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	<title>Rete Agatergon &#187; News</title>
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	<description>Uguaglianza, diritti, differenza, rispetto</description>
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		<title>Moju Manuli: Street art lesbica in Sardegna</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 08:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho conosciuto Moju Mali per caso sulla Rete, e tra una chiacchierata e l&#8217;altra sono rimasta profondamente colpita dal progetto che sta cercando di portare avanti in Sardegna, territorio spesso dimenticato e ostico, dove si pensa che l&#8217;omosessualità dichiarata sia invivibile a causa di una mentalità troppo chiusa. Ho così deciso di farle un&#8217;intervista per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1066" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/mojumanuli-1024x768.jpg"><img class="size-medium wp-image-1066  " title="Le donne di Moju Manuli" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/mojumanuli-1024x768-300x225.jpg" alt="Le donne di Moju Manuli" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Le donne di Moju Manuli</p></div>
<h5>Ho conosciuto Moju Mali per caso sulla Rete, e tra una chiacchierata e l&#8217;altra sono rimasta profondamente colpita dal progetto che sta cercando di portare avanti in Sardegna, territorio spesso dimenticato e ostico, dove si pensa che l&#8217;omosessualità dichiarata sia invivibile a causa di una mentalità troppo chiusa. Ho così deciso di farle un&#8217;intervista per far conoscere chi è e cosa fa, perché credo che sperimentare e sperimentarsi, a partire da tutti gli stimoli che una persona riceve, sia alla base del fare politica concreta e della possibilità di provocare cambiamenti reali.</h5>
<div id="attachment_1061" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/mojumanuli02-1024x768.jpg"><img class="size-medium wp-image-1061 " title="Le donne di Moju Manuli - il giorno dopo l'affissione" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/mojumanuli02-1024x768-300x225.jpg" alt="Le donne di Moju Manuli - il giorno dopo l'affissione" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il giorno dopo: il tentativo di ignoti di distruggere l&#39;opera</p></div>
<p><span style="color: #800080;"><strong>1) Qual è l&#8217;obiettivo della tua arte e cosa significa il tuo nome Moju?</strong></span></p>
<p>Sos mojos (plurale)  erano contenitori in sughero che in passato aveva vari utilizzi ma che in particolare venivano utilizzati come “casette” per le api, erano gli alveari che hanno preceduto le arnie razionali, contenitori cilindrici chiusi da un tappo sempre in sughero.<br />
Ho scelto questo nome perché fra le mie varie passioni c’è l’apicoltura, mi piace il suono che fa questa parola in bocca e mi piace immaginarmi questi sugheri ronzanti…<br />
Posso pensare a unu moju come ad un contenitore pieno di vita e di idee, brulicante di voli e sempre in movimento.</p>
<p>Per quanto riguarda i miei lavori mi muovo fra fumetto e street art, ma anche se disegno da sempre sono ancora all’inizio del mio percorso artistico. Per tanto tempo ho pensato di fare street art ma non riuscivo a trovare il “come” e fondamentalmente il coraggio di iniziare.</p>
<p>Per i miei ultimi fumetti (che per dirla a grandi linee partono dall’esperienza di emigrazione sarda lesbica..) come per l’arte di strada quel che mi ha mosso è stato il desiderio di leggere e vedere qualcosa che non riuscivo a trovare attorno a me. Ho visto che è una cosa comune con altre/i artiste/i…se non trovi intorno a te quello che vuoi finisci per capire che forse sei tu che devi crearlo, altrimenti passi il tempo ad aspettare non si sa bene cosa…</p>
<p>Io vengo da un percorso lesbofemminista, mi interesso di arte contemporanea, e ho avuto modo di ragionare e confrontarmi con tante altre compagne sulla mancanza di un immaginario che mi/ci corrispondesse, come lesbiche ma anche come donne non “omologate” al sistema dominante, sulla violenza e la frustrazione che portano gli stereotipi imposti, e sulla forza delle immagini che da ogni parte ci circondano, ci parlano, monopolizzano il nostro quotidiano e i nostri desideri (o ci provano insomma), condizionano in un modo o nell’altro la realtà in cui viviamo, rispecchiandola ma anche proponendola nei vari modelli da seguire.</p>
<p>Per cui dopo un tot ti chiedi dov’è che puoi leggere la tua storia se non la trovi scritta da nessuna parte, dove trovi una foto, un disegno, un qualcosa, dov’è che puoi guardare qualcosa in cui ti piace ritrovarti, fantasticare, e magari anche…dove compri quei gadget carini (ebbene anche questo, sì)?</p>
<p>Il mio desiderio quindi è contribuire a costruire, inventare, creare un immaginario differente, che rappresenti la felicità, la rabbia (costruttiva), la voglia di cambiare e trasformare questa società e cultura. Parto da me, dal mio vissuto e percorso…sarda, lesbica, anticolonialista, antisessista, antirazzista, antifascista… vorrei che si vedesse questo. Vorrei riuscire a nominare questo, a far sentire una voce che non riesce a venir fuori facilmente, e a farlo tramite le immagini.</p>
<p>Nei miei lavori riporto le donne con i vestiti tradizionali sardi non solo per “reinventare” il passato, riscrivere quello di cui non ci è stato detto…ma soprattutto per dire che invece “ci siamo sempre state”, nell’invisibilità, senza un nome, ma c’eravamo.</p>
<p>E il fatto di scegliere di far “reindossare” il “costume” alle lesbiche e alle altre donne che rappresento è per me un sinonimo di riappropriazione.<br />
Mi sono sentita dire “per noi il costume ha un significato quasi sacro, rappresenta la nostra identità la nostra tradizione e la nostra cultura, e non deve essere utilizzato per scopi diversi ” cioè nello specifico di questa frase per poter rappresentare delle lesbiche, come se noi non appartenessimo alla cultura e alla tradizione, come se la cultura e la tradizione non ci appartenessero, allora ancora di più me lo riprendo perché per me ha un valore, esisto anche io!esistiamo anche noi!!!</p>
<p>Ancora una cosa che mi interessa è la questione linguistica, nelle mie opere voglio utilizzare e valorizzare la lingua sarda (Limba) e la <strong>LIS</strong> (Lingua Italiana dei Segni).</p>
<p>Una cosa un pò particolare in quel che faccio forse è che, mentre in genere la street art è più “cittadina”, venendo io da una realtà di paese è lì che la immagino.<br />
Per cui parcheggi, sottopassaggi, muraglioni di contenimento, nelle strade dei paesi o tra un paese e l’altro, questi sono i posti che scelgo. Perché è alle lesbiche dei paesi, è alle persone dei paesi, o di passaggio in queste zone che mi rivolgo, sono loro che vedono queste opere. Inoltre, mentre  magari a Cagliari e Sassari c’è una certa realtà di aggregazione lesbica e più in generale lgbt e femminista (anche se non è comunque questa presenza massiccia diciamo) nei paesi si resta invisibili, sommerse quasi totalmente per lo più…ed è appunto per questo che scelgo di “uscire” là.<br />
E’ quella la mia realtà, è là che voglio stare e rendermi visibile.</p>
<div id="attachment_1064" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/moju01.jpg"><img class="size-medium wp-image-1064 " title="Le donne di Moju Manuli" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/moju01-300x225.jpg" alt="Le donne di Moju Manuli" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Le donne di Moju Manuli</p></div>
<p><span style="color: #800080;"><strong><br />
2) In Sardegna esiste un immaginario lesbico?</strong></span></p>
<p>Credo che, in Sardegna come altrove, un immaginario lesbico ce lo stiamo inventando mano a mano, con le nostre vite, e anche a fatica. Mi chiedo infatti: come distinguere le immagini “globalizzanti” che ci arrivano dall’esterno anche degli “stereotipi” lesbici, e quello che possiamo invece sentire come “nostro” immaginario, se questo &#8220;nostro&#8221; non c’è …? Come si fa?</p>
<p>Io ho un mio immaginario lesbico che sto tirando fuori, ma che corrisponde al mio modo di vedere e desiderare, non posso dire che sia una cosa generale, assolutamente. Per me vedere una donna in camicia e pantaloni di velluto coi rivoltini (modo di vestire dei ragazzi maschi dell’ambiente agropastorale), o in abito della festa tradizionale, corrisponde a sinonimo di bello ed erotico…ma sono i miei punti di vista, chissà che i miei lavori non contribuiscano a diffonderli ahah!</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>3) Cosa fai attualmente in Sardegna?</strong></span></p>
<p>Sono tornata di recente a vivere sull’Isola dopo quasi nove anni a Roma…</p>
<p>Non sarei mai rientrata da sola, al di là del discorso lavorativo c’è quello, forte, sociale, per nulla semplice. Sono tornata con una sorta di progetto collettivo di ripopolamento, è un “ritorno dall’emigrazione”, legato alla rivalutazione delle vecchie case in pietra (ecocase) e alle potenzialità del luogo che scegliamo di tornare a vivere. Mettere insieme le energie e non perdere di vista chi siamo ma al tempo stesso interagire con l’ambiente circostante, con la vita di un paesino di quelli che dell’emigrazione sono vittima e negli anni si spopolano sempre di più.</p>
<p>Provo ad andare controcorrente e quel che mi ripeto è, terra terra, che se dovesse andare male posso sempre ripartire. In questo momento sto cercando di mettere le basi per poi vivere, è come un nuovo inizio.</p>
<p>E mentre mi sento precaria e cerco un equilibrio, comincio a trovarlo in un orto, allevando api, raccogliendo erbe ed imparando ancora e conoscendo piano piano nuove persone affini ai vari interessi, nuove compagne, disegnando ed  improvvisando attacchinaggi notturni, facendo progetti…</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong> 4) Cosa consiglieresti ad una donna che vorrebbe cominciare ad esprimersi come fai tu con la street art?</strong></span></p>
<p>Per quel poco che posso consigliare mi sento di dire: fai!</p>
<p>Prendi appunti anche mentalmente e comincia a fare. Tutto qua.<br />
Io ho temporeggiato all’infinito, aspettando di fare qualcosa con altre, e poi non succedeva mai…alla fine, in corrispondenza col mio rientro in Sardegna, ho iniziato dei lavori… una volta che sono pronti va da sé che vengano fuori!</p>
<p>Poster, stancil, adesivi, murales, graffiti… quale che sia il vostro modo: fate!<br />
Tirate fuori le idee, usate la fantasia anche nel reperire i materiali e riempite i muri, sono lì apposta!</p>
<p>Oltretutto, come in altri contesti, le donne che fanno street art sono meno degli uomini, e molte non rivendicano percorsi di genere, femministi o tantomeno lesbici. Insomma c’è proprio bisogno che usciamo in questo senso!</p>
<p><strong> Moju<br />
</strong><br />
Link collegati:</p>
<ul>
<li><a href="http://malapecora.noblogs.org/post/2011/08/31/e-spotting-in-sardegna/">http://malapecora.noblogs.org/post/2011/08/31/e-spotting-in-sardegna/</a></li>
<li><a href="http://iconsiglidiziajo.noblogs.org/post/2011/10/16/il-sottopassaggio-di-moju/">http://iconsiglidiziajo.noblogs.org/post/2011/10/16/il-sottopassaggio-di-moju/</a></li>
</ul>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Verso la cittadinanza sessuale</title>
		<link>http://www.reteagatergon.com/2011/05/19/verso-la-cittadinanza-sessuale/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 13:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa significa oggi essere cittadini di un determinato Paese? E’ possibile coniugare il concetto di cittadinanza alle molteplici identità inserite in un contesto globalizzato quale è il mondo attuale?

