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Osservatorio Omofobia 2007

22 Dicembre 2007: Prato, trans aggredito per pochi euro.

Non finisce la serie di rapine che stanno macchiando la nostra città, sia di giorno che di notte, negli ambienti e nelle situazioni più diverse. A farne le spese, questa volta, un uomo, un transessuale italiano che è stato aggredito e derubato da due giovani extracomunitari non lontano dal centro storico, nei pressi di via Pistoiese. Il fatto è avvenuto la ieri notte, mentre l’uomo, un quarantenne di origini siciliane, da tempo residente a Prato, è stato avvicinato da un cittadino marocchino per la presunta richiesta di una prestazione sessuale a pagamento. Dopo una prima aggressione verbale ed aver spintonato e scaraventato la vittima a terra per sottrargli la borsa che portava con sé, contenente poche decine di euro ed alcuni effetti personali, l’extracomunitario si è immediatamente dato alla fuga a piedi per le vie del circondario, facendo perdere le proprie tracce. Nel frattempo, sul posto, stava transitando per un controllo di routine una gazzella dei Carabinieri del N.O.R. della Compagnia di Prato, che vedendo il transessuale disperarsi a terra si è subito fermata per soccorrerlo, capire la dinamica degli eventi ed acquisire tutti gli elementi in merito alla questione. Nel corso dell’acquisizione della testimonianza dell’uomo aggredito, è partita l’ispezione della zona per ricercare il colpevole della rapina, e nelle vicinanze del luogo della rapina i Carabinieri sono riusciti a rintracciare un altro cittadino nordafricano, identificabile con le iniziali A.A., 25enne algerino che alla verifica dei documenti in suo possesso è risultato già pregiudicato e clandestino sul territorio nazionale. Il giovane fermato non aveva partecipato direttamente all’aggressione e alla rapina, ma aveva comunque svolto la presumibile funzione di “palo” a favore del rapinatore descritto dal transessuale derubato.Nei confronti del 25enne nordafricano, che aveva già a proprio carico diversi precedenti di polizia, oltre alla condizione di immigrato irregolare, è  scattata quindi l’immediata denuncia a piede libero per rapina aggravata in concorso è stato immediato anche l’avvio della procedura di espulsione amministrativa per il tramite dell’Ufficio Stranieri della Questura di Prato. I Carabinieri sono comunque ancora sulle tracce dell’uomo resosi colpevole come autore principale della rapina e dell’aggressione.
19 Dicembre 2007: Catania, giovane trans suicida in una comunità.

All’anagrafe si chiamava Paolo, 16 anni, sesso maschile, nata a Catania, ma lei si sentiva donna, si vestiva da donna, si truccava e si faceva chiamare Loredana. Alcuni anni fa aveva subito maltrattamenti dal padre, faceva una vita sregolata, dormiva di giorno e viveva di notte. La madre non riusciva a sostenerla, con il padre, dopo le violenze subite, non aveva rapporti, era intervenuto il Tribunale dei Minori di Catania. Sette giorni fa Loredana si è impiccata con il suo foulard preferito dentro la stanzetta della “Comunità Alice”, a Marina di Palma di Montechiaro (Agrigento) dove era ospite da tre mesi per essere “recuperata”. E per “recuperarla” il Tribunale dei Minori di Catania l’aveva assegnata a una comunità dove era costretta a vivere insieme a 35 ragazzi, tutti maschi, extracomunitari, tunisini, marocchini, algerini tra i 15 e i 17 anni, tutti clandestini arrivati dalle coste nordafricane.Lei, Loredana, era l’unica “donna” di quella comunità e l’avevano assegnata li “perché nessuno la voleva” dice Linda Lumia, l’assistente sociale del centro che quattro giorni fa, insieme ad altri “ospiti” di “Alice” l’ha accompagnata al cimitero di Assoro (Enna) dove Loredana è stata seppellita. “C’erano la madre e i suoi fratelli, ma nessuno dell’Arci Gay, neanche un fiore” sottolinea Linda Lumia che ha dovuto affrontare una situazione incredibile. Ma è mai possibile che un ragazzo, di fatto donna, per essere recuperata sia mandata in una comunità fatta solo di maschi extracomunitari? L’assistente sociale del centro di accoglienza “Alice” – una bella struttura che sorge a poche centinaia di metri dal mare, con una piscinetta, un campetto di calcio, ottima cucina e stanze da albergo a tre stelle – allarga le braccia e non nasconde la sua impotenza davanti a una situazione del genere finita in tragedia.Dentro il centro Loredana, che “era in prova”, non avrebbe avuto problemi di sorta, sostengono i responsabili della struttura, ma gli operatori tentavano comunque di “proteggerla”. “Era la prima volta che ospitavamo in un centro per maschi, una “ragazza” e per lei avevamo allestito – dice Linda Lumia – una stanzetta singola. Aveva in qualche modo la sua privacy, utilizzava il bagno delle donne per le operatrici del centro, mangiava con noi. Era anche contenta perché aspettava con ansia l’inizio del corso professionale per parrucchiera, ma l’altro giorno ha deciso di farla finita”.La Procura di Agrigento ha aperto un’indagine che avrebbe accertato il suicidio ma sta ancora indagando per accertare eventuali responsabilità di altri. Si vuole accertare anche come e perché un ragazzo, di fatto donna, sia finita in quel centro popolato da soli uomini e non in un’altra struttura più adeguata. La notizia del suicidio di Loredana era stata diffusa dal deputato di Rifondazione Comunista, Vladimir Luxuria: “Nonostante l’impegno degli assistenti sociali – dice la parlamentare – la giovane non era in una struttura specializzata ad affrontare i problemi della disforia di genere, soprattutto in una fase delicata come quella adolescenziale. Occorre attivare una seria politica di inserimento sociale e lavorativo a partire dalla realizzazione di strutture più specifiche e mirate”.”Ma dov’era l’Arci Gay quando ho chiesto di darmi una mano?” dice l’assistente sociale Linda Lumia. “E’ chiaro che la nostra struttura non era certo la più adatta per affrontare una situazione del genere, così delicata e complicata. Ma noi siamo stati gli unici e non buttare fuori Loredana. Nessuno la voleva, tutti gli altri centri ai quali era stato chiesto di ospitarla hanno detto di no. Loredana aveva “precedenti” era stata ospitata in altri centri da dove era fuggita e dove forse aveva creato qualche problema. Ma noi abbiamo fatto il possibile, abbiamo chiesto anche all’Arci Gay di darci una mano. A parole dicevano che avrebbero fatto qualcosa, ma non si sono mai visti né sentiti”.L’assistente sociale che con Loredana aveva stabilito un ottimo rapporto e con la quale si confidava non nasconde le difficoltà incontrate nel gestire quel centro con 35 maschi e una donna. “Noi abbiamo fatto il possibile e se Loredana si fosse trovata male poteva andarsene in qualunque momento perché in questi centri tutti sono liberi di entrare ed uscire, poteva fare come tanti altri minori extracomunitari che stanno qui o in altri posti un paio di giorni e poi spariscono. Ma non lo aveva fatto, anche perché non aveva dove andare, perché nessuno la voleva”.

Prima d’impiccarsi Loredana aveva scritto due lettere, una alla madre e un’altra ad un suo amico con il quale intratteneva una fitta corrispondenza. Fra tre giorni si sarebbe trovata faccia a faccia con suo padre nel processo. “Non posso più vivere così, non ce la faccio più e ho deciso di farla finita…”, ha scritto prima di impiccarsi alla finestra della sua stanza vicino alla parete dove aveva affisso un grande poster di Marilyn Monroe.

7 Dicembre 2007: Palermo, “Fuma ed è lesbica!”, e le tolsero il figlio.

Dopo due anni una madre si ricongiunge al figlio che il tribunale le aveva tolto perchè il marito sosteneva che fosse lesbica. Aveva appena venti mesi il bambino quando fu allontanato dalla donna. Il suo ex coniuge sosteneva, supportato dalla testimonianza di alcune persone, che la moglie fosse omosessuale e avesse una relazione con una amica. Il fatto è accaduto a Palermo. BATTAGLIA GIUDIZIARIA – La giovane donna, come scrive il Giornale di Sicilia, ha riottenuto il bimbo che ha ormai tre anni, al termine di una lunga battaglia giudiziaria. Il piccolo dovrà vivere nella casa dei propri genitori. La madre, 29 anni, ha sempre negato di essere lesbica e di avere una relazione con una amica di 31 anni. Ma ad affermare il legame sentimentale sarebbero stati anche i genitori della giovane mamma. La vicenda giudiziaria è iniziata con l’istanza di separazione per colpa, presentata dal marito nel gennaio 2006, nella quale il suo legale parlava di «comportamento pregiudizievole per il minore: assenteismo nei confronti del figlio e lesbismo». Il marito e lo stesso padre della donna le tolsero il bimbo con la forza: «Siamo state bloccate per strada e ce lo portarono via dopo avermi malmenata», ha raccontato la presunta amante della 29enne.

«E’ SOLO UN’AMICA» – Da quel giorno la mamma del bimbo andò ad abitare con l’amica. Della vicenda si è occupato anche il Tribunale dei minorenni al quale la mamma ha spiegato le sue ragioni: «C’è stata una forte alleanza tra i miei genitori e mio marito. Non è vero che ho una relazione omosessuale, lei è semplicemente un’amica che mi ha aiutata a uscire da una situazione difficile». I giudici, però, hanno affidato il piccolo al padre e ai genitori della madre. Un fatto insolito, specie se i bimbi sono così piccoli, a meno che le mamme non siano considerate pericolose o violente. Prevalse la tesi del marito: «fuma e fumava in gravidanza, voleva abortire, si è disinteressata del figlio ed è omosessuale». Per questo la giovane madre ha potuto vedere il bimbo solo nello «spazio neutro» allestito al Comune in orari fissi, mentre psicologi e assistenti sociali hanno seguito la situazione, affermando che la giovane è stata «letteralmente espulsa» dalla famiglia d’origine che ne rifiuta la presunta omosessualita. La separazione consensuale, ha consentito al bimbo di tornare dalla mamma. La storia è venuta fuori dopo che il gup ha assolto il marito accusato dall’ex moglie di calunnia e diffamazione.

3 Dicembre 2007: Soriano nel Cimino (Viterbo), un consigliere di An: “non dedichiamo un parco a Pasolini, era ricchione!”

“Il consigliere Luciano Perugini di Alleanza Nazionale si dichiara contrario alla proposta di intitolare un parco pubblico a Pier Paolo Pasolini perche’ era ricchione”. Lo riporta, letteralmente il verbale della seduta del consiglio comunale di Soriano nel Cimino, localita’ nel viterbese, dello scorso 19 novembre.
In apertura di seduta, il consigliere Terzo Camilli (Udeur) aveva proposto di dedicare uno spazio pubblico a Chia, minuscola frazione di Soriano nel Cimino a Pasolini.
Camilli aveva motivato la proposta con il fatto che il poeta – regista aveva scelto proprio Chia per girare uno dei suoi capolavori, “Il Vangelo secondo Matteo”.
E che in quell’ occasione si era innamorato del territorio, tanto che decise di acquistare e restaurare la Torre medievale del borgo e di passarvi gli ultimi anni di vita. Proprio a Chia, Pasolini era atteso il mattino successivo al suo omicidio e vi aveva scritto il suo ultimo romanzo “Petrolio”. Durante le dichiarazioni di voto, l’uscita del consigliere di An Perugini, che si e’ detto contrario all’iniziativa “perche’ Pasolini era ricchione”.
Il consiglio comunale di Soriano nel Cimino ha comunque approvato la proposta di Camilli e il parco Pasolini si fara’.
29 Novembre 2007: Finale Ligure, “Sei gay!”tre bulli minacciano compagno di classe.

Episodio di bullismo all’istituto alberghiero “Migliorini” in via Manzoni a Finale Ligure, dove tre ragazzi della prima superiore sono stati denunciati dai carabinieri alla Procura presso il Tribunale per i Minori di Genova per atti di bullismo nei confronti di un loro compagno di scuola.Secondo quanto riferito sull’accaduto, i tre bulli, al termine dell’ora di ginnastica, avrebbero tracciato con una penna una scritta sulla schiena del coetaneo, del tipo “Sei gay”. Sembra inoltre che abbiano anche disegnato sulla pelle dell’adolescente una svastica. L’atto non è però passato inosservato; infatti le stesse autorità scolastiche hanno segnalato l’episodio all’autorità giudiziaria genovese.Sulla vicenda ora stanno conducendo ulteriori accertamenti, nella massima riservatezza, i carabinieri di Finale Ligure, che nelle prossime ore ascolteranno i genitori del ragazzo schernito e gli autori del gesto. Da quanto è trapelato, i reati ipotizzati sono quelli di violenza privata, ingiurie e atti discriminatori di stampo razzista, con l’aggravante di aver agito in gruppo. Già previsto un provvedimento scolastico disciplinare nei confronti dei tre bulli.
27 Novembre 2007: Bari, ragazzo di 20 anni è stato picchiato con violenza da un gruppo di cinque persone perché gay.

Un ragazzo di 20 anni è stato picchiato con violenza da un gruppo di cinque persone perchè gay.L’episodio – sul quale indagano i carabinieri – è avvenuto in viale Unità d’Italia, a Bari. I cinque, secondo quanto riferisce il quotidiano, hanno chiamato per nome la vittima e prima di prenderlo a calci e a pugni, lo hanno accusato di essere un omosessuale. Poche le persone che erano in strada in quel momento e che comunque non sono intervenute.Il ragazzo ha riportato contusioni varie ed una leggera infrazione all’omero che potrebbe pregiudicare la sua attività di musicista.
26 Novembre 2007: Este (Padova), “Sei gay? Niente più coro parrocchiale!”.

Un 21enne di Este (Padova) ha denunciato l’eslcusione dopo aver aver fatto outing in seguito alla partecipazione al programma di Canale 5 “Ciao Darwin”. Il giovane, ex chierichetto e da sette anni voce nel coro della chiesa, ha spiegato al quotidiano “Il Mattino di Padova” che don Paolino lo avrebbe invitato a non farsi più vedere alla corale, dopo aver appreso della sua omosessualità.”Lasciamo perdere queste cose”, si è limitato a dire il parroco. Il sacerdote, stando al racconto di Alberto Ruggin, da sempre presente alle attività della parrocchia delle grazie, avrebbe circoscritto la reprimenda alla partecipazione al coro, non vietando al giovane di prender parte alla messa.La vicenda avrebbe destato scandalo a Este, dividendo gli stessi amici e conoscenti del ragazzo fra posizioni solidali e prese di distanza sul modo pubblico (il racconto al giornale) scelto per rendere note le sue preferenze sessuali.

19 Novembre 2007: D – La Repubblica delle Donne: attacchi sempre più frequenti ad omosessuali e trans. I

l clima omofobo ha raggiunto sfumature persecutorie». Lo hanno detto Titti De Simone, Franco Grillini e Vladimir Luxuria in un’interrogazione parlamentare, lo ribadisce la cronaca ogni settimana. «Le aggressioni sono salite, nell’ultimo anno, anche del 35 per cento», avverte Luca Trentini, membro della segreteria nazionale Arcigay con delega ai diritti umani e alla lotta alla violenza. Nel 2006, ricorda Barbara Pollastrini, «sono state 30 le persone transgender uccise»: l’ultima è Stefania Coppi, a fine luglio a Roma. Più recente (fine ottobre) l’assassinio di Antonio Saracino, in un’area del Cosentino frequentata da gay in cerca di intimità. «Negli stessi giorni», spiega Trentini, «a Catanzaro sono comparsi manifesti di Forza Nuova: “Basta froci». A maggio scorso si sono verificate cinque aggressioni omofobe – fisiche, verbali o attraverso volantini – in una sola settimana. E chissà quante non sono state denunciate, e chissà, senza arrivare a pestaggi e minacce, quante battute offensive, quanti gesti volgari. Il 40 per cento dei gay è stato preso in giro dai compagni di scuola, e quasi sempre l’insegnante è rimasto indifferente; il 27 per cento aggredito, a parole o a fatti. Lo dice la ricerca della Regione Toscana “Omofobia e servizi pubblici: scuola sanità sicurezza”. L’Italia, una volta tanto, non sfigura: il segretario generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis. ha detto: «L’omofobia cresce in Europa, e spesso sono le istituzioni a diffondere intolleranza e disprezzo». Chissà se si riferiva anche a Pier Gianni Prosperini (An), secondo cui »per i gay ci vuole la garrota» o a Paola Binetti (Margherita), che considera l’omosessualità «una devianza della personalità». O alla risoluzione del Comune di Verona che nel ’95, giunta Sironi, lo impegnava a non deliberare in modo da “parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali”: mai modificata, neppure dalla successiva giunta Zanotta, di centrosinistra. In ogni caso, a fine ottobre la Commissione Europea ha deciso di elaborare una Direttiva contro ogni discriminazione, compresi i soggetti glbt (gay lesbiche bisex transgender). Tornando in Italia, nella violenza, sono coinvolte formazioni neofasciste», lo ha ribadito Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay. Un ennesimo esempio? «L’invito” di Forza Nuova ai nostri associati a non celebrare il Pride a Catania» (abbiamo cercato i vertici di Forza Nuova, ma la segreteria del movimento non ci ha messo in contatto con loro). Qualche mese fa, Mancuso ha chiesto al ministro dell’Interno Amato di «mettere fuori legge tutti i movimenti organizzati che si richiamano al fascismo», senza risultati. In compenso, il 17 ottobre «la Commissione Giustizia della Camera ha votato all’unanimità lo stralcio del pacchetto antiviolenza e la decisione di avviare la discussione su stalking ed estensione dei reati d’odio, previsti nella legge Mancino, anche per quelli contro le persone omosessuali. Se i capogruppo della Camera daranno il via libera, la Commissione potrà discutere e approvare i provvedimenti senza passare dall’aula, velocizzando di molto l’iter». Dice Trentini: «I reati hanno acquistato visibilità, anche se non tutti si sentono di fare una denuncia che equivale a un coming out. I pestaggi sono opera anche di bande improvvisate, che obbediscono a un impulso del momento». Luoghi a rischio? «In passato pensavamo il Centro-Sud, ma non è più così. È da sfatare anche il mito della città più tollerante del paesino». Due estati fa, in Versilia. una ragazza è stata stuprata perché lesbica. «Quest’anno la situazione è stata tranquilla. Certo, è una zona dal forte turismo gay. E la visibilità indispettisce»Tanto è vero che, spiega Cristina Gramolini, segretaria nazionale di Arcilesbica, «noi siamo parecchio prudenti. Anzitutto in quanto donne, quindi più esposte, e poi in quanto sessualmente non disponibili per l’uomo, anzi, portatrici di una sessualità non approvata». E che lo esclude: «Gli adolescenti chiamano “lesbiche’ le ragazze che rifiutano ìl corteggiamento».

Lo stigma si fa sentire di più «nei piccoli centri: molte si trasferiscono in città, sia dei Nord che del Sud». Anche per le donne sono a rischio i luoghi dove si è in tante e riconoscibili. «Le sedi della nostra associazione spesso non hanno insegna. Ma chi vuole colpirci sa di trovarci a concerti, discoteche, manifestazioni».
Aggressori politicizzati o no? Gramolini sottolinea come «più i movimenti sono antidemocratici e inclini alla forza, più costituiscono una minaccia per noi».
Situazione durissima per le trans. Fabianna Tozzi, presidente nazionale dì Crisalide AzioneTrans, non salva la città né il paese, il Nord né il Sud. «Qualsiasi dato è molto parziale: poche le denunce rispetto al reale fenomeno». Vittime, soprattutto le trans che si prostituiscono, «neppure considerate persone». Carnefici «i gruppi di estrema destra, ma anche gli insospettabili».
Non sono i soli colpevoli: ci sono i politici e la Chiesa. Per Trentini, «l’inasprirsi del dibattito sui diritti civili fa aumentare l’avversione». Gramolini accusa «chi parla di omosessualità come sciagura, di pericolo per la società. Qualcuno prende queste parole come un’esortazione ai fatti». «Il movimento transgender fa grandi passi», osserva Tozzi, «e questo irrita molti. In più la politica, non solo di destra, ha colpe gravissime. I discorsi di alcuni politici armano la mano di chi ci odia».

12 Novembre 2007: Gela, deriso dal compagnetto di classe e additato come “femminuccia”, decide di ricorrere alla “giustizia fai da te”.

A questa decisione è giunto un ragazzino di 12 anni che, per mostrare la sua “virilità” alle reiterate offese del compagno, ha reagito con una scazzottata.Un “regolamento” di conti tra adolescenti, uno dei quali è finito in ospedale. La vicenda è iniziata subito dopo l’avvio dell’anno scolastico. Un ragazzo, mostrando ai compagni la propria “mascolinità” ha più volte invitato il coetaneo a fare la stessa cosa. La vittima, di appena 12 anni, si sarebbe sempre rifiutata di eseguire gli “ordini” del compagno che più volte, alla presenza dei coetanei, si è definito “maschio”. Richieste strane sarebbero state avanzate dal piccolo “bullo” alla vittima. “Mi chiama femminuccia e mi ha sempre chiesto di abbassarmi i pantaloni e mostrare gli slip rosa. Mi dice che sono gay” avrebbe lamentato il ragazzino ai genitori tutte le volte che finiva nelle grinfie del compagno. In più occasioni sarebbe ritornato a casa in lacrime. Vani sarebbero stati i solleciti dei genitori avanzati al dirigente scolastico ed agli insegnanti al fine di richiamare all’ordine il “bulletto”. Stanco delle angherie e delle ingiurie che il compagno gli avrebbe spesso rivolto, la vittima da solo ha cercato di fare chiarezza e che la persona definita “gay” non era senz’altro lui.Con un po’ di coraggio, dettato anche da un sorta di ribellione interna che covava da diversi giorni, il ragazzino si sarebbe scagliato contro il “bullo” quasi a voler dimostrare il contrario. Messa da parte la ferrea educazione impartita dai genitori il dodicenne durante l’ora di ricreazione, approfittando della momentanea assenza dell’insegnante, ha reagito all’ennesima provocazione ed ha avuto uno scontro con il “bullo”. Una scena alla quale hanno partecipato i compagni di classe che per un attimo sono rimasti attoniti nel vedere che il dodicenne, che si è sempre distinto per educazione, stava reagendo alle angherie avanzate per l’ennesima volta dal compagno di classe.
12 Novembre 2007: Roma, giovane ventiduenne si suicida perché gay.

Era un giovane universitario come molti, ma con tanti disagi in più. Il ragazzo di 22 anni che si è ucciso lanciandosi sotto un treno della metro A la sera del 12 novembre, era gay, una condizione che, per una sua stessa testimonianza lasciata prima di morire via sms, non accettava.Il giovane era uno studente di economia aall’università di Tor Vergata e si chiamava Claudio. La sera del suo suicidio ha inviato un sms ad alcuni suoi amici in cui dichiarava la sua condizione. Lo ha reso noto Fabrizio Marrazzo, presidente dell’Arcigay di Roma esprimendo vicinanza alla famiglia e agli amici. “Purtroppo quanto è avvenuto – afferma Marrazzo – è la conferma dell’insopportabile clima di omofobia del nostro Paese. Le vite delle persone lesbiche, gay e trans sono rese difficilissime. Se Claudio, un ragazzo di 22 anni ha scelto di privarsi della sua vita, abbiamo il dovere di riflettere e di capire”.
La Stampa, 6 nov 07: ricatta omosessuale, arrestato magrebino
2 Novembre 2007: Tre ragazzi gay aggrediti alla stazione Termini

Roma continua ad essere terreno di caccia di bande più o meno organizzate che picchiano e minacciano gay, lesbiche e transessuali.
L’ultimo episodio è stato perpetrato ai danni di tre ragazzi gay la notte di Halloween. I tre ragazzi, usciti da poco dalla serata Muccassassina, erano alla Stazione Termini e, in attesa di tornarsene a casa, erano alla ricerca di un bar dove fare colazione.
Mentre scendevano le scale mobili sono stati raggiunti ed accerchiati da un gruppo di ragazzi italiani che hanno apostrofato i tre ragazzi con epiteti offensivi. Nonostante ciò i ragazzi hanno mantenuto la calma ed hanno tentato di allontanarsi ma uno del gruppo ha bloccato loro la strada ed ha preso a cazzotti uno dei tre. A quel punto con un cellulare è stato chiamato il 113 che è intervenuto ed è riuscito a bloccare tre dei componenti del gruppo. Nel frattempo il ragazzo gay picchiato è stato medicato al Pronto Soccorso della Stazione Termini con un referto di 7 giorni di prognosi.
La consulente legale del Circolo Mario Mieli si è già attivata per sostenere i tre ragazzi.
Non è purtroppo il primo caso di violenza nei confronti di gay che ci viene segnalato. Il centralino del Circolo Mario Mieli riceve molto spesso telefonate di questo tenore che a volte si risolvono in minacce verbali ed insulti offensivi, ma che spesso invece, soprattutto negli ultimi tempi, sfociano in veri e propri raid violenti ed omofobi.
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è presente sul territorio dal 1983 con un servizio di ascolto, aiuto e sostegno a gay lesbiche e transessuali completamente autofinanziato. Il centralino del Circolo è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 18.
Siamo sempre in prima linea per combattere episodi di questo tipo. Il Circolo è da anni presente nelle scuole superiori con incontri sul bullismo e sull’omofobia, ha un servizio di consulenza legale ed un consultorio psicologico dove spesso gay, lesbiche e transessuali riportano episodi di minacce, violenze, bullismo e mobbing. Solo attraverso interventi strutturati nelle scuole, nei posti di lavoro ed anche in luoghi apparentemente scevri da questi problemi (i luoghi di aggregazione giovanile e a volte anche la stessa famiglia) potrà essere scardinata una matrice culturale che vede il diverso come una minaccia anziché una ricchezza e tenta di eliminarlo o di omologarlo.
1 Novembre 2007: Roma, sfregiata la targa dedicata a Paolo Seganti.

