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	<title>Rete Agatergon &#187; Attualità</title>
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		<title>15 ottobre: anche noi ci indignavamo!</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 15 ottobre c&#8217;eravamo anche noi. Alcun* di noi si sono dati appuntamento a Piazza della Repubblica, ma non essendo riuscite a trovarci subito abbiamo vissuto il corteo da due prospettive diverse. Di seguito il racconto di Elisabetta e Rachele, la prima in coda e la seconda quasi alla testa del corteo. Entrambe sono riuscite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/DSCN1360.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1044" title="Foto Furiosa" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/DSCN1360-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><strong>Il 15 ottobre c&#8217;eravamo anche noi. Alcun* di noi si sono dati appuntamento a Piazza della Repubblica, ma non essendo riuscite a trovarci subito abbiamo vissuto il corteo da due prospettive diverse. Di seguito il racconto di Elisabetta e Rachele, la prima in coda e la seconda quasi alla testa del corteo. Entrambe sono riuscite a sfuggire al massacro che si è sviluppato quella giornata, ma con lucidità e determinazione hanno deciso di narrare i fatti vissuti e visti da due angoli diversi della manifestazione.</strong></p>
<p><strong>Elisabetta si racconta</strong><br />
Da giorni non si parla d’altro e finalmente ci siamo: 15 ottobre.<br />
Anche Roma, così come Madrid, Bruxelles. Berlino, Parigi, Montreal, New York, Tel Aviv, Auckland, Sidney, Tokio, Manila, Taipei, scende in piazza con la sua carica di indignazione, rabbia e orgoglio. La rabbia di un Paese ferito e umiliato, ma che ancora trova le energie per ribellarsi ad una dittatura della Finanza che impoverisce la gente e la cultura, che distrugge scuole, università, fabbriche e teatri. Arrivo purtroppo con un po’ di ritardo e non senza qualche apprensione, quando la testa del corteo si è già mossa da P.zza della Repubblica. Durante il tragitto, in una metropolitana strapiena di gente, molta diretta come me verso la Piazza, continuo a sentire nella mente le parole che mi ha rivolto mia figlia prima che mi muovessi da casa: ”Fai attenzione mamma, alcuni miei compagni di classe che fanno parte del Blocco Studentesco mi hanno detto che si sono organizzati con i più grandi per fare casino!”.<br />
Non è la sola a lanciare avvertimenti. Si vocifera da più parti che sono previsti disordini e del resto la cosa è plausibile; tuttavia, appena esco dalla stazione della metropolitana e mi affaccio sulla Piazza, vengo travolta da una fiumana di gente e in un attimo mi libero dei pensieri cupi. Il corteo già in movimento mi appare colorato, fiero, e nonostante la rabbia sia palpabile, i sorrisi non si contano e poi musica , canzoni, bandiere rosse a profusione e slogan che mi ricordano anni lontani. Subito vengo trascinata dalle stesse emozioni provate tante e tante volte, tutte le volte in cui percepisco l’energia positiva sprigionata dalla gente unita da sentimenti di solidarietà e dalla voglia di condivisione. Anche la folla ai lati è numerosa e allegra. Ci scambiamo sguardi complici e sorrisi. Mi fermo un attimo per veder sfilare il corteo e dare un’occhiata a striscioni e bandiere. Una delle parole d’ordine della manifestazione è stata quella di non alzare simboli di “partito” ed infatti non ne vedo. Restano sollevate solamente le bandiere di Sinistra Ecologia e Libertà, PCL, Sinistra Critica, e poi i Cobas, la Fiom, i Cub, ma soprattutto vedo gruppi nutriti di giovani precarie/i, “indignate/i”: ricercatori, lavoratrici e lavoratori di fabbriche e uffici; spicca tra la folla il camion del teatro Valle, occupato da mesi, con la sua musica e la sua gente in costume di scena che canta, balla e grida il suo sdegno e la sua rabbia, e a seguire un enorme drago verde portato da giovani studenti; espressioni determinate e sicure, ma solari, piene di energia positiva e costruttiva. Insomma c’è tutto quello che serve a caratterizzare una protesta forte, sentita, ma che riesce ad esprimersi anche con ironia, come fa il tipo che espone orgogliosamente un cartello con su scritto: ”<em>Io nun so’ indignato, me rode er culo</em>”.</p>
