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Osservatorio Omofobia 2008

31 Dicembre 2008: Roma, transessuale ucciso. Confessa l’assassino. Ha confessato l’autore dell’omicidio di Roberta, il transessuale brasiliano trentunenne (all’anagrafe Herbert Siqueira Goncalver ) assassinato a via Ribes, nel cuore del quartiere Centocelle, nella notte tra il 23 e il 24 novembre scorso. A fermare Mirko Di Mario, operaio ventiduenne con alcuni precedenti penali per spaccio e lesioni personali, sono stati sabato scorso i carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci. L’arresto è avvenuto a casa dei genitori a Guidonia, dove i carabinieri, diretti dal maggiore Lorenzo Sabatino, hanno anche rinvenuto il coltello da cucina di 30 centimetri con cui l’assassino ha inferto a Roberta il colpo mortale. «Ho reagito per non farmi rapinare il portafoglio», si è difeso il giovane, che alla vista dei carabinieri, al momento dell’arresto, aveva cercato di buttare il coltello dalla finestra dell’abitazione dei genitori e scappare. Dopo essere stato fermato dai militari, Di Mario ha confessato l’omicidio. Secondo il racconto del ventiduenne, la lite per il tentativo del trans di derubarlo sarebbe scoppiata in macchina. Il giovane, in stato di fermo avrebbe quindi afferrato il coltello – che ha detto di portare sempre con sé per difesa personale – e colpito la vittima una volta sola al torace. Per individuare l’omicida sarebbe stato determinante il contributo di testimonianze di alcuni conoscenti della vittima, che avevano visto salire Roberta prima di morire a bordo della Ford Focus grigia appartenente a Di Mario. Roberta era in Italia da cinque anni ed era incensurata. Abitava a Centocelle e si prostituiva abitualmente in viale Palmiro Togliatti, poco lontano da dove fu trovata morta. «Vogliamo complimentarci con le forze dell’ordine per le indagini svolte che hanno portato a individuare l’assassino di Roberta, in un anno orribile per le persone lesbiche, gay e trans della capitale», ha affermato il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo.
30 Dicembre 2008: Lecce, video hard e ricatti. Avrebbero tentato di estorcere denaro al protagonista di un filmino hard con la minaccia di diffonderlo su internet. Di questo sono accusati due giovani dell’hinterland magliese di 27 e 22 anni. I carabinieri della compagnia di Maglie, che avevano raccolto la denuncia della presunta vittima, li hanno arrestati per tentata estorsione. I due, che sono ora rinchiusi nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, avrebbero chiesto la somma di 700 euro al protagonista del video a sfondo omosessuale che, invece di sottomettersi, si è rivolto ai carabinieri con i quali ha organizzato la trappola. Quando si è recato all’appuntamento per pagare, sul posto si sono fatti trovare i militari del colonnello Filippo Calisti, comandante provinciale dell’Arma, che hanno arrestato in flagranza uno dei due sospettati. La stessa cosa è toccata poi al suo complice.
30 Dicembre 2008: Milano, trans ucciso a Natale: arrestati due marocchini. ROSATE – DUE EXTRACOMUNITARI di origine marocchina sono stati arrestati dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Abbiategrasso, con l’accusa di omicidio aggravato. Uno acciuffato nel Milanese, l’altro nei dintorni di Voghera. SAREBBERO loro, a tutti gli effetti, gli autori dell’assassinio del transessuale brasiliano trovato riverso in un fosso nei pressi della Cascina Contina di Rosate, dove è attiva la nota comunità residenziale pedagogico-riabilitativa per tossicodipendenti. Il corpo del sudamericano vestito da donna, di circa quarant’anni, era stato rinvenuto da dei passanti nel primo pomeriggio della vigilia di Natale sul ciglio di una strada secondaria in aperta campagna. Immediata la chiamata ai soccorritori e ai carabinieri, ma ormai per l’uomo non c’era più nulla da fare. La vittima aveva solo una ferita e un ematoma allo zigomo. L’arma utilizzata: un cric, pare, o comunque un oggetto metallico. Secondo l’autopsia, avvenuta sabato, la morte risalirebbe al precedente fine settimana. Il pubblico ministero del Tribunale di Milano ha convalidato l’arresto dei due marocchini grazie alle prove fornite dai carabinieri che in un primo momento hanno effettuato il fermo indiziario. Fondamentale per l’identificazione dei presunti assassini sarebbe la testimonianza di un altro transessuale. I DUE MAROCCHINI avrebbero abbordato il brasiliano tra sabato e domenica notte, nell’hinterland sud ovest milanese dove il fenomeno della prostituzione trans ha affiancato quella femminile. Le cause dell’omicidio sono tuttavia ancora sconosciute. Potrebbe essersi trattato di una rapina finita nel sangue, oppure del tragico epilogo di qualche ora di trasgressione. Se ne potrà capire di più non appena gli inquirenti interrogheranno i due extracomunitari ora rinchiusi nel carcere di San Vittore a Milano.
30 Dicembre 2008: Roma, arrestato prestunto assassino del trans ucciso a Centocelle. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno arrestato un uomo ritenuto responsabile dell’omicidio del transessuale brasiliano trovato cadavere all’alba del 24 novembre scorso, in via Ribes, a Centocelle, con ferite al torace. Ulteriori particolari saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 11:30 presso la sede del comando provinciale Carabinieri di Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina 6. Sarebbe stato un ragazzo romano di 22 anni a ferire a morte con un coltello ‘Roberta’ il transessuale, il cui corpo è stato trovato nel quartiere di Centocelle, a Roma, lo scorso 24 novembre. Il cerchio dei sospetti si è stretto attorno a lui e il giovane ha confessato il delitto: dopo una breve colluttazione, Mirko Di Mario ha ucciso Goncalves Siqueira Herbert, il brasiliano conosciuto come ‘Roberta’, perchè questi avrebbe tentato di rubargli il portafogli. Così, con il coltello che il 22enne portava sempre in auto per potersi difendere in caso di aggressione, ha inferto un colpo mortale al torace del trans. Il cadavere del transessuale brasiliano, 31enne, clandestino e residente da cinque anni in Italia, è stato trovato grazie alla segnalazione di un cittadino, in via dei Ribes. Il trangender, vestito con abiti femminili e con una parrucca bionda, non aveva alcun segnale di riconoscimento. L’omicidio sarebbe avvenuto proprio in questa zona, dentro l’auto di Mirko Di Mario, ora posta sotto sequestro. Secondo le prime ricostruzioni, ‘Roberta’ sarebbe stata colpita dal suo aggressore e si sarebbe trascinata per qualche metro prima di crollare a terra. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma sabato scorso sono giunti all’arresto del giovane che si trovava a casa dei genitori in via Tiburtina, all’altezza di Guidonia Montecelio. Durante la perquisizione domiciliare il 22enne avrebbe tentato di gettare dal balcone l’arma del delitto: un coltello da cucina di 30 centimetri. Il ragazzo, un operaio con precedenti di polizia per spaccio e lesioni personali è ora in stato di fermo in quanto indiziato di delitto. Apparentemente tra i due non c’è nessun legame, ma si scava per accertare l’esatta dinamica dei fatti. I militari sono giunti a Di Mario grazie alle serrate indagine attorno al microcosmo di viale Palmiro Togliatti, dove la vittima si prostituiva, cercando di ricostruire le ultime ore di ‘Roberta’. Alcuni testimoni, infatti, hanno visto il transgender salire su un’auto grigia, probabilmente una ford focus e presumibilmente quella di Mirko Di Mario.
28 Dicembre 2008: Firenze, trans picchiata e rapinata. Un transessuale picchiato e rapinato; un pensionato immobilizzato e minacciato di morte: è accaduto nella zona delle Cascine, a distanza di poche ore, nella giornata di Santo Stefano. Il bottino complessivo delle due rapine è stato di appena 30 euro. Nella borsetta del transessuale, 46 anni, aggredito di notte, di euro ce n’erano solo 10. Tre gli aggressori, presumibilmente albanesi o rumeni: il transessuale è stato colpito al volto ripetutamente ed è stato giudicato guaribile in 20 giorni. Gli aggressori, fuggiti a piedi, hanno fatto perdere le tracce: inutili, finora, le ricerche di polizia e carabinieri. Poco prima, alle forze dell’ordine si era rivolto un pensionato di 62 anni: ha raccontato di essere stato immobilizzato e minacciato di morte da due stranieri mentre passeggiava sulla passerella che collega le Cascine con il quartiere dell’Isolotto. Il bottino è stato di 20 euro scarsi.
27 Dicembre 2008: Firenze, Monsignor Betori: “No alle unioni di coppie gay”. La pienezza della condizione umana trova senso e compimento nell´incarnazione di Dio nel bambino Gesù. E´ questo lo spunto da cui parte la riflessione dell´arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori nella messa della notte di Natale celebrata nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, la prima del suo mandato pastorale. «Nella grotta di Betlemme», spiega, «prende inizio un´umanità nuova. In Gesù ogni uomo e ogni realtà umana riceve la sua dignità e ne invoca il rispetto. Vale per tutti gli uomini e donne della terra, dall´inizio del loro concepimento fino al compimento naturale della loro vita, in nome di una dignità della persona che non ammette graduazioni o oblii in nome di un falso concetto di qualità della vita». Il suo “no” all´eutanasia è netto, così come quello alle unioni gay e alle coppie che non scelgono di sposarsi: «La famiglia come unione feconda di un uomo e una donna non può essere equiparata a nessuna convivenza, tanto meno di persone dello stesso sesso», dice l´arcivescovo. Che nell´omelia non fa solo riferimento ai temi etici. Il suo ragionamento sull´incontro tra umano e divino investe anche i valori che sono alla base della comunità sociale e ai criteri che regolano il mercato economico e il mondo del lavoro. Ricorda «i poveri e gli emarginati dalle nostre società del benessere, quanti faticano a tenere il passo di un progresso che, non mettendo al centro la persona umana, fa troppe vittime». In questo Natale di crisi Betori parla di chi rischia il posto di lavoro e rivolge alla città l´invito «per la ricerca di una convivenza in cui ciascuno si senta responsabile del bene comune di tutti». La vita stessa della comunità», dice l´arcivescovo, deve essere improntata a «sobrietà, giustizia, pietà». Sono i temi che Betori riprende nella messa della mattina del 25 dicembre in Duomo centrata su uno dei brani più suggestivi del Vangelo di Giovanni In principio era il verbo e il verbo era presso Dio e il verbo era Dio. «Quella parola eterna ed assoluta si fa storia», dice. «Rivendicare la concretezza storica del Natale serve a dare fondamento reale alla fede e indirizzarci verso un modo di viverla che ci rende responsabili verso la storia e mai estranei all´umanità». La Chiesa, insomma, non si sottrae al confronto, non rinuncia a partecipare al dibattito, anche se sui temi etici spesso il dibattito sfocia nella polemica. «Su questa stretta connessione tra natura e storia, che trova il suo fondamento nella identità tra il Verbo eterno e il Verbo incarnato, riposa la dottrina della Chiesa circa la dignità perenne della persona umana, nella unità della sua dimensione spirituale e corporea e quindi nel rispetto della distinzione e della complementarietà dei sessi, come pure il riconoscimento della specificità del matrimonio come unione stabile di un uomo e una donna aperta alla vita… Avere certi riferimenti», dice Betori, «non vuol dire rinunciare al nuovo ma possedere gli orientamenti giusti per poterlo valutare, senza farsi schiavi delle mode dei consumi, dello strapotere delle tecniche, dell´imperio sulle coscienze di ideologie più o meno abilmente mascherate. L´immagine del bambino di Betlemme ci aiuta a credere che c´è un futuro per l´umanità».
27 Dicembre 2008: Napoli, ucciso uomo in treno. La vittima, 41 anni, era su una carrozza ferma nella stazione centrale. Forse strangolato con la cinta dei pantaloni. Sul volto segni di percosse. Omicidio su un vagone ferroviario fermo nella stazione centrale di Napoli. Giovanni Airaudo, 41 anni, di Angri, in provincia di Salerno è stato ucciso la notte del 23 dicembre, ma le forze dell’ordine lo hanno reso noto solo oggi. Secondo gli investigatori potrebbe trattarsi di un delitto a sfondo sessuale. Airaudo, secondo quanto ricostruito, è salito nella tarda serata di martedì sulla carrozza di un treno fermo in Stazione e destinato a ripartire solo il giorno dopo. Probabilmente era in compagnia di alcuni sconosciuti.
L’uomo, forse omosessuale, è stato trovato con indosso solo lo slip e con segni di strangolamento, provocato, si pensa, dalla cintura dei pantaloni che è stata ritrovata. Sul volto c’erano segni di percosse e sfregi.
27 Dicembre 2008: Milano, travestito trovato morto. Il cadavere di un uomo sui 50 anni, forse di origine brasiliana e vestito da donna, è stato trovato sul ciglio di una strada di campagna nei pressi della cascina Contina a Bubbiano, piccolo centro vicino ad Abbiategrasso (Milano). A scoprire il corpo dell’uomo, privo di documenti, sono stati alcuni cacciatori che hanno poi dato l’allarme, chiamando i carabinieri. Sul suo corpo non ci sono ferite ma solo un ematoma sullo zigomo destro.
24 Dicembre 2008: Milano, giovane gay aggredito a seguito di un commento sulla bellezza di Pato. Ieri a Milano, in via Santa Sofia, Enzo C., un ragazzo gay di 20 anni, è stato circondato da un gruppo di coetanei, spintonato e insultato. Il 16 novembre scorso, nella stessa zona, un altro giovane gay, Massimiliano Scavia, è stato circondato e picchiato selvaggiamente da una banda di giovani. Ricoverato in ospedale, gli sono stati riscontrati un trauma cranico, la frattura del naso, ferite e contusioni da aggressione altrui alle gambe, al volto e alla schiena, per una prognosi di otto giorni. “Mi hanno chiamato ‘frocio di merda,’ e mi hanno rivolto altri insulti,” ricorda Massimiliano. “Ho avuto la sola colpa di rispondere loro per le rime. Mi hanno colpito con calci e pugni, lasciandomi a terra svenuto per più di mezz’ora. Quando mi sono ripreso e sono tornato a casa, mi hanno portato in ospedale. Ho deciso di denunciare i miei aggressori e di rivolgere un appello alla città di Milano affinché inizi a combattere seriamente il razzismo e l’omofobia”. Enzo è stato più fortunato, perché alcuni passanti si sono fermati e i suoi giovani aggressori sono fuggiti quasi subito. “Sembrava un gruppo di ragazzi normali,” ha commentato. “Stavo passeggiando con un mio amico e parlavamo di ragazzi. A un certo punto ho detto che secondo me Pato, il giovane campione del Milan, è il ragazzo più carino del mondo. Mi hanno sentito e si sono scatenati contro di me”. Gli episodi omofobici che accadono sempre più frequentemente nel nostro Paese, tuttavia, e che solo di rado divengono di dominio pubblico o vengono denunciati, destano preoccupazione e sono sintomo di come l’intolleranza dilaghi in Italia e colpisca, ormai fuori controllo, le minoranze socialmente emarginate e dunque più vulnerabili.
23 Dicembre 2008: Parma, violentano e picchiano trans. Arrestati due polacchi. Un incubo lungo una notte intera quello che una transessuale periviana è stata costretta a subire a Parma. In un locale conosce un uomo, un manovale polacco che le piace. Escono insieme dal locale, ma la trans non vuole allontanarsi, invece, salita in macchina arriva un secondo uomo che la blocca dalle braccia. Parte il veicolo e si ritrovano davanti ad un edificio in cui lavorano i due manovali. Hanno le chiavi sia del cancello automatico, sia dell’appartamento in ristrutturazione. Superano il cancello, la trans cerca di scappare, ma il cancello di richiude tropo velocemente. Si ritrovano dentro l’appartamento e i due polacchi cominciano a bere, anche se sono già ubriachi. La trans prova a calmarli, quindi tenta di nuovo la fuga. Niente da fare: la bloccano nel cortile interno e la stuprano. Piangendo e dolorante, la transessuale cerca di nuovo di scappare. I due delinquenti la fermano ancora e partono le botte: calci, pugni e percosse di ogni genere che fanno urlare la trans talmente forte che una codomina chiama la polizia. Al loro arrivo gli agenti si trovano davanti ad una scena che non esitano a definire “Pietosa”: la trans con il volto coperto di sangue e gli evidenti segni di quello che è appena accaduto. Alla vittima, ricoverata in ospedale, sono stati dati 10 giorni di prognosi, mentre i suoi due aguzzini non smentiscono e non confessano il loro terribile gesto.
22 Dicembre 2008: Città del Vaticano, il Papa: “No all’ideologia gender”. La Chiesa si rende “visibile” al mondo come una “forza spirituale che indica cammini di vita”. Il Papa non e’ la ”star” delle Giornate mondiali della gioventu’, che non sono un “festival rock”. La Chiesa deve proclamare non solo ”salvezza” ma anche difesa del “creato”. Ma non basta difendere “le foreste tropicali”, occorre difendere l’uomo da se stesso quando tenta di distruggersi. E facendolo il Papa si schiera contro la ideologia del “gender”, per riaffermare l’umanita’ creata come “uomo e donna” e indicare la struttura matematica del creato come segno della potenza di Dio. E’ ad ampio raggio il discorso di Benedetto XVI alla Curia per lo scambio di auguri di Natale, nella Sala Clementina, preceduto dall’omaggio del decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano, e seguito dal saluto personale di Benedetto XVI a tutti i cardinali, vescovi e prelati della sua “famiglia” alla quale ha anche espresso “riconoscenza per l’apprezzata collaborazione prestata al ministero del Successore di Pietro”. Benedetto XVI, che dopo il suo primo discorso alla Curia del Natale 2005 aveva adottato un profilo “basso” nei successivi incontri, oggi e’ tornato ad un discorso ampio che, incentrato sullo Spirito Santo, lo ha portato a una serie di considerazioni sul ruolo della Chiesa, sul suo personale incarico, sulla missione della Chiesa nel mondo. Papa Ratzinger e’ partito dall’anno che sta per concludersi, ricco di ”sguardi retrospettivi su date incisive della storia recente della Chiesa”, i cinquanta anni dalla morte di Pio XII e dalla elezione di Giovanni XXIII, i quaranta anni dalla Humanae vitae e i trenta dalla morte di Paolo VI che la firmo’. Poi una carrellata dei viaggi – Sydney, Stati Uniti e Francia – e degli eventi, soprattutto il sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio. Fare del Papa la ”star” delle Gmg e di queste un festival rock, ha ammonito, serve solo a “poter rimuovere la questione di Dio”, il Papa non e’ la ”star attorno cui ruota tutto” ma e’ solo il “vicario che rimanda all’Altro”. La “responsabilita” per il creato, ha spiegato, e’ legata al fatto che “la materia e’ strutturata in modo intelligente, il nostro spirito e’ in grado di interpellarla e attivamente rimodellarla”; c’e’ una “responsabilita’ verso la terra” e dall”‘ordine matematico” deriva un “orientamento etico”. Alla ecologia del pianeta il Papa ha affiancato la “ecologia dell’uomo” per difenderlo dalla autodistruzione e la critica al “gender”. Finito il discorso, quasi mezz’ora di strette di mano e battute con i presenti.
22 Dicembre 2008: Bolzano, oscurati manifesti lotta Aids. ‘Ci dispiace per l’episodio accaduto a Bolzano, ma si tratta di un errore di esposizione di tipologia di manifesto”: Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, si scusa cosi’ per alcuni manifesti che sensibilizzano alla prevenzione dell’Aids con un linguaggio forte. Nel frattempo il sindaco Luigi Spagnolli ha fatto oscurare i manifesti esposti. “Arcigay – spiega Mancuso in una nota – ha promosso una campagna nazionale di prevenzione sull’Aids suddivisa in due aree: una rivolta direttamente alla comunita’ GAY, l’altra pubblica. In quella rivolta alla comunita’ GAY nei luoghi di aggregazione si utilizza volutamente un linguaggio diretto e crudo, determinato dalla necessita’ di riportare l’attenzione della popolazione omosessuale su una patologia pericolosamente sottovalutata”. “L’altro pezzo di campagna rispettosa delle sensibilita’ altrui e’ stata promossa – prosegue Mancuso – con manifesti pubblici affissi in tutta Italia. A Bolzano e’ evidente che vi sia stato un errore nella consegna dei manifesti da affiggere, di cui pubblicamente ci scusiamo”.
20 Dicembre 2008: Bolzano, campagna contro l’Aids di arcigay, polemica in comune. Una «pubblicità progresso » provocatoria, che può ricordare lo stile di certe campagne firmate Oliviero Toscani. I manifesti di Arcigay, comparsi anche a Bolzano, hanno immediatamente suscitato polemica. Indignata Maria Teresa Tomada di An, che chiede al sindaco di far rimuovere in particolare un cartellone comparso nei pressi delle scuole in via Montecassino. Alla richiesta si associa, dallo schieramento opposto, l’assessore all’innovazione Silvano Baratta. «Preservativo, simbolo di piacere»: questo lo slogan dei manifesti, pensati da Arcigay, per sensibilizzare i ragazzi a livello di prevenzione. L’idea di fondo è quella di associare il profilattico a un momento di piacere, e non a un fastidio. Di qui l’immagine di un modello a petto nudo, in posa sexy con tanto di preservativo infilato al dito. Il messaggio sottostante è decisamente senza perifrasi: «Non lasciamoci venire in bocca, scopiamo e facciamoci penetrare solo con il preservativo ». Tutto troppo esplicito? Per An sì. «I due manifesti – scrive Tomada – campeggiano di fianco ad una scuola elementare, una scuola materna ed un’area parrocchiale. Io credo di essere tutto tranne che una bacchettona, tant’è vero che in tempi non sospetti ho votato a favore del registro delle unioni civili, contro il parere del mio partito, ed ho sempre sostenuto anche in commissione le associazioni che si occupano di lotta all’Aids, perché la salute è un bene da tutelare sempre e comunque, gay o etero che siamo. Ma da qui ad affiggere turpiloquio e volgarità esplicite ce ne corre: bene sarebbe fare queste campagne nei luoghi adatti, come discoteche e bar frequentati da ragazzi e adulti. Qui credo che si sia passato il segno: caro sindaco, chi ha autorizzato? È il caso di far rimuovere subito i manifesti». A Tomada risponde l’assessore Baratta: «Finalmente sono d’accordo con la collega. E a me che diano del moralista, non interessa. Me lo hanno già dato quando da assessore al personale ho proposto di mandare alla Commissione di disciplina un dipendente che proiettava filmini porno in ufficio. Per il resto, non è che i manifesti vengono sottoposti alla censura del sindaco, che non porta responsabilità alcuna. Si potrebbe rimborsare la tassa di affissione e coprirli».
17 Dicembre 2008: Catania, suicida in cella dopo abusi perchè scriveva poesie. Si è suicidato nel carcere catanese di Bicocca il 25enne indagato per mafia che era stato violentato in una cella del penitenziario ‘Piazza Lanza’ perché scriveva poesie e per i detenuti, ciò, era “una attività da omosessuale”. Il ragazzo si è impiccato lunedì sera. La vicenda era balzata agli onori delle cronache ad agosto scorso quando il suo avvocato, Antonio Fiumefreddo, dichiarò – come ricorda il Giornale di Sicilia – durante la trasmissione ‘Klauscondicio’ che il ragazzo, del quale non sono state rese note le generalità, era vittima di abusi. “Il ragazzo – spiegò il legale – scriveva poesie e aveva modi che potremmo definire effeminati. Non so nemmeno se fosse omosessuale, ma così venne ritenuto dagli altri detenuti, e fu trattato in carcere come tale. Fu violentato da un gruppo di 8 detenuti, tutti in carcere per gli stessi reati, e fu costretto al ricovero in infermeria con nove punti di sutura all’ano, L’episodio non è l’unico, credo sia accaduto anche molte altre volte” disse l’avvocato. Il ragazzo da qualche tempo godeva della semi libertà. La magistratura di Catania ha aperto un fascicolo.”Un evento di questo genere denunciato dall’avvocato Fiumefreddo ha determinato anche una richiesta di accertamento da parte di Arcigay al Garante per i diritti dei detenuti, senatore Salvo Fleres. La nota ufficiale del Garante ha escluso all’epoca che i fatti denunciati dall’avvocato si fossero verificati nel carcere di Catania. Quindi per quanto riguarda l’ufficialità ci atteniamo alle indicazioni del Garante”. Lo dice ad Apcom Paolo Patanè, presidente regionale di ArciGay in Sicilia a proposito del suicidio nel carcere catanese di Bicocca di un ragazzo di 25 anni che, in passato, secondo quanto dichiarò l’avvocato Antonio Fiumefreddo a ‘Klauscondicio’, era stato violentato perchè scriveva poesie e per questo ritenuto dai compagni di cella omossessuale. “Sollecitiamo ovviamente la magistratura – prosegue Patanè – a fare piena luce sia sul fatto all’epoca denunciato e su eventuali relazioni con il tragico suicidio di lunedì mentre, in generale, auspichiamo che si apra un capitolo di attenzione sulla situazione della persone omosessuali e transessuali nelle carceri”.
14 Dicembre 2008: Cremona, Forza Nuova: no al Cremona Pride. Un locale pubblico ha ospitato nei giorni scorsi la festa ‘Notte Praga’, riservata a gay. Forza Nuova parla di ‘Cremona pride’ e protesta. «I protagonisti di quel glorioso raduno hanno pensato bene di dare una edificante dimostrazione delle loro passioni nelle vie centrali della città – si legge in un comunicato -. Forza Nuova Cremona, davanti a questo ennesimo esempio di modello antisociale, ribadisce come sia la sola famiglia tradizionale a dover essere supportata e difesa dalle istituzioni, perché è grazie ad essa che il nostro Paese può sperare di uscire da quel declino morale verso il quale sembra inesorabilmente avviato». Continua Forza Nuova: «Da sempre e senza ambiguità, affermiamo che è la sola famiglia tradizionale, quella vera, quella secondo natura, integra nei suoi affetti e nella sua moralità, a rappresentare il cardine, la colonna portante, per un modello sociale basato sui valori cristiani, in assenza dei quali si genera solamente il caos». Forza Nuova «respinge con fermezza questa cultura relativista. Saremo anche per questa battaglia, orgogliosamente, nelle piazze e nelle vie d’Italia a testimoniare la nostra volontà di non arrenderci di fronte allo status quo e per ridare speranza ad un paese ormai sfinito».
12 Dicembre 2008: Youtube censura: chiesa ed omosessualità. Ci sono argomenti che è meglio non affrontare, termini che è preferibile non utilizzare, per questioni di decenza, per morale, e ci sono film che è il caso di tagliare, perchè potrebbero risultare “diseducativi”. Figuriamoci poi se si tratta di un video di inchiesta dal taglio giornalistico… si passa direttamente alle minacce di querela. La vicenda è estremamente semplice. Saverio Tommasi, attore e regista e Ornella De Zordo, consigliere comunale a Firenze ( nota alle cronache anche per le ultime polemiche con il sindaco Dominici) decidono di mettere sù un progetto di “informazione alternativa” con una serie di dieci inchieste video inerenti temi di attualità. Realizzano la prima. Il tema è scottante ( chiesa e omosessualità), i contenuti promettono un gran bene, lo stile accattivamente fa l’occhiolino alle Jene, il giornalista in questione fa “l’infiltarto” di turno. Durata 10 minuti. Il video viene mandato su youtube e in poco tempo riesce a collezionare parecchi consensi, le associazioni gay e lesbiche italiane lo rilanciano con foga, se ne occupa anche la stampa nazionale, grazie al tam tam attuato via mail dai due intrepidi reporter. Tuttavia dopo una presenza in rete per una decina di giorni e circa 12.000 visite totalizzate, youtube decide di rimuovere il video a causa di una ” presunta violazione della privacy”. Le motivazioni, a detta di Tommasi sarebbero ben altre, ovvero le minacce di querela giunte a lui e a De Zordo da parte di uno dei protagonisti del video, Luca di Tolve, esponente del gruppo Lot e promotore dei seminari di guarigione per problemi legati alla sfera sessule funzionali a ” restaurare la mascolinità”, attraverso la preghiera e l’ausilio dello Spirito Santo. Che Di Tolve sia un esponente del gruppo non è un mistero, sulla sezione ” chi siamo” del sito si legge: ” Siamo un gruppo di giovani cattolici che in passato hanno frequentato con beneficio i corsi di Living Waters e di Obbiettivo Chaire per le ferite della sfera affettiva e relazionale.” Subito sotto compare una foto in primo piano, esattamente quella di Luca di Tolve, che racconta ampiamente e dettagliatamente la sua esperienza di gay “guarito” ormai eterosessuale, senza fare mistero del fatto che a guarirlo sia stata la scoperta delle teorie di Joseph Nicolosi nonché ” Tre rosari al giorno, i corsi del gruppo Chaire e quelli di Living Waters”. Fermiamoci un attimo su questi due gruppi. Il Living Waters ha come riferimento il pastore evangelico Andy Comiskey, anche lui ex-gay, creatore nel 1980, di un programma di guarigione interiore per problemi legati alla sfera relazionele e sessuale. Invece, Obiettivo Chaire- si legge su Wikipedia- è un gruppo cattolico che, nella fedeltà alle posizioni dottrinali del magistero della Chiesa cattolica riguardo all’omosessualità, si propone di «offrire risposta alla richiesta di aiuto pervenuta da molte persone [...] ferite nella propria identità sessuale, in particolare per tendenze di natura omosessuale». Si rivolge esplicitamente a «quelle persone che rifiutano la logica dell’attivismo gay e chiedono di essere accompagnati a superare il loro disagio, ritrovando il disegno originario di Dio sulla loro vita». Gruppi cattolici dunque, che si mettono in moto nella convinzione di rendere un servizio a persone sofferenti e malate, in questo caso omosessuali, con l’aiuto della religione e della preghiera, e appoggiandosi a strutture cattoliche. In sostanza: dall’omosessualità si può uscire cone si può uscire dalla droga. I siti di riferimento, quelli citati sul video, sono un continuo rimando, in molti casi è possibile trovare del materiale documentario, anche di carattere scientifico, o pseudo, più una serie di consigli per genitori e amici. Il lavoro fatto da Saverio Tommasi e Ornella De Zordo, è dunque un lavoro di documentazione e analisi, in primis dei documenti cartacei, che è possibile reperire anche on-line e delle diverse teorie che vi ruotano attorno, come la presunta responsabilità della figura materna nel caso dell’omosessualità del figlio, maschio… Ma nulla ha a che vedere con la violazione della privacy ( l’ unica persona ad essere ripresa in volto è il padre esorcista mentre celebra la messa). Piuttosto ha i toni polemici di una denuncia. Assimilare l’omosessualità alla presenza di Satana sulla terra ( cpome avviene durante il corso in cui Tommasi si è infiltrato), e sostenere che “Pasolini morì a causa delle sue abitudini sessuali…” sono affermazioni pesanti e che difficilmente possono scrollarsi di dosso l’ombra omofobica che potrebbe celarsi dietro. L’Arcigay nazionale, dal canto suo, grida vergogna e “…denuncia questa aggressiva escalation contro l’omosessualità, che sparge menzogne e procura concreti danni ai vissuti delle persone che cadono in questa rete di esaltati cattolici reazionari!”. ” Le gerarchie cattoliche- scrive il presidente, Aurelio Mancuso- che ogni giorno pubblicamente condannano l’omosessualità, si affidano ora a praticoni apprendisti stregoni, che cercano di dimostrare che dall’omosessualità si può guarire, spargendo pericolissime idee e giudizi sul ruolo genitoriale e sui modelli sociali di riferimento, che dovrebbero preoccupare in primo luogo i cattolici.” Per molto tempo considerata una malattia psichiatrica, l’omosessualità ha perso quest’etichetta dalla metà degli anni ’70, dal ’93, questa posizione è stata fatta propria anche dall’OMS. Ciononostante essere omosessuali continua ad essere un reato, punibile anche con la pena di morte o con la reclusione, in molti paesi nel mondo, 94 gli Stati in cui esiste il ‘reato di omosessualità’, in 7 di questi (Iran, Mauritania, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Arabia Saudita, Nigeria) vige la pena capitale. Però la proposta francese di una moratoria internazionale per il reato di omosessualità da portare all’ONU è stata accolta in maniera critica dal Vaticano, suscitando una serie di polemiche successive fino ad un sit-in svoltosi il 6 dicembre. Secondo il Vaticano, infatti, chiedere la depenalizzazione del reato di omosessualità porterebbe come conseguenza ad una serie di pressioni all’interno degli stati che non accettano unioni fra persone dello stesso sesso. Recentemente una leggera marcia indietro, tramite il direttore della sala stampa, padre Federico Lombardi: ” “La Chiesa è certo per una depenalizzazione della omosessualità, non è per riconoscere leggi penali che considerino crimine l’omosessualità”. Fermo restando che al momento si tratta di una proposta, da avanzare al’ONU, di cui il Vaticano non fa parte.
9 Dicembre 2008: Panorama, sul forum del giornale omofobia gatuita. Dure le risposte del caporedattore. Panorama ha aperto un forum a seguito della mancata messa in onda di alcune scene del film “I segreti di Brokeback Mountain”. Parecchi gli interventi alcuni dei quali marcatamente omofobi oppure profondamente imbecilli. La coordinatrice della redazione Carla Degirolamo è scesa direttamente in campo per difendere la libertà di opinione, pensiero e stampa dei propri redattori stuzzicata da una domanda particolarmente fuori luogo fatta da un tale Pino che ha scritto:  vista la quantita’ di thread lanciati dalla Redazione di Panorama sui gay ci farebbe piacere sapere quanti gay ci sono in tale esimia Redazione, sembra che ci sia una sorta di fissazione a tale argomento. Sù un pò di outing non fa male, quanti gay ci sono in Redazione? La risposta di Carla Degirolamo, caporedattore: In questa redazione che ho il privilegio di coordinare ci sono straordinari professionisti, attenti a cogliere quello che accade e a riferirne ai lettori. Quelle che lei, Pino, chiama “fissazioni” sono semplicemente le cronache di quanto succede nel nostro Paese e nel mondo, che si sembra importante riportare. Il resto per me non ha nessuna importanza carla.degirolamo. Probabilmente tale Pino resosi conto della stupidità della sua affermazione ha immediatamente fatto “un’inversione a u” ha risposto cambiando tono naufragando in un mare di ovvietà: “neanche per me ha importanza, segnalavo solo una preferenza riguardo gli argomenti trattati, quando la percentuale per certi “fatti” rispetto al totale degli avvenimenti supera una certa percentuale la domanda sorge spontanea, come diceva un famoso giornalista televisivo“. Ma quanti Pino figli di quella famosa “madre dei cretini” che resta sempre incinta, ci sono in Italia? Un mare…! Un grazie Carla Degirolamo per la sua posizione.
