Archivio

Osservatorio Omofobia 2005

    • 23 Dicembre 2005: Roma, “Reinas” vietato ai minori di 14 anni per la “particolare tematica”. Reinas, la commedia sui matrimoni gay dello spagnolo Gomez Pereira, in uscita oggi nelle sale italiane, ha avuto il divieto ai minori di 14 anni. Motivazione della censura sono la «particolare tematica» del film e una scena di sesso ritenuta esplicita. «Sono allibito che si possa vietare il film ai minori di 14 anni. In realtà è pura omofobia», ha commentato il distributore Andrea Occhipinti.
    • 20 Dicembre 2005: Catania, patente sospesa a gay: condanna al ministero. Il Tar di Catania, ribadendo che «l’ omosessualità non è malattia psichica», ha accolto il ricorso di Danilo Giuffrida, 23 anni, al quale era stata sospesa la patente di guida. Durante la visita di leva, il giovane disse di essere gay. Risultando così, secondo quei medici, non in possesso dei requisiti per guidare. Il ministero dei Trasporti dovrà anche pagare mille euro di spese. È ancora pendente in tribunale il processo per risarcimento danni.
    • 18 Dicembre 2005: Roma, Marcello Pera e la sua “Magnacarta”. Marcello Pera, presidente del Senato e presidente onorario della fondazione «Magna Carta», non nomina mai Giuliano Ferrara dal palcoscenico del teatro Valle nel cuore di Roma. Ma il direttore de Il foglio , dopo i suoi editoriali e le risposte della fondazione, è inevitabilmente il coprotagonista (assente) di questa mattinata dedicata a «Il dovere dell’identità». A parlare con Pera ci sono i giornalisti Magdi Allam e Fiamma Nirenstein nonché il sottosegretario An Alfredo Mantovano. Dice Pera che «la nostra identità giudaico-cristiana è specifica perché è nostra, qui ed ora. Ma è anche universale perché, se riconosce la dignità dell’uomo viene prima delle leggi degli Stati e quindi vale per tutti, dà ospitalità a tutti, mette gli stessi principi e valori a disposizione di tutti». Prima spedisce un messaggio diretto a Giuliano Ferrara. Dopo aver annunciato che «Magna Carta» intende partecipare al dibattito sull’identità afferma: «Sì, facciamo politica. E siamo ambiziosi».
      Una replica all’editoriale de Il foglio in cui Ferrara ha accusato giorni fa Pera con ironia di «mettere all’incasso quattro moralità valoriali in una campagna elettorale» allestendo rapidamente un «partitino dei valori». C’era già stata ieri su il Giornale la risposta di Gaetano Quagliariello, consigliere di Pera e presidente di «Magna Carta»: Ferrara non ha avuto la disponibilità di «rischiare sulla crescita di chi ti sta accanto», ma ormai «molti uomini e donne hanno avviato un percorso rivoluzionario per questo Paese e andranno avanti anche senza di lui, se sarà necessario».
      Il percorso è il riconoscimento dell’identità e dei valori, dice Pera, contro l’attacco proveniente «dal terrorismo e dal fondamentalismo che si richiamano all’Islam». L’Europa ha proposto «due modelli sbagliati, il multiculturalismo e l’integrazione nazionalista e giacobina», ovvero la Gran Bretagna e la Francia: sempre «ghetti, incomunicabilità, conflitti». Per il presidente del Senato l’identità si difende «affermando i nostri principi, sostenendo i nostri valori». Il matrimonio eterosessuale «va tutelato, quello tra persone dello stesso sesso è un divieto morale dettato dalla nostra identità». L’aborto «può essere una tragica necessità ma resta una soppressione di una vita e di una persona», occorre far sì che la «tragica scelta non si verifichi o si verifichi il meno possibile».
      Antonio Mantovano indica quattro cardini: «La difesa della vita, la tutela della famiglia, la libertà di educazione e la libertà dal terrorismo». A suo avviso tutto ciò è correlato perché, per esempio, il diritto di aborto affiancato a quello dell’eutanasia e quindi, in prospettiva, la possibilità di sopprimere chi abbia un deficit (handicap, vecchiaia) prefigura «uno Stato totalitario nel quale l’uomo viene ridotto a strumento». E ancora: «La classe dirigente di centrodestra non può essere distratta e svogliata sull’essenziale difesa della vita innocente».
      Magdi Allam esclama «Povera Italia! Povera Europa! Povero Occidente! Dobbiamo uscire dal sonno della ragione». Lo dice dopo aver elencato alcuni episodi per lui inaccettabili: l’assoluzione di Mohamed Daki «nonostante figuri in una lista dell’Onu per il suo coinvolgimento nell’11 settembre», l’attività «illegale della cosiddetta scuola islamica di via Quaranta a Milano che ha operato per quindici anni senza che nessun magistrato sia intervenuto», la mancanza di reazioni a settembre quando «Nabil Bayoumi, direttore della moschea El Nour, legittimò a Matrix il massacro dei bambini e dei civili israeliani nonché il terrorismo di Osama bin Laden». Occorre per Allam aiutare «a crescere e a conquistare spazi» quei musulmani che stanno affrontando «una complessa e magnifica gestazione di idee liberali e di un pensiero critico che si basa sulla sacralità della vita».
      Fiamma Nirenstein descrive un mondo «cristiano e dei musulmani moderati» attaccato «dal terrorismo islamico». E cita come esempio di identità di Israele il caso «della poliziotta incinta che ha tentato a Netanya di disattivare la bomba di un terrorista suicida e dello studente lavoratore che ha volontariamente bloccato col suo corpo quel terrorista salvando molte vite umane». La sfida di Israele, conclude, è «restare se stesso».
    • 18 Dicembre 2005: Roma, Rivera: “Il calcio è un gioco troppo maschio per gli omosessuali.” Gianni Rivera, 62 anni, ex golden boy e ora parlamentare europeo, ha sentito la provocazione tedesca? Tre calciatori si dicono pronti ad ammettere la propria omosessualità se altri otto sportivi faranno altrettanto. «Beh, sarà dura allora…». Perché, è ancora così difficile parlare di omosessualità nel calcio? «Premetto che non capisco tanto questa necessità di sbandierare al mondo un fatto così privato, visto che uno nella sua vita è libero di fare ciò che vuole. Quanto al fenomeno in sé, io sarò antico, ma ogni volta che sento dire che ci sono omosessuali tra i calciatori, mi stupisco. Sarà perché in tutta la mia carriera non mi è mai capitato di incontrarne uno, e nemmeno mi è venuto il sospetto». Ma perché le pare così strano? «È chiaro che sono io a sbagliarmi, visto che invece i gay nel calcio ci sono e immagino vivano i loro problemi. A me sembra difficile pensare che scelgano un gioco così maschio, dai contrasti così decisi». Non ha mai pensato che il celeberrimo soprannome di Brera «abatino» potesse nascondere anche questa sfumatura? «Questa è buona. No, Brera non l’ ha mai usato in quel senso, non aveva nessun motivo per intenderlo. Si riferiva al mio aspetto fisico, al fatto che fossi leggero. Io, Bulgarelli e Mazzola in nazionale non rappresentavamo certo un attacco di sfondamento. E neanch’ io ho mai dato al soprannome quell’ interpretazione, anche perché, conoscendomi, ero tranquillo. Ma anche se me l’ avessero detto in quel senso, non mi avrebbe dato fastidio. Anzi, se fossi stato omosessuale, oggi avrei potuto seguire la moda e confessarlo anch’ io, ma è una battuta…».
    • 15 Dicembre 2005: Roma, protesta di 29 preti gay italiani, abbandonati dalla Chiesa. Trentanove «omosessuali preti» (29 dei quali italiani) protestano per l’ esclusione dal sacerdozio dei candidati con tendenza omosessuale «radicata»: «Ci sentiamo figli abbandonati e non amati da quella Chiesa alla quale abbiamo promesso fedeltà e amore». Ieri hanno firmato una «lettera aperta» nella sede dell’ agenzia «Adista», a Roma, ma hanno chiesto di mantenere l’ anonimato. La lettera è stata inviata per posta al cardinale Zenon Grocholewsky, prefetto della Congregazione per l’ Educazione Cattolica, che ha firmato l’ «istruzione» vaticana su sacerdozio e omosessualità pubblicata il 29 novembre. «Il fatto di essere omosessuali – scrivono i 39 – non ci ha impedito di essere buoni preti». Affermano di provare «maggiore disagio» dopo la pubblicazione dell’ istruzione vaticana, come se la loro «vocazione» non fosse «autentica» e sostengono che la Chiesa «ha bisogno di riconciliarsi con l’ omosessualità, realtà di tanti credenti, figli e figlie di Dio».
    • 6 Dicembre 2005: Città del Vaticano, il cardinale Pompedda: “Bene non parlare di patti. Ma niente diritti ai gay”. Il cardinale giurista Mario Francesco Pompedda esprime «di primo acchito» un apprezzamento e tre riserve sugli «orientamenti» raggiunti nel seminario dell’ Unione in merito alle «unioni di fatto». L’ apprezzamento riguarda l’ impegno a non parlare «né di Pacs né di contratti». Le riserve si appuntano sulle espressioni «riconoscimento giuridico», sull’ elemento dell’ «intenzionalità» che dovrebbe qualificare le unioni da prendere in esame e sull’ estensione della proposta alle unioni omosessuali. Eminenza, i partecipanti al seminario assicurano che il programma dell’ Unione non userà le parole «Pacs» e «contratto»… «Questa prudenza terminologica è apprezzabile. Tanto è giusto, a mio parere, porre la questione del riconoscimento dei diritti e dei doveri della coppia di fatto, altrettanto è giusta la preoccupazione di non equipararla al matrimonio o di non creare un presupposto che preluda all’ equiparazione. Le parole “patto” e “contratto” sono tipiche dell’ istituto matrimoniale e dunque basterebbero da sole a configurare quantomeno una simulazione, se non un’ equiparazione». Vi sarebbe tuttavia – a quanto si apprende – il «riconoscimento giuridico» della relazione… «Qui non sono d’ accordo. Ritengo che si debbano riconoscere diritti e doveri derivanti da una situazione di fatto, ma non la forma di relazione che vi è implicata. Ovviamente occorre conoscere con esattezza che cosa viene proposto, ma la presenza di quell’ espressione mi appare quantomeno rischiosa, nel senso che potrebbe prestarsi a un’ interpretazione estensiva, che farebbe rientrare dalla finestra quella simulazione del contratto matrimoniale che si era cacciata dalla porta». Le unioni di fatto destinatarie del provvedimento dovrebbero essere caratterizzate da «stabilità e intenzionalità»… «L’ elemento della stabilità mi pare ovvio e accettabile: soltanto un prolungamento nel tempo di queste unioni può dar luogo a diritti e doveri. Quello dell’ intenzionalità invece lo vedo con sospetto, perché è tipico del matrimonio e dunque ci vedo, di nuovo, una premessa che può portare a simulare le nozze». Che dice dell’ estensione del provvedimento alle coppie omosessuali? «Non posso non essere contrario. Penso che sia del tutto illegittimo porle sullo stesso piano delle coppie eterosessuali, trattandone con lo stesso provvedimento, o adottando la stessa terminologia. Con la coppia eterosessuale abbiamo un’ unione “coniugale”, che domani potrebbe dar luogo a un matrimonio vero e proprio, il che non può avvenire con la coppia omosessuale».
    • 30 Novembre 2005: Città del Vaticano, “L’omosessualità? Atti destabilizzanti e immaturi”. L’ omosessualità è «destabilizzante per la persona e la società», non «rappresenta un valore sociale» ma ha piuttosto il carattere di «un’ incompiutezza e di un’ immaturità sessuale». Induce ad atteggiamenti «narcisistici» e a rapporti interpersonali improntati alla «seduzione». Costituisce una «controindicazione per il sacerdozio», al quale vanno ammessi soltanto «uomini ben fondati nella maturità della propria mascolinità». Queste affermazioni trancianti sono contenute in un articolo di commento alla «dichiarazione» vaticana su sacerdozio e omosessualità, pubblicato ieri dall’ «Osservatore romano» e firmato dallo psicologo e prete francese Tony Anatrella. Se la dichiarazione – ufficialmente pubblicata ieri, ma già nota ai media per una «fuga» del testo – aveva provocato reazioni critiche, questo commento scatenerà una tempesta polemica. Ecco un brano che – si può immaginare – sarà contestato parola per parola: «Negli ultimi anni l’ omosessualità si è rivelata come un fenomeno sempre più preoccupante ed è stata ritenuta in diversi paesi come un’ attitudine normale, mentre in passato era stata sempre considerata un problema nell’ organizzazione psichica della sessualità e non era stata mai determinante nelle scelte della società. Essa non rappresenta un valore e ancor meno una virtù morale che potrebbe concorrere all’ umanizzazione della sessualità. Non è un “bene” a partire dal quale si possano educare i giovani». Citando documenti ufficiali – sui quali si basa la «dichiarazione» che esclude gli omosessuali comprovati dall’ ordinazione sacerdotale – il commentatore afferma che «l’ omosessualità è un disordine». E questa è dottrina ufficiale della Chiesa cattolica, contenuta in testi (per esempio la lettera ai vescovi «sulla cura pastorale delle persone omosessuali», del 1986) che portano la firma del cardinale Ratzinger. Ma Tony Anatrella non si attiene alla sobrietà dei documenti ufficiali e abbonda nell’ esame delle inclinazioni omosessuali con un linguaggio improntato a una valutazione sempre negativa. Ecco un brano destinato ai «formatori» dei seminari, per farli «attenti ai candidati che hanno incontrato difficoltà di identificazione con il proprio padre, che tendono a isolarsi, che fanno fatica a interrogarsi su se stessi, che si chiudono in una sessualità immaginaria e narcisistica, che hanno avuto esperienze omosessuali e tendono a minimizzarle, che visitano siti pornografici su Internet, che si lamentano degli altri e manifestano atteggiamenti vittimistici». E’ verosimile che il testo provochi reazioni anche all’ interno del clero cattolico, quando per esempio afferma che omosessuali ordinati sacerdoti – da vescovi che hanno «mancato di lucidità e di saggezza» – tendono a «sviare la propria paternità spirituale verso scopi narcisistici», arrivano a «militare a favore dell’ omosessualità» e persino a «praticare l’ omosessualità», dando luogo a «scandali che colpiscono la comunità ecclesiale». Sottotraccia si avverte una riconduzione della pedofilia all’ omosessualità, su cui la disputa è quanto mai accesa. Assunto centrale del commentatore è la denuncia dell’ «atteggiamento permissivo» invalso nella Chiesa «da parecchi anni» tendente ad ammettere all’ ordinazione «candidati con tendenza omosessuale», come se «il loro impegno a vivere nella continenza» potesse bastare a evitare «conseguenze negative». Egli si preoccupa anche di chiarire che la «dichiarazione» pubblicata ieri non «mette in discussione» la «validità dell’ ordinazione» di sacerdoti con inclinazione omosessuale e che «sarebbe malsano» che si sviluppasse un clima di «denuncia e di sospetto» nei loro confronti». Luigi Accattoli I NUOVI SACERDOTI Il documento del Vaticano sull’ omosessualità sostiene che la Chiesa non può «ammettere in seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’ omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay». Chi desidera diventare sacerdote deve aver superato le sue tendenze omosessuali da «almeno tre anni prima dell’ ordinazione diaconale» LO SCANDALO PEDOFILIA Nel 2002 il cardinale Bernard Law di Boston viene accusato di aver protetto un ex prete sospettato di aver molestato 130 ragazzi. Lo scandalo colpisce Los Angeles, New York, Filadelfia. Dieci giorni fa arriva anche in Brasile con la pubblicazione dei diari di alcuni preti pedofili. Anche dallo scandalo pedofilia nacque la necessità di un documento sull’ ammissione al sacerdozio.
    • 23 Novembre 2005: Città del Vaticano, Ruini nuovo attacco ai Pacs: tolgono valore al matrimonio. Nuovo intervento del cardinale Camillo Ruini contro i Pacs e contro la clonazione e nuove polemiche contro di lui da parte di esponenti laici e radicali: il presidente della Cei ha parlato al congresso «Scienza ed etica per una procreazione responsabile», che si svolge presso l’ Università Cattolica di Roma, lo stesso ambiente dove l’ altro ieri il Papa aveva lanciato il suo appello perché la scienza si apra all’ ipotesi Dio. «C’ è una diffusa tendenza – ha detto Ruini – a depotenziare il valore dell’ istituto del matrimonio, assimilando a esso altri tipi di unioni e convivenze, con il risultato che il matrimonio non viene più percepito come espressione e garanzia della natura stessa dell’ amore umano, ma come frutto di convenzioni e accordi facilmente modificabili». A proposito di clonazione e ricerca genetica, Ruini ha messo in guardia contro il «dominio sui processi generativi, frutto di nuove capacità tecnologiche», che, «andando ben al di là del legittimo aiuto alla procreazione umana, apre inquietanti scenari sulla produzione di esseri umani da usare come cavie o sulla clonazione». «È in via di ultimazione la mappatura del genoma umano – ha argomentato – che certamente rappresenta una grande acquisizione con conseguenze di estremo interesse per il futuro dell’ uomo, ma proprio ora sembra che si stia smarrendo la mappa dell’ esistere umano, che si stiano perdendo le coordinate della dignità e del destino della vita umana». Il monito del cardinale sui «Pacs» ricalca quello pronunciato a metà settembre contro ogni forma di «riconoscimento giuridico pubblico delle unioni di fatto». Allora il presidente della Cei aveva lasciato aperto uno spiraglio, indicando – per venire incontro alle coppie di fatto – «la strada del diritto comune, assai ampia e adattabile alle diverse situazioni» ed «eventuali norme a loro tutela». Per una soluzione di questo tipo si era pronunciato, sempre in settembre, Francesco Rutelli, leader della Margherita, mentre Prodi era apparso piuttosto favorevole ai Pacs. Alle parole del cardinale sulle convivenze hanno reagito polemicamente Daniele Capezzone, segretario dei radicali italiani, Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario di Arcigay e Enrico Boselli, presidente dello Sdi. Per Fausto Bertinotti (Rc) «i comportamenti della Cei e del cardinale Ruini tradiscono le difficoltà della Chiesa di fronte alla secolarizzazione» e a essi non si deve rispondere «con il vecchio anticlericalismo». Mentre il coordinatore politico dei Verdi Paolo Cento ha apprezzato l’ allarme lanciato da Ruini sulla clonazione e sui rischi della manipolazione genetica. Parlando a Palermo, a un convegno su «Religione e Stato laico» organizzato dalla Cei, il presidente del Senato Marcello Pera ha sostenuto che «i matrimoni gay sono un esempio di involuzione dello Stato laico, perché non basta cancellare i termini “padre” e “madre” e sostituirli con “coniuge” e “partner” per legittimarli». E l’ arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra è tornato sul tema della pillola abortiva, definendola – in un editoriale che comparirà sull’ inserto bolognese di Avvenire – «un altro segno di quel collasso di civiltà cui oggi assistiamo», sottolineando che la Ru486 «banalizza l’ uccisione di un essere umano».
    • 27 Novembre 2005: Nuoro, ragazza picchiata dalla madre della compagna finisce in ospedale. Madre picchia una ragazza perché sorpresa in intimità con la propria figlia. La ragazza, Elisa (il nome è uno pseudonimo), a causa delle percosse subite è costretta ad andare in ospedale. Ripresa dalla brutta vicenda, Elisa per testimoniare cosa voglia dire essere lesbiche in Barbagia (provincia di Nuoro) si è fatta intervistare da Marco Sedda per il giornale di Sardegna.
      Quando si è dichiarata?
      Per 5 anni ho vissuto con una donna, e questo ha avuto un grande valore per altri che hanno visto in noi un’alternativa al nascondersi.Abbiamo avuto parecchi problemi e ricevuto insulti di ogni genere, così come i nostri familiari. Ma ci hanno dato un valido appoggio parte della parentela e chi pensa che gli omosessuali hanno gli stessi diritti e doveri degli etero. A volte ci discriminano i più insospettabili, persone che sbandierano buoni principi e che si rivelano l’opposto.
      E la sua famiglia?
      A periodi alterni. Ma quando una persona si dichiara in totale trasparenza non può essere osteggiata. L’omosessualità non è una scelta ma una condizione che si impone.
      Come reagirono la volta che gli ha detto di essere lesbica?
      Rimasero molto sorpresi, perché l’essere lesbica non toglie niente alla mia femminilità. È un mito da sfatare: essere lesbica per molti è sinonimo di maschiaccio, io amo in quanto donna che ama una donna.
      È credente?
      Sono profondamente cattolica, ma questo non può essere d’intralcio per la mia omosessualità. Una volta mi confessai con un prete che mi suggerì di truccarmi e di vestirmi adeguatamente, quasi spingendomi ad andare con gli uomini. È inaccettabile.
      Conosce ragazze che vivono nella sua situazione?
      Tantissime, anche perché tra noi si crea una rete di rapporti. Conosco ragazze che sono state imbottite di psicofarmaci dai genitori o dalle istituzioni stesse quando stavano prendendo coscienza della propria omosessualità. Io l’ho capito a vent’anni, quando mi innamorai follemente di un’amica.
    • 23 Novembre 2005: Città del Vaticano, “I gay non possono diventare preti!”. «Sarebbe gravemente disonesto che un candidato occultasse la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’ Ordinazione»: è scritto nella «istruzione» vaticana su preti e omosessualità, che sarà pubblicata il 29 prossimo. Il testo è stato divulgato dall’ agenzia «Adista», che ieri l’ ha inserito nel proprio sito Internet. Il gay che tenta di entrare clandestinamente nei ranghi del clero viene aspramente diffidato: «Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale». L’ affermazione centrale del documento – firmato dal cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’ Educazione cattolica – è questa: «La Chiesa non può ammettere al seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’ omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta “cultura gay”». «Criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri» è il titolo dell’ istruzione, che fa riferimento agli scandali di pedofilia e omofilia che ultimamente hanno danneggiato l’ immagine del clero cattolico negli Usa e in altri paesi: «Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’ ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate». Sempre in riferimento agli scandali, in un altro passo dell’ istruzione si dice che l’ attenzione agli orientamenti omosessuali dei «candidati» al sacerdozio è «resa più urgente dalla situazione attuale». Il documento sembra mettere le mani avanti in previsione delle accuse di avversione preconcetta e di ingiustizia nei confronti degli omosessuali: «Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare». Quanto all’ obiezione sull’ ingiusto trattamento, questa è la risposta del documento: «Il solo desiderio di diventare sacerdote non è sufficiente e non esiste un diritto a ricevere la sacra Ordinazione. Compete alla Chiesa discernere l’ idoneità di colui che desidera entrare nel seminario» e – in un secondo momento – «verificare» che abbia raggiunto la necessaria «maturità affettiva». La dichiarazione distingue tra «atti omosessuali» (presentati dalle Scritture come «peccati gravi» e considerati dalla tradizione «intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale») e «tendenze omosessuali». Delle «tendenze» afferma che se risultano «profondamente radicate» «sono anch’ esse oggettivamente disordinate» e dunque «ostacolano gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne». Impediscono dunque il raggiungimento della «maturità affettiva» che si ritiene necessaria per l’ ammissione al sacerdozio. Ma la tendenza può essere meno radicata e allora l’ ammissione è possibile purché ne sia comprovato il superamento: «Qualora si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’ espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’ adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’ ordinazione diaconale». Generalmente l’ ordinazione al «diaconato» precede di un anno quella al sacerdozio. I superiori che devono decidere sull’ ammissione di un candidato «devono pervenire a un giudizio moralmente certo sulle sue qualità: nel caso di un dubbio serio, non devono ammetterlo».