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			<content:encoded><![CDATA[<p>In occas<a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/cittadinanza.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/cittadinanza.jpg" alt="" width="223" height="278" /></a>ione della giornata mondiale contro l’omo- e la transfobia (o <a title="IDAHO" href="http://www.dayagainsthomophobia.org/-IDAHO-english,41-" target="_blank">IDAHO</a>, acronimo di International Day Against Homophobia and Transfobia) che, per chi non lo sapesse, è stata promossa dall’ Unione Europea il 17 maggio, data in cui l’O.M.S. nel 1990 rimosse l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, si è tenuto a Trento presso la facoltà di Sociologia il secondo appuntamento del Ciclo di Seminari intitolato<strong> &#8220;Identità di genere e orientamento sessuale: tra differenza e discriminazione&#8221;.<br />
</strong>L’iniziativa promossa dal Centro di Studi Interdisciplinari di Genere (CSG) di Trento si propone di apportare il proprio contributo al dibattito e alla riflessione su questi temi, oggi più che mai attuali. Si tratta infatti di questioni rilevanti sia dal punto di vista del dibattito accademico, sia per la società più ampiamente intesa.</p>
<p>L’incontro intitolato <strong>&#8220;Verso la cittadinanza sessuale</strong>&#8221; mira a fare luce sui concetti tuttora in discussione di identità e cittadinanza.<br />
In cattedra la relatrice: camicia bianca, giacca scura, capello corto, fare risoluto. Così si presenta ai nostri occhi Flavia Monceri professore associato di Filosofia politica all&#8217;Universitè del Molise, dove insegna anche Filosofia delle scienze sociali e della comunicazione e Culture e istituzioni dell&#8217;Estremo Oriente. Si occupa, tra l’altro, di teorie queer e transgender, di comunicazione interculturale, di filosofia del film e delle arti e di teorie della complessità e dei sistemi. Tra le mani il suo ultimo libro “<a title="Oltre l'identità sessuale - Teorie queer e corpi transgender" href="http://www.anobii.com/books/Oltre_lidentit%C3%A0_sessuale/9788846724168/01ad0f6611d03e39c4/" target="_blank">Oltre l’identità sessuale – Teorie queer e corpi transgender</a>&#8221; Edizioni ETS, Pisa 2010.<br />
Fra le sue monografie più recenti: <strong>Pensiero e presente. Sei concetti della filosofia</strong>, Edizioni ETS, Pisa 2007 e <strong>Ordini costruiti. Multiculturalismo, complessità, istituzioni</strong>, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008.</p>
<p>Cosa significa oggi essere cittadini di un determinato Paese? E’ possibile coniugare il concetto di cittadinanza alle molteplici identità inserite in un contesto globalizzato quale è il mondo attuale?</p>
<p>Il dibattito in corso è affrontato soprattutto da sociologi, ma non solo. Cittadinanza è un concetto complesso e stratificato, un insieme di pratiche e doveri, la sfera nella quale si rapportano socialità e politicità e nella quale emergono le differenze e le diseguaglianze. Il pensiero occidentale espresso nella cittadinanza e nella nazionalità affrontano, oggi più che mai in passato, contesti multiculturali con altre civiltà storicamente e culturalmente differenti, ponendo di fatto l’auspicabile e, a mio avviso, inevitabile ridefinizione del concetto stesso. Il cittadino cosmopolita è un’astrazione inserita in un mondo globalizzato che pone in crisi la distinzione tra sfera privata e sfera pubblica e poggia sul modello duale e distinto quale ad es. è la separazione dei sessi e quindi dei generi. Emblematico è il riemergere delle religioni che sconfinano e condizionano la sfera pubblica oltre a quella privata. Il regime etero-normativo poggia le sue fondamenta sulla differenza identitaria dei generi (e dei ruoli) poiché contiene in sé l’imperativo categorico alla riproduzione, non solo biologica e culturale, del proprio sistema/ordine.</p>
<p>Il concetto di identità è frutto di un processo di identificazione, di adesione a modelli prestabiliti, più o meno imposti. Eminentemente relazionali, le identificazioni hanno quindi a che fare con il “potere” e con il modo in cui gli agenti sociali o i soggetti negoziano il potere. Ogni individuo nel momento in cui interagisce con altri compie azioni individuali che contestualmente sono anche azioni politiche. Se vogliamo ridefinire un’idea di cittadinanza che sia funzionale alla realtà attuale dobbiamo necessariamente associarla alla persona piuttosto che al cittadino, ai diritti umani universali piuttosto che ai diritti di cittadinanza, all’effettiva presenza sul territorio anziché all’appartenenza nazionale.<br />
Sfida che cogliamo con entusiasmo.</p>
<p>Sara</p>
<p><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/cittadinanza.jpg"></a></p>
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		</item>
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		<title>Doris, un percorso di rinascita</title>
		<link>http://www.reteagatergon.com/2010/12/23/doris-un-percorso-di-rinascita/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 14:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Doris, racconta in prima persona la sua storia di MtF. Un percorso lungo, sofferto e irto di difficoltà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-998" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/passaggio1.png" alt="passaggio" width="104" height="85" /></p>
<p>Prima di farvi conoscere la storia di Doris ho ritenuto introdurre brevemente qualche concetto fondamentale per chi non fosse avvezz* al tema del transessualismo.</p>
<p> </p>
<p>Come noto, per “sesso” si intende la dotazione genotipica e fenotipica di un individuo: essere maschi significa avere nella propria dotazione genetica un cromosoma X e uno Y, avere pene e testicoli, barba baffi e un po’ di peli, il pomo d’Adamo e la voce profonda; essere femmine significa invece avere due cromosomi X, avere vagina ovaie e seni, avere fianchi larghi e meno peli, e una voce sottile e possibilmente aggraziata. Per “genere” si intende invece l’adesione al modello culturale di mascolinità e femminilità che agisce nella propria società di appartenenza. Non basta essere maschi per essere uomini, né essere femmine per essere donne. Il sesso è una dimensione fisica, il genere una dimensione psicologica e assieme culturale. L’”orientamento sessuale” designa la direzione prevalente dei propri desideri: è eterosessuale chi desidera persone di sesso opposto al proprio, omosessuale chi desidera persone del proprio stesso sesso.<br />
Nelle nostra società globalizzata, attraverso la psichiatria, la psicologia, la medicina, ma anche e soprattutto attraverso la cultura ed il diritto, sull’identità sessuale agisce una sorta di «operatore logico», che possiamo definire binarismo sessuale. Questo operatore logico impone alle identità sessuali alternative a due termini che riguardano il sesso, il genere e l’orientamento sessuale. Combinando i concetti del binarismo sessuale si possono comporre differenti identità: uomini etereossesuali, gay, bisessuali; donne eterosessuali, lesbiche, bisessuali; donne transessuali o transessuali MtF (male to female: persone nate maschi che vogliono diventare donne) che possono a loro volta essere eterosessuali, lesbiche o bisessuali; uomini transessuali, o transessuali FtM (female to male: persone nate femmine che vogliono diventare uomini) che possono a loro volta essere eterosessuali, gay o bisessuali. Ci sono poi le persone transgender, che possono desiderare uomini, donne, o altre persone transgender.</p>
<p>Nel <a title="DSM" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diagnostic_and_Statistical_Manual_of_Mental_Disorders" target="_blank">DSM</a> (Diagnostical and Statistical Manual of Mental Disorders), l’elenco ufficiale dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association che dagli anni &#8217;50 del secolo scorso è considerato una sorta di Bibbia della psichiatria, l’identità sessuale viene definita appunto attraverso quei tre “criteri diagnostici” che sono il sesso, il genere e l’orientamento sessuale. Ma in questa definizione, la Bibbia della psichiatria contemporanea ha ereditato concetti di matrice ebraico-cristiana. Infatti, sulle pagine delle quattro edizioni del DSM, l’eterosessualità non è mai comparsa come malattia mentale, mentre vi sono comparse altre identità prodotte dal dispositivo binario della sessualità. L’omosessualità è stata definitivamente depennata dal DSM solo il 17 maggio 1990 – e questa è la ragione per cui la data del <a title="17 maggio" href="http://www.omofobia.it/domande.html" target="_blank">17 maggio</a> è stata scelta come “giornata mondiale contro l’omofobia”. Mentre ancora oggi transessualità e transgenderismo sono considerate affezioni psichiatriche e catalogate come <a title="GID" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gender_identity_disorder" target="_blank">GID</a>: Gender Identity Disorder, disturbo dell’identità di genere – definizione rispondente all’imperativo che impone coerenza tra sesso, genere e orientamento sessuale. Quindi: se nasci maschio ma ti senti donna, o se nasci femmina e ti senti uomo, per il DSM sei affetto da un disturbo psichiatrico. L’intersessualismo invece non compare nel DSM – non perché l’associazione psichiatrica americana non lo consideri una malattia, ma perché non lo considera un malattia mentale. Dalla medicina contemporanea l’intersessualismo è infatti considerato una malattia fisica, e quindi una malattia da correggere con il bisturi prima che con gli psicofarmaci. Questo punto è importante per tutt* coloro che intendono affrontare una ri-attribuzione del proprio sesso nel nostro Paese, perché in virtù del fatto che la disforia di genere viene considerata patologia, le spese sostenute sono a tutt’oggi a carico del sistema sanitario nazionale. All’interno del <a title="MIT" href="http://www.mit-italia.it/mit.htm" target="_blank">MIT</a> (movimento identità transessuale) vi sono da tempo differenti posizioni in merito alla questione ossia se depennare il GID dalla lista dei disturbi mentali, quindi dare dignità a chi effettivamente malato non è, ma al contempo supportare la spesa ingente che il percorso di transizione e soprattutto l’intervento richiedono.</p>
<p>Sara</p>
<p>  </p>
<address>Un sogno fugge e, mentre apro gli occhi, vedo davanti a me due paia di braccia che tolgono il corpetto termico che mi ha tenuta al caldo durante le dieci ore trascorse nella sala operatoria, perché, per chi non lo sapesse, le sale operatorie sono proprie fredde e io avevo cominciato a tremare appena entrata. Le gambe sono state abbassate, segno che l&#8217;intervento è finito. Al mattino erano state fissate a dei supporti che le <img class="alignright size-full wp-image-995" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/raga-cn-farfalla.jpg" alt="raga-cn-farfalla" width="335" height="156" />avevano tenute sollevate e divaricate, in modo da permettere ai chirurghi di poter lavorare comodamente ai miei genitali. Sento subito una sensazione forte in mezzo alle gambe, una cosa strana e mai provata prima. Sento come se avessi il pene in erezione, ma non la solita erezione, non è neppure più possibile. Sento come se un filo dentro il mio ventre fosse in erezione, proprio come fosse un pene, ma più fino. Devo dire che la cosa mi tranquillizza, è il segno che la mia clitoride è sicuramente sensibile se non ci saranno complicazioni in futuro. Un medico mi avverte che mi è stata somministrata della morfina così da non dover avvertire dolore.<br />