9 Dicembre 2008: Rai2, censura Borkeback Mountain. Marano: dopo scuse grottesche promette che andrà in onda senza tagli. Il film di Ang Lee trasmesso ieri sera senza le scene d’amore fra i cowboy omosessuali. Protestano le associazioni gay. Marano: “E’ stata una pura casualità”…
Li hanno definiti “tagli da censura anni Cinquanta”. Una protesta tale da costringere il direttore di RaiDue, Antonio Marano, a fare marcia indietro, spiegare che si è trattato di una causualità e che il film verrà mandato di nuovo in onda ma in versione integrale. Motivo del contendere, I segreti di Brokeback Mountain, pellicola diretta da Ang Lee e tratta dall’omonimo racconto premio Pulitzer di Anne Proulx, storia d’amore omosessuale fra due cowboy. Un film che tanto fece discutere ai tempi della sua uscita nelle sale, nel 2006 (con divieto ai minori di 14 anni, poi eliminato con revisione ministeriale il 22 maggio del 2007), per il clamore suscitato dalle sequenze in cui i protagonisti si scambiano effusioni. Ebbene il film, vincitore del Leone d’oro a Venezia, di tre Oscar (fra le nomination c’era anche quella per Heath Ledger, morto prematuramente lo scorso gennaio) e di quattro Golden Globe, è andato in onda ieri sera su RaiDue ma nella versione tagliata delle sequenze giudicate più “imbarazzanti”, con coro di protesta delle associazioni omosessuali, e non solo, che hanno chiesto lumi sia al direttore della rete, Antonio Marano, che al presidente della Rai, Claudio Petruccioli. “Chi si è permesso di pensare che il pubblico adulto non avrebbe potuto sopportare baci ed effusioni tra due uomini, e di stravolgere la trama trasformando una grande passione in amicizia?”, ha detto Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay, chiedendo l’intervento della commissione di Vigilanza Rai “perché il servizio pubblico non può in alcun modo favorire l’omofobia dilagante in questo paese”. Solidale con l’Arcigay è l’Aduc, l’Associazione diritti utenti e consumatori, che ha parlato di “censura indegna anche se non sorprendente, che non offende solo l’arte cinematografica e chi ha a cuore i diritti civili ma tutti quei contribuenti che continuano a pagare una tassa per tenere in vita questa indegna tv di Stato”. Anche l’onorevole Franco Grillini (ndr. è lui che si firma così…) , presidente di Gaynet, ha chiesto alla Rai di rimandare in onda il film. Sottolineando che “emozionano proprio le scene di affetto che RaiDue ha brutalmente tagliato”, e come il fatto che “la tv di Stato, cioè il servizio pubblico, censuri un film vincitore di un Festival di Stato, rappresenti già di per sé un’assurdità”. Sulla stessa linea Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato Pdl: “Se la censura non è stata motivata dalla natura ‘hard’ delle scene, ma dalla natura omosessuale della relazione rappresentata, usciremmo dai confini del grottesco e entreremmo in quelli dell’accanimento discriminatorio”. Tra le proteste anche quella del Circolo omosessuale Mario Mieli, che all’epoca si battè contro il divieto ai minori: “Censurare – rileva una nota – è meglio che mostrare la realtà, questo avranno pensato nei corridoi di RaiDue. Tagliando la scena del bacio e l’unica scena di sesso per altro non esplicito ma reso ‘immaginabile’, si è annullata la dimensione affettiva e emotiva che il regista aveva portato sullo schermo con delicatezza e bellezza. RaiDue ha mostrato la sua anima bigotta”. A dare la notizia del dietrofront di RaiDue è stata Vladimir Luxuria, vincitrice dell’ultima edizione dell’Isola dei famosi, in onda proprio sulla rete diretta da Marano. “L’ho sentito per chiedergli cos’era successo. Mi sembravano troppo strani questi tagli, dopo che la scorsa settimana era andato in onda senza tagli Transamerica e anche dopo la mia partecipazione all’Isola – ha spiegato – lui mi ha detto che il taglio non è dipeso dalla rete e che il film è arrivato a RaiDue già tagliato. Per questo ha preso l’impegno di rimandarlo in onda integrale. Far vedere un film che ha vinto il Leone d’oro a Venezia e 4 Premi Oscar con quei tagli è come far veder la Gioconda senza testa”. Nessuna censura, preciserà più tardi la nota della Rai: “Una serie di casualità ha impedito la messa in onda della versione originale. La Rai ha comprato i diritti del film tramite Rai Cinema. Per un’eventuale trasmissione senza vincoli di orario, è stato chiesto alla società Bim, che l’ha distribuito nelle sale, il visto censura. In seguito a tale richiesta, il distributore ha consegnato la copia che aveva ottenuto il visto, mentre non è stato sollecitato l’invio contestuale della versione integrale. Pertanto – continua la nota – quando RaiDue ha deciso di trasmettere il film ha ritenuto di utilizzare la versione integrale non verificando sul terminale che la versione in possesso della Rai era quella che aveva ottenuto il visto censura per la trasmissione senza vincoli di orario”. Il direttore di RaiDue, dunque, “ha preso l’impegno di mettere in programmazione la replica del film nella versione cinematografica senza tagli”. Ndr. Alla fine a sentire Raidue la colpa è del distributore, in pratica di chi subisce la censura proprio da parte della Rai stessa che altrimenti non manda in onda i film. Oggi abbiamo così verificato ciò che tutti immaginavamo da sempre cioè che tutto viene filtrato e di questo tipo di film esiste una versione a ed una b. Dire che è tutta grottesca questa storia è usare un eufemismo. Non sarebbe più onesto usare il termine “negligenza” o meglio “sciatteria” che poi si traduce in menefreghismo per il pubblico e non solo quello omosessuale. Il film, ha promesso Marano, verra ritrasmesso in versione integrale. Quando non è dato a sapersi, ora la programmazione televisiva entra in un periodo particolarmente delicato, dedicato ai bambini edc alle famiglie, si sa il Natale porta il “miele” … Il peperoncino lo lasciano a dopo le feste, quando l’Epifania tutte le feste si porta via! Che Vergogna e che decadenza c’è in Rai!
9 Dicembre 2008: Milano, inseguito e picchiato perchè gay. Prima gli insulti, poi l’aggressione a colpi di calci e pugni che lo lasciano privo di sensi sul marciapiede. «Frocio di m…» continuano a urlargli, inseguendolo, finché le offese si trasformano in un vero e proprio pestaggio. Il fatto è successo alle 5.30 di domenica 16 novembre , ma la vittima ha deciso solo adesso di uscire allo scoperto. Massimiliano Scavia, 36 anni, arredatore, lascia il gruppo di amici con cui era tra i tavoli di un locale di via Molino delle Armi, frequentato – anche, ma non solo – da gay, e decide di tornare a piedi verso casa. Arriva in via Santa Sofia e qui, poco lontano dal locale, incrocia un gruppetto di ragazzi che inizia a insultarlo. «Erano italiani, più o meno ventenni, persone che non avevo mai visto prima – racconta -. Due di loro hanno iniziato a gridare i loro insulti nei confronti degli omosessuali, riferendosi poi a me nello specifico. Io sono andato dritto per la mia strada senza voltarmi. “Frocio di m…” continuavano a urlarmi alle spalle e allora ho avuto uno scatto d’ira e ho risposto a tono. Forse ho sbagliato, ma mi sentivo offeso. Poi ho accelerato perché ho capito che continuavano a inseguirmi». Poco dopo, l’aggressione. Con un primo calcio che gli fa perdere l’equilibrio. «Mi hanno sferrato un calcio alla schiena e sono caduto a terra sbattendo la faccia sull’a sfalto. Una volta a terra hanno iniziato a darmi calci ovunque, alla testa, alle gambe, all’addome. Mi sono ritrovato con il naso che mi faceva male e un trauma cranico. Poi sono svenuto. Non ricordo più nulla». Alle 6.30 Massimiliano è in ospedale, accompagnato da alcuni parenti. Il referto medico redatto al pronto soccorso del Policlinico, poche ore dopo l’aggressione, indica una prognosi di otto giorni e una descrizione delle ferite che raccontano di un vero e proprio pestaggio: ecchimosi multiple ed escoriazioni al capo e al volto, perdita di conoscenza, contusioni all’addome, torace e zona renale. Il referto finisce al posto di polizia dell’o spedale e da qui in questura. «Ho tenuto per giorni un tutore al naso», dice oggi Massimiliano. E sulle ragioni che lo hanno spinto a rendere pubblica ora la sua disavventura, spiega: «Ho riflettuto a lungo, anche con il mio avvocato, prima di rendere pubblico l’e pisodio. Alla fine ho deciso che era giusto così: si deve sapere che in questa città, nel 2008, accadono ancora episodi di intolleranza».
8 Dicembre 2008: Rai2 censura Brokeback Mountain. Tre anni fa il film a tematica gay Brokeback Mountain vinse trionfalmente il Festival del Cinema di Venezia (dove esiste ufficialmente anche il premio gay Queer Lion) diventando rapidamente uno dei film più visti e più premiati al mondo con ben 125 premi. Ero presente in sala grande a Venezia alla prima proiezione mondiale e l’emozione fu enorme: il pubblico, con le lacrime agli occhi, tributò venti minuti di applausi in piedi per quello che fu considerato da subito un capolavoro. Il film tratto da un racconto di Annie Proulx narra l’amore contrastato da tabù, pregiudizi e omofobia dell’America degli anni ’60, tra due cowboys. Ciò che emoziona in quel film sono proprio le scene di affetto che RAI2, nella messa in onda di lunedì 8 novembre ha brutalmente tagliato, stravolgendo il senso del film. Che la televisione di Stato, cioè il servizio pubblico, censuri un film vincitore di un Festival di Stato, rappresenta già di per sé un’assurdità. Che poi si voglia trasformare un film che parla di un grande amore omosessuale in una semplice amicizia tra uomini, perché questo è il risultato dei tagli, la dice lunga sull’attuale clima culturale. Quando l’arte, la cultura, il cinema, la letteratura vengono brutalmente censurate, vuol dire che l’autoritarismo è alle porte. Sono state numerose le proteste che sono arrivate al giornale on-line gaynews.it e che pubblicheremo nella giornata di oggi. Crediamo che sia necessario un gesto riparatore di Rai2 e che il film sia rimandato in onda in versione integrale così come lo abbiamo visto alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2005.
On. Franco Grillini
6 Dicembre 2008: Oscurata su youtube la videoinchiesta di Tommasi sui corsi della chiesa per guarire dall’omosessualità. Ad accrescere la polemica l´oscuramento, da parte del sito YouTube, di una video-inchiesta realizzata dal performer fiorentino Saverio Tommasi e dalla capogruppo di Unaltracittà Ornella De Zordo e intitolata “Guarire si deve”, che documenta l´esistenza di un seminario a Bergamo, promosso da una comunità cattolica, finalizzato a «guarire dall´omosessualità» con l´aiuto di preti esorcisti. Il video, cancellato per «presunta violazione dei termini e delle condizioni d´uso», aveva raggiunto in soli 10 giorni un gran successo nel web, con oltre 12mila click. Tommasi sarebbe stato inoltre minacciato di querela da una delle persone citate. Un episodio condannato come «ignobile forma di censura» da Arcigay, che ha annunciato l´inserimento del video sul suo sito www.arcigayfirenze.it.
5 Dicembre 2008: Livorno, lite per difendere il nonno da advances gay. Sarebbe nata da una presunta advance a sfondo omosessuale la lite che ieri mattina verso le 11, nel tratto di lungomare tra i 3 Ponti e l’hotel Universal, ha coinvolto tre persone, tra cui un ragazzo di 36 e uno di 22, nonché il nonno di quest’ultimo. La rissa si è conclua poi con l’intervento della polizia che ha sequestrato un coltello e un pesante bastone con cui i due più giovani protagonisti dello scontro stavano affrontandosi. Secondo quanto dichiarato dal più anziano dei tre che stava passeggiando nella zona, a scatenare la rissa sarebbe stato il 36enne che avrebbe tentato un approccio a sfondo erotico nei suoi confronti. L’uomo si sarebbe sentito offeso da questa advance e avrebbe reagito con parole pesanti accusando tra l’altro il giovane di essere un abituale adescatore. Inevitabile è stata la reazione del giovane che ha cominciato a difendersi dalle accuse in modo piuttosto vivace. La discussione era piuttosto accesa quando a dare man forte al nonno presunto “molestato” è intervenuto il nipote 22enne che ha estratto un coltello. Vedendo che le cose si mettevano male il 36enne si è allora procurato il bastone, ed è iniziata la violenta rissa tra grida e minacce di morte. Un parapiglia che ha allarmato i passanti e li ha spinti a chiamare la polizia. Gli agenti, appema arrivati sul posto, hanno subito identificato i protagonisti del fatto e sono scattate le denunce per detenzione di oggetti atti ad offendere e per minacce di morte. Sulla dinamica del fatto comunque sono ancora in corso degli accertamenti visto che almeno in un primo momento gli unici elementi a disposizione sono stati le testimonianze, ovviamente contrastanti, dei tre uomini e l’evidente possesso del coltello e del bastone.
5 Dicembre 2008: Gelli dice la sua su gay, lesbiche, trans e confino. Idee precise anche per le ‘minoranze’. “I criminali extracomunitari – secondo Gelli – dovrebbero essere messi in dei ‘campi’ di concentramento. Per campi – chiarisce – non intendo assolutamente i lager nazisti, ma dei luoghi in cui si possa capire chi arriva e il motivo per il quale arriva in Italia. Bisogna chiedere certificati penali e di sanità. Nei campi di accoglienza, invece, gli immigrati hanno tanti privilegi che agli italiani sono negati, per esempio il lavoro e la casa”. Se gli omosessuali durante il fascismo “non ‘esistevano’, nel senso che non se ne sentiva parlare. Erano emarginati perché indicati come pederasti, non come omosessuali. Durante il periodo fascista, gay e lesbiche non venivano inviati al confino in quanto tali, ma per motivi diversi, come l’associazione mafiosa o motivazioni politiche” Vladimi Luxuria, appena sdoganata dall’Isola dei Famosi, ha “rappresentato una grande offesa al nostro Parlamento, dove c’era gente pura, competente e che lavorava. Secondo me persone come Vladimir Luxuria non dovrebbero essere nemmeno ammesse a concorrere nelle liste elettorali”. E se in Italia c’è si corre il rischio del ‘meticciati’, perchè, spiega Gelli nella lunga intervista resa a Klau Davi: “un domani potremmo ritrovarci figli, frutto dell’unione di coppie promiscue, chiazzati come le mucche Chianine, a macchie bianche e nere. Ad esempio, non avrei permesso ai vucumprà di venire in Italia, ma avrei insegnato loro a lavorare nella loro terra”, un pericolo ancora maggiore sui corre negli Usa dove “I neri potrebbero vendicarsi sui bianchi. Se i neri e Obama si dovessero ricordare di quello che è stato fatto ai loro avi, ci potrebbero essere gravi ripercussioni, non so che fine potrebbero fare i bianchi. Sono sicuro che, se ci fossero di nuovo le elezioni oggi, nessuno lo rivoterebbe, in molti ci ripenserebbero”. “Comunque – aggiunge l’ex capo della Loggia massonica – Obama ha fatto delle promesse, adesso vediamo se le manterrà. Speriamo che faccia bene, indipendentemente dal colore della pelle”, non come “quella ragazza nera – dice riferendosi a Condoleeza Rice – e non la voglio nemmeno chiamare per nome, alla quale era stata affidata la sicurezza degli Usa, ha agito male politicamente. La guerra in Iraq è stato il più grande errore mai commesso dagli Stati Uniti. Uno sbaglio che ha messo in crisi gli Usa”.
4 Dicembre 2008: Roma, Marcello Pera: i media vogliono far passare il Vaticano per oscurantista. Il Vaticano non vuole discriminare i gay. “Questo è assurdo oltre che falso”. Marcello Pera interviene sul dibattito in corso sollevato in seguito alle dichiarazioni di monsignor Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede all’Onu, che ha detto no alla depenalizzazione dell’omosessualità. “Il sistema dei mass media – dice Pera in una intervista ad Apcom – si sforza di far passare il Vaticano come un potere oscurantista che intende mantenere le discriminazioni contro i gay. Questo è assurdo oltre che falso. Il Vaticano vuole solo evitare un paradosso: chi – come la Chiesa e tanti laici come me – si oppone alla parificazione tra matrimonio tradizionale e unioni gay o alla possibilità di adozione da parte di genitori omosessuali deve poter tenere questa posizione senza che a sua volta venga perseguitato penalmente”. L’ex presidente del Senato ricorda che “nei paesi occidentali, i gay non sono discriminati, come è giusto che sia. La nostra civiltà, proprio grazie alle sue radici giudaico-cristiane, dà a tutti gli individui pari dignità e libertà. Ma bisogna smascherare il giochino francese, del parlamento europeo e dell’Onu: fingere di parlare contro le discriminazioni e intanto creare surrettiziamente nuovi diritti come il matrimonio gay, che sono il contrario del diritto naturale fondamentale. Chi vuole distruggere la famiglia – conclude Pera – abbia almeno il coraggio di dirlo, non faccia il finto tonto. Meglio Zapatero di un ipocrita”. L’esponente del Pdl, che oggi presenta il suo ultimo libro “Perchè dobbiamo dirci cristiani”, si dice d’accordo con il Papa anche sul concetto di laicità. “Oggi in Europa la corretta impostazione laica si è trasformata nella perversa ideologia laicista, la quale tenta di racchiudere la religione in un ambito privato, in un ghetto. Così facendo – osserva Pera – l’Europa non si accorge che perde la propria identità, e si dimentica anche delle recenti tragedie che ha provocato quando da cristiana è diventata pagana e materialista. Si guardi all’America dove questo non accade. Lì – prosegue Pera – a nessuno passerebbe per la mente di impedire alla Chiesa o a un credente di parlare e nessun uomo politico direbbe che la religione è irrilevante. Lo stesso Obama, nuovo mito della sinistra europea sempre in cerca di miti e mai di se stessa, si è dichiarato credente, si è iscritto ad una Chiesa e frequenta le cerimonie religiose”, conclude l’ex presidente del Senato. Infine, un giudizio su Papa Ratzinger: “Questo Papa intende davvero dialogare con i laici, intende sfidarli e discutere con loro sul loro stesso terreno. I codardi – chiosa – si comportano come quei professori di Roma che gli hanno negato la parola. Chi ha a cuore le sorti della nostra civiltà invece gli è grato e cerca di rispondergli. Il Papa non ci chiede: ‘Credi in Dio?’, ci fa una domanda che dovrebbe stare a cuore a tutti: ‘Su che cosa fondi e come giustifichi il tuo credo nel valore della persona, della dignità, della libertà, dell’uguaglianza?’. Io ho cercato una risposta – conclude Pera – vedo che gli spavaldi laicisti per ora tacciono. Dov’è finita la loro sicumera? Hanno perso la favella? Hanno bisogno di consultarsi? Oppure devo pensare che il loro imbarazzato silenzio mette impietosamente a nudo la loro debolezza?”.
3 Dicembre 2008: Roma, stalking: alla Camera respinta l’aggravante omofobia. Nella scorsa legislatura aveva creato un tale scontro tra i poli in commissione Giustizia della Camera da impedire l’approvazione del testo. E oggi e’ stata respinta con i voti della maggioranza anche se presentata sotto forma di aggravante per il reato di stalking: si tratta dell’omofobia, cioe’ delle violenze commesse per motivi di discriminazione anche per orientamento sessuale o identita’ di genere. Lega e Pdl, infatti, spiega il capogruppo del Pd in commissione Donatella Ferranti, “hanno bocciato il nostro emendamento con il quale chiedevamo che venisse inserita tra le aggravanti l’omofobia: la violenza commessa per motivi di discriminazione anche per motivi di orientamento sessuale o di identita’ di genere”. Eppure, aggiunge la parlamentare, “il ministro per le Pari Opportunita’ Mara Carfagna aveva promesso che avrebbe dato parere positivo a questa proposta anche durante la sua intervista a ‘Le invasioni barbariche”‘. “E io – prosegue Ferranti – dopo la bocciatura dell’emendamento gliel’ho ricordato. Ma lei non mi ha neanche risposto…”.
Grillini. Omofobia. Camera. Vergognosa bocciatura mozione anti-omofobia. In Italia peggior destra europea. La bocciatura della maggioranza italiana della norma anti-omofobia nel ddl sullo stalking in Commissione giustizia rappresenta una pessima premessa per la discussione, nella stessa Commissione, della proposta generale contro l’omofobia in Italia. Nonostante le ribadite promesse del Ministro Carfagna, alla prova dei fatti, la destra italiana in Parlamento si conferma la peggiore d’Europa in materia di diritti civili e di tutela delle minoranze. Non è indifferente a questa bocciatura la recente presa di posizione del Vaticano volta ad impedire la depenalizzazione dell’omosessualità a livello internazionale. È evidente che da questa maggioranza sia impossibile aspettarsi qualcosa di positivo per la comunità gay e lesbica italiana, in questa legislatura.
3 Dicembre 2008: Roma, Frattini: no a legittimazione internazionale dei rapporti familiari gay. No alla legittimazione internazionale dei rapporti famigliari tra gli omosessuali e dell’aborto, che sarebbe “un grave errore”. Il ministro degli Esteri Franco Frattini chiarisce la sua posizione, commentando il ‘no’ del Vaticano alla risoluzione sulla depenalizzazione dell’omosessualita’ e alla Convezione dell’Onu sui disabili. “Io credo che le parole del Vaticano vadano lette nel modo giusto – afferma il titolare della Farnesina a margine di un’audizione alla Camera – Quando si dice no, non si dice no alla tortura e alla violenza nei confronti degli omosessuali”. “L’Italia – rivendica quindi Frattini – sostiene con forza il principio per cui non ci possa essere punizione penale ne’ carcere per gli omosessuali. Questo e’ un principio fondamentale della comunita’ internazionale a cui verto il Vaticano non si oppone”. Pero’, puntualizza il ministro, “sarebbe un grave errore trarre da questo una regola internazionale che dia legittimazione internazionale dei rapporti famigliari tra gli omosessuali”. Si tratta di una materia, osserva Frattini, che “persino in Europa e’ sottratta alle regole europee, non possiamo pensare che diventi una regola dell’Onu”.
1 Dicembre 2008: Città del Vaticano, no del Vaticano alla proposta Onu di depenalizzare l’omosessualità. E’ scontro tra Onu e Vaticano. La Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell’omosessualità. Un’ iniziativa presa dalla presidenza di turno francese dell’Unione europea, e accolta da tutti i 27 Paesi della Ue. Immediato il “no” della Santa Sede: “Gli stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ – dice monsignor Celestino migliore – verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”. Affermazioni che scatenano una serie di reazioni polemiche che, in serata, provocano una nuova presa di posizione del Vaticano. Che, però, nella sostanza è tutt’altro che una retromarcia. “Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali”, afferma padre Federico Lombardi che ricorda come altri 150 paesi non abbiano aderito alla proposta – ma la proposta cerca di ‘introdurre una dichiarazione di valore politico che si puo’ riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, puo’ venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell’uomo”. In pratica il rischio paventato è che gli Stati che non riconoscono le unioni gay vengano “mesi alla gogna”. Toni non dissimili da quelli usati da monsignor Migliore che parla di “una dichiarazione di valore politico” che aggiunge “nuove categorie protette dalla discriminazione senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni”.
Durissima la replica dell’associazione Arcigay: “È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari”.
L’Arcigay ricorda che in decine di Paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l’esecuzione capitale contro le persone omosessuali. “La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all’indice, – conclude l’Arcigay – non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali”.
30 Novembre 2008: Fabrica di Roma (Vt), Magdi Allam: “No ai matrimoni gay”. Pur rispettando le scelte e le tendenze sessuali di ognuno e senza voler discriminare gli omosessuali, siamo contrari ai matrimoni gay e quindi alle adozioni di figli da parte delle coppie omosessuali”. Lo ha detto oggi Magdi Cristiano Allam a margine della presentazione del partito da lui fondato, presentazione fatta in provincia di Viterbo. Rispondendo alla domanda sulla posizione del suo partito sul divorzio Allam ha aggiunto: “La famiglia naturale, formata da un uomo e una donna in grado di procreare ha per noi un ruolo centrale nella costruzione sociale. Tutto cio’ che puo’ minare questa verita’ assoluta e universale non lo riteniamo eticamente lecito”. “La famiglia naturale – ha aggiunto Allam – deve essere al centro delle politiche nazionali e comunitarie nonche’ dell’attenzione pubblica. La famiglia – ha concluso – e’ una delle armi piu’ efficaci che esistono contro il baratro della deriva etica che ammorba la nostra epoca”. GRILLINI A MAGDI ALLAM, DA UN INTEGRALISMO ALL’ALTRO: (V: ‘MAGDI ALLAM: NO AI MATRIMONI GAY…’ DELLE 19.15 CIRCA) (ANSA) – BOLOGNA, 30 NOV – “Non contento della sua conversione, Magdi ‘Cristiano’ Allam ha esordito nella sua nuova, per cosi’ dire, fede attaccando i diritti degli omosessuali. Se questo e’ il frutto della conversione possiamo dire che ce la poteva anche risparmiare. Passare da un integralismo all’altro, contestare il fanatismo islamico per diventare un fanatico e fondamentalista cattolico non ci pare un gran progresso”. Cosi’ replica a Magdi Cristiano Allam l’ex deputato Franco Grillini, presidente di Gaynet, associazione omosessuale di informazione. “In ogni caso – aggiunge – Allam dica pure quel che crede, ma ci risparmi la litania di colui che a parole e’ contro le discriminazioni e nei fatti fa dell’omofobia il perno della sua predicazione. La famiglia, caro Allam, e’ quella che uno si sceglie e la morale cattolica e’ tanto plausibile quanto la morale omosessuale. Vorrei ricordare ad Allam che siamo in una democrazia liberale e non in una teocrazia, il che vuol dire che ognuno si sceglie la famiglia che crede e che nessuno puo’ negare i diritti alle persone in base all’orientamento sessuale o all’ideologia della ‘famiglia naturale”‘.
29 Novembre 2008: Sassari, “Sei gay”, e giù botte. Condannati due del branco. Avevano capito subito che con lui il gioco sarebbe stato facile. Insultare e picchiare il ragazzino timido dell’ultimo banco era diventato il passatempo dei bulletti della classe, a gara a mostrare muscoli e protervia imbecille alle compagne. Che ridevano. Se non ci fosse stato l’episodio del calcio ai testicoli, così violento da far finire la vittima in ospedale, il branco avrebbe continuato a perseguitare la preda fino alla fine dell’anno scolastico. Ieri due ragazzi sono stati condannati per avere inflitto il tormento per mesi a un compagno di classe, in una seconda media di Ozieri.
Dal muro di riserbo che ha circondato la vicenda, rievocata in camera di consiglio dal tribunale per i minorenni, è trapelata la notizia delle due condanne a tre mesi di reclusione e una indiscrezione. Dopo avere letto la sentenza, il giudice Gavino Casu avrebbe pronunciato la parola «bullismo». Sarebbe questa la colpa, non codificata da una legge ma consumata troppo spesso nelle scuole, di cui si sarebbero resi responsabili due ragazzini finiti a giudizio per un episodio accaduto nel 2004.
Il capo di imputazione parlava di «concorso in lesioni personali aggravate, ingiurie e violenza privata continuata e aggravata». Termini che non riescono a descrivere la sofferenza e l’umiliazione patite da un dodicenne fin dall’inizio dell’anno scolastico 2004/05. Preso di mira dai leader della classe che lo sbeffeggiavano per i suoi lineamenti delicati e per il suo fisico esile. «Sei gay» era stata la condanna senza appello, emessa al termine di un giudizio sommario senza difensori. Da quel momento gli insulti erano aumentati, gli spintoni erano stati all’ordine del giorno. Per dimostrare di essere «in gamba» bastava prendere a male parole o a botte lo sfigato della classe. E lui zitto, anche in famiglia, perché non voleva che i suoi genitori intervenissero. «Loro – ha spiegato la vittima ai giudici dei minori – avrebbero fatto peggio».
Il 17 dicembre 2004 l’aggressione più violenta, con la vittima all’angolo e il branco incombente a scalciare. Quella sera stessa il dodicenne finì in ospedale con una lesione ai testicoli e un segreto da svelare. Solo in quel momento i genitori e gli insegnanti scoprirono cosa accadeva in cortile prima dell’ingresso a scuola, in aula tra una lezione e l’altra, per la strada dopo le lezioni.
All’inizio gli accusati erano quattro, ma due sono stati dichiarati non imputabili perché non ancora quattordicenni all’epoca dei fatti. Avevano dodici anni, come la vittima, assistita al processo dagli avvocati Mariella Mele e Gianni Pinna come legali di persona offesa. Gli accusati erano difesi dagli avvocati Antonio Secci e Pierangelo Trudda.
Il processo ha scandagliato l’episodio e messo a nudo l’ambiente scolastico. In aula sono sfilati gli insegnanti e i compagni di classe. L’immagine della scuola, almeno sotto il profilo dell’attenzione, è uscita un po’ appannata dal dibattimento. Nessun adulto si era reso conto di nulla, prima del ricovero in ospedale del ragazzino. Dopo la denuncia c’era stata la punizione esemplare dei presunti responsabili, ma la sospensione non aveva insegnato il valore del rispetto alla scolaresca connivente.
I due studenti, che hanno attualmente diciassette e diciotto anni, ieri sono stati assolti dall’accusa di lesioni personali. A salvarli potrebbe essere stata proprio la testimonianza della vittima. Quando ha raccontato l’episodio del calcio, infatti, il ragazzo ha detto che non era in grado di ricordare chi materialmente lo avesse colpito. «Erano tanti, tutti sopra di me – ha raccontato -. Gridavano sei gay, sei un imbecille, devi stare zitto». Se non si fosse sentito male, anche quella volta, come aveva fatto in precedenza, il ragazzino avrebbe taciuto con gli insegnanti e con i genitori.
Non potendo attribuire la lesione a nessuno dei due imputati, il collegio ha preferito assolvere entrambi. I due sono stati condannati per violenza privata continuata. Tre mesi di reclusione ciascuno che non sconteranno, perché hanno beneficiato della sospensione condizionale della pena. I giudici, che hanno accolto le richieste del pm Gabriella Pintus, non hanno concesso ai due ragazzi il perdono giudiziale. Storia troppo brutta per chiuderla con una ramanzina.

28 Novembre 2008: Napoli, transessuale picchiata selvaggiamente. Aggredita e picchiata selvaggiamente in un autobus che la riportava a casa. Il motivo? «Perchè sono transessuale» dice con un filo di voce A. B., 40 anni transessuale di Ponticelli. Da sabato notte A. continua a vivere quel lungo incubo, senza fine. «Sento ancora il loro tono minaccioso e sul corpo porto ancora i segni dei loro calci, dei pugni che mi hanno dato sulla schiena, sul viso, ovunque». Ma non è solo il dolore fisico quello che ha sconvolto la vita di A. «Non avevo mai sentito di aggressioni così vili verso una persona solo perchè è ritenuta diversa» spiega A, che è anche componente del Direttivo dell’Associazione Libellula-Circolo Anthias, una delle associazioni che compongono il tavolo di concertazione LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans) del Comune, istituito a settembre presso l’assessorato Pari Opportunità per contrastare ogni forma di discriminazione e per la piena cittadinanza delle persone lgbt. «La cosa che fa più male – dice infatti A. – è che tutto si è svolto nell’indifferenza generale. Nessuno, nè le persone che erano sull’autobus, nè l’autista hanno mosso un dito per difendermi o per convincere quel branco di balordi a lasciarmi in pace». Per circa 30 minuti del percorso della linea «472D» A. è stata infatti ripetutamente picchiata con inaudita violenza. «Sabato sera ero stata a casa di amici in piazza Bellini, poi alle 11,30 sono andata a prendere l’autobus al parcheggio Brin. Alla mezza – continua A. – l’autobus è partito, ma alla fermata di piazza Garibaldi sono saliti in gruppo, parecchi giovani, tra i 17 e i 25 anni. Appena mi hanno visto hanno detto: «Meniamo questo frocio» e hanno cominciato a strapparmi il cappellino e a tirarmi i capelli. Mi hanno dato un pugno sull’occhio e mentre uno mi minacciava con una bottiglia dicendo “se ti muovi te la spacco in testa”, l’altro ha avvicinato l’accendino al viso. Mi sono sentita afferrare alla gola, poi sono finita sul pavimento dell’autobus, sotto una scarica di calci e spintoni». Mentre racconta il delirio di quei momenti A. mostra un dente rotto, i lividi sul collo, le gambe e i piedi gonfi. «Non riesco più ad andare in bagno e ho dolori lancinanti alla schiena e alla spalla – e continua – Quando siamo arrivati alla mia fermata, a Ponticelli, ho avuto paura che mi seguissero. quindi sono scesa alla successiva, davanti alla gelateria «Gallo» aperta fino alle due. I gestori mi hanno aiutato finchè sono tornata a casa, dove ho chiamato il «112» per denunciare l’aggressione, che ho poi formalizzato domenica, dopo essermi fatta visitare a villa Betania». Solidarietà è stata espressa ieri dall’assessore alle Pari Opportunità Valeria Valente. «La frequenza di questi atti di intolleranza e discriminazione dimostra come l’attenzione non deve calare. L’omofobia e la transfobia si devono contrastare, a livello istituzionale e attraverso la diffusione di una nuova cultura che guardi con rispetto alle diversità e rompa il muro di indifferenza. Non si deve sentire solo chi ha il coraggio di non tacere davanti ai soprusi. Chiediamo – ha concluso la Valente – a chi ha visto di riferire quanto accaduto nelle sedi opportune».
