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	<title>Rete Agatergon &#187; Eventi</title>
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	<description>Uguaglianza, diritti, differenza, rispetto</description>
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		<title>Amore, Sessualità e Modelli di Genere in Mutamento</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 21:09:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione nazionale PrecArt, in collaborazione con l&#8217;editore ScriptaWeb e sotto l&#8217;egida del Centro Interdipartimentale di Ricerca su Politica e Genere, dell&#8217;Università di Padova (CIRSPG), organizza la terza edizione del bando di concorso dedicato ai giovani e alle giovani studiose/i che si interessano alle tematiche di genere. Troppo spesso gli scritti e i temi innovativi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/4621909388_30859c00d3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1076" title="concorso" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/4621909388_30859c00d3-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>L&#8217;Associazione nazionale PrecArt, in collaborazione con l&#8217;editore ScriptaWeb e sotto l&#8217;egida del Centro Interdipartimentale di Ricerca su Politica e Genere, dell&#8217;Università di Padova (CIRSPG), organizza la<strong> terza edizione del bando di concorso dedicato ai giovani e alle giovani studiose/i che si interessano alle tematiche di genere</strong>.</h5>
<p>Troppo spesso gli scritti e i temi innovativi di ricerca non raggiungono i maggiori editori, e quindi non hanno occasioni di visibilità. La ricerca indipendente è fortemente penalizzata, specialmente in Italia, da una mancanza di finanziamenti per la scrittura, la revisione, la stampa e la distribuzione di autori nuovi e idee che contribuiscano ad uno scambio che attraversi le generazioni senza riprodurre dinamiche di potere prestabilite. Per superare almeno alcuni dei gap e delle difficoltà attuali, il bando CondivIDEE dà la possibilità a giovani studiosi e studiose precarie (di età inferiore ai 45 anni, o comunque non strutturati in ambito universitario) di pubblicare contributi (di auto-riflessione, ricerca applicata e/o critica teorica) presentati in forma di saggio originale e innovativo.</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Il tema per il 2011 è: &#8220;Amore, Sessualità e Modelli di Genere in Mutamento&#8221;.</strong></span></p>
<p>Ci interessano scritti capaci di mettere in luce le ambivalenze e le contraddizioni esistenti tra il sistema di genere pubblico e l&#8217;ambito del privato, le tensioni tra femminilità e mascolinità dominanti e marginali, gli spazi di negoziazione quotidiana delle pratiche sessuali e dei ruoli di genere, tra eteronormatività e omofobia.<br />
Ciascuna autrice/autore tratterà il tema a partire dalle proprie esperienze di ricerca e vita, pur adeguandosi ad un criterio metodologico condiviso: l&#8217;esplicito posizionamento dell&#8217;autore/autrice.<br />
Gli scritti possono riguardare varie aree disciplinari e adottare metodologie di ricerca diverse, come le interviste in profondità, le storie di vita, l&#8217;autonarrazione critica, oppure sviluppare una teoria situata e sessuata. Per chiarire il tipo di posizionamento autoriflessivo che cerchiamo, proponiamo qui tre possibili modelli:</p>
<p><span style="color: #800080;"><strong><em>à la Lonzi/Mieli/Anzaldua</em></strong>:</span> costruire l&#8217;intera riflessione a partire dalla propria esperienza personale;<br />
<span style="color: #800080;"><strong><em>à la Puwar (<em>Noise of the Past</em>)</em></strong>:</span> utilizzare la storia della propria famiglia come filo rosso di un ragionamento storico-sociale ampio e intergenerazionale;<br />
<span style="color: #800080;"><strong><em>à la Butler (<em>Undoing Gender</em>)</em></strong>:</span> inserire una narrazione autobiografica di sé in coda all&#8217;articolo, per esplicitare il proprio posizionamento rispetto all&#8217;oggetto trattato, anche per non rimanere imbrigliati/e negli angusti steccati disciplinari.</p>
<p>Questi scritti devono essere stati realizzati a partire dal 2008, in inglese o in italiano, e <strong>potranno essere pubblicati sia in formato digitale interattivo, che cartaceo, attraverso la piattaforma innovativa MyPOD sviluppata dall&#8217;editore ScriptaWeb, senza che l&#8217;autore/trice debba sostenere alcun costo.</strong><br />
<strong>L&#8217;editore garantisce la registrazione dell&#8217;ISBN, la validità a fini concorsuali della pubblicazione e il diritto d&#8217;autore.</strong><strong><br />
</strong></p>
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<h3><span style="color: #800080;">Modalità di partecipazione</span></h3>
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<p>L&#8217;iniziativa è aperta a tutte le ricercatrici e i ricercatori precari (di età inferiore ai 45 anni, o comunque non strutturati in ambito universitario) che scrivono in italiano o in inglese.<br />
Per partecipare si dovrà compilare la scheda di partecipazione, da inviare insieme al file digitale del manoscritto. Non si accettano pubblicazioni inviate esclusivamentein formato cartaceo.</p>
<p>Non si accettano manoscritti superiori a 30.000 caratteri (spazi inclusi &#8211; circa 20 pagine).<br />
Verrà data precedenza a opere inedite che utilizzino teorie, temi e pratiche di ricerca innovative, interdisciplinari, socialmente e politicamente rilevanti. Si incoraggiano particolarmente a partecipare le giovani donne e i giovani uomini che fanno ricerca. ma che non hanno accesso a fondi per pubblicare le loro riflessioni, o che non sono stabilizzati in ambito istituzionale.</p>
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<h3><span style="color: #800080;">Comitato redazionale:</span></h3>
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<p>Laura Fantone<br />
Manuela Galetto<br />
Gaia Giuliani<br />
Sveva Magaraggia<br />
Chiara Martucci<br />
Francesca Pozzi</p>
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<h3><span style="color: #800080;">Come e dove spedire il materiale:</span></h3>
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<p>Per partecipare occorre compilare la scheda di partecipazione salvata in formato pdf, unitamente all&#8217;abstract o al testo completo dell&#8217;articolo<strong> entro il 15 dicembre 2011 a </strong><a href="mailto:bando@precart.net">bando@precart.net</a> con il seguente titolo nell&#8217;oggetto: <strong>Bando CondivIDEE 2011</strong></p>
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<div><a title="Scheda di partecipazione   (36 KB)" href="http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252Ff%252Fd%252FD.7560d417b121e68c142d/P/BLOB%3AID%3D50563"><img src="http://www.comune.venezia.it/flex/TemplatesUSR/CM/TemplatesUSR-BLOB-img/Download/WORD-small.gif" alt=" (36 KB)" />Scheda di partecipazione (36 KB)</a></div>
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</div>
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		<title>15 ottobre: anche noi ci indignavamo!</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 15 ottobre c&#8217;eravamo anche noi. Alcun* di noi si sono dati appuntamento a Piazza della Repubblica, ma non essendo riuscite a trovarci subito abbiamo vissuto il corteo da due prospettive diverse. Di seguito il racconto di Elisabetta e Rachele, la prima in coda e la seconda quasi alla testa del corteo. Entrambe sono riuscite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/DSCN1360.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1044" title="Foto Furiosa" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/DSCN1360-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><strong>Il 15 ottobre c&#8217;eravamo anche noi. Alcun* di noi si sono dati appuntamento a Piazza della Repubblica, ma non essendo riuscite a trovarci subito abbiamo vissuto il corteo da due prospettive diverse. Di seguito il racconto di Elisabetta e Rachele, la prima in coda e la seconda quasi alla testa del corteo. Entrambe sono riuscite a sfuggire al massacro che si è sviluppato quella giornata, ma con lucidità e determinazione hanno deciso di narrare i fatti vissuti e visti da due angoli diversi della manifestazione.</strong></p>
<p><strong>Elisabetta si racconta</strong><br />
Da giorni non si parla d’altro e finalmente ci siamo: 15 ottobre.<br />
Anche Roma, così come Madrid, Bruxelles. Berlino, Parigi, Montreal, New York, Tel Aviv, Auckland, Sidney, Tokio, Manila, Taipei, scende in piazza con la sua carica di indignazione, rabbia e orgoglio. La rabbia di un Paese ferito e umiliato, ma che ancora trova le energie per ribellarsi ad una dittatura della Finanza che impoverisce la gente e la cultura, che distrugge scuole, università, fabbriche e teatri. Arrivo purtroppo con un po’ di ritardo e non senza qualche apprensione, quando la testa del corteo si è già mossa da P.zza della Repubblica. Durante il tragitto, in una metropolitana strapiena di gente, molta diretta come me verso la Piazza, continuo a sentire nella mente le parole che mi ha rivolto mia figlia prima che mi muovessi da casa: ”Fai attenzione mamma, alcuni miei compagni di classe che fanno parte del Blocco Studentesco mi hanno detto che si sono organizzati con i più grandi per fare casino!”.<br />
Non è la sola a lanciare avvertimenti. Si vocifera da più parti che sono previsti disordini e del resto la cosa è plausibile; tuttavia, appena esco dalla stazione della metropolitana e mi affaccio sulla Piazza, vengo travolta da una fiumana di gente e in un attimo mi libero dei pensieri cupi. Il corteo già in movimento mi appare colorato, fiero, e nonostante la rabbia sia palpabile, i sorrisi non si contano e poi musica , canzoni, bandiere rosse a profusione e slogan che mi ricordano anni lontani. Subito vengo trascinata dalle stesse emozioni provate tante e tante volte, tutte le volte in cui percepisco l’energia positiva sprigionata dalla gente unita da sentimenti di solidarietà e dalla voglia di condivisione. Anche la folla ai lati è numerosa e allegra. Ci scambiamo sguardi complici e sorrisi. Mi fermo un attimo per veder sfilare il corteo e dare un’occhiata a striscioni e bandiere. Una delle parole d’ordine della manifestazione è stata quella di non alzare simboli di “partito” ed infatti non ne vedo. Restano sollevate solamente le bandiere di Sinistra Ecologia e Libertà, PCL, Sinistra Critica, e poi i Cobas, la Fiom, i Cub, ma soprattutto vedo gruppi nutriti di giovani precarie/i, “indignate/i”: ricercatori, lavoratrici e lavoratori di fabbriche e uffici; spicca tra la folla il camion del teatro Valle, occupato da mesi, con la sua musica e la sua gente in costume di scena che canta, balla e grida il suo sdegno e la sua rabbia, e a seguire un enorme drago verde portato da giovani studenti; espressioni determinate e sicure, ma solari, piene di energia positiva e costruttiva. Insomma c’è tutto quello che serve a caratterizzare una protesta forte, sentita, ma che riesce ad esprimersi anche con ironia, come fa il tipo che espone orgogliosamente un cartello con su scritto: ”<em>Io nun so’ indignato, me rode er culo</em>”.</p>
<p>Roma grida, con tutta la sua veracità!!!</p>
<p><strong>Hanno dato fuoco ad un&#8217;auto!</strong><br />
Mentre mi muovo lasciandomi trasportare dalla musica che proviene dal camion del Valle, con la coda dell’occhio vedo passarmi accanto un gruppo di ragazzotti tatuati, vestiti di nero e con il viso mezzo coperto da una sciarpa. Sento una strana sensazione, una nota stonata che mi turba per un attimo, ma non voglio badarci per ora, e continuo a muovermi a ritmo di rock. Una manciata di minuti e mi arriva un sms di Rachele che si trova più avanti: ”Hanno dato fuoco ad una macchina in Via Cavour”. Mi volto e vedo una colonna di fumo che si solleva a poche centinaia di metri da me. Comincia il delirio! Il corteo si blocca. Non si riesce a proseguire. Da questo momento in poi sarà un susseguirsi frenetico di sms informativi di Rachele: &#8220;Stanno spaccando le vetrine dei negozi”.</p>
<p>I disordini dilagano sotto gli occhi della polizia che, chissà perchè, per il momento non interviene. Mi collego con l’iphone ad internet e leggo i primi notiziari. I cosiddetti &#8220;black bloc&#8221;, hanno scatenato l’attacco in più punti: Via dei Fori Imperiali, Via Merulana. Una caserma in Via Labicana sta andando a fuoco. Pochi minuti e la guerriglia arriva anche a P.zza S. Giovanni, punto di arrivo del corteo, dove si dovrà svolgere l’assemblea degli &#8220;Indignati&#8221;. Nel frattempo iniziano le prime cariche della polizia, ma contro i manifestanti, non contro i vandali. Già, perché???</p>
<p><strong>Scarsa organizzazione o destino ineluttabile?</strong><br />