L’ultimo oltraggio, Paolo Seganti, ragazzo omosessuale ucciso la notte dell’11 luglio 2005 nel parco delle Valli nel quartiere Montesacro a Roma, l’ha subito da morto.La targa a lui dedicata è stata sfregiata l’altra notte con la scritta “frocio di merda”. Un gesto omofobo e volgare che si commenta da sé.Duri i commenti delle associazioni gay romane. “Si tratta di un comportamento oltraggioso che offende tutta la comunità lesbica, gay e trans”, ha dichiarato Fabrizio Marrazzo di Arcigay Roma. E il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha chiesto al sindaco della Capitale “di farsi carico di questo problema e di dar vita al più presto e senza indugi a una campagna contro l’omofobia. Ci rivolgiamo direttamente a Veltroni, ora anche per il suo ruolo di segretario del principale partito di governo, affinché prenda l’impegno di far approvare quanto prima una legge contro le discriminazioni per orientamento sessuale”.
27 Ottobre 2007: Sondrio, Riccardo Belotti viene assassinato nella sua casa di Sacco a Cosio Valtellino. L’anziano maestro di sci Riccardo Belotti viene assassinato nella sua casa di Sacco a Cosio Valtellino. Il suo coropo viene trovato dopo qualche giorno legato e imbavagliato. Si cerca gli assassini nell’ambito della prostituzione straniera.
26 Ottobre 2007: Cosenza, Trentatrenne di Crotone ucciso barbaramente a Laurignan.

A Dipingano viene ucciso Antonio Saracino, un ingegnere di 33 di Crotone, viene ucciso da due tossicodipendenti in modo brutale in un parcheggio per incontri.
19 Ottobre 2007: Milano , stuprato nel parco per una sigaretta.

Due egiziani hanno violentato nel Parco Lambro di Milano un giovane incontrato per caso, il quale si era sottratto prima alla richiesta di una sigaretta, poi ad un rapina.
La violenza sessuale subita dal govane italiano pare essere stata particolarmente violenta e il ragazzo è ancora sotto shock.

4 Ottobre 2007: Lanciano, FN: “Fermare l’avanzata finocchia a calci e pugni!”.

E voi come la fermereste “l’avanzata finocchia”? Avete capito bene: avanzata finoccchia.A “calci e pugni”, la fermereste? Oppure “chiedendo scusa col ditino in bocca”? I militanti di Forza Nuova di Lanciano non hanno dubbi: secondo un sondaggio lanciato sul forum del sito www.fnlanciano.it , l’81% di loro sceglierebbero i “calci e pugni”, tanto per non smentirsi.

Trattasi di istigazione a delinquere o scherzo di cattivo gusto? Vallo a capire. Perché se è vero che le parole (e persino gli insulti) conservano un senso e se alcuni avventori del forum si divertono a spiegare che «i finocchi non si combattono…. si cuociono … in forno», preferibilmente a un temperatura non inferiore ai «250 gradi» (l’ironia dei neofascisti è talmente sottile), è pur vero che altri mettono le mani avanti e giurano che non si riferiscono mica ai gay, dio non voglia; semmai parlano, nel loro gergo si capisce, di «idioti».

Comunque stiano le cose l’associazione GayLib lancia l’allarme: «Terremo la situazione sotto controllo – dichiara il presidente Enrico Oliari – con la speranza che lo facciano anche le istituzioni e nella fattispecie telematica la polizia postale. Istigare alla violenza è un reato per reprimere il quale va applicata e ampliata, altro che abrogata come chiede proprio Forza Nuova, la legge Mancino del 1993 contro la discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi».

11 Settembre 2007: Pistoia, le incursioni omofobe a Pistoria partono anche da Prato

Il comitato provinciale Arcigay “La Giraffa” denuncia un nuovo grave episodio omofobo avvenuto a Pistoia negli ultimi giorni: due macchine con in tutto 7 ragazzi a bordo hanno organizzato delle ronde di tipo squadrista in un noto luogo di incontro dei gay a Pistoia, minacciando ed intimidendo un piccolo gruppo di ragazzi e ragazze omosessuali.”Capita abbastanza spesso che vengono dei ragazzini a provocarci, ma si tratta di ragazzate” dice Guido del Fante Vice presidente dell’Arcigay, “In questo caso però la storia era molto diversa: in una macchina circolavano quattro giovani dal muso duro lanciando delle vere e proprie sfide e bloccando addirittura le altre auto. In una seconda macchina, rimasta appartata, erano appostati tre ragazzi per coprire le spalle ai provocatori.”
“Fortunatamente questo episodio non ha avuto conseguenze anche perché nel momento in cui gli omofobi erano scesi dall’auto per affrontare i nostri tre soci, è arrivato un gruppo di nostri iscritti e di amici del circolo Ho Chi Minh avvertiti col cellulare. Vedendosi di fronte non a pochi inermi, ma ad un gruppo nutrito di persone gli squadristi sono fuggiti a gambe levate” aggiunge Daiana Leporatti, Presidente del Comitato Provinciale.
Alle due volanti dei carabinieri, arrivati pochi attimi dopo, sono stati forniti i numeri di targa delle macchine, senza poter però rilevare i dati anagrafici di che era a bordo.
Matteo Marliani, attivista pistoiese del movimento gay, rilancia: “Invito le amiche lesbiche e gli amici gay ad armarsi non più di buone parole e di buone intenzioni, ma di oggetti da autodifesa, come lo spray antiaggressioni o altro”, mentre il Presidente Regionale di Arcigay, Bert d’Arragon, invita le istituzioni ad intervenire: “Il preoccupante moltiplicarsi di episodi di omofobia e di rigurgiti neofascisti in tutta la Toscana non devono essere assolutamente sottovalute. Basta pensare che a Pistoia si sono visti gruppi neofascisti provenienti da Siena e da Lucca e ora anche da Prato, dove la questione dell’Interporto, anche a causa dell’assordante silenzio del Comune e della Prefettura, sta dando un terreno fin troppo fertile per episodi del genere. Infatti, le due macchine intervenute a Pistoia sono intestate a persone di Montemurlo, probabilmente genitori dei giovani, forse ignari della deriva squadrista in cui sono piombati i loro figli. Chiederemo un incontro urgente con le autorità pistoiesi e pratesi per non prolungare ancora la pericolosa sottovalutazione di questi episodi.”
11 Settembre 2007: Bologna, molotov nello chalet.

Dopo una lite con il buttafuori hanno pensato bene di lanciare una bottiglia molotov che pero’ non e’ scoppiata, e che poi e’ stata fatta cadere in un laghetto poco lontano. E’ accaduto poco dopo mezzanotte, allo ‘Chalet’ dei Giardini Margherita.Tre ragazzi, Marco Dattisi, bolognese di 25 anni, Jari Testoni, bolognese di di 29 e Carlo Spazzoli, ventiduenne originario di Enna e residente a Ravenna, ma di fatto domiciliato a Bologna, tutti e tre con piccoli precedenti volevano infatti entrare nel locale, dove era in programma una serata gay. Erano pero’ in visibile stato di ebbrezza e il buttafuori, un bulgaro di 25 anni, non li ha fatti entrare. Ne e’ nata una discussione con minacce.
Dopo due ore uno di loro, il bolognese di 29 anni, ha tirato contro il buttafuori una bottiglia molotov ed e’ stato bloccato dalla vigilanza del locale, gli altri due sono scappati, inseguiti dal bulgaro. Sono pero’ stati intercettati da una Volante che, poco lontano, stava facendo i controlli con l’etilometro e sono stati fermati. Nella macchina di uno dei tre e’ stato trovato anche un ‘pungolo’, un generatore di scariche elettriche ad alto voltaggio.
Sono stati arrestati e dovranno rispondere in concorso delle accuse di strage, porto abusivo di materiale esplodente e minacce gravi. Il Pm Antonello Gustapane, titolare del fascicolo a carico dei tre, chiedera’ martedi’ la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere con le accuse di tentato omicidio (o in alternativa lesioni), aggravato dai futili motivi, dalla premeditazione e dall’utilizzo di congegno micidiale.
4 Settembre 2007: Napoli, aggressioni a danno dei gay a Piazza Bellini.

Dopo le deliranti esternazioni omofobe del sindaco di Capaccio (Paestum), sono riemersi a Napoli gravi episodi di violenza ai danni di persone gay di cui si fanno protagoniste vere e proprie squadracce fasciste.”In particolare in Piazza Bellini negli ultimi tempi si susseguono veri e propri raid compiuti da ultra del Napoli appartenenti al’estrema destra. I gay e le lesbiche non possono socializzare tranquillamente in una piazza che è ritenuta territorio esclusivo di questi balordi e di diversi spacciator’. Lo affermano Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay e Salvatore Simioli, presidente Arcigay di Napoli.- aggiungono – vogliamo reagire lanciando un appello a tutte le forze democratiche ed antifasciste napoletane e campane al fine di organizzare al più presto una grande manifestazione proprio in Piazza Bellini. Questi preoccupanti eventi, sommati ad una lunga serie di fatti accaduti ques’estate in tutta Italia, richiedono una risposta decisa che affronti il tema della reale praticabilit’ democratica in importanti zone del Paese”.Secondo Mancuso e Simioli “‘in questo senso, facciamo di nuovo pressante appello ai capogruppo della Camera dei Deputati affinché venga al pi’ presto messo in discussione ed approvazione il pacchetto anti violenza, che contiene anche ‘estensione della legge Mancino anche per i reati ‘odio”.
29 Agosto 2007: Milano, falsi gay adescano cliente e lo rapinano.

Li aveva notati dalla strada e si è accostato in piazza Cimitero Maggiore, zona di prostituzione omosessuale. I due romeni non hanno perso tempo. Uno gli ha strappato la catenina dal collo. Mentre l’altro ha afferrato un bastone. In aiuto all’automobilista è arrivata la polizia in borghese, in servizio antiprostituzione, che è riuscita a fermarne uno.
27 Agosto 2007: Torino, sacerdoti fanno sesso con un giovane, che li ricatta.
Ha vissuto per anni di elemosina, prostituzione e ricatti. E chiedeva soldi ai preti in cambio del suo silenzio. L’arresto di Salvatore Costa, torinese di 24 anni, con l’accusa di estorsione nei confronti di don Luciano Alloisio, (economo dell’istituto scolastico salesiano Valsalice), è al centro di una nuova inchiesta giudiziaria su presunti abusi sessuali che coinvolge sacerdoti cattolici.Il giovane arrestato ha raccontato di aver avuto per anni rapporti sessuali con il preti e anche con un altro parroco della provincia di Torino. Le sue dichiarazioni hanno portato all’iscrizione dell’economo nel registro degli indagati con accuse pesantissime: pedofilia e induzione alla prostituzione di minorenne, aggravata dall’abuso di potere. “Conosco Don Alloisio dal 1997, avevo 15 anni quando abbiamo cominciato ad avere rapporti sessuali. E i nostri incontri sono continuati negli anni, fino a poco tempo fa” accusa Costa.Il prete, difeso dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, nega ogni accusa e ha sporto querela per calunnia nei confronti del giovane.

Quando l’hanno arrestato in flagranza, la prima volta, era l’8 luglio: Costa aveva appena estorto 2000 euro a don Alloisio. Dopo aver sborsato somme di denaro per mesi, oltre 10 mila euro, per non far trapelare nulla, l’economo, in attesa di assumere un altro incarico a Roma, aveva deciso di denunciare ai carabinieri i ricatti subiti da anni. Sono nate così le indagini, e il fascicolo è stato affidato al procuratore aggiunto Pietro Forno, e ai pm Cristina Bianconi e Manuela Pedrotta.

Salvatore Costa è stato intercettato e filmato mentre riceveva e intascava il denaro dal salesiano. Ma quando il ragazzo ha visto i carabinieri si è difeso, e ha rovesciato tutte le accuse nei confronti del prete. Le sue dichiarazioni sono apparse credibili e due giorni dopo i suoi avvocati, Geo Dal Fiume, Roberto De Sensi e Davide De Bartolo, hanno ottenuto la scarcerazione. Ma una volta tornato in libertà Costa ha continuato il giro delle chiese e il gioco dei ricatti. “Voglio 800 euro, altrimenti mi rivolgerò ai giornali e racconterò tutto” diceva ogni volta a Don Alloisio. La procura a quel punto ha chiesto e ottenuto dal gip Emanuela Gai un ordine di custodia cautelare: il primo agosto Costa è tornato in cella.

Interrogato dal giudice, il ragazzo ha ampliato il suo racconto e spiegato la sua verità: “Sono sposato e padre di due bambini, chiedo soldi nelle chiese per tirare avanti, ma ogni tanto faccio qualche lavoretto come idraulico. Devo pagare l’affitto e le bollette, e mi prostituisco con i preti da quando ero minorenne. Ho conosciuto Don Alloisio nel 1997 quando frequentavo la Fondazione Fratelli Dimenticati, in via Longarina 4 a Torino, e proprio in quella sede avevo rapporti sessuali con lui. Mi risulta che lui frequentasse anche altri ragazzi, in particolare romeni che si vendono in via Cavalli”.

La casa del salesiano è stata perquisita e gli inquirenti hanno trovato una serie di strani biglietti, con scritto “Non ho mai avuto rapporti sessuali con Don Alloisio”, oppure “Mi sono inventato tutto”, recanti la firma di Salvatore Costa. Il ragazzo ha spiegato che firmava i biglietti ogni volta che riceveva denaro, come “ricevuta” del suo silenzio. Nel bagno del sacerdote è stata ritrovata un’ingente somma di denaro: il prete l’ha giustificata spiegando che si trattava di denaro dell’istituto Val Salice che lui amministrava economicamente. I soldi non sono stati posti sotto sequestro, ma gli è stato prelevato un computer il cui contenuto è al vaglio degli inquirenti.

12 Agosto 2007: Treviso, Gentilini: “Pulizia etnica contro i culattoni”.

C’è bisogno di iniziare una “pulizia etnica contro i culattoni”. Con queste parole durissime Giancarlo Gentilini, prosindaco leghista di Treviso, ha dichiarato guerra agli omosessuali. Colpevoli di aver trasformato il parcheggio di via dell’Ospedale in un luogo di incontro dove si consumano rapporti sessuali, suscitando le proteste degli abitanti della zona. “Darò subito disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni – ha detto ai microfoni di Rete Veneta l’ex sindaco sceriffo della Lega, riportano oggi i quotidiani locali – Devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni e simili”. Gentilini è famoso per essere stato più volte protagonista di polemiche infuocate, l’ultima delle quali dopo il pestaggio dell’onorevole Vladimir Luxuria da parte della polizia russa. A tenere banco soprattutto le sue dichiarazioni sugli extracomunitari, che aveva definito “perdigiorno”, suggerendo che “i gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka”. E adesso ha annunciato un “giro di vite” contro gli omosessuali e gli scambisti. “Useremo la videosorveglianza per stroncare il via vai di scambisti”, denunciato dagli abitanti nel parcheggio “a luci rosse”, dove è stata segnalata anche la presenza di prostitute. “Darò disposizione di rinforzare le telecamere. Ma a me interessa piuttosto fare i controlli mirati – ha detto ancora Gentilini -. Quando la mia polizia vigilerà per la zona ci sarà un fuggi fuggi generale”. Per il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo, le dichiarazioni del prosindaco “non sono preoccupanti. E’ il suo modo di essere. Lui parla sinceramente, con un linguaggio concreto che tutti capiscono. In questo caso si parla di decoro pubblico e noi cerchiamo di spostare gay, prostitute, coppie omosessuali o eterosessuali, fa lo stesso, che si scambiano effusioni sotto gli occhi di tanta gente”. Un problema, spiega Gobbo, di dimensione nazionale, “e infatti ci stiamo attivando perchè venga cambiata la legge Merlin. Bisogna riaprire le case chiuse e creare quartieri a ‘luci rosse’ come succede nel resto d’Europa: garantiscono protezione sanitaria e tasse pagate”.

1 Agosto 2007: Roma, Stefania non ce l’ha fatta: morta la transessuale aggredita.

È morta Stefania, la transessuale di 35 anni aggredita lunedì notte nel suo appartamento romano di via Adelaide Ristori ai Parioli. Dopo l’accertamento della morte cerebrale, è stato staccato il respiratore artificiale. A darle l’ultimo saluto in ospedale sono accorsi al policlinico Umberto I i genitori e gli amici.
La transessuale era stata ricoverata in condizioni molto critiche al reparto di rianimazione del Policlinico. Le sue condizioni si sono aggravate nelle ultime ore e i medici non hanno nascosto che il quadro clinico appariva “disperato”.
Ora saranno gli investigatori a dover far luce su questo giallo. Per tutta la giornata gli agenti della squadra mobile hanno ascoltato gli amici e i conoscenti di Stefano C., “Stefania” per tutti, era stata trovata da un uomo che abitava a via Ristori e che, molti anni prima, aveva avuto una relazione con “Stefania”. la transessuale era vestita, riversa in una pozza di sangue sul suo letto, col cranio sfondato. Dalla casa, messa sottosopra in un disordine indescrivibile, mancavano le carte di credito e un pc portatile, ma non il portafogli e il cellulare.
Chi ha portato via il computer, quasi sicuramente, voleva far sparire una traccia, probabilmente uno scambio di e. mail con l’aggressore visto che l’ipotesi di una rapina, a una prima valutazione, non regge. Forse “Stefania” aveva conosciuto l’aggressore su una chat o su un sito specializzato. A questo punto qualche elemento importante potrebbe arrivare dai tabulati del cellulare e del telefono della vittima.
Ma l’aggressore non si è limitato a colpire alla testa. Sul corpo di Stefania c’erano anche i segni di violentissime percosse. Gli investigatori dovranno chiarire se si è trattato di un raptus o di una aggressione premeditata.
Secondo le prime deduzioni del medico legale, Stefania è stata aggredita alle spalle da qualcuno che l’ha colpita alla testa con un oggetto pesante (che gli investigatori non hanno ancora individuato) e gli ha sfondato il cranio. Nessuno, nel palazzo, avrebbe sentito rumori di lotta o di mobili spostati.
“Nessun rumore e nessun movimento sospetto”, ha detto il vicequestore Francesca Monaldi, dopo aver parlato con i vicini, che parlano di “una splendida ragazza bruna, coi capelli lunghi, estremamente educata e gentile con tutti”. Insomma “una bellissima persona, sia come uomo che come donna”.
31 Luglio 2007: Gela, atti di bullismo nei confronti di un ragazzo.

Un ragazzo di 17 anni di Gela, su supposti atti di discriminazione e di bullismo. Lo studente ha dichiarato di esser stato vittima di atti di bullismo, di esser stato costretto a baciare un compagno di fronte a un videofonino da un gruppo di studenti, che ‘avrebbero poi ricattato. Il ragazzo sarebbe stato poi accusato da un insegnante di essere omosessuale e invitato dallo stesso a non andare più a scuola.
8 Luglio 2007: Latina, incendiata l’auto di una coppia gay.

Avevano già ricevuto biglietti con delle minacce. A qualcuno, evidentemente, la loro unione non piace. Il loro unico torto è quello di essere omosessuali e di vivere insieme. Non avevano dato molto peso a quegli inviti ad andarsene, agli insulti ripetuti per il solo fatto di essere gay, e avevano continuato a vivere normalmente la loro relazione. Senza dare nell’occhio e senza dare fastidio a nessuno.Evidentemente, però, c’è chi ha fatto dell’intolleranza la sua bandiera e non contento delle minacce è passato alle vie di fatto. E così la notte scorsa l’auto di Mario e Francesco è stata incendiata nella zona del quartiere Isonzo – R/6. Un episodio che stava per essere archiviato come un normale incendio, forse un semplice screzio, e dietro al quale si cela invece questa assurda vicenda. I vigili del fuoco avrebbero trovato materiale infiammabile, cosa che conferma il dolo nell’incendio, mentre i carabinieri stanno svolgendo accertamenti sulla vicenda.L’episodio si è verificato in piena notte tra venerdì e ieri, le fiamme hanno praticamente distrutto la Peugeot utilizzata normalmente dalla coppia, e nella zona l’arrivo dei vigili del fuoco non è passato inosservato. Si è capito subito che si trattava di un atto diretto contro i due omosessuali che vivono nella zona. Un gesto che non trova spiegazioni se non nell’intolleranza che qualcuno ha nei confronti delle coppie gay.I carabinieri, a dire il vero, prendono in considerazione tutte le ipotesi possibili ma dati i precedenti e le scritte nei confronti dei due sembrano esserci pochi dubbi sul fatto che il movente sia da ricercare proprio nelle abitudini sessuali della coppia. Un episodio grave e che non appartiene alla cultura di Latina, dove vicende del genere non si erano mai verificate.La bravata di qualche esagitato o qualcosa di organizzato? E’ quello che cercheranno di capire gli investigatori, i quali potrebbero essere aiutati anche dagli impianti tv dei vicini istituti di credito.
25 Giugno 2007: Milano, dopo il pride milanese la giunta si spacca sui gay.

Bufera su De Corato. Al sindaco non sono piaciute le dichiarazioni del suo vice («mai più patrocini del Comune a iniziative gay») e con una secca precisazione prende le distanze: «Ribadisco, nessuna discriminazione; la giunta decide di volta in volta valutando le proposte che arrivano». Ma il vicesindaco, già redarguito dall´assessore Sgarbi, finisce nel mirino di parecchi esponenti della maggioranza. Il capogruppo di Fi Gallera: «Dichiarazioni razziste, De Corato è un camaleonte». Tiziana Maiolo: «Non siamo una giunta bacchettona, no all´omofobia». Ombretta Colli: «Quando c´ero io la Provincia ha sempre sponsorizzato il Gay Pride, dovrebbe farlo anche il Comune». Anche il capogruppo di An Fidanza si dice contro le discriminazioni («ma niente privilegi»), mentre la Lega si schiera senza se e senza ma con De Corato.
E all´indomani del Gay Pride milanese, in giunta scoppia il caso De Corato. Il vicesindaco di An è nella bufera per aver pronunciato un «mai» considerato di troppo da Letizia Moratti. «Mai più soldi e patrocini del Comune alle manifestazioni promosse da associazioni di omosessuali», era stata la promessa di Riccardo De Corato. Che non si riferiva certo al corteo di sabato (Palazzo Marino non ha mai patrocinato alcun Pride), ma ha voluto escludere che in futuro il Comune possa sponsorizzare altre iniziative come la rassegna del cinema omosessuale o i tornei sportivi promossi da gruppi gay, patrocinati ai tempi di Albertini. Il vice della Moratti precisa che le sue dichiarazioni sono «a titolo personale», ma ribadisce che «il Comune ha fatto bene a non dare il patrocinio e non dovrà darlo, parlo ancora a titolo personale, neppure in futuro».
Una precisazione considerata decisamente inopportuna dal sindaco, che pure sabato era stata duramente contestata dai manifestanti. Anche Letizia Moratti ha infatti qualcosa da ribadire: «Massimo rispetto per tutte le scelte, anche quelle che riguardano la sfera sessuale; per questo le decisioni della giunta non possono essere definite a priori, bisogna valutare di volta in volta valutando il contenuto delle proposte che ci vengono fatte, ma da parte nostra non ci potrà essere alcuna pregiudiziale né discriminazione nei confronti di nessuno». Quello del sindaco è dunque un forte richiamo al suo vice: ma è niente rispetto a quel che pensano, e dicono, altri rappresentanti della maggioranza. Ecco il capogruppo di Forza Italia Giulio Gallera: «Le dichiarazioni di De Corato sono gravi e inaccettabili; mi sembra allucinante che il vicesindaco non abbia battuto ciglio per nove anni quando la giunta Albertini concedeva patrocini e finanziamenti a rassegne e manifestazioni culturali gay e adesso esprima posizioni che non esito a definire razziste». La conclusione è al veleno: «Forse De Corato è affetto da una sindrome camaleontica, la stessa che l´ha colpito sui nomadi: prima se li voleva mangiare, poi ha fatto il buonista a Triboniano e ora è ritornato all´oltranzismo».
24 Giugno 2007: Montecompatri (Roma), il Vescovo Matarrese durante l’omelia «i gay non possono essere considerati cristiani».