28 Novembre 2008: Treviso, “Pulizia etnica dei gay”. Gentilini scagionato. «Voglio la pulizia etnica dei culattoni». Così parlò, ai microfoni di Rete Veneta nell’agosto del 2007, Giancarlo Gentilini. Frasi incandescenti, che accesero un’infuocata polemica sul piano politico e culturale, con tanto di kiss-in di protesta che fece diventare il capoluogo della Marca la capitale italiana della lotta all’omofobia. Ma anche parole che costarono al vicesindaco una trentina di querele per diffamazione, sporte da altrettanti gay, nonché l’apertura di un fascicolo per istigazione a delinquere. Un’inchiesta per la quale, però, il sostituto procuratore Antonio De Lorenzi ha chiesto l’archiviazione. E così, mentre si prepara a finire sotto processo a Venezia con l’accusa di istigazione all’odio razziale, a causa del discorso tenuto in laguna alla festa dei popoli padani, lo Sceriffo potrebbe scampare un procedimento a Treviso. Secondo le motivazioni addotte dal pm nella sua istanza al gip, infatti, l’istigazione a delinquere, in quanto reato contro l’ordine pubblico, prevedrebbe che il fomentatore aizzasse una folla. Gentilini, invece, si sarebbe limitato ad annunciare la volontà di ordinare alla comandante della polizia locale Federica Franzoso un intervento nel parcheggio dell’ospedale, teatro degli incontri clandestini. Per ciò che attiene alla presunta diffamazione degli omosessuali, inoltre, stando alla procura l’espressione «pulizia etnica» sarebbe «brutta e greve», ma non infamante nei riguardi dei gay, poiché di per sé non li accuserebbe di appartenere ad una razza inferiore, come invece lasciava presupporre a prima vista la formula utilizzata dall’amministrazione comunale. Dunque il prosindaco si sarebbe espresso in maniera vivace, forse anche inopportuna, ma senza per questo configurare ipotesi di reato penalmente perseguibili. Ora, dopo la notifica degli atti a tutte le parti offese, bisognerà attendere il pronunciamento del giudice per le indagini preliminari.
Non è però escluso che i querelanti vogliano presentare opposizione alla proposta di archiviazione. Di sicuro il dibattito attorno a quell’intervista era stato molto animato. Il primo cittadino Gian Paolo Gobbo aveva giustificato il suo vice, dichiarando che «il problema non è il linguaggio politically incorrect del prosindaco Gentilini, ma il decoro pubblico». Mentre la notizia faceva il giro dei media italiani ed esteri, il presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso parlava di «allucinanti omofobe dichiarazioni ». Sulla scia dell’idea dei Radicali di tenere un Gay Pride nazionale a Treviso, l’allora deputato di Sinistra Democratica Franco Grillini proponeva per primo il kiss-in (che si sarebbe effettivamente svolto di lì a pochi giorni). Pure il governo di centrosinistra dell’epoca aveva preso posizione, con il ministro delle politiche per la famiglia di allora Rosy Bindi, secondo cui «l’espressione “pulizia etnica” ricordava tragedie della storia che hanno portato lutti e sofferenze a milioni di persone, tanto che nessuno, ma soprattutto chi riveste una responsabilità pubblica, è autorizzato a usare un linguaggio offensivo, che alimenta inaccettabili discriminazioni ». Alla luce di tutto questo bailamme, bisognerà vedere se un’eventuale archiviazione del caso tornerà ad accendere i riflettori su Treviso e sul suo amministratore locale certamente più famoso in tutta Italia.
27 Novembre 2008: Riccione, no agli hotel per gay. INDIGNATA della proposta della Promohotels di creare una cordata di alberghi per gay e lesbiche, il consigliere Lilly Pasini ha scritto una lettera aperta al direttore Antonio Marinaro. Invitandolo a occuparsi delle strutture fatiscenti.
«Stupire a ogni costo è vecchia teoria d’improvvisati comunicatori: spiagge per donne arabe, ufo atterrati su Riccione, fantomatici palazzetti del ghiaccio! Siamo seri signor Marinaro, è vero che Luxuria ha vinto l’Isola dei famosi, ma da qui a voler fare di Riccione una città orientata ce ne passa. Perché non vi dedicate al turismo sessuale, agli hotel per pedofili? Affittate camere a chi ha i capelli biondi e gli occhi azzurri. Non siamo Ibiza, abbiamo una vocazione turistica che non ha mai creato ghetti e sappiamo rispettare la diversità, con discrezione, senza esagerazioni. Sarebbe bene riflettere sulle priorità delle nostre strutture. Perché accanto a tanti operatori che stanno facendo un grande sforzo abbiamo pensioni con bagni dove per entrare devi avere la taglia 38 e la doccia è sopra il water».
27 Novembre 2008: La7, su “Exit” Sgarbi associa pedofilia ed omosessualità. “Ancora una volta si paragona l’omosessualita’ alla pedofilia”. Lo dichiara Imma Battaglia, presidente di Di’Gay Project.
“Questa volta il testimone della disonesta’ intellettuale lo prende Vittorio Sgarbi che ieri sera nel corso della puntata di Exit su La7 in cui si parlava di pedofilia, si e’ detto d’accordo con le tesi della Binetti e ci ha aggiunto il suo commento “colto”, assimilando l’omosessualita’ alla pedofilia. Basta! I reati di pedofilia non hanno nulla a che vedere con l’omosessualita’. Sono reati che prescindono dagli orientamenti sessuali. Le dichiarazioni di Sgarbi- ha aggiunto – sono gravissime e meritano sdegno e censura. Da un uomo che si presenta come un esponente della cultura non si possono tollerare affermazioni diffamatorie e prive di qualunque fondamento. Mi aspetto anche da Ilaria D’Amico e da La7 che riparino a una comunicazione cosi’ violenta e sbagliata”.

26 Novembre 2008: Roma, un indagato per l’omicidio della transessuale. C’è un indagato per l’omicidio della transessuale colpita al cuore da una coltellata e ritrovato domenica notte in via Ribes una stradina dell’Alessandrino. Si tratta del fidanzato del giovane, un romano di 31 anni che risiede al Tuscolano. La svolta, dopo i numerosi interrogatori condotti dai carabinieri che hanno ascoltato chiunque conoscesse l’uomo ucciso. E proprio da questi colloqui, soprattutto con il compagno dell’assasinato, i militari sono riusciti a dare un’identità al trans: era un cittadino brasiliano, nato a San Paolo, 30 anni fa, trasferitosi a Roma da qualche tempo. Per tutti era Roberta. «Aveva un aspetto molto affascinante, una persona buona, ingenua», così la ricordano alcuni suoi amici di Centocelle quartiere dove risiedeva. Forse il fidanzato è caduto in qualche contraddizione di troppo, forse non ha un alibi, sta di fatto che è stato indagato per omicidio, anche se per lui non è scattato alcun provvedimento. I militari hanno ricostruito che il trentenne era insieme alla vittima poche ore prima dell’omicidio. Quindi l’indagine, anche se non è ancora chiusa è orientata, in una direzione precisa. Pare sfumata definitivamente l’ipotesi secondo la quale alla base dell’omicidio poteva esserci una rapina. Roberta, pugnalata a morte, è scesa dall’auto senza pensare a prendere la borsa. Ha percorso pochi metri di via Ribes e si è accasciata vicino ad un marciapiede. L’assassino alla guida dell’auto è fuggito con la borsa e potrebbe essersene sbarazzato in un secondo momento. Il rapporto tra Roberta e il fidanzato, così come ricostruito da alcune testimonianze, sarebbe nato un anno fa: Roberta era andata a vivere in casa del trentenne al Tuscolano e aveva smesso di prostituirsi. Poi, però, qualcosa si era incrinato nella storia d’amore, e il trans sarebbe tornato a prostituirsi lungo la Palmiro Togliatti. Forse proprio qui, nel naufragio della storia, potrebbe trovarsi la chiave dell’omicidio. Una cosa sembra sicura: chi ha accoltellato Roberta (un unico fendente al cuore) ha agito non certo per rapina, ma per vendetta, spinto da un profondo risentimento. Proprio in questa direzione stanno indagando i carabinieri.
25 Novembre 2008: Per una volta una buona notizia: Milano, viado aggredito salvato da rifugiato irakeno. Un irakeno di vent’anni, rifugiato politico, ha salvato un viado da un’aggressione. Un gesto generoso che gli è costato una ferita al collo, per fortuna non grave. Ne avrà per 10 giorni. L’assalitore è stato arrestato.
L’altra notte all’1.40, in via Novara all’angolo con via Silla, un egiziano di 25 anni ha aggredito un transessuale, per rapinarlo della borsetta. Ne è nata una collutazione, la vittima non voleva mollare e mentre si difendeva, ha cominciato a urlare, chiamando aiuto. In compenso, l’assalitore non se ne voleva andare a mani vuote e diventava man mano sempre più violento. Proprio quando il viado stava per avere la peggio, è arrivato in bici il giovane iracheno. Realizzata la situazione è smontato ed è corso in suo aiuto. L’egiziano, per bloccarlo, ha estratto un coltello e lo ha ferito al collo, poi è fuggito. UNA MACCHINA della polizia, che stava pattugliando la zona, ha risolto definitivamente. I due hanno indicato il tipo che si stava allontanando di corsa, i polziotti l’hanno bloccato e arrestato. L’iracheno ha spiegato di aver subito torture al suo Paese e l’avere visto quel gesto di violenza, gli ha fatto dimenticare ogni prudenza. Senza pensarci due volte si è buttato.
Nel mese di agosto, in via Novara è stato ucciso un transessuale brasiliano, che si prostituiva lungo qurella strada. È stato rapinato, stuprato, picchiato e poi ammazzato a coltellate. Gli assassini erano due ragazzi, un marocchino di 17 anni e un ventenne di Rozzano. Via Novara è una strada notoriamente frequentata dai viados che spesso sono vittime di rapine. È andata bene l’altra notte, solo perché è intervenuto un ragazzo, che non riusciva a dormire e aveva deciso di fare un giro in bicicletta.
24 Novembre 2008: Roma, trovato per strada corpo esanime di un transessuale. Non e’ stato ancora identificato il transessuale ucciso questa mattina in via dei Ribes, a Roma. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Nucleo investigativo di via in Selci, comandati dal maggiore Lorenzo Sabatino, l’uomo sarebbe stato accoltellato una sola volta al petto a bordo di una macchina, al culmine di una lite con un cliente o di una rapina. Dopo il ferimento, il trans sarebbe sceso dall’auto e si sarebbe allontanato a piedi nel tentativo di trovare un riparo. Dopo circa 15 metri lo sconosciuto e’ pero’ caduto senza vita al centro della strada dove e’ stato ritrovato da un passante poco prima delle 5,30 di oggi. L’assassino ha portato via la borsa della sua vittima. Circostanza questa che rende piu’ difficoltosa l’identificazion del viados.
Com’è andata a finire:
Omicidio trans a Centocelle condanna a 16 anni di reclusioneFonte: Corriere romano
23 Novembre 2008: Tornimparte, “Giustizia per mia sorella”. «Giustizia per mia sorella». Sono passati diciannove mesi da quel sabato mattina, quando Manuela Di Cesare, 38 anni, ex transessuale, fu uccisa sul divano della sua abitazione di via Monti Ernici ai Colli di Pescara. Un delitto irrisolto, visto che le indagini sembrano essere arrivate a un punto morto. Oggi la sorella Giacinta che vive a Tornimparte, nell’Aquilano, torna a chiedere giustizia.
«IL MATTATOIO». Alcuni giorni fa l’appartamento dove Manuela, 38 anni, che prima del cambio di sesso si chiamava Marco, abitava, è stato dissequestrato. E per la prima volta i familiari hanno potuto varcare quella porta, percorrere gli stessi passi che ha fatto un assassino ancora libero. «Là dentro è un mattatoio», racconta la sorella della vittima. «Il divano sporco, gli schizzi di sangue dappertutto. Entrare in casa di Manuela è stato come riaprire quella piaga. Ho rivisto la scultura che le avevo regalato e anche un quadro con un angelo che lei era venuto a prendersi a casa mia. La polizia ci ha detto poche parole, non ci hanno dato nulla di concreto sulle indagini. È passato tutto questo tempo e non si è arrivati a una conclusione: è assurdo. Siamo distrutti dal dolore e anche sfiduciati. Abbiamo perduto nostra sorella e non sappiamo chi è stato a strapparcela». L’inchiesta, fin dai primi momenti condotta dalla squadra Mobile di Nicola Zupo, dalle mani del pm Aldo Aceto, trasferitosi a Larino, è passata ora all’ufficio del sostituto Anna Rita Mantini. L’intenzione della Procura è quella di andare avanti comunque con altri accertamenti e di non disporre, almeno per il momento, l’archiviazione del caso. Anche se è trascorso più di un anno e mezzo dall’omicidio. Ed è sempre più difficile risalire al colpevole.
I SOSPETTATI. Almeno tre, finora, i personaggi finiti nel mirino della polizia ma poi in qualche modo usciti dall’inchiesta. Il primo un ex convivente della donna, un uomo originario di Frosinone ma residente a Lucoli. Fu Manuela a denunciarlo, nel 2000, per sfruttamento della prostituzione. I primi sospetti caddero su di lui, ma per l’indagine con il delitto non c’entra niente. Il secondo è un vigile del fuoco considerato tra i frequentatori di Manuela. Hanno indagato anche su di lui, che ha subìto interrogatori e perquisizioni, ma poi anche questa pista è stata abbandonata. Quella sera parlò con l’amica ma soltanto al telefono. Infine, anche uno slavo era stato sospettato del delitto ma poi è sparito dalla scena. Di tutti è stato prelevato il Dna. Gli accertamenti condotti dagli esperti della Scientifica per comparare il Dna della vittima con le tracce ritrovate nel lavandino del bagno di casa e in cucina non sono servite, finora, a individuare l’assassino. Quattro mesi dopo il delitto altre tre persone considerate frequentatori abituali della vittima sono state sottoposte al prelievo ma la comparazione ha dato esito negativo. A marzo scorso il pm ha disposto altri cinque prelievi di Dna ma i risultati del test sono un mistero.
LA CERCANO ANCORA. Su Internet, chiuso il sito escort, ci sono ancora in giro immagini di Manuela. L’aspetto macabro della vicenda è che oggi, a 19 mesi di distanza dal delitto, siano ancora accessibili alcuni indirizzi e-mail dove c’è gente che chiede di incontrarla.
23 novembre 2008: Gorla Minore, Giovanardi: “Aiuteremo solo la famiglia naturale”. «La famiglia è una sola ed è costituita da uomo e donna». La visione di nucleo familiare della Pdl è stata ribadita ieri sera, venerdì 21 novembre, da Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Famiglia del governo Berlusconi, ospite del coordinamento del Pdl Medio Olona nell’auditorium di Gorla Minore. Argomento del convegno è stata proprio la famiglia e le politiche per sostenerla attuate dal sottosegretario e dal governo in carica. Il sottosegretario ha immediatamente escluso dall’idea di famiglia del Pdl qualsiasi altra forma “inventata” da altri paesi e sostenuta da una buona parte del centro-sinistra che riconosce diritti anche alle coppie omosessuali o di fatto: «Far passare questo concetto – ha detto Giovanardi – significherebbe uccidere di fatto le politiche per la famiglia perchè significherebbe dover aiutare tutti. Noi non possiamo accettarlo per due motivi: il primo è legato alle nostre radici cristiane, il secondo è legato alla volontà di garantire un futuro agli italiani aiutando chi fa figli e non chi non può averne». Alla serata ha partecipato anche Giampaolo Cottini, professore di etica all’università Cattolica che ha ricordato i bisogni della famiglia. «La famiglia non chiede assistenza alla politica – ha detto Cottini – ma sussidiarietà per svolgere fino in fondo il proprio compito». La serata è stata anche l’occasione per salutare lo scioglimento di Forza Italia che proprio in mattinata il leader Berlusconi ha fatto confluire nel Pdl sciogliendo formalmente la sua creatura, fondata nel ’94. L’importante passaggio è stato ricordato da tutti i relatori a partire da Antonio Chierichetti dei Popolari-liberali, Paolo Airaghi di Alleanza Nazionale, Antonella Ghidini dei Popolari-Liberali, Fabiana Ermolli, Alessandro Bonfanti.
21 Novembre 2008: Lucca, cerca di investire e poi aggredisce una ragazza: denunciata donna thailandese. Una donna di origine thailandese è stata denunciata dalla Polizia per reati che vanno dalle ingiurie alle lesioni perché, nei giorni scorsi, ha dapprima cercato di investire con la bicicletta e poi preso a pugni e schiaffi, una connazionale di 23 anni, sospettata di ‘insidiare’ la propria figlia di 20 anni, con la quale era in compagnia al momento dei fatti. Girava per città in bicicletta, quando ha visto la propria figlia con un’amica di poco più grande e, sospettando che la stesse insidiando, ha tentato di investirla con la bicicletta. Protagoniste della vicenda, una donna di origine thailandese di 49 anni, residente a Lucca, dove svolge il lavoro di domestica, la figlia di 20 anni e una connazionale di 23. La donna, dopo aver notato la figlia in compagnia dell’amica, ritenendo la 23enne lesbica, ha pensato che volesse insidiarle la figlia. Di lì a decidere di investirla – probabilmente per allontanarla definitivamente dalla figlia – c’è voluto veramente poco. La giovane amica è riuscita a scansarsi e a non farsi prendere. La rapida reazione della 23enne, però, ha fatto sì che la signora cadesse a terra con la propria bicicletta. Ma, una volta di nuovo in piedi, non si è data per vinta: ha iniziato a colpire la presunta ‘spasimante’ della figlia con pugni e schiaffi: la giovane è dovuta così ricorrere alle cure dei sanitari che le hanno riscontrato ecchimosi e graffi, guaribili in alcuni giorni. La vittima dell’aggressione ha sporto denuncia alla polizia e sul caso, avvenuto alcuni giorni fa, hanno indagato gli uomini della Squadra mobile, guidati da Virgilio Russo. Dopo aver sentito alcuni testimoni dell’aggressione, la Polizia ha, quindi, denunciato alla procura la domestica thailandese per reati che vanno dalle ingiurie alle lesioni personali.
21 Novembre 2008: Cardinale Biffi, omosessuali: persone da rispettare, ma errore da condannare.Cosa può fare il pastore se le pecore non si sentono pecore? Può usare il bastone. Il bastone pastorale del vescovo, s´intende: che non picchia sui corpi, ma sulle coscienze. Il cardinale Giacomo Biffi lo ha fatto più volte da arcivescovo di Bologna: lo fa ora da emerito. Esce in questi giorni un suo libro, Pecore e pastori (Cantagalli, 14 euro: ne pubblichiamo un estratto per gentile concessione dell´editore), che insegna come debbano essere «le pecore a seguire i pastori e non i pastori a lasciarsi dirigere dalle pecore». Perché di pecorelle renitenti al gregge ce n´è fin troppe, secondo Biffi: «Tra i gravi problemi della cristianità non c´è solo la scarsità dei pastori, c´è anche la difficoltà dei cristiani a riconoscersi evangelicamente pecore», forse perché «la condizione di ?pecora´ è percepita come una mortificazione». Così s´è emancipata dal gregge una pecorella illustre: l´ex premier Romano Prodi, quando si rivendicò «cattolico adulto» di fronte ai richiami delle gerarchie in materia di scelte politiche. Ce n´è anche per lui, non nominato ma ben inquadrato, nel manuale pastorale di Biffi: «se qualcuno manifesta ad alta voce di voler essere considerato ?adulto´ nella Chiesa, l´intenzione ci sembra legittima e persino encomiabile, purché egli rimanga convinto che, secondo il Vangelo, chi dentro di sé non diventa come un bambino non entrerà nel Regno dei cieli». La metafora evangelica del «piccolo gregge» per Biffi non è un´immagine casuale. Il pastore «condivide la vita del gregge», ma ne è soprattutto «il capo e il condottiero». Dunque bando alle discussioni sul «sacerdozio universale» care alle comunità cristiane di base: il pastore guida, le pecore seguono, e pazienza se questa autorità «sarà vista ovviamente come un´autorità che si fonda solo su se stessa, e sarà classificata come antidemocratica», la Chiesa non è una democrazia. e i pastori «non devono seguire le pecore nei loro sbandamenti, ma guidarle con mano ferma». Libro dal linguaggio cristallino e spesso caustico, Pecore e pastori è orgogliosamente tradizionalista, provocatorio verso un mondo in cui «non è più l´eresia, ma è l´ortodossia a fare notizia», un mondo mondanissimo che esalta il dubbio che è invece «un´impurità della conoscenza, della quale non c´è ragione alcuna di vantarsi», un mondo verso il quale non è possibile alcun cedimento: i preti riflettano «sul fatto che conversione, non adattamento, è parola evangelica». Nessun compromesso soprattutto nella sfera della sessualità, ossessione del secolo per Biffi: «Abbiamo talvolta l´impressione di essere condizionati e intrigati da una misteriosa accolta di maniaci che impongono a tutti una loro degenerazione mentale». Un esempio? Gli omosessuali. Persone da rispettare, errore da condannare, e duramente, come «estromissione di Dio», portatrice di «un deragliamento universale della ragione» e alla «caduta comportamentale e teorica nella più completa dissolutezza». Scritture alla mano: «stolti», «contro natura», «traviamento», «intelligenza depravata», tutte pagine «del Libro Ispirato che nessuna autorità umana può costringerci a censurare, e neppure ci è consentita la pusillanimità di passarla sotto silenzio per la preoccupazione di non apparire ?politicamente corretti´». Preoccupazione di cui il cardinale Biffi, ancora una volta, dimostra di non soffrire affatto.
20 Novembre 2008: Ancona, film gay censurato in parrocchia. “Inaccettabile”. La scena omosex di apertura costa la bocciatura della Commissione nazionale di valutazione della Cei a “Un altro pianeta”, il film con l’anconetana Lucia Mascino. E arriva la rimozione dalla programmazione del cinema “Azzurro” di via Tagliamento, il cinema della parrocchia Santa Maria dei Servi. Dove il film (costato meno di mille euro) però è già stato programmato dal 7 novembre con un ottimo incasso di 1.500 euro. Un successo che anche l’altra sera aveva spinto diverse persone a presentarsi alla cassa per staccare il biglietto. Ad accoglierli, però, non il film (premiato alle Giornate degli Autori dell’ultima Mostra di Venezia) ma il gestore, Lorenzo Capulli. A lui il compito di annunciare lo stop della pellicola “inaccettabile”. Scelta «triste» per Lucia Mascino, ieri in tournée a Bologna, attesa per il 7 dicembre nella sala di via Tagliamento per un dibattito sul film. Ora si cercherò comunque di salvare questo incontro, cercando un “campo neutro” (Sperimentale o sala audiovisivi) per la proiezione. Lo stop – “Ci scusiamo con il pubblico ma il film è stato giudicato inaccettabile dalla Commissionane nazionale valutazione film Cei. Come cinema parrocchiale e nel pieno rispetto di tale decisione sospendiamo le proiezioni che riprenderanno venerdì 21″ si legge nel biglietto affisso all’ingresso del cinema. Accanto la locandina con cui invece si annuncia la rassegna “Il comune senso del pudore” con film di Pasolini (pellicole che suscitarono scandalo e che ora la sala parrocchiale ospita senza problemi). L’altolà alla programmazione è arrivato martedì mattina quando la Commissione Cei (istituita per esprimere “valutazioni morali ai fini pastorali” e tali valutazioni sono vincolanti per la programmazione delle Sale dipendenti dall’autorità ecclesiastica) ha diffuso il proprio giudizio negativo (tra le avvertenze anche: “é da evitare sia in programmazione ordinaria sia in altre circostanze. Molta attenzione sarà da tenere per i più piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di vhs e dvd”) della pellicola classificata “inaccettabile” (il peggior giudizio) alla voce tematiche “omosessualità”. Il gestore – «Sono stati io a bloccare il film quando è uscito il giudizio della commissione Cei. Mi scuserò con il parroco, don Bartolomeo, per il malinteso e mi dispiace per aver tarpato le ali a Lucia Mascino nella sua città. Ma non mi rimprovero nulla. Se tornassi indietro rifarei la stessa scelta» commenta Lorenzo Capulli, gestore del cinema Azzurro. Lui aveva deciso infatti di programmare la pellicola, con l’attrice anconetana, sin dal 7 novembre, data di uscita nazionale. «Il film non era vietato ai minori di 14 anni. C’era un’attrice protagonista anconetana: abbiamo deciso di programmarlo. Il giudizio della commissione? Non era uscito. Ma io giorno per giorno, per scrupolo, mi collegavo al sito per verificare eventuali decisioni della Cei – aggiunge Capulli – E solo ieri (martedì,) è arrivato il giudizio inaccettabile, così ho bloccato la programmazione nel pieno rispetto delle direttive». Stop dopo giorni di soddisfazioni al botteghino, «con incassi superiori a pellicole in programmazione in altre sale» sottolinea Capulli. Il regista – «Mi dispiace molto, ma posso capire il motivo della sospensione visto che si tratta di una sala parrocchiale. Forse la stranezza sta proprio nel fatto di averlo programmato lì. Ma soprattutto mi dispiace che l’interruzione della programmazione sia avvenuta proprio nella città di Lucia» commenta Stefano Tummolini, il regista di “Un altro pianeta”. Il quale respinge le bacchettate della Cei. «Nel film non c’è alcunché di scandaloso o morboso – afferma – La scena omosex? E’ fuori campo, si può solo intuire. E poi il film non è una semplice visione corpi ma si basa su uno scambio emotivo forte. Il messaggio è stato frainteso. Ora mi auguro ci possa essere spazio ad Ancona per una sua visione».
19 Novembre 2008: Arcigay denuncia: corsi della Chiesa per guarire gay. Come avevano già dimostrato altre inchieste ed articoli di TV e giornali italiani (uno per tutti l’inchiesta di Davide Varì su Liberazione), la chiesa cattolica italiana organizza da tempo, in luoghi lontani da occhi indiscreti, corsi, anche residenziali, per guarire dall’omosessualità. Nel video di Saverio Tommasi e Ornella De Zordo, pubblicato su YouTube. http://it.youtube.com/watch?v=amwSqWWsE4c Si racconta come si arriva a questi corsi, dove si svolgono, chi sono i “docenti” che propinano preghiere, proiezioni di immagini e lunghi sermoni. In Italia sono sbarcate da tempo le bislacche e anti-scientifiche teorie di Joseph Nicolosi, cui si rifanno queste sette interne alla chiesa cattolica. Lo psichiatra cattolico americano, propaganda le terapie riparative, ovvero la necessità di guarire dall’omosssualità ritenuta una devianza grave. Queste idee sono ben descritte e smontate pezzo per pezzo nel libro di Paolo Rigliano e Margherita Graglia “Gay e lesbiche in psicoterapia”. Arcigay denuncia questa aggressiva escalation contro l’omosessualità, che sparge menzogne e procura concreti danni ai vissuti delle persone che cadono in questa rete di esaltati cattolici reazionari! Le gerarchie cattoliche che ogni giorno pubblicamente condannano l’omosessualità, si affidano ora a praticoni apprendisti stregoni, che cercano di dimostrare che dall’omosessualità si può guarire, spargendo pericolissime idee e giudizi sul ruolo genitoriale e sui modelli sociali di riferimento, che dovrebbero preoccupare in primo luogo i cattolici. Chiediamo alle autorità competenti e al Ministro alla Salute, di intervenire per stroncare questi corsi che non hanno alcuna facoltà di guarire da un orientamento sessuale che è una variabile naturale della sessualità, di individuare responsabilità civili, penali, deotologiche nei confronti di improvvisati guaritori, possibili psicologi e psichiatri che utilizzando titoli accademici, inducono a credere a posizioni che nascono solamente dal fanatismo religioso e non dalle determinazioni scientifiche.
19 Novembre 2008: Roma, sei gay? Niente casa in affitto! Sei gay? Niente case in affitto. Succede a Roma. A denunciarlo è un servizio di Francesco Palese dell’emittente televisiva Retesole che si è dichiarato un omosessuale alla ricerca di un alloggio nella capitale, ricevendo nella stragrande maggioranza dei casi dei netti rifiuti. Il servizio andrà in onda domani alle 20.35 all’interno della trasmisione “L’Altra Inchiesta”, ed è disponibile sul web all’indirizzo www.retesole.it/laltrainchiesta.htm. Il giornalista ha risposto ad una serie di annunci e ha contattato telefonicamente gli inserzionisti che, una volta appreso dell’orientamento sessuale dell’aspirante inquilino, emerso dal fatto di dover affittare una camera matrimoniale “con il proprio fidanzato”, hanno reagito con un secco “no”, giustificandolo con i più disparati motivi. Nel video-denuncia si va dalla signora che “ha paura di essere criticata dal condominio” a chi dichiara di non “voler nessun via vai strano dentro casa” a chi “non sa cosa può pensare la gente” a chi esclama invocando la Madonna, a chi semplicementre butta giù il telefono. Secondo Fausto Marzi Marchesi, editore di Retesole, “il fatto è sintomo di una preoccupante ipocrisia diffusa un po’ ovunque e che principalmente nasce da una pesante intolleranza e dalla paura dei cambiamenti. Ancora più grave, che tutto ciò accada in un paese di una ricchezza culturale e di una bellezza unica, nella città che era culla della civiltà moderna e dove ancora oggi si respira il genio e l’amore di tempi passati, quando non si sente lo smog”. Solo alcuni mesi fa lo stesso Palese aveva documentato, sempre nella capitale, il rifiuto da parte di sette agenzie immobiliari su dieci di offrire un immobile in affitto a un ragazzo perché disabile.
18 Novembre 2008: Bologna, ragazze derise e prese a sassate. Ho ricevuto stamattina questa mail che descrive la brutta esperienza di due ragazze derise e letteralmente prese a sassate a causa del loro orientamento sessuale. Il numero dei casi di violenza, ma soprattutto il silenzio che circola attorno ad essi è disarmante, ma lo è ancora di più vedere che nulla si fa per contrastarli, tanto da far sentire un gruppo di ragazzi quasi autorizzati ad agire in maniera scellerata e crudele! TESTO DELLA LETTERA: “Il 15 novembre sono andata con una mia amica ad Atlantide a una festa difinanziamento per la manifestazione che si terrà il 22 novembre a Roma controla violenza maschile su donne e lesbiche. Atlantide è un centro sociale di Bologna che si trova a Porta S. Stefano in cui, per la maggior parte, siriuniscono e organizzano feste di autofinanziamento i gruppi Antagonismo gay, Facciamo breccia, Fuoricampo… (http://isole.ecn.org/agaybologna/, per chi non lo conoscesse). A un certo punto della serata sono uscita fuori con la mia amica per prendere aria. A poca distanza da me e la mia amica in quel momento c’era solo un gruppetto di ragazze. Poco dopo, arrivano due auto che si fermano al semaforo rosso. Io ero di spalle, quando sento una prima voce, maschile, che urla “Froci”. Dopo poco vedo dei sassi passarmi a pochi centimetri dal viso, mi giro e vedo una ragazza che urla “anarchici di merda”. Il semaforo diventa verde e le due auto partono a tutta velocità. Si vedeva che era un atto premeditato perché in ognuna delle auto c’erano tre o quattro ragazzi che comunicavano fra loro visivamente, inoltre la ragazza i sassi li aveva presi già da prima. Senza contare il fatto che l’uso dell’insulto “froci” premeditato perché quella sera c’erano solo donne. Non sono rimasta ferita, né io né le altre, ma posso dire che la violenza psicologica l’ho sentita eccome. E anzi, ho cominciato a sentirla di più mano a mano che ho realizzato, e raccontato. Soprattutto, penso di sentirmi meno sicura in mezzo a una folla anonima… di aver perso fiducia e in quel momento ho provato, e continuo a provarlo, un forte senso di impotenza. E. E., 23 anni”
14 Novembre 2008: Viareggio, “Paga o dico che sei gay”. Un anno e otto mesi di reclusione, 470 euro di multa e la sospensione. Gli avvocati Graziano Pancetti e Nunzia Castellano hanno ottenuto il patteggiamento «in corsa» – previsto dal nuovo pacchetto sicurezza – e hanno chiuso così con il minimo del danno il processo per estorsione a B.S., oggi ventiduenne, accusato di aver estorto denaro a un quattordicenne (era la fine del 2003) per non spifferare a tutta la scuola le sue tendenze omosessuali. Ricattava un ragazzo di 14 anni, minacciandolo di raccontare in giro che era gay. Con questa accusa un viareggino, B.S., oggi ventiduenne, ha patteggiato una pena a un anno e otto mesi di reclusione e 470mila euro di multa (con la sospensione condizionale) per estorsione. I fatti risalgono a cinque anni fa, quando i due frequentavano lo stesso istituto superiore. Le indagini iniziarono dalla denuncia del quattordicenne, che raccontò ai genitori le minacce subite. Ieri si è svolta l’udienza al tribunale di Viareggio. In aula è stato definito come «un brutto episodio di bullismo». Il ragazzo vittima delle minacce per parecchio tempo ha tenuto dentro di sè paura e rimorso dopo aver dato al ragazzo, di quattro anni più grande, piccole somme di denaro. Ma alla fine i genitori, che vivono a Viareggio, si sono accorti che qualcosa non andava. E così la storia è finita sui tavoli della Procura e quindi in Tribunale: il padre e la madre del ragazzo, che oggi è maggiorenne ed è seminarista in provincia di Pisa, si sono costituiti parte civile. «Nostro figlio era sempre più serio – hanno detto i genitori nella loro testimonianza al giudice – specie quando doveva uscire di casa o quando suonavano alla porta. Proprio in quel periodo iniziarono a farsi più frequenti le sue richieste di denaro, piccole somme, 5 o 10 euro. Ci diceva che gli servivano per comprare dei dischi. Noi non sospettavamo niente». «Un giorno però ci fu un ammanco più consistente (50 euro) e iniziammo a rivolgere domande sempre più stringenti a nostro figlio. Che ci raccontò di avere dei problemi con un ragazzo più grande». «Ora è sereno, sta studiando per diventare frate francescano».
14 Novembre 2008: Brescia, ricordo vittime transgender, la giunta dice no. Oggi si celebra la giornata dedicata al ricordo delle vittime transessuali della violenza omofoba (Tdor, il transgender day of remembrance). La giornata sarà celebrata in buona parte del mondo, ma non a Brescia. L’associazione bresciana transessuale Lily Elbe, aveva pensato a una iniziativa in largo Formentone a una «semplice esposizione di alcune croci con i nomi delle molte vittime transgender, assassinate negli ultimi anni in Italia e all’estero». Ma la Giunta non ha concesso l’uso della piazza all’associazione. È stato lo stesso sindaco Adriano Paroli a negare l’autorizzazione. Il primo cittadino ha valutato la richiesta, considerato il tenore della manifestazione. Dopo l’esame, anche dell’associazione promotrice, il sindaco ha stabilito che «non ci fossero i requisiti necessari e che la concessione dello spazio pubblico non fosse opportuna». La decisione non è stata presa di buon grado dai promotori dell’iniziativa. «Ad oggi ci sfuggono le motivazioni – prosegue la nota sottoscritta dall’associazione Lily Elbe, Orlando e Agedo – per cui una piazza pubblica (e non uno spazio privato ad appannaggio dell’amministrazione) non possa essere concessa a una iniziativa di sensibilizzazione, tanto più se rivolta al ricordo di persone uccise dalla violenza e dall’odio. Reputiamo davvero incredibile che alla discriminazione che queste persone già devono patire in vita, si voglia aggiungere anche un ulteriore spregio, negando la possibilità di una denuncia sociale e di una sensibilizzazione che porti all’attenzione dell’opinione pubblica il problema della sicurezza delle persone transgender e il dramma della violenza di cui sono vittime. La giunta di Brescia discrimina in questo modo anche i morti». Ma il disappunto delle tre associazioni va anche oltre: «Un ulteriore schiaffo a quella città solidale in cui credevamo di vivere, un passo indietro nell’affermazione di una città popolata da molte comunità e differenze a cui una saggia Amministrazione dovrebbe guardare con attenzione e non con sospetto». Contro la decisione della giunta Paroli si schiera il partito della Rifondazione Comunista. «L’Italia dal punto di vista delle libertà e dei diritti – si legge in una nota della segreteria provinciale Prc – ha subito un’involuzione che l’ha fatta slittare agli ultimi posti della classifica europea. A questo quadro nazionale a Brescia la giunta Paroli volentieri si adegua negando la possibilità all’associazione Lily Elbe di tenere la manifestazione in largo Formentone. Crediamo che nessuna giunta possa opporsi alla legittima volontà democratica di manifestare e possa chiudere spazi di democrazia che nessuna amministrazione precedente aveva mai negato». Prc promette di far leva sulla giunta «perchè receda da questa assurda decisione».