Mi rendo conto d’un tratto che non esiste un servizio d’ordine. Una mancanza grave nell’organizzazione, ma forse avrebbe potuto fare ben poco contro la furia devastatrice dei black bloc. Il corteo è ormai fermo da un bel po’, dunque decido di andare via. Mi dirigo verso casa mentre continuo a ricevere notizie di scontri. Pare che gli unici che stiano cercando di bloccare i rivoltosi siano gli stessi manifestanti che cercano di riportare la manifestazione alla situazione tranquilla che era stata prevista. Al grido di: “delinquenti, fascisti” esplode la rabbia di coloro che pacificamente volevano manifestare il loro dissenso. Un signore tenta di bloccare un uomo che tenta di lanciare una bottiglia di vetro contro i vigili del fuoco. Per tutta risposta l’energumeno incappucciato gliela spacca sul viso, ferendolo. Torno verso casa con il cuore gonfio di rabbia e delusione e con tante domande e dubbi che mi affollano la mente. Il pensiero di come un numero ridotto di gente violenta e senza scrupoli possa riuscire a vanificare il peso e l’importanza di una manifestazione come questa, che era riuscita a riunire finalmente, sotto un unico grido di protesta, tantissima gente di tutta Italia, di tutte le età, dopo tanti anni di rassegnato silenzio, non mi dà pace. Perché in tutte le altre città del mondo il tutto si è svolto pacificamente e con dignità? Cosa sta succedendo a Roma? Cosa è successo dieci anni fa a Genova? E mi tornano in mente le parole che “Kossiga” rivolse, poco tempo prima di morire, al capo della polizia, dopo gli scontri avvenuti nel corso delle manifestazioni degli studenti che rivendicavano il diritto allo studio: ”…<em>bisogna infiltare gli agenti nelle manifestazioni perché trasformino i movimenti pacifici in movimenti di violenza e devastazione per poi mandare tutti all&#8217; ospedale. Perché? Perché bisogna discreditare nell&#8217; opinione pubblica le idee che i &#8220;professori rossi&#8221; mettono nelle teste dei ragazzi</em>…&#8221;</p>
<p>Continuo a pensare mentre guardo le immagini che scorrono sullo schermo della tv. Mostrano una P.zza S. Giovanni piena del fumo dei lacrimogeni, una ragazza con il volto insanguinato corre per sfuggire ai colpi dei sanpietrini scagliati dai black bloc. Circa quattrocento persone si sono rifugiate all’interno della basilica. Gli idranti della polizia sparano acqua per disperdere i manifestanti. All’improvviso si vede chiaramente un blindato della Guardia di Finanza travolgere un ragazzo che rimane a terra. Più tardi si saprà che per fortuna non è stato ferito gravemente.</p>
<p><strong>L&#8217;inizio di una nuova epoca?</strong><br />
A notte fonda finalmente la guerriglia si placa e ci appare l’immagine di una Roma devastata dalla furia tribale di qualche centinaio di persone. Poche forse, ma ben organizzate, evidentemente. Troppo bene per poter credere che si tratti semplicemente di un gruppuscolo di teppisti che agiscono tanto per creare disordini.</p>
<p>Tuttavia, con il placarsi delle emozioni, sono altre le immagini che mi tornano alla mente e che voglio ricordare di questo buio pomeriggio romano. Sono i colori, le voci, i volti della gente, alcuni arrabbiati,alcuni giovani, alcuni stanchi e segnati dal tempo, eppure tutti sorridenti. Eravamo tante e tanti, siamo tante e tanti. Rivedo gli occhi fieri delle giovani femministe, il loro passo deciso e sicuro che arriverà lontano, ne sono sicura. Non basteranno le piccole truppe organizzate dal sistema a soffocare l’ondata di cambiamento che sta investendo il mondo intero. Il movimento continua e niente e nessun* potrà fermarlo, perché anch’io voglio credere che:</p>
<blockquote><p>“Quello che è accaduto ieri deve aprirci gli occhi e la mente. Non si può continuare a fare politica con le vecchie ricette. Ci dovranno essere cambiamenti anche nelle lotte sul lavoro e nel sindacato e nella politica economica… quella di ieri a Roma è stata una manifestazione storica… FORSE SIAMO ALL’INIZIO DÌ UNA NUOVA EPOCA.” (Valentino Parlato da “Il Manifesto” del 15/10/2011)</p></blockquote>
<p><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/DSCN1378.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1045" title="black" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/DSCN1378-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Rachele si racconta</strong><br />
La giornata era iniziata con una strana frenesia: notte un pò insonne dopo giorni passati a discutere se partecipare o meno, viste le numerose mail di molti “compagni” che ci esortavano a non scendere in piazza perché &#8211; dicevano &#8211; ci sarà un massacro in tutto il centro di Roma! Alla fine ci siamo dette che non potevamo stare a casa e che se avessimo visto qualcosa di strano saremmo scappate senza battere ciglio. La prima brutta sensazione l’ho sperimentata in metro, quando intravvedo sulle braccia di molte ragazze che distribuiscono volantini che invitano a partecipare all’assemblea che si terrà a San Giovanni alle 17, il numero di telefono del <strong>Legal Team</strong>.<br />
Giunte a Piazza della Repubblica la sensazione è duplice: da un lato carri, palloncini colorati, musica, famiglie, migliaia di volti di indignat* italian* che hanno solo voglia di manifestare pacificamente tutto il proprio dissenso per un governo, un intero sistema, che ci sta soffocando sotto ogni punto di vista e che ci fa vivere in una condizione di precariato culturale perenne! Ma la festa è solo apparente: troppi ragazzi con gli zaini e i caschi attaccati alla cintura mi distolgono dall’aria festosa.<br />
La mia compagna vede tatuato sul braccio di uno di loro un gladio con sotto la scritta “SPQR”. È un simbolo fascista &#8211; mi dice preoccupatissima. Ed in effetti mai come oggi ci sentiamo così poco al sicuro, consce che da un momento all’altro la situazione possa sfuggire di mano, sebbene non sappiamo come o da chi!</p>
<p><strong>Il corteo si avvia puntuale</strong><br />
Alle 14 la testa del corteo era già partita da un pezzo. La piazza si era praticamente riempita e svuotata almeno tre volte, segno questo di una partecipazione davvero fortissima. Partiamo anche noi, cercando di capire in quale spezzone inserirci, sia per affinità che per ragioni di sicurezza. Cominciamo a vagare e a scendere verso Via Cavour, facendo foto, leggendo i cartelli e gli striscioni dei vari partecipanti, con una voglia incredibile di esserci e di farci sentire perché mai come quel giorno la presenza ha per noi il valore forte della partecipazione! Tutto procede bene, a parte un primo intoppo all’altezza di Piazza dell’Esquilino, dove il corteo si blocca. Riusciamo a scendere un pò più giù, unendoci allo spezzone dei Cobas, sicure che lì non poteva succederci nulla, ma da lì a pochi secondi vediamo una nuvola di fumo nero alzarsi in cielo.<br />
Alla mia sinistra la vetrina del negozio Elite è completamente distrutta, le lavoratrici dentro sembrano terrorizzate&#8230; Vedo un palo divelto e uno quasi spaccato a metà. Riesco a fare due foto, riprendendo anche dei ragazzi con dei caschi in testa. Mi volto dietro e una schiera improvvisa di soldatini neri con caschi neri, felpe o magliette nere, volto coperto, zaini e sguardo sicuro, si avvicina verso di noi, mentre dal fondo di Via Cavour parte una carica della polizia! Riusciamo a trascinarci a vicenda fuori da quella situazione, correndo, cercando di non posizionarci in un angolo da dove non potremmo scappare.  &#8221;Fai le foto, sono fascisti!&#8221; &#8211; mi urla la mia compagna. Faccio un paio di foto dal lato, per non farmi vedere, perché ho paura &#8211; quella è stata la prima volta &#8211; che possano prendersela con me.<br />
Mando un sms a Elisabetta, per avvertirla di quello che stava succedendo. So che è in uno spezzone più indietro e mi auguro che non arrivi dove ci troviamo noi!</p>
<p><strong>Verso Piazza San Giovanni</strong><br />
A quel punto decidiamo di arrivare a San Giovanni percorrendo strade interne, tagliando il corteo, certe che una volta arrivate  saremo al sicuro, perché in Piazza ci saranno i dibattiti, e l’assemblea plenaria, e la musica, e tanta voglia di essere in tanti e uniti!<br />
Il percorso che porta alla Piazza sembra tranquillo, pacifico, sereno. Non un corteo, ma gruppi di persone che pian piano cercano di radunarsi. Vedo i No Ponte, i No Tav, i disabili, quelli del Manifesto, la Freedom Flotilla&#8230; Giungiamo a San Giovanni, dove si respira un’aria di festa. Ho anche il tempo di comprare una copia del Manifesto interamente dedicata a quella giornata&#8230; per un attimo perdo il resto del gruppo per portare a termine il mio importante acquisto, ed è proprio in quell’istante che sento un&#8217; altra poco piacevole sensazione, di paura, e corro alla ricerca del resto del gruppo perché non possiamo perderci, potrebbe succedere qualcosa da un momento all’altro. Sono pensieri confusi, continui, inspiegabili, forse paranoici, ma non riesco a cacciarli via e il mio unico desiderio in quel momento è quello di ritrovarli subito!<br />
Sono le 16.30, tra mezz’ora avrà inzio l’assemblea plenaria che si terrà sul prato di fronte alla Basilica, vicino alla statua di San Francesco. Decidiamo di spostarci per prendere posto ed informarci presso il gazebo proprio sotto la statua. Ho appena il tempo di fotografare una disabile sulla sedia a rotelle proprio in mezzo alla strada, di scambiare due parole con una delle organizzatrici dell’Assemblea che mi dice che quel fumo nero, alto, intenso, che si vede da dietro San Giovanni dicono sia il fumo di un tram che brucia.</p>
<p><strong>La festa diventa un incubo</strong><br />
I volti sono tesi ma pensiamo che l’assemblea inizierà a breve e finalmente potremo parlare, condividere quei momenti e soprattutto produrre. Sì, perché il movimento non vuole solo sfilare, vuole, desidera ed esige proporre delle alternative credibili!<br />
Tutto ciò, però, c’è stato negato.<br />
I momenti che seguono saranno confusi, difficili da spiegare, eppure indelebili nella memoria.<br />
Si vede un gruppo di gente cominciare a correre verso la piazza, non poche decine, tantissime persone. Non capiamo da cosa scappano fino al momento in cui, nell’attimo di un microsecondo, non vediamo entrare le camionette della Polizia che cominciano a gettare acqua sulla gente con gli idranti. Volano tre bombe carta, cominciano a volare pietre, si cominciano a vedere sulla strada laterale ragazzi vestiti di nero coi volti coperti.<br />
Il mio pensiero va alla mia compagna e alle mie amiche, ci prendiamo per mano e cominciamo a correre&#8230; e proprio in quell’istante ripenso a quella signora, con la sedia a rotelle, che si trovava proprio al centro di quella strada invasa da camionette, sanpietrini, idranti, ragazzi a volto coperto&#8230; mi chiedo se sia riuscita a non farsi travolgere.<br />
In quel momento, penso a Elisabetta, riesco a malapena a inviarle un messaggio dicendole di non venire a San Giovanni perché si è scatenata una vera e propria guerra. Penso ai miei amici che mi avevano chiamato due minuti prima per raggiungerci. Mi avvicino alla mia compagna con in mano il Manifesto che urla disperata “<em>bastardi! cosa state facendo?</em>”. E in quel preciso istante realizzo che siamo stati derubati di un momento importante di produzione politica e di confronto concreto. L’immagine della mia compagna che urla verso la piazza con quel giornale in mano, quello stesso che voleva essere per me simbolo di una giornata difficile ma memorabile, si ricolloca nella mia mente come l’immagine di un’occasione strappataci ingiustamente.</p>
<p><strong>Derubati ma non ci lasciamo abbattere!</strong><br />
Di quei momenti ho il ricordo della corsa, del cuore che mi batteva all&#8217;impazzata, dei sanpietrini e delle bombe carta da evitare, della mia compagna da proteggere, dei gruppi in nero, della paura negli occhi delle mie amiche, della rabbia per qualcosa che c’è stato tolto e per essermi sentita come in trappola, asserragliata dalla violenza, spettacolarizzata dalle immagini che poi vedrò in diretta una volta tornata a casa.<br />
Ho la consapevolezza assoluta che siamo all’inizio di un momento storico, che ho vissuto una giornata che rimarrà nella memoria, anche se non come avrei voluto. Mi viene da piangere mentre vedo quelle scene, racconto a chi mi chiama preoccupato quello che ho vissuto, ricevo il messaggio di Elisabetta che mi dice di essere tornata a casa, sana e salva ma davvero indignata!<br />
Sento vuoto, disperazione, delusione. Mi faccio assalire da mille domande. Mi dico che sono al sicuro adesso, anche se non so al sicuro da cosa!<br />
Solo gli occhi della mia compagna che mentre mi abbraccia per rassicurarmi mi sussurra <strong>“Lucha, siempre!”</strong> riescono a restituirmi il senso di quella giornata e capisco che non devo abbattermi ma continuare ad andare avanti, col coraggio di sempre.</p>
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		<title>Non sui nostri corpi, non in nostro nome, razzismo, sessismo e omo/lesbo/transfobia nell’Italia del pacchetto sicurezza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 21:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[TRENTO: Universinversi 14.05.2010
In occasione dell'incontro a Trento promosso da Universinversi, ho avuto il privilegio di ascoltare quattro voci ormai note al panorama GLBTQI* italiano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify">TRENTO: Universinversi 14.05.2010</h2>