Già, il dolore: l’ho da sempre mal sopportato o volutamente ignorato, altrimenti mi sarei dovuta fermare, avrei dovuto pensare, elaborare. Non tanto i miei problemi, quanto quelli degli altri. Alcune persone mi dicevano “perché lo fai?”, “proprio non la capisco questa cosa!” ,altre sostenevano di volermi aiutare. Ogni volta che affrontavo l&#8217;argomento glissavano o cambiavano discorso, proprio come se io non mi fossi mai pronunciata, come se quello che dicevo non avesse alcun valore. Se con il loro comportamento tentavano di indurmi a desistere dal mio intento, si sbagliavano di grosso.<br />
Comprendo che seppure una professionista, una psicologa possa rimanere sconcertata nel sentirsi dire:-Sa dottoressa, io sono una donna. Voglio dire, non badi alla barba, al pene o al petto piatto, io mi percepisco donna e non sento neppure per un solo istante di essere un uomo. Anzi, con tutta onestà le posso garantire che io gli uomini non li ho mai sopportati, non ci sono mai andata d&#8217;accordo, non provo nessuna attrazione per loro perciò sono anche lesbica. Sì, ha capito bene, sono una transessuale lesbica e persino un po’ butch. Per questo motivo ho ritenuto poco opportuno presentarmi innanzi a Lei indossando gonna e tacchi a spillo. Personalmente mi sento più a mio agio con scarpe comode e jeans-.<br />
Certo, potrei apparire come una trans anomala. Di solito le mtf (cioè coloro che effettuano transizione da maschio a femmina) tendono ad esaltare alcuni aspetti della femminilità come ad es. abiti, trucco e atteggiamenti vezzosi ma, osservando bene, almeno nella mia provincia di montagna, noto molte donne che vestono esattamente come me: jeans, pile, scarpe basse tipo sneakear o da ginnastica. Nella scelta del mio look mi sono sempre rifornita nel reparto donna. Il modello proposto dai media soprattutto italiani è quello di donne poco vestite e vergognosamente provocanti, ben lontane dalla realtà nella quale io stessa vivo. Essere oggetto di desiderio da parte degli uomini mi mette a disagio, perciò evito di destare la loro attenzione.<br />
Della mia infanzia non possiedo ricordi particolari che meritino di essere rammentati. Ciò che invece mi sono rimasti impressi sono gli stati d’animo che ho vissuto e che tutt’oggi nonostante siano passati quasi quarant&#8217;anni, riemergono con tutta la loro intensità. In quegli anni e per molti altri successivi non ho mai disatteso le aspettative di coloro che ritenevo mi amassero, ossia i miei genitori e obbedivo scrupolosamente alle regole impartitemi senza opporre resistenza alcuna. Di fatto inibivo le mie aspirazioni e i miei desideri in funzione della altrui volontà.<br />
Ero piccola e non in grado di comprendere i motivi della loro manifesta indifferenza, della loro incapacità di ascoltarmi. A scuola ero diligente, mi applicavo ma senza gran profitto. Mi sentivo disinteressata, insoddisfatta, e soprattutto decisamente poco amata. Quando mia madre mi degnava di interesse sembrava volesse controllarmi. Forse era colpa dei vestiti che indossavo? Si, confesso che già da piccina mi dilettavo a indossare i collant di mia madre lasciati stesi ad asciugare in bagno. Evidentemente devo esser stata sorpresa in flagranza di reato in più di un occasione anche se per qualche ragione che ignoro devo aver rimosso il ricordo della reazione di mia madre in quei frangenti. Quel che però mi è rimasta è la paura di essere scoperta.<br />
Avevo un&#8217;amica, la mia amica del cuore, la coetanea che frequentavo con regolarità e che ricordo aveva un anno più di me. La domenica andavamo assieme in parrocchia a vedere un film e spesso la sua famiglia mi portava con loro quando andavano in montagna per una scampagnata o una sciata. Assieme a lei ho passato i momenti più belli della mia infanzia e non potevo fare a meno di confrontare la mia famiglia con la sua. I miei genitori non uscivano mai e mi obbligavano a non fare rumore, soprattutto quando mio padre era in casa. Contraddirlo era fuori questione.<br />
Io intanto crescevo e con me la mia disforia di genere. Sapere a quale genere si appartiene è naturale come bere un bicchier d’acqua: mi sentivo una bambina e preferivo, o meglio avrei preferito, frequentare le bambine. La consapevolezza di essere donne o uomini, non si apprende dai libri, è un&#8217;emozione, una sensazione. Sentirmi a mio agio presentandomi al mondo esattamente come mi percepisco significa esprimere la mia vera essenza, ciò che sono davvero, significa interagire con gli altri in modo chiaro e sereno prediligendo la compagnia delle donne a quella degli uomini.<br />
Nel mio corpo non mi riconoscevo, nel genere che la società mi attribuiva non mi ci ritrovavo e il disagio che vivevo nel appartenergli era per me fonte di sofferenza. Come accade spesso anche nella mia classe delle elementari i maschietti avevano formato una banda e io ne facevo parte: alla ricreazione l&#8217;altalena era certamente nostra e di nessun altro bambino. Era il nostro veliero e ci divertivamo ad andare su e giù. Crescendo entrai nel gruppo Scout della mia zona: purtroppo per me i maschi e le femmine svolgevano attività rigorosamente separate.<br />
Ciò mi consentiva, se non altro, di trascorrere del tempo fuori casa: i campeggi mi divertivano moltissimo. Dormire in tenda durante un temporale era favoloso, perché non era come stare davanti alla TV a guardare un thriller, lì le cose succedevano per davvero, il vento gonfiava e sbatteva la tenda che mi riparava, era autentico. Quanto mi sono divertita a lavare le pentole in costume da bagno sotto la pioggia, neppure il temporale poteva fermarmi. E cantavo.<br />
Più tardi la famiglia della mia amata amica dl&#8217;infanzia dovette trasferirsi in una grande città, lontana dalla nostra modesta provincia; lei era partita senza salutarmi.<br />
Avevo 14 anni quando presi la decisione di cambiare sesso.<br />
Nella mia testa solo una sigla: “MIT”. L&#8217;avevo letta circa due anni prima nell&#8217;appendice di un libro trovato in casa. Mi ero domandata come un libro scritto da una famosa giornalista americana che affrontava le cosiddette “perversioni sessuali” potesse capitare in casa di una famiglia tanto pia come la nostra. Come ovvio il libro sparì miracolosamente e con lui anche l&#8217;indirizzo e il telefono sovraimpressi. L’imprevisto non bastò a farmi desistere. Con pazienza consultai gli elenchi delle poste, cominciando dalle città più grandi, Milano, Roma, Torino, Bologna etc. Non sapevo con chi poter parlare, non mi fidavo di nessuno. Ero consapevole della riprovazione sociale che la mia scelta comportava, della diffusa intolleranza verso quelle persone che, come me, non accettavano la loro condizione e caddi in una profonda depressione. Chi mi conosceva vedeva che soffrivo ma preferiva ignorare. Mia madre si raccomandava affinché non mi prendessi un esaurimento nervoso. Purtroppo ormai era tardi, l&#8217;esaurimento aveva preso me. Fui costretta ad abbandonare gli studi al terzo anno delle superiori.<br />
Arrivò il tempo del servizio militare: aderii come volontaria. Era mia intenzione trascorrere un po’ di tempo lontana da casa e con l’occasione guadagnare qualche soldo. Ottenuto il congedo dopo due anni partii per Londra, sapevo che lì avrei finalmente potuto iniziare la transizione; mi accorsi presto che la cosa presentava delle difficoltà. Trovai impiego come aiuto cuoca in un ristorante: per dodici ore al giorno ero rinchiusa in cucina e avevo un solo giorno libero alla settimana. Le poche persone con le quali venni in contatto non erano in grado di aiutarmi e alcune di loro mi invitarono alla rinuncia; mi dissero che non sarei stata felice anche qualora mi fossi operata.<br />
Stanca ed avvilita non riuscendo a concludere nulla tornai a casa.<br />
Lo sconforto aveva preso il sopravvento finché un giorno decisi di rivolgermi ad una psicologa professionista che presupponevo in grado di aiutarmi. Scelsi uno studio importante, uno di quelli dove lavora un equipe di professionisti.<br />
Appena entrata nello studio della terapista notai in bella vista in una vetrinetta una foto autografata di Vittorio Emanuele di Savoia. Ne rimasi perplessa. Il tempo trascorso con lei mi convinse che ella non era la persona adatta al mio caso. Non condivideva la mia scelta di effettuare la transizione e fece tutto ciò che era in suo potere per dissuadermi dal mio obiettivo. Ci salutammo con reciproca cordiale ipocrisia.<br />
Più il tempo passava, più io mi isolavo dal resto del mondo. Il lavoro era il mio unico impegno. Decisi di ritentare con un&#8217;altra psicologa,questa volta in una grande città dove ritenevo avrei trovato maggiore apertura mentale. Ebbi ragione. Mi presentai subito dicendo che mi sentivo una donna e che volevo cambiare sesso. La sua prima reazione fu di rifiuto. Poi però si rese disponibile ad ascoltarmi. Oltre a ciò contattai la sede più vicina dell&#8217;Arcigay, che dista centoventi chilometri da casa mia. Una scelta sofferta, perché non mi sentivo affatto gay, a me piacevano le donne.<br />
In quella sede mi suggerirono di rivolgermi al MIT di Bologna ma non sapevano darmi un indirizzo o un numero da chiamare. Decisi di affidarmi alla tecnologia e mi feci installare una linea Internet: mi si aprì un mondo. Dopo poco tempo conobbi il sito di Crisalide Azione-Trans il cui forum fu per me illuminante: transessuali come me condividevano i miei dubbi e i miei problemi. Mi suggerirono un medico che prescriveva gli ormoni, lo contattai immediatamente ed in breve tempo ottenni l’impegnativa per gli esami necessari alla somministrazione degli ormoni.<br />
<img src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/medallion-gluckestein-hannah.bmp" alt="medallion gluckstein hannah 1895-1978" width="214" height="107" />Comunicai la mia decisione anche ai miei datori di lavoro e lo confidai anche ad alcune amiche. Il seno cominciava a crescere e ne andavo fiera.<br />
Attraverso la rete ho avuto l’opportunità di conoscere ragazze che mi hanno accettata per quello che sono e finalmente ho potuto cominciare a costruire le mie prime relazioni con persone che ho cercato e desiderato conoscere, che condividevano i miei gusti e interessi.<br />
