricerche, Eurispes e Telefono Azzurro hanno rilevato che le maggiori discriminazioni nei confronti dei giovani omosessuali si attuano proprio negli ambienti scolastici.

I numeri parlano chiaro: il 61,2% degli episodi di derisione, offesa o violenza verso ragazzi omosessuali avviene a scuola, mentre quelli che accadono in famiglia si fermano al 51,2%. Ed è sempre nelle classi e nei corridoi che il 53% degli studenti ha sentito pronunciare parole di offesa e insulto verso compagni che sono e sono ritenuti gay; il 10% degli iscritti interpellati ha anche assistito a episodi di offesa o violenza nei confronti di studenti omosessuali. Episodi che spesso non si limitano alla derisione: il 18% delle vittime di bullismo è infatti omosessuale. Fa pensare anche il fatto che appena l’11,4% dei coetanei intervengono in loro difesa, anche quando lo scherzo si trasforma in crudeltà.

Non a caso, rivela sempre il report Eurispes-Telefono Azzurro, i giovani omosessuali risultano non solo le vittime predilette dai molestatori, ma anche i più disponibili a confidarsi e ad esporsi con sconosciuti per parlare dei dubbi che provano. Ma si tratta di tentativi che spesso non portano benefici, visto che oltre l’80% dei giovani omosessuali pensa al suicidio e il 20% lo avrebbe addirittura già tentato.

In attesa del Primo Convegno Nazionale sul disagio dei giovani omosessuali, che si terrà all’interno delle iniziative del Genova Pride, il 4 febbraio c’è stato un incontro tra il Ministro della gioventù, Giorgia Meloni, e una delegazione di Arcigay. “Abbiamo spiegato – hanno detti i rappresentanti dell’associazione – che il problema dell’omofobia riguarda tutti i giovani d’Italia, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, e che questo è un tema che necessita l’attenzione del Ministro della gioventù. Abbiamo chiesto che nello sviluppo di tutte politiche giovanili siano inclusi e riconosciuti i bisogni e le necessità dei giovani omosessuali. Faremo col Ministero successivi approfondimenti sulle modalità con cui attuare questi propositi in alcune iniziative”.

di A.G

Fonte:

Latecnicadellascuola

Pescara, 06 febbraio 2009  Forza Nuova. Se verranno i gay a Pescara li circonderemo

“Non permetteremo mai che individui dalla dubbia identita’ sessuale possano minare con carnevalesche ostentazioni i principi cardini della nostra civiltà”

Se associazioni omosessuali dovessero ottenere le autorizzazioni per allestire a Pescara il Gay Pride e il Gay Village, Forza Nuova ”per ogni metro quadrato che verra’ dato ai Gay ne occupera’ 10 intorno a loro”. Lo annuncia lo stesso movimento che ha rivolto ‘un monito alle istituzioni e al vescovo Valentinetti”.

”Non permetteremo mai – si afferma in una nota – che individui dalla dubbia identita’ sessuale possano minare con carnevalesche ostentazioni i principi cardini della nostra civilta”’.

Le richieste di autorizzazione per un villaggio e la sfilata del Gay pride l’11 luglio e’ stata presentata alla Questura di Pescara da alcune organzzazioni dei movimenti omosessuali, e fanno riferimento a un periodo 20 luglio-20 agosto. L’idea di partenza e’ dell”’associazione Gay lesbica, bisessuale, trans ”Jonathan”’: ”L’Abruzzo e Pescara – si afferma sul suo sito – rimedieranno una figuraccia con i Giochi del Mediterraneo.

Salviamoci la faccia con un grande evento di civilta’: il 2009 puo’ arricchirsi di una inedita edizione del Gay Pride internazionale”.

Fonte:

Gaynews

e-mail di Arcilesbica Nazionale e Arcilesbica Amazzoni

COMUNICATO STAMPA

ARCILESBICA NAZIONALE

E

AMAZZONI L’AQUILA

PESCARA PRIDE?… PERCHE’ NO?

L’Arcilesbica Nazionale e l’Arcilesbica Amazzoni, dichiarano in base alla

notizia secondo cui si dovrebbe tenere un Pride a Pescara in luglio 2009, che

non risulta alcuna richiesta in merito. Forza Nuova non solo dimostra la

consueta aggressività, permeata anche da minacce più o meno velate, ma stavolta

pare proprio che abbia preso un gran cantonata! Poiché a quanto ci risulta,

nessuna organizzazione LGBT locale o nazionale ha mai presentato alla Questura

di Pescara la richiesta per poter sfilare nella parata dell’orgoglio gay.

Rispondiamo con fermezza e senza alcuna paura, all’aggressività, all’ignoranza

e alla presunzione di quanto affermato da Forza Nuova. Ciò si evince anche

dalla dichiarazione della Vice Presidente Nazionale di Arcilesbica Cristina

Gramolini: “Quest’anno il Pride nazionale è a Genova per questo Arcilesbica

Nazionale e le Amazzoni di L’Aquila a giugno saranno in quella città ma

potrebbe essere una buona idea per il 2010 quella di invitare tutto il

movimento LGBT italiano a fare la sfilata del Pride a Pescara. Noi sosteniamo

il Pride itinerante che di anno in anno, come una marcia di gioiosa

liberazione, vada a toccare quelle città che più sono oppresse dal pregiudizio

e talvolta anche dalle minacce squadriste”. Si ringrazia Forza Nuova per aver

suggerito una tale strepitosa idea.

Arcilesbica Nazionale

Arcilesbica Amazzoni L’Aquila

Bari, 03 febbraio 2009 Al Bano a raffica sui gay pride

Il cantante si confessa e ammette…

“Non mi vanno giú i gay pride, quelli che sfilano mascherati, a me possono far ridere, ma se li vedesse mia figlia piccola mi darebbe fastidio”: parola di Al Bano. Il cantante di Cellino San Marco su Vanity Fair racconta del proprio rapporto con gli omosessuali e della canzone di Povia, “Luca era gay” che sarà presentata a Sanremo e che già sta facendo discutere. Poi torna a parlare di Loredana, Romina e…

“Come padre, mi avrebbe sicuramente dato fastidio avere un figlio, o una figlia, che non appartiene al suo sesso – puntualizza Al Bano – però bisogna fare i conti con la natura, e la natura, a volte, gioca strani scherzi. Quindi, se uno – o una – si interroga a fondo, e ha voglia di guarire da questa “imperfezione”, fa bene. Se non ha voglia, o non può, perché la natura lo ha costruito così, che cosa puoi dire? Ma, grazie a Dio, non ho mai avuto questi problemi. E mi dispiace tanto per chi li ha”.

Quanto ai matrimoni fra persone dello steso stesso, il cantante non ha dubbi: tutta colpa del mondo che è cambiato. “A noi “normali” certe cose possono sembrare strane, ma a quelli che le vivono, ovviamente, no. Sono cattolico praticante e agli omosessuali dico solo questo: non sono per i ghetti, ma non fate tutto questo cancan, vivete le vostre cose in privato. I gay pride a uno vaccinato come me possono far ridere, purtroppo, ma se li vedesse mia figlia piccola mi darebbe fastidio. Mi sembra l’esposizione di Sodoma e Gomorra”.

Riguardo alla sua vita sentimentale, dopo i fallimenti con Romina Power e Loredana Lecciso, si ritiene sereno e poco propenso a nuove storie. “Se dovesse arrivare l’amore, bene. Ma per ora sono solo e non cerco compagnia: ho raggiunto un mio equilibrio. Sono stato un po’ troppo ingenuo, oggi conta solo l’amore per la mia famiglia”.

E proprio in virtù di questa filosofia ha mantenuto buoni rapporti con la Lecciso. “Io e Loredana abbiamo due figli piccoli da crescere (Jasmine e Albano jr, 8 e 7 anni, ndr), quindi siamo amici.”

Romina invece ammette di non vederla e sentirla da tempo. “Purtroppo” commenta Al Bano.