<address>
<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/CIE.jpg" alt="CIE" width="180" height="211" /></p>
<p><strong>In occasione dell&#8217;incontro a Trento promosso da Universinversi, ho avuto il privilegio di ascoltare quattro voci ormai note al panorama GLBTQI* italiano.</strong></p>
</address>
<p style="text-align: justify">Erano presenti:<br />
• <span style="color: #800080"><strong>Elena Biagini</strong></span>, attivista di azione gay e lesbica<br />
• <span style="color: #800080"><strong>Cristian Loiacono</strong></span>, <strong>UNI TO</strong>, attivista gay<br />
• <span style="color: #800080"><strong>Porpora Marcasciano</strong></span>, attivista movimenti identità transessuali<br />
• <span style="color: #800080"><strong>Sonia Sabelli</strong></span>, femminista, attivista CIE</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>CRISTIAN LOIACONO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">Racconta Cristian che nel decennio a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000 vive in Francia e frequenta movimenti di quel proletariato e sottoproletariato che a Bologna, città da dove proviene, non si vedono.<br />
A Parigi ha modo di analizzare le divisioni di classe e quindi di reddito incarnate nei fenomeni migranti. Frequenta la comunità gay che in quel periodo discute sulla proposta di legge per i matrimoni omosessuali, Pacs.<br />
Attraverso lo studio delle dinamiche sociali legate ai fenomeni omofobici constata l’insorgere di una nuova solidità nazionale cementata dall’omofobia comune ai fondamentalismi religiosi.<br />
Un po quel che accade oggi in Italia, dove si affaccia sulla scena sociale e politica il fenomeno dei migranti di seconda generazione immerso in quel declino sociale che solo la paura del diverso, in questo caso omosessuali e etnie differenti che nel nostro Paese vengono ad incontrarsi/scontrarsi.<br />
Fascisti e clericali xenofobi e omofobici brandiscono la difesa della famiglia tradizionale come uno stendardo, ma anche gruppi di omosessuali si alleano con la destra contro i migranti.<br />
Nascono nuovi studi per smontare l’omofobia delle culture islamiche: no alle espulsioni all’interno delle normative stabilite.<br />
I movimenti di destra cambiano, l’insorgere di nuove destre che vedono nell’On. (?) Gianfranco Fini un degno rappresentante dotato di quella cultura politica a sostegno del proletariato di destra.<br />
La società italiana di oggi è più complessa che in passato: donne migranti soprattutto dall’est europa impiegate nella cura della persona e manodopera impiegata nel settore agricolo proveniente in gran parte dal Marocco.<br />
<span style="color: #333333"><strong>OMOFOBIA-XENOFOBIA-IMPERIALISMO</strong></span><br />
In nome di nessun corpo la guerra è giustificabile.<br />
La politica <span style="color: #333333"><strong>QUEER</strong></span> rifiuta i modelli identitari, rifiuta di catalogare il corpo tanto quanto rifiuta il modello imperialista fondato sul consumo del petrolio, contro la misoginia e l’omofobia (?)<br />
Negli studi femministi post-coloniali vi è una presa di parola che si contrappone alla rappresentanza. Gay di seconda generazione sono spinti da motivi e bisogni che animano questa critica.<br />
Nei fenomeni migranti in Italia si considera la posizione del soggetto iperdominato da culture di tipo patriarcale, maschilista, omofobo.<br />
Il progresso è un prodotto dell’uguaglianza socio-economica basata sul multiculturalismo espresso dalla concezione QUEER.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>SONIA SABELLI</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">Attivista antirazzista, studiosa accademica, si adopera a favore delle mobilitazioni contro i <span style="color: #333333"><strong>CIE</strong></span> (centri di identificazione ed espulsione), a sostegno delle donne migranti, che in primis vivono e attraversano sui loro corpi neri i fenomeni conseguenti al post colonialismo.<br />
Negli altri Paesi il dibattito tra soggetti evidenzia una certa criticità dal punto di vista accademico nel riprendere una serie di analisi teoriche in merito allo scontro tra ex colonialisti e colonizzatori che si svolge oggi all’interno delle nostre metropoli.<br />
In Italia è difficile importare modelli francesi e spagnoli. I movimenti ai quali Sonia Sabelli prende parte le permettono di osservare ed assistere i migranti divisi e organizzati in comunità.<br />
I pacchetti sicurezza millantano la protezione del corpo delle donne, suscitando la legittima reazione e presa di distanza dei gruppi femministi.<br />
A Roma per es. le reti nate contro il pacchetto sicurezza hanno permesso la riorganizzazione dei centri sociali in laboratori in cui si intreccia la lotta di classe e i fenomeni migranti.<br />
I collettivi femministi protestano contro l’uso demagogico del corpo delle donne essendo dato certo che la violenza domestica è di gran lunga superiore alla violenza in strada.<br />
La legge sul pacchetto sicurezza emanata nell’estate del 2009 si basa sul controllo sociale, limitando la libertà personale di un categoria di persone., criminalizza chiunque esprima dissenso all’omologazione senza possibilità di ribellione.<br />
L’alleanza tra il conflitto apparente tra femminismo reale e femminismo accademico passa attraverso il limite sancito dal razzismo interiorizzato e deve necessariamente escludere le politiche identitarie.<br />
I CIE sono luoghi di conflitto nei quali si vivono tragicamente le conseguenze della legge del 08.08.2009.<br />
Basti ricordare la donna che nel corso di un processo ha denunciato un tentativo di stupro da parte della polizia. Le associazioni che dovrebbero occuparsi della tutela dei reclusi, in realtà abusano degli stessi con le connivenze delle Istituzioni: è assodato l’impiego si psicofarmaci somministrati attraverso il cibo per sedare i detenuti, che è corretto puntualizzare, altro non sono che soggetti in cerca di condizioni di vita migliori, colpevoli di esser privi di passaporto italiano.</p>
<p style="text-align: justify">La rappresentazione del corpo femminile nero nella pubblicità, nei film, nello spettacolo è fenomeno recente ed è “usato” per promuovere alcuni prodotti coloniali per antonomasia come per es. il cacao.<br />
La sensualità animalesca evocante il corpo di una donna di colore è legata a pregiudizi rappresentativi, ponendo in sordina la voce e i corpi reali delle migranti essendo la tratta, la prostituzione, il fenomeno delle escort e delle badanti, accettata e funzionale al sistema.<br />
La sanatoria promossa dal governo italiano ha spinto all’autodenuncia molte migranti: illuse di essere regolarizzate, sono finite nei CIE.</p>
<p style="text-align: justify">Intervento di Elena Biagini<br />
Sostiene vi siano errori macroscopici di considerazione, riassumibili in:<br />
1. Le donne migranti in Italia, soprattutto rumene, restano sconcertate dall’imperante maschilismo italiano.<br />
2. Si tende ad identificare il soggetto con lo stato dal quale migra.<br />
3. L’assoggettamento del migrante alla classe di proletariato.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>ELENA BIAGINI</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">In Italia si dibatte da meno tempo rispetto a Paesi come Inghilterra e Germania, sulle tematiche legate ai movimenti. Ci si basa su studi fatti da altri ma nel nostro Paese il panorama è differente, il paradigma culturale cambia.<br />
Gay Imperialism di cui anche Christian ha accennato, è scritto da attiviste inglesi migranti di seconda generazione e tratta il paradigma islamico e come le soggettività queer musulmane si rapportano a quelle bianche: singolarità di donne, femministe, gay e la vittima che proviene da queli Paesi (donna, gay, trans etc).<br />
Lo studio contesta le politiche monodirezionali come ad es. gay bianchi omofobi. Facciamo Breccia, movimento di cui Elena Biagini fa parte, è criticata in quanto posizionata contro il Vaticano ma non contro l’integralismo islamico, questo perché, sostiene la Biagini è necessario individuare la lotta prioritaria, in questo caso il Vaticano.<br />
Al contrario dei tempi della guerra in Afganistan, oggi si giustificano meno le guerre, ciò nonostante i media traducono in un ottica bellica le notizie riguardanti solo ed esclusivamente alcuni Paesi, vedi ad es. l’Iran. In Italia le notizie giungono notizie (prive di una lettura critica) che vengono selezionate e vagliate da agenzie di stampa governative o paragovernative come Veri One.<br />
Ad esempio siamo venuti a conoscenza della situazione degli omosessuali a Cuba sotto il generale Castro ma dei Paesi ad essa limitrofi non si sapeva nulla. Siamo inoltre poco aggiornati sull’evoluzione politica: sempre a Cuba ad esempio sono state fatte campagne contro l’omofobia, iniziative che ignoriamo totalmente.<br />
<span style="color: #333333"><strong>Veri One</strong></span> è un gruppo che produce comunicati stampa ed assume in pieno il paradigma di vittime alle quali si attribuiscono fenomeni di sessismo, xenofobia, omofobia.<br />
L’es. di Pegah la ragazza iraniana, presunta lesbica, espulsa dalla Gran Bretagna è emblematico. Da alcune ricerche avviate da Nerina Milletti, pare infatti che la questione relativa al suo caso in Iran non sussistesse neppure, tanto da supporre che fosse montato opportunamente al fine di promuovere comunicati stampa sollecitanti la mobilitazione in Italia.<br />
Giustificare le guerre allo scopo di favorire la retorica della modernizzazione e il processo di democratizzazione quali principi fondamentali per l’U.E. ha avuto come conseguenza l’apertura al dibattito tra valori cristiani e autodeterminazione dei diritti.<br />
La proposta di legge avanzata dall’<span style="color: #333333"><strong>On. Paola Concia</strong></span> era in realtà un’integrazione all’articolo del dispositivo anti-omofobico contenuto nel <a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=7732" target="_blank"><span style="color: #333333"><strong>13 bis riguardante la clandestinit</strong></span></a><a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=7732" target="_blank"><span style="color: #333333"><strong>à</strong></span></a> come reato sancito nel pacchetto sicurezza.<br />
All’omicidio di <a href="http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_01/rom_accusato_omicidio.shtml"><span style="color: #333333"><strong>Giovanna Reggiani</strong></span></a> avvenuto nella capitale, seguirono la caccia allo straniero, soprattutto cittadini rumeni, con rastrellamenti e aggressioni.<br />
In risposta alla pericolosa e millantata associazione &#8220;rumeno = stupratore&#8221; fu indetta la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne in cui il messaggio, chiaro e forte, riportava quale dato inequivocabile la violenza domestica a dispetto di quella in strada.<br />
Chiarezza che le comunità LGBT non hanno avuto.<br />
Collocarsi come vittime significa porsi in atteggiamento debole e di immobilizzazione nei confronti di un processo di liberalizzazione.<br />
La patologizzazione, l’etnocizzazione dell’omofobo depotenzia la lettura critica che le comunità LGBT possono dare al mondo.<br />
Chi si lascia assimilare da questi discorsi sono le stesse organizzazioni e persone che si prestano ad aperture a questo genere di fascismi e a posizioni razziste avanzate dalle destre, come ad es. <span style="color: #888888"><strong>casa pound</strong></span>, <a href="http://www.gaylib.it/" target="_blank"><span style="color: #888888"><strong>gaylib</strong></span></a>, <a href="http://www.azionetrans.it/" target="_blank"><span style="color: #888888"><strong>azionetrans</strong></span></a>.<br />
Il pride è un percorso di liberazione, e la partecipazione di elementi che nulla hanno a che fare con l’antirazzismo è il motivo che ha indotto quest’anno coloro, ai quali questi principi non appartengono, a disertare la manifestazione nella capitale.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #800080"><strong>PORPORA MARCASCIANO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">Porpora Marcasciano nel suo intervento si interroga sul nesso che esiste nei tre approcci sostenuti dagli interventi precendenti: quello teorico di Cristian, quello pratico di Sonia, quello operativo di Elena.<br />
La cooperazione è necessaria al fine di garantire una migliore qualità di vita delle persone.<br />
La rete sociale tra le varie associazioni di volontariato e i progetti sostenuti dai singoli viene trasformata da una regia o scena politica.<br />
Per esempio la rete solidale promossa contro la prostituzione sta divenendo ronda, facendo leva sulla sicurezza, sulle paure, sul decoro delle nostre città.<br />
Bisogna domandarsi cosa ci interessa oggi: aiutare, integrare, o invece eliminare, occultare alla vista. Le comunità cristiane di base sono le uniche che offrono una risposta concreta a questa penosa questione ed è con loro che ci si ritrova a collaborare.<br />