    • 18 Novembre 2005: Roma, i Socialisti rilanciano i Pacs, no del Polo e della Margherita. I Socialisti presentano un progetto di legge per l’ istituzione nel Lazio dei Pacs, i Patti civili per regolamentare le coppie di fatto. E subito si apre una nuova polemica. La proposta è stata annunciata da Rapisardo Antonucci, capogruppo dello Sdi alla Pisana, che ha chiesto l’ attivazione della procedura d’ urgenza, «per recuperare il tempo perso dalla vecchia giunta». La Casa delle libertà è immediatamente insorta, denunciando «l’ espediente per introdurre in maniera surretizia il riconoscimento delle coppie gay» e «l’ ennesimo attacco ai valori della società». Ma anche il centrosinistra si è spaccato: al plauso di Verdi, Ds, Rifondazione e Pdci, ha fatto da contraltare «la ferma opposizione» preannunciata dalla Margherita. Alla Regione si è aperto dunque un nuovo caso politico. «Siamo costretti a ribadire che i Pacs non fanno parte del programma della giunta Marrazzo», hanno commentato Claudio Moscardelli, presidente della commissione Urbanistica alla Regione, e Bruno Astorre, assessore ai Lavori pubblici, entrambi di Dl-Margherita. «I Pacs non rientreranno nei programmi elettorali – ha replicato Luigi Nieri, assessore al Bilancio ed esponente di Rifondazione – ma rientra nel buon senso varare un provvedimento che estenda alle coppie di fatto i diritti per ora riservati a chi si sposa. Ben venga la proposta di Antonucci, parliamone». Nieri fra l’ altro nei mesi scorsi aveva presentato un progetto per il riconoscimento delle coppie di fatto. Ma era stato bocciato, oltreché dall’ opposizione, da Alessandra Mandarelli, assessore allo sport, dello Sdi. Proprio lo stesso partito di Antonucci.
    • 8 Novembre 2005: Roma, Andreotti: “Quote rosa? Sì, non per i gay”. «Tutte le quote sono avvilenti, l’ importante è non fare quelle per gli omosessuali». Un sorriso e via con la cartella sotto braccio e lo sguardo verso terra. Ieri pomeriggio Giulio Andreotti era di buon umore. Al Senato si discute di quote rosa e i giornalisti lo avvicinano nei corridoi di Palazzo Madama per arricchire il pezzo con una delle sue battute. La prima gli riesce benino: «Serve una campagna affinché le donne votino le donne. Lo dico ora che da senatore a vita non ho più il problema di essere eletto: prima ero contentissimo quando votavano per me». È la seconda a venire peggio e a farlo scivolare sulle quote gay. Quando Franco Grillini – deputato dei Ds e presidente onorario dell’ Arcigay – legge quelle parole non si stupisce e detta una risposta che covava da settimane: «Ad Andreotti piace collezionare battutacce omofobe, evidentemente l’ argomento lo stuzzica. Vogliamo rassicurarlo: non abbiamo intenzione di avanzare la richiesta di quote per gli omosessuali perché non vorremmo correre il rischio di ridurre la nostra rappresentanza». È un suo vecchio cavallo di battaglia: secondo Grillini se i deputati gay (dichiarati e no) unissero gli sforzi, finirebbero per essere il terzo partito alla Camera dopo Forza Italia e i Ds, che per farsi un’ idea hanno rispettivamente 169 e 130 deputati. Ma Grillini non si ferma qui, e mira dritto al cuore della Balena bianca: «Vogliamo ricordare ad Andreotti che la Democrazia cristiana era il partito con il maggior numero di omosessuali e siamo sicuri che potrebbe sottoscrivere questa affermazione». Chi erano? «Nomi non se ne fanno – dice Grillini quando le acque si sono calmate – ma lo sanno tutti: uno che proprio per questo non è diventato presidente della Repubblica, un responsabile scuola, un veneto famoso, un presidente del consiglio. Erano tanti perché nella Dc, a patto di non fare scandalo, essere gay veniva scambiato per una missione: pensa, dicevano, quello lì pur di dedicarsi al partito non ha nemmeno messo su famiglia. Ma i pezzi grossi sapevano». Non è la prima volta che i due battibeccano. Ad agosto, al Meeting di Comunione liberazione, Andreotti aveva attaccato il presidente spagnolo Zapatero e il suo appoggio ai matrimoni gay: «Ma insomma – aveva detto -, dobbiamo fare l’ elogio degli invertiti? Ma se lo fossero tutti si estinguerebbe la razza umana». Invertiti: termine non così pesante come il culattoni di Tremaglia, ma sicuramente poco gentile. «Una parola carica di razzismo e di insolenza», aveva commentato allora Grillini. Ma il secondo atto è stato più duro del primo, tanto che a sera Andreotti prova a conciliare. «Sulle quote – spiega per telefono il senatore a vita – ho fatto solo una battuta. Io sono così, un po’ all’ antica». E questo Grillini lo riconosce: «Lui era già al potere quando si mettevano le mutande alle statue di Michelangelo, quando i preti denunciavano i conviventi dal pulpito chiamandoli concubini. Appartiene a un’ altra generazione, da lui mi accontenterei di un atteggiamento neutro. E invece ha maturato questa omofobia senile, forse proprio perché alcuni dei sui antichi rivali della Dc erano omosessuali». Dopo lo sfogo, anche Grillini prova a lanciare un messaggio distensivo: «Invito Andreotti a prendere un caffè per discutere serenamente del problema. Alla buvette del Senato, per rispetto vado io da lui». E Andreotti? «Un caffè con Grillini? A volte il caffè è brutto, come quello di Pisciotta, quello di Sindona».
    • 28 Ottobre 2005: Roma, Celentano: “Gay è rock, i matrimoni gay sono lenti, Zapatero è lentissimo”. Ancora il tormentone «rock o lento»?. Insomma la divisione del mondo fra bene («rock») e male («lento») secondo Celentano ha aperto la seconda puntata. Rock: l’ amicizia, fare l’ amore (ma sotto le coperte è lento), i neonati (che crescendo imparano a essere lenti), la giarrettiera (contrapposta ai collant), il peperoncino (contro il Viagra). Lenti: quelli che lanciano le pietre dai cavalcavia, fare la vittima, il miele, fabbricare mine. C’ è anche una stoccatina a Schumacher («Un tedesco che guida la Ferrari è rock, se però non impara l’ italiano è lento»). Celentano ha coinvolto anche gli ospiti nel gioco. Anche Valentino Rossi fa la sua lista («La televisione è lenta, i Simpson sono rock, vincere è rock, doparsi è lento, farsi intervistare è lento, fare un monologo è rock»), ma finisce per essere fischiato quando dice che «stare sul podio è rock, la platea è lenta». Nemmeno Benigni si sottrae: «Celentano è lento, Benigni è rock» esordisce. E poi rimedia alla gaffe di Valentino annunciando: «La platea è rock». Anche Antonio «Povero Silvio» Cornacchione gioca: «La barca di Silvio è rock, il bus di Rutelli lento… il Tir di Prodi fermo. La Falchi è rock.. la Ferilli anche. Adriano è rock… Silvio è Mozart!». Ma a creare polemiche, quelle vere, ci pensa Celentano. Alla fine del suo elenco il Molleggiato cala il carico: «Il Papa è hard rock quando apre la porta ai divorziati; i gay sono rock, ma i matrimoni gay sono lenti, pietrificati. E Zapatero è lentissimo». Replica immediata di Franco Grillini, deputato Ds e soprattutto presidente onorario dell’ Arcigay: «I diritti non sono né rock né lenti né heavy metal. I diritti sono diritti umani. Celentano ci dica se è o non è d’ accordo che persone che stanno insieme, omosessuali o no, debbano avere diritti. A me sembra a lui non interessino». E aggiunge: «Magari ci fossero mille Zapatero in Italia. Comunque noi sosteniamo il Pacs, di cui io sono il primo firmatario alla Camera. La discussione in questo momento è sul riconoscimento delle coppie di fatto. I matrimoni gay sono stati approvati in molti stati europei e hanno prodotto situazioni positive, non hanno creato nessun problema a livello sociale. L’ applicazione di queste leggi ha smentito i toni apocalittici che vengono utilizzati quando si parla di questi argomenti». Grillini: «Sbaglia perché questa è una questione di diritti umani».
    • 22 Ottobre 2005: Roma, aspirante attore gay ricattato dal partner. Gli hanno promesso un facile ingresso nel mondo dello spettacolo in cambio di 12 mila euro. E per ottenerli lo hanno minacciato di morte e di rivelare la sua omosessualità. Terrorizzato, a gennaio 2004 F.D.P. ha firmato sei assegni in parte scoperti, ma dopo qualche tempo ha denunciato il ricatto. Ora, chiusa l’ inchiesta, G.F.F., 37 anni, ex compagno dell’ impiegato, e S.D., 46 anni, sedicente impresaria tv, rischiano il rinvio a giudizio per estorsione.
    • 8 Ottobre 2005: Roma, Ratzinger lancia la sfida contro la “deriva del mondo”. Dai piani alti della Chiesa viene un continuo allarme sul mondo che si allontana dall’ eredità cristiana e quasi un segnale al giorno rivolto a tutti, credenti e no, perché facciano muro contro quella deriva. Si direbbe che la ripetuta sfida al mondo del Papa polacco si stia facendo – con il Papa tedesco – programma e strategia. A motivare gli interventi oggi sono le coppie di fatto, ieri il voto ai candidati abortisti, l’ altro ieri la pillola del «giorno dopo», o le coppie gay, o l’ utilizzo degli embrioni congelati. In questo clima d’ allarme, persino direttive con finalità interne – come quelle non ancora pubblicate sull’ ammissione al sacerdozio di uomini con inclinazione omosessuale – vengono lette all’ esterno come una disapprovazione dell’ impegno di chi si batte per il rispetto dei diritti degli omosessuali. I segnali e gli allarmi sempre più serrati che vengono dalla gerarchia non sono nuovi. Erano elaborati in documenti degli ultimi vent’ anni, firmati dal cardinale Ratzinger e approvati da Wojtyla. Ma il mondo percepisce come nuova l’ offensiva e attribuisce a Benedetto XVI quanto egli continua ad attuare come per mandato di Giovanni Paolo II. Non è detto tuttavia che la sfocata percezione del mondo non abbia una parte di verità. È ragionevole immaginare che in Ratzinger vi sia una più viva e ragionata consapevolezza della sfida secolare rispetto a quella che ne aveva il predecessore. Ed è probabile che la compagine ecclesiastica sia oggi più disponibile – per maggiore esperienza del danno ricevuto dalla secolarizzazione – nei confronti degli input papali. Quel danno Karol Wojtyla l’ aveva visto allargarsi nel mondo da una Polonia ancora cattolica, mentre Joseph Ratzinger l’ ha guardato crescere giorno dopo giorno nella sua Germania. Tra i due papi non italiani non c’ è soltanto una diversità d’ immagine. Vi è anche, di sicuro, una diversa intuizione del dramma epocale in cui si trovano oggi le Chiese cristiane. Due elementi di strategia sono emersi con chiarezza in questi primi sei mesi di Ratzinger. Il primo fu la chiamata a «contrastare il predominio del relativismo nella società e nella cultura», che formulò il 6 giugno con riferimento implicito al referendum sulla fecondazione assistita, allora imminente. La seconda consegna strategica l’ ha dettata domenica, durante la celebrazione di apertura del Sinodo, quando ha affermato che non è accettabile la «riduzione» della fede al privato e la conseguente «cacciata di Dio dalla vita pubblica». C’ è da supporre che dietro queste affermazioni pubbliche non vi siano direttive riservate per coordinare iniziativa nella stessa direzione di ogni organismo o portavoce gerarchico. Non vi sono direttive, però c’ è un clima, c’ è una percezione largamente condivisa che sia urgente serrare le file e parlare «alto e forte», come ama dire il cardinale Ruini. Occorre attendersi che il monito si accentui e coordini con il passare dei mesi e che gli esponenti episcopali più decisi a battersi per la presenza cristiana sulla scena pubblica vengano promossi o confermati nei ruoli direttivi.
    • 8 Ottobre 2005: Roma, Ratzinger “Niente comunione a chi non difende la famiglia”. Parole dure al Sinodo del cardinale Alfonso Lopez Trujillo contro politici e legislatori che promuovono leggi a favore del divorzio, dell’ aborto e delle unioni libere o fra omosessuali. Niente comunione per loro, ha chiesto, e ha citato San Paolo per ammonirli: «Chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore indegnamente mangia e beve la sua condanna». LA QUESTIONE CONIUGALE – «Come per tutti, anche per politici e legislatori vale questa parola di Dio», ha affermato il cardinale colombiano, presidente del Consiglio pontificio per la famiglia, considerato il prelato curiale più intransigente sulle questioni coniugali, sessuali e bioetiche. Gli uomini politici «colpevoli» di aver sostenuto o difeso non solo qualsiasi tipo di unione che non sia il matrimonio tradizionale ma anche il divorzio e di aver messo così in circolazione «denaro falso» attraverso «leggi inique», si sono assunti una «grave responsabilità» di fronte a Dio. Devono quindi pentirsi e «porre rimedio al male fatto e diffuso per poter accedere alla comunione». Il porporato ha spiegato il rifiuto della comunione «a coloro che negano i principi e i valori umani e cristiani» con il fatto che «la responsabilità dei politici e dei legislatori è grande» e che «non si può separare una cosiddetta opzione personale dal compito socio-politico» che si sono assunti. «Non è un problema privato», ha sottolineato: «Occorre l’ accettazione del Vangelo, del magistero e della retta ragione». LE UNIONI OMOSESSUALI – Particolarmente duro è stato il passaggio dedicato alle unioni omosessuali e alle richieste di adozioni da parte di queste coppie: «Peggio ancora – ha detto – quando si tratta di coppie dello stesso sesso, cosa finora sconosciuta nella storia culturale dei popoli e nel diritto, anche se non sono presentate come matrimonio. E certamente ancora più distruttivo è presentare questa finzione giuridica come matrimonio e pretendere l’ adozione dei bambini». Secondo il cardinale Lopez Trujillo «è in gioco il futuro dell’ uomo e della società», un futuro minacciato dalla «cosiddetta libera scelta politica che avrebbe il primato sui principi evangelici e anche sul riferimento a una retta ragione». Una minaccia che è divenuta «un problema scottante in non poche nazioni o parlamenti» dove «progetti di legge e scelte fatte o da fare mettono in grave pericolo la “stupenda notizia”, cioè il vangelo della famiglia e della vita che formano un’ unità inscindibile». Insomma, ha concluso, «il tessuto sociale è ferito in modo letale, in particolare dai diversi attentati contro la vita, a iniziare dal delitto abominevole dell’ aborto». Alle parole del cardinale protestano gli omosessuali cattolici riuniti in «Nuova Proposta»: «Siamo umiliati e scandalizzati, ma proviamo anche sconcerto e sofferenza» per l’ intervento al sinodo.
    • 7 Ottobre 2005: Roma, il Papa: “No ai preti gay!”. Non vanno «ammessi al sacerdozio» candidati che rivelano tendenza omosessuale se non dimostrano di riuscire a vivere «castamente» da almeno 3 anni. Verranno esclusi anche quanti manifestano pubblicamente la loro omosessualità o ne sono attratti culturalmente con libri, film o attraverso Internet. Sono indiscrezioni «verbali» sul contenuto di un documento vaticano che il Papa ha da poco approvato e che verrà pubblicato forse all’ inizio di novembre. Si tratterebbe di un’ «istruzione» di 16 pagine che aggiorna quella del ‘ 61 e tiene contro delle acquisizioni medico-psicologiche in materia e dello «scandalo dei preti pedofili statunitensi».
    • 26 Settembre 2005: Roma, Sirchia a Storace: “No ai gay donatori di sangue”. Il Policlinico continuerà a non accettare sangue da donatori omosessuali maschi. Se il ministro della Salute, Francesco Storace, «vuole che si cambi il protocollo, allora faccia un atto precettivo, una legge, in modo che si assuma la responsabilità che oggi abbiamo noi. Per il momento il suo è un suggerimento che non seguiamo». Lo ha detto ieri, durante la giornata «Porte Aperte» al Centro trasfusionale e di immunologia dei trapianti del Policlinico, l’ ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia. L’ invito del ministro Storace a rivedere il protocollo che regola le donazioni, arrivato dopo il caso del gay rifiutato, non sarà ascoltato. Sirchia, tra i fondatori dell’ associazione «Amici del Policlinico donatori di sangue» e già primario del Centro trasfusionale, è stato uno dei sostenitori del protocollo che regola le donazioni escludendo gli omosessuali maschi, considerati una categoria a rischio. «La letteratura internazionale è d’ accordo che c’ è un maggior rischio negli omosessuali maschi – ha ribadito Sirchia -. È inutile continuare a fare demagogia su un tema che riguarda la salute: la politica è una cosa, la scienza un’ altra».
    • 23 Settembre 2005: Milano, il Policlinico non cede: niente sangue dai gay. «Non modificheremo il nostro protocollo, e continueremo a escludere i donatori di sangue a rischio». Ieri il Centro trasfusionale e d’ immunologia dei trapianti del Policlinico di Milano ha detto no al ministro della Salute Francesco Storace: gli omosessuali maschi continueranno a essere considerati categoria a rischio, ed esclusi dalla donazione di sangue. E’ una discriminazione? Il professor Paolo Rebulla, primario di questo centro che raccoglie ogni giorno circa 100 donazioni, lo nega: «Noi non discriminiamo l’ orientamento sessuale, tanto è vero che non consideriamo a rischio le donne omosessuali, e accettiamo la loro donazione. Ma il nostro dovere di medici, a tutela dei malati che riceveranno il sangue, è di individuare i comportamenti a rischio. Perciò escludiamo dalla donazione anche gli eterosessuali che abbiano avuto più di tre partner in un anno». Spiega poi che il tipo di rapporto sessuale tra maschi rientra tout court tra i comportamenti a rischio, e aggiunge: «E’ considerato ad alto rischio negli Stati Uniti, nel Canada e nei 15 Paesi dell’ Europa preampliamento. Dirò di più: negli Usa uno studio effettuato per valutare un’ eventuale ammissione di donatori omosessuali maschi, ha dimostrato che le donazioni sarebbero aumentate del 2 per cento, ma che il rischio di trasfondere sangue infettato dal virus dell’ Hiv o dell’ epatite virale sarebbe aumentato di cinque volte». Siamo quindi al braccio di ferro con il ministro Storace? Risponde Rebulla: «Assolutamente no. Noi ci siamo limitati, com’ è nostro dovere, a inviargli una relazione in cui sosteniamo le ragioni scientifiche di questa esclusione, e ce ne assumiamo la responsabilità in scienza e coscienza. Del resto, io faccio parte, su nomina proprio del ministro Storace, della nuova commissione ministeriale sui problemi trasfusionali. E’ in questa sede che va dibattuto il problema». Ma da Napoli viene il ricordo di una storia speculare e contraria: il medico trasfusionista Domenico Ronga, dell’ Istituto dei tumori «Pascale», finì sotto processo per aver accettato nel 1997 la donazione di un omosessuale maschio. Ricorda Ronga: «Lo accettai perché formava con il suo compagno una coppia stabile e fedelissima, quindi non ravvisai il famoso “comportamento a rischio”. Nel 2000 fui condannato a otto mesi di prigione, ma nel 2003 fu lo stesso pubblico ministero a chiedere la mia assoluzione nel processo d’ appello».
    • 20 Settembre 2005: Roma, Ruini: “Coppie di fatto incostituzionali!”. Un deciso «no» al riconoscimento legale delle coppie di fatto e ai Pacs è stato espresso ieri dal cardinale Camillo Ruini . «Incostituzionali». Il presidente dei vescovi ha ricordato che «la Costituzione intende la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio” e ne riconosce i diritti. Anche la Consulta ha affermato che la convivenza non può essere assimilata alla famiglia». Secondo Ruini, le unioni di fatto vanno protette seguendo la «strada del diritto comune». «Mai parlato di nozze gay». Romano Prodi, in una lettera a Famiglia Cristiana, ribadisce che i Pacs non vogliono omologare le unioni di fatto alla famiglia. Per quanto riguarda i gay, non si tratta di rendere possibili i matrimoni, ha aggiunto il leader dell’ Unione, ma di «sanare delle ingiustizie».
    • 20 Settembre 2005: Lazio, Nieri: “Coppie di fatto, basta con i tatticismi”. I Patti civili di solidarietà (Pacs) tornano a scatenare polemiche tra la giunta Marrazzo e il centrodestra. Il braccio di ferro lo innesca di nuovo Luigi Nieri (Prc), assessore al Bilancio, che difende la sua proposta sulle coppie di fatto. E Andrea Augello (An) replica: «Nieri torna a polemizzare contro ignoti». «Chiunque svolge attività politica nel territorio, fra la gente, incontrando persone fuori dal palazzo – spiega Nieri – sa al di là di tatticismi o meline politiciste che oggi esistono molti modi e molte forme dello stare insieme». La questione delle coppie di fatto «è un tipico caso in cui la legislazione è molto più lenta rispetto al senso comune – fa notare -. È evidente come sia già matura tra le persone una diversa sensibilità sul tema delle coppie di fatto». Questo «è lo spirito a fondamento della mia proposta – precisa Nieri -. Vorrei solo che su questo tema ci fosse più franchezza e onestà intellettuale e che si superassero barriere ideologiche e pregiudizi. Gli unici diritti civili sono quelli codificati all’ interno di leggi che assicurano alle coppie di fatto pari dignità rispetto alle coppie unite dal matrimonio». Non la pensa così Augello: «Nieri ha la prudenza di non fare il nome di Marrazzo e dei suoi colleghi di giunta per la mancata approvazione della sua legge. E ci tiene anche a precisare che scopo della legge è equiparare le coppie di fatto e le coppie gay a quelle regolarmente sposate». «Continuando così la proposta di Nieri non verrà mai discussa – sostiene Augello -. Infatti, per ragioni incomprensibili Nieri si ostina a presentare in giunta il testo di legge, mentre nella Commissione competente la proposta non è mai arrivata».
    • 19 Settembre 2005: Roma, da Ruini spiragli sulle convivenze, non sui gay. Il Papa e il cardinale Ruini tornano a far sentire la loro voce sul destino della famiglia, per mettere in guardia dalle «insidie» che vengono dalle «unioni di fatto»: ne trattava ieri un messaggio inviato dal Papa ai cattolici spagnoli e ne tratterà il cardinale Ruini oggi pomeriggio, aprendo a Roma la sessione estiva del Consiglio permanente della Cei. Il riferimento alle unioni di fatto sarà certamente esplicito – e decisamente contrario alla proposta di Prodi – nella prolusione del cardinale Ruini, mentre il messaggio papale questa volta è restato sulle generali, preferendo puntare sul dovere dei cattolici di «promuovere» leggi che rafforzino la famiglia, piuttosto che mettere in guardia dalle diverse forme di «contestazione» della famiglia. «Impegnatevi – ha detto Benedetto XVI in un messaggio indirizzato ai partecipanti a un incontro sulla famiglia, che si è tenuto a Torreciudad – nell’ ardua opera di promuovere e rafforzare leggi e metodi che favoriscano positivamente diritti e doveri della famiglia, comunità fondata dal Creatore e segno di speranza per i popoli». Nella sobrietà della prosa papale è chiaro il riferimento all’ aspro scontro che è in corso in Spagna tra il governo di Rodriguez Zapatero e l’ episcopato, specie dopo l’ introduzione nell’ ordinamento spagnolo del matrimonio per coppie omosessuali. Non ci sono indiscrezioni sulla posizione che prenderà oggi il cardinale Ruini in riferimento al dibattito sulla cosiddetta «proposta» Prodi, ma sulla base di quanto è venuto affermando in materia negli ultimi anni si può prevedere che essa consisterà in un «no» netto all’ adozione di un «patto di convivenza civile», o di strumenti simili, per le coppie omosessuali e in un mezzo «no» per le coppie eterosessuali: per queste potrebbe mostrarsi disponibile sui «diritti» da garantire, ma severo sulle forme, avendo come preoccupazione prioritaria che non si arrivi all’ introduzione nel nostro ordinamento di una specie di matrimonio di serie «B». Di sicuro le parole del cardinale risulteranno più vicine, come indicazione d’ insieme, alla posizione di Francesco Rutelli, piuttosto che a quella di Romano Prodi, per citare due leader politici che laicamente si richiamano – ambedue – all’ ispirazione cristiana. Di Prodi il cardinale teme il diretto riferimento ai «Pacs» francesi e il fatto che la sua proposta sia stata formulata in dialogo con l’ Arcigay, risultando dunque mirata «anche» alle coppie omosessuali. Nella posizione di Rutelli il presidente della Cei apprezza il suggerimento di tenere la materia sul piano dei «contratti privatistici», escludendone l’ applicabilità alle coppie omosessuali. Per quanto riguarda il «no» al «patto» omosessuale, il cardinale Ruini potrebbe rivolgere un monito ai politici cattolici facendo riferimento a un documento pubblicato nel luglio del 2003 dalla Congregazione per la dottrina della fede, documento che porta la firma del cardinale Ratzinger: «Se tutti i fedeli sono tenuti a opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria». Sulle coppie di fatto il presidente della Cei può appoggiare le sue osservazioni su una fitta predicazione di Giovanni Paolo II, che ha affermato tante volte che «la famiglia non può essere messa sullo stesso piano delle semplici associazioni o unioni, e queste non possono beneficiare dei diritti particolari legati esclusivamente alla protezione dell’ impegno coniugale» (così parlò per esempio nell’ ottobre del 1998 a una delegazione di parlamentari europei). Tra le frecce che Ruini si ritrova in questa occasione nella faretra, ve ne sono due che gli vengono dal nuovo Papa e ambedue riferite all’ Italia: la prima gli viene da un discorso tenuto da Benedetto XVI ai vescovi italiani il maggio scorso e la seconda da una «lezione» sulla famiglia che papa Ratzinger svolse a un convegno romano il giugno scorso (convegno che era presieduto dal cardinale Ruini in quanto vicario del Papa per la città). Il 29 maggio Benedetto XVI aveva invitato i vescovi italiani a tenere d’ occhio «la tendenza, diffusa nella società e nella cultura, a contestare il carattere unico e la missione propria della famiglia fondata sul matrimonio». Nell’ espressione «carattere unico» è sintetizzata l’ avversione cattolica a forme alternative di famiglia rispetto a quella «fondata sul matrimonio». Il 6 giugno il nuovo Papa era stato assai più vibrato, nelle parole rivolte ai convegnisti romani: «Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il “matrimonio di prova”, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’ uomo». Luigi Accattoli «In cerca di voti» L’ Osservatore L’ Osservatore Romano titolava una settimana fa contro l’ apertura di Prodi ai Pacs: «Alla ricerca di voti lacerando la famiglia». E parlava di «un tentativo di relativizzarla» “Sotto assedio” L’ Avvenire “Famiglia sotto assedio” è il logo che accompagna da martedì scorso su Avvenire la discussione sui Pacs seguita alla dichiarazione del leader dell’ Unione Romano Prodi.
