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	<title>Rete Agatergon &#187; Interviste</title>
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	<description>Uguaglianza, diritti, differenza, rispetto</description>
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		<title>Un esempio di lotta e libertà: Laura Arconti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 13:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione della IV Giornata Mondiale contro l&#8217;omofobia in tutto il continente e in più di 50 città italiane si svolgeranno numerose iniziative atte a sensibilizzare contro l&#8217;intolleranza verso ogni orientamento sessuale. A Roma il capo dello Stato incontrerà nel pomeriggio i rappresentanti delle associaizoni LGBT.
In generale é sicuramente una giornata importante, quasi istituzionale , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Laura-Arconti1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-881" title="Laura Arconti" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Laura-Arconti1.jpg" alt="Laura Arconti" width="283" height="422" /></a><em><strong>In occasione della <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=141031" target="_blank"><span style="color: #800080;">IV Giornata Mondiale contro l&#8217;omofobia</span> </a>in tutto il continente e in più di 50 città italiane si svolgeranno numerose iniziative atte a sensibilizzare contro l&#8217;intolleranza verso ogni orientamento sessuale. A Roma il capo dello Stato incontrerà nel pomeriggio i rappresentanti delle associaizoni LGBT.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">In generale é sicuramente una giornata importante, quasi istituzionale , per ricordare e stimolare alla riflessione sull&#8217; intolleranza e i numerosi casi di violenza e discriminazione a causa dell&#8217;orientamento sessuale in tutto il mondo, sia per lesbiche, gay, trans e intersessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è a mio avviso anche un importante momento di valutazione dei passi effettuati dal movimento in Italia specie in un periodo di grandi spaccature e di <a href="http://www.facebook.com/?ref=home#!/note.php?note_id=117675724934991" target="_blank">forti malumori</a> per la confusa organizzazione di un pride e per la grande distanza delle Associazioni e della politica dalle quotidiane esigenze reali delle persone LGBT.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra a volte di sentire una certa <em>solitudine sociale</em>, come se fossi  circondata da gente che vede e si volta dall&#8217;altra parte, quasi come se non capisse, non sapesse o pensasse che tanto non può fare proprio nulla. Eppure proprio in questo periodo ho avuto la fortuna e l&#8217;onore di consocere una persona speciale, che mi ha restituito coraggio, forza, voglia di andare avanti e di non smettere mai di credere e lottare.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlo di <a href="http://www.facebook.com/?ref=home#!/profile.php?id=1730782396&amp;ref=ts" target="_blank"><strong><span style="color: #800080;">Laura Arconti</span></strong></a><span style="color: #800080;">, <span style="color: #333333;">nata a Milano nel 1925</span></span> e trasferitasi da giovane a Roma, dove ha portato avanti in particolare due battaglie: l&#8217;<a href="http://www.uaar.it/uaar/sac/" target="_blank"><span style="color: #800080;"><strong>anticoncordataria</strong></span></a> e quelle per i diritti civili delle minoranze, in particolare per il <span style="color: #800080;"><strong>FRI</strong></span> e il <strong><span style="color: #800080;">FUORI!</span></strong>, ispirandosi all&#8217;articolo 3 della Costituzione al fine di far rimuovere tutti gli ostacoli che limitano la libertà e l&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini, come avviene ad esempio per i disabili o per le persone LGBT.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessi descriverla brevemente userei le parole che lei stessa utilizza per definirsi e che le piacciono tanto: radicale &#8220;storica&#8221;, militante, non-violenta e omosessuale! Aver avuto la possibilità di parlare con lei, di toccare con mano pezzi di storia importanti e di farmi toccare da un attaccamento alla vita e dalla voglia di non mollare mai per rendere questo mondo migliore, sono diventati per me tutti punti di forza che hanno dato un senso a quel percorso di liberazione che sto seguendo&#8230; e mai come in questa giornata le sue parole ed il suo esempio sono tracce di coraggio e libertà contagiose!</p>
<p style="text-align: justify;">Lascio dunque al suo racconto il compito di attraversarvi e contaminarvi:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/TESSERA-del-FUORI-1980.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-882" title="TESSERA del FUORI ! 1980" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/TESSERA-del-FUORI-1980-300x179.jpg" alt="TESSERA del FUORI ! 1980" width="300" height="179" /></a>&#8220;</span></span><span style="color: #333399;">Sono nata nel 1925, appartengo alla generazione che ha compiuto vent’anni alla fine della seconda guerra mondiale. Negli anni in cui gli adolescenti vanno in bicicletta e conoscono i primi amori, noi abbiamo avuto le sirene dell’allarme aereo, le bombe, i rastrellamenti di casa in casa, gli incendi e i cadaveri, atrocità indescrivibili, la carta annonaria e la fame. Nel decennio successivo, in molti ci siamo ammalati di tubercolosi per le privazioni subite. Siamo quelli che hanno sempre rimproverato ai propri padri di aver assistito in silenzio, e senza reagire, all’instaurarsi del fascismo con tutte le conseguenze che ne sono derivate. La guerra  mi ha portato via anche mia madre, il dopoguerra mi ha indotta ad abbandonare un padre ricco, di cui non riuscivo a condividere idee ed azioni. Ho lavorato per sessant’anni, senza un giorno di pausa, all’inizio studiando di notte per strappare una laurea, e poi crescendo negli anni, senza alcun aiuto che il mio lavoro, rinunciando orgogliosamente anche alla parte di patrimonio paterno che la legge voleva assegnarmi, alla sua morte. Pannella l’ho sfiorato all’ Università: lui, più giovane di me di cinque anni, faceva già politica, io tiravo angosciosamente alla laurea, e annullavo le schede elettorali scrivendoci: “studiate, perdigiorno!”. Negli anni cinquanta leggevo  “Espresso” e il “Mondo”, che allora erano due enormi  “lenzuoli”, pieni di fotografie e di articoli con firme straordinarie. Il “Mondo” di Pannunzio, e i Convegni degli “Amici del Mondo”&#8230; che ricordi! E venne poi la volta che ci presentammo alle elezioni politiche insieme ai Repubblicani: votai con orgoglio “la bicicletta”, rappresentata dai due simboli affiancati, l’edera e la Marianna con berretto frigio dei radicali.  Fu eletto solo un deputato, repubblicano, ma io ero gonfia d’orgoglio per aver votato quel simbolo, che mi parlava di libertà, di Rivoluzione francese, di grandi sogni, cose di cui il mio cuore sentiva il bisogno. E poi per vent’anni non pensai che al lavoro, “ai fatti miei”; nel frattempo il “Mondo” aveva chiuso, era arrivato  il sessantotto, anno che per me è stato di grande svolta professionale, (e anche lì: gli studenti a Valle Giulia, e io &#8211; correndo al lavoro &#8211; “andate a studiare, perdigiorno!”). Ma qualcosa mi mancava. <strong>Loris Fortuna </strong>ed <strong>Antonio Baslini</strong> (un socialista e un liberale, ma con tessera radicale in tasca)  avevano fatto approvare in Parlamento la legge sul divorzio, ma la curia vaticana aveva scatenato i circoli cattolici a raccoglier firme per un referendum abrogativo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;">Nel ’74 si arrivò alla campagna referendaria: Marco condusse per cinquanta giorni un drammatico digiuno, perché la RaiTV non dava spazio alla tesi della <strong>LID</strong> (Lega Italiana per il Divorzio) sostenuta anche da <strong>Dom Franzoni</strong>, l’abate di San Paolo sospeso a divinis. I giornali dicevano che <strong>Pannella</strong> era all’Hotel Minerva, io decisi di telefonare e chiesi di parlare con qualcuno del suo staff.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Marco-in-digiuno1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-885" title="Marco in digiuno" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Marco-in-digiuno1-300x128.jpg" alt="Marco in digiuno" width="300" height="128" /></a>Non c’era staff, c’era solo lui, disteso sul letto, col telefono accanto, immerso nel fumo di mille sigarette, come documenta una fotografia che nessun giornale ha mai pubblicato (e che noi pubblichiamo in anteprima, per gentile concessione n.d.r.). Rispose immediatamente. “Sono Laura Arconti, una qualunque”. E lui, che frequenta quotidianamente centinaia di nomi di grandi personalità storiche del passato, ma che con i contemporanei ha spesso un problema di nomi, mi scambiò puntualmente per Laura Conti, medico milanese molto nota all’epoca. Chiarito l’equivoco, dissi che volevo fare qualcosa per la sua causa.  “Bene. Vai al Partito, parla con i compagni. Ti daranno loro qualcosa da fare”. Lasciai in Albergo una rosa rossa e una busta, con dentro tutto quello che avevo nel portafoglio, e andai di corsa alla vecchia sede di via di Torre Argentina 18. Cominciò così la mia lunga militanza radicale, una militanza silenziosa ed umile, fatta di fiducia ed amore. Chiusa in un bugigattolo senza finestre, alle prese con un ciclostile antidiluviano che sputava inchiostro per ogni dove, o in giro per la città con una scatola da scarpe su cui avevo incollato il simbolo del partito e praticato una fessura a mo’ di salvadanaio, a raccoglier soldi per la battaglia politica di turno. Mi si chiede spesso quale sia stata la battaglia radicale che mi ha più impegnata, o che ho amato di più. Non so, davvero non so dirlo. Ogni volta ci ho messo l’anima, ed ogni volta è stata sconfitta o vittoria, ma sempre vissuta con orgoglio e con totale partecipazione. Forse le nottate a <strong>Radio Radicale</strong>, forse la mia trasmissione anticoncordataria, forse il tendone a piazza Navona contro lo sterminio per fame nel mondo, nell’82, con il lungo digiuno e le lettere personali ai parlamentari, che Marco definì “un millimetro in più, nella teoria della nonviolenza radicale”… O forse le centinaia di tavoli per la raccolta delle firme referendarie, o le nottate con i compagni a riordinare gli incartamenti per la presentazione delle firme in Tribunale. O la posta di Pannella, curata per anni di notte e nei giorni festivi. O i milioni di passi delle marce, dei sit-in, dei walk around. O il lavoro fatto con l’<strong>Associazione Vita e Disarmo</strong>, insieme ad <strong>Emma Bonino</strong> con <strong>Food and Disarmament International</strong>. O il lavoro di appoggio a <strong>Laura Terni</strong>, segretaria del <strong>Gruppo Satyagraha</strong>, durante il suo digiuno per salvare la vita di <strong>Paolo Signorelli</strong>, un fascista accusato di tutto da sette anni senza processo: una azione che <strong>Adelaide Aglietta</strong> definì paradigmatica della radicalità, perché  destinata ad un avversario politico, che fu poi assolto, mentre avrebbe potuto  morire di carcere.  No, davvero non so dire quale di queste giornate, e settimane, e mesi ed anni abbia avuto più importanza per me. Neppure quando, nel 1979, fui candidata alla Camera nella lista radicale con il gruppetto dei radicali del “<strong>FUORI!</strong>” (Fronte Unitario Omosessuale) e risultai la prima dei non eletti, la  cosa mi sembrò così importante: faceva parte della militanza, del servizio alle  nostre idee.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;">Ed ora? Ho 85 anni, non pochi acciacchi riferibili alla “<em>senectus ipsa</em>”,  ma posseggo un computer, uno scanner ed una stampante.  Ho fatto campagna  elettorale  per <em>Emma Presidente della Regione Lazio</em>, sto aspettando di farne un’ altra per qualsiasi obiettivo radicale scaturisca da una mozione congressuale o dalla mente di qualcuno dei Compagni.  E, intanto, continuo a diffondere le  nostre idee: la tolleranza, la nonviolenza come metodo di lotta politica, la ricerca della verità, i princìpi di etica personale, la trasparenza degli atti pubblici e la certezza del Diritto. Con fiducia nella parte migliore di qualsiasi interlocutore, così come insegna la nonviolenza gandhiana, e con un grande amore verso i compagni, con i quali è bello condividere  il pane della comune fede: la religione della libertà</span><span style="color: #333399;"><span style="font-family: Arial;">&#8220;.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #333333;"> </span><br />