L’<a href="http://materialisociali.wordpress.com/italia-tratta/italia-tratta-di-esseri-umani-a-scopo-di-sfruttamento-sessuale/" target="_blank"><span style="color: #333333"><strong>art. 18</strong></span></a> tratta delle persone sfruttate e prevede l’accompagnamento della richiesta al Ministero degli interni, ed alle questure, deve essere effettuato da una associazione accreditata.<br />
Le questure dispongono di tempi tecnici per vagliare la denuncia ed intanto inviano ai CIE le persone che commettono reato di clandestinità.<br />
Associazioni quali il <a href="http://www.mit-italia.it/" target="_blank"><strong><span style="color: #333333">MIT</span></strong></a> che si occupa dell’accoglienza in strada, la “casa delle donne”, la caritas e varie associazioni cattoliche provvedono a dare la possibilità di un percorso di regolarizzazione.</p>
<h3 style="text-align: justify"><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p style="text-align: justify">Far comunicare i tre livelli sopraccitati (anche ideologici) significherebbe operare congiuntamente al fine di una migliore qualità di vita di queste persone.</p>
<p style="text-align: justify">Ringrazio Universinversi e gli intervenuti al dibattito, perché mi hanno permesso una lettura critica e consequenziale delle informazioni che quotidianamente raccolgo, ma che, da comune cittadina, non riesco ad elaborare con la stessa perizia e consapevolezza di chi opera all&#8217;interno  dei vari movimenti. Movimenti che lottano affinché un mondo migliore sia possibile.</p>
<p>Sara</p>
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		<title>Picchetto Circolare a Montecitorio</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 15:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa lanciato in occasione del sit-in che si terrà stasera davanti a Montecitorio, a partire dalle 21, in sostegno dello sciopero della fame che una coppia gay di Savona, Manuel e Francesco, stanno portando avanti dal 4 Gennaio. Insieme a loro, anche una coppia lesbica di Verona, Rita e Luigia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/picchetto-circolare.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-536" title="picchetto circolare" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/picchetto-circolare-300x300.jpg" alt="picchetto circolare" width="300" height="300" /></a><em><strong>Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa lanciato in occasione del sit-in che si terrà stasera davanti a Montecitorio, a partire dalle 21, in sostegno dello <a href="http://www.blog-show.com/vandilli/?p=339" target="_blank">sciopero della fame</a> che una coppia gay di Savona, Manuel e Francesco, stanno portando avanti dal 4 Gennaio. Insieme a loro, anche una coppia lesbica di Verona, Rita e Luigia, porta avanti dal 4 Gennaio uno sciopero della fame ad oltranza.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Numerose stasera le <a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.blog-show.com%2Fvandilli%2F%3Fp%3D381&amp;h=8cdbbe2822e3e50d3bd319972f4dc320" target="_blank">iniziative</a> in tutta Italia.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="widows: 2; text-transform: none; text-indent: 0px; border-collapse: separate; font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: medium; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; white-space: normal; orphans: 2; letter-spacing: normal; color: #000000; word-spacing: 0px;"><span style="text-align: left; line-height: 15px; font-family: 'Lucida Grande',Arial,Helvetica,sans-serif; color: #666666; font-size: 12px;"><strong><span style="widows: 2; text-transform: none; text-indent: 0px; border-collapse: separate; font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: medium; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; white-space: normal; orphans: 2; letter-spacing: normal; color: #000000; word-spacing: 0px;"><span style="line-height: 19px; font-family: Georgia,'Times New Roman','Bitstream Charter',Times,serif; font-size: 13px;"></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;"><span style="color: #800080;">PICCHETTO CIRCOLARE</span><br />
</span><span style="font-weight: bold;">Martedì 12 Gennaio 2010,<br />
visto il totale silenzio da parte della stampa italiana<br />
e sopratutto delle maggiori Associazioni LGBT italiane,<br />
tutti coloro che supportano Manuel e Francesco hanno deciso di indire un sit-in circolare dinnanzi a Montecitorio, dalle 21 ad oltranza.</span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evento costituisce un&#8217;importante occasione per <strong>dare visibilità anche alla vicenda dei due ragazzi che dal 4 Gennaio</strong> stanno portando avanti uno <strong>sciopero della fame</strong> per richiedere <strong>la calendarizzazione di una legge per il matrimonio civile in Italia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà una manifestazione pacifica con bandiere rainbow e cartelli a sostegno dei due ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si invitano tutti coloro ritengono che l&#8217;azione di Manuel e Francesco vada sostenuta a replicare nelle proprie città la manifestazione alla stessa ora nello stesso giorno,<br />
in un sit-in circolare dinnanzi ai loro comuni di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le bandiere o simboli politici e sopratutto associativi non sono graditi,<br />
visto che la stessa manifestazione nasce a seguito del loro silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">La peggior sconfitta è arrendersi senza aver lottato!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Francesco Zanardi  &#8211; </strong><a rel="nofollow" href="http://www.gayitaliani.eu/" target="_blank"><strong>www.gayitaliani.eu</strong></a><strong> &#8211; </strong><a rel="nofollow" href="http://it.mc255.mail.yahoo.com/mc/compose?to=f.zanardi@gayitaliani.eu" target="_blank"><strong>f.zanardi@gayitaliani.eu</strong></a><strong> &#8211; +39 3348914655   oppure +39 3482697387</strong></p>
<p><strong>ADESIONI DI SUPPORTO A MANUEL E FRANCESCO (AGGIORNATE IN TEMPO REALE):</strong></p>
<ul><strong> </strong></p>
<li><strong>Gruppo Naussa</strong></li>
<li><strong>Opus  GAY  Association,in Lisbon,Portugal - Antonio Serzedelo-presidente of the association</strong></li>
<li><strong>Redazione di Liberamente noi.it</strong></li>
<li><strong>Redazione di Tellus Folio.it</strong></li>
<li><strong>Patrizia Colosio ( Lista Lesbica Italiana)</strong></li>
<li><strong>We have dream ( LGBT Gruppo Spotaneo)</strong></li>
<li><strong>MIT (Movimento Idetintà Transessuale)</strong></li>
<li><strong>Saverio Aversa (Attivista Gay- Queer.SEL Sinistra Ecologia e Libertà)</strong></li>
<li><strong>Maurizio Cecconi (Bologna &#8211; Attivista Gay &#8211; Rete Laica Bologna)</strong></li>
<li><strong>Le Ninfe Genova Lgbt (Association LGBT)</strong></li>
<li><strong>Associazione Famiglie Arcobaleno;</strong></li>
<p><strong> </strong></p>
<li><span style="font-weight: normal;"><span style="font-weight: normal;"><strong><strong>Ecumenici;</strong></strong></span></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>Valentina Vandilli (Roma &#8211; Attivista Lesbica);</strong></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>Don Franco Barbero, esponente delle comunità cristiane di base;</strong></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>Sergio Rovasio, segretario associazione Radicale Certi Diritti;</strong></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>Donatella Poretti, Senatrice radicale &#8211; Pd;</strong></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>Anna Paola Concia, deputata Pd;</strong></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>Vladimir Luxuria, già parlamentare;</strong></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>Franco Grillini già parlamentare, Direttore di Gaynet;</strong></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>Alessandro Cecchi Paone, giornalista;</strong></span></li>
<li><span style="font-weight: normal;"><strong>I rappresentanti regionali del movimento Gay Italiani e del movimento Europa Intervieni.</strong></span></li>
</ul>
<p></span></span></strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>25 novembre 2009 &#8211; Giornata Contro la Violenza Sulle Donne</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 23:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La dichiarazione delle Nazioni Unite sull&#8217;eliminazione della violenza contro le donne del 1993, all&#8217;art.1, così recita: &#8221; Violenza contro le donne significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/VIOLENZA_CORTEO.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-473" title="MANIFESTAZIONE CONTRO VIOLENZA SULLE DONNE" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/VIOLENZA_CORTEO-300x184.jpg" alt="MANIFESTAZIONE CONTRO VIOLENZA SULLE DONNE" width="300" height="184" /></a>La <a href="http://www.centrodirittiumani.unipd.it/a_strumenti/testoit/10003it.asp?menu=strumenti" target="_blank">dichiarazione delle Nazioni Unite sull&#8217;eliminazione della violenza contro le donne del 1993, all&#8217;art.1</a>, così recita: &#8221; Violenza contro le donne significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dalle ultime ricerche effettuate in materia, la violenza  risulta essere la prima causa di morte o di invalidità grave per le donne italiane di età compresa tra i 15 e  i 50 anni. I dati sono allarmanti, da vero e proprio bollettino di guerra. Nel giugno di quest&#8217;anno la ministra per le Pari Opportunità, <strong><span style="color: #993366;">Barbara Pollastrini,</span></strong> ha denunciato che in   Italia almeno sette donne, ogni giorno, subiscono una forma di violenza, che si tratti di botte, ingiurie o abusi. <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/" target="_blank">Le indagini <strong><span style="color: #993366;">Istat</span></strong> e i dati del Viminale</a> riportano che, nei primi mesi del 2007, 62 di esse sono state assassinate, 141 hanno subito un tentato omicidio, 1805 sono state violentate, 10383 sono state vittime di percosse. Questi solo i casi che sono stati denunciati.  Non osiamo pensare alla crescita esponenziale che subirebbero queste cifre se venisse fuori tutto il sommerso, cioè quella parte di donne che non osa parlare, che non vuole o non può, perchè terrorizzata dalle conseguenze che ne potrebbero derivare, perchè vittima di quella cultura maschilista e feroce che impone il silenzio e la vergogna, che nasconde l&#8217;aggressività e il disprezzo verso la donna sotto la maschera degli affetti familiari, laddove tutto è permesso e accettato come &#8220;naturale&#8221; dalla società patriarcale: la Famiglia. Come afferma <span style="color: #993366;"><strong>Daniela Danna</strong></span>, in un&#8217;intervista rilasciata a Marilina Russo, le donne stesse sono vittime di un continuo lavaggio del cervello da parte dei loro maltrattatori che &#8220;<em>svalutandole continuamente, dicono alla moglie o alla fidanzata che lei non vale niente, che è tutta colpa sua se lui è violento, che lei lo costringe a picchiarla e così via</em>&#8220;. Un dato che fa riflettere è che, nei paesi occidentali, gran parte delle donne che subiscono soprusi di questo genere appartengono ad un ceto sociale medio-alto. Sono professioniste, laureate, imprenditrici che, evidentemente, devono pagare un prezzo alla società per la loro conquistata autonomia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro Paese sono state molte le manifestazioni organizzate da gruppi di donne della politica e dei sindacati, ma soprattutto da  quelle che hanno  il coraggio e la fierezza di dichiararsi lesbiche e femministe e  si attivano quotidianamente nelle loro lotte per sconfiggere quella cultura che purtroppo ancora serpeggia, spesso in maniera subdola e nascosta e che porta il nome di patriarcato. Una dimostrazione evidente si è avuta a Milano proprio il giorno 25, nella giornata della lotta <span style="color: #993366;">C<strong>ontro la Violenza sulle Donne</strong></span>, quando un gruppo di queste si riunisce per volantinare in <a href="http://www.precaria.org/%C2%ABnei-centri-di-detenzione-si-stupra%C2%BB-tensione-al-presidio-in-piazzale-cadorna.html" target="_blank">Piazzale Cadorna.</a> Con l&#8217;occasione vengono attaccati degli striscioni che denunciano il tentato stupro avvenuto all&#8217;interno del <span style="color: #993366;"><strong>CIE di Via Corelli</strong></span>, nei confronti di una ragazza che verrà poi rinchiusa nel carcere di San Vittore perchè accusata di essersi ribellata. &#8220;<em>Questo</em>&#8221; &#8211; dice il <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/28/nei-cie-alle-donne-accade-molto-peggio-che-essere-stuprate" target="_blank">comunicato</a> &#8211; &#8220;<em>viene evidentemente interpretato come un affronto da parte delle forze dell&#8217;ordine e dunque la Digos intima di rimuovere gli striscioni. All&#8217;ovvio rifiuto,vengono lanciati alla carica due plotoni di celere che iniziano a picchiare, a spargere sangue, lasciando a terra alcun* compagn*</em>&#8220;. Dopo la seconda carica, polizia e carabinieri riescono a impadronirsi dello striscione incriminato che riportava la scritta &#8220;<span style="color: #993366;"><strong>la polizia stupra nei CIE</strong></span>&#8220;. Ancora qualche tafferuglio e solidarietà da parte dei passanti, finchè alle 21 il presidio si scioglie. Ogni commento all&#8217;accaduto appare superfluo. E&#8217; bastato uno striscione che accusava la polizia di stuprare le donne &#8211;  quella polizia che ci viene proposta come &#8220;<em>elemento fondamentale e indispensabile</em>&#8221; nel provvedimento del pacchetto sicurezza varato dal Governo &#8211;  per scatenare l&#8217;inferno e far sì che proprio coloro che dovrebbero proteggerci,  ingiuriassero e picchiassero a sangue, guarda un po&#8217;, proprio le donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa tragedia quotidiana purtroppo è endemica e non appartiene soltanto all&#8217;Italia. Nessun Paese del mondo ne è immune, da quelli industrializzati a quelli in via di sviluppo.<br />