    • 18 Settembre 2005: Roma, Rutelli: “Per i gay contratti, no Pacs”. La lettera di Romano Prodi ai gay, poi l’ altolà dei vescovi, le minacce di Mastella, i distinguo della Margherita, l’ amarezza del cattolicissimo leader del centrosinistra, «stupito e addolorato» per le «critiche in malafede» seguite all’ apertura sulle famiglie di fatto. E ora, a quattro giorni dalla tregua siglata in piazza Santi Apostoli, si ricomincia. «No a figure matrimoniali o similmatrimoniali, sì a Contratti di convivenza solidale» scrive Francesco Rutelli sul sito della Margherita. No ai Pacs, sì ai Ccs, nuovissimo acronimo con cui il presidente dei dielle riapre una tenzone che Prodi sperava archiviata. Protestano i gay, s’ infuria Rifondazione, Mastella rivendica la paternità dell’ idea, il Pdci grida al furto di diritti, i prodiani si allarmano e Forza Italia, cui la Margherita punta a sottrarre i voti dei cattolici, plaude. CONTRATTI PRIVATI – Il dibattito sulle unioni civili non diventi «un tormentone estraneo alle attese fondamentali degli italiani» è il primo avvertimento di Rutelli agli alleati. Il secondo è più politico e tira in campo la sconfitta sulla fecondazione, ancora bruciante per i ds e l’ ala sinistra dell’ Unione, e parla alle gerarchie vaticane che sperano in lui per attenuare le pulsioni zapateriane dell’ Unione: chi intendesse sventolare i Pacs come una «bandiera della campagna elettorale», ammonisce Rutelli, stia ben attento, perché «si misurerebbe con un consenso ancora inferiore ai referendum sulla procreazione, come mostra anche il sondaggio pubblicato da Repubblica». Sia chiaro, ogni discriminazione è «inaccettabile», anzi «occorre assicurare la protezione dei diritti civili degli omosessuali», ma il problema è il come. Perché Rutelli (che come Prodi esclude il matrimonio gay) alle famiglie di fatto non offre nulla più di «contratti di diritto privato nel codice civile». GIOCO AL RIBASSO – E infatti ecco il ds Franco Grillini, primo firmatario della proposta di legge sui Pacs, parlare di inaccettabile gioco al ribasso e dire «no a chi vorrebbe mettere la questione gay sotto il tappeto». Ecco Titti De Simone, deputata del Prc nella segreteria di Arcilesbica, contestare l’ «enorme passo indietro» e l’ Arcigay rispedire a Rutelli il «piatto di lenticchie» dei Ccs, nient’ altro che «contratti di natura esclusivamente privatistica». Che sia sbagliato ridurre le unioni civili a un fatto privato lo pensa anche Paolo Cento e per conto dei Verdi chiede l’ istituzione dei registri civili al comune: «Non inventiamo polemiche strumentali». Katia Bellillo del Pdci restituirebbe volentieri a Rutelli lo «schiaffo in faccia» assestato a «tante coppie gay e lesbiche», mentre la ds Barbara Pollastrini, seconda firmataria della legge sui Pacs, invita a cercare l’ unità dietro una posizione «puramente nominalistica». PRODIANI IN ALLARME – Gli ulivisti sono stupefatti, preoccupati per la «voglia di distinguersi» del capo della Margherita ora che l’ Ulivo non c’ è più. «Sono le cose che ha già detto Prodi – osserva Marina Magistrelli -. Perché sollevare un nuovo polverone?». E Franco Monaco trova fuori luogo e «tutta ideologica» una disputa nominalistica con cui l’ Unione «può solo farsi del male». Chi invece gongola è Clemente Mastella. Il leader dell’ Udeur, che si era trovato solo nel combattere l’ apertura di Prodi, dice di essere stato «buon profeta», ricorda con malizia le tante firme della Margherita in calce alla proposta di legge sui Pacs e fa gli auguri a Rutelli perché riesca a «portare il partito sulle sue posizioni». I cattolici dell’ ex Ppi sono con il presidente. «Abbiamo fatto uno sforzo di fantasia per mettere fine a pericolose contrapposizioni – spiega Beppe Fioroni -. Il Ccs risolve le aspettative dei Pacs senza scimmiottare il matrimonio. Noi siamo nettamente contrari alla registrazione delle unioni e sono convinto che è la posizione di Prodi». Monica Guerzoni Il caso L’ APERTURA Sui «Pacs», i patti di solidarietà tra omosessuali conviventi e coppie di fatto eterosessuali, Romano Prodi si è dichiarato disponibile a un’ apertura LE POLEMICHE Il progetto del leader dell’ Unione è stato criticatissimo dai vescovi: «Giù le mani da famiglia e matrimonio» LA POSIZIONE DI RUTELLI Il leader della Margherita Francesco Rutelli si dice contrario ai Pacs e favorevole ai Ccl: «No a figure matrimoniali o similmatrimoniali e sì ai contratti di convivenza solidale» LA POSIZIONE DI PRODI Il leader dell’ Unione Romano Prodi si è pubblicamente dichiarato favorevole alla proposta di Franco Grillini, il deputato diessino che è stato il primo firmatario della proposta di legge sui Pacs.
    • 18 Settembre 2005: Roma, l’amore gay sul divano, “Togliete quei poster!”. Divide l’ ultima campagna pubblicitaria firmata Oliviero Toscani. Enormi cartelloni con due uomini che si divertono con una toccatina alle parti intime, un bacio sulle labbra, un morsetto all’ orecchio e un’ altra strizzatina lì. La psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris protesta: «È un messaggio che confonde i bambini». E attacca Toscani: «Non siamo noi bacchettoni è lui che è pronto a tutto per far soldi». Più duro il regista Franco Zeffirelli: «Il suo cattivo gusto mi irrita. Trionfa ora che la volgarità è diventata di massa. Viene quasi voglia di diventare islamici». Perplesso Alfonso Pecoraro Scanio: «Evitiamo la caricatura. Potrebbe nuocere ai gay». Mentre Grillini dell’ Arcigay grida alla censura: «Di questo passo finiremo per avere la polizia del pensiero». Lui, il fotografo-choc, se la ride: «Tutti gli uomini giocano a “pizzicarselo”. Lo fanno persino in Parlamento, anche i più insospettabili», dichiara. E critica la «mentalità un po’ da “baciabanchi”». Ma Pecoraro Scanio, che bacchettone non è, ed è pure bisex dichiarato, non è convinto. «L’ educazione vale sia per le coppie etero che per quelle gay. Nessuno si toccherebbe su un divano di fronte a tutti. Mostrare due uomini che si baciano è normale. Mostrarli in modo così sguaiato mentre chiediamo il riconoscimento delle coppie gay è controproducente». Grillini invece non ha dubbi: «È una censura. Le proteste hanno fatto sospendere la campagna. Ma i due uomini erano vestiti. Appena si parla di gay questo Paese perde la testa». «Non è una questione di censura» contesta Anna Oliverio Ferraris. «Quei manifesti pongono un problema educativo. I bambini all’ inizio pensano a uno scherzo tra maschi. Ma poi restano confusi. Loro crescono gradualmente, non si possono dare troppe informazioni insieme e spiegare l’ omosessualità quando ancora non sanno bene cosa fanno mamma e papà. Fino a sei anni imparano tutto per imitazione e senza senso critico». Teme che diventino gay? «No, ma potrebbero cominciare a toccare gli amichetti. Insomma, altro che censura qui la libertà è solo commerciale: è dei pubblicitari con le loro tecniche di condizionamento e i messaggi mirati a far soldi. Le mamme devono spiegare questo ai bambini». L’ Italia è bigotta? «Quando Toscani firmava da noi le campagne con il bambino nudo sul piatto o il morto di mafia, a Parigi la Benetton era pubblicizzata da un Pinocchio di legno con abiti colorati. L’ ipocrita è lui che fa queste cose per godersi la sua ricca villa con cavalli». Zeffirelli attacca: «Toscani non merita commenti. Siamo allo sfascio. Tutto è permesso. Tutto è chic. Tutto è nuovo. Invece è solo volgarità. La massa dovrebbe respingere le sollecitazioni diaboliche. Non comprare quei prodotti. Invece si guarda altrove. Fortunatamente dentro di noi c’ è tutto un altro Vangelo che ogni tanto si affaccia». L’ attore Leo Gullotta sdrammatizza. «Molto rumore per nulla. La pubblicità usa sempre la pruderie, solo che finora sono state usate le donne, spesso nude. C’ è una foto con un africano di spalle con tre donne vestite solo di stivali avvinghiate a varie altezze, perché nessuno protesta?». «In un Paese ipocrita, dove vige la morale cattolica ma esistono migliaia di locali in cui le coppie fanno cose nascoste e un matrimonio su 10 fallisce, Toscani scandalizza solo perché va dritto alla verità». Virginia Piccolillo I precedenti IL SESSO Tanti preservativi di tutti i colori. È una delle tante campagne firmate da Oliviero Toscani nei suoi diciotto anni alla Benetton. Alcune erano ispirate al sesso. Molte altre hanno toccato temi come la guerra o i morti di mafia SANGUE Toscani «dedica» al Kosovo una grande macchia di sangue. Anni prima aveva fotografato la divisa insanguinata di una vittima di guerra TOSCANI Tutti gli uomini giocano a «pizzicarselo». Lo fanno persino in Parlamento GULLOTTA Toscani mostra la verità: questo provoca stupore in un Paese ipocrita PECORARO SCANIO Conta l’ educazione: nessuno si toccherebbe sul divano di fronte a tutti ZEFFIRELLI Siamo allo sfascio. Tutto è permesso. Tutto è chic. Invece è solo volgarità.
    • 15 Settembre 2005: Città del Vaticano, Cardinale Pompedda: “Nuove regole, non un patto ma siano escluse le unioni gay”. «Ho detto – e lo confermo – che da un’ unione di fatto nascono diritti e doveri che il legislatore potrà e dovrà regolare, ma la regolamentazione non dovrebbe chiamarsi “patto” e non dovrebbe essere estesa alle unioni omosessuali»: il cardinale Mario Francesco Pompedda rientrato dalla Francia – dove ha partecipato al meeting di Sant’ Egidio – chiarisce le affermazioni fatte martedì a Lione «per non essere frainteso o coinvolto in posizioni che non sono mie». Eminenza, perché ha deciso di «precisare»? «Trovandomi all’ estero, mi era sfuggito che la questione prendeva origine da un messaggio di Prodi all’ Arcigay, che prospettava una regolamentazione di tutte le unioni di fatto, comprese quelle omosessuali, cosa che non ritengo accettabile». Lei prende in esame le sole unioni eterosessuali? «Esatto. E dico che un’ unione eterosessuale di fatto crea una situazione di fatto nella quale si sviluppano relazioni tra i due e con l’ eventuale prole che, con il tempo, non possono non porre l’ esigenza di una qualche tutela». Qualche esempio? «Una donna che convive per vent’ anni con un uomo, poniamo in regime di comunione di beni, dovrà essere tutelata quanto ai beni di sua spettanza. Se poi ci sono dei figli, c’ è da prevedere la tutela dei minori, ma anche quella dei diritti dei genitori naturali ad avere, per esempio, il figlio con loro, o a decidere sulla sua educazione». Ma chi sceglie di convivere senza sposarsi non rinuncia con ciò alla tutela di quei diritti? «La richiesta di una regolamentazione sta a dire che non siamo in presenza di una tale rinuncia. Potremmo fare un paragone con il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore: la mancanza di un contratto non toglie a quella prestazione di fatto la capacità di generare diritti e doveri». Fin dove si può arrivare, a suo giudizio, nel riconoscimento di diritti e doveri della coppia eteresossuale? «Non si può dare un giudizio a priori, occorrerebbe vagliare ogni singola proposta. Ma a priori si deve escludere che vi possa essere equiparazione al matrimonio, o anche solo simulazione dell’ istituto matrimoniale». Che intende per simulazione del matrimonio? «Già la terminologia che si adotta può mirare a creare un simulacro dell’ unione basata sul matrimonio, com’ è intesa – poniamo – dalla Costituzione italiana. Per esempio andrebbe evitato l’ uso delle parole “patto” o “contratto”, che sono tipiche dell’ istituto matrimoniale». Dunque una legge in materia non si dovrebbe chiamare – com’ è avvenuto in vari paesi – «patto di solidarietà civile», ma come la chiameremo? «Per esempio: “Legge sulle unioni di fatto”. Tanto è giusto – in termini di diritto – porre la questione del riconoscimento dei diritti e dei doveri della coppia di fatto, altrettanto è giusta la preoccupazione di non equipararla al matrimonio o di non creare un presupposto che preluda all’ equiparazione». E le coppie omosessuali? Lì non nascono diritti e doveri? «Penso che sia del tutto illegittimo porle sullo stesso piano delle coppie eterosessuali, trattandone – poniamo – con lo stesso provvedimento, o adottando la stessa terminologia. Con la coppia eterosessuale abbiamo un’ unione “coniugale”, il che non può avvenire nella coppia omosessuale. I diritti personali dei singoli vanno salvaguardati, ma non in quanto componenti di una coppia omosessuale».
    • 13 Settembre 2005: Roma, coppie di fatto: il Vaticano critica Prodi. Il centrodestra attacca Romano Prodi per l’ apertura alle coppie di fatto. L’ Osservatore Romano lo stronca titolando: «Alla ricerca di voti lacerando la famiglia». Il leader Udc Marco Follini lo accusa di zapaterismo. Ma il vicepremier Gianfranco Fini invita a distinguere e dice no alle «equiparazioni» tra matrimoni e coppie di fatto, ma anche no alle «discriminazioni» che negano i diritti individuali. In serata però il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini rivendica il diritto di bocciare i patti civili di solidarietà: «Laicamente incominciamo a non scomunicare chi la pensa diversamente da noi. I cattolici hanno il diritto di dire no alle Pacs». CASINI – Al termine di una giornata scossa dalle polemiche per la promessa fatta da Prodi al presidente dell’ Arcigay, Franco Grillini, di risolvere il problema delle coppie di fatto, Casini spiega che «anche il centrosinistra non accetterebbe il tema dei matrimoni gay per come è stato risolto in Spagna» e sottolinea che «anche le associazioni gay capiscono che non ci sono le condizioni politiche per avanzare una richiesta come quella spagnola». FINI – Ma è Fini a marcare una differenza importante. «Non si può equiparare la famiglia intesa come unione tra un uomo e una donna basata sul matrimonio alle cosiddette unioni di fatto», sottolinea. «Ma è giusto rimuovere eventuali discriminazioni che negano i diritti individuali e personali dei cittadini che danno vita ad una unione di fatto», dice con altrettanta chiarezza. Il «pilastro» per Fini «è la famiglia». «Al di fuori di essa restano i diritti individuali dei cittadini sanciti dall’ articolo 3 della Costituzione», spiega, che stabilisce pari diritti a ciascun individuo. Gay o eterosessuale che sia. Una posizione in sintonia con quella espressa dal dl Giuseppe Fioroni («Per noi il matrimonio resta quello che è. Ma vanno date garanzie anche alle altre unioni»). IL VATICANO – Il quotidiano della Santa Sede non fa distinzioni. Quella di Prodi è «una dichiarazione – scrive – che chiama direttamente in causa nella competizione politica la famiglia, la realtà naturale alla quale sono naturalmente inclini l’ uomo e la donna. Una realtà fondata, come la stessa Costituzione italiana ammonisce, sul matrimonio. Un tentativo, dunque, di relativizzare e ideologizzare la realtà della famiglia. Una lacerazione inaccettabile». E paventa «una campagna elettorale orientata al procacciamento di tutti i voti rastrellabili sul territorio». FOLLINI – Duri in mattinata i commenti a Prodi da esponenti della Cdl. «Ricordavo Romano Prodi come un giovane manager dc. Lo ritrovo oggi come un più attempato dirigente politico zapaterista – aveva detto Follini -. Come coppia di fatto, quella fra Prodi e il suo doppio mi sembra fra le meno riuscite». «Abbiamo lasciato Follini giovane moroteo. Lo ritroviamo teocon», replicava Rosy Bindi. Dopo l’ intervento di Fini i toni sfumano. L’ Udc precisa che «assegnare priorità alla famiglia non significa discriminare le coppie di fatto». E Cicchitto (FI) approva le considerazioni «rigorose e di stampo liberale» di Fini. Per Calderoli «l’ unica coppia è quella fondata sul matrimonio». reazioni e polemiche la Chiesa «Lacerazione «Alla ricerca di voti, lacerando la famiglia». Così L’ Osservatore Romano ieri ha stigmatizzato la dichiarazione di Romano Prodi, favorevole ai pacs per le coppie di fatto. Per il quotidiano vaticano si tratta quindi «di un tentativo di relativizzare e ideologizzare la realtá della famiglia. Una lacerazione inaccettabile» il patto Per garantire diritti Il Pacs (patto civile di solidarietà) è un contratto concluso tra due adulti di sesso diverso o dello stesso sesso, volto a garantire diritti simili a quelli matrimoniali. Deve avere forma scritta ed essere redatto da un ufficiale dello stato civile che lo trascriverà nei registri dello stato civile. In caso di morte o matrimonio viene sciolto automaticamente.
    • 4 Settembre 2005: Milano, “Niente sangue dai gay, donatore rifiutato”. «Un fatto gravissimo e inaccettabile». Il giudizio del ministro della Salute, Francesco Storace, arriva a metà mattina. E ha qualcosa di definitivo. Il Policlinico di Milano ha respinto un donatore di sangue. Motivazione: «È gay». La legge non prevede però alcuna esclusione in base all’ orientamento sessuale. Parla solo di «comportamenti a rischio», da valutare volta per volta. La polemica sul caso sollevato ieri da Repubblica è aperta: «In molti ospedali italiani – attaccano le associazioni – ci sono casi di discriminazione, gli omosessuali vengono considerati untori». L’ INCHIESTA – Sul caso farà luce un’ inchiesta del ministero, annunciata dallo stesso Storace: «Intendiamo accertare le responsabilità amministrative. Ma il fatto potrebbe prefigurare anche l’ ipotesi di un reato penale». La vicenda risale al 16 agosto scorso: Paolo Pedote, 39 anni, scrittore, omosessuale, si presenta al centro trasfusionale del Policlinico. Si sottopone alla trafila consueta per i nuovi donatori. Esami, questionario, colloquio. Scorre la lista di ciò che preclude la donazione, per sempre o per un certo periodo: antibiotici, vaccinazioni, tatuaggi, consumo di droghe, malattie. Fino ai «rapporti sessuali, anche protetti, con persone a rischio». L’ omosessualità non è menzionata: «Sono stato io a dirlo – spiega Pedote – di mia spontanea volontà. Aggiungendo che i miei rapporti sono sempre protetti e mai a rischio». Abbastanza per troncare all’ istante la procedura. Il Policlinico, pur ammettendo che «la legge permette agli omosessuali di donare il sangue», spiega che come «politica interna si è deciso di non accettarli». LA LEGGE – Quella per il diritto alla donazione del sangue fu una battaglia che i gay vinsero, dopo anni, nel 2001. Fino ad allora la legge prevedeva l’ interdizione per chi avesse avuto «rapporti sessuali da uomo a uomo». Il decreto successivo, firmato da Umberto Veronesi, introduceva una sorta di rivoluzione copernicana: non si parlava più di «categorie a rischio», ma solo di «rapporti a rischio». In questa prospettiva oggi si muovono i medici, che pur all’ interno di griglie ben definite (su quantità dei rapporti, stabilità del partner, uso del preservativo), conservano un margine di discrezionalità. Spazio minimo, in cui si generano però incomprensioni e polemiche: «Un eterosessuale – attacca il filosofo Gianni Vattimo – può avere comportamenti molto più a rischio di un gay. In questa discriminazione c’ è molta ipocrisia». LA POLEMICA – L’ Arcigay ritiene che il rifiuto sia fondato su presupposti «antiscientifici e diffamatori»: «Dal Policlinico dovrebbero spiegare – chiedono Aurelio Mancuso e Paolo Ferigo, il segretario generale e quello milanese dell’ associazione – perché reputano più pericolosi i rapporti omosessuali quando, ormai da anni, i casi di Aids sono in crescita tra gli etero». Denunce di casi analoghi arrivano da Pisa, Bari, varie città del Lazio. Segno che ciascun centro trasfusionale segue la propria linea. «Ma chi non permette la donazione va contro la legge», attacca il deputato diessino Franco Grillini. Che in un’ interrogazione al ministro chiede «quali iniziative assumerà il governo per far cessare comportamenti illegali». E se il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, parla di «discriminazione da condannare perché fondata su pregiudizi inaccettabili», l’ ex ministro della Salute, ed ex primario del centro trasfusionale del Policlinico, Girolamo Sirchia, liquida la faccenda come «una tempesta in un bicchier d’ acqua. Un problema mal posto, perché i medici hanno come unico obiettivo la tutela dei malati». Gianni Santucci IL VIRUS Dal 1981 almeno 20 milioni di persone sono morte di Aids. La sindrome è trasmessa dal virus Hiv, una piccola riserva di materiale genetico (Rna), chiuso in un involucro proteico IL SANGUE Dal 1981 almeno 20 milioni di persone sono morte di Aids. La sindrome è trasmessa dal virus Hiv, una piccola riserva di materiale genetico (Rna), chiuso in un involucro proteico Il virus si trasmette attraverso il sangue e i suoi derivati. Sono a rischio, quindi, anche le trasfusioni, lo scambio di siringhe infette e il trapianto d’ organi Con un decreto del 1991, il ministro della Sanità Francesco De Lorenzo obbliga il donatore di sangue a dichiarare la sua «non omosessualità» Nel 2001 cade il divieto ai gay: il ministro Umberto Veronesi vara un decreto che impone di dichiarare i propri comportamenti sessuali e non la propria omosessualità IL DIVIETO Con un decreto del 1991, il ministro della Sanità Francesco De Lorenzo obbliga il donatore di sangue a dichiarare la sua «non omosessualità» VIA LIBERA Nel 2001 cade il divieto ai gay: il ministro Umberto Veronesi vara un decreto che impone di dichiarare i propri comportamenti sessuali e non la propria omosessualità.
