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	<title>Rete Agatergon &#187; Progetti</title>
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	<description>Uguaglianza, diritti, differenza, rispetto</description>
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		<title>Unioni sì, unioni no: gli equilibrismi della Corte Costituzionale</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 11:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella sentenza n. 138 del 2010 la Corte Costituzionale si è misurata con la questione dell’estensione alle coppie omosessuali della disciplina dettata dal nostro legislatore in materia di matrimonio civile.
L’intervento della Corte è stato sollecitato dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento, che hanno rimesso ai Giudici delle Leggi la questione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/corte-costituzionale1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-877" title="corte-costituzionale1" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/corte-costituzionale1-300x199.jpg" alt="corte-costituzionale1" width="300" height="199" /></a><strong><em>Nella sentenza n. 138 del 2010 la Corte Costituzionale si è misurata con la questione dell’estensione alle coppie omosessuali della disciplina dettata dal nostro legislatore in materia di matrimonio civile.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’intervento della Corte è stato sollecitato dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento, che hanno rimesso ai Giudici delle Leggi la questione di legittimità costituzionale delle norme disciplinanti l’istituto del matrimonio, questione formulata, in via subordinata, dalla difesa di alcune coppie omosessuali che si sono viste rifiutare le pubblicazioni di matrimonio dal funzionario pubblico ufficiale addetto, il quale le ha ritenute illegittime motivando che il matrimonio, nell’ordinamento giuridico italiano, avrebbe come presupposto la diversità di sesso dei coniugi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tribunale di Venezia ha chiesto ai giudici delle Leggi di pronunciarsi sulla costituzionalità, in riferimento agli <span style="color: #800080;"><strong>articoli 2, 3, 29 e 117</strong></span>, primo comma, della Costituzione, degli <span style="color: #800080;"><strong>articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis</strong></span> del Codice Civile, nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il Tribunale, nel nostro ordinamento non esiste una nozione di matrimonio, né un divieto espresso di matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’interpretazione letterale delle norme del Codice Civile, posta dal funzionario a fondamento del diniego delle pubblicazioni, si sarebbe potuta trovare in contrasto con gli artt. <span style="color: #800080;"><strong>2, 3, 10,</strong></span> secondo comma, <span style="color: #800080;"><strong>13 e 29</strong></span> della Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, pur non essendo possibile, allo stato delle disposizioni vigenti, operare un’estensione dell’istituto del matrimonio anche a persone dello stesso sesso, non si potrebbe comunque non tenere conto delle trasformazioni sociali intervenute dal momento dell’emanazione del Codice Civile ad oggi, trasformazioni che hanno dato luogo a forme di convivenza diverse dal modello di famiglia tradizionale e che devono essere tutelate.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tribunale veneziano ha sostenuto che la famiglia è la formazione sociale primaria nella quale si manifesta e cresce la personalità dell’individuo: la possibilità che esso individuo ha di assumere lo status di persona coniugata (status che ha un’impronta specifica nella società) si concreterebbe in una tutela dei diritti inviolabili del singolo, tant’è che il diritto di sposarsi come diritto fondamentale della persona è riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.</p>
<p style="text-align: justify;">E tale diritto – ex art. 3 Cost. – dovrebbe essere garantito a tutti, senza discriminazioni derivanti dal sesso o dalle condizioni personali, come l’orientamento sessuale, con la conseguenza che lo Stato dovrebbe essere obbligato a intervenire in caso d’impedimenti al relativo esercizio.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciò si dovrebbe aggiungere che la Costituzione e il diritto civile non prevedono la capacità di avere figli come condizione per contrarre matrimonio, ovvero l’assenza di tale capacità come condizione d’invalidità o causa di scioglimento del matrimonio, sicché le tesi che ancorano il diritto a contrarre matrimonio alla composizione della coppia che permetta la procreazione sarebbero prive di fondamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il Tribunale rimettente ha richiamato <strong><span style="color: #800080;">l’art</span></strong>. <span style="color: #800080;"><strong>117</strong></span>, primo comma, Cost., che impone al legislatore il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali quali, nel caso di specie, gli <span style="color: #800080;"><strong>artt. 8, 12 e 14 </strong></span>della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), gli <strong><span style="color: #800080;">artt. 7, 9 e 21 della Carta di Nizza.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, nell’<span style="color: #800080;"><strong>art. 8</strong></span> la Corte europea dei diritti dell’uomo avrebbe accolto una nozione di “vita privata” e di tutela dell’identità personale non limitata alla sfera individuale bensì estesa alla vita di relazione, arrivando a configurare un dovere di positivo intervento degli Stati per rimediare alle lacune normative che, di fatto, impediscono la piena realizzazione personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tant’è che in alcuni Stati (Olanda, Belgio, Spagna) il divieto di sposare persone dello stesso sesso è stato rimosso, mentre altri Paesi sono previsti istituti riservati alle unioni omosessuali con disciplina analoga a quella del matrimonio e molti altri prevedono forme di registrazione pubblica delle famiglie di fatto, comprese quelle omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche la Corte di Appello di Trento ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli<span style="color: #800080;"><strong> artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis cod. civ.</strong></span>, nella parte in cui non consentirebbero agli individui di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso, per contrasto con gli <strong><span style="color: #800080;">artt. 2, 3 e 29 Cost</span></strong>., cavalcando, in linea di massima, le medesime motivazioni addotte dal Tribunale di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nei confronti di tali questioni, la pronuncia della Corte oscilla tra i due fronti della tutela dei diritti civili da un lato e dei suoi compiti istituzionali dall’altro, richiamando il Parlamento a coprire l’evidente lacuna legislativa esistente nel nostro ordinamento ma non intervenendo interpretativamente per porre rimedio in via diretta, adducendo la propria impossibilità istituzionale a costruire un contesto di norme giuridiche al momento del tutto assenti dal nostro ordinamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si deve pertanto cadere nella trappola delle superficiali letture riportate da buona parte della stampa, che ha sbandierato a destra e a manca un integrale rifiuto, da parte dei Giudici delle Leggi, dell’esistenza del diritto delle coppie omosessuali a unirsi in matrimonio o forme similari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo slalom tra l’esistenza e la doverosa tutela dei diritti delle coppie omosessuali a una regolamentazione delle proprie unioni e la non volontà di dare uno scossone alla paralisi del legislatore in materia, la Corte Costituzionale ha infatti sancito alcuni principi e aperto alcuni fronti di non poca importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nello specifico, la Corte Costituzionale ha ritenuto di escludere che la garanzia di tutela dei diritti inviolabili dell’uomo &#8211; sia come singolo sia nelle formazioni sociali – propria dell’art. 2 della Costituzione debba necessariamente essere realizzata attraverso l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio (interpretazione sostenuta peraltro dal fatto che diversi Paesi “evoluti” al pari dell’Italia abbiano individuato, per le coppie omosessuali, forme di unione diverse dal matrimonio), riconoscendo però la necessità che tale garanzia debba essere assicurata anche nel nostro ordinamento, dove c’è un totale vuoto legislativo.</p>
<p style="text-align: justify;">E fin qui ci siamo, il primo colpo è al cerchio (diritti 1 – istituzioni 0!).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel passaggio successivo, però, i Giudici delle Leggi non risparmiano il colpo alla botte.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la Corte, la formazione sociale costituita dalla cosiddetta “società naturale” ex art. 29 Cost., presuppone, rispetto a tutte le altre formazioni sociali, un <em>quid </em>naturalistico ulteriore rappresentato dalla diversità di sesso tra i coniugi e dalla loro astratta idoneità a generare figli (la Corte utilizza il termine “potenzialità”, evidentemente per salvare e includere tutte quelle coppie eterosessuali che sono impossibilitate ad avere figli), <em>quid pluris</em> che differenzierebbe le unioni eterosessuali dalle unioni omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi funziona poco, se si pensa alla possibilità degli omosessuali di generare, attraverso i sistemi di donazione e fecondazione artificiale, prole che abbia caratteristiche genetiche in comune con i genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tant’è (diritti 1 – istituzioni 1).</p>