Lezione di catechismo con digressione omofoba, quella impartita il 26 maggio da mons.Giuseppe Matarrese,vescovo di Frascati, ad un gruppo di ragazzini in preparazione per la cresima.
Il fatto è accaduto a Montecompatri, piccolo paese in provincia di Roma,ed è stato riportato dalla agenzia cattolica Adista che da
lunedì darà un resoconto dettagliato della vicenda. Il vescovo stava parlando della famiglia,della famiglia naturale eterosessuale,quando ha sentito il dovere di spiegare il posto degli omosessuali: fuori dalla Chiesa.Una dottrina in chiaro contrasto con il magistero cattolico,visto
che le pecorelle smarrite vanno accolte. Probabilmente mons.Matarrese ha voluto parlare chiaramente,per farsi capire meglio dai giovani ragazzi.Che hanno afferrato il concetto.Una ragazzina presente al ritiro spirituale ha alzato la mano e lo ha contestato:«Secondo me non è giusto». Così ha detto: «Secondo me non è giusto perché i gay invece possono amarsi come un uomo e una donna». E qui, racconta Adista, il vescovo 73enne ha perso la pazienza, zittendo in malomodo la ragazzina ribelle chiamandola “scema” e rivolgendo un irritato “hai la capoccia vuota” ad una compagna che tentava di difendere l’amica. Peggio: mons. Matarrese si è rivolto ai genitori e al parroco pretendendo le scuse da parte dei cresimandi, minacciando di escluderli dalla celebrazione del giorno successivo. Mamme e papà preoccupati hanno tentato di convincere i figli, inutilmente. Le scuse non sono arrivate. Il vescovo ha comunque deciso di impartire la cresima ai ragazzi ribelli e agli adulti che li accompagnavano, ma si è tolto un sassolino dalla scarpa: durante l’omelia, ha parlato direttamente con i genitori invitandoli caldamente di tenere sott’occhio i figli che «evidentemente si sono allontanati dalla retta via».
“Liberazione” ha tentato di raggiungere telefonicamente mons. Matarrese, che però si trova in ritiro spirituale e non ha potuto fornire una spiegazione.
Ruiniano di ferro, il vescovo di Frascati è fratello del più celebre Antonio Matarrese, presidente della Lega Calcio, e di Vincenzo, presidente della squadra di calcio del Bari. Non ha mai fatto mistero delle sue posizioni politiche. Alla vigilia delle amministrative 2005 aveva organizzato un incontro con trenta preti della sua diocesi e il candidato regionale Francesco Storace, poi battuto da Piero Marrazzo. «Sono di destra. Che c’è di male a dire: “Votate Storace”?».
Una famiglia, i Matarrese, schierata completamente a destra: la sorella è sposata con un senatore di Forza Italia, mentre Antonio faceva parte della direzione nazionale dell’Udc ed ex segretario provinciale a Bari del partito di Casini.
L’episodio di Montecompatri non è isolato. Poche settimane fa un sacerdote del barese aveva negato la comunione ad un giovane. Un fatto sgradevole: il prete ha atteso che il ragazzo si avvicinasse durante la messa per ricevere l’ostia e lo ha allontanato dicendo apertamente e davanti ai fedeli «No, a te no perché sei gay». Il movimento gay-lesbo-trans-bisex e queer denuncia da tempo una recrudescenza dell’omofobia in Italia. Scritte xenofobe dell’estrema destra a parte, gli omosessuali si lamentano apertamente delle opinioni anti-gay espresse quotidianamente da politici ed esponenti della Chiesa cattolica.
Pochi giorni fa andava in onda sul Tg2, ha denunciato Franco Grillini, un appello di Buttiglione al movimento omosessuale perché condanni apertamente la pedofilia, «come se ci fosse una qualche continguità».

23 Giugno 2007: Bologna, aggressione omofoba dopo il comizio di Forza Nuova.

“Frocio di merda mi fai schifo! questo uno degli insulti rivolti ai due ragazzi abbracciati”. Nei pressi del Tribunale di Bologna, in Piazza San Domenico alle 00.30 di venerdì 21 giugno, due gay che passeggiavano abbracciati, di ritorno dalla manifestazione antifascista, sono stati aggrediti verbalmente da due ragazzi, questi ultimi di ritorno dal comizio di Forza Nuova, che ha interpretato e cercato di cavalcare le pulsioni più profonde, xenofobe e omofobe, di questa città. Vestiti di nero, con fare minaccioso e violento, i neofascisti li hanno apostrofati con queste frasi: “Frocio mi fai schifo!”, “Frocio di merda!”, “Non sei di qui, tornatene da dove sei venuto!”. E via i calci.
Ecco, in poche parole, sintetizzata, la formula escludente, di rifiuto dell’altro, di odio, di chiusura a cui Bologna si sta abituando. Un odio che si alimenta e cresce ogni giorno, complici i messaggi gravissimi che formazioni neofasciste (come Forza Nuova) come anche le degradanti affermazioni di Vaticano e vescovi diffondono. Messaggi di rifiuto, volti a isolare i corpi alieni, per esporli alla violenza. Una violenza che anche ieri sera stava diventando fisica, con il calcio di uno degli aggressori che solo la prontezza e la consapevolezza di Cesare e Riccardo ha fermato, arginando così la tentata aggressione. Indifferente la pattuglia di Carabinieri fermata immediatamente dagli aggrediti, che alla richiesta di intervento ha risposto: “fate denuncia”, senza nemmeno identificare gli aggressori. Una pratica di copertura delle frange più violente della destra che abbiamo già visto il 28 giugno 2006 a Catania, dove la Questura permise ai neofascisti di Forza Nuova, armati di spranghe e bastoni, di bloccare il corteo del Pride. Però Cesare e Riccardo non sono due ragazzini spauriti ma adulti e consapevoli. Tornavano dalla manifestazione antifascista e desiderante che, con coraggio, ha sfidato il buon senso di Bologna, opponendo al suo attuale impoverimento culturale e sociale la sfida di crescere, di farsi mondo, di aprirsi alla diversità che la attraversa e costituisce. La comunità lesbica, gay, trans, queer, i centri sociali, i percorsi di
migliaia di studenti e migranti, alimentano quotidianamente la ricchezza sociale e culturale di Bologna, facendone una capitale internazionale e un modello da imitare. Pertanto denunceremo con forza episodi di odio omofonico e razzista come quello di ieri sera, che molto spesso sono passati sotto silenzio o derubricati a questioni di ‘ordine pubblico’ e non mancheremo di controbattere al clima d’odio, di repressione e di censura fomentato ad arte dalle gerarchie vaticane e dai loro epigoni locali.

21 Giugno 2007: Imola, il Vescovo “family gay?Dietro c’è solo il vuoto!“.

Sottoponiamoli a verifica, visto che hanno voluto terminare la loro chiassosa marcia dove si era svolto il family day. Al gay pride hanno partecipato certamente dei giovani, ma non erano il futuro dell’Italia, perché non avevano bambini. Hanno occupato la piazza oggi, ma non l’occuperanno domani, perché non avranno un domani.Le loro provocatorie rivendicazioni sono prive di prospettiva, la loro richiesta di accedere al matrimonio si risolve nella delegittimazione del patto più impegnativo e fruttuoso tra esseri umani. Viene delegittimata così l’intera società politica, si cede al disfacimento del patto sancito dalla costituzione repubblicana.C’è ancora chi pensa, irenicamente: «Vogliono sposarsi con persone dello stesso sesso? Ne hanno diritto».Addirittura ci sono uomini di governo che fingono di non avvedersi dell’impossibilità di convivere in una società senza regole e dell’immoralità insita nel relativismo spacciato per pluralismo. Reagisca almeno l’opinione pubblica a questa ottusità, non limitandosi a scuotere la testa per le scritte oltraggiose, e affrontando di petto la questione del nostro futuro.Vivere alla giornata giornata non è degno di un paese civile, evadere dalle responsabilità per timore di essere accusati d’omofobia non è da persone mature. Reagiscano gli uomini di pensiero, esprimano il loro sdegno le aggregazioni in cui si esprime la naturale solidarietà umana. Minimizzare e tacere equivale a pregiudicare le libertà civili.Lo stravolgimento del matrimonio è un attentato alla dignità umana e l’acquiescenza alla disumanizzazione porta alla perdita della libertà.
19 Giugno 2007: Roma, Cossiga “L’omosessualità è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”.

Santo Padre, ho l’onore di conoscerla di persona e attraverso i suoi scritti da molti, molti anni. E so bene quali siano le Sue doti non solo d’intelligenza e di carità cristiana, ma di comprensione e di tolleranza…Quando prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede Lei ha promosso, nella piena riaffermazione della dottrina morale della Chiesa, comune anche alle altre grandi religioni monoteiste circa l’oggettivo e intrinseco grave disordine delle relazioni omosessuali, già definite dai catechismi cattolici come «peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio», ha promosso documenti dei Vescovi e della stessa Congregazione che prescrivono il dovere di ogni cristiano di rispettare la dignità delle persone omosessuali.Le scrivo questa lettera per chiederle scusa, oltre che a Lei come Vescovo di Roma, come a cittadino elettivo di questa città che La ospita da oltre venticinque anni. Le chiedo scusa per le offese che sono state recate alla Chiesa di Roma, ai suoi simboli e ai suoi principi, e direttamente alla Sua persona da parte dei partecipanti di una manifestazione priva di decoro e di dignità.Io le chiedo scusa come semplice cittadino di questa città e come cattolico, cattolico liberale che crede fermamente nella libertà e nella civile tolleranza, ma «cattolico infante» che, anche se un giorno ricoprì quasi occasionalmente alcune cariche rappresentative dello Stato, nessuna influenza ha né alcun ruolo riveste ormai più nella vita politica e istituzionale del nostro Paese, ma che come cittadino di uno Stato democratico ha il diritto di rammaricarsi per l’offuscamento nella vita italiana per quelli che sono stati i valori storici fondanti della nostra comunità nazionale, il riconoscimento del cui carattere fondamentale fece scrivere a un grande filosofo laico e liberale un saggio dal titolo: Perché non possiamo non dirci cristiani.Questa lettera aperta di scuse gliela avrebbe dovuta forse scrivere il Presidente del Consiglio dei ministri, cattolico e «cattolico adulto»: ma egli, e lo comprendo, non può perché ritiene che la politica e la religione debbano essere non solo distinte ma separate, e che ciò debba valere anche sul piano della buona educazione, perché il suo Governo ha dato il suo patronato a questa carnascialesca e volgare manifestazione e tre suoi ministri vi hanno partecipato insieme a leader di partiti della sua coalizione di governo, e infine perché coloro che vi hanno partecipato sono suoi elettori e suoi sostenitori. Credo vi abbia partecipato in nome della laicità anche un manipolo di «cattolici democratici».Questa lettera aperta di scuse gliela avrebbe dovuta scrivere il Sindaco di Roma, non cattolico, ma molto ossequioso verso la Chiesa e soprattutto verso i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose che sono elettori nel Comune di Roma; ma non può perché anche suoi elettori e suoi sostenitori sono i partecipanti della sfilata dell’altro giorno. Ma anche se io non rappresento altri che me stesso, ed è assai poco – anche se penso che molti romani, cattolici o no, almeno in nome della buona educazione e dello spirito di ospitalità la pensino come me -, sono certo che vorrà accettare queste scuse da un tempo suo affezionatissimo amico (il teologo anche se cardinale era una cosa, per me «cattolico infante» il Papa è un’altra cosa!) e Suo devoto fedele.
18 Giugno 2007: Roma, Mario Mieli “Pezzotta ci offende. Valuteremo denuncia”.

“Alla sfacciata arroganza con la quale Pezzotta si indigna per i pochi atteggiamenti a suo dire ‘irrispettosi’ nei confronti della sua Chiesa, rispondiamo in maniera netta e precisa, ricordandogli che la Chiesa che egli tanto difende ci ha dato dapprima degli ‘innaturali’, poi ci ha accostato ai ‘pedofili’ e poi ci ha detto, anche attraverso i suoi portavoce governativi e non, che non possiamo essere titolari di diritti come gli altri cittadini e cittadine della Repubblica”.
Il circolo Mario Mieli respinge al mittente le critiche arrivate al Gay pride di sabato dal portavoce del Family day, Savino Pezzotta, che aveva accusato i partecipanti al corteo di aver “profanato” piazza S. Giovanni.
“Vergognoso poi- aggiungono gli organizzatori del pride di Roma- il parallelismo che egli compie tra azione e reazione: tanto piu’ esibizionistico e’ l’omosessuale che offende il sentire comune, tanto piu’ giustificabile e’ l’incontrollabile reazione omofobica che ne deriva”.
In questo modo egli svolge “un’opera di incitamento alla frangia piu’ conservatrice, fascista e nazista, che gia’ tenta da sola di intimidirci con atti vandalici come quelli dei giorni scorsi”.
15 Giugno 2007: Roma, al via il Pride. Polemiche al governo.

Il governo, che aveva dato il proprio patrocinio alla manifestazione, ora deve fare i conti con le polemiche interne provenienti dall’area dei cosiddetti «teodem», il fronte del centrosinistra più vicino al Vaticano, ma anche con la reazione negativa degli stessi promotori della kermesse – un coordinamento che raggruppa una quarantina di associazioni gay e lesbiche italiane -, che hanno deciso di rinunciare alla «sponsorizzazione» dell’esecutivo dopo le puntualizzazioni arrivate dal ministro per le Pari opportunità, la ds Barbara Pollastrini. La quale, a fronte delle critiche arrivate dai settori cattolici della maggioranza – che nel patrocinio vedevano una sorta di adesione alla piattaforma politico-programmatica della manifestazione, che prevede tra l’altro il sostegno alla battaglia per il riconoscimento dei Di.co, le nuove norme per la tutela delle coppie di fatto -, aveva precisato che la concessione del patrocinio all’iniziativa romana non impegnava l’esecutivo a sposarne anche la linea programmatica.
12 Giugno 2007: Torino, c’è la parola lesbica, niente recita a scuola!

In quel copione c’era una parola di troppo: «lesbica». Marco Grilli, 10 anni di teatro e una laurea in sociologia in tasca, non se l’aspettava. «Finire come Pasolini nel 1955 con “Ragazzi di Vita”. Glielo giuro: ancora adesso mi sembra uno scandalo». Ha lavorato un anno per mettere in scena uno spettacolo teatrale con la classe terza della media Manzoni di Nichelino. Invano. La recita è saltata alla vigilia dell’esordio. C’era un parola di troppo, «una parolaccia per dirla con le parole del preside» che ha mandato tutto a monte.
A pagina 4 del copione scritto dagli alunni si legge «lesbica». Troppo forte, anche nella città del Gay Pride, per andare in scena. E allora tutti a casa, senza siparietto. Poteva finire in sordina, perché in fondo i ragazzi hanno gli esami di licenza media e di esporsi non ne volevano sapere. E invece no. Perché Marco Grilli, incaricato dall’assessorato all’istruzione di Nichelino di aiutarli nella redazione del progetto teatrale, ha deciso di fare outing. «E’ assurdo – dice – che nel 2007 ci siano ancora ragionamenti medioevali di questo tipo. I ragazzi ci sono rimasti malissimo. Da attori si sono trasformati in protagonisti della storia».
Il copione parla di una coppia di ragazze, che viene discriminata dai coetanei per i loro gusti omosessuali. Le due giovani arrivano in un hotel, d’estate, al mare. Nell’albergo ci sono anche due ragazzi che le corteggiano a lungo, ma invano. La trama ha una svolta quando la donna delle pulizie scopre nella stanza delle ragazze alcune loro foto. A dir suo sono scandalose. «Scopre che le due sono lesbiche – spiega Grilli – e nell’hotel scoppia lo scandalo». Sono stati gli stessi studenti a scegliere il tema da affrontare con il sostegno di un’insegnante. Ha seguito passo passo la realizzazione dello spettacolo e pare ci sia rimasta altrettanto male del forfeit inatteso. Si sono visti a scuola una volta la settimana, tre ore per volta. «Ci credevano tanto in questo progetto» spiega il consulente teatrale. «Mi avevano detto che l’episodio narrato era accaduto ad alcune loro coetanee e volevano sensibilizzare la gente su un tema attuale e grave allo stesso tempo».
L’impianto scenico è andato in tilt giovedì scorso. Il preside avrebbe chiamato l’insegnante di riferimento: «Questo tema è troppo forte per dei ragazzi di terza media, soprattutto le classi coi ragazzini più piccoli potrebbero reagire male». E’ questa «censura» che ha fatto imbestialire Marco Grilli, tanto da scrivere a Wladimir Luxuria, parlamentare pirotecnico di Rifondazione Comunista.
La risposta dalla segreteria dell’onorevole che difende i diritti omosessuali è arrivata subito: «La preghiamo di inviarci più particolari possibili di questa vicenda, per riuscire a formulare in tempi brevi un’interrogazione parlamentare». Per Marco Grilli è una liberazione: «anche perché – dice – sentirsi trattato come uno che vuole provocare quando invece l’obiettivo era di parlare di temi attuali, senza offendere il pudore di nessuno, mi è sembrata anche un’offesa bella e buona allo specifico ruolo del teatro, che deve aiutare a creare informazione e cultura della tolleranza. Siamo tornati indietro». Pasolini docet.
12 Giugno 2007: Roma, cacciato dal padre perché gay.

Roma. Lui è gay e il padre lo picchia e lo caccia di casa. È la storia di Aldo, arrivato in Arcigay a Roma tramite la Gay Help Line 800 713 713, il numero gratuito per le persone lesbiche, gay e trans gestito da Arcigay. A raccontarla è proprio l’Arcigay di Roma, spiegando che Aldo da circa un anno frequenta il welcome group dell’associazione, ossia il gruppo di confronto e supporto per i giovani gay della Capitale.«Circa due mesi fa – spiega l’associazione – il padre aveva ascoltato la telefonata del figlio al proprio ragazzo, e aveva reagito duramente con varie minacce, fisiche e verbali, per poi decidere di portarlo da uno psicologo al fine di ‘guarirlo´ dalla propria omosessualità. Dopo i primi incontri lo psicologo ha chiarito ai genitori che il figlio non doveva guarire in quanto l’omosessualità non è una malattia» ed è stato allora, racconta Arcigay, che «il padre ha picchiato il figlio anche con l’uso di un bastone e ha minacciato di cacciarlo di casa, in quanto ormai Aldo ha 18 anni».«Il caso di Aldo ci fa capire quanto ancora i nostri adolescenti sono costretti a subire dalle proprie famiglie – dichiara Fabrizio Marrazzo Presidente Arcigay Roma – che come quella di Aldo hanno partecipato anche al family day per chiedere più tutele per le famiglie ed il non riconoscimento delle famiglie gay, ma in questo caso sono proprio loro a non tutelare il proprio figlio impedendogli di vivere serenamente la propria adolescenza.
12 Giugno 2007: Domodossola, insulti in stazione perché gay.

«Volevo soltanto informazioni su eventuali treni speciali o sconti per il Gay Pride a Roma, dai ferrovieri in servizio allo sportello ho invece ho ricevuto insulti e atteggiamenti discriminatori. Neppure la polizia ha purtroppo dimostrato sensibilità». La denuncia arriva da Fabio Busana, 20 anni, operaio di Villadossola, già fondatore e presidente provinciale dell’Arcigay, che ha segnalato l’episodio al coordinamento Torino Pride per valutare le azioni di intraprendere. E la riposta non si è fatta attendere.
La portavoce Roberta Padovano, ha subito inviato una lettera di segnalazione a Trenitalia, chiedendo anche all’azienda di organizzare corsi di comportamento sui temi dell’omosessualità per i propri dipendenti. «Riteniamo che sensibilizzazione e denuncia pubblica, più che le azioni giudiziarie, siano in certi casi strumenti più efficaci contro ogni forma di discriminazione», spiega Padovano. Ne è convinto anche Fabio Busana, che nel frattempo è uscito dall’Arcigay e ha fondato il «Glbtq», Movimento Gay lesbiche bisessuali transessuali e queer, con sede legale a Villadossola.
6 Giugno 2007: Milano, morto Maurizio Oldani aggredito domenica.

Maurizio Oldani non ce l’ha fatta ed è deceduto ieri senza mai aver ripreso conoscenza in ospedale, dove era stato ricoverato dopo essere stato rinvenuto in gravissime condizioni domenica mattina. Il commercialista 47enne, nella foto, coordinatore locale della Margherita a Milano e presidente provinciale dell’Associazione partigiani cattolici, era stato attaccato con grande violenza durante nella notte. Le indagini sono ancora in corso ma hanno escluso sin dall’inizio il movente della rapina, visto che gli sono stati ritrovati addosso circa 100 Euro in contanti, nascosti in un calzino insieme a un documento e alla tessera dell’Arcigay. Vicino a Oldani è stato anche rinvenuto uno zainetto, che sembra non gli appartenesse, contenente un asciugamano e un paio di ciabatte per sauna. Anche il movente politico appare estremamente improbabile. I dirigenti del suo partito e coloro che lo conoscevano ne parlano come di una persona estremamente gentile e cordiale. Il consiglio comunale ha osservato questa mattina in sua memoria un minuto di silenzio.Visti i recenti atti intimidatori e violenti verificatesi a Milano l’Arcigay cittadina, in una nota, sottolinea che questo omicidio “ripropone con drammaticità il tema della condizione di estrema insicurezza in cui vivono le persone omosessuali non visibili e il preoccupante clima di omofobia che si è instaurato in questo Paese. Allo stato attuale non si conoscono sia la dinamica dei fatti, sia i colpevoli dell’efferato delitto ma si può rilevare come, allo stesso modo con cui sono avvenuti diversi altri omicidi, si ritrovino anche in questa drammatica vicenda elementi di oggettiva fragilità e forte esposizione ai pericoli da parte della vittima”. L’Arcigay lancia quindi un invito “alle forze politiche e sociali milanesi e nazionali a riflettere in modo approfondito sulle cause culturali che hanno prodotto questo delitto”. Il persistere di uno “stigma sociale” e il crescente “clima d’odio e di discriminazione nei confronti delle persone lgbt”, conclude la nota, “porta molte e molti ad occultare il proprio orientamento sessuale quindi a vivere in una condizione di clandestinità che li espone ad enormi rischi per la propria incolumità”.
4 Giugno 2007: Milano, Moratti nega il patrocinio al cinema gay dopo 21 anni.

Letizia Moratti nega il patrocinio al Festival internazionale di cinema gay e lesbico, collaudatissima rassegna giunta quest´anno alla ventunesima edizione, e che finora aveva sempre avuto il sostegno del Comune. Doveva andare così anche stavolta, ma nell´ultima riunione di giunta il sindaco è stato perentorio: «Il patrocinio non lo diamo». Nessuna spiegazione, solo il rifiuto di far passare la delibera predisposta dall´assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, che autorizzava la sponsorizzazione e uno stanziamento di 15mila euro per la manifestazione in corso al teatro Strehler (dal 1° al 7 giugno). Il festival è dunque già cominciato, ma a meno di ripensamenti dell´ultima ora le locandine che lo pubblicizzano sono da mandare al macero, o forse solo da cancellare in basso a sinistra, dove si parla di patrocinio della Provincia e di due assessorati comunali. L´altro assessore che avrebbe dovuto presentare la delibera (con l´indicazione di un secondo stanziamento da 15mila euro) è quello al Tempo Libero: Giovanni Terzi, di Forza Italia. Ma, al contrario di Sgarbi, lui non l´ha fatto, forse prevenendo gli umori di un sindaco non nuovo a una certa diffidenza nei confronti del mondo omosessuale. L´anno scorso, appena insediata, la Moratti si era infatti rifiutata di patrocinare l´Open gay di tennis, un torneo che si tiene a Milano dal 1999. Voleva che dal nome della manifestazione sparisse la parola «gay», gli organizzatori non erano d ´accordo e hanno così rinunciato al patrocinio. Sgarbi dice di essere in disaccordo con questa decisione improvvisa, non nasconde un po´ di imbarazzo, tenta a fatica di vedere il bicchiere mezzo pieno e spera ancora in un ripensamento di Letizia. «Non ho alcuna pregiudiziale nei confronti dei gay – dice il critico d´arte – perché la loro è una realtà che esiste e il patrocinio a questo festival è un modo per riconoscerlo; però il no del sindaco equivale a una doppia sponsorizzazione, perché così si accenderanno ancora di più i riflettori sulla rassegna cinematografica; ma non è detto che finisca così: parlerò con la Moratti, cercherò di convincerla». Se non dovesse riuscirci, sarà la prima volta che il festival del film omosex non avrà il marchio di Palazzo Marino. Lo ebbe anche nel 2001, quando fu la Regione (sempre amministrata dal centrodestra) a negare il patrocinio. Anche allora Milano aveva come vicesindaco (ma di Albertini) Riccardo De Corato, di An. Che in polemica con il Pirellone aveva spiegato la differenza tra la rassegna cinematografica e il Gay Pride: «Il patrocinio lo diamo, come sempre, perché è un conto sfilare in corteo per la città, altro assistere a delle proiezioni al chiuso di una sala». La Moratti evidentemente non la pensa così, e questo suo rifiuto ha già sollevato polemiche in giunta. Ecco il commento dell´assessore di Forza Italia Tiziana Maiolo: «Forse qualcuno ha valutato che le opere presentate al festival non fossero degne, spero solo che questa decisione non venga motivata con il carattere gay della rassegna: il Comune non ha mai discriminato nessuno, perché le discriminazioni non appartengono alla cultura di noi liberali».
2 Giugno 2007: Bari, “Sei gay? Niente Eucaristia!”.