    • 25 Agosto 2005: Rimini, Andreotti al meeting di CL: “No all’elogio degli invertiti”. «Dobbiamo fare l’ elogio degli invertiti? Ma se lo fossero tutti si estinguerebbe la razza umana» ha detto il senatore a vita Giulio Andreotti parlando dei matrimoni gay sul palco del Meeting. La parola «invertiti» non è piaciuta al presidente onorario dell’ Arcigay Franco Grillini (Ds), che la giudica «carica di razzismo e insolenza». «Da un personaggio che è responsabile di buona parte dei guai del nostro Paese – ha detto Grillini – non accettiamo lezioni di morale».
    • 21 Luglio 2005: Pistoia, il Vescovo: “Gay diversi per DNA, la mascolinità va difesa”. Teme che «nei prossimi anni si arriverà ad una percentuale impressionante di infertilità maschile» e ritiene che «ogni forma che incoraggia lo svilimento della mascolinità e la confusione di genere è incomprensibile». È quanto scrive il vescovo di Pistoia, monsignor Simone Scatizzi, 73 anni, dopo che il consiglio comunale della città ha dato il via libera al registro delle unioni civili. Aggiunge il vescovo: «Se è vero che le persone omosessuali per motivi di Dna sono una piccola minoranza, si deve arrivare ad ammettere che la grande maggioranza di essi sono il prodotto di un contesto socio-culturale».
    • 12 Luglio 2005: Roma, Montesacro: Paolo Seganti massacrato nel Parco delle Valli. Ha chiesto aiuto più volte ma nessuno è intervenuto. È morto così, domenica notte, l’ attore-culturista Paolo Seganti, 35 anni, massacrato con un coltello e un bastone, e infine abbandonato nel parco delle Valli, in via Val d’ Ala, ai Prati Fiscali. Molti inquilini dei palazzi circostanti hanno avvisato le forze dell’ ordine ma al loro arrivo le pattuglie non hanno trovato nulla. Il corpo di Seganti è stato trovato solo ieri mattina. La polizia, che segue la pista del delitto gay, il 30° nella Capitale negli ultimi quindici anni, non esclude che la vittima abbia subìto torture prima di essere uccisa. «Era un bravo ragazzo. Nel Duemila aveva seguito i Papa Boys nella Giornata della Gioventù», ha raccontato agli investigatori la madre di Paolo, chiromante conosciuta nel quartiere. – In tanti, affacciati ai balconi e alle finestre, l’ hanno sentito urlare domenica sera dal parco sotto casa, chiedere aiuto mentre alcuni ragazzi lo prendevano in giro, facendo il «verso» alle sue grida. Uno spettacolo grottesco che si è concluso in tragedia. Nove ore dopo, infatti, l’ hanno trovato morto, con il cranio fracassato da un bastone e il corpo pieno di ferite, come se fosse stato torturato anche con un coltellaccio. Il corpo di Paolo Seganti, 35 anni, culturista romano e comparsa cinematografica, era steso sul prato rinsecchito dal caldo a due passi dall’ ingresso del Parco delle Valli, nel quartiere dei Prati Fiscali, a Roma. Un’ oasi fra i palazzi, dove qualche anno fa una «baraccata» romena è stata picchiata a morte dal marito sulle sponde dell’ Aniene e dove, nelle settimane scorse, gli abitanti hanno chiesto più volte, finora inutilmente, l’ intervento delle autorità cittadine, preoccupati dall’ improvviso aumento di furti in appartamenti e negozi. Alle sette di ieri mattina una signora che stava portando a spasso il suo cane si è imbattuta nel cadavere di Seganti. «Era quasi nudo, indossava solo una maglietta e un paio di calzini – ha detto la donna sotto choc alla polizia – c’ era sangue dappertutto. Il mio cane è scappato subito… ». Sull’ omicidio indaga la squadra mobile. Per gli investigatori, diretti da Alberto Intini, la pista del delitto gay, il 30° nella Capitale negli ultimi quindici anni, ha preso corpo dopo le dichiarazioni della madre della vittima. Un’ anziana chiromante, vedova, che ha confermato l’ omosessualità del figlio. «Fino a qualche mese fa era fidanzato – ha aggiunto in lacrime in questura la mamma di Seganti – mio figlio era un bravo ragazzo. Faceva volontariato con la parrocchia. Nel Duemila aveva seguito i Papa Boys alla Giornata della Gioventù». Ed è stata proprio la madre-chiromante di Seganti a vedere il figlio uscire di casa domenica sera, poco prima delle 22, per andare in motorino nel Parco delle Valli. «Innaffio le piante e torno», le ha detto Paolo prima di salire in sella e raggiungere via Val d’ Ala, distante solo poche centinaia di metri. Ma lì lo aspettava un altro destino, diverso dal dare acqua con l’ innaffiatoio alle piantine ormai diventate troppo grandi per tenerle in casa. «Saranno state le dieci di sera – hanno confermato alcuni abitanti – all’ improvviso abbiamo sentito le grida di un uomo. Ma erano strane: a volte rideva, a volte sembrava terrorizzato». Qualcuno ha chiamato la polizia, altri si sono rivolti ai carabinieri. Nel buio del parco una testimone ha notato un uomo aggrappato alla recinzione a lato della strada chiedere aiuto, poi sparire barcollando verso un boschetto. Al loro arrivo le pattuglie non hanno notato niente di strano e sono andate via. «Le grida, però, sono ricominciate subito – hanno aggiunto i condomini di un palazzo di fronte al Parco delle Valli – più forti di prima, disumane». Poi il silenzio, fino all’ alba. Oltre al cranio sfondato sul corpo di Seganti sono state riscontrate la frattura del setto nasale e profonde ferite da taglio. La più grave, che potrebbe aver reciso l’ arteria femorale, all’ interno della coscia destra. Accanto al cadavere la polizia ha trovato i bermuda e i boxer indossati da Seganti, una bottiglia vuota di un brandy spagnolo (un’ altra bottiglia quasi finita di whisky era nel porta-oggetti del motorino) e un piccolo bastone insanguinato. Da un cassonetto è saltato fuori un coltello sporco di sangue. Forse è l’ arma che è servita per il colpo di grazia. Rinaldo Frignani La scheda L’ OMICIDIO Paolo Seganti, 35 anni, è stato ucciso domenica sera nel quartiere Prati Fiscali, vicino all’ ingresso del Parco delle Valli. Il suo cadavere è stato trovato ieri mattina L’ INCHIESTA Per gli inquirenti la pista da seguire è quella di un delitto maturato negli ambienti gay: sarebbe il trentesimo, a Roma, in 15 anni. In molti, domenica sera, hanno sentito le richieste d’ aiuto della vittima. L’ assassino di Paolo Seganti ha lasciato una traccia. Forse più d’ una. Un’ impronta sulla bottiglia di whisky semivuota trovata dalla polizia nel vano porta-oggetti del ciclomotore della vittima, parcheggiato davanti al Parco delle Valli. Sulla bottiglia gli specialisti della «scientifica» stanno svolgendo esami speciali con «cianoacrilato»: un procedimento chimico in grado di esaltare le impronte datate lasciate sul vetro. Secondo gli investigatori della squadra mobile Seganti, attore-culturista, potrebbe infatti aver bevuto whisky con chi l’ ha ucciso. Non solo poco prima del delitto, ma anche qualche giorno fa. Per questo le analisi di laboratorio riguardano i resti della bevanda trovati nella bottiglia per accertare l’ eventuale presenza di tracce di saliva di altre persone. Sotto esame anche il coltello e il bastone insanguinati sequestrati nel giardino dell’ orrore. Intanto ieri gli agenti della sezione omicidi hanno proseguito gli interrogatori di amici e conoscenti del gay torturato e assassinato domenica notte nel parco in via Val d’ Ala, ai Prati Fiscali. Gli investigatori stanno scavando nel giro di conoscenze di Seganti, anche di quelle occasionali, per ricostruire soprattutto le ultime serate trascorse dalla vittima vicino casa. Seganti, che in passato aveva fatto la comparsa in alcune produzioni televisive, si recava spesso nel Parco delle Valli per innaffiare alcune piante. Dalle testimonianze raccolte dalla polizia sarebbe emerso anche che domenica sera l’ attore era «visibilmente alterato», forse sotto l’ effetto dell’ alcol e di altre sostanze. «Seganti – spiegano gli investigatori – potrebbe essere stato aggredito da uno sbandato incontrato nel parco». Non si esclude che ad uccidere l’ attore possa essere stata anche un’ altra persona ma per averne la conferma bisogna attendere i risultati dell’ autopsia, prevista per oggi. Sempre ieri il deputato Roberto Giachetti, coordinatore romano della Margherita, ha presentato un’ interrogazione urgente al ministri dell’ Interno e della Difesa sui presunti ritardi nell’ intervento delle forze dell’ ordine in via Val d’ Ala. «Sembra infatti – si legge nel documento – che gli abitanti del quartiere, allarmati dalle urla che sentivano provenire dal giardino, abbiano avvisato 112 e 113. A Pisanu e Martino chiediamo se risponde al vero la notizia, riferita dai quotidiani, secondo la quale domenica notte alcune volanti sono andate sul posto e hanno pattugliato la zona senza notare nulla di particolare, ben nove ore prima del ritrovamento del cadavere. La questione riveste ulteriore importanza poichè è possibile che l’ uomo non sia morto subito ma solo dopo una lunga agonia». Delitto Seganti, c’ è una pista. Dall’ inizio della settimana non si hanno più notizie di due clochard stranieri, forse di nazionalità rumena, che secondo alcune testimonianze frequentavano il Parco delle Valli e che, dopo l’ uccisione del giovane dei Prati Fiscali assassinato domenica notte, sono scomparsi nel nulla. I due, dei quali non sono state rese note le generalità, vengono ricercati dalla polizia perchè sospettati di essere coinvolti nell’ omicidio. Seganti, 35 anni, culturista e comparsa cinematografica, con frequenti passaggi in programmi televisivi, è stato aggredito alle dieci sera nel giardino pubblico da una o più persone che, stando ai primi esami dell’ autopsia, lo hanno torturato con un coltello nelle parti intime e quindi finito con due bastonate (con un tronco diverso da quello sequestrato e analizzato dagli investigatori), una al volto, che gli ha tra l’ altro provocato la frattura del setto nasale, e la seconda alla base del cranio. Un omicidio selvaggio, che ha profondamente choccato la comunità omosessuale della Capitale, alla quale Seganti apparteneva da tempo. Ieri Fabrizio Marrazzo, presidente dell’ Arcigay di Roma, che conta oltre 32 mila iscritti divisi in dodici circoli, ha annunciato l’ organizzazione di una fiaccolata di solidarietà per le 21 di martedì prossimo in Campidoglio. «Chiederemo anche al sindaco Veltroni di partecipare – ha aggiunto Marrazzo – la morte di Paolo ha lasciato il segno e non può essere dimenticata. Per questo, su mia proposta, il movimento Arcigay romano verrà intitolato a lui». La tragedia di Paolo Seganti ha coinvolto anche le istituzioni cittadine. «Il suo brutale omicidio – ha commentato l’ assessore alle Politiche per la comunicazione e le pari opportunità, Mariella Gramaglia – deve farci riflettere tutti, amministratori e cittadini, su quanto dobbiamo ancora fare per costruire una città in cui l’ omofobia, l’ intolleranza e la discriminazione vengano bandite per sempre». L’ assessore Gramaglia ha anche annunciato l’ inserimento «nel corso per gli operatori degli Urp sull’ orientamento sessuale e l’ identità in genere (50 funzionari, uomini e donne, destinati agli Uffici relazioni con il pubblico) una sessione speciale sulla sicurezza, possibilmente in collaborazione con la questura, le forze dell’ ordine e la polizia municipale». «Serve una mobilitazione generale – ha ribadito Marrazzo – per questo ringraziamo il questore per aver vietato il prossimo 22 luglio a Villa Ada il concerto del cantante giamaicano Sizzla, autore di testi dichiaratamente anti-gay, e ci stiamo impegnando per la raccolta dei fondi necessari all’ attivazione del numero verde “Sos Omofobia”, prevista per il 20 settembre: gli operatori lavorerebbero gratuitamente, ma servono almeno 30-40 mila euro». Sempre ieri il circolo di cultura omosessuale «Mauro Mieli» ha invitato il Comune ad impegnarsi per piantare un albero in onore di Paolo Seganti nel Parco delle Valli, dove sono stati già deposti numerosi mazzi di fiori, «per ricordare l’ amore che questo ragazzo aveva per le piante che aveva trapiantato nel giardino e che, per un tragico destino, sono state testimoni della sua atroce morte».«Domenica sera mio fratello si trovava nel Parco delle Valli insieme con una donna che forse ha salvato da un’ aggressione e per questo è stato ucciso». Marina Seganti, 40 anni, residente a Piacenza, è la sorella di Paolo, il trentacinquenne torturato e ucciso nel giardino pubblico di via Val d’ Ala. Nei giorni scorsi Marina è tornata a Roma e ieri mattina si è recata nel Parco delle Valli. Un viaggio nel dolore per capire cosa è successo. «Mio fratello era una persona senza grilli per la testa – ha aggiunto – lavorava come comparsa e per questo aveva orari particolari. Ecco perchè la sera spesso stava a casa. Domenica è sceso nel giardino in pantaloncini. A nostra madre ha detto che avrebbe innaffiato le piante che lui stesso aveva portato lì. Non doveva incontrare nessuno. E poi che motivo avrebbe avuto di farlo in quelle condizioni?». «Comunque ho parlato con alcune persone – ha precisato Marina Seganti – che mi hanno confermato il fatto che lui quella sera era con una donna. Una prostituta che era stata aggredita e che gli aveva chiesto aiuto, oppure solo una ragazzina che passava da quelle parti e che ora ha paura di raccontare tutto alla polizia». Frammenti di una notte d’ orrore che non cambiano la situazione. «L’ unica cosa certa – ha concluso la sorella della vittima – è che Paolo non c’ è più e in casa c’ è un grande vuoto». Intanto, sempre ieri, è stata decisa la data dei funerali di Seganti: saranno celebrati domani, alle ore 11, nella chiesa di San Fromenzio, in via Cavriglia, ai Prati Fiscali. Alla cerimonia saranno presenti anche gli amici di Paolo dell’ associazione di gay cattolici «La Sorgente», dedicata ad Alfredo Ormando, l’ omosessuale siciliano suicida con il fuoco a 40 anni nel 1998 in piazza San Pietro per protestare contro l’ indifferenza della società alla sua condizione.«Chiederemo al sindaco Veltroni, ai presidenti della Regione e della Provincia di partecipare alle esequie – ha ribadito Fabrizio Marrazzo, presidente dell’ Arcigay romano – per rispetto alla famiglia di Paolo, però, non ci saranno simboli del movimento ma solo una nostra presenza silenziosa». Lo stesso appello è stato lanciato anche da GayLib Lazio.R. Fr. OMONIMIA «Io non c’ entro» «Sono solo un omonimo». L’ attore Paolo Seganti, interprete tra l’ altro di «Un tè con Mussolini» di Franco Zeffirelli e di numerose fiction televisive, non c’ entra con il Paolo Seganti – comparsa in tivù – trovato morto qualche giorno fa al Gianicolo. Una omonimia che ha procurato all’ attore qualche equivoco: «Sono turbato dalla morte di un collega, ma voglio rassicurare tutti coloro che mi vogliono bene».
    • 6 Luglio 2005: Roma, “Niente atti notori ai gay”, denunciato un cancelliere. L’ aveva annunciato. E ieri l’ ha fatto. Doriano Galli, segretario della Lega per i diritti sessuali della persona, ha denunciato il cancelliere del tribunale civile Giovanna Dionette. Giovedì scorso il funzionario ha rifiutato di ratificare l’ atto notorio in cui Galli dichiarava di vivere insieme a Vittorio Dragone, il suo compagno. Il cancelliere, si legge nella denuncia, ha addotto «come motivazione ostativa che la convivenza more uxorio può essere oggetto di dichiarazione solo se i soggetti interessati appartengono a genere sessuale distinto». Ma nella querela Galli ricorda che di ratifiche analoghe ne ha già avute tre, la prima nell’ 81. «La funzione del cancelliere – si legge nella denuncia – è esclusivamente di verificare l’ esatta identità del dichiarante e dei testimoni». Omissione d’ atti d’ ufficio e abuso di potere sono i reati prospettati dall’ avvocato di Galli, Antonia Di Maggio. «E poichè siamo stati invitati a rivolgerci a un notaio – dice il segretario della Lega – ne stiamo cercando uno che non sia troppo esoso».
    • 5 Luglio 2005: Roma, Pera contro i matrimoni gay: “Sono un capriccio”. L’ Italia non deve seguire la Spagna sulla strada dei « capricci laicisti » . E tra questi Marcello Pera include il matrimonio gay. Il presidente del Senato si trova aMadrid dove partecipa a un seminario assieme all’ ex premier José Maria Aznar. Pera, in sintonia con Pier Ferdinando Casini e con il Vaticano, prende spunto proprio dalla legge tenacemente voluta dal governo socialista guidato da José Luis Zapatero e altrettanto tenacemente osteggiata dalla Chiesa cattolica. Pera non contesta certo la legittimità dell’ iniziativa spagnola, ma critica l’ idea del laicismo che la sottende e per questo la sua presa di posizione è attaccata in Italia dalla comunità gay ( Titti De Simone) ma anche dalla sinistra ( Vannino Chiti, Ds, e Sandro Battisti, Margherita) che vi colgono i « toni di una nuova crociata » e dal radicale Daniele Capezzone che accusa « il liberale Pera di fare male alle istituzioni » . Nel centrodestra lo difendono tra gli altri Riccardo Pedrizzi ( An), Andrea Gibelli ( Lega Nord) e Antonio Martusciello ( Forza Italia). Ma c’ è anche chi non condivide le sue parole. Il forzista Dario Rivolta invita lui ( ma anche Casini che aveva criticato il laicismo nel suo intervento di domenica al congresso dellUdc) ad « avere rispetto per le scelte di un altro Paese, dato che ogni Parlamento è sovrano a legiferare a suo modo » . L’ idea contro cui Pera si scaglia è appunto quella del « laicismo » – cosa ben diversa da una visione laica della vita, ci tiene a precisare – che produce iniziative come la legge che consente i matrimoni tra appartenenti allo stesso sesso. « E’ falso – dice il presidente del Senato – che si tratti di conquiste civili o di misure contro le discriminazioni » . Casomai si è dinanzi al « trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti fondamentali » . Una falsa religione, il laicismo, incalza Pera, che « in Italia ha imposto un referendum » e che per fortuna « è stato sconfitto in modo clamoroso grazie all’ alleanza tra la Chiesa, il sentimento profondo dei cittadini e una minoranza di laici non laicisti » . Ma i suoi cultori, argomenta ancora Pera, pretendono di fare del « laicismo una sorta di religione di Stato » , fondata su diritti che hanno scarso consistenza e che anzi indeboliscono l’ identità europea e occidentale. Pera, tuttavia, distingue tra « capricci » e fenomeni di altra natura quali, ad esempio, « le discriminazioni basate sul costume sessuale nell’ ambiente di lavoro che devono essere abolite » . Questa battaglia non può essere confusa « con la rivendicazione di diritti di altra natura » . La questione dei Pacs è per il presidente del Senato puramente « tecnica » , e non deve dare luogo al riconoscimento delle nozze gay con altri mezzi. Pera, sia pure non credente, non ha alcuna difficoltà a definirsi cristiano. Insiste su questo concetto per polemizzare di nuovo con quanti hanno omesso di citare le radici cristiane nel trattato costituzionale europeo. Anche noi laici, osserva, « siamo parte della tradizione cristiana per via dei valori che professiamo e dei principi in cui crediamo, cercando l’ identità dell’ Europa e dell’ Occidente si finisce sempre lì sul Sinai e sul Golgota » . Ebbene, fallita la Costituzione per rilanciare l’ Europa, conclude, occorre ripartire da quei valori e quell’ identità. Il caso I GIUDIZI«Il matrimonio omosessuale non è un diritto, ma un capriccio laicista» Così Pera ha criticato le unioni gay. E anche Casini (foto) ieri si è espresso contro la legge approvata da Zapatero: «Tutela i forti e non i deboli»I PACSI «patti civili di solidarietà», in Francia, offrono tutele giuridiche alle coppie di fatto.
    • 3 Luglio 2005: Catanzaro, ucciso sindacalista gay. Ucciso Michele Presta, cinquantasettenne segretario della Flai-Cgil calabrese, trovato lunedì mattina in casa con la fronte spaccata da un colpo d’accetta. Le indagini della polizia partite da subito in ambienti omosessuali hanno portato a un fermo e a due denunce. L’uomo che ha confessato si chiama Gianfranco Palermo, ha 31 anni, vive a Lamezia Terme con moglie e una bambina di pochi mesi, e quando una pattuglia lo ha rintracciato ­ martedì pomeriggio ­ era alla guida dell’automobile di Presta, e in tasca aveva il bancomat del sindacalista ucciso. Proprio lui, Palermo, ha colpito a morte Michele Presta. Lo ha fatto per una storia fatta di ricatti, di incontri intimi, di richieste di denaro, del tentativo, a quanto pare, da parte del sindacalista, di sottrarsi a quel girone infernale in cui era finito. Non è più un giallo, l’uccisione di Michele, stimato in tutta la regione per la passione con cui ha dedicato gran parte della vita al sindacato. Forse, un giallo non lo è mai stato, quest’atroce delitto che ha scosso la gente di Calabria, maturato nella sfera dei rapporti personali di Michele che della sua vita privata era gelosissimo, la sua riservatezza proverbiale. In quell’appartamento di viale de Filippis, che Presta occupava nei giorni lavorativi, non c’erano segni di effrazione, né di colluttazione. Il corpo del sindacalista giaceva sul pavimento, seminascosto dal letto. Era chiaro che il suo assassino era stato accolto in casa dallo stesso Presta, e lì si era trattenuto, almeno fino al momento dell’uccisione (durante la notte). Le somme le hanno tirate gli investigatori della polizia spulciando i tabulati delle compagnie telefoniche, rintracciando molte conversazioni tra i cellulari di Presta e di Palermo. Gianfranco Palermo, un tipo che gli inquirenti conoscevano. Quello stesso «Gianfranco di Lamezia» del quale un collega sindacalista di Presta aveva parlato alla polizia subito dopo la scoperta del delitto. E poi gli accertamenti della scientifica nella stanza, sul letto, sugli indumenti della vittima: tracce biologiche a testimonianza di un rapporto intimo, che saranno analizzate per scoprirne il Dna. D’altra parte c’è la confessione piena di Palermo, come hanno confermato ieri gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Adriana Pezzo e dal procuratore aggiunto di Catanzaro Mario Spagnuolo. Nessun dubbio sulla dinamica del delitto: confermata dalla versione fornita da Palermo. Qualche incertezza sul movente, e sul ruolo delle altre due persone indagate a piede libero (un giovane fermato per essere interrogato ma poi rilasciato il giorno del delitto pare lo attendesse in auto). Gli inquirenti ipotizzano per Palermo l’accusa di omicidio premeditato aggravato ulteriormente dai motivi abietti. Presta ­ è l’ipotesi che filtra ­ era ricattato da Palermo, che pretendeva danaro in continuazione per non svelare l’esistenza dei rapporti omosessuali. Michele Presta potrebbe aver deciso di dire basta, ma la decisione gli è costata la vita. Ieri, intanto, il mondo del sindacato, gli amici, i parenti hanno dato l’addio a Michele. Prima la camera ardente a Catanzaro, poi i funerali ad Altomonte, il centro del Cosentino dove Michele tornava nei fine settimana per stare con gli anziani genitori. Lacrime, applausi, bandiere di stima per Michele. L’inchiesta, il fermo, la confessione, tutto tenuto lontano. Quella era la sua vita privata. Sua e basta. Lui aveva sempre voluto così. E così è stato anche dopo la fine.