Amnesty International quest&#8217;anno ha voluto centare l&#8217;attenzione sul legame tra violenza e povertà, tragico binomio che costringe molte donne nel mondo a vivere nell&#8217;inferno dello sfruttamento che comprende la prostituzione , l&#8217;abuso sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù, l&#8217;asservimento e il prelievo di organi. Secondo una stima dell&#8217; <span style="color: #993366;"><strong>OMS</strong></span> sarebbero circa 135 milioni le bambine che ogni anno vengono sottoposte alla mutilazione dei genitali,mentre gli stupri nelle zone di guerra sembrano essere pratica comune. Risulta che in <strong><span style="color: #993366;">Ruanda</span></strong>, durante il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_del_Ruanda" target="_blank">genocidio del 1994</a>, ne siano stati commessi tra i 250 e i 500mila e 20.000 nella sola <span style="color: #993366;"><strong>Bosnia</strong></span>. La presenza dei militari, locali e dei Paesi occupanti, sembra acuire il fenomeno rafforzando gli stereotipi maschili e incoraggiando le aggressioni nei confronti delle donne, lasciando quasi sempre i colpevoli impuniti. Le bambine e le donne fuggite dal <span style="color: #993366;"><strong>Darfur</strong></span> e rifugiate in <strong><span style="color: #993366;">Ciad</span></strong>, subiscono stupri ogni giorno, anche all&#8217;interno dei campi, nonostante la presenza del personale dell&#8217;<span style="color: #993366;"><strong>ONU</strong></span>. Cosa dire poi degli <a href="http://www.ellexelle.com/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=1842&amp;mode=thread&amp;order=0&amp;thold=0" target="_blank"><strong><span style="color: #993366;">stupri correttivi</span></strong></a> perpretrati in Sudafrica nei confronti delle lesbiche?</p>
<p style="text-align: justify;">Molte bambine e ragazze rischiano più di altre la violenza per via del loro orientamento sessuale, per lo status di immigrate o per l&#8217;appartenenza ad un determinato gruppo etnico.  Per combattere questa piaga sociale, il <span style="color: #993366;"><strong>Movimento Internazionale delle Donne,</strong></span> in onore delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sorelle_Mirabal" target="_blank">sorelle Mirabal</a>, attiviste della repubblica Dominicana assassinate il 25 novembre del 1961 per aver osato opporsi al regime dittatoriale del loro Paese, ha scelto questo giorno come simbolo di una lotta che deve continuare finchè i diritti sacrosanti delle donne non saranno rispettati ovunque e quel grido di dolore inascoltato, che si leva da ogni parte del mondo da secoli, possa un giorno, speriamo non lontano, diventare solo un triste ricordo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per evidenziare e approfondire meglio questa drammatica situazione, Amnesty ha redatto un interessantissimo rapporto: &#8220;<a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/D.bd4847e65d22cfe7364f/P/BLOB%3AID%3D1795" target="_blank">La Trappola del Genere &#8211; Donne, violenza e povertà</a>&#8220;, scaricabile cliccando sul link.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; inoltre possibile visionare le foto  scattate da <span style="color: #800080;"><strong>Carlo Traina</strong></span> durante la manifestazione tenutasi ieri a Roma cliccando su questo <a href="http://www.flickr.com/photos/karltra/sets/72157622895223480/detail/" target="_blank">link</a>.</p>
<p>Elisabetta per Rete Agatergon</p>
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		<title>I sessi sono due: chi sta in mezzo paga!</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 14:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Erano convulsioni del mondo, noi ci scavavamo una tana e tiravamo avanti. Sono i grigi che fanno un paese, chi non conta tace, subisce, o anche applaude ma aspetta che passi. Si avvezza a credere che passerà, che stia passando. Bisogna che abbia l’acqua alla gola per ammettere l’irreparabile. Così accadono le enormità”. (R. Rossanda) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/tdor09_manif.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-443" title="tdor09_manif" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/tdor09_manif.jpg" alt="tdor09_manif" width="354" height="500" /></a><em><strong>“Erano convulsioni del mondo, noi ci scavavamo una tana e tiravamo avanti. Sono i grigi che fanno un paese, chi non conta tace, subisce, o anche applaude ma aspetta che passi.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Si avvezza a credere che passerà, che stia passando. Bisogna che abbia l’acqua alla gola per ammettere l’irreparabile. Così accadono le enormità”. (R. Rossanda)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
Si celebra oggi in tutto il mondo dal 1998 il &#8220;<strong><span style="color: #ff00ff;">TDOR</span></strong>&#8220;, ovvero &#8220;Transgender Day Of Rimembrance&#8221;, la giornata dedica alle vititme della transfobia, per ricordare &#8220;chi ha dovuto pagare con la propria vita il prezzo di poter essere se stess*&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E sarà una tragica coincidenza forse che proprio oggi sia stato <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato-1/morta-brenda/morta-brenda.html" target="_blank">ritrovato</a> il corpo carbonizzato di <span style="color: #ff00ff;"><strong>Brenda, </strong><span style="color: #000000;">la trans brasiliana </span></span>coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell&#8217;ex presidente della Regione Piero Marrazzo. Era in queste condizioni nel suo appartamento, un seminterrato trasformato in appartamento, in via Due Ponti, a Roma. Lo si apprende da fonti investigative sul posto gli agenti della polizia scientifica. Secondo le prime testimonianze, accanto al cadavere c&#8217;era una bottiglia di whisky. Alle sue colleghe avrebbe detto ieri sera che non ce la faceva più e che intendeva suicidarsi. Sempre secondo gli inquirenti, i vicini hanno riferito di aver sentito del trambusto nella notte provenire da quell&#8217;appartamento, ma solo alle 6, quando si è sviluppato l&#8217;incendio, sono stati chiamati i pompieri. Si tratta del secondo morto della vicenda. Il primo è stato Gianmarino Cafasso, protettore di transessuali, morto di overdose nel settembre scorso in circostanze non ancora del tutto chiarite: l&#8217;allarme, infatti, fu dato solo la mattina dopo dalla trans che era con lui.</p>
<p style="text-align: justify;">E così nella giornata della memoria si va ad aggiungere un altro nome nella già <a href="http://www.reteagatergon.com/osservatorio-omofobia-2/dossier-2009/dossier-2009-secondo-semestre/" target="_blank">lunga lista</a> di vittime della transfobia in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vittime anche nei quotidiani, rei di non utilizzare l&#8217;<a href="http://4.bp.blogspot.com/_SZhQjVH8dQs/SwaAv1kQ9WI/AAAAAAAAAvA/GUDcsZAARyo/s1600/brenda.gif" target="_blank">articolo giusto</a> dinnanzi al nome del/della trans, forse per ignoranza o forse per dar vita ad un vero massacro culturale, perché in Italia meno si capisce e meglio é! E così si contribuisce a celare esistenze, a negare la possibilità dell&#8217;autodeterminazione sui corpi, facendo passare il messaggio che queste persone siano degenerate e abominevoli, all&#8217;origine del degrado sociale e distruttrici di famiglie!</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, per esempio, nel caso Marrazzo a provocare sconcerto non è il ricatto ad un politico da parte delle forze dell&#8217;ordine, ma il fatto che l&#8217;oggetto del desiderio fossero <span style="color: #ff00ff;"><strong>le trans</strong></span>! Sì perchè se si fossero organizzati festini più o meno plateali con ragazze minorenni  non sarebbe stato un problema. Ma Marrazzo ha tradito la maschia società italiana decidendo di andare con &#8220;degli uomini travestiti da donna&#8221;, vittime di un&#8217;opinione pubblica che le considererà corruttrici e non consentirà loro di controbattere nulla in tutta questa storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff00ff;"><strong>Luxuria</strong></span> così si è espressa stamattina a proposito del ritrovamento del corpo di Brenda: &#8220;<em>Brenda non si è suicidata, poteva essere vista come una persona troppo scomoda. Nella giornata del Transgender day of Remember in ricordo di tutte le vittime trans della violenza viene trovato il corpo carbonizzato di Brenda. Io ho sentito le prime dichiarazioni che parlano di suicidio e del fatto che lei avrebbe mostrato l&#8217;intenzione di suicidarsi. Confido nelle indagini tuttavia so in cuor mio che di suicidio non si è trattato, perchè sono successe troppe cose che mi lasciano perplessa sulla casualità. Pochi giorni fa era stata picchiata, le hanno sottratto il cellulare con tutti i numeri e i messaggi. Mi viene il sospetto che probabilmente qualcuno sapeva che Brenda sapeva. Forse c&#8217;era qualche altro nome di politico importante che Brenda frequentava</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora una volta è più semplice in Italia colpire il più debole anziché proteggerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel 1994 Berlusconi fece applicare una legge fascista, il Regio decreto del 18 Giugno 1931 numero 773, che punisce chi appare mascherato in pubblico, dando il via ad un rastrellamento dei luoghi dove lavoravano le trans multate perchè &#8220;<strong><span style="color: #333333;">uomini vestiti da donna</span></strong>&#8220;! E risale all&#8217;anno scorso il DDL <a href="http://go2.wordpress.com/?id=725X1342&amp;site=inlungoeinlargo.wordpress.com&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.google.it%2Furl%3Fsa%3Dt%26source%3Dweb%26ct%3Dres%26cd%3D5%26url%3Dhttp%253A%252F%252Fwww.pariopportunita.gov.it%252FPari_Opportunita%252FUserFiles%252FPrimoPiano%252Frelazione_illustrativa_prostituzione.pdf%26ei%3D5oYlSeuJOon40AWQwoS1Dw%26usg%3DAFQjCNE_-WATuQYt_8Ner26fBburAX6L6g%26sig2%3DPgaZQ9EwBV6u567TW2_RdA" target="_blank">contro la prostituzione</a> che non ha fatto altro che peggiorare la già difficilissima condizione di molt* trans, costrett* a prostituirsi perchè nessuno vorrebbe un trans per un lavoro “normale”, come per esempio quello del/lla  panettier* o dell* segretari*.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>Cosa si può fare per garantire una cittadinanza piena negli stili di vita e nelle scelte sessuali de** trans**?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #000000;">Sarebbe innanzitutto necessario mettere in atto una profonda trasformazione culturale e sociale garantendo alle persone transessuali uno spazio che non sia solo quello della strada o dello spettacolo, ma che riesca a restituire dignità e normale quotidianità, consentendo di accedere al lavoro, agli affetti e ai servizi come chiunque altro.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #000000;">Poi bisognerebbe applicare una pratica discorsiva corretta: nel transgenderismo l</span></span>&#8216;identità di genere di una persona non è una realtà duale &#8220;maschio/femmina&#8221;, ma un continuum di identità ai cui estremi vi sono i concetti di &#8220;maschio&#8221; e &#8220;femmina&#8221;. Esemplificando, nella frase &#8220;Il trans Brenda è stato ucciso&#8221; si determina un forte discrimine tra la Brenda &#8220;donna genetica&#8221; e <span style="color: #333333;"><span style="color: #000000;">la Brenda transessuale, discrimando di fatto Brenda in quanto transessuale.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #000000;">Gli <a href="http://www.mit-italia.it/iniziative/tdor09.htm" target="_blank"><span style="color: #333333;"><strong>organizzatori</strong></span></a> del TDOR di Bologna, Torino, Napoli e Verona così scrivono: &#8220;In un Paese che si è fatto nero, la nostra testimonianza è un grande squarcio fucsia&#8221;. Ma in un Paese dove si consuma il più alto omicidio di transessuali, le aggressioni transfobiche si susseguono a ritmi serrati e l&#8217;emarginazione è altissima, l&#8217;omicidio di Brenda é un&#8217;altra macchia nera sulla carta dei diritti violati!