Un sacerdote ha rifiutato di somministrare l’Eucarestia a un giovane perche’ omosessuale.
L’episodio – scrive oggi la Gazzetta del Mezzogiorno – e’ avvenuto in una chiesa della provincia di Bari. Testimoni del rifiuto sono stati numerosi fedeli.
Il ragazzo, del quale non viene data l’eta’, appartiene a una ‘famiglia difficile’, che vive nel disagio e in difficili condizioni economiche. E’ stato seguito dai servizi sociali e dal Tribunale per i minorenni di Bari.
Il quotidiano pubblica anche una dichiarazione del presidente della Conferenza espiscopale pugliese – l’arcivescovo di Lecce, mons.Cosmo Francesco Ruppi, il quale si astiene dal commentare la vicenda per non conoscere “ne’ il caso ne’ il sacerdote” – e un’intervista al deputato ‘transgender’ Vladimir Luxuria.
31 Maggio 2007: Bolzano, sedicenne rapito e rapato a zero perché considerato omosessuale.

Michael Pichler è finito nei guai. Ieri ha patteggiato una condanna a due anni e mezzo (ovviamente senza condizionale vista l’entità della pena) per quanto avvenne il 7 gennaio scorso in occasione di un festino organizzato a Brunico. Oltre a Michael Pichler sono sotto procedimento penale anche tre minorenni sudtirolesi. Secondo l’accusa quella sera il gruppetto prese di mira un ragazzino sedicenne che stava abbandonando la festa. Il giovane fu accusato di essere omosessuale. Fu definito «Schwuchtel» (finocchio) perché considerato deboluccio, timido e con i capelli troppo lunghi. I quattro «bulli» neonazi lo bloccarono mentre si allontanava dalla festa privata, lo riportarono all’interno dell’appartamento obbligandolo a subire il taglio a zero dei capelli e poi una serie di microlesioni alle gambe provocate con un coltello. Il ragazzino venne ammanettato ad un sostegno delle tende, poi semidenudato e tagliuzzato. Gli avrebbero poi gettato in faccia dell’acetone dopo aver più volte minacciato di spegnergli sul viso dei mozziconi di sigaretta.
23 Maggio 2007: Milano, la notte dei prostituti

Sono soprattutto stranieri, consumano molta cocaina e, se non sono proprio gay, hanno in comune il disprezzo per i loro clienti. Da sbeffeggiare, aggredire, rapinare. Tutti ostentano grande virilità e un esasperato machismo. C’è chi racconta di essere stato in galera per omicidio, chi narra di risse omeriche, chi ostenta prestazioni da pornostar. Li trovi sui marciapiedi, pronti a chinarsi sul finestrino dell’auto per rispondere alla classica domanda: «Quanto?»
I numeri
La prostituzione maschile sta prendendo sempre più piede e nei giorni di punta, da giovedì e domenica sera, si contano fino a 300/400 uomini. Arrivano dai Balcani, Nord Africa e Sud America e mediamente hanno 25 anni, ma non mancano le eccezioni: anche 45 anni. Quando non si hanno prospettive, si può scendere sempre in strada e trovare il proprio triste mercato. Molti sono consumatori assidui di sostanze stupefacenti, cocaina in particolare. Al punto che non è chiaro se si «fanno» per vendersi o se si vendono per «farsi».
Pochi i minorenni.
Più difficile invece capire le dimensioni della fenomeno minorile: se c’è, è molto poco visibile, anzi, dopo la retata di quattro anni fa in piazza Trento, sembra quasi scomparso. Nel 2003 infatti la polizia sgominò una banda di romeni che sfruttava giovanissimi connazionali. Quasi tutti venduti agli aguzzini dai genitori, quando non erano proprio loro a sfruttarli. Né ci sono segnali chiari di una forte presenza del racket. Ci sarà senz’altro, ma l’impressione è che quasi tutti di prostituiscano «liberamente».
L’attempato bulgaro
Il Centro Ambrosiano di Solidarietà, dal 2006 ha attivato un progetto, «Altre strade», per monitorare il fenomeno, fornire assistenza (soprattutto sanitaria) e, se possibile, aiutare questi giovani uomini a lasciare il marciapiede. Lunedì sera siamo usciti con una loro unità di strada. Serata moscia, pochi clienti in giro, pochi prostituti. Prima tappa l’Ortomercato, territorio quasi esclusivo «bulgaro». Bulgaro è l’asciutto 45enne, che ha associato alla «attività», anche il figlio 27enne della sua seconda moglie, anche lui sposato e in attesa di diventare a sua volta padre. Spavaldo, racconta di aver appena mollato il quasi-fidanzato carabiniere: superfluo specificare che tra i clienti tutte le categorie sociali ed economiche sono «democraticamente» rappresentate. È lui che racconta di quando ha ammazzato un poliziotto che l’aveva aggredito. «Gli ho sfilato la pistola e bang», e di aver poi scontato 15 anni. E ancora di ripetuti amplessi da «Guinness dei primati».
Duro e virile
Duro come Al Capone, virile come Rocco Siffedri. Proprio come il giovane romeno di piazza Trento. Un torrente in piena. Ti inchioda a mirabolanti avventure, come di quella volta che in quattro hanno mandato in ospedale dieci sudamericani. Delle donne innamorate e pronte a mantenerlo, dei viaggi e del suo sovrano disprezzo per i soldi. Fuma in continuazione, agitatissimo, e non ha problemi ad ammettere di tirare cocaina a livello industriale. E, come il bulgaro, sembra molto impegnato a marcare la sua mascolinità rispetto a quelle «odiose checche» di clienti. Una strafottenza forse dovuta a un’omosessualità latente da celare, forse al disprezzo per se stesso.
I gay dichiarati
Dal buio di piazza Trento, spunta un giovane sudamericano che sembra il marinaio di Querelle de Brest , , film di Rainer Werner Fassbinder: jeans «a pelle», fisico da culturista, canotta coloratissima, capelli corvini a caschetto, lenti colorate azzurre. Ascolta con un dolcissimo sorriso le indicazioni degli operatori su dove andare per gli esami del sangue. E accetta di buon grado i preservativi offerti dall’équipe. Più celato, in un viuzza laterale, un giovane appena arrivato dal profondo Sud: «Non ho lavoro, che devo fare?». Non molto originale come scusa, ma qualcosa bisogna pur inventare per giustificare una scelta che loro stessi, per primi, non sembrano invece accettare.
20 Maggio 2007: Grosseto, vandalismo presso l’Arcigay.

I volontari dell’Arcigay di Grosseto trovano una scritta su tutta la vetrina della sede dell’Associazione: “Froci di Merda”.
20 Maggio 2007: Belluno, Calderoli “A sinistra i gay e i coglioni!”.

«Il 27 e 28 si tratta di decidere o meno se siete dei coglioni». L’altra faccia del centrodestra è nelle parole di Roberto Calderoli, ex ministro della Lega Nord, ieri a Belluno per promuovere il candidato sindaco Antonio Prade. Calderoli ha espresso pochi concetti (non tutti suoi come quello dei coglioni), ma ben conditi. Procedendo con ordine, l’ex ministro delle riforme ha accusato quelli di sinistra di essere «masochisti e anche un po’ gay». Calderoli chiarisce: «Non discuto sulla libertà sessuale, ma il buon Dio ha creato Adamo ed Eva, non Adamo e Giuseppe» e per ribadire il celodurismo leghista apre la giacca e mostra l’ultima maglietta del suo noto guardaroba: «W la gnocca!». La gnocca però non va bene se fa il sindaco e per dissuadere i suoi dall’attrazione per la Zoleo, cita la Iervolino e i rifiuti napoletani.
19 Maggio 2007: Palazzolo Sull’Oglio (Brescia), «IL CORO di San Pancrazio non vuole essere diretto da nessun culattone».

E’ la scritta su un cartello apparsa all’esterno dell’abitazione di Emiliano Facchinetti, omosessuale di 33 anni residente a San Pancrazio di Palazzolo sull’Oglio, da anni direttore del coro della chiesa. «Era l’11 maggio quando è successo e ho presentato regolare denuncia -spiega Emiliano Facchinetti- il cartellone, comunque, non è che la goccia che fa traboccare il vaso. È solo l’ultimo episodio di una serie, tutti brutti e per me dolorosi, e di cui non capisco il motivo. La cosa peggiore è che ho problemi nella mia parrocchia. Sono cattolico praticante, volontario organista e direttore del coro della mia frazione, ho il baccalaureato in teologia, sono stato stagista alla tv vaticana e autore a Telepace, tanto che il suo direttore don Todeschini è il mio padre spirituale. Ho anche una mia casa di produzioni televisive e dirigo un giornaletto. Non capisco perché tanto accanimento per me, che ho una relazione stabile, mai esibita proprio per il rispetto che ho nei confronti delle persone. Il parroco del paese, don Antonio Tonoletti, 76 anni, che mi conosce e frequenta casa mia da anni, ad aprile mi ha persino vietato di dirigere il coro motivando la sua scelta con il fatto che dirigo un giornaletto qui a San Pancrazio e ho una casa televisiva. Il vero motivo, a mio parere, è il fatto che sono gay».
19 Maggio 2007: Pescara, “Se proprio volete le quote rosa, allora io propongo le quote anche per i finocchi”.

Ha suscitato “rabbia e sconcerto” nelle associazioni Arcigay e Gayleft – con la richiesta di espulsione dai Ds – la frase pronunciata dal capogruppo del partito nel Consiglio regionale d’Abruzzo, Donato Di Matteo, durante una seduta della commissione Statuto.
Secondo quanto riferito dai partecipanti alla riunione, Di Matteo avrebbe detto ‘basta con le riserve indiane, basta con le donne che vengono elette alla Regione senza rappresentanza”, proponendo le quote per i ‘finocchi’, come li ha definiti, nonché per ‘le minoranze etniche e religiose”.
Le affermazioni del consigliere regionale, ‘tanto più pronunciate in una sede istituzionale” – si legge in una lettera inviata al segretario dei Ds, Piero Fassino, dai portavoce nazionali della consulta Gayleft dei Democratici di sinistra, Andrea Benedino e Anna Paola Concia -, sarebbero ‘del tutto incompatibili con l’appartenenza a un partito il cui Statuto afferma in modo chiaro l’impegno contro le discriminazioni motivate dal genere o dall’orientamento sessuale”‘.
E’ ‘un episodio vergognoso”, per il presidente nazionale dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, il quale giudica ‘inqualificabile’ il comportamento di Di Matteo e chiede ‘pubbliche scuse da parte dei dirigenti nazionali dei Ds e provvedimenti seri nei confronti di un personaggio che ricopre un ruolo di primo piano in Abruzzo”‘.
19 Maggio 2007: Rovigo, aggressione omofoba: 11 denunciati.

Nuovo, brutale, caso di bullismo antiomosessuale ai danni di un ragazzo. Stavolta, dopo lo scherno e gli insulti, si è passati alla violenza fisica tanto che i carabinieri di Rovigo, la città teatro della vicenda, a conclusione delle indagini hanno denunciato undici ragazzi per le violenze ai danni di un coetaneo. Nei loro confronti, vengono ipotizzato reati pesanti: sequestro di persona, violenza privata e minacce. Oggi il comandante provinciale dell´Arma, Luigi Lastella, fornirà i particolari dell´inchiesta ma da quanto è trapelato, la vittima dell´aggressione del branco è un ragazzo di ventun anni, dai modi educati e dal carattere mite: tanto è bastato, agli occhi dei bulli, per etichettarlo come omosessuale, sbeffeggiarlo pubblicamente, tormentarlo con una lunga serie di e-mail zeppe di volgarità e insulti.Il giovane non ha reagito, limitandosi a evitare, il più possibile, i persecutori. Non è bastato. Il gruppo, che comprende anche tre minorenni ed è noto a Rovigo per le sue spiccate tendenze di estrema destra, ha teso un vero e proprio agguato alla «preda». Accerchiato, condotto in un luogo lontano da occhi indiscreti, il ragazzo è stato malmenato e colpito a più riprese, in un crescendo di insulti e risate. Una scena ricostruita l´indomani dalla vittima negli uffici dei carabinieri ai quali ha sporto finalmente denuncia. Fatti circostanziati, gravissimi, che hanno trovato presto riscontri concreti, confermati, sembra, anche da alcune ammissioni emerse nel corso degli interrogatori dei sospettati.Un fenomeno, quello del bullismo anti-gay diffuso tra i giovanissimi del Polesine, già segnalato in un´interrogazione dal deputato della Margherita Gabriele Frigato. «Le istituzioni devono farsi carico con urgenza di questa emergenza», è il commento di Alessandro Zan presidente dell´Arcigay veneta: «In altri Paesi l´ondata omofoba è stata sconfitta grazie a interventi educativi da parte del governo, in Italia le dichiarazioni contro i gay provenienti dalla classe politica e dalla gerarchia cattolica, favoriscono un clima di odio che legittima gli aggressori».
19 Maggio 2007: Lucca, gay picchiati e rapinati da rumeni.

Aggredivano, picchiavano e rapinavano gli omosessuali in cerca di sesso a pagamento sulle Mura urbane. Li osservavano, li pedinavano e – alla fine del rapporto – quando si dirigevano verso la loro auto li colpivano impossessandosi di soldi e monili. Per 7-8 mesi hanno agito nell’impunità. Perchè spesso le vittime si vergognavano a dichiarare la loro inclinazione sessuale. E non sporgevano denuncia preferendo non reagire e consegnare spontaneamente il denaro. Ma dopo la denuncia di un quarantenne della Piana i carabinieri hanno arrestato un rumeno di 21 anni mentre un altro è latitante. A Mihai Ionica, 21 anni, che vive in un casolare abbandonato alle porte della città dove ieri mattina è stato prelevato dai militari del radiomobile, la procura contesta il reato di rapina e lesioni personali. Assieme al connazionale di 22 anni, attualmente uccel di bosco, è accusato di aver rapinato alle 23.30 del 1 aprile tra il baluardo Cairoli e l’orto botanico il quarantenne di Porcari che poco prima si era appartato con un giovane di origine slava. Picchiato selvaggiamente e derubato di 130 euro aveva riportato ecchimosi e contusioni giudicate guaribili in 5 giorni. L’ordine di custodia cautelare, firmato dal gip Carlo Annarumma, riguarda soltanto quell’unico caso oggetto di denuncia alle forze dell’ordine. Ma i carabinieri guidati dal maresciallo Clementi, sotto la direzione della procura, hanno svolto indagini più approfondite che potrebbero portare nelle prossime settimane a nuove incriminazione.
L’impressione è che – specie nel week end e sul calar della sera – una gang di rumeni legata alla prostituzione maschile entrasse in azione prendendo di mira i gay. Botte e minaccie ai clienti dei giovani dell’Est, che si prostituiscono in quel breve tratto di Mura, a cui veniva svuotato il portafogli.
Un mese e mezzo di pedinamenti e appostamenti per cercare di porre fine ad una situazione incresciosa in pieno centro e in una zona frequentata da bambini e famiglie.
Il rumeno, con ogni probabilità, aveva capito di essere spiato. Al momento del suo arresto i militari gli hanno trovato in tasca un biglietto ferroviario. Voleva allontanarsi da Lucca come aveva fatto alcuni giorni fa il suo connazionale accusato della rapina sulle Mura.
18 Maggio 2007: Gubbio, Conferenza Episcopale Italiana:  monsignor Betori e i mali del mondo.

Le dichiarazioni di ieri di monsignor Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana, a Gubbio sono una di queste – ormai sempre più frequenti – occasioni. Di fatto ha individuato come i peggiori nemici della umanità – «fomentatori di guerre e terrorismo», negatori «del riconoscimento dell’altro» a vantaggio del mantenimento di «situazioni e strutture di ingiustizia sociale» – le donne che abortiscono, le persone che riflettono sul testamento biologico e sul diritto a porre fine ad una vita che ha perso tutte le caratteristiche di vita umana, le coppie eterosessuali che convivono senza sposarsi e gli omosessuali in quanto attenterebbero alla dualità sessuale. Sono loro responsabili dei mali del mondo, non i dittatori politici ed economici, non coloro che fomentano guerre etniche e religiose, non gli sfruttatori di donne e bambini, non i mercanti di uomini e neppure coloro che in nome della morale sessuale si oppongono all’utilizzo di semplici precauzioni per evitare il diffondersi dell’.Aids che da solo in alcune parti del mondo fa ancora più stragi delle guerre civili. È difficile provare rispetto ed avere attenzione per chi confonde terroristi e violenti veri e persone che, assumendosene tutta la responsabilità e talvolta la sofferenza, compiono scelte eticamente motivate, ancorché in modo difforme dalla morale cattolica. Per chi, tra l’altro, non distingue neppure, dal punto di vista della gravità rispetto al suo stesso concetto di morale, tra aborto e convivenza senza matrimonio, tra eutanasia e approvazione dei Dico e ritiene (contro le stesse più recenti acquisizioni della Chiesa) che l’omosessualità sia uno stile di vita, e non una condizione umana in cui ci si trova a nascere e vivere. Perciò teme, un po’ grottescamente, che se si riconoscessero le coppie omosessuali nessuno più farebbe coppie (e matrimoni) eterosessuali. È una visione senza sfumature e senza distinzioni, oltre che senza rispetto.
16 Maggio 2007: Milano, aggredito Paolo Ferigo, presidente Arcigay Milano.

Il Presidente del Comitato Provinciale di Milano, Paolo Ferigo, viene aggredito e malmenato in una pizzeria da un dipendente dell’ATM. Nessun avventore e neppure i gestori del locale intervengono. Solo un ragazzo ed alcune ragazze a cena con lui tentano di difenderlo. La polizia arriva dopo 40 minuti.
15 Maggio 2007: Montebbelluna, lo insulta: “Sei gay”. E gli spacca la testa.

Grave episodio di bullismo in una scuola media del Montebellunese. Un ragazzino di 12 anni è finito all’ospedale con una contusione cerebrale dopo essere stato brutalmente aggredito durante la ricreazione da un compagno di scuola che da tempo lo prendeva in giro dandogli del gay. Il fatto è accaduto lo scorso 28 aprile; la vittima, che chiameremo Andrea per non consentirne l’identificazione, è rimasto ricoverato fino al 3 maggio e non ha ancora ripreso la scuola. Il compagno violento è stato sospeso per tre giorni.
14 Maggio 2007: Torre del Lago, aggredita coppia gay.

Una coppia gay che si stava baciando e’ stata aggredita e picchiata da tre magrebini. E’ accaduto intorno alle 3 nella notte tra sabato e domenica a Torre del Lago, in provincia di Lucca, zona conosciuta per i locali frequentati da omosessuali. Le persone aggredite sono uno studente di 27 anni di Pisa e il suo compagno di 31 anni di Genova. Il giovane di 27 anni, in particolare, ha riportato lesioni al corpo e alle braccia, secondo il referto del pronto soccorso dell’ospedale di Pisa. I due avevano entrambi le t-shirt sporche di sangue. Solo l’intervento di un gruppo di giovani ha messo in fuga i tre soggetti. Un altro episodio di intolleranza sessuale, riguarda l’esponente del Prc di Pistoia, Matteo Marliani, fino a pochi mesi fa presidente del locale circolo Arcigay. Trovati nell’ingresso del palazzo dove abita volantini dal tono offensivo e velatamente minaccioso. Marliani e’ candidato al consiglio comunale alle prossime amministrative del 27 e 28 maggio. “Non sarà certo un lurido topo di fogna che mi farà nascondere – ha commentato l’esponente del Prc -, chi si nasconde siete voi, che alla stregua di topi, approfittate del buio della notte per propagandare le vostre malsane idee, ma io non mi lascerò intimidire”. Alcuni volantini erano firmati con la croce celtica. Preoccupazione e solidarietà al candidato del Prc e’ stata espressa dal sindaco di Pistoia, Renzo Berti.
13 Maggio 2007: Pistoia, lasciati volantini con svastiche e scritte omofobe davanti la casa di Matteo Marliani, ex presidente Arcigay di Pistoia.

Davanti alla porta di casa Matteo Marliani, ex presidente Arcigay di Pistoia, candidato alle elezioni comunali, rinviene volantini firmate con svastiche e con scritte omofobe.
10 Maggio 2007: Roma, l’Avvenire pubblica un “bestiario”, frasi dal forte sapore omofobico , raccolte in questi mesi dai radicali, e pronunciate da esponenti del mondo politico cattolico, teo-dem, illustri personalità vaticane e anche un bel pezzo di centrosinistra.

  1. Il Giornale (articolo non firmato), (27 aprile 2007) «In quella fiction (La Squadra, in cui una coppia omosessuale è protagonista di una puntata, ndr)l’omosessualità viene equiparata alla norma e così, quel che passa, è che una devianza vienesdoganata e il suo pervertito modello comportamentale equiparato alla affettività naturale tra uomoe donna».
  2. Luca Volonté (Capogruppo Udc Camera), (26 aprile 2007) «Il servizio sanitario pubblico dovrebbe farsi carico delle operazioni dei transessuali. La propostaviene da Vladimiro Guadagno, un signore che si .sente’ signorina e vorrebbe, non solo continuare adandare nei bagni delle donne, ma pure aver il rimborso per le operazioni di lifting, di ingrossamentodel seno, degli zigomi…».
  3. Angelo Amato (Segretario Congregazione per la dottrina della fede), (24 aprile 2007)«Oltre all’abominevole terrorismo dei kamikaze, che occupa quotidianamente la nostra cinetecamediatica, c’è il cosiddetto “terrorismo dal volto umano”, anch’esso quotidiano e altrettantoripugnante, che viene subdolamente propagandato dai mezzi di comunicazione sociale,manipolando ad arte il linguaggio tradizionale, con espressioni che nascondono la tragica realtà deifatti, come quando l’aborto viene chiamato interruzione volontaria della gravidanza e non “uccisionedi un essere umano indifeso”, o quando l’eutanasia viene chiamata “più blandamente morte condignità”».
  4. Savino Pezzotta (ex-segretario Cisl, portavoce Family Day), (16 aprile 2007)«Nessun atteggiamento omofobico: anche loro hanno bisogno di tutele ma non accettiamo alcuntipo di simil matrimonio. I gay, per esempio, sono persone ma non categorie e perciò hanno deibisogni, non diritti».
  1. Roberto Calderoli (Lega Nord), (31 marzo e 1 aprile 2007)

«I Dico, l’omosessualità, non sono soltanto contro l’etica ma anche contro natura, e quindi destinati

all’estinzione». «Se ancora non si è capito, essere culattoni è un peccato capitale»

  1. Angelo Bagnasco (Segretario Cei), (30 marzo 2007)

«Perché quindi dire no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico,

riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no all’incesto, come in

Inghilterra dove un fratello e una sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire

di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Bisogna avere in

mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli

iniziali».

  1. Riccardo Pedrizzi (Consulta etico-religiosa An), (27 marzo 2007)

«Come può invocare diritti chi nega l’esistenza di una legge morale naturale assoluta e valida per

tutti gli uomini, chi fa sua la filosofia dell’individualismo, del soggettivismo e dell’edonismo?»

  1. Lucia Annunziata (giornalista), (25 marzo 2007)

«La foga della battaglia con la Chiesa ha spostato i Dico su toni di estremismo omosessuale»

  1. Pier Gianni Prosperini (Assessore Regione Lombardia, An), (18 marzo 2007)

«Ma l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non

può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo. (.) Garrotiamoli, ho concluso. (.)

Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata stretta intorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido,

il cuoio si ritira, il cervello scoppia»

  1. Maurizio Cecchetti (editorialista de il Giornale ), (15 marzo 2007)

«Anche nel dettato biblico l’unione fra l’uomo e la donna nel matrimonio sembra avere un

presupposto originario “naturale” che combacia, curiosamente, con certe scoperte della

paleoantropologia»

  1. L’Osservatore Romano, (13 marzo 2007)

«Si è dunque inscenato sabato il promesso corteo a favore del riconoscimento legale delle coppie

omosessuali. Una manifestazione nella quale, al di là dell’immagine borghese e rassicurante che si

voleva dare, hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie. Ironie e isteriche

esibizioni da parte di chi invoca riconoscimenti e non esprime rispetto»

  1. Rosy Bindi (Ministro per la Famiglia), (12 marzo 2007)

«E’ meglio che un bambino stia in Africa con la sua tribù, piuttosto che cresca con due uomini o con

due donne, con genitori gay»

  1. Vittorio Sgarbi (Assessore alla Cultura, Comune di Milano), (11 marzo 2007)

«Dunque, non è una richiesta di diritti la ridicola pretesa giuridica di ottenere approvazione e

previdenza sociali per il libero esercizio dei propri piaceri, spesso confinanti, per chi avesse il

coraggio di ammetterlo, con la pedofilia e la prostituzione»

  1. Paola Binetti (Margherita), (3 marzo 2007)

«L’omosessualità è una devianza della personalità: un comportamento molto diverso dalla norma

iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico»

  1. Camillo Ruini (ex Segretario Cei), (3 marzo 2007)

«Da quanto risulta ai sacerdoti che hanno ogni giorno a che fare con loro, queste coppie non

chiedono forme diverse dal matrimonio»

  1. Giulio Andreotti, (2 marzo 2007)

«Ora capisco perché mia madre da ragazzino non voleva mandarmi al cinema. Temeva facessi brutti incontri, perfino in quel cinemetto in via dei Prefetti, dove ti davano anche la merenda»

  1. Luca Volontè (Capogruppo Udc Camera), (1 marzo 2007)

«I fondatori della psicologia moderna descrivono l’omosessualità come patologia clinica»

  1. Marcello D’Orta (editorialista de il Giornale ), (25 febbraio 2007)

«Lgtb significa lesbiche, gay, bisessuali, transessuali. A Napoli la sigla sarebbe Rfz, ricchioni,

femmenielli e zòccole»

  1. Angela Carfagna (Forza Italia), (16 febbraio 2007)

«Le coppie gay sono costituzionalmente sterili»

  1. Silvio Berlusconi, (5 febbraio 2007)

«I gay sono tutti dall’altra parte»

  1. Luca Volontè (Capogruppo Udc Camera), (4 febbraio 2007)

«Con l’aumento delle vendite di condom, pillole pre e post, con l’idea del sesso frequente e sicuro

siamo arrivati ai dati allucinanti di giovedì, aumento del 20% di sterilità in pochi anni»

(18 gennaio 2007)

«Va da sé che intervenire per una legge-privilegio a favore di diecimila persone, solo per il

semplice fatto che essi dichiarino di “sentirsi” omosessuali è un aborto giuridico»

Luciano Dussin (Lega Nord), (7 gennaio 2007)

«La religione è un valore assoluto: questo non vuol dire dichiarare la guerra alle altre religioni, ma

impone di evidenziare almeno che gli altri sbagliano»

Gianfranco Fini (Presidente An), (26 dicembre 2006)

«Per un bambino il maestro deve essere una figura serena, equilibrata. La preferenza sessuale è un

fatto privato. Direi la stessa cosa di un maestro che in classe si vantasse di essere Rocco Siffredi»

Umberto Bossi (Segretario Lega Nord), (15-16 dicembre 2006)

«Innalzare le coppie di fatto a famiglia parallela è uno scempio e porta guai» (…) «Di famiglia il

nostro popolo ne conosce una soltanto, ed è quella che si vede nel presepe»

Piero Fassino (Segretario Ds), (14 dicembre 2006)

«Non credo che sia una scelta che la società possa accogliere e neppure penso che sia utile per il

bambino essere adottato e crescere con due persone dello stesso sesso»

Alfonso Lopez Trujillo (Presidente Pontificio Consiglio per la Famiglia), (10 dicembre 2006)

«Attiveremo nuove forme giuridiche per andare incontro al capriccio di alcuni?»

Julian Herranza (Cardinale), (8 dicembre 2006)

«Le altre unioni diverse dal matrimonio sono unioni deboli e deviate che, antropologicamente, non

si possono equiparare al matrimonio, neppure giuridicamente»

Carlo Giovanardi (Udc), (21 novembre 2006)

«Una parodia di matrimonio che mette a rischio il futuro della nostra società»

Elisabetta Gardini (Forza Italia), (27 ottobre 2006)

«La mia è stata una reazione fisica, di pancia. Proprio non mi aspettavo di trovare un uomo nei

nostri bagni. Credevo che la questione fosse stata risolta da tempo e trovare Guadagno lì mi ha

provocato un trauma»

Alfonso Lopez Trujillo (Presidente Pontificio Consiglio per la Famiglia), (6 settembre 2006)

«L’aborto è sempre e comunque un delitto abominevole»

Clemente Mastella (Ministro Giustizia, Udeur), (28 agosto 2006)

«Le unioni di fatto? Sì al riconoscimento dei diritti per le coppie eterosessuali. Ma il problema sono

i gay»

Joseph Ratzinger (Benedetto XVI), (14 maggio 2006)

«A volte si vuole addirittura giungere a una nuova definizione del matrimonio per legalizzare le

unioni omosessuali attribuendo ad esse anche il diritto all’adozione dei figli»

Luca Volontè (Capogruppo Udc Camera), (5 maggio 2006)

«Vi pare normale? Un uomo che dichiara di essere attratto da altri uomini e quindi di provare

turbamento nei bagni maschili e ottiene di usare quelli femminili. E se domani, si presentassero una

.squadriglia’ di deputati in kilt scozzese, con .gonne scozzesi’, e dicessero di trovarsi in imbarazzo

nei bagni maschili? Ci troveremmo un foltissima schiera di uomini nei bagni delle donne»

Clemente Mastella (Ministro Giustizia, Udeur), (5 aprile 2006)

«Se cresce il mio partito non ci saranno né pacs, né pics né pocs»

 

9 Maggio 2007: Udine, ReggaeSummertime e omofobia.

Il cast della rassegna comprende 10 artisti italiani e stranieri che rappresentano il top del panoramadi oggi. Ma si attendono polemiche. In effetti il cast della rassegna comprende 10 artisti italiani e stranieri che rappresentano il top dell’attuale panorama reggae. Un’ottima premessa, ma si attendono polemiche, dato che alcuni di questi personaggi sono stati tacciati di razzismo e omofobia. In primo luogo Capleton, ma anche Elephant Man, Beenie Man e Sizzla, ennesimi esponenti di quel lato oscuro del reggae contro cui si è mobilitata persino Amnesty International. «Ma attenzione: stiamo parlando di concerti, non di comizi . puntualizza Ray di I-tal Sound, tra gli organizzatori della manifestazione. Mi sembra restrittivo giudicare questi artisti solo per la loro opinione sull’omosessualità. Tanto più che hanno firmato un accordo in cui garantiscono che le loro performance non includeranno testi di incitamento alla violenza di alcun genere».
8 Maggio 2007: Torino, concerto annullato per il predicatore reggae anti-gay Capleton.

Avrebbe dovuto debuttare a Torino la tournée del controverso cantante giamaicanoCapleton, il cui concerto era stato annunciato questa sera a Hiroshima Mon Amour. A poche ore dall’evento, però, lo show è stato annullato. Cose che da qualche anno a questa parte accadono quando c’è di mezzo un esponente della scena reggae più radicale, di cui le associazioni pro gay e lesbiche chiedono il boicottaggio. In Giamaica, un micidiale cocktail tra machismo esasperato e integralismo religioso ha infatti trasformato la caccia al diverso in una specie di sport nazionale, e anche cantanti affermati come Sizzla, Beenie Man, Elephant Man, T.O.K. e lo stesso Capleton si sono macchiati di testi violenti. Invitano a uccidere, in sintonia con i sempre più frequenti episodi di omofobia armata che si registrano a Kingston, dove a volte ci scappa anche il morto. Molti concerti vengono annullati, le sale sono spesso presidiate da attivisti gay o di Amnesty International. In Italia l’argomento fa male soprattutto a sinistra, poiché il reggae «peace and love» di Bob Marley è una bandiera no global e le serate «dance hall» sono appannaggio di centri sociali, circoli Arci e locali alternativi. Dove Capleton è tra i più ballati. Non a caso la patata bollente è arrivata tra le zampe di Hiroshima, del Villaggio Globale di Roma e dell’Estragon di Bologna. Nel capoluogo emiliano si è tenuto un incontro tra il fronte gay e gli organizzatori, a Roma ha chiesto l’annullamento dello show un coordinamento nazionale di cui fa parte il centro sociale Gabrio di Torino, che spesso ospita artisti reggae politicamente corretti come Macka B e Horace Andy. Ma i concerti dovrebbero farsi ovunque, dopo che lo stesso Capleton ha accettato di firmare un documento di Outrage, l’associazione inglese che per prima sollevò il caso. Il testo parla chiaro: «Ho deciso di non cantare nulla che possa incitare alla violenza nei confronti di qualsiasi essere umano». Una via d’uscita che tuttavia non ha convinto tutti. Hiroshima, sensibilizzata dal cartello Torino Pride, ha deciso di andare controcorrente e annullare lo spettacolo: «Avevamo chiesto e ottenuto precise garanzie all’agenzia che ci porta l’artista, la Tour de Force di Roma. Non avremmo comunque accettato testi discriminatori nelle sale in cui si sono svolte le riunioni per il Torino Pride, e se Capleton avesse detto sciocchezze sarebbe saltato il contratto. Ci pareva che la situazione stesse cambiando, soprattutto dopo la firma del documento di Outrage. Le associazioni locali però ci hanno invitati a cancellare comunque l’appuntamento; ci siamo riuniti, abbiamo votato per alzata di mano e la risposta è che Capleton a Torino non canta». Scontato che finirà così anche Beenie Man, altro firmatario in origine annunciato a Hiroshima il 1° giugno. I dubbi sull’opportunità di dare spazio a questi personaggi è condiviso da Bunna, leader degli Africa Unite e veterano del reggae italiano: «Sono grandi artisti, hanno rinnovato la scena e inciso dischi formidabili. Però credo che un segnale lo si debba dare, e lasciarli a casa sarebbe la cosa migliore, come del resto ha fatto il festival italiano più importante in materia, il friulano Sunsplash». Travolti dal mito della vita da papponi dilagante nel rap americano, i giovani cantanti giamaicani hanno spesso sostituito la marijuana con il crack, le preghiere rasta con le folli corse in moto e pickup.
6 Maggio 2007: Roma, gay picchiato non sporge denuncia per paura che si sappia la sua omosessualità.

Tra la notte del 5 e del 6 maggio un 22enne della provincia di Latina è stato aggredito all’uscita di una nota discoteca gay del sabato romano. 4 ragazzi tra i 18 e 22 anni gli hanno gridato “Sporco Frocio” e lo hanno picchiato, reazione dovuta alla frase di Francesco che aveva detto: “ciao ragazzi, lo sapete che siete proprio carini”.“Francesco, ha riportato ferite e lividi al viso ed al petto, è stato soccorso da alcuni volontari di Arcigay, presenti in zona per distribuire materiale sulla prevenzione AIDS, ai giovani frequentatori della serata – dichiara Fabrizio Marrazzo, Presidente Arcigay Roma e Responsabile Gay Help Line - ha chiesto di essere accompagnato a casa di amici, nella provincia di Latina, dove risiede, e non ha voluto essere accompagnato ad un pronto soccorso, per paura che denunciando il fatto si evidenziasse che l’aggressione era dovuta alla sua omossessualità, e dato che la sua famiglia non lo accetta come gay, aveva paura dei possibili risvolti negativi nella sua vita familiare, sono queste famiglie che non comprendono i propri figli che vedremo al Family Day?”Desidero esprimere la solidarietà del Comune di Roma al ragazzo aggredito sabato notte a Testaccio. Voglio anche dirgli che se deciderà di sporgere denuncia contro i suo aggressori, come spero, l’Amministrazione sarà al suo fianco per aiutarlo – Queste le parole dell’assessore alle Pari Opportunità Cecilia D’Elia - Penso che Roma sia nel complesso una città sicura e dove ognuno può esprimere in libertà le proprie differenze ma sono consapevole che c’è ancora molto lavoro da fare per sconfiggere vecchi e nuovi pregiudizi. Voglio comunque ricordare che il Comune di Roma, probabilmente la prima grande città in Italia a farlo, tramite un apposito bando di gara, si è dotato di un contact center multicanale anti-omofobia che entrerà a regime nelle prossime settimane, a cui i cittadini gay, lesbiche e trans si potranno rivolgere, sia per denunciare casi di discriminazione, sia per conoscere servizi dedicati”.
2 Maggio 2007: Roma, il Papa ancora sui gay e sul matrimonio uomo-donna. Il Papa torna ad affrontare il tema che gli stanno più a cuore: la famiglia, frutto del matrimonio tra uomo e donna. Se gli esseri umani non sono visti come persone, maschio e femmina, creati a immagine di Dio, dotati di una dignità inviolabile, sarà ben difficile raggiungere una piena giustizia nel mondo”: queste le parole di Benedetto XVI, inviate in un messaggio alla Pontificia accademia delle Scienze sociali. “Solo l’amore all’interno della famiglia, fondata su un uomo e una donna, creati a immagine di Dio, può assicurare – prosegue il Pontefice – quella solidarietà inter-generazionale che trasmette amore e giustizia alle generazioni future”.Nel messaggio Benedetto riafferma che “il magistero della Chiesa si rivolge non soltanto ai credenti, ma anche a tutti gli uomini di buona volontà e si richiama pertanto alla retta ragione e ad una sana comprensione dell’umana natura nel proporre principi capaci di guidare gli individui e le comunità verso il perseguimento di un ordine sociale contrassegnato da giustizia, libertà, solidarietà fraterna e pace”. In proposito la lettera insiste in particolare sul tema dell’ecologia umana che, sottolinea, “chiama in causa il nostro concetto di persona umana e, di conseguenza, le nostre relazioni reciproche”.
24 Aprile 2007: Roma, no a soldi pubblici per cambiare sesso.

“Le proposte della Turco sono sempre più sconcertanti. Pensare di destinare parte dei soldi pubblici al rimborso di operazioni chirurgiche per cambiare sesso è assolutamente inammissibile.Questo Governo destina i già scarsi fondi statali ad usi assolutamente impropri, distraendoli da finalità ben più importanti.” Così le parlamentari di Forza Italia, On. Isabella Bertolini, On. Patrizia Paoletti Tangheroni, On. Gabriella Carlucci, On. Simonetta Licastro Scardino, fondatrici dell’Associazione “Valori e Libertà”, commentano la proposta del Ministro della Salute.”Trattasi di scelte di carattere assolutamente personale che, a prescindere da valutazioni di natura etica e morale, non devono pesare sulle casse dello Stato. A tal proposito – annunciano le esponenti azzurre – intendiamo presentare un’interrogazione parlamentare per sapere in che modo il Ministro Turco intende attuare il suo proposito”.”Come al solito questa maggioranza, come nel caso dei Dico, confonde il diritto individuale di disporre della propria esistenza e diritti pubblici soggettivi che lo Stato deve necessariamente tutelare. Con Prodi e compagni siamo allo sbando. La deriva laicista di questa maggioranza – concludono – provoca danni irreparabili per il tessuto sociale del Paese.”
22 Aprile 2007: Pavia, caccia ai gay in riva al Ticino, ferito un 63enne.

Un gruppo di persone lo ha malmenato e pestato, costringendolo a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso Picchiato da un gruppo di persone che non condividevano i suoi gusti sessuali. Si trovava nella zona forse per un appuntamento. Un gruppo di persone lo ha malmenato e pestato.
21 Aprile 2007: Pescara, transessuale uccisa da un cliente.

Un transessuale di 37 anni è stato ucciso l’altra notte a Pescara, nella sua abitazione, presumibilmente con dei colpi alla testa. La vittima è Emanuela Di Cesare, Marco prima del cambio di nome.
19 Aprile 2007: Formia, gazzarra catto-fascistoide in Consiglio Comunale.

Irruzione di neo-fascisti ‘difensori della Famiglia’ al consiglio comunale di Formia, striscioni che alludono alla ‘perversione’ di un consigliere comunale e saluti fascisti, poi negati. Il solo fatto che si discuta di un ordine del giorno che proponga l’istituzione di un registro per le coppie di fatto (anche omosessuali) è bastato per innescare quella che il Sindaco Sandro Bartolomeo e i Consiglieri Comunali di maggioranza definiscono come “un’indegna gazzarra”. Tutto è successo il 16 aprile, quando i capigruppo in assemblea hanno accolto la richiesta del consigliere di Rifondazione Comunista Delio Fantasia di inserire tra gli ordini del giorno quello dell’istituzione di un registro per le “coppie di fatto”, sul modello di quelli che già esistono in molti altri comuni italiani, e che hanno un valore puramente simbolico. A quel punto, si legge in una nota diramata dall’ufficio stampa del Comune, un gruppo di “giovani neo-fascisti ha interrotto il Consiglio Comunale introducendo in Aula Consiliare striscioni inneggianti all’Europa Cristiana, offensivi nei confronti di un Consigliere della maggioranza e accompagnati dal saluto fascista. Il tutto è stato ripreso da un’emittente locale presente in aula. Solo la vibrata reazione di tutta la maggioranza e l’intervento dei Carabinieri hanno messo fine a questa volgare scenata senza che nessun gruppo di minoranza (ci meravigliano molto l’UDC e Forza Italia), abbia trovato una sola parola di condanna di quanto avvenuto. A memoria di tutti noi non era mai accaduto in un’aula consiliare che un gruppo di giovani fascisti intonasse cori e salutasse con il saluto romano. Il tentativo della minoranza di buttarlo in rissa è continuato con la relazione del Difensore Civico, aggredita verbalmente dal Consigliere Giovanchelli con frasi irrispettose verso la sua persona ed il suo ruolo, contestando anche il posto in cui era seduta nell’Aula Consiliare, tra il pubblico, in attesa del suo intervento.” La nota è stata “inoltrata anche alle Forze dell’Ordine affinché si perseguano ai sensi di legge gli autori materiali di tale gesto, peraltro identificati dai Carabinieri di Formia, ravvisandosi gli estremi di reato dell’interruzione di pubblico servizio e di apologia di reato.” Dal canto suo Forza Nuova per Formia “chiede ai Formiani e a tutti i cittadini, cattolici e non, che siano dotati di un minimo di buon senso, di mobilitarsi contro tale aberrazione e contro tale abuso!” e sostiene che “l’amministrazione comunale dovrebbe interessarsi a ben altre tematiche e a ben altri problemi, anziché accogliere le presunte istanze delle comunità gay e lesbiche (non crediamo tra l’altro che Formia annoveri tutti questi omosessuali) e sopperire alla necessità da loro manifestata di iscrivere la loro unione presso l’anagrafe del comune.” Sebbene l’istituzione del registro stesso non avrebbe alcun costo per le casse comunali Forza Nuova propone di “dirottare risorse e fondi verso esigenze della collettività ben più preminenti” e ribadisce di essere “contro i Dico e le unioni gay mascherate da diritti!” Mentre si valuta l’istituzione di un registro per le “coppie di fatto” irruzione e insulti da simpatizzanti di estrema destra. La giustificazione: abbiamo assolto il nostro dovere di Cattolici. Il consigliere Delio Fantasia riconosce certamente a tutti il diritto di esporre liberamente la propria opinione anche con iniziative dimostrative, ma ben “Diverso è, invece, esporre striscioni nei quali si allude alla perversione (immagino sessuale) di un consigliere comunale, nella fattispecie del sottoscritto, offeso e turbato senza alcun motivo. Si tratta di un comportamento miserabile (se non razzista) che nulla attiene alla legittima contrarietà alla istituzione di un registro delle coppie di fatto. Denunciando simili comportamenti non si tutelano solo le istituzioni, ma anche chi oggi la vede diversamente rispetto ad un pensiero unico dominante e imperante.” I responsabili della Giovane Destra Formiana, Stefano Zangrillo e Ruggero Ricciardella, giocano la carta jolly della religione sostenendo di aver “manifestato in modo civile e pacifico la nostra Cristianità opponendola all’ordine del giorno che prevedeva l’istituzione del registro per le coppie di fatto” e annunciano che invieranno “una nota a sua Eccellenza l’Arcivescovo Pierluigi Mazzoni in cui lamenteremo la censura operata dal Governo cittadino ad una manifestazione pacifica e civile della nostra comunità giovanile Cattolica.”
10 Aprile 2007: Verona, Fiamma Tricolore contro Luxuria.

Il Movimento sociale Fiamma tricolore protesta contro l.arrivo in città del parlamentare di Rifondazione Comunista, Vladimir Luxuria, che giovedì in sala Lucchi interverrà sui Dico. Andrea Miglioranzi, della segreteria provinciale del partito, parla di «presenza dannosa e provocatoria a sostegno del candidato di Rifondazione, Fiorenzo Fasoli». I militanti veronesi della Fiamma annunciano che il prossimo 12 maggio, in occasione del Family day, scenderanno in piazza «in favore della famiglia vera, composta da un uomo e una donna e suggellata dal matrimonio» e per «scongiurare una deriva del nucleo familiare, sotto la pressione di una minoranza omosessuale».
7 Aprile 2007: Milano, scritte omofobe apparse sulla vetrina e sui muri della storica libreria Babele.

«Gay pedofili», «gay al muro» e via offendendo. Con una dedica-insulto: «Imma Battaglia tr…». E con una firma – la sigla di Forza Nuova – non rivendicata dal movimento di estrema destra che s’è detto «estraneo» al raid, l’altra notte in via San Nicolao, zona Cadorna, contro la libreria Babele, luogo e punto di riferimento della cultura gay.Il resto del movimento gay, pur soffermandosi sul capitolo Chiesa (dalla quale l’onorevole Franco Grillini s’aspetta «massima solidarietà») s’è piuttosto soffermato sulla violenza dell’azione. Che a vergare gl’insulti siano stati adolescenti annoiati, non ci crede nessuno. Tutti son convinti che quella sigla di Forza Nuova sia stata fatta proprio da Forza Nuova, nonostante la replica degli estremisti: «La nostra battaglia è contro il tentativo di legittimazione di una politica che lede l’immagine della famiglia tradizionale».
Tant’è. Da destra a sinistra, è una lunga scia di condanna. Il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri: «Le scritte sono frutto di ignoranza e cattiveria». Il presidente della Provincia Filippo Penati: «Si alimenta un clima di odio che minaccia la democrazia». Perché gli insulti con la vernice (e lo spray) non abitano solo in via San Nicolao. Da giorni, nelle vicinanze di piazza Beccaria – dove c’è la sede dell’Arcigay e anche il comando della polizia locale, dunque si suppone che l’area sia un’area super controllata – ignoti si divertono a riempire muri di palazzi e scuole di ritornelli così: «Morte ai gay».
7 Aprile 2007: Roma, ragazzo suicida, scontro sul family day

«Ministro, al Family day non ci andare». Il suicidio del ragazzo torinese, perseguitato dai compagni che lo accusavano di essere omosessuale, finisce con l’intrecciarsi alle polemiche sulla manifestazione per la famiglia del 12 maggio. L’Unione degli Studenti, che insieme ad Arcigay sta organizzando una giornata di mobilitazione nelle scuole per il prossimo mercoledì, chiede al ministro della pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni di non partecipare al Family day (ma lui ha già detto che ci andrà) «perché sarebbe incoerente rispetto a un’idea di scuola laica e pubblica, cioè di tutti». Per l’Unione degli Studenti «quello che è accaduto a Torino è la punta dell’iceberg di un sistema che non ha ancora digerito il diverso. Noi ci prepariamo al 17 maggio, la giornata mondiale contro l’omofobia e ogni genere di discriminazione».«Disgustoso» sarebbe per Luca Volontè (Udc) «strumentalizzare da parte di omosessuali politici la morte del ragazzo di Torino per giustificare la massiccia campagna di omosessualizzazione scolastica avviata dall’Arcigay».
6 Aprile 2007: Roma, storia di Matteo: in tanti come lui, il 35% dei casi di bullismo sono di omofobia. Fioroni: dobbiamo interrogarci.