    • 22 Giugno 2005: Roma, Ruini e le coppie gay: no ai patti di convivenza. Alla presentazione del libro del Papa, a fianco del presidente del Senato Marcello Pera, il cardinale Camillo Ruini ha rimarcato il suo no alle unioni tra omosessuali: « Il matrimonio gay? Siamo ovviamente contrari » . E i « Pacs » alla francese, cioè i patti di convivenza civile che contemplano la coppia di fatto? « Occorre vedere bene, perché sono come un piccolo matrimonio. Se si tratta di tutelare i diritti delle persone, ci sono tanti modi » . Sull’ aborto, il presidente della Conferenza episcopale italiana cita Benedetto XVI ( « piccoli omicidi » ) ma assicura: « Non vogliamo rivedere la legge ».
    • 11 Giugno 2005: Latina, “Nozze gay contrarie a nostra cultura”. « Il matrimonio tra persone dello stesso sesso contrasta con storia, tradizione e cultura della comunità italiana » . Per questo il Tribunale di Latina ha negato la trascrizione del matrimonio di una coppia di omosessuali che aveva I L TRIBUNALE D I LATINA fatto ricorso contro il no del Comune di registrare l’ atto per « motivi di ordine pubblico » . Antonio Garullo, di 40 anni, e Mario Ottocento, di 32, voglion far ricorso fino « alla Corte di giustizia europea » . Si erano sposati all’ Aja tre anni fa.
    • 7 Giugno 2005: Città del Vaticano, dai gay all’aborto il richiamo di Benedetto XVI. Nuovo intervento del Papa su vita e famiglia – ma soprattutto sulla necessità di « contrastare » il « relativismo » – a sette giorni dal primo: lunedì della scorsa settimana ne aveva parlato ai vescovi italiani, ieri è tornato sull’ argomento aprendo nella Basilica di San Giovanni un convegno della diocesi di Roma. « Intangibilità della vita umana dal concepimento al suo termine naturale » , « prigione » del relativismo che produce « libertà anarchica » e « libertinismo » , « banalizzazione del corpo » e « svilimento dell’ amore umano » sono state le parole più forti che Papa Benedetto ha pronunciato ieri. Né si tratta soltanto di due interventi in otto giorni ma di quattro, perché tra i due maggiori, mirati all’ Italia, il Papa tedesco ne ha fatti – sulla stessa materia – altri due, con diversa destinazione e che forse possiamo considerare minori: uno contenuto in una lettera al cardinale Lopez Trujillo, in vista di un « Incontro mondiale delle famiglie » che si farà l’ anno prossimo in Spagna, pubblicata sabato; e un altro pronunciato, sempre sabato, davanti a un pellegrinaggio veronese. A differenza di lunedì della scorsa settimana, ieri il Papa non ha fatto riferimento al referendum, ma il richiamo alla « intangibilità della vita dal concepimento » evocava con forza la questione centrale della campagna elettorale. Questa è stata la prima affermazione forte: « Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il ” matrimonio di prova”, fino allo pseudo matrimonio tra persone dello stesso sesso sono espressioni di una libertà anarchica che si fa passare a torto per vera liberazione dell’ uomo » , e invece « scacciano Dio dall’ uomo » . Dopo questa partenza, il Papa ha continuato in un crescendo di sentenze tese a condannare il carattere « relativistico » della cultura dominante in materia di coppia e di sesso: « Una tale pseudo libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’ uomo. Il suo presupposto è che l’ uomo può fare di sé ciò che vuole: il suo corpo diventa così una cosa secondaria dal punto di vista umano, da utilizzare come si vuole. Il libertinismo che si fa passare per scoperta del corpo e del suo valore, è in realtà un dualismo che rende spregevole il corpo, collocandolo per così dire fuori dall’ autentico essere e dignità della persona » . È venuto poi il riferimento diretto al « relativismo » , cioè alla tendenza della nostra società a riconoscere pari dignità a ogni valore o scelta perseguiti dal singolo: « Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’ opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’ apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione » . In queste parole si avverte un’ eco di quella « dittatura del relativismo » di cui il cardinale Ratzinger aveva parlato nella celebrazione « per l’ elezione del Papa » , in San Pietro, il 18 aprile scorso. Ed ecco la consegna operativa: « È chiaro dunque che non soltanto dobbiamo cercare di superare il relativismo nel nostro lavoro di formazione delle persone, ma siamo anche chiamati a contrastare il suo predominio nella società e nella cultura » . Ai vescovi aveva detto che quel « contrasto » in Italia è possibile. In particolare Papa Ratzinger ha chiamato le famiglie presenti nella Basilica a un « impegno pubblico » per « riaffermare l’ intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessità di provvedimenti legislativi e amministrativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli » . E ha condannato chi intende « s opprimere o manomettere la vita che nasce » . Da segnalare anche l’ occasione scelta dal Papa per questo suo intervento: non un’ occasione solenne, o di grande adunata, ma un convegno « formativo » , dove il vescovo – che a Roma è il Papa – tiene la relazione d’ apertura, seduto a una scrivania davanti all’ altare. In apertura dell’ incontro, il Papa era stato salutato dal cardinale vicario, Camillo Ruini e da una famiglia, quella di Luca e Adriana Pasquale, con la figlia Sara di 8 anni, che hanno letto un breve saluto. « Bened ici i bambini e le loro famiglie » , ha detto la piccola.
    • 7 Giugno 2005: Catania, patente sospesa perchè è gay. « Lei è gay? Siamo spiacenti ma dobbiamo sospenderle la patente » . A voler seguire l’ esempio della motorizzazione di Catania, ogni omosessuale in Italia rischia da un momento all’ altro di restare appiedato. Una discriminazione incomprensibile, di cui è rimasto vittima un giovane di 23 anni, Danilo, che per sei mesi è stato privato della patente di guida. Motivo: è omosessuale dichiarato e in quanto tale « deve sottoporsi ad un nuovo esame di idoneità psicofisica » . La vicenda per il momento si è risolta grazie all’ intervento del Tar di Catania che, in attesa di pronunciarsi nel merito, ha sospeso il provvedimento. Ma Danilo è tutt’ altro che soddisfatto e si dice pronto a dare battaglia contro chi lo ha « discriminato e umiliato » . Col suo legale, Giuseppe Lipera, ha avviato una causa civile, che comincerà il 22 giugno, nei confronti del ministeri dei Trasporti e della Difesa, chiedendo un risarcimento danni di 500 mila euro. « Una vicenda assurda e scandalosa – commenta il legale – a causa della quale Danilo ha subito notevoli contraccolpi psicologici. Lui vive serenamente la sua omosessualità ma si è sentito oltraggiato ed è stato molto male » . In realtà le assurdità sono più di una e cominciano 4 anni fa, quando Danilo si sottopone alla visita di leva presso l’ Ospedale militare di Augusta. Davanti ai medici il giovane dichiara la sua omosessualità ma non è facile ottenere l’ esonero come previsto dalla legge. « I dottori non gli credono – racconta Lipera – , pensano che sia solo una scusa per evitare il militare. Come prova gli chiedono l’ iscrizione all’ Arcigay, o lo fanno visitare da medici donne per vedere le sue reazioni » . Alla fine Danilo riesce comunque ad ottenere l’ esonero. Ma in contemporanea l’ ospedale militare, non si capisce bene il perché, invia la comunicazione alla motorizzazione di Catania, sulla scorta della quale gli viene sospesa la patente perché « ci sono dubbi sulla sussistenza dei requisiti di idoneità psicofisica per la guida di automezzi » . Da qui il ricorso al Tar, che si pronuncia nel gennaio 2002. « È assolutamente evidente – si legge nell’ ordinanza – che le preferenze sessuali non influiscono in alcun modo sulla capacità di condurre con sicurezza veicoli a motore… e non sembrano potersi considerare una vera e propria malattia psichica essendo, per l’ appunto, un mero disturbo della personalità » . Danilo per il momento preferisce restare nell’ anonimato. Di lui si sa solo che ha un passato da modello e che oggi gestisce un negozio di abbigliamento. « Ma nei prossimi giorni parlerà e racconterà i traumi e le sofferenze che ha dovuto subire » , assicura il suo legale, che ha organizzato una conferenza stampa per il 15 giugno prossimo. Una vicenda che è già diventata un caso. Per Luigi Manconi ( Ds) dimostra che « a prescindere di ciò che pensano i critici del Gay Pride, non c’ è nulla di superfluo nella mobilitazione del movimento omosessuale vista la debole costituzione di cui soffrono i diritti nel nostro Paese » . Ma c’ è anche chi, come il presidente dell’ Arcigay Sergio Lo Giudice, si dice preoccupato dalle stesse parole del Tar che, anche se ha dato ragione a Danilo, definisce l’ omosessualità « un disturbo della personalità » : « Comunque vada a finire questa vicenda tra leggerezze, ignoranza e confusione non è degna di un Paese civile » . LO GIUDICE ( ARCIGAY) Leggerezze, ignoranza, confusione: è una vicenda indegna di un Paese civile MANCONI ( DS) Necessario mobilitarsi, in Italia i diritti soffrono di debole costituzione.
    • 7 Giugno 2005: Roma, fecondazione e coppie di fatto, no del Papa. Nuovo intervento del Papa su vita e famiglia: Benedetto XVI è tornato a parlare di fecondazione, coppie di fatto, unioni omosessuali, insistendo sulla necessità di « contrastare » il « relativismo » . « Intangibilità della vita umana dal concepimento al suo termine naturale » , « prigione » del relativismo che produce « libertà anarchica » e « libertinismo » , « banalizzazione del corpo » e « svilimento dell’ amore umano » sono state le parole più forti. Fermo anche il richiamo alle unioni di fatto, che « scacciano Dio » , e a quelle gay. Rispetto all’ intervento della scorsa settimana, ieri il Papa non ha fatto riferimento al referendum, mal’ « intangibilità della vita » evoca la questione chiave della campagna elettorale. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha espresso il timore che alla linea astensionista faccia seguito una campagna anti aborto: « Chi è contro il referendum assicuri che la legge 194 non è in discussione » . Il ministro Rocco Buttiglione: « No, non sarà toccata » .
    • 5 Giugno 2005: Milano, gaypride. Accuse: “Bimbi strumentalizzati”. « Sono qui per evitare a Milano una figuraccia » . Il presidente della Provincia, Filippo Penati, è al Gay Pride. Senza fascia tricolore. Ma la sua non è una partecipazione individuale: « È la testimonianza di quanto ha fatto la Provincia dando il suo patrocinio » . Il corteo è ancora in piazza della Repubblica. Per attraversare Milano e arrivare all’ Arena civica impiegherà quattro ore. Quarantamila presenze. I carri che sfilano davanti a Palazzo Marino e lanciano insulti al sindaco Gabriele Albertini, reo di non aver dato il patrocinio alla manifestazione. E soprattutto quel trenino pieno di bambini « embedded » nella testa del corteo per evitare che i figli delle coppie lesbiche entrino a contatto con la parte più esibizionista dell’ orgoglio omosessuale. Non basta. Non è sufficiente per evitare le polemiche. La giunta di Palazzo Marino ha disertato il corteo ma si divide sulla presenza dei bimbi. « Ho sostenuto la bontà del patrocinio – attacca l’ assessore all’ Educazione Bruno Simini – però ritengo che i bambini non devono partecipare a manifestazioni, se non a quelle che riguardano i loro di ritti » . La pensa al contrario Tiziana Maiolo: « Siccome è una strumentalizzazione di tipo politico, non ci vedo nulla di male. Certo, alla fine può essere controproducente per chi l’ ha fatta » . « Abbiamo fatto bene a non dare il patrocinio – conclude l’ assessore di An Giovanni Bozzetti – . Altrimenti ci saremmo resi complici della strumentalizzazione dei bambini » . Per altri, l’ assenza del Comune è inaccettabile. Alessandro Cecchi Paone attacca frontalmente Albertini: « Rudolph Giuliani, sindaco della tolleranza zero a New York, ha sempre dato il patrocinio al Gay Pride e sfilato alla testa del corteo. Albertini è diventato famoso nel mondo per essersi fatto fotografare in mutande, ma poi si è op posto al patrocinio. In questo modo Milano, che era la capitale più avanzata del Paese, dimostra di aver rinunciato a questo ruolo » . A differenza del precedente Gay Pride milanese, estate 2003, il corteo passa davanti al Duomo: « Quella piazza – ha spiegato Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay – è il cuore della città. Noi viviamo a Milano per questo siamo passati da qui, non certo per mancare di rispetto al simbolo religioso » . Se il corteo chiede una nuova legge che riconosca le unioni delle coppie di fatto, esistono ancora casi di discriminazione. Per questo « la Provincia si farà promotrice di uno sportello contro questi episodi » . Lo annuncia Penati: « Si tratta di un’ iniziativa rivolta ai 189 Comuni del milanese » . Il corteo svolta in Duomo e risale verso Brera, si conclude all’ Arena. « Non lasciate che il Pride finisca qui – raccomanda Paolo Ferigo, presidente Arcigay di Milano – . Il Pride deve durare tutto l’ anno. Siate orgogliosi della vostra dignità e della vostra condizione, insegniamo agli altri quanto valiamo e a non aver paura di noi » .
    • 27 Maggio 2005: Milano, CGIL: “Gay discriminati sul lavoro, 300 denunce l’anno”. Essere gay un problema? Lo è ancora, talvolta, nelle fabbriche e negli uffici. Lo denuncia la Cgil di Milano: 300 i dipendenti lombardi che ogni anno si rivolgono alla Camera del lavoro per lamentare casi di discriminazione dovuti alla loro omosessualità. « Si tratta di un fenomeno in crescita – sottolinea Graziella Carneri, segretario della Cgil di Milano con delega alle Politiche Sociali – . In aumento soprattutto le richieste di aiuto da parte di lesbiche e transessuali » . Non è un caso che il sindacato abbia scelto di parlare oggi del proprio impegno contro le discriminazioni rivolte agli omosessuali. « Il 4 giugno si terrà a Milano il Gay Pride nazionale. La Cgil aderisce in maniera tutt’ altro che simbolica alla manifestazione – continua Carneri – . La richiesta di una maggiore attenzione al mondo gay non è gratuita. Lo dimostra quello che succede nei luoghi i lavoro, nonostante l’ innegabile evoluzione positiva dei costumi rilevata negli ultimi anni » . I dati raccolti dalla Camera del lavoro dicono che il 90 per cento dei lavoratori gay che lamentano discriminazioni ha un’ età compresa tra i 18 e i 40 anni. Nel 65 per cento dei casi si tratta di impiegati. La maggioranza ( 60 per cento) può contare su un diploma o una qualifica professionale. « Il problema è che i gay sopportano troppo a lungo. Nel 40 per cento dei casi chi si rivolge a noi ha già dato le dimissioni » , dice Massimo Mariotti, responsabile del centro Gay della Camera del lavoro. « Di rado i casi di discriminazioni basate sulle preferenze sessuali arrivano in tribunale – continua Mariotti – . Le aziende non vogliono essere marchiate come intolleranti e retrograde » . Nella gran parte dei casi, quindi, la via d’ uscita è quella delle dimissioni incentivate. Una transazione economica per mettere fine a un disagio ormai insopportabile per il lavoratore. E scomodo per l’ azienda. « Quando il gay è utile, magari per le capacità di relazione che gli consentono di riuscire bene in alcuni ambiti – nella moda, per esempio – tutto funziona a meraviglia. Ma quando si esce da questi contesti, la musica cambia » , lamenta Raffaele N., milanese, 30 anni, gay dichiarato. La sua è una storia di discriminazioni, soprusi, ricatti psicologici che dura da sei anni. E ancora non è finita. « Nel ‘ 99 sono stato assunto in un’ azienda della grande distribuzione. E’ bastato sottrarmi a qualche battuta volgare al passaggio di una collega per essere subito marchiato. Ecosì anch’ io sono diventato oggetto di battute e soprusi. Rivolgermi al mio diretto superiore non è servito a niente. In pratica, mi ha detto che il problema non esisteva. Ora devo solo decidere se resistere o se rinunciare al lavoro » . Il caso di Raffaele esemplifica quanto riscontrato dal sindacato. « Molto spesso la discriminazione verso i gay va di pari passo con un clima ostile alle donne – dice il responsabile del centro, Massimo Mariotti – . Non a caso a trasformarsi in aguzzini di solito sono gli uomini. Capi o colleghi che siano » . Per informazioni, lo sportello gay della Cgil di Milano è contattabile ai numeri 02 55025301 oppure 55025423. Aziende e soprusi FENOMENO IN CRESCITA Secondo la Cgil, in Lombardia i gay che denunciano soprusi nei luoghi di lavoro sono in aumento LE PICCOLE AZIENDE Il 65 per cento dei casi di discriminazione sono lamentati dai dipendenti di piccole e medie imprese TRIBUNALE E DIMISSIONI Nel 40 per cento dei casi il gay discriminato si dimette. Raramente la controversia arriva in tribunale.
    • 25 Maggio 2005: Milano, niente patrocinio al gaypride. La sfilata del Gay Pride non avrà il patrocinio del Comune. Come previsto la giunta si è spaccata sulla delibera per il sostegno alla manifestazione del 4 giugno presentata dall’ assessore alle Politiche sociali Tiziana Maiolo: quattro voti a favore, dieci contrari, un astenuto. Assente il sindaco, che ha fatto sapere però di condividere la decisione della maggioranza degli assessori: « La nostra posizione – ha spiegato il vicesindaco Riccardo De Corato – è identica a quella del 2000, quando il patrocinio venne negato » . La giunta non ha ritenuto di sostenere il corteo, che secondo De Corato rappresenta « un eccesso di folclore, un’ ostentazione » mentre per l’ assessore alla Cultura, Stefano Zecchi, è « un carnevale che si tiene fuori dal carnevale » . Ma il Comune si riserva di valutare per il patrocinio, in un successivo esame, eventuali iniziative ( come convegni, mostre, dibattiti, seminari). Immediata la replica di Arcobaleno, il coordinamento delle associazioni che si occupa dell’ organizzazione del Gay Pride: « Un’ occasione mancata di civiltà » .
    • 19 Maggio 2005: Milano, la provincia sfratta il convegno delle lesbiche. Avrebbero dovuto incontrarsi a palazzo Isimbardi. Chiacchiere, frammenti di film da discutere insieme, un libro « Cocktail d’ amore » , prima indagine sul tema in Italia, tavole rotonde e ballo e musica dal vivo. Per il convegno « Vite lesbiche tra realtà, immaginario, rappresentazioni » , promosso dal gruppo Soggettività Lesbica e dalla Libera Università delle Donne, la Provincia ha garantito il patrocinio, 10 mila euro di finanziamento e la sua sala più nobile: quella degli Affreschi che per due giorni, sabato e domenica prossime, sarebbe stata occupata dall’ evento già pubblicizzato con volantini, manifesti e messaggi radio. Poi, qualcuno ha storto il naso. Un po’ perché siamo nel pieno della polemica sulla venti giorni di Gay Pride all’ Idroscalo, un po’ perché non tutti a palazzo Isimbardi s a p e v a n o dell’ evento lesbo, un po’ infine perché « va bene tutto, ma era il caso di usare proprio la sede istituzionale? » . Eieri in giunta la questione è stata affrontata. Tutti d’ accordo sul fatto che « è giusto dare voce alle lesbiche e non siamo certo noi quelli che discriminano » . Ma qualcuno ha avuto da ridire sull’ opportunità di usare proprio la Sala degli Affreschi. E così, si è concordata la linea: l’ evento rimane ma cambia sede. Da via Vivaio a corso di Porta Nuova, dove ha casa l’ associazione che promuove il convegno. L’ assessore ai Diritti dei cittadini, Francesca Corso ( Prc) spiega il cambio di marcia con questioni « logistiche » : « I tecnici ci hanno avvertito soltanto oggi che la sala degli Affreschi non era adeguata e quindi adesso stiamo spostando tutto, compresi gli addobbi floreali che avevamo già preparato » . Alla versione del problema tecnico credono in pochi. Il vicepresidente della Provincia, Alberto Mattioli ( Margherita), si limita a commentare « Comunque sia, è meglio così » . Va all’ attacco il consigliere Giovanni De Nicola ( An): « Va bene non discriminare, ma neppure ostentare e garantire privilegi. Da tempo ho chiesto in consiglio che qualcuno mi spieghi perché si destinano soldi a queste iniziative e poi si sacrificano altre forme culturali e artistiche. E poi vorrei sapere se il presidente Penati non ha la sensazione di esagerare: le lesbiche in casa e tre settimane di Gay pride all’ Idroscalo, giusto di fianco allo spazio che ospiterà un campeggio estivo di bambini delle scuole elementari. Ma ce l’ hanno il senso della misura? » .
    • 18 Maggio 2005: Battipaglia, coppia gay aggredita davanti alle telecamere di Lucignolo. E’ stato aggredito perché gay mentre le telecamere di Italia 1 lo riprendevano. La storia ha dell’incredibile, ma è purtroppo accaduta a Battipaglia, in provincia di Salerno, lunedì 16 maggio, cioè il giorno prima della Giornata Mondiale contro l’Omofobia celebrata in decine di città italiane e centinaia di paesi in tutto il mondo. Vittime dell’aggressione Pasquale Quaranta, presidente del circolo Arcigay salernitano e giornalista collaboratore, tra le altre testate, di Gay.it, e il suo amico Eddy. I due stavano registrando una puntata di Lucignolo, il magazine notturno di Italia 1, incentrata sull’attivismo di Pasquale, che è tra i gay più visibili del meridione, molto impegnato nei gruppi di omosessuali credenti, e i cui genitori, intervistati anche loro per il programma, hanno attivato un nucleo dell’Agedo nella zona. «Quelli di Lucignolo ci hanno chiesto di camminare mano nella mano per raccogliere le reazioni del paese – ci racconta Pasquale – Il mio ragazzo non c’era e così ho chiesto a Eddy di prestarsi. Eravamo ripresi da una telecamera nascosta di un operatore della trasmissione. Prima qualcuno si è limitato a qualche presa in giro e a fischiare, ma a un certo punto sei o sette ragazzi ci hanno assaliti. Uno ha detto qualcosa e Eddy ha risposto “Avete qualche problema?”; a quel punto tutti si sono scagliati contro di noi. Eddy ha preso un pugno, io altri due, ma quelli che ci seguivano con le telecamere sono intervenuti subito e loro sono scappati». Gli aggressori («delinquenti, figli di delinquenti» li definisce Pasquale) hanno avuto la spudoratezza di agire in pieno centro, di giorno, senza sapere che dietro di loro c’era una telecamera nascosta che riprendeva la scena. «E pare che anche la piazza sia sorvegliata da telecamere – aggiunge Pasquale – Questi dovrebbero essere elementi sufficienti per incastrarli». I due ragazzi se la sono cavati con qualche contusione, due giorni di prognosi e, quello che è più grave, tanto spavento. «Ora ho molta paura – confessa il presidente del circolo Arcigay di Salerno – Penso a quello che mi potrebbe accadere se li incontrassi da solo di sera. E penso anche alla mia famiglia: loro sono in grande apprensione». E’ per questo che Pasquale ha deciso di non denunciare i suoi aggressori: «In molti mi dicono che sbaglio, ma io non me la sento. Qui si vive in un clima pesante. Non si sa mai come possono comportarsi queste persone. E poi ci sono i miei genitori». Nonostante questo, l’aggressione dovrebbe comunque giungere all’attenzione delle forze dell’ordine. In presenza di documentazioni che testimoniano le loro azioni, anche senza la denuncia dell’aggredito i teppisti saranno perseguiti. In tal senso si è impegnato oggi stesso il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, presente oggi a Salerno per la conferenza stampa di presentazione del Salerno Pride 2005, di cui Pasquale Quaranta è uno degli organizzatori. «Occorre che gli organi di polizia ed i ministri Pisanu e Castelli intervengano per garantire le libertà individuali e l’incolumità di tutti i cittadini soprattutto in queste settimane che precedono il Gay Pride di Salerno che si terrà il 24 e il 25 giugno» ha affermato Cortiana, Segretario della commissione cultura, che oggi ha presentato un’interrogazione urgente ai ministri dell’Interno e della Giustizia nella quale si denuncia il grave episodio e si chiede di avviare regolari indagini. «Occorre che le istituzioni – prosegue l’esponente del Sole che Ride – si attivino per prevenire altri episodi di intolleranza, sponsorizzando e patrocinando manifestazioni come il Gay Pride in tutte le città italiane e garantendone la sicurezza. Solo così si potrà alimentare una cultura dell’uguaglianza e del rispetto. Oggi ho incontrato il Sindaco di Salerno per chiedergli il patrocinio dell’iniziativa da parte del Comune e farò la stessa richiesta alla Provincia e alla Regione». Le associazioni glbt intanto denunciano quanto accaduto: GayLib chiede che «le azioni sconsiderate, di pubblico scherno, pressione psicologica e violenza fisica mirate contro omosessuali e transessuali vengano al più presto specificamente punite anche in Italia come reati chiaramente indicati nei codici». Anche il presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice lamenta il fatto che se un fatto del genere accadesse in altri paesi europei «la legge punirebbe in modo specifico un’aggressione del genere, riconoscendo l’aggravante del “crimine d’odio” (hate crime), per le motivazioni discriminatorie, al pari di un’aggressione razzista o antisemita. In Italia accade l’opposto: la legge 205 del 1993 (legge Mancino o “anti-naziskin”) protegge contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. L’orientamento sessuale, una delle principali cause di discriminazione ed intolleranza sociale, ne è rimasta fuori». Proprio ieri, 17 maggio, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, il presidente del parlamento europeo Josep Borrell ha richiamato il principio di non discriminazione in relazione all’orientamento sessuale, aggiungendo: “Mentre può essere vero che l’omosessualità oggi è più libera che nel passato, le discriminazioni per orientamento sessuale rimangono un serio problema vissuto da milioni di persone nel mondo e all’interno dell’Unione europea. Rimane nostro dovere continuare a combattere le discriminazioni morali e le violenze fisiche collegate all’ orientamento sessuale”.