C&#8217;erano voluti parecchi anni per superare il primo ostacolo e preferii attendere un po&#8217; prima di fare il passo successivo ossia rivolgermi al tribunale per chiedere l&#8217;autorizzazione all&#8217;intervento. Stavo vivendo il mio più grande amore e mi sentivo finalmente amata ed appagata. Quando alla fine feci il ricorso, il perito che doveva “valutarmi” mi augurò buona fortuna al momento del congedo.<br />
Mi misi in lista di attesa presso l&#8217;ospedale Cattinara di Trieste, ma la psicologa che seguiva la mia pratica mi suggerì di chiedere anche al MIT di Bologna, l’ascoltai. Ebbi un colloquio con le due psicologhe del MIT, un anno dopo varcai con il mio zaino la porta del reparto di urologia dove venne eseguito l&#8217;intervento.<br />
Una vita passata con in testa una sola cosa, poter essere a mio agio almeno con me stessa. Finalmente è stato cancellato dal mio corpo lo stigma che ha pesato su di me più di ogni altra cosa e che ha irrimediabilmente condizionato tutta la mia vita. Una incongruenza che ha creato serie difficoltà nei miei rapporti con le persone e con la società. Ora posso cominciare la mia vita, senza timore di essere fraintesa, senza condizionamenti, fedele a me stessa, ai miei desideri ed alle mie aspirazioni. Ho la possibilità di vivere finalmente la vita che ho sempre desiderato vivere e intendo godermela come non ho ancora fatto.</address>
<p style="text-align: left">Doris</p>
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		<title>Non sui nostri corpi, non in nostro nome, razzismo, sessismo e omo/lesbo/transfobia nell’Italia del pacchetto sicurezza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 21:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[TRENTO: Universinversi 14.05.2010
In occasione dell'incontro a Trento promosso da Universinversi, ho avuto il privilegio di ascoltare quattro voci ormai note al panorama GLBTQI* italiano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify">TRENTO: Universinversi 14.05.2010</h2>
<address>
<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/CIE.jpg" alt="CIE" width="180" height="211" /></p>
<p><strong>In occasione dell&#8217;incontro a Trento promosso da Universinversi, ho avuto il privilegio di ascoltare quattro voci ormai note al panorama GLBTQI* italiano.</strong></p>
</address>
<p style="text-align: justify">Erano presenti:<br />
• <span style="color: #800080"><strong>Elena Biagini</strong></span>, attivista di azione gay e lesbica<br />
• <span style="color: #800080"><strong>Cristian Loiacono</strong></span>, <strong>UNI TO</strong>, attivista gay<br />
• <span style="color: #800080"><strong>Porpora Marcasciano</strong></span>, attivista movimenti identità transessuali<br />
• <span style="color: #800080"><strong>Sonia Sabelli</strong></span>, femminista, attivista CIE</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>CRISTIAN LOIACONO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">Racconta Cristian che nel decennio a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000 vive in Francia e frequenta movimenti di quel proletariato e sottoproletariato che a Bologna, città da dove proviene, non si vedono.<br />
A Parigi ha modo di analizzare le divisioni di classe e quindi di reddito incarnate nei fenomeni migranti. Frequenta la comunità gay che in quel periodo discute sulla proposta di legge per i matrimoni omosessuali, Pacs.<br />
Attraverso lo studio delle dinamiche sociali legate ai fenomeni omofobici constata l’insorgere di una nuova solidità nazionale cementata dall’omofobia comune ai fondamentalismi religiosi.<br />
Un po quel che accade oggi in Italia, dove si affaccia sulla scena sociale e politica il fenomeno dei migranti di seconda generazione immerso in quel declino sociale che solo la paura del diverso, in questo caso omosessuali e etnie differenti che nel nostro Paese vengono ad incontrarsi/scontrarsi.<br />
Fascisti e clericali xenofobi e omofobici brandiscono la difesa della famiglia tradizionale come uno stendardo, ma anche gruppi di omosessuali si alleano con la destra contro i migranti.<br />
Nascono nuovi studi per smontare l’omofobia delle culture islamiche: no alle espulsioni all’interno delle normative stabilite.<br />
I movimenti di destra cambiano, l’insorgere di nuove destre che vedono nell’On. (?) Gianfranco Fini un degno rappresentante dotato di quella cultura politica a sostegno del proletariato di destra.<br />
La società italiana di oggi è più complessa che in passato: donne migranti soprattutto dall’est europa impiegate nella cura della persona e manodopera impiegata nel settore agricolo proveniente in gran parte dal Marocco.<br />
<span style="color: #333333"><strong>OMOFOBIA-XENOFOBIA-IMPERIALISMO</strong></span><br />
In nome di nessun corpo la guerra è giustificabile.<br />
La politica <span style="color: #333333"><strong>QUEER</strong></span> rifiuta i modelli identitari, rifiuta di catalogare il corpo tanto quanto rifiuta il modello imperialista fondato sul consumo del petrolio, contro la misoginia e l’omofobia (?)<br />
Negli studi femministi post-coloniali vi è una presa di parola che si contrappone alla rappresentanza. Gay di seconda generazione sono spinti da motivi e bisogni che animano questa critica.<br />
Nei fenomeni migranti in Italia si considera la posizione del soggetto iperdominato da culture di tipo patriarcale, maschilista, omofobo.<br />
Il progresso è un prodotto dell’uguaglianza socio-economica basata sul multiculturalismo espresso dalla concezione QUEER.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>SONIA SABELLI</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">Attivista antirazzista, studiosa accademica, si adopera a favore delle mobilitazioni contro i <span style="color: #333333"><strong>CIE</strong></span> (centri di identificazione ed espulsione), a sostegno delle donne migranti, che in primis vivono e attraversano sui loro corpi neri i fenomeni conseguenti al post colonialismo.<br />
Negli altri Paesi il dibattito tra soggetti evidenzia una certa criticità dal punto di vista accademico nel riprendere una serie di analisi teoriche in merito allo scontro tra ex colonialisti e colonizzatori che si svolge oggi all’interno delle nostre metropoli.<br />
In Italia è difficile importare modelli francesi e spagnoli. I movimenti ai quali Sonia Sabelli prende parte le permettono di osservare ed assistere i migranti divisi e organizzati in comunità.<br />
I pacchetti sicurezza millantano la protezione del corpo delle donne, suscitando la legittima reazione e presa di distanza dei gruppi femministi.<br />
A Roma per es. le reti nate contro il pacchetto sicurezza hanno permesso la riorganizzazione dei centri sociali in laboratori in cui si intreccia la lotta di classe e i fenomeni migranti.<br />
I collettivi femministi protestano contro l’uso demagogico del corpo delle donne essendo dato certo che la violenza domestica è di gran lunga superiore alla violenza in strada.<br />
La legge sul pacchetto sicurezza emanata nell’estate del 2009 si basa sul controllo sociale, limitando la libertà personale di un categoria di persone., criminalizza chiunque esprima dissenso all’omologazione senza possibilità di ribellione.<br />
L’alleanza tra il conflitto apparente tra femminismo reale e femminismo accademico passa attraverso il limite sancito dal razzismo interiorizzato e deve necessariamente escludere le politiche identitarie.<br />
I CIE sono luoghi di conflitto nei quali si vivono tragicamente le conseguenze della legge del 08.08.2009.<br />
Basti ricordare la donna che nel corso di un processo ha denunciato un tentativo di stupro da parte della polizia. Le associazioni che dovrebbero occuparsi della tutela dei reclusi, in realtà abusano degli stessi con le connivenze delle Istituzioni: è assodato l’impiego si psicofarmaci somministrati attraverso il cibo per sedare i detenuti, che è corretto puntualizzare, altro non sono che soggetti in cerca di condizioni di vita migliori, colpevoli di esser privi di passaporto italiano.</p>
<p style="text-align: justify">La rappresentazione del corpo femminile nero nella pubblicità, nei film, nello spettacolo è fenomeno recente ed è “usato” per promuovere alcuni prodotti coloniali per antonomasia come per es. il cacao.<br />
La sensualità animalesca evocante il corpo di una donna di colore è legata a pregiudizi rappresentativi, ponendo in sordina la voce e i corpi reali delle migranti essendo la tratta, la prostituzione, il fenomeno delle escort e delle badanti, accettata e funzionale al sistema.<br />
La sanatoria promossa dal governo italiano ha spinto all’autodenuncia molte migranti: illuse di essere regolarizzate, sono finite nei CIE.</p>
<p style="text-align: justify">Intervento di Elena Biagini<br />
Sostiene vi siano errori macroscopici di considerazione, riassumibili in:<br />
1. Le donne migranti in Italia, soprattutto rumene, restano sconcertate dall’imperante maschilismo italiano.<br />
2. Si tende ad identificare il soggetto con lo stato dal quale migra.<br />
3. L’assoggettamento del migrante alla classe di proletariato.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>ELENA BIAGINI</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">In Italia si dibatte da meno tempo rispetto a Paesi come Inghilterra e Germania, sulle tematiche legate ai movimenti. Ci si basa su studi fatti da altri ma nel nostro Paese il panorama è differente, il paradigma culturale cambia.<br />
Gay Imperialism di cui anche Christian ha accennato, è scritto da attiviste inglesi migranti di seconda generazione e tratta il paradigma islamico e come le soggettività queer musulmane si rapportano a quelle bianche: singolarità di donne, femministe, gay e la vittima che proviene da queli Paesi (donna, gay, trans etc).<br />
Lo studio contesta le politiche monodirezionali come ad es. gay bianchi omofobi. Facciamo Breccia, movimento di cui Elena Biagini fa parte, è criticata in quanto posizionata contro il Vaticano ma non contro l’integralismo islamico, questo perché, sostiene la Biagini è necessario individuare la lotta prioritaria, in questo caso il Vaticano.<br />
Al contrario dei tempi della guerra in Afganistan, oggi si giustificano meno le guerre, ciò nonostante i media traducono in un ottica bellica le notizie riguardanti solo ed esclusivamente alcuni Paesi, vedi ad es. l’Iran. In Italia le notizie giungono notizie (prive di una lettura critica) che vengono selezionate e vagliate da agenzie di stampa governative o paragovernative come Veri One.<br />
Ad esempio siamo venuti a conoscenza della situazione degli omosessuali a Cuba sotto il generale Castro ma dei Paesi ad essa limitrofi non si sapeva nulla. Siamo inoltre poco aggiornati sull’evoluzione politica: sempre a Cuba ad esempio sono state fatte campagne contro l’omofobia, iniziative che ignoriamo totalmente.<br />
<span style="color: #333333"><strong>Veri One</strong></span> è un gruppo che produce comunicati stampa ed assume in pieno il paradigma di vittime alle quali si attribuiscono fenomeni di sessismo, xenofobia, omofobia.<br />