Il sito di «gaynews» come quello di «gay help line» in queste ore sono tempestati di telefonate. Il suicidio di Matteo che a sedici
anni ha deciso di volare dal quarto piano perché a scuola lo prendevano in giro almeno non è passato invano. Ognuno vuole raccontare, ognuno si vuole sfogare. Ognuno ha una storia e quella storia è una finestra su un mondo che si riteneva fino a questo momento estraneo alla nostra cultura e invece no, nella nostra scuola appaiono segnali preoccupanti, e il bullismo si accompagna spesso all’omofobia. Lo spiegano bene i sondaggi messi oggi in rete: il 35% delle denunce per bullismo sono episodi di razzismo contro i gay; a più del 10% degli studenti capita spesso o continuamente di vedere un ragazzo deriso, offeso e aggredito a scuola perché è o sembra un omosessuale. I professori non se ne accorgono, o non riescono a riconoscere i, problema, come la preside del liceo di Trento dove Matteo studiava. «Io sapevo tutto – ha denunciato ieri sua madre – . E anche la scuola sapeva, ero andata a parlarne con la preside».
5 Aprile 2007: Torino, tormentato a scuola: “sei gay”e si uccide.

«Perdonatemi, ma non ce la faccio più. A scuola non ci voglio più andare. Sono a disagio perché mi fanno sentire diverso». Una lettera per chiedere scusa ai genitori e ai due fratelli, per quel volo di quattro piani con cui ha deciso di chiudere la sua giovanissima vita. E in quel sentirsi «diverso», la mamma di Matteo – 16 anni, seconda ragioneria al prestigioso Istituto Sommeiller – legge tutta la sua disperazione per l’essere stato bollato dai compagni di scuola come gay. «Era avvilito per quelle false accuse – racconta Priscilla Moreno, 50 anni, filippina che si guadagna da vivere come colf -. “Mamma, mi dicono che sono un frocio, ma non è vero”, mi diceva e io ho provato a consolarlo, ma non è servito a nulla».
Ogni suicidio, oltre che un profondo disagio, nasconde un mistero. Ma la madre di Matteo non ha dubbi sul motivo che martedì mattina ha spinto il suo secondo figlio a compiere quel gesto disperato. Un ragazzino mite, studioso, tanto brillante negli studi («era il primo della classe, tutti 8 e 9» commentano i suoi insegnanti), quanto timido e impacciato con i compagni. Tanto da preferire spesso l’amicizia delle ragazze, con una sensibilità più vicina alla sua.
4 Aprile 2007: Roma, Monsignor Fisichella e la norma eterosessuale!

«La legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile» Intervistato domenica da Lucia Annunziata «in mezz’ora» su Raitre, monsignor Rino Fisichella, rettore della pontificia università Lateranense nonché cappellano di Montecitorio, ha corretto il tiro di monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che sabato aveva accostato, in una scala ideale delle «aberrazioni» pericolose per l’ordine familiare e sociale, le convivenze omosessuali all’incesto e alla pedofilia. Più cauto e più diplomatico, Fisichella ha cercato di restituire l’immagine di una Chiesa consapevole dell’impossibilità di discriminare eterosessuali e omosessuali sul piano giuridico, e disponibile a riconoscere ai gay i diritti alla successione e all’assistenza reciproca purché questo riconoscimento resti nell’ambito del diritto privato e non comporti un nuovo istituto di diritto pubblico come i Dico, troppo simile al matrimonio. Si sa che questa è la strettoia che la Chiesa indice per mantenere distinte le convivenze dal matrimonio accettando contemporaneamente che i conviventi acquisiscano i succitati diritti nella forma di diritti individuali, non di coppia. E si sa anche che da parte dei movimenti gay-lesbian la posta in gioco è precisamente quella del riconoscimento della coppia omosessuale. Sul piano della polemica politica questo è il conflitto in campo e per ora non se ne esce. Ma bisogna cominciare a frugare nelle pieghe della polemica politica per chiedersi quali altre poste in gioco, politiche e culturali, si stiano definendo o ridefinendo nello scontro sui Dico e sull’omosessualità: da una parte e dall’altra del campo di gioco.Sul versante della Chiesa, il punto non è né solo né tanto l’interdizione e la condanna della sessualità gay e lesbica. Il punto è – l’ha ribadito domenica lo stesso Fisichella – il fantasma della genitorialità omosessuale che l’eventuale legalizzazione delle convivenze attiva. Sta qui infatti, per la Chiesa, la trincea di difesa dell’ordine naturale: si nasce da un maschio e da una femmina, e a questo fatto naturale deve corrispondere un ordine familiare incardinato su una coppia genitoriale fatta da un uomo e una donna, che a sua volta è la cellula prima dell’ordine sociale. La frase chiave della nota dei vescovi sui Dico – «la legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile» – va intesa precisamente così: è la legalizzazione della coppia omosessuale – non, si badi, la pratica omosessuale in sé – la minaccia dell’ordine costituito, perché è da essa che potrebbero discendere per gli/le omosessuali quei diritti alla discendenza, all’adozione o alla procreazione (tecnologicamente assistita) che manderebbero all’aria le prerogative esclusive della famiglia eterosessuale. E’ evidente che la Chiesa scarica sulla genitorialità gay un problema che, in verità, la assedia da più parti: com’è noto, la procreazione naturale è messa in subbuglio dalla tecnologia, che «denaturalizza» di suo l’accoppiamento maschiofemmina; e la tenuta dell’istituto familiare tradizionale (che è in verità una forma storica, non naturale) è messa in subbuglio, oltre che dal divorzi, dalle madri single e dalle nuove famiglie allargate, anche dalle migrazioni. Si tratta di una trasformazione inarrestabile della famiglia tradizionale, che il testardo ribadimento da parte della Chiesa della norma eterosessuale non può bastare a contenere o ridurre. Sul versante gay-lesbian, dalltra parte, la ridefinizione delle poste in gioco non è meno cruciale. La richiesta di riconoscimento delle coppie omosessuali allo Stato porta infatti certamente alla luce un fatto sociale altrimenti destinato a rimanere, più o meno tollerato, nella penombra. Ma rischia di condannare alla penombra definitiva quelli e quelle, omosessuali e eterosessuali, che non assegnano allo Stato lo stesso potere di riconoscimento, e quelle pratiche sessuali e affettive che vogliono restare fuori dal cono del riconoscimento e della legalizzazione. Una volta che le «sovversive» coppie gay saranno riconosciute e legalizzate, che sarà di queste pratiche sessuali, affettive e parentali, e della loro radicale estraneità alla norma e alla normalizzazione?
2 Aprile 2007: Salerno, An celebra finte nozze gay.

«No ai Dico», Paravia celebra finte nozze gay. Se c’è da far provocazione politica alla chiave della spettacolarizzazione, lui non si sottrae. Così ieri mattina, il senatore di An Nino Paravia ha fatto la sua parte, a fianco dell’associazione Azione Giovani, contro i “Dico”, il disegno di legge che regolamenta le unioni di fatto. Sotto i portici del Comune Paravia ha celebrato un perfetto matrimonio simulato tra (finti) gay. Cerchiato dalla fascia tricolore ha dichiarato «missionari di verità e difensori della famiglia vera» i militanti di Azione Giovani Riccardo D’Arco e Rosario Peduto, presentatisi in perfetti abiti bianchi con tanto di stola e velo, al cospetto dei testimoni Roberto Celano (consigliere comunale) ed Antonio Iannone (presidente provinciale Ag). «Le vere emergenze – ha commentato Paravia – toccano coloro che, colpiti da disabilità, da patologie tumorali o da gravi malattie pur di garantirsi le cure necessarie sono costretti addirittura a vendersi la casa. Gente alla quale il Governo non pensa perché, ostaggio della cambiale elettorale contratta con la sinistra radicale, preferisce concentrarsi sull’iter di legittimazione delle unioni di fatto. Legge che, tra l’altro, all’onerosità coniugherebbe la sua perfetta inutilità». E dopo aver sparato bordate contro Prodi e i ministri Bindi, Pollastrini e Turco, ha affermato: «La legge sui Dico non è gradita innanzitutto alle coppie di fatto eterosessuali assoggettate, con l’attuazione della normazione prevista, ad una serie di obblighi oggi assenti. Ma non è gradita nemmeno a molte coppie omosessuali che già hanno il diritto di regolare i loro rapporti attraverso un atto notarile col quale dichiarare il convivente erede universale, stabilire la forma del fitto, eccetera. Un esempio? Credo che Dolce e Gabbana, avendo da tempo così regolamentato i loro rapporti, siano i primi a rifiutare i Dico».
31 Marzo 2007: Genova, Bagnasco: “Diciamo no ai Dico come a incesto e pedofilia”.

Il presidente della Cei, monsignor Bagnasco ha affermato: “Perché – ha proseguito l’arcivescovo di Genova – dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all’incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? E via discorrendo, perchè poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali”.
28 Marzo 2007: Conferenza episcopale italiana, nota 28.3.2007: la differenza sessuale è insuperabile.

Una legge sulle unioni di fatto avrebbe effetti deleteri sulla famiglia perché toglierebbe al matrimonio la sua unicità: è durissima la presa di posizione della Conferenza episcopale italiana sui Dico, affidata a una nota del 28 marzo, immediatamente diffusa. Secondo i vescovi italiani è inaccettabile anche la legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso perché in questo modo si negherebbe la differenza sessuale che è “insuperabile”.
27 Marzo 2007: Città del Vaticano, il presidente Cei rilancia la linea: DICO inaccettabili e pericolosi. «Inaccettabile sul piano dei principi, ma anche pericoloso sul piano sociale ed educativo»: una Nota pastorale dei vescovi ribadirà nei prossimi giorni, con dovizia di parole e concetti tutti i perchè del «no» della Chiesa ai Dico; ma bastano i due aggettivi usati dal neo-presidente della Cei, monsignor Bagnasco, a chiudere ogni possibilità di compromesso sul disegno di legge del governo Prodi.
21 Marzo 2007: Roma, “Avvenire” e “Sir” insistono per nessun riconoscimento per gli omosessuali.

L’agenzia dei vescovi Sir: «È proprio il principio di uguaglianza e quello stesso di non discriminazione, ad impedire il riconoscimento delle unioni omosessuali, come ogni surrettizia forma di struttura istituzionale che si ponga come simil-famiglia. Invocare garanzie uguali per situazioni differenti lede, infatti, in modo latente il principio di uguaglianza».
20 Marzo 2007: Travagliato (Brescia), il sindaco chiede di poter fare obiezione di coscienza per i DICO.

«Come cattolico, e come sindaco di un paese a tradizione cattolica, chiedo di poter fare obiezione di coscienza alla futura legge sulle unioni di fatto». Il testo in discussione prevede una dichiarazione all’anagrafe da parte dei soggetti interessati che attesti una convivenza stabile, da cui scaturiscono diritti e doveri come quello agli alimenti o all’eredità. «Il sindaco come Ufficiale dell’anagrafe deve soltanto prendere atto di quanto gli viene dichiarato – spiega Paterlini – qualora la legge venisse approvata, lo vedrebbe, in veste di primo cittadino, a compiere atti contrari al suo credo religioso. Da qui l’idea di inserire nel testo la possibilità di non contravvenire ai propri valori». «La Costituzione Italiana – spiega – al titolo II «Rapporti etici e sociali» riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, un legame tra uomo e donna allo scopo di formare una famiglia. L’art. 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, inoltre, stabilisce che la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società, e ha diritto di essere protetta dalla società e dallo Stato. C’è poi ovviamente la posizione della Chiesa. Tutta la mia Amministrazione è d’ispirazione cattolica – continua Paterlini – e non riteniamo eticamente lecito l’equiparazione delle coppie di fatto alla famiglia, fondata sul diritto naturale e riconosciuta dalla Costituzione come unica forma di unione civile».
19 Marzo 2007: Milano, comunicato stampa di Arcigay contro le aberranti dichiarazioni di Prosperini.

Acigay Milano chiede al Presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni un deciso intevento sulle continue abberranti dichiarazioni del suo assessore ai giovani, sport e turismo Piergiorgio Prosperini.
Non sono più tollerabili i continui incitamenti alla violenza e alla discriminazione omofobica lanciati senza ritegno da Piergiorgio Prosperini, Assessore regionale lombardo ai giovani, sport e promozione attività turistica.
Frasi come “Sui gay bisognerebbe usare il napalm” proposta in tv, oppure “L’omosessualità è una devianza… Garrotiamoli! Ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia” dalle pagine del Giornale, sono un atto vergognoso, in particolare se uscite dalla bocca di chi, istituzionalmente, si occupa dei giovani. Che messaggio trasmette alla nuove generazioni? “Prosperini non è nuovo a uscite del genere” dichiara Paolo Ferigo, presidente dell’Arcigay Milanese “ma se come comune cittadino poteva essere interpretato come un delirante personaggio in cerca di notorietà, in qualità di Assessore regionale è un vero pericolo pubblico.”
“L’omofobia e le violenze contro le persone omosessuali, lesbiche e transessuali sono in continuo aumento e invece di messaggi invitanti al rispetto” prosegue Ferigo “dalle Istituzioni ci giungono queste istigazioni alla violenza. Formigoni deve intervenire! Deve stigmatizzare le dichiarazioni espresse da Prosperini e togliergli la delega, scegliendo al suo posto una persona democratica e civile!” Arcigay Milano non è più disposta a tollerare questo tipo di atteggiamento che ricorda tristemente le persecuzioni hitleriane e resta in attesa di una reazione da Formigoni e da Fini, segretario del partito che “vanta” l’appartenenza di questo assurdo personaggio.
19 Marzo 2007: Roma, diffida da parte di Ruini per coloro che accolgono nella comunità le coppie di fatto e quelle omosessuali.

Una letterina pastorale accompagnerà la benedizione delle uova di Pasqua nelle case romane, anzi un volantino di propaganda anti-Dico sull’«importanza sociale della famiglia». È l’ultima trovata del cardinal Ruini, che ha perso la Cei ma non il vizio e che ora in qualità di vicario di Roma ha trasformato i sacerdoti della diocesi in pony-express della chiesa. Che c’è di male, si dirà, se insieme all’acqua benedetta arriva anche una missiva che aiuta a riflettere sui grandi temi sociali e culturali? Contenuto e metodo, però, non hanno il sapore della colomba pasquale, e sono in linea con il forcing papalino che ha lanciato la campagna dell’obiezione di coscienza per giudici e parlamentari contro leggi «eversive dell’antropologia personale e familiare che dall’Eucarastia scaturisce», e che ha bacchettato il cardinal Martini, detto l’«antipapa», per le sue parole di apertura al dialogo.La missiva, consegnata secondo le modalità berlusconiane, del tutto inconsueta e forse senza precedenti, è introdotta da Ruini e contiene un testo del cardinale di Firenze Ennio Antonelli, che, in sintonia con Benedetto XVI, fa appello alla «ragione». Così anche chi non è credente potrà condividere le considerazioni proposte in «armonia con la fede cristiana». Ecco di nuovo la pretesa della «ragione universale», l’attacco al relativismo come fonte di tutti i mali, che conduce questo papa verso l’eliminazione di ogni pensiero, filosofia, etica, politica che non siano quelle della Chiesa romana.Non è la parola del Vangelo che arriverà nelle case, ma una diffida verso uomini e donne che «privilegiano i diritti e l’indipendenza dell’individuo». Che cristianamente accolgono nella comunità umana le coppie di fatto e quelle omosessuali, le quali, invece, «non hanno gli stessi diritti delle famiglie, dato che non hanno gli stessi doveri». Nella lettera, si precisa che tali coppie sono equiparabili a «un rapporto privato tra individui, analogo al rapporto di amicizia, per il quale nessuno si sogna di chiedere un riconoscimento giuridico». Cancellata ogni relazione d’amore, i Dico (mai nominati) si dissolvono in un rapporto inconsistente, indegno di attenzione da parte delle istituzioni.Questa è la sorpresa pasquale di un pontificato violento che individua nella famiglia tradizionale il baluardo non tanto della società ma del dominio ecclesiale sull’ordine simbolico. Intollerabili non sono i comportamenti «devianti», ma la valorizzazione, il riconoscimento culturale e giuridico di soggetti che ribaltano le gerarchie sessuali (donne e gay) e che quindi, praticando il relativismo estremo, minano il magistero universale del Vaticano. Non c’è più armonia in terra e in cielo con i Dico, tanto che alla fine la lettera esplicita l’invito a «dare la vostra adesione alle associazioni» che tutelano la famiglia, la sola in grado di garantire «libertà e solidarietà». L’unico consiglio per passare una buona Pasqua è: non aprite al postino, nemmeno se suona due volte.
17 Marzo 2007: Roma, Buttiglione ospite di Fabio Fazio alla trasmissione di Rai Tre “Che tempo che fa” parla dei gay.

Non è giusto pagare più tasse per sostenere, magari attraverso il riconoscimento della pensione di reversibilità, chi non svolge la funzione sociale di fare figli, come avviene nel caso di coppie omosessuali. Lo afferma il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, nel corso della trasmissione «Che tempo che fa». In una famiglia i coniugi «investono sui figli gran parte dei loro risparmi» spiega Buttiglione, domandandosi se sia «giusto che dei sostegni vengano dati a due che non hanno figli». Per il presidente dell’Udc «pagare più tasse» per sostenere chi non ha famiglia «è una violazione del principio di eguaglianza».

16 Marzo 2007: Roma, per AN sui gay bisognerebbe usare il napalm!

“Un atteggiamento razzistico e xenofobo in linea con le più antiche tradizioni del partito di Almirante ancor più grave perché pronunciato da un esponente delle istituzioni”. Questo e’ quanto afferma Titti de Simone, deputata di Rifondazione comunista-Sinistra Europea commentando la dichiarazione del consigliere lombardo di Alleanza nazionale Pier Gianni Prosperini che ha affermato ieri in una trasmissione televisiva: ‘Sui gay bisognerebbe usare il napalm’. “Mi auguro che Alleanza nazionale e in primis il segretario Fini prendano le distanze da questo personaggio- prosegue De Simone- che si autodefinisce ‘baluardo della cristianita” e ‘difensore del nord’ dando seguito a quel processo di democratizzazione del partito che lo stesso Fini ha piu’ volte professato in questi anni”. Evidentemente, si domanda la parlamentare di Rifondazione “Alleanza nazionale perde il pelo ma non il vizio: mentre i ‘colonnelli’ vanno in giro per il mondo accreditandosi come la nuova destra democratica italiana, le proprie ‘truppe’ proseguono nel fare il lavoro ‘sporco’: quello cioè – conclude De Simone- di aggredire insultare e criminalizzare immigrati gay e militanti di sinistra”.
16 Marzo 2007: Crotone, per i giuristi cattolici l’omosessualità è una malattia.

“Noi non abbiamo nulla contro gli omosessuali. L’omosessualità’ però, così come emerge da alcuni studi, e’ una malattia tanto che era inserita, fino a qualche anno fa, nel manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali”. E’ quanto ha detto il presidente dell’Unione giuristi cattolici della Calabria, Giancarlo Cerrelli, replicando al deputato dell’Ulivo Franco Grillini secondo il quale la manifestazione svoltasi ieri a Crotone contro i Dico e’ stata una “prova generale di omofobia”.”Le lobby dei gay – ha aggiunto – hanno poi fatto in modo che l’omosessualità’ venisse eliminata tra le malattie del manuale per far si che la loro condizione venisse considerata come uno stile di vita. In realtà l’omosessualità’, secondo quanto emerge da numerosi studi, deriva da una nevrosi oppure da rapporti con i genitori che non sono stati naturali. Facendo riferimento più specificamente alla vicenda dei Dico, vorrei ribadire che noi non abbiamo nulla contro le coppie omosessuali.
Queste però non possono avere una rilevanza sociale e giuridica perché sono strutturalmente non aperte alla generazione”.
“I Dico – ha concluso Cerrelli – sono solamente un processo iniziale. Sono una locomotiva leggera alla quale saranno attaccati altri vagoni come ad esempio le adozioni da parte delle coppie omosessuali. Tutto questo noi non possiamo accettarlo e quindi esprimiamo il nostro dissenso contro questo disegno di legge sulle convivenze”.
13 Marzo 2007: Città del Vaticano, dal Papa monito ai politici cattolici “Non votate leggi contronatura”.

“Politici e legislatori cattolici consapevoli della loro grave responsabilità sociale” non devono votare leggi che vanno contro “la natura umana”. Il Papa nell’esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis richiama i cattolici alla coerenza anche in Parlamento, chiedendo di sostenere “valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana”, della “famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna”.
Stampa, 13 marzo 2007:  La Bindi: meglio crescere in Africa che in famiglie gay

“Attaccano il Vaticano e litigano fra loro. Ministri e rappresentanti della maggioranza hanno perso la bussola e sui Dico ne dicono di tutti i colori. Prima di tutto la sinistra radicale mostra sempre di più il suo volto anticlericale. Il presidente dei senatori di Rifondazione, Giovanni Russo Spena, attacca l’Osservatore Romano confessandosi impressionato dalla «cecità politica» del quotidiano che definisce «una carnevalata una grande manifestazione, composta e seria». Russo Spena respinge l’accusa, rivolta alle coppie gay, «di aver portato in piazza i bambini per strumentalizzarli». E per avere un’idea di chi non è sposato «fuori dalla realtà degli affetti, credo che l’Osservatore debba le scuse a tante coppie, gay ed etero».
Ma sulle convivenze il centrosinistra non ha bisogno di cercare avversari al di fuori della coalizione perch´ riesce a litigare su tutto al proprio interno. Sulla piazza ad esempio. Dopo che tre ministri (Pollastrini, Ferrero, Pecoraro Scanio) hanno preso parte alla manifestazione pro Dico di sabato scorso arriva anche la condanna della loro collega, Rosy Bindi, ministro della Famiglia e firmataria del ddl sui Dico insieme con la Pollastrini. «Bisogna abbassare i toni», dice la Bindi che poi spiega: «Le piazze come quella dell’altroieri non mi piacciono. Infatti non ci sono andata». Una tesi condivisa dalla Bonino. Ma la Bindi offre un altro spunto di polemica con una dichiarazione che non mancherà di far infuriare molti dei suoi alleati. Davanti all’ipotesi di adozione per le coppie gay la Bindi non ha dubbi. «Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare», afferma il ministro, precisando che «è meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne». Dichiarazione rilasciata in un convegno dedicato alla famiglia organizzato a Roma da Rosanna Lambertucci con l’associazione Donna salute. La platea ha ripetutamente contestato e fischiato la Bindi mentre cercava di convincere i suoi ascoltatori che il ddl sui Dico «nulla toglie alla famiglia». Dura anche la reazione di Franco Grillini, deputato ds: «Dichiarazioni penose. Mi verrebbe voglia di passare all’opposizione».
L’idea che si possa rinunciare al ddl sul riconoscimento delle coppie di fatto non piace affatto al Pdci. «Il Paese è molto più avanti di certa politica e il dibattito attorno ai Dico ne è la dimostrazione – dice il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio – I Dico sono un provvedimento di civiltà: il Parlamento l’approvi». Al solito fa il pompiere il segretario ds Piero Fassino: «Al Senato si dovrà discutere di tutti e dieci i Ddl depositati per una soluzione legislativa adeguata. Il Ddl del governo è equilibrato, riconosce diritti senza mettere in discussione la famiglia».”

Fonte:ILGIORNALE

12 Marzo 2007: Roma, Il Vaticano sui DICO: una carnevalata. Sfruttati bambini per causa gay!

Una carnevalata, per di più isterica, i cui autori sono persone irrispettose. Questa l’opinione dell’Osservatore romano sulla manifestazione romana di sabato sui Dico. Una “esibizione carnascialesca della vera natura dei Dico”, questo “il corteo di Roma a favore del riconoscimento legale delle coppie omosessuali. Una manifestazione nella quale – commenta il giornale vaticano – al di là dell’immagine borghese e rassicurante che si voleva dare, hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie. Ironie e isteriche esibizioni da parte di chi invoca riconoscimenti e non esprime rispetto”. Nell’articolo, l’Osservatore rileva che “erano in molti, fra l’altro, i manifestanti omosessuali che recavano sulle spalle o per mano, dei bambini, frutto di precedenti relazioni o anche di fecondazioni praticate all’estero. Bambini – scrive il quotidiano del Papa – la cui presenza è stata sfruttata proprio allo scopo di accreditare l’immagine, che vorrebbe essere rassicurante, di una famiglia da tutelare.
8 Marzo 2007: Messina, ucciso un preside gay.

Antonio Cutropia, 59 anni, preside di una scuola, è stato ucciso da un diciottenne a cui aveva fatto delle avance. I due si sono incontrati in un luogo appartato della stazione di Messina, di sera e, secondo le ricostruzioni dei poliziotti, il preside avrebbe avvicinato il giovane incensurato facendogli dei complimenti e facendo delle avance, vista la zona dell’incontro e l’ora. E’ finito all’ospedale in coma profondo e il giorno dopo è morto. La famiglia ha chiesto la donazione degli organi.
7 Marzo 2007: Roma, gay ucciso in casa da rumeno. Al compagno nessun diritto.

