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Osservatorio Omofobia 2006

  • 23 Dicembre 2006: Catania, scritte omofobe davanti al pub Pegaso. Il Comitato provinciale Arcigay di Catania denuncia che, nella notte tra il 19 ed il 20 dicembre, ignoti estremisti hanno imbrattato le pareti esterne del disco pub Pegaso di via Canfora con scritte omofobe e razziste cariche di disprezzo e di odio.
    Desideriamo esprimere sdegno per l’ignobile gesto; solidarietà con la Direzione del Gruppo Pegaso, e gratitudine per la cooperazione dimostrata dagli amici di “Open mind”. Ricordiamo il ruolo storicamente rivestito dal Pegaso di Via Canfora: fondato ben tredici anni fa,e che tanta parte ha avuto nell’evoluzione del costume della città di Catania ,e come importante luogo di riferimento e di aggregazione della comunità lgbt di tutta la Regione. In un momento di grande significato,in cui l’Amministrazione comunale ha voluto riconfermare il suo impegno contro le discriminazioni,con l’istituzione di un Osservatorio della città di Catania; questo episodio ci dimostra, ancora una volta, la necessità di non abbassare mai la guardia di fronte al pericolo concreto di diffusione dell’odio razzista ed omofobo.Siamo certi che l’accresciuta visibilità della comunità omosessuale a Catania ed in Sicilia, ed il conseguimento di importanti risultati nel dialogo con le Istituzioni e le forze politiche troveranno ulteriore impulso da questo vergognoso attacco al diritto di essere delle persone lgbt.
  • 21 Dicembre 2006: Roma, coppie gay nel presepe, lite alla Camera. Nel presepe della Camera dei Deputati hanno fatto la loro comparsa due coppie di statuine gay, messe lì per «provocazione» da due deputati radicali della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano e Donatella Poretti. Si tratta, spiegano, di «due lesbiche con al collo un cartello con su scritto: “Anche in Italia il matrimonio gay come nella Spagna di Zapatero”» e di due gay maschi «con al collo un cartello con su scritto “Pacs now”». Immediate sono partite le polemiche, prima di tutto da parte delle deputate di Forza Italia e poi da An e Lega: «E’ l’ ennesimo attacco ai valori cattolici e alle nostre tradizioni culturali». Fausto Bertinotti, presidente della Camera, ha parlato di «scorciatoie sgradevoli» per mettere uno contro l’ altro «due temi nobili: eviterei di gonfiare una polemica che tocca inutilmente il presepe». Nel presepe della Camera dei Deputati hanno fatto la loro comparsa due coppie di statuine gay, messe lì per «provocazione» da due deputati radicali della Rosa nel Pugno, Bruno Mellano e Donatella Poretti. Si tratta, spiegano, di «due lesbiche con al collo un cartello con su scritto: “Anche in Italia il matrimonio gay come nella Spagna di Zapatero”» e di due gay maschi «con al collo un cartello con su scritto “Pacs now”». Immediate sono partite le polemiche, prima di tutto da parte delle deputate di Forza Italia e poi da An e Lega: «E’ l’ ennesimo attacco ai valori cattolici e alle nostre tradizioni culturali». Fausto Bertinotti, presidente della Camera, ha parlato di «scorciatoie sgradevoli» per mettere uno contro l’ altro «due temi nobili: eviterei di gonfiare una polemica che tocca inutilmente il presepe».
  • 17 Dicembre 2006: Roma, “adozioni gay, non voto più ds”. Spaccatura nei ds sulle adozioni da parte delle coppie omosessuali. Il «no» detto da Piero Fassino, segretario del partito, l’altro ieri ha provocato la reazione risentita e «sofferta» del segretario nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, che dopo 25 anni di iscrizione, ha stracciato la tessera. Per Mancuso si è trattato di una vera e propria «offesa», l’ultima «di una lunga serie di atti formali contro gli omosessuali». Ora Gianni Vattimo, filosofo, omosessuale dichiarato, prima radicale, quindi parlamentare europeo con i ds e poi candidato nel 2004 con il Pdci, anche lui deluso, dice al Corriere: «La prossima volta non vado a votare, non so cosa aspetta Grillini ad andare via anche lui».
  • 14 Dicembre 2006: Varese, trans sgozzato. Arrestato un cuoco. Un cuoco varesino è stato arrestato nell’ ambito delle indagini sull’ omicidio del trans Mario Falco, 30 anni, avvenuto a fine novembre in un residence di Dormelletto (Novara). In manette è finito Eleonardo Augusto Rabolini, 46 anni, di Caravate. Cuoco di professione, non ha precedenti penali. Gli inquirenti stanno cercando di capire il ruolo avuto dalla compagna dell’ arrestato, prostituta, che potrebbe aver avuto un ruolo determinante nel delitto.
  • 11 Dicembre 2006: Milano, Famiglie gay, Polo e Unione divisi :«Aiutiamo prima chi è regolare». Tutelare le coppie che non scelgono il matrimonio e quelle gay? Il tema divide il consiglio comunale, sancendo posizioni diverse anche all’ interno degli stessi schieramenti. Di fronte alla richiesta di 300 coppie omosessuali (genitori di 70 bambini nati grazie a tecniche di inseminazione artificiale), che chiedono un incontro con il sindaco Letizia Moratti, le reazioni sono diverse: «Ho grande rispetto per le situazioni e le esigenze di queste persone – esordisce l’ onorevole di Forza Italia, Maurizio Lupi – ma credo che, anche per una questione di numeri in gioco, il Comune debba prima dare risposte alle oltre 500 mila famiglie milanesi che chiedono tutele, assistenza, educazione per i propri figli e così via». Lupi insiste: «Non dobbiamo cadere nella trappola pretestuosa di chi, attraverso un caso personale, legittima una posizione che non esiste». Quale? «La famiglia è base della nostra società ed è costituita dall’ unione fra un uomo e una donna». Sull’ altro versante, l’ ulivista Pierfrancesco Majorino annuncia una mozione che verrà presentata a giorni in consiglio comunale, con la quale si chiede «di consentire la registrazione anagrafica alle coppie di fatto e anche a quelle omosessuali, per riconoscere i loro diritti e farle uscire da una situazione di assenza di garanzie e tutele».
  • 10 Dicembre 2006: Napoli, aggrediti 4 gay da un gruppo di ragazzi. Quattro giovani omosessuali sono stati pestati con calci e pugni da più di venti di ragazzi tra i 16 e i 25 anni. E’ accaduto a Bagnoli, quartiere occidentale di Napoli, la sera dell’11 novembre nei pressi della discoteca “Il Divino”. L’ufficio legale del Comitato Arcigay “Antinoo” di Napoli ha presentato esposto alla Procura della Repubblica di Napoli per denunciare il grave atto di violenza omofoba.
    “Non dovete più venire qui ricchioni di merda!”, gli insulti indirizzati contro le vittime da un branco inferocito, “Sono stati momenti terribili, appena hanno capito che siamo gay si sono fatti un segnale e sono spuntati decine di ragazzi dalle strade, anche con macchine e motorini, tutti contro di noi”, afferma Antonio, 30 anni, che quella sera stava recandosi con il compagno ed un’altra coppia di amici ad una serata in discoteca riservata a gay e lesbiche, “Ci hanno picchiati come non si dovrebbe fare neanche a delle bestie, un vero raid, e in tutto il fracasso nessun abitante del quartiere ha mosso un dito!”.
    I ragazzi che hanno subìto la vile aggressione non hanno denunciato l’accaduto alle autorità, benchè esortati a farlo, per paura di subire violenza ulteriore nelle famiglie in cui vivono senza aver dichiarato la propria omosessualità, “lo ha fatto Arcigay per loro perchè alla violenza bisogna reagire sempre”, afferma il presidente dell´Arcigay di Napoli e responsabile dello Sportello Diritti, avv. Salvatore Simioli, “Napoli è una città violenta ed il fatto accaduto contro questi cittadini omosessuali è gravissimo!”.
    “Arcigay, piuttosto che perdersi negli sterili rituali della politica che qui si moltiplicano pure con tante emergenze”, puntualizza Simioli,”offre il suo aiuto alla città e a chi la amministra con atti concreti in prima linea tra la gente, in favore dei cittadini”.
  • 10 Dicembre 2006: Brescia, croci celtiche sulla sede Arcigay. La comunità gay bresciana è minacciata. Nella notte di ieri, ignoti, hanno tracciato sulla porta della sede del Comitato provinciale Arcigay di Brescia una croce celtica, un avvertimento tanto funesto quanto chiaro.
    Il rigurgito neonazista è solo l’ultimo episodio di un escalation di discriminazioni e minacce che la comunità gay bresciana sta subendo negli ultimi mesi. Solo l’altro ieri altri ignoti, della stessa pasta, sfregiavano con minacce di morte per la decima volta la macchina di Doriana, ragazza lesbica di Mazzano. Altri ignoti la settimana scorsa rompevano il naso di un ragazzo all’uscita da una discoteca gay e altri ignoti, ancora, diffondevano volantini diffamatori ai danni di un giovane omosessuale di Palazzolo. L’onorevole Franco Grillini, contattato, dichiara: “Il ritrovamento di una croce celtica sulla porta della sede di Arcigay di Brescia è un indicatore del livello di degrado dello scontro politico nella città bresciana che non può non destare allarme e preoccupazione sull’insorgenza dei fenomeni del neonazismo e del neofascismo con il rischio concerto che rappresentano. Rinnoviamo l’appello alle istituzioni locali perché si attivino immediatamente contro il razzismo e intolleranza”. A Brescia l’omofobia è un’emergenza sociale, ed è necessario un intervento immediato.
  • 4 Dicembre 2006: Brescia, uomo preso a pugni in faccia all’uscita da un locale gay. A Brescia sabato notte un uomo di 38 anni è stato aggredito all’uscita di un locale gay. Il motivo per cui è stato preso di mira, ha spiegato la vittima, è il suo essere omosessuale, cosa non gradita a qualcuno che ha deciso di prenderlo a pugni in faccia fino a rompergli il setto nasale. L’uomo si è poi presentato all’Ospedale Civile di Brescia dove è stato medicato dagli operatori del pronto soccorso. Ne avrà per 15 giorni.
  • 29 Novembre 2006: Bologna, transessuale accoltellata davanti casa. Violenta aggressione la scorsa notte a Bologna nei confronti di una transessuale di 35 anni, che è stato picchiata e accoltellata davanti al suo appartamento di via della Beverara, alla periferia della città. Secondo la prima ricostruzione dell’episodio, l’aggressore avrebbe colpito la vittima con calci e pugni, prima di ferirlo al costato con un arma da taglio, senza dire nulla e senza tentare di rapinarlo.
  • 28 Novembre 2006: Novara, transessuale trentenne sgozzata a casa sua. Una persona transessuale di trent’anni è stata trovata sgozzata nella sua abitazione a Castelletto Ticino, non distante da Arona, domenica pomeriggio. All’arrivo della polizia M. Falco, questo il nome della vittima, giaceva morta in un lago di sangue.
    Chi la conosceva sostiene che la trans non avesse alcun problema a manifestare “il suo modo di essere, anzi lo faceva con una certa classe e professionalità”. Sempre i vicini hanno affermato che recentemente la vittima aveva avuto qualche problema, “probabilmente legato al mondo che frequentava”, e per difendersi aveva fatto istallare una telecamera a circuito chiuso che potrebbe incastrare l’assassino.
  • 28 Novembre 2006: Bari, due omosessuali picchiati. La settimana scorsa due ragazzi omosessuali sono stati picchiati all’uscita di un club gay di BARI. Tutto perché erano omosessuali. Domenica nello stesso Club, lo ZENZERO di Bari, il sindaco Michele Emiliano e il presidente della regione Puglia Niki Vendola hanno parlato di sicurezza dei cittadini e della tutela dei gay baresi, che ad oggi non hanno ancora riformato un circolo di loro riferimento.
    “Tali atti sono frutto di una persistente omofobia che alimenta in molte città italiane un clima di insicurezza e di minaccia per la libertà” denuncia l’onorevole di Rifondazione Comunista Titti De Simone, che chiede al ministro dell’Interno Amato se intende o meno adottare iniziative normative per combattere la violenza omofobica anche con l’estensione della legge Mancino ai casi di discriminazione motivata dall’orientamento sessuale.
  • 27 Novembre 2006: Roma, Renato Zero a Domenica In:”Io gay? sono fatto di ben altra pasta!”. «Ho raccontato di essere omosessuale per evitare il servizio di leva. Ma ho mentito» perché «io sono fatto di ben altra pasta». Questa dichiarazione di Renato Zero, ieri a «Domenica in», ha scatenato vivaci reazioni. Fabrizio Marrazzo, segretario dell’ Arcigay di Roma e del Lazio, si è scagliato contro il cantante: «Ha offeso l’ intera comunità gay di Roma. Aggiungere poi la battuta “io sono fatto di ben altra pasta”, alludendo alla funzionalità dei propri organi genitali, ha offeso non solo i gay, ma anche chi ha problemi medici. Invito i gestori dei locali gay a boicottare le sue canzoni».
  • 22 Novembre 2006: Brescia, ancora una svastica contro le ragazze lesbiche. Ancora una volta, nella giornata di Martedì 21 Novembre, Doriana di Giovanni, la ragazza di Mazzano (Bs) già oggetto nelle settimane scorse di una serie di intimidazioni, ha rinvenuto sul cofano della sua macchina la scritta “muori lesbica” accompagnata da una svastica, una croce celtica e le lettere FN. Questo settimo atto intimidatorio esaspera una situazione già difficilmente sostenibile e non fa che peggiorare lo stato psicofisico delle vittime, esposte ad un ostinata intolleranza. Ancora una volta condanniamo con fermezza questi atti di violenza omofoba, ancora una volta registriamo il vergognoso silenzio dell’Amministrazione comunale di Mazzano, ancora una volta diamo voce alla coraggiosa denuncia di Doriana. La manifestazione del 25 novembre prossimo deve essere l’occasione in cui l’intera società civile, indipendentemente da appartenenze politiche, ideologiche e religiose affermi l’universale diritto al rispetto della persona. Chiediamo alle forze dell’ordine, alle istituzioni e ai cittadini di Mazzano atti concreti di solidarietà capaci di incidere nella vita quotidiana di Doriana al fine di ridarle la sicurezza e la serenità troppe volte violate. L’adesione alla Manifestazione dei Ministri Bonino, Pollastrini, Ferrero, Pecoraro Scanio, oltre alle Segreterie nazionali di Democratici di Sinistra, Radicali Italiani, Federazione dei Verdi, Rifondazione Comunista testimonia la rilevanza nazionale assunta da una vicenda che chiede a Brescia di isolare i responsabili di tali atti di violenza e la cultura maschilista e discriminatoria che li alimenta. Per queste ragioni il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, con maggior determinazione manifesteremo in Piazza della Loggia.
  • 22 Novembre 2006: Roma, fiction sulle nozze lesbo. L’affondo del Polo: “E’ una Rai zapatista!”. Come spesso accade il pubblico è più avanti della politica. Lunedì sera, su Raiuno, oltre 7 milioni di persone (26,7% di share) hanno seguito la fiction in cui Banfi è un padre che accetta che sua figlia sia lesbica e anche sposata regolarmente (ovviamente in Spagna) con un’ altra donna. Elogi da molta parte della sinistra che ha visto in questo film-tv un modo per sostenere i diritti civili per i gay. Il segretario del Prc, Franco Giordano, ha fatto notare che sui temi veri il pubblico risponde. «Un esempio magistrale di servizio pubblico utile alla comprensione di tematiche difficili da affrontare quali quella delle unioni civili e del diritto di essere lesbiche e madri», l’ ha definito la deputata del Prc-SE, Vladimir Luxuria. Ma la fiction non è stata apprezzata dal Polo. Che attacca: «Va bene trattare l’ omosessualità, ma nessuno obbliga la Rai a sposare acriticamente la tesi zapaterista, cioè a presentare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la loro possibilità di adottare bambini come un ampliamento naturale della sfera dei diritti individuali», ha dichiarato il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi. E se da Landolfi si aspettavano parole di questo tipo, forse non ci si attendeva la spaccatura all’ interno della Margherita, tra l’ ala «teodem» di Paola Binetti che già lunedì aveva tuonato contro la fiction e contro Banfi, e quella laica, guidata da Roberto Giachetti. Che è infuriato con la senatrice: «La Binetti si fa alfiere dello sdegno di milioni di italiani e lancia anatemi. Dobbiamo aspettarci una censura?». Il deputato dell’ Ulivo, Franco Grillini, si è spinto oltre, invitando la Rai «dopo il trionfo della fiction di Banfi» a dedicare «un canale digitale ai gay». Pronta la replica di Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera: «Grillini si rassegni: la Rai deve pensare a offrire un servizio pubblico, non a dedicare un canale digitale alla comunità gay italiana». E Isabella Bertolini di Forza Italia ha detto: «È vergognoso, ma purtroppo fa parte di un preciso disegno della propaganda laicista».
  • 11 Novembre 2006: Roma, scritte omofobe sulle pareti del liceo Aristofane del IV Municipio. Nella notte del 10 novembre, una banda di fascisti è entrata nel liceo classico e linguistico Aristofane al Tufello al fine di imbrattare l’intero perimetro dei due edifici, centrale e succursale, che compongono la scuola. Per tutti i muri, celtiche e svastiche campeggiavano alle otto del mattino, quando gli Studenti si sono accorti dell’attacco. Particolarmente gravi, questa volta, le scritte ai danni di persone della scuola: in particolare, una scritta sessista “fuori le lesbiche dalla scuola” è stata fatta mirata a due compagne del liceo.Imbrattato anche il murales della scuola, che dovrà essere rifatto. Immediatamente, i compagni del Collettivo Rosso Aristofane, impegnati sin dalla prima mattina in un volantinaggio per lo sciopero del 17, scoperte le scritte hanno preso la vernice ed i rulli e hanno ripitturato le pareti cancellando lo schifo. Piena solidarietà da tutti gli Studenti del liceo, persino da quelli “meno di sinistra”.
  • 7 Novembre 2006: Roma, Papa: discorso su aborti e gay pubblicato ma mai pronunciato. Nuovo «incidente» per Benedetto XVI . Ieri gli è stato attribuito un discorso molto duro sulla società «scristianizzata» da aborti, divorzi ed unioni gay che però non ha mai rivolto ai vescovi svizzeri venuti in visita ad limina. Eppure il bollettino ufficiale della Santa Sede l’ ha regolarmente pubblicato, salvo poi in serata precisare che si trattava di un testo «mai pronunciato». Secondo fonti autorizzate la bozza, preparata nel febbraio 2005 da un prelato in vista di un incontro con i vescovi svizzeri, non sarebbe mai stata esaminata da Giovanni Paolo II per l’ aggravarsi della sua malattia. La bozza è stata per errore trasmessa alla Sala Stampa che l’ ha riprodotta.
  • 31 Ottobre 2006: Bologna, festival gay: accuse e veleni dalla Diocesi. «… Non voglio dire che il problema dei gay non esista, però se uno è ammalato viene ricoverato in ospedale». A questo ci si riduce. A rileggere le lettere al giornale locale dei pochi bolognesi che ventotto (28) anni fa protestavano contro l’ assegnazione di una sede agli ex militanti del «Collettivo frocialista» fondato nel fatidico 1977, sotto la bandiera di una falce con, al posto del martello, un finocchio in fiore. Al centro documentazione del Cassero, il circolo Arcigay diretto discendente di quella esperienza, sono parecchio abbacchiati. Sarà anche vero che l’ uscita della Curia sul Comune che finanzia «spettacoli di pornostar mascherate da artisti» al soldo della «lobby omosessuale» è una notevole forma di pubblicità indiretta al Festival «Gender Bender» da loro organizzato e oggetto della contesa. «Ma che tristezza, però, sembra di essere tornati indietro non di trent’ anni, ma di qualche secolo», sospira Daniele Del Pozzo, che del «Gender Bender», «confusione di generi» in slang, è direttore. Hai voglia a spiegare che la rassegna di cinema, teatro, arti visuali e spettacoli vola alto e «vuole mostrare gli immaginari prodotti nella società moderna dalle differenze degli orientamenti sessuali», e che le presunte «pornostar» sono registi di film passati a Cannes e Berlino, artisti che espongono al Moma di New York, alla New Tate di Londra, al Beaubourg di Parigi. «Alla fine il problema è proprio questo – dice Dal Pozzo -. Non credo che quella della Curia sia soltanto un’ uscita avventata. È un modo per tenerci nel ghetto. Gli omosessuali devono essere soltanto spilli rosa e taffetà, delle macchiette. Quando interagiscono con il resto della città, vanno rimessi al loro posto». Che brutto, questo ennesimo polverone bolognese nato da un corsivo anonimo sul settimanale della Curia che chiedeva conto dei finanziamenti pubblici al «Gender Bender». E che imbarazzo, ieri in Consiglio comunale. Con l’ opposizione guazzalochiana ad arrampicarsi sugli specchi del dilemma: stare con la Curia e quindi contro il sindaco Cofferati che l’ ha rimbrottata, cercando però di dimenticare che nel 2003 il via al Festival, condito da 5.000 euro di finanziamenti (l’ attuale governo cittadino ne sgancia 15.000), arrivò proprio dalla giunta di Giorgio Guazzaloca, l’ ex sindaco che si era anche adoperato personalmente per trovare al «Cassero» una nuova ed elegante sede in via don Minzoni, accanto alla Cineteca nazionale. Anche Cofferati è perplesso. Ricordando il debutto targato Guazzaloca del «Gender» si chiede perché solo oggi sia diventato un problema. «La curiosità mi sembra legittima», dice. La Curia rivendica il diritto ad esprimere opinioni: «Non per questo la Chiesa deve essere criticata», mentre Rifondazione la accusa di nutrire «l’ estremismo fanatico e razzista»; i cattolici della Margherita difendono la «libertà di parola» della Chiesa. Una baraonda fuori tempo massimo che si abbatte sul mite avamposto di via don Minzoni. Nel 1979 c’ era stato il bacio di un loro esponente con l’ allora sindaco Renato Zangheri. E fu il suo successore, Renzo Imbeni, a battersi contro il resto del Pci cittadino per assegnare al circolo di cultura omosessuale la sua sede storica al Cassero di Porta Saragozza, da cui prese il nome. Da allora, il Comitato è diventato quel che è oggi: un contenitore ben connesso al resto della città che mette insieme cultura omosessuale e servizi che vanno dal Telefono amico al Gasp, Gay contro l’ Aids per la salute e la prevenzione, fino ai corsi di nuoto. L’ anno scorso al festival «Gender Bender» uno spettatore su due era eterosessuale, così dice il sondaggio anonimo fatto su 750 persone. E quest’ anno? «È chiaro che ci sono molti nudi nelle opere che mostriamo – dice sconfortata Marica Fiorio, la direttrice del Circolo – ma sostenere che si tratti di pornografia è soltanto una provocazione. Invito monsignor Caffarra a farsi un giro da noi». Tra queste mura, l’ alto prelato vedrebbe una infinità di scaffali pieni di film cari alla cultura omosessuale e non solo a quella – da Fassbinder a Luchino Visconti passando per Pasolini – e un’ ambiente professionale e asettico che sembra l’ ufficio di una Asl. Ecco, magari in previsione di una improbabile visita cardinalizia, meglio oscurare la vetrina sulla destra dell’ ingresso che reclamizza prodotti per l’ allungamento del pene. Così, tanto per venirsi incontro.