12 Novembre 2008: Brescia, negato spazio alla memoria transgender. Giovedì 20 Novembre in tutto il mondo civile si celebrerà la giornata dedicata al ricordo delle vittime transessuali della violenza omofoba (TDOR Transgender Day Of Remembrance). In quella occasione Lily Elbe, l’Associazione transessuale della nostra città aveva pensato ad una iniziativa in largo Formentone, a fianco di Palazzo Loggia. Una semplice esposizione di alcune croci con i nomi delle molte vittime transgender, assassinate negli ultimi anni in Italia e all’estero. La Giunta comunale di Brescia, riunitasi ieri in seduta, ha negato l’occupazione di quello spazio pubblico. Ad oggi ci sfuggono le motivazioni per cui una piazza pubblica (e non uno spazio privato ad appannaggio dell’amministrazione) non possa essere concessa ad una iniziativa di sensibilizzazione, tanto più se rivolta al ricordo di persone uccise dalla violenza e dall’odio. Reputiamo davvero incredibile che alla discriminazione che queste persone già devono patire in vita, si voglia aggiungere anche un ulteriore spregio, negando la possibilità di una denuncia sociale e di una sensibilizzazione che porti all’attenzione dell’opinione pubblica il problema della sicurezza delle persone transgender e il dramma della violenza di cui sono vittime. La giunta di Brescia discrimina in questo modo anche i morti. Un ulteriore schiaffo a quella città solidale in cui credevamo di vivere, un passo indietro nell’affermazione di una città popolata da molte comunità e differenze a cui una saggia Amministrazione dovrebbe guardare con attenzione e non con sospetto. In attesa di comprendere le motivazioni di questa scelta, rivolgiamo un pensiero alle vittime che vogliamo commemorare, volti e storie di sofferenza, persone che hanno pagato con la vita il loro semplice diritto ad essere se stesse. Intollerabile che ci venga negato anche il diritto di farne memoria.
12 Novembre 2008: Parma, Borgo B, Soliani (PD): parli il ministro Carfagna. La senatrice del Pd Albertina Soliani, assieme ai colleghi a palazzo Madama Donatella Poretti e Marco Perduca, ha presentato una interrogazione parlamentare al ministro delle Pari opportunita’, Mara Carfagna, per sapere se intende “esprimere solidarieta’ ai gestori del locale Borgo B” e se il ministro “conferma la necessita’ di promuovere una campagna contro le discriminazioni”. Nelle settimane scorse il consigliere di IpP del quartiere Oltretorrente, Stefano Salvarani, aveva chiesto alla presidente della circoscrizione di effettuare maggiori controlli sull’attivita’ del nuovo circolo Arci, il Borgo B, in quanto gestito da due omosessuali. Una richiesta, aveva poi spiegato Salvarani, presentata su pressione di alcuni cittadini preoccupati per la riapertura del locale con una nuova gestione. Nel frattempo domani, dalle 20, al circolo si terra’ una serata antiomofobia. Nel locale di Borgo Bernabei si iniziera’, insieme all’associazione radicale Certi Diritti, la raccolta di firme per la richiesta delle dimissioni del Salvarani. Saranno presenti i massimi dirigenti nazionali di Certi Diritti ed Arcigay, rappresentanze di Udu, Arci, Cgil, Amnesty International, Pd di Parma, Giovani Democratici, Rifondazione Comunista, nonche’ i tre senatori firmatari dell’interrogazione.
11 Novembre 2008: Bologna, cinque giovani gay rapinati e picchiati in un locale. Rapinati, aggrediti, picchiati e allontanati da un locale di Bologna. La drammatica serata è toccata a cinque giovani gay modenesi, vittime di due ragazzi “interessati” alle loro sciarpe di pelliccia. Il caso è stato raccontato proprio da una delle vittime dell’episodio, Francesco. Sabato scorso i cinque modenesi – 4 di Modena e uno di Carpi – decidono di andare a ballare a Bologna mettendosi addosso un capo uguale: una sciarpina di pelliccia al collo. Entrano e, fumata una sigaretta, vanno subito in pista a ballare. Tre di loro vanno al banco per un drink. Gli altri due continuano a ballare. Improvvisamente vengono “avvicinati” da due giovani alle loro spalle. Uno di loro chiede se quella che hanno al collo è una pelliccia vera. Con violenza riescono a toglierla dal collo di entrambi. Uno dei due riesce a recuperarla, l’altro no. Poi, frastornati, escono dalla pista e cercano di raggiungere l’uomo della security. Un giovane li avvicina e li minaccia: «Lasciate perdere, sennò tornerete a casa sulla sedia a rotelle». Gli altri tre amici riferiscono di aver visto sul palco uno dei due rapinatori con la pelliccia al collo. Il rapinato lo raggiunge, ma l’altro nasconde la pelliccia dietro la schiena. Lo offende e poi urla: «Me l’hai regalata cinque minuti fa». La vittima si prende un calcio nelle parti basse e uno sui reni. Poi nuove offese e minacce di morte. Gli aggressori tentano di strappare anche le altre sciarpe e riversano una cascata di insulti e minacce: «Ti pianto il coltello nello stomaco». L’uomo della security si rivolge alle vittime: «Ragazzi – dice – lasciate perdere. Non ce l’hanno con la vostra roba e poi era solo una sciarpa». Aggiunge Francesco: «Il suo sguardo e il suo tono lasciavano intendere: “Vi è andata bene così, lasciate stare; meglio se vi allontanate. Non solo è grave che sia successo un fatto del genere, ma è ancora più grave che sia accaduto all’interno di un locale dove un ragazzo omosessuale si dovrebbe sentire al sicuro da atti di omofobia. E, cosa ancora più grave, è stata fatta passare per una ragazzata». Nessuna denuncia, ma la direzione della discoteca ha garantito alle vittime che saranno presi provvedimenti.
10 Novembre 2008: Famiglia Cristiana a PD: no a proposta Concia su omofobia. Un invito al Pd affinche’ prenda le distanze dal partito radicale e, in particolare, dalla proposta di legge anti-omofobia presentata dalla radicale Anna Paola Concia, viene da Famiglia cristiana, che nell’editoriale di apertura del prossimo numero difende le posizioni della ‘teodem’ Paola Binetti, minacciata di espulsione per le sue posizioni sull’omosessualita’. ‘La Binetti ha espresso il suo pensiero su un documento della Chiesa, che vieta l’ingresso in seminario a chi ha ‘radicate tendenze omosessuali’ – scrive il settimanale – senza peraltro chiedere al segretario del Pd di applicare la stessa regola per gli aspiranti dirigenti del partito, come vorrebbe far credere il potente gruppo di pressione degli omosessuali italiani’. Se la proposta Concia venisse approvata – spiega Famiglia Cristiana – ‘chiunque criticasse i matrimoni gay, le adozioni gay o considerasse ‘disordinati’ gli atti omosessuali potrebbe essere denunciato al tribunale’. Non quello del partito, ma ‘quello vero e proprio. Evidentemente – commenta il periodico – la liberta’ d’opinione, garantita nello statuto del Pd, deve intendersi solo a senso unico’.

7 Novembre 2008: Parma. Il caso del borgo B : “Non criminalizzare la diversità”. L’associazione «Certi diritti» promuoverà iniziative in Oltretorrente. II Caso «Borgo B», ancora polemiche. «Esterrefatto» si dichiara il segretario confederale della Cgil di Parma Raffaele Tagliani riguardo alla richiesta del consigliere di quartiere di «Impegno per Parma», Stefano Salvarani, che ha invitato il Comune a fare maggiori controlli sul nuovo circolo Arci di borgo Bernabei, in quanto gestito da due omosessuali. Una richiesta di controlli «per verificare che le normative in materia venissero rispettate», che lo stesso Salvarani aveva spiegato con la necessità di rispondere alle preoccupazioni degli abitanti della zona. «Come dirigente della Cgil e come cittadino – sottolinea Tagliani nella nota – sono francamente preoccupato per questo susseguirsi di episodi palesemente discriminatori, che emergono con troppa frequenza nella nostra città, e che tendono a criminalizzare le diversità. Un atteggiamento di intolleranza e di sottocultura che pare non avere neppure più il filtro del pudore, ma che anzi viene con arroganza brandito come sorta di scudo moralizzatore». La Cgil condanna e ribadisce la volontà di parlare del caso nella manifestazione di domani insieme alle altre associazioni coinvolte di «nuove emarginazioni, di convivenza, uguaglianza e cittadinanza ». «Di una gravità inaudità» le dichiarazioni di Salvarani, secondo l’associazione nazionale Certi Diritti che chiede le sue dimissioni oltre ad «una inequivocabile presa di distanza da parte dell’amministrazione cittadina». L’associazione sta valutando, «qualora Salvarani venisse denunciato, di costituirsi parte civile. Insieme al gruppo parlamentare radicale si sta altresì predisponendo un’interrogazione parlamentare sui fatti riportati dalla stampa locale. “Certi Diritti” nazionale, insieme al gruppo di Parma, aderisce alla raccolta di firme per la richiesta delle dimissioni del consigliere ed organizzerà al più presto una serie di iniziative pubbliche. Presa di posizione anche da parte di Rifondazione comunista: «Consideriamo gravissimo l’atto discriminatorio del consigliere di quartiere nell’esercizio del suo ruolo istituzionale nei confronti del circolo Arci Borgo B. Ai gestori di questo luogo di incontro va la nostra solidarietà e il nostro sostegno… Razzismo e omofobia vanno fermati», si legge nel comunicato del Prc che invita Salvarani a leggere la risoluzione del Parlamento europeo sull’omofobia in Europa.
6 Novembre 2008: Parma. “Controllate il locale gay”. Scoppia la polemica. Il «Borgo B» di borgo Bernabei: è gestito da una coppia gay. Un vespaio di polemiche che hanno assunto anche rilevanza nazionale grazie all’intervento di due parlamentari radicali eletti nelle file del Pd. E’ la conseguenza di un’interrogazione presentata dal consigliere del quartiere Oltretorrente di «Impegno per Parma» Stefano Salvarani che chiedeva al Comune di intervenire per effettuare maggiori controlli sull’attività di un nuovo circolo Arci aperto un paio di settimane in borgo Bernabei, il «Borgo B», in quanto gestito da una coppia di omosessuali. Fra di loro c’è anche Luca Marola, noto anche come titolare del “Canapaio Ducale”. Una richiesta che, come era prevedibile, ha suscitato immediatamente un’ondata di polemiche culminata con una lettera contenente la richiesta da parte dei gestori del circolo di «una pubblica e immediata presa di distanza dalla posizione discriminatoria e omofobica del consigliere Stefano Salvarani sia del sindaco Pietro Vignali che dei capigruppo di “Impegno per Parma” in consiglio comunale (Vittorio Guasti ndr) e nel consiglio di quartiere (Salvatore Gerace ndr) e chiediamo che questa presa di distanza comporti il suo allontanamento dal gruppo ». I gestori del circolo hanno anche annunciato l’intenzione di avviare una raccolta di firme per chiedere le dimissioni di Salvarani dal consiglio di quartiere e allo stesso tempo hanno proclamato l’organizzazione per giovedì 13 novembre di «una serata antiomofobica e di solidarietà per rispondere «ai pregiudizi e all’istinto razzistico manifestato dal consigliere con la sua richiesta». Polemica aperta, dunque, con due parlamentari radicali del Pd, Donatella Poretti e Marco Perduca, che in una nota hanno annunciato che «faranno il possibile per essere presenti alla serata e portare solidarietà ai gestori e ricordare la necessità di eliminare pregiudizi e discriminazioni anche tramite uno strumento legislativo ». Un altro comunicato di solidarietà ai gestori del «Borgo B» è stato emesso ieri dall’Unione degli universitari in cui si afferma che «è vergognoso che ancora sopravviva ai giorni nostri il modo di pensare che le esternazioni del consigliere Stefano Salvarani svelano. Ancor più riprovevole il fatto che queste affermazioni vengano da personalità delle istituzioni, dando importanza a istanze e manifestazioni di una forma deteriore d’opinione e rischiando di alimentare la sottocultura della discriminazione e dell’esclusione delle diversità». Da parte propria il consigliere «sotto accusa» si difende affermando «che su pressione di alcuni cittadini che erano preoccupati per la riapertura del locale con questa nuova gestione di omosessuali e che potesse diventare un Arcigay (ma il circolo non lo è ndr) ho richiesto un controllo al Comune per verificare che tutto fosse a posto e che le normative in materia venissero rispettate a tutela dei residenti della zona». Il caso, comunque, è ormai “scoppiato”: e ora si attendono i prossimi sviluppi.


31 ottobre 2008: Roma, On. Binetti: “Ricordo che i pastori lavorano con i giovanissimi. Documento del Vaticano rimedio contro i pedofili”. Senatrice Paola Binetti, ha visto il documento del Vaticano sui gay che non possono diventare preti? «La Chiesa sta ribadendo una dottrina consolidata per la scelta dei suoi pastori. Del resto…». Del resto cosa? «Non dimentichiamo che proprio recentemente si è verificata la situazione drammatica dei preti pedofili». E la pedofilia ha a che fare con la omosessualità? «Stiamo attenti. Il documento della Congregazione per l’ Educazione cattolica parla di “tendenze omosessuali fortemente radicate”». Quindi? «Quindi queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un’ emergenza educativa». Educativa? «Ma sì. Il compito dei pastori della Chiesa si esplica al massimo proprio con i giovani, giovanissimi. Non mi stupisce che il Santo Padre abbia voglia di avere sacerdoti sani, sportivi, vissuti come modelli potenziali. Per questo ha ribadito anche l’ importanza della castità. Perché…». Perché? «La pedofilia, in fondo, c’ è anche nei confronti delle ragazzine. Anche se molto meno frequente».
31 Ottobre 2008: Città del Vaticano, no ai preti gay ‘La virilità dà maggiore equilibrio’. Niente preti gay, niente seminaristi omosessuali. L’ orientamento sessuale dei candidati va esaminato per escludere persone con tendenze omosessuali fortemente radicate. Il Vaticano ribadisce il suo veto con un documento della Congregazione per l’ Educazione cattolica, in cui fra le varie doti del candidato al sacerdozio si esige anche una «identità virile». Immediata la reazione da parte di esponenti del movimento omosessuale. Commenta Paola Concia, parlamentare Pd: l’ atteggiamento vaticano «non aiuta milioni di omosessuali cattolici a vivere serenamente la propria condizione». Spetta alla Chiesa – ricorda il documento intitolato Orientamenti per l’ utilizzo delle competenze psicologiche nell’ ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio- scegliere le persone che ritiene adatte al sacerdozio. E fin qui è evidente. Suscita perplessità, invece, l’ idea che la virilità nell’ esercizio di responsabilità sia garanzia di maggiore equilibrio e autorevolezza. Tra i requisiti il documento mette sullo stesso piano «identità virile e capacità di relazionarsi in modo maturo con altre persone», mentre fra i sintomi di «grave immaturità» indica: forti dipendenze affettive, forte impaccio nei rapporti personali, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali «fortemente radicate». Ribatte ironicamente il presidente dell’ Arcigay Aurelio Mancuso che la sua associazione si offre come «consulente per individuare gli omosessuali che si nascondono all’ interno della Chiesa». Il documento vaticano è in realtà un’ istruzione per l’ impiego di psicologi e psicoterapeuti nella selezione dei seminaristi. Alla Santa Sede interessa che i seminaristi dimostrino equilibrio umano e psichico, specie nel campo affettivo, in modo da saper vivere una vita celibataria nel rapporto sereno con i fedeli. Troppi candidati, spiega il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione, sono influenzati da un contesto contrassegnato da «instabilità nelle relazioni familiari e sociali, relativismo morale, visioni errate della sessualità, precarietà delle scelte, sistematica negazione dei valori». E allora è meglio selezionare prima. Gli esperti in scienze psicologiche, spiega il documento, sono utili per la diagnosi, la terapia, il sostegno, ma alla fine il potere decisionale spetterà sempre al vescovo.

30 Ottobre 2008: Genova, i trans del ghetto “vincono” la battaglia antisgomberi. Riuniti in consorzio nella zona del centro storico, sono stati rassicurati dal Comune: non saranno fatti sloggiare dai loro bassi. Niente ordinanza di sgombero e neppure ingiunzioni amministrative e sanitarie per le trans del Ghetto, che qualche giorno fa hanno deciso di creare un consorzio “Pro trans”, per difendersi in sede legale da eventuali provvedimenti del Comune. «I confini di applicazione dell’ordinanza lasciano fuori dall’area di intervento la zona del ghetto – spiega Francesco Scidone, assessore alla polizia municipale – e non si tratta di una circostanza casuale, visto che per la zona di vico Untoria e dintorni abbiamo in programma altri strumenti di riqualificazione urbana». Il riferimento è alle opere previste dal contratto di quartiere del Ghetto, con interventi in partenza tra un paio d’anni. Scidone ha anche incontrato le combattive transessuali, proprio per chiarire la situazione: «Nella consapevolezza che la loro condizione è diversa da quella delle altre prostitute, sia perché sono molto spesso proprietarie dei fondi in cui esercitano la loro attività, sia perché non sono nella condizione di controllo diretto da parte della criminalità organizzata», aggiunge Scidone. Nell’incontro si è discusso soprattutto delle ingiunzioni di sgombero che nei mesi precedenti il provvedimento firmato recentemente dal sindaco Vincenzi erano state inviate proprio alle trans; provocando la clamorosa reazione della nascita del Consorzio. «Anche su questo punto le ho rassicurate, spiegando loro che fino a quando non verranno avviate le procedure per la riqualificazione del quartiere, non si provvederà a fare nuove ingiunzioni – dice ancora l’assessore – questo non significa che intendiamo creare una sorta di “zona libera” per favorire la prostituzione, ma semplicemente che abbiamo un programma di recupero già pronto». E in un ghetto nuovo, pulito e diversamente frequentato, potrebbe anche accadere che le trans, peraltro proprietarie d’immobili e quindi direttamente coinvolte nel recupero, decidano di cambiare la loro fonte di reddito. «Ci penseremo, quando sarà il momento», si limitano a commentare le “ragazze del Ghetto”. Per quanto riguarda l’intervento cui fa riferimento Scidone, seguito principalmente dall’assessore Bruno Pastorino, si tratta di un’iniziativa da oltre 7 milioni di euro che prefigura una riqualificazione complessiva. Mediante una complessa serie d’opere si migliorerà il quartiere senza alterarne le caratteristiche storiche. In particolare, sono previsti: la realizzazione di una residenza per giovani donne nella “Casa della Giovane”, la concessione di contributi pubblici per il recupero di parti comuni di condomini e alloggi privati, la rivitalizzazione del complesso di San Filippo con l’insediamento di servizi pubblici (scuola materna e alloggi protetti), il completamento della pavimentazione e delle sottoutenze dei vicoli, oltre a un’articolata serie di azioni di tipo sociale finalizzate a migliorare la sicurezza dell’area e a creare un senso d’appartenenza al quartiere.
30 Ottobre 2008: Bolzano, “Via gay, immigrati e zingari parassiti”. I romani direbbero: «Ci sei o ci fai?». Con Emilio Giuliana, capolista di Fiamma Tricolore, capirlo è impossibile. Giudicate voi.
A Bolzano la destra tedesca ha trionfato. Succederà lo stesso in Trentino con la destra italiana?
Me lo auguro. I presupposti sono identici. Non vedo perché in Trentino il risultato dovrebbe essere diverso.
Quali sono questi presupposti?
Dopo un periodo di annichilimento, ci si risveglia da un torpore edonista e prettamente materialista.
Cosa pensa di Jörg Haider?
Che l’hanno ammazzato.
Perché?
Era scomodo per i poteri forti.
Le piaceva?
Era un grand’uomo. Per questo ora lo denigrano dal punto di vista sessuale. In verità è stato il suo braccio destro a dire che Haider era omosessuale. Non è la prima volta che qualcuno viene corrotto. Di Giuda nella storia ce ne sono stati molti.
Cosa vi differenzia da An e Destra?
Noi siamo l’ala sociale e tradizionalista contro il liberalismo imperante.
Come fate campagna elettorale?
Abbiamo tenuti parecchi incontri privati su richiesta: 15-20 persone in un bar. Ci hanno contattato in molti.
Solo a Trento?
Ovunque, da Siror a Cles, da Storo a Rovereto. E questo ci fa ben sperare.
Che risultato la soddisferebbe, a livello di lista e personale?
Io non ho interessi personali. Voglio che si affermino i nostri valori. Puntiamo quanto meno a un consigliere.
Le polemiche sul sito filo-nazista di Valentini vi favoriranno o svantaggeranno?
Una premessa: fintanto che la giustizia non farà il suo corso, non mi va di giudicare l’operato di Valentini. L’unica cosa che potevamo fare era prendere le distanze ed è stato fatto.
Lo avete espulso dal partito?
L’abbiamo allontanato finché la giustizia non sentenzierà. Se dovesse uscirne pulito, nessun problema a reintegrarlo.
È solo un problema giudiziario?
Non ha diffuso ideali non condivisibili.
Quindi condivide quanto c’era su quel sito?
Non dico questo. E comunque non ho mai avuto la possibilità di vederlo, perché l’hanno subito ripulito. Io sono garantista: faccio il ferroviere, non il giudice.
Se, come dite voi, Dellai sapeva cosa faceva Grisenti, allora lei doveva conoscere i contenuti del sito di Valentini.
Ho delle responsabilità. Dovevo essere più solerte nelle verifiche sui candidati.
Ma lei mette in lista una persona senza conoscerla?
Non è facile trovare 34 persone.
E allora dentro tutti?
Se una persona condivide le tue battaglie e i tuoi valori, come fai a escluderla?
Perché questa difficoltà a fare la lista?
Credo che le difficoltà le riscontri qualsiasi partito, soprattutto quando ti obbligano per legge a candidare le donne, più restie a esporsi e a fare politica.
Perché?
Perché si rendono conto che la politica è roba per scemi e quindi per uomini.
Perché candida moglie, mamma e cognato?
Per amor patrio.
Quando avete siglato l’accordo con Divina?
Subito dopo Grisentopoli, quando è stato escluso Malossini. Sulla sua presenza c’erano riserve non solo della Lega ma anche della Fiamma Tricolore.
Quindi la magistratura vi ha fatto un favore?
Sì.
Perché alle politiche non vi siete presentati dopo che nel 2006 avevate ricevuto diecimila voti?
Per una questione di dignità.
In che senso?
Abbiamo voluto aiutare la Lega e non disperdere il nostro voto. C’era un accordo. Quindi il successo della Lega è pure vostro. Lo ha affermato lo stesso Divina alla presentazione della coalizione.
Perché, eletto in Comune, uscì subito dal gruppo di An?
Questi erano gli accordi con Zenatti e Coradello.
Che lavoro fa in ferrovia?
Sarei operatore della circolazione.
In che senso “sarei”?
Mi hanno riformato dopo l’incidente in moto. Sono inidoneo. Così mi occupo della gestione del gasolio dei mezzi ferroviari.
Ha definito i gay malati paragonabili ai pedofili.
È falso. Continuo a sostenere che l’omosessualità è una patologia, la scienza non l’ha mai smentito. Depennarla dall’elenco delle malattie è stata una mossa lobbistica. Non a caso l’Arcigay è un’associazione che fa riferimento al partito comunista. Fino a non troppo tempo fa l’Arcigay faceva parte dell’Ilga, l’associazione mondiale dei gay che andava a braccetto con la Nambla che propagandava l’amore libero e pedofilo.
Quindi i gay sono pedofili?
No, ci sono anche eterosessuali pedofili.
Che fastidio le danno gli omosessuali?
Nessun fastidio. Però non possono pretendere di adottare bambini. Lei propone l’istituzione di centri sanitari di recupero per i problemi di identità e devianze sessuali. Cosa dovrebbero fare?
Aiutare gli omosessuali a guarire. Non c’è cosa più bella che mettere al mondo figli e per due uomini è impossibile.
Sul suo sito ha pubblicato tutti gli articoli che parlano di lei. Non è che le spara grosse per finire sui giornali?
Mi è stato chiesto più volte. Cito il mio amico Paolo Motta: “la gente da noi vuol sentire dire quello che non può dire”.
Passerà alla storia una foto sua mentre fa il saluto romano. Pentito di quel gesto?
Assolutamente no.
Lo rifarebbe?
Assolutamente sì. È a processo per aver definito gli zingari “un popolo di aguzzini e canaglie”.
Come finirà?
In Italia può succedere di tutto, visto che c’è una legge che vieta la libertà di espressione come la “Mancino”. Ma non ci sarà mai nessuna legge che imbavaglierà il mio pensiero. I bambini per me sono sacri e le cronache spesso riportano notizie di zingari che maltrattano i bambini loro o di altri: queste cose vanno denunciate e le istituzioni devono farsene carico.
Perché non si scusa pubblicamente e chiede il ritiro della querela?
Assolutamente no. Io ho ragione. Si dovrebbe vergognare chi specula su queste cose. Alla fine vogliono solo estorcermi dei soldi, fare i parassiti e farmi fuori politicamente perché sono scomodo.
Si ritiene razzista?
Razzismo è quando una popolazione vuole schiavizzarne un’altra. Io non ho mai sostenuto una bestialità simile, anzi noi diciamo di andar via a chi non si assimila. Come fai a sfruttare uno che vuoi mandar via?
Se dovesse emigrare in un paese islamico, lei si assimilerebbe?
Nei paesi islamici gli occidentali sono persone di seconda e terza categoria. Detto questo, non posso assimilarmi a qualcosa che non mi appartiene.
Però lo pretende da chi viene in Italia.
Assolutamente sì.
Lei si professa “non antifascista” e dice che nessuna legge imbavaglierà il suo pensiero. Il fascismo faceva proprio questo.
È vero in parte e succede anche in democrazia. Il problema di fondo è che i democratici integralisti hanno ereditato la mentalità dei rivoluzionari francesi: gridavano libertà, uguaglianza e fraternità e poi mandavano in massa uomini e donne alla ghigliottina.
Ha mai fatto a botte per motivi politici?
Sì, hai voglia… Sono stato più volte aggredito.
E lei ha mai aggredito nessuno?
No, io vengo dal karate in cui si insegna la disciplina cavalleristica nello scontro fisico.
Che significa?
L’attacco è previsto solo laddove ci sia parità. Non aggredirò mai una persona che, rispetto a me, è in difficoltà. Piuttosto vado via.
Quando si è avvicinato alla politica?
A 14 anni.
Che partiti ha votato nella sua vita?
Io ho votato soltanto alle provinciali 2003 e alle comunali 2005, quando mi sono candidato.
Come fa a chiedere il voto ai trentini uno che ha definito «traditore» Cesare Battisti?
Non solo lui, ma anche Garibaldi, Crispi e Cavour.
Perché?
Perché, per imporre la loro dottrina giacobina con una fantomatica costruzione dell’Italia, hanno fatto trucidare milioni di persone. I veri patrioti erano i briganti come Andreas Hofer. Battisti non fece trucidare nessuno. Era un deputato austriaco e ha combattuto contro l’Austria. Fu molto riconoscente…
Favorevole o contrario alle moschee?
Io sono contro l’Islam, religione barbara.
Come fa un meridionale immigrato a essere contrario all’immigrazione da altri Paesi?
In Occidente l’uomo europeo è sempre a casa sua. L’importante è che non si scontrino culture e civiltà in antitesi.
Lei, patriota, raccoglie voti per un candidato presidente che vuole la Padania.
Purtroppo la politica quasi mai soddisfa le esigenze di tutti. E poi bisogna vedere cosa si intende per Padania. Io sono contro i nazionalismi e a favore dell’autodeterminazione dei popoli.
Lei si dice contrario alla cultura dello sballo e dell’abuso di alcol. Eppure organizza festa e concerti. Lì non si beve?
Sì, ma con moderazione.
Che fate? Limitate le birre?
No, ma non ho mai visto persone ridursi a bestie. Se poi capita, c’è chi si prenderà cura di lui per evitare che possa creare inconvenienti.
È vero che lei non ha registrato il suo matrimonio religioso in Comune?
Sì.
Perché?
Perché quello statale è un matrimonio comunista e a me non interessa.
È vero che così a sua moglie è stato assegnato l’alloggio Itea come ragazza madre?
Questo è falso. Basta informarsi all’Itea. Non farei mai un bassezza di questo tipo. Io ho riconosciuto i miei figli.
Lei cura molto il suo look. Come mai?
La nostra mentalità ritiene necessaria la cura del fisico e dello spirito, contrariamente ai nostri delatori comunisti che vogliono apparire sozzi. Meglio farsi due docce al giorno che una alla settimana, sempre che se la facciano.
Perché ha eliminato le basette?
Impiegavo troppo tempo a sistemarle.
A sistemare le sopracciglia quanto impiega?
Quelle ormai non crescono neanche più.
Ha chiamato suo figlio Pietro Angelo Magno. Non è caricarlo troppo di responsabilità?
Mi auguro che si faccia carico di questa responsabilità.
Se vincerete voi, quanto sopravviverà il Centro sociale Bruno?
I tempi tecnici per sgomberarlo. Gli occupanti del Bruno possono affittare qualsiasi immobile e nessuno potrà contestare niente, anche se non posso condividere le attività che si svolgono là dentro perché io sono contro la droga libera.
Non c’è stata alcuna operazione antidroga.
Ma neanche della Siae. Eppure organizzano concerti e somministrano bevande senza pagare nulla, mentre gli altri esercenti devono pagare tutto e, se non lo fanno, vengono sanzionati con solerzia.
Lei si è mai ubriacato?
Sì, qualche volta.
A livello internazionale, chi sono i suoi politici di riferimento?
Chavez, Putin, Morales e l’iraniano Ahmadinejad.
Tutti noti per la loro moderazione…
Chi ha in mano i mass media, decide chi è bravo e chi cattivo.
In Cecenia e Georgia i carri armati li ha mandati Putin, mica la stampa.
Ha fatto benissimo. Anche Israele ha mandato i carri armati in Libano. Un aggettivo per Divina. Onesto. Dellai. Dissemina la cultura della morte.
Ma che sta a dì?
Ha autorizzato l’uso della pillola abortiva Ru 386 ed è favorevole alla droga libera.
Non mi risulta.
Non fa niente per contrastarla. E poi ha voluto la morte della famiglia naturale con il registro delle coppie gay.
Non l’ha voluto Dellai.
È stata comunque la sua coalizione.
Pacher
Una brava persona, anche capace.
Hitler
Statista.
Mussolini.
Grande statista.


29 Ottobre 2008: Genova, trans in consorzio: «Non potete sfrattarci».
L’incontro, poco pubblicizzato nonostante la presenza di un prete di frontiera come don Andrea Gallo, è stato organizzato una settimana fa in una chiesa del centro storico di Genova, San Siro. Si sono ritrovate una quindicina di transessuali storiche: quelle che si prostituiscono nel ghetto, tra vico Croce Bianca e vico Untoria, nei vicoletti che si affacciano su via Lomellini e via del Campo. È qui che le combattive lucciole transessuali, tutte italiane e tutte agée rispetto al resto del mercato della prostituzione, hanno deciso di costituirsi in consorzio. Sono già andate dal notaio e affideranno a uno studio legale la difesa di quelli che ritengono essere i loro diritti. L’obiettivo dichiarato è resistere all’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco, Marta Vincenzi, che vuole eliminare la prostituzione dai bassi del centro storico. Dopo la minaccia di sciopero e la manifestazione con ombrellini rossi, maschere di carnevale e volantini, è giunta l’ora delle carte bollate. «A differenza delle altre, noi abbiamo molte carte da giocarci, a cominciare dal fatto che siamo proprietarie dei fondi in cui lavoriamo – racconta Donatella, una delle “ragazze” del ghetto -. In questi anni abbiamo tutte quante messo da parte il denaro che ci ha consentito di liberarci dallo sfruttamento dei proprietari. La gran parte ha anche acquistato l’alloggio che si trova sopra il “posto di lavoro”. Siamo a casa nostra, non ci possano mandare via». Il legale che avrà l’incarico dalle consorziate (l’associazione si chiama Pro Trans) avrà il suo bel daffare. Anche se le rappresentanti di questo originale sodalizio, “benedetto” da don Gallo, sono sicure di riuscire ad avere partita vinta.
26 Ottobre 2008: Roma, coppia etero abborda due trans poi li rapinano e gli sparano. Come si dice in questi casi, avevano voglia di “sensazioni forti”; lui, un uomo di 32 anni, in compagnia della sua fidanzata. Si vede che la solita routine di coppia li stava annoiando, allora che fare? Un bel giro intorno al Villaggio olimpico e si caricano due trans, di sicuro non è roba da tutti i giorni. Ma non basta. La situazione diviene ancora più bizzarra: evidentemente le richieste avanzate dalla coppia erano troppo anche per i due trans brasiliani che hanno opposto rifiuto, facendo per scendere dalla macchina. Lui, strafatto di coca e alcool, allora cerca di rapinarli, tira fuori il “pezzo” e spara ai viados, ferendoli. Alla fine della fiera l’uomo, un calabrese incensurato, è stato arrestato dalla squadra mobile della polizia. Ma poi, gli faranno anche la multa per violazione dell’ordinanza anti-prostituzione?