L’es. di Pegah la ragazza iraniana, presunta lesbica, espulsa dalla Gran Bretagna è emblematico. Da alcune ricerche avviate da Nerina Milletti, pare infatti che la questione relativa al suo caso in Iran non sussistesse neppure, tanto da supporre che fosse montato opportunamente al fine di promuovere comunicati stampa sollecitanti la mobilitazione in Italia.<br />
Giustificare le guerre allo scopo di favorire la retorica della modernizzazione e il processo di democratizzazione quali principi fondamentali per l’U.E. ha avuto come conseguenza l’apertura al dibattito tra valori cristiani e autodeterminazione dei diritti.<br />
La proposta di legge avanzata dall’<span style="color: #333333"><strong>On. Paola Concia</strong></span> era in realtà un’integrazione all’articolo del dispositivo anti-omofobico contenuto nel <a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=7732" target="_blank"><span style="color: #333333"><strong>13 bis riguardante la clandestinit</strong></span></a><a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=7732" target="_blank"><span style="color: #333333"><strong>à</strong></span></a> come reato sancito nel pacchetto sicurezza.<br />
All’omicidio di <a href="http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_01/rom_accusato_omicidio.shtml"><span style="color: #333333"><strong>Giovanna Reggiani</strong></span></a> avvenuto nella capitale, seguirono la caccia allo straniero, soprattutto cittadini rumeni, con rastrellamenti e aggressioni.<br />
In risposta alla pericolosa e millantata associazione &#8220;rumeno = stupratore&#8221; fu indetta la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne in cui il messaggio, chiaro e forte, riportava quale dato inequivocabile la violenza domestica a dispetto di quella in strada.<br />
Chiarezza che le comunità LGBT non hanno avuto.<br />
Collocarsi come vittime significa porsi in atteggiamento debole e di immobilizzazione nei confronti di un processo di liberalizzazione.<br />
La patologizzazione, l’etnocizzazione dell’omofobo depotenzia la lettura critica che le comunità LGBT possono dare al mondo.<br />
Chi si lascia assimilare da questi discorsi sono le stesse organizzazioni e persone che si prestano ad aperture a questo genere di fascismi e a posizioni razziste avanzate dalle destre, come ad es. <span style="color: #888888"><strong>casa pound</strong></span>, <a href="http://www.gaylib.it/" target="_blank"><span style="color: #888888"><strong>gaylib</strong></span></a>, <a href="http://www.azionetrans.it/" target="_blank"><span style="color: #888888"><strong>azionetrans</strong></span></a>.<br />
Il pride è un percorso di liberazione, e la partecipazione di elementi che nulla hanno a che fare con l’antirazzismo è il motivo che ha indotto quest’anno coloro, ai quali questi principi non appartengono, a disertare la manifestazione nella capitale.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>PORPORA MARCASCIANO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">Porpora Marcasciano nel suo intervento si interroga sul nesso che esiste nei tre approcci sostenuti dagli interventi precendenti: quello teorico di Cristian, quello pratico di Sonia, quello operativo di Elena.<br />
La cooperazione è necessaria al fine di garantire una migliore qualità di vita delle persone.<br />
La rete sociale tra le varie associazioni di volontariato e i progetti sostenuti dai singoli viene trasformata da una regia o scena politica.<br />
Per esempio la rete solidale promossa contro la prostituzione sta divenendo ronda, facendo leva sulla sicurezza, sulle paure, sul decoro delle nostre città.<br />
Bisogna domandarsi cosa ci interessa oggi: aiutare, integrare, o invece eliminare, occultare alla vista. Le comunità cristiane di base sono le uniche che offrono una risposta concreta a questa penosa questione ed è con loro che ci si ritrova a collaborare.<br />
L’<a href="http://materialisociali.wordpress.com/italia-tratta/italia-tratta-di-esseri-umani-a-scopo-di-sfruttamento-sessuale/" target="_blank"><span style="color: #333333"><strong>art. 18</strong></span></a> tratta delle persone sfruttate e prevede l’accompagnamento della richiesta al Ministero degli interni, ed alle questure, deve essere effettuato da una associazione accreditata.<br />
Le questure dispongono di tempi tecnici per vagliare la denuncia ed intanto inviano ai CIE le persone che commettono reato di clandestinità.<br />
Associazioni quali il <a href="http://www.mit-italia.it/" target="_blank"><strong><span style="color: #333333">MIT</span></strong></a> che si occupa dell’accoglienza in strada, la “casa delle donne”, la caritas e varie associazioni cattoliche provvedono a dare la possibilità di un percorso di regolarizzazione.</p>
<h3 style="text-align: justify"><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p style="text-align: justify">Far comunicare i tre livelli sopraccitati (anche ideologici) significherebbe operare congiuntamente al fine di una migliore qualità di vita di queste persone.</p>
<p style="text-align: justify">Ringrazio Universinversi e gli intervenuti al dibattito, perché mi hanno permesso una lettura critica e consequenziale delle informazioni che quotidianamente raccolgo, ma che, da comune cittadina, non riesco ad elaborare con la stessa perizia e consapevolezza di chi opera all&#8217;interno  dei vari movimenti. Movimenti che lottano affinché un mondo migliore sia possibile.</p>
<p>Sara</p>
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		<title>Ribelliamoci ai baroni del movimento omosessuale</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 13:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera dopo ormai un anno di manifestazioni contro l&#8217;omofobia ed i casi di aggressioni, stupri su donne lesbiche, e insulti della Chiesa Cattolica che ci chiama pedofili, ho visto negli occhi delle persone la rabbia e la disperazione.In questi giorni migliaia di studenti in tutta Italia si stanno ribellando, tra le motivazioni, anche quella del pensionamento anticipato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<div id="attachment_1204" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1204 " title="fiaccolata 30 maggio roma contro omofobia" src="http://www.vandilli.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/090944419-67f16e3b-4443-432d-ae15-d7e217c5a45e-300x199.jpg" alt="090944419-67f16e3b-4443-432d-ae15-d7e217c5a45e" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Inizio fiaccolata con i manifestini &quot;infilati nella mia mano&quot; da Arcigay Roma (Foro Repubblica Roma)</p></div>
<p>Ieri sera dopo ormai un anno di manifestazioni contro l&#8217;omofobia ed i casi di aggressioni, <strong>stupri su donne lesbiche</strong>, e insulti della Chiesa Cattolica <strong>che ci chiama pedofili,</strong> ho visto negli occhi delle persone la rabbia e la disperazione.In questi giorni migliaia di studenti in tutta Italia si stanno  ribellando, tra le motivazioni, anche quella del <strong>pensionamento  anticipato dei baroni </strong>che monopolizzano le università, personaggi in  naftalina che dettano leggi ed ostacolano l&#8217;integrazione nell&#8217;organico  dei ricercatori precari.</p>
<p>Questo esempio per farvi capire che  l&#8217;Italia è un paese di <strong>baroni</strong>.</p>
<p><strong>Piccolo potere piccolo uomo, penso io.</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;aggressione la settimana scorsa del ragazzo 22 enne, picchiato fino allo svenimento da 4 italiani che lo hanno seguito dopo l&#8217;uscita di un locale gay, il gruppo <a href="http://fiaccolataglbt.wordpress.com/" target="_blank">We Have Dream</a>, nato il 28 Agosto 2009, ha organizzato una manifestazione spontanea la sera dopo l&#8217;uscita della notizia dell&#8217;ultima aggressione omofoba.</p>
<p style="text-align: justify;">I numeri della questura <strong>parlano di 200 persone</strong>, giovani e adulti, uniti sotto la bandiera rainbow.</p>
<div id="attachment_1198" class="wp-caption alignleft" style="width: 269px"><img class="size-full wp-image-1198 " style="margin: 4px;" title="28104_400150257667_544207667_4102700_35783_n" src="http://www.vandilli.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/28104_400150257667_544207667_4102700_35783_n.jpg" alt="28104_400150257667_544207667_4102700_35783_n" width="259" height="173" /><p class="wp-caption-text">Alla partenza gli esponenti del movimento LGBT (Foto Carlo Traina)</p></div>
<p>Arrivata li trovo la sorpresa: l<strong>a sfilata delle associazioni davanti a telecamere e fotografi</strong> (tutto condito da volontari dell&#8217;Arcigay Roma che pubblicizzavano il Roma Pride 2010, mettendo nelle mani fogli come è successo accidentalmente a me in foto) dando per scontato che volessimo pubblicizzare l&#8217;evento.</p>
<p>Dopo circa 40 minuti dal siparietti dei baroni del movimento omosessuale, <strong>molti di questi </strong>(alcuni sono anche gli organizzatori del Roma Pride 2010) <strong>dopo aver pubblicizzato se stessi e l&#8217;evento,  si dileguano e non fanno nemmeno la fiaccolata, </strong>come <strong>Imma Battaglia</strong> (Presidente Associazione DiGayProject).</p>
<p>Come dice giustamente l&#8217;amico <a href="http://elfobruno.wordpress.com/" target="_blank">Elfobruno nel suo blog</a>:</p>
<blockquote><p>Arrivo, con Pinzi e Guglia. Siamo in anticipo di quaranta minuti e le telecamere sono già lì. È <span>Arcigay Roma</span>. <strong>Si è sentito l’odore del sangue</strong>. Il presidente si fa intervistare. <em>We have a dream</em>, che ha organizzato l’evento, ha una piccola filosofia: quando ci scappa la coltellata ci si riunisce dietro l’unico vessillo possibile, il rainbow. Perché contro il sangue delle vittime c’è un’unica risposta che non è quella del logo da conventicola. Non è una questione di marketing. È solo buon senso. È seguire un simbolo, vestiti solo del proprio corpo. Arcigay, invece, ci ha messo il cappello.</p></blockquote>
<p>Ci seguono nella fiaccolata sicuramente l&#8217;<strong>On. Paola Concia</strong>(PD), <strong>Fabrizio Marrazzo</strong> (Presidente Acrigay Roma) <strong>Daniele Sorrentino </strong>(Direttivo Arcigay Roma), oltre a questi nomi è possibile che ci abbiano seguito altri ma io personalmente ho saputo riconoscere solo queste persone.</p>
<div id="attachment_1194" class="wp-caption alignnone" style="width: 442px"><img class="size-full wp-image-1194 " style="margin: 4px;" title="28104_400152222667_544207667_4102778_1801829_n" src="http://www.vandilli.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/28104_400152222667_544207667_4102778_1801829_n.jpg" alt="28104_400152222667_544207667_4102778_1801829_n" width="432" height="287" /><p class="wp-caption-text">Fiaccolata davanti al luogo dell&#39;aggressione. (Foto Carlo Traina)</p></div>