  • 30 Ottobre 2006: Piacenza, tre gay aggrediti da egiziano. Arrestato per l’aggressione di tre omosessuali un trentenne egiziano, già noto alle forze dell’ordine per episodi di rapina e sequestro di persona. Fingendosi gay, l’uomo pubblicava inserzioni erotiche su un giornale di Piacenza, nelle quali si diceva disponibile a incontri piccanti. Ma una volta arrivato nel luogo dell’appuntamento, rivelava le sue vere intenzioni. A colpi di mazza da baseball veniva sfasciata l’auto della vittima, che in qualche istante si ritrovava a terra, legata mani e piedi, pestata a sangue, a calci e pugni. Feroci aggressioni a scopo di rapina avvenute a due passi dalla città. E’ accaduto tre volte negli ultimi quindici giorni e per tre volte le vittime erano piacentine: un padre di famiglia, un imprenditore e un impiegato. Tradito dalle telecamere a circuito chiuso di una banca, l’uomo si trova ora nel carcere di Lodi.
  • 27 Ottobre 2006: Roma, Camera: Gardini contro Luxuria. Al momento della sua elezione alla Camera nelle file di Rifondazione Comunista c’era chi aveva ironizzato proprio su questo aspetto: dove andrà a fare la pipì Vladimiro Guadagno, ovvero Wladimir Luxuria il deputato transgender del partito di Bertinotti? “Nel bagno delle donne” disse Luxuria sei mesi fa e la questione svanì. Senza troppi rimpianti. Fino ad oggi, però. Quando Elisabetta Gardini, l’ex volto televisivo, attuale deputata di Forza Italia, ha pensato bene di farne oggetto di una pubblica scenata. Davanti ai bagni della Camera. Che diventano scenario di uno scontro politico. Ore 14,15 bagno delle donne. Luxuria entra. Alle sue spalle la Gardini che sbotta: “Ma allora è vero che Guadagno usa il bagno delle donne”. Le prime a fare le spese dell’ira della deputata forzista sono le, sbigottite, addette alla pulizia: “Non potete permettere a Guadagno di usare il bagno delle donne”. [...] “Qui si tratta di una cosa fisiologica, non è una questione psicologica”. A quel punto Luxuria reagisce: “Io mi riconosco nel genere femminile. Lei non può permettersi”. La Gardini alza la voce: “Lei non può usare il bagno delle donne. Ora vado dai questori”. Ma dai questori arriva un netto stop alle richieste della deputata forzista: “Le scelte relative alla propria identità sessuale appartengono alla sfera personale e come tali “vanno rispettate”.Luxuria la guarda andare e osserva: “E’ la prima volta che mi capita. Sarebbe imbarazzante per me andare nel bagno degli uomini. Imbarazzante per me e per gli uomini che mi incontrassero”. Replica la Gardini, stavolta a bassa voce: “Trovare Guadagno mi ha provocato un trauma. Mi vergogno che si dia una immagine così di basso profilo del Parlamento. Se avessi saputo, sarei stata zitta…”. [...]
  • 24 Ottobre 2006: Milano, transessuale accoltellato in faccia. Un transessuale è stato trovato morto nella sua abitazione in via Sammartini, 33 con la faccia martoriata da numerose coltellate. L’uomo è stato rinvenuto dai carabinieri avvisati da una vicina di casa che ha sentito delle urla. La vittima, Edgar Cano Camacho, aveva 41 anni ed era arrivato a Milano da Lima, Perù, alcuni anni fa. Da circa tre anni occupava l’appartamento al sesto piano che utilizzava sia come abitazione sia per gli incontri con i clienti. I carabinieri stanno cercando di rintracciare un immigrato rumeno con il quale l’uomo aveva una relazione. Secondo alcuni vicini di casa infatti i due avevano avuto un violento litigio proprio due giorni fa.
  • 14 Ottobre 2006: Udine, sul marciapiede di un locale svastiche e scritte contro i gay. “Abbiamo paura e da stanotte usciremo dal bar con apprensione. Siamo preoccupati, per noi ma anche per i nostri clienti. L’augurio è che si tratti di una bravata, ma certo non fa piacere trovare quelle scritte. Il messaggio è molto brutto”. Questo il commento di uno dei due soci del locale, ritrovo abituale di gay e lesbiche, che nella notte tra venerdì e sabato è stato preso di mira da ignoti i quali, armati di bomboletta, hanno imbrattato il marciapiede, le vetrine e le insegne dell’ambiente con scritte omofobe. I primi a notarle, ieri mattina presto, sono stati i vicini che subito hanno provveduto a chiamare i titolari del bar. “Appena mi hanno avvisato sono corso al locale – dice ancora il gestore – e mi sono trovato di fronte a uno spettacolo poco edificante: la scritta più grande sul marciapiede diceva “Gay al rogo”, poi c’erano svastiche e altre scritte offensive. E’ la prima volta che ci capita di ricevere minacce di questo tipo. Proprio alcuni giorni fa abbiamo festeggiato il primo anno di apertura del locale che tra l’altro non è Frequentato solamente da gay e lesbiche, ma anche da eterosessuali”. Dopo aver controllato di non aver subito altri danni, i titolari hanno provveduto a cancellare le scritte (anche perché alcuni passanti si erano lamentati), ma solamente dopo averle fotografate.
    L’intenzione è infatti quella di sporgere denuncia contro ignoti in Procura. L’appello rivolto alle forze dell’ordine è invece quello di aumentare i controlli. Interessato dell’accaduto, il consigliere comunale e membro dell’Arcigay, Enrico Pizza, ha inoltre chiesto al pronto intervento della polizia municipale di conservare le cassette delle videocamere della zona che potrebbero aver registrato i fatti, avvenuti dopo la chiusura del locale sabato mattina intorno alle 3. “Proprio sabato – ricorda Pizza – abbiamo fatto una manifestazione di solidarietà con gli immigrati regolari che vivono a Udine. Lunedì sera in consiglio abbiamo visto dei militanti di destra tra il pubblico, con ben ostentati i loro simboli sulle giacche. Non è che l’episodio di stanotte – si domanda Pizza – si inserisce in un innalzarsi dell’intolleranza in città, magari tra le frange estreme e i balordi che le circondano?”. I presidenti delle associazioni Arcigay-Arcilesbica di Udine, rispettivamente Daniele Brosolo ed Eva Dose hanno voluto esprimere preoccupazione per questi episodi che – spiegano – “richiamano alla memoria il precedente del banchetto dell’associazione devastato – unico tra i tanti – a Friulidoc nel 2005″. Secondo Brosolo e Dose “non si tratta di un semplice atto vandalico perché l’episodio si inserisce in una scia di odio crescente verso i gay”. Particolarmente grave, a parere di Arcigay e Arcilesbica, il richiamo al nazismo tramite le svastiche. Nemmeno due anni fa l’Arcigay aveva infatti organizzato una mostra in Sala Ajace per ricordare lo sterminio nazifascista delle persone omosessuali. L’auspicio dei titolari però, è che si sia trattato di una bravata frutto soprattutto dell’ignoranza al punto che stasera nel locale è prevista una festa di solidarietà alla quale – assicurano – “oltre ai nostri clienti abituali sono invitati anche gli autori del gesto che, anziché operare di notte e di nascosto, potrebbero venire a conoscere direttamente le persone che offendono”.
  • 13 Ottobre 2006: Roma, al Senato insulti omofobi dalla Lega al Sen. Silvestri. Ieri durante una seduta parlamentare a palazzo Madama un onorevole della lega ha urlato un “bravissima” al senatore dei verdi Giampaolo Silvestri al termine della dichiarazione di voto sull’ordine del giorno.
    Silvestri era scosso ma ha provato a scherzarci su: “Credo volesse dire ‘che brava persona!”. E per evitare che queste cose possano ripetersi ha preferito intervenire subito: “Sta a me decidere come devono chiamarmi, perchè ognuno decide sulla propria sessualità. Io sono orgoglioso di essere stato uno dei fondatori dell’Arcigay, ma forse non tutti sanno che è nel mio curriculum”.
    Franco Grillini, onorevole Ds e presidente onorario Arcigay, invita i signori della Lega ad accettare anche la loro parte femminile ed evitare di esorcizzarla e ricorda che “il vecchio pregiudizio per cui una donna omosessuale è un maschio mancato, e un maschio omosessuale è una donna mancata appartiene ad un retaggio omofobico che per fortuna è morto è sepolto”.
    “Le battute della Lega confermano che quel partito ha nel suo dna l’istigazione all’odio e alla divisione fra le parti sociali. È triste che in Parlamento siedano forze politiche così distanti dai principi basilari della convivenza civile” risponde così invece Sergio Lo Giudice, presidente Arcigay, sulla vicenda di omofobia di ieri mattina al Senato e rinnova la vicinanza e l’affettuosa stima dell’associazione al senatore Gianpaolo Silvestri.
  • 27 Settembre 2006: Lecco, scherzo su chat gay. Ragazzo accoltellato. Una lite per uno scherzo. Poi due coltellate, una tra braccio e addome e un’ altra alla testa, penetrante, al punto che la lama si è spezzata e sono stati i medici a doverla estrarre dal cranio del ferito, uno studente lavoratore di 17 anni ora ricoverato in gravi condizioni. È finito nel sangue il litigio scoppiato l’ altra notte tra studenti lavoratori nel centro di Lecco. L’ accoltellatore, un 18enne, è stato fermato. Un numero di telefonino inserito in una chat-line gay, a insaputa del diretto interessato, sarebbe lo scherzo che ha provocato rancori sfociati nella rissa. Ma accoltellatore e accoltellato non sarebbero nè il responsabile della diffusione del numero di telefono su Internet, e nemmeno il danneggiato. Anzi, il ferito, C. E., di Valmadrera, sarebbe intervenuto per cercare di porre fine alla lite. L’ arma del delitto è un coltello da tavola che l’ arrestato, Mauro D.C., teneva nello zainetto.
    • 18 Settembre 2006: Pesaro, giovane albanese pestato da tre zii che non accettavano la sua omosessualità. Picchiato a sangue e minacciato di morte da tre zii, fratelli del padre, che non sopportavano l’onta di un parente dichiaratamente gay. E’ la vicenda denunciata alla polizia di Pesaro da un operaio albanese di 25 anni, regolarmente residente in Italia, e assunto da un’azienda del pesarese. I tre zii lo avevano piu’ volte rimproverato per le sue preferenze sessuali e alla fine l’hanno sottoposto a quella che a loro avviso doveva risultare una punizione esemplare: percosse e minacce verbali, nella speranza di “redimerlo”. Cosi’ non e’ stato. Il ragazzo gay, malridotto e spaventato, ha chiesto consiglio ad un amico che lo ha convinto a presentare denuncia contro i parenti. Adesso l’operaio ha cambiato casa, vive da solo lontano dagli zii ma sempre nella paura lo rintraccino e lo picchino ancora.
    • 8 Settembre 2006: Bologna, aggrediti due ragazzi davanti a circolo gay. Due studenti sono stati aggrediti l’ altra notte davanti al circolo Arcigay di Bologna. Prima sono stati insultati, poi picchiati con una spranga. Da tre stranieri dell’ Est, hanno raccontato. Uno dei due ha riportato la frattura del naso. «È l’ ennesimo episodio di violenza omofobica», hanno detto dal circolo. «Chiediamo che questi crimini vengano equiparati a quelli dettati da odio razziale o religioso». Aggiornamento del 24 Settmbre 2008: Arcigay e lo staff legale di Enzo e Luca, i due ragazzi aggrediti nel settembre 2006 davanti alla sede del Cassero, Arcigay di Bologna, annunciano con soddisfazione la notizia della condanna, arrivata ieri, per uno degli aggressori identificati. L’aggressore è stato condannato dal Tribunale Monocratico di Bologna a 10 mesi di reclusione, oltre al pagamento dei danni fisici e morali delle due vittime e delle spese processuali e legali. E’ soddisfatta Cathy La Torre, uno dei legali dei giovani aggrediti: “Il giudice ha riconosciuto per intero quanto richiesto dal Pubblico Ministero, considerando anche l’aggravante del movente di stampo omofobico”. “Questi casi sono sempre più diffusi in Italia, come dimostrano le testimonianze raccolte quotidianamente dai nostri comitati in questi mesi – aggiunge il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso – “I tribunali sono costretti ad intervenire senza il supporto di una normativa nazionale che tuteli le persone LGBT.
    • 3 Settembre 2006: Pontirolo Nuovo, viado assassinato lungo il fosso bergamasco. Secondo i carabinieri il delitto sarebbe stato consumato nello stesso luogo in cui è stato ritrovato il corpo, una strada sterrata dove spesso di notte transessuali e prostitute si appartano con i clienti. Nei campi fuori dal paese è stato trovato il cadavere dell’ uomo ucciso forse a colpi di spranga o di bastone. A ritrovare il corpo, a pochi metri dalla strada comunale, è stato un agricoltore della zona che stava recandosi a lavorare. L’uomo ucciso non è ancora stato identificato. Sul corpo, nudo, segni evidenti di percosse. Il cranio è stato fratturato da un colpo violento inferto probabilmente da una spranga di ferro o da un bastone.
      (Luglio 2008):
      È un muratore italiano di 23 anni l’uomo sospettato di aver ucciso, la notte del 31 agosto a Pontirolo, William Dos Santos, il viado brasiliano di 29 anni residente nel milanese. Attraverso numerosissimi servizi di osservazione e controllo nelle zone della prostituzione, soprattutto tra i comuni di Zingonia e Verdello, si è fatta pian piano luce sulla vicenda. I carabinieri si sono anche finti clienti per poter acquisire informazioni importanti sui movimenti e sulle auto viste in zona la sera dell’omicidio.
    • 2 Settembre 2006: Torre del Lago, lesbica violentata: “E’ uno stupro di odio”. Racconta di aver subito un duplice supplizio, nello stesso luogo e nello stesso istante: «Mi hanno violentata due volte. Come donna e come lesbica», spiega Paola, 35 anni, impiegata residente in Versilia. Dopo lo stupro, avvenuto due settimane fa, ha presentato denuncia ai carabinieri di Torre del Lago e ieri ha avuto il coraggio di raccontare pubblicamente la sua esperienza. «L’ unico modo per potermi vendicare», dice. Una storia drammatica e inquietante, e non isolata. Un altro tentativo di violenza, sempre contro una lesbica, è stato denunciato ai carabinieri pochi giorni fa. Poi c’ è l’ aggressione di un cuoco omosessuale e altri episodi rimasti oscuri. Accade a Torre del Lago, la cittadina di Puccini e del Festival lirico, ma anche luogo del turismo omosessuale, con una decina di locali gay e una grande festa (ad agosto) giunta alla nona edizione. «L’ aggressione di Paola è un esempio di crimine d’ odio e segue una campagna scellerata avviata dall’ estrema destra», commenta Alessio De Giorgi di Arcigay Toscana. Paola, una bella ragazza alta e bionda, è stata assalita da due ventenni, certamente italiani, forse di Viareggio. Quasi un agguato, in pineta, alle spalle del locale dove la donna era andata a ballare. «Sapevano che ero omosessuale, me lo hanno urlato in faccia – racconta -. Erano freddi, mi hanno messo una mano alla bocca per non farmi gridare. Poi hanno iniziato a toccarmi e io mi sentivo morire». Dura un quarto d’ ora. «Un’ eternità – ricorda -. Poi riesco a divincolarmi e urlo. Loro fuggono a bordo di uno scooter». È notte. La ragazza corre ma dalla parte sbagliata. Si infila ancora di più nel bosco. Però ha la forza di prendere il cellulare e chiamare un’ amica. E’ lei a guidarla fuori dalla pineta e portarla prima all’ ospedale e poi dai carabinieri. Sull’ episodio i parlamentari Titti De Simone, Franco Grillini, Vladimir Luxuria hanno presentato un’ interrogazione. Invitano il ministro dell’ Interno Amato ad avviare un monitoraggio dei «crimini d’ odio e in particolare di quelli dettati dall’ odio omofobico». I parlamentari chiedono anche un provvedimento legislativo per equiparare i crimini omofobici a quelli dettati da motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. E due notti fa, c’ è stata un’ altra violenza. Stavolta in provincia di Roma, a Guidonia Montecelio, dove una romena di 24 anni è stata violentata per oltre tre ore da un italiano 35enne. La giovane stava aspettando l’ autobus alla Stazione Termini, quando l’ uomo l’ ha costretta a salire sulla sua Mercedes minacciandola con una pistola e l’ ha portata fino a Guidonia. La ragazza è stata lasciata libera solo all’ alba.
    • 1 Settembre 2006: Torre dal Lago, violentata ragazza lesbica. “Violentata perché gay”. Paola ha 30 anni ed è stata stuprata tre giorni dopo Ferragosto. Due uomini giovani, alti, probabilmente viareggini, l’ hanno aspettata nella pineta della Marina di Torre del Lago, poco lontano da Viareggio, alle spalle di un noto locale gay e l’ hanno violentata. “Ero andata a ballare e verso le due dovevo andare in bagno – racconta Paola -. Ma alle toilettes c’ era la fila così ho deciso di andare in pineta e mi sono fatta accompagnare da alcune mie amiche. Loro si sono fermate lontano e io mi sono messa dietro a un cespuglio”. E’ stata afferrata alle spalle, la bocca chiusa da una mano: “Stai zitta che adesso tocca a te brutta lesbica”. Ed è stata stuprata.Paola è andata all’ospedale, ha aspettato due ore poi ha deciso di tornare a casa. Ha chiamato il suo ginecologo, che ha certificato la violenza. I due avevano il condom, è stato quindi un crimine programmato. Torre del Lago, meta internazionale del turismo gay, è stato negli ultimi tempi teatro di episodi di intolleranza e violenza. Una settimana prima, proprio a Torre del Lago, una ragazza è stata aggredita nello stesso modo, ma è riuscita a scappare. Ha fatto denuncia anche lei. E prima di lei, le botte a un cuoco gay, le rapine alle coppie omosex, le violenze ai transessuali. “La campagna d’ odio – aggiunge Alessio De Giorgi, di Arcigay toscana – è stata avviata da tempo dalla destra estrema”.Dal giorno dello stupro di Paola, davanti al locale cult degli omosessuali, a pochi metri dal luogo dove si è consumata la violenza, un cartello ammonisce i ragazzi “E’ pericoloso andare in pineta”.
    • 28 Agosto 2006: Gaeta, ancora frasi contro i gay.Ai gay nè spiagge nè diritti”. Così recitano i messaggi apparsi nella notte tra sabato e domenica sui muri di Gaeta, dove continua la polemica contro gli omosessuali e i naturisti che frequentano la spiaggia Areanuta. E proprio nei posti di passaggio obbligato per raggiungere la spiaggia sono apparse le frasi razziste contro chi “bivacca abusivamente, inquina l’arenile e danneggia la duna circostante e, infine, commette atti osceni in luogo pubblico”. I messaggi sarebbero stati scritti da esponenti di Forza Nuova che forse non hanno gradito le dichiarazioni del coordinatore di ‘Azione Giovani’ di Gaeta, Mauro Pecchia che giorni fa aveva precisato come alla base delle opinioni del Fronte Comune costituito dalla stessa Azione Giovani, da Forza Nuova, dai Giovani di Forza Italia e da Alleanza Nazionale non ci fosse alcuno spirito razzistico alla base della mobilitazione per la liberazione dell’Arenauta. “Vogliamo dimostrare con la raccolta di firme in programma sabato il nostro intendimento – spiega Mauro Pecchia – La nostra non è una guerra di genere ma una presa di posizione contro un usurpazione, quella effettuata da naturisti su una delle spiagge più belle del nostro territorio. Quello dell’Arenauta è uno spazio a disposizione di tutti e non vedo perché qualcuno si deve adoperare per privatizzare a proprio piacimento la zona. Il nostro obiettivo è restituire a tutti la possibilità di fruire liberamente della spiaggia Arenauta; coltiviamo il sogno di vederla affollata di bambini e di famiglie”.
    • 17 Agosto 2006: Roma, An contro i gay. La disfida dell’Arenauta. Le proposte venute dal mare di Gaeta – l’ una a mezzo An, l’ altra del Comitato per la difesa della spiaggia dell’ Arenauta – scioccano alcuni e sconcertano molti. «Via i gay da Gaeta» chiedono i manifesti di An locale, sul finire di un’ estate già polemicamente impegnativa. «Qui il corteo del Gay Pride!» rivendicano allora, gli arenautini. Non sarà troppo per la tranquilla Gaeta, in salvo tra la trendy Sperlonga e la popolare Sabaudia? La «cacciata» omosex dalla provincia di Formia (ma come si fa, si distribuisce un test sulle preferenze sessuali?), è parte dell’ antica soap sui 200 metri di spiaggia nudista. Riassunto: da trent’ anni quel tratto è spiaggia gay, oltreché di naturisti, ecologisti, «bio», e altri trasversali, eterosessuali, originali, amanti della natura non più selvaggia ma almeno protetta (pare che tutto sia nato da una colonia di «hippies» tergiversanti, che sul finire degli anni Settanta si riversarono proprio in quel tratto di costa). Insofferenza e turbamento sono cresciuti a metà luglio con la pubblicazione di un articolo (indignato) su un quotidiano locale. «L’ amministrazione di centrodestra – spiega Sergio Rovasio, presidente del comitato per la difesa e la tutela dell’ Arenauta – si è sentita chiamata a prendere provvedimenti». Quali? Un contratto con la sicurezza privata per la sorveglianza, a mano armata, dell’ arenile, sulle cui finalità (spaventare? sparare? arrestare?) indaga ora un’ interrogazione parlamentare. «Abbiamo 3000 firme in difesa dell’ Arenauta, contro questo accanimento verso i gay. Ricevuti dal sindaco, abbiamo dialogato su proposte concrete», dice Rovasio. Una svolta si pensava. Fino ai manifesti di An.