24 Ottobre 2008: Roma, tiro al trans. A colpi di pistola. Tiro al trans. A colpi di pistola. L’altra notte poco dopo le 3, in via dei Campi Sportivi, al Foro Italico, due transessuali brasiliani di 27 e 31 anni sono stati rapinati e feriti a colpi d’arma da fuoco da uno (o più sconosciuti). I due, ricoverati all’ospedale Villa San Pietro, parlando con gli investigatori della polizia hanno provato a ricostruire i fatti. Il presunto aggressore, fermatosi sul ciglio della strada per bisogni fisiologici, quando si è accorto della presenza del brasiliano di 31 anni ha cominciato a perdere la testa: si è avvicinato e ha cercato di strappargli la borsetta. Lui ha reagito, non voleva cederla. ma anche il rapinatore non voleva desistere, così è passato alle maniere forti: ha preso la pistola e ha esploso un colpo ferendo il transuessauale di striscio a una spalla. A questo punto, sentito il colpo, entra in ballo il secondo trans. Il ventisettenne va in soccorso del suo “collega”. Ma anche lui ha la peggio: l’aggressore gli porta via la borsa e lo ferisce al petto.  Sono frequenti le rapine a transessuali. L’ultima volta è stata nella notte tra venerdì e sabato, sulla Prenestina: cinque giovani – tra cui una ragazza, un minorenne e un romeno – provenienti da Ciampino, hanno accerchiato un trans e imbracciando uno sfollagente lo hanno minacciato e razziato. Pochi minuti dopo i bulli sono stati inseguiti e fermati dai carabinieri. 25 agosto, ancora Prenestina: aggressori due romani di 40 e 18 anni, vittima un trans brasiliano. 3 febbraio, due fratelli romani di 28 e 25 anni si fingono agenti di polizia e ripuliscono i trans. Le violenza peggiori le hanno inflitte due italiani di origine libica, arrestati a gennaio dall’Arma. In zona Parioli, sequestravano il trans di turno, lo violentavano e rapinavano. Talvolta, però, i trans da aggrediti diventano aggressori. A luglio, i carabinieri di Centocelle fermano in via Palmiro Togliatti due trans colombiani sui 40 anni: con la scusa di chiedere una sigaretta, strappavano la catenina d’oro agli automibilisti che la sfoggiavano sotto la camicia. A maggio, a Tor Sapienza, un brasiliano di 39 anni mentre era col cliente gli sfilava il portafogli.
23 Ottobre 2008: Roma, esponente UDC Villa si dimette a seguito dell’emarginazione subita dopo il proprio coming-out.Villa ieri ha deciso di dimettersi dal partito in seguito – spiega – all’emarginazione subita dopo la dichiarazione pubblica della sua omosessualita’.I RADICALI: VENGA CON NOI
L’Associazione Radicale Certi Diritti ha inviato oggi una lettera di invito al Congresso di Radicali Italiani ad Alberto Villa, esponente dell’Udc “emarginato perchè gay”.
“Abbiamo letto – scrive Sergio Rovasio, segretario dell’associaizone Radicale Certi Diritti – di quanto le è accaduto all’interno dell’Udc dopo il suo ‘outing’ e dopo il suo appoggio al Gay Pride di Genova, previsto nel 2009. Le esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza e la invitiamo a partecipare al Congresso di Radicali Italiani, che si svolgerà da giovedì 31 ottobre a domenica 2 novembre a Chianciano Terme”.
“Nell’ambito del Congresso di Radicali Italiani – prosegue Rovasio – la invitiamo a partecipare ai lavori della Commissione “Ipoteca contemporanea contro la civiltà: contro tutti i proibizionismi per la libertà e la responsabilità delle persone”, di cui sono relatore in Congresso, che si insedierà la sera di giovedì 30 e proseguirà i suoi lavori nella giornata di venerdì 31 ottobre. La accoglieremmo a braccia aperte, senza ipocrisie, senza alcuna discriminazione, con tanta voglia di ascoltarla”.ANCHE IL PD: PORTE APERTE
Anche Anna Paola Concia, deputata del Pd, invita Villa a unirsi al Partito democratico. “Caro Villa- si legge in una lettera aperta- ti invito a prendere un caffe’ insieme e a discutere serenamente il tuo passaggio nel Partito Democratico. Da noi infatti vige la regola di rispettare le idee degli altri anche quando non coincidono con quelle di maggioranza. Noi crediamo nel dialogo e pensiamo che la sincerita’ sul proprio vissuto e sulla propria esperienza di vita sia una ricchezza, non una vergogna da censurare o nascondere”.
“Il tuo coraggio- sostiene Concia- merita ammirazione e dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’omosessualita’ e’ ancora ingombrante per i presunti tutori della morale pubblica nel nostro Paese. In realta’- conclude l’esponente del Pd- sarebbe infinitamente piu’ semplice accettare che l’omosessualita’ esiste, puo’ convivere con la fede religiosa e le idee moderate, succede anche cosi’, ed e’ un bene per tutti che accada alla luce del sole”.GRILLINI: L’ITALIA PRENDA ESEMPIO DALL’AUSTRIA
Franco Grilli, presidente onorario Arcigay, considera quello di Stephen Petzner “un coming out tenero e commuovente” circa la sua relazione con Jorge Haider e invita “i politici italiani a prendere esempio”. Con un “bravo” ad Alberto Villa, al quale l’outing circa la propria omosessualità è costato l’allontamento dall’Udc, “Ci piacerebbe sapere l’opinione di Calderoli – afferma Grillini – sul coming out di Petzner che spontaneamente ha parlato a lungo della sua relazione con Haider con toni teneri e commuoventi.Sono convinto che le dichiarazioni siano forti e significative di un enorme cambiamento culturale sull’omosessualità persino tra i leader della destra europea. E non va dimenticato che Petzner è il nuovo segretario del partito di Haider”.
“Tutto questo – prosgeue Grillini- accade nella vicinissima Austria, mentre in Italia i numerosi omosessuali della destra dal Governo fino all’ultimo iscritto dei partiti della maggioranza, si guardano bene dal parlare in pubblico della loro omosessualità se non attraverso frasi cifrate o comunicati minacciosi. Insomma sono in trincea”.”E’ una strumentalizzazione. Villa voleva uscire dal partito, aveva altri motivi, tanto è vero che sappiamo che non partecipava alle riunioni da mesi”. Lo afferma Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc.”Villa – racconta – non partecipava alle riunioni del partito ormai da mesi. E ha preso la questione dell’omosessualità come pretesto. Noi sapevamo tutti benissimo che era omosessuale eppure era consigliere nazionale. Non c’era nessun problema per noi. Non abbiamo mai pensato di emarginarlo per questo”.”Noi ci ispiriamo alla dottrina sociale della Chiesa. Figuriamo se essere omosessuale può rappresentare un problema”, conclude Cesa.Siamo di fronte ad un episodio di omofobia o si tratta di mera strumentalizzazione??
19 Ottobre 2008: Roma: transessuale aggredita. Arcigay: “Episodio orrendo”. Una baby gang di 5 ragazzi, tra i 17 e i 21 anni nella notte in via Prenestina a Roma ha aggredito con uno sfollagente e rapinato una transessuale: “E’ l’ennesimo episodio orrendo”, condanna l’Arcigay di Roma. “Un episodio reso ancora più grave dal fatto che al tentativo di rapina si uniscono l’odio verso una persona trans, colpita ripetutamente e l’età degli aggressori, tra i 17 e i 21 anni”, dichiara in una nota Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. A preoccupare l’arcigay è infatti “l’escalation di violenza verso le persone trans, già oggetto di numerosi episodi di aggressione e discriminazione nei mesi scorsi”. Molto spesso – spiega Fabrizio Marrazzo – le persone trans sono costrette a prostituirsi perché nessuno è disposto ad assumerle e ancora una volta chiediamo agli enti locali di intervenire concretamente per offrire formazione e supporto per l’inserimento lavorativo”. Inoltre di fronte alla giovane età degli aggressori, Arcigay ribadisce la necessità di “interventi formativi contro il bullismo omofobico”.
17 Ottobre 2008: Sandra Alvino, presidente dell’Associazione Italiana Transessuali, tornerà a chiamrsi Sandro a causa delle deiscriminazioni subite. Le hanno reso la vita impossibile. Alla fine ha rinunciato al suo sogno: essere – non solo sentirsi – una donna. Succedono anche cose del genere nel belpaese anno di grazia 2008. La storia è quella di Sandra Aviano, sessantatrè anni, nata uomo e poi diventata donna. «Poichè non sono mai stata considerata donna, nè dalle istituzioni pubbliche, nè dalla Chiesa – racconta amareggiata – rigetto il documento che all’anagrafe mi definisce tale e voglio che mi si chiami Sandro». Sandra tornerà a chiamarsi Sandro, troppe, insopportabili le discriminazioni subite. «Il documento anagrafico – scrive ancora Alvino, che è anche la presidente dell’Associazione italiana transessuali – non mi è servito che a subire un grave danno psicologico. Non desidero più essere derisa e umiliata, essere considerata un soggetto pericoloso e non poter avere nemmeno la patente di guida». «Meglio allora tornare Sandro», conclude.
16 Ottobre 2008: Roma:Pressing del Forum Famiglie: sostegni, ma solo a vere famiglie. Il Forum delle associazioni familiari, che ha organizzato l’anno scorso il Family Day, si attiva ancora presso le istituzioni: oggi i suoi delegati ha incontrato il ministro Rotondi per esporre le richieste su previdenza, scuola e fisco e sostegno alle famiglie “fondate sul matrimonio”. In una contestuale nota del Forum si richiede inoltre che “non vengano introdotte forme surrettizie di famiglia e che la definizione di famiglia resti quella contenuta dall’art. 29 della Costituzione”: chiaro invito allo stesso ministro Rotondi, promotore assieme al ministro Brunetta di un disegno di legge per concedere alcuni diritti alle coppie di fatto. Il Forum domani sarà ricevuto domani dallo stesso presidente Napolitano, per sollecitare interventi dallo Stato a sostegno delle famiglie, già richiesti con la petizione “Fisco a misura di famiglia” consegnata a Napolitano il maggio scorso e fatta circolare in Parlamento.
15 Ottobre 2008: Roma, “Frocio nun se deve dì”. Mara Venier e Vladimir Luxuria contro l’omofobia in prima serata. La pasionaria Vladimir e la verace Mara contro l’uso improprio del termine ‘frocio’ per indicare un individuo omosessuale. Smascherata l’omofobia di Rossano Rubicondi. L’Isola si tinge di arcobelano per dieci minuti in prima serata.
Nessuno vuole togliere a Rossano Rubicondi ciò che è di Rossano Rubicondi, ossia l’essere una mitologica creatura a metà tra il Nando Meliconi di Alberto Sordi di ‘Un americano a Roma’ e Lapo Elkann. (“iù [non]òu…apologiais…mai frend…plis”). L’unico che dopo la partenza di Valeria Marini ha dato una scossa alla noia mortale e soporifera dell’Isola apportando, finalmente, i due elementi fondamentali per ogni vero protagonista di reality show: ossia il sembrare non tanto un personaggio reale, quanto un’imitazione della Gialappa’s, e il rendersi immediatamente insopportabile all’intero gruppo, litigando con chiunque per qualsiasi cosa. Quindi, grazie Simona per Rossano Rubicondi. Probabilmente però, grazie anche a Rossano per averci fatto sentire le parole più belle della serata. No, non Vladimir Luxuria che indirizza ad un restio praticante dell’igiene personale Carlo-il-bidello: “Eh, l’omo (!) ha da puzzà ma fino ad un certo punto”. Altre parole. Ma proseguiamo per gradi e facciamo una breve premessa, per chi a quell’ora stava vedendo il film con Steven Seagal su Rete 4.
L’ultimo arrivato sull’Isola, Rossano Rubicondi, marito della miliardaria Ivana Trump, racconta agli altri naufraghi del suo fantasmagorico matrimonio con, appunto, Ivana Trump, soffermandosi in particolare sulla descrizione dell’insegnante di danza che lo aveva istruito per l’occasione e somigliava a Freddie Mercury:”Un frocio”. Anzi, come dicono a Kansas City, “un faggot”. Il gelo cala su Vladimir Luxuria che, prima si allontana dal gruppo, poi prende da parte il buon Rossano e spiega, pacatamente ma con animo da vera pasionaria, che faggot non si dice e frocio tantomeno. Non accetto quella parola. Perchè se non si chiama storpio un portatore di handicap, o terrone un meridionale allora non si deve nemmeno chiamare frocio un omosessuale. Insomma, morettianamente: Rossano, le parole sono importanti. Rossano si scusa con Vladimir, “iù [non]òu…ho molti amici gay”, il bene insomma sembra trionfare. Ovviamente, ma forse non era nemmeno troppo scontato, la discussione viene riproposta durante il prime time. E’ un tripudio di frocio e faggot e gay e dyke e lesbica e omosessuale da tutti i pulpiti. Ma tipo che per almeno 10 minuti non si è sentito altro. Poi il voltafaccia di Rossano: “Ho chiesto scusa non perché avevo torto ma per non continuare a litigare”. Apriti cielo. Vladimir ridiventa serissima e con le codine e le mutande di Valeria Marini in testa ed il cuore in mano pronuncia indignata parole come “omofobia” e “discriminazione”. Cita la tragica storia del 16enne di Torino suicidatosi perchè deriso dai compagni a scuola. Si è sentita forte e chiara la parola “bullismo”, in prima serata e davanti a 5 milioni di telespettatori. E ci siamo ritrovati ad essere sinceramente orgogliosi di quella donna così autoironica, intelligente, brillante e al contempo così incredibilmente fiera e determinata. Il pubblico in studio applaudiva, partecipe e commosso. Che ti veniva spontaneo chiederti se è il pubblico in studio di Rai Due ad essere così più facilmente impressionabile rispetto al Parlamento o se Vladimir è stata effettivamente più convincente davanti alla telecamere rispetto a quando sedeva tra i banchi di Montecitorio. Poi arriva la miglior frase della serata, uno vero slogan, quasi da farci il claim di una campagna ministeriale antiomofobia. La strombettante voce della verace Mara Venier che sentenzia: “Eh no Rossà, frocio nun se deve dì!”. Immensa. (Comunque non siate vendicativi, plis…seiv Rossano.).
15 Ottobre 2008: Sassari. No della minoranza al registro comunale: «Dobbiamo tutelare la famiglia». (An): «Così si limita la procreazione». Profili (Fi): «Quando gli omosessuali saranno la maggioranza il mondo finirà».
Dario Satta parte con una premessa. Dice che estendere diritti e doveri non significa toglierli a chi già li ha, aggiunge che il concetto tradizionale di famiglia non sarà intaccato. L’esponente di Rifondazione Comunista prega poi di non caricare il voto di significati politici, ma di decidere secondo coscienza. Quella di Giancarlo Carta (An) dice che «la natura di una coppia è procreare, due uomini e due donne invece non portano il frutto», cioè i figli. Quella di Sandro Profili (Forza Italia) lo porta a fare pericolosi parallelismi tra omosessualità, pedofilia e incesto. Sussulti di battaglia sulle unioni civili, la guerra vera sarà in consiglio.
È forse il tema più sdrucciolevole in discussione a Palazzo Ducale. Del registro delle unioni civili si parla da un pezzo. Già un anno fa i diritti delle coppie di fatto erano stati parcheggiati, quando di fronte al no compatto della minoranza, la maggioranza era stata abbandonata dalla sua anima più cattolica e conservatrice. Il Mos, movimento omosessuale sardo, aveva occupato l’aula del consiglio dopo una seduta fiume (7 ore di dibattito, 32 interventi) durante la quale era stato detto di tutto.
Il secondo tentativo di regolamentare le unioni civili è guidato da Dario Satta, primo firmatario di una proposta illustrata ieri in commissione Affari generali. Alla fine la votazione non c’è stata: all’unanimità, su suggerimento del presidente Alberto Galisai, si è deciso di discuterne direttamente in consiglio. Le posizioni, però, sono chiarissime. C’è un regolamento (scritto a quattro mani da Dario Satta e Vinicio Tedde dello Sdi), composto da quattro articoli. I punti salienti sono questi: il Comune riconosce come unioni civili, consentendone l’iscrizione nell’apposito registro, i rapporti tra persone maggiorenni di sesso diverso o dello stesso sesso; l’amministrazione si impegna a garantire l’accesso ai medesimi benefici e opportunità riconosciuti dall’ordinamento alle coppie sposate.
Di coppie eterosessuali che decidono di convivere, in commissione si parla poco o niente. Nonostante i tentativi di Satta, Paolo Bussu (Progetto Sardegna) e Dolores Lai (Ds), l’attenzione è focalizzata sulle coppie omosessuali. Carta ricorda «le offese subite un anno fa, quando fummo attaccati duramente da un gruppo di ragazzi solo perchè manifestammo le nostre posizioni». Le sue sono rimaste le stesse, «perchè per me esistono principi inderogabili e irrinunciabili. Il primo è la difesa della vita. Una coppia deve poter procreare, lo Stato deve promuovere la coppia come la natura l’ha creata, cioè formata da un uomo e una donna. Io non sono omofobo, rispetto la libertà dei sentimenti. Non ho pregiudizi verso il mondo omosessuale, ma non potrò mai essere favorevole a una pratica che legalizza l’unione tra persone dello stesso sesso. La mia paura è che, dopo questo passo, gli omosessuali chiedano di poter adottare un bambino. Ecco, secondo me, i bambini devono avere una famiglia tradizionale, cioè formata da un padre e da una madre». Anche Profili è favorevole alla libertà dei sentimenti. A patto però che «ognuno lo faccia a casa propria, tra le quattro mura». Secondo l’azzurro, è importante chiedersi sin dove va bene tutelare le minoranze. Già, perchè «adesso sono gli omosessuali, e se poi associazioni di pedofili e di incestuosi chiedessero di essere riconosciute?». Ancora: «La storia è piena di minoranze represse dalla maggioranza, oggi è difficile dire qualsiasi cosa, anche che si è contro la droga o contro i cinesi». La conclusione: «La fine del mondo arriverà quando gli omosessuali supereranno gli eterosessuali». Nello scenario dell’estinzione della specie, Profili dice «di non voler fare la fine del dinosauro». Bussu spiega che a Porto Torres, dove il registro è stato approvato, il mondo non è finito: «Non mi risulta che ci sia la fila all’ingresso del municipio». Antonio Cossu (Udc), punta invece sull’aspetto economico: «I figli lavorano e fanno girare il sistema delle pensioni. Se i figli non ci sono, chi contribuisce?». Dolores Lai scuote la testa. Pensa alle coppie eterosessuali sterili, capisce che smuovere le coscienze sarà dura.

13 Ottobre 2008: Catania, gay senza patente, ricorso dei ministeri condannati. Noi non c’entriamo niente, è colpa della Regione Sicilia. E poi il problema non è l’omosessualità, ma i disturbi dell’identità di genere. Nuova puntata nella vicenda del giovane a cui si voleva ritirare la patente perché gay. Dopo la sentenza del Tribunale di Catania del luglio scorso, in cui veniva riconosciuto un risarcimento danni di centomila euro al giovane, ora i ministeri dei Trasporti e della Difesa – i condannati, insomma – fanno ricorso in appello. E si tirano fuori da ogni responsabilità.
Il ministero dei Trasporti sostiene di non aver nessuna colpa, poiché «è la Regione Siciliana che ha tutte le attribuzioni degli organi periferici dello Stato in materia di motorizzazione». E anche la Difesa non ne vuole sapere di essere coinvolta in questa vicenda di discriminazione. Il ministero è stato condannato in quanto Danilo confessò la sua omosessualità proprio in occasione della visita di leva. L’ospedale militare “diagnosticò” il «disturbo dell’identità sessuale» e informò la Motorizzazione civile che il giovane non era in possesso dei «requisiti psicofisici richiesti» per guidare. Da lì si avviò l’iter di sospensione della patente denunciato dal ragazzo. Ora, invece, il ministero guidato da La Russa sostiene che l’esonero, e la croce sulla patente, non erano dovuti all’omosessualità, ma «a una situazione psicologica di sofferenza». Quindi, nemmeno loro c’entrano nulla.
Dopo la mossa dei due ministeri, l’avvocato di Danilo, alza la posta e ora chiederà un risarcimento di almeno 500mila euro. «L’appello non me l’aspettavo – ha commentato l’avvocato Lipera – ma conoscendo il sistema borbonico italiano avrei dovuto. L’avvocatura dello Stato – spiega a proposito del ricorso – agisce per prassi con autonomia e indipendenza, ma mi chiedo se abbia stavolta agito da solo o sotto un input politico». Secondo il legale, la tesi del ricorso «anziché difendere i cittadini, difende i funzionari che hanno combinato dei pasticci». Comunque, mentre si deciderà per il ricorso, l’avvocato ricorda che la sentenza del Tribunale di Catania è «immediatamente esecutiva dal 12 luglio scorso e Giuffrida non ha ancora avuto un euro dai Ministeri: si vede – ironizza – che dovremo fare pignorare qualche carro armato a La Russa».
12 Ottobre 2008: Roma, DiDoRé: per i cattolici non servono e parlare di discriminazioni é irragionevole. Il progetto di legge elaborato dai ministri Rotondi e Brunetta per concedere alcuni diritti alle coppie di fatto, seppure piuttosto blando, è oggetto comunque di critiche da parte del mondo cattolico. Pietro Boffi, responsabile dell’ufficio documentazione del Centro italiano studi sulla famiglia (Cisf) sul progetto riguardante di Didore (Testo unico dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi), depositato oggi alla Camera afferma: anche se il testo non “va a costituire un nuovo soggetto giuridico, nè struttura la convivenza, ma prende atto di una situazione e cerca di dare risposta a qualche bisogno individuale”, questo provvedimento non sarebbe “così urgente e necessario”, visto che le coppie conviventi sarebbero poche (circa 600.000, afferma riprendendo dati Istat del 2006). Boffi critica inoltre la “debolezza intrinseca” del provvedimento, la cui vaghezza potrebbe creare problemi nella ripartizione dell’asse ereditario e nell’attendibilità delle dichiarazioni.
Giuseppe Dalla Torre, giurista e rettore della Lumsa, aggiunge inoltre che sarebbe addirittura “irragionevole” parlare di discriminazioni nel caso delle coppie di fatto, poiché “tutti possono contrarre matrimonio”. Inoltre il progetto Brunetta-Rotondi, nonostante il richiamo all’articolo 29 della Costituzione riguardo la famiglia fondata sul matrimonio e la distinzione tra convivenza e matrimonio, secondo Dalla Torre arriverebbe comunque a ricondurre “tali unioni al regime del matrimonio”. Anche per Dalla Torre la legge sarebbe inutile, perché alcuni problemi delle coppie conviventi sono stati “in parte” già risolti “dalla giurisprudenza”, mentre per altri basterebbero dichiarazioni unilaterali, per esempio “in materia di salute e per il caso di morte”. Con questa legge, continua il giurista, si arriverebbe persino a intaccare i diritti della “famiglia legittima”: nel caso degli obblighi alimentari (dove il convivente ha precendenza sugli altri, anche su “figli nati da precedenti unioni”) e in quello del diritto di abitazioni per il convivente ancora in vita, “che tocca lo status dei figli legittimi”.
10 Ottobre 2008: Massa, prof vieta ad alunno di indossare una felpa. Il logo sarebbe un messaggio omo-erotico. «A scuola con questa maglietta non puoi venire». Questo si è sentito dire uno studente di una media di Massa dalla sua professoressa. E la cosa ha creato un po’ di scompiglio in classe. La maglia “incriminata” era una semplice felpa di una delle marche più note a livello internazionale, sponsor del Moto Gp. Secondo la professoressa, però, il simbolo della marca presente sulla maglia lancerebbe un chiaro segnale erotico. E forse omosessuale. Il ragazzino, che invece non riusciva a comprendere il perché di questa cosa, tornando a casa ha riferito tutto ai genitori, che hanno chiesto spiegazioni alla scuola. Secondo la professoressa questo simbolo, o meglio la A con i due puntini, lancerebbe un segnale subliminale. Rappresenterebbe, secondo l’insegnante, un rapporto omosessuale. E per questo ha invitato il giovane studente a non indossarla più per venire a scuola. Un rimprovero che gli studenti della classe non hanno apprezzato, visto che non hanno capito perché non si potesse indossare questa maglia, non hanno capito se la prof fosse contraria al fatto che la maglia potesse lanciare un messaggio sessuale o se invece fosse una dimostrazione di fobia degli omosessuali.
Una questione che probabilmente verrà ripresa dal dirigente scolastico. La legge parla del divieto di utilizzare marchi che lancino messaggi occulti e può essere questo il motivo che ha spinto la professoressa a rimproverare l’alunno. Con una ricerca su internet, infatti, si scopre subito che si parla moltissimo di questo marchio e del riferimento all’atto sessuale.
Ma secondo gli esperti di lettura subliminale, il marchio starebbe a significare ben altro, cioè principalmente l’atto sessuale tra una coppia omosex maschile.
Lo studente, però, a seguito di questa cosa pare abbia dovuto subire anche la derisione da parte dei suoi compagni di classe che hanno iniziato a prenderlo in giro con nomignoli poco simpatici. Una delle marche più conosciute nel mondo e che certamente all’occhio di ingenui ragazzini di undici e dodici anni non rappresentava altro che una A con due puntini, a seguito della presa di posizione dell’insegnante è diventata il centro dell’attenzione e della curiosità. Difficile da quel momento far proseguire con tranquillità la lezione: i ragazzi hanno iniziato a fare disegni poco gradevoli per cercare di far emergere quello che dal simbolo traspariva appena. Una situazione che poi il giovane ha affrontato con la famiglia, che nei prossimi giorni si recherà a scuola per avere le spiegazioni in merito a quanto è avvenuto.
9 Ottobre 2008: Torino, in aula si discriminano i ragazzi gay. Torino città all´avanguardia in Italia per risposte e servizi ma il resto del territorio fanalino di coda, con punte di forte omofobia nelle scuole: questo il quadro che emerge da una ricerca finanziata dalla Regione sull´omosessualità nella fascia di età del coming-out, cioè della dichiarazione pubblica. Nel resto del Piemonte oltre il 50% delle famiglie denuncia la forte omofobia con cui si devono scontrare a scuola i ragazzi che si scoprono gay o lesbiche. La ricerca piemontese si è basata su questionari e interviste che hanno coinvolto genitori, fratelli, e sorelle di giovani omosessuali e si è concentrata sui bisogni delle famiglie e sulle risorse cui queste possono attingere per fronteggiare le difficoltà legate alla conoscenza dell´omosessualità di un proprio familiare. Nel capoluogo i giovani omosessuali sono più propensi al coming-out e le famiglie sono più aperte ad accettare l´omosessualità dei figli. Ma uno dei dati più preoccupanti che emergono dalla ricerca, l´elevata percezione di omofobia nell´ambito scolastico, caratterizza l´intero Piemonte, senza eccezioni. I giovani omosessuali sono fatti oggetto di scherno e vengono isolati dai compagni, mentre gli insegnanti sono fortemente impreparati a intervenire per evitare le discriminazioni. «La Regione Piemonte – sottolinea l´assessore alle Pari Opportunità Giuliana Manica – si è posta l´obiettivo importante e difficile di andare verso il superamento di ogni forma di discriminazione. Partendo dai risultati della ricerca, abbiamo organizzato tre incontri sul territorio». Da La Stampa – Agedo Torino. Parlare di omosessualità nelle scuole è tabù.  Primo: «Nelle scuole superiori parlare di omosessualità è un tabù. Quella parola non si può pronunciare. A volte anche nominarla porta dei guai perché al minimo sospetto i ragazzi marcano quella differenza con fenomeni di bullismo ed emarginazione». Secondo: «Il tipo di scuola può garantire una tutela migliore ma, complessivamente, si può dire che l’istituzione scolastica ha abdicato completamente alla sua funzione educativa, cioè di guida all’integrazione». N. M., delegato torinese dell’Agedo, l’associazione genitori, parenti e amici di figli omosessuali, commenta così i risultati di una ricerca universitaria che lancia l’allarme per l’alto livello di omofobia nelle scuole della regione. «Più della metà delle famiglie intervistate racconta che il proprio figlio è stato vittima di episodi di emarginazione di bullismo legati alle sue preferenze sessuali», spiega Giuliana Manica, assessore regionale alle Pari Opportunità. La ricerca «Family matters in Piemonte» è stata realizzata dal dipartimento di Ricerca Sociale dell’Università del Piemonte Orientale con la collaborazione dell’Agedo e la supervisione scientifica di Chiara Bertone. Il campione è numericamente ridotto e dunque con uno scarso ha valore statistico ma per i ricercatori «è un segnale qualitativamente importante perché «quella evidenziata è una situazione di disagio che rappresenta solo la punta dell’iceberg di una situazione di disagio molto più diffusa». N. M. spiega: «Mio figlio ha frequentato il liceo classico D’Azeglio e forse il fatto che si tratta di una scuola con una radicata tradizione laica ha impedito che fosse vittima di episodi di bullismo. Certo era tagliato fuori dai giri della maggioranza dei suoi compagni». Aggiunge: «Parlando con gli altri genitori risulta evidente che il diverso tipo di scuola determina i comportamenti che spingono verso l’emarginazione soprattutto come anche le soluzioni di sostegno psicologico non servono a risolvere il problema perché danno come risposta la medicalizzazione». L’allarma omofobia nelle scuole riguarda in modo indistinto tutta la regione. La ricerca, invece, evidenzia «la forte discrepanza tra Torino e il resto del Piemonte» per le politiche di sostegno. Nel capoluogo, infatti, si concentra la quasi totalità delle iniziative pubbliche e del mondo sociale. N. M. conferma che «la maggior parte delle richieste di aiuto, in media una a settimana, arriva dalla provincia di Torino». Sotto la Mole è operativo il Servizio Lgbt per il superamento delle discriminazione basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere del comune di Torino, unico in Piemonte. Anche i risultati della ricerca mettono in luce come «a Torino i giovani omosessuali sembrano più propensi al coming out mentre al contrario nei piccoli centri urbani e nel resto del Piemonte c’è più resistenza e timore a vivere liberamente il proprio orientamento sessuale».Uno sguardo all’interno della famiglia evidenzia come sia la madre la prima persona a cui, sia nel caso femminile che maschile, viene svelata la propria omosessualità. E sempre le madri sono le prime a mettersi alla ricerca di aiuto e informazioni. Meno trainante il ruolo dei padri, che ne vengono a conoscenza solo in un secondo momento e, spesso, con l’intermediazione materna. Resta un altro problema da risolvere: le famiglie dei giovani gay e lesbiche si trovano sostanzialmente sole nell’affrontare le difficoltà di accettare l’omosessualità e nell’aiutare i propri familiari a fronteggiare discriminazioni e violenze. Spiega Manica: «Studi e interventi di sostegno sono rivolti a gay e lesbiche, mentre mancano, rispetto ai familiari, conoscenze dirette del loro punto di vista e adeguate strategie di intervento. La Regione si è posta l’obiettivo importante e difficile di andare verso il superamento di ogni forma di discriminazione».
6 Ottobre 2008: Radio Maria, Chiara Atzori infettivologa antigay: “Le leggi favorevoli ai gay incrementano l’Aids”. Questa la puntata de “Il medico in diretta” di Chiara Atzori. Il Medico in diretta a cura della dottoressa Chiara Atzori specialista delle malattie infettive. Chiara Atzori. Pronto? Chiara Atzori. Buongiorno? Buongiorno. Telefono da La Spezia, faccio parte di un gruppo religioso, del terz’ordine francescano. Tra di noi c’è nè tanti che pensano di legalizzare l’omosessualità. Anche bo incontrato frati e preti che pensano di legalizzare così. E io penso anche come legalizzare la droga leggera. Secondo lei se si legalizza tutta questa storia che per me non va legalizzata perchè come diceva appunto lei Dio ci ha fatto così e così dobbiamo essere. Secondo lei va ad aumentare questo aids o va a diminuire… Chiara Atzori: … Questa è la mia domanda.  Chiara Atzori: Bhe direi che la domanda è molto chiara e che la risposta era già nella conversazione di oggi però personalmente credo che nonn sia ragionevole negare che nei paesi dove è avvenuta la normalizzazione dell’omosessualità, e quindi in qualche modo la depatologizzazione intesa come, così, equiparazione un modo di essere come un altro i risultati sanitari sono stati devastanti. E questo è un dato di realtà che si evince sia dagli studi epidemiologici degli Stati uniti d’America, direi ancora di più dai dati inglesi, in cui veramente la prevalenza delle infezioni nella popolazione omosessuale sono estremamente elevate ma sopratutto dove, purtroppo, anche la propaganzione di una normalizzazione dell’omosessualità non fa altro che incrementare anche i comportamenti cosìdetti esplorativi. Cosa vuol dire? Che appunto anche la bisessualità diventa una norma ma se nel gruppo del comportamento omosessuale esiste un altissimo rischio il ponte della bisessualità lo porta fuori dal gruppo dell’omosessualità e lo, in qualche modo, apre anche a quella che è la maggior parte della popolazione che è eterosessuale. Questo è il dato di realtà. Cioè il dato interessante è proprio questo cioè che non si tratta di stigmatizzare come brutti, sporchi e cattivi quelle persone, quegli individui, che hanno un orientamento omosessuale, ma riconoscere un dato oggettivo: in quel tipo di orientamento esiste una tendenza alla promiscuità, a comportamenti autodistruttivi, narcisistici, all’abuso di droghe ecc. che è legato intrinsecamente a che cosa? A quell’orientamento, perchè si è visto che cosa? Contrariamente a quello che si ipotizzava, che fossero così diciamo a volte strani o trasgressivi perchè non erano accettati, che questo tipo di comportamento invece è continuato e anzi si è dilagato proprio nei paesi in cui è avvenuta la cosìdetta “normalizzazione”. Per cui non è la normalizzazione che fa scendere o anzi porta ad una crescita o una maturazione umana di queste persone, continua a persistere una gravissima forma di immaturità, tra virgolette, della persona e questo a discapito del fatto che però la normalizzazione apre le porte, anche a livello educativo, a dei modelli che non sono buoni. Quindi in questo senso è chiaro che dobbiamo essere molto realistici, al di là del credo religioso, sul fatto che dove una nazione normalizza a livello proprio legislativo equiparando per esempio le unioni omosessuali a quelle eterosessuali, il modello educativo trasmesso fa si che quello che comunque a livello culturale veniva considerato diciamo una eccezione, quelcosa di particolare, venga considerato come normale e che quindi non si vede perchè non deve essere praticato, percorso, ricercato. E’ questa la pericolosità quindi di rendersi conto che la normalizzazione non è come si pensa un modo per dire alle persone che hanno questo orientanto “ti voglio bene” quelllo glielo posso dire indipendentemente dalla normalizzazione, ma riconoscere che la persona con un certo orientamento ha una ferita, e quindi le voglio bene, ma riconosco la ferita e quindi non normalizzo la ferita, altrimenti quello che è tra virgolette una ferita, potremmo definire patologia, considerata come normalità è chiaro che verrà ad essere una trappola per quelli che invece vi si inoltrano pensando che sia qualcosa di normale [...]. Ascoltate la puntata!6 Ottobre 2008: Rovigo, Luana Zanaga allontanata dalla squadra di calcio che allenava. “Sono allibito: apprendo oggi dalla nostra iscritta Luana Zanaga del suo allontanamento dalla squadra di calcio femminile che allenava. E’ un atto di omofobia e di razzismo intollerabile che getta discredito sui vertici della squadra sportiva di Lendinara” Ad affermarlo è Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay e lesbiche di centrodestra), il quale nota che “forse nel ricco Veneto c’è molto colore e poca sostanza, dal momento che il rispetto dell’individuo, qualunque sia il suo orientamento affettivo, è fondamentale”. “Un dirigente, alle 01.30 di notte – afferma Luana Zanaga, la poliziotta che con coraggio ha dichiarato il suo orientamento lesbico – mi ha inviato un sms dicendomi che non potevo più allenare le ragazze perché gay e che la società avrebbe dovuto mantenere l’immagine di una squadra onesta e pulita… Quindi se io sono gay sono disonesta? Le giocatrici sapevano della mia omosessualità e del mio impegno a favore dei diritti delle persone omosessuali, ma nessuno può affermare di aver subito molestie o attenzioni da parte mia, dal momento che mi considero una persona etica e professionale. Anzi, in queste ore sto ricevendo la solidarietà delle calciatrici, a testimonianza dell’onestà del mio impegno e di come l’intolleranza sia radicata solo ed esclusivamente nei vertici della società”. Conclude il comunicato Alberto Ruggin, referente dell’associazione per il Veneto: “Davanti a quest’ingiustizia invochiamo un intervento deciso del Governatore Giancarlo Galan: bisogna estirpare dalla nostra regione il razzismo e l’omofobia, affinché casi come quello di Luana non abbiano a ripetersi”.