<p>Roma grida, con tutta la sua veracità!!!</p>
<p><strong>Hanno dato fuoco ad un&#8217;auto!</strong><br />
Mentre mi muovo lasciandomi trasportare dalla musica che proviene dal camion del Valle, con la coda dell’occhio vedo passarmi accanto un gruppo di ragazzotti tatuati, vestiti di nero e con il viso mezzo coperto da una sciarpa. Sento una strana sensazione, una nota stonata che mi turba per un attimo, ma non voglio badarci per ora, e continuo a muovermi a ritmo di rock. Una manciata di minuti e mi arriva un sms di Rachele che si trova più avanti: ”Hanno dato fuoco ad una macchina in Via Cavour”. Mi volto e vedo una colonna di fumo che si solleva a poche centinaia di metri da me. Comincia il delirio! Il corteo si blocca. Non si riesce a proseguire. Da questo momento in poi sarà un susseguirsi frenetico di sms informativi di Rachele: &#8220;Stanno spaccando le vetrine dei negozi”.</p>
<p>I disordini dilagano sotto gli occhi della polizia che, chissà perchè, per il momento non interviene. Mi collego con l’iphone ad internet e leggo i primi notiziari. I cosiddetti &#8220;black bloc&#8221;, hanno scatenato l’attacco in più punti: Via dei Fori Imperiali, Via Merulana. Una caserma in Via Labicana sta andando a fuoco. Pochi minuti e la guerriglia arriva anche a P.zza S. Giovanni, punto di arrivo del corteo, dove si dovrà svolgere l’assemblea degli &#8220;Indignati&#8221;. Nel frattempo iniziano le prime cariche della polizia, ma contro i manifestanti, non contro i vandali. Già, perché???</p>
<p><strong>Scarsa organizzazione o destino ineluttabile?</strong><br />
Mi rendo conto d’un tratto che non esiste un servizio d’ordine. Una mancanza grave nell’organizzazione, ma forse avrebbe potuto fare ben poco contro la furia devastatrice dei black bloc. Il corteo è ormai fermo da un bel po’, dunque decido di andare via. Mi dirigo verso casa mentre continuo a ricevere notizie di scontri. Pare che gli unici che stiano cercando di bloccare i rivoltosi siano gli stessi manifestanti che cercano di riportare la manifestazione alla situazione tranquilla che era stata prevista. Al grido di: “delinquenti, fascisti” esplode la rabbia di coloro che pacificamente volevano manifestare il loro dissenso. Un signore tenta di bloccare un uomo che tenta di lanciare una bottiglia di vetro contro i vigili del fuoco. Per tutta risposta l’energumeno incappucciato gliela spacca sul viso, ferendolo. Torno verso casa con il cuore gonfio di rabbia e delusione e con tante domande e dubbi che mi affollano la mente. Il pensiero di come un numero ridotto di gente violenta e senza scrupoli possa riuscire a vanificare il peso e l’importanza di una manifestazione come questa, che era riuscita a riunire finalmente, sotto un unico grido di protesta, tantissima gente di tutta Italia, di tutte le età, dopo tanti anni di rassegnato silenzio, non mi dà pace. Perché in tutte le altre città del mondo il tutto si è svolto pacificamente e con dignità? Cosa sta succedendo a Roma? Cosa è successo dieci anni fa a Genova? E mi tornano in mente le parole che “Kossiga” rivolse, poco tempo prima di morire, al capo della polizia, dopo gli scontri avvenuti nel corso delle manifestazioni degli studenti che rivendicavano il diritto allo studio: ”…<em>bisogna infiltare gli agenti nelle manifestazioni perché trasformino i movimenti pacifici in movimenti di violenza e devastazione per poi mandare tutti all&#8217; ospedale. Perché? Perché bisogna discreditare nell&#8217; opinione pubblica le idee che i &#8220;professori rossi&#8221; mettono nelle teste dei ragazzi</em>…&#8221;</p>
<p>Continuo a pensare mentre guardo le immagini che scorrono sullo schermo della tv. Mostrano una P.zza S. Giovanni piena del fumo dei lacrimogeni, una ragazza con il volto insanguinato corre per sfuggire ai colpi dei sanpietrini scagliati dai black bloc. Circa quattrocento persone si sono rifugiate all’interno della basilica. Gli idranti della polizia sparano acqua per disperdere i manifestanti. All’improvviso si vede chiaramente un blindato della Guardia di Finanza travolgere un ragazzo che rimane a terra. Più tardi si saprà che per fortuna non è stato ferito gravemente.</p>