Roberto Chiesa, 64 anni, è stato trovato ucciso nel tardo pomeriggio di oggi nel suo appartamento romano nella zona di San Giovanni. In quell’appartamento, in via Faleria, la vittima viveva con il suo compagno. Una coppia di omosessuali che da venti anni stavano insieme e la cui vita e’ stata fino ad oggi pomeriggio “normale e tranquilla “. “Esprimiamo le nostre condoglianze al compagno ed alla famiglia di Roberto – dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma - indipendentemente dalle cause dell´omicidio, per le quali chiediamo agli inquirenti di trovare al più presto l´assassino”.Continua Fabrizio Marrazzo: ”Vogliamo far notare come una coppia che ha visto così tragicamente la fine del proprio rapporto per lo stato italiano non ha nessun riconoscimento“. “In particolare, il compagno non avrà la reversibilità della pensione, non potrà decidere autonomamente sui funerali che dipendono dalla famiglia di Roberto. Anche da parenti di 3° grado che forse poco lo conoscono. Non sono previste quote legittime, o reversibilità di affitto o altri contratti“. “Quindi purtroppo alla tragedia si aggiungono altre difficoltà. Proprio per questo il 10 Marzo saremo in Piazza Farnese per manifestare con ancora più forza il riconoscimento dei diritti per i conviventi”. “Spero che dopo questo evento , molti politici italiani, – continua Marrazzo – capiscano quanto il nostro stato sia incivile, non riconoscendo nessun diritto a 2 persone che convivono da 20 anni”. “Inoltre, a Roma siamo ad oltre 37 omicidi di gay in 10 anni. E´ una piaga che deve essere prevenuta, per la quale chiediamo agli Enti Locali di aiutarci ad attuare dei piani di prevenzione in tutta la città”.
6 Marzo 2007: Cagliari, giovane gay tenta il suicidio. Gli amici lo incitano.

E’ finito su youtube.com il video di un gruppo di adolescenti di Carbonia che hanno ripreso il tentativo di suicidio di un loro coetaneo. Il fatto risale al 6 marzo: un giovane di Domusnovas minacciava di gettarsi dalla Torre Littoria di Carbonia, denunciando di essere discriminato perche’ gay. Alcuni amici hanno ripreso col telefonino la scena e l’hanno inserita su Youtube. Nell’audio del video, tra i vari commenti: dai, buttati. I commenti di due ragazze. Una dice: però filmalo quando cade.
5 Marzo 2007: Roma, Monsignor Sgreccia: “Coppie gay contro natura!”.

Il monsignor Elio Sgreccia, presidente della pontificia accademia per la vita afferma:”Le coppie omosessuali- dice- vanno contro la legge naturale e un’unione affettivamente stabile come se fosse una famiglia, tra due persone dello stesso sesso, e’ contro la natura…..inoltre- precisa il religioso- non credo che il legame tra due persone dello stesso sesso sia salutare per la loro socializzazione, per la loro stabilità e per le loro sofferenze”. Piuttosto, “affrontiamo il loro problema con la scienza psicologica”.
4 Marzo 2007: Roma, “Tetris” (La7), senatrice Binetti definisce l’omosessualità una devianza della personalità.

«L´omosessualità è una devianza della personalità». Lo ha dichiarato a Tetris (il surreality della politica italiana in onda ieri mattina su La7) la senatrice teodem della Margherita Paola Binetti. E il dibattito sull´omosessualità, dopo il ritiro dei Dico dai 12 punti di Prodi – e a cinque giorni dalla manifestazione gay per le «unioni civili» di Piazza Farnese – s´è subito infiammato. Incalzata dal conduttore Luca Telese, la Binetti ha rincarato la dose, argomentando che essere gay è «un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico».
2 Marzo 2007: Roma, “Alle falde del Kilimangiaro”, programma condotto da Licia Colò su Rai Tre, partecipa una sessuologia egiziana che definisce malati gli omosessuali.

NELLA TRASMISSIONE DI RAI 3, “ALLE FALDE DEL KILIMANGIARO”, UNA SESSUOLOGA EGIZIANA HA DEFINITO L’OMOSESSUALITÀ UNA MALATTIA. IL SUO ARGOMENTO “SCIENTIFICO”: LA FEDE RELIGIOSA.Il 25 febbraio, su Rai Tre, nel corso della trasmissione “Alla falde del Kilimangiaro”, condotta da Licia Colò, una “sessuologa” egiziana, Heba Kotb ha dichiarato che gli omosessuali sono malati da curare. A sostegno del suo argomento: la religione musulmana li condanna. La sedicente sessuologa ha anche dichiarato di averne curati molti di omosessuali. E che grazie alle sue cure sarebbero guariti.
Anzi addirittura, avrebbero messo su una “famiglia normale” (sarebbe interessante sapere se poligama). Heba Kotb, per avvalorare le sue professioni di fede, che con sicumera spacciava per “scientifiche”, ha addotto quello che potremmo definire un accumulo di religiosità: “non è solo il Corano a condannare, ma anche le religioni del Libro”. Insomma una chiamata all’alleanza tra monoteismi in chiave reazionaria. Immediatamente le telefonate di protesta e molte e-mail di ascoltatori, indignati soprattutto per la irresponsabile mescolanza di presunte esperienze mediche e convinzioni religiose. Licia Calò, col suo sorriso solare di sempre, ha spiegato ai telespettatori che i suoi ospiti hanno diritto alle loro opinioni e che non stava a lei intervenire, perché tutte le opinioni sono degne di cittadinanza. Una ben strana interpretazione della democrazia! A Lucia Calò ci permettiamo di ricordare l’articolo 1 della Costituzione Repubblicana italiana, che stabilisce che i diritti democratici vanno esercitati proprio nell’ambito delle garanzie della Costituzione (suprema legge dello stato). E questa, a voler chiosare, all’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità senza distinzione alcuna (quelle sessuali comprese) e che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano tale uguaglianza, creando le condizioni per il superamento di ogni discriminazione. Visto che la signora Calò, prende lo stipendio (e che stipendio) dalla Repubblica Italiana, dovrebbe stare quanto meno un poco più attenta all’esercizio di una pubblica funzione che svolge per lo Stato repubblicano, sia pure attraverso la RAI.
2 Marzo 2007: Roma, Andreotti “usa” i contadini e guida il partito degli omofobi.

Giulio Andreotti è uomo all’antica, si addolora perché ai suoi tempi si lavorava alla riforma agraria per dare la terra ai contadini mentre ora «vogliono dare il contadino al contadino». Escludiamo che il pluripremier pluriassolto sogni di andare a combattere nel Chiapas, dove la terra ai contadini è ancora un problema; diamo per scontato che i nuovi diritti non lo interessino per motivi anagrafici e religiosi; diamo per sicuro che non abbia visto il bacio tra cowboy in «Brokeback Mountain». Dato tutto questo, qualche agricoltore omosessuale potrebbe offendersi. Però non gli si darebbe granché retta: Andreotti, si sa, è spiritoso, e da noi battute che altrove costringerebbero un politico a scuse pubbliche o dimissioni vengono accettate allegramente.
26 Febbraio 2007: Roma, “Ero gay, i preti mi hanno guarito!”.

«Quella – racconta – che mi sono conquistato dopo sei anni di terapia riparativa dell’omosessualità: tre rosari al giorno, gruppi di ascolto, studio della Bibbia e dei testi di Josè Maria Escrivà, il fondatore dell’Opus Dei. Adesso, finalmente, sono guarito».
«Guarito», dice, come se essere gay fosse una malattia, secondo le più bieche posizioni omofobiche.
24 Febbraio 2007: Grugliasco (To), l’assemblea d’ istituto sui gay finisce ad insulti!

Antonio Soggia, presidente provinciale di Arci Gay: «Quel sacerdote ci ha offesi e feriti davanti agli studenti. E’ un episodio gravissimo. In chiesa dica ciò che vuole, ma è inammissibile che proclami le sue tesi discriminatorie in una scuola pubblica, di fronte a studenti che possono vivere questo come un problema.Ha detto che la condizione omosessuale non può essere vissuta felicemente, e che è innaturale. Ci ha persino dato degli invertiti».Don Salvatore Vitiello, docente di etica alla Cattolica di Roma, di rimando: «Insultati io? Sono stati loro a farlo nei miei riguardi, chiamandomi omofobo e razzista davanti ai ragazzi e violando la mia libertà di pensiero e di coscienza».
20 Febbraio 2007: Otto e mezzo, scivolone omofobico dell’ intellettuale cattolico Scoppola.

Surreale puntata di Otto e mezzo qualche sera fa. Cerchiamo sinonimi di “surreale” e troviamo: irrazionale, rimandante all’inconscio, irreale, onirico, strano. Bene, il vocabolario dei sinonimi descrive perfettamente il senso della trasmissione. Cominciano a crescere dentro di noi, via via che sentiamo gli ospiti illustri, i soliti sentimenti di fastidio, di rabbia, umiliazione. E però rimaniamo lì, attaccati alla televisione e ascoltare professori e professorini…. Comincia l’esimio professor Scoppola, in veste di cattolico democratico, sotto accusa per il disegno di legge sui Dico, il quale per difendersi e giustificarsi (manco l’avesse scritto lui) non trova null’altro da dire che gli omosessuali non li ha certo inventati una legge, che essi “purtroppo” esistono e quindi bisogna pur…farci i conti.
17 Febbraio 2007: Roma, denuncia da parte del Papa del “turpidume” che accompagna la campagna anti – famiglia in atto in Italia e nell’intera Europa.

“Condividiamo le sue preoccupazioni per la società italiana, europea e occidentale, siamo con lui impegnati in questa disfida tra ragione, natura e uguaglianza e dall’altra parte artificialità, egoismi e privilegi. Ci sono lobby arcinote che su scala europea e italiana vogliono imporre la loro idea relativista e omosessualista alla società “.Lo afferma il capogruppo alla Camera dell’Udc Luca Volonte’ riferendosi al discorso che il papa ha in realtà rivolto ai nunzi apostolici dell’America Latina.Le pressioni dell’Ilga su scala europea nei confronti della presidenza Merkel, di cui ha fatto in passato esperienza Buttiglione, sono le stesse presenti in larga misura – sostiene Volonte’ – negli uffici di molti Ministeri italiani. I modelli televisivi nelle fiction ‘pubbliche’ sono un inno all’infedeltà coniugale e al libertinismo. La campagna di ” omosessualizzazione educativa ” lanciata dall’arcigay nelle scuole pubbliche tende a costruire una generazione di nuovi ‘queer’, nel più totale permissivismo del Ministero dell’Istruzione. Per Freud,Jung ed Adler, pionieri della psichiatria e non cattolici, era una patologia, una malattia mentale ma ora pare una moda “.Secondo Volontè “molti quotidiani e riviste esaltano la ” singolarita “, il divorzio, l’uso superficiale di contraccettivi, la convivenza solo per via delle disastrose esperienze col matrimonio di qualche direttore, redattore e giornalista “.”Cosi’ come – sostiene sempre Volontè’ – e’ accaduto nella recente Assemblea dei Deputati dell’Unione sulle mozioni famiglia, una serie di interventi a favore delle convivenze partivano dalla necessità di risolvere problemi personali.Peccato che questo coacervo di interessi particolari, di privilegi lobbistici ed economici vadano a discapito della tenuta della società civile italiana. Quando l’uomo e’ più solo davanti alle manipolazioni del mercato, lo Stato alla fine spende di più. L’esperimento inglese dovrebbe insegnare molto sul piano civile e finanziario “.Ma il disegno per Volonté va ancora oltre: “E’ in atto una campagna di “incivilizzazione” e ‘imbarbarimento’ senza precedenti. Le lobby di genere, propongono di modificare artificialmente la natura umana, da uomo-donna a cento diversi generi, eppure anche questa semplice “invenzione folle” diviene moda e pregiudizio verso gli esseri umani naturali “.
16 Febbraio 2007: Roma, “Il loro obiettivo è l’adozione per i gay”.

«Una legge scritta a favore di circoscritte minoranze che non guarda l’interesse generale della società e soprattutto non sostiene tutti i figli abbandonati o nati fuori dal matrimonio». È il severo giudizio di Marco Griffini, presidente dell’Aibi (Associazione amici dei bambini). Una realtà (1500iscritti) costituita da famiglie adottive e nata per promuovere i diritti del minore. «Quello che impressiona di questo testo – è l’amara riflessione di Griffini – è che è nato per tutelare alla fine non più di 34mila coppie di fatto eterosessuali, la stessa cifra rappresentata in Italia dai bambini abbandonati in Italia. Credo che tutto questo debba far riflettere le istituzioni di questo Paese». Secondo Griffini, questo Ddl rappresenta nient’altro che l’apripista per l’adozione di minori da parte di coppie gay. «Purtroppo è così – è la sconsolata riflessione di Griffini -. Mi chiedo: che futuro daremo a questi bambini se si arriverà a tutto questo? Il ruolo parentale di genitore sarà così completamente relativizzato senza più distinzione tra i sessi».
15 Febbraio 2007: Roma, Carfagna “I gay? Costituzionalmente sterili!”.

Per la Carfagna, i Dico sono delle “infiltrazioni all’istituto della famiglia” e “non c’e’ nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili”. Per essere coppia, aggiunge, “non basta volersi bene” requisito fondamentale “e’ poter procreare”.
15 febbraio 2007: Vicenza, Monsignor Nosiglia contro le coppie gay.

Ho rispetto verso chi compie scelte diverse dal Matrimonio religioso o civile, anche se non le approvo, perché contrarie alla fede e cultura cristiana e al progetto di Dio rivelato nella Bibbia fin dalle origini. Qui in gioco però non è solo una valutazione morale o religiosa di comportamenti individuali, ma il tentativo di introdurre nell’ordinamento nuove figure giuridiche di unione eterosessuale e omosessuale non contemplate dalla Costituzione e in aperto contrasto con il suo concetto di famiglia “società naturale fondata sul matrimonio”. Tale scelta impoverisce sempre più il valore e la positività della famiglia ed equipara a essa altre forme surrettizie e strumentali di unioni che ugualmente riconosciute, ne minano alla base i fondamenti naturali, cristiani e sociali.
14 Febbraio 2007: Roma, Andreotti contro i DICO. “Prodi rilegga Dante: i sodomiti finiscono all’inferno!”.

“Se la cosiddetta modernità vuol dire che addirittura si possa legiferare sulle unioni tra persone dello stesso sesso, si e’ veramente fuori dal giusto. Nel disegno di legge c’e’ questo grosso problema: e’ lì dove si parla delle unioni di fatto tra persone ‘anche dello stesso sesso”. Questa cosa non mi va giù”. E’ secco il giudizio di Giulio Andreotti, intervistato dal Corriere della Sera, sui Dico. Al centro del suo no, la questione delle coppie omosessuali.”Non sarebbe male- sottolinea Andreotti, politico cattolico per eccellenza- se tutti, compreso Prodi, si andassero a rileggere Dante: i sodomiti nella Divina Commedia finiscono all’inferno. Non c’e’ un quarto girone che si crea per decreto legge”. Andreotti vive poi con preoccupazione “la portata generale che hanno i Dico” guardando, in particolare, alle aspre critiche avanzate dalla Chiesa. E giudica poi negativamente l’opportunità di mettere in campo proprio ora il provvedimento.”Tra tanti problemi urgenti, interni e internazionali- spiega- perché metterne in campo uno come questo che non ha una scadenza particolare?”. Per i Dico, dunque, il senatore a vita auspica un ripensamento. “C’e’ da avere rispetto della Costituzione- dice Andreotti – é la Costituzione che da’ alla famiglia un ruolo essenziale ed esplicito, con particolare tutela delle famiglie numerose”.
14 Febbraio 2007: Roma, Dico: In un documento alcuni intellettuali di area definiscono la strategia dei vescovi “di inaudita gravità”. Ma altri esponenti del mondo culturale criticano l’iniziativa.

Il mondo cattolico continua a interrogarsi sulla strategia vaticana contro i Dico. E anche a dividersi: oggi alcuni intellettuali di area hanno firmato un appello contro l’eccessiva ingerenza della Cei nella questione; subito dopo, è arrivato il controappello di altri esponenti di rilievo della cultura italiana, contrari ai contenuti dell’appello numero uno. Nel primo documento, firmato tra gli altri fa Giuseppe Alberigo e Alberto Melloni, si chiede che la Conferenza episcopale italiana non intervenga con un documento ufficiale – annunciato due giorni fa dal cardinale Camillo Ruini – che impegni i politici cattolici a rifiutare il progetto di legge sui diritti di convivenza. Un atto “di inaudita gravità”, secondo i firmatari. Il testo comincia con una valutazione di carattere generale: “La Chiesa italiana, malgrado sia ricca di tante energie e fermenti, sta subendo un’immeritata involuzione”. Quindi il giudizio diventa allarmato e severo circa le intenzioni manifestate nei giorni scorsi da Ruini:”L’annunciato intervento della Presidenza della Conferenza episcopale, che imporrebbe ai parlamentari cattolici di rifiutare il progetto di legge sui ‘diritti delle convivenze’ è di inaudita gravità”. Se questo avvenisse, spiegano gli intellettuali che hanno firmato l’appello, “l’Italia ricadrebbe nella deprecata condizione di conflitto tra la condizione di credente e quella di cittadino. Condizione insorta dopo l’unificazione del paese e il ‘non expedit’ della Santa Sede e superata definitivamente solo con gli accordi concordatari”. Da qui l’appello rivolto ai vescovi: “Denunciamo con dolore, ma con fermezza, questo rischio e supplichiamo i Pastori di prenderne coscienza e di evitare tanta sciagura, che porterebbe la nostra Chiesa e il nostro Paese fuori dalla storia”. Tra gli altri hanno sottoscritto l’appello Vittorio Bellavista, Ugo Perone, Raniero La Valle, Stefano Sciuto, Giuseppe Ruggeri, Ettore Masina. Dopo, però, arriva un’altra presa di posizione forte. Un controappello in cui alcuni intellettuali laici e cattolici chiedono ai vescovi di confermare l’annunciato documento sulla legislazione familiare in una lettera aperta pubblicata sul numero di giovedì del Foglio. E firmata, tra gli altri, da Sergio Ricossa, Marta Sordi, Francesco D’Agostino, Vittorio Mathieu, Giuliano Ferrara, Lucetta Scaraffia, Giovanni Maria Vian,Ubaldo Casotto, Antonio Socci, Nicoletta Tiliacos, Eugenia Roccella,Sergio Soave. Nel controappello ai vescovi si chiede “di mantenere chiara e libera la loro impostazione di dottrina e di cultura morale in tema di legislazione familiare. Riteniamo ingiusta – scrivono gli intellettuali – ogni forma di intimidazione intellettuale contro l’autonomia del pensiero religioso.Consideriamo decisivo, per arricchire il pluralismo di valori della società italiana, che la religione occupi uno spazio pubblico nella vita della comunità”. “Giudichiamo improprio, e sintomo di un uso politico della sfera religiosa – prosegue il documento – l’appello dei cattolici democratici affinchè la chiesa italiana rinunci a un suo atto di magistero, che la libera coscienza di laici e cattolici, compresi i parlamentari della Repubblica, potrà valutare serenamente e in piena libertà. E poi la conclusione: “La cultura di questo paese deve liberarsi delle pastoie politiciste di un pensiero illiberale e veteroconcordatario che intende censurare con argomenti obliqui la libertà religiosa e la sua funzione sociale”.
13 Febbraio 2007: Il Papa interviene contro i Dico durante il congresso internazionale sul diritto naturale.

Il sodalizio ieri ha sferrato l’ennesimo attacco congiunto. Ratzinger, intervenuto al Congresso internazionale sul diritto naturale promosso dalla Pontificia università lateranense, è partito affermando che «non si debbono trasformare in diritti quelli che sono interessi privati o doveri che stridono con la legge naturale». Applicazione concreta di questo principio – ha spiegato – si trova guardando la famiglia che «ha la sua stabilità per ordinamento divino. Nessuna legge può sovvertire la norma del Creatore senza rendere precario il futuro della società con leggi in netto contrasto con il diritto naturale». L’insistenza del papa è, anche in questo caso, sul «diritto naturale», argomentazione che, a suo dire, dovrebbe incontrare il consenso anche del mondo laico, dei non credenti.
12 Febbraio 2007: Treviso, gay diellino fa coming out. Richiamato dal partito. Fa outing a metà – il nome lo tiene per sé – , si dichiara gay e cattolico, dice pubblicamente di condividere i principi che animano il disegno di legge sulle convivenze e scatena le ire della responsabile cittadina del partito di cui è membro: la Margherita. Lui è un noto esponente dei Dielle trevigiani, un nome di spicco, uno che fa parte del direttivo del partito. Non un iscritto qualsiasi, insomma. E in questi giorni di discussione sui Pacs all’italiana, ha ben pensato di uscire ( quasi) allo scoperto, e di dire fino in fondo, da cattolico praticante, quello che pensa dei Dico, ma non solo, in barba alla posizione ufficiale del partito e agli anatemi della Chiesa. « Ci sono politici trevigiani gay, ma si vuole tenere tutto nascosto: se dovessi entrare nella commissione cultura, mi batterò contro l’omofobia, magari organizzando dei convegni » ha detto ieri al quotidiano « Il Treviso » . E ancora. « Ho incontrato diverse difficoltà per la mia condi zione, anche in famiglia. Gli omosessuali a Treviso sono tantissimi, solo che c’è ancora una certa vergogna a mostrarsi, e si viene allo scoperto solo nelle chat » . « Se dovessi trovare un compagno, mi piacerebbe comunque sposarmi in Spagna » . Fino alle parole che hanno fatto strabuzzare gli occhi a Donata Demattè, la coordinatrice cittadina del partito. « La mia impressione – spiega il membro del direttivo – è che molte persone nella Margherita sui Pacs la pensino come me, e non siano d’accordo con la visione della Chiesa. Da cattolico, sono d’accordo con quei religiosi che riconoscono la presenza di Dio in qualsiasi forma di amore sincero » .
Apriti cielo. « La persona in questione – afferma Demattè – ha fatto delle dichiarazioni personali tirando in bal lo il partito, che non c’entra. Sono prese di posizioni personali e il problema o il sentire del singolo non può passare come scelta politica » . Tradotto: al lui in questione saranno chiesti chiarimenti sull’uscita e potrebbe arrivare anche un richiamo disciplinare. « Io sono per la difesa totale dei diritti – spiega la coordinatrice – e nella proposta di legge dei Dico si fa riferimento in generale alle situazioni di convivenza, non si parla specificamente di coppie solo gay, per cui mi pare che sia un passo in avanti di civiltà che va oltre il discorso relativo esclusivamente alla conquista omosessuale » .
Il timore e la condanna per l’outing, sta quindi nella possibilità di confondere le idee alla gente. I Pacs « sono una conquista di civiltà e di diritti di tutti, non solo degli omosessuali » . Fuori le scelte sessuali dalla politica, dunque. Almeno quella ufficiale.
11 Febbraio 2007: Roma, L’Osservatore romano: «La Costituzione afferma l’unicità della famiglia», di Filippo Rizzi.

«L’attenzione costante alla famiglia, come società naturale fondata sul matrimonio, di cui conseguentemente il diritto positivo non può riformare i caratteri distintivi e fondanti, ma dellaquale lo Stato e l’intera società devono favorire la formazione e l’adempimento dei compiti propri: sono, questi, tra gli ambiti, in cui oggi si pongono le sfide di maggior rilievo». È quanto afferma «L’Osservatore Romano» in un lungo corsivo dedicato alla ricorrenza della firma dei Patti Lateranensi, avvenuta 78 anni fa, l’11 febbraio 1929. Inoltre, il quotidiano della Santa Sede, si sofferma sui rapporti definiti «esemplari» che intercorrono tra Chiesa e Stato e sul valore riconosciuto dalla Costituzione italiana alla famiglia fondata sul matrimonio (articolo 29). Il giornale vaticano, nel lungo editoriale, ripercorre le tappe che hanno costellato questo rapporto tra Chiesa e Stato: i Patti Lateranensi del 1929, il riferimento riconosciuto alla Santa Sede nella Costituzione italiana nel 1947 dall’articolo 7 e la modifica al Concordato del 1984. Per «l’Osservatore», tale rapporto «ha favorito un dialogo costante, rispettoso, costruttivo, che ha permesso alla Chiesa una piena libertà di svolgere in Italia la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione». Si tratta, continua la nota, «di un dialogo istituzionalizzato, che nel rispetto di una distinzione non conflittuale ma collaborativa fra istituzione ecclesiastica ed istituzioni civili, ha grandemente e positivamente favorito il perseguimento dell’obiettivo della promozione di ogni uomo e dell’intera comunità nazionale». Il quotidiano della Santa Sede, nel suo editoriale, è tornato sul recente incontro tra Benedetto XVI e il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, avvenuto il 20 novembre scorso in cui venne ribadita «la proficua collaborazione tra Chiesa e Stato» chiamati «distintamente» a «promuovere il bene integrale» della collettività. L’articolo de «L’Osservatore» si conclude, riprendendo un pensiero del presidente Napolitano:«È sul terreno dell’educazione dell’uomo e del cittadino che oggi sembra doversi individuare una delle emergenze più gravi ed incombenti».
11 Febbraio 2007: Roma, Osservatore romano critica Banfi e la qualità Rai: «Scelte discutibili».