<p style="text-align: justify;">Con riguardo ai profili di incostituzionalità ex artt. 3 e 29 Cost. i Giudici delle Leggi hanno poi osservato che i concetti di famiglia e matrimonio attuali non devono ritenersi certo quelli esistenti all’epoca di emanazione delle norme codicistiche e devono essere interpretati alla luce delle trasformazioni dell’ordinamento stesso ma, ancor prima, della società e dei costumi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro colpo al cerchio, però (diritti 2 – istituzioni 1)!</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno si senta scontento, ecco il pareggio alla botte.</p>
<p style="text-align: justify;">La necessità di adattare i principi normativi all’evolversi della società, infatti, non significa, per i Giudici delle Leggi, che l’interpretazione di una norma possa spingersi fino a permettere alla Corte una modifica sostanziale della disposizione rispetto al momento in cui fu emanata, facendo rientrare come da essa disciplinati fenomeni e problemi che, nel momento in cui la disposizione è stata promulgata, non sono stati minimamente considerati, e ciò nonostante l’esistenza degli omosessuali non fosse certo sconosciuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché nei lavori dell’assemblea costituente, la questione delle unioni omosessuali, pur essendo nota la sua esistenza, non fu esaminata, la disomogeneità tra le unioni omosessuali e il matrimonio non costituirebbe una forma di discriminazione (diritti 2 – istituzioni 2).</p>
<p style="text-align: justify;">La forzatura effettuata dalla Corte trova un ammorbidimento nella chiusura del ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A mente dei Giudici delle Leggi, il fatto che il mancato esame in sede costituente impedisca l’individuazione di una forma discriminatoria in senso tecnico non toglie però che due persone dello stesso sesso hanno il “<em>diritto di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone -nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge- riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri</em>&#8220;: a tal fine, è formulato un esplicito invito al Parlamento (unica autorità con potestà decisionale in materia, secondo i Giudici) a dettare una disciplina generale che regoli i diritti e i doveri dei componenti di una coppia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non i diritti e i doveri dei componenti di una coppia omosessuale, ma quelli di una coppia in generale, tracciando le linee per l’emanazione di una disciplina che non veda distinzioni nelle tipologie di coppie e riservandosi di valutare (stavolta in conformità con i propri compiti istituzionali) se la normativa che il legislatore emanerà sarà tale da garantire realmente un’omogeneità di trattamento tra la coppia eterosessuale e quella omosessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, la Corte Costituzionale mostra un’apertura a trecentosessanta gradi nei riguardi delle diverse tipologie di unione prevedibili, affermando la possibilità di regolamentare le unioni omosessuali sia attraverso il matrimonio (“non soltanto” ci dicono i Giudici delle Leggi) sia tramite istituti da esso differenti ma che garantiscano ai componenti della coppia la medesima ampiezza di diritti delle coppie coniugate, riallacciandosi così agli istituti utilizzati da altri Paesi (diritti 3 – istituzioni 2, dai che ci siamo…).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">No, ecco il pareggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Con riguardo al potenziale divario rispetto alla Convenzione dei diritti dell’uomo, alla Carta dei diritti fondamentali dell’unione Europea, alla Carta di Nizza e al Trattato di Lisbona, infatti, i Giudici delle Leggi hanno ritenuto che, nell’ordinamento sovranazionale, da un lato sia affermato il diritto per le coppie dello stesso sesso di sposarsi, dall’altro che la disciplina della modalità di applicazione di detto diritto sia rinviata ai singoli legislatori degli Stati nazionali, senza certamente individuare un obbligo di concedere lo status matrimoniale a persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">L’affermazione è piuttosto fumosa, poiché, pur non escludendola a priori, non dà certezze sulla possibilità di rendere effettive, nel nostro ordinamento, eventuali pronunce della Corte di Strasburgo che riconoscano il diritto delle coppie omosessuali a vedere riconosciute le proprie unioni (diritti 3 – istituzioni 3).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #333333;">Complimenti per il gioco di equilibri!</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #333333;"><br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Corte Costituzionale: <a href="http://www.cortecostituzionale.it/giurisprudenza/pronunce/scheda_ultimo_deposito.asp?sez=ultimodep&amp;Comando=LET&amp;NoDec=138&amp;AnnoDec=2010&amp;TrmD=&amp;TrmM" target="_blank">scheda ultimo deposito.</a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Elezioni Regionali: per un voto informato</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 20:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sarah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per tutelare i nostri diritti, per votare informat*, per far rispettare la nostra dignità.
Ecco cosa pensano delle tematiche LGT i candidati alle elezioni regionali 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Regionali-2010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-712" title="Regionali 2010" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Regionali-2010.jpg" alt="Regionali 2010" width="300" height="300" /></a><em><span style="color: #993366;"><a href="http://www.reteagatergon.com/elezioni-regionali-2010/" target="_blank"><strong>Per tutelare i nostri diritti, per votare informat*, per far rispettare la nostra dignità!</strong></a></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il 28 e 29 marzo si terranno le votazioni per eleggere i candidati alle cariche di Presidente della Giunta regionale e Consigliere di 13 Regioni a Statuto ordinario: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un&#8217;occasione importante per  dare il nostro voto  <span style="text-decoration: underline;">NON</span> a chi intende cancellare le aperture dei predecessori, a chi finge che lesbiche, gay e trans**  non esistano o non siano discriminati <span style="text-decoration: underline;">MA</span> a chi si impegna in una politica di ampliamento dei diritti e valorizzazione delle differenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il nostro voto possiamo contribuire alla costruzione di  una Regione più attenta alla tutela dei nostri diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un voto più consapevole abbiamo raccolto le <a href="http://www.reteagatergon.com/elezioni-regionali-2010/" target="_blank">dichiarazioni</a> su tematiche LGTQI dei candidati a Presidente di Regione e i <a href="http://www.reteagatergon.com/elezioni-regionali-2010/" target="_blank">nominativi dei candidati LGT</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;&gt;<a href="http://www.reteagatergon.com/elezioni-regionali-2010/" target="_blank">QUI</a>&lt;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Rivolgiamo infine un accorato appello a tutte le persone LGBTQI  affinché non deleghino la tutela della propria dignità e diritti civili a:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>- singol* candidat* che abbiano espresso pensieri e/o sostenuto iniziative di contenuto omofobo e/o sessista;</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>a partiti o liste che:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>- annoverino nelle loro fila esponenti dichiaratamente omofobi e/o sessisti o che hanno manifestato intenti implicitamente omofobi e/o sessisti</strong></p>
<p><strong>- contemplino nel loro programma politico proposte di contenuto omofobo e/o sessista</strong></p>
<p><strong>- non contemplino nel loro programma proposte a tutela della dignità e dei diritti civili delle persone LGBT.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Votiamo in maniera consapevole e ben informata.</strong></span></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Votiamo con determinazione per la tutela della nostra dignità e diritti civili.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Scritto da Doris, Rachele e Sarah</p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.reteagatergon.com/?p=691&amp;akst_action=share-this"  title="Email, post to del.icio.us, etc." id="akst_link_691" class="akst_share_link" rel="noindex nofollow">ShareThis</a>
</p>]]></content:encoded>
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		<title>Incontri e relazioni sul Femminismo</title>
		<link>http://www.reteagatergon.com/2009/11/10/incontri-e-relazioni-sul-femminismo/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 13:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincerò quest’articolo con una banalità: certe volte la vita riserva delle sorprese inaspettate.
Eh già, è proprio una diceria, ma è ciò che, in occasione di quest’incontro, mi è capitato.