<p><strong>L&#8217;inizio di una nuova epoca?</strong><br />
A notte fonda finalmente la guerriglia si placa e ci appare l’immagine di una Roma devastata dalla furia tribale di qualche centinaio di persone. Poche forse, ma ben organizzate, evidentemente. Troppo bene per poter credere che si tratti semplicemente di un gruppuscolo di teppisti che agiscono tanto per creare disordini.</p>
<p>Tuttavia, con il placarsi delle emozioni, sono altre le immagini che mi tornano alla mente e che voglio ricordare di questo buio pomeriggio romano. Sono i colori, le voci, i volti della gente, alcuni arrabbiati,alcuni giovani, alcuni stanchi e segnati dal tempo, eppure tutti sorridenti. Eravamo tante e tanti, siamo tante e tanti. Rivedo gli occhi fieri delle giovani femministe, il loro passo deciso e sicuro che arriverà lontano, ne sono sicura. Non basteranno le piccole truppe organizzate dal sistema a soffocare l’ondata di cambiamento che sta investendo il mondo intero. Il movimento continua e niente e nessun* potrà fermarlo, perché anch’io voglio credere che:</p>
<blockquote><p>“Quello che è accaduto ieri deve aprirci gli occhi e la mente. Non si può continuare a fare politica con le vecchie ricette. Ci dovranno essere cambiamenti anche nelle lotte sul lavoro e nel sindacato e nella politica economica… quella di ieri a Roma è stata una manifestazione storica… FORSE SIAMO ALL’INIZIO DÌ UNA NUOVA EPOCA.” (Valentino Parlato da “Il Manifesto” del 15/10/2011)</p></blockquote>
<p><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/DSCN1378.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1045" title="black" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/DSCN1378-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Rachele si racconta</strong><br />
La giornata era iniziata con una strana frenesia: notte un pò insonne dopo giorni passati a discutere se partecipare o meno, viste le numerose mail di molti “compagni” che ci esortavano a non scendere in piazza perché &#8211; dicevano &#8211; ci sarà un massacro in tutto il centro di Roma! Alla fine ci siamo dette che non potevamo stare a casa e che se avessimo visto qualcosa di strano saremmo scappate senza battere ciglio. La prima brutta sensazione l’ho sperimentata in metro, quando intravvedo sulle braccia di molte ragazze che distribuiscono volantini che invitano a partecipare all’assemblea che si terrà a San Giovanni alle 17, il numero di telefono del <strong>Legal Team</strong>.<br />
Giunte a Piazza della Repubblica la sensazione è duplice: da un lato carri, palloncini colorati, musica, famiglie, migliaia di volti di indignat* italian* che hanno solo voglia di manifestare pacificamente tutto il proprio dissenso per un governo, un intero sistema, che ci sta soffocando sotto ogni punto di vista e che ci fa vivere in una condizione di precariato culturale perenne! Ma la festa è solo apparente: troppi ragazzi con gli zaini e i caschi attaccati alla cintura mi distolgono dall’aria festosa.<br />
La mia compagna vede tatuato sul braccio di uno di loro un gladio con sotto la scritta “SPQR”. È un simbolo fascista &#8211; mi dice preoccupatissima. Ed in effetti mai come oggi ci sentiamo così poco al sicuro, consce che da un momento all’altro la situazione possa sfuggire di mano, sebbene non sappiamo come o da chi!</p>
<p><strong>Il corteo si avvia puntuale</strong><br />
Alle 14 la testa del corteo era già partita da un pezzo. La piazza si era praticamente riempita e svuotata almeno tre volte, segno questo di una partecipazione davvero fortissima. Partiamo anche noi, cercando di capire in quale spezzone inserirci, sia per affinità che per ragioni di sicurezza. Cominciamo a vagare e a scendere verso Via Cavour, facendo foto, leggendo i cartelli e gli striscioni dei vari partecipanti, con una voglia incredibile di esserci e di farci sentire perché mai come quel giorno la presenza ha per noi il valore forte della partecipazione! Tutto procede bene, a parte un primo intoppo all’altezza di Piazza dell’Esquilino, dove il corteo si blocca. Riusciamo a scendere un pò più giù, unendoci allo spezzone dei Cobas, sicure che lì non poteva succederci nulla, ma da lì a pochi secondi vediamo una nuvola di fumo nero alzarsi in cielo.<br />