</span></span></p>
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		<title>L&#8217;amore è semplice</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 19:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sarah</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Rendina]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Libreria Croce]]></category>
		<category><![CDATA[L'amore è semplice]]></category>
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		<category><![CDATA[tematica omosessuale]]></category>

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		<description><![CDATA[“L'Amore è semplice"  pubblicato da Edizioni Libreria Croce è il romanzo d'esordio della giovane scrittrice Barbara Rendina e racconta dell'amore che nasce tra il sole e il mare vacanzieri di Sicilia fra due ragazze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-481" title="rendina1031" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/rendina1031.jpg" alt="rendina1031" width="160" height="200" /></p>
<p><a href="http://www.edizionicroce.com/libro.asp?idlibro=103" target="_blank">“L&#8217;Amore è semplice&#8221;</a> pubblicato da Edizioni Libreria Croce è il romanzo d&#8217;esordio della giovane scrittrice Barbara Rendina e racconta dell&#8217;amore che nasce tra il sole e il mare vacanzieri di Sicilia fra due ragazze, del respiro che si ferma, del cuore che accelera i battiti, degli inciampi cui va incontro, di un fiore che sboccia.</p>
<p>L&#8217;amore nasce in modo semplice, da un incontro, un&#8217;intesa a pelle, e amare è semplice nel romanzo di Rendina, o meglio lo sarebbe, lascia intuire l&#8217;autrice, se noi a volte non facessimo di tutto per complicarci la vita, per rendere tutto più difficile.</p>
<p>Ma “L&#8217;amore è semplice” non è un Harmony, ma un&#8217;educazione sentimentale e tocca temi attuali e a volte drammatici come l&#8217;abuso di alcol e droghe tra i giovani per risolvere le piccole difficoltà che paiono insormontabili, delle storie passate che lasciano dentro turbamenti e paure, del coming out temuto forse più del necessario, dell&#8217;accettazione di sé, di un percorso di crescita personale e di coppia.</p>
<p>L&#8217;autrice non sempre riesce a scrivere con un tono spontaneo lieve, ma alcune frasi sono di rara limpidezza e ben rendono l&#8217;immediatezza di un&#8217;impressione, dell&#8217;amore che dalla minima inflessione della voce ci fa percepire l&#8217;universo di emozioni che si agita nel cuore dell&#8217;amata.</p>
<p>Si tratta dell&#8217;opera di una coraggiosa esordiente, di cui attendiamo con curiosità il prossimo libro, aspettandoci che l&#8217;autrice affini ulteriormente le doti di freschezza che ci ha lasciato intuire in questo suo primo romanzo.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>INTERVISTA  ALL&#8217; AUTRICE</strong></span></p>
<p><strong>Ciao Barbara,</strong></p>
<p><strong>alcune domande per presentare il tuo libro e farti conoscere:</strong></p>
<p><strong>Innanzitutto ti va di raccontarci qualcosa di te? Studi? Lavori?</strong></p>
<p>Lavoro, anche se non è semplice (come l’amore …). La precarietà dei nostri tempi mi ha portato spesso a cambiare, e a volte anche inventare il modo per mantenermi, scendere a compromessi ma non troppo, cercare di conciliare le aspirazioni con la realtà dei fatti e delle proposte</p>
<p><strong>Com’è nata l’idea di scrivere un libro? E’ autobiografico?</strong></p>
<p>L’idea nasce dal desiderio di narrare una storia d’amore, come dice il titolo, semplice, a dispetto della credenza consueta per cui l’amore vero debba sempre e per forza essere difficile e tormentato, postulato secondo il quale la quotidianità diventa amore di “serie B”. E, mostrando una storia normale, liberare l’omosessuale dallo stereotipo negativo che  lo dipinge spesso come una persona profondamente infelice o, come accade soprattutto nelle serie tv, come una “macchietta”, fino a sfociare nel ridicolo.</p>
<p>Posto che è comunque un romanzo, sarebbe ipocrita dire che nulla c’è di autobiografico: è importante, per me, “metterci la faccia”. È fondamentale che io mi scopra in quanto lesbica, perché è l’unica possibilità che ho perché gli altri capiscano, entrino in contatto con questa realtà e mettano in discussione credenze e pregiudizi, fino magari a mutare il loro punto di vista. Se si inizia a capire che il gay. la lesbica sono il tuo vicino di casa, o il panettiere, la collega con cui scambi due parole tutte le mattine alla macchinetta del caffè, forse qualcosa può cambiare davvero.</p>
<p><strong>Parlaci un po’ delle protagoniste.</strong></p>
<p>Le due protagoniste, Marta e Clara, sono profondamente diverse: l’una inquieta, con un passato di sofferenze segnato anche dall’abuso di alcool , l’altra positiva e solare, che scopre la sua omosessualità con Marta e deve imparare a far propria questa nuova condizione. Le due hanno però qualcosa di importante in comune: il processo di crescita che sono obbligate ad intraprendere per iniziare questa nuova storia, che necessariamente le porta ad abbandonare ciò che è stato prima e a non aver paura della novità. Per Clara tutto questo rappresenta lo stare insieme ad una donna, per Marta allontanarsi dall’ideale del “poeta maledetto” e credere nella possibilità di poter stare bene.</p>
<p><strong> Hai avuto difficoltà per far pubblicare il libro?</strong></p>
<p>In realtà, no, nessuna difficoltà. La ricerca della casa editrice, però, è stata orientata su quelle che avevano una vasta gamma, o una collana, di libri a tematica omosessuale.</p>
<p><strong>Quanto tempo hai impiegato per scrivere il tuo romanzo? Che tipo di scrittura pensi di avere: di getto o programmata?</strong></p>
<p>Ho impiegato circa una anno, forse anche qualcosa in più. Non sono una di quelle che si costringe a scrivere ogni giorno, probabilmente per pigrizia. Ma, quando inizio, sento davvero il piacere, lo stimolo ad andare avanti, le idee continuano girarmi in testa fino a trovare il loro sbocco naturale: il foglio.</p>
<p>La fase di scrittura si divide in due parti: la prima è sicuramente di getto, istintiva; la seconda, imprescindibile, è l’attività di limatura, forse meno creativa, ma necessaria per un risultato che mi soddisfi.</p>
<p><strong>La domanda può sembrarti scema, ma più sono stupide e più mi piacciono: cosa volevi trasmettere scrivendo questo romanzo? Qual è lo scopo o il messaggio intrinseco (se ce n’è uno)?</strong></p>
<p><strong> </strong>Sì, uno scopo c’è. Oltre a tutto quanto detto sulla nascita del romanzo poche righe più su (in cui già si spiegava parzialmente il messaggio), ho voluto (o avrei voluto) lasciare un alone di positività e di leggerezza, dopo anni di storie tristi e passionali, nell’accezione negativa del termine. E spero che, leggendolo, qualcuno riesca a cogliere le opportunità che la vita ci offre, senza tutte quelle aspettative negative che noi stessi ci creiamo davanti agli eventi o alle persone. (E io mi sforzo di pensarla così, perché non sono una persona di natura ottimista!)</p>
<p><strong>Nella tua scrittura ti sei ispirata a qualcuno in particolare? </strong></p>
<p>No, anche se una notevole influenza si può involontariamente rimandare a Raymond Carver, che scriveva di semplice quotidianità, e, alla fine della vita, nel suo “Ultimo frammento” si ritrova a scrivere: “E hai ottenuto quello che/volevi da questa vita, nonostante tutto?/Sì/E cos’è che volevi? Potermi dire amato, sentirmi/amato sulla terra”.</p>
<p>E ad Augusten Burroughs, scrittore americano che racconta episodi della sua vita, in infanzia e adolescenza davvero difficile, ma che, sappiamo da alcuni suoi racconti, viene “salvato” dall’amore di un uomo.</p>
<p>Entrambi con un passato difficile, riescono a trovare finalmente la serenità, e a trasmetterla nei loro scritti</p>
<p><strong>Il tuo romanzo sembra una sorta di favola romantica: cosa vorresti dire alle persone che non accettano o vivono con difficoltà la propria omosessualità?</strong></p>
<p>Ricordo i momenti in cui pensavo di essere l’unica e sola, faticavo ad accettarmi e farmi accettare, pensavo di essere in errore. Gradatamente, con l’aiuto anche delle persone a me vicine, ho capito che non ero io l’errore, ho imparato a non considerare più concetti come “tolleranza” o “accettazione”, a non pormi in partenza in una situazione di svantaggio, ma di apertura verso l’esterno. Dichiararmi con semplicità mi ha fatto scoprire che, il più delle volte, gli altri continuavano ad amarmi allo stesso modo, senza differenze, e quando ci sono state persone pronte ad allontanarsi ho capito che avrei potuto fare a meno di loro.</p>
<p>Sono stata fortunata: vivo in una grande città, dove le occasioni di incontro e scambio, non solo tra omosessuali ma in generale, sono notevoli; forse in un paesino ristretto non è così  facile. Per questo, non  mi sento in grado di dare consigli, posso solo portare la mia esperienza a testimonianza della possibilità di una vita serena. Ma sono anche convinta che, se le istituzioni italiane tutte si muovessero seriamente a favore degli omosessuali e dei loro diritti, sarebbe un riconoscimento ufficiale della nostra esistenza, cosa che potrebbe aiutare concretamente molte persone a vivere il loro orientamento sessuale con maggiore serenità</p>
<p><strong>Un’ultima domanda: l’amore è davvero così semplice?</strong></p>
<p>Io credo di sì, se non confondiamo “semplice” con “facile”: la realtà riserva continuamente piccoli o grandi problemi, situazioni complicate e inaspettate. E le cose belle, in più delle volte, sono anche le più faticose. Ma vale la pena tentare. In nome della semplicità, di un fluire naturale degli avvenimenti che conducono verso una serenità necessaria, verso un equilibrio stabile e fortunato, vale davvero la pena di fare uno sforzo.  In fondo, tutti hanno il diritto di sforzarsi di essere felici.</p>
<p>Rachele e Sarah</p>