    • 14 Agosto 2006: Venezia, scontro sulla rassegna gay. Contro la seconda edizione delle «Giornate del Cinema omosessuale», al Lido di Venezia dal 5 al 7 settembre prossimi, si sono scatenati ieri sul Gazzettino i consiglieri della Municipalità del Lido di An, Lega e Fi. «È una forma di disordine» ha detto Andrea Bodi (An); ha attaccato il Comune l’ esponente forzista Matteo Bognolo, «siamo alla follia – dice Lucio Sambo (Lega Nord) – queste iniziative squalificano la Mostra del Cinema di Venezia, anche se solo concomitanti e non organizzate dalla Biennale». Ma il 18 l’ iniziativa, con il contributo del Comune e della Provincia di Venezia, il patrocinio del sindacato nazionale critici cinematografici italiani e il sostegno di Gay Tv, verrà presentata ufficialmente al direttore della Mostra Marco Muller per chiedere un coinvolgimento della Biennale. E il programma delle Giornate di Cinema Omosessuale è gia definito. Ci sarà una puntata di The Line of Beauty, prodotto dalla Bbc, che racconta di storie d’ amore, divisioni di classe, sesso e denaro nella Londra thatcheriana anni ‘ 80; «Colma: The Musical di Richard Wong», storia di tre adolescenti di San Francisco nell’ estate della loro maturità; Rag Tag di Adaora Nwandu, primo film a tematica omosessuale coprodotto con capitali nigeriani. E poi tanti cortometraggi da Australia e Francia. Le critiche sono state definite «reazioni sgangherate e scomposte degne del Mullah Omar» sia da Daniel Casagrande, presidente di «Cinemarte» di Marghera, l’ associazione che ha promosso l’ iniziativa e dal diessino Franco Grillini, presidente onorario di «Arcigay». «Evidentemente – rilevano Casagrande e Grillini in una nota congiunta – c’ è ancora qualcuno che vive nel Medioevo o, peggio, con la testa a Teheran e non nell’ Occidente democratico. Le rassegne di cinema omosessuale hanno dato negli ultimi venti anni un contributo fondamentale all’ arte cinematografica. Piaccia o non piaccia agli Hezbollah di casa nostra». E concludono: «La settimana musa per definizione non può che esser libera, creativa, trasgressiva, libertaria ed inclusiva. Solo nelle dittature è vietato il cinema omosessuale! Meditino gli Ayatollah lagunari».
    • 9 Agosto 2006: Milano, transessuale aggredita, violentata e ridotta in fin di vita. Gabriella ha 35 anni, è brasiliana, transessuale. Si prostituisce a Milano. Una sera sale su una BMW di grossa cilindrata. Al volante un coetaneo italiano “normale, moro, alto, magro, maglietta bianca e jeans, diceva che ha una bella casa a Peschiera Borromeo” (dalle stesse parole di Gabriella, la cui testimonianza diretta è pubblicata in basso). I due vanno a casa di Gabriella, dove trovano una sua amica. I tre passano insieme una bella serata, per 100 euro a testa alle due ragazze transessuali.
      L’uomo invita poi Gabriella a casa sua a Peschiera. Una villetta con ingresso auto e poi dal box direttamente in casa. Guardano un film porno. L’uomo invita Gabriella anche ad una vacanza alle Maldive, mostrandole i biglietti. I due fanno sesso. Poi alle 5.30 del mattino Gabriella comincia a rivestirsi, manifestando l’intenzione di andare a casa. L’uomo insiste. Le dà una violenta botta in testa. Gabriella sviene.
      Si sveglierà tre giorni dopo. I medici la terranno 18 giorni in ospedale. La ragazza viene poi a sapere di essere stata stuprata, seviziata, picchiata, ridotta in fin di vita e lasciata in strada. Tre denti anteriori rotti, graffi e tagli sul viso, occhi massacrati. L’ha trovata l’indomani mattina un ragazzo che ha chiamato la polizia, che ha poi chiamato l’ambulanza. Che ha condotto Gabriella al pronto soccorso.
      Dell’uomo Gabriella dice che ha saputo essere un abitudinario picchiatore e molestatore di persone transgender che si prostituiscono. Gabriella cita Cristiane, a cui l’uomo avrebbe cercato di incendiare casa. Dopo la denuncia di Gabriella è partita l’inchiesta. L’uomo è stato fermato di ritorno dalle Maldive. Condotto a casa sua, gli investigatori hanno trovato vestiti e borsa di Gabriella. L’uomo non si era preoccupato minimamente di nascondere possibili indizi, convinto evidentemente di aver scaricato il cadavere di Gabriella per strada. Ma così non è stato.
      Il racconto di Gabriella termina con l’attesa della perizia del medico legale, dopo cui si dovrebbe procedere all’arresto.
    • 9 Agosto 2006: Torre del Lago, iniziative di FN contro il turismo LGBT. dal sito di FN
      FORZA NUOVA LUCCA
      VACANZE ESTIVE AGOSTO 2006 A TORRE DEL LAGO PUCCINI
      ANCHE QUEST’ANNO A TORRE DEL LAGO PUCCINI – LUCCA , SI SVOLGERA’ LA FESTA DI COLORO CHE SI DICHIARANO “ORGOGLIOSAMENTE OMOSESSUALI” CHE CON I LORO INDECENTI “FESTEGGIAMENTI” DENOMINATI “FRIENDLY VERSILIA”, “MARDI GRAS” O “GAY PRIDE” CHE SI VOGLIA DIRE, ESIBIRANNO LA LORO VERGOGNOSA PAGLIACCIATA ANNUALE OFFENDENDO SPUDORATAMENTE LA CONCEZIONE TRADIZIONALE DELLA FAMIGLIA E DEL MATRIMONIO.
      FORZA NUOVA LUCCA LANCIA UN APPELLO A TUTTI I CAMERATI ITALIANI A PASSARE QUALCHE GIORNO DI VACANZA NELLA BELLISSIMA VERSILIA CON I FIGLI, LA PROPRIA FAMIGLIA O CON LE FIDANZATE , NELLA SETTIMANA CHE VA DAL 6 AGOSTO 2006 AL 20 AGOSTO 2006 . ORGANIZZEREMO PASSEGGIATE,VOLANTINAGGI E PRESIDI AL FINE DI MOSTRARE AL POPOLO LA NOSTRA PRESENZA E LE NOSTRE IDEE. IN UNA CITTA’ IMPORTANTE PER IL TURISMO , CHE DA TEMPO E’ IN MANO A PERSONAGGI CHE NULLA HANNO A CHE SPARTIRE CON LA SOCIETA’ CIVILE, DANDO SPETTACOLO DELLE LORO ATTITUDINI SESSUALI E PERVERSIONI IN UNA LOGICA GLOBALIZZANTE E MERCANTEGGIANTE DELLA FAMIGLIA, L’INIZIATIVA DI FORZA NUOVA SI CONCLUDERA’ CON UNA FIACCOLATA IN DIFESA DEI VALORI TRADIZIONALI.
      FORZA NUOVA PER LA PATRIA FORZA NUOVA LOTTA E VITTORIA
    • 5 Agosto 2006: Latina, commerciante gay ucciso in casa. E’ stato assassinato mentre chiedeva aiuto ai vicini di casa, un urlo disperato che ha spezzato il silenzio della notte in un condominio di sei piani, in via Cesare Battisti. Antioco Giangrasso, 60enne commerciante gay di Latina, è morto poco dopo mezzanotte di giovedì nel piccolo appartamento che usava per ricevere gli amici. «Vi prego aiutatemi, chiamate la polizia» è appena riuscito a gridare: l’ omicida lo ha colpito violentemente al volto e poi l’ ha soffocato con il cuscino. Qualcuno l’ ha sentito urlare dall’ altra parte del muro, in italiano: «E’ tutto a posto, non è successo niente». E invece aveva appena incaprettato la sua vittima con un nastro bianco e i fili di una lampada; prima di scappare ha preso le chiavi e ha chiuso a doppia mandata. Gli è bastata una manciata di minuti per far perdere ogni traccia. «Ho chiamato i carabinieri – racconta Sabrina P., una vicina di casa – sono arrivati subito. Avevo sentito un uomo chiedere aiuto ma non ho avuto il coraggio di guardare dallo spioncino, ho pensato alla mia bambina». Quando i Vigili del fuoco hanno sfondato il portone d’ ingresso hanno trovato Giangrasso legato mani e piedi, il corpo disteso tra l’ ingresso e la stanza da letto, indosso solo un paio di slip. L’ attenzione degli investigatori è rivolta alla cerchia di persone che faceva parte della vita dell’ uomo: risiedeva in via Ecetra con la mamma e una sorella ma per gli incontri amorosi aveva scelto il bilocale di via Battisti, vicino alla Questura. Nel pomeriggio di ieri i carabinieri – che nell’ appartamento hanno raccolto tracce ematiche e impronte digitali – hanno ispezionato il piccolo bazar che l’ uomo gestiva poco più là, in via Oberdan: vendeva abiti, scarpe e accessori. Cercavano agende e rubriche telefoniche per scavare nella vita del commerciante. «Era una persona gentile, molto sensibile», ricordano i vicini. La famiglia Giangrasso doveva partire oggi per le vacanze a Favignana. Paolo Sarandrea Antioco Giangrasso doveva partire oggi per le vacanze a Favignana.
    • 1 Agosto 2006: Trento, transessuale ucciso con cinque pugnalate. Un albanese di 19 anni e’ stato fermato a Trento con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e da futili motivi, per la morte del transessuale venezuelano ucciso con cinque pugnalate venerdi’ scorso in via Bolzano, a Trento nord. L’uomo, un carpentiere residente ad Aldeno in provincia di Trento, era abituale frequentatore della vittima. Nella sua abitazione, sono stati rinvenuti due cellulari della vittima, un guanto gemello di quello trovato nell’appartamento della vittima ed anche un coltello, che si presume usato per l’omicidio.
    • 27 Luglio 2006: Roma, “Gay disumani”, scritta sui muri del circolo Mario Mieli. Le scritte sui muri sono sempre un segno d’inciviltà e sono ancora peggio quando risultano degradanti e offensive. Questa mattina sul muro del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è stata trovata la scritta “gay subumani”, chiara espressione offensiva d’intolleranza e ignoranza. Il circolo Mario Mieli ha emesso un comunicato nel quale si commenta il fatto, collegandolo anche ad altri accadimenti successi di recente nella capitale: “Qualche giorno fa due ragazzi gay, a cui il Circolo Mario Mieli esprime la propria solidarietà, sono stati licenziati dal loro posto di lavoro a causa del loro orientamento sessuale. Gli episodi sono sì separati, ma purtroppo espressione di un sentire sempre più esteso e di una nuova fascinazione verso tematiche estreme. Alla luce di questi episodi, ritenendo sempre più inutile e sterile il dibattito che si è creato intorno a un’ isola pedonale di 100 metri che qualcuno vorrebbe ribattezzare Gay Street, crediamo che sia sempre più opportuno da parte delle Istituzioni, in collaborazione con le Associazioni GLBT presenti sul territorio, un intervento stratificato nella città, mirato al superamento dell’omofobia e che si inizi davvero a riflettere sul perché questi episodi siano sempre meno isolati. Chiediamo che il Comune di Roma rimuova immediatamente la scritta e la svastica e che le forze dell’ordine si impegnino a trovare i responsabili di un simile rigurgito fascista.”
    • 25 Luglio 2006: Roma, licenziati da un bar perchè gay. Sul posto di lavoro si sparge la voce che sono omosessuali. E il datore di lavoro li licenzia. Marco Carbonaro, 43 anni, di Roma, lavorava dall’ 1 luglio come direttore dei bar della Galleria Alberto Sordi con un contratto a progetto. Lavoro molto apprezzato dal general manager, a sentire Carbonaro. Che racconta: «Una settimana fa ha comunicato ai dipendenti la necessità di assumere altro personale e di presentargli persone di fiducia». Carbonaro gli presenta il compagno che lavora come barman da anni e il general manager lo assume. «Poi – continua Carbonaro – si deve essere sparsa la voce della nostra relazione e lunedì siamo stati licenziati in tronco. Senza una giustificazione, senza aver mai ricevuto alcuna lamentela». Carbonaro e il compagno si sono rivolti al servizio legale gratuito dell’ Arcigay, che ora intende denunciare il datore di lavoro della coppia.
    • 18 Luglio 2006: Rieti, no a Luxuria alla festa di An. Il sasso l’ ha lanciato il deputato di An Guglielmo Rositani: «Volevamo invitare a Rieti alla Festa nazionale del Secolo d’ Italia, oltre a Franco Grillini, anche Vladimir Luxuria, che sta con me nella Commissione Cultura, per intervenire al dibattito del 22 luglio dedicato alla famiglia. Ma alla fine abbiamo rinunciato per paura di strumentalizzazioni. Ho temuto che l’ evento generasse solo attenzione verso la figura del trans». Un errore, per il componente dell’ Esecutivo di An, Maurizio Gasparri, aver gestito in questo modo la vicenda: «È chiaro che a una manifestazione di partito ci può sempre essere chi fa un commento truculento o lancia una monetina. E i responsabili ne siamo sempre noi. L’ errore quindi è stato invitare Luxuria senza aver pensato prima a queste possibili conseguenze. È stata un’ imperizia».
    • 14 Luglio 2006: Roma, ucciso ragazzo gay. Lo scorso lunedì (10 luglio) nel giardino del Museo Etrusco di Villa Giulia è stato trovato il cadavere di un giovane.Secondo quanto dichiarato dagli inquirenti la vittima, morta almeno 48 ore prima del ritrovamento del corpo, sarebbe un gay brasiliano di 23 anni. Il ragazzo aveva allestito un giaciglio di fortuna nel giardino del museo accanto al quale è stata anche rinvenuta una dose di hashish. Sono ancora oscure le cause del decesso.
    • 11 Luglio 2006: Cortina d’Ampezzo, i suoi non lo accettano, si toglie la vita. Ci sarebbe la vergogna di sentirsi rifiutato dai genitori, dopo aver detto loro di essere gay, all’origine del disperato gesto con cui Stefano Walpoth, 24enne di Cortina d’Ampezzo, si è tolto la vita. Il ragazzo si è sparato, lasciando nello sbigottimento gli amici e la famiglia, molto ben in vista in città. Il giovane non ha lasciato alcun biglietto e nei giorni immediatamente successivi al suicidio a Cortina nessuno sapeva spiegarsi le ragioni di un gesto tanto disperato, da parte di un ragazzo solitamente sorridente, appassionato di Sud Tirol, amante delle armi. Stefano infatti possedeva una pistola e con quella si è tolto la vita. Ieri gli amici hanno timidamente aperto la nuova pista dell’orientamento sessuale, con una lettera in cui spiegano che Stefano ultimamente aveva svelato loro di sentirsi bisessuale e soffriva per gli scherni subiti a causa di questa rivelazione. Alcune indiscrezioni trapelate dalla cerchia degli amici del ragazzo parlano invece del litigio corso tra Stefano e i suoi genitori. Il ragazzo avrebbe svelato ai suoi il proprio orientamento sessuale, ma i genitori avrebbero reagito molto male, mostrando il proprio disagio al figlio, che qualche giorno dopo si è tolto la vita. I genitori ai giornali hanno riferito che Stefano era triste perché era stato lasciato dalla sua ragazza. La stessa ragazza che insieme ai suoi amici ha scritto la lettera per raccontare la verità. «Non scriviamo per ricordare le qualità e le azioni dell’ amico Stefano Walpoth, né per raccontarne la triste storia. Vogliamo invece rendere giustizia al vero, perché non accettiamo che l’ignoranza dilaghi proprio dove c’è tanto da meditare e che si perda una tanto drammatica quanto preziosa occasione per crescere individualmente e socialmente. Da tempo Stefano attraversava un periodo molto difficile e da anni faceva i conti con quello che per lui era un grosso problema, l’ essere bisessuale. Per molto tempo il suo malessere ed il disagio interiore sono stati così intensi e pesanti da farlo costantemente pensare al suicidio come unico modo per uscirne, ma poi, pur rimanendo in una situazione molto critica, aveva debolmente ricominciato a respirare le gioie della vita, a risalire dal fondo toccato. Il nostro aiuto e sostegno sono stati fondamentali in questo e sapevamo che sarebbe stata ancora lunga perché arrivasse a stare di nuovo bene. Alcuni di noi erano le uniche persone con cui si confidasse. Gli è poi successo di incontrare il disprezzo, lo scherno e gli spregi di chi invece più di tutti doveva offrirgli amore, rispetto ed accettazione incondizionati: questo è umanamente vergognoso ed inaccettabile. Non ci sembra necessario, anche se purtroppo non sarebbe superfluo, proseguire oltre. Ciao, Wolz, ti ricorderemo sempre. I tuoi amici». Accuse dunque pesanti e dirette verso i genitori del ragazzo. Chi scrive aveva avuto notizia da qualche giorno della verita’ su questo suicidio. Ho preferito attendere gli sviluppi. In redazione a GAY.tv sono arrivate email da vari ragazzi che conoscevano Stefano. Quegli stessi ragazzi che poi si sono fatti forza l’un l’altro e hanno preso carta e penna per dare una lezione di vita ai genitori. Ai quali il destino della propria condizione di ignoranti ha già inflitto la più atroce delle pene. Quanto agli amici. No: Stefano non lo riavranno mai più indietro.
    • 9 Luglio 2006: Valencia, il Papa: “La chiesa non può tacere il suo no ai matrimoni gay”. Papa Benedetto ricorda le vittime della metropolitana, parla in valenciano, venera il «Santo Caliz» (qui ritenuto il Gral) e ovviamente conquista Valencia: la festa della folla non poteva essere migliore, nonostante il caldo a piombo sulle vie e le piazze di questa coloratissima città. Ma la bella accoglienza non impedisce al papa teologo di compiere la sua denuncia della «rapida secolarizzazione» che «perturba» i cristiani e di ricordare i «no» che la Chiesa non può tacere, da quello specifico al matrimonio omosessuale a quello più generale al «relegamento» della fede nel privato. Tre volte «papa Benedicto» (come lo acclama la folla) batte il suo chiodo: parlando in aereo con i giornalisti, nel messaggio ai vescovi e durante l’ incontro serale con le famiglie. Mai il Papa ha citato le riforme del governo Zapatero, ma il riferimento a esse era sempre chiaro. Le parole più impegnative le ha dette nel messaggio ai vescovi, che ha «consegnato» (senza leggerlo) durante la visita alla cattedrale romanica: «Continuate a proclamare, senza scoraggiarvi, che prescindere da Dio, agire come se egli non esistesse o relegare la fede all’ ambito meramente privato, mina la verità dell’ uomo e ipoteca il futuro della cultura e della società». Che la fede non può essere «cacciata» dalla vita pubblica è la parola d’ ordine con cui l’ episcopato si oppone alla politica laica dell’ attuale maggioranza di sinistra e che ripetutamente ha dato luogo a polemiche e manifestazioni di piazza negli ultimi due anni. «Conosco e incoraggio – ha detto ancora il Papa – l’ impulso che state dando all’ azione pastorale in un tempo di rapida secolarizzazione che a volte colpisce perfino la vita interna delle comunità cristiane». Benedetto ha fatto un riferimento elogiativo alle prese di posizione dei vescovi sulle materie di maggiore controversia con il governo (matrimonio gay, divorzio celere, insegnamento religioso nelle scuole), qualificandole come «diversi aspetti della realtà davanti alla quale vi trovate e che in alcune occasioni perturbano la vita ecclesiale e la fede dei semplici». Sull’ Airbus A-321 dell’ Alitalia che lo portava da Roma a Valencia il Papa aveva così risposto a una domanda sulla politica del governo spagnolo e in particolare sul matrimonio omosessuale: «È vero, ci sono punti dove la Chiesa non può non dire no, ma vogliamo anche far capire che è secondo natura che uomo e donna si uniscano anche per dare futuro all’ umanità». Come a dire: il mio messaggio vorrebbe essere positivo. «Il mio desiderio – ha detto all’ aeroporto – è proporre il ruolo centrale che ha la famiglia fondata sul matrimonio, istituzione insostituibile secondo i piani di Dio». Infine, durante la veglia, ha invitato «i governanti e i legislatori a riflettere sul bene evidente che i focolari domestici assicurano all’ uomo». La veglia si è svolta nell’ avveniristica «Città delle arti e delle scienze», come atto conclusivo del Congresso mondiale delle famiglie che si era svolto i giorni scorsi. Aperta da una sfilata dei partecipanti con le bandiere dei diversi Paesi, si è chiusa con la benedizione del Papa e con fuochi d’ artificio.