    • 14 Maggio 2005: Milano, no al gaypride. Basta bigottismo. Ha firmato anche il patto. Diversa la sede: lo studio di « Prima serata » , su Telelombardia, invece che le luci di « Porta a porta » . Differente l’ oggetto: non i massimi sistemi che avrebbero rivoluzionato l’ Italia di Berlusconi, ma il patrocinio del Comune al Gay Pride del prossimo 4 giugno. Di fatto, l’ assessore ai Servizi sociali, Tiziana Maiolo, ci ha messo la faccia, firmando tre righe in diretta Tv: « Chiederò che la giunta appoggi la manifestazione: guardo alla sostanza delle rivendicazioni, che sono molto serie, e non al folclore che accompagna il corteo » . Apriti cielo. La giunta si spacca. La maggioranza sbuffa e attacca. « No alla deriva Zapatero » , sbotta il consigliere azzurro Stefano Carugo, sventolando lo spauracchio del premier spagnolo e della sua legge che autorizza i matrimoni gay e l’ adozione di figli da parte delle coppie omosessuali. Ma anche dai banchi dell’ opposizione filtrano umori contrastanti: dal « manifestino pure, ma il patrocinio no » della Margherita, al « basta coi bigotti talebani » di Rifondazione. « Non mi aspettavo una simile levata di scudi » , accenna con un sorriso la Maiolo. In suo soccorso – anche se timidamente – arriva l’ assessore all’ Educazione, Bruno Simini, forzista: « Patrocinio al Gay Pride? Se ne può parlare » . Simini mostra perplessità: « È una manifestazione che divide invece di integrare » . Richiama principi: « Sono contrario ai divieti » . E alla fine ammette: « Non credo che mi opporrei a un’ eventuale proposta di patrocinio » . Se ne discuterà. Fuori e dentro la giunta ( prossima riunione martedì). Nella stessa commedia del pro e contro che si scatenò alla vigilia del passato Gay Pride, 22 giugno 2002. Allora si trattava di vietare ( e si vietò) che il corteo entrasse in piazza del Duomo. Sfilarono in 20 mila. In quella che Franco Grillini, deputato Ds, definì « la città più gay d’ Italia, con i suoi 300 400 mila omosessuali » . Allora come oggi, dietro il no di ciascun oppositore, si materializza una serie di immagini: « travestiti con le parrucche gialle » , « creste rosse e verdi » , « ballerini mezzi nudi » . « Ostentazioni gratuite che sfociano negli atti osceni » , riassume l’ assessore agli Eventi, Giovanni Bozzetti, An. È stato lui a cestinare la richiesta di patrocinio arrivata dagli organizzatori: « Non l’ ho proposta alla commissione » . Perché? « Non ritengo che una carnevalata di dubbio gusto possa fregiarsi del patrocinio dell’ amministrazione » . E via scavando nel vocabolario più duro e puro: « Il p a t r o c i n i o sarebbe un’ aberrazione indegna » ( Carlo Masseroli, Fi). Malumori che in mattinata prendono forma in un documento: « Patrocinio al Gay Pride: no grazie!!! » ( così, con tre punti esclamativi). Seguono firme di consiglieri azzurri ( Di Mauro, Bianco, Lucini), leghisti ( Molteni, Tenconi), di An ( Di Martino, Ricci) e Udc ( Testori, Parlanti). Sarebbero loro, uno per uno, « i fondamentalisti di casa nostra » , secondo la definizione di Davide Tinelli ( Rifondazione): « Il mondo non corrisponde alla tv di Berlusconi, ma è fatto di tante differenze, con diritto di vivere e convivere » . D’ accordo, « ma il patrocinio è un’ altra cosa » . A questa considerazione, leitmotiv di giornata a Palazzo Marino, si associa Andrea Fanzago ( Margherita): « Arrivare al coinvolgimento diretto del Comune non sarebbe opportuno » . Tiziana Maiolo ascolta e sorride. Il patto coi gay l’ ha sottoscritto. Non di fronte a milioni di telespettatori, certo, ma sempre di firma pubblica si tratta. E di impegno: « Ci credo e andrò avanti » , scandisce. Poi, sottovoce: « Le possibilità di passare però son proprio pochine » . per la parità dei diritti Uomini e donne in corteo reggono un lungo striscione arcobaleno in occasione di uno degli ultimi Gay Pride.
    • 24 Aprile 2005: Roma, coppia gay aggredita da FN. Mentre l’Europa si avvia sempre più a riconoscere i diritti civili delle persone omosessuali e transessuali, in Italia, una campagna moralizzante, fatta di dichiarazioni incaute e intolleranti nei confronti di ogni persona che si discosti da un supposto ‘ordine naturale e religioso’, produce ancora violenza. Ieri, sabato 23 aprile, a Via del Corso, in pieno centro di Roma, due ragazzi sono stati picchiati dai soliti fascisti di Forza Nuova perché ‘davano scandalo tenendosi per mano’. Il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli da tempo denuncia che a Roma gli episodi di intolleranza e di violenza fascista verso persone della comunità gay lesbica e transessuale si ripetono con inquietante frequenza. Il vero scandalo è consentire a queste persone di continuare a esporre liberamente i loro simboli offensivi e razzisti, inneggianti all’odio. E’ tempo che tutti i cittadini reagiscano per dire basta alla violenza e all’intolleranza e che le istituzioni intervengano con decisione: siamo stufi delle generiche condanne di circostanza a cui non seguono mai atti concreti. Il circolo Mario Mieli mette a disposizione gratuitamente il proprio servizio legale ai due ragazzi aggrediti e annuncia che i propri soci, il prossimo 17 maggio, prima giornata mondiale contro l’omofobia, scenderanno in piazza, tutti mano nella mano.
    • 23 Aprile 2005: Roma, la risposta dei papboys a Zapatero. Il grande ideologo Zapatero, illuminato spento dalla passione per le novità che non portano valori ma disfunzioni ai giovani,provoca l’Europa con una straordinaria quanto vergognosa proposta di legge: è proprio vero che non c’è limite nella ricerca di consensi elettorali, e che pur di minare i valori eterni della fede e dei valori…. basta vendersi l’anima a Satana!
      Ma noi PAPABOYS VOGLIAMO RACCONTARVI LA VERITA’!
      CHE E’ LA COSA CHE CI RENDERA’ LIBERI!
      L’omosessualità è una condizione patologica.
      Dalla quale, se si vuole, si può uscire.
      Ma l’azione di una potente lobby gay mira a nascondere questa verità. L’omosessualità come fatto normale. Da almeno trent’anni nella società occidentale opera una potente lobby che vuole far entrare nella testa della gente questa semplice idea: l’omosessuale è come un mancino, certo più raro delle persone che usano la mano destra, ma non per questo giudicato una persona “che sbaglia”. Insomma: “gay è bello” almeno quanto essere un eterosessuale. Chiunque sostenga il contrario, perde il diritto di parlare nel grande salotto del villaggio globale e viene liquidato come un intollerante che discrimina gli omosessuali, che li odia e che li considera individui pericolosi e senza speranza. Ovviamente, si tratta di un’accusa completamente falsa, che vuole solo neutralizzare la verità: e cioè che l’omosessualità è una condizione patologica, che ostacola la piena realizzazione della persona. Siamo di fronte a una classica operazione di ingegneria sociale che vorrebbe trasformare una normalità di tipo sociologico in una normalità di tipo antropologico morale: se gli omosessuali sono presenti in numero rilevante, e la gente li approva, allora significa che essere gay è un comportamento assolutamente innocente del punto di vista etico. Non a caso, il Movimento di Liberazione Gay, fondato a New York nel 1969, rivendica due cose: la tolleranza, intesa come piena eguaglianza sociale, economica, politica e giuridica dell’omosessuale in quanto tale; e l’approvazione, intesa come l’idea diffusa che l’omosessualità sia una cosa normale. Ma se questa lobby gay si presenta all’opinione pubblica orgogliosa e compatta, ben diversa è la realtà esistenziale delle singole persone che vivono questa condizione: una vita segnata spesso dalla sofferenza e dall’inquietudine, aggravate dagli atteggiamenti urlati e provocatori del movimento d’opinione che cavalca la tigre della trasgressione sessuale.
      C’è un paradosso che molti ignorano: il primo passo per aiutare gli omosessuali è riconoscere serenamente che in quella condizione essi vivono male. Anche quando sia apparentemente accettata con serenità, l’omosessualità non sarà mai compatibile con i livelli più profondi della persona. Dunque, giornali, TV, film, situation comedy sono pesantemente condizionate da questa lobby omosessuale, che ogni giorno muove qualche piccolo passo per “normalizzare” l’immagine dei gay agli occhi del pubblico. Le tecniche utilizzate sono molto simili a quelle messe in campo dalla lobby femminista negli anni Settanta, quando film e telefilm furono invasi da donne-giudice, donne-poliziotto, donne-soldato, allo scopo di suscitare processi di immedesimazione nel pubblico femminile. Oggi, le fiction Tv e i film si riempiono di personaggi che non nascondono, e anzi ostentano la loro omosessualità, come affermazione di una categoria socialmente rilevante: il pubblico assimila così il messaggio subliminale che non c’è proprio nulla di strano ad assumere pubblicamente il “ruolo” di omosessuale, felice e contento della propria condizione. Anche nel campo della psichiatria e della psicanalisi la lobby gay ha esercitato fortissime pressioni per indurre gli studiosi a un riconoscimento della normalità della omosessualità. La gente non sa un fatto clamoroso: i tre grandi pionieri della psichiatria – Freud, Jung e Adler – consideravano l’omosessualità come una patologia.Oggi, invece, il termine omosessualità è scomparso dai manuali psichiatrici delle malattie mentali. Ma, come scrive lo psicologo americano Joseph Nicolosi, nessun tipo di ricerca sociologica o psicologica spiega tale cambiamento di tendenza, e nessuna prova scientifica è stata fornita per confutare 75 anni di ricerche cliniche sull’omosessualità come stato patologico.Spesso, i gay credono di essere nati tali. La stessa opinione pubblica è portata a pensare che certe persone “sono fatte così, e non c’è nulla che possano fare per cambiare”. Il riconoscimento giuridico e sociale dell’omosessualità sarebbe scontato,se fosse scientificamente provato che essa è una condizione innata.Ma è stato provato esattamente il contrario: e cioè che i fattori genetici e ormonali non svolgono un ruolo determinante nello sviluppo della omosessualità.Possono predisporre, ma mai predeterminare l’omosessualità.Dunque, non esiste alcun “gene dell’omosessualità” che costringa una persona a essere tale. Possono esservi invece condizioni innatche rendono più facile lo scivolamento verso l’omosessualità. Ma l’essere gay resta un fenomeno prettamente psicologico. Il vero scoop, in termini giornalistici, è proprio questo: che dalla omosessualità è possibile liberarsi. Non si tratta di un’affermazione teorica, o di un auspicio di natura morale: autorevoli psicologi che da anni lavorano in questo campo possono documentare numerose “guarigioni” di persone gay che – ovviamente senza alcun tipo di costrizione -
      hanno iniziato una cura psicanalitica seria, e sono completamente usciti dal tunnel di una personalità incompiuta. Certo, il primo passo di questo non facile cammino è riconoscersi bisognosi di aiuto, e infrangere il luogo comune imposto dai media secondo cui, al contrario, bisognerebbe arrendersi al fatto che omosessuali si nasce. Nulla di più falso: innumerevoli studi hanno ormai dimostrato che l’orientamento omosessuale è legato a una serie complessa di fatti accaduti alla persona durante l’infanzia e l’adolescenza. Questa rivelazione dimostra che la lobby gay non solo fa del male alle persone che afferma di voler tutelare, ma, ancor di più, induce l’opinione pubblica a trascurare una serie di informazioni educative che potrebbero in molti casi prevenire l’insorgere del problema. Sappiamo, ad esempio, che nel vissuto di moltissimi omosessuali maschi adulti c’è un padre evanescente; e spessissimo c’è una famiglia sfasciata, un divorzio. Non a caso, anche qui il miglior modo per prevenire è difendere la famiglia, recuperando in particolare la figura di un padre affettuoso ma autorevole, capace di dettare delle regole e dei divieti. In questo senso, i movimenti di liberazione omosessuale sono degli acerrimi nemici della famiglia.
      Distiinti saluti,
      Dott. Giovanni Profeta
    • 19 Aprile 2005: Roma, Ratzinger appena insediato: “I matrimoni gay sono una scelta distruttiva per la società”. Un grosso nodo è l´etica sessuale. L´enciclica Humanae Vitae ha prodotto un fossato tra magistero e comportamento pratico dei fedeli. E´ ora di rimeditarla?
      «Per me è evidente che dobbiamo continuare a riflettere. Già nei suoi primi anni di pontificato Giovanni Paolo II ha offerto al problema un nuovo tipo di approccio antropologico, personalistico, sviluppando una visione molto diversa della relazione fra l´io e il tu dell´uomo e della donna. Vero è che la pillola ha dato il via ad una rivoluzione antropologica di grandissime dimensioni. Non si è rivelata essere, come forse si poteva pensare all´inizio, solo un aiuto per le situazioni difficili, ma ha cambiato la visione della sessualità, dell´uomo e del corpo stesso. E´ stata sganciata la sessualità dalla fecondità e così è cambiato profondamente il concetto
      della stessa vita umana. L´atto sessuale ha perso la sua
      intenzionalità e finalità, che prima era sempre stata visibile e determinante, sicchè tutti i tipi di sessualità sono diventati equivalenti. Soprattutto da questa rivoluzione consegue l´equiparazione tra omosessualità ed eterosessualità.
      Ecco perché dico che Paolo VI ha indicato un problema di
      grandissima importanza». Ecco, l´omosessualità. E´ un tema che riguarda l´amore fra due persone e non la mera sessualità. Cosa può fare la Chiesa per capire questo fenomeno? «Diciamo due cose. Anzitutto dobbiamo avere un grande rispetto per queste persone, che soffrono anche e che vogliono trovare un loro modo di vivere giusto. D´altra parte, creare ora la forma giuridica di una specie di matrimonio omosessuale, in realtà, non aiuta queste persone». Quindi lei giudica negativamente la scelta fatta in Spagna?«Sì, perché è distruttiva per la famiglia e la società. Il diritto crea la morale o una forma di morale, poiché la gente normale comunemente ritiene che quanto afferma il diritto sia anche moralmente lecito. E se giudichiamo questa unione più o meno equivalente al matrimonio, abbiamo una società che non riconosce più la specificità né il carattere fondamentale della famiglia, cioè l´essere proprio dell´uomo e della donna che ha lo scopo di dare continuità – non solo in senso biologico – all´umanità. Ecco perché la scelta fatta in Spagna
      non reca un vero beneficio a queste persone: poiché in tal modo distruggiamo elementi fondamentali di un ordine di diritto».
      Eminenza, a volte la Chiesa dicendo no su tutto, è andata incontro a sconfitte. Non dovrebbe essere almeno possibile un patto di solidarietà fra due persone, anche omosessuali, riconosciuto e tutelato dalla legge?
      «Ma l´istituzionalizzazione di una simile intesa – lo voglia o no il legislatore – apparirebbe necessariamente all´opinione pubblica come un altro tipo di matrimonio e la relativizzazione sarebbe inevitabile. Non dimentichiamo poi che con queste scelte, verso cui oggi inclina un´Europa – diciamo così – in decadenza, ci separiamo da tutte le grandi culture dell´umanità, le quali hanno sempre riconosciuto il significato proprio della sessualità: cioè che un uomo e una donna sono creati per essere congiuntamente la garanzia del
      futuro dell´umanità. Garanzia non solo fisica ma morale».
    • 19 Aprile 2005: Firenze, ricattavano gay non dichiarati. Due pregiudicati siciliani, A. A. di 62 anni e G. G. di 37, da tempo residenti a Firenze, avrebbero adescato omosessuali non dichiarati e poi li avrebbero ricattati, chiedendo anche somme ingenti, in cambio del loro silenzio. Questa mattina sono stati arrestati dagli agenti della squadra mobile di Firenze, con l’accusa di estorsione. I due sono indagati anche per usura perchè sospettati di aver utilizzato le somme ottenute dalle estorsioni per prestiti a strozzo. Oltre alle due ordinanze di custodia cautelare, chieste dal pm Ferdinando Prodomo e emesse dal gip di Firenze Anna Favi, la polizia ha compiuto anche dieci perquisizioni, negli appartamenti dei due arrestati e di altre persone sospettate di essere coinvolte nel giro di usura.
      Le indagini erano cominciate la scorsa estate, in seguito alla denuncia presentata alla polizia dal padre di una delle vittime delle estorsioni. Il figlio era scappato da casa lasciando un biglietto in cui raccontava che gli estorsori gli avevano preso circa 50 mila euro. Recentemente un altro gay ha raccontato agli inquirenti che i due arrestati gli avevano chiesto 700 euro per non rivelare le sue esperienze sessuali.
    • 14 Aprile 2005: Milano, coppia lesbica con figlio. “Un atto d’egoismo”. “No, quel bambino potrà essere sereno”. « Una nuova vita è una nuova vita » . « Una gioia per tutti » . « Certo che ricorrere alla fecondazione assistita…. » . « E poi crescere un bambino senza un padre » . C’ è tutto questo nelle parole di chi guarda alla storia di Michele e della sua famiglia. Una famiglia « normale » o « diversa » , a seconda dei punti di vista. In ogni caso una delle tante. « Perché i modelli sono ormai molteplici e nessuno ha il diritto di indicarne uno di riferimento valido per tutti » , sintetizza Alessandro Cecchi Paone che nel suo libro Solo per amore ha spiegato come « ogni epoca ha creato la sua famiglia per il semplice fatto che quella tradizionale, come quella naturale, non esiste » . Vallo a dire ad Alessandra Mussolini, mamma e « tradizionalista » in fatto di tirar su figli prima ancora che di come metterli al mondo. « Un conto è vivere la sessualità in modo diverso, un altro è avere un bambino » . La deputata in jeans che si è battuta « per ottenere una legge sulla fecondazione diversa » metterà « 4 croci sul no » a giugno « perché il provvedimento non può essere cambiato con un referendum » : « Ma in questi casi spiega ricorrere all’ inseminazio ne artificiale è un atto d’ egoismo: come inciderà la mancanza di un padre sullo sviluppo del bambino? » . Un interrogativo che si pone anche l’ ex presidente della Camera Irene Pivetti « contrarissima » all’ assistita ma più aperta ai genitori gay ( « purché donne, vediamo » ) : « Evvivaiddio se questo embrione si è salvato. Se questo bambino è felice lo sono anch’ io. Ma i figli hanno bisogno di un padre, specialmente se maschi. Da mamma lo posso dire » . E Anche Anna Oliverio Ferraris, da psicoterapeuta, lo dice: « Il padre è importante per rompere la simbiosi madre figlio e per l’ emancipazione del piccolo. Ecco perché una delle due donne dovrebbe fare il papà. Se poi c’ è uno zio meglio » . Diversamente: « All’ inizio tutto rose e fiori. Poi arriva la scuola, il confronto con gli altri, la scoperta della sessualità. E senza un dialogo continuo nascono i problemi. Ma questo ce lo diranno solo i figli delle nostre coppie gay che oggi vanno ancora all’ asilo » . Ci sono però le esperienze dei Paesi anglosassoni. « Che parlano di figli sereni spiega Imma Battaglia, manager e presidente di Digayproject . Per un gay avere un figlio vuol dire ricominciare daccapo, e quando decide di farlo è davvero pronto. Solo la politica ( e la sua legge che permette esclusivamente a chi ha i soldi di volare a Bruxelles) è indietro rispetto alla società » . Anche quando la società è un piccolo e cattolico paese come Caravaggio: « Questa Italia sorprende per le sue maglie di intelligenza, tolleranza e sensibilità sorride Lella Costa . Del resto poche cose sono più benedette di un bambino fortemente voluto » .
    • 31 Marzo 2005: Puglia, Mantovano attacca Vendola sulle famiglie gay. L’Onorevole Alfredo Mantovano si è oggi scagliato contro il candidato-Governatore dell’Unione nella Regione Puglia Nichi Vendola, colpevole di aver proposto al Parlamento di varare delle leggi per il riconoscimento delle coppie di fatto.
      Il sottosegretario agli Interni si è inoltre preso la briga di spiegare agli elettori la differenza tra le “famiglie normali” e quelle omosessuali, ribadendo che per la Casa delle Libertà la famiglia “è quella iscritta nella natura e nella Costituzione ed è raffigurata da papà uomo, mamma donna e figli come sono venuti”.
      “Dall’altra parte invece si propongono bizzarrie. Le proposte di legge presentate da Vendola non andrebbero oscurate oggi perché creano imbarazzo – ha attaccato l’aennino – lì si parla di assoluta equiparazione fra famiglia normale e convivenze gay. Mi chiedo che succederebbe nell’assegnazione di un alloggio popolare per le famiglie: una normale deve essere equiparata ad una gay?”. Dichiarazioni che hanno suscitato l’indignazione del presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini, per il quale “il duo Fitto-Mantovano ricorre agli insulti e alle insolenze non solo verso Vendola, ma anche verso una buona maggioranza di elettori e cittadini che osano avere relazioni affettive e una vita privata che non piace al neofondamentalismo della giunta uscente”. “Per Mantovano la normalità sta solo nella famiglia tradizionale, quella tra uomo e donna con figli, tutti gli altri sono anormali – ha tuonato – vorremmo informare il sottosegretario di An che la maggioranza degli italiani non vive più in una famiglia tradizionale e che un buon numero di famiglie uomo-donna è senza figli; tutti costoro dovrebbero essere iscritti per volontà dell’imam Mantovano nell’elenco degli anormali. Il deputato dei Democratici di Sinistra ha inoltre avvisato gli avversari di Vendola che le campagne elettorali fatte “di insulti e insolenze sulla vita privata delle persone non pagano”. “Se Mantovano e Fitto sono costretti a ricorrere a questi mezzucci propagandistici – ha concluso l’esponente della Quercia – vuol dire che percepiscono la sconfitta alle porte”.