Solo un anno fa non avrei neppure immaginato che mi sarei trovata coinvolta in una tavola rotonda sul femminismo e sul separatismo, termini che mi sembravano parolacce, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/femministe1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-414" title="femministe" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/femministe1-300x166.jpg" alt="femministe" width="300" height="166" /></a><em><strong>Comincerò quest’articolo con una banalità: certe volte la vita riserva delle sorprese inaspettate.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Eh già, è proprio una diceria, ma è ciò che, in occasione di quest’incontro, mi è capitato.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Solo un anno fa non avrei neppure immaginato che mi sarei trovata coinvolta in una tavola rotonda sul femminismo e sul separatismo, termini che mi sembravano parolacce, intrisi di un’accezione negativa, distruttiva e anacronistica.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Poi è stata costituita la Rete e mi sono trovata a confrontarmi con persone provenienti da percorsi, realtà e riflessioni diverse dalla mia e mi sono scoperta a riflettere sulle mie “convinzioni”, su come e perché le avevo fatte mie, ho dovuto esternare le mie paure e mi è stato proposto di affrontarle e metterle su un tavolo, insieme a quelle delle altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Così è nata questa tavola rotonda, dalla relazione di donne di diverse generazioni e dalle differenze che ciascuna di noi aveva (e magari ha ancora) nel rapporto col femminismo e col separatismo, dalla pazienza di alcune e dalla volontà di capire di altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Con naturalezza – ma anche con reciproca apertura – è nata l’idea di incontrarsi e trascorrere un fine settimana insieme ad ascoltarci e confrontarci sul percorso delle donne femministe, sulle varie accezioni della parola “femminismo”, sulle diverse sfaccettature che il movimento femminista ha sviluppato nel tempo e nelle diverse realtà in cui si è manifestato.</p>
<p style="text-align: justify;">E con altrettanta naturalezza quest’idea è stata accolta.</p>
<p style="text-align: justify;">È stato impegnativo, s’intenda, sia per chi ha (anche) organizzato, sia per chi ha (solo) partecipato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro è stato pensato e gestito in maniera accurata: è stata individuata la casa che ci avrebbe (e ci ha) accolte sia per la tavola rotonda che per quella mangereccia, cercato e messo a disposizione una serie di testi emblematici e rappresentativi sia del femminismo in generale che delle singole posizioni all’interno di esso, pensato e organizzato un metodo di discussione che ci vedesse tutte partecipanti attive.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prepararci a quest’incontro, a partecipare al quale eravamo circa venti donne, abbiamo letto un testo comune a tutte e ognuna di noi ha poi scelto, da una lista, un articolo del quale ha proposto una relazione nel corso della tavola rotonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo metodo è stato molto stimolante, poiché ci ha permesso non solo di dare in nostro contributo alla discussione – seppur molte di noi fossero completamente a digiuno dell’argomento -, ma anche di cominciare a imparare a gestire i nostri pensieri e le nostre considerazioni nell’ambito di un gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, le mie presunte (e presuntuose, oserei ormai dire) certezze sul femminismo sono piano piano crollate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scoperto che il <strong><span style="color: #993366;">movimento femminista</span></strong> non è nato negli anni ’60, ma ha avuto i primi virgulti addirittura a metà del 1600, quando una donna americana &#8211; Margaret Brent &#8211; ha chiesto di poter votare (ma, contestualmente, anche in Europa le donne si davano da fare!); ho saputo che, nonostante la battaglia delle donne fosse contemporanea rispetto a quella dei neri d’america, questi ultimi (uomini, sia chiaro) hanno visto riconosciuti il proprio diritto di voto quasi cinquant’anni prima delle donne; ho, per la prima volta, sentito parlare della “teoria della differenza”, ho conosciuto la differenza tra femminismo radicale e non, ho capito che femminismo e femminismo lesbico non coincidono e non sempre hanno proceduto di pari passo, ho (finalmente) compreso cosa sono i gruppi di autocoscienza e, soprattutto, cos’è il separatismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong><span style="color: #993366;">separatismo</span></strong>, che ho sempre pensato essere una presa di posizione estremista di donne che anelavano a un mondo esclusivamente al femminile, è semplicemente un modo di essere, di incontrarsi, di confrontarsi tra donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna parolaccia, nessun sentimento discriminatorio nei confronti del genere maschile, solo una modalità di incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">E, con somma sorpresa (nonché con estremo piacere, devo dire), ho scoperto non solo di essere sempre stata femminista, ma anche di aver praticato, spesso nella mia vita, il separatismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Già. Perché il separatismo altro non è che un incontrarsi tra donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò mi ha fatto riflettere sulle costruzioni che ci portiamo dietro dall’educazione cattolica, dall’ignoranza e dalla mentalità in cui siamo cresciuti e che, spesso, non riconosciamo; sulla necessità del confronto, dell’apertura verso ciò che non conosciamo e che ci fa paura, sull’importanza delle relazioni con gli altri, del tramandare le proprie conoscenze e su come tutto ciò ci arricchisca, non solo dal punto di vista “culturale” ma anche sotto il profilo personale.</p>
<p style="text-align: justify;">La tavola rotonda e tutto ciò che l’ha preceduta (e che la seguirà, spero), infatti, è stata non solo un momento di conoscenza del femminismo, ma anche un’occasione di profonda crescita personale.</p>
<p style="text-align: justify;">È stato un momento di accoglienza e rispetto per tutto ciò che ciascuna delle partecipanti era ed è, a prescindere dall’approccio che essa aveva (e ha) sull’argomento che saremmo andate a trattare, con un’attenzione per i particolari che mi ha fatto sentire a mio agio e partecipante ad un momento importante, in certo modo solenne (basti pensare che, all’arrivo, ciascuna di noi ha trovato una piccola cartella, contenente un breve sunto delle posizioni fondamentali nella storia del femminismo e una bibliografia curatissima, nonché un cartellino col proprio nome, da appuntare sugli abiti, come un convegno con tutti i crismi!).</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo e per tutto ciò che verrà, io ringrazio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio Rete Agatergon e tutt* coloro che ne fanno o faranno parte.</p>
<p style="text-align: justify;">E spero che continueremo così, donne!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Dossier sulla trans-omofobia in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 01:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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Dopo quasi un anno di lavoro che ci ha vist* impegnat* nella raccolta di firme (ad oggi 10.557 firme!) a favore della decriminalizzazione dell&#8217;omosessualità, cui il Parlamento Europeo ci ha risposto con esito positivo, proseguendo nella nostra opera di raccolta dei casi di violenza trans-omofobica in Italia, abbiamo deciso di pubblicare, dopo averlo tenuto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: justify;"></address>
<address style="text-align: justify;"></address>
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<address style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-281" title="Omofobia" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Omofobia1-300x134.jpg" alt="Omofobia" width="300" height="134" /></address>
<address style="text-align: justify;"></address>
<address style="text-align: justify;"></address>
<address style="text-align: justify;"><strong>Dopo quasi un anno di lavoro che ci ha vist* impegnat* nella </strong><strong><a href="http://firmiamo.it/decriminalizzazionedellomosessualita" target="_blank">raccolta di firme</a></strong><strong> (ad oggi 10.557 firme!) a favore della decriminalizzazione dell&#8217;omosessualità</strong>, <strong>cui il Parlamento Europeo ci ha risposto con <a href="http://www.reteagatergon.com/2009/05/29/buone-notizie-dalleuropa/" target="_blank">esito positivo</a>, proseguendo nella nostra opera di raccolta dei casi di violenza trans-omofobica in Italia, abbiamo deciso di pubblicare, dopo averlo tenuto in cantiere per mesi, il nostro dossier sugli atti violenti e discriminatori nei confronti degli individui GLBT in Italia. </strong></address>
<address style="text-align: justify;"><strong>Visto che l&#8217;<a href="http://www.paolaconcia.it/b/" target="_blank"> On. Concia </a>lancerà oggi alla Camera la campagna ‘L’omofobia ha i giorni contati’ e vista l&#8217;<a href="http://www.gaywave.it/articolo/omofobia-incontro-tra-la-carfagna-e-paola-concia/6797/" target="_blank">apertura dell&#8217; On. Carfagna</a> che solo circa un anno fa aveva dichiarato che “l’omofobia è solo un reato di pensiero” e per questo non perseguibile, bloccando i fondi destinati all’Istat per l’indagine contro le discriminazioni causate dall’orientamento sessuale, ci auguriamo che il nostro lavoro possa in qualunque modo essere un supporto utile e stimolante. E&#8217; possibile scaricare il dossier completo con l&#8217;elenco dei casi per il 2008, ma il nostro <span style="color: #800080;"><a href="http://www.reteagatergon.com/osservatorio-omofobia-2/" target="_blank">Osservatorio</a> <span style="color: #000000;">é sempre vigile e riunisce tutti i casi raccolti fino ad oggi a partire dal 2005. </span></span></strong></address>