    • 1 Luglio 2006: Riccione, attacco all’Arcigay, coro unanime di solidarietà. Dopo l’atto vandalico che mercoledì notte ha colpito (per la terza volta nel giro di pochi mesi, ndr) la sede cittadina dell’Arcigay, arrivano subito le prime dichiarazioni di condanna e di solidarietà nei confronti dei membri dell’associazione. Un coro “trasversale” dal momento che unisce Democratici di Sinistra, Comunisti italiani e Don Benzi. Dopo aver ricordato lo spirito improntato al dialogo e alla non violenza che ha sempre guidato l’agire dell’associazione Papa Giovanni XXIII, don Benzi ha affermato: “Ci hanno ucciso Elio a calci ed abbiamo offerto il perdono. Perciò condanniamo con tutta la nostra forza morale e spirituale questi atti barbarici”.Don Oreste, replica poi alle “gravissime affermazioni” del presidente dell’Arcigay, Piccioni che, a poche ore dall’episodio aveva accusato il sacerdote di aver definito “deviati psichici” gli omosessuali. “Sono calunnie e cattiverie. Ho invitato al dialogo fra noi credenti in Cristo e i fratelli gay, transgender, bisessuali e sorelle lesbiche per la ricerca della verità – ha affermato don Benzi -, chiedendo collaborazione per salvare la famiglia”. E ancora. “L’attuale ricerca scientifica afferma che le forme di sessualità da me elencate possono essere riportate alla loro identità, riscoprendo dunque la bellezza di essere donna e di essere uomo. Rinnovo l’invito al dialogo costruttivo per fare verità e pace”.Chi ritiene giunto il momento di fare qualcosa affinchè non si ripetano più questi episodi è Stefano Piccioni, consigliere comunale dei Ds che, a nome del suo partito, esprime la vicinanza all’Arcigay vittima dell’ennesimo episodio di intolleranza. “Abito vicino a quella zona – afferma -, che essendo molto buia è più facilmente soggetta ad atti di questo tipo. Ritengo sia il caso di controllarla meglio, illuminandola di più e, perché no, ricorrere all’installazione di una telecamera, soluzione di cui peraltro si era già parlato in passato”.L’esponente Ds si associa anche alla richiesta, avanzata dal presidente cittadino dell’Arcigay, Davide Piccioni, di battersi con più fermezza contro l’omofobia. “Chiediamo al sindaco e alla provincia di dare vita a campagne contro questo fenomeno – conclude – perché tutte le opinioni hanno diritto di cittadinanza, ma le violenze sono inammissibili”.Duro l’intervento dei Comunisti italiani che, oltre ad esprimere la solidarietà all’Arcigay, parlano di atto di squadrismo.”Il fatto non solo mostra il pur grave permanere in seno alla nostra comunità – dichiara il segretario, Gianluca Vaghini -, di pregiudizi duri a morire e di sacche di inaccettabile intolleranza, ma pone anche un problema di vero e proprio ordine pubblico”. Al proposito, il Pdci chiede all’amministrazione di adoperarsi con tutti gli interventi del caso per garantire la sicurezza di una zona centrale della città o, comunque, di valutare la possibilità di destinare all’associazione una sede “meno esposta”.
    • 1 Luglio 2006: Roma, contestazioni dell’Arcigay per i brani di Fabri Fibra. «Questo gay mi si avvicina e io gli volto le spalle/ ma ‘ sto gay mi tocca le palle e io mi scanso verso l’ uscita/ ma c’ è un gay che mi è dietro e tocca un altro gay che mi lecca il collo/ io fuggo in corridoio». Molestie sessuali. Anzi, molestie omosessuali raccontate, con il ritmo ossessivo del rap, da Fabri Fibra. Sì proprio lui, il giovane cantante italiano già discusso per la canzone che ha messo in versi la terribile notte di Novi Ligure: «Se magari sei in competizione con tua madre/ vuoi punirla cosa fai chiami Omar?». Questa volta a prendersela sono state Arcigay e Arcilesbica che chiedevano la sospensione dei concerti di Fabri Fibra perché «incita all’ odio nei confronti dei gay». Ieri però hanno corretto il tiro. E lo hanno fatto dopo aver letto le parole di Michele Serra sulla Repubblica: «Disse acutamente Beppe Grillo – ha scritto il giornalista nella sua rubrica L’ amaca – che il razzismo sarà finito quando potremo dire che ci sono neri stronzi come i bianchi». E ancora: «Gli omosessuali, a differenza degli etero, sono tutti galantuomini? Non c’ è niente di più penoso del perbenismo delle minoranze: è un ricalco, inutile e ammorbante, del già ottuso perbenismo delle minoranze». Ieri a suonare la ritirata è stato Franco Grillini in persona, storico presidente dell’ Arcigay oggi deputato Ds: «Abbiamo sbagliato a fare del vittimismo, dovevamo ignorarlo. Involontariamente, a questo qui gli abbiamo fatto pubblicità». In effetti i testi del rapper italiano non sono violenti solo contro i gay. Sono violenti sempre, anche con le donne. Dice in un’ altra canzone: «Non conservatevi datela a tutti anche ai cani/ se non me la dai io te la strappo come Pacciani». Forse le associazioni omosessuali hanno reagito per riflesso condizionato, prendendo la scia della protesta che non solo in Italia si è levata contro Buju Banton, cantante giamaicano che nei suoi testi è molto più esplicito contro gli omosessuali: «Sparando loro in testa, versando loro addosso dell’ acido, dando loro fuoco e bruciandoli come vecchi copertoni d’ auto». Ma sono tutti d’ accordo sulla retromarcia? Vladimir Luxuria non ne parla solo da deputato di Rifondazione ma anche da Dj: «Tutti i testi che incitano alla violenza contro una condizione e non un comportamento sono da denunciare. A preoccupare è che questo modello viene dalla musica nera americana dove il machismo viene visto come il riscatto da un passato di schiavitù e discriminazione». La chiamano musica buppies, fusione di black e yuppies. «È normale – dice Ivan Cattaneo, autore di tante canzoni dedicate al mondo gay – che ognuno reagisca alla violenza che lo tocca più da vicino: i gay alla violenza contro i gay, le donne alla violenza contro le donne. Cantanti come Eminem e Marilyn Manson hanno fatto scuola: sputate veleno e di voi si parlerà».
    • 29 Giugno 2006: Catania, Forza Nuova, spranghe alla mano, interrompe il Pride 2006. Sono passati quasi quarant’anni dalla rivolta esplosa nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 a New York quando trans, lesbiche e gay si ribellarono all’ennesima irruzione della polizia all’interno dello Stonewall Inn.
      Ma ieri, 28 giugno, chi si trovava a Catania per festeggiare con una manifestazione la giornata del Pride ha subito l’ennesimo atto di violenza e oppressione: gli squadristi di Forza Nuova, armati di spranghe, con la complicità delle forze dell’ordine hanno interrotto il corteo del Pride e hanno sflilato urlando slogan omofobici. Stonewall ha segnato un punto di non ritorno: quella volta la polizia non ebbe la meglio e la rivolta proseguì nei giorni successivi, crescendo d’intensità e coinvolgendo altri settori di movimento. Ogni anno nelle principali città di tutto il mondo quella data fatidica viene ricordata da migliaia e migliaia di persone che scendono in strada a manifestare per i diritti delle minoranze lesbiche, gay e trans. E’ la giornata dell’orgoglio – in inglese: Pride – e della visibilità che hanno preso il posto della vergogna e del nascondimento: ricordare Stonewall significa, innanzitutto, questo, ma significa anche denunciare pubblicamente il permanere di una cultura omofobica e transfobica nei vari Paesi.Non deve più essere lasciata alcuna agibilità politica a chi cerca di ripristinare un clima da regime fascista minacciando la vita e la libertà di tutti coloro che non si lasciano asservire all’ordine clerico-fascista che destre e gerarchie Vaticane mirano a restaurare. Deve essere negata con tutti i mezzi necessari ogni visibilita’ pubblica ai gruppi neofascisti e neonazisti, autori di continue minacce e violenze e che violano costantemente i principi antifascisti affermati anche nella Costituzione. La violenza squadrista va fermata. E vanno fermati tutti i mandanti.
    • 29 Giugno 2006: Roma, Buju Banton e il reggae “oscuro”. Ieri si è svolto a Milano il primo concerto di Buju Banton (stasera a Roma). I suoi fan sono stati accolti da bandiere arcobaleno e uno striscione con la scritta «No omofobia, boicottiamo Buju Banton». Al picchetto hanno partecipato una ventina di attivisti di Arcigay, Gayleft, Facciamo Breccia e alcuni collaboratori della trasmissione «L’ altro martedì di Radio Popolare». Volevano informare del contenuto omofobo di alcune canzoni di Banton come «Boom Bye Bye» (un invito a sparare agli omosessuali), del 1992. Buju risponde: «Ho già domandato scusa per quel pezzo e l’ ho tolto dalla scaletta dei concerti».
    • 20 Giugno 2006: Roma, trans sfruttati da una banda romana. «Mi sfruttano da nove anni, mi trattano come uno schiavo, minacciano i miei familiari in Ecuador. Non ce la faccio più: adesso pretendono anche che mi sottoponga a un intervento chirurgico per farmi crescere i seni…». Botte e sprangate per punire chi non guadagna abbastanza, rum e cocaina per aiutarsi a dimenticare la fatica e le violenze. È il mondo dei transessuali sudamericani, costretti a guadagnare almeno 500 euro a notte da consegnare agli sfruttatori per non rischiare di essere pestati a sangue. A svelare per la prima volta l’ attività di una banda italo-colombiana è stato un «viado» ecuadoregno che ha deciso di raccontare tutto ai carabinieri dopo aver versato 120 mila euro ai suoi aguzzini. È stato così che, dopo sei mesi di indagini, scattate dopo l’ arresto di un pusher in una chiesa del Casilino, i militari del Nucleo operativo di via In Selci hanno sgominato tutta l’ organizzazione guidata da «Pamela», un trans colombiano di 29 anni, che è riuscito a sfuggire alla cattura. In manette sono finite altre undici persone, fra cui sette colombiani e quattro romani, destinatarie delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip per associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù. Questi ultimi avevano il compito di organizzare la struttura logistica della banda, prendere in affitto gli appartamenti dove i «viados» si prostituivano o venivano segregati, mettere le inserzioni sui quotidiani per attirare i clienti. Per lo più persone facoltose, imprenditori, commercianti e liberi professionisti in grado di pagare anche 100 euro per un’ ora «a luci rosse» in compagnia con un altro uomo. Prima dell’ operazione «Trans Colombia» l’ ambiente del sesso maschile a pagamento non era mai finito al centro delle indagini delle forze dell’ ordine, se non per rapine o aggressioni commesse da clienti o da sfruttatori di altri transessuali. Questa volta, invece, i carabinieri hanno aperto uno squarcio sul mondo dei «viados» sudamericani, trasferiti dalla Colombia e dall’ Ecuador in Spagna e quindi «venduti» alle bande romane. Uno di loro è stato costretto a sottoporsi a Napoli a una complicata operazione per cambiare sesso come ordinato dai boss, mentre un altro è stato massacrato a bastonate per aver guadagnato troppo poco. Gli investigatori hanno individuato almeno venti appartamenti in vari quartieri della città, presi in affitto da un pensionato romano di 64 anni, finito ai domiciliari con le figlie, di 40 e 35, che lo aiutavano nella gestione delle «alcove» dei transessuali. Un altro romano di 44 anni è stato invece arrestato per aver collaborato con l’ organizzazione. Il suo compito era quello di scrivere e far pubblicare le inserzioni quotidiane con tutti i particolari per poter convincere i clienti ad incontrare il «prostituto» di turno. Parte dei proventi della prostituzione veniva poi reinvestita in dosi di cocaina che venivano spacciate o cedute agli stessi «viados» che in questo modo potevano sopportare turni massacranti anche in strada, soprattutto al Prenestino e in piazza dei Navigatori, all’ Eur.
    • 19 Giugno 2006: Torre del Lago, cuoco del Mama Mia aggredito. «’Ricchioni andate via da Torre del Lago. Avete rovinato il paese». E poi giù calci. Sono le due di domenica notte quando il paese si scopre razzista. E partorisce la prima aggressione vera e propria contro alcuni – tre almeno – colpevoli di andare a una festa sulla spiaggia. Non era mai successo prima. Finora le polemiche sulla presenza gay a Torre del Lago erano state verbali. E al massimo l’intolleranza (di qualche frangia) si era trasformata nei tafferugli di piazza, al Belvedere, contro uno spettacolo di cabaret omosex. Domenica notte no. Le parole, gli insulti, si sono trasformati in botte. I fattacci – che si trasformeranno in una denuncia – accadono lungo la strada sterrata che dal viale Europa porta alla spiaggia, dove da qualche giorno è stato aperto un locale per l’estate. «Stavo andando alla festa sul mare – racconta Andrea – quando sono saltati fuori tre tipi da dietro la siepe che costeggia la strada. Hanno cominciato a insultarmi e hanno tentato di prendermi a calci. Li ho scansati quasi tutti, meno uno. Allora ho deciso di tornare verso il “Mamma mia” e mi hanno seguito. Qui mi hanno raggiunto. Uno di loro mi ha detto che aveva un figlio e che gli anormali come me rischiavano di rovinarglielo». I «normali» – quelli che vanno in giro a tirare calci agli omosessuali – sono, invece (stando alle descrizioni di chi è stato aggredito) ragazzi tra i 20 e i 25 anni, uno dei quali con un piercing al labbro. E si divertono a insultare gli omosessuali chiamandoli «finocchi di m…a». Oppure li apostrofano dicendo che «starebbero  bene solo nei forni». Crematori, si intende. E, all’insegna dei locali, aggiungono: «Vi bruceremo e via feremo chiudere tutti». Uno degli aggressori – dice Alessio De Giorgi, presidente regionale di Arcigay – vantandosi delle sue origini napoletane ha anche minacciato di morte due ragazzi: «La prossima volta faccio venire quelli della Camorra e vi faccio ammazzare». I due ragazzi aggrediti in coppia non vogliono parlare. Non ci riescono. A raccontare l’episodio è Giovanni che si trovava a poche decine di metri quando è avvenuta l’aggressione. «I due ragazzi gay – ricorda – stavano lasciando la spiaggia, intorno all’una di notte, dopo essere stati alla festa di Giordano. Gli altri due, che si sono dichiarati torrelaghesi, stavano arrivando da viale Europa. Come li hanno incrociati, hanno cominciato a urlare: “Finocchi di m… andate a casa vostra”. E insulti anche peggiori. Un gay ha reagito: ha replicato a uno dei due ragazzi di starsene a casa sua se non gli piaceva l’ambiente o la situazione. Così sono volate le botte». Non contenti i due aggressori sono anche andati al Mamma mia e al Boca Chica a infastidire i gay. «Uno dei due – riprende Giovanni – ha anche detto che sarebbe ritornato con i suoi amici con la pistola». Invece con la pistola non è tornato, ma i ragazzi aggrediti annunciano lo stesso una denuncia. «E se ci sarà un processo – garantisce De Giorgi – Arcigay si costituirà parte civile. Siamo preoccupati perché non erano mai successe aggressioni ai gay a Torre del Lago. Noi da tempo puntiamo sull’integrazione perché non ci va di sentirci chiusi nel ghetto di viale Europa. Ma vogliamo anche avere un posto dove poter stare tranquilli Ma, senza rischiare di essere picchiati. Come avviene, invece, quando si mischia gente diversa fra la quale si nasconde chi vuole sballare a tutti i costi. Uno degli aggressori era ubriaco». Ma neppure questo basta a giustificarlo.
    • 18 Giugno 2006: Torino, sfila il gay pride. Calderoli: “Sono malati.” Polemiche per la sfilata a Torino del Gay Pride, cui hanno partecipato i ministri delle Pari opportunità Pollastrini e della Solidarietà sociale Ferrero. «Quelli del Gay Pride sono dei malati e non solo di protagonismo», ha commentato il senatore leghista Calderoli. E il radicale Capezzone attacca il sindaco Chiamparino per la sua assenza: «E’ un neo-giovanardista».
    • 15 Giugno 2006: Roma, ucciso Sergio Tosio Aru. Sergio Tosio Aru, gay di 39 anni, appartenente a una famiglia sarda, attore, è stato trovato ucciso strangolato da un filo elettrico, al primo piano di viale Vaticano 68. Un omicidio a scopo di rapina “secondo i primi accertamenti della squadra mobile diretta da Alberto Intini, che non escludono lo scenario tipico di un delitto gay”. “Dobbiamo riflettere su quest’orrenda fine. Non possiamo ignorare che Sergio è stato torturato e ucciso per un atto di omofobia – dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay di Roma – in molti casi essere gay significa essere costretti ad isolarsi per non sentirsi continuamente giudicati dalla società che non ci capisce e ci lascia soli, ciò porta alcuni a cercare compagnia dalla prima persona che si mostra amica, e spesso tale amicizia sono mirate non solo a derubare la persona, ma anche a dare sfogo all’omofobia dell’assassino”.
    • 7 Giugno 2006: Roma, Papa: “I pacs sono l’eclissi di Dio”. Il Vaticano torna a far sentire la sua voce su Pacs, fecondazione assistita, aborto e femminismo. Ma stavolta lo fa con parole molto dure in uno studio del Pontificio Consiglio per la famiglia. Famiglia. Tra le minacce c’ è «l’ eclissi di Dio», che spinge alla «apologia della famiglia monoparentale, ricostituita, omosessuale, lesbica». Aborto. Si respinge ogni ipotesi di depenalizzazione. «Non è concepibile che un delitto resti impunito». Embrioni. La procreazione deve avvenire nella famiglia e va condannata ogni «manipolazione» o «selezione» degli embrioni, compreso il loro «congelamento». Diffidenza verso l’ educazione sessuale nelle scuole.
    • 7 Giugno 2006: Roma, Zeffirelli: “nozze gay? Ridicole, ha ragione il Papa”. Franco Zeffirelli, il Vaticano sostiene che i Pacs e i matrimoni tra persone dello stesso sesso prefigurano una «eclisse di Dio». Cosa ne pensa? «Che il Papa ha il pieno diritto, anzi direi il dovere, di esprimersi in questo campo e di difendere a spada tratta la famiglia tradizionale. Se non lo facesse, se non pronunciasse i suoi anatemi, mi scomunicherei da solo…». Quindi lei è ostile al matrimonio tra gay? Ma come, proprio lei, uomo di cinema e di cultura… Chissà quante persone conosce che vivono in questa condizione. «Vero, verissimo. Conosco molti amici gay che vivono serenamente in coppia, magari da molti anni. Ma non c’ è alcun bisogno di mettersi lì a creare una pseudofamiglia “legale” a vanvera, per me ridicola e inaccettabile. Basta sistemare le cose tra persone civili: se viviamo insieme e magari compriamo una casa, chiariamo anche le questioni delle quote, tra persone intelligenti che si vogliono bene. Basta un atto privato fatto come si deve. Punto e basta. Certo, ci sono casi penosi». Per esempio? «C’ è un mio amico che ha il proprio compagno malato in clinica e la famiglia del ricoverato impedisce all’ altro di vederlo. Atroce. Crudele… Magari, ecco, sistemiamo queste cose. Ma non tiriamo in ballo la “famiglia gay”. E, per favore, meno che mai questa storia delle adozioni». Contrario anche al diritto di adozione per le coppie gay? «Contrarissimo. Assolutamente. Invece di perder tempo a legiferare in questo campo assurdo, il nuovo governo farebbe bene a varare solide politiche di sostegno alla famiglia vera, quella tradizionale, con un babbo e una mamma. Qui in Italia non si fanno più figlioli. Tra poco la prole degli immigrati riempierà le nostre città. Pensiamo a questo, dico. Perché la gente che ha un concetto semplice e naturale della propria esistenza, quindi la stragrande maggioranza degli italiani, ha bisogno di una politica che lo aiuti a creare una famiglia. Oppure i gay facciano per esempio come ho scelto io». Ovvero, Zeffirelli? «Io sto diventando vecchio. E ho adottato due persone. Che portano il mio cognome e avranno ciò che spetta loro quando verrà il momento… spero tardi. Nel frattempo, ora che ho qualche problemino di salute, mi sostengono, mi aiutano: così come succede tra figli e padre». Due figli adottivi? Di quanti anni? «Sono adulti. Uno ha 40 anni, l’ altro 46. L’ adozione risale a cinque-sei anni fa. Hanno vissuto con me per gran parte della vita. Io voglio bene a loro e loro a me. Molto sinceramente». Ma perché tanta ostilità verso le adozioni da parte dei gay? «Perché quelle unioni sono intrinsecamente volubili. Come ho già detto, conosco molti amici gay che vivono in coppia. Ma sono scelte mature, ponderate. In età più giovane, ci si prende, ci si lascia con grande facilità: non c’ è un legame di consacrazione e quindi si tende a svicolare. È un mondo incostante, insomma. Quanto di meno adatto per crescere un figlio che ha diritto ad essere nutrito e accudito non solo dal punto di vista materiale ma nei passaggi più delicati in cui si edifica un’ esistenza. Un bambino ha diritto ad avere genitori autorevoli: e poi una rete di parentele fatta di nonni, di zii, di cugini. Con una coppia gay si rischia di creare un disagio. Certo, se ci mettiamo a minare anche un’ istituzione fondamentale per la società come il matrimonio tra un uomo e una donna ci prepariamo un futuro veramente molto brutto». Lei stesso dice di avere molti amici omosessuali. Come si sarebbe comportato sui Pacs e sulle unioni gay un grande intellettuale come Luchino Visconti, per esempio? «Non posso immaginarmelo alle prese con una “istituzione” del genere. Era uno che si faceva i cavoli suoi come gli pareva, e poi tanti saluti. Non è invecchiato con un’ amicizia amorosa accanto. Ma se gli fosse capitato, avrebbe comunque provveduto a sistemare quella persona. Era un uomo correttissimo». Mai sentita la mancanza di una famiglia, Zeffirelli? «Sempre avuta una famiglia: mia sorella. Poi mia zia. E i cugini». E mai sentita la mancanza di figli, Zeffirelli? «No. Sarei stato un pessimo padre. Forse da adulto lo sarei stato migliore. Ma non saprei. E poi i miei figli, senza retorica, sono stati i miei spettacoli, il mio lavoro. Lì ho dirottato tutta la mia creatività. Sì, anche di padre».
    • 30 Maggio 2006: Ostia, ucciso anziano gay di 72 anni nella sua camera d’albergo. Mario Carpineti, pensionato gay di 72 anni, è stato pestato, graffiato violentemente a morte e infine soffocato con un cuscino in una stanza d’albergo dell’hotel ‘Lido’ di Ostia (RM). Il cadavere è stato ritrovato ieri mattina alle undici da una cameriera addetta alle pulizie della camera 201. La camera era a soqquadro e imbrattata di sangue. I Carabinieri hanno pochi dubbi sul fatto che l’uomo sia stato ucciso a fine di rapina. Mario Carpineti aveva preso la camera la sera prima alle 21, era salito in camera in compagnia di un trentenne rumeno, entrambi avevano esibito i propri documenti alla reception. Poi a mezzanotte gli addetti dell’hotel hanno riferito di aver fatto salire un altro rumeno. Durante la notte si sarebbe dunque consumato il delitto, la vittima avrebbe cercato di difendersi con un’abat jour, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, ma non ce l’ha fatta. Gli assassini l’hanno pestato con violenza barbara, infliggendo ferite profonde sul collo, soffocandolo con un cuscino premuto sul volto e derubandolo dei soldi prelevati dal portafoglio trovato vuoto. Mario Carpineti nella sua vita aveva svolto il lavoro di falegname, tassista, operaio. L’ultima sua residenza ufficiale era stata Chianciano Terme. Roma si conferma epicentro terribile per i delitti verso persone omosessuali.