4 Ottobre 2008: Trento, Emilio Giuliana contro gay e zingari. Le sue parole, a Palazzo Thun, sollevano regolarmente veri e propri polveroni: dalle prese di posizione sull’omosessualità alle accuse nei confronti degli zingari. Per non parlare della foto, spuntata su un sito e sparita in un batter d’occhio, che lo ritraeva esibire il saluto romano. Lui, Emilio Giuliana, alle critiche rimane sempre impassibile. Del resto le polemiche, nella sua «carriera» tra i banchi del consiglio comunale del capoluogo, l’esponente della Fiamma tricolore le ha vissute fin dal primo giorno. Anzi, da prima ancora di entrare in aula. Difficile infatti dimenticare, in piena campagna elettorale del 2005, la bufera scatenata da Gianni Gravante, capolista di An. «Mi vogliono far fuori» aveva urlato allora il commerciante, infuriato per l’appoggio a Giuliana da parte del suo partito. Preoccupazioni fondate, quelle di Gravante: poche settimane dopo, a sedersi accanto ad Antonio Coradello in aula era stato proprio Giuliana. Ma l’«idillio» con An durò poco: a febbraio 2006 venne sancito il passaggio di Giuliana nella Fiamma tricolore, con la definizione del nuovo gruppo consiliare An-Fiamma. E lo spostamento un po’ più a destra del consiglio. Nato a Caltanissetta nel 1974, ex ferroviere, a Trento dal 1984, Giuliana salì però agli onori delle cronache soprattutto nel novembre 2005. Quando, in commissione pari opportunità, definì i gay «malati paragonabili ai pedofili». Le reazioni furono numerose e indignate. Non solo: fu organizzata una manifestazione in consiglio comunale con tanto di triangolino rosa e striscioni. E Lucio Gardin, l’anno successivo, lo inserì addirittura nella rosa dei possibili «toncati » proprio per queste sue dichiarazioni. Stesso putiferio si scatenò un anno fa quando, in un’aula basita, definì gli zingari «popolo di aguzzini e canaglie». «Una frase di Allende» precisò subito lui. Che però, per queste sue dichiarazioni, ebbe conseguenze giudiziarie: il portavoce della comunità sinti presentò infatti un esposto alla Procura. E il processo è ancora in corso. Ammiratore di Carlo Magno (al punto da chiamare il secondo figlio Pietro Angelo Magno), netto nei confronti di Cesare Battisti (che ha definito «un traditore»), Giuliana non disdegna comunque i temi locali. L’ultimo è il piano urbano dei parcheggi, contro il quale ha avviato una battaglia a suon di presidi, volantini e ordini del giorno, culminata con il recente accoglimento di un ricorso da parte del giudice di pace. Ma tra gli argomenti ricorrenti ci sono anche i no global del centro sociale «Bruno »: un’antipatia reciproca, in realtà, maturata fin dai tempi dell’occupazione dell’ex Zuffo. E sfociata nell’ormai famosa mozione per la quale ottenne, tra lo stupore, l’appoggio della Margherita.
3 Ottobre 2008: Udine, ancora scritte contro i gay al bar “Pi Greco”. Domenica sera hanno festeggiato il terzo “compleanno” del “Pi greco” tra danze e musica, ma prima di brindare hanno dovuto ripulire l’ennesima scritta omofoba. Sulla colonna, tra una vetrata e l’altra del locale di viale Volontari della Libertà, è comparsa infatti la scritta «Gay di merda». Ad accorgersi dell’accaduto sono stati i gestori del locale, da tempo vittima di minacce e insulti. Per il terzo anno consecutivo, in coincidenza con le feste di compleanno dell’ambiente, i muri o i marciapiedi di fronte sono stati imbrattati con scritte offensive. E sempre più spesso, soprattutto nel periodo estivo, i clienti seduti sui tavoli all’esterno del bar vengono offesi dalle auto che passano su viale Volontari.
Insieme agli insulti gridati a squarciagola, una domenica di agosto dello scorso anno è arrivato anche un gavettone d’acqua che ha colpito due giovani. «In quella circostanza abbiamo sporto denuncia ai carabinieri e lo faremo anche stavolta – spiega uno dei due soci del bar – perché siamo stanchi di sopportare questa situazione. La prima volta ho pensato a una bravata frutto soprattutto dell’ignoranza, ma a questo punto direi che siamo andati ben oltre visto che si tratta di episodi che si ripetono con regolarità. Con ogni probabilità la scritta è stata fatta nella notte tra sabato e domenica, prima di cancellarla l’abbiamo fotografata e ci auguriamo che le forze dell’ordine riescano a trovare i responsabili». E mentre le associazioni Arcigay e Arcilesbica parlano di «clima di allarme» per questi ripetuti atti di intimidazione, il comando della polizia municipale di via Girardini sta già analizzando il filmato registrato dalle telecamere di piazzale Osoppo. La speranza infatti è che dalle immagini sia possibile individuare gli autori della scritta o almeno un numero di targa sospetto. Nei prossimi giorni i titolari del Pi greco faranno comunque denuncia e insieme a loro molto probabilmente ci saranno anche alcuni clienti che si erano segnati i numeri di targa di alcune delle automobili dalle quali quest’estate erano partite grida di insulti. Un segno di intolleranza e inciviltà che gli affezionati del music bar, tra i quali non ci sono solamente gay e lesbiche, non sembrano essere più disposti a sopportare. «Il nostro non è un club privato e nemmeno un ritrovo per omosessuali – racconta ancora uno dei due titolari -, non vogliamo etichette e tanto meno insulti». Non c’è solo il “Pi greco” di viale Volontari nel mirino degli autori di scritte omofobe. L’ultima scritta contro i gay risale al mese di giugno di quest’anno quando con una bomboletta spray rossa sono stati imbrattati i muri del cimitero dei Rizzi. Frasi pesanti, scritte a lettere cubitali con toni offensivi sia nei confronti dei gay sia verso il sindaco Furio Honsell. A gennaio invece la scritta “Gay al rogo” è comparsa sui muri di un condominio di via Podgora richiamando alla mente l’episodio accaduto in ottobre dell’anno scorso, quando le stesse parole (accompagnate da una svastica) sono state scoperte sul marciapiede davanti al Pi greco e sulle vetrate del bar di piazzale Osoppo. Il primo episodio risale però all’ottobre 2006. Di fatto ogni qual volta il locale ha festeggiato il suo compleanno, ha dovuto fare i conti con delle scritte omofobe. È capitato dopo la festa per il primo anno di attività nel 2006 e poi anche lo scorso anno e qualche giorno fa. L’estate scorsa una sera arrivò anche un palloncino pieno d’acqua contro il locale di viale Volontari della Libertà; era stato lanciato da una automobile cabriolet con a bordo alcuni giovani. Episodio denunciato. (c.r.). I precedenti: “Gay al rogo”, “Meglio fascisti che gay”: queste scritte oltraggiose (un’altra citava il sindaco) sono comparse sui muri del cimitero dei Rizzi. «Incitare alla violenza e all’omofobia – dice Honsell – è da condannare nel modo più categorico e coloro che lo fanno andrebbero isolati. Purtroppo non è la prima volta che a Udine compaiono scritte omofobe». Un fatto che lo «preoccupa» e «allarma». Per Daniele Brosolo di ArciGay «questi ennesimi attacchi sono vissuti dalla comunità gay in modo drammatico». Eva Dose (ArciLesbica) s’indigna doppiamente «per l’atto omofobico e vandalico che ha deturpato un luogo che dovrebbe essere inviolato come il cimitero».  Da Il Gazzettino,il 14/06/2008, pagina on-line non più disponibile , cit. da ArciLesbica Udine
2 Ottobre 2008: Rovigo, “Non mi volevano in polizia perchè sono lesbica, mi hanno mandata dallo psicologo”:Una ragazza tenta il suicidio con il gas. Si salva per ur pelo: è riversa sul tavolo della cucina quando arriva Luana, la sua compagna. Che adesso racconta: «Avevo ricevuto un messaggio disperato sul telefonino: era Sara (il nome è d: fantasia, ndr), che mi scriveva di voler chiudere con la vita. Sono corsa a casa, ho chiamato l’ambulanza e i miei colleghi della polizia. Li chiama colleghi, perché Luana Zanaga, lesbica, 38 anni, fa il poliziotto Ora è alla questura di Padova e ha deciso di parlare della sua storia con GayLib, l’associazione dei gay e delle lesbiche di centrodestra – vicina alle sue idee politiche – perché vuole “fare qualcosa”. Per se stessa e per gli altri omosessuali nella polizia. «Un messaggino ha salvato la vita alla mia compagna», dice. «Ma dopo quelle righe sul telefonino in questura sono girate voci, pettegolezzi Qualcuno ha detto che Sara aveva cercato di uccidersi per colpa mia. Non è vero, io e lei ci amiamo, il suo è stato solo un momento di debolezza. Il problema vero è un altro: è dura essere gay e portare la divisa. Fare il poliziotto è il sogno che avevo fin da bambina. Posso dire di essere fortunata, faccio un mestiere che mi piace e di cui vado orgogliosa. Però ci sono dirigenti che cercano di ferirmi sul mio orientamento sessuale, e questo io non lo accetto». Come è vista, dagli altri agenti, la poliziotta lesbica? «Finché gli altri non sanno, non parlano di te, va tutto bene. E su di me, fino a poco tempo fa, non potevano dire niente, sono sempre stata gelosa della mia vita privata. Sì, qualche dubbio lo avevano… Una poliziotta che non cede alle avances dei colleghi e che esce solo con le donne è un elemento sospetto». Per entrare in polizia, lei ha dovuto mentire apertamente e dichiarare di non essere lesbica? «Al momento dei test psicoattitudinali, ti chiedono se sei omosessuale. E una domanda che fanno a tutti. Se rispondi di sì, non ti prendono. Non viene testata la tua onestà, la forza di volontà nel resistere alla corruzione, la determinazione ad affrontare i criminali, ma indagano sulla tua vita affettiva e sessuale». Quando ha deciso di dire la verità? «Mi ero fatta trasferire a Padova, perché avevo una relazione con una collega del I gruppo sportivo della polizia. E lì la mia omosessualità è stata scoperta. I superiori mi hanno chiesto chiarimenti, io ho scelto di non negare, di essere coerente con me stessa. Da allora sono partiti gli episodi di discriminazione, nonostante il mio servizio fosse ineccepibile. Ho sventato anche un sequestro, ma ho ricevuto solo un premio in denaro e non la nota di merito, come speravo. Una lesbica nelle forze dell’ordine proprio non la volevano. Il questore mi ha anche mandato da uno psicologo della polizia, per tare dei colloqui con lui ogni 15 giorni. Volevano accertare che vivessi in modo “equilibrato” il fatto di essere lesbica, perché ho delle responsabilità, porto una pistola… Ovviamente ho detto che sono serena con me stessa, non ho conflitti, angosce, anche perché sono omosessuale da sempre». Problemi con i colleghi? «Assolutamente no, sono persone eccezionali e mi sono sempre stati vicini. I problemi li ho avuti con alcuni superbi. Dalle volanti, un lavoro che mi piaceva molto, sono stata trasferita alla sala radio, come se volessero controllarmi momento per momento». Sono tanti i poliziotti omosessuali? «Sì, certamente, ma non si vedono. Stanno nascosti, perché uscire alla luce del sole non è facile, come dimostra il mio caso».
PACCHE SULLE SPALLE MA NIENTE CARRIERA
«Tutti i miei tentativi di passare gli esami per diventare funzionario sono andati a vuoto», dice Luana Zanaga.«Superavo i test tecnici e attitudinali, ma mai la valutazione degli esaminatori. Lo stesso è sempre successo “sul campo”: ho ricevuto solo pacche sulle spalle quando il buon lavoro che avevo svolto andava considerato in modo diverso, proprio ai fini della carriera».
E’ di oggi la notizia,comparsa sulla versione cartacea de “Il mattino di Padova” e su quella on-line a pagamento , che il questore di Padova Luigi Savina sta valutando eventuali risvolti penali a carico di Luana Zanaga per le sue dichiarazioni ai media. AGGIORNAMENTO:«Luana Zanaga? La invito a togliersi dal nostro sindacato». Non va per il sottile Franco Maccari, segretario regionale del Coisp, in merito alla vicenda della poliziotta lesbica di Rovigo attualmente in servizio alla sala operativa della questura di Padova. L’agente nei giorni scorsi ha denunciato, con un’intervista a Studio Aperto (il tg di Italia 1) e sul Corriere del Veneto,di essere discriminata sul lavoro perché gay. Tutto sarebbe cominciato nel 2005. «Ho fatto outing ha detto Luana Zanaga, 38 anni, al Corriere del Veneto – e da allora sono iniziate le discriminazioni ». Nessun encomio per i tanti arresti compiuti nei servizi antidroga in borghese, nessuna nota di merito per un sventato sequestro, ma il trasferimento dalle volanti alla sala operativa nel 2006 e il mancato cambiamento di sede da Padova a Rovigo, come aveva richiesto. «Il mio sogno era diventare funzionario entro i 40 anni, arrivare alla squadra mobile. Il marchio di gay mi ha messa all’angolo». Per i sindacati le dichiarazioni dell’agente sono poco chiare. «Quello che mi sorprende è la scelta della denuncia pubblica – commenta Maccari del Coisp – . Luana Zanaga accusa di essere stata adibita ad altri incarichi, lamenta di aver chiesto, senza successo, il trasferimento da Padova a Rovigo. Ma lo sa quanti agenti, ogni giorno, chiedono di essere trasferiti? Lo sa quanti agenti, ogni giorno, ritengono di essere assegnati ingiustamente ad altri uffici o quanti sono in attesa di poter cambiare mansioni? Ritengo che la vicenda possa essere al massimo “un caso normale” di diniego al trasferimento, anche se capisco che per ogni collega la propria discriminazione è la più grave in assoluto». Insomma, ordinaria frustrazione lavorativa non dipesa dall’orientamento sessuale. «Mi spiace che si senta criminalizzata, ma non capisco la scelta del clamore televisivo a due anni di distanza dal cambio mansioni. Se ci avesse interpellato, poi, saremo intervenuti, perchè non si è rivolta al sindacato?». Anche Michele Dressadore, segretario regionale Sap, solleva qualche dubbio. «In generale non sono a conoscenza di discriminazioni sessuali tra le forze dell’ordine. In merito al caso di Luana Zanaga non conosco i dettagli della vicenda. L’agente, comunque, ha detto che tutti sapevano del suo orientamento sessuale, che “giravano voci”. Se davvero fosse stato un problema, le discriminazioni avrebbero dovuto esserci anche prima del suo outing ». Il questore di Padova, Luigi Savina, nega contorni vessatori nell’operato della Polizia. «Se uno lavora bene, va avanti. La Polizia non si è mai occupata delle abitudini sessuali dei propri dipendenti. L’agente poteva contattare i sindacati. Come mai non lo ha fatto?». Più cauto Alessandro Zan, presidente dell’Arcigay Veneto. «Dobbiamo credere alla buona fede della denunciante. Nei prossimi giorni chiederò un incontro con il questore e mi metterò in contatto con la signora Zanaga per capire meglio il suo caso». Come dire, se la denuncia c’è, la situazione di difficoltà è reale e non importa com’è arrivata alla ribalta delle cronache. «Le forze dell’ordine – specifica Zan – sono considerate un luogo rigido in cui è difficile dichiararsi, anche se da parte dei vertici c’è la disponibilità ad accettare questo tipo di situazioni. La vicenda dell’agente Zanaga merita di essere approfondita, questo tipo di denuncia non è mai fatto a cuor leggero». Intanto Luana si è concessa qualche giorno di ferie, rientrerà in servizio il prossimo 13 ottobre. E nel cassetto ha già pronta la domanda per tornare alle Volanti.
24 Settembre 2008: Chiampo, si ritrova la casa tappezzata di insulti ed offese. Passino le insinuazioni gratuite su internet, ma la mattina che si è alzato ed ha trovato la casa tappezzata di bigliettini con foto e scritte che facevano riferimento alla sua presunta omosessualità non ci ha più visto. Per avere giustizia, si è presentato nella caserma dei carabinieri di Chiampo ed ha sporto denuncia per diffamazione contro ignoti.
La vittima di una sorta di campagna denigratoria, dai tratti certo ludici ma altrettanto offensivi per chi è eterosessuale convinto, e sente che l’appellativo di gay è per lui un’ingiuria, è un giovane di Chiampo, che è noto in zona perché gioca a pallone come laterale in una squadra locale.
La vicenda risale ai mesi scorsi. La squadra in cui gioca il ragazzo, che milita nei campionati minori di calcio a 11, ha un sito internet piuttosto frequentato in cui i tifosi posso inserire appelli, richieste e commenti alle partite. In particolare, alcuni di loro lasciano dei post (cioè dei commenti) relativi alle pagelle di ciascuna gara, che vengono scritte in maniera simpatica. In alcune occasioni, uno di questi tifosi, firmandosi a volte “marco” e a volte “marchino”, aveva lasciato dei post in cui, attraverso una serie di perifrasi o di allusioni, definiva il calciatore in questione un omosessuale, che in campo era impegnato più alla ricerca di un compagno che del gol o di fermare gli avversari.
Dopo alcuni di questi messaggi, al giovane era accaduto un fatto spiacevole: qualcuno aveva appiccicato davanti a casa sua, a Chiampo, una serie di cartelli dal tenore inequivocabile sui suoi gusti sessuali, con tanto di foto.
A quel punto il ragazzo si è presentato in caserma ed ha formalizzato la denuncia. I carabinieri della stazione hanno avviato accertamenti d’intesa anche con la polizia postale, che si sta occupando delle verifiche che riguardano i post sul sito internet della squadra. L’ipotesi è che a diffamare il laterale sia stata sempre la stessa persona.
21 Settembre 2008: Casteggio, insulti alla coppia gay: va a processo. Per Simone e Stefano più che un insulto è stata l’ennesima discriminazione sessuale. E forse per questo più dolorosa e ingiusta. Per chi l’avrebbe diffamati, invece, si tratta solo di un equivoco, di parole sì pesanti ma non indirizzate a loro e certamente non «discriminanti». Resta il fatto che se ne discuterà a fine mese al processo fissato davanti al giudice di pace.
Davanti a lui è citato a giudizio l’imprenditore casteggiano Massimo Quaglini, cinquantasette anni, difeso dall’avvocato Luca Angeleri del foro di Pavia.
Nei suoi confronti il pubblico ministero Marcello Malavasi ha chiesto la citazione a giudizio per il reato di diffamazione per aver offeso, in presenza di più persone, Stefano Gemelli e il suo compagno Simone De Vecchi che sono dichiaratamente e felicemente compagni di vita e omosessuali. E che all’epoca abitavano in uno stabile di Montebello Della Battaglia.
La frase incriminata, o incriminante, che sarebbe stata diretta a loro è abbastanza volgare: «Non vedete che sono due…». Puntini di sospensione per un termine che era stato usato da Umberto Bossi e dal sindaco di Treviso Giancarlo Gentiloni proprio per definire con spregio i gay. «Proprio per questo non riteniamo che ci sia soltanto una diffamazione, ma una vera e propria discriminazione sessuale nei nostri confronti».
«Non è così – precisa l’avvocato Angeleri -, il signor Quaglini nega di aver indirizzato quelle parole nei loro confronti. C’era, questo sì, in atto una discussione con alcuni condòmini, alla quale i signori Gemelli e De Vecchi non partecipavano. Nella concitazione ci sono state probabilmente delle parole pesanti, qualche termine eccessivo. In ogni caso, non era rivolto ai due signori che assistevano alla discussione dal loro balcone. Peraltro, il signor Quaglini ignorava e non era ovviamente interessato alle altrui abitudini sessuali».
Vicenda delicata, per molte ragioni. Massimo Quaglini è un imprenditore molto noto, non solo a Casteggio, la coppia racconta di aver dovuto abbandonare la casa di Montebello per le discriminazioni sessuali di cui era vittima. Il giudice di pace tenterà in prima battuta una conciliazione. Una strada difficile secondo Gemelli: «Non credo basteranno solo delle scuse».
18 Settembre 2008: Villa d’Adda (Bg), “Mi ha lasciato per un’altra”, le uccide tutt’e due. Il perché in tante brutte copie di quella che avrebbe dovuto essere una lettera. Una confessione stracciata, incompiuta, scritta in notti d’ossessione, spese a provare a spiegare l’incubo che lo stava trasformando in assassino. Righe accartocciate, lasciate sul tavolo.
Ieri mattina lo ha fatto. Due delitti nel giro di mezz’ora. Due donne ammazzate a coltellate: la sua ex moglie e l’amica di lei. Lui, Anacleto Roncalli, 67 anni, idraulico in pensione con una vita già segnata dal lutto e i capelli troppo bianchi per pensare di ricominciare daccapo, è uscito di casa all’alba. Armato di gelosia e di un coltello da cucina. Doveva spezzare i fili di quel destino che lo aveva lasciato solo, convinto che quella sua giovane, bella donna lo avesse abbandonato per un amore omosessuale.
Nataliya Holovko, 43 anni, badante ucraina con due figli grandi avuti da un precedente matrimonio, se l’è visto comparire mentre usciva dal garage di casa in via Ca’ de Passeri, a Villa d’Adda. L’ultimo tentativo di riaverla, la lite, parole urlate con disprezzo, gli insulti. Poi il coltello che affonda. Due, tre forse più fendenti al ventre. Erano le sette e mezzo. È stata una vicina di casa a dare l’allarme. Mentre lui, l’idraulico, era già partito per la sua prossima missione di morte. Trenta chilometri di strada, sulla sua Punto blu per arrivare a Locatello. Qui lungo la strada per Fuipiano Imagna (la provinciale principale della Valle) ha intercettato la persona che considerava la causa del suo divorzio: Alla Smirnova, 42 anni, anche lei badante, russa, convivente con un carpentiere della zona. L’assassino l’ha bloccata mentre era in macchina, su una Volkswagen Lupo. Attimi. Dopo aver aperto lo sportello l’ha accoltellata diverse volte finendola con un colpo alla gola.
Epilogo tragico di un caso già chiuso. Roncalli, vedovo e padre di due figli avuti dalla prima moglie, aveva già deciso cosa fare. Proprio come quando spediva lettere minatorie alla sua giovane ex o le imbrattava i muri di casa con scritte minacciose. Sapeva che non avrebbe potuto andare lontano. Così dopo qualche ora si è diretto verso il carcere bergamasco di via Gleno.
Una pattuglia dei carabinieri lo ha bloccato verso mezzogiorno mentre andava a costituirsi. In auto aveva ancora il coltello sporco di sangue, docile si è lasciato portare in caserma. E qui, davanti al magistrato, ha raccontato la storia della sua vita finita. Anacleto Roncalli e Nataliya si erano sposati sei anni fa. Per lui una seconda giovinezza. L’illusione di una storia vera con una donna che provava a ricostruirsi un futuro, due figli da mantenere, Nikita, 16 anni, e Alexander, di 21, lui lasciato nel Paese d’origine. Un’unione che non funzionò fin da subito. Lei giovane e attraente, lui geloso e possessivo. Era la sua ultima occasione di felicità. Ma un anno e mezzo fa la separazione, la scelta d’andarsene da parte di lei. L’idraulico non si era rassegnato. Continuava a cercarla, a seguirla, a minacciarla. Voleva trovare una spiegazione al fallimento, un colpevole. Fino a quando la sua paranoia omicida ne ha disegnato uno: alla, l’amica del cuore di Nataliya. Il suo compagno, stava lavorando in cantiere quando ha saputo. E disperato piange: «Non posso crederci, non ne troverò mai più un’altra come lei».
18 Settembre 2008: Ales (Oristano), si apre il processo contro una docente. «I litigi con la professoressa erano quotidiani e quando la discussione diventava più dura lei ci minacciava e ci offendeva. Un compagno è stato colpito con uno schiaffo e un altro è stato accusato di essere omosessuale». Parlano gli ex alunni della scuola media di Ales, di fronte al giudice monocratico del tribunale di Oristano che ieri ha aperto il processo a carico di un’ex insegnante di italiano, Miranda Meloni di 59 anni, accusata di maltrattamenti e percosse nei confronti dei suoi alunni. «Lei non spiegava e noi per protesta uscivamo dall’aula – hanno raccontato gli studenti – Il confronto non era possibile perché si scagliava contro di noi e ce ne diceva di tutti i colori. Un giorno ci ha offerto cento euro per rientrare in classe». La storia, che risale al periodo tra novembre 2004 e febbraio 2005, era finita in Procura dopo che i genitori degli alunni avevano deciso di presentare una denuncia ai carabinieri. Del caso si erano poi occupati gli agenti della Squadra mobile di Oristano e da lì è iniziata la vicenda giudiziaria. La professoressa è difesa dagli avvocati Antonio Cova e Anna Maria Uras, mentre alcuni degli ex alunni si sono costituiti parte civile con l’avvocato Gianfranco Siuni. Per contestare l’insegnante di lettere i genitori degli studenti della scuola media di Dante Alighieri avevano anche organizzato una sorta di manifestazione e per alcuni giorni i ragazzi non si erano presentati in classe. A scuola erano arrivati anche gli ispettori del ministero della Pubblica istruzione. «Di fronte agli ispettori la professoressa Meloni aveva cambiato comportamento e quel giorno aveva anche fatto lezione – ha riferito al giudice una delle ragazzine interrogate ieri – Normalmente però non spiegava proprio nulla, al massimo ci assegnava compiti da eseguire ma senza prepararci. Le sue ore trascorrevano tra le urla». Ai ragazzi, sempre secondo il loro racconto, la professoressa si rivolgeva paragonandoli a «delinquenti da riformatorio» e considerandoli come «persone poco di buono». E in classe, stando alle accuse della Procura della Repubblica di Oristano, qualche volta sarebbero addirittura volati schiaffi e sarebbe stato lanciato un telefonino.
Altri testimoni chiamati dal pm Laura Carrera dovranno comparire in aula, di fronte al giudice Annie Cecile Pinello, durante la prossima udienza che è stata fissata per l’11 febbraio. Poi sarà la volta dei testi della difesa.
16 Settembre 2008: Albizzate, I Finocchi devono stare nelle foibe – in diretta TV su Raidue – “Insieme sul 2″. Il direttore di Rai 2, varesino alla guida della rete da due anni, tende ad abbassare i toni della polemica innescata dalle parole contro gli omosessuali espresse in diretta dall’assessore di Albizzate. Insulti ai gay su Raidue, Marano: “Libere opinioni”.
«Non ho una posizione particolare su quanto accaduto». Il direttore di Rai 2, Antonio Marano, varesino alla guida della seconda rete nazionale dal 2006, non prende posizione rispetto a quanto accaduto nella prima settimana di programmazione de “Insieme sul due”, programma di mezzogiorno che ha come obiettivo di trasmettere in diretta da diverse piazze d’Italia, dando attenzione, come recita la presentazione del programma, “ai problemi concreti degli italiani, al territorio e all’Italia periferica che di solito non ha voce in capitolo”.
La prima tappa della trasmissione si è svolta quindi ad Albizzate, durante la quale, mentre si affrontava la tematica dell’omofobia, l’assessore del paese varesino Giancarlo Valmori ha rilasciato dichiarazioni non proprio lusinghiere nei confronti dei gay, dicendo: «la tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati…anche nelle foibe». Frase che ha generato l’ira dell’ospite in studio, Alessandro Cecchi Paone, a cui poi Valmori ha dato in diretta del “finocchio” e “pederasta”.
La questione è rimbalzata su tutti i giornali e in rete si susseguono le polemiche su diversi blog. Anche la stessa piccola città di Albizzate si è ribellata alle parole del proprio assessore, facendo comparire volantini e striscioni di solidarietà. Per mercoledì sera è previsto il consiglio comunale e non si sa ancora se si parlerà della questione. Ma evitarlo sarà molto difficile.
Intanto il direttore di Rai 2, interpellato, tende a minimizzare la polemica: «Al di là delle considerazioni espresse, rispettiamo le idee di tutti – spiega Marano -. Sia da parte dell’assessore, sia da parte di chi la pensa diversamente. Ognuno ha il diritto di esprimere le proprie posizioni. Sono migliaia le considerazioni che vengono espresse ogni giorno sulla rete che dirigo, tutte con pensieri diversi. È normale ci sia anche polemica di questo tipo».
15 Settembre 2008: Roma, “Gay nei forni”. Scritte shock a San Giovanni.
«Gay nei forni» e «via i froci da San Giovanni». Sono gli insulti omofobi apparsi sopra una panchina in via San Giovanni in Laterano, a Roma, strada, nei pressi del Colosseo, tra le più frequentate dalla popolazione gay.
Le scritte, secondo quanto riferito da Arcigay, «sono comparse lungo tutto il tratto della Gay Street».
Pochi giorni fa, a poca distanza da quella stessa via, una coppia omosessuale di Bologna era stata aggredita a parole, pietre e sputi. In precedenza, il locale simbolo della strada, il Coming Out era stato dato alle fiamme e una sua cameriera, qualche tempo dopo, seguita e picchiata.
Pronta e dura la condanna dell’episodio da parte dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso: «Un gesto vile e vergognoso che va condannato con assoluta fermezza».
12 Settembre 2008: Carignano (Genova), gay aggredito da un cliente. Un 31enne omosessuale, che si prostituisce a Carignano, è stato aggredito a calci, pugni e bastonate la notte scorsa. L’uomo sarebbe salito sull’auto di un giovane, con il quale aveva concordato la “prestazione”, ma una volta giunti in un luogo appartato è stato subito aggredito; il malvivente non l’ha rapinato.Secondo quanto denunciato dall’uomo, l’aggressore lo avrebbe colpito alla testa prima con calci e pugni poi con un oggetto contundente, provocandogli una profonda ferita; medicato in ospedale, l’uomo è stato giudicato guaribile in una decina di giorni.
12 Settembre 2008: Firenze, omicidio durante rapporto gay. Prostituto romeno confessa. In manette giovane romeno di 24 anni, arrestato dai carabinieri nell’ambito delle indagini sulla morte di Alberto Elkin Tabares Mesa, il 50enne colombiano trovato morto ammazzato nel dicembre del 2006 in via Faenza a Firenze.La conferenza stampa dei carabinieri Firenze, 12 settembre 2008 – In manette giovane romeno di 24 anni, arrestato dai carabinieri nell’ambito delle indagini sulla morte di Alberto Elkin Tabares Mesa, il 50enne colombiano trovato morto ammazzato nel dicembre del 2006 in via Faenza a Firenze.
Il cadavere del colombiano venne trovato con le mani e i piedi legati da un filo elettrico e la bocca imbavagliata con una felpa. L’uomo era stato picchiato selvaggiamente. A causare la morte dell’immigrato sarebbero state le conseguenze del pestaggio. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il colombiano sarebbe stato ucciso, durante un rapporto gay, da un romeno che non voleva soddisfare le sue richieste. Con l’accusa di omicidio, i militari hanno arrestato Laurentiu Pintilie, 24 anni, che viveva prostituendosi. L’uomo ha confessato.
Mesa era un professore di storia dell’arte, che si era trasferito a Firenze dove, dopo aver seguito dei corsi di studio, si guadagnava da vivere con lavori di pulizie. Secondo quanto ricostruito dai militari, Mesa aveva abbordato il rumeno in un cinema a luci rosse fiorentino. Durante il rapporto, il romeno si sarebbe ribellato alle richieste del colombiano, colpendolo con uno sgabello. I militari sono risaliti a Pintilie attraverso l’esame del Dna. Dopo aver individuato i ‘prostituti’ che frequentavano la casa di Mesa – il professore teneva un album con le loro foto – grazie al lavoro del Ris di Roma, attraverso il dna i militari sono risaliti al fratello del presunto omicida, anch’egli ‘cliente’ di Mesa. Notando una similitudine – ma non corrispondenza – con il dna dell’omicida, sono arrivati al ventiquattrenne, arrestato in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in Romania e poi estradato.
In casa di mesa è stato trovato un libro sugli omicidi di gay avvenuti in Italia, ‘Omocidi’, e aveva sottolineato alcuni passaggi che descrivono modalità e moventi simili a quelli di cui poi è stato vittima. E’ quanto scoperto dai carabinieri nel corso delle indagini. Nei passaggi sottolineati da Mesa, il libro spiega che l’omicida è un ‘prostituto’ abituale, clandestino, non omosessuale, che pratica quell’attività per bisogno, che prova disprezzo per chi gli propone un certo tipo di rapporto contro natura.
Fra le parti sottolineate, anche quella in cui si descrivono modalità uguali all’omicidio di Mesa: la vittima colpita con un oggetto qualsiasi, la lenta agonia, le mani e i piedi legati con fili elettrici, la bocca tappata da uno straccio e, infine, il cadavere coperto da lenzuola e cuscini. Gli investigatori sono risaliti al presunto omicida di Mesa grazie anche a un’impronta del romeno, macchiata del sangue della vittima, sullo sgabello con cui il colombiano è stato colpito.