<address style="text-align: center;"><strong> Scarica il Dossier sulla trans-omofobia<a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Dossier-Rete-Agatergon.pdf"><img style="border: 0px initial initial;" title="Dossier Trans-Omofobia" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/pdf.jpg" alt="Dossier Trans-Omofobia" width="48" height="50" /></a></strong></p>
</address>
<h3 style="text-align: center;">Dossier sugli atti violenti e discriminatori nei confronti delle persone GLBT in Italia, con l&#8217;elenco dei casi del 2008.</h3>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">«<em>Io credo che l&#8217;omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni [Gay Pride n.d.r.]. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l&#8217;integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare</em>».<br />
On. Mara Carfagna  08/05/2008,  Corriere.it</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Chi siamo. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo un gruppo di persone, gay, lesbiche, trans, incontratesi sul web un po’ per caso. Dallo scambio continuo di idee, dai discorsi, dai confronti e dalla delusione per il lassismo delle realtà associative e politiche che ci circondano, abbiamo sviluppata l’idea di costituirci in Rete. Nasce così ad Ottobre la Rete Agatergon, gruppo di persone distanti fisicamente ma che la tecnologia e le idee riescono a tenere unite e vicine nonostante i chilometri che li separano. Abbiamo dato vita ad un blog (ReteAgatergon) senza proprietari, se non le idee e la voglia di partecipare, dove chiunque possa scrivere e far passare informazioni. Riteniamo che la partecipazione diretta sia indispensabile, per questo il nostro obiettivo è quello di riuscire a coinvolgere i diretti interessati, mettendoci tutti nella condizione di poter operare per il cambiamento, secondo un’idea di rete che non ingabbi ma allargandosi sempre più consenta di essere attivi grazie all’impegno comune e di squadra, realizzando delle “buone opere”, ragion per cui ci siamo ispirati al greco “agatergon”.<br />
La Rete, ad esempio, a seguito delle dichiarazione della Ministra Francese Yama Rade, e del silenzio agghiacciante che regnava attorno a politici e non in Italia, si è fatta promotrice della Petizione a favore della <a href="http://firmiamo.it/decriminalizzazionedellomosessualita" target="_blank">decriminalizzazione universale dell’omosessualità</a>, inviata al Parlamento Europeo e alla Ministra Carfagna. Ad oggi ha ottenuto 10.557 firme e riteniamo di aver raggiunto un buon risultato, non solo per il numero di adesioni ma anche per il fatto di aver contribuito alla diffusione dell’iniziativa della Yade e al dibattito e all’azione in Italia.<br />
La Rete Agatergon, adesso,  ha deciso di tentare l&#8217;impresa: far  ricredere la Ministra per le Pari Opportunità On . Mara Carfagna dimostrandole l&#8217;esistenza di una ancor viva discriminazione a danno di gay , lesbiche e transgender.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Discriminazioni e crimini d’odio: chiavi di lettura.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo un sondaggio del 2007 condotto dall’ Eurobarometro (dedicato alle discriminazioni nell’Unione Europea) in Italia l’omosessualità è ancora un tabù. Per gli omosessuali la condizione di emarginazione sociale e discriminazione, non potendo spesso vivere alla luce del sole la propria condizione, in coppia o singoli, sul lavoro come a casa, è una realtà ancora molto forte. Lo pensano 7 italiani su 10, ovvero il 68% degli intervistati. Una percentuale che supera quella europea (ferma al 48%). Più alta è solo quella di Cipro (86%) o della Grecia (85%). La Spagna è invece al di sotto della media europea con il suo 46%, anche se i Paesi più aperti risultano Germania (28%) e Cecoslovacchia (dove solo il 19% degli intervistati pensa che l’omosessualità sia ancora un tabù).<br />
La percezione che la discriminazione nei confronti degli omosessuali sia così elevata però non è per forza un elemento negativo, nel senso che una tale percezione può essere frutto di una maggiore coscienza del problema, anche se tale consapevolezza prende atto di una realtà oggettiva diffusa di<br />
omofobia e transfobia. Con tali termini si intende fare riferimento a tutti quegli atteggiamenti ed atti discriminatori nei confronti degli omosessuali e delle persone transgender per il semplice fatto di essere considerati diversi per l’orientamento sessuale o l’identità di genere, intesa come l&#8217;assegnazione che ogni individuo fa (e cioè la sua identificazione) e quella che gli altri fanno di lui o di lei, rispetto ad una o varie categorie di genere, basate sulla differenza sessuale socialmente percepita. Per tale motivo tutti gli atti di violenza, discriminazioni ed omicidi nei confronti delle persone gay, lesbiche e trans (da questo momento GLT, n.d.r.) sono identificabili come crimini d’odio, cioè quei crimini che ledono una persona perché considerata diversa da ciò che è comunemente ritenuto giusto e normale. Eppure il moderno stato di diritto si fonda su importanti elementi costitutivi quali l’autonomia dell&#8217;individuo e la piena giurisdizione di quest&#8217;ultimo sul proprio corpo, la tutela giuridica delle diversità, e la sanzionabilità degli atti lesivi di terzi, intendendo con questi ultimi tutti coloro che vengono discriminati o subiscono violenze, GLT compresi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Obiettivo del dossier.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati raccolti in questo dossier una serie di articoli dei maggiori quotidiani nazionali e locali, reperiti e reperibili in Internet, che illustrano atti di discriminazioni e violenze di cui sono state vittime, nel corso dell’anno 2008 persone gay , lesbiche o transessuali , o ritenute tali. E&#8217; da notarsi come discriminazioni e aggressioni siano state perpetrate proprio a causa dell’ orientamento sessuale o dell’identità di genere delle vittime, ad esempio giovani lesbiche sono state picchiate al grido di “lesbica di merda”, e gay aggrediti perché “froci di merda”. Per non dire delle persone transessuali, costrette a prostituirsi per l&#8217;impossibilità di trovare un lavoro dignitoso, rischiando la vita ogni notte, come dimostrano molti fatti documentati, e la cui condizione può venire solo peggiorata da norme che mettono sullo stesso piano clienti, sfruttatori e transessuali, cioè carnefici e vittime.<br />
L&#8217;obiettivo di questa pubblicazione è quello di contribuire a una maggiore e migliore diffusione degli atti omofobi e transfobici, fornendo gli strumenti per documentare in modo sistematico le violenze contro le persone GLBT computabili alla stregua di crimini d’odio. Inoltre si intende documentare come l’Italia non riesca a proteggere i diritti di tali vittime né di monitorare il rispetto dei diritti umani, anche attraverso l’utilizzo di standard internazionali relativi a crimini motivati dall’odio o dalla discriminazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Perché le discriminazioni non sono “facili a vedersi”.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Appare evidente, anche dal richiamo della ministra Carfagna, come la predisposizione di strumenti normativi a difesa dei diritti degli omosessuali costituisca una ‘priorità’ ed un’”esigenza” solo a patto che tali violazioni siano di entità tale da creare un allarme sociale diffuso.<br />
A noi sembra chiara, però, se ci è permessa un po’ di malizia, l’”esigenza” di alcuni esponenti del mondo politico e delle istituzioni di intervenire solo quando certi fenomeni creano nella popolazione situazioni tali da ridefinire gli “spazi di consenso” .<br />
Senza entrare nel merito di una questione assai spinosa come il senso stesso dell’azione politica, oggi ridotta quasi esclusivamente alla “gestione del consenso”, ci pare però opportuno chiarire meglio alcuni punti in merito all’entità e ‘qualità’ del fenomeno dell’omofobia e della sua presunta ‘marginalità’ o ‘inconsistenza’, soprattutto nelle moderne democrazie occidentali.<br />
Innanzitutto, ci sembra importante sottolineare che gli atti di violenza e discriminazione sono comunque e per la loro stessa natura atti odiosi, che creano in chi li subisce danni spesso irreparabili<br />
di natura non solo fisica, ma anche psicologica e sociale. Motivo per cui ogni ‘singolo’ atto perpetrato a danno di qualcuno per il suo orientamento sessuale non perde la sua valenza e la sua gravità solo perché ‘può’ riguardare alcuni o pochi soggetti. Se l’entità dei soggetti vittime di violenze o altri atti criminali fosse stata la ‘misura’ adottata dal legislatore nel dar vita ai codici che regolano la vita delle nostra comunità, ci troveremmo, oggi, un sistema normativo a dir poco ‘folle’, orientato più a disciplinare e sanzionare le “liti condominiali”, così diffuse e di grande entità nel nostro paese, che ad intervenire per tutelare l’integrità e dignità degli individui!<br />
Fortunatamente, il nostro sistema normativo, come qualsiasi sistema di regole dei paesi civili, si struttura e si sviluppa a partire dal riconoscimento di alcuni valori fondanti, contenuti nella nostra carta costituzionale, valori e principi che non sono e non “possono essere” oggetto di scambi nel “mercato politico”, valori che fondano il nostro patto sociale e la cui violazione costituisce comunque un atto di gravità ‘eccezionale’, anche se riguardasse solo un soggetto!<br />
Ricordiamo con questo alla ministra delle Pari opportunità che dovrebbe essere sufficiente, per un rappresentante delle istituzioni, il fatto che solo una di queste violazioni abbia luogo, come documentato peraltro dalle recenti cronache sui quotidiani, perché sia ‘spinta’ a ricredersi.<br />
In secondo luogo, ci sembra utile entrare nel merito dell’”entità” stessa del fenomeno dell’omofobia e della transfobia, e questo non tanto per avviare una inutile “battaglia” di numeri e di cifre, ma per vedere meglio cosa c’è dietro questi numeri e queste cifre.<br />