    • 29 Maggio 2006: Roma, aggrediti due esponenti gay della Rosa nel Pugno. Sabato notte Andrea Maccarrone e Sciltian Gastardi (entrambi esponenti della Rosa nel Pugno, rispettivamente candidati per il IV municipio e per il comune di Roma) hanno respinto un’aggressione da parte di un gruppetto di ventenni all’uscita del “Coming Out”, celebre locale gay romano. Dopo dieci metri – prosegue Gastaldi – sulla salitella che costeggia il parco di Colle Oppio, siamo stati aggrediti verbalmente da un gruppo di almeno otto ventenni, al grido di “pezzi di merda”. Non li conoscevo, mi sono fermato pochi metri oltre perché non sono il tipo che si fa insultare gratuitamente per strada. Siamo stati raggiunti dalla gang – prosegue il racconto Gastaldi – che ci ha circondato. Noi sullo scooterone, loro intorno. Sembravano vestiti in modo elegante, il ‘leader’ – quello che ci insultava – indossava dei pantaloni chiari e una polo rosa. Il tipo che aveva urlato l’insulto è venuto a urlarlo nuovamente, a due centimetri dal mio volto. ‘Che c’hai problemi? Pezzi di merda! Pezzi di merda!’ Io ho risposto tre volte ‘Che vòi?’ Quando è partito il primo cazzotto alla schiena di Andrea da parte di qualcuno del gruppo, ho dato per difendermi una testata al ragazzo che insultava. Io indossavo il casco- termina Gastaldi – lui no. È pericoloso non indossare il casco, quando si va a insultare e picchiare un motociclista. Il tipo ha accusato il colpo, è partita una gragnuola di cazzotti da parte del resto della gang. Ci hanno colpito sulle spalle e sulla schiena, senza conseguenze. Ho dato gas e siamo andati via. Sarei voluto tornare indietro, ma Andrea si era spaventato e mi ha chiesto di andare via. Siamo tornati a casa nervosi, ma alla fine abbiamo sciolto la tensione ridendo della goffaggine dell’aggressione”. “Non ho elementi per dire che sia stata un’aggressione fascista o politica” ha commentato Gastaldi. “Penso sia stata un’aggressione omofobica, finita male per chi l’ha ideata”. Sia Gastaldi che Maccarrone sono iscritti al circolo “Mario Mieli” di Roma. Maccarrone, è membro del direttivo del circolo e studente di dottorato alla Luiss. Gastaldi è giornalista freelance, scrittore e professore liceale di storia e filosofia. I due aggrediti hanno deciso, per il momento, di non sporgere denuncia contro ignoti.
    • 29 Maggio 2006: Roma, lesbiche violentate da un uomo. Delia Vaccarello, giornalista dell’Unità, ha pubblicato la lettera di una ragazza lesbica che racconta di aver subito una molestia sessuale. La ragazza, alla giornalista dell’Unità, ha racconta di aver avuto un uomo che si stava masturbando ad un passo da lei e dalla sua ragazza. L’uomo, che stava lavorando in cantiere vicino al luogo dell’accaduto prima di avvicinarsi alle due ragazze, le aveva viste baciarsi.
    • 26 Maggio 2006: Sulmona, niente confetti ai gay. Magari l’ aveva fatta arrabbiare Luxuria, «le ho espresso ammirazione per i tailleur anni ‘ 30 che indossa e la meravigliosa chioma da Re Leone che la renderà la prossima icona delle drag queen: non mi ha più rivolto il saluto». Fatto sta che Paola Pelino, neodeputata di Forza Italia, s’ è lasciata sfuggire che non conta sui Pacs per aumentare il fatturato famigliare, «i confetti? Vorrei continuare a venderli alle coppie normali». Il resto della famiglia non l’ ha presa bene, appena letta l’ intervista (titolo: «L’ industriale che non vuole vendere i suoi confetti per i matrimoni omosessuali») al fratello Antonio è toccato scrivere una lettera a Il Giornale, tanto per chiarire che «le opinioni espresse dal deputato di Forza Italia» sono «di natura esclusivamente politica e personale e non coinvolgono la direzione dell’ azienda». E qui bisogna intendersi: «Pelino» non è un cognome qualsiasi, quando a Sulmona cominciarono a produrre confetti era appena finita la guerra d’ indipendenza americana e in Europa faceva parlare di sé un filosofo di Königsberg, tale Kant. Più di due secoli e sette generazioni a conservare, come la formula della Coca Cola, il segreto della mandorla rivestita solo di zucchero, «niente amidi né farine!». Dal 1783 sono l’ azienda simbolo di Sulmona, patria della specialità, teste coronate e sposi qualunque ai quattro angoli del pianeta fanno la fila per prenotare i confetti più famosi e buoni del mondo e alla «Pelino», com’ è comprensibile, non gliene può importare di meno dei gusti sessuali di chi li ordina: l’ importante è che apprezzino almeno una delle 54 varietà, per il resto auguri e siate felici. E ora eccoci qua: dalla guerra d’ indipendenza Usa alla guerra dei Pelino. O no? Antonio è l’ amministratore delegato dell’ azienda, nella lettera precisava che del consiglio d’ amministrazione «Paola Pelino è membro insieme a Mario, Antonio, Lucilla e Marco Pelino», come a dire che non è la sorella deputata a dare la linea. Ora tira un lungo sospiro e misura le parole, «Lite? Assolutamente…», parlandone in terza persona: «Vede, l’ onorevole è in Parlamento da quindici giorni, quella era la sua prima uscita: come azienda abbiamo dovuto mettere in chiaro che l’ aspetto politico e quello aziendale non possono essere confusi». E pensare che Paola sarebbe pure la responsabile marketing, Antonio Pelino sorvola, nel frattempo non si sono ancora sentiti, «ma per carità, con quello che abbiamo da fare tutti e due, se va bene riusciamo a vederci una volta la settimana». Lei, la sorella onorevole, è impegnatissima nella campagna elettorale per le amministrative e trova appena il tempo di dire che insomma, non è che volesse dire proprio così… Lui, l’ amministratore delegato, chiude la faccenda con una frase che andrebbe meditata nei master di marketing: «L’ azienda non ha idee, se non di tipo commerciale».
    • 26 Maggio 2006: Roma, la Rebibbia dei trans. L’ idea è arrivata all’ improvviso, nata da un’ altra che non gli piaceva affatto. «Un giornalista mi ha chiesto di andare a visitare Stefano Ricucci a Regina Coeli – racconta Vladimir Luxuria, deputato di Rifondazione Comunista – No, mi dispiace da lui no. Vado invece a trovare chi non riceve mai visite, chi ha davvero bisogno». E così ieri mattina alle 11, Luxuria citofona alla sezione B del carcere romano di Rebibbia, braccio «precauzionale», che in carcerese vuol dire celle per detenuti a lunga permanenza. Cinque stanzette che ospitano quindici transessuali, anzi quattordici, perché uno di loro, Angelo, è solo un gay dichiarato. «Al momento del suo ingresso ha ufficializzato la sua omosessualità – racconta l’ onorevole – quindi è stato indirizzato a questa sezione, creando forse qualche disagio, tra le altre ospiti». Ci sono tendine cucite a mano a coprire le sbarre, c’ è un odore lieve di vaniglia e loro sono curatissime, capelli freschi, nonostante il phon non professionale, le unghie laccate, nonostante la scarsità dei cosmetici, che arrivano solo grazie a una volontaria. «Perché alla giusta pena che stanno scontando – precisa – non si deve certo aggiungere un danno alla loro dignità. Nulla deve essere sottratto alla loro identità di genere». Qualcosa in realtà la perdono ogni giorno, proprio a causa della transessualità. «I detenuti del G8, che ho visitato anche ieri, braccio maschile hanno due ore d’ aria al giorno in cortile – precisa – loro invece solo due ore la settimana, il lunedì e il venerdì, negli altri giorni devono accontentarsi di un cortiletto interno, neanche troppo pulito. Dove non si può correre, fare sport». Ragioni di sicurezza inducono la direzione del carcere a non avere altra scelta. «Peraltro loro stesse preferiscono questa soluzione al trasferimento in blocco al femminile. Perché? Mi hanno spiegato che guardare almeno degli uomini da lontano lusinga la loro femminilità». Luxuria è stato accompagnato durante l’ incontro da Stefania Boccale, consulta romana carceri del circolo Mario Mieli e da Blanca Girgenti, dell’ ufficio del Garante dei diritti dei detenuti della regione. Per tre ore ha ascoltato i problemi di Amparo, Sonia, Michel e Patricia, il desiderio di lavorare di Angelo, Lady, Sandra e Valentina, «per poterci almeno comprare le sigarette, i giornali, il dentifricio», la paura della solitudine di Paola, Kimberly, Paula, Deborah. Il disagio che provano nelle stanze che d’ estate diventano infuocate. E la necessità di una casa famiglia che accolga a fine pena, o durante i permessi premio, quelle che non hanno casa. O che peggio sono malate.
    • 25 Maggio 2006: Roma, toccò ad un senatore di An sdoganare la parola “lesbica”. La notizia del giorno dopo potrebbe essere che Rosy Bindi sta cuccando (riceve centinaia di sms, e telefonate di conoscenti per informarsi se sono il suo tipo; lei si mostra esigente e andrebbe imitata, forse). La notizia dei prossimi mesi o anni potrebbe essere il conferimento del premio per l’ Orgoglio gay al senatore Massimo Saia di An. Diventato cinque minuti famoso per aver detto «la Bindi non può fare il ministro della Famiglia, è lesbica», diventato probabilmente – anzi improbabilmente – benemerito: grazie a lui la parola «lesbica» è comparsa per la prima volta sulle prime pagine dei nostri giornali; a causa sua ieri gli italiani normali – etero e non – la pronunciavano in ufficio, al bar, sul Web (il caso Saia-Bindi era la storia più letta sul Corriere.it, i forum online erano strapieni di messaggi); e la maggioranza era indignata, magari un po’ titillata dallo pseudo-outing di una figura pubblica, comunque convinta che si tratti di questioni private che nulla hanno o avrebbero a che fare col suo dicastero (senza portafogli). Portafogli o no, «è stato un trionfo del dire, e anche del lesbismo (non di Bindi ovviamente, come idea; ndr)», sostiene Franco Grillini, padre dell’ Arci gay e deputato ds. Insomma, dice Titti De Simone, giovane ex presidente dell’ Arci lesbica e deputata di Rifondazione, «per via di un’ idiota ci si trova a usare una parola che faceva venire l’ orticaria, che è un tabù in politica, nella nostra cultura, e anche a sinistra. Accettabile solo sulle riviste patinate quando si parla di lesbo-chic, altrimenti usata come termine dispregiativo». Ora – benemerito Saia – pare brutto: la contrapposizione insulto becero-reazione ironica dell’ accusata («per scelta personale ho rinunciato a sposarmi, ma mi piacciono gli uomini educati, rispettosi delle donne, intelligenti e possibilmente belli. Tutte qualità che il senatore di An non possiede») sta rendendo ridicola la lesbofobia (e la fobia da donne assertive prive di rossetto e volants, e non è poco). Per il momento: ma ora che la parola è sdoganata vale la pena di ridirla. Tutto può succedere: che a furia di figuracce destra e sinistra riflettano sui propri pregiudizi e su alcune leggi, che donne importanti abbiano voglia di dire «io sono lesbica» (incoraggiando le meno importanti), che la parola diventi normale come in altri Paesi normali; grazie al sen. Saia, improbabilmente.
    • 22 Maggio 2006: Roma, bene la tutela ma bisogna escludere i gay. «E’ apprezzabile l’ intenzione del ministro Rosy Bindi di ispirarsi alla posizione cristiana per quanto riguarda la fecondazione assistita e le coppie di fatto, ma è certo che per tener fede a essa andrà incontro a grandi contrasti da parte delle componenti laiche della maggioranza. Non resta che augurarle di poter resistere alle pressioni che subirà in particolare dagli esponenti della Rosa nel pugno»: così il cardinale Mario Francesco Pompedda, giurista della Curia romana, commenta l’ intervista al ministro della Famiglia. Che dice, eminenza, della disponibilità del ministro ad andare oltre la sfera del diritto privato, in materia di coppie di fatto? «Penso anch’ io, come il ministro, che sia difficile immaginare di riconoscere i diritti, le prerogative e le facoltà delle unioni di fatto – come si esprime il programma dell’ Unione – con qualche aggiustamento di quanto già previsto dal diritto civile, mantenendo l’ intera materia nella sfera della contrattazione privata. Potrebbe essere necessaria una normativa ad hoc, da mettere in atto con una o più leggi, che diano organicità alla materia e prevedano il rapporto dei due con soggetti terzi, a partire per esempio dai figli eventuali di un’ unione». Dal punto di vista cattolico lei dove porrebbe un limite a questa flessibilità per quanto riguarda lo strumento giuridico? «Il legislatore potrà e dovrà regolare diritti e doveri che nascono dalle unioni di fatto, ma la regolamentazione non dovrebbe essere estesa alle unioni omosessuali e dovrebbe escludere che vi possa essere equiparazione al matrimonio, o anche solo una simulazione dell’ istituto matrimoniale. Per esempio un’ eventuale legge sulle unioni di fatto dovrebbe evitare l’ uso delle parole patto, o contratto, che sono nella definizione giuridica del matrimonio». Ma se non ci deve essere “simulazione” del matrimonio, lei a quali diritti e doveri allude? «Diritti e doveri nel campo della proprietà, dei trattamenti pensionistici, dell’ eredità, della prole». Che dice dell’ istituzione di un ministero della Famiglia? «La trovo buona, un segnale positivo in vista dell’ elaborazione di una politica organica a sostegno della famiglia, mirata soprattutto a sostenere l’ impegno delle coppie ad avere figli». E della disponibilità del ministro a una revisione della legge sulla fecondazione assistita? «È vero che c’ è stato un referendum che ha salvato quella legge da serie modifiche peggiorative, ma questo non vuol dire che la questione sia chiusa. Qualche ritocco è ragionevole prevederlo, per esempio a proposito del numero degli embrioni da impiantare».
    • 16 Maggio 2006: Verona, osteggiata mozione “anti-gay” presentata in consiglio. Una delibera presentata da Mauro Peroni, Stefano Martinelli della Lista Zanotto e da Miriam Zarantonello della Margherita, che si propone di “riparare” la mozione anti-gay votata nel 1995 dall’allora maggioranza di centrodestra proponendo di inserire nella carta comunale una precisa condanna delle discriminazioni sessuali, è ferocemente osteggiata dalla destra e vari esponenti del centro sinistra appartenenti alla Margherita stessa che alla fine fanno mancare il numero legale per la sua approvazione. Ovviamente deliranti le posizioni dei contrari.
    • 16 Maggio 2006: Roma, Ruini attacca l’Europa: le coppie gay non sono famiglia. Il Codice da Vinci «falsifica» la storia cristiana e «contesta» la fede che in essa si esprime: il severo giudizio è stato dato ieri dal cardinale Camillo Ruini, presidente dei vescovi italiani, aprendo a Roma l’ assemblea della Cei. Altro elemento emergente della prolusione del cardinale, una frontale denuncia di una «risoluzione» del Parlamento europeo sulle «coppie omosessuali», delle quali chiedeva l’ equiparazione alle «famiglie legittime»: ha affermato che essa lede «fondamentali verità antropologiche» e «non percepisce» il «clima diverso» che in materia di valori tradizionali si va facendo strada in Europa. Ruini non chiama al boicottaggio del Codice da Vinci, né alla sua denuncia alla magistratura, come hanno fatto altre voci cattoliche in Italia e fuori. Ma dice che la sua voga «offre l’ occasione di un’ opera capillare di informazione storica», che «aiuti la gente a distinguere i dati certi delle origini e dello sviluppo storico del cristianesimo dalle fantasie e dalle falsificazioni», che «hanno primariamente uno scopo commerciale», ma «costituiscono anche una radicale e del tutto infondata contestazione del cuore stesso della nostra fede, a cominciare dalla croce del Signore». Il cardinale ritiene che «il grande successo di lavori come Il Codice da Vinci abbia a che fare con quell’ odio, o quel venir meno dell’ amore per se stessa che, come osservava l’ allora cardinale Ratzinger, si è insinuato nella nostra civiltà». Ma Ruini invita a non «cedere al pessimismo: alla fine il fascino della verità è più forte di quello dell’ illusione, e di verità la nostra gente oggi ha una grande sete». Ruini accusa il Parlamento europeo di «insistere in pronunciamenti che non rispettano la cultura e le tradizioni proprie dei diversi Paesi membri, e contrastano gravemente con fondamentali verità antropologiche». Rimanda alla risoluzione del 18 gennaio «riguardante l’ omofobia in Europa», che «respinge giustamente gli atteggiamenti di discriminazione, disprezzo e violenza verso le persone con tendenze omosessuali, ma sollecita anche un’ equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali con quelli delle famiglie legittime, chiedendo ai Paesi membri – sia pure in maniera non vincolante – una revisione delle rispettive legislazioni nazionali». Ruini ha detto di voler unire la «deplorazione» dei vescovi italiani a quelle già espresse «con forza» contro quella risoluzione dai colleghi polacchi e spagnoli ed ha aggiunto che «in simili atteggiamenti delle Istituzioni europee» è ravvisabile «l’ onda lunga dei processi di secolarizzazione, ma anche la mancata percezione di un clima diverso che si sta facendo strada nelle popolazioni europee». Altri temi trattati dal cardinale Ruini: la denatalità, definita come «la nostra effettiva priorità nazionale»; la parità scolastica; i «principi non negoziabili», riguardanti la difesa della vita e della famiglia basata sul matrimonio; l’ opposizione della Chiesa alle unioni di fatto, cioè ai «tentativi di dare un improprio e non necessario riconoscimento giuridico a forme di unione che sono radicalmente diverse dalla famiglia» e «contribuiscono a destabilizzarla». Ruini ha riconosciuto che «l’ impegno» della Chiesa su queste materie «è spesso mal tollerato e visto come indebita intromissione». Ma – ha aggiunto – «non per questo possiamo tacere». Il cardinale conclude su questo come sul Codice da Vinci: le «contestazioni all’ insegnamento sociale e morale della Chiesa» offrono l’ occasione per «una grande e pubblica catechesi». Quelle contestazioni, osserva infine con un implicito rimando al referendum sulla fecondazione assistita, «hanno già involontariamente favorito il crescere», tra gli italiani, di «una più precisa coscienza di alcuni valori essenziali». Il cardinale ha parlato alla Cei mentre il presidente Napolitano giurava a Montecitorio. Al nuovo presidente della Repubblica, Ruini ha augurato di poter essere «come il suo predecessore, punto di riferimento e fattore di unità» nel Paese diviso. I PACS L’ allarme dei vescovi: la denatalità è una «priorità nazionale»; la famiglia basata sul matrimonio è un «principio non negoziabile» * * * LA RISOLUZIONE La Cei contesta una risoluzione adottata dal Parlamento europeo: lede «fondamentali verità antropologiche».
    • 14 Maggio 2006: Roma, appello del Papa: no a Pacs e unioni gay. Con una progressione che non sembra casuale e con maggiore precisione di quanto non avesse fatto giovedì, Benedetto XVI è tornato a condannare le unioni di fatto etero ed omosessuali. Questa volta ha chiamato in causa «politici e legislatori» invitati «a salvaguardare i diritti della famiglia». Il richiamo, lanciato a pochi giorni dalla nascita del governo Prodi, non ha mancato di suscitare da una parte reazioni innervosite contro «l’ interferenza» e dall’ altra la soddisfazione dell’ opposizione che si è allineata compatta sulle posizioni del pontefice. Con la maggioranza su posizioni diverse. Il segretario dei Popolari-Udeur Clemente Mastella ha dichiarato che su Pacs e matrimoni tra gay non accetterà «pastrocchi». Ed ha annunciato che i popolari faranno parte della maggioranza trasversale «in grado d’ impedire questo attentato laicista all’ istituto della famiglia». Benedetto XVI, che si rivolgeva ai partecipanti all’ assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha denunciato il fatto che vanno «accreditandosi soluzioni giuridiche per le “unioni di fatto” che, pur rifiutando gli obblighi del matrimonio, pretendono di godere diritti equivalenti. A volte, inoltre, si vuole addirittura giungere ad una nuova definizione del matrimonio per legalizzare unioni omosessuali, attribuendo ad esse anche il diritto all’ adozione di figli». Di fronte al «diffondersi di talune equivoche concezioni sull’ uomo, sulla libertà, sull’ amore umano non dobbiamo mai stancarci nel ripresentare la verità sull’ istituto familiare, così come è stato voluto da Dio». E Ratzinger ha parlato anche di «inverno demografico» che affligge molti Paesi. E’ una direttiva che troverà fra i vescovi italiani una risposta immediata, pronta e rigorosa perché sarà rilanciata già domani dal cardinale Camillo Ruini nella prolusione che rivolgerà all’ assemblea generale dell’ episcopato convocata in Vaticano. La Cdl si è schierata compatta con le parole del Papa. Da Sandro Bondi (Fi) a Roberto Calderoli (Lega) a Riccardo Pedrizzi (An) che parla di una Chiesa «preoccupata per il governo sinistracentro». Divisa la maggioranza. Mentre Marco Rizzo (Pdci) parla di «ingerenze sempre più frequenti delle gerarchie ecclesiastiche», Luca Volontè (Udc) critica «il rito intollerante di trascinare le parole del Papa dentro la situazione italiana». E Luciano Violante: la Chiesa fa bene ad affermare i suoi principi, ma lo Stato deve seguire la sua strada». Il segretario dei radicali Daniele Capezzone, poi, ha definito quello del Papa «un programma di governo e un’ agenda politico-parlamentare» mentre il ds Franco Grillini, leader storico del movimento gay in Italia, primo firmatario della proposta di legge sui Pacs, ha insistito sulla necessità di continuare il dialogo «con tutte quelle forze cristiane e cattoliche di base che da sempre condividono la nostra proposta di legge». Il senatore a vita Francesco Cossiga, pur sostenendo la dottrina della Chiesa, ha confermato la decisione di votare la fiducia al governo dell’ Unione e al suo programma che prevede «il riconoscimento dei diritti, delle prerogative e delle facoltà di coloro che vivono in unioni di fatto, a prescindere dalla loro tendenze sessuali». La scheda UNIONI Il programma dell’ Unione non parla di Pacs ma di unioni di fatto e prevede «il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto» PACS Patti civili di solidarietà sono in vigore in Francia: garantiscono alle coppie di fatto diritti economici, fiscali e di previdenza. In Gran Bretagna esistono accordi di coabitazione. La Spagna ha detto sì ai matrimoni gay.