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Saranno molte le manifestazioni oggi in occasioni del TDOR: a <strong><span style="color: #ff00ff;">Napoli</span></strong> una fiaccolata; a <span style="color: #ff00ff;"><strong>Bologna</strong></span> <span style="color: #000000;">alle 18 in Piazza del Nettuno sit-in/fiaccolata, alle 19 performance dimostrativa altamente visiva</span> e alle 21.30 <span style="color: #333333;"><strong>Davide Tolu</strong></span> e <strong><span style="color: #333333;">Matteo Manetti</span></strong> presenteranno &#8220;<span style="color: #333333;"><strong><a href="http://www.davidetolu.it/1newmanshow.html" target="_blank">One new man show</a>&#8221; </strong><span style="color: #000000;">al Cassero; a <span style="color: #ff00ff;"><strong>Verona </strong><span style="color: #000000;">alle 18 sit-in in piazza Scalette Rubiani con reading di testimonianze in memoria delle eprsone transessuali; a <span style="color: #ff00ff;"><strong>Torino </strong><span style="color: #000000;">alle 14 book-crossing trans all&#8217;Università, organizzato da <a href="http://www.facebook.com/home.php?#/profile.php?id=100000041349725&amp;ref=ts" target="_blank"><span style="color: #333333;"><strong>LaJungla</strong></span></a> e alle 21 proiezione del film &#8220;<span style="color: #333333;"><strong>TransAmerica&#8221;; </strong><span style="color: #000000;">a <strong><span style="color: #ff00ff;">Roma </span></strong><span style="color: #000000;">sit-in dinnanzi alla sede dell&#8217;ordine dei giornalisti in Via Parigi per ricordare le vittime e per protestare contro l&#8217;utilizzo errato del linguaggio da parte dei giornalisti che alimentano così l&#8217;odio transfobico.</span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff00ff;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff00ff;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">In questa giornata di ricordo lascio alle parole della Cortellesi </span></span></span></span></span></span></span></span></span>il compito di stimolare il pensiero con intelligenza e non con compassione, perchè in Italia i sessi sono due, e chi sta in mezzo paga :</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NSCcs6IHWz4&amp;feature=player_embedded">Ramona</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Religiosità, amori e diversità sessuale</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 12:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Incontri-seminari sul rapporto tra la religiosità delle persone con orientamento non eterosessuale e le correnti ideologiche, teologiche e culturali di alcune delle religioni o delle filosofie etiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-428" title="donbarbero" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/donbarbero.jpg" alt="donbarbero" width="200" height="200" /><em><strong>Il primo di una serie di incontri-seminari sul rapporto tra la religiosità delle persone con orientamento non eterosessuale e le correnti ideologiche, teologiche e culturali di alcune delle religioni o delle filosofie etiche, si è tenuto sabato 14/11/2009 presso il Centro Servizi S. Chiara in via S. Croce  TRENTO.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo seminario intitolato “Amore cristiano e coppie gay, lesbiche e trans”, organizzato da <a href="http://www.agtrentino.org/" target="_blank">Arcigay Trentino</a> è stato presentato da <span style="color: #333333;"><strong>Stefano Cò</strong></span>, presidente del C.P. di Arcigay del Trentino, con la partecipazione di un’appartenente al gruppo di spiritualità GLBTQ “La Ressa” di Trento.</p>
<p style="text-align: justify;">Protagonista del dibattito <a href="http://www.blogger.com/profile/07648178641684140656" target="_blank">don Franco Barbero</a>, Animatore e presbitero della Comunità cristiana di base di Pinerolo e collaboratore dell&#8217;associazione “Viottoli&#8221;, autore del libro<a href="http://www.ibs.it/code/9788860990624/omosessualita-vangelo-franco" target="_blank"> “Omosessualità e Vangelo”</a>, conosciuto dagli omosessuali per aver celebrato un matrimonio gay nel 1978 e per le numerose benedizioni a coppie omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi chiederete: che ci fa un atea, miscredente, appassionata anticlericale ad un’incontro del genere? Ebbene me lo son chiesta anche io.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo in Dio, credo di aver perduto la fede prima di aver avuto l’esercizio del voto, ma sono cresciuta in questa società, imperniata sui valori cristiano cattolici che volenti o nolenti hanno condizionato la nostra mente, la nostra cultura, il nostro modo di vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Una società la nostra, fondata su ipocrisia, menzogna, assurdo senso di sacrificio che riduce la religione a mero strumento di controllo delle masse, perdendo di fatto l’autentico messaggio che la fede dovrebbe esaltare e divulgare: l’Amore.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Amore, dice Don Barbero è una sfida così come lo è la fede. L’Amore diverso unito alla fede è doppiamente complicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si chiede dunque se è necessario essere atei per definirsi omosessuali felici e quali strategie occorre utilizzare per conciliare fede e omosessualità.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio del suo apostolato Don Barbero si è dedicato alle confessioni: uomini, donne, gay, lesbiche si rivolgevano a lui in cerca di conforto e consiglio. I suoi studi in teologia non l’avevano preparato per affrontare questo tema e la formazione culturale impartita in seminario e prima ancora in famiglia l’avevano indotto a credere in un modello fuorviante della realtà ossia il modello unico di amore proposto tra uomo e donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo primo libro <a href="http://www.ibs.it/code/9788860990327/barbero-franco/dono-dello-smarrimento.html" target="_blank">“il dono dello smarrimento”</a> edito per la prima volta 50 anni orsono, si affrontava il tema scottante dell’omosessualità e parole come gay e lesbica erano impronunciabili, transessuale non era addirittura contemplato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo era assai diverso allora.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le contraddizioni nella società di oggi assistiamo ad una rivoluzione culturale e antropologica irreversibile di portata planetaria: ne sono un cardine evidente i numerosi omosessuali che scelgono di non nascondersi più, che affrontano i timori legati alla visibilità, che scelgono di non esiliarsi e si sostengono reciprocamente attraverso gruppi e associazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Don Barbero invita tutti a vedere il film <a href="http://www.duevoltegenitori.com/" target="_blank">”due volte genitori”</a>, a proporre la visione di questo documentario a tutte le scuole e i luoghi ove si fa cultura. I bambini devono essere educati al riconoscimento non di un modello unico ma all’amore di per sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa rivoluzione tocca tutte le grandi religioni, da quella cattolica, a quella ebraica (<a href="http://www.ibs.it/code/9788875458744/kushner-lawrence/con-gli-occhi-della.html" target="_blank">“con gli occhi della mente”</a>), a quella islamica, ma gli studi sono occultati, non divulgati, dentro le religioni c’è tensione, conflitto, crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne sono la dimostrazione la recente nomina del capo della chiesa luterana svedese una donna lesbica Eva Brunne, i valdesi che riconoscono i pastori omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Don Barbero ha affrontato in sala l’annosa questione della sessualità dei sacerdoti: «Conosco numerosissime donne che hanno relazioni con i preti: rapporti sofferti, tenuti segreti. Non sarebbe più serena e sincera una Chiesa in cui i sacerdoti si potessero sposare? Ma davvero vogliamo ostinarci a credere che Gesù fosse figlio unico, che non avesse dei fratelli, che non fosse nato da una donna in carne e ossa anziché da una statua di marmo?» La teologia cattolica chiarisce in che termini l’omosessualità sia realmente riconosciuta: «Nel primo numero del 2008 di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Concilium" target="_blank">Concilium</a>, la rivista ufficiale del cattolicesimo teologico, alcuni biblisti spiegano come sia insensato appellarsi alla Bibbia per condannare l&#8217;omosessualità.»</p>
<p style="text-align: justify;">Il teologo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_K%C3%BCng" target="_blank">Hans Küng</a> sostiene che se la Chiesa procederà in questa direzione, diverrà una setta fondamentalista; essa è divenuta la perversione di una legge che non rispetta le persone.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa è il popolo non la gerarchia ecclesiastica, è necessario riporre al centro dell’Ecumenismo il soggetto etico, il quale deve responsabilizzarsi, documentarsi e non chiedere il permesso a nessuno di amare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo libro “il dono dell’omosessualità” Don Barbero affronta con coraggio lo scottante tema dell’omosessualità. Il Vaticano gli domandò a più riprese di ritrattare il termine “dono”, evidentemente considerato inappropriato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un pensiero difforme deve per sua natura ribadire la sua non conformità; un pensiero difforme spaventa, risulta difficilmente controllabile e fornisce risvolti imprevedibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà per questo che le note “teorie riparative” del signor <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Nicolosi" target="_blank">Nicolosi</a> trovano consenso e sostegno nelle gerarchie ecclesiastiche?</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa pretende di dare tutte le risposte ma è evidente che si pone le domande sbagliate; se ascoltasse di più le persone, come da anni ormai fa don Barbero, forse molte di queste potrebbero ripensare un genuino riavvicinamento alla fede.</p>
<p>Sara</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/BuN0aKm6CDs" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/BuN0aKm6CDs"></embed></object></p>
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		<title>Ultima stagione in serie A</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 19:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Teatro Argot: torna in scena “Ultima Stagione in Serie A” sul delicato tema dell’omosessualità nel mondo del calcio. Diretta da Mauro Mandolini e interpretata da Marco Bocci e Fabrizio Sabatucci la pièce sarà in scena dal 17 novembre al 6 dicembre 2009. Dopo il grande consenso di pubblico e il tutto esaurito della passata stagione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Marco-Bocci-e-Fabrizio-Sabatucci2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-420" title="Marco Bocci e Fabrizio Sabatucci2" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Marco-Bocci-e-Fabrizio-Sabatucci2-300x271.jpg" alt="Marco Bocci e Fabrizio Sabatucci2" width="300" height="271" /></a><em><strong>Teatro Argot: torna in scena “Ultima Stagione in Serie A” sul  delicato tema dell’omosessualità nel mondo del calcio.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Diretta da <a href="http://www.filmfilm.it/persone.asp?idpersona=102114" target="_blank">Mauro Mandolini</a> e interpretata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Bocci" target="_blank">Marco Bocci</a> e <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=73231" target="_blank">Fabrizio Sabatucci</a> la pièce sarà in scena dal 17 novembre al 6 dicembre 2009.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il grande consenso di pubblico e il tutto esaurito della passata stagione <strong><span style="color: #333333;">dal 17 novembre al 6 dicembre 2009</span></strong> la <a href="http://www.produzioni-cinematografiche.com/" target="_blank">Azteca Produzioni Cinematografiche</a> porterà nuovamente in scena al <a href="http://www.argot.it/" target="_blank">Teatro Argot</a> “<strong><span style="color: #333333;">Ultima stagione in serie A</span></strong>”, pièce sul delicato tema della diversità repressa nel mondo del calcio firmata dal regista e autore Mauro Mandolini e splendidamente interpretata da <span style="color: #333333;"><strong>Marco Bocci</strong></span> (reduce dal successo di Romanzo Criminale) e <strong><span style="color: #333333;">Fabrizio Sabatucci</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo allestimento dello spettacolo risale al 1996 all’interno del Festival di Todi per la regia di Lorenzo Gioielli, con lo stesso Mandolini e Gianluca Ferrato, riscuotendo grande interesse e consenso della critica.