Che adesso pensa solo a Sanremo e fa progetti per il futuro. “Il meglio deve ancora venire. Voglio fare un trio con Ranieri e Morandi. Massimo è d’accordo, Gianni deve pensarci perché dice che noi due abbiamo voci troppo potenti per lui. Gli ho risposto che siamo tutti figli del proletariato, e abbiamo tanto da cantare e raccontare. Lo aspetto”.

Fonte:

TgCom

Altre fonti:

fai.informazione.it

Libero.news

Libero.news-la replica di Luxuria

Vaticano, 01 febbraio 2009 Le ambiguità dietro i diritti dei disabili e delle persone omosessuali. Parla Monsignor Migliore.

Il commento dell’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ONU.

Negli ultimi tempi, la posizione espressa dalla Santa Sede in relazione alla Convenzione sulle persone disabili e alla Dichiarazione sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e i diritti umani ha suscitato non poche critiche.

n questo contesto, l’Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha spiegato in un’intervista rilasciata a Il Regno ciò che la Chiesa pensa al riguardo.

Circa la Convenzione sulle persone con disabilità, il presule ha affermato che, “pur riconoscendone l’importanza e l’urgenza di attuazione in molti dei suoi aspetti, la Santa Sede si astenne dal firmarla perché il testo si presta ad avallare l’aborto come modalità della cosiddetta salute riproduttiva”

Nella fase negoziale, la delegazione della Santa Sede ha sottolinea l’ambiguità dell’espressione chiedendo “non che essa fosse espunta, ma che venisse precisata una volta per tutte, così da escludere l’aborto dal ventaglio delle sue accezioni”, ma la richiesta non è stata accolta, adducendo che il testo “non intendeva creare nuovi diritti, ma solo assicurare che alle persone con disabilità venisse riconosciuto nulla in meno di quanto è riconosciuto a ogni persona”, punto sul quale “la Santa Sede era perfettamente d’accordo”.

L’intensificazione delle pressioni da parte dei sostenitori dell’aborto per lo sbarramento della proposta ha fatto emergere il fatto che “la posta in gioco non era più la sola tutela giuridica delle persone disabili – compiutamente espressa nella proposta della Santa Sede -, ma l’uso di questa Convenzione per far avanzare un discorso che, tra l’altro, mina la consistenza di un vero sistema di protezione legale di ogni persona”, ha dichiarato.

Quanto alla Dichiarazione sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e i diritti umani, presentata dalla presidenza francese dell’Unione Europea, monsignor Migliore ricorda che consta di 13 paragrafi, tre dei quali chiedono l’abrogazione di ogni legge penale e la cessazione di qualsiasi forma di violenza perpetrata contro persone appartenenti alle due categorie menzionate nel titolo.

“Non si parla mai esplicitamente di depenalizzazione dell’omosessualità – osserva -. Vengono, invece, usate le categorie di orientamento sessuale e identità di genere”, che però “non sono né riconosciute, né univocamente definite nel diritto internazionale e, pertanto, sono suscettibili di essere interpretate e definite secondo le intenzioni di chi a esse si riferisce”.

“Se venissero accolte nel loro stato fluido e imprecisato, come chiede la dichiarazione, ciò causerebbe una grave incertezza del diritto”, constata.

“Uno dei possibili travisamenti è che, se uno Stato o una comunità religiosa rifiutassero di celebrare il matrimonio per le coppie dello stesso sesso o di riconoscerne le adozioni infantili, sarebbero suscettibili di violare queste clausole antidiscriminatorie e passibili di sanzioni; in casi estremi, i ministri religiosi potrebbero addirittura ricevere un’ingiunzione a celebrare tale tipo di ‘matrimoni’”.

Paragonando la Chiesa a Stati come l’Arabia Saudita, il Sudan, la Nigeria, gli Emirati Arabi e l’Iran, che prevedono la pena di morte per l’omosessualità, monsignor Migliore sostiene che alcuni media hanno “commesso un misero autogoal”.

La Santa Sede, infatti, esorta in modo deciso “singoli e Stati a mettere fine a ogni forma di violenza e di ingiusta discriminazione contro le persone omosessuali”.

Ricordando poi il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, l’Arcivescovo Migliore ha sottolineato il contributo della Chiesa alla riflessione sui diritti umani, che “non è mai disgiunto dalla prospettiva della fede nel Dio creatore”.

“Trattandosi di diritti che hanno a che vedere con la vita e i comportamenti delle persone, delle comunità e dei popoli – ha osservato -, il discernimento prevede che ci si chieda ogni volta se le problematiche che si vogliono riconoscere come nuovi diritti promuovano un vero bene per tutti e in quale rapporto stiano con gli altri diritti e con le responsabilità di ognuno”.

Tra i diritti, fondamentale è quello alla libertà religiosa. Per il presule, “da una parte ci si deve contrapporre a una dittatura della ragione positivista che esclude Dio dalla vita della comunità e dagli ordinamenti pubblici, privando così l’uomo di suoi specifici criteri di misura”, dall’altra “è necessario accogliere le vere conquiste dell’Illuminismo, i diritti dell’uomo e specialmente la libertà della fede e del suo esercizio, riconoscendo in essi elementi essenziali anche per l’autenticità della religione”. (Zenit)

Fonte:

Notiziegay

29 gennaio 2009 Le aziende italiane non si certificano contro l’omofobia.

Esiste una certificazione internazionale per le aziende. Tra i vari punti, si dichiara di non discriminare i lavoratori in base all’orientamento sessuale. Ma questo punto sparisce per le aziende italiane

Alcune aziende in Italia si stanno certificando secondo lo standard SA 8000 . Si tratta di uno standard definito “Responsabilità Sociale” in Italiano .(scaricabile qui)

Lo standard prevede che l’azienda si impegni a rispettare una serie di requisiti quali l’impegno per sé e i proprio fornitori a non sfruttare il lavoro minorile, il lavoro obbligato, la salute e la sicurezza dei lavoratori, la libertà di associazione e contrattazione degli stessi, le discriminazioni, le procedure disciplinari, l’orario di lavoro, la retribuzione e i sistemi di gestione .

La traduzione nel punto critico 5, “discriminazione” specifica nel sottopunto 5.1 che “l’azienda non deve attuare o dare sostegno alla discriminazione nell’assunzione, retribuzione, accesso alla formazione, promozione, licenziamento o pensionamento in base a razza, ceto, origine, nazionalità, religione, invalidità, sesso, orientamento sessuale, appartenenza sindacale, affiliazione politica.”

Quando tre o quattro anni fa la detta certificazione iniziò a prendere piede, ho pensato che questa cosa molto più di mille gay pride avrebbe spinto la causa dei diritti civili.

Mi sono detto: come faranno a negare l’esistenza di un categorico (l’orientamento sessuale), quando le aziende l’avranno tutte inserito nella propria politica del personale e anche nella scelta dei fornitori? Il lavoro è qualcosa che occupa la vita di tutti i giorni e per parecchie ore. E’ in questo “quotidiano” che sta la vera rivoluzione. Ma com’è la situazione?

Al link sotto riportato troviamo come in Italia ad oggi solo 363 aziende sono certificate, solo banche, grossi gruppi, non molto, perché la certificazione è assolutamente volontaria. Ma da qualche parte bisogna pur iniziare per avviare la reazione a catena.

Ho preso due esempi: MPS e POSTE ITALIANE.

MPS non riporta la parte delle discriminazioni, come riportato nel loro codice etico. Quindi non specifica in cosa consistano. Già questo non è molto preciso come impegno.