    • 13 Maggio 2006: Napoli, arrestato assassino di un parrucchiere di Via delle Carrozze. Il nome di un marocchino, come tanti altri, fermato a Natale dell’ anno scorso dalla polizia alla stazione di Napoli. «Omar El Fizaoui, nato a Casablanca, 1975». Routine per molti, ma non per l’ ispettore superiore Tazio De Felice, capo della squadra specializzata in delitti omosessuali. «È lui!». Da nove anni il poliziotto della «omicidi» aspettava quella notizia. Da quando i suoi uomini si erano messi sulle tracce dell’ assassino di Claudio Pavoni, parrucchiere di 49 anni, massacrato di botte e strangolato nel suo appartamento all’ Idroscalo di Ostia la notte di Pasqua del 1997. Un omicidio a scopo di rapina e a sfondo omosessuale, risolto definitivamente solo adesso dalla Mobile. El Fizaoui, sparito dalla circolazione dopo la morte del parrucchiere gay, è incappato cinque mesi fa in un controllo casuale della polizia a Napoli. E la sua latitanza si è conclusa: gli agenti della Sezione omicidi, diretti dal funzionario Eugenio Ferraro, l’ hanno rintracciato e bloccato pochi giorni orsono nei «bassi», a casa della sua convivente polacca. «Si sentiva al sicuro, ormai pensava che nessuno sarebbe più andato a cercarlo per quella storia», hanno spiegato gli investigatori. Il marocchino, che oggi continua a negare ogni accusa, aveva però sbagliato i suoi conti. L’ ispettore De Felice non si era dimenticato di lui. Nè della sua maglietta arancione, sporca di sangue e trovata nel water del bagno della vittima. E nemmeno di quella copia del «Giornale di Ostia» datata 27 marzo 1997, due giorni prima del delitto, rinvenuta nell’ appartamento del parrucchiere, sulla quale la «scientifica» aveva subito scoperto le impronte del marocchino con un complicato procedimento chimico, ora superato dall’ utilizzo del «luminol». «È lui, adesso non ci scappa più…». Un successo per la «squadra» di via San Vitale, creata nel marzo del ‘ 93 su «input» dell’ allora capo della «omicidi», Alberto Intini, oggi dirigente della Mobile, all’ indomani della morte violenta di Giancarlo Carnevali, l’ ex dirigente di banca strangolato al Salario con una cravatta. Il settimo omicidio gay consecutivo in pochi mesi, tanto che su Roma cominciò ad aleggiare l’ ombra, sempre rimasta tale però, di un serial killer degli omosessuali. Intini organizzò una vera squadra speciale, dotandola anche di un numero verde, un filo diretto con la questura al quale potevano rivolgersi i gay in pericolo o in possesso di informazioni utili alle indagini. Da quell’ anno il «pool» dell’ ispettore De Felice, composto da Giuseppe Pittueo, Roberto Norelli e Maria Rosaria Sorrentino, ha raccolto centinaia di indizi, elementi e testimonianze su omicidi e aggressioni, setacciato il mondo dei «ragazzi di vita», utilizzato agenti «sotto copertura» per scandagliare gli ambienti dei «marchettari» di Valle Giulia, di piazza della Repubblica e della stazione Termini. «Il nostro primo obiettivo – spiegano gli investigatori – è spezzare il muro d’ omertà e di vergogna che spesso copre questi delitti. L’ arrivo di giovani rumeni o dell’ Est europeo, poi, ha reso ancora più violenti gli incontri fra questi ragazzi e i loro clienti, a volte uccisi nelle loro abitazioni per pochi spiccioli, per un telefono cellulare o un orologio». In questi ultimi anni i contatti della polizia con la comunità omosessuale romana sono stati sempre più frequenti e hanno dato risultati mai ottenuti in precedenza nella lotta alle aggressioni, ai pestaggi e agli omicidi che, purtroppo, continuano a insaguinare la città. Come è avvenuto anche l’ anno scorso a Montesacro dove è stato ucciso Paolo Seganti. E anche per questo motivo ieri sia il circolo «Mario Mieli» sia l’ Arcigay hanno manifestato la loro soddisfazione e espresso il loro ringraziamento agli agenti della Mobile per la cattura del presunto assassino di Claudio Pavoni. Rinaldo Frignani NOVE ANNI DI INDAGINI Claudio Pavoni, strangolato la notte di Pasqua Claudio Pavoni lavorava nel «Beauty Center» di Roberto Mannetti, il parrucchiere delle dive in via delle Carrozze, a due passi da piazza di Spagna, frequentato da attrici, nobildonne e note giornaliste televisive. In passato si era fatto conoscere anche in via dell’ Arancio in un altro negozio vip. Il corpo seminudo di Pavoni, coperto di ecchimosi, con un foulard stretto al collo, legato mani e piedi a una sedia con il filo elettrico strappato da un’ abat-jour, fu trovato la notte del 2 aprile 1997 nella sua abitazione al secondo piano di una palazzina in via Umberto Grosso, all’ Idroscalo di Ostia. A chiamare i vigili del fuoco, che sfondarono una finestra, furono gli amici della vittima preoccupati perchè da un paio di giorni non avevano più notizie del parrucchiere. E il medico legale collocò la morte del parrucchiere proprio a 48 ore prima, alla notte di Pasqua. Elegante, cortese e riservato Pavoni era solito frequentare giovani omosessuali, alcuni dei quali erano stati visti entrare in diverse occasioni nel suo appartamento acquistato da poco. L’ abitazione fu trovata completamente a soqquadro. Mancavano il portafoglio della vittima, alcuni gioielli e un falso orologio Rolex. La porta d’ ingresso era chiusa dall’ esterno con quattro mandate, segno che il killer si era allontanato portandosi via le chiavi. La Mobile seguì fin dall’ inizio la pista dell’ omicidio gay scaturito da una rapina seguita ad un rapporto occasionale con uno dei «ragazzi di vita» incontrati da Pavoni a piazza della Repubblica. L’ ultimo delitto omosessuale di una lunga serie iniziata nei primi anni Novanta e che non si sarebbe più interrotta fino ad oggi.
    • 4 Maggio 2006: Roma, Camera: Luxuria “No alle trans-toilette”. La deputata transgender di Rifondazione Vladimir Luxuria dice no all’ «apartheid della segregazione urinaria». Nel senso che Lucio Barani (Nuovo Psi) ha chiesto con interrogazione l’ istituzione di un bagno ad hoc, una «trans toilette». Luxuria, invece, ha usato il bagno per le donne: «Una toilette tutta per me è un privilegio che non penso di meritare – ha spiegato al corriere.it -. Penso invece che alcuni servizi per le donne debbano essere rivolti anche alle trans. E a chi si imbarazza per la mia presenza, ricordo che quando si va in un bagno si chiude la porta».
    • 24 Aprile 2006: Trento, spedizione punitiva contro due gay nel parco. Anche ieri (sabato notte) la città di Trento è stata sporcata da una aggressione fascista, questa volta al grido “finocchio di merda”.
      Qualcuno cercherà di dimostrare che si tratta solamente di disagio giovanile, ma noi annotiamo che la frase usata dai picchiatori è la stessa usata dai leghisti indirizzata a uno degli attivisti che giovedì manifestava contro di loro. Queste aggressioni – ieri in piazza Venezia, nei giorni scorsi ai danni di alcuni punk minorenni, spesso (ma non fa notizia) sulla pelle di persone migranti – sono la conseguenza delle idee propagandate dalla destra trentina. Per queste azioni razziste ci sono precise responsabilità politiche da ricercare sia nelle espressioni pronunciate da esponenti di specifici partiti sia, indirettamente, nel torpore della “pax pacheriana” che finge di non accorgersi della deriva a destra della politica e della cultura della città. Il sindaco Pacher deve finalmente capire, prima che sia troppo tardi, che c’è una differenza sostanziale tra la libertà di opinione (che difese quando Emilio Giuliana parlava di “omosessualità uguale malattia”) e la discriminazione (a cui invece le parole di Giuliana si devono ascrivere). La stessa dottrina della discriminazione usata da Lega Nord e Fiamma Tricolore che si traduce tristemente nell’ennesima aggressione.
    • 17 Aprile 2006: Torino, gioco erotico, gay picchiato a morte. Ucciso a pugni in testa durante un gioco erotico: e’ la brutale morte subita a Pasqua da un funzionario della Direzione provinciale dell’ufficio del lavoro di Torino, Calogero La Delfa, 61 anni, originario della provincia di Enna, trovato cadavere in un monolocale dell’elegante quartiere della Crocetta.
      L’omicida sarebbe un giovane romeno. La polizia non lo conferma, ma l’uomo sarebbe stato fermato nel tardo pomeriggio dalla squadra mobile dopo una lunga giornata di interrogatori insieme ad altri quattro connazionali. Non e’ ancora chiaro il movente della furia omicida, anche se non sembrerebbe riconducibile a un tentativo di rapina. L’assassino si e’ pero’ impossessato di un televisore piatto a lcd, ma nello stesso tempo ha lasciato in casa il portafoglio della vittima, con 150 euro, e il suo telefonino cellullare. Un terminale che e’ stato molto utile alle indagini grazie alla ricostruzione delle ultime chiamate fatte e ricevute dal funzionario prima di morire. La Delfa e’ stato trovato ieri mattina intorno alle 10.30, completamente nudo, sul letto del piccolo appartamento in corso Govone: le mani erano dietro la schiena ed erano state legate, non in maniera molto stretta, con la sua camicia. Una immagine che ha fatto subito scattare nel dirigente della squadra mobile Sergio Molino e nel responsabile della Omicidi Marco Basile l’ipotesi che l’omicidio potesse essere scaturito durante un incontro di natura sessuale. Calogero La Delfa, che viveva con un fratello ad Alpignano (Torino), era un uomo molto apprezzato sul lavoro, brillante e discreto, che pero’ amava trascorrere momenti di intimita’ con altri uomini. Cosi’, con un amico, aveva preso in affitto l’elegante pied-a-terre, dove si appartava con persone conosciute occasionalmente nella zona della stazione di Porta Nuova, tra cui i giardini di piazza Carlo Felice e un bar di corso Vittorio Emanuele II, dove abitualmente si possono incontrare uomini disposti a incontri sessuali a pagamento, soprattutto di origine romena. A scoprire ieri mattina il cadavere e’ stato proprio l’amico della vittima. La sera prima i due, piu’ altri due amici, avevano cenato insieme in un ristorante e poi si erano divisi verso le 22.30. La Delfa si era fatto dare le chiavi del monolocale perche’ doveva incontrasi con una persona. Il caso di La Delfa ricorda quello di Oronzo Lovecchio ridotto in fin di vita, nell’agosto del 2004, a colpi di chiave inglese sulla testa, nella sua abitazione nel centro di Torino. Per quell’episodio il Tribunale di Torino ha recentemente condannato a sette anni di carcere due romeni. Lovecchio ospitava spesso nel suo alloggio giovani immigrati dell’est, conosciuti nei giardini di piazza Carlo Felice, gli stessi frequentati da La Delfa. In cambio dell’ospitalita’, aveva con loro rapporti sessuali.
    • 12 Aprile 2006: Erice (Tp), diritto di voto rifiutato ad un transgender. Al seggio n. 4 una persona transessuale, G.S., si è vista rifiutare il diritto di voto perchè il suo nome fa ancora parte dell’elenco maschile a dispetto dell’avvenuto cambio di identità anagrafica.
    • 9 Aprile 2006: Roma, gay aggrediti dai naziskin. Finisce a bastonate la lite fra «attacchini». Una rissa che potrebbe essere annoverata tra i tanti episodi di balordi che si accendono per un nonnulla, se non fosse che ogni venerdì sera i locali ospitano il «Muccassassina», la serata organizzata dal circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Un appuntamento che da anni richiama un pubblico eterogeneo. Gay, trans, lesbiche, ma anche tantissimi ragazzi e ragazze eterosessuali. Venerdì notte, poco dopo l’una, tre giovanissimi avventori sono stati inseguiti e aggrediti da un gruppo di ragazzi che brandivano cinte e bastoni. Due giovanissimi, un ventenne e un ventiduenne, sono stati malmenati e feriti. Una volta soccorsi al Policlinico Umberto I, sono stati dimessi rispettivamente con sette e cinque giorni di prognosi. Gabriele B., uno dei soci del Mario Mieli, venerdì notte era davanti al Qube per controllare la fila. «È durato tutto una manciata di secondi. Abbiamo visto tre ragazzi che correvano a perdifiato verso il locale, dietro di loro c’erano almeno quindici persone. Gli inseguiti hanno scavalcato le transenne. Urlavano, erano appena stati aggrediti. Il nostro servizio d’ordine ha aperto un varco e li ha fatti entrare, assieme a tutte le altre persone in attesa di varcare l’ingresso. Ho fatto in tempo a vedere gli assalitori prima di sbarrare le porte del locale. Ci siamo chiusi dentro. Qualcuno ha chiamato la polizia. Ho visto il più giovane dei ragazzi aggrediti con una vistosa ferita alla testa». Secondo i testimoni tutto è cominciato a poche decine di metri dalla discoteca, tra via di Portonaccio e via di Casal Bertone. Le vittime erano appena scese da un autobus e stavano raggiungendo il «Qube». Qualcuno ha giurato di aver visto gli aggressori mentre stavano attaccando dei manifesti, poi è scattato l’assalto contro i tre ragazzi. Dall’interno del locale qualcuno ha chiamato la polizia, ma all’arrivo delle prime volanti gli aggressori si erano già dileguati. Sull’episodio indagano ora gli agenti del commissariato Sant’Ippolito.
    • 6 Aprile 2006: Roma, Del Noce: “Garantisco di non essere gay”. «Garantisco di non essere gay, oggi come ieri». Lo dice il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce in un’ intervista a Vanity Fair. Parla anche del pettegolezzo di un suo presunto rapporto con Giletti (smentito dal conduttore). Del Noce: «Le tendenze sessuali di Giletti riguardano soltanto lui, ma non penso proprio che lui sia gay».
    • 31 Marzo 2006: Offesa al pudore pubblico, incriminati i manifesti con la coppia gay. Mezzo secolo dopo, il mitico giudice Pietro Trombi che emetteva apocalittiche sentenze contro i film pieni di “baci a mordicchio, a risucchio, a ventosa”, ha finalmente un successore. E’ il pm romano Carlo Lasperanza, che ha messo sotto inchiesta i protagonisti dei manifesti della “Ra. Re” centrati su una coppia di giovani gay e firmati da Oliviero Toscani. Perché con un “disegno criminoso” offendono “il pudore e la pubblica decenza” mettendo a rischio la “tutela morale” dei minori. Atletico, giovanile, appassionato di windsurf, il magistrato non è nuovo alle cronache né alle polemiche. E’ infatti lo stesso che finì sui giornali e poi nel mirino dei colleghi di Perugia (assolto) e del Csm (prescritto) per avere condotto col collega Italo Ormanni, durante le indagini sull’omicidio di Marta Russo, il famoso interrogatorio (finito poi in onda nei tg) di Gabriella Alletto, la testimone-chiave che “ricordò” la presenza di Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro anche grazie a “inviti” come questo: “Se lei continua ad affermare che non c’era, allora l’omicidio lo ha fatto lei, il che significa la condanna a 24 anni”. Se il magistrato si sia mosso stavolta di sua iniziativa o partendo da una denuncia che altri avrebbero cestinato non si sa. Certo è che gli ideatori della campagna pubblicitaria e i fratelli Bertoncello titolari della “Ra.Re”, un’impresa padovana che produce abiti informali di gran successo tra i giovani, hanno ricevuto la visita di un paio di poliziotti e l’avviso della conclusione delle indagini preliminari. Dove il pm incrimina tutte e quattro le foto che in queste settimane abbiamo visto sui muri, sui giornali e su internet. In ordine, citando parola per parola l’atto giudiziario: il primo, con “due uomini sorridenti, seduti su di un divano, nell’atto di toccarsi gli organi genitali”; il secondo con “due uomini sdraiati uno su l’altro, su di un divano, nell’atto di baciarsi sulla bocca”; il terzo con “due uomini che, in atteggiamento affettuoso tra di loro, spingono una carrozzina, simulando così una situazione di due genitori che portano a spasso il loro bambino” e infine il quarto, con “due uomini che, abbracciati tra loro si baciano in bocca tenendo per mano, da un lato una coppia di donne che a loro volta si baciano e dall’altro lato un’altra coppia eterosessuale che si bacia mentre, sotto al ponte formato dalla unione delle braccia della coppia di uomini e della coppia eterosessuale, vi sono due bambini che sorridono e si abbracciano”. Il che spazza via ogni equivoco: il giudice non ce l’ha solo col primo manifesto, che come capita spesso a Oliviero Toscani (si pensi allo sculettamento dei pantaloni Jesus, al neonato attaccato al cordone ombelicale, al bacio tra un prete e una suora) ha una carica di provocazione che può infastidire una parte della società, per quanto sia secolarizzata e bombardata nello zapping televisivo e “grandefratellesco” da caterve di immagini di malizia, sesso e violenza. No, ce l’ha con tutti. Anche con quelli che non solo i soci Arcigay possono aver visto come semplici ammiccamenti più o meno spiritosi e allegri. Tutti nello stesso calderone. O se volete sullo stesso rogo. L’accusa agli imputati, come dicevamo uniti “in concorso tra loro con più con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso”, è infatti: “Fabbricavano, detenevano e mettevano in circolazione dei manifesti pubblicitari, esponendoli pubblicamente anche nei confronti di soggetti minori di anni 18 le cui immagini ritraevano, di volta in volta, persone in atteggiamenti tali da offendere il pudore e la pubblica decenza, considerati secondo la particolare sensibilità dei minori e le esigenze della loro tutela morale”. Una imputazione che, c’è da scommetterci, è destinata a sollevare una selva di polemiche. Non solo nel mondo gay italiano e internazionale. E che a qualcuno ricorderà uno dei rimproveri lanciati nella seduta del Csm contro i metodi spicci usati nel famoso interrogatorio da Lasperanza e del suo collega, metodi bollati con l’accostamento al ” directorium inquisitorum del domenicano Nicola Emerico”. Una cosa è certa: che sia più o meno fondato (il tema è aperto), il provvedimento giudiziario riapre una stagione che pareva chiusa da tempo. E riporta alla memoria anni lontani. Quando la Cassazione sentenziava nel marzo 1921 che “il bacio, se dato in luogo pubblico con forma scorretta e tale da essere verosimilmente interpretato come atto impudico, viola il diritto che compete a ogni cittadino di non essere turbato nel suo senso morale con spettacoli inverecondi”. Quando Giorgio Albertazzi veniva ufficialmente ammonito dalla Rai nel 1957 per avere baciato sulla bocca con troppa passione (tre secondi!) l’attrice Bianca Toccafondi in “Sesto piano”. Quando ancora nel ’68 la Cassazione insisteva che il bacio può essere “un atto eventualmente osceno dal momento che può consistere in una semplice manifestazione di affetto, nel qual caso non costituisce reato, ovvero può essere espressione di concupiscenza e di libidine e, come tale, offendere la morale sessuale”. Quando il giudice Trombi, come dicevamo, fulminava “quei baci saltellanti che non risparmiano un centimetro quadrato dell’epidermide facciale del soggetto maschio o femmina, quei baci a mordicchio, a risucchio, a ventosa, ad aspirapolvere, così stucchevoli da annoiare anche il più cretino e smidollato ricercatore di emozioni erotiche”. Che anni, quegli anni! La povera Dama Bianca di Coppi veniva sbattuta in galera per “adulterio e condotta contraria al buon ordine della famiglia”. La Stampa titolava: “Nessun ballo esclude il rischio del peccato”. L’”Enciclopedia di polizia” di Luigi Salerno spiegava che l’uranismo “è una forma di inversione sessuale congenita, una terribile psicopatia, per la quale chi ne è affetto, pure essendo uomo, è tratto ad amare come una donna e viceversa” e che il “vizio funesto” della masturbazione “talvolta conduce precocemente alla morte”. La Rai mandava in onda un “Otello” di Shakespeare dove il Moro, uccidendo Desdemona, non le urla 16 volte “puttana” ma “farfallona! farfallona! farfallona!”. Come andrà stavolta non si sa. Ma a un giudice sessuofobo di allora, “che vede il male / anche dove non ce n’è”, Fausto Amodei dedicò una canzone. Finiva così: “Ed a forza di pigliarsela col sesso / diventò procuratore general!”.
    • 30 Marzo 2006: Guidonia (Roma), lancio di finocchi contro Luxuria da militanti di An. E’ arrivata con un tailleur gessato, una camicia con le ruches e un filo di trucco. Ma ad attenderla non ha trovato solo i compagni di Rifondazione comunista. Ieri sera Vladimir Luxuria, transgender candidata alla Camera, nel suo primo incontro pubblico organizzato in una sala comunale di Guidonia, ha trovato pure un gruppetto di militanti di An, capeggiati dall’ ex assessore Mauro Lombardo. Così appena ha svoltato l’ angolo le è piombata addosso una raffica di finocchi, interi e a spicchi. «Finocchi per i finocchi», urlavano i manifestanti, una ventina in tutto. «No ai culattoni in Parlamento». I contestatori, tra i quali anche alcuni militanti di Forza Nuova, avevano dato il benvenuto con un cartello: «Ieri falce e martello, oggi falce e pisello». La tensione è salita, Luxuria aveva le lacrime agli occhi: «Froci? Meglio qualunque cosa che fascisti. Con quei finocchi avrei fatto volentieri un’ insalata se non fossero stati toccati da loro». Guai, però, a parlare di aggressione con l’ ex assessore Lombardo. «Ho dato ordine di sminuzzarli pure, i finocchi, per non far male… E’ stato un momento di sana dialettica democratica», ha detto, rivendicando l’ iniziativa «a nome di An», il suo partito. Luxuria, invece, nel successivo faccia a faccia con i suoi elettori, ha dato una spiegazione storica del termine. «Nel medioevo, quando la Chiesa bruciava vivi gli omosessuali, gettava semi di finocchio tra la paglia. Loro sono rimasti a quell’ epoca». Per lei un’ amarezza: «Non c’ era la polizia. Le forze dell’ ordine sono intervenute dopo 45 minuti».