Critiche dell’«Osservatore romano» a Lino Banfi per il suo passaggio dal nonno Libero di «Un medico in famiglia» al ruolo di «padre delle spose» nella fiction su una coppia lesbica e ora per il ritorno a nonno Libero, ma con vicini di casa omosessuali. E critiche alla programmazione Rai che ormai ignora la cultura. Ieri un elzeviro del giornale vaticano intitolato «Certe discutibili fiction della Rai» sottolineava che Banfi «si appresta a proporre al pubblico, oltre che la necessità di unioni omosessuali per uomini e donne, anche la possibilità di affidare a questo tipo di coppie l’educazione di bambini per un’ambigua parodia di famiglia». La critica riguarda poi le soap e i talk show della Rai e il fatto che, salvo «sporadici» casi e comunque «in ore impossibili», la programmazione ignora «completamente la letteratura, l’autentico teatro, la grande musica e l’arte e la cultura». Prevedendo critiche di «moralismo» l’«Osservatore» le anticipa definendole sintomo «di colpevole superficialità», e conclude: «La Rai, in quanto entità anche culturale, deve naturalmente godere di una sua incondizionata libertà, ma, in quanto responsabile di una funzione pubblica, deve usare quanto meno delicatezza quando affronta problemi che toccano nel vivo la coscienza individuale e collettiva».
10 Febbraio 2007: Roma, “Meglio l’incesto che le coppie gay!”.

Il testo del Governo discrimina pesantemente le unioni omosessuali, perfino nella possibilità di assistere il partner. Dalla pensione all’eredità, il testo del governo fa di tutto per rendere impossibileL’equiparazione dei diritti e arriva persino ad accettare la convivenza more uxorio tra fratello e sorella.
8 Febbraio 2007: Roma, in forse il disegno di legge sui DICO. “Avvenire” a nome della CEI spara a zero e la Bindi questa volta si infastidisce! (IL MANIFESTO)

«Sui diritti delle persone siamo determinati a stabilire che cosa fare». Le coppie di fatto sono entrate, a leggere le agenzie, nel mega vertice dell’Unione direttamente per bocca di Romano Prodi. Ma altrettanto velocemente ne sono uscite, visto che dopo la relazione del premier nessuno si è sognato di mettere i piedi nel piatto della sua dichiarazione, solo apparentemente perentoria. Anzi i due diretti interessati (a far naufragare il progetto) se ne sono andati prima della fine della riunione. Clemente Mastella per il febbrone da influenza, Francesco Rutelli per andare negli studi di Ballarò. La partita quindi è rinviata, anche se diventa sempre più difficile capire a quando. E, ovviamente, cosa mai conterrà il disegno di legge del governo sulle coppie di fatto. Il consiglio dei ministri di venerdì 9 febbraio, ad esempio, potrebbe semplicemente scomparire dall’agenda di palazzo Chigi. Questa settimana ci sono da varare, nella riunione straordinaria di oggi, le norme contro la violenza negli stadi, poi si vedrà. Del resto lo aveva in qualche modo detto anche Barbara Pollastrini, evitando di rispondere ai giornalisti e limitandosi a sottolineare come la mozione votata settimana scorsa dalla camera dicesse che il governo sarebbe intervenuto «entro il 15 febbraio». Ma ovviamente il problema non è di tempi. Come dicono mesti dal ministero delle Pari opportunità e da quello della Famiglia, la questione delle coppie di fatto non è più nelle mani dei tecnici ma dei politici. «Ci dicano cosa vogliono, sciolgano i nodi e noi siamo pronti anche domani» si diceva così dagli uffici legislativi della Pollastrini. Qui però casca l’asino. Perché anche ieri il Vaticano e la Cei hanno sparato a zero. La bordata più pesante è arrivata dalla prima pagina dell’Avvenire. Più che un editoriale, «una nota della Cei» come dice chi se ne intende, ovvero il teodem Enzo Carra, per fare a pezzi qualsiasi ipotesi di legge sulle coppie di fatto. Dichiarando il «non possumus» dei vescovi proprio sull’articolo 1, reo di far nascere delle «para-famiglie» e annunciando un’imprecisata fine di mondotra il governo italiano e la chiesa. O ancor di più, visto che le coppie di fatto vengono definite «uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana». Ce ne è abbastanza per far imbelvire Franco Grillini, che giustamente dice che senza l’articolo 1 «la legge non ha più senso». Ma questa volta per fortuna il presidente onorario dell’Arcigay non è solo. Persino Rosi Bindi non ha apprezzato, tanto che, quando qualcuno le ha chiesto un commento su Avvenire risponde velenosamente «Mi dispiace ma non parlo bene il latino». Si sa che la ministra della Famiglia non è donna che ami essere pressata, forse nemmeno da santa madre chiesa. Come la sua collega Pollastrini, con cui pare abbia ricostruito un asse di ferro, vuole che il governo esca dall’impasse. O quantomeno liberarsi della patata ormai troppo bollente che si trova per le mani. Scaricandola per l’appunto sul tavolo di palazzo Chigi. «Io e il ministro Bindi stiamo lavorando, ce la mettiamo tutta – le ha fatto eco la titolare delle Pari opportunità – Ma poi ognuno in consiglio dei ministri si assumerà la propria responsabilità». Chiara allusione a Mastella e Rutelli, i due che finora paiono aver sposato in toto la crociata dei vescovi. Il primo più che il secondo, perché in realtà c’è chi dice che in fondo con il vicepremier si può trattare. I teodem, che oggi terranno la loro conferenza stampa, non sono poi così determinanti nella Margherita. Ma il punto, per chi tiene più alle coppie di fatto che alla tenuta costi quel che costi del governo, è sempre lo stesso. Che cosa Prodi è disposto a dare in cambio, nel testo della legge, a papa Ratzinger o più semplicemente ai «super cattolici» dell’Unione.
8 Febbraio 2007: Roma, Oliari “Umiliante l’omofobia di Berlusconi. Ci farà perdere!”.

La smentita vivente a Silvio Berlusconi, che ritiene che i gay stiano «tutti dall´altra parte», è Enrico Oliari, tessera di An e presidente di GayLib, l´associazione che riunisce gli omosessuali di centrodestra. La battuta di Berlusconi vi ha fatto ridere? «Ci ha umiliato. E´ incredibile che il leader della nostra coalizione sostenga che l´omosessualità abbia un colore politico. E´ una cosa mortificante. Non vorrei che certe battute del presidente Berlusconi ci facessero perdere nuovamente le elezioni per ventimila voti, magari di gay stanchi della sua omofobia». Perché, Berlusconi sarebbe un omofobo? «E´ evidente, non è la prima volta che ci offende. Ricorda la sua barzelletta sulle sabbiature che raccontò in campagna elettorale? Un sieropositivo va dal medico e gli chiede: “dottore, cosa posso fare per la mia malattia?” Il medico risponde: “faccia le sabbiature”. “Ma dottore, mi faranno bene?” Bene no, risponde il medico, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra». Una barzelletta. «Pensa di essere simpatico con queste battute prive di gusto, ma ogni volta che le spara sono pietre. Vedi quello che è successo con la moglie. Sembra Paperino, ne combina una dopo l´altra». Al fondo, non negherà che a sinistra i gay siano più visibili… «I gay ci sono anche a destra, ma cambia il modo di esserlo». Si resta coperti?«Sì, perché nel centrodestra c´è più chiusura, è più difficile essere accettati. Ne so qualcosa anche io. Ma l´omosessualità c´è eccome, basti pensare al mondo dell´imprenditoria milanese, al mondo della moda». Cosa vorrebbe dire al Cavaliere? «Di imparare dal suo amico Aznar, un leader di ben altra caratura. Che ha riconosciuto le coppie di fatto molto prima di Zapatero. Per questo penso che per la nostra coalizione ci sia bisogno di un capo più serio, magari Fini».
8 Febbraio 2007: RadioVaticana, ecco le ragioni della CEI.

La posizione della Chiesa Italiana e’ difesa alla Radio Vaticana anche dal prof. Fabio Macioce, docente di Filosofia del Diritto, all’università Lumsa di Palermo, per il quale “i diritti individuali sono in gran parte già tutelati dall’ordinamento e si possono estendere queste forme di tutela e si può anche pensare a contratti con cui i singoli soggetti disciplinano i loro rapporti personali e patrimoniali. Ma cosa molto diversa e’ istituzionalizzare queste relazioni”. Secondo il giurista, “c’e’ una grande spinta da parte di settori della nostra società a parificare le unioni omosessuali a quelle eterosessuali; parificarle nel senso di renderle identiche di fronte allo Stato. Cosa – conclude – che non si può fare, ma non per una discriminazione nei confronti dell’omosessualità, ma perché appunto non c’e’ quella medesima importanza sociale che le relazioni eterosessuali hanno in quanto danno vita ai cittadini di domani”.
7 Febbraio 2007: Verona, per il Vescovo “Coppie gay innaturali!”.

« Stiamo valutando con un avvocato se ci sono gli estremi per una denunica » . Il circolo Pink vorrebbe portare in tribunale, con l’accusa di istigazione all’odio, il vescovo Carraro. A far infuriare il circolo gay una dichiarazione di padre Flavio, in cui ha definito « innaturali » le coppie omosessuali. « Un giudizio – spiega il circolo – fortemente discriminante per tutta la comunità gay, lesbica e trans veronese. Per la nostra tutela e per il rispetto dei nostri diritti umani stiamo pensando di ricorrere alle vie legali. Le dichiarazioni del vescovo servono solo a creare ulteriori pregiudizi » . Il circolo si augura anche che il sindaco Zanotto non raccolga l’invito di padre Flavio a creare corsi di formazione per il matrimonio civile. Un « invito » ritenuto un’ingerenza da parte della chiesa nell’amministrazione pubblica. « Verona è tra l’altro l’unico Comune d’Europa ad aver approvato una mozione antigay nel 1995 » . Anche per questo gli esponenti del Pink parteciperanno sabato alla manifestazione romana del « No Vat».
3 Febbraio 2007: Roma, Pedrizzi e i Pacs: “la nozione di ‘”vincoli affettivi’ e’ assolutamente vaga e generica”.

“Ora potranno chiedere al Comune di Padova il riconoscimento di famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi, con tutto ciò che questo comporta in termini di assegnazione di diritti, provvidenze, benefici e agevolazioni, anche un uomo che coabita con un cane o un nucleo poligamico”: lo sostiene Riccardo Pedrizzi, deputato di Alleanza nazionale.”A questo porta il varo della mozione che equipara, dal punto di vista della registrazione anagrafica, e quindi della formalizzazione pubblica, la famiglia naturale, legittima e costituzionale fondata sul matrimonio ad una fantomatica famiglia basata su vincoli affettivi”, afferma Pedrizzi in un comunicato.”Una mozione approvata con il voto determinante dei sedicenti cattolici della maggioranza di Sinistracentro che governa il Comune di Padova e che ha ricevuto la ‘benedizione’ del ministro della Famiglia Rosy Bindi, che l’ha ritenuta in linea con il programma dell’Unione in materia di coppie di fatto”.Pedrizzi sottolinea poi che “la nozione di “vincoli affettivi” è assolutamente vaga e generica. Così tutto (e niente) diventa famiglia. Perfino una donna che convive con una gatta o un nucleo poligamico. E ad essere ulteriormente danneggiata, penalizzata e discriminata, sarà la coppia che, sposandosi, si assume di fronte alla società e allo Stato responsabilità e doveri definiti e precisi. Alla famiglia naturale, legittima, tradizionale e costituzionale fondata sul matrimonio, insomma, saranno sottratti diritti, risorse, benefici e facilitazioni, per indirizzarli a chi altro non dovrà fare che dichiararsi “vincolato affettivamente”. E’ la stessa cosa che il Sinistracentro, col ddl Bindi-Pollastrini e la complicità dei Teodem, -conclude l’esponente di An – vuole fare a livello nazionale”.

29 Gennaio 2007: Roma, provini Rai, domanda a Insinna:”Lei è gay?”

Flavio Insinna gay? La domanda è stata fatta al diretto interessato durante i provini di “Affari tuoi” e oggi Wladimir Luxuria si chiede a quale pro. La deputata di Rifondazione Comunista ha sollevato oggi la questione etica in un’interrogazione al ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni.
Secondo quanto raccontato dal presentatore stesso durante la serata di premiazione dei Telegatti, a rivolgergli la domanda di natura strettamente personale è stato l’autore Pasquale Romani, prima ancora che venisse assegnata a Insinna la conduzione del gioco a premi di Rai Uno. Per questo, si chiede Luxuria – rivolgendosi al governo – “se in sede di provini la distinzione di orientamento sessuale possa essere una discriminante per la conduzione delle trasmissioni televisive del servizio pubblico nazionale”.
E sulla vicenda interviene anche il deputato diessino, leader storico dell’Arcigay, Franco Grillini: “Farò una lettera alla commissione di Vigilanza Rai e approfitterò dell’occasione – dichiara – per porre la questione della par condicio e dell’accesso degli omosessuali all’informazione tv. C’è un problema nel rapporto tra la questione omosessuale e l’informazione Rai: ne avevo già parlato col presidente Petruccioli, e lui mi aveva dato ragione”.
E anche Sergio Lo Giudice, che dell’Arcigay è presidente nazionale, giudica “inammissibile” la domanda rivolta a Insinna. “Lancio però un appello – esorta – a tutti coloro che ricoprono un ruolo pubblico: fate ‘coming out’, questa infatti è la più formidabile arma contro le discriminazioni omofobiche”. [...]
26 Gennaio 2007: Roma, la diocesi di Venezia critica i poster antiomofobia promossi da Cacciari: “Sono discriminatori e diseducativi verso larga parte delle famiglie!”.

La diocesi di Venezia critica il sindaco Massimo Cacciari per la campagna promossa dal Comune (“L’ amore secondo noi”) contro omofobia e discriminazioni sessuali. Si tratta, per la diocesi guidata dal patriarca Angelo Scola, di messaggi “fortemente diseducativi”.”L’intenzione dalla quale muove, o almeno sembra muovere, l’iniziativa del Comune è in sé condivisibile”, scrive il settimanale diocesano in edicola domani, “Gente Veneta”, in un editoriale a firma di don Sandro Vigani: “Contrastare ogni discriminazione verso chi vive una condizione di omosessualità o diversa dall’eterosessualità. Siamo tutti convinti – prosegue il sacerdote – che ciascuno ha il pieno diritto di vedere riconosciuta e rispettata la propria dignità di persona, qualunque sia la sua scelta e condizione di vita. Di fatto, però – aggiunge l’editoriale della Chiesa cattolica di Venezia – la campagna, corredata da manifesti più che mai eloquenti e direi anche inopportuni (ad esempio ‘La mia campagna di banco è lesbica. E allora?’) finisce per porre sullo stesso piano omosessualità ed eterosessualità. L’idea che passa è che amore gay e amore eterosessuale siano sostanzialmente la stessa cosa: che ogni rapporto affettivo e sessuale abbia lo stesso significato e valore per la realizzazione della persona che lo vive”.Per “Gente veneta” “questi messaggi generano confusione, sono fortemente diseducativi e possono avere un esito devastante tra i giovanissimi, che spesso vivono con fatica la scoperta del proprio orientamento sessuale. Difficile non cogliere in questi messaggi un pregiudizio ideologico, che si fonda su un concetto parziale di libertà. Essi muovono dal presupposto che l’uomo è libero quando fa ciò che gli piace, ciò che ‘sente’ importante per la sua vita”. “Stupisce, e un poco anche scandalizza – prosegue l’editoriale – il modo superficiale con il quale la campagna promossa dal Comune affronta temi che richiederebbero invece grande discrezione e un imponente sforzo educativo, poiché riguardano una delle dimensioni fondamentali dell’esistenza e dell’evoluzione della persona, qual’è la sessualità”. Secondo il giornale cattolico, l’amministrazione Cacciari si attribuisce “un ruolo educativo che non le spetta, lanciando ai giovani messaggi opposti a quelli che una larga parte di famiglie che abitano nel territorio del Comune, con fatica e con convinzione, cercano di trasmettere ai propri figli. A noi pare che questa sia discriminazione!”.

25 Gennaio 2007: La7, Enzo Carra dell’Ulivo contro i DICO.

Durante la trasmissione “omnibus” andata in onda su La7 Enzo Carra ha affermato quanto segue:”La Costituzione vede la famiglia fondata sul matrimonio. Qualunque altra cosa e’ comunque un istituto di serie B.”
23 Gennaio 2007: Roma, Ruini ancora contro i Pacs.

Ruini tiene il punto. Il capo della chiesa italiana non cede di un millimetro sulle questioni dei Pacs, dell’eutanasia, del caso Welby. Anche dopo l’intervento del cardinale Carlo Maria Martini che, in un articolo di due giorni fa, chiedeva maggiore comprensione pastorale.Il discorso al Consiglio della Cei serve da piattaforma per elaborare la «Nota pastorale» che segue il convegno di Verona dell’ottobre scorso. Ma è anche un testo che ripercorre temi e problemi centrali nel dibattito culturale italiano degli ultimi mesi. E, dopo uno sguardo alla politica (con l’appello all’unità di governo e opposizione «per il bene del paese»), Ruini entra in medias res rintuzzando, per l’ennesima volta, gli attacchi di quanti lamentano una «pretesa indebita ingerenza della chiesa», soprattutto quando sono in gioco problematiche etiche e antropologiche. Ruini si fa scudo di papa Ratzinger, ricordando che la chiesa parla e opera «nel contesto e secondo le regole della convivenza democratica, per il bene di tutta la società e in nome di valori che ogni persona di retto sentire può condividere».Chiarita la questione di metodo, si passa alla condanna, senza appello, dei Pacs. Il cardinale si duole che il senato abbia iniziato l’esame di proposte di legge sulle unioni di fatto «che purtroppo tendono quasi tutte a riconoscere e tutelare tali unioni, sia eterosessuali sia omosessuali, in termini sostanzialmente analoghi a quanto è previsto per la famiglia fondata sul matrimonio». Con una critica al governo Prodi, «impegnato ad assumere in questa materia una propria iniziativa». Il richiamo di Ruini è lapidario: «Alla famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso non possono essere equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali riconoscimento legale», dice ricordando un Nota vaticana del 2002. Sottolineando, d’altro canto, la «gravissima crisi della natalità, che minaccia il futuro del nostro paese». Il governo allora, piuttosto che riconoscere le coppie di fatto, dovrebbe incentivare le politiche per la famiglia, come in Francia – nota il presule – dove il tasso di natalità ha iniziato a risalire (ma anche grazie ai Pacs che danno maggiori garanzie alle coppie).
20 Gennaio 2007: Bassano, il Vescovo “Difendiamo la famiglia naturale!”.

BASSANO DEL GRAPPA – Se per il Papa appaiono « pericolosi e controproducenti » , per il vescovo di Vicenza sono « forme surrettizie e devastanti di equiparazioni indebite » . Di più, i pacs: « rischiano di minare la base dell’istituto familiare » , per questo non vanno introdotti nel nostro ordinamento. Lo ha dichiarato ieri monsignor Cesare Nosiglia nel suo discorso agli amministratori, tenuto in municipio a Bassano del Grappa, in occasione della festività del Santo Patrono della città, San Bassiano. « Una famiglia stabile e sana nella società è come una cellula sana nel corpo; una famiglia malata – ha affermato l’alto prelato – è come una cellula malata che, alla lunga, rende debole tutto il corpo sociale » . Parole decise pronunciate davanti al sindaco di Bassano, Gianpaolo Bizzotto, ai consiglieri comunali e agli amministratori dei comuni che fanno parte del vicariato bassanese, Nove e Cassola.
18 Gennaio 2007: Rimini, educazione al rispetto dell’omosessualità a scuola e polemiche infuocate.

“Capisco i genitori che non hanno mandato i loro figli all’iniziativa su omosessualità e Pacs”. Chi parla è il presidente regionale del “Comitato per i diritti della famiglia”, Ermes Rigon.L’eco delle due assemblee organizzate dal liceo classico Giulio Cesare il 10 e 1′11 gennaio, ed anche del corso “Educare al rispetto”, rivolto ai docenti, è arrivato fino a Bologna.”Siamo di fronte ad un sovvertimento dei valori, e soprattutto dei valori antropologici”, attacca Rigon. “Ed è preoccupante che la scuola non coinvolga la famiglia su scelte di questa portata.” Le famiglie degli studenti del “Giulio Cesare” si sono viste recapitare a casa un volantino molto stringato che annunciava la convocazione dell’assemblea d’istituto. A tema, la proiezione del film “Philadelphia” e un dibattito su “omosessualità oggi”, che ha visto come relatori il presidente provinciale e nazionale dell’Arcigay. Fra l’altro, gli studenti che non hanno partecipato all’assemblea si sono dovuti giustificare per iscritto il giorno dopo. Ermes Rigon va al cuore del problema: “La famiglia deve essere un soggetto che coopera fattivamente alla definizione del percorso formativo del figlio, e non solo una entità da chiamare in causa a proposito dei rapporti “burocratici” da intrattenere con la scuola”. Il “sovvertimento” di cui parla il presidente regionale del Comitato per i dritti della famiglia tocca anche il ruolo dell’istituzione scolastica: “II compito della scuola è quello di fornire i valori primari per la società e della società, e non gli approfondimenti su alcune realtà che sono delle minoranze assolute.” Ermes Rigon sottolinea che la sua non è una difesa di valori “di parte”: “Non faccio un discorso clericale, ma sostengo che è diventato urgente promuovere e sostenere la valorialità della famiglia in quanto bene sociale, oltre che economico. Senza la promozione della famiglia non ci sarà futuro e questa dovrebbe essere una preoccupazione di tutti, cattolici e laici.” E un tema particolarmente attuale in Emilia Romagna: “Soprattutto nella nostra regione la famiglia sta vivendo grosse difficoltà, è sempre più disgregata, anche perché continua ad essere penalizzata sotto tutti i punti di vista.” Il paradosso è un po’ questo: “E’ la famiglia ad essere diventata una anomalia e non le diversità, che anzi sono semprepiù di moda e “promosse” dalle istituzioni pubbliche. Prima di tutto la scuola dovrebbe fare approfondimento sui valori primari, partendo dalla famiglia appunto, e poi, in questo contesto e coinvolgendo i relatori giusti, e non il presidente dell’Arcigay, si possono affrontare anche certe problematiche.”
17 Gennaio 2007: Famiglia Cristiana: “La politica aiuti le famiglie normali“.

Le priorità della famiglia italiana non sono certo la regolazione delle convivenze o i veri o presunti diritti degli omosessuali, ma i problemi, seri e talora drammatici, delle famiglie, e soprattutto delle giovani famiglie. Oltre tutto, non le parole della Chiesa cattolica, ma le statistiche dell’Istat e degli analoghi istituti di ricerca di ogni parte del mondo attestano che le convivenze sono nello stesso tempo meno stabili e meno feconde delle unioni fondate sul matrimonio.Ci si deve, dunque, domandare se sarebbe realmente consapevole dei suoi doveri verso il futuro del Paese una società che in qualche modo incoraggiasse instabilità e infecondità, piuttosto che fedeltà e apertura alla vita. È dunque venuto il tempo di rifiutare l’agenda delle priorità che la cultura radicale, con il sostegno di gran parte dei mass media, vorrebbe imporre al Paese. Al primo posto delle preoccupazioni di pubblici poteri coscienti delle loro responsabilità dovrebbero essere i problemi – i troppi irrisolti problemi, lucidamente richiamati da Benedetto XVI – delle famiglie “normali”. È tempo che l’opinione pubblica se ne renda conto e che siano dissipate le cortine fumogene che ancora impediscono di dare ascolto alla voce della “famiglia reale”, che non è la falsa “famiglia massmediatica”.

15 Gennaio 2007: Pascarola, no agli omosessuali in chiesa.

Niente più omosessuali in chiesa. Lo ha deciso il vescovo di Aversa, Mario Milano, che ha vietato a padre Edoardo Capuano, parroco della chiesa di San Giorgio Martire di Pascarola, di continuare il programma pastorale contro l´emarginazione degli omosessuali.
9 Gennaio 2007: Roma, il pontefice si scaglia contro i Pacs, definiti minacciosi per “la struttura naturale della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna”.

I pacs minacciano “la struttura naturale della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna” e rappresentano “un’offesa” contribuendo a destabilizzare la famiglia, “violando la specificità” e il suo “ruolo sociale unico”. Le affermazioni di Papa Benedetto XVI davanti a 175 ambasciatori ricevuti oggi in Vaticano hanno scatenato immediatamente reazioni politiche da una parte e dell’altra.