Per quanto riguarda le Poste Italiane non trovo nulla sul sito pur essendo certificata l’azienda, invece ho trovato nel portale Postel del gruppo Poste Italiane) sotto “forniture e gare” che è possibile scaricare la scheda informativa per i fornitori. Apro la scheda informativa in excel (il file si chiama Scheda informativa SA8000 a scanso di equivoci) e al punto 5.01 (che ha la stessa numerazione della norma di riferimento, molto ben fatto) riporta questa domanda per il fornitore “la vostra azienda garantisce l’assenza di discriminazioni riguardo a razza, nazionalità, religione, età, sesso, disabilità, appartenenza ai sindacati, affiliazione politica, definizione della retribuzione ed accesso alla formazione del personale?”. Come si vede anche qui è sparito un pezzo: guarda caso (confronta sopra) PROPRIO quel punto “orientamento sessuale”. Sarà un caso? Si capisce che dentro Poste Italiane (azienda molto sindacalizzata e pubblica tra l’altro, cosa ancora più grave) qualcuno ha pensato bene, come nel caso di Brokeback Mountain in RAI, che quella specifica precisazione sulla discriminazione offendesse fornitori e dipendenti, visto che lo standard lo richiedi se sei anche tu certificato.

Ce n’è ancora molto da fare, insomma. (sarebbe interessante chiedere all’ente internazionale cosa ne pensa di questa “sparizione” o “omissione all’antico vizio dei greci” per citare il Maurice di Forster). Ho scorso in internet diversi siti di società anche note: si parla di un generico punto sulle discriminazioni, ma raramente specificamente della discriminazione per orientamento sessuale.

Ecco un’eccezione: Manutencoop. In questo caso qualcuno ha proprio scritto e riportato fedelmente l’orientamento sessuale. Complimenti!

Gianluigi Melesi

Fonte:

Gay.tv

Altre fonti:

Notiziegay

Roma, 29 gennaio 2009. Arcigay Roma, omosessuale aggredito da buttafuori di locale

‘‘Frocio di merda, ti facciamo vedere noi, ti pentirai di essere entrato’‘

Un omosessuale ha denunciato a Gay Help Line, un numero verde per le persone lesbiche, Gay e trans, di essere stato aggredito, immotivatamente, a Roma, dalla security di un locale nei pressi della Piramide, nella notte tra il 24 ed il 25 gennaio mentre trascorreva la serata con il suo ragazzo e altri amici. Lo ha reso noto l’Arcigay di Roma sottolineando che l’uomo, un funzionario pubblico, ha subito fratture e contusioni giudicate guaribili in 30 giorni. Gli aggressori sarebbero alcuni componenti della security del locale che, secondo il suo racconto, dopo averlo pesantemente insultato, urlandogli frasi come ”Frocio di merda, ti facciamo vedere noi, ti pentirai di essere entrato”, lo hanno colpito con un oggetto contundente e portato in una parte riservata del locale dove lo hanno percosso con calci e pugni, procurandogli la frattura di un braccio, la rottura di un dente, la contusione di alcune costole e tagli sulla testa e sul labbro.

La vittima sarebbe stata poi trasportata e lasciata sul marciapiede sotto la pioggia e solo l’intervento dei suoi amici ha permesso di chiamare un’ambulanza e la polizia. Arcigay ha reso noto di aver sporto denuncia e ha proposto che la legge Mancino sia estesa ai ”reati di odio”, contro Gay e lesbiche.

”Questa aggressione e’ solo l’ennesimo episodio di violenza – ha detto il responsabile di Gay Help Line 800 713 713 e presidente Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo – che registriamo al nostro numero verde. Ogni mese il nostro servizio riceve migliaia di contatti, di cui il 31% per violenze e abusi”.

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

La Repubblica

Forza Roma

Parma, 29 gennaio 2009. Aggredisce e tenta di rapinare un viado. Arrestato

Un ucraino di 20 anni è stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri a Ponte Taro dopo aver tentato di rapinare un viado armato di una pistola ad aria compressa.

Il giovane, attorno all’1.30, si è fermato in un’area di servizio dove il viado stava aspettando i clienti. Dopo averlo fatto salire in macchina, gli ha però puntato al collo la pistola intimandogli di consegnare quello che aveva nella borsa. Il transessuale ha reagito mordendogli una mano, ma l’altro gli ha sparato sette colpi ferendolo leggermente. A quel punto il viado ha sfilato dal cruscotto le chiavi dell’auto ed è scappato nei campi. L’ucraino prima ha provato a inseguirlo, poi ha chiamato i carabinieri dicendo di essere stato aggredito.

Una volta sul posto, i militari hanno però ricostruito la vicenda e hanno arrestato il ventenne. Aggressore e vittima sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso. Il viado ha riportato una ferita al volto, dovuta a un pallino della pistola e guarirà fra una decina di giorni

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

La Gazzetta di Parma

Belluno, 29 gennaio 2009. “Sei omosessuale”, bullismo a scuola, la denuncia dei genitori

Un tredicenne aveva già cambiato scuola a causa delle continue offese degli studenti

Torna il bullismo a scuola, stavolta fori dalle aule ma sempre fra studenti. La vittima è un ragazzo di tredici anni, già oggetto di ripetute offese da parte dei compagni e che si è visto costretto a cambiare scuola. Questa volta i genitori hanno sporto querela. Una decina di giorni fa è andato a Feltre per una manifestazione sportiva di basket. Durante il tragitto in pullman, dove ha ritrovato i vecchi compagni e sul quale viaggiava un insegnante, è stato oggetto di cori razzisti e offensivi, proprio come in passato, quando venne definito «terrone» e «omosessuale» e quando i suoi libri venivano presi e fatti volare in aria. La situazione è peggiorata negli spogliatoi della palestra di Feltre. Qualcuno ha preso il suo zaino e lo ha messo sotto l’acqua delle docce. Più tardi, per completare l’opera, anche la tuta e le scarpe hanno fatto la stessa fine, cosicché il ragazzo è stato costretto a tornare in pantaloncini e maglietta. Aspettando di risalire sul pullman è stato bersagliato da palle di neve. Non ha potuto nemmeno chiamare in tempo reale i genitori, perché il telefono cellulare custodito nello zaino era ormai inservibile.

I genitori sanno che questi «pochi ragazzi non sono certo rappresentativi delle genti cadorine», ma ritengono troppo grave l’accaduto per lasciarlo senza responsabili. Per gli episodi precedenti si erano rivolti alla scuola, al Provveditorato e al ministero con un esposto circostanziato in cui si chiedevano provvedimenti.

Fonte:

Gaynews

Bari, 25 gennaio 2009. Avvocato conosce amico in chat al secondo appuntamento la rapina

Lo aggancia sulla chat per gay e poi lo fa rapinare. Vittima della brutta avventura un avvocato barese di 35 anni, che però ha deciso di reagire, denunciando alla polizia tutto quello che gli è capitato negli ultimi dieci giorni. Tutto comincia quando il professionista viene attirato in un’ amicizia via chat con un omosessuale, con il quale poi organizza un incontro per meglio conoscersi. L’ appuntamento è fissato in campagna, nella periferia a nord di Bari, dopo essersi prima incontrati in una vicina stazione di servizio. Nella settimana successiva, i due continuano a scriversi e a sentirsi telefonicamente, per poi decidere un nuovo appuntamento, fissato per venerdì sera direttamente nelle campagne dove si erano incontrati la prima volta. Ma le cose, in questo caso, vanno diversamente. All’ appuntamento non si presenta il nuovo amico di chat, ma due uomini a volto scoperto e armati di taglierino che lo minacciano e lo rapinano, ferendolo anche a una mano. Lo intimidiscono e gli portano via 100 euro, un telefono cellulare, un orologio Swatch e un navigatore satellitare TomTom. A lui, dopo essersi fatto medicare, non resta altro da fare che denunciare gli aggressori e il suo traditore. (m.chia.)

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Gaynews

Roma, 20 gennaio 2009. Tentano di rapinare un trans: due romeni arrestati

Lo hanno colpito con una bottiglia

Due pregiudicati romeni, di 26 e 35 anni, sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma, dopo aver tentato di rapinare un transessuale brasiliano 31 anni.

I romeni, dopo aver colpito il transessuale con una bottiglia, hanno tentato di scippargli la borsa: il brasiliano, seppur dolorante, ha opposto resistenza al tentativo dei due, che se la sono data a gambe elevate. Un equipaggio del Nucleo Radiomobile, in transito proprio in quel momento, attirato dalle urla del brasiliano, dopo essersi accertato delle condizioni del trans, si è messo sulle tracce dei due fuggitivi, intercettandoli e bloccandoli nei pressi di via Emilio Longoni.