<p>Fermiamo in traffico del Colosseo per passare, camminiamo urlando<em> &#8220;Razzismo, violenza omo-trans fobia, con una risata vi spazzeremo via&#8221;</em> e <a href="http://maurocioffari.splinder.com/" target="_blank"><strong>Mauro Cioffari</strong></a> di We have a dream, legge per tutto il percorso i casi di violenza di  omo-transfobia,  ad oggi consumati.</p>
<div id="attachment_1199" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1199" style="margin: 4px;" title="30434_1471184868288_1493625297_31222475_489164_n" src="http://www.vandilli.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/30434_1471184868288_1493625297_31222475_489164_n-300x209.jpg" alt="30434_1471184868288_1493625297_31222475_489164_n" width="300" height="209" /><p class="wp-caption-text">La folla chiede di perseguire (Foto Mauro Cioffari)</p></div>
<p>Tutto procede tranquillamente, anche se la manifestazione non era stata autorizzata preventivamente, ma grazie a <a href="http://www.cristianaalicata.it/" target="_blank"><strong>Cristiana Alicata</strong></a> e <strong>Valerio Barletta</strong> ed altri componenti di We Have a Dream, abbiamo ottenuto un permesso al momento, per poter  proseguire verso il luogo dell&#8217;aggressione.</p>
<p>Arrivati sul luogo dell&#8217;aggressione,  sciogliamo la fiaccolata.</p>
<p><strong>Ad un tratto, il delirio.</strong></p>
<p>Le persone <span style="text-decoration: underline;">non ci stanno</span>, <strong>urlano che si sentono topi rinchiusi nei soliti spazi</strong>, che vogliono manifestare in luoghi frequentati e non nei percorsi organizzati per non &#8220;disturbare&#8221;.</p>
<p><em><strong>Attimi concitati. La rabbia. La disperazione.</strong></em></p>
<p>Le voci si alzano forti, ci chiedono di andare avanti anche <strong>senza autorizzazione della Questura</strong> (che ci segue passo passo), ci chiedono di <strong>dire al megafono qual è la gelateria che ha rifiutato l&#8217;aiuto al ragazzo ferito.</strong></p>
<p>Un ragazzo della folla urla:</p>
<blockquote><p>Volete sapere perché non l&#8217;hanno aiutato? Perché hanno visto il sangue di un frocio e quindi: frocio = AIDS e si sono rifiutati di soccorrerlo! Vogliamo il nome!</p></blockquote>
<div id="attachment_895" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-895 " style="margin: 4px;" title="30152_1481704400755_1178179865_1463129_3232441_n" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/30152_1481704400755_1178179865_1463129_3232441_n-300x225.jpg" alt="30152_1481704400755_1178179865_1463129_3232441_n" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Le persone davanti alla gelateria di Via Cavour al momento della protesta (Foto Claudio Queerway)</p></div>
<p>Tra la folla in incognito una persona che sa, ci dice il nome, annunciamo al megafono come raggiungere il luogo e partiamo urlando, fischiando,  a passo veloce, verso al gelateria.</p>
<p>Arrivati li (alla biforcazione di Via Cavour), ci mettiamo davanti alla gelateria  e lanciamo davanti alla porta dei fazzolettini bianchi (gli stessi che non avevano voluto dare al ragazzo ferito) urlando &#8220;Vergogna!!! &#8220;.</p>
<p><strong>All&#8217;improvviso</strong>, si fa spazio tra la folla Fabrizio Marrazzo e Daniele Sorrentino (ArcigayRoma), urlando:</p>
<blockquote><p>Stiamo facendo una figura di merda, non è questo il bar, chiediamo subito scusa!</p></blockquote>
<p>La folla rumoreggia. Entriamo nella gelateria e chiediamo spiegazioni,  ammettono: &#8220;Siamo stati noi&#8221;</p>
<p><strong>Alla notizia, la folla urla contro Marrazzo e Sorrentino:</strong></p>
<blockquote><p>Bugiardi! Tornate a casa se non condividete questa azione (pacifica)! Chi siete voi per dirci cosa fare? Non ci rappresentate!</p></blockquote>
<p>Passa una mezz&#8217;ora tra urla e accuse, i due si rifugiano dalla Polizia che stazionava davanti alla gelateria, vengono presi i documenti ad alcuni, <strong>naturalmente non a Marrazzo</strong>. Alcuni documenti verranno <strong>trattenuti</strong> per controlli ulteriori.</p>
<div id="attachment_1215" class="wp-caption alignleft" style="width: 179px"><img class="size-medium wp-image-1215" style="margin: 4px;" title="coppa lesbica" src="http://www.vandilli.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/30434_1471184548280_1493625297_31222469_6254909_n-282x300.jpg" alt="coppa lesbica" width="169" height="180" /><p class="wp-caption-text">Coppia di attiviste lesbiche di baciano alla fiaccolata</p></div>
<p>Dopo l&#8217;intervento pacificatore di Lucky Amato (attivista LGBT), Marrazzo chiede il megafono e dice: &#8220;&#8230;vorrei dire che siamo tutti molto stressati dal momento&#8230;.&#8221;</p>
<p>Partono fischi e urla della folla&#8230;.un tentativo di scuse assurdo, dopo l&#8217;ennesima bugia.</p>
<p>Ci disperdiamo e torniamo al Colosseo per parlare tutti insieme con calma.</p>
<p>Molti strapperanno le tessere, molti racconteranno tutto agli amici, molti le tessere non le faranno mai.</p>
<h2><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p>Ieri notte ho urlato davvero tanto facendo uscire la mia rabbia verso chi dovrebbe proteggerci,<span> </span>mi riferisco sia<span> </span>alle istituzioni che alle associazioni.</p>
<p>Ero davvero stanca, volevo correre per le strade di Roma e far scendere giù le persone dalle case, farle venire con noi, parlare con loro, far capire che i diritti di ogni persona sono la base di una vita rispettosa per tutti, che le discriminazioni rendono marcio il sistema e affondano il nostro Paese impregnato di violenza, disuguaglianza, indifferenza e un sistema fatto di non meritocrazia e di &#8220;concessioni non disinteressate&#8221;.</p>
<p>Per questo dobbiamo lottare per i diritti di tutti, perché il diritto di ciascuno di noi è il diritto dell&#8217;intera comunità.</p>
<div class="im">
<p><strong><em>Diritto di uno, diritto di tutti.</em></strong></p>
<p><strong>Non sono le associazioni che fanno le persone, ma le persone che fanno le associazioni,</strong> i moti popolari, le rivoluzioni culturali.</p>
<p>Stringiamoci insieme e teniamoci pronti ad ogni evento, parliamone, partecipiamo, andiamo oltre il nostro menefreghismo ed il nostro disfattismo del “tanto non cambierà mai nulla”.</p>
<p><strong>Prendiamo in mano il nostro futuro.</strong></div>
</div>
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		<title>Donne a pezzi &#8211; la politica del corpo femminile</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 10:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il corpo della donna è davvero ridotto a pochi segmenti condensati in un scatto fotografico?
Tette, cu.li e silicone sono davvero tutto ciò che deve essere rappresentato, enfatizzato, e recepito allo scopo, suppongo, di ridurre la donna a mero oggetto di piacere?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giornata di oggi l’ho eletta a “giornata della polemica”.<br />
Su FB un tizio ha postato una foto tratta dal calendario di Anna Falchi di qualche anno fa, commentandola con la frase:- chi nn mette “MI PIACE” è RIKKIONE.-</p>
<p><img class="alignleft" src="http://news2000.libero.it/speciali/foto/i300(2).jpg" alt="" width="142" height="198" />Non ce l’ho fatta a trattenermi nel commentare, non tanto il soggetto inquadrato nella foto, quanto l’appellativo utilizzato per definire chi non si “conforma” agli stereotipi eterosessisti di genere.<br />
Una sorta di fastidioso prurito sollecitato da atteggiamenti omofobici e “da caserma”, mi ha pervaso per l’ennesima volta e mi sono domandata se ogni “persona”, avente orientamento sessuale diverso da quello ufficialmente riconosciuto, reagisse innanzi alla stessa molesta ed irritante sensazione che si prova in questi frangenti, cosa accadrebbe?</p>
<p>Mi lascia inoltre oltremodo perplessa la lettura dei numerosi commenti alla foto: riconoscere il soggetto esclusivamente dal suo fondoschiena, seppur sapientemente ritratto, piuttosto che dal suo volto mi fa riflettere. Sarebbe accaduto lo stesso con una mano, un piede, un ginocchio? </p>
<p>La pubblicità, in Italia ma anche in Francia, e in molti altri paesi, ha completamente adottato questo modello umiliante del genere femminile, identificando molto spesso il corpo femminile, o alcuni suoi &#8220;pezzi&#8221;, con l’oggetto che si vuole vendere. Un sondaggio realizzato da IPSOS nel 2001 ha dimostrato che quattro francesi su dieci sono infastiditi dal modo in cui si presentano le donne nella pubblicità. Secondo questa inchiesta sono le donne, in particolare quelle con più di 35 anni, ad essere le più scioccate, ma la maggioranza degli uomini, così come quella dei più giovani, non ha nulla da ridire.</p>
<p>Il corpo della donna è davvero ridotto a pochi segmenti condensati in un scatto fotografico?<br />
Tette, cu.li e silicone sono davvero tutto ciò che deve essere rappresentato, enfatizzato, e recepito allo scopo, suppongo, di ridurre la donna a mero oggetto di piacere? Soprattutto a che pro&#8217;? Forse per distogliere l’attenzione dal pericolo reale di un neo-femminismo ancor più rivoluzionario del precedente?</p>
<p>Il documentario “<a title="il corpo delle donne" href="http://www.youtube.com/watch?v=wEEyVtiKvK4" target="_blank">Il corpo delle donne</a>” realizzato da Lorella Zanardo,  ha preso visione 400 ore di televisione, passando in rassegna tanto tutte le reti private (proprietà di Silvio Berlusconi) quanto quelle pubbliche. Ci si mostra la banalizzazione e la volgarizzazione del corpo delle donne. In questo Paese dove l’80% delle persone che guardano la televisione ne fanno la loro principale fonte d’informazione e dove il 60% dell’audience televisiva è di sesso femminile, è un orrore misogino permanente.</p>
<p>Non è più qualcosa che riguarda solo la televisione, la pubblicità, i media; tutto quello che si vede in tv è ormai divenuto reale nella vita sociale e politica del nostro Paese. Una sorta di realtà parallela distorta, un bieca illusione che confonde le nostre percezioni, obnubila le nostre menti sul senso autentico delle cose.</p>
<p>Sara</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il business dei diritti</title>
		<link>http://www.reteagatergon.com/2010/01/22/il-business-dei-diritti/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 13:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo incuriosita la notizia in cui si rende noto che in Nepal sono stati legalizzati i matrimoni tra le coppie delle stesso sesso, la legge entrerà in vigore il prossimo maggio 2010. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque l’evoluzione umana è tutta una questione di business? I mutamenti sociali sottendono sempre ed esclusivamente a fattori di carattere economico e/o finanziario?<br />