    • 24 Marzo 2006: Roma, SOS gayhelpline. An all’attacco: “Una pagliacciata”. L’ 800.713.713 non ha nulla a che vedere con la controversa questione «pacs sì», «pacs no»: è solo un numero verde, gratuito, rivolto a cittadini gay e lesbiche in difficoltà, per fornire loro assistenza, orientamento e sostegno. Psicologico, legale, medico. Un servizio, il primo nel suo genere, entrato in funzione in questi giorni e finanziato, nella sua fase iniziale (intanto per sei mesi) da Comune e Provincia di Roma. Rispettivamente con 30 mila e 6.000 euro. Testimonial di questa iniziativa, realizzata con l’ Arcigay di Roma e presentata ieri in Campidoglio, la mamma di Paolo Seganti, il giovane omosessuale romano torturato e ucciso a colpi di coltello e bastone in un parco della città, la notte ra l’ 11 e il 12 luglio scorso. Al quale il numero verde è stato dedicato. Ma su «Gay Help Line» – questo il nome ufficiale scelto per il call center al quale lavoreranno esclusivamente volontari – ieri si è scatenata la polemica. Da parte di esponenti di Alleanza Nazionale. «Pagliacciata», l’ ha definita Luca Malcotti: «Verificherò che si tratti solo di una boutade propagandistica, perché se davvero il Campidoglio vuol buttare i soldi per un progetto così insensato, porterò una mozione all’ attenzione dell’ Aula». «Comune e Provincia, finanziando la Gay Help Line, hanno di fatto operato una vera e propria discriminazione, distinguendo tra le varie sessualità», hanno ribadito i colleghi di partito Sergio Marchi e Piergiorgio Benvenuti, capigruppo di An in Campidoglio e a Palazzo Valentini. «C’ è già lo 06.06.06», la loro obiezione. Polemiche a parte, l’ 800.713.713 è già in funzione, e le sue caratteristiche sono state spiegate ieri da Mariella Gramaglia, assessore capitolino alle Pari Opportunità e da Fabrizio Marrazzo, che di Arcigay Roma è il giovane presidente: «Il numero è attivo nella Capitale ma funzionerà in tutta Italia – ha spiegato – visto che la nostra associazione ha circoli sparsi in tutto il paese e siamo dunque in grado di attivare volontari un po’ ovunque». «Il finanziamento del Comune – ha invece spiegato la Gramaglia – funzionerà per l’ avvio dell’ iniziativa. Sei mesi. Dopodiché si procederà a una normale gara per la gestione del servizio». Gay Help Line, numero antiomofobia, funzionerà inizialmente il lunedì e il mercoledì dalle 17 alle 21, e il sabato dalle 16 alle 20 (c’ è anche un sito internet: www.gayhelpline.it). «Un orario minimo garantito, ma speriamo di crescere – si è augurato Marrazzo – . Di più, per ora, non possiamo fare. Ai volontari, che hanno seguito corsi di formazione, chiediamo di impegnarsi per turni di due ore. Si tratta, d’ altronde, di un lavoro molto, molto difficile». Al numero verde infatti, già attivato in via sperimentale per una settimana, sono arrivate circa mille telefonate. Tra le quali, molte situazioni assai critiche: «La peggiore – spiegano – riguarda un ragazzo di 16 anni, che ha smesso di andare a scuola e ha problemi di accettazione anche in famiglia». «Pare inverosimile che siano arrivate 1000 telefonate a un numero non ancora pubblicizzato – l’ ironia di Malcotti – probabilmente sono tutte partite dal cellulare del collega Lovari (consigliere comunale della Rosa nel Pugno, n.d.r) ».
    • 17 Marzo 2006: Roma, “Porta a Porta”: Tremonti e i gay “Non simpatizziamo con quel mondo”. «Noi non simpatizziamo per omosessuali e transgender. Invece manifestiamo una relativa preferenza per il campanile, la famiglia, il mondo naturale». Giulio Tremonti, a Porta a Porta, commenta così la proposta dell’ Unione di riconoscere diritti civili alle unioni di fatto. Replica Fausto Bertinotti: «Quindi anche tu condividi la frase “meglio fascisti che froci”?». Risposta del ministro dell’ Economia: «Tu evochi una visione da impero romano pagano: parli di diritti alle unioni civili ma non indichi il numero dei conviventi. Consentiteci di avere un’ idea del matrimonio diversa dalla vostra». Detto questo, Tremonti riconosce che «esiste un problema, ma non si può creare un matrimonio parallelo. Noi non siamo d’ accordo su creare un quasi matrimonio». Semmai, «siamo d’ accordo per riconoscere una serie di diritti, ma questa non può essere un’ operazione per poi costruire qualcos’ altro».
    • 15 Marzo 2006: Torre del Lago, scritte omofobe lungo via Gramsci. La circoscrizione ingaggia una ditta per ripulire i muri della città. E invita i ragazzi che vogliono fare i murales a presentarsi in circoscrizione: saranno messi loro a disposizione dei muri riservati. “Le scritte apparse in questi giorni forse sono ragazzate, ma la mia condanna nei confronti di questi gesti è dura”. Così commenta le scritte neofasciste apparse in questi giorni il presidente della circoscrizione torrelaghese, Athos Pastechi. Scritte apparse lungo via Gramsci, via XX settembre e via della Guidicciona ovest, inneggianti a Calderoli, Hitler e Mussolini ed offensive nei confronti di gay, trans, ebrei e comunisti. Pastechi ha così incaricato la ditta che funge da global service (la Bolloni di Pisa) di ripulire altri muri della frazione, a partire dalla stazione e da via XX settembre, imbrattati in precedenza.
      “Chiederò loro – ha affermato – di controllare tutta Torre del Lago e di cancellare, imbiancando i muri, le scritte”. E, se non opporranno obiezioni, di ripulire anche i muri di proprietà privata. Athos Pastechi invita i responsabili a maggiore senso di responsabilità. “Se hanno voglia di disegnare murales – afferma Pastechi – siamo disposti a lasciare alla loro creatività i muri del campo sportivo. Se invece vogliono fare politica – aggiunge – ricordo loro che esistono luoghi adatti per farla, quali le sedi di partito, anziché imbrattare con quelle frasi i muri della città”. Riguardo invece le frasi più offensive la condanna di Pastechi si fa più dura: “Queste affermazioni – afferma – sono inaccettabili. Sono esseri umani come tutti gli altri e va loro garantita la dignità”.
    • 26 Febbraio 2006: Roma, gay discriminati alla Lateranense. «Ci hanno discriminato nella Pontificia Università Lateranense impedendoci di intervenire a un dibattito sull’ omosessualità e di controbattere alle affermazioni dei relatori». La vicenda, che sarebbe avvenuta giovedì scorso, è denunciata da una decina di gay, lesbiche e trans aderenti al coordinamento «Facciamo breccia», movimento impegnato a sostegno della laicità delle istituzioni. «Volevamo partecipare pacificamente all’ unico dibattito aperto al pubblico nell’ ambito di una cinque giorni seminariale su la questione omosessuale: psicologia, diritto e verità dell’ amore – spiega Maria Ornella Serpa – ma ci hanno impedito di entrare nel salone dove stava per iniziare l’ incontro e ci hanno rinchiusi in una sala secondaria collegata via audio con la scusa che non c’ era posto». Al termine delle relazioni «tutte dal contenuto omofobico – sottolinea Serpa – volevamo intervenire al dibattito, ma ci è stato imposto di scrivere le nostre domande con la promessa che i relatori avrebbero risposto. Ma nessun nostro quesito ha raggiunto i relatori…». Il gruppo di omosessuali ha iniziato a lamentarsi, raccontano sempre i militanti, ma «uomini della vigilanza interna all’ ateneo ci hanno strappato dai vestiti gli adesivi con su scritto sono gay e sono lesbica ». Quando gli omosessuali hanno provato a protestare, sono subito intervenuti agenti di polizia del Commissariato Esquilino che li hanno identificati e poi lasciati andare. «Così nel frattempo il convegno era finito – aggiunge Serpa – e allora ci hanno invitato a uscire». Inutile ieri ogni tentativo di chiedere repliche alla Pontificia Università Lateranense: gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì.
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      Risponde l’ ateneo In riferimento all’ articolo pubblicato il 26 febbraio scorso dal titolo: «I gay: discriminati alla Lateranense», vorrei precisare che la Lateranense non ha organizzato il convegno di cui si parla nell’ articolo, né è responsabile di quanto è riportato nell’ articolo. Il convegno era invece organizzato dall’ «Istituto per matrimonio e famiglia» che ha sede nel complesso del Laterano, ma che non ha nulla a che vedere con l’ Università Lateranense. Marco Gandolfo Responsabile relazioni esterne Pontificia Università Lateranense — Ringraziamo la Pontificia Università Lateranense per la precisazione. Rimaniamo in attesa di eventuali chiarimenti e spiegazioni da parte dell’ Istituto per matrimonio e famiglia ospitato nella lateranense.
    • 24 Febbraio 2006: Roma, il Vaticano: “Più a rischio i bambini adottati dai gay”. No del Vaticano all’ adozione di bambini da parte di coppie gay, poiché crescendo i piccoli rischiano di manifestare le stesse tendenze sessuali dei loro genitori adottivi. A mettere in guardia le società dalle conseguenze di legislazioni permissive è stato il padre francese Toni Anatrella nel corso del seminario di studi all’ Università del Laterano sulla «questione omosessuale». Anatrella ha citato uno studio americano.
    • 21 Febbraio 2006: Riccione, devastata la sede di Arcigay. La sede devastata per la seconda volta in meno di un mese e la bocciatura annunciata – da quasi tutta la maggioranza – del registro per il riconoscimento delle unioni civili. Il movimento omosessuale accusa il colpo, ma rilancia immediatamente e per voce del presidente dell’Arcigay di Riccione Davide Piccioni annuncia: “Con grande rammarico dico che boicotteremo il turismo omosessuale, questa non è più una città gay friendly. Non lo è nelle istituzioni che promettono, promettono e poi non mantengono mai nulla. E non lo sotto il punto di vista dell’ordine pubblico perché non è possibile subire atti intimidatori come quello della devastazione della nostra sede ogni volta che si parla di registro per le unioni civili”.I fatti. Sabato mattina, alcuni operai al lavoro vicino alla sede dell’Arcigay (a fianco della biblioteca comunale) notano due buchi piuttosto grandi nella vetrata della porta d’ingresso e segnalano l’episodio. Probabilmente nella notte tra sabato e domenica gli autori dei buchi, non contenti, tornano e prendono a sassate la porta (vetro con maglia metallica all’interno) e la sfondano, quindi gettano sassi e immondizia in quantità in segno di sfregio verso gli omosessuali. A nulla servono le inferriate montate alla finestra dall’amministrazione comunale un mese fa dopo i primi atti vandalici. “Siamo stufi, questi atti di inciviltà devono finire. Chiediamo all’amministrazione di prendere posizione e di condannare ogni tipo di violenza nei nostri confronti. L’amministrazione, con il suo silenzio come la volta precedente, rischia di rendersi complice degli squilibrati”.I gay spiegano inoltre di non sentirsi al sicuro, di subire discriminazioni sul posto di lavoro e di subire continuamente il “sessismo”, forma di razzismo basata sulle diversità sessuali. “Con grande rammarico, se la situazione non dovesse cambiare, saremo costretti a disincentivare, con tutti i mezzi a nostra disposizione, gli omosessuali a venire in vacanza a Riccione, trattandosi di un posto diventato pericoloso e dove non sono ben accetti. Perderemo così una grossa fetta di turismo anche di fascia medio alta; cosa diranno i commercianti e gli operatori turistici?”.In serata alcuni circoli gay italiani erano già stati informati della situazione riccionese. L’Arcigay è poi tornato sulla questione del registro per le unioni civili. “Chiediamo di dare un segno forte e tangibile nel prossimo Consiglio comunale approvando il registro delle unioni civili”. Molto probabilmente però, ed è cosa nota ai gay, il registro – durante la seduta del Consiglio comunale di giovedì sera – non sarà approvato. In maggioranza non è infatti stato trovato un accordo nonostante le promesse fatte ai gay da parte del sindaco Daniele Imola e attraverso i giornali da parte del segretario della Quercia Fabio Galli. “Al di là della posizione della Margherita, anche all’interno dei Ds non si troverebbe l’accordo sul registro. Approveremo comunque un ordine del giorno per chiedere al Governo di legiferare sulle unioni civili. Si tratta di un atto simbolico, ma del resto anche il registro in termini di risultati non sarebbe andato oltre l’effetto simbolico”.
    • 16 Febbraio 2006: Lodi, offesa ad un gay. La Provincia si scusa. Il presidente della Provincia di Lodi, Osvaldo Felissari, ha inviato un messaggio a Pablo, gay spagnolo, residente a Milano. Il giovane aveva diffuso una e-mail con una sua foto insieme al compagno, morto dieci anni fa, per sensibilizzare le istituzioni sul rispetto dei diritti degli omosessuali. Il messaggio era arrivato anche alla Provincia. Qualcuno gli aveva risposto con una parolaccia. Felissari si è detto «costernato e deluso, come uomo prima ancora che come presidente» per l’ accaduto e ha invitato Pablo in Provincia, per porgergli le sue scuse.
    • 2 Febbraio 2006: Roma, coppia gay aggredita nell’autobus 492. Un fascista ha aggredito due miei amici sull’autobus 492 oggi verso le 13! Verso l’una, oggi, sull’autobus 492 si è verificato un atto secondo me di gratuita e ingiustificabile discriminazione, oltre che di violenza.
      due miei amici, alberto e cristiano, una coppia gay, sono saliti sul bus 492 in direzione stazione tiburtina. si sono seduti in fondo sul lato sinistro dove si trovano due sedili posizionati difronte a altri due.
      davanti a loro un ragazzo sui 25 anni, alto e di corporatura massiccia, vestito con una giacca di pelle e con un berretto nero bordato di tricolore con su scritto “siam fatti cosi’” (se non sbaglio o è un inno fascista?) ha cominciato a guardarli con aria schifata. i miei amici si tenevano per mano e cercavano di non incrociare lo sguardo di questo individuo che li fissava insistentemente. A un certo punto lui dice “fate proprio schifo”, e si alza in piedi. si avvicina a alberto e gli dice “froci di merda, non vi voglio vicino a me, andate a sedere da un altra parte”. alberto si alza anche lui e gli dice “non ho capito che problema c’è scusa, perchè non ti siedi tu da un altra parte?”. “allora non hai capito” dice il fascista, e gli molla uno sganassone in faccia. in quel momento l’autobus era fermo e stavano salendo delle persone. “voi scendete qua” prende l’altro mio amico, cristiano, che era rimasto immobilizzato dalla paura, e lo solleva quasi letteralmente di peso, sbattendolo fuori dall’autobus, dalle porte didietro. “e adesso te vai con lui sennò a te te meno sul serio”, anche alberto è stato costretto a scendere.
      una cosa molto triste che i miei due amici non hanno notato ma che a me a colpito è che c’erano diverse persone sul bus e nessuno ha detto niente, e perfino l’autista che aveva EVIDENTEMENTE visto tutto ha pensato bene di richiudere le porte e ripartire in fretta lasciando i miei amici alla fermata senza accertarsi che nessuno si fosse fatto male. Per fortuna alberto non si è fatto niente, e cristiano si è solo sbucciato un ginocchio e le mani, visto che è stato letteralmente lanciato dall’autobus sul marciapiede.
      conoscevo indymedia perchè conosco qlcn che ci viene a scrivere e mi hanno consigliato di raccontare questa storia terribile qua. ho detto più o meno quello che i miei amici mi hanno raccontato. Ora non so, anche se sospetto di sì, se quel tizio fosse fascista. non penso poi che ci siano tutto sommato tante persone che la pensino a quel modo, nè che possano comportarsi così davanti a una coppia gay che non sta dando fastidio a nessuno. Di certo i prepotenti del cazzo stanno dappertutto, ma penso che il cappellino come ve l’ho descritto significhi qualcoSsa. Spero che qualcuno mi risponda, grazie.
      Ps- io il 492 non lo prendo più!
    • 30 Gennaio 2006: Dalmine (Bg), viado brasiliano ucciso a coltellate. Ronaldo Soares Do Rego, 35 anni, irregolare, meglio conosciuto nel “giro” con il soprannome di Laila. Senza fissa dimora, ma da tempo nella Bergamasca, il viado venne ucciso a coltellate nella notte tra il 29 e il 30 gennaio scorso. Il brasiliano agonizzante fu ritrovato da due passanti in via Vailetta, a Dalmine, nelle vicinanze della provinciale 470 per Villa d”Alm”. Quando venne trovato, coperto di sangue, il viado era ancora vivo, agonizzante ma cosciente: “Ho tanto freddo – aveva detto ai suoi soccorritori con un filo di voce – aiutatemi, mi hanno rapinata”. A nulla erano valsi la corsa agli Ospedali Riuniti e l’intervento chirurgico per fermare l’emorragia: il brasiliano ” morto qualche ora dopo in sala operatoria. Secondo i carabinieri l”omicida sarebbe un romeno, Marius Paunoiu, 23 anni, autotrasportatore, con regolare permesso di soggiorno. Il giovane, residente a Cinisello Balsamo, ” stato arrestato alle prime luci dell”alba del 15 marzo nella sua abitazione della cittadina dell”hinterland milanese. L”accusa ” di omicidio volontario. Nell’abitazione di un marocchino residente a Milano, i carabinieri di Treviglio, al comando del capitano Massimo Pani, ritrovarono il cellulare di Ronaldo “Laila” Soares Do Rego. Il marocchino, fermato con l”accusa di favoreggiamento nell”omicidio e ricettazione, era stato successivamente rimesso in libert”. L”altra pista, che ha portato a sospettare il romeno dell”omicidio, si sarebbe sviluppata nell”ambito di confronti con alcuni presunti testimoni all”omicidio e si sarebbe rafforzata di fronte ad una serie di contraddizioni nelle quali l”indiziato sarebbe incappato. Ancora non si sa in quale circostanza sia maturato il delitto: il giovane romeno si sarebbe finora rifiutato di parlare.
    • 26 Gennaio 2006: O Globo, l’ex c.t. Leao: “Il pallone colorato? Roba da gay!”. Il pallone bicolore con cui si gioca in Coppa Libertadores, lo stesso utilizzato da Juve e Inter in casa, non piace all’ allenatore del Palmeiras, Leão. L’ ex portiere e poi c.t. della nazionale, l’ ha infatti bocciato definendolo «roba da gay» in un’ intervista al quotidiano O Globo.
    • 24 Gennaio 2006:Brokeback Mountainviene distribuito nelle sale cinematografiche con divieto ai minori di 14 anni. Preceduto da un inutile “I segreti di” deciso dai distributori italiani (forse per per ammantarlo di un’ombra di morbosità e lasciare intendere di avere a che fare con qualcosa a metà tra I segreti di Twin Peaks ed I peccatori di Peyton Place), ecco finalmente nelle nostre sale il nuovo, premiatissimo e in odore di Oscar, film di Ang Lee, Brokeback Mountain.
      Tratto da un bel racconto di Annie Proulx (Gente del Wyoming, edito da Baldini e Castoldi), il film racconta la storia dell’amore inatteso che nasce tra i due giovani cowboy precari Ennis (un sorprendente Heath Ledger totalmente in parte con il personaggio) e Jack (Jake Gyllenhaal) a guardia di un enorme gregge di pecore sulla solitaria montagna di Brokeback nel 1963. Un amore che li accompagnerà per venti anni.
      Aspettando l’arrivo del film (nel resto del mondo era uscito già il 9 dicembre scorso), avevo letto il racconto originale che mi aveva commosso fino alle lacrime. Temevo ora di restare deluso dal film ed invece è davvero sorprendente (a parte un paio di nuove situazioni) la sua fedeltà al racconto.
      E’ una straordinaria storia d’amore, di vite non vissute e di desideri frustrati, di errori irreparabili e di rimpianti.
      Anche Ang Lee ha pianto leggendo il racconto della Proulx: “Ho capito che era un film che andava fatto, un dramma sull’amore nascosto e perciò più prezioso, un sentimento tremulo nel vento della vita: proibito, perduto, rimpianto. Considero Brokeback un luogo dell’anima, un posto in cui ciascuno di noi può immaginare di tornare: Jack ed Ennis non hanno una vita reale, tutto quello che hanno sono i pochi giorni rubati sulla montagna. Questo è provocatorio, ispirante, esistenziale: riguarda più l’idea dell’amore che l’amore in se stesso”.
      Heath Ledger e Jake Gyllenhaal dopo la lettura del copione hanno subito accettato la parte. Ha detto Gyllenhaal: “Del film di Ang Lee mi è piaciuto subito il fatto che, prima di essere una storia omosessuale, era una meravigliosa storia d’amore. Al cinema consideriamo solo i rapporti tra uomini e donne, si punta su quello che è convenzionale senza pensare che quel che conta è quel che desideriamo veramente. L’amore va oltre quello che la gente considera perversione, è qualcosa che di per sé ti rende genuino e felice. E queste due persone sono follemente innamorate, anche se la cosa è avversata dalla società e dai loro familiari.”
      Oggi è lunedì e pensavo che lo spettacolo non sarebbe stato affollato, invece il gran parlare che se ne è fatto sui media deve avere funzionato e c’era tanta gente. Giovani, anziani, coppiette abbastanza “ruspanti”. Ho temuto di non riuscire a godermi il film. Ed infatti all’inizio si sono sentiti diversi commenti dei ragazzi venuti soltanto per accompagnare le loro ragazze “intellettuali”, e le loro risate grasse quando la moglie di Ennis gli chiedeva di portare del pesce anche per lei e le figlie (i due amanti si allontanavano da tutti dicendo di andare a pesca).
      Quando però la storia è entrata nella sua parte più drammatica sono ammutoliti. E non perché si fossero addormentati! Mi sono guardato intorno ed erano tutti conquistati dalla storia.
      A quasi vent’anni dall’uscita nelle sale di un altro film di amori gay, Maurice di James Ivory dal romanzo di E.M.Forster (e ancora a Venezia, i due protagonisti, James Wilby e l’allora semi-sconosciuto Hugh Grant, vinsero la Coppa Volpi come migliori attori), ecco un nuovo portabandiera della tolleranza sessuale.