Mesa, hanno spiegato gli investigatori, non aveva avuto una vita facile. Anni fa, una sua sorella giornalista venne uccisa in Colombia durante una rapina.
10 Settembre 2008: Roma, il senatore Berselli (PdL): boom dell’omosessualità? Sì, le ragazze la danno via troppo facilmente! “Il recente boom dell’omosessualita’ e soprattutto della prostituzione maschile con travestiti e viado, a mio avviso, e’ dovuto all’eccessiva disponibilita’ delle ragazze di oggi, al fatto che la danno via troppo facilmente”. Lo ha detto il senatore Filippo Berselli, (Pdl) intervistato da Klaus Davi. “Vorrei precisare – ha chiarito Berselli – che io sto dall’altra parte, dalla parte degli etero al mille per mille, ma spiego questo transito dall’eterosessualita all’omosessualita’ come un fenomeno collegato al fatto che le ragazze sono troppo disponibili. C’e’ il rischio che i maschi arrivino ad una sorta di overdose di rapporti sessuali con le donne e che quindi, forse, scelgano di passare dall’altra parte. Comunque, i ragazzi di oggi non hanno la carica sessuale che avevamo noi, forse perche’ eravamo una generazione di repressi” ha proseguito Berselli aggiungere di avere “molti amici gay con i quali ho intrattenuto e intrattengo ottimi rapporti e che sono di una simpatia travolgente. Ma nessuno di loro mi ha mai fatto la corte. Non mi e’ mai capitato”. Berselli ha osservato che “anche nella PDL ci sono gay e lesbiche, come in tutti i contesti. Aggiungo, invece, che non credo esista nessuna lobby gay nella societa’, o quantomeno non in senso di un gruppo che esercita un potere occulto. Altro discorso e’, invece, per l’Arcigay gia’ presieduta da Franco Grillini che aveva un senso come luogo di pressione all’interno del Partito Democratico”. Quanto ai maschi che si travestono da donna per andare nei locali e nei prive’, Berselli ha detto che “non saranno perseguiti se dovesse essere approvato il ddl Carfagna sulla prostituzione.
Vestirsi da donna – ha fatto notare Berselli – non e’ un reato in quanto tale, ne tantomeno significa che si voglia necessariamente adescare qualcuno. Al massimo e’ una carnevalata. Anche gli scambi di coppia nei parcheggi non verranno vietati, salvo che non si consumino rapporti sessuali nelle auto o in luoghi aperti al pubblico. A casa propria o nei motel le coppie scambiste possono fare, ovviamente, quello che vogliono”.
9 Settembre 2008: Roma, nuova aggressione contro coppia gay. Al grido di “Froci via dall’Italia” e “Fate schifo” un gruppo di una decina di ragazzi ha aggredito, prendendoli a sputi e lanciando contro di loro pietre e bottiglie, una coppia omosex.
L’aggressione, denunciata dall’Arci Gay di Roma, è avvenuta la notte scorsa: Federico e Cristian, entrambi di 28 anni, dopo aver trascorso una serata in via di san Giovanni in Laterano, rinominata “Gay Street” perché ospita locali molto frequentati dagli omosessuali, si dirigevano verso i Fori Imperiali, mano nella mano. Dopo l’aggressione hanno chiesto aiuto e denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine.
“Ancora una volta una terribile testimonianza di intolleranza verso le persone gay e verso l’amore omosessuale – ha commentato Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – i due ragazzi aggrediti si tenevano per mano e questo è bastato a scatenare gli insulti e l’aggressione. Ci preoccupa molto il clima di violenza che si respira in città, per questo – ha concluso Marrazzo – ci auguriamo che le istituzioni collaborino con tutte le associazioni lesbiche, gay e trans, per mettere a punto un serio piano per la sicurezza e contro l’omofobia”.
8 Settembre 2008: Pordenone, scritte contro i gay al liceo. I soliti ignoti hanno colpito ancora, nel parco del liceo Grigoletti, lasciando scritte ingiuriose sul selciato del vialetto di accesso e sui muri esterni della scuola. In azione lo spray, con le offese a un docente liceale di inglese che ha radici nel Centro Italia, a lato del murales d’autore, e sul porfido contro i gay. Ragazzate, ma i costi ci sono. Un tecnico di laboratorio del liceo si è offerto per la ripulitura settimanale dei muri esterni e il lavoro non gli manca. «Le recinzioni della scuola sono troppo deboli – sottolinea – e le incursioni notturne dei vandali sono continue». Le facciate esterne del liceo sono diventate la lavagna di offese e provocazioni e vanno in sofferenza anche i muretti di cinta. Le squadre di imbianchini della Provincia hanno aperto la sfida con i “graffitari”. Sfida persa: i muri della pensilina esterna al liceo erano stati tinteggiati in giugno e sono di nuovo zeppi di scarabocchi e invettive. «Autori ignoti – ha concluso il tecnico, che ha trascorso il sabato mattina a stendere la mano di biacca – anche se i sospetti si concentrano sugli studenti bastonati nel profitto. Il parco è a rischio e sono anni che chiediamo un sistema di sicurezza potenziato».
7 Settembre 2008: Cagliari, per Benedetto XIV le famiglie gay non sono famiglia. La famiglia, intesa come matrimonio tra uomo e donna, puo’ essere una sola: ma oggi, e’ tornato a denunciare il Papa incontrando stasera decine di migliaia di giovani a Cagliari, “non e’ piu’ cosi”‘, perche’ “domina una mentalita’ diversa”.”Sono ammesse – si e’ lamentato – altre forme di convivenza: a volte viene usato il termine famiglia per unioni che, in realta’, famiglia non sono”. “Sopratutto – si e’ rammaricato – si e’ molto ridotta la capacita’ dei coniugi di difendere l’unita’ del nucleo familiare a costo anche di grandi sacrifici”. “Riappropriatevi, cari giovani – ha incitato – del valore della famiglia; amatela – ha insistito – non solo per tradizione, ma per una scelta matura e consapevole”.
1 Settembre 2008: Napoli, giovane lesbica sfregiata in piazza Bellini. E’ successo venerdì notte nella centralissima piazza Bellini: un giovane, infastidito da una coppia di ragazze, si è tolto i pantaloni, ha cominciato ad insultarle gridando: “lo vuoi il pisello? Lo vedi lesbica di merda?”, e ne ha sfregiato una con un bicchiere. “Sconcertante l’assenza di denuncia”, ha commentato la presidente di Arcilesbica Napoli Giordana Curati. E’ successo tra le 2 e le 3 di venerdì notte, ad un anno esatto dalla sassaiola degli ultras napoletani contro un gruppo di gay che sostavano sempre in piazza Bellini a Napoli. Una giovane era in compagnia della sua fidanzata e di altri amici, quando all’improvviso un ragazzo, probabilmente infastidito dagli atteggiamenti affettuosi della coppia, si è avventato su di loro: “Era fuori di testa, si vedeva lontano un miglio – ha raccontato un testimone presente all’accaduto – si è staccato dal suo gruppo e come una furia si è avvicinato a quelle ragazze. Io lo vedevo di spalle: si è abbassato i pantaloni e le mutande e ha cominciato ad urlare insulti e volgarità”. Alcune ragazze presenti hanno provato addirittura a scappare, ma il giovane le ha inseguite. “Alcune ragazze del gruppo hanno risposto alle provocazioni – racconta un’altra testimone – e lui, completamente invasato, le ha aggredite fino ad afferrare un bicchiere e scaraventarlo contro una di loro chiamandola “lesbica di merda”. La ragazza, giovanissima, sanguinava: aveva un taglio profondo tra il naso e la fronte e un altro sopra la bocca. A quel punto sono intervenuti alcuni amici dell’aggressore che, capita la gravità della situazione, hanno cercato di calmare le acque, hanno immobilizzato il loro amico e lo hanno portato via”. La giovanissima vittima è stata poi dissuasa da alcuni presenti dal denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine per non “mettere i suoi affari in piazza”. A denunciare invece la gravità del fatto è la presidente di Arcilesbica Napoli Giordana Curati. La macchina della giustizia si è messa in moto, e nonostante il timore iniziale da parte delle ragazze aggredite e sfregiate a denunciare quanto accaduto, il commissariato di polizia di via San Biagio dei Librai ha individuato e fermato, con l’accusa di tentata violenza sessuale e lesioni aggravate in concorso con altre persone che naturalmente sono ancora in fase di identificazione, il protagonista della violenta aggressione avvenuta in piazza Bellini lo scorso 29 agosto a Napoli, Luigi Del Bono, 36 anni, che aveva trovato rifugio presso un albergo di via Mezzocannone.
31 Agosto 2008: Catanzaro, giovane detenuto stuprato, picchiato e messo in isolamento con topi e scarafaggi. E’ il dramma di un detenuto calabrese 40enne, omosessuale e sieropositivo, arrestato per tentato furto nel giugno scorso e detenuto in un carcere di Catanzaro. “In cella agli inizi di luglio subisce una violenza bestiale, viene ripetutamente violentato da alcuni detenuti, che quando poi scoprono che è sieropositivo lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. Il giovane viene per questo messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Successivamente viene quindi trasferito in un carcere di un’altra regione e per alcuni giorni incredibilmente e irresponsabilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali!”.
18 Agosto 2008: Roma, “GAY NEI FORNI SUBITO”.Scritta offensiva davanti alla gelateria a San Giovanni. “Gay nei forni subito” e “via i froci dal quartiere” sono le scritte fatte con un pennarello nero in via San Giovanni in Laterano, nei pressi del Colosseo, piu’ nota come la “Gay Street” di Roma. Le scritte sono state fatte davanti a una gelateria che, riferisce in una nota l’Arcigay, “da oltre 2 anni e’ gestita da una coppia gay che ha reso il locale un punto di riferimento per lesbiche, gay e trans che transitano per la strada”. I gestori del locale si sono detti perplessi, ricordando di avere “ottimi rapporti anche con i residenti”.
16 Agosto 2008: Limena (Pd),dalle auto sassi contro i transessuali. «Queste azioni violente nei nostri confronti da almeno tre mesi a questa parte sono continue» denuncia Milly, un transessuale che ha scelto le strade del Comune di periferia per ricevere i suoi clienti. «Ci siamo rivolti alle forze dell’ordine portando loro anche i numeri di targa delle autovetture dalle quali ci lanciano i sassi però nessuno si è mosso, anzi, ci hanno risposto che questa è solo una guerra da marciapiede scatenata contro di noi dai romeni che vogliono piazzare le loro protette. Noi invece sappiamo bene che le cose non stanno così. Chi ci lancia le pietre sono sempre gli stessi. Giovani per i quali rappresentiamo la feccia della società. La nostra speranza è quella che qualcuno intervenga, a meno che non stiano aspettando che prima ci scappi il morto».
12 Agosto 2008: Roma, trans aggredita e stuprata “Stuprarci è diventato un diritto!” Domanda: preferisci un’aggressione o la reclusione? Oggi in Italia è questa la scelta per molte transessuali, se sono anche migranti. E così le vittime di un reato diventano colpevoli.
E’ successo a Roma, meno di 48 ore fa: bussano in casa, la trans non apre. Bussano più forte, è un uomo, vuole un rapporto sessuale. Prova a sfondare la porta. La trans, brasiliana, 33 anni, chiama il 112. I militari arrivano ma portano in caserma lei: arrestata perché inottemperante ad un provvedimento di espulsione emesso a suo carico. I carabinieri della stazione Tomba di Nerone hanno poi accertato che l’uomo, 42 anni, romano, risulta l’inquilino del monolocale occupato dalla trans, formalmente concessogli in locazione come prestanome da una società: è stato denunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il monolocale è stato sequestrato.
A commentare è solo un’area politica: «Cosa doveva fare per salvarsi – dichiara Antonella Casu, segretaria di Radicali Italiani – farsi uccidere, così tutti si sarebbero disperati per l’ennesimo episodio di violenza ed emarginazione?». E Emma Bonino: «La scorsa settimana a Milano, la transessuale brasiliana clandestina che aveva denunciato la scomparsa della sua amica, rapita e poi uccisa da due ragazzi, ha avuto dalle forze dell’ordine un permesso speciale che le permetterà di rimanere in Italia regolarmente per alcuni mesi. Perché nel caso di Roma non si applica la stessa regola?».
Vladimir Luxuria denuncia un clima di finta sicurezza e lancia un allarme importante: «Sta cambiando lo stigma. Se prima era il comportamento ad essere criminalizzato, adesso è la categoria: trans, prostitute, migranti. Se una persona comprende tutte e tre queste condizioni diventa criminalizzata al cubo, nei fatti senza gli stessi diritti di un cittadino comune. E’ un paese civile quello in cui i soggetti deboli sono perseguiti invece che protetti?». Sulla stessa traccia interviene anche Marcella Di Folco, storica presidente del Mit (Movimento Italiani Transessuali): «Maroni può essere orgoglioso dei risultati ottenuti: alla fine il soggetto più debole paga per tutti. Ma non è così che si risolvono i problemi. Ritenere alcune categorie astratte inferiori e per questo colpevolizzarle crea diritti mostruosi come quello di stupro. E’ assurdo considerare i trans e chi si prostituisce socialmente pericoloso, casomai sono soggetti che rendono un servizio sociale. La trans di Roma ha offerto un contributo a tutta la cittadinanza con la sua denuncia perché quell’uomo poteva aggredire chiunque altro, trattandosi di un violento. Intimidire chi denuncia è un atto stupido perché crea debolezza nella società». Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, propone: «Dovremmo pensare a una security privata, una specie di salvavita per trans e prostitute. Abbiamo un progetto in proposito, un contratto con un’agenzia privata pronta a scattare all’allarme lanciato. Visto che lo Stato non ci pensa». Dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Stefano Mastropaolo interviene personalmente: «Quanta gente clandestina è scomparsa perché non ha avuto il coraggio di denunciare i propri aggressori, per paura dell’arresto? Per una trans, oggetto di discriminazione sessuale, è ancora più difficile ottenere il permesso di soggiorno. Occorrono supporto e facilitazioni, altro che persecuzioni. Il punto è fare delle leggi che fissino omofobia e transfobia in un reato: non è possibile considerarli idee personali».
Su questo, Rita Bernardini, ex segretaria radicale, ora deputata Pd, lancia una provocazione:«Gli italiani sono sempre stati tolleranti sulle scelte dei singoli e sugli orientamenti sessuali di ciascuno. Non c’è discriminazione nei confronti dei transessuali. Anzi bisogna stare attenti a come si parla di questi fatti. Perché non vorrei che capitasse quello che avvenne per i sassi gettati dai cavalcavia. Quando vengono montate delle campagne c’è il rischio che poi alcuni fenomeni si possano verificare davvero».
6 Agosto 2008: Milano, giovanissimi uccidono prostituta trans. A Milano Samantha, prostituta trans di origini brasiliane, è stata violentata e assassinata e il suo corpo abbandonato ancora agonizzante sulla tangenziale. Arrestati un diciannovenne italiano e un minorenne nordafricano che, dopo aver cercato di ottenere un rapporto sessuale senza pagare, hanno abusato della vittima per poi massacrarla a calci e pugni. “Una scena da Arancia Meccanica” hanno dichiarato i poliziotti della Squadra Mobile. I due giovani sono accusati di sequestro di persona, rapina, violenza sessuale di gruppo e omicidio.
31 Luglio 2008: Fiuggi, Jaime Ondarza e Lucetta Scaraffia al Fiuggi Family Festival: un bollino per promuovere film per famiglie. Un bollino “Family Entertainment” è l’auspicio espresso da Jaime Ondarza, amministratore delegato della Turner Italia, questa mattina al Fiuggi Family Festival. A Ondarza il presidente del Festival ha assegnato il premio speciale per “l’impegno dimostrato nel promuovere la cultura della vita e della famiglia nell’ambito della produzione televisiva”. Alla cerimonia era presente anche il Sottosegretario Lucetta Scaraffia. “Sono d’accordo – ha detto il Sottosegretario – sull’idea di istituire un bollino che invece di vietare serva a promuovere i film per la famiglia. Ci sono molti film che promuovono un’immagine distorta dell’amore e della famiglia, come per esempio “Brokeback Mountain”. Si deve fare in modo di alzare la voce e promuovere film e prodotti tv che incoraggino una corretta visione dei valori famigliari”. Ondarza ha ringraziato il festival per il premio. “Aderiamo fin d’ora alla proposta di un tavolo permanente per un dialogo senza mediazione fra produttori e famiglie italiane”, ha detto. “Vogliamo mantenere acceso un rapporto con il Fiuggi Family Festival anche perché la famiglia è ormai un interlocutore scomparso dalle platee. Se non c’è nessuno che alza la voce, nel bene o nel male – ha puntualizzato l’amministratore delegato della Turner – le famiglie non lo sentirebbe nessuno”.
27 Luglio 2008: Roma, giovani aggrediti all’Eur. L’auto si è fermata all’improvviso, provocando un forte stridore di gomme. Erano le cinque del mattino, all’Eur, all’uscita del Gay Village: sei ragazzi appena usciti stavano cercando una fontana per rinfrescarsi. Dall’auto, una Fiat 600 blu con a bordo quattro persone, ne scendono due, di corsa. Una questione di secondi. E arrivano le botte. “Io sono stato strattonato violentemente – racconta Salvatore, 23 anni – e mi è rimasto un occhio livido per i pugni”. È andata peggio a Federico, 19 anni, “a cui hanno tirato un pugno nello stomaco, prima di filare via e sparire, insultandoci”.
24 Luglio 2008: Roma, “Sei lesbica! Aggredita a calci e pugni. Picchiata a calci e pugni mentre tornava a casa. «Gay di m…», le ha urlato in faccia l´assalitore prima di scappare lasciandola, tramortita e dolorante, riversa sul marciapiedi. Un´altra storia di intolleranza verso gli omosessuali ambientata nella capitale e partita dalla storica “Gay street” di via San Giovanni in Laterano che, in questi giorni, è al centro di accese polemiche perché la richiesta di pedonalizzazione è stata respinta dal municipio. La vittima, D. S., è una ragazza lesbica, studentessa fuorisede, che lavora al “Coming Out”, uno dei ritrovi gay più conosciuti di Roma. «La notte di sabato 19 sono tornata a casa con l´autobus MA1 – ha raccontato la giovane donna agli agenti del commissariato del Celio, dove si è presentata ieri mattina – Erano le 3,30 circa. Indossavo una maglietta del locale con il simbolo arcobaleno del movimento omosessuale». «Sono scesa alla fermata Colli Albani – ha proseguito D. S. – ho attraversato la strada e all´improvviso un uomo mi ha afferrata da dietro urlando: gay di m…. Io ho risposto: guarda che sono una donna…
Non l´ho visto in faccia, non so neanche che aspetto avesse perché ho cercato di proteggermi il viso. Mi ha sferrato due pugni e un calcio e poi è scappato. Mi sono rialzata e sono andata a casa, ma la mattina dopo avevo dolori ovunque e sono andata al pronto soccorso del San Giovanni dove mi hanno dato 3 giorni di prognosi. I miei colleghi, ieri, mi hanno convinta a sporgere denuncia e sono andata alla polizia».
18 Luglio 2008: Lecce, sparano pallini a trans e prostituta. Cinque giovani, uno dei quali di 16 anni, gli altri tra i 21 e i 19, sono stati denunciati per avere sparato la notte scorsa con una pistola ad aria compressa caricata a pallini di plastica contro un trans ed una prostituta colpendoli al fondo schiena e ad un avambraccio.  Rintracciati poco dopo da agenti delle volanti in servizio, hanno tentato di liberarsi della pistola lanciandola sotto un’altra vettura in sosta, ma l’arma è stata recuperata. Accompagnati poi in questura, sono stati riconosciuti dai due aggrediti.
17 Luglio 2008: Catania, gli ritirano la patente perchè gay: sarà risarcito. Danilo Giuffrida, catanese di 26 anni, ha vinto la sua causa contro lo Stato. Il giovane al quale fu sospesa la patente dopo essersi dichiarato gay alla visita di leva dovrà ricevere un maxi risarcimento da parte dei Ministeri autori materiali del danno subito, quello della Difesa e quello dei Trasporti. È quanto stabilito dal presidente della quinta sezione civile del Tribunale di Catania, Ezio Cannata Baratta. La motivazione è alquanto rivoluzionaria: “I comportamenti tenuti dalle due amministrazioni – si legge nel testo – appaiono in evidente discriminazione sessuale del Giuffrida e in evidente dispregio dei principi costituzionali [...] I comportamenti dei due ministeri hanno cagionato grave danno e sofferenza per l’umiliante discriminazione subita”. “Il comportamento delle due amministrazioni – conclude il giudice – ha gravemente offeso ed oltraggiato la personalità del Giuffrida in uno dei suoi aspetti più sensibili e ha indotto in lui un grave sentimento di sfiducia nei confronti dello Stato”.
15 Luglio 2008: Firenze, mette in vendita un rene contro la discriminazione. La provocazione è della presidente dell’Associazione italiana transessuali (Ait), Sandra Alvino, nata uomo e divenuta donna a 29 anni, sposata da 25 anni. Il suo scopo è portare a termine la sua battaglia legale per far sparire dai terminali di polizia le vecchie generalità al maschile. “Quando vengo fermata per controlli – ha affermato – vengo definita travestito, ex uomo. Non ce la faccio più. Cerco i soldi per pagarmi un legale e cancellare questa discriminazione”.
Vuole continuare la sua battaglia legale per far sparire dai terminali di polizia le vecchie generalità al maschile. E per fare ciò è pronta anche a vendere un rene per avere i soldi per pagare un avvocato che la segua nel suo fine. La provocazione è della presidente dell’Associazione italiana transessuali (Ait), Sandra Alvino, nata uomo e divenuta donna a 29 anni, sposata da 25 anni.
“Da 50 anni subisco discriminazioni e ora che ne ho 64 sono stufa di subire. Vengo definita transessuale, transgender, castrata o mutilata. Quando vengo fermata per controlli vengo definita travestito, ex uomo. Non ce la faccio più. Cerco i soldi per pagarmi un legale che combatta con me questa battaglia per cancellare questa discriminazione”, ha spiegato la Alvino. “Sono diabetica – ammette la donna – ma i reni sono sani: aiutatemi a riconquistare la dignità, è l’unica cosa che mi resta”.
Piu’ volte in carcere a causa delle norme penali in vigore negli anni ’50 e ’60 che punivano il travestitismo, Alvino, operata nel 1975 e diventata, anche legalmente, donna, oggi ha 64 anni, è sposata da 25 anni e si sente ancora discriminata: “Le persone come me, operate da anni e ormai anziane – spiega – hanno patito negli anni soprusi e discriminazioni che ancora oggi lasciano il segno. Una delle cose che mi fa più male e sentire i miei nipotini che mi domandano ‘zia, cosa vuol dire che sei trans?’ Sono donna e basta”.
Nei mesi scorsi la presidente dell’ Ait aveva anche scritto al ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, chiedendo che lo Stato riconosca alle persone ormai anziane che hanno cambiato sesso in anni lontani un vitalizio, come risarcimento per la chiusura incontrata nel mondo del lavoro.
15 luglio 2008: Valle d’Aosta, l’ex presidente della Regione, Luciano Caveri, precisa e sottolinea di non essere omosessuale. “Mi colpisce – dice Mancuso – questa sua necessità di precisare pubblicamente la non omosessualità, segno tangibile che anche in Valle, dove è salda una cultura laica e di difesa delle libertà civili, persistono preoccupanti sacche d’esclusione politica e sociale”.
12 Luglio 2008: Parma, “Non sono gay”, e lo riempie di botte. E’ quanto avvenuto nel piazzale Dalla Chiesa dove il personale del 118 è intervenuto per soccorrere un immigrato finito a terra, con serie contusioni al volto. I sanitari però, intuita la gravità dell’accaduto, hanno allertato le volanti che hanno inviato sul posto una pattuglia che ha ricostruito l’accaduto: «Mi ha aggredito un tale di cui conosco solo il nome – ha spiegato il ferito, che ha ricevuto pugni e testate al volto. – E lo ha fatto perchè mi accusa di avere parlato di lui in giro dicendo che è gay». Impossibile sapere se la nomea abbia o meno fondamento: quello che è certo è che l’immigrato alla propria fama di macho deve tenerci parecchio.
12 Luglio 2008: Cermenate (Como), ucciso viado: calci e pugni e poi travolto dall’auto! Un transessuale sudamericano è stato ucciso a Cermenate, lungo la provinciale Novedratese. Il cadavere è stato trovato ieri mattina da un passante; in base ad una prima ricostruzione, sembra che il viado sia stato picchiato violentemente al volto e poi investito da un’ automobile. La Procura di Como ha infatti aperto un’ inchiesta per omicidio volontario. La vittima è stata identificata ieri sera. Si tratta di un sudamericano sui trent’ anni. Il corpo è stato ritrovato in una zona notoriamente frequentata da travestiti, ma gli inquirenti sembrano escludere la pista del regolamento di conti nell’ ambiente della prostituzione. L’ ipotesi più probabile, per il momento, sembra quella di un omicidio d’ impeto, per rapina o al culmine di un litigio con un cliente, sfociato in una cieca, folle violenza. Il cadavere, seminudo, è stato notato attorno alle sette di ieri mattina da un passante lungo una strada sterrata a lato della Novedratese. Sul posto, scattato l’ allarme, sono intervenuti i carabinieri di Cantù e di Como, il magistrato di turno Maria Vittoria Isella e l’ anatomopatologo del Sant’ Anna Giovanni Scola. Dai primi accertamenti del medico è emerso che il transessuale aveva il setto nasale rotto, oltre ai segni di violente percosse sul volto. Sugli arti erano evidenti escoriazioni e le tracce di due pneumatici d’ automobile. L’ ipotesi dei carabinieri è dunque che il viado sia stato colpito con forza al volto con pugni e calci e poi, mentre era a terra, investito dalle ruote di una vettura. Il medico ha confermato che la morte risale alla notte tra giovedì e venerdì e che la vittima aveva appena avuto un rapporto sessuale. A poca distanza dal corpo, i carabinieri hanno trovato alcuni cosmetici e oggetti personali, ma nessun documento e neppure denaro. Il sostituto procuratore Maria Vittoria Isella ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio volontario . Questa mattina sarà effettuata l’ autopsia. Nessuna ipotesi, almeno per il momento, sull’ identità del killer. I militari stanno cercando informazioni e testimonianze fra i transessuali che «lavorano» abitualmente nella zona in cui è avvenuto l’ omicidio. Qualcuno di loro potrebbe aver visto la persona con la quale la vittima si era incontrata l’ altra sera o aver notato qualche altro particolare. Gli inquirenti contano sul fatto che, in genere, i «colleghi» di lucciole e travestiti rilevano la targa delle automobili dei «clienti».
7 Luglio 2008: Viareggio, 22enne ricattato a scuola. L’accusa è pesante, un giovane che a scuola minaccia un minore intimandogli di dargli soldi, pena l’annuncio pubblico che lui, il ragazzino, ha inclinazioni omosessuali. La difesa sostiene una versione molto diversa, e data la complessità della storia, pesante soprattutto per il risvolto legato alla sessualità, è stato richiesto ed ottenuto un rinvio dell’udienza a Novembre.
7 Luglio 2008: Giovanardi, “Sì a soldati gay ma non ostentazioni”. Il sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi ha ammesso che le porte delle caserme possono essere aperte agli omosessuali. Basta, però, che si comportino “con misura”. Senza ostentazioni, senza “una manifestazione vistosa, invasiva del proprio orientamento sessuale “, perché questo potrebbe “turbare l’attività dei militari”. D’altronde, dice Giovanardi, anche agli eterosessuali è richiesto un comportamento ineccepibile, “non devono fare i puttanieri, per usare un termine     brutale “. A Giovanardi, che riconosce ai gay la possibilità di indossare la divisa, puntuali, sono fioccate le repliche. Secondo Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay, il sottosegretario “dimentica che le persone omosessuali nell’Esercito italiano ci sono da sempre e svolgono valorosamente il loro ruolo di difesa della nazione”. Non solo, ma “talvolta ricoprendo compiti di comando: tra essi ci sono anche importanti generali, la cui unica differenza rispetto ai loro colleghi eterosessuali è quella di non poter esprimere alla luce del sole la loro reale affettività e di poter dichiarare le loro relazioni”.
29 Giugno 2008: Milano, coprifuoco nella gay street. Scatta il coprifuoco nella gay street milanese. Via Sammartini deve spegnere le insegne alle 10 di sera invece che alle 2 di notte. Giù le serrande di After Line e Next Groove, locali di ritrovo storici della comunità omo. L’ha stabilito il Consiglio di Stato e il Comune ha tutta l’intenzione di far rispettare l’ordinanza. Nei «gravi motivi di ordine pubblico» sono elencati schiamazzi, risse, oscenità, uso e spaccio di droga. Le segnalazioni erano partite dal comitato di quartiere, la polizia ha fatto sopralluoghi, denunce e arresti. Ora, la stretta: «La linea non cambia – dice il vicesindaco Riccardo De Corato -. Nessun accanimento o volontà di spegnimento della Milano by night, ma tutela dei residenti da situazioni che minacciano la sicurezza e non rispettano le regole della buona convivenza». Sei mesi fa, fine dicembre. Palazzo Marino decide il repulisti di via Sammartini, zona grigia alle spalle della Stazione centrale, arteria sporca, popolata da prostitute, balordi e senzatetto. L’ordinanza: chiusura anticipata. L’obiettivo: «Contrastare la criminalità» all’esterno dei bar e «l’abuso di alcol» dentro. L’Arcigay insorge («Questa si chiama discriminazione»), i titolari dei locali raccolgono migliaia di firme, ricorrono al Tar e ottengono la sospensiva: «La gay street non si tocca». Di lì, è scontro aperto. Sulle carte bollate e le voci dal dizionario. Il report della polizia segnala «luoghi di ritrovo di soggetti dalla chiara tendenza omosessuale», in via Sammartini, posti «dediti al consumo di stupefacenti». Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay, ritiene «politicamente inaccettabile la linea della questura» che accosta «l’omosessualità al consumo di droga». Felix Cossolo, fondatore della gay street, ammette «la mancanza di coordinamento tra i gestori» ma non fa sconti al sindaco Letizia Moratti, «indifferente al nostro grido di allarme per il degrado». La gay street milanese nasce nel 1993. Franco Grillini mette la targa su via Sammartini mentre i neofascisti coprono i muri di scritte omofobe qualche metro più in là. E comunque: aprono negozi, l’Oasi Rosa e l’After Line, si organizzano mostre e feste, passano artisti e filosofi, da Platinette a Gianni Vattimo. Negli anni, però, via Sammartini perde il glamour e diventa la discarica della Stazione, dormitorio per i clandestini, ufficio per i pusher, ricovero per trans e prostitute. Il comitato di quartiere si ribella: «Una situazione inaccettabile. Basta degrado e illegalità». Ora: il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza d’appello di Palazzo Marino e legittimato l’ordinanza, sì al coprifuoco per motivi di ordine pubblico. «Sono due sentenze che fanno giurisprudenza e che il Comune potrà richiamare contro quei locali che non osservano il rispetto della quiete pubblica e a notte fonda producono rumore e schiamazzi in eccesso», osserva De Corato. Tolleranza zero, dunque. «Schiamazzi, liti, risse e uso di sostanze stupefacenti sono stati alla base del provvedimento – conclude il vicesindaco – I suoi benefici sono subito stati apprezzati dalla Questura». L’altra sera, ancora in via Sammartini. Gli agenti in borghese del servizio radiomobile dei vigili urbani arrestano un marocchino di 22 anni che spaccia cocaina e lo portano in commissariato. Nel suo fascicolo risultano precedenti penali per reati contro il patrimonio, furti e rapine. E lo status: clandestino.
28 Giugno 2008: Trecate (Novara), Bossi: “Noi con le donne, la sinistra con i gay!”. La battuta la spara appena sceso dalla macchina, in mezzo alle zanzare e al ritmo del “cha-cha-cha” che si smorza al suo arrivo: «Meglio uno di destra che va con le donne, di quelli di sinistra che vanno coi culattoni». Risponde così, Umberto Bossi, a chi gli chiede del caso intercettazioni che ha coinvolto Berlusconi e altri politici. «Sono cose private», aveva già commentato, tagliando corto, in giornata. Alla festa della Lega di Trecate i cronisti hanno incalzato il ministro per le riforme riportando l´attacco di Antonio Di Pietro sui «magnacci al governo». La replica è tranciante: «Vada a quel paese». Si capisce che l´argomento politici-raccomandazioni-attrici-aspiranti attrici non lo appassiona più di tanto. Il senatur ne esce alla sua maniera, e cioè con la goliardia alla quale ricorre in questi casi: a noi (inteso noi politici del centro-destra, ndr) piacciono le donne, «a quelli di sinistra gli uomini».
26 Giugno 2008: Bologna, Caffarra “omosessualità pericolo sociale”. E’ quanto è stato affermato dall’arcivesovo di Bologna, Carlo Caffarra, che a poco meno di una settimana dal Pride nazionale ha lanciato un duro attacco contro il mondo omosessuale, giudicandolo “una minaccia per la società”. “Caffarra non ha mai brillato per sensibilità sociale, moderazione e tantomeno per capacità di innovazione del pensiero della Chiesa rispetto alla questione omosessuale – aggiunge Di Folco, secondo cui per l’arcivescovo di Bologna “il pericolo sociale sono i gay, non la mafia; sono le lesbiche, non le politiche del neoliberismo selvaggio né le guerre che seminano morte e distruzione; sono le persone transessuali, non le violenze perpetrate da numerosi prelati nei confronti di bambini e bambine”.
20 Giugno 2008: Rai, giudicata scorretta sulle coppie gay da Mazzocchi. Dura critica da parte del deputato romano del Popolo delle Libertà e Presidente dei Cristiano Riformisti nei confronti di una puntata di TATAMI su Rai Tre, definendola faziosa e scorretta per aver fatto un vero e proprio spot a favore dei matrimoni gay, “allontanandosi da quello che dovrebbe essere il dovere di una tv pagata da tutti i cittadini”.
14 Giugno 2008: Udine, “meglio fascisti che gay!”.Gay al rogo”, “Meglio fascisti che gay”: queste scritte oltraggiose (un’altra citava il sindaco) sono comparse sui muri del cimitero dei Rizzi. «Incitare alla violenza e all’omofobia – dice Honsell – è da condannare nel modo più categorico e coloro che lo fanno andrebbero isolati. Purtroppo non è la prima volta che a Udine compaiono scritte omofobe». Un fatto che lo «preoccupa» e «allarma». Per Daniele Brosolo di ArciGay «questi ennesimi attacchi sono vissuti dalla comunità gay in modo drammatico». Eva Dose (ArciLesbica) s’indigna doppiamente «per l’atto omofobico e vandalico che ha deturpato un luogo che dovrebbe essere inviolato come il cimitero».