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		<title>Badhole &#8211; Intervista</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 09:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un caldo pomeriggio di Agosto, tra un bagno di sudore e il tentativo di fare delle ricerche, mi imbatto per caso in un corto sul precariato introdotto da una canzone le cui parole più o meno recitano: &#8220;Sarò flessibile con te, mi piegherò a ogni tua voglia, ogni capriccio tuo sarà, sarà una bibbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Badhole-sul-set2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-385" title="Badhole sul set2" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Badhole-sul-set2-300x199.jpg" alt="Badhole sul set2" width="300" height="199" /></a><em><strong>In un caldo pomeriggio di Agosto, tra un bagno di sudore e il tentativo di fare delle ricerche, mi imbatto per caso in un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=AtcYhNfTBBw" target="_blank">corto</a> sul precariato introdotto da una canzone le cui parole più o meno recitano: &#8220;<span style="color: #333333;">Sarò flessibile con te, mi piegherò a ogni tua voglia, ogni capriccio tuo sarà, sarà una bibbia sarà un dogma&#8230;&#8221;.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #000000;">Il corto, che ha per protagoniste delle donne, mi piace molto e cerco di capire da chi sia stato realizzato, ed è così che ho avuto la fortuna e l&#8217;onore di conoscere le <span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.badholevideo.com/" target="_blank">BADhOLE</a><span style="color: #000000;">, gruppo di donne che nel 2001 ha dato via a Torino ad un progetto poiché </span></span></span></span>avevano un estremo bisogno di dar sfogo alla propria creatività, ma essendo pessime con il decoupage, sono diventate filmmaker part-time.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutte le donne, hanno un sacco di cose da dire e pensano che quello del ‘cinema‘ sia il modo migliore in cui le possano dire divertendosi. Producono cortometraggi caustici e ironici (o almeno tentano di farlo) sui temi che loro stanno a cuore cercando di “buttar fuori” usando le immagini tutto quello che le fa arrabbiare, facendo loro lo slogan: <strong><span style="color: #333333;">una risata li seppellirà</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Badhole-sul-set.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-386" title="Badhole sul set" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Badhole-sul-set-300x168.jpg" alt="Badhole sul set" width="240" height="134" /></a><span style="color: #800080;">Silviavideo</span>, <span style="color: #800080;">Milena</span>, <span style="color: #800080;">Giusti</span>, <span style="color: #800080;">Lara</span>, <span style="color: #800080;">Paola</span>, <span style="color: #800080;">Kà</span>, <span style="color: #800080;">Carola</span>, <span style="color: #800080;">Silvia</span>, <span style="color: #800080;">Alessia</span>, <span style="color: #800080;">Alex</span>, <span style="color: #800080;">Sté</span> <span style="color: #800080;">Coty</span>: simpatiche e molto ironiche ci hanno rilasciato un&#8217;intervista che abbiamo il piacere di pubblicare:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Innanzitutto per le nostre numerose lettrici e lettori: chi siete e da dove viene il nome Badhole con la &#8220;h&#8221; rigorosamente minuscola?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo un gruppo di ragazze&#8230; ehm ex ragazze, quasi donne via, insomma siamo un gruppo e questa è la cosa importante. Tutte torinesi come si può essere torinesi e cioè: metà calabresi, metà venete, metà pugliesi.. ecc. Il nome deriva dal termine piemontese “badòla” che è un po&#8217; come dire pirlotto, scemo, un po&#8217; tonto e noi per internazionalizzarlo ci abbiamo aggiunto un&#8217;h in mezzo che è minuscola e muta ma ci da quel non so ché di esotico e, diciamolo, anche di erotico che con sta scusa del “buco cattivo” il nostro sito è cliccatissimo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> &#8211; Cosa fate nella vita?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo i nostri cortometraggi non pagano bollette e mutui per cui ci tocca lavorare. Facciamo i lavori più diversi e tutti rigorosamente non attinenti al cinema. C&#8217;è chi lavora all&#8217;Università, chi si occupa di ufficio stampa, chi fa l&#8217;assistente sociale, chi lavora nella musica e chi sopravvive in una cooperativa sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> &#8211; Cosa vi ha spinte a diventare film-maker?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta vera sarebbe perché siamo pessime con il decoupage, ma per tirarcela un po&#8217; di solito diciamo che lo facciamo per raccontare le cose che viviamo, che vediamo e che, a volte, ci fanno incazzare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> &#8211; Quando vi siete incontrate per la prima volta? Quando avete iniziato? Qual è stato il vostro primo lavoro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto BADhOLE nasce dalle menti perverse di Milena e Silvia nel 2001 che come prima avventura decidono di seguire una squadra di calcio femminile, la squadra se ne accorge e per evitare che ci riempia di botte decidiamo di realizzare un documentario su di loro “B movie: ragazze in B”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro ha un discreto successo in  vari festival  (tra cui il Torino Film Festival) e questo ci sprona a continuare e a coinvolgere nel progetto anche altre persone fino a creare una vera e propria troupe che nel 2005 partecipa ad una gara di cortometraggi da realizzarsi in 50 ore e con “Sarò flessibile con te” vince il primo premio e convince tutte definitivamente che forse con il cinema ce la caviamo un po&#8217; meglio che con il decoupage.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> &#8211; E&#8217; complicato o costoso realizzare un video? Richiede molto tempo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si, si, si.</p>
<p style="text-align: justify;">Si, è complicato perché è l&#8217;insieme del lavoro di tante persone, di tante teste e di tante esigenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Si, è costoso se vuoi fare un lavoro di qualità, noi proviamo a fare un po&#8217; di commercio equo e tentiamo di unire la qualità del prodotto finale ad un costo contenuto, i nostri corti vanno da 80 euro a 3.000/3.500 euro, ma (quasi) tutti quelli che lavorano con noi lo fanno gratuitamente e si accontentano di una birra e un panino con la mortadella.</p>
<p style="text-align: justify;">Si, richiede molto tempo perché realizzare un corto non è solo il set, c&#8217;è tutto un lavoro di pre  produzione e di post produzione, senza contare che poi il lavoro va fatto vedere il più possibile e quindi cercare i festival a cui mandarlo, contattare associazioni interessate alla visione, curare un po&#8217; di promozione sia sul territorio nazionale che internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Cosa avete in mente quando fate un nuovo video?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ce lo chiediamo anche noi!</p>
<p style="text-align: justify;">A parte gli scherzi, di solito l&#8217;idea per un corto ci viene dalla realtà di tutti i giorni, dalle nostre vite, dalle persone che incontriamo al lavoro, sull&#8217;autobus, al bar. Spesso partiamo da qualche cosa che ci fa arrabbiare perché pensiamo che riderci su sia la lotta migliore che si possa fare, o comunque quella a noi più congeniale perché come dice un vecchio slogan che abbiamo fatto nostro “Una risata li seppellirà”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Avete realizzato video sugli incidenti sul lavoro, sull&#8217;omosessualità, sul precariato: c&#8217;é un tema che vi sta più a cuore di altri, che trattate più spesso?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In generale i diritti: il diritto di vivere  come ci pare, il diritto d&#8217;amare chi e come vogliamo, il diritto di lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> &#8211; Chi scrive i dialoghi? Chi fa le riprese e chi il montaggio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dipende dal corto, siamo comunque una squadra e ci confrontiamo su tutto quello che scriviamo e/o giriamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ristretto gruppo si occupa di quasi tutto e costituisce l&#8217;ossatura del progetto BADhOLE, poi al momento della realizzazione vengono coinvolte altre persone, spesso persone nuove perché il nostro progetto è un progetto aperto non un circolo esclusivo e siamo curiose e sempre pronte al contributo degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Quanto è difficile in Italia girare film o corti e farsi conoscere?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia, in tutti i campi, è il paese del “sono figlio di tizio” e “mi manda caio”, noi non conoscendo né tizio né caio abbiamo le nostre difficoltà ma il nostro è un cinema di divertimento domenicale, siamo filmakeresse della domenica, come ci piace definirci, per cui va bene così e continuiamo a fare altri lavori per sopravvivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- A quale dei vostri lavori siete più legate? Perché?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa è una domanda assai difficile perché da ognuno dei nostri corti abbiamo imparato delle cose e non necessariamente di cinema.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sarò flessibile con te” è quello da cui è nato tutto e che ci ha dato l&#8217;entusiasmo per continuare; “E&#8217; femmina, no?” è quello che ci ha permesso di misurarci per la prima volta con un set quasi-vero; “Adele e le altre” ci ha fatto incontrare tre donne meravigliose.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Guerra e PACS : secondo noi è un capolavoro. Com’è nata l’idea di questo corto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Guerra e Pacs è nato perché non finisce mai di stupirci e di farci arrabbiare l’uso distorto delle parole. Quando i politici parlano di guerra usano espressioni come “missione di pace”, “missili intelligenti”, “portare la democrazia”. Quando la Chiesa parla di coppie di fatto e, in definitiva, di legami d’amore usa espressioni di guerra: “la famiglia sotto assedio”, “attacco alla famiglia”, “la difesa dei valori tradizionali”. Abbiamo provato a rappresentare questo mondo all’incontrario e per la prima volta, invece che da piangere, ci è venuto da ridere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Avete partecipato a concorsi? Che premi avete vinto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I festival, e quindi i concorsi, sono uno dei pochi modi per far conoscere e vedere il proprio lavoro quindi ogni nostro cortometraggio ha girato molti festival sia nazionali che internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche riconoscimento lo abbiamo pure acchiappato (quelli in denaro ci permettono di realizzare lavori nuovi).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff00ff;"><strong>Adele e le altre </strong></span><strong><span style="color: #ff00ff;">ha vinto</span> </strong>il premio come migliori attrici a Pia Strozzi, Luciana Fornero e Michelina Marietta Aleina a Piemontemovie 2009; si è classificato secondo al Valsusa Film Fest 2009 e al Riace in festival 2009. <strong><span style="color: #ff00ff;">Gli eroi di Casamiya</span> </strong>è stato giudicato miglior corto fiction sul tema: Lavoro sicuro a<strong> <a href="http://www.ilcorto.it/" target="_blank">ilCORTO.it</a> Festa Internazionale di Roma 2008 </strong>e vincitore del<strong> <a href="http://www.bmovies.it/pagine/pagina.aspx?&amp;L=IT" target="_blank">Brianza Film Corto</a> 2008 </strong>nella sezione “lavoro e sicurezza”.<strong> <span style="color: #ff00ff;">E’ femmina, no?