      “Ovviamente ne sono molto felice” – ha detto Annie Proulx – “Non pensavo che questa storia avrebbe assunto una valenza simbolica così forte. Nello stesso tempo non è che sto lì con il fiato sospeso ad aspettare che cambi il mondo. Penso solo che ci sia un grande bisogno di storie, e quindi di film, che parlino di empatia, che aiutino la gente a capire, a capirsi. La mentalità di gran parte degli americani, quelli di frontiera in particolare – e la frontiera in America è molto più grande e più presente di quanto non si pensi – è tragicamente ristretta”.
      Non stupisce che il film sia stato boicottato negli Stati più conservatori degli Usa come Utah (lo Stato dei Mormoni) e Washington, dove molti esercenti si sono rifiutati di farlo uscire nelle sale ritenendolo scandaloso.
      In Italia il film è vietato ai minori di 14 anni, quando altri come Saw 2 sono classificati per tutti. Dopo che lo stesso divieto è stato affibbiato anche a Reinas, viene il sospetto che i nostri censori siano un tantino omofobi.
    • 24 Gennaio 2006: Riccione, sede Arcigay presa a mazzate. Sembra finito nel mirino di vandali e balordi il giardino della biblioteca comunale di viale Lazio. Pochi giorni fa a farne le spese era stato il busto di Karl Marx, ricoperto di scritte insultanti e croci celtiche riconducibili, almeno queste ultime, al’estrema destra.L’altra notte una sorte simile è toccata alla sede del’Arcigay, ricavata, per concessione del’amministrazione comunale, nel’ex spogliatoio del’arbitro a ridosso del campo da calcetto. Qui i vandali hanno scelto di distruggere la vetrata della finestra e di danneggiare quella del portone ‘ingresso. Non è chiaro se abbiamo utilizzato delle mazze, opportunamente ricoperte da uno spessore di vecchi giornali (trovati in abbondanza sul posto) per attutire i rumori, come più probabile, oppure se abbiamo mandato in frantumi la vetrata, peraltro doppia, a sassate.”Si tratta evidentemente di un atto vandalico – ha commentato piuttosto amareggiato il presidente del locale circolo del’Arcigay Davide Piccioni – purtroppo capita anche questo”. Piccioni non manca però di far notare che tutta ‘area della biblioteca è lasciata in balia dei vandali da parte del’amministrazione. “Da circa un anno chiediamo al proprietario della nostra sede, ovvero il Comune, di montare u’inferriata per evitare i continui atti vandalici. ‘inferriata non è mai arrivata e questi sono i risultati”. Non solo. Piccioni aggiunge che la sede a fianco, un p’ più grande, negata ai gay dal Comune, è da oltre un anno abbandonata. “L’amministrazione non si è preoccupata neppure di chiudere a chiave la porta, potrebbe entrarci chiunque per qualunque scopo. Anzi, essendoci dentro diverse mazze di legno, mi viene da pensare che i vandali per attrezzarsi abbiano anche dovuto fare poca strada. Per non parlare delle panchine divelte e ‘immondizia un p’ ovunque. Credo che ques’area potrebbe essere senza dubbio curata meglio”. Giuseppe Massari, capogruppo dei Comunisti italiani, esprime solidarietà ai gay e aggiunge: “Credo che coloro che volevano togliere la sede al’Arcigay, dopo la distribuzione dei preservativi, oggi dovrebbero fare ammenda. Purtroppo si tratta di un atto ‘intolleranza, per cui credo sia giunto il momento di portare in Consiglio comunale ‘ordine del giorno sul registro per le unioni civili, spesso piuttosto ostacolato. ‘approvazione di un documento del genere rappresenterebbe una risposta netta agli atti fascisti e intolleranti che stanno avvenendo nel parco della biblioteca comunale”. Sulla questione interviene anche Sergio Vollono a nome del circolo locale di Rifondazione comunista. “Intendiamo manifestare tutta la nostra preoccupazione per un gesto così grave che esprime tutta la intolleranza nei confronti della associazione che porta avanti con determinazione e democraticamente le battaglie per i diritti degli omosessuali e la lotta contro ‘Aids. Tutti i cittadini e i partiti politici alzino la guardia verso questi gesti che danno il sentore di un clima difficile e grave per chi si espone per le proprie idee”.
    • 17 Gennaio 2006: www.famigliaitaliana.org, sito omofobo o bufala? All’indirizzo www.famigliaitaliana.org compare un fantomatico sito omofobico che per mesi si distingue portando avanti una feroce e violenta campagna diffamatoria contro le persone LGBT*. le proteste non mancano e il sito “magicamente” sparisce. Qualcuno scrive che era una “bufala” ad opera di Daniele Movarelli, lui però si difende sostenendo di aver realizzato e gestito il sito per conto di un committente.
    • 15 Gennaio 2006: Roma, e Calderoli tuonò da macho!Assurde pretese di privilegi dei culattoni”. E’ fedele alla fama di britannica sobrietà, il ministro Roberto Calderoli Ministro Calderoli che ha bollato così le richieste d’ una legge per le coppie di fatto, omosessuali comprese, partite dalla manifestazione di Roma. Che il tema in Italia sia spinoso è vero. Tanto da aver acceso polemiche aspre non solo nella destra contro la sinistra, a parte le scelte personali di Alessandro Cecchi Paone o Marco Taradash, ma dentro la stessa sinistra, dove l’ attenzione (anche elettorale) al mondo cattolico è forte fin dai tempi in cui Enrico Berlinguer additava alle giovani pioniere comuniste l’ esempio di Maria Goretti. E dove l’ attacco dell’ Osservatore Romano alle «scorciatoie delle provocazioni e delle manifestazioni di piazza» indette a sostegno della coppia omosessuale che «non ha rilievo sociale» e «non crea famiglia» fa sanguinare il cuore di una larga parte di cristiani che, per quanto schierati contro la destra, proprio non riescono a digerire certe battaglie di laicità che vivono come forzature laiciste. Per non dire di certe immagini, come le foto del giovanotto seminudo col velo da sposina. Sfoghi di allegria sguaiata che il mondo gay più «politico» vive scuotendo la testa come la scuotono i pacifisti veri quando si ritrovano in corteo tre fanatici che urlano slogan dementi. Ma destinati fatalmente a essere sbattute in prima pagina. Insomma: i patti civili tra omosessuali sono una cosa troppo seria per lasciarla in mano a certi omosessuali. Anche la scelta di opporsi al «relativismo etico», però, è una cosa troppo seria perché se ne occupino certi politici. C’ è modo e modo anche di essere di destra, conservatori e perfino guardiani della pubblica morale. Ed è sbalorditivo che un ministro dica ciò che ha detto ieri il responsabile delle Riforme: «Pacs e porcherie varie hanno come base l’ arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni, per dirla alla Tremaglia, sono fuori luogo e nauseanti». La citazione del ministro per gli Italiani all’ Estero, che un anno e mezzo fa firmò una strabiliante dichiarazione («Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza») in difesa di Rocco Buttiglione, è in realtà solo un giochino retorico. Il responsabile delle Riforme, infatti, quelle parole le aveva già usate. Dicendo, ad esempio, che «la civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni…». Oppure: «Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni». Quanto basta perché Franco Grillini possa riderne: «Ce l’ ha sempre in bocca. Si vede che sono parole che gli piacciono proprio. A questo punto direi: gatta ci cova. Basta aver letto due libri di psicologia per sapere che l’ ossessione in materia sessuale sta a significare problemi non risolti». Pilota di rally a riposo, l’ odonto- statista bergamasco mostra in effetti di essere piuttosto spericolato. Sugli stessi temi, infatti, si era già avventurato mesi fa con tale foga da finire tra i protagonisti di una intervista sul nostro Magazine di Claudio Sabelli Fioretti nella quale il presidente onorario di Arcigay gigioneggiava sui cripto-gay in Parlamento. Chiacchierata seguita da un’ intervista alla moglie oggi separata, Sabina Negri. La quale non solo non si scandalizzò alla domanda ma si sbilanciò fin sull’ abisso: «No, Roberto non è gay. Ma freudianamente, nell’ inconscio ci sta dentro tutto». Dopo di che aveva aggiunto: «Io penso che lui scherzi con queste cose qui, che esageri un po’ , che dipinga le cose con colori più forti del dovuto». Eppure, spiegò, non era omofobo: «Alle nostre cene del sabato sera quando non era ancora ministro c’ erano gli amici gay, ci si divertiva…». Per carità, non è l’ unico, a destra, ad abbinare omosessuali e «rossi» come faceva Malaparte contro la «pederastia marxista». Francesco Storace attaccò alla Camera il verde Mauro Paissan dicendo: «Quella checca mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, io non l’ ho toccato: sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo». Forza Nuova, oggi corteggiata dal Polo, ha sfilato con striscioni che dicevano «Finocchi? Sì, grazie: col pinzimonio». Maurizio Gasparri attaccò Elio Di Rupo, il leader dei socialisti belgi gay dichiarato ma da sempre contro la pedofilia, dicendo: «Non piacere ai pedofili non ci dispiace più di tanto». E il deputato siciliano Luigi Caruso liquidò il suo avversario elettorale così: «E’ arruso. Insomma: gay». «Dichiarato?». «Noo. Però lo sanno tutti». «E lei lo dice così?» «Noooo. Alludo». E il bello è che il comunista Maksim Gor’ kij lanciava la stessa accusa a rovescio: «Nei Paesi fascisti, l’ omosessualità, rovina dei giovani, fiorisce inpunemente; nel Paese dove il proletariato ha audacemente conquistato il potere, l’ omosessualità è stata dichiarata crimine sociale e severamente punita. Eliminate gli omosessuali e il fascismo scomparirà». Non sarebbe il caso, nel 2006, di smetterla?
    • 14 Gennaio 2006: Roma, cameriere trovato in casa con la testa fracassata. Massacrato a colpi contundenti in testa. Un cameriere di origini sarde, Luciano Lasio, nato a Cagliari 48 anni fa, è stato ritrovato morto ieri pomeriggio nell’ appartamento in cui viveva da solo da una decina di anni a Centocelle. Nella palazzina a quattro piani di via dei Castani, al civico 258, non lo vedevano da un paio di giorni. A pianterreno, quell’ appartamento con le finestre rivolte verso i garage del condominio era silenzioso da un po’ di tempo. Troppo. Ieri pomeriggio, poco dopo le 18, è giunto sul posto un amico del cameriere. Aveva le chiavi di casa, ha aperto la porta e ha cacciato un urlo. Davanti a lui, nel saloncino dell’ appartamento, giaceva riverso a testa in giù in un lago di sangue Luciano Lasio. Inutile ogni soccorso, l’ uomo era morto ormai da tempo. Così ha potuto constatare di lì a poco il medico del 118 giunto a bordo di un’ ambulanza, chiamata tempestivamente ma del tutto inutilmente. Un omicidio, con schizzi di sangue un po’ dovunque e la piccola casa a soqquadro, con i cuscini per terra e i cassetti rovesciati. Uno scenario da rapina, ma con dentro molto furore. Sul posto sono intervenuti subito dopo i carabinieri della compagnia Casilina, guidati dal maggiore Oronzo Greco. Al primo esame sono risultati mancanti gli effetti personali della vittima. Nessuna traccia, in particolare, del portafoglio. È il quadro in cui successivamente si sono immersi i tecnici dell’ arma in tuta bianca inviati ad effettuare i «rilievi» e gli investigatori della omicidi del Nucleo Operativo dei carabinieri diretti dal tenente colonnello Giovanni Arcangioli. Fuori, davanti al cancelletto verde di via dei Castani, sotto l’ improbabile guardia di due leoni in pietra seduti, intanto si sciorinavano i commenti di vicini e passanti che conoscevano, per quanto si può oggi conoscere, la vita dell’ uomo. Persona riservata, cameriere che in passato aveva lavorato in ristoranti soprattutto di sera, uomo modesto che non si era mai messo in luce per particolari storie e che probabilmente 48 ore fa è andato incontro alla morte accompagnandosi a qualcuno che ha abusato della sua disponibilità. Nessun segno di effrazione è stato infatti riscontrato sulla porta d’ ingresso. L’ assassino, in questo nuovo delitto d’ impeto commesso quasi in un raptus improvviso, deve essere entrato in casa insieme alla vittima. Inevitabili le congetture su un nuovo caso di un gay andato incontro alla morte, congetture che però ieri sera erano alimentate soltanto da voci e non avevano trovato precisi riscontri. Se la morte di Luciano Lasio sia da inserire nella triste e lugubre scia delle morte di gay nella capitale è ancora prematuro da dire. Parla da sola comunque la dinamica dell’ omicidio, un massacro sproporzionato per il solo scopo di una banale rapina in un’ abitazione in cui è difficile ipotizzare chissà quali beni e tesori.
    • 14 Gennaio 2006: Roma, il Vaticano: “Provocazione i pacs in piazza a Roma”. In un articolo dell’ Osservatore Romano, giornale vaticano, viene criticata la manifestazione in programma oggi a Roma, in piazza Farnese, dove alcune coppie di fatto riceveranno una simbolica benedizione dal magistrato di Cassazione Giovanni Palombarini. In contemporanea a Milano si terrà una manifestazione in difesa della 194 sull’ aborto: «Due piazze per la libertà». Più che condanna, nell’ articolo dell’ Osservatore si coglie un senso di tristezza. Come siamo caduti in basso, sembra dire l’ autore, invece di idee, «fioccano slogan e provocazioni». Fioccano invece disapprovazioni per Palombarini. L’ altro giorno il ministro della Giustizia Castelli lo ha invitato a desistere. Ora lo attacca Virginio Rognoni, vicepresidente del Csm: «Ognuno può fare quello che vuole, ma a me non piace». Secondo Rognoni, «una maggiore sobrietà e misura sarebbe più conveniente per un magistrato». «ATTACCO ALLA FAMIGLIA» – Toni distesi invoca il giornale vaticano, che al fondo di tutto questo agitarsi scorge il grande pericolo, l’ attacco alla famiglia. «Si è aperta una partita decisiva, inimmaginabile fino a qualche decennio fa». Anche il Papa l’ altro ieri ha fatto balenare il timore che si voglia «oscurare il senso della famiglia» a favore di altre forme di unione. E ora Alessandro Cecchi Paone, che guiderà dai microfoni la manifestazione di piazza Farnese, se la prende col sindaco Veltroni, il presidente della Regione Lazio Marrazzo e il presidente della provincia Gasbarra, che ascoltavano quelle parole del Papa «seduti come scolaretti. È impressionante». Opinione unanime dei promotori della manifestazione è che la Chiesa non dovrebbe intromettersi. Omosessuali ed eterosessuali, sostiene il segretario radicale Daniele Capezzone, hanno il diritto di formare «unioni di fatto, e uno Stato estero come il Vaticano dovrebbe piantarla di esercitare pervicace e indebita ingerenza». Ma le gerarchie cattoliche non hanno nessuna intenzione di starsene buone. Anzi insistono nel mettere in luce i pericoli di disordine sociale ed etico che possono derivare da una crisi della famiglia. A questo ha dedicato un intervento l’ arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, secondo il quale «una coppia omosessuale non può essere messa sullo stesso piano e definita famiglia allo stesso modo del matrimonio». E lo stesso Osservatore accusa: attraverso i Pacs si vuole introdurre il matrimonio tra omosessuali. «MATRIMONI DI SERIE B» – Invece è proprio quello che si cerca di realizzare, teme il presidente delle Acli Luigi Bobba, si vuole introdurre «un matrimonio di serie B». Perché poi tutto questo attivismo? Non sono mica così numerose le unioni di fatto. «E ben altre sono le emergenze sociali». Una visione condivisa nel centrodestra. I Pacs (patto civile di solidarietà), ritiene il responsabile di An per la famiglia, Riccardo Pedrizzi, prefigurano «un’ Italia alla Zapatero». Sarà «un carnevale», ironizza Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera. Fioriscono iniziative di senso opposto. Il ministro della Funzione Pubblica Mario Baccini andrà a un raduno a favore della famiglia. Scenderanno in piazza per contestare i cattolici di Militia Christi e gli estremisti di destra di Forza Nuova. Marco Nese I due cortei A ROMA Oggi alle 14.30 appuntamento a piazza Farnese per «Tutti in Pacs», manifestazione a sostegno delle unioni civili. Il magistrato di Cassazione Palombarini celebrerà simbolicamente l’ unione di alcuni rappresentanti politici, etero, gay e lesbiche, con i rispettivi partner. In chiusura, collegamento via radio con la manifestazione di Milano.Paladino sì. Ma solo dei diritti degli eterosessuali e delle famiglie, così come le intende Rocco Buttiglione e un certo schieramento conservatore, politico e d’opinione. Nel bar di Rossano Paladino, infatti, è severamente vietato l’accesso ai gay. «Accesso», beninteso, non ingresso. E il divieto è scritto a chiare lettere con un cartello bene in vista sul finestrone del baretto che si trova all’entrata della zona 167, in via Caduti di Via Fani. Rossano, il titolare, non si tira indietro quando chiediamo chiarimenti. Anzi è ben felice di spiegare che lui non ha nulla contro i gay e che presto il cartello subirà un «upgrade»: un aggiornamento tipografico alla luce del «grande successo» della sua provocazione. «Certo – esordisce con fredda lucidità – io non ho nulla contro queste persone che possono fare quel che vogliono ma sempre ben lontane da me; io intendo protestare contro la classe politica che ci vuol condurre in direzioni insostenibili per chi crede nella famiglia, così come è stata intesa per secoli. Il nuovo cartello, infatti, è stato già commissionato e sotto la scritta “vietato l’accesso ai gay” ci sarà un sottotitolo con il quale chiederò polemicamente ai politici dove vogliono condurci con le leggi che propongono di equiparare le unioni gay alle famiglie». Le reazioni dei neritini? «Beh, sono state diverse – continua Paladino – con alcuni adulti che hanno protestato per quella che hanno interpretato come una discriminazione. I giovanissimi, invece, mi sostengono: sono stati tanti i ragazzi che si sono complimentati perché sono disorientati in questa società che cambia troppo velocemente. Mi chiedono come sarà possibile, in futuro, che i loro figli possano andare a scuola con un ragazzino che ha due papà o due mamme». La svolta di Zapatero in Spagna, l’enorme enfasi mediatica concessa al matrimonio di Elton John: situazioni che Paladino non ha tollerato e che teme possano prendere piede anche in Italia. «Per fortuna che c’è Buttiglione?» sospira. Intanto, però, qualcuno si è indignato per un episodio che «ci riporta indietro in altri tempi ed altri luoghi quando, in pieno fascismo, si poteva leggere, all’ingresso dei locali pubblici, che era vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei». Lo dice la segretaria cittadina di Rifondazione Comunista, Anna Rita Colopi, per la quale «molto tempo è passato e tante cose sono cambiate ma evidentemente esistono ancora profonde sacche di ignoranza dove si annidano, pericolosissimi, i germi dell’intolleranza e del razzismo». Colopi ha già protestato negli uffici comunali del commercio, evidentemente senza esito, visto che il cartello è lì da venti giorni: «Lascio alle autorità – dice – il compito di avviare tutti i procedimenti che il caso richiede e che non può essere minimizzato. Personalmente credo che la tolleranza sia un valore primario». A MILANO Appuntamento alle 14 in piazza Duca d’ Aosta per il corteo a sostegno della legge 194, nato dall’ appello lanciato via email meno di due mesi fa dalla giornalista Assunta Sarlo. Il sito dell’ iniziativa, usciamodalsilenzio.org, ha registrato 18 mila contatti in poco più di un mese.
    • 13 Gennaio 2006: Nardò, vietato l’accesso ai gay. Paladino sì. Ma solo dei diritti degli eterosessuali e delle famiglie, così come le intende Rocco Buttiglione e un certo schieramento conservatore, politico e d’opinione. Nel bar di Rossano Paladino, infatti, è severamente vietato l’accesso ai gay. «Accesso», beninteso, non ingresso. E il divieto è scritto a chiare lettere con un cartello bene in vista sul finestrone del baretto che si trova all’entrata della zona 167, in via Caduti di Via Fani. Rossano, il titolare, non si tira indietro quando chiediamo chiarimenti. Anzi è ben felice di spiegare che lui non ha nulla contro i gay e che presto il cartello subirà un «upgrade»: un aggiornamento tipografico alla luce del «grande successo» della sua provocazione. «Certo – esordisce con fredda lucidità – io non ho nulla contro queste persone che possono fare quel che vogliono ma sempre ben lontane da me; io intendo protestare contro la classe politica che ci vuol condurre in direzioni insostenibili per chi crede nella famiglia, così come è stata intesa per secoli. Il nuovo cartello, infatti, è stato già commissionato e sotto la scritta “vietato l’accesso ai gay” ci sarà un sottotitolo con il quale chiederò polemicamente ai politici dove vogliono condurci con le leggi che propongono di equiparare le unioni gay alle famiglie». Le reazioni dei neritini? «Beh, sono state diverse – continua Paladino – con alcuni adulti che hanno protestato per quella che hanno interpretato come una discriminazione. I giovanissimi, invece, mi sostengono: sono stati tanti i ragazzi che si sono complimentati perché sono disorientati in questa società che cambia troppo velocemente. Mi chiedono come sarà possibile, in futuro, che i loro figli possano andare a scuola con un ragazzino che ha due papà o due mamme». La svolta di Zapatero in Spagna, l’enorme enfasi mediatica concessa al matrimonio di Elton John: situazioni che Paladino non ha tollerato e che teme possano prendere piede anche in Italia. «Per fortuna che c’è Buttiglione?» sospira. Intanto, però, qualcuno si è indignato per un episodio che «ci riporta indietro in altri tempi ed altri luoghi quando, in pieno fascismo, si poteva leggere, all’ingresso dei locali pubblici, che era vietato l’ingresso ai cani e agli ebrei». Lo dice la segretaria cittadina di Rifondazione Comunista, Anna Rita Colopi, per la quale «molto tempo è passato e tante cose sono cambiate ma evidentemente esistono ancora profonde sacche di ignoranza dove si annidano, pericolosissimi, i germi dell’intolleranza e del razzismo». Colopi ha già protestato negli uffici comunali del commercio, evidentemente senza esito, visto che il cartello è lì da venti giorni: «Lascio alle autorità – dice – il compito di avviare tutti i procedimenti che il caso richiede e che non può essere minimizzato. Personalmente credo che la tolleranza sia un valore primario».