Dalla vecchia idea di modernità siamo passati a parlare di tarda modernità (Giddens) o post-modernità (Bauman, Castells, Harvey, Beck, Hannertz e altri) per descrivere le conseguenze dell&#8217;interdipendenza globale e del consumismo sulla vita e i sistemi sociali. Gli effetti della globalizzazione sono oggetto di studio da parte di chi, mosso da interessi più o meno opportunistici, ma tutt’altro che idealistici, intende servirsi delle connessioni ed interconnessioni che tale fenomeno porta con sé.</p>
<div><img class="alignleft size-full wp-image-578" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/bluediamondsociety1.jpg" alt="bluediamondsociety" width="133" height="180" />Proprio oggi leggo incuriosita la <a title="notizia" href="http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=40d55a78b17fc200" target="_blank">notizia</a> in cui si rende noto che in <a title="Nepal" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nepal" target="_blank">Nepal</a> sono stati legalizzati i matrimoni tra le coppie delle stesso sesso, la legge entrerà in vigore il prossimo maggio 2010. E’ naturalmente un’ottima notizia, considerato che solo fino al 2007 l’omosessualità, in questo Paese, era condannata.<br />
Ciò che mi lascia perplessa è che, a giudicare dall’articolo, tanta solerzia da parte del governo nepalese ad emanare una legge in favore delle coppie gay e lesbiche sia stata sollecitata da mere questioni economiche.<br />
<a title="Sunil Babu PAnt" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sunil_Babu_Pant" target="_blank">Sunil Babu Pant</a>, prima icona gay dichiarata della politica nepalese e fondatore dell’unico movimento per i diritti gay “Blue diamone Society&#8221;, ha creato un’apposita agenzia di viaggi chiamata “Pink Mountain” per attrarre turisti omosessuali con offerte originali e accattivanti e stimolare così l’economia del suo Paese.<br />
Facente parte del partito comunista attualmente al Governo, è anche membro dell’assemblea costituente e avrebbe recentemente dichiarato al <a title="Daily Telegraph" href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/nepal/7027736/Nepal-to-stage-gay-weddings-on-Everest.html" target="_blank">Daily Telegraph</a>:-I gay non sono ben accetti nella maggior parte dei paesi asiatici. Noi potremmo trarre beneficio dalla nostra apertura, invitando turisti e avvantaggiando la fragile economia nepalese. Il Nepal vuole aumentare il suo numero di turisti da 400mila a un milione e questo settore potrebbe dare un forte contributo al raggiungimento di questo obiettivo.-<br />
Il Daily Telegraph riferisce che dal prossimo mese, in Nepal, si terrà anche una conferenza internazionale sul turismo gay.</div>
<p>Sara</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mi sposo in Portogallo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 19:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Aníbal Cavaco Silva]]></category>
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		<description><![CDATA[Manca solo la sua firma, dopodiché la legge promossa dal governo portoghese a maggioranza socialista, entrerà in vigore a pieno titolo e finalmente anche le coppie omosessuali potranno contrarre matrimonio e avere pari dignità delle coppie etero anche in Portogallo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-548" title="lesbo_matrimonio" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/lesbo_matrimonio.jpg" alt="lesbo_matrimonio" width="228" height="304" /><em><strong>Manca solo la sua firma, dopodiché la legge promossa dal governo portoghese a maggioranza socialista entrerà in vigore a pieno titolo e finalmente anche le coppie omosessuali potranno contrarre matrimonio e avere pari dignità delle coppie etero anche in Portogallo. Il presidente Aníbal Cavaco Silva avallerà a giorni una legge che, al contrario di quel che è accaduto in Spagna nel 2005, non ha avuto pressoché dibattito nel paese dei mulini a vento e del Fado.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Una grande conquista sociale e giuridica, considerato che solo fino al 1982, dunque solo quattro anni prima dell’entrata nella UE, e ancora ben dopo la fine della cinquantennale dittatura militare terminata nel 1974, in questo paese l’omosessualità era perseguita per legge.<br />
Prima infatti il codice penale portoghese del 1852 non menzionava l&#8217;omosessualità; Egas Moniz, nella sua opera &#8220;La vita sessuale e pathologia&#8221; considerava l&#8217;omosessualità come una malattia mentale e una perversione &#8221; degna di essere trattata come qualsiasi altra&#8221;.<br />
Con l&#8217;avvento del Novo Estado vi fu un ritorno ai valori morali della religione cristiana (il primo dei tre pilastri della dottrina del regime riassunta nella frase &#8220;Fátima, Fado e Futebol&#8221; -<em>madonna di Fatima, musica tradizionale portoghese e calcio</em>-), dove la sessualità era vista esclusivamente come mezzo di procreazione e definizione dei ruoli per ciascun sesso: gli uomini aventi il compito di lavorare per essere il pilastro e il sostegno della famiglia, le donne utili solo per la cura dei loro figli e della casa. Durante questo periodo di declino segnato dalla repressione politica e sociale gli atti omosessuali e i cosiddetti vizi contro natura (era infatti considerato moralmente valido soltanto il sesso genitale, riproduttivo) furono criminalizzati.<br />
Omosessuali ed altri accusati di condotta immorale o vagabondaggio, prostitute, magnaccia, malati di mente, bambini mendicanti o &#8220;moral hazard&#8221; dovevano essere occultati alla società al fine di non turbare l’ordine morale imposto dal regime di Salazar. Tra il 1933 e il 1951 più di 12 mila persone sono state ricoverate in ospedale, spesso per lunghi periodi in luoghi appositi definiti di rieducazione come &#8220;Mitras&#8221;. Senza scordare la tortura e la deportazione dal PIDE (Polizia internazionale difesa Stato) degli omosessuali, spesso associato con la repressione politica. Come il caso di Giulio Fogaça, leader del Partito comunista portoghese, che nel 1962 fu condannato come &#8220;un pederasta passivo e praticante abituale del vizio contro natura&#8221;. Non era la prima volta che Fogaça veniva arrestato &#8211; era stato addirittura espulso due volte &#8211; ma era la prima volta che l&#8217;accusa di omosessualità fu utilizzata per privarlo della libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo la rivoluzione del 25 Aprile del 1974, chiamata anche la rivoluzione dei garofani, vi fu un’apertura verso i fondamenti giuridici che porteranno, seppur con estrema lentezza, a quei cambiamenti sociali che permetteranno l’ottenimento dei diritti di cui oggi godono gli omosessuali portoghesi. Alcuni gruppi di attivisti gay, come MHAR, Movimento Omosessuale Rivoluzionario di azione, di cui Serzedelo Anthony è stato il fondatore, nel maggio 1974 pubblicarono il loro Manifesto libertà Sex prontamente censurato dal generale Galvao de Melo, il quale dichiarò in TV che il 25 aprile non era stato fatto per gli omosessuali e le prostitute.<br />
Come negli altri Stati del mondo nella prima metà degli anni ‘80 l’avvento dell’AIDS in Portogallo, ebbe come effetto l’acquisizione di consistenza associativa da parte dei movimenti gay, nonché la visibilità e rispettabilità, in collaborazione con la Commissione nazionale per l&#8217;AIDS e Abraço.<br />
Il rivoluzionario Partito socialista, ora integrato nel blocco di sinistra, fu il primo partito politico nel 1991 che formalizzò l&#8217;esistenza di una organizzazione interna specificamente dedicata alla lotta contro il sessismo, l&#8217;omofobia e la discriminazione. Con lo slancio di alto profilo del PSR, e dalla metà degli anni 1990, la comunità gay ha cominciato a organizzarsi allo scopo di far sentire la propria voce con la creazione e il consolidamento delle varie associazioni, come ad esempio <a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;langpair=pt|it&amp;u=http://www.ilga-portugal.pt/glbt/glbt_lei.htm" target="_blank">Associação ILGA il Portogallo</a>, la Safo Clube, il Gay Opus, il Korpus Journal, il PortugalGay.pt sito web, eventi Pride Festival, il marzo Nazionale per LGBT Pride e il Festival di Gay e Lesbica di Lisbona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Legislazione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Costituzione del 1975, rivista nel 2004, dispone all&#8217;articolo 13 che ad ogni cittadino sia riconosciuto lo stato di diritto senza distinzione di origine, sesso, razza, lingua, territorio di origine, religione, politica o ideologica, grado di istruzione, situazione economica, stato sociale o tendenze sessuali.<br />
Il codice penale introdotto nel 1982 criminalizza la pratica omosessuale se praticata su individui di età inferiore ai 16 anni, riprendendo il precedente art. 207 e conseguente art. 175 poi giudicato incostituzionale.<br />
Il Codice Penale in vigore, del 15 settembre 2007, ha infatti abrogato l&#8217;articolo 175 eliminando così ogni riferimento esplicito all’incitamento alla discriminazione fondata sull&#8217;orientamento sessuale, stabilendo sanzioni severe per crimini motivati da omofobia. Il nuovo articolo 173 stabilisce che chiunque abbia compiuto atti sessuali con minori di età inferiore ai 14 anni, abusando della loro inesperienza, è punito con la reclusione fino a 2 anni o una multa fino a 240 giorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Portogallo una legge riconosce dal 2001 le unioni di fatto, indipendentemente dal loro sesso, ma fino ad oggi le unioni non erano equiparate al matrimonio. La regolamentazione in merito alle adozioni da parte di coppie omosessuali è stata (al momento?) bocciata: &#8220;Si tratta di una <em>questione differente</em> rispetto al matrimonio&#8221;, ha sottolineato il premier socialista José Socrates nel respingerle: &#8220;L&#8217;adozione non è un diritto della coppia, è un diritto del bambino&#8221;.<br />
Dopo Belgio, Svezia, Norvegia, Spagna e Olanda, anche il Paese che ha dato i natali a Vasco da Gama (a cui è dedicata la torre di Belém a Lisbona) potrà finalmente vantare una evoluzione sociale al pari di Paesi considerati da sempre all’avanguardia in fatto di civiltà ed essere annoverato tra i primi Paesi europei in fatto di sviluppo socio-democratico.<br />
Ci auguriamo che la legge trovi presto applicazione e che le numerose coppie che attendono da anni un riconoscimento da parte della collettività siano finalmente libere di esprimersi e tutelate, così come dovrebbe avvenire in ogni Paese democratico che si rispetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sara</p>
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		<title>Matrimonio si o no</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 19:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Zanardi]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Incorvaia]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
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		<category><![CDATA[sciopero della fame]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto vale un sogno?