</span> </strong>é stato video finalista alla seconda edizione de la<strong> <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=REDAZIONE_25a_ORA_-_25a_Ora_17&amp;id=1117" target="_blank">25a Ora – Il Cinema Espanso su La7</a>;</strong> ha vinto il premio del pubblico a<strong> Corti d&#8217;Autore 2006 </strong>a Marina di Carrara; il terzo premio della giuria al <strong><a href="http://bravomabasta.homelinux.org/concl2006.php" target="_blank">BRAVOmaBASTA film festival 2006</a> di Milano;</strong> il premio del pubblico<strong> all&#8217;<a href="http://www.titobros.it/off2006.htm" target="_blank">Orbassano Film festival 2006</a>; è stato il corto più votato dal pubblico al <a href="http://www.golenapaura.it/luzzarafilmfestival.htm" target="_blank">Frontiere Film festival</a> 2006 di Luzzara e a lo <a href="http://cortodorico.net/sito/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=42&amp;Itemid=49" target="_blank">Stivale Visionario</a> 2007 – serata Socialclub di Ancona; ha vinto il premio come miglior attrice (Silvia Montagnini) e la menzione speciale alla regia a <a href="http://www.spazioanteprima.com/" target="_blank">Spazio Anteprima Nord-Ovest</a> 2007 di Torino. <span style="color: #ff00ff;">Guerra e Pacs</span> </strong>ha vinto il premio del pubblico alla<strong> XI edizione de l&#8217;<a href="http://www.ultracorti.it/" target="_blank">Invasione degli Ultracorti</a> </strong>nella serata del 20.04.07 a Roma;<strong> </strong>è stato corto finalista a<strong> <a href="http://www.giostrafilm.it/vitamine/index.htm" target="_blank">Vitamine Storie [In]Compresse</a> 2007 di Bologna. <span style="color: #ff00ff;">Tutto su mia sorella</span> </strong>ha vinto il <strong><a href="http://www.florencequeerfestival.it/" target="_blank">Florence Queer festival</a> nel 2005; <span style="color: #ff00ff;">Sarò flessibile con te</span> </strong>primo classificato al<strong> 50 Ore Film Torino 2005 </strong>e fra i vincitori del concorso<strong> “Cortometraggi per il centenario della CGIL” </strong>ospitato dal<strong> <a href="http://www.cinemaelavoro.com/" target="_blank">Festival Cinema &amp;/è Lavoro</a> 2006 di Terni. <span style="color: #ff00ff;">B-movie, ragazze in B</span> </strong>fra i vincitori di<strong> <a href="http://www.cinemainpiemonte.it/enciclopedia/schedabibliografia.php?biblio_sezioni_id=6&amp;stile=small&amp;PHPSESSID=98c642d57fa710d7bbdc3e8cbcd53cae" target="_blank">Anteprima Spazio Torino</a> 2002; </strong>finalista al<strong> <a href="http://www.torinofilmfest.org/" target="_blank">Torino Film festival</a> 2002 </strong>nella sezione Spazio Torino; vincitore del<strong> Luzzara Short Film festival 2003 </strong>nella sezione documentari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Di che cosa parla il vostro ultimo lavoro? Quando uscirà?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Parla di una cosa fuori moda come l&#8217;amore e fuorilegge come l&#8217;amore tra due persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Parla di quanto si è ridicoli e bellissimi e tristi e felici quando si è innamorati.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà pronto speriamo a gennaio del 2010 e si intitolerà “La capretta di Chagall”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> &#8211; Avete per caso bisogno di comparse o aiuto-registe? A parte lo scherzo, non sarebbe bella una collaborazione Badhole/Rete?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non sarebbe male affatto, le BADhOLE in Rete sarebbero molto sexy! <img src='http://www.reteagatergon.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/badholevideo?gl=IT&amp;hl=it#p/u/6/SzsCkWD52aI">Video Guerra e PACS</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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</p>]]></content:encoded>
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		<title>Over the Rainbow &#8211; Intervista alle protagoniste</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 08:55:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Daniela Bellisario]]></category>
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		<category><![CDATA[documentario]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/4259_176622910532_134569675532_6802736_3802224_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-341" title="4259_176622910532_134569675532_6802736_3802224_n" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/4259_176622910532_134569675532_6802736_3802224_n-300x240.jpg" alt="4259_176622910532_134569675532_6802736_3802224_n" width="300" height="240" /></a><strong>Continuiamo la nostra indagine sul mondo dell&#8217;omogenitorialità pubblicando una bellissima intervista fatta a Daniela e Marica, coppia di donne romane protagoniste del documentario &#8220;<span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=kHrajPY4aTY&amp;feature=player_embedded#at=223" target="_blank">Over tha rainbow</a><span style="color: #000000;">&#8220;,</span> </span>che oltre a tentare di avere un figlio stanno facendo, a nostro avviso, un lavoro faticoso ed impegnativo ma molto importante per tutto il movimento GLBT, e costituito da viaggi, dialogo, ascolto e confronto. </strong></address>
<address style="text-align: justify;"><strong>Tra un sorriso ed un sorso di moscato abbiamo avuto la fortuna di condividere una conversazione molto costruttiva, che ci ha arricchit* sia dal punto di vista della conoscenza della loro storia e di tutto quello che ogni giorno affrontano, ma soprattutto dal punto di vista umano, trasmettendoci una carica positiva che vogliamo loro rigirare augurando che il loro sogno più grande possa presto diventare realtà!</strong></address>
<address style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></address>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>Rete: &#8211; Com’è nata l’idea del documentario? Siete state voi a proporvi….</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>Daniela</strong>: &#8211; No, non siamo state noi. Una nostra amica che fa la Dj nei locali sa, ci conosce e sa che stavamo tentando in tutti i modi di fare un figlio.  Lei è stata contattata da una persona che la conosce, che è una regista, <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/019348/simona-cocozza.html" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;"><strong>Simona Cocozza</strong></span></a>, che aveva avuto l’idea di fare un documentario sull’omogenitorialità femminile. Questa ragazza che si chiama <a title="Lusky DJ" href="http://www.gayvillage.it/ss/it-lusky-dj/" target="_blank">Lusky DJ</a>, per chi sta a Roma è abbastanza conosciuta, le ha fatto il nostro nome, le ha dato il nostro numero di telefono, e così ci siamo incontrate con Simona e con <strong><span style="color: #ff00ff;"><a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/004804/maria-martinelli.html" target="_blank">Maria Martinelli</a></span></strong>, che poi sono le registe di questo documentario e abbiamo cercato di capire che cosa avevano in testa. Quello che avevano in testa ci piaceva, nel senso che era un’idea condivisa: noi volevamo dare una testimonianza, non volevamo fare una roba politica. La nostra storia è simile a molte altre storie, non è uguale ma molto simile e quindi ci siamo accordate su questo, ci abbiam pensato una settimana/10 giorni, ne abbiam parlato tra noi, ci siamo confrontate e loro c’erano molto piaciute, anche per la sensibilità rispetto a questo tema, e ci siamo semplicemente dette: noi siamo in questo movimento ma in realtà non abbiamo molto tempo, personalmente ho fatto tante cose importanti, specie a Roma, però non ci avevo mai messo la faccia, perché sia io che Marica siamo un po’ più da dietro le quinte, e abbiamo detto: però noi non possiamo chiedere di fare un figlio e chiedere dei diritti senza pensare di metterci i nostri corpi, il nostro volto, la nostra faccia, la nostra testimonianza…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Marica</strong>: &#8211;  Anche perché nessuno ce la metterebbe per te.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">E allora noi abbiamo pensato: noi dobbiamo anche dare un esempio a nostro figlio, che verrà e che speriamo venga presto, e quindi abbiamo accettato. Questa è stata la motivazione sociale, morale, etica che ci ha portate a questa scelta, e poi ci siamo dette che ci avrebbe fatto davvero molto piacere avere un documento per nostro figlio che gli raccontasse la sua storia, poiché noi non abbiamo nessun desiderio di raccontargli bugie, ma vogliamo raccontargli la verità perché i rapporti si creano sulla fiducia, e noi che già lo amiamo non potremmo mai mancare a questo patto. E ci siamo dette pensa che bella opportunità che abbiamo di lasciare un documento a nostro figlio che racconti tutto il percorso che hanno fatto le mamme per averlo. E quindi lui potrà capire molto meglio e potrà conoscere la sua storia non soltanto dai nostri occhi, dai nostri racconti, dai diari che stiamo tenendo, ma anche dagli occhi di qualcun altro che ci riprende. Da lì abbiamo scelto che saremmo state noi stesse, dal primo all’ultimo momento: non ci saremmo truccate, non ci saremmo mascherate, saremmo state noi con tutte le nostre caratteristiche, quindi con tutti i nostri pregi e i nostri difetti, e ci saremmo messe in gioco fino alla fine senza aver paura. E così abbiamo approcciato il documentario.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Ma quando avete deciso di fare il documentario già tutti sapevano di voi o è stato un motivo in più per fare coming-out con chi non sapeva?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Nono, tutti sanno di noi: in famiglia, al lavoro, gli amici. Noi non ci presentiamo come Daniela e Marica lesbiche, ma a domanda rispondiamo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">O se ci chiedono se siamo conviventi, se abbiamo un convivente noi diciamo la verità anche perché questa cosa che da una parte può sembrare penalizzante per chi ti discrimina, dall’altra ti può dare la possibilità di scegliere, perché se tu hai davanti una persona che ti discrimina non è detto che tu da omosessuale hai voglia di frequentarla questa persona, anzi molto probabilmente non hai gran voglia di frequentarla, perché quello comporta un lavoro, anche molto faticoso, e di confronto. E quindi puoi anche tu scegliere di non frequentare quell’individuo, di non accettare quel lavoro, perché sono tutti compromessi che poi paghi sulla tua salute, sulla tua vita. E poiché noi pensiamo che star bene, fisicamente bene, stare in equilibrio, ci dia la possibilità di mettere in gioco le nostre energie, e di farle confluire nelle energie generali, quelle di tutti, perché più noi siamo solide, equilibrate, e più noi abbiamo la possibilità di confrontarci con gli altri e quindi di crescere. E’ una scelta di consapevolezza, di etica, di senso della cosa comune, e di stare bene. E poi pensiamo di poter contribuire con la nostra unicità, con la nostra diversità, di portarla come un’opportunità di cambiamento, quindi l’omosessualità non vista come una cosa peggiore o migliore di un’altra ma come una roba diversa, e quindi la diversità come concetto di valore, come ricchezza. Questo piccolo modo che ci siamo date di esistere ci consente di essere sempre più forti ma anche di avere una ricchezza da confrontare con gli altri. Perché se ti metti in gioco gli altri si mettono in gioco, e ti danno tantissimo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Il desiderio di maternità voi lo considerate come