Arrestati con l’accusa di tentata rapina e lesioni personali, i due romeni sono stati associati al carcere di Regina Coeli. Il trans, visitato dai sanitari dell’ospedale Sandro Pertini, è stato dimesso con una prognosi di 8 giorni.

Fonte:

Gaynews

Roma, 26 gennaio 2009. Tiburtina, rapinano e violentano un trans: arrestati tre romeni

Tre romeni di 20, 22 e 26 anni sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo radiomobile di Roma dopo aver violentato e rapinato un transessuale ecuadoriano di 37anni in via Tiburtina. I romeni, sotto la minaccia di un coltello e con calci e pugni, si sono fatti consegnare un telefono cellulare, due anelli d’oro e 170 euro in contanti e lo hanno costretto ad avere un rapporto contro la sua volontà .

I carabinieri intervenuti grazie ad una chiamata al 112, sono riusciti ad intercettare i tre uomini mentre tentavano di allontanarsi a bordo della loro auto. In loro possesso, oltre al coltello e alla refurtiva, i militari hanno trovato anche una pistola giocattolo, tutto sequestrato.

La vittima, portata al pronto soccorso dell’ospedale Figlie di San Camillo, ha riportato lesioni giudicate guaribili in 20 giorni. I tre arrestati, che sono stati condotti a Regina Coeli, dovranno rispondere di rapina, violenza sessuale e lesioni personali

Fonte:

Il Messaggero

Altre fonti:

Romacitta.it

Treviso, 16 gennaio 2009. Trans brasiliano strangolato con un pareo in un gioco erotico

Sudamericano di 23 anni trovato morto in casa a Castelfranco

Sentito il convivente. Al vaglio i tabulati telefonici

Un transessuale brasiliano di 23 anni è stato ucciso all’interno della sua piccola abitazione a Castelfranco Veneto, vicino al centro commerciale “Giardini del Sole” Secondo un primo accertamento, Mateus Da Silva Ribeiro, irregolare in Italia, che condivideva l’appartamento con un altro ragazzo, è stato strangolato con un pareo che abitualmente usava quando incontrava i clienti. Non è escluso che la morte possa essere legata ad un gioco erotico finito male. In un primo momento, dopo il ritrovamento del corpo nudo sul pavimento, non erano state riscontrate sul cadavere tracce evidenti di violenza, ma il pm della Procura della Repubblica di Treviso Iuri De Biasi, al termine del sopralluogo nell’appartamento, ha confermato l’ipotesi della morte violenta.

Al vaglio i tabulati telefonici e le telecamere.

Gli investigatori ora stanno cercando di ricostruire la successione degli ultimi incontri del brasiliano attraverso i tabulati telefonici del suo cellulare. L’unica persona ad essere sentita fino a questo momento è l’amico di Ribeiro che ha scoperto il cadavere nella casa. Altri elementi potrebbero giungere dalle immagini raccolte da alcune telecamere posizionate nelle vicinanze del centro commerciale.

Fonte:

Il Gazzettino

Altre fonti:

Tgcom

La Tribuna di Treviso

Com’è andata a finire:

Delitto del trans, condanna a 16 anni Fonte: “Oggi Treviso”

Omicidio transessuale, sedici anni all’assassino Fonte: “GayWawe”

Omicidio del transessuale: sedici anni all’assassino Fonte: “Gaynews”

Roma, 15 gennaio 2009. Il predicatore del Papa: La rivoluzione gender? “E’ destinata a fallire come il marxismo”.

L’anatema di Padre Cantalamessa contro la rivoluzione ‘gender’: “E’ destinata a fallire come il marxismo”.

“La rivoluzione ‘Gender’ presenta non poche analogie con il marxismo ed e’ probabilmente destinata alla stessa fine”: lo ha detto padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, all’incontro Mondiale delle Famiglie di Citta’ del Messico. L’istanza della ‘pari dignita’ degli omosessuali e transessuali “ha portato – a suo giudizio – a proposte folli, come quella di abolire la distinzione dei sessi e sostituirla con la piu’ elastica e soggettiva distinzione dei ‘generi’ o quella di liberare la donna dalla ’schiavitu’ della maternita” provvedendo in altri modi, inventati dall’uomo, alla produzione dei figli”. “Proprio la scelta del dialogo e dell’autocritica – sostiene Cantalamessa – ci da’ il diritto di denunciare questi progetti come ‘disumani’, contrari cioe’ non solo alla volonta’ di Dio, ma anche al bene dell’umanità”. “L’unica nostra speranza – ha concluso il Francescano – e’ che il buon senso della gente, unito al desiderio dell’altro sesso, al bisogno di maternita’ e di paternita’ che Dio ha inscritto nella natura umana, resista a questi tentativi di sostituirsi a Dio, dettati piu’ da tardivi sensi di colpa dell’uomo, che da genuino rispetto e amore per la donna”. (Petrus)

Fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

SIR

Queerblog

Roma, 15 gennaio 2009. Avvenire. Unioni civili?Lojodice:I “desideri” non meritano tutela.

A raccolta i giuristi cattolici contro le unioni gay: “scorretto chiamarli diritti”

Dibattito sulle valutazioni del presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick Per gli esperti bisogna tener ferma la Carta costituzionale, i «desideri» non meritano tutela

Se si potesse dire “inventore di diritti”, bisognerebbe riconoscere questo titolo al professor Aldo Lojodice, docente di diritto costituzionale a Bari

Nel 1967 individuò il “diritto all’informazione” e nel 1970 scrisse la relativa voce nell’Enciclopedia del diritto. «Ma allora – dice il giurista – dimostrai che questo diritto si basa sul sistema costituzionale e non sui desideri». Il problema è questo: non tutti i desideri sono diritti. Lojodice contesta appunto che siano diritti nuovi sui quali legiferare con urgenza istanze come la regolamentazione delle unione di persone dello stesso sesso, o il trattamento terapeutico dei malati terminali, come invece ha ipotizzato il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick. «Molti diritti – spiega il costituzionalista – si possono dedurre anche implicitamente dal testo costituzionale.

Però ci sono i limiti fissati dai principi della Costituzione, fra i quali la dignità dell’uomo che non può essere lesa dalla costruzione di presunti diritti che soddisfano il desiderio di comodità o di piacevolezza di qualche persona e rischiano di ledere la dignità di tante altre. La fissazione di nuovi diritti va bene – conclude Lojodice – se rispettano il quadro dei principi costituzionali e non il contesto dei desideri umani fittizi o reali che siano».

Al presidente Flick, Maria Pia Bàccari, docente di diritto romano alla Lumsa, riconosce serietà e rigore.

Proprio per questo immagina che Flick, auspicando una regolamentazione legislativa di nuovi diritti, abbia voluto porre dei paletti allo strapotere e all’arroganza talvolta dimostrata dalla magistratura. Quanto a quei diritti che dovrebbero essere «presi sul serio», secondo l’epressione di Dworkin, secondo la docente non sono neppure ‘ istanze’: «Il diritto delle unioni omosessuali? – si chiede – Sono piuttosto pulsioni individuali e non è concepibile che per ogni pulsione individuale ciascuno si debba svegliare la mattina e chiedere un riconoscimento giuridico. Tutto questo è patetico.» L’esempio dell’eutanasia per la professoressa Bàccari rende chiaro il pensiero di Flick: «Nel caso di Eluana, che la Cassazione entri pesantemente nella questione e che un giudice faccia saltare a pezzi le linee guida dell’ordinamento con l’accetta è assurdo. Allora, meglio la legge. Flick dice semplicemente: attenzione, c’è una deriva della magistratura. Egli stesso parla di limiti, e dice: meglio i paletti. Probabile che voglia dire che il Parlamento può intervenire anche vietando, perché Flick crede nel diritto e crede nei principi».