Per quanti la propria sopravvivenza e incolumità possiedono caratteri di subalternità rispetto all ideale che permea ogni pensiero e muove ogni azione nella propria esistenza?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://lanuovatowanda.blogspot.com/2009/08/lesbiche-e-diritto-il-caso-sharon_08.html" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-545" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/KarentThompsonSharonKowalski_sm1.jpg" alt="KarenThompsonSharonKowalski" width="229" height="320" /></a> <strong>Quanto vale un sogno?<br />
Per quanti la propria <a href="http://www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67229" target="_blank">sopravvivenza</a> e incolumità possiedono caratteri di subalternità rispetto all ideale che permea ogni pensiero e muove ogni azione nella propria esistenza?<br />
Molti dei grandi del passato, che tutt’oggi ricordiamo nelle opere d’arte, nei monumenti, e dei quali i nostri libri di scuola ricordano le eroiche gesta, sono artefici della nostra Storia, responsabili encomiabili o deplorevoli di una vita che ha contribuito a plasmare il nostro presente.</strong></p>
<p style="text-align: justify">La suprema aspirazione, l’idea perfetta che abbiamo forgiato nella nostra mente e per la realizzazione della quale combattiamo una <a href="http://www.notiziegay.com/?p=39872" target="_blank">lotta</a> costante e disperata che spinge i nostri umani limiti oltre il tollerabile, ci pervade ogni senso e proietta le nostre risorse verso la conoscenza di un possibile ed auspicabile diverso futuro.</p>
<p style="text-align: justify">Chi lo definisce masochismo, chi stupidità, chi inutile spreco di tempo ed energie. Eppure, chi è mosso da un’ideale possiede in sé tutte quelle caratteristiche di tenacia e forza che ai più sono sconosciute ed estranee.</p>
<p style="text-align: justify">Queste le riflessioni che mi persuadono a credere in qualcosa che vada oltre la quotidianità, oltre ogni singola individualità, oltre l’eterogeneità indotta e omologata a programmi di carattere socio-economico che altri hanno studiato per noi.<br />
E’ lecito in un paese simil-teocratico quale di fatto è l’Italia, domandarsi come mai, oggi nel 2010, i nostri governanti non hanno ancora legiferato in merito alle coppie di fatto, ai <a href="http://www.larena.it/dossiers/Comunit%C3%A0/49/96/113252/" target="_blank">matrimoni tra persone dello stesso sesso</a>, al riconoscimento di pari dignità e diritti? E’ mai possibile che dopo anni di proposte cadute nel vuoto e tentativi puntualmente bocciati (vedi ultima proposta di legge dell&#8217;On. Paola Concia, con giustificazioni gravemente offensive per le comunità LGBT derivate da cognizioni totalmente errate) di regolamentare le molteplici ed esistenti realtà affettive e famigliari che esulano dall’unico modello previsto dal nostro sistema giuridico?</p>
<p style="text-align: justify">Se e quando qualcuno tenta di alzare la testa e far sentire, in modo pacifico e assolutamente legale il proprio dissenso e invita energicamente chi di competenza ad un intervento urgente, viene messo a tacere o semplicemente ignorato. Come è accaduto a <a href="http://www.gayitaliani.eu/" target="_blank">Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia</a> una coppia di Savona che ha deciso di seguire il proprio sogno, il proprio ideale, servendosi di un’azione forte come quella dello sciopero della fame nel tentativo di vedere riconosciuto loro il diritto di unirsi in matrimonio come tutte le persone che si amano che intendono dare forma giuridica alla loro unione.</p>
<p style="text-align: justify">A tal proposito sto leggendo in questo periodo “la volontà di sapere – storia della sessualità” di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michel_Foucault" target="_blank">Michel Foucault</a>.<br />
Non mi perderò in inutili divagazioni ma vorrei riportare qui alcuni passaggi che riguardano il matrimonio, le deviazioni, l’economia e la società e sollecitare, spero, alcune riflessioni.</p>
<p style="text-align: justify"><em>“(…)<span style="color: #333333"> Tutta quest’attenzione loquace con cui facciamo chiasso intorno alla sessualità da due o tre secoli, non è finalizzata ad una preoccupazione elementare: assicurare il popolamento, riprodurre la forza lavoro e la forma dei rapporti sociali; insomma organizzare una sessualità economicamente utile e politicamente conservatrice? (…) Il XIX secolo ed il nostro sono stati piuttosto l’epoca della moltiplicazione: una dispersione delle sessualità, un rafforzamento delle loro forme disparate, un insediamento multiforme delle “perversioni”. La nostra epoca è stata iniziatrice di eterogeneità sessuali.<br />
Fino alla fine del XVIII secolo tre grandi codici espliciti -al di fuori delle regole dei costumi e delle costrizioni dell’opinione- regolavano le pratiche sessuali: diritto canonico, pastorale cristiana e legge civile. Essi fissavano, ciascuno a suo modo, la distinzione fra lecito ed illecito. Erano tutti centrati sulle relazioni matrimoniali(…), la sua fecondità o la maniera in cui ci si dava da fare per renderlo sterile, i momenti in cui lo si richiedeva (periodi pericolosi per la gravidanza e dell’allattamento, tempo proibito della quaresima o delle astinenze), la sua frequenza e la sua rarità – questo soprattutto era saturo di prescrizioni. La vita sessuale dei coniugi era ossessionata di regole e di raccomandazioni. La relazione matrimoniale era il luogo in cui si addensavano il maggior numero di costrizioni; se ne parlava più che in ogni altra, essa doveva confessarsi fin nei particolari. Era particolarmente sorvegliata: se era in difetto, doveva venire alla luce e provar le sue ragioni dinanzi a testimoni. Il “resto” rimaneva molto più confuso: si pensi all’incertezza dello statuto della “sodomia”. (…) Nell’ordine civile come nell’ordine religioso, quel che era preso in considerazione era un illegalismo d’insieme. Probabilmente la “contro natura” vi era caratterizzata in modo particolarmente abominevole: ma era percepita solo come una forma estrema di ciò che è “contro la legge”; infrangeva anch’essa decreti – decreti sacri come quelli del matrimonio e che erano stati stabiliti per governare l’ordine delle cose ed il piano degli esseri. Le proibizioni che si riferivano al sesso erano fondamentalmente di natura giuridica.</span> (…)</em></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>E torniamo al punto di partenza</strong></span>. Se sono così evidenti le motivazioni addotte dalle istituzioni politiche religiose per cui non si deve riconoscere alle persone il diritto di amare chi vogliono e vedere tutelate le loro unioni da parte della legge, perché molti altri paesi nel mondo progrediscono e si ravvedono in materia legale e sociale? Cosa differenzia paesi come il Belgio, l’Olanda, la Spagna, alcuni stati USA a promuovere il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, rispetto al nostro?<br />
Perché i movimenti omosessuali insistono tanto sul riconoscimento dei propri diritti, quando, come molti affermano, potrebbero vedere riconosciuti gli stessi attraverso un&#8217; azione notarile per quanto riguarda cure parentali e lasciti?</p>
<p style="text-align: justify">Concludo con una domanda provocatoria:<br />
se è vero che la legge, così come i diritti e doveri di ogni cittadino, è uguale per tutti, perché per qualcuno deve essere sempre più uguale?</p>
<p style="text-align: justify">Sara</p>
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		<title>Huston Texas: Annise Danette Parker prima donna sindaco USA</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 10:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Annise Danette Parker]]></category>
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		<description><![CDATA[Annise Danette Parker nata il 17 maggio 1956, lesbica dichiarata, è il nuovo sindaco di Houston, Texas. In precedenza ha lavorato nel Houston City Council dal 1997. La città texana di Houston, la quarta degli Stati Uniti per numero di abitanti, vedrà a partire da gennaio 2010 per la prima volta una donna &#8220;lesbica&#8221; in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Parker1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-500" title="Parker" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Parker1.bmp" alt="Parker" width="240" height="243" /></a><span style="color: #800080;"><em><strong>Annise Danette Parker</strong></em></span></strong><em><strong> nata il 17 maggio 1956, lesbica dichiarata, è il nuovo sindaco di Houston, Texas. In precedenza ha lavorato nel Houston City Council dal 1997. La città texana di Houston, la quarta degli Stati Uniti per numero di abitanti, vedrà a partire da gennaio 2010 per la prima volta una donna &#8220;lesbica&#8221; in veste di sindaco in una grande metropoli americana.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ottenuta la maggioranza di voti nel novembre 2009 per l&#8217;elezione a sindaco, ma non avendo superato la soglia del 50% fu costretta al ballottaggio, sconfiggendo l&#8217;avvocato Gene Locke nel dicembre 2009.<br />
In precedenza Parker corse senza successo per il Consiglio comunale del Distretto C nel 1991 e nuovamente nel 1995, finendo al terzo posto fra gli eletti, grazie al posto lasciato vacante da Sheila Jackson Lee, dopo la sua elezione al Congresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1997 Parker prevalse nello scrutinio decisivo diventando la prima lesbica dichiarata ad essere eletta in consiglio comunale. Fu rieletta due volte per lo stesso posto nel 1999 e nel 2001 senza nemmeno andare al ballottaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Parker è nata e cresciuta nella comunità di Spring Branch nella parte occidentale di Houston, dove ha frequentato le scuole pubbliche. Sua madre era una contabile mentre suo padre lavorava per la Croce Rossa. Nel 1971 la sua famiglia si trasferì in Germania per due anni, in una base dell&#8217;esercito americano a Mannheim: Parker all’età di 15 anni, operò come volontaria ospedaliera per l&#8217;organizzazione della Croce Rossa sezione giovani. lavorando altresì nella biblioteca della base.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1974 ha frequentato la Rice University grazie alla borsa di studio National Merit e per mantenersi ha svolto i più disparati lavori, laureandosi nel 1978.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di divenire parlamentare, ha lavorato nei settori del petrolio e del gas per oltre 20 anni, di cui 18 anni alla Mosbacher Energy. Inoltre, è stata co-proprietaria della Inklings Bookshop dalla fine degli anni 1980 fino al 1997 e presidente della Neartown Civic Association dal 1995 al 1997.</p>
<p style="text-align: justify;">La Parker ricopre il ruolo di direttore del consiglio di amministrazione della Holocaust Museum Houston e Girls Inc. ed è sindaco revisore dello Zoo di Houston, nel Counseling Center Montrose, Bering Omega Servizi comunitari, e di Trees for Houston. La neo sindaco è anche coinvolta negli sforzi di conservazione storica di Houston ed ha ricevuto il &#8220;Good Brick Award&#8221; dalla Alleanza Conservazione Beni Culturali Greater Houston per il suo impegno a far restauraurare immobili storici nella Old Sixth Ward.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivolta ai suoi sostenitori ha affermato: &#8220;sono consapevole del senso di questa vittoria per molti di noi, convinti che non saremmo mai stati in grado di accedere ai più alti livelli, questo voto ha cambiato il mondo per i gay, le lesbiche, i bisessuali e la comunità transgender, come ha cambiato in meglio la vita di tutti gli abitanti di Houston, e su questo punterà la mia amministrazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Parker non ha mai nascosto il suo orientamento sessuale, sebbene l’argomento fosse diventato un tema centrale in campagna elettorale dopo gli attacchi degli attivisti anti-gay e dei gruppi religiosi conservatori, che sostenevano Locke, i quali hanno inviato valanghe di mail per condannare «il comportamento omosessuale» della candidata. Il 61enne Locke, che correva in veste di ’secondo sindaco nero di Houston, ha cercato di prendere le distanze dagli attacchi omofobici, corteggiando comunque l’elettorato conservatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le organizzazioni gay-lesbiche in tutto il paese hanno fatto a gara per sostenere la Parker raccogliendo fondi per la sua campagna e invitando inoltre gli elettori a votarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sindaco eletto, è apparsa nel Convention Center della città, gremito per l&#8217;occasione, insieme con la sua compagna da 19 anni Kathy Hubbard, le loro due figlie adottive, e sua madre Kay. Altre città degli Stati Uniti hanno o hanno avuto un sindaco gay, ma nessuna di loro è grande. Tra queste Cambridge in Massachusetts, Providence in Rhode Island e Portland in Oregon. Houston è una città a maggioranza democratica e circa il 25% della popolazione è di colore, mentre un terzo è ispanica. Circa 60mila residenti si dichiarano omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sara</p>
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