un vostro istinto o pensate che potreste portare insieme un altro progetto di vita &#8220;sostitutivo&#8221;? (come potrebbe esserlo anche un&#8217; altra attività) </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Noi facciamo tante cose insieme, e se non dovessimo avere un figlio, cosa che noi non ci auguriamo perché è un desiderio del nostro corpo, della nostra mente, del nostro amore insieme, del nostro progetto di vita insieme, non è che la nostra vita, la nostra coppia si sfascia e domani ognuna va per la sua strada perché non siamo riuscite ad avere un figlio e cerchiamo di avere un figlio da un’altra situazione. Noi condividiamo un amore profondo, ci siamo innamorate, ci amiamo, dopo 5 anni ci sembra che sian passati 5 giorni, e ci meravigliamo noi stesse del fatto che sono 5 anni che stiamo insieme e questa cosa, il nostro amore, cresce. Cresce perché è alimentata, curata, innaffiata, messa sotto il sole e non nascosta, cresce bene, cresce forte, cresce rigogliosa. Potrebbe finire, però un figlio è un arricchimento di un percorso, ma se non c’è un figlio perché noi per un qualche motivo non potremo avere un figlio noi continueremo a stare insieme e continueremo, come già facciamo, a fare altre cose insieme. Cioè il figlio non è l’unica nostra prospettiva, ma è… è abbastanza banale: siamo una coppia che si ama e che desidera avere un figlio, così come un uomo e una donna che si amano e che desiderano avere un figlio e tecnicamente per loro è più semplice. Però se questo progetto di avere un figlio non dovesse andare bene, perché non riusciamo a coronare questo sogno noi nel frattempo stiamo facendo tantissime altre cose, che ci fanno crescere e ci rinforzano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- La domanda è questa: per la maggior parte delle donne ad una certa età è normale desiderare di avere un figlio. Ma quanto è veramente un desiderio, e quanto qualcosa di indotto dall’esterno, magari da sovrastrutture culturali?</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Ma il nostro è un desiderio, ce l’avevo io prima di conoscere Marica, da single ci ho provato, perché sentivo proprio che il mio corpo, la mia anima e la mia testa lo desideravano profondamente, e poi non è stato possibile, e quindi io avevo chiuso questa cosa. Avrei continuato a fare altre cose, con la stessa passione e con lo stesso amore, con dentro il cuore un piccolo dolore. Quando ho conosciuto Marica non ho subito pensato: ah che bella donna, intelligente, simpatica, è la donna perfetta per fare un figlio! Pensavo che la nostra storia non sarebbe durata molto, sia per la differenza d’età, sia perché era stata lei a scegliermi, e anche se c’era una grande attrazione fisica non pensavo sarebbe durata molto. Poi dall’attrazione si è passate alla stima, al confronto, ad un confronto profondo, all’amore, e questo desiderio di avere un figlio è cresciuto con noi, è nato perchè abbiamo detto “Ma come stiamo bene insieme, ma quanto sarebbe bello confrontarci con una persona diversa da noi che però è il frutto del nostro amore, crescere insieme a lui o a lei, e vedere la vita con i suoi occhi ma anche contribuire al confronto continuo. E’ nato così, è nato nella maniera più spontanea, non è costruita, non è indotta, è nata per un sentire personale, mio e suo, che avevamo sicuramente, ma è nata principalmente da un desiderio. E se ci fosse stata la possibilità di adottare un bambino non ci saremmo sottoposte a questa ingiusta e crudele trafila di fecondazioni. L’avremmo adottato e sarebbe stato nostro figlio da subito. Perché non è soltanto il senso della maternità che ti spinge ad avere un figlio, ma anche quello che tu costruisci o potresti costruire con lui, ma non perché ha il tuo DNA ma perché lo costruisci giorno dopo giorno. Perché contribuisci alla sua crescita in termini affettivi, di continuità affettiva, in termini economici, e contribuisci a costruire una relazione e lui contribuisce a crescere insieme, ad un vero scambio profondo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">L’adozione non è possibile e facciamo tutto quello che dobbiamo fare. L’unica cosa che non faremo mai è comprare un bambino, per non alimentare un mercato nero, per non alimentare mercati non regolamentari e non regolamentati. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Qual è stata la reazione di famiglie e amici rispetto alla vostra idea di avere un figlio?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Inizialmente erano preoccupati, dicevano che questo figlio sarebbe cresciuto disturbato a causa dell’assenza di una figura paterna. Poi, dando loro degli strumenti, facendo per esempio leggere il libro di Chiara Lalli, piuttosto che studi, statistiche, dati, avendoli portati alle riunioni di famiglie arcobaleno, facendogli conoscere le realtà, i bambini che già ci sono, le loro paure si sono smussate e quindi oggi come oggi non dico che fanno i fuochi d’artificio però…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">No, sono preoccupati per noi, hanno paura delle ripercussioni, hanno paura che possiamo avere qualche problema, che qualcuno ci possa malmenare, che qualcuno ci possa discriminare… I problemi ci sono, noi non stiamo negando l’assenza di problema, il problema c’è ed è chiaro, tutto sta a decidere se affrontarlo oppure no. Noi abbiamo deciso di affrontarlo, speriamo di essere anche un po’ fortunate perché quello serve nella vita, e possiamo dire che fino ad adesso abbiamo trovato più belle persone che pazzi. E’ chiaro che la nostra esposizione preoccupa le nostre famiglie, che hanno capito che facciamo tutto questo anche per gli altri, per un senso collettivo della vita. E in fondo, anche se sono preoccupati per noi, in fondo in fondo, ci stimano e ci sostengono per quello che stiamo facendo! Non ce lo diranno mai, però lo capiamo da tutta una serie di cose. Loro come padri e come madri tendono a proteggerci, essendo convinti che nell’anonimato possono proteggerci di più, senza capire che quello è il momento in cui noi finiamo in un buco nero e non ci proteggono in quel modo lì, ma ci proteggono se ne parlano, con i loro amici, con i loro colleghi di lavoro, e che il cambiamento parte anche da loro. Noi glielo spieghiamo di tanto in tanto quando hanno qualche defaiance e andiamo avanti. </span><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong><span style="color: #333333;"><strong>- E in termini di spesa la scelta che avete fatto voi quanto incide?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Dipende dai tentativi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #000080;">Dipende dai tentativi. Diciamo che chi è più fortunata di noi e fa 2-3 tentativi e rimane incinta è una roba accettabile, se questa cosa continua a lungo è un po’ faticosa economicamente. Noi viviamo un grosso privilegio nel fare parecchi tentativi che è il fatto che abbiamo un lavoro, che risparmiamo tutti i nostri soldi per fare questa cosa, non andiamo in vacanza o se lo facciamo ci appoggiamo a nostri amici che gentilmente ci ospitano. Tutte le nostre risorse economiche finiscono lì perché per noi questa è una priorità. Certo i soldi non sono infiniti…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #993300;">E’ chiaro che fai delle scelte in virtù di quello che desideri. Per noi è importante avere un figlio, sappiamo che il percorso è quello e rinunciamo a tutto il resto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- E quindi chi ha un lavoretto, o è colpito dalla crisi…..?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Guarda io ti racconto una storia, per farti capire quanto poi veramente conti anche la fortuna, conta l’imprevedibilità. Allora, a Napoli ci sono due ragazze che lavorano in un call center, gli stipendi del call-center sono miseri. Loro fanno il loro primo grosso investimento insieme e vanno a vivere insieme, prendono una casetta, vanno a vivere insieme, sono molto innamorate, e poi decidono di avere un figlio, quindi loro per fare un’inseminazione risparmiano tutto l’anno per poter partire a fare un’inseminazione. Questo tentativo però non va bene, con grande delusione, tutti i loro risparmi finiti, il loro sogno s’infrange, e un altro anno davanti per rimettersi economicamente in sesto e rifare la stessa cosa. Secondo anno stessa, cosa, ripartono e di nuovo non riesce. Il terzo anno riniziano di nuovo a fare la stessa cosa, perchè sono molto motivate, hanno un desiderio profondo e quindi rimettono i soldi da parte. Ad un certo punto hanno un imprevisto, una spesa imprevista e quindi sono costrette a spendere una parte dei soldi che avevano messo da parte per aggiustare questa situazione imprevista. In tutti questi 3 anni però loro all’interno del call-center conoscono persone, raccontano del loro amore, del loro desiderio, dei loro viaggi. Loro sarebbero dovute partire per natale: stavano quindi per partire ma non hanno i soldi. Si confidano con una collega, disperate perché non potevano più partire, avrebbero dovuto aspettare un altro anno. In questo call-center, queste 600 o 800, non ricordo bene, persone che vi lavoravano si sono tutte tassate per 2, 3, 5 euro non di più, e hanno così consentito di rintegrare quei soldi e di partire. Hanno loro fatto un regalo di Natale, tutti: dal capo, ai dirigenti, ai colleghi consentendo loro di provare a coronare il loro sogno. Loro non si sono offese, hanno accolto questo regalo e sono partite; al ritorno, dopo 20 giorni, hanno scoperto di essere incinte: e quando questo bambino è nato è stata la gioia di tutto questo grande call-center. Allora questa è una storia che non è una fiaba, questa è vita vissuta, è la storia di un bambino che è nato da due donne, cha hanno saputo raccontare la loro storia e le loro traversie ai loro colleghi, che molto probabilmente le hanno apprezzate per il loro impegno sul lavoro, per la loro gioia, per il loro sogno. Da questo viaggio dell’Amore è nato un bambino! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Questo per dire che i soldi sono importanti, però con parecchi sacrifici e con la capacità di trasferire questo sogno d’amore, gli altri ti aiutano. Questa è una storia di grossa civiltà, questo Paese è pronto per una legge contro l’omofobia, per una legge che riconosce la continuità affettiva del genitore non biologico, che riconosce il testamento biologico… l’unica realtà che non è pronta a fare questo è la politica che ha un interesse personale o partitocratico rispetto all’interesse collettivo. Questo è un Paese generoso, è un paese fatto di persone speciali, che non finiscono sui giornali, di cui non si sa niente, ma esistono, tanto al Sud quanto al Nord. Ma sta agli individui la capacità di condividere le proprie emozioni e se stessi, mettersi in gioco. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Cosa ne pensate delle dichiarazioni di Giuseppina La Delfa, all’indomani del Pride?