Chiaramente, riconosciamo che un fenomeno come quello delle discriminazioni quanto più interessa la collettività tanto più richiede un intervento ed un’azione politica tesi a ripristinare i principi di uguaglianza e parità tra gli individui. Cioè, siamo consapevoli del fatto che l’”urgenza” di interventi in merito ad atti di discriminazione trovi nell’entità del fenomeno uno, ma non il solo!, ‘indicatore’ di un interesse collettivo da tutelare.<br />
Però, se ci si limita ad una lettura ‘miope’ ed ‘ingenua’ delle statistiche che riportano le denuncie di atti e fatti discriminatori, si finisce per concludere che, tutto sommato, il fenomeno è contenuto e quindi non ‘merita’ di essere preso in considerazione in termini di interventi sanzionatori.<br />
Ora, è noto ai molti che, seppure di grande utilità, le statistiche che riguardano i crimini possono solo darci un quadro di massima dell’andamento del fenomeno deviante e delle sue caratterizzazioni, poiché esiste sempre un “numero oscuro” di delitti che per svariate ragioni non vengono denunciati dalle vittime, cosa che ridimensiona l’entità stessa dei comportamenti criminali rilevati.<br />
Questo ‘limite’ dei dati a nostra disposizione andrebbe, a maggiore ragione, considerato proprio nel caso delle discriminazioni dovute all’orientamento sessuale. In effetti, proprio le vittime di atti discriminatori di questo tipo difficilmente tendono a denunciare perché temono con questo di rendersi troppo ‘visibili’, soprattutto coloro i quali, e sono molti, vivono la propria identità sessuale in una dimensione “privata”.<br />
Sono numerose, infatti, le ricerche condotte sul mondo dell’omosessualità che testimoniano dell’esistenza di un vero e proprio “mondo sommerso” che, spesso, è costretto a vivere un’esistenza dimezzata per il timore proprio che il manifestarsi “per-ciò-che-si-è” comporti una serie di sanzioni sociali insopportabili e ancor più limitanti.<br />
Alla luce di queste considerazioni è, dunque, difficile ritenere che l’entità del fenomeno discriminatorio possa essere reso dai dati statistici a disposizione. E sarebbe sconsiderato assumere una posizione politica solo sulla scorta di dati così poco affidabili.<br />
Diversi sono, infatti, i fenomeni di violenze e discriminazioni che hanno caratterizzato nel corso degli anni il nostro paese e che proprio in quanto “statisticamente” poco visibili sono stati affrontati con grave e grande ritardo dalle istituzioni e dalla politica.<br />
La violenza sessuale contro le donne ne è forse un esempio paradigmatico. Un fenomeno che ha avuto come sua peculiarità specifica quello di essere ‘sotterraneo’, ma che nel tempo si è manifestato come fortemente radicato e diffuso su tutto il territorio nazionale. Fenomeno<br />
sotterraneo perché purtroppo largamente “tollerato” in un contesto come l’Italia di poco più di 20 anni fa, in cui era quasi un ‘costume’ abusare delle donne, in quanto ritenute “in-fin-dei-conti” consenzienti! Basti pensare che un giurista italiano poteva così dichiarare circa cinquant’anni fa: “Poiché la costrizione, per costituire reato, dev’essere illegittima, così non è punibile il coniuge che costringa l’altro coniuge, mediante violenza o minaccia, alla congiunzione carnale secondo natura e in condizioni normali. Tra gli scopi del matrimonio, invero, vi è anche quello di fornire remedium concupiscientiae (Manzini V., Diritto Penale Italiano, vol.VII, UTET, Torino, 1951, pg. 323)”.<br />
Solo l’introduzione di una normativa finalizzata a sanzionare apertamente e direttamente atti così gravi ed ignobili, ha “consentito” a molte donne di uscire dall’ombra e di denunciare i propri aguzzini, riconoscendosi come vittime e contribuendo alla lotta contro fenomeni di questo genere di intollerabile inciviltà.<br />
Ed è proprio nel periodo successivo all’introduzione di questi nuovi strumenti legislativi, che hanno reso la violenza sessuale un delitto non più contro la morale ma contro la persona e la sua integrità, che si è assistito ad un aumento esponenziale delle denuncie di violenze da parte delle donne.<br />
Cioè, l’adeguamento del sistema normativo all’emergere di nuovi fenomeni criminali ha influito anche sul “sentire diffuso”, consentendo alle donne non solo di avere uno strumento concreto ed adeguato per tutelarsi, ma implicitamente dando loro anche la ‘forza’ di ‘emergere’ e di denunciare apertamente le violenze subite.<br />
Questo esempio è stato riportato per sottolineare il fatto che, oggi, molte persone transgender, lesbiche e gay, crescono sentendosi isolati e consapevoli di essere diversi. Il costante sbarramento di messaggi negativi può portare a introiettare la transfobia e l’omofobia con sentimenti di vergogna e odio di sé, e quindi a legittimare atteggiamenti discriminatori o di violenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Descrizione violenze e discriminazioni.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo utilizzato nella raccolta dei casi è quello dei colori, cercando di realizzare una sorta di classificazione per genere, sottolineando in rosso le violenze nei confronti di donne, in blu nei confronti di uomini, in verde quelle nei confronti di persone transgender e in grigio scuro gli atteggiamenti discriminatori in generale. Tutto ciò con lo scopo di cercare di capire anche la tipologia di aggressori, che può variare e fare delle comparazioni.    Vengono inoltre riportati i link ai vari quotidiani che hanno diffuso la notizia, proprio per dare la possibilità di verificare di volta in volta la veridicità dei casi, ma anche per permettere una ricognizione dettagliata sul numero e sul modo di riportare la notizia da parte delle varie testate, o dei siti internet (spesso blog personali, ossia “diari” virtuali di persone interessate nelle tematiche dei diritti trans/omosessuali e non ).<br />
Ciò che emerge dalla lettura dei casi di violenze e discriminazioni “dichiarate” e “documentate” in Italia per l’anno 2008 è ciò che è stato definito da Milgram come controantropomorfismo (Zulueta de F., Dal dolore alla violenza &#8211; Le origini traumatiche dell’aggressività, Cortina, Milano, 1999, pg. 23), cioè la negazione delle qualità umane delle vittime fino a distorcere la visione dell’Altro in quanto diverso, e pertanto minaccioso e colpevole, un po’ come ciò che si verificò in Germania con gli ebrei. “Nel concetto di violenza è implicito l’assunto che agli esseri umani sia dovuto un certo rispetto. La pietra angolare di tutte le persecuzioni e discriminazioni è lo stabilirsi di un sistema di teorie che sancisce che l’altro è essenzialmente meno umano e perciò inutile, da buttare via, o pericoloso”. Però, perché questo sistema possa radicarsi in un individuo deve esistere il presupposto  che l’”altro” sia oggetto delle nostre paure, così da passare dalla visione della differenza all’esclusione fino all’avvaloramento del gesto di violenza.<br />
Se fino a venti anni fa l’esposizione al rischio di violenze, discriminazioni o omicidi a danno di gay  poteva essere in qualche modo collegato ad un certo stile di vita che consisteva nel cercare l’affetto in compagnie occasionali o retribuite, poiché l’omosessualità era una condizione da tenere nascosta e che difficilmente poteva dar luogo ad una vita di coppia “visibile” e “continuativa”, oggi questo<br />
avviene con minore frequenza grazie ad una maggiore consapevolezza e visibilità degli omosessuali. Il mutamento va tuttavia osservato anche nei ragazzi di vita responsabili dei delitti: non sono più giovani emarginati delle periferie o delle borgate,  ma ragazzi provenienti dall’est Europeo o dal Maghreb, Paesi di cultura “omofoba”, cosa che ovviamente può provocare un ulteriore innesco della violenza. In molti casi il luogo del delitto è la casa della vittima, la differenza d’età è notevole e l’assassino non si riconosce come omosessuale.<br />
Molte aggressioni a gay e lesbiche sono direttamente correlate a normali effusioni in luoghi pubblici (tenersi per mano, lo scambio di un bacio) e alla loro presentazione di &#8220;genere&#8221;: i capelli corti per una ragazza o gli abiti femminili per un ragazzo,  possono rappresentare una deviazione di ciò che è “comunemente accettabile” e quindi condannabile anche con gesti di violenza. Ma spesso anche i luoghi di aggregazione quali discoteche, centri sociali, pub o strade più o meno frequentate da omosessuali diventano la misura della riprova di una deviazione dalle regole di genere da “correggere” o condannare con azioni premeditate, come avvenuto per esempio nel caso della ragazza presa a sassate a Bologna a Novembre davanti al centro sociale “Atlantide”, luogo di aggregazione e socialità di identità diverse.<br />
L’incidenza della violenza contro le persone transgender è poi molto alta e occupa un capitolo a sé.<br />
Tale forma di discriminazione prende il nome di transfobia e intende descrivere il pregiudizio e la discriminazione diretta alle persone che si discostano dalle rigide aspettative di genere della nostra società. E’ una reazione di paura, disgusto e atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone la cui identità di genere o presentazione di genere non corrisponde, nel modo socialmente accettato, con il sesso assegnato alla nascita. Essa può andare dall’impiego di termini o aggettivi che corrispondono col genere che “noi vogliamo vedere” (“è un travestito, un maschio anche se si veste da femmina”, e viceversa), alla negazione all&#8217;impiego, alle cure mediche o alla protezione legale. Si verifica una sorta di mancanza di riconoscimento della loro esistenza, anche a livello istituzionale, alla quale inevitabilmente segue una  mancanza di protezione specifica per le persone transgender nelle politiche antidiscriminatorie, e anche un’azione come la denuncia alla polizia da parte di una persona transgender di un crimine subito può diventare un compito difficile e pericoloso, perché alla denuncia del fatto va aggiunta la dichiarazione dell’essere transgender e quindi il rischio di non essere presi in considerazione perché immediatamente giudicati.<br />