Alla mia sinistra la vetrina del negozio Elite è completamente distrutta, le lavoratrici dentro sembrano terrorizzate&#8230; Vedo un palo divelto e uno quasi spaccato a metà. Riesco a fare due foto, riprendendo anche dei ragazzi con dei caschi in testa. Mi volto dietro e una schiera improvvisa di soldatini neri con caschi neri, felpe o magliette nere, volto coperto, zaini e sguardo sicuro, si avvicina verso di noi, mentre dal fondo di Via Cavour parte una carica della polizia! Riusciamo a trascinarci a vicenda fuori da quella situazione, correndo, cercando di non posizionarci in un angolo da dove non potremmo scappare.  &#8221;Fai le foto, sono fascisti!&#8221; &#8211; mi urla la mia compagna. Faccio un paio di foto dal lato, per non farmi vedere, perché ho paura &#8211; quella è stata la prima volta &#8211; che possano prendersela con me.<br />
Mando un sms a Elisabetta, per avvertirla di quello che stava succedendo. So che è in uno spezzone più indietro e mi auguro che non arrivi dove ci troviamo noi!</p>
<p><strong>Verso Piazza San Giovanni</strong><br />
A quel punto decidiamo di arrivare a San Giovanni percorrendo strade interne, tagliando il corteo, certe che una volta arrivate  saremo al sicuro, perché in Piazza ci saranno i dibattiti, e l’assemblea plenaria, e la musica, e tanta voglia di essere in tanti e uniti!<br />
Il percorso che porta alla Piazza sembra tranquillo, pacifico, sereno. Non un corteo, ma gruppi di persone che pian piano cercano di radunarsi. Vedo i No Ponte, i No Tav, i disabili, quelli del Manifesto, la Freedom Flotilla&#8230; Giungiamo a San Giovanni, dove si respira un’aria di festa. Ho anche il tempo di comprare una copia del Manifesto interamente dedicata a quella giornata&#8230; per un attimo perdo il resto del gruppo per portare a termine il mio importante acquisto, ed è proprio in quell’istante che sento un&#8217; altra poco piacevole sensazione, di paura, e corro alla ricerca del resto del gruppo perché non possiamo perderci, potrebbe succedere qualcosa da un momento all’altro. Sono pensieri confusi, continui, inspiegabili, forse paranoici, ma non riesco a cacciarli via e il mio unico desiderio in quel momento è quello di ritrovarli subito!<br />
Sono le 16.30, tra mezz’ora avrà inzio l’assemblea plenaria che si terrà sul prato di fronte alla Basilica, vicino alla statua di San Francesco. Decidiamo di spostarci per prendere posto ed informarci presso il gazebo proprio sotto la statua. Ho appena il tempo di fotografare una disabile sulla sedia a rotelle proprio in mezzo alla strada, di scambiare due parole con una delle organizzatrici dell’Assemblea che mi dice che quel fumo nero, alto, intenso, che si vede da dietro San Giovanni dicono sia il fumo di un tram che brucia.</p>
<p><strong>La festa diventa un incubo</strong><br />
I volti sono tesi ma pensiamo che l’assemblea inizierà a breve e finalmente potremo parlare, condividere quei momenti e soprattutto produrre. Sì, perché il movimento non vuole solo sfilare, vuole, desidera ed esige proporre delle alternative credibili!<br />
Tutto ciò, però, c’è stato negato.<br />
I momenti che seguono saranno confusi, difficili da spiegare, eppure indelebili nella memoria.<br />
Si vede un gruppo di gente cominciare a correre verso la piazza, non poche decine, tantissime persone. Non capiamo da cosa scappano fino al momento in cui, nell’attimo di un microsecondo, non vediamo entrare le camionette della Polizia che cominciano a gettare acqua sulla gente con gli idranti. Volano tre bombe carta, cominciano a volare pietre, si cominciano a vedere sulla strada laterale ragazzi vestiti di nero coi volti coperti.<br />
Il mio pensiero va alla mia compagna e alle mie amiche, ci prendiamo per mano e cominciamo a correre&#8230; e proprio in quell’istante ripenso a quella signora, con la sedia a rotelle, che si trovava proprio al centro di quella strada invasa da camionette, sanpietrini, idranti, ragazzi a volto coperto&#8230; mi chiedo se sia riuscita a non farsi travolgere.<br />