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Era un modo per dire “ se non volete fare niente per gli omosessuali almeno occupatevi del minore in virtù del fatto che il genitore non biologico in caso venga a mancare quello biologico viene separato dal bambino”. </span><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Questa è una cosa grave, ma è in caso di morte. Però potrebbe capitare anche una separazione dalla compagna, ma nulla potrebbe separarmi da mio figlio e nulla osta dal fatto che io sia stata un buon genitore e voglio continuare ad esserlo! Io mi sono presa un impegno nei confronti di questo bambino, che non è solo un impegno ma anche un diritto. Il senso della frase era quindi: ok, da omosessuali non ci date niente, non si capisce perché ma non ci date niente. Allora non partiamo da noi, partiamo da un minore e vediamo come riuscite ad organizzarci delle leggi, perché noi vogliamo vivere sereni e felici. Perché se noi siamo sereni e felici i nostri figli crescono ancora più sereni e felici. </span><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #993300;">Il genitore omosessuale non biologico ci ha il doppio svantaggio perché intanto è omosessuale, e quindi cittadino di serie B, ed in più la legge non lo riconosce come genitore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"> <strong>- Quindi se viene a mancare la madre biologica?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #000080;">La madre non biologica non ha alcun diritto, e il figlio viene affidato o ai parenti più prossimi o va in affidamento. La cosa che più vorrei avere sono dei doveri nei confronti di mio figlio…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #333333;"><strong>- Pertanto se il vostro status di famiglia fosse legalmente riconosciuto sarebbe diverso…??</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #000080;">Ovviamente!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Conoscete <a href="http://www.chiaralalli.com/" target="_blank">Chiara Lalli</a> e il suo libro &#8220;Buoni genitori&#8221;?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #000080;">Come no! Chiara è un’amica e sta facendo un lavoro grandioso e si impegna non solo per gli omosessuali ma per tutte le minoranze!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Nel documentario Daniela dichiara che l&#8217;accettazione della sua omosessualità è facilitata dalla sua posizione sociale. Pensi che l&#8217;affermazione individuale influenzi le opinioni degli altri e faciliti la disponibilità ad accettare situazioni che, in contesti diversi, sarebbero rifiutate? E questo, secondo te, non costituisce una deminutio per gli omosessuali e le lesbiche in generale?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #000080;">Assolutamente! Si tende a pensare che un gay dev’essere un migliore: un gay non dev’essere né migliore né peggiore di un eterosessuale, dev’essere sé stesso.  E’ chiaro che in una società che premia il successo professionale, la disponibilità economica, le gerarchie di potere, se tu hai la fortuna e la capacità di farne parte è chiaro che è più facile perché ti puoi imporre. Io sono talmente consapevole di questa cosa che la utilizzo per me e per far passare il concetto di omosessualità ma il lavoro che faccio non lo faccio su quelle persone ma per tutti quello che non sono come me, che non hanno la mia stessa fortuna e sono persone normalissime. Io ho avuto la fortuna di fare un mestiere che mi fa entrare in certe stanze e premere certi bottoni, e io questa cosa la voglio sfruttare ma non a vantaggio mio, ma della comunità, di tutti noi! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Sì, ma è anche vero, come nel mio caso, io sono un’impiegata per esempio. Io sono andata a fare un colloquio ad aprile e durante questo colloquio mi è stato chiesto se avevo un compagno, se convivevo o se ero sposata. Io in fase di colloquio ho dichiarato di essere omosessuale, quindi la discriminazione poteva avvenire già lì, e gliel’ho detto proprio tranquillamente, ho detto visto che siamo in fase di colloquio e ci stiamo conoscendo per me questa è una scelta. Quindi anche se mi prendete ma mi discriminate per il mio orientamento io posso anche scegliere di non venire a lavorare con voi. Stessa cosa per loro, anche loro potevano scegliere, sapendo benissimo come stanno le cose: è una questione di franchezza e di trasparenza. A me m’hanno assunto. Quindi è vero il discorso di Daniela, che a certi livelli e nella sua posizione è più facile però è anche vero che devi portare le persone a certi ragionamenti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><span style="color: #000080;">Quindi fa tanto la posizione ma la posizione è uno strumento; fa tanto il fatto che tu sei una persona in equilibrio, consapevole di quello che sei, perché una cosa che è sempre premiata, anche se non te lo diranno, è la correttezza, la trasparenza.  Tu ti stai “vendendo” per quello che sei, gli altri possono scegliere come puoi scegliere anche tu: io non andrei mai a lavorare in un ambiente omofobico, piuttosto faccio un altro mestiere! Questa è una forza non è una debolezza, e poi è un modo per dare fiducia agli altri, così come noi la vogliamo dobbiamo darla. Se noi ci chiudiamo saranno due mondi che non si parlano. E se noi facciamo questo gli altri saranno molto migliori. Però devi avere coraggio, perché se magari poi ti discriminano, tu capirai che non potevi stare in quell’ambiente, e quindi è comunque un vantaggio!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Però è pure vero che ci sono ambienti dove è difficile lavorare ed essere dichiarati, come in un tribunale per esempio…</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Non è vero, non è vero! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Non è una questione d’ambiente, è una questione di rapporti personali. La visibilità si fa quando si è in confidenza, mica al giudice quando sei in udienza. E’ meglio mentire, è meglio fare finta di essere quello che non si è? E’ meglio vivere di frustrazioni che possono solo amareggiarci e abbrutirci? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">No, io non voglio essere una persona così! Preferisco prendere qualche fregatura in più, ma essere una persona che porta energia, che porta un contributo, che porta gioia! Non voglio portare la parte peggiore di me, non voglio che gli altri mi facciano diventare peggiore. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Ma poi anche negli ambienti più difficili se non sei tu ad attivare il cambiamento non lo farà mai nessuno per te, sei tu che devi combattere per te stesso, sei tu che ci devi mettere la faccia. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">E non significa fare una lotta aggressiva o una lotta di posizione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">No devi semplicemente portare la tua testimonianza. Io penso questo: se una persona ti fa una domanda vuol dire che si può aspettare qualsiasi risposta. Quando mia madre mi ha chiesto ma tu sei omosessuale? Vuol dire che lei già aveva un dubbio e dunque poteva aspettarsi una risposta affermativa! Era quindi perfettamente pronta ad aspettarsi la mia risposta, che ha avuto… E il concetto è lo stesso per colleghi, amici o che, perché probabilmente vogliono condividere con te, e allora è meglio creare un rapporto lineare e sincero da subito piuttosto che crearsi tutta una serie di impalcature. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Secondo voi non è più semplice una cosa del genere in una città grande come Roma?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">No, questo è un altro pregiudizio! Come quello sui cinesi di cui si dice che non gli fanno funerali e chissà che fine je fanno fa! Sono pregiudizi, e lo abbiamo visto: si vive benissimo in città del sud e del nord: cioè vivi bene se sei consapevole di te, è un lavoro che va fatto su se stessi,  non va fatto sugli altri, gli altri cambiano di conseguenza se cambi tu. Se tu come individuo sei sereno e i pregiudizi non ti toccano perché hai elaborato delle cose dentro di te, tu non risponderai mai in maniera non assertiva, e l’altro non entrerà in conflitto, non ne avrà motivo. Può non pensarla come te, e ci può anche stare, ma piano piano potrai anche trovare altri punti di incontro con quell’individuo. Se smettiamo di vedere questo bicchiere solo come mezzo vuoto, le cose cambiano. Non puoi chiedere un cambiamento se non cambi tu!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Come facciamo a chiedere dei diritti se ci nascondiamo? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> <span style="color: #333333;">- Avete paura delle discriminazioni che potrà subire il bambino quando dovrà spiegare che avrà due mamme e non una mamma ed un papà?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Intanto non sarà lui all’inizio a spiegare di avere due mamme, perché sarà talmente piccolo che non sarà in grado di parlare e quindi saremo noi a spiegarlo agli altri. Poi a nostro figlio forniremo tutti gli strumenti adatti alla sua età e al suo percorso di crescita, e staremo a vedere. Però diciamo che abbiamo conosciuto anche un sacco di mamme che hanno figli anche di 8,11, 15 anni (adesso c’è questo boom baby gay come lo chiamano sulla stampa, ed un po’ è vero perché siamo più consapevoli e sappiamo che possiamo fare anche dei figli, siamo più forti nel fare delle scelte e più in grado di metterci in gioco)… e quindi siamo consapevoli che questo figlio potrebbe trovare delle sacche di difficoltà, potrebbe fare più fatica però avrà tutti gli strumenti per poter colloquiare e poi avrà due mamme che lo amano e che lo supportano come ci hanno supportato i nostri genitori. Le sue difficoltà non saranno queste, a noi preoccupa molto di più la droga, la male cultura, il pedofilo, il bullismo, che sono cose che preoccupano tutti i nostri amici eterosessuali con figli. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Ma non avete paura di sentirvi dire che a scuola gli /le hanno chiesto &#8220;che fine ha fatto il papà&#8221;?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Ma lui saprà da sempre che ha due mamme, quindi non avrà questo problema, saprà che il papà è un donatore, che lui è nato in un certo modo, che la sua famiglia è quella, che è diversa dalle altre famiglie con cui dovrà confrontarsi, saprà tutto da subito, ci crescerà in quell’ambiente, quindi lui saprà che il papà non ce l’ha: lui è nato grazie ad una donazione di un uomo che forse conosciamo, che forse non conosciamo, che ci ha donato il suo seme. Se lo conosciamo e lo conosceremo avrà l’opportunità forse di conoscerlo anche lui, se non sarà nel frattempo morto e sarà voglioso di farsi conoscere, ma  non è il padre, perché lui il padre non ce l’ha. Lui ci ha due mamme. Poi ci avrà mia madre, la madre di Marica, il papà di Marica, mio fratello, mia cognata, avrà una famiglia normale, quasi da carie ai denti per quanto sarà normale questa famiglia. Non è diversa dalle altre, ci ha soltanto due mamme, e per lui/lei sarà normalissimo, saprà che noi siamo omosessuali, e probabilmente molto prima degli altri bambini saprà cos’è l’omosessualità, nascerà una famiglia diversa, ma né peggiore né migliore delle altre, solo diversa!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- A chi vi dice che la vostra è una scelta egoista cosa rispondete?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Io la ritengo un’offesa ma la ritengo anche un modo paradossale per definire la nostra scelta, perché la consapevolezza con cui noi, ma qualsiasi coppia omosessuale, affronta e decide di avere un figlio è enorme, perché si fa duemila problemi, si pone duemila domande, quando lo facciamo, come lo facciamo, che succederà, chi lo discriminerà, domande che una coppia eterosessuale non si fa nella maggior parte dei casi. E saranno comunque genitori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- E se uno ti dicesse che sei egoista perché non ti rendi conto del futuro di un pargolo innocente?