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, a quasi dieci anni dall’ultima replica, la forza metaforica della storia è più che mai attuale perché, quando l’argomento “omosessualità” sfiora il mondo del calcio, subito si innalzano barricate in difesa della “virilità” dell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ultima stagione in serie A” racconta il mondo del calcio nel chiuso silenzio degli spogliatoi. I due protagonisti, Luigi detto Zio (Fabrizio Sabatucci), 36 anni, che dalla professione ha ottenuto una dignitosa carriera, soprattutto nelle serie inferiori, e Giancarlo, detto Zamora (Marco Bocci), 34 anni, portiere titolare e inamovibile fino alla domenica precedente (conclusasi con un sonoro 6-0 per l’Inter), in piena crisi professionale e familiare, si stanno cambiando dopo l’allenamento. Giocatori di serie A, ma né fuoriclasse, né famosi al grande pubblico, due atleti nella fase calante della loro carriera. Nella scarna, ma funzionale, scenografia (firmata da due figli d’arte, Valentina Fragasso, figlia di Claudio, e Oliver Montesano, figlio di Enrico) ubicata da una doccia e da una struttura in legno a gradoni, parlano, sognano, ricordano, soffrono, si prendono in giro, ridono. Amano. Ed è l’amore, descritto con profonda leggerezza, al centro di questa commedia ambientata in un mondo sbirciato da dietro la porta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amore per il calcio e non solo..</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le caratteristiche spacconate dei personaggi e del loro ambiente i due sportivi compagni di squadra riescono a raccontarsi, attraverso il linguaggio della confidenza a muscoli rilassati, le segrete pieghe dell’animo, i fallimenti e addirittura le più nascoste tendenze, quelle di un sesso proteso al proprio simile, dove prevale il desiderio della tenerezza e l’esigenza della fuga dalla solitudine e da rapporti eterosessuali vissuti come superficialità e routine. Quindi la scoperta graduale di sentimenti insospettati. Le emozioni che si creano travalicano il tempo e toccano il cuore, perché i due protagonisti, prima che calciatori, sono uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa storia è una salutare doccia fredda sul mondo dei calciatori che spacca i luoghi comuni e smaschera l’arretratezza e l’ipocrisia di uno sport, quello del calcio, che ha paura di un amore diverso, nel quale l’omosessualità viene ancora concepita come una colpa, una condanna senz’appello. Nei personaggi di Zio e Zamora troveremo molte delle nostre speranze, le gioie, le delusioni. Soprattutto il coraggio. Perché ci vuole molto coraggio per giocare l’ultima stagione in serie A. Le Musiche originali sono di <span style="color: #333333;"><strong>Devis Eskaloska Anibaldi</strong></span> e di <strong><span style="color: #333333;">Danilo Stazi</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #333333;">Spettacolo dal martedì al sabato h. 20.45 – domenica h. 18.45</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #333333;">Info: Teatro Argot – Via Natale del Grande, 27 &#8211; tel 06 5898111</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Claudine Nunez, sindaca di un sogno</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 11:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’altra sera ho avuto l’onore di conoscere una donna unica nel suo genere, Claudine Nunez, pantaloni scuri, camicia viola e taglio corto. Una donna il cui coraggio è pari solo alla sua capacità di credere che ognuna di noi può fare cose grandiose in questo mondo. Definita una combattente per la libertà e la democrazia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Claudina-Nunez1-300x197.jpg" alt="Claudina Nunez" width="300" height="197" /></p>
<p>L’altra sera ho avuto l’onore di conoscere una donna unica nel suo genere, <strong>Claudine Nunez</strong>, pantaloni scuri, camicia viola e taglio corto. Una donna il cui coraggio è pari solo alla sua capacità di credere che ognuna di noi può fare cose grandiose in questo mondo.<br />
Definita una combattente per la libertà e la democrazia è stata invitata presso il centro interculturale della donna a Bolzano per rivelarci il suo sogno.<br />
Anche in Italia come in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cile" target="_blank">Cile</a> i diritti delle donne sono da conquistare e una volta conquistati, devono essere tutelati.<br />
Con lei il traduttore e muralista <strong>Edoardo Carrasco</strong> esule in Italia dal 1973.<br />
I muralisti cileni sono una particolarità dei movimenti sociali ed hanno una precisa funzione politica. Sono proprio i murales infatti che divulgano il messaggio politico, le campagne per la sanità, l’istruzione etc.<br />
Sullo schermo alle sue spalle passano le immagini della sua gestione, dei progetti voluti, avviati e realizzati con la partecipazione sentita, vitale e numerosa di tutti, dal più piccolo al più grande. Ad accompagnare le immagini colorate e suggestive delle genti cilene l’ormai leggendario gruppo di cui Carrasco è manager nel nostro paese: gli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inti-Illimani" target="_blank">Intillimani</a>.<br />
Sullo sfondo il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cile" target="_blank">Cile</a>: una lunga striscia di terra di 4.300 Km. per 380 nella parte più estesa. La terra delle quattro stagioni che ha dato i natali a Gabriela Mistral e Pablo Neruda, due premi nobel. Terra aspra a vedersi che ti entra dentro e ti lascia il marchio cileno, chi ci è stato lo sa: il famoso orguello cileno che contraddistingue tutti, dal pastore di vigogne andino al broker nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Santiago_del_Cile" target="_blank">City di Santiago</a>. Certo, dai primitivi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yamana" target="_blank">Yamanà</a> scoperti da Charles Darwin a metà XIX secolo di tempo ne è passato.<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Santiago_del_Cile" target="_blank">Santiago del Cile</a>, la capitale, quattro milioni e mezzo di persone: multicolore, multietnica e poliedrica, divisa nei noti Bàrrio (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Santiago_del_Cile" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Santiago_del_Cile</a>), tra cui Pedro Aguirre Cerda di cui Claudine Nunez, è sindaca.<br />
Claudine oggi ha 52 anni, dal processo della dittatura ne aveva soltanto 18. Ha vissuto la tremenda repressione di tutti i leader che si opponevano al regime. Una sua compagna di classe ed un suo vicino di casa risultano a tutt’oggi scomparsi.<a href="http://isole.ecn.org/reds/mondo/americalatina/cile/cile0210pinochet.html" target="_blank"> Desaparecidos</a> li chiamano.<br />
Il commando di frontiera ha realizzato una resistenza contro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Augusto_Pinochet" target="_blank">Pinochet</a>.</p>
<p>-<em>La nostra storia ha insegnato a noi bambini che la lotta per i diritti umani e la democrazia vale il rischio della propria vita. Durante il coprifuoco organizzavamo feste di quartiere. Sono stata presidente di tutte le famiglie, ho partecipato alla rete dei lavoratori e dei professionisti. Ho prestato servizio presso l’ONU in una organizzazione che si occupa della protezione al’infanzia, io sono medico.<br />
Da noi la chiamiamo la “pentola comune” e altro non è che un organizzazione dove bambini e genitori possono avere accesso al cibo, una specie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_di_acquisto_solidale" target="_blank">GAS</a> per agevolare le famiglie. Un organizzazione che garantisce un bicchiere di latte ad ogni bambino ogni giorno; un simbolo ma non solo. Tale struttura garantisce alle donne istruzione elementare e possibilità di auto-sostegno per le madri lavoratrici.<br />
Ho partecipato al Comitato di denuncia per solidarizzare con i nostri prigionieri politici.</em><em></em></p>
<p><em>Da tutto ciò nasce un nuovo mondo sociale e politico dei quartieri popolari che garantiscono la concertazione a tutela di chi non possiede un posto dove vivere.<br />
Abbiamo partecipato al primo governo democratico post-dittatura e lottato affinché alle donne single fosse garantito il punteggio minimo per ottenere condizioni sociali dignitose.<br />
Ho operato presso la commissione per la miglioria della viabilità stradale in accordo con il collegio degli architetti per garantire la metratura minima vitale che sotto il regime era prevista di 35 mq per una famiglia di 4 persone.<br />
Durante il processo democratico sono stata eletta per tre volte consigliere comunale nel mio comune e di seguito sindaca grazie ad una alleanza tra sinistra e concertazione democratica sconfiggendo la destra.<br />
Io sono comunista ma il mio programma raduna tutte le forze democratiche il cui preciso obiettivo è quello abbattere il sistema elettorale bi-nominale che ora sovrasta il mio 12% escludendo di fatto la presenza di deputati e senatori della nostra fazione.<br />
Ho ottenuto 16.000 voti alle ultime elezioni e nonostante ciò non sono stata eletta.<br />
Le donne, che rappresentano il 43% della popolazione cilena, non hanno tutte diritto alle cure sanitarie. Sono venuta qui non per chiedere denaro, ma strumenti per la diagnostica nel nuovo consultorio privo di adeguata e moderna tecnologia. Vorremmo attrezzare il centro ginecologico con un nuovo doppler che permetta una diagnosi tempestiva del cancro uterino.<br />
Le sfide dovremmo affrontarle noi adulti, ma io son o preoccupata per i nostri bambini e il loro sempre minore livello di istruzione. Il capitale culturale dei nostri quartieri si è abbassato, perché il sistema educativo municipale riceve fondi limitati da destinare alla scuola pubblica compromettendo la mobilità tra le classi sociali. Il nostro impegno si concentra nella creazione di un istituto dove le arti siano sollecitate. La biblioteca è antiquata e non permette l’acquisizione di competenze informatiche.<br />
Come elaborare metodi e modi di fare politica? Mutuo scambio e collaborazione esterna atti ad implementare cultura e evoluzione sociale, a noi sembrano l’unica soluzione possibile.<br />
Il prossimo dicembre in parlamento si discuterà l’importantissima proposta per fondare l’Istituto per i diritti umani e le forze armate devono concedere i dati riguardanti i desaparecidos.-</em><br />
La destra afferma di avere cambiato volto, di essere diversa ma è solo un’illusione, molti dei loro rappresentanti in parlamento sono gli stessi esponenti del vecchio regime di Pinochet.</p>
<p>Il quadro narrato da Claudine mi rammenta quello del nostro paese l&#8217;indomani della seconda guerra mondiale. Un paese disastrato, martoriato, ma con grande voglia di ricominciare a vivere una &#8220;vita&#8221; degna di questo nome.</p>
<p><span style="color: #ff0000">&#8220;Un popolo che dimentica la propria storia è destinato a ripeterla&#8221;.</span></p>
<p>Sara<a href="http://www.youtube.com/watch?v=KMJYpFJ17kc&amp;feature=related">\&#8221;Intillimani-Alturas-1973\&#8221;</a></p>
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		<title>Artura. I colori delle donne di Teatro</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 18:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da domani 1 Ottobre fino all&#8217;11 Ottobre al Teatro San Martino a Bologna si svolgerà la rassegna &#8220;Artura. I colori delle donne di Teatro&#8221;, ciclo di eventi realizzati dalla cooperativa teatrale Il Gruppo Libero, in collaborazione con Libero Fortebraccio Teatro e con la partecipazione delle &#8220;Arture&#8221; e di Paola Bignami dell&#8217;Università di Bologna e Laura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/bianca_maria_pirazzoli.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-308" title="bianca_maria_pirazzoli" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/bianca_maria_pirazzoli-926x1023.jpg" alt="bianca_maria_pirazzoli" width="281" height="310" /></a><strong>Da domani 1 Ottobre fino all&#8217;11 Ottobre al <a title="Teatro San Martino" href="http://www.teatrosanmartino.it/" target="_blank">Teatro San Martino</a> a Bologna si svolgerà la rassegna &#8220;Artura. I colori delle donne di Teatro&#8221;, ciclo di eventi realizzati dalla cooperativa teatrale <a title="Coop. Il Gruppo Libero" href="http://www.artura09.splinder.com/" target="_blank">Il Gruppo Libero</a>, in collaborazione con <a title="Libero Fortebraccio Teatro" href="http://www.fortebraccioteatro.com/index.asp" target="_blank">Libero Fortebraccio Teatro </a>e con la partecipazione delle &#8220;Arture&#8221;</strong><strong> e di <a title="Paola Bignami" href="http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?UPN=paola.bignami@unibo.it" target="_blank">Paola Bignami </a>dell&#8217;Università di Bologna e <a title="Laura Mariani" href="http://www.dllc.unicas.it/mariani/mariani.htm" target="_blank">Laura Mariani</a> dell&#8217;Università di Cassino</strong><strong>. Undici giorni di appuntamenti con 5 spettacoli, appuntamenti giornalieri con la poesia e i documentari, un laboratorio condotto da <a title="Laura Curino" href="http://www.lauracurino.it" target="_blank">Laura Curino</a>, una mostra, la presentazione del libro &#8220;Monologhi al femminile&#8221; e l&#8217;evento speciale &#8220;Il 1° Ottobre delle attrici&#8221;, ovvero una carrellata di performance di 37 attrici della scena bolgnese</strong></address>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Cos&#8217;è è Artura?</strong></span> Il “femminile” di un re leggendario o un mestiere che viene trasmesso da fate artigiane? La tavola rotonda è un concetto che ci piace: artiste, poetesse, attrici, documentariste, tutte donne, con la volontà di creare uno spazio condiviso in cui dare visibilità ai colori dei mestieri che esse raccontano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fare teatro delle attrici, e dunque delle donne che agiscono. In un tessuto di relazioni e capacità che vanno coltivate e valorizzate, oggi in maniera particolare. Per dare vita ad una scena fatta di professionalità e di quella straordinaria creatività delle donne che considerano la differenza come una ricchezza. Un desiderio alla ribalta.</p>