    • 26 Marzo 2005: Roma, picchia e ricatta gay, arrestato per estorsione. Un pluripregiudicato di 38 anni, C. P. , e’ stato arrestato la scorsa notte dalla polizia in lungotevere Tebaldi, a Roma, con l’accusa di estorsione aggravata nei confronti di un ragazzo dal quale aveva preteso a piu’ riprese ingenti somme di denaro per non svelare la sua omosessualita’. L’operazione, condotta dagli agenti del commissariato Trevi-Campo Mario, ha permesso di ricostruire la vicenza iniziata durante le feste natalizie quando i due si sono conosciuti in un centro benessere della Capitale. Fra i due uomini e’ nata una relazione sentimentale ma ben presto il giovane, secondo gli accertamenti della polizia, e’ diventato succube del pluripregiudicato il quale con ripetute violenze fisiche e psicologiche lo costringeva a consegnargli denaro. In una occasione, inoltre, la vittima e’ stata segregata per alcuni giorni nell’abitazione del suo aguzzino a Napoli. La scorsa notte l’epilogo della vicenda. Il ricattatore ha costretto ancora una volta il ragazzo a salire sulla sua auto e ha cominciato a picchiarlo per costringerlo a prelevare 500 euro da un bancomat. Approfittando di un momento di distrazione di C. P., pero’, la vittima ha telefonato al 113. In lungotevere Tebaldi sono subito giunte alcune pattuglie della polizia che hanno arrestato il pluripregiudicato.
    • 24 Marzo 2005: Roma, Tram sequestrato, terrore per 40 minuti. Per quaranta minuti ha sequestrato un tram. Con tanto di conducente e trenta passeggeri. Per tutto questo tempo – in uno stato di alterazione psico motoria che faceva paura – ha puntato un punteruolo contro il manovratore costringendolo a bruciare i semafori rossi e ha minacciato di morte chi era sul mezzo pubblico. La bravata di Nunzio Del Mastro, 26 anni, precedenti contro il patrimonio, ha avuto fine al capolinea del «2» nel piazzale antistate la stazione di porta Genova. Lì il conducente del tram ha impugnato la sbarra che serve per azionare manualmente gli scambi e l’ ha picchiata in testa allo squilibrato che è stato preso in consegna, e arrestato, da una pattuglia del nucleo radiomobile dei carabinieri messa in allarme dagli stessi passeggeri. Le conseguenze del suo gesto sono state pesantissime. Il ragazzo dovrà rispondere di sequestro di persona, di attentato alla sicurezza dei trasporti e di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Tutto è iniziato l’ altra sera alle 22, in largo Partigiani d’ Italia, quando Nunzio Del Mastro, come un normale passeggero, è salito sul mezzo della linea 2. In quel momento sulla vettura c’ erano una trentina di persone. L’ uomo si è avvicinato all’ alloggiamento del conducente, ha aperto lo sportello che separa la cabina del manovratore, e ha puntato alla pancia di S.T. un punteruolo:«Portami al capolinea. Corri che ho fretta» gli ha intimato minaccioso. Il conducente non ha potuto far altro che obbedire ma è riuscito ad azionare l’ allarme collegato con l’ Atm. Giunto in via Ariberto il manovratore è riuscito a fermare il tram e a far scendere i passeggeri impauriti. Solo uno non è sceso: aveva alle orecchie le cuffie di un riproduttore musicale e non si è accorto di nulla. Nunzio Del Mastro contrariato per la fermata inattesa è andato verso il passeggero e lo ha minacciato di morte perché «gay». Subito dopo ha intimato al manovratore di riprendere la corsa. S.T. ha ripreso la marcia e, sempre sotto la minaccia del punteruolo, ha bruciato alcuni incroci con il rosso rischiano anche degli incidenti che avrebbero potuto avere conseguenze tragiche. A porta Genova il conducente non ha trovato i colleghi dell’ Atm come pensava e allora ha deciso di affrontare l’ aggressore da solo: ha preso la spranga di ferro adoperata per muovere manualmente gli scambi ma lo squilibrato si è armato anche di una bottiglia. Fortunatamente il conducente ha avuto la meglio e, alla fine, ha consegnato Del Mastro ai carabinieri avvisati dai passeggeri con il cellulare. Anche i militari sono stati aggrediti. Lo squilibrato è finito in ospedale ma ha rifiutato le cure. Alberto Berticelli La scheda L’ ASSALTO Ha dato l’ assalto al tram in largo Partigiani d’ Italia. Nunzio Del Maestro, 26 anni, è salito sulla linea 2 e con un punteruolo messo alla gola del conducente l’ ha obbligato a «correre al capolinea». Semafori rossi bruciati, incidenti evitati per un soffio e passeggeri atterriti. Un viaggio da incubo durato oltre quaranta minuti, fino al piazzale antistante la stazione di porta Genova LA SPRANGATA Una volta al capolinea e scaricati i passeggeri, il conducente ha deciso di farla finita: ha afferrato la sbarra che serve per azionare manualmente gli scambi e l’ ha picchiata in testa al dirottatore.
    • 23 Marzo 2005: Bruxelles, Berlusconi paga, i gay no! Una delle ‘solite’ battute stupide cui ci ha abituato il  Presidente del Consiglio o una gaffe irripetibile? Berlusconi ne combina un’altra delle sue e a Bruxelles ieri sera, apprendendo di  essere iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione in uno stralcio al processo per le truffe Mediaset, spara: «Tanto in Italia sono santificati solo i comunisti e i gay…». «Sono affermazioni deliranti, una buffonata – sbotta la deputata del Prc Titti De Simone – Siamo su un terreno che non c’entra nulla con la politica. Così si alimentano posizioni anacronistiche. Immagino poi che se le due cose, gay e comunista, stanno insieme, per Berlusconi sia un vero e proprio film dell’orrore, ma si rassegni…». Per il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio «le parole su gay e comunisti di Berlusconi non sono commentabili… è stravolto dalla paura di perdere le elezioni. Non è nelle condizioni di ragionare – rincara la dose Pecoraro – preferirebbe forse un’Europa che esalta i corrotti?». Sempre dalle file dei Verdi, si leva la voce di Luana  Zanella: «Chissà se intendeva pure far ridere qualcuno… – commenta la deputata – E’ una battuta greve e fuori luogo e tanto più triste se pensiamo che è stata fatta da un capo di governo che si è distinto per aver sostenuto, anche per legge, privilegi per i propri amici». Franco Grillini propone al Presidente del Consiglio addirittura un decalogo del perfetto Premier gay: «Primo: liberarsi immediatamente dei vecchi ‘arnesi’ del fascismo che gli danno del ‘culattone’. Non è bello essere gay ed essere circondato da omofobi. Secondo:  liberarsi dei ministri ‘velati’. I ministri omosessuali che si nascondono finiscono per sparare a zero tutti i giorni sugli omosessuali per allontanare da sè il sospetto. Meglio ministri e ministre esplicitamente gay. Terzo: accettare finalmente la propria calvizie e radersi a zero. I ‘rapati’, nella comunità omosessuale, sono considerati molto attraenti perchè sembrerebbero più virili. Quarto: abbandonare il doppio petto: ingessa. Quinto: dotarsi di un partner adeguato con cui presentarsi in società. Nel Parlamento italiano Berlusconi non avrebbe che l’imbarazzo della scelta anche nelle sue file. Sesto: associarsi alla Lega italiana delle famiglie di fatto per rivendicare parità dei diritti e partecipare ai gay Pride con abbigliamento consono e rappresentanza del Consiglio dei Ministri al seguito. Settimo: evitare assolutamente dichiarazioni maschiliste come ‘In Italia abbiamo anche bellissime segretarie, delle bellissime ragazze… venite in Italia ad investire…’. Nono: in occasione del Gay Pride pubblicare un calendario con tutti i giocatori del Milan in costume adamitico. Decimo: dare vita al Ministero dell’Omosessualità perchè, come noto, ‘l’omosessualità logora chi non ce l’ha».«Piuttosto che fare dell’ironia sui gay, Berlusconi farebbe bene ad occuparsi delle violazioni dei loro diritti – commenta il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice – Nessun altro capo di governo europeo si permetterebbe una battuta del genere, e non a caso. Quella del presidente del Consiglio non può considerarsi solo una trascurabile leggerezza, dato che l’Italia politica di Berlusconi è uno dei più reazionari esempi di intolleranza anti-gay che la storia della Repubblica abbia mai vissuto». Persino il cattolico Clemente Mastella si leva a difesa dei gay: «Anche i gay sono figli di Dio. Oggi il mio è un elogio ai gay nella loro naturalità – ha detto oggi a Potenza, in un incontro con i giornalisti – Non mi sono piaciute le parole di Berlusconi che ha detto che l’ Italia è il paese dove hanno privilegi i gay e i comunisti. Mi sento di dire rispetto ai gay quello che disse papa Giovanni: ‘Anche loro sono figli di Dio». «Credo – ha proseguito il segretario Udeur – che i gay vadano compresi e accettati. Spero che Berlusconi non pensi che via sia bisogno di gettarli dalla villa in Sardegna e farli inghiottire dalle bocche di Bonifacio. Quanto ai comunisti – ha concluso Mastella – ognuno convive, chi con i fascisti, chi con i comunisti. Oggi sembra che Berlusconi dimentichi che convive con i fascisti. Vi è stata, invece, una logica evolutiva nella democrazia italiana, per cui vi sono gli ex comunisti e gli ex fascisti». «Quella di Berlusconi era solo una battuta… – minimizza Ignazio La Russa, vicepresidente vicario di An – Ho letto il simpatico decalogo di Grillini su come diventare ‘un perfetto premier gay – aggiunge La Russa – era davvero divertente. Ho visto che si proponeva un ministero dell’Omosessualità.. Speriamo che non propongano anche un ministero per lesbiche…».
    • 21 Marzo 2005: Latina, prima udienza per le nozze gay. Si è svolta venerdì la prima udienza per il ricorso promosso da Antonio Garullo e Mario Ottocento per ottenere la registrazione nei registri dello Stato Civile di Latina del loro matrimonio contratto in Olanda. Si sono costituiti in Tribunale anche la Procura, il Comune e l’Avvocatura generale dello Stato, che hanno espresso parere negativo alla registrazione del provvedimento, adducendo motivazioni legate all’”ordine pubblico”. La discussione è quindi stata rinviata a maggio, data in cui l’avvocato Alessandro Mariani, che rappresenta i due sposi, dovrà replicare alle dichiarazioni di contrarietà.
      Antonio Garullo e Mario Ottocento si sono sposati il primo giungno 2002 a L’Aja. Quando hanno chiesto il 12 marzo dello scorso anno la trascrizione dell’atto nei registri dello Stato Civile dal Comune hanno ricevuto un rifiuto. Da Palazzo è stato chiesto il parere del Ministero dell’Intero e il dicastero retto da Beppe Pisanu ha ritenuto di negare la trascrizione giudicando l’unione gay contraria all’ordine pubblico.
      Nel ricorso presentato dall’avvocato Mariani, si sottolinea in particolare che non riconoscere un atto compiuto in uno stato dell’Unione europea mina le basi della stessa Unione.
    • 20 Marzo 2005: Roma, Scelli: “In politica per i giovani. No ad aborto e a matrimonio gay”.Il commissario straordinario uscente della croce rossa italiana, Maurizio Scelli, ha annunciato che scenderà in politica. “L’impegno politico è la forma più alta ed esigente dell’amore verso il prossimo”, ha detto in un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana. Scelli, che con ogni probabilità creerà un nuovo movimento, ha già fatto sapere che si schiererà “contro l’aborto e i matrimoni tra gay”.
      L’intenzione di Scelli di entrare in politica era già nell’aria da tempo, ma il commissario a certe illazioni aveva sempre risposto di volere, prima di tutto, terminare il suo impegno con la Croce Rossa. Ora che il suo contratto con la Cri è terminato, Scelli rivela in un’intervista a Famiglia Cristiana, la sua intenzione di lanciarsi in politica e forse creare un movimento politico per “impegnarsi in nuove sfide insieme con i giovani”.
      Il primo obbiettivo di Scelli è quello di incontrare le nuove generazioni e volersi confrontare con loro sulla base dell’esperienza fatta in Unitalsi e Cri. “Bisogna recuperare certi valori- racconta- che spesso vengono smarriti: famiglia, amicizia, solidarietà difesa della vita, educazione a una fede vera, che ti faccia battere per valori importanti”. Il commissario straordinario preannuncia anc he un manifesto e spiega che: “A un certo punto bisognerà mettere nero su bianco alcune questioni fondamentali e su queste organizzare un confronto fra istituzioni e mondo giovanile”.
      Contro l’unione tra gay e l’aborto, Scelli ha dichiarato che: “Se si parla di matrimonio tra omosessuali non mi ci ritrovo. L’embrione è vita e non posso pensare di sopprimere una vita per migliorarne un’altra”.
    • 17 Marzo 2005: Udine, bullismo contro studenti gay. Il circolo Arcigay di Udine ha denunciato casi di bullismo contro studenti omosessuali in alcuni istituti della città. Saranno promossi corsi per studenti. Il presidente del circolo Arcigay, Pisano denuncia: «Atteggiamento frequente nelle scuole a Udine». Le discriminazioni non sono finite. Permangono ancora pregiudizi e difficoltà d’accettazione nel mondo familiare, in quello lavorativo e nei contesti sociali. Gli omosessuali friulani sono sì riconosciuti come parte integrante della realtà udinese, ma rimangono ancora, sotto certi punti di vista, ghettizzati. Hanno i loro luoghi, i loro bar di riferimento, ma non sono ancora del tutto amalgamati. Gli ostacoli sono quelli di sempre. Ma certe derisioni nei confronti dei diversi incominciano a manifestarsi sempre più spesso sui banchi di scuola. È il cosiddetto fenomeno del bullismo che prende di mira i ragazzini il cui atteggiamento o tono di voce può far ipotizzare una possibile maturazione verso l’orientamento omosessuale. «Ci preoccupa molto questo atteggiamento che si presenta con una certa frequenza negli istituti di Udine», ha affermato, durante l’assemblea annuale che lo ha riconfermato presidente dell’Arcigay, Pietro Pisano. Grazie alle pressioni del consigliere comunale Enrico Pizza proprio sul fronte del bullismo declinato contro i potenziali omosessuali, molto presto partirà nella nostra città il primo corso di formazione per insegnanti, affinché siano in grado di identificare i ‘bulli’, segnalarli, e soccorrere chi è oggetto della violenza psicologica. «Sappiamo ad esempio – ha raccontato il presidente dalla sede dell’Arcigay in via Pradamano – che molti docenti o non si accorgono dei ‘casi’ nelle loro classi, oppure, più frequentemente, sono impotenti e non fanno nulla, creando così nelle vittime un senso maggiore di frustrazione». È ora che la classe docente si accorga dell’allarme e non stia più rinchiusa nel silenzio, secondo quanto ribadito dal circolo. Priorità del nuovo direttivo, fresco di nomina, è riprendere e rilanciare la questione dei Pacs, patto civile di solidarietà, su cui l’indefesso Pizza ha presentato gli ordini del giorno in consiglio comunale. Non si tratterebbe di una vittoria giuridica, dal momento che, com’è noto, i Pacs non possiedono alcun valore legale, ma sarebbe «un forte segnale di riscossa sociale, con un valore più simbolico che istituzionale», ha precisato Pisano. «Faremo pressione sul Comune perché dia corso al patto civile di solidarietà», promettono i vertici dell’Arcigay che quest’anno si trasformerà in Comitato territoriale competente sia per la provincia di Udine, sia per quella di Pordenone (finora priva di un circolo di riferimento). Al pressing per la creazione del registro friulano delle unioni di fatto si aggiunge l’organizzazione di un incontro ad hoc a metà aprile, occasione in cui Udine potrebbe assistere a un meeting pubblico-politico in concomitanza con la festa per la liberazione. Intanto, il disagio della diversità non accettata trova conforto contattando Linea Amica che, non a caso, ha subito un’impennata delle telefonate pari al 40 per cento (0432523838, ogni mercoledì, 20.30-22.30), oppure all’interno del gruppo di genitori alla prese con la scoperta di figli diversi (per informazioni, chiamare il 3477462696, il venerdì, ore 20.30-22.30). Nel calendario, infine, oltre alle celebrazioni per il trentennale della morte di Pasolini e per i quindici anni del circolo, si registra anche la partecipazione a un progetto dell’Istituto superiore di sanità sull’Aids.
    • 10 Marzo 2005: Bologna, Caffarra: “Lo stato deve ignorare le unioni gay”. “Penso che lo Stato non debba né riconoscere né condannare due uomini o due donne che decidono di vivere come vivono marito e moglie, li deve ignorare”: così l’arcivescovo di Bologna, mons. Carlo Caffarra, ha commentato la possibilità che lo Stato riconosca le unioni gay. “Uno dei pilastri della società civile, e qui cito la Costituzione repubblicana italiana – ha proseguito mons. Caffarra rispondendo alle domande degli studenti della scuola di giornalismo – è la famiglia, società naturale fondata sul matrimonio. Io penso come la Costituzione italiana pensa. Pertanto qualsiasi decisione legislativa, amministrativa che sia tale da indurre nel cittadino poca stima del matrimonio e che metta sullo stesso piano convivenze che non sono matrimoniali a quelle matrimoniali compie un’opera che non promuove il bene comune della società in cui viviamo”. L’arcivescovo di Bologna, dove proprio venerdì si aprirà il congresso nazionale dell’Arcigay, ha inoltre precisato che le sue convinzioni non sono dettate dalla fede religiosa: “Quando affronto questi problemi – ha detto – uso esclusivamente la mia ragione”. Mons. Caffarra ha anche parlato del rapporto tra famiglia e mondo del lavoro: “Dobbiamo cambiare l’organizzazione del lavoro – ha affermato – La società perfetta non esiste, questa é utopia, ma un altro eccesso è la rassegnazione. Servono pazienza, perseveranza e costanza”.
    • 10 Marzo 2008: Teverola, licenziati perchè gay. Dal palco del Maurizio Costanzo show alle nuove discriminazioni, fino al licenziamento dal mobilificio in cui avevano trovato un lavoro precario. La storia di Giuseppe e Antonio, la coppia gay di Teverola che ha mobilitato l’Italia della solidarietà, non ha ancora un lieto fine. I due raccontarono in diretta dagli schermi di Canale5, lo scorso giugno, l’aggressione subita in un bar di Teverola, quando un branco di ragazzi li picchiò solo perché omosessuali. Reazioni sdegnate arrivarono da tutto il Paese, ma, a neppure un anno di distanza, oggi loro denunciano il bis: «Ci hanno licenziato innanzitutto perché siamo una coppia omosessuale, fornendo a corredo una serie di scuse poco plausibili», dice Giuseppe e ricorda: «Subito dopo la trasmissione, si mise in moto un meccanismo mediatico che ci impressionò -sottolinea – un putiferio lanciato sotto l’egida prestigiosa del teatro Parioli di Roma, il tempio di Costanzo; seguirono articoli di quotidiani e riviste, interviste televisive e addirittura manifestazioni di piazza con tanto di patrocinio di Amnesty International, il tutto è durato per ben quattro mesi, periodo durante il quale credevamo di poter voltare pagina, di non dover più subire offese, ingiurie e pestaggi, anzi di poter aiutare le coppie di fatto gay ad avere una propria dignità e vita normale». Giuseppe e Antonio, con l’aiuto di Costanzo, hanno lasciato Teverola e si sono stabiliti vicino Perugia, dove gli è stato trovato un impiego in un mobilificio, «poi Costanzo promise che non ci avrebbe abbandonato, invece il circo mediatico ha chiuso i battenti per noi». E sono tornati i commenti sottovoce, le occhiatine piene di sdegno, le allusioni fuoriluogo, «anche in Umbria il velo d’intolleranza fa pesare la diversità, anche se nessuno ti assale nei bar come a Teverola – spiega Giuseppe – Durante un dibattito su una rete locale, ad esempio, noi rivendicammo i diritti degli omosessuali, per tutta risposta arrivarono telefonate di protesta dei telespettatori, gente che ci diceva di vergognarci». Lui aveva un lavoro da arredatore nel mobilificio, mentre Antonio si occupava di logistica per la stessa azienda: «Siamo stati assunti con un contratto a termine di sei mesi, tuttavia non abbiamo trovato un ambiente sereno, restavano i pregiudizi da parte di tutti – insiste Giuseppe – fino a poche settimane fa, quando il titolare ci ha comunicato il nostro licenziamento, dicendo che la ditta sta attraversando una fase di difficoltà e deve procedere a un’opera di ristrutturazione, tuttavia l’azienda non ha chiuso, la verità purtroppo è che ancora una volta ha influito la nostra diversità». Ora i due sono alla ricerca di un’occupazione, «che ci dia un po’ di tranquillità e dia un senso al nostro trasferimento da Teverola – fa sapere Giuseppe – abbiamo avuto già diversi contatti, invano però, perché dobbiamo registrare sempre gli stessi sguardi di stupore verso il nostro amore». Giuseppe sta affrontando tra mille difficoltà anche la causa di divorzio dalla sua ex moglie. Antonio gli resta accanto e insieme continuano a sognare di poter celebrare un giorno la loro unione civile «o il matrimonio o pace che sia».
    • 7 Marzo 2005: Roma, Calderoli e “l’invasione dei finocchi”. A volte basta un niente per mettere in crisi una civiltà. In passato potevano bastare addirittura una mela o un cavalluccio di legno, mentre nel nostro caso è stata necessaria almeno qualche carta bollata. La contestazione di un provvedimento di espulsione emesso dalla prefettura di Torino nei confronti di un giovane immigrato senegalese, senza permesso di soggiorno, ha aperto la falla decisiva nelle nostre fortificazioni giuridiche, spalancando le porte alle nuove invasioni barbariche. Almeno: così la pensa e la dice il ministro leghista per le riforme (dio ce ne scampi) Roberto Calderoli, che alla vigilia del grande esodo planetario dei Ricchioni, altrimenti detti Finocchi, ha consegnato alle agenzie di stampa un ultimo sagace messaggio: “Gli studi più recenti riferiscono, approssimativamente, che il 4-5% della popolazione mondiale è omosessuale: prendendo per buoni questi dati si deduce che ci sono dai 65 ai 75 milioni di persone al mondo che potrebbero richiedere asilo politico nel nostro paese sulla base del precedente della sentenza di Torino”. Sul totale di una popolazione umana di circa 6 miliardi gli omosessuali (se calcolati come il 4-5%) sarebbero per la verità tra i 240 e i 300 milioni. Non si capisce quindi perché Calderoli, a meno che non sia scarso anche in aritmetica, abbia voluto escludere dalla corsa all’asilo politico ben tre quarti dei potenziali aventi diritto. Ciò detto, a Torino è successo che un giudice di pace, la signora Giuliana Bologna, si è fatta venire la balzana idea di applicare la legge italiana, che in accordo con prestigiose convenzioni internazionali vieta di espellere cittadini stranieri che per motivi di razza, sesso religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali possono essere oggetto di persecuzioni nel loro paese d’origine. Così ha revocato l’espulsione dal territorio nazionale di un ragazzo gay senegalese di 25 anni, ritenendo che la sua condizione “personale e sociale” di omosessuale potesse esporlo a violenze e discriminazioni nel caso di un rientro forzato in patria. In Senegal i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti sono puniti con il carcere fino a cinque anni, e a sentire Mohamed (come è stato chiamato il protagonista di questa vicenda a uso dei giornalisti) anche la repressione sociale non è uno scherzo. Prova ne sia lo stesso fatto che lui ha preferito non partecipare di persona alla conferenza stampa in cui è stato illustrato il suo caso, e che non ha voluto essere fotografato né ripreso a volto scoperto dalle telecamere. Non voleva essere riconosciuto da altri senegalesi che potrebbero creare problemi a lui e alla sua famiglia dando pubblicità alla cosa. “Nel mio paese”, ha dichiarato in un’intervista registrata, “chi è gay non solo può finire in prigione, ma rischia di essere aggredito. Se mi dichiarassi gay pubblicamente, anche mia madre potrebbe essere ripudiata per non avermi saputo educare a essere un uomo”.
      Perciò, senza neppure il bisogno di fare un completo coming out, Mohamed ha ottenuto un permesso di soggiorno che in oltre un anno di permanenza in Italia non era riuscito a procurarsi in altro modo. Più che abbastanza per mandare in tilt le sentinelle leghiste che presidiano i confini morali e materiali della nazione.