Anche Luciano Eusebi, ordinario di diritto penale all’Università Cattolica, sottolinea la necessità di questa demarcazione: «Credo importante – dice – che si sia sottolineata l’assenza di un potere di innovazione normativa in sede giudiziaria e l’esigenza che le stesse questioni aperte circa i diritti fondamentali restino di competenza del legislatore. Anche a salvaguardia dei compiti della Corte Costituzionale, esercitabili in rapporto alle leggi, e non alle sentenze. Ciò significa, tra l’altro, che il legislatore non può essere condizionato da pronunciamenti di pretesa applicazione diretta della Costituzione, in contrasto con il diritto positivo, da parte dei giudici».

SecondoFabio Macioce, docente di filosofia del diritto alla Lumsa e segretario dell’Unione dei giuristi cattolici, un diritto non esiste soltanto perché qualcuno lo richiede. «Spesso – spiega – l’espressione ‘diritto’ è solo una definizione giornalistica. Mi riferisco alle unioni di fatto o all’eutanasia. È scorretto chiamarli diritti, sono richieste che, come tali, vanno prese certamente in considerazione e discusse, ma non per questo sono diritti. Chiederei anche una maggiore precisione linguistica, che da parte di Flick sarebbe doverosa. Parlerei di istanze che alcuni settori della società avanzano. Possono avanzarle, ma possono anche essere rigettate».

Da Roma Giovanni Ruggiero

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

InLungoEInLargo

Milano, 14 gennaio 2009. Rifiuta prestazione Rapinato un trans

Rifiuta una prestazione gratuita e viene rapinato. Vittima un transessuale brasiliano che, dopo aver detto di no a un egiziano, è stato spinto a terra e rapinato della borsetta. Il nordafricano, con precedenti per rapina e furto, è poi scappato, ma non ha fatto molta strada: è stato fermato ed arrestato da un equipaggio dei carabinieri. L’ episodio è avvenuto l’ altra sera, poco prima delle 22.30, in via Novara, all’ angolo con via Romanello. Una «gazzella» dell’ Arma è stata fermata da un viados che ha segnalato una rapina ai danni di un suo amico che aveva rifiutato una prestazione sessuale gratuita. Con la descrizione del malvivente, i carabinieri hanno perlustrato la zona, fino ad incrociare un uomo che corrispondeva all’ aggressore. Stessa corporatura, stesso abbigliamento. L’ uomo è stato fermato: era una vecchia conoscenza delle forze dell’ ordine con precedenti specifici. E’ stato così arrestato.

Fonte:

Corriere.it

Altre fonti:

Gaynews

Notiziegay

Milano, 23 gennaio 2009. Denuncia dei Verdi: “I leghisti discriminano i gay in Consiglio Regionale”.

“Oggi in Consiglio Regionale, in occasione della discussione di una mozione presentata da Rifondazione Comunista sulla questione dell’omofobia, il capogruppo della Lega Stefano Galli ha di fatto paragonato l’omosessualità a una malattia mentale. Se la cosa si sapesse in giro la considerazione dei cittadini verso la terza assemblea legislativa del nostro paese sarebbe ancora più bassa”. E’ quanto Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi.

“Per questo – prosegue – chiediamo l’urgente intervento di Formigoni che spieghi a Galli come stanno le cose. Da chi ci pretende di governare pretendiamo il massimo rispetto di persone e cose, a maggior ragione delle forme di amore che ciascuno di noi deve poter scegliere nella massima libertà”.

Fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

Affaritaliani.it

Carta.org

Milano, 11 gennaio 2009. Omosessuale? Non donerai mai più. La storia di un lucano che non ha potuto dare il sangue a Milano.

I medici parlano di “rapporti a rischio”. Ma il ministero aveva modificato il concetto nel 2001.

Da tre settimane Leonardo è inserito in un elenco. In compagnia di persone dal destino comune: non potere più donare il sangue. Il fatto è che Leonardo, lucano ventiduenne laureatosi in Filosofia a Milano e “ivi residente”, è omosessuale. E al Policlinico di Milano gli hanno detto di no. E dire che Leonardo (nome di fantasia) aveva preso la decisione di essere utile alla società, con entusiasmo, un mese fa circa.

Un mattino, mentre fa la spesa alla Coop di via Lodi a Milano, viene fermato da alcuni volontari che promuovono la donazione di sangue. Lui lascia numero di telefono e nome. Lo ricontattano dopo qualche giorno e gli fissano un appuntamento. Un sabato. Leonardo quel sabato varca l’ingresso del Centro trasfusionale e di immunoematologia. Poi si sottopone alla prima parte della trafila di chi ancora non ha mai donato. Gli fanno l’analisi dell’emoglobina. In mano gli mettono un foglio informativo su tutte le limitazioni alla donazione. «Si parlava – ricorda oggi – di interventi chirurgici, di diabete eccetera. Assolutamente non di omosessualità».

Poi, una dottoressa comincia una serie di domande. «Un quarto d’ora di interrogativi – racconta al telefono -che entravano sempre più nel personale. Quando mi ha chiesto di una eventuale partner, io ho risposto: caso mai, un partner. Ah, lei è omosessuale, mi ha domandato.

Io ho confermato. Lei ha sogghignato. E mi ha spiegato che era una discriminante». Il rischio sarebbe soprattutto il virus dell’Hiv, responsabile dell’Aids.

Leonardo cerca di dimostrare il contrario. Di ricordare che il suo sangue deve ancora essere analizzato. E’ una regola interna al Policlinico, ribatte la dottoressa, nella ricostruzione di Leonardo.

«Io mi arrabbio -continua- e dico che è una grande discriminazione. Chiedo come funzioni nel resto

d’Europa. L’unica cosa che ottengo è la fotocopia di uno studio americano che dimostrerebbe

la tesi dell’ospedale. La mia domanda finale è: io avrei potuto mentire e non dire di essere omosessuale.

La dottoressa non ha saputo cosa dirmi».

Maurizio Marconi, direttore del Centro trasfusionale, non accetta le accusa di comportamento discriminatorio da parte dell’ospedale: «Essere omosessuale – dichiara al telefono – non è motivo

di esclusione. Ciò che rappresenta un ostacolo insormontabile è che aveva avuto rapporti omosessuali fra maschi. Quelli fra donne non rappresentano un problema».

E le analisi? Non danno certezze sull’assenza omeno di virus nel sangue? «Le analisi -risponde Marconi- anche le più sofisticate, non danno la sicurezza al cento per cento».

Mase le analisi non danno la certezza, e ci si basa solo sulle dichiarazioni del donatore che possono essere false, come si fa a stare tranquilli?

«Noi possiamo solo fare le analisi e fare domande al donatore -dice il medico- non iniettare il siero della verità. La legge italiana lascia la decisione di cosa sia un comportamento a rischio al medico. E uno studio pubblicato sul Jama (il giornale dei medici Usa) nell’estate scorsa parla dei rapporti fra maschi un fattore di rischio». La questione è stata molto dibattuta negli anni scorsi (e di vicende come quella di Leonardo se ne sono verificate altre al Policlinicodi Milano).

L’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, negli anni Novanta, in pieno tifone Aids, decise che fossero distinte alcune “categorie a rischio”: tossicodipedenti, omosessuali e poche altre. Nel 2001 il ministro Umberto Veronesi cambiò il punto di vista: a rischio erano casomai comportamenti, e non categorie. Adesempio, un alto numero di partner alzava la probabilità di contrarre l’Hiv. A prescindere se si trattasse di rapporti omosessuali o eterosessuali.

La norma non venne modificata da altri due ministri- peraltro del centrodestra, quindi di estrazione politica non aperta alla questione – come Girolamo Sirchia e Francesco Storace. Quest’ultimo addirittura, il 4 settembre del 2005, annunciò l’apertura di un’inchiesta amministrativa al Policlinico di Milano: era accaduto che un omosessuale avesse ricevuto le stesse risposte ottenute da Leonardo.

Quanto dura il divieto a donare il sangue? «E’permanente», risponde Marconi.