In quel momento, penso a Elisabetta, riesco a malapena a inviarle un messaggio dicendole di non venire a San Giovanni perché si è scatenata una vera e propria guerra. Penso ai miei amici che mi avevano chiamato due minuti prima per raggiungerci. Mi avvicino alla mia compagna con in mano il Manifesto che urla disperata “<em>bastardi! cosa state facendo?</em>”. E in quel preciso istante realizzo che siamo stati derubati di un momento importante di produzione politica e di confronto concreto. L’immagine della mia compagna che urla verso la piazza con quel giornale in mano, quello stesso che voleva essere per me simbolo di una giornata difficile ma memorabile, si ricolloca nella mia mente come l’immagine di un’occasione strappataci ingiustamente.</p>
<p><strong>Derubati ma non ci lasciamo abbattere!</strong><br />
Di quei momenti ho il ricordo della corsa, del cuore che mi batteva all&#8217;impazzata, dei sanpietrini e delle bombe carta da evitare, della mia compagna da proteggere, dei gruppi in nero, della paura negli occhi delle mie amiche, della rabbia per qualcosa che c’è stato tolto e per essermi sentita come in trappola, asserragliata dalla violenza, spettacolarizzata dalle immagini che poi vedrò in diretta una volta tornata a casa.<br />
Ho la consapevolezza assoluta che siamo all’inizio di un momento storico, che ho vissuto una giornata che rimarrà nella memoria, anche se non come avrei voluto. Mi viene da piangere mentre vedo quelle scene, racconto a chi mi chiama preoccupato quello che ho vissuto, ricevo il messaggio di Elisabetta che mi dice di essere tornata a casa, sana e salva ma davvero indignata!<br />
Sento vuoto, disperazione, delusione. Mi faccio assalire da mille domande. Mi dico che sono al sicuro adesso, anche se non so al sicuro da cosa!<br />
Solo gli occhi della mia compagna che mentre mi abbraccia per rassicurarmi mi sussurra <strong>“Lucha, siempre!”</strong> riescono a restituirmi il senso di quella giornata e capisco che non devo abbattermi ma continuare ad andare avanti, col coraggio di sempre.</p>
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		<title>Un esempio di lotta e libertà: Laura Arconti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 13:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione della IV Giornata Mondiale contro l&#8217;omofobia in tutto il continente e in più di 50 città italiane si svolgeranno numerose iniziative atte a sensibilizzare contro l&#8217;intolleranza verso ogni orientamento sessuale. A Roma il capo dello Stato incontrerà nel pomeriggio i rappresentanti delle associaizoni LGBT. In generale é sicuramente una giornata importante, quasi istituzionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Laura-Arconti1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-881" title="Laura Arconti" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Laura-Arconti1.jpg" alt="Laura Arconti" width="283" height="422" /></a><em><strong>In occasione della <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=141031" target="_blank"><span style="color: #800080;">IV Giornata Mondiale contro l&#8217;omofobia</span> </a>in tutto il continente e in più di 50 città italiane si svolgeranno numerose iniziative atte a sensibilizzare contro l&#8217;intolleranza verso ogni orientamento sessuale. A Roma il capo dello Stato incontrerà nel pomeriggio i rappresentanti delle associaizoni LGBT.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">In generale é sicuramente una giornata importante, quasi istituzionale , per ricordare e stimolare alla riflessione sull&#8217; intolleranza e i numerosi casi di violenza e discriminazione a causa dell&#8217;orientamento sessuale in tutto il mondo, sia per lesbiche, gay, trans e intersessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è a mio avviso anche un importante momento di valutazione dei passi effettuati dal movimento in Italia specie in un periodo di grandi spaccature e di <a href="http://www.facebook.com/?ref=home#!