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Io sono la figlia omosessuale di una famiglia eterosessuale. I miei hanno tenuto molto conto a come io crescessi, ma questo non ha determinato che io sarei poi diventata omosessuale. Le persone che in genere fanno questo tipo di affermazioni sono persone poco documentate, perché ci sono tantissimi libri e studi che dimostrano che i bambini delle famiglie omosessuali crescono né meglio né peggio che nelle famiglie eterosessuali. Certe affermazioni quindi vengono da persone che ignorano determinate cose e mi sembrano piuttosto superficiali. Allora, le inviterei, prima di dare dei giudizi, a documentarsi.</span><strong> </strong><span style="color: #993300;">Forse si è egoisti a non fare un figlio, perché a fare un figlio stravolgi completamente la tua vita: perché non sei più tu la priorità, ma sarà il piccoletto! Tutto quello che sto facendo per avere un figlio non è egoismo è consapevolezza: chiedere i permessi, spararsi gli ormoni, fare i viaggi, ecc.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Secondo voi un bambino ha bisogno di una figura maschile di riferimento, e cos’è una figura maschile di riferimento per voi?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">La figura maschile e la figura femminile sono importanti. Crescere in una famiglia omosessuale, maschile o femminile, non significa che non avrai poi delle figure nel nostro caso maschili di riferimento. Ce le avrà: io ho un fratello, lei ha un fratello, gli zii, il nonno… Non è che noi gli neghiamo la figura maschile, noi gli stiamo proponendo un modello di famiglia diverso da quello cui siamo abituati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">E poi voglio dire io ho dentro di me delle caratteristiche che per cultura, sono sempre stati considerati maschili. Lui avrà la possibilità di scegliere in base ai caratteri, alle attitudini. Per esempio il papà di Marica è stato un mammo, perché aveva più tempo perché aveva un lavoro a turni e quindi si occupava dei figli più della mamma che invece lavorava con un orario molto più rigido. E vogliamo dire che Marica è lesbica per questo? Ma non è vero per niente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Quindi per te cos’è una figura maschile?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Per me è identica ad una figura femminile, è una persona che porta se stesso, contribuisce alla famiglia portando se stesso, le sue caratteristiche. Un genitore mette in gioco se stesso, e non vale solo per un genitore, perché noi ci confronteremo col mondo, e lui/lei potrà conoscere tutti quelli che gli stanno intorno e prenderà dagli altri così come noi abbiamo preso dagli amici dei nostri genitori, dagli zii, dai nonni, e da tutte quelle figure di riferimento che ci siamo scelti nella vita. Anche dagli insegnanti, per esempio, perché il mondo non è chiuso solo nella famiglia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Gli omosessuali maschi possono essere buoni genitori come le lesbiche?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Allo stesso modo. Né più e né meno. Ne conosciamo tanti. Non c’è un buono o cattivo. Dobbiamo uscire fuori da questi cassetti alla Dalì che non servono a niente, e che non fanno altro che farci chiudere dentro schemi. Cerchiamo di vedere la vita in un tutto tondo dove le persone si confrontano e fanno vedere quello che sono a prescindere dal loro sesso o orientamento, portano la loro personalità. Smettiamola di vedere questa televisione che ci condiziona con certi modelli. Smettiamola di parlare per stereotipi e cerchiamo di vedere quello che ci fa stare veramente bene, che poi sono cose semplici e banali: l’amore, il confronto, la stima e la condivisione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Che ne pensate della maternità surrogata e dell&#8217; utero in affitto?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Ci sono dei paesi dove un utero in affitto è davvero un utero in affitto, cioè viene pagato a prescindere. Poi ci sono dei paesi più evoluti dove i nostri amici omosessuali consapevoli di questo NON VANNO mentre le coppie eterosessuali VANNO perché magari meno abbienti e questo sia chiaro. Intanto utero in affitto non significa che la portatrice, che è quella che porta il bambino e non ha gli ovuli, gli ovuli sono di una donatrice… di solito in tutti i paesi civilizzati dove ci sono delle regole ben precise la portatrice ha: una famiglia sua, dei figli suoi e più di uno, non lo fa per denaro, il rimborso che le viene dato sono le spese mediche, più un piccolo rimborso per il tempo che lei detrae al suo lavoro. Quindi non è che si arricchisce facendo la portatrice, questi sono tutti pregiudizi idioti. La portatrice crea insieme ai genitori omosessuali maschi un rapporto: il bambino saprà chi l’ha portato e molto probabilmente saprà anche chi ha donato gli ovuli, questo è possibile (IN canada, In Inghilterra) nei paesi civilizzati. Dalla scarsa informazione nasce un profondo pregiudizio… e quindi Utero in affitto = poverina, chissà quanti soldi….</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Che Iter avete seguito? Dove siete andate?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">In Spagna, e in Danimarca. In Spagna ci hanno deluso perché non hanno riconosciuto un problema alla tiroide di Marica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">E adesso che accederemo alla FIVET (fecondazione in vitro) andremo in Grecia. La Fivet è più sicura ed ha più probabilità della semplice intrauterina!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>- Ultima domanda: se vostro figlio ereditasse l’insana passione per il calcio?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(</strong><span style="color: #333333;">Risate</span><strong>)….</strong><span style="color: #000080;">Eh, che fai? Se quella è la sua passione? Mi sa che andrei alle sue partite! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><span style="color: #993300;">Forse finalmente andrebbe a vedere le partite!</span><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Non bloccherei mai la sua passione, se una passione sana! Forse mi appassionerò per la prima volta nella mia vita… o magari lo porterò a conoscere anche altre cose. Vabbè lo porterò alle partite di calcetto… spero proprio di no! Nun ce posso pensà, me sento male!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Vabbè nun te giustificà… <span style="color: #333333;"><strong>(</strong>Ancora risate&#8230;<strong>)</strong></span><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><br />
</span></p>
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		<title>Il lupo in calzoncini corti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 09:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
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		<category><![CDATA[Lucia Stano]]></category>
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		<category><![CDATA[Nadia Dalle Vedove]]></category>
		<category><![CDATA[omogenitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[produzine dal basso]]></category>
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		<description><![CDATA[
In Italia, oggigiorno, si parla sempre più spesso del concetto di famiglia allargata, ma troppo spesso l’argomento viene affrontato con superficialità. Vi è un completo scollegamento con la realtà da parte di chi detiene il potere decisionale sui modelli mostrati dai mezzi di comunicazione.
In Italia infatti non sono presenti solo famiglie tradizionali, ma anche famiglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/IL_LUPO_IN_CALZONCINI_CORTI_logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-313" title="IL_LUPO_IN_CALZONCINI_CORTI_logo" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/IL_LUPO_IN_CALZONCINI_CORTI_logo-300x138.jpg" alt="IL_LUPO_IN_CALZONCINI_CORTI_logo" width="300" height="138" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia, oggigiorno, si parla sempre più spesso del concetto di famiglia allargata, ma troppo spesso l’argomento viene affrontato con superficialità. Vi è un completo scollegamento con la realtà da parte di chi detiene il potere decisionale sui modelli mostrati dai mezzi di comunicazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia infatti non sono presenti solo famiglie tradizionali, ma anche famiglie allargate, single e addirittura famiglie omogenitoriali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff00ff;">Chi sono le famiglie omogenitoriali?</span></strong> Alla domanda risponde il documentario Il lupo in calzoncini corti che racconta le storie di tre famiglie omosessuali con figli che vivono la loro normale quotidianità nell’Italia di oggi, fanalino di coda europeo in tema di diritti civili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film è a metà lavorazione. Per poterlo portare a termine è stata messa in moto la <strong>PRODUZIONE DAL BASSO</strong>, una modalità di produzione consapevole in cui il pubblico partecipa attivamente pre-acquistando il Dvd prima della sua realizzazione ottenendo così di forzare le regole per arrivare dove la produzione televisiva pone i suoi limiti. Un gesto partecipativo per portare alla luce storie di ordinaria discriminazione, storie di un’Italia invisibile, ma anche l’occasione per rispondere ai politici italiani, alle famiglie italiane, agli eterosessuali italiani, al Vaticano e infine, perché no, agli omosessuali italiani. I protagonisti de Il lupo in calzoncini corti sono i bambini. Joshua che ha 7 anni, un fratello, una sorella e due mamme. Roberta, 12 anni, che vive con due mamme, una sorella nata da inseminazione casalinga e il cui padre naturale cerca di strapparla alla sua casa. E poi ci sono Luca e Francesco, compagni da 13 anni, che desiderano diventare padri e che forse ci riusciranno grazie ad una clinica canadese che li sta aiutando ad attuare la Surrogacy: una donna si è offerta di portare avanti la gravidanza al posto loro. A differenza di quello che succede nel resto d’Europa, in Italia queste famiglie non sono tutelate da nessuna legge.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.nelnomedelladonna.org/Lucia%20Stano.htm" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;"> </span></a><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/IL-LUPO-IN-CALZONCINI-CORTI-extra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-320" title="IL LUPO IN CALZONCINI CORTI extra" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/IL-LUPO-IN-CALZONCINI-CORTI-extra-300x225.jpg" alt="IL LUPO IN CALZONCINI CORTI extra" width="240" height="180" /></a><a href="http://www.nelnomedelladonna.org/Lucia%20Stano.htm" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">Lucia Stano</span></a> e <a href="http://www.campusdigicitta.it/partecipanti/nadia-dalle-vedove_1" target="_blank"><span style="color: #ff00ff;">Nadia Dalle Vedove</span></a></strong>, le due registe, hanno iniziato la lavorazione de Il lupo in calzoncini corti ben due anni fa, dopo i numerosi riconoscimenti ottenuti grazie al precedente lavoro dal titolo <strong><a href="http://www.cinemagay.it/schede.asp?IDFilm=3102" target="_blank">Le famiglie arcobaleno</a></strong> che ha vinto il <strong><a href="http://cinema.tesionline.it/cinema/notizia.jsp?id=532" target="_blank">Festival Internazionale GayLesbico di Milano 2007</a></strong> e che ancora oggi è proiettato in diversi circuiti. Una scintilla che ha fatto scoccare in loro la volontà di raccontare una realtà troppo spesso esclusa da qualunque mezzo di comunicazione e che ha davvero bisogno di mostrarsi nella sua normale e semplice quotidianità.</p>