Oggi Leonardo, mentre continua gli studi specializzandosi, decide se vuole fare il videoreporter o l’urbanista. Di sicuro – se la norma non cambia e resta la proscrizione – non farà mai il donatore.

(Rocco Pezzano – r.pezzano@luedi.it)

fonte:

Notiziegay

Altre fonti:

InLungoEInLargo

Roma, 10 gennaio 2009. Ancelotti, mai incontrato gay .Tecnico Milan d’accordo con Lippi, ‘ma non sarebbe un problema’

Ancelotti e’ in sintonia con Lippi sul fatto di non aver mai incontrato nella sua carriera calciatori omosessuali. ‘No, neanche a me e’ mai capitato di incontrarne – ha ammesso l’allenatore rossonero – ma credo che non ci sarebbe nessun tipo di problema’. Quanto a Gennaro Gattuso, eletto da un sondaggio il calciatore piu’ desiderato dalle donne, Ancelotti chiude con una battuta: ‘Sono stupito che abbiano questo sogno proibito’.

Fonte:

Corriere dello sport

Altre fonti:

Fainotizia

Gaynews

Vaticano, 09 gennaio 2009. Le convivenze offuscano la famiglia

Grillini. Le coppie gay non offuscano la famiglia

Di fronte alla diffusione di leggi ”che permettono, con molta facilita’ l’aborto, come pure il divorzio rapido e l’eutanasia” opporsi e’ ”un obbligo morale”, e le famiglie cattoliche devono ”affrontare la sfida” per bilanciare ”l’impulso di piccoli ma attivi gruppi di pressione fortemente ideologizzati e dalle grande risorse economiche”: lo si afferma in una nota di presentazione del sesto incontro mondiale delle famiglie diffuso oggi dalla sala stampa vaticana.

L’incontro si svolgera’ dal 14 al 18 gennaio a Citta’ del Messico; il Papa vi dedichera’ due discorsi, uno registrato e uno in diretta televisiva, avendo nominato legato pontificio il segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone. Al Congresso sono attese tra le sei e le diecimila persone, mentre per l’intero periodo, che culminera’ in una celebrazione eucaristica conclusa dal discorso del Papa, ‘’si prevede la partecipazione di oltre un milione di persone”. Come gia’ avvenuto per l’ultima Gmg, saranno assicurati collegamenti via internet con parrocchie e luoghi di preghiera di tutto il mondo, per favorire la partecipazione anche di chi vorrebbe ma non potra’ essere presente. ”La famiglia oggi deve affrontare, con creativita’ e spirito propositivo – si legge nella presentazione, illustrata oggi in Vaticano alla presenza, fra gli altri, del presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, card. Ennio Antonelli – la sfida di una cultura individualista e mercantilista, basata sulla produzione e sul consumismo”. ”Si privilegiano altre forme di convivenza che offuscano il valore della famiglia, basata sul matrimonio di un uomo e di una donna – prosegue il documento con implicito riferimento alle coppie gay – e porsi al servizio dela trasmissione della vita e dell’educazione dei figli diventa oggi molto difficile”. Sta pero’, oggi piu’ che mai, proprio alla famiglia – secondo il Vaticano – raccogliere queste sfide, a cominciare da quella educativa che, secondo il cardinale Antonelli (da poco nominato al dicastero al posto dello scomparso messicano card.Alfonso Lopez Trujillo, al quale si deve gran parte del lavoro preparatorio all’incontro) costituisce la premessa ”di un armonico sviluppo sociale”.

Nel preannunciato discorso papale al Congresso eucaristico di Città del Messico si torna su di uno dei terreni preferiti dell’attuale papa tedesco, etica e famiglia, e si ribadisce una posizione familista che è del tutto priva di riscontro nella realtà.

Si dice che le coppie gay offuscano la famiglia tradizionale composta da uomo e donna e non si capisce ne come ne perché.

Anche il confronto, tutto italiano, tra famiglia tradizionale e famiglia gay nell’inchiesta Una Famiglia normale di Stefano Bolognini (ed. Sonda) mostra che la famiglia tradizionale italiana è pronta ad accogliere nel tessuto sociale la coppia gay e non se ne sente né minacciata né offuscata.

Le esperienze ormai consolidate di quei paesi europei, e sono la maggioranza, che da alcuni decenni riconoscono i diritti delle coppie omosessuali dimostrano esattamente il contrario di quanto afferma il Vaticano.

In quei Paesi è aumentato il numero dei nuclei familiari, sono aumentati i matrimoni eterosessuali e nell’area scandinava e in Francia è aumentata persino la natalità.

Complessivamente con le legislazioni per le unioni civili è aumentato il benessere e la coesione sociale e soprattutto si è data sistemazione legislativa a centinaia di migliaia di persone che, viceversa, non avrebbero avuto alcun riconoscimento e alcuna protezione sociale.

Ancora una volta il Vaticano parla per ideologia senza considerare i dati di fatto che vanno in direzione opposta ai suoi enunciati.

In sostanza una società migliora se riconosce i diritti di tutti i cittadini, quelli omosessuali compresi, e se garantisce pari dignità a tutte le forme famigliari.

E’ molto triste notare infine, come un’organizzazione religiosa come quella cattolica debba in continuazione promuovere la discriminazione più brutale verso i cittadini omosessuali per dare senso e sostanza al proprio messaggio religioso.

Ma raccontare bugie, come farà il papa in videoconferenza in Messico, non porta molto lontano.

Franco Grillini

Presidente di Gaynet, Associazione omosessuale d’informazione

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Asianews.it

Notizie.it.msn

Roma, 09 gennaio 2009  L’Osservatore Romano: «Tintin non era gay»

Giù le mani da Tintin. «L’eterno ragazzo con il ciuffo all’insù», ammonisce l’Osservatore Romano, non deve diventare un’icona gay. Il giornale vaticano risponde così all’articolo scritto sul Times da Matthew Parris, antico deputato conservatore noto per le sue battaglie per i diritti degli omosessuali, secondo il quale il celebre personaggio dei fumetti sarebbe omosessuale. Contro l’iscrizione tra le fiel dei gay di Tintin, che quest’anno compie 80 anni, su Le Figaro era già sceso in campo lo scrittore e psichiatra tintinofilo Serge Tisseron liquidando l’attribuzione di tendenze particolari al beniamino tanti ragazzi come una «estrapolazione illegittima».

E Gianfranco Gorla, traduttore del fumetto in Italia, ha commentato con saggia arguzia sulla Stampa: «Tintin gay? Ma se è solo un ragazzino… E poi in quegli anni le donne nei fumetti d’avventura avevano il solo compito di mettersi nei guai per farsi salvare dall’eroe di turno». «Girovagando tra i siti, ufficiali e ufficiosi, dedicati al giovane protagonista di Hergè – sottolinea Monica Mondo sull’Osservatore – stupisce quanti fan (e fanatici), quanti collezionisti ed esperti si scambino notizie, curiosità, rarità, preoccupazioni in rete. Preoccupazioni, perché c’è sempre qualche saccente che tira fuori la storia del collaborazionismo, che sussurra perfino l’infame parola “antisemita” per bollare l’autore. Tutto perché Hergè lavorava per Le Soir durante l’occupazione tedesca. Ma i lettori sanno bene che le sue storie esprimono sempre avversione per i regimi autoritari. Di destra e di sinistra».

Fonte:

Il Secolo XIX

Altre fonti:

La Stampa

Gaynews

Virgilio Notizie

Trieste, 09 gennaio 2009  Nessun gay nel calcio dilettantistico triestino

Il Presidente del San Luigi: «Scoprissi di averne uno gay al San Luigi, lo caccerei»

Il presidente: «Qui non sarebbe visto di buon occhio» I suoi colleghi: «Ma a Trieste pare non ce ne siano»

Non ci sono gay nel mondo del calcio dilettantistico triestino. E se mai ci fossero, non sarebbe il caso di farlo sapere troppo in giro. Con pareri quasi unanimi gli addetti ai lavori del mondo calcistico locale si sono espressi in maniera negativa sull’impiego di giocatori gay nelle proprie squadre, un tema scottante e di attualità dopo le ultime dichiarazioni del ct della nazionale italiana Marcello Lippi.