La maggior parte dei casi riportati testimonia come gli individui transgender aggrediti, violentati, seviziati o uccisi per la maggior parte si prostituissero. Questo mette ulteriormente in luce la loro condizione di persone spesso costrette a prostituirsi perché nessuno assumerebbe un* trans  come segretaria, o cameriere, o ragioniere o bancario. Quindi, la frequentazione degli ambienti legati alla prostituzione costituisce una situazione di notevole rischio, cui va aggiunto l’ odio o il pregiudizio transfobico nei confronti di persone non riconosciute come tali!<br />
I vari casi testimoniano certamente un’ impennata di intolleranza che un Paese come l’Italia non può ignorare. Si tratta sempre e solo di casi così gravi ed eclatanti da essere stati pubblicati in più quotidiani. Sono pertanto tutte notizie verificabili in ogni momento. La motivazione di tali reati è sempre e solo l&#8217;orientamento sessuale : gay e lesbiche picchiati perché omosessuali, trans stuprate e uccise perché  transessuali e quindi diverse. I casi di omicidio, stupro e sequestro sono inoltre sempre accompagnati da violenza fisica e verbale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Cosa proponiamo.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Risulta  pertanto “urgente” che la politica e le istituzioni ritrovino la ‘capacità’ ed il ‘coraggio’ di essere lungimiranti, di intervenire, cioè, sui fenomeni per governarli ed orientarli prima che diventino “cancri sociali”, nonché capacità  e coraggio di leggere e dare risposte alle domande di<br />
diritti che vengono pressantemente poste, piuttosto che rinchiudersi dietro elenchi inutili di cifre, ‘accarezzando’ e cavalcando in modo strumentale paure e pregiudizi.<br />
Ribadiamo che anche su una questione come l’omofobia e la transfobia le istituzioni di questo paese e la politica tutta si giocano ancora una volta la loro capacità di governare realmente la nostra società.<br />
All’obiezione che il reato di omofobia possa essere in qualche modo identificato come un reato di opinione, rispondiamo che una cosa è la libertà di parola e di pensiero, con la quale poter esprimere una certa “antipatia” nei confronti dell’omosessualità che può essere verbalmente espressa con toni di critica o con sentimento di distacco o lontananza, altra cosa è l’assunzione di toni imperanti o offensivi che possano diventare una sorta di “brodo di coltura” dell’omofobia, fino a sfociare in violenze, aggressività e discriminazioni. In questo caso certamente l’omofobia diventa una forma  di pregiudizio che si manifesta con un ampio spettro di azioni, dai discorsi di incitamento all’odio contro chi è diverso, agli inviti alla discriminazione contro i singoli ed è purtroppo ancora ampiamente diffusa.<br />
Quello che si richiede, quindi, così come avvenuto per esempio in Francia nel 2004, dove è stata varata una legge che ha istituito un’alta autorità per la lotta contro ogni tipo di discriminazione nei confronti degli omosessuali, è l’introduzione anche in Italia di una legge che non ha nulla a che fare con l’opinione, ma che punisca atti di intolleranza e di offesa o violenza che rientrino nella competenza del codice penale, e condanni l’omofobia quando è evidente una discriminazione di natura sessuale.<br />
Per esempio, la direttiva europea 2000/78 del Novembre 2000, volta a stabilire un quadro generale in materia di occupazione e lavoro, vieta “ogni discriminazione diretta o indiretta fondata sulla religione o le opinioni, un handicap, l’età o l’orientamento sessuale”. Nel Maggio 2003 il Parlamento europeo ha deplorato con una dichiarazione scritta l’assenza dell’applicazione di questa direttiva in diversi stati membri. Inoltre, la raccomandazione 1471 del 30 giugno 2000 sulla situazione delle persone omosessuali negli stati membri del Consiglio d’Europa inviata questi ultimi a “includere l’orientamento sessuale e l’identità di genere fra i motivi di discriminazione proibiti nella loro legislazione nazionale (…); a prendere misure concrete per combattere l’omofobia in qualsiasi campo (a scuola, nella sanità, nell’esercito, nella polizia, nello sport, nella magistratura, ecc.) attraverso una formazione permanente (…); a prendere misure disciplinari contro chi discrimina gli omosessuali; assicurare uguaglianza di trattamento in materia di occupazione per gli omosessuali”.<br />
Oltre alle modifiche/integrazioni legislative è auspicabile, così come già avvenuto in altri Paesi Europei, la creazione di organismi indipendenti che veglino sul rispetto dei diritti di omosessuali e transessuali.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Proponiamo inoltre delle buone prassi di comportamento:</strong></span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Finanziamento da parte dello Stato di progetti concernenti programmi di protezione sociale e reinserimento delle vittime della violenza a causa dell’ orientamento sessuale che, per effetto della violenza subita, manifestano difficoltà di reinserimento a livello sociale e lavorativo;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Interventi di informazione e di sensibilizzazione contro la violenza sessuale, di genere e per ragioni di orientamento sessuale, a scopo preventivo, anche tramite la realizzazione di campagne pubblicitarie informative;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Adozione di misure contro la discriminazione, sanzioni penali contro l’omofobia;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Possibilità per le associazioni di intraprendere tutte le iniziative giudiziarie o amministrative per far rispettare le norme in difesa degli omosessuali (garantita dalla direttiva 2000/78);</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Periodici rilevamenti sulla violenza (con una raccolta dati realizzabile da soggetti pubblici o privati), istituzione di un Registro dei centri antiviolenza e organizzazione e analisi dei dati per renderli più accessibili;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Relazioni e diffusione delle informazioni agli attori (autorità governative, istituzioni Europee / internazionali, istituzioni per i diritti umani, ecc) che possano intervenire;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Monitoraggio continuo per raccogliere informazioni, anche attraverso interviste o questionari da distribuire nei centri di aggregazione (reti associative, centri sociali, locali pubblici);</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Azioni di incoraggiamento della vittima a denunciare il fatto;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Promozione di iniziative per l’apertura di centri di tutela;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Creazione di codici di comportamento per i dipendenti pubblici e privati che vietino le discriminazioni nei confronti dei colleghi omosessuali o trans, e realizzazione di interventi di informazione e di sensibilizzazione;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Istituzione di appositi corsi per insegnanti, al fine di rendere la scuola uno spazio aperto e accogliente che garantisca un clima di sicurezza e rispetto, dove tutti gli alunni possano vivere la valorizzazione delle differenze d’identità e di esperienza come fondamentale;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Incoraggiamento a tenere incontri nelle scuole con associazioni omosessuali per educare ai diritti umani e ad una socialità in cui identità diverse convivono e prendono parola;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Promozione di iniziative culturali, nazionali e locali, volte a combattere il pregiudizio  e le violenze nei confronti di GLBT;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Impegni politici seri e concreti.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong><br />
Considerazioni finali:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il rispetto dell’uguaglianza e della pari dignità sociali senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere è vitale per un Paese moderno e democratico come l’ Italia, perché, come l’Onorevole Carfagna stessa ha affermato: “<em>Pari opportunità significa innanzitutto un cambio di mentalità!</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Dossier-Rete-Agatergon.pdf">Dossier Rete Agatergon</a></p>
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		<title>Nessun si muove (le proposte di legge sulle unioni civili in Italia)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 16:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Unioni di fatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle caratteristiche secondo me più rappresentative dei tempi attuali è la totale assenza, nella maggioranza degli individui, di una sana capacità critica nonché il completo disinteresse nei confronti di tutto ciò che non costituisce un elemento tangibile della propria quotidianità, tra cui – certamente – le istituzioni e i principi cardine sui quali esse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/unioni-civili.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-258" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/unioni-civili.jpg" alt="unioni civili" width="120" height="90" /></a><strong>Una delle caratteristiche secondo me più rappresentative dei tempi attuali è la totale assenza, nella maggioranza degli individui, di una sana capacità critica nonché il completo disinteresse nei confronti di tutto ciò che non costituisce un elemento tangibile della propria quotidianità, tra cui – certamente – le istituzioni e i principi cardine sui quali esse (consentitemi l’uso del condizionale) si dovrebbero fondare e ai quali si dovrebbero ispirare nell’improntare il proprio operato.</strong></address>