<p style="text-align: justify;">I media stanno seguendo questo tema di estrema attualità, ma i passaggi televisivi e gli articoli sintetici sulla stampa non danno merito alla complessità dell’argomento. Accennano e passano ad altro. Il documentario Il lupo in calzoncini corti invece non sarà un lavoro sociologico e non entrerà nel merito delle questioni socio-politiche, ma sarà un racconto cinematografico di storie di donne, uomini e bambini: di madri, padri e figli. Una storia che deve essere raccontata perché si ha sempre paura di ciò che non si conosce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lupo in calzoncini corti ha una serie di finanziatori che credono nel film, soprattutto associazioni umanitarie e GLBT, ed è già in trattativa per la futura messa in onda e distribuzione, ma purtroppo i finanziamenti ottenuti fino ad ora non bastano a coprire le prossime spese del progetto. Un supporto da parte di chi vuole contare di più e scegliere una programmazione televisiva e cinematografica più consapevole risulta quindi la mossa vincente, così che il pubblici possa ricoprire un ruolo attivo, trasformandosi in co-produttore del film, investendo 14 euro (compresi i costi di spedizione) pre-acquistando una copia del Dvd che verrà spedito al completamento del documentario, previsto nell’estate 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni o per pre-acquistare:</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Il Lupi in calzoncini corti" href="http://www.illupoincalzoncinicorti.com" target="_blank">www.illupoincalzoncinicorti.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/IL-LUPO-IN-CALZONCINI-CORTI-foto-1.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-321" title="IL LUPO IN CALZONCINI CORTI foto 1" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/IL-LUPO-IN-CALZONCINI-CORTI-foto-1-300x168.jpg" alt="IL LUPO IN CALZONCINI CORTI foto 1" width="300" height="168" /></a>Noi della Rete crediamo e sosteniamo questo progetto che ad oggi ha ottenuto circa 300 pre-ordini, numero considerevole ma certamente non sufficiente a sostenere le spese di queste due registe che si sono impegnate in un lavoro che merita di essere pubblicizzato e diffuso il più possibile.</p>
<p>Per tale motivo abbiamo chiesto ed ottenuto di poterle intervistare, e le ringraziamo per la disponibilità, il cuore e l&#8217;impegno che sono riuscite a trasmetterci!</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Il lupo in calzoncini corti: chi c’è alla base di questo progetto?</strong></span></p>
<p>L’idea del documentario “Il lupo in calzoncini corti” è nata nei primi mesi del 2007. Nadia Dalle Vedove e io (n.d.r. Lucia Stano) abbiamo deciso di affrontare il controverso argomento delle famiglie omogenitoriali, abbiamo deciso cioè di raccontare quelle famiglie omosessuali con figli che in Italia vivono ancora una forte discriminazione, famiglie fantasma totalmente ignorate dallo Stato e dagli italiani.</p>
<p>Da allora stiamo portando avanti il progetto grazie allo studio di produzione <a href="http://www.farofilm.it" target="_blank"><strong>Fåröfilm</strong></a>, piccola struttura produttiva che abbiamo fondato nel 2004, con la collaborazione di diverse associazioni sensibili all’argomento ma soprattutto grazie alle famiglie che insieme a noi stanno raccontando la loro esperienza e ci stanno lasciando osservare la propria vita.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong> Cosa fate nella vita?</strong></span></p>
<p>A parte i documentari che realizziamo come studio Fåröfilm, commissionati e non, dei quali firmiamo insieme la regia, lavoriamo in maniera diversa in ambito televisivo e cinematografico. Io lavoro come regista e producer per spot promozionali per diversi canali satellitari, Nadia invece si occupa di scrittura, è autrice per documentari e fiction e lavora come story editor su diversi progetti.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Com’è nata l’idea di girare un corto su questo tema? Chi sono i protagonisti? Si tratta di un lavoro autobiografico?</strong></span></p>
<p>“Il lupo in calzoncini corti” è un lungometraggio. Avrà infatti la classica doppia versione da 52 minuti per la programmazione nei palinsesti televisivi e 80 minuti per la proiezione al cinema. E’ un’abitudine piuttosto diffusa tra i documentaristi ragionare sulla doppia lunghezza.</p>
<p>Raccontiamo la storia di tre famiglie omogenitoriali italiane, una coppia di donne di Milano con tre figli avuti da inseminazione assistita, una coppia di donne che abita in Maremma con una figlia avuta da precedente matrimonio e un’altra figlia concepita insieme con fecondazione casalinga, e infine la storia di due uomini romani che stanno attuando una Surrogacy in Canada dove una donna ha donato gli ovuli e un’altra porterà avanti la gravidanza al posto loro.</p>
<p>I protagonisti principali saranno i bambini che ci racconteranno dal loro punto di vista cosa voglia dire essere figli di genitori omosessuali.</p>
<p>La storia non ci riguarda in maniera diretta, non è una storia autobiografia, ma abbiamo conosciuto molte di queste famiglie durante la lavorazione di un precedente progetto, e ci è sembrato insensato che in Italia si faccia ancora così fatica a parlare di omosessuali e dei loro figli. Purtroppo L’Italia si conferma fanalino di coda in tema di diritti umani. Con il nostro lavoro vogliamo rendere visibile una realtà ignorata.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>A chi è rivolto?</strong></span></p>
<p>E’ rivolto a tutti gli italiani. A tutti quelli che ancora si chiedono se queste famiglie debbano esistere o meno e che non sanno che in realtà queste famiglie ci sono già e i bambini sono tanti. Il documentario permetterà a tutti coloro che non conoscono ancora queste famiglie di entrare nelle loro vite per coglierne le differenze, o magari per accorgersi che di differenze non ce ne sono poi tante.</p>
<p>Ma è rivolto anche ad un pubblico europeo, ad un pubblico abituato ad una situazione diversa, visto che nella maggior parte degli stati europei la condizione delle famiglie omogenitoriali è pienamente riconosciuta dalla legge, perchè si rendano conto dell’arretratezza dell’Italia su questo tema.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Come mai la scelta di questo titolo?</strong></span></p>
<p>“Il lupo in calzoncini corti” è un titolo che richiama il mondo delle fiabe e quindi dell’infanzia, visto che i nostri protagonisti sono soprattutto i bambini, e soprattutto richiama la figura del “cattivo” delle favole, il lupo.</p>
<p>“Il lupo in calzoncini corti” ridicolizza il personaggio del lupo sdrammatizzando così la paura sociale nei confronti delle famiglie omogenitoriali.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Qual è la novità di questo documentario?  E’ prodotto da qualcuno?</strong></span></p>
<p>La novità di questo progetto è che abbiamo deciso di realizzarlo coinvolgendo il pubblico. E’ sempre difficile ottenere fondi per il documentario in Italia, e spesso argomenti che non incontrano il favore dell’industria rischiano di non vedere mai la luce. Ecco perchè abbiamo chiesto al pubblico di partecipare pre-acquistando una copia del Dvd prima della fine della sua realizzazione, in modo da aiutarci a coprire parte delle spese. Il Dvd verrà poi spedito a chi avrà collaborato quando il film sarà finito (estate 2010). Una forma di produzione consapevole, un gesto partecipativo che trasforma il pubblico da ultimo anello di una catena a parte attiva con un forte potere decisionale. Questa formula viene definita “Produzione dal basso”.</p>
<p>L’idea di una “produzione dal basso” e del pre-acquisto è un’idea fortemente legata alla produzione dei prodotti del Commercio Equo nelle cooperative del Sud del Mondo e alla loro vendita per esempio in Italia: c’è un qualche collegamento con questo metodo?</p>
<p>Ciò che queste realtà hanno in comune è la volontà di bypassare le solite regole e premiare quelle idee indipendenti che normalmente sono escluse dai mercati.</p>
<p>Possiamo definire rivoluzione culturale la scelta di girare un film finanziato da coloro che ne usufruiranno? Quante copie sono già state pre-acquistate?</p>
<p>Sarà una rivoluzione culturale se il pubblico si renderà realmente conto della propria forza e del proprio potere decisionale. Siamo troppo spesso abituati a sorbirci ciò che le industrie ci impongono e ci dimentichiamo che siamo noi a decidere se premiare o meno un progetto, un film, un prodotto.</p>
<p>Il progetto di produzione dal basso de “Il lupo in calzoncini corti” è iniziato nel giugno 2009 e in quattro mesi abbiamo pre-venduto quasi 300 copie (tenendo conto che nel mese di agosto l’immobilità regnava sovrana). Lo consideriamo un ottimo risulato, ma il progetto potrà dirsi riuscito quando avremo raggiunto le 1000 copie. La “Produzione dal Basso” continua per almeno un anno fino alla fine dei lavori quindi abbiamo tempo di raggiungere questa cifra.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>In che modo arcigaymilano e famiglie arcobaleno collaborano con voi?</strong></span></p>
<p><strong>Arcigay Milano</strong> (<a href="http://www.arcigaymilano.org/index.asp" target="_blank">CIG</a>) sostiene attivamente il documentario fin dalle sue prime fasi, finanziandone parte della realizzazione. E’ stato un contributo importante soprattutto quando all’inizio il progetto era solo su carta.</p>
<p>L’<a href="http://www.famigliearcobaleno.org/" target="_blank"><strong>Associazione Famiglie Arcobaleno</strong></a> supporta il progetto in diverse forme e ci aiuta molto a livello organizzativo e promozionale. Inoltre hanno contribuito con un piccolo finanziamento economico che ci ha sicuramente aiutate nei momenti più difficili. Le famiglie protagoniste fanno parte dell’associazione e tutti gli iscritti seguono sempre con molto interesse i progressi del documentario.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Quando uscirà?</strong></span></p>
<p>“Il lupo in calzoncini corti” uscirà presumibilmente nell’inverno del 2010.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>In che circuiti lo manderete?</strong></span></p>
<p>Sarà prima presentato ad un festival importante per poi seguire il suo destino tra proiezioni in sala, programmazioni televisive e distribuzione in Dvd.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Pensate di partecipare a qualche concorso?</strong></span></p>
<p>Certo. Molto dipende dalla data di chiusura dei lavori ma sicuramente la prima proiezione è prevista in un festival importante. Poi organizzeremo una serie di proiezioni in diversi festival italiani e non.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Avete altri progetti per il futuro?</strong></span></p>
<p>I progetti sono molti e  alcuni sono già in lavorazione, magari in fase di ricerca. Quando avremo concluso “Il lupo in calzoncini corti” avremo la lucidità e l’energia per dedicarci a tempo pieno ad un nuovo progetto. Per adesso tutte le nostre energie sono concentrate sul documentario, e crepi il lupo, tranne quello in calzoncini corti&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff00ff;"><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=aJPAAWgKrbs">Trailer Il Lupo in calzoncini corti</a></strong></span></p>
</address>
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