Le parole più dure giungono dalla massima carica del San Luigi, Ezio Peruzzo: «Premettendo che non ho mai conosciuto problemi di omosessualità all’interno del mondo del pallone locale posso dire che un giocatore che manifestasse la propria diversità non sarebbe visto di buon occhio. Non so se si tratta di una malattia o di un vizio, ma avere qui al San Luigi qualcuno così creerebbe più di qualche perplessità e disagio, soprattutto vista la presenza dei più piccoli».

Più morbida la linea adottata da Nicola De Bosichi, presidente del Trieste Calcio: «Gay nel calcio? Mai visti o forse sono solo bravi a mascherarlo. Diciamo comunque che finché uno si fa gli affari suoi, lontano dalla società, può anche andar bene, ma se poi facesse il monello con qualcuno della squadra non potrei proprio accettarlo e poi credo che rischierebbe grosso anche con gli altri compagni».

Antonio Pignatiello, numero due del Ponziana, appare più pragmatico: «Come tratterei la questione se avessi un calciatore omosessuale in squadra? Credo che la miglior cosa da fare sarebbe una riunione del consiglio direttivo, ma se uno pensa a fare il giocatore e tiene fuori la sua vita privata, non ci dovrebbero essere grossi problemi». Questa la visione dei sodalizi della città.

Ma che aria tira in altipiano? Il vento non sembra essere poi così tanto diverso: «Ognuno ha la propria vita privata, ma certo questa non dovrebbe intaccare l’ambiente», spiega Roberto Vidoni, numero uno del Vesna.

Anche una donna come Silvana Moro, presidente della Polisportiva Opicina, rimane sostanzialmente nel trend: «Purché non vi sia una palese ostentazione che potrebbe turbare soprattutto le famiglie che frequentano la società, credo che la situazione si potrebbe risolvere in maniera positiva anche se è chiaro che non condivido affatto la filosofia di vita di un omosessuale».

Più aperto rispetto agli altri appare invece la massima carica del Kras, Domenico Centrone: «Quello che conta è che un giocatore accetti e rispetti le direttive date dalla società e che sia un buon giocatore, poi ognuno è padrone di gestire la propria vita privata. Ad ogni modo, sinceramente non ho mai sentito che esistano calciatori gay a Trieste». L’unico a non avere alcuna remora su questo argomento sembra il presidente del Primorec, Darko Kralj: «Non sono omosessuale, ma non sono contrario ai gay. Sono cose che nella vita capitano e oggigiorno in tanti Paesi due persone appartenenti allo stesso sesso hanno anche il diritto a sposarsi. Ad ogni modo, se si dovesse verificare la situazione in cui un calciatore dichiari apertamente la propria omosessualità bisognerebbe capire la reazione dei compagni di squadra, anche se personalmente non sarebbe un grosso problema».

Riccardo Tosques

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Il Piccolo di Trieste

Novara, 08 gennaio 2009  Per regolarizzare i trans li assume come operai

Imprenditore denunciato il lavoro era la copertura della vera attività di prostituzione

È stato fermato per favoreggiamento della clandestinità in Italia l’imprenditore titolare di due ditte di abbigliamento che ha attestato la falsa assunzione di almeno una cinquantina di transessuali brasiliani che «lavorano» a Milano. Un business da 20mila euro.

Per ora è stato solo fermato e indagato per favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio italiano. A suo carico gli investigatori milanesi della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione hanno scritto ben 18 pagine di verbale di sequestro, arrivato ieri sul tavolo del pm Stefano Civardi che deciderà se arrestarlo o no. Gli estremi ci sono tutti. L’indagato è un industriale che vive in provincia di Novara ed è titolare di due società, due ditte di abbigliamento e sartoria. Lunedì mattina ha ricevuto a casa la visita della polizia milanese che, da un po’, aveva scoperto strani «legami» tra lui, Milano e almeno una cinquantina di clandestini, tutti transessuali brasiliani. Sudamericani che risultano essere stati regolarmente assunti nelle sue ditte del Novarese come operai. E che invece continuano ad «esercitare» la loro professione sui marciapiedi meneghini senza aver mai lavorato nemmeno un giorno per questo fantomatico datore di lavoro. Lui, intanto, si arricchiva a spese loro tanto che procurare documentazione falsa per il soggiorno degli stranieri sul nostro territorio era diventato molto più redditizio della sua occupazione ufficiale. Per ciascuna pratica il titolare delle ditte di abbigliamento, infatti, si faceva pagare salato: 50 euro per ogni busta paga, 200 euro per il contratto di soggiorno e 150 per la dichiarazione di assunzione. Insomma, per mettere in regola ciascun brasiliano l’imprenditore incassava dai 400 ai 500 euro. Che, moltiplicati per almeno 50 finti operai (e si tratta solo di quelli scoperti finora dagli investigatori durante la lunga perquisizione nelle ditte dell’industriale) fa circa 20mila euro nel giro di sei mesi.

Una bella sommetta, soprattutto se si considera che la voce, a Milano, si era sparsa e il giro d’affari dell’uomo mirava ad aumentare nel giro di poco tempo o, comunque, non certo a rallentare i propri ritmi. Questo almeno a giudicare da tutta «l’attrezzatura» contraffatta ritrovata dai poliziotti milanesi nelle aziende del Novarese. Timbri, buste paga false, nulla osta al lavoro: nelle ditte dell’imprenditore il lavoro ufficiale di produzione di abbigliamento e sartoria andava di pari passo con quello della produzione della falsa documentazione.

Il nome dell’imprenditore era diventato piuttosto noto tra i transessuali brasiliani che desideravano una copertura per nascondere la loro vera identità. D’ora in poi, all’indirizzo novarese, non ci sarà più alcuna presenza compiacente in questo senso.

di Paola Fucilieri

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

Il Giornale

InLungoEInLargo

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Roma, 07 gennaio 2009  Lippi: ‘Gay nel calcio? Mai visti. Ma non avrei problemi a convocarli’

Il ct: “Non ne conosco, né me ne hanno parlato, se ci fossero non lo manifesterebbero”

La replica di Arcigay: “Fa come le tre scimmiette: così favorisce l’ostilità dell’ambiente”

“Credo che tra i calciatori gay non ce ne siano. In 40 anni di carriera non ne ho mai conosciuti né mai me ne hanno raccontato”. Così si esprime Marcello Lippi su recenti voci, accuse e smentite che hanno prospettato l’esistenza di un ”pianeta gay” a livello di calciatori professionisti. “Ci può essere qualcuno che ha qualche tendenza, ma non va in giro a manifestarlo”. E’ questo il pensiero espresso dal ct della Nazionale Marcello Lippi, intervistato da Klaus Davi per il suo programma in onda sul web “KlausCondicio”.

“Non escluderei mai un gay dalla Nazionale – ha aggiunto Lippi – Penso, però, che sarebbe difficile per come siamo fatti noi giocatori, che un calciatore possa vivere la sua omosessualità in maniera naturale”.

E se un suo giocatore gli confessasse la propria omosessualità? “Mi piace fare il tecnico, ma sarei a disposizione di chi si volesse confidare con me. Gli direi di non farsi condizionare, di essere ligio nella sua professione e fare ciò che vuole nel privato”.

Lippi, infine, punta l’indice contro presunte malelingue che parlano di gigolo gay per calciatori: “Non è credibile. Ogni tanto viene fuori qualche pettegolezzo, ma poi ci si rende conto che sono persone che inventano qualcosa soltanto per attirare l’attenzione. Si parte da verità e vi si raccontano sopra delle favole”.