12 Giugno 2008: Napoli, aggressione a due giovani perchè gay. Li hanno additati come gay, e a una loro reazione non hanno esitato a pestarli a sangue. Il fatto è accaduto l’altra sera su un treno della Circumvesuviana della linea Napoli-Sorrento, all’altezza di Portici, nel napoletano. Due ragazzi – 24 e 27 anni – hanno dovuto far ricorso alle cure dei medici per le botte subite e uno di loro, come riferiscono oggi alcuni organi di stampa, ora rischia il distacco della retina. Entrambi vittime prima delle invettive e poi dei calci e pugni sferrati in pieno volto. Autori dell’aggressione, alcuni ragazzi (una decina), che a una successiva stazione della Circumvesuviana si sono dileguati rapidamente. Le due vittime, che hanno presentato denuncia in questura, si dicono sconvolte anche dalla totale mancanza di solidarietà da parte degli altri passeggeri. Una completa indifferenza, malgrado il vagone in cui è avvenuto il pestaggio fosse affollato. Ma risalire agli aggressori potrebbe non essere particolarmente difficile: tutte le stazioni della circumvesuviana sono dotate di impianto di videosorveglianza a circuito chiuso.
11 Giugno 2008: Roma, condannati i tre romeni che incaprettarono ed uccisero un attore gay.
Il giudice ha inflitto due condanne a 18 anni di reclusione, mentre nei confronti del terzo romeno, il gup ha emesso una condanna a 16 anni e otto mesi di reclusione. I tre, clandestini, erano accusati anche di rapina. E’ stata disposta inoltre una provvisionale di 50 mila euro per la parte civile.
Vittima dei tre, fu l’attore di tv e di teatro di origine sarda Sergio Aru Tosio, ucciso nella notte tra il 13 e il 14 giugno del 2006. L’uomo fu trovato strangolato nel suo appartamento di viale Vaticano, con le mani e i piedi legati da cavi e con al collo il filo del telefono che fu usato per strangolarlo.
29 Maggio 2008: Roma, la Camera approva emendamento che rende impossibile la lotta alle discriminazioni per l’orientamento sessuale. Il 28 maggio 2008 la Camera dei deputati ha votato un emendamento a modifica del d. lgs. 216/2003 che ha confermato la difficoltà nel provare la discriminazione per orientamento sessuale subita nei luoghi di lavoro. A nulla, quindi, è valsa una procedura di infrazione a carico del nostro Stato per non aver recepito le regole comunitarie in tema di lotta alle discriminazioni. A nulla sono valse le istanze di quella parte del mondo accademico e politico che hanno definito la disposizioni sull’onere della prova contrastanti con la direttiva comunitaria in materia. Oggi, per provare di essere discriminati per orientamento sessuale occorre fornire elementi di fatto, idonei a fondare, in termini gravi precisi e concordanti, la presunzioni dell’esistenza di atti fatti o comportamenti discriminatori; spetta invece al convenuto l’onere di provare l’insussistenza della discriminazione. Tre aggettivi -gravi precisi e concordanti-, dunque, rendono la dimostrazione della discriminazione subita quasi impossibile. I giuristi lo sanno. Ma forse anche i politici ne sono ben consapevoli. Infatti, dal 15 maggio alla versione definitiva approvata il 28 maggio tale disposizione ha visto la progressiva aggiunta, uno dopo l’altro, degli aggettivi criticati. Nella prima formulazione della regola sulla prova il lavoratore poteva limitarsi a descrivere i fatti discriminatori e, il Giudice, poteva decidere anche in base a dati statistici. In quella del 22 maggio i fatti da soli non erano più sufficienti per dimostrare la discriminazione subita ma occorreva che fossero precisi e concordanti. Nella versione del 28 maggio il Governo è riuscito ad aggiungere alla precisione e alla concordanza dei fatti, anche il requisito della gravità. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha detto che se ve ne sarà la necessità, il Governo tornerà sulla formulazione di questa regola per conformarsi alla direttiva comunitaria. Speriamo che l’On. Vito mantenga la parola e, speriamo che qualcuno lo solleciti (magari la stessa On. Concia che, nell’intervento di oggi, ha criticato l’aggiunta dell’aggettivo “gravi” e l’eliminazione al riferimento ai dati statistici). Anche l’On. Migliori ha sollecitato una revisione della materia, magari in occasione della prossima legge comunitaria.
27 Maggio 2008: Palermo, accoltella il figlio perchè gay. “Ero sotto la doccia, quando mi sono visto mio padre davanti, col coltello puntato”. Motivo: una questione “di onore e di vergogna”. Insopportabile sapere di avere un figlio omosessuale per un pregiudicato 53enne di Palermo. Ha colpito il ragazzo – Paolo, 18 anni – durante una furibonda lite, nel loro appartamento nel quartiere Brancaccio, periferia est della città. I carabinieri hanno arrestato l’uomo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni: adesso si trova rinchiuso in una cella dell’Ucciardone. “Mio padre non mi hai mai accettato”, racconta il ragazzo. “Non ha voluto rassegnarsi al fatto che io sono gay. Ho cercato di convincerlo che la mia non è una malattia, né una cosa sporca, ma è stato tutto inutile. Mi sono reso conto di essere gay un anno fa, e l’ho confessato a mio madre. Lei mi ha capito, ha cercato di aiutarmi, di starmi vicina e di convincere mio padre a rassegnarsi ma l’ultimo anno, in casa, è stato un inferno”.
26 Maggio 2008: Bertone, no ai gay in seminario. Il cardinale Tarcisio Bertone ha confermato in una lettera ai vescovi di tutto il mondo il “no” all’ingresso in seminario e all’ordinazione sacerdotale per gli uomini che hanno “tendenze omosessuali profondamente radicate” o che appoggiano la “cultura gay”. La lettera, che secondo la Catholic News Agency è stata inviata con l’approvazione di papa Benedetto XVI riafferma le norme stabilite nel documento del 2005 della Congregazione per l’Educazione cattolica, un “Istruzione” sui criteri di discernimento vocazionale per le persone che hanno tendenze omosessuali. L’istruzione del 2005 affermava che la Chiesa “pur rispettando profondamente le persone in questione, non poteva ammettere al seminario o agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o appoggiano la cosiddetta cultura omosessuale”. Tali persone, continuava il documento, si trovano in una situazione che le ostacola “gravemente” nel porsi in relazione “correttamente a uomini e donne”, e si consigliava di non sottovalutare le conseguenze negative che possano derivare dall’ordinazione di persone che presentino queste caratteristiche.
25 Maggio 2008: Agrigento: bulli contro un coetaneo gay. Ha denunciato di aver subito per mesi soprusi e violenze dai suoi compagni solo perchè gay. Il protagonista della vicenda è un ragazzo di 18 anni di Licata in provincia di Agrigento.I suoi aguzzini sarebbero tre ragazzi e due ragazze coetanei. Il giovane ha raccontato ai poliziotti del commissariato che i suoi compagni gli avrebbero più volte spento delle sigarette sulle braccia e gli avrebbero anche più volte danneggiato lo scooter.
25 Maggio 2008: Roma, aggredito il conduttore del portale DeeGay.it, Christian Floris, 24 anni, mentre rincasava. Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell’omosessualità e gli hanno intimato di smetterla.Floris, che è stato portato all’ospedale dove è stato giudicato guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. Riferendosi alle recenti aggressioni di matrice neonaziste avvenute a Roma nel quartiere Pigneto ha dichiarato:“Credo che sia la stessa corrente di persone, che oltre ad aver aggredito me e di infondere terrore nel mondo omosessuale, si sia ora concentrato sugli extracomunitari. La mia convinzione – proprio guardando le immagini televisive e ascoltando le dichiarazioni rilasciate sul posto da testimoni, è che gli aggressori appartengano alla stessa matrice”.
18 Maggio 2008: Trieste, segnali di omofobia. Non solo hanno dovuto fornire le generalità ed esibire i documenti. Si sono anche sentiti porre domande quanto meno insolite del tipo “perché vi siete dati appuntamento proprio qui?” e “frequentate abitualmente questo posto?”. È il trattamento riservato qualche sera fa dagli agenti di polizia ad una coppia di giovani omossessuali seduti su una panchina del giardino di viale Romolo Gessi. E il sospetto è che l’atteggiamento particolarmente insistente di quei poliziotti non rappresenti un caso isolato, ma sia piuttosto il segnale di un nuovo, e preoccupante, clima di intolleranza verso la comunità omosessuale, rafforzato dall’attivazione in quel giardino di numerose telecamere. Alla richiesta da parte di Gessi, capogruppo del Pd, di far chiarezza sul caso, il sindaco Roberto Dipiazza ha così risposto: “Non abbiamo fatto altro che dare ascolto ai residenti della zona che si lamentano per la presenza dei gay. Personalmente nei confronti degli omosessuali ho la massima tolleranza. Ma nel momento in cui finiscono per rendere insicura una certa zona della città, è necessario intervenire. Così come è giusto e necessario che i poliziotti facciano domande alle persone ritenute sospette. Con tutto quello che succede in Italia in questo momento, tra stupri ed episodi di violenza – conclude il sindaco – non vedo cosa ci sia di strano”.
17 Maggio 2008: Roma, la folla applaude nel blitz anti viados: “Faremo come a Napoli con i Rom!” Urla, insulti, minacce. E´ esplosa nella notte, durante un pattuglione di polizia e carabinieri, l´esasperazione degli abitanti di via Longoni, al Prenestino, una zona, ormai da anni, in ostaggio di prostitute e transessuali che trasformano la strada in un circo a luci rosse. Una rabbia corale che rischia di sfociare in gesti di violenza. Nessuno scontro, almeno ieri, ma una situazione che potrebbe diventare esplosiva.
E´ accaduto verso le 3 della notte. Già in serata, alcuni abitanti di piazza Pascali, che si trova a poche centinaia di metri di distanza, erano andati a portare la loro solidarietà agli inquilini di via Longoni. Una trentina di persone si sono riunite in strada (come era già accaduto più volte alcuni giorni fa) per protestare contro l´invasione dei transex, quasi tutti sudamericani. Sul posto, la scorsa notte, era stata programmata una retata di agenti, vigili e carabinieri.
Alla vista delle prime volanti e gazzelle, alcuni transessuali hanno cercato scampo in una forra piena di spine al lato della strada. Agenti e militari li hanno inseguiti tra i rovi e li hanno acciuffati uno ad uno dopo una serie di brevi e concitati inseguimenti nel buio. Qualcuno ha tentato di divincolarsi e scappare ma è stato subito immobilizzato. Un transex seminudo, coi capelli biondo platino, è emerso dalla macchia, bloccato da due robusti agenti in borghese, col corpo segnato dai graffi provocati dai cespugli spinosi tra urla di «Picchiatelo», gesti osceni e ironici applausi degli abitanti. Alcuni transessuali sono stati caricati, di peso, sulle macchine della polizia e dei vigili, altri sono stati stipati nel furgone dei carabinieri. Il tutto tra gli insulti e lo scherno di una piccola folla che è rimasta sul posto fino a notte fonda. «I transessuali vengono mandati al cpt di Milano dove c´è una sezione speciale – spiega un ufficiale dell´arma – in attesa di essere rimpatriati». Davanti ai fotografi e ai teleoperatori i transessuali si sono esibiti in spogliarelli improvvisati.
Ma la retata non ha placato la rabbia della gente della zona. «Guardate che schifo – dice un esponente del comitato mostrando le piccole baracche, abbattute dalla polizia e dai carabinieri, che ospitano i convegni dei transessuali – non si può tollerare un degrado di questo genere». «Adesso siamo pochi ma se continua così alle prossime manifestazioni ci saranno duemila persone – aggiunge un uomo sulla cinquantina – si rischia una specie di guerra tra i poveri. Se qualcuno non prende provvedimenti finirà come con gli zingari a Napoli o peggio».
17 Maggio 2008: Pesaro, madre ferisce figlia omosessuale. Una madre ha sferrato una coltellata all’addome della figlia di 16 anni in preda ad un raptus dopo che la minore le aveva confessato di continuare ad avere una relazione omosessuale con una diciottenne. E’ stata la stessa sedicenne a telefonare al 113: “Mia madre mi vuole ammazzare”, ha detto all’agente, che ha subito dato l’allarme. Tutta colpa di una relazione sentimentale non condivisa dalla donna, che ha scatenato la sua rabbia prendendo un coltello e provando a colpire la figlia: la lama, però, si è fermata sulla cintura della fibbia e non ha causato alcuna ferita alla ragazzina. Ma per la mamma è scattata ugualmente la denuncia: dovrà rispondere di tentate lesione aggravate. I fatti si sono svolti qualche giorno fa, ma solo oggi è stata resa pubblica la notizia. La sedicenne ha altri due fratelli e vive con la famiglia nei dintorni di Pesaro. La “storia” omosessuale era nota ad entrambi i genitori che avevano cercato di far cambiare idea alla ragazzina, senza alcun risultato. L’ennesima litigata ha avuto un risvolto più grave: mentre il padre era in un’altra stanza, la mamma ha afferrato un coltello da cucina in preda alla rabbia; la figlia ha fatto appena in tempo a scansarsi, poi è stata lei stessa a dare l’allarme.
16 Maggio 2008: Livorno, trans sequestrata, stuprata e rapinata. Sequestrata, violentata, malmenata, rapinata di 85 euro e minacciata di morte. Una notte da incubo per una giovane trans brasiliana, M.S., in arte “Nick”, 20 anni, da due settimane in Italia, a Montecatini dove risiede. Tutto per un passaggio in autostop finito male, come la stessa vittima ha raccontato alla polizia. Prelevata con la forza da Viareggio, è stata portata a Livorno in automobile da un marocchino e un tunisino poi arrestati dalle Volanti della polizia. Come accertato dagli investigatori, una volta in città, è stata trascinata dai due alle ex Terme del Corallo, in via degli Acquedotti, dove sarebbe stata costretta sotto minaccia di morte a un rapporto sessuale dal marocchino. Quest’ultimo, Raif Tarik, 30 anni, è finito in manette con l’accusa di sequestro, violenza sessuale, rapina, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Arrestato anche il tunisino, 49 anni, per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale.
15 Maggio 2008: Trieste, omofobia al consiglio studentesco. “Nelle elezioni per il governo del Consiglio degli studenti c’è stato un caso di discriminazione sessuale”. La denuncia, che ieri è diventata il caso del giorno all’ateneo triestino, è di una lista studentesca e di un suo rappresentante, componente del direttivo dell’Arcigay triestino. Una denuncia che si è tramutata in una lettera inviata al rettore Francesco Peroni. L’episodio è avvenuto lunedì sera, quando al Consiglio era in corso l’elezione dell’ufficio di presidenza (presidente, vicepresidente e segretario): al momento dello spoglio, gli scrutatori hanno trovato due schede contenenti epiteti omofobi rivolti al candidato della lista AutonomaMente, Luca Marsi, in corsa per la carica di segretario e aderente all’Arcigay. Le accuse, però, non si fermano qui: secondo la lista AutonomaMente (che si dichiara apolitica e rappresenta la terza forza nel parlamentino studentesco) e lo stesso Marsi, la mancata nomina a segretario dello studente di Scienze Politiche (ha ottenuto 25 preferenze contro le 33 di Federico Nastasi di “Studenti in Movimento”) sarebbe dovuta proprio al suo orientamento sessuale. “Inizialmente avrei dovuto essere l’unico candidato per quella carica – afferma Marsi -, ma poi in Consiglio qualcuno ha deciso di presentare all’ultimo momento un secondo candidato contro di me. Ho percepito un forte ostruzionismo nei miei confronti: evidentemente alcuni ritengono che un gay non possa occupare certe posizioni di rappresentanza, come si è visto nelle schede offensive nei miei confronti. Spero che il rettore censuri l’episodio, che non dovrebbe verificarsi mai più”.
26 Aprile 2008: Capua, deve sborsare 500 euro per non svelare la relazione omosessuale. Cinquecento euro per non rivelare al marito della loro amica la relazione lesbica che sarebbe intercorsa fra loro tre. E’ accaduto a Capua, dove i carabinieri hanno arrestato con l’accusa di estorsione in concorso Maria Verde, 36 anni, e Nataliya Danylets, 33enne di origine russa.  La vittima del ricatto è una ragazza ucraina sposata con un italiano, che, ricevuta la minaccia dalle due donne, invece di cedere all’estorsione ha allertato i militari della Stazione di Capua. Così, quando si sono presentate all’incontro per riscuotere i 500 euro, Maria Verde e Nataliya Danylets si sono trovate di fronte due Carabinieri donna. Immediatamente bloccate e arrestate, le due sono rinchiuse nel carcere di S. Maria Capua Vetere.
21 Aprile 2008: Moggi, non ci sono gay nel calcio. Luciano Moggi non usa giri di parole per far sapere la sua sulla presenza di omosessuali nel mondo del calcio: “Non ci sono gay, non so se i giocatori sono contrari ad averli in squadra – ha detto – io certamente sì”. Ed ancora: “Sono all’antica ma conosco l’ambiente del calcio e al suo interno non può vivere uno”.
9 Aprile 2008: Torino, gay aggredito e seviziato per sei ore. Un gay di 60 anni di Molfetta, ma residente a Torino da 37 anni, cuoco in pensione, dai modi gentili e affabile, “reo”, secondo le sue stesse parole, del solo fatto di cercare compagnie maschili tra i giovani extracomunitari torinesi che si concedono per un pugno di euro per strada, è stato seviziato, picchiato a sangue e rapinato in casa da tre stranieri condotti nell’appartamento da un rumeno di 21 anni che lui ospitava da un mese.
26 Marzo 2008: Pavia, licenziato perchè gay. Ci sarà un’inchiesta interna al Policlinico San Matteo di Pavia sul caso del 22enne tecnico di radiologia, di Agrigento, che non è stato confermato al suo posto dopo due mesi di prova. Lo ha dichiarato la direzione della struttura. L’accusa del giovane è grave: ha dichiarato che il giudizio negativo del San Matteo è stato espresso per motivi personali e non professionali. “Mi hanno licenziato – ha accusato – solo perché sono gay”. La direzione dell’ospedale vuole ora fare luce su quanto è avvenuto nel reparto. I sindacati chiedono che venga resa nota la scheda di valutazione del giovane tecnico. Ma il direttore generale del San Matteo, Pietro Caltagirone, ha ribadito che la decisione e’ stata presa soltanto per “motivazioni strettamente legate alla professione”. Il direttore generale del Policlinico, ha anche annunciato che ha dato mandato ai legali dell’ospedale di querelare il tecnico di radiologia.
25 Marzo 2008: Milano, sei stilista, quindi gay, e non ti affitto la casa! E’ quanto accaduto, cercando casa, a  Francesco Martini Coveri, stilista ma eterosessuale, tuttavia non omofobo ma anzi allergico ai pregiudizi. Nell’annuncio dell’agenzia – una delle più referenziate di Milano e che tratta, manco a dirlo, immobili di fascia alta – non figurava nessuna richiesta sull’orientamento sessuale del cliente (ce n’è una on line, gettonatissima, www. affitto. it che in una scheda facoltativa chiede ai privati di precisare scegliendo tra tre opzioni: eterosessuale, gay, bisessuale). L’affare sembrava dunque avviato sulla buona strada. Sarebbe anche andato in porto – racconta Martini Coveri – “ma quando ho sentito quella frase assurda non ne ho più voluto sapere. Non è importante il fatto che io non sia gay, il punto è un altro: è inspiegabile che, nel terzo millennio, nella Milano della moda, ci sia qualcuno che pone come discriminante per l’affitto di una casa i gusti sessuali di chi vuole andarci a abitare”. Non è dato sapere se il veto sia stato posto dall’agenzia o, più probabilmente, dal proprietario dell’abitazione.
22 Marzo 2008: Milano, trans stuprato da tre stranieri. Un transessuale peruviano di 39 anni e’ stato violentato a turno da tre stranieri che sono stati rintracciati e fermati dalla Polizia. L’uomo, ha raccontato agli agenti di essere stato avvicinato da un’auto con a bordo due uomini dell’Est Europa. Dopo averlo fatto salire lo hanno minacciato di morte per costringerlo a restare in auto fino a quando, non lontano dalla zona dell’incontro, hanno fatto salire sul mezzo una terza persona. Il gruppo si e’ allora diretto in una zona isolata dove ha violentato il peruviano per diverse ore. L’uomo e’ stato poi lasciato in zona Porta Genova, non lontano dal Commissariato. Il trans e’ allora andato al Commissariato a denunciare la vicenda, indicando l’auto e fornendo una descrizione dei violentatori. Le volanti del Commissariato hanno setacciato la zona individuando l’auto che era ancora sporca di terra. Dal mezzo gli agenti hanno rintracciato, in tarda mattinata, l’abitazione del proprietario nella quale si trovavano i tre violentatori: due moldavi di 24 e 27 anni e un romeno di 24 anni. I tre sono stati fermati con l’accusa di violenze sessuali di gruppo.
19 Marzo 2008: Torino, agguato ai gay. Gli omosessuali che frequentano le aree vicino al cimitero Monumentale per i loro incontri da qualche tempo erano spaventati da un gruppo di giovanissimi, che armati di chiavi inglesi e bastoni si divertivano a importunarli, con insulti e minacce e talvolta anche rapine. Ma la scorsa notte sono stati presi tutti, dopo che, terminato di inscenare il solito copione, alla reazione affatto spaventata della vittima di turno che stava chiamando la polizia dal cellulare, sono scesi in sei, uno armato di una grossa chiave inglese a croce. Lo hanno minacciato e picchiato. Infine lo hanno rapinato del cellulare. La vittima dell’aggressione è stata soccorsa dagli agenti della volante Centro, coordinati dal dirigente, il vicequestore Vincenzo Di Gaetano.La “Brava” dei teppisti è stata intercettata in corso Belgio e tutti sono stati riconosciuti e fermati, per rapina aggravata e lesioni. Altri due sono stati individuati nelle loro case, nella frazione di La Cassa. I più stupiti, alla fine, sono stati i genitori, che non riuscivano a credere che fosse vero il racconto dei poliziotti.
13 Marzo 2008: Emilia Romagna, AN contro assessorato per donne, gay e disabili. “Ritengo non solo inutile ma assolutamente pericolosa l’istituzione di un mini assessorato che vada ad occuparsi genericamente della condizione femminile, trattandola fra l’altro assieme alle problematiche delle differenze, ad esempio dei disabili e dei gay” – afferma Claudia Rubini, Consigliere provinciale AN e Responsabile regionale femminile del partito in Emilia Romagna.
23 Febbraio 2008: Corte di Cassazione, astenersi dal dichiarare un rapporto omosessuale, fatto disonorevole. “Un rapporto incestuoso”, così come “un rapporto omosessuale”, sono per le sezioni unite della Cassazione tra i “fatti disonorevoli” che consentono di astenersi dal testimoniare e dover rivelare, ad esempio, le ragioni per le quali il testimone “era presente in un certo posto a una certa ora”. E’ quanto emerge da una sentenza depositata il 14 febbraio scorso (n. 7208) in cui le sezioni unite penali stabiliscono che è punibile chi – non avvalendosi della astensione dal testimoniare, che pure gli è concessa in base all’art. 384 codice penale – commette false dichiarazioni per “salvare il prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento”. Nel motivare la sua decisione, la Cassazione afferma tra l’altro che la tutela accordata dal primo comma dell’art. 384 codice penale (“Casi di non punibilità”) riguarda non solo le cosiddette “dichiarazioni indizianti” – cioe’ il testimone che sarebbe altrimenti costretto ad autoaccusarsi – “ma anche tutte le altre dichiarazioni dalle quali potrebbero emergere fatti disonorevoli (un rapporto incestuoso; un rapporto omosessuale) per il testimone (richiesto ad esempio di indicare le ragioni per le quali era presente in un certo posto a una certa ora)”.
20 Febbraio 2008: Roma, incendiato locale gay Coming Out. Incendio nella notte, probabilmente doloso, al locale “Coming Out”, storico punto di ritrovo della comunità gay di Roma. E’ la denuncia dell’Arcigay romana, secondo cui l’episodio “è un gesto orribile che ci sconvolge ma non ci spaventa. Colpire il Coming Out, che è tra i luoghi simbolo per la comunità gay romana e cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano, vuol dire ostacolare la visibilità delle persone lesbiche, gay e trans, costringendoci all’anonimato e al silenzio,da tempo abbiamo denunciato azioni omofobe contro la GayStreet, la strada in prossimità del Colosseo dove da anni si radunano migliaia di Lesbiche Gay”.
18 Febbraio 2008: Torino, picchiato perchè vuol fare il ballerino. Picchiato e umiliato da due bulli solo perché vuole fare il ballerino. E’ la storia di Andrea, raccontata da la Stampa: un ragazzino di 13 anni. Andrea frequenta la seconda media a Torino ed è stato preso a calci e pugni alle gambe e alle ginocchia da due suoi compagni di classe, proprio perché invece di tirare calci al pallone, ama ballare. E così i genitori dopo numerosi soprusi sono stati costretti a sporgere denuncia. In un tema Andrea ha raccontato la sua passione: “Vedevo i ballerini della mia scuola eseguire i ‘pas de chat’ i ‘double tour en l’air’ e altri passi molto complicati e rabbrividivo. Si muovevano e saltavano in modo impressionante: erano fantastici”. Il tema ha fatto il giro della classe. Lo hanno letto quasi tutti i suoi compagni, qualcuno si è complimentato con lui, ma c’è stato anche chi invece ha approfittato per sfotterlo e due suoi compagni lo hanno picchiato per questo. “Lo hanno insultato, umiliato sfottendolo in modo pesante per quella sua passione così poco usuale tra i ragazzini – si legge su ‘La Stampa’ – ‘E adesso prova a ballare se ci riesci’”. “Andrea da quel giorno è bloccato a casa – continua il quotidiano – ha le gambe fasciate e il medico che l’ha visitato parla di lesioni ai legamenti del ginocchio sinistro e di ematomi al quadricipite destro”. “Succede da sempre – ha raccontato la madre – ci sono due ragazzi che fanno i furbi con lui. Sapesse quante volte lo hanno picchiato”. “Lo scorso anno gli hanno anche infilato la testa nel gabinetto”, ha detto la madre che ha presentato anche una denuncia ai carabinieri.
14 Febbraio 2008: Roma, nuovo attacco ai gay dal Papa. O uomo o donna. Una differenza “originaria e complementare” che non ammette eccezioni, “voluta da Dio”. L’ha ribadita Ratzinger ieri, accusando “correnti culturali e politiche che cercano di eliminare, o almeno di offuscare e confondere, le differenze sessuali iscritte nella natura umana considerandole una costruzione culturale”. Parole scandite nello stesso giorno in cui proprio a Roma hanno sfilato i “No-Vat” – collettivo “Facciamo breccia”, Cobas, associazioni gay, lesbo, trans e collettivi di sinistra – per contestare “l’ingerenza del Vaticano e del Papa nella sfera pubblica”: dalla procreazione assistita alla legge sull’aborto, tutto sul filo rosso del “restringimento degli spazi di laicità”. Benedetto XVI insiste. Ricevendo in Vaticano i partecipanti al convegno “Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza”, promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici a venti anni dalla lettera apostolica “Mulieris dignitatem” di Giovanni Paolo II, papa Ratzinger ha voluto pronunciando il suo implicito “no” a ogni iniziativa in favore delle unioni omosessuali o delle adozioni da parte di coppie gay. “Di fronte a correnti culturali e politiche – ha scandito il Pontefice – che cercano di eliminare, o almeno di offuscare e confondere, le differenze sessuali iscritte nella natura umana considerandole una costruzione culturale, è necessario richiamare il disegno di Dio che ha creato l’essere umano maschio e femmina, con un’unità e allo stesso tempo una differenza originaria e complementare”. “Quando, pertanto – ha aggiunto -, l’uomo o la donna pretendono di essere autonomi e totalmente auto-sufficienti, rischiano di restare rinchiusi in un’auto-realizzazione che considera come conquista di libertà il superamento di ogni vincolo naturale, sociale o religioso, ma che di fatto li riduce a una solitudine opprimente”. L’identità maschile e femminile, secondo Ratzinger, va anche difesa perchè è alla base della famiglia “comunità di amore aperto alla vita, cellula fondamentale della società”. Per quanto riguarda poi il suo appello contro le discriminazioni e le violenze nei confronti della donna, il Papa ha sottolineato come “persista ancora una mentalità maschilista, che ignora la novità del cristianesimo, il quale riconosce e proclama l’uguale dignità e responsabilità della donna rispetto all’uomo”.
13 Febbraio 2008: Milano, pestati perchè ritenuti “diversi”. Minacciati, offesi e percossi per più di tre mesi da quelli che, nell’oratorio della parrocchia Sant’Angela Merici di via Cagliero, erano considerati “i capetti” a cui tutti i ragazzini dovevano obbedire. Solo perchè gli omosessuali, e i “rifiuti della società”, nel loro oratorio non dovevano mettere piede. Un incubo che per due ventenni è durato quasi tre mesi, fino a quando non hanno trovato il coraggio di denunciare i loro persecutori. Le due giovani vittime, di 20 e 21 anni, erano ritenuti “diversi” da quella baby gang, formata da ragazzini che tutti i giorni si ritrovavano sulle panchine del campetto di calcio in terra battuta. Fragili, sensibili. Uno di loro omosessuale, l’altro balbuziente. Tutti e due, da considerare quindi “diversi”. Per questo erano diventati le vittime preferite della gang, composta da otto ragazzi e capeggiata da due 15enni. Giochi violenti, sul genere di quelli purtroppo praticati nelle caserme, ed estorsioni di denaro erano diventati i passatempi preferiti dei giovani aggressori. Violenze continue, tanto che in più di un’occasione le due vittime sono state portate in ospedale. Solo il 22enne però, perseguitato dai bulli perchè omosessuale, veniva percosso e malmenato. Il suo amico, solo offeso e schernito. Fino a quando un sms inviato dal cellulare di una delle vittime ha permesso ai poliziotti del commissariato Greco-Turro di fermare il branco. Sembra che le violenze fossero però sconosciute agli educatori dell’oratorio, Padre Guglielmo e Padre Giuseppe, da anni alla guida della parrocchia.
12 Febbraio 2008: Parma, cacciato di casa perchè gay. Insultato, aggredito, minacciato, sequestrato in casa propria dai due uomini con cui condivideva l’appartamento. Tutto perché è gay. Questa intollerabile vicenda è capitata al 34enne Mirco Mantoan, che da Milano si è dovuto trasferire in fretta a Parma, dove aveva vinto un concorso pubblico. A caccia di una sistemazione provvisoria, trova un posto letto a 240 euro in un appartamento in condivisione con altri due trentenni. Con uno dei due avrebbe diviso la camera da letto, connessione a internet inclusa nel prezzo. Mirco, però, non ha un pc e uno dei suoi coinquilini gli presta il proprio; tutto bene, dunque, finché un giorno il coinquilino si riprende il computer. Nella memoria c’erano i siti gay visitati da Mirco I due lo affrontano insieme e lo insultano. “Hanno cominciato a darmi del demente pervertito. Quello con cui dividevo la stanza urlava che non voleva dormire con un gay”. L’altro gli dà manforte. “Voleva buttarmi fuori di casa, mi ordinava di restituirgli le chiavi. Ero in cucina a prepararmi un latte caldo e loro mi stavano di spalle. Ha cominciato a tirare una brutta aria, avevo paura. Ho reagito: “adesso vado dai carabinieri e vi denuncio”, e a quel punto loro sono andati a chiudere a chiave la porta blindata: “di qua non esci vivo se prima non ci dai le chiavi”. Uno diceva di avere un parente nelle forze dell’ordine: “non ti crederanno mai”. In conclusione: interviene la polizia, Mirco cade in preda a una crisi d’ansia e finisce in ospedale. La mattina dopo trova anche il padrone di casa che prende le parti degli altri due e gli ingiunge di andarsene. A questo punto scatta la denuncia e la vicenda è nelle mani degli avvocati, mentre Mirco è andato a vivere con un’anziana signora.
26 Gennaio 2008: Viareggio, ” pagami o dico che sei gay!”. “Prendeva dei soldi a noi per pagare quel ragazzo che lo ricattava”. Così, ieri nell’aula del Tribunale, hanno parlato i genitori del ragazzo, che aveva 15 anni nel 2003, che denunciò il tentativo di estorsione da parte di un compagno di scuola più grande di tre anni, imputato nel processo. “O mi dai i soldi o racconto a tutta la scuola che sei gay”, così lo avrebbe minacciato per alcune settimane secondo l’ipotesi accusatoria. I genitori hanno detto che il figlio (che oggi si sta preparando a diventare frate francescano) era rimasto molto scosso dalla vicenda e che si faceva dare i soldi dalla mamma, o prelevava delle somme senza dirlo ai familiari: l’ammanco totale sarebbe stato di circa 50 euro. Il processo è stato rinviato a luglio quando sarà ascoltato l’imputato e quindi sarà emessa la sentenza.
6 Gennaio 2008: Roma, trans violentate e rapinate. Due italiani di origine libica, di 22 e 24 anni, sono stati arrestati ieri dai carabinieri della compagnia Parioli con l’accusa di sequestro di persona, rapina, e violenza sessuale, reati che avrebbero commesso ai danni di due transessuali, oltre alla detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Gli episodi criminosi sarebbero stati due, ravvicinati nel tempo e condotti con le stesse modalità. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, in entrambi i casi, i due avrebbero abbordato i transessuali in strada, con la loro auto di lusso, convincendoli a salire a bordo del mezzo. Poi, sotto la minaccia di coltelli a serramanico, li avrebbero costretti a subire le violenze per rapinarli prima di lasciarli andare.
3 Gennaio 2008: Napoli, aggrediti tre giovani. Tre ragazzi stavano tornando a casa dopo aver festeggiato insieme ad altri amici la notte di Capodanno, quando sono stai avvicinati da un gruppo di 4 malintenzionati nella stazione della metropolitana di Piazza Vanvitelli a Napoli. Sono stati dapprima insultati con parole offensive (testualmente “froci di merda”) e successivamente, seguiti dai quattro aggressori sul treno della metropolitana, minacciati addirittura con un coltello a scatto. I tre ragazzi gay non hanno risposto alla provocazione e sono riusciti poi a defilarsi senza che accadesse niente di drammatico. Ma la cosa inverosimile è che un addetto della scurezza nella stazione di Piazza Vanvitelli, rendendosi conto della situazione, invece di intervenire per sedare i quattro facinorosi si sia invece allontanato senza intervenire o senza chiamare aiuto per calmare i quattro delinquenti.