<p style="text-align: justify">Su questo atteggiamento di diffuso disinteresse si innesta poi un appiattimento della conoscenza su ciò che viene costruito, preparato, confezionato e servito già con i commenti precostituiti dalla maggioranza dei mezzi di comunicazione attivi nel nostro Paese, cosicchè il singolo si può tranquillamente adagiare sui commenti che più gli sono consoni, evitando di esercitare e sviluppare le proprie capacità di ragionamento, critica e confronto.</p>
<p style="text-align: justify">Riflettendo su questi allarmanti segnali di retrocessione della nostra cultura e della nostra civiltà, ho quindi deciso di impostare il mio contributo per questa rubrica in maniera il più possibile neutra, cercando di fornire tutti gli elementi necessari per una conoscenza a trecentosessanta gradi dell’argomento trattato ma lasciando ai lettori la possibilità di farsi un’idea propria, priva di qualunque influenza o impostazione precostituita.</p>
<p style="text-align: justify">Poiché il tema affrontato riguarda i tentativi che si sono ripetuti in Italia di disciplinare legislativamente le unioni di fatto, nel tentativo di perseguire un’impostazione appunto neutra, ho ritenuto opportuno cercare di fornire un elenco il più possibile esaustivo di tutti i disegni di legge presentati nel corso delle varie legislature, con l’indicazione del primo firmatario e della legislatura nel corso della quale il progetto è stato presentato, così da consentire la contestualizzazione non solo politica delle singole proposte, bensì anche nel clima istituzionale in cui esse sono state sviluppate e, mi duole dirlo, successivamente messe da parte.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Una società civile è una società che si occupa, prima di tutto, della tutela di coloro che la compongono.</p>
<p style="text-align: justify">Di provvedere a questa tutela sono delegati i rappresentanti eletti dal popolo, che dovrebbero non solo attuare (in generale) la volontà espressa dai propri elettori, bensì anche cercare di diminuire il più possibile quel divario tra la società di fatto (in cui il popolo conduce la propria vita quotidiana) e le norme di diritto (contenenti le regole che disciplinano la vita e la convivenza sociale).</p>
<p style="text-align: justify">Scopo di quest’articolo è mostrare al lettore quanti e quali tentativi siano stati fatti di adeguare le norme che dovrebbero regolare la vita della nostra società con le esigenze di coloro i quali in questa società trascorrono la propria vita sotto il profilo delle unioni civili, da sempre presenti, in maniera più o meno velata, nella nostra società.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">L’Italia, come al solito, è giunta in ritardo rispetto agli altri stati – europei e non – anche in questo settore.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #333333"><strong>I primi disegni di legge sulle unioni civili risalgono al 1986</strong></span>, nel corso della IX legislatura (governo Craxi), quando, grazie all&#8217;<a title="Interparlamentare donne Comuniste (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Interparlamentare_donne_Comuniste&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank">Interparlamentare Donne Comuniste</a>, la senatrice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ersilia_Salvato" target="_blank">Ersilia Salvato</a> e le deputate <a title="Romana Bianchi (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Romana_Bianchi&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank">Romana Bianchi</a> e <a href="http://www.donneierioggiedomani.it/vis_dettaglio.php?primo_livello=menu&amp;id_livello=1364&amp;id_livello_n=id2_n&amp;pagv=1" target="_blank">Angela Bottari</a> presentarono alle rispettive Camere di appartenenza un disegno di legge sulle unioni civili (di questa proposta non sono riuscita a trovare alcun riferimento numerico, perciò se qualcuno avesse informazioni utili in proposito sarò lieta di effettuare tutte le integrazioni del caso.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno successivo, l’Arcigay illustra, nell’ambito di un convegno in Parlamento, una <em>Legge per il riconoscimento legale delle convivenze di fatto</em> (si veda Arci gay nazionale (a cura di), <em>Omosessuali e Stato</em>, Cassero, Bologna 1988, p. 70), che però non fu mai formalizzata in una proposta di legge in Parlamento.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #333333"><strong>Il <a href="http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/schedela/trovaschedacamera.asp?pdl=2340" target="_blank">12 febbraio 1988</a></strong></span> (X legislatura, governo del pentapartito, presidente del consiglio Goria), <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_civile_in_Italia" target="_blank">Alma Agata Cappiello</a>, avvocato e parlamentare socialista, presenta alla <a title="Camera dei Deputati" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Camera_dei_Deputati" target="_blank">Camera dei Deputati</a> la proposta di legge <em>Disciplina della famiglia di fatto</em> (Pdl n. 2340 <a href="http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stampati/pdf/23400001.pdf">http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stampati/pdf/23400001</a>), avente ad oggetto il riconoscimento delle convivenze tra &#8220;persone&#8221;, a prescindere dal genere e/o dall’orientamento sessuale, proposta che però non fu mai calendarizzata.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #333333"><strong>Negli anni novanta</strong></span> il numero di proposte di legge per le unioni civili presentate sia alla Camera che al Senato aumenta, probabilmente in seguito ai ripetuti inviti, effettuati dal Parlamenti Europeo nei confronti dell’Italia, ad emanare una legislazione che parificasse i diritti delle coppie gay e con quelli delle coppie eterosessuali nonché i diritti delle coppie conviventi e con quelli delle coppie sposate (si veda la <em>Risoluzione</em><em> per la parità dei diritti degli omosessuali e delle lesbiche nella Comunità europea</em> dell&#8217;8 febbraio 1994, nella quale si invitava la Commissione ad agire per porre fine &#8220;<em>agli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni</em>&#8221; e &#8220;<em>a qualsiasi limitazione del diritto degli omosessuali di essere genitori ovvero di adottare o avere in affidamento dei bambini</em>&#8220;; si veda anche la <em>Relazione</em><em> annuale sui diritti umani</em>, 11350/1999 &#8211; C5-0265/1999 – 1999/2201 –INI-).</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #333333"><strong>Nel corso della XI legislatura </strong></span>(governo Ciampi) è stata presentata, da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Graziano_Cioni" target="_blank">Graziano Cioni </a>alla Camera dei Deputati, la proposta di legge <em>In materia di unioni civili</em> (Pdl n. 3426 del 2 dicembre 1993).</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #333333"><strong>Nella sola XII legislatura</strong></span> (<strong><span style="color: #333333">I Governo Berlusconi</span></strong>) si sono susseguite cinque proposte di legge, tutte volte a disciplinare giuridicamente le unioni di fatto:</p>
<p style="text-align: justify">-            il <span style="color: #333333"><strong>7 giugno 1994</strong></span>, il deputato Nichi Vendola ha presentato il disegno di legge intitolato <em>Disposizioni in materia di unioni civili</em>;</p>
<p style="text-align: justify">-            <em>Disposizioni in materia di unioni civili</em>,<em> </em>presentata il 27ottobre1994 alla camera dei Deputati da Graziano Cioni;</p>
<p style="text-align: justify">-            <em>Disciplina delle Unioni civili </em>(1020 del <span style="color: #333333"><strong>17 maggio 1994</strong></span>), anch’esso presentato da Nichi Vendola alla Camera dei Deputati (<a href="http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/stampati/sk1500/frontesp/1020.htm" target="_blank">http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/stampati/sk1500/frontesp/1020.htm</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-            <em>Normativa sulle unioni civili</em> (935 dell’<strong><span style="color: #333333">11 luglio 1994</span></strong>), presentata da Luigi Manconi al Senato (<a href="http://mobile.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=13&amp;id=868&amp;mobile=si" target="_blank">http://mobile.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=13&amp;id=868&amp;mobile=si</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-            <em>Disciplina delle unioni civili</em> (1518), presentata il <span style="color: #333333"><strong>22 ottobre 1994</strong></span> da Ersilia Salvato;</p>
<p style="text-align: justify">-            <em>Norme sulle unioni civili</em> (2870) dell’<strong><span style="color: #333333">11 dicembre 1994</span></strong>, presentata da Gloria Buffo (<a href="http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/stampati/sk3000/frontesp/2870.htm" target="_blank">http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/stampati/sk3000/frontesp/2870.htm</a>).</p>
<p style="text-align: justify">Sei sono state poi le proposte in materia presentate nella XIII legislatura, di cui le prime cinque sotto il I governo Prodi e l’ultima nel corso del II governo D’Alema:</p>