Il commissario tecnico ha poi affrontato altri temi. Dal suo eventuale ritorno alla Juve, “A tutt’oggi ha una perla di allenatore e ottimi dirigenti”, al suo rapporto con gli Agnelli. “Mio padre odiava il potere, e quindi anche gli Agnelli che all’inizio degli anni ‘90 ne erano la massima espressione. Per questo motivo, quando,nel 1994, sono diventato ct della Juventus, mi sono recato al cimitero in preda ai sensi di colpa e ho pregato l’anima di mio padre, morto tre anni prima, di accettare la mia scelta”. Fino ai suoi colleghi, a cominciare dal più personaggio di tutti. “Mourinho? L’hoconosciuto nell’ambito dell’Uefa. E’ un grande comunicatore. Basti pensare che parla ben 5 lingue. La cultura, il carisma, la saggezza e la personalità che lo contraddistinguono, sono tutte qualità che prescindono dall’avere o meno giocato ad alti livelli calcistici. Come Mourinho ce ne sono stati altri, ugualmente grandi: Vittorio Pozzo, ad esempio, ma anche Arrigo Sacchi, che pure aveva giocato solo a livello dilettantistico…”

Ma sono state le parole sul rapporto tra i calciatori e il mondo gay a lasciare il segno. “Lippi fa come le tre scimmiette: non vede, non sente, non parla, favorendo nei fatti il clima ostile nell’ambiente calcistico italiano nei confronti delle persone omosessuali”. Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay, commenta così le dichiarazioni del ct. “Sarebbe assai semplice confutare queste impressioni personali, ma il punto non è dimostrare quanti e quali calciatori di serie A e di tutte le altre categorie vi siano, la questione vera è che questo continuo negare oltre ad esser ridicolo comincia ad esser fastidioso”, è scritto nella nota di replica.

“Come si sa – si legge – gli omosessuali sono persone che praticano tutti gli sport, sono impiegati in tutte le professioni, vivono dentro questa società come tutti. In ambienti particolarmente machisti come quello del calcio, gli omosessuali si nascondono ancor di più e visto che non presentano tratti somatici o d’atteggiamento differenti (a meno di fermarsi ai soliti stereotipi) è evidente che siano risultati invisibili anche a Lippi. Ci permettiamo però di dubitare che l’allenatore mondiale non abbia mai sentito, nella sua lunga esperienza di importanti Club, di diversi episodi e storie omosessuali”.

“Siccome però, Marcello Lippi è noto per essere persona equilibrata ed aperta, lo invitiamo ad un pubblico confronto da tenersi nei prossimi mesi, in preparazione del Pride nazionale di Genova, così per poter parlare con franchezza di calcio italiano ed omosessualità”, si legge ancora nel comunicato.

Fonte:

La Repubblica

Altre fonti:

Corriere.it

La Stampa

La Gazzetta

Tuttosport

La7

Gaynews

Mantova, 04 gennaio 2009  Trovato senza vita un trentenne di Napoli. Tra le ipotesi il delitto o un tragico gioco erotico

Morto in camera, giallo in hotel

Stanza in perfetto ordine, ma la vittima aveva segni sul collo Il cadavere scoperto da una cameriera. Secondo indiscrezioni l’ uomo avrebbe ricevuto una visita nel corso della notte

Omicidio maturato in ambiente omosessuale, gioco erotico finito in tragedia o semplicemente cause naturali? Ci sono ancora diverse ipotesi per spiegare la morte di un trentenne, trovato senza vita riverso sul pavimento del bagno della camera d’ albergo in piazza Sordello in cui era arrivato poche ore prima. A scoprire il cadavere è stata la donna delle pulizie che, dopo aver bussato più volte senza ottenere risposta, è entrata nella stanza utilizzando il passepartout. Scoperto il cadavere, la dipendente dell’ albergo ha subito ha dato l’ allarme. E’ dunque giallo sulla morte di Raffaele Guida, 30enne residente a Ercolano (Napoli), il cui cadavere è stato scoperto poco dopo le 10 e 30 di ieri mattina in una camera dell’ hotel «Ai due guerrieri», in pieno centro storico a Mantova. Dopo pochi minuti sul posto sono intervenuti gli agenti della Questura, il sostituto procuratore della Repubblica di Mantova, Giulio Tamburini, la polizia scientifica e il personale del 118, che non ha potuto far altro che constatare il decesso. Il corpo privo di vita di Guida, che indossava il pigiama, era supino a terra. Sia il bagno che la camera, al primo piano dell’ albergo, erano in perfetto ordine. Circostanza che escluderebbe un’ eventuale colluttazione. La prima ispezione eseguita sul corpo del 30enne dal professor Gaetti dell’ Istituto di medicina legale dell’ Università di Modena, non avrebbe evidenziato né ferite né ecchimosi, né tracce di lotta. Sul collo di Raffaele Guida ci sarebbe però la traccia di un solco, forse provocato da una corda o da un fazzoletto, legati troppo stretti. Il sostituto procuratore Tamburini, che coordina le indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Mantova, ha disposto l’ autopsia, che verrà eseguita domani mattina a Modena dallo stesso professor Gaetti. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi: dall’ omicidio, che potrebbe essere maturato nell’ ambiente omosessuale, al gioco erotico finito accidentalmente in tragedia. Pare, infatti, che Raffaele Guida, arrivato in hotel venerdì sera, durante la notte abbia ricevuto la visita di un uomo, con il quale si sarebbe intrattenuto per alcune ore. Per tutta la giornata di ieri gli agenti della Squadra Mobile, guidati da Vittorio Rossi, avrebbero raccolto numerose testimonianze, tra cui quelle di alcuni dipendenti dell’ hotel «Ai due guerrieri». Secondo alcune indiscrezioni, ancora da confermare, il nome di una persona sarebbe stata iscritta nel registro degli indagati. A distanza di sei mesi la provincia di Mantova è dunque nuovamente teatro di un giallo. Lo scorso 26 luglio Dean Diljevic, croato di 27 anni, era stato trovato impiccato con il guinzaglio del suo cane al cancello del «Magic Nuar», il locale per scambisti che gestiva a Stradella di Bigarello, piccolo comune dell’ hinterland mantovano. Dopo aver vagliato numerose ipotesi, la Procura di Mantova ha accertato che si trattò di omicidio ed ha indagato tre persone: la fidanzata del 27enne, il dee-jay del club privée e l’ agente immobiliare incaricato di seguire la vendita del locale. Valentino Gonzato Le indagini L’ episodio Raffaele Guida, 30 anni, di Ercolano (Napoli) viene trovato privo di vita in una stanza dell’ hotel «Ai due guerrieri» di piazza Sordello a Mantova. La porta della camera è chiusa dall’ interno e il cadavere viene scoperto da una cameriera che doveva entrare per fare le pulizie. La camera è in perfetto ordine, la vittima indossa un pigiama ed è distesa a terra nel bagno. I dubbi Sul collo di Raffaele Guida sono stati notati dei segni piuttosto profondi, come lasciati da una corda o da un fazzoletto stretto con forza. Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, la vittima avrebbe ricevuto una visita nel corso della notte. Sarà l’ autopsia a chiarire adeso le cause della morte.

Gonzato Valentino

Fonte:

Corriere.it

Altre fonti:

InLungoEInLargo

Gaynews

Napoli, 03 Gennaio 2009  Ucciso transessuale di colore forse il movente è una rapina

Il cadavere di un transessuale marocchino di 32 anni, Mhtium Abululak, è stato trovato in vico Sant’Alessio, una traversa di via Lavinaio, nella zona del Mercato. L’uomo è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa.

Il proiettile esploso dalla pistola impugnata dagli assassini si è conficcato dietro la nuca della vittima ed è fuoriuscito dalla guancia. Sembra che l’uomo sia stato ucciso altrove e solo successivamente portato nella stradina del quartiere Mercato.

L’uomo è stato ucciso probabilmente per una rapina. È quanto ritengono gli investigatori – le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia Stella – dopo i rilievi sul posto. La vittima, che indossava una gonna e degli stivali, è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa e presentava diverse ecchimosi sul corpo, forse perché ha cercato di resistere al tentativo di rapina. Vicino ai suoi piedi una borsa vuota.

Fonte:

Gaynews

Altre fonti:

La Repubblica di Napoli

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Napoligaypress

Omoios