<p style="text-align: justify;">Artura sorride e vuole visibilità ma non la rivendica con rabbia, lo fa con ironia e con femminile determinazione a partire dal suo nome; un  invito  a sentire e vedere, ad incontrare il fare delle attrici e a rafforzarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Il progetto Artura</strong></span> si pone in continuità con il <a title="Premio Nazionale" href="http://www.teatroespettacolo.org/premio-nazionale-bianca-maria-pirazzoli-per-attrici-e-scrittrici-.htm" target="_blank">Premio Nazionale Bianca Maria Pirazzoli</a> – concorso teatrale a cadenza biennale rivolto alle donne, inaugurato lo scorso anno &#8211; di cui rappresenta  l&#8217;esito e l&#8217;evoluzione: da un lato infatti Artura dà spazio alla messa in scena delle vincitrici e finaliste del premio, perché esso sia, per coloro che vi hanno partecipato, non solo un punto di arrivo ma l’innesco di nuovi percorsi di lavoro, di progettualità e di relazione che possano dare vita a uno spazio delle donne di teatro; dall&#8217;altro lato Artura coinvolge e catalizza, in una condivisione di visibilità e confronto, i mestieri e talenti femminili nell&#8217;ambito della produzione teatrale e culturale bolognese.</p>
<p style="text-align: justify;">Cuore pulsante del progetto è il <strong><span style="color: #800080;">fare teatro delle attrici</span></strong>, intese come donne che agiscono il teatro, sulla scena e dietro la scena, lo supportano e lo rendono possibile con il lavoro tecnico, amministrativo e organizzativo, lo scrivono, ne scrivono, ne danno comunicazione, ne restituiscono la memoria, lo trasmettono, ne discutono, lo criticano, lo scelgono, lo qualificano. Da questo fare, dalle molteplici pratiche e progettualità delle donne che producono teatro e cultura, nasce il percorso con cui Il Gruppo Libero intende dare visibilità ai colori dei mestieri che esse raccontano: per valorizzare le capacità di ognuna, costruire e coltivare, in un&#8217;azione di tessitura, le relazioni tra tutte, aprire scambi possibili, rendere più potente quella particolare creatività delle donne che rivendicano la differenza come una ricchezza.</p>
<p>Di seguito il <strong><span style="color: #800080;">PROGRAMMA:</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovedì 1 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 17.00 -</strong> Inaugurazione della mostra <em>Le attrici di Bologna</em>: i ritratti fotografici, le impronte delle mani e le testimonianze audiovisive delle attrici attive a Bologna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 17.00-23.00 -</strong> Il 1° ottobre delle attrici, ideato e condotto da Laura Mariani: attrici attive a Bologna si esibiscono in brani del loro repertorio o appositamente scelti, ideati o adattati per l&#8217;evento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Venerdì 2 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 14.00 -</strong> Laboratorio <em>Le tecniche della narrazione</em> condotto da Laura Curino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00 -</strong> Presentazione del libro <em>Monologhi al femminile</em> (a cura di Sebastiano A. Giuffrida, edizioni corsare, 2009), con letture di brani dal testo. Partecipano Sebastiano A. Giuffrida, Claudia Palombi, Laura Curino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30 -</strong> Proiezione di <em>Frammenti di Mezzogiorno</em>, di Alice Fatone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15 -</strong> Spettacolo <em>&#8220;<strong><span style="color: #800080;">Alice, oh che meraviglia versione 1</span></strong>&#8220;</em>, testo e regia di Alessandra Tomassini, in scena l’autrice-attrice.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 3 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 10.00 -</strong> Laboratorio Le tecniche della narrazione condotto da Laura Curino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00 -</strong> Aperitivo con poete, letture di Maria Luisa Vezzali e Leila Falà, partecipa Angela Malfitano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30 -</strong> <em>Artura Docs, rassegna di documentari</em> a cura di Alessandra Santanera: proiezione di <em>Ma chi è questo Grifi? </em>e <em>Choix de vie</em> di Cristina Mazza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15 -</strong> Spettacolo &#8220;<strong><span style="color: #800080;"><em>Che oggi torna a casa versione 1</em></span></strong>&#8220;, di Laura Bucciarelli, regia di Claudia Palombi, con Mara Gigli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Domenica 4 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 10.00</strong> Laboratorio <em>Le tecniche della narrazione</em> condotto da Laura Curino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00</strong> Reading <em>Monologhi al femminile</em>, letture delle attrici di Artura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30</strong> Artura <em>Docs, rassegna di documentari</em> a cura di Alessandra Santanera: proiezione di <em>La luna di Kiev</em> e <em>Mangia il tuo riso</em> di Marcella Piccinini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15</strong> Spettacolo <strong><span style="color: #800080;"><em>&#8220;Alice, oh che meraviglia versione 2</em>&#8220;</span></strong>, di Alessandra Tomassini, regia di Claudia Palombi, con Chiara Moretti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Lunedì 5 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00</strong> Aperitivo con poete, letture di Loredana Magazzeni e Michela Martelli, partecipa Fulvia Lionetti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30</strong> Artura <em>Docs, rassegna di documentari</em> a cura di Alessandra Santanera: proiezione di <em>Ma mission a dix-neuf ans</em> e <em>Messaggio</em> di Marilena Astolfi Calza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15</strong> Spettacolo <span style="color: #800080;"><strong><em>&#8220;Che oggi torna a casa versione 2&#8243;</em></strong></span>, di Laura Bucciarelli, regia di Claudia Palombi, con Cinzia Melis.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Martedì 6 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00</strong> Reading <em>Monologhi al femminile</em>, letture delle attrici di Artura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30</strong> Proiezione di <em>Frammenti di Mezzogiorno</em>, di Alice Fatone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15</strong> Spettacolo <span style="color: #800080;"><em><strong>COMARI/COMARI</strong></em></span>. Uno studio al femminile tratto da “Le allegre comari di Windsor” di W. Shakespeare. Per “Omaggio a Bianca” in occasione del Premio Bianca Maria Pirazzoli 2008. Regia di Mariapia Papandrea, con Leila Falà, Fabiana Giordano, Mariapia Papandrea, Elisa Tinti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Mercoledì 7 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00</strong> Aperitivo con poete, letture delle poete del Gruppo ‘98 Poesia: Leila Falà, Serenella Gatti, Loredana Magazzeni,  Paola Poluzzi, Berenice Sica Lamas, Paola Tosi, Alessandra Vignoli, Anna Zoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30</strong> <em>Artura Docs, rassegna di documentari</em> a cura di Alessandra Santanera: proiezione di <em>Insc’Allah</em> di Sara Pattini e Rocco Busi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15</strong> Spettacolo <span style="color: #800080;"><em><strong>Alice, oh che meraviglia versione 1</strong></em></span>, testo e regia di Alessandra Tomassini, in scena l’autrice-attrice.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovedì 8 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00</strong> Reading <em>Monologhi al femminile</em>, letture delle attrici di Artura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30</strong> <em>Artura Docs, rassegna di documentari</em> a cura di Alessandra Santanera: proiezione di <em>L&#8217;amore che fugge. Capitolo I: l’amore distratto</em> di Maria Martinelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15 </strong>Spettacolo <strong><em><span style="color: #800080;">COMARI/COMARI</span></em></strong>. Uno studio al femminile tratto da “Le allegre comari di Windsor” di W. Shakespeare. Per “Omaggio a Bianca” in occasione del Premio Bianca Maria Pirazzoli 2008. Regia di Mariapia Papandrea, con Leila Falà, Fabiana Giordano, Mariapia Papandrea, Elisa Tinti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Venerdì 9 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00</strong> Aperitivo con poete, letture di Chiara Cretella e Alessia Bersano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30</strong> <em>Artura Docs, rassegna di documentari</em> a cura di Alessandra Santanera presenta: Giovani d&#8217;Emilia Romagna, conversazioni a tema e Perceptions di Allieta Melchioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15</strong> Spettacolo <span style="color: #800080;"><strong><em>Alice, oh che meraviglia versione 1</em></strong></span>, testo e regia di Alessandra Tomassini, in scena l’autrice-attrice.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 10 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 19.00</strong> Reading <em>Monologhi al femminile</em>, letture delle attrici di Artura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 20.30</strong> <span style="color: #800080;"><strong><em>Artura Docs &#8211; Docs in Progress: <a href="http://www.illupoincalzoncinicorti.com/" target="_blank">Il lupo in calzoncini corti</a></em></strong></span>, di Nadia Dalle Vedove e Lucia Stano; <em>Cantare il Maggio</em> di Allieta Melchioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.00</strong> Proiezione di <em>La &#8216;Divina&#8217; Commedia</em> di Fabiola Crudeli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 21.15</strong> Spettacolo<span style="color: #800080;"><strong><em> COMARI/COMARI.</em></strong></span> Uno studio al femminile tratto da “Le allegre comari di Windsor” di W. Shakespeare. Per “Omaggio a Bianca” in occasione del Premio Bianca Maria Pirazzoli 2008. Regia di Mariapia Papandrea, con Leila Falà, Fabiana Giordano, Mariapia Papandrea, Elisa Tinti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Domenica 11 ottobre 09</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 16.30</strong> Proiezione di <em>Frammenti di Mezzogiorno</em>, di Alice Fatone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 17.30</strong> Spettacolo <span style="color: #800080;"><em><strong>Alice, oh che meraviglia versione 1</strong></em></span>, testo e regia di Alessandra Tomassini, in scena l’autrice-attrice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ore 18.30</strong> Spettacolo <span style="color: #800080;"><strong><em>COMARI/COMARI.</em></strong></span> Uno studio al femminile tratto da “Le allegre comari di Windsor” di W. Shakespeare. Per “Omaggio a Bianca” in occasione del Premio Bianca Maria Pirazzoli 2008. Regia di Mariapia Papandrea, con Leila Falà, Fabiana Giordano, Mariapia Papandrea, Elisa Tinti.</p>
<p style="text-align: justify;">Biglietto giornaliero: € 15,00</p>
<p style="text-align: justify;">Biglietto spettacoli COMARI/COMARI, Alice, oh che meraviglia versione 1, Alice, oh che meraviglia versione 2, Che oggi torna a casa versione 1, Che oggi torna a casa versione 2:</p>
<p style="text-align: justify;">€ 12,00</p>
<p style="text-align: justify;">Aperitivo: € 5</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Informazioni</span></p>
<p style="text-align: justify;">tel. 051.7459360 &#8211; 051.224671 &#8211; 331.6416524</p>
<p style="text-align: justify;">Mariapia Papandrea</p>
<p style="text-align: justify;">teatroragazzi@teatrosanmartino.it</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artura09.splinder.com" target="_blank">www.artura09.splinder.com</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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