<p style="text-align: justify">-                      Il <strong><span style="color: #333333">10 maggio 1996</span></strong> su iniziativa dell’onorevole Luciana Sbarbati è stato presentato il disegno di legge n. 682 (<a href="http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/stampati/sk1000/articola/0682.htm" target="_blank">http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/stampati/sk1000/articola/0682.htm</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      il <span style="color: #333333"><strong>29 maggio 1996</strong></span>, il senatore Antonio Lisi (Alleanza nazionale) ha presentato il disegno di legge n. 616 (riguardante solo ed esclusivamente i rapporti tra conviventi di sesso diverso) (<a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=13&amp;id=566" target="_blank">http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=13&amp;id=566</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Disposizioni in materia di unioni civili</em> (Pdl n. 2725) del <strong><span style="color: #333333">30 luglio 1997</span></strong> presentata da Graziano Cioni (<a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=13&amp;id=2857" target="_blank">http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=13&amp;id=2857</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Disciplina dell&#8217;unione affettiva </em>(Pdl n. 4657), presentata da Antonio Soda il <span style="color: #333333"><strong>12 marzo 1997</strong></span> (<a title="http://www.uaar.it/laicita/convivenza/07c.html" href="http://www.uaar.it/laicita/convivenza/07c.html"><em>Proposta di legge Soda e altri (Ds e FI) su unioni affettive e antidiscriminatoria</em></a> link: <a href="http://www.uaar.it/laicita/convivenza/07c.html" target="_blank">http://www.uaar.it/laicita/convivenza/07c.html</a>, porta a pagina rimossa o non trovata);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <span style="color: #333333"><strong>il 26 maggio 2000</strong></span> l’onorevole Anna Maria De Luca (Forza Italia) ha presentato e nella stessa seduta ritirato il disegno di legge n. 5933, intitolato <em>Disciplina successoria nella convivenza giuridicamente rilevante</em>;</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Norme sulle unioni civili</em> (<strong><span style="color: #333333">Pdl n. 7292 del 15 settembre 2000</span></strong>) presentata da Maurizio Paissan.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><span style="color: #333333"><strong>La XIV legislatura</strong></span> (governi Berlusconi), ha visto un po’ più movimentato il dibattito sull’approvazione di un testo trasversale che regolamentasse le unioni civili.</p>
<p style="text-align: justify">I disegni di legge presentati sono stati i seguenti:</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Normativa sulle unioni civili </em>(<span style="color: #333333"><strong>Pdl n. 47 del 31 maggio 2001)</strong></span>, primo firmatario On.le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiorello_Cortiana" target="_blank">Fiorello Cortiana</a> (<a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=14&amp;id=8512" target="_blank">http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=14&amp;id=8512</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Disciplina delle unioni civili </em>(Pdl n. 716), presentata il <span style="color: #333333"><strong>12 giugno 2001</strong></span> da <a href="http://www.tittidesimone.it/" target="_blank">Titti de Simone</a> e poi ritirata;</p>
<p style="text-align: justify">-                      proposta di legge n. 795 sulle unioni civili, <span style="color: #333333"><strong>del 13 giugno 2001</strong></span> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Katia_Bellillo" target="_blank">Katia Bellillo</a> (<a href="http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0005940.pdf" target="_blank">http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0005940.pdf</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Disciplina delle unioni civili </em>(Pdl n. 305) presentata da Luigi Malabarba il <span style="color: #333333"><strong>25 giugno 2001</strong></span> (<a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=14&amp;id=17658" target="_blank">http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=14&amp;id=17658</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Norme sulle unioni civili</em> (Pdl n. 1232), proposta da Alfonso Pecoraro Scanio il <span style="color: #333333"><strong>5 luglio 2001</strong></span> (<a href="http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0013710.pdf" target="_blank">http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0013710.pdf</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      proposta n. 1610 sulle unioni civili, presentata il <strong><span style="color: #333333">20 settembre 2001</span></strong> da Antonio Soda (<a href="http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0014610.pdf" target="_blank">http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0014610.pdf</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Disposizioni in materia di istituzione del Registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e di possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all&#8217;istituto del matrimonio</em> (Pdl n. 2982), proposta da Franco Grillini alla Camera dei deputati l’8 luglio 2002 ( <a href="http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0032500.pdf" target="_blank">http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0032500.pdf</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Disciplina del patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto</em> (Pdl n. 3296, nota come contenente i PACS), sempre presentata da Franco Grillini alla Camera dei deputati il <strong><span style="color: #333333">21 ottobre 2002</span></strong> (<a href="http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0050850.pdf" target="_blank">http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0050850.pdf</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Disciplina dell&#8217;unione affettiva</em> (Pdl n. 3893), ancora di Franco Grillini alla Camera dei deputati il <strong><span style="color: #333333">14 aprile 2003 </span></strong>(<a href="http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0043560.pdf" target="_blank">http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0043560.pdf</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      proposta n. 4334 sulle unioni civili, presentata da Dario Rivolta il <strong><span style="color: #333333">2 ottobre 2003</span></strong> (<a href="http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0052430.pdf" target="_blank">http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0052430.pdf</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      proposta n. 4405 sulle unioni civili, presentata da Alessandra Mussolini il <strong><span style="color: #333333">21 ottobre 2003</span></strong> (<a href="http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0051080.pdf)" target="_blank">http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0051080.pdf)</a>;</p>
<p style="text-align: justify">-                      proposta n. 4442 sulle unioni civili, presentata da Enrico Buemi il <strong><span style="color: #333333">29 ottobre 2003</span></strong> (<a href="http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0051280.pdf" target="_blank">http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/pdf/14PDL0051280.pdf</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      la proposta n. 4478 sulle unioni civili, presentata da Katia Bellillo il <strong><span style="color: #333333">12 novembre 2003</span></strong> (<a href="http://www.arcigaymilano.org/dosart.asp?ID=18522" target="_blank">http://www.arcigaymilano.org/dosart.asp?ID=18522</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      la proposta n. 4585 presentata da Chiara Moroni il <strong><span style="color: #333333">22 dicembre 2003</span></strong> (<a href="http://www.fotopride.net/pacs/PDL/c4585-moroni.htm" target="_blank">http://www.fotopride.net/pacs/PDL/c4585-moroni.htm</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      la proposta n. 4588 sulle unioni civili, presentata dal Consiglio Regionale della Toscana (<a href="http://www.fotopride.net/pacs/PDL/c4588-regione-toscana.htm" target="_blank">http://www.fotopride.net/pacs/PDL/c4588-regione-toscana.htm</a>);</p>
<p style="text-align: justify">-                      <em>Disciplina delle unioni civili</em> (Pdl n. 5321), presentata da Titti De Simone alla Camera dei Deputati il <strong><span style="color: #333333">1 ottobre 2004 </span></strong>(<a href="http://www.arcilesbica.it/speciale_pacs/Polo/proposte/De_Simone2_Unioni_civili.pdf" target="_blank">http://www.arcilesbica.it/speciale_pacs/Polo/proposte/De_Simone2_Unioni_civili.pdf</a>).</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">A questa successione di disegni di legge ha fatto seguito un periodo di totale paralisi dell’attività, in materia di riconoscimento delle unioni di fatto, dei rappresentanti politici eletti.</p>
<p style="text-align: justify">Un segnale di ripresa si è avuto dopo ben tre anni, l’<span style="color: #333333"><strong>8 febbraio 2007,</strong></span> quando il Consiglio dei Ministri in carica (II governo Prodi) ha deliberato il disegno di legge sui cosiddetti <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Documento/2007/02_Febbraio/09/dico.html" target="_blank">DICO</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Tale proposta è stata seguita dal disegno di legge presentato da Cesare Salvi, in qualità di Relatore della Commissione Giustizia, avente ad oggetto il CUS, <a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=37796" target="_blank">Contratto di Unione Solidale</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Ad oggi, l’ultima proposta, mai formalizzata in Parlamento, è stata lanciata il 10 ottobre 2008 dal ministro Brunetta e sviluppa i cosiddetti DiDoRe (DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi).</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Nessuno dei disegni di legge presenti nel lungo elenco appena esaminato ha trovato sbocco alcuno e ciò ha stimolato la mia curiosità: quali sono state le reazioni alle diverse proposte? Che posizioni hanno assunto i rappresentanti di governo e dell’opposizione? E la stampa?</p>
<p style="text-align: justify">Ancora domande: esistono delle eccezioni all’assenza di disciplina per le coppie di fatto? Quali? Negli altri paesi europei come funziona?</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Credo che ci sarà da scrivere, molto da scrivere. E da leggere, molto da leggere.</p>
<p style="text-align: justify">Ma soprattutto, ci sarà da ragionarci su. Senza influenze.</p>
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