      Il deputato del Carroccio Luciano Dussin, per dirne uno, si domanda: “In base a quali prove il giudice decide se uno è omosessuale davvero oppure si dichiara tale per rimanere nel nostro paese nel quale è entrato da clandestino?”.Per quanto riguarda Mohamed, il giudice Bologna ha accettato come prova la testimonianza dell’interessato e le tessere di alcuni circoli gay sottoscritte “in tempi non sospetti”, cioè prima che un controllo di routine dei documenti facesse scattare l’espulsione. Ma se la preoccupazione dei leghisti sono gli eventuali “furbi”, disposti anche a dichiararsi gay pur di non essere espulsi, ecco come la vede Elvio Arancio, musulmano sufi e direttore di un centro studi islamico interpellato da “Repubblica”: “Se un immigrato che non ha commesso reati riesce a trovare un modo per non essere rispedito al paese d’origine, ben venga anche la scusa ell’omosessualità. Che sia vero o falso poco importa: l’Islam prevede che, in un contesto di gravi difficoltà, un musulmano possa utilizzare strategie”.
      Se è per questo, però, l’Islam prevede anche trattamenti non proprio simpatici nei confronti degli omosessuali, e a quanto pare si tratta di un deterrente piuttosto efficace, visto che non c’è nessuna ressa di presunti immigrati gay perseguitati in attesa di regolarizzazione. Sarà magari perché un’espulsione, dopotutto, è sempre meno peggio della lapidazione, della galera o dell’ostracismo da parte della propria comunità?
      Il problema, casomai, è quello di avere al governo gente come Calderoli, che a commento della sentenza di Torino ha declamato: “Povera giustizia, povera Italia, un tempo decantata come terra di santi, poeti e di navigatori e oggi, invece, trasformata in terra di terroristi e di finocchi irregolari”. Dopo il “culattoni” di Tremaglia, il lessico ministeriale si arricchisce così di un altro popolare vocabolo per designare i gay. Il fatto è però che questo Calderoli, come alcuni hanno fatto notare, se la prende un po’ troppo spesso con i gay per non risultare sospetto. In base al principio che la prima gallina che canta ha fatto l’uovo, sarà mica un po’ frocio anche lui? L’inquietante domanda è stata oggetto perfino d’un infiammato forum su gay.it ( http://it.gay.com/forum/read.php?f=43&i=10442&t=10442 ), nel quale comunque si è raggiunta una maggioranza relativa di concordi sul fatto che prima di preoccuparsi dell’orientamento di Calderoli bisogna accertarsi che esista qualcuno disposto a fare del sesso con lui… È da notare tuttavia che anche in un contesto gaio e teoricamente avvertito come un forum su gay.it capita di imbattersi in messaggi preoccupati da future invasioni di “finti gay”. Di omosessuali, cioè, che credono alla propaganda più paranoica anziché applaudire al fatto che il loro paese, per una volta, tutela persone perseguitate per la propria omosessualità. Essere gay e essere di destra, d’altra parte, è una fonte perenne di contraddizioni. Basti vedere, a questo proposito, che il direttivo di Gaylib, l’associazione di gay e lesbiche di centrodestra, usa la sentenza torinese sul giovane senegalese come pretesto per far fare bella figura gratis al governo (di centrodestra) più omofobo della storia repubblicana. Secondo un comunicato di Gaylib, infatti, la notizia che si ricava dalla vicenda di Torino è che “la legge Bossi-Fini tutela gli immigrati gay”. Esperti del settore ci dicono che per la verità l’articolo della legge Bossi-Fini che vieta di espellere i cittadini stranieri a rischio di persecuzione è stato ripreso pari pari dal testo della legge precedentemente in vigore, approvata dal governo di centrosinistra. E ci dicono anche che la legge Bossi-Fini, semmai, ha fatto cadere l’unico escamotage legale che permetteva a un cittadino italiano di fare entrare in Italia il proprio partner omosessuale senza doverlo assumere come domestico. Ma a parte questo, potevano bastare le reazioni sopra (e sotto) le righe di esponenti del governo a giustificare una reazione indignata dei gay di centrodestra. E invece Gaylib, mentre Calderoli sbraita quello che sbraita, sottolinea “l’attenzione sempre crescente, da parte delle varie componenti della vita pubblica italiana, ai diritti umani inalienabili della persona umana alla piena e libera esistenza di ogni individuo”. Ohibò.
      In una singolare svista polemica è incappato anche, in un articolo scritto per “Libero”, Angelo Pezzana, storico fondatore del Fuori e capostipite di tutti i gay militanti non di sinistra. Complimentandosi per le decisioni del giudice di pace di Torino, Pezzana le assume come una dimostrazione della superiorità della civiltà occidentale su quella islamica, e se la prende con quella parte del movimento gay “troppo impegnata a sfilare con i no global per la Palestina libera” per trarre utili lezioni da una vicenda come quella di Mohamed.
      Peccato solo che proprio i militanti gay di sinistra, come il verde Paolo Hutter o quelli del circolo “Maurice” di Torino, abbiano sostenuto Mohamed nella sua battaglia per avere giustizia, e abbiano poi deciso di renderla pubblica.Paolo Hutter, anzi, ha lanciato un appello, subito fatto proprio dal presidente di Arcigay Sergio Lo Giudice, a pubblicizzare le tutele che la legge italiana fornisce agli stranieri gay e lesbiche provenienti da paesi nei quali l’omosessualità è illegale. I circoli del movimento glbt, senza distinzione di sigle, sono altrettanti punti di riferimento naturali per problemi di questo genere.
      Quindi, ripetiamo, se i gay di destra sono in cerca di avversari veri, farebbero meno fatica a guardare prima in casa propria.
      Ma nella casa del grande Silvio tutto è in continuo movimento, e può capitare a questo giro di dover calcolare tra i “nostri” nientemeno che il professor Rocco Buttiglione, che si è dichiarato, in punta di diritto, “totalmente a favore di questo gay senegalese”.
      E ha tenuto a precisare anche che i “principi generali del nostro ordinamento escludono ogni possibilità di discriminare chicchessia, è una questione di diritti umani, una regola generale degli stati civili”.
      Vogliamo poi mettere quanto sarà più facile per Buttiglione far sapere ai gay stranieri perseguitati, una volta accolti in Italia, che sono anche loro dei peccatori?
      Rifletteteci e pentitevi.
    • 5 Marzo 2005: Strasburgo, Buttiglione: “Sono un peccatore peggio di molti gay”. I media tedeschi non hanno dimenticato le gravi gaffe che costarono a Rocco Buttiglione il posto di Commissario alla Giustizia nell’Esecutivo di Bruxelles. Come tutti ricorderanno il ministro italiano per le Politiche Comunitarie rilasciò, di fronte ad una Commissione dell’Europarlamento di Strasburgo, alcune dichiarazioni sconcertanti sul ruolo della donna (relegata a fare figli sotto la protezione del marito) e sugli omosessuali (definiti semplicemente dei “peccatori”).
      La tv tedesca N24 ha chiesto al centrista, durante un’intervista, di esprimere nuovamente qualche concetto sul “mondo gay”, costringendolo a prendere una posizione decisamente meno radicale rispetto a quelle assunte in passato. “Non credo di essere migliore di un omosessuale, perchè anch’io sono un peccatore – ha affermato l’ex democristiano – molto probabilmente peggiore di gran parte degli omosessuali”.
    • 8 Febbraio 2005: Roma, Prodi dice no ai matrimoni gay. “Famiglia e matrimonio sono parole che non si usano fra persone dello stesso sesso, non c’è dubbio”. Così il leader dell’Ulivo, Romano Prodi, afferma il suo no ai matrimoni gay, nel corso di una intervista tenutasi oggi a Bologna con l’emittente locale “E’-tv”. “Fassino, durante il congresso non ha parlato di matrimonio ma di assistenza alle coppie di fatto”, ha chiarito Prodi per far capire che le distanze dal leader Ds non sono così marcate.Il Professore ha inoltre lanciato un appello a “non strumentalizzare la religione, che è una cosa seria e necessita di un atteggiamento maturo e consapevole”. “Invece -ha continuato- ho visto in politica fare molto mercimonio della propria fede. Bisogna stare attenti”, ha concluso aggiungendo che c’è il rischio di distorcere il “concetto di famiglia”. Franco Grillini, presidente dell’ArciGay prende atto e non polemizza. “Su matrimonio e famiglia – dice Grillini – abbiamo idee diverse da quelle di Romano Prodi. L’importante però è che anche Prodi abbia fatto chiarezza sulle questioni relative alle coppie di fatto dicendosi d’accordo con ciò che ha detto Fassino al Congresso Ds”. “Ciò significa – conclude Grillini – scrivere a chiare lettere nel programma della Gad che i sacrosanti diritti delle coppie di fatto vanno riconosciuti”. E al leder del centrosinistra risponde il vicepresidente dell’Udc, Maurizio Eufemi. “Evviva – dice Eufemi – con qualche mese di ritardo Romano Prodi ha avuto il coraggio di dire quello che tutti noi eravamo sicuri pensasse ma si era ben guardato dal dire”. “Bravo – ha aggiunto il centrista – se solo lo avesse detto davanti alla Commissione Libertà del Parlamento Europeo, sarebbe stato buttato fuori, come è avvenuto per Buttiglione. Adesso il Professore ci faccia almeno sapere se si tiene Michele Santoro, che non perde occasione per ricordare a tutti che a Bruxelles ha votato contro Buttiglione per lo stesso motivo. E, giacché ci siamo anche Santoro ci faccia sapere se resta con Prodi”.
    • 2 Febbraio 2005: Varese, “Se il comune non mi aiuterà non assumerò più i farmaci vitali”. Se il comune non mi aiuterà ho già deciso di non assumere più i farmaci vitali contro il mio male. E’ questa la forte confessione fatta da Fabrizia al celebre portale Gay.it su cui prosegue in questi giorni la polemica che ha sconvolto il paese di Uboldo. Come infatti è già stato raccontato il 30 gennaio su Varesenews, Fabrizia B., 50 anni, ha accusato di essere stata licenziata solo perché ha avviato le pratiche burocratiche per il cambiamento di sesso. Già all’età di 35 anni, infatti, Fabrizia ha subito alcuni interventi chirurgici per diventare donna: ora che il cambiamento è stato ultimato si tratta solamente di cambiare quella “o” di Fabrizio in una “a”, sulla carta di identità. A rendere più scottante la denuncia era il fatto che l’agenzia per cui lavorava era una cooperativa con appalti dal Comune. Ma la versione dei fatti data dal sindaco, Mario Piazza, a seguito delle 500 email di protesta raccolte da Gay.it è differente. Secondo Piazza, infatti, Fabrizia lavorava per il comune solo con un contratto a termine, in sostituzione di una maternità. Quindi, al rientro della lavoratrice sostituita, era naturale che il contratto non sarebbe stato rinnovato. Inoltre il sindaco ha fatto notare che il comune non ha “abbandonato” la donna, avendola messa in contatto con lo sportello Informalavoro di Saronno. Ma nonostante queste giustificazioni la vittima del licenziamento non si dice soddisfatta e oggi racconta, attraverso il portale, la difficoltà della sua situazione. A Fabrizia, infatti, cinque anni fa è stata diagnosticata anche una malattia grave, per la quale le è stata certificata un’invalidità del 90%. Senza il suo lavoro da assistente domiciliare ora deve vivere con i soli 230 euro mensili della pensione di invalidità. E in fondo rimane vivo il dubbio di essere stata licenziata per una semplice, ma per lei importantissima, “a”. E quindi arriviamo alla dichiarazione forte e forse un po’ provocatoria: «Ho già deciso di non assumere più i farmaci vitali contro il mio male se il Comune non mi aiuterà. Il lavoro è un mio diritto».
    • 30 Gennaio 2005: Sabbioneta, delitto stile Arancia Meccanica. Un vero e proprio massacro, una dinamica degna di «Arancia meccanica». Questo l’inquietante scenario che sembra celarsi dietro l’omicidio di Lauro Vaccari, ex edicolante in pensione di 67 anni. L’uomo, affetto da una emiparesi che gli aveva paralizzato parzialmente il corpo e lo aveva muto, è stato ammazzato nella serata fra mercoledì e giovedì nella sua abitazione di Dossi, piccola frazione del Comune di Sabbioneta, cittadina mantovana al confine con la provincia di Cremona. Il cadavere era stato ritrovato venerdì sera poco dopo le 20 da una parente preoccupata perché da un paio di giorni non aveva notizie del congiunto. Appariva in un lago di sangue e con la testa fracassata. La vittima giaceva ai piedi della scala interna che dalla cucina, situata al piano terra, porta alla camera da letto al primo piano. Una rapina, si era pensato in un primo momento, anche per i segni di effrazione riscontrati sulla porta della modesta abitazione. Dopo i primi riscontri, nei carabinieri della stazione Viadana e del Reparto operativo di Mantova si era fatta largo però la convinzione che l’efferato omicidio fosse maturato nell’ambiente gay, che la vittima frequentava abitualmente. Forse per motivi passionali. Dalle indagini degli investigatori, coordinati dal pm Giuditta Silvestrini, e dal primo esito fornito dai periti nominati dalla Procura della Repubblica di Mantova, sono emersi però particolari agghiaccianti: il pensionato sarebbe stato colpito con ferocia e ripetutamente al volto da più persone, come in una sorta di pestaggio.
      Quel che è certo è che la casa di Vaccari era meta di molte persone, ragazzi e uomini, italiani e stranieri. In paese, tutti lo sapevano né la vittima ne aveva mai fatto mistero. Una persona gentile, a detta dei suoi vicini: «Lo sapevamo tutti, ma questa cosa non ci disturbava affatto. Lauro era una persona per bene, tranquilla e gentile». Ultimamente pare che con lui convivesse anche un giovane nordafricano, sparito insieme all’automobile della vittima, una Clio bianca targata Brescia di cui si sono perse per il momento le tracce. Difficile che il movente dell’omicidio possa essere stato la rapina: quando è stato ritrovato infatti Lauro era vestito e, nella tasca posteriore dei pantaloni, c’era ancora il suo portafogli con un po’ di soldi. «Lauro non teneva mai molto denaro in casa – hanno infatti raccontato i vicini di casa -, preferiva tenere i suoi risparmi in banca e prendere di volta in volta quello di cui aveva bisogno». Nei prossimi giorni sul corpo del pensionato sarà effettuata l’autopsia. Intanto, i carabinieri continuano a setacciare gli ambienti gay della zona e a cercare tracce della vettura della vittima e del suo ex convivente.
    • 30 Gennaio 2005: Città del Vaticano, “Coppie gay? Sono una distorsione”. Il governo spagnolo vara ufficialmente il progetto di legge sulle unioni omosessuali, mentre dal Vaticano giunge l´ennesimo no alle coppie di fatto e alle unioni gay. Così saranno già tre in Europa gli stati che avranno legalizzato le coppie omosessuali (attualmente sono Belgio e Olanda), mentre anche in Italia procede il discorso sui «patti di solidarietà» fra due partner a prescindere dal sesso. Ciò nonostante la Santa Sede continua a seguire la politica dei veti, incurante del fatto che all´interno del mondo cattolico – e dello stesso clero e persino tra i vescovi – le opinioni maturano bel al di là dell´impostazione tradizionale. È accaduto durante l´inaugurazione dell´anno giudiziario vaticano. Durante la cerimonia il decano della Sacra Rota monsignor Antoni Stankiewicz ha definito le unioni gay una «distorsione» del matrimonio quale «comunione di amore e di vita tra un uomo e una donna», aperta alla procreazione. Nemmeno la legalizzazione avvenuta in alcuni stati, ha soggiunto Stankiewicz, le rende giuste, perché si contrappongono all´ordine oggettivo della natura umana su cui anche il diritto antico non-cristiano fondava l´istituto del matrimonio. Egualmente netto è stato il prelato sulle unioni di fatto eterosessuali che «non possono arrogarsi l´identità e la dignità di un vero matrimonio». Immediata la reazione del parlamentare diessino Grillini, ex presidente dell´Arci-Gay, secondo cui le coppie gay non costituiscono «nessuna distorsione», poiché il matrimonio tradizionale non è affatto minacciato dall´inclusione nel riconoscimento giuridico dei nuovi tipi di famiglia. All´inaugurazione dell´anno giudiziario vaticano il Papa si è mostrato allarmatissimo per la crescente disponibilità dei giudici ecclesiastici a capire le ragioni dei coniugi, che chiedono l´annullamento. Oggi quasi ogni 60 matrimoni i giudici di prima istanza riconoscono una nullità. Wojtyla ha strigliato i giudici, affermando che non necessariamente un´unione fallita è anche «nulla» per il diritto della Chiesa e sostenendo che una «falsa compassione per le persone» può spingere persino a «suggerire espedienti» fino alla falsificazione delle prove. E tuttavia il veto vaticano alla comunione dei divorziati risposati provoca notevole disagio in seno alla Chiesa. Il decano della Sacra Rota Stankoewicz ha ammesso che la causa di molte sentenze di scioglimento sta nella tendenza a riportare alla normalità ecclesiale i «fedeli che si trovano in situazione matrimoniale irregolare». Il prelato, pur riaffermando il veto della comunione ai divorziati risposati, ha fatto un discorso aperto a più interpretazioni. Da un lato ha detto che «il giudizio sullo stato di grazia spetta soltanto agli interessati stessi», cioè si tratta di «una valutazione di coscienza». E qui ha citato san Paolo: «Ciascuno esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice». (Cioè, giudicheranno i divorziati se accostati alla comunione). Dall´altro, ha ricordato che il giudizio sulla nullità di un matrimonio spetta alla Chiesa e quindi il divorziato e risposato sa che il sacramento dell´eucaristia non gli è accessibile.
    • 25 Gennaio 2005: Roma, Lega: No al matrimonio gay. “Il voto dell’aula, che ha bocciato il nostro ordine del giorno per la tutela della famiglia fondata sul matrimonio, rivela tutta l’ipocrisia delle forze politiche, anche di maggioranza, che difendono questi valori solo a parole. E’ un comportamento che ci sconcerta profondamente”. Lo ha dichiarato Carolina Lussana dopo la bocciatura del suo ordine del giorno alla Costituzione europea all’esame dell’Aula della Camera. “Il trattato europeo definisce il matrimonio – prosegue Lussana – come un’unione di individui, lasciando aperta la possibilità per matrimoni non solo tra persone dello stesso sesso ma anche in regime di poligamia. Noi abbiamo invitato il governo a non autorizzare matrimoni diversi rispetto all’attuale istituto ma, incredibilmente, solo la Lega Nord ha votato a favore”. “Forse l’intervento di Grillini ha confuso i piani della questione: un conto – dice il deputato leghista – é il riconoscimento delle coppie di fatto purché eterosessuali, un altro, e questo per noi è inaccettabile, è dare riconoscimento giuridico a forme o modelli di famiglie alternative da quelle monogamiche o da quelle composte da un uomo e una donna”. “I nemici del ministro Buttiglione non sono, evidentemente, solo in Europa ma anche nella stessa maggioranza. Di questo passo presto potremmo avere i matrimoni omosessuali e domani, magari, la possibilità dell’adozione da parte dei gay. Se questa è la risposta della maggioranza alla crisi della famiglia – conclude Lussana – noi siamo assolutamente contrari”.
    • 14 Gennaio 2008: Roma, Banfi:”La destra non sa difendere i propri artisti”. Il Secolo d’ Italia attacca Lando Buzzanca, attore di destra. Tutta colpa del film «Mio figlio». L’ accusa è di voler «normalizzare l’ anormalità». Ovvero l’ omosessualità di un figlio. Che ne pensa, Lino Banfi? «Penso che Il Secolo sbagli. Un padre vero dovrebbe fare di tutto per far felice un figlio. E non è giusto considerare certi aspetti della realtà in modo ristretto. Vorrei vedere come si comporterebbe chiunque, indipendentemente dal credo politico, scoprendo l’ omosessualità di un figlio». Lei girò per Raiuno «Difetto di famiglia» con Nino Manfredi, che interpretava suo fratello, un gay anziano. Era il 2002. Se ne discusse…. «I dirigenti Rai avevano qualche paura, l’ argomento era tosto. Ma lo affrontammo con grazia. E’ lì, il punto. Anche nel bel film di Lando c’ è il padre che dice al figlio: “Adesso ti metti a fare la zoccola con un camionista”. Nelle mani di un attore meno esperto di lui sarebbe diventato tutto vaccareccio, fetente. Invece Lando ha avuto misura». Il centrodestra sbaglia a non difendere gli artisti «vicini»? «C’ è sicuramente un problema. Spesso lo hanno ammesso molti esponenti del centrodestra. Nel caso di Buzzanca a me pare un peccato. Perché prendersela con un bravo artista per una stupidata del genere? Ci sono molti intellettuali di centrodestra. C’ è per esempio Albertazzi. E poi tanti scrittori, giornalisti. Forse li hanno curati poco. Peccato». Lei è attore «non di sinistra»… «Mai negato le mie simpatie per il centrodestra». Forse per questo la sinistra non amò né lei né Buzzanca nelle commedie all’ italiana? «A dire la verità, ho sempre lavorato bene anche quando c’ erano governi dell’ Ulivo e sono adorato dal pubblico di sinistra. Per me il massimo sarebbe un governo Fini-Veltroni: due persone con tante affinità in comune… So che l’ accoppiata fa ridere, ma Walter è l’ unico candidato premier del centrosinistra per il quale potrei tradire il centrodestra. Lando? C’ è stata ingenerosità: ha sempre fatto parte della serie A della cosiddetta serie B. Sulla tematica omosessuale, piuttosto, ho una novità personale». Sarebbe, Banfi? «Ho scritto una sceneggiatura con mio genero Fabio, “Piccoli padri”. Racconta di un industriale del Sud che ha una figlia ormai quarantenne, da anni trapiantata in Francia. Dopo il funerale della moglie scopre che la donna vive da anni con una ragazza. Soffre, fatica, poi accetta. E quando sua figlia scoprirà di dover morire di leucemia, diventerà quasi il padre della “fidanzata” e la porterà in Italia. Lo vorrei interpretare con mia figlia Rosanna. Il tema è scottante, attualissimo. E aggiungo: normalissimo. “Piccoli padri” sono proprio quelli che non sanno e non vogliono capire». Lei e Buzzanca avete avuto due vite parallele: siete passati dalla facile comicità alla fiction nobile. Come e perché succede? «A casa la chiamano la Metamorfosi Banfiota. A me capitò per caso nel 1987. Giravo “Belli freschi” con Cristian De Sica. Ero travestito da donna: trucchi e parrucche. Mi prese un attacco di rabbia: guarda come sono conciato alla mia età, se mi vedesse papà, ma che sto a fare qui… Detti un pugno al muro e scoppiai a piangere. Il rimmel mi trasformò in un mascherone. Il regista Enrico Oldoini riprese tutto. La scena impressionò. E quando proprio Oldoini dovette sostituire Mastroianni nel progetto “Nuda proprietà”, storia di due anziani costretti a vendere casa, si ricordò di quel pianto. Recitavo con una troupe italo-francese con Annie Girardot. I francesi erano scettici, («Banfì? C’ est comique!»). Poi videro che le mie lacrime erano vere. Si entusiasmarono. Si realizzava il mio desiderio: diventare attore completo, comico e drammatico, come i grandi della precedente generazione. Ho costruito mattoncino su mattocino la mia credibilità». Da dove escono tutte quelle lacrime vere? «Me lo chiese anche Ranieri di Monaco che mi vide nei ruoli seri e, da buon insonne, conosce la mia altra cinematografia. Gli risposi: “Ne ho piena la pancia dopo anni passati a dire porca putténa, basta aprire il rubinetto”». E’ vero che non vuole tornare nei panni di Nonno Libero per la Rai e vuole emigrare a Mediaset? «La verità è che quando si sta per finire una produzione di solito si chiede agli interpreti un’ opzione, una disponibilità futura per una eventuale ripresa. Stavolta abbiamo chiuso, festeggiando un grande successo e salutandoci. Ma nessuno mi ha ha chiesto nulla. Io lo rifarei di cuore. Ho la gente che mi ferma per strada e me lo chiede… ma non dipende da me».