/note.php?note_id=117675724934991" target="_blank">forti malumori</a> per la confusa organizzazione di un pride e per la grande distanza delle Associazioni e della politica dalle quotidiane esigenze reali delle persone LGBT.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra a volte di sentire una certa <em>solitudine sociale</em>, come se fossi  circondata da gente che vede e si volta dall&#8217;altra parte, quasi come se non capisse, non sapesse o pensasse che tanto non può fare proprio nulla. Eppure proprio in questo periodo ho avuto la fortuna e l&#8217;onore di consocere una persona speciale, che mi ha restituito coraggio, forza, voglia di andare avanti e di non smettere mai di credere e lottare.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlo di <a href="http://www.facebook.com/?ref=home#!/profile.php?id=1730782396&amp;ref=ts" target="_blank"><strong><span style="color: #800080;">Laura Arconti</span></strong></a><span style="color: #800080;">, <span style="color: #333333;">nata a Milano nel 1925</span></span> e trasferitasi da giovane a Roma, dove ha portato avanti in particolare due battaglie: l&#8217;<a href="http://www.uaar.it/uaar/sac/" target="_blank"><span style="color: #800080;"><strong>anticoncordataria</strong></span></a> e quelle per i diritti civili delle minoranze, in particolare per il <span style="color: #800080;"><strong>FRI</strong></span> e il <strong><span style="color: #800080;">FUORI!</span></strong>, ispirandosi all&#8217;articolo 3 della Costituzione al fine di far rimuovere tutti gli ostacoli che limitano la libertà e l&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini, come avviene ad esempio per i disabili o per le persone LGBT.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessi descriverla brevemente userei le parole che lei stessa utilizza per definirsi e che le piacciono tanto: radicale &#8220;storica&#8221;, militante, non-violenta e omosessuale! Aver avuto la possibilità di parlare con lei, di toccare con mano pezzi di storia importanti e di farmi toccare da un attaccamento alla vita e dalla voglia di non mollare mai per rendere questo mondo migliore, sono diventati per me tutti punti di forza che hanno dato un senso a quel percorso di liberazione che sto seguendo&#8230; e mai come in questa giornata le sue parole ed il suo esempio sono tracce di coraggio e libertà contagiose!</p>
<p style="text-align: justify;">Lascio dunque al suo racconto il compito di attraversarvi e contaminarvi:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/TESSERA-del-FUORI-1980.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-882" title="TESSERA del FUORI ! 1980" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/TESSERA-del-FUORI-1980-300x179.jpg" alt="TESSERA del FUORI ! 1980" width="300" height="179" /></a>&#8220;</span></span><span style="color: #333399;">Sono nata nel 1925, appartengo alla generazione che ha compiuto vent’anni alla fine della seconda guerra mondiale. Negli anni in cui gli adolescenti vanno in bicicletta e conoscono i primi amori, noi abbiamo avuto le sirene dell’allarme aereo, le bombe, i rastrellamenti di casa in casa, gli incendi e i cadaveri, atrocità indescrivibili, la carta annonaria e la fame. Nel decennio successivo, in molti ci siamo ammalati di tubercolosi per le privazioni subite. Siamo quelli che hanno sempre rimproverato ai propri padri di aver assistito in silenzio, e senza reagire, all’instaurarsi del fascismo con tutte le conseguenze che ne sono derivate. La guerra  mi ha portato via anche mia madre, il dopoguerra mi ha indotta ad abbandonare un padre ricco, di cui non riuscivo a condividere idee ed azioni. Ho lavorato per sessant’anni, senza un giorno di pausa, all’inizio studiando di notte per strappare una laurea, e poi crescendo negli anni, senza alcun aiuto che il mio lavoro, rinunciando orgogliosamente anche alla parte di patrimonio paterno che la legge voleva assegnarmi, alla sua morte. Pannella l’ho sfiorato all’ Università: lui, più giovane di me di cinque anni, faceva già politica, io tiravo angosciosamente alla laurea, e annullavo le schede elettorali scrivendoci: “studiate, perdigiorno!”. Negli anni cinquanta leggevo  “Espresso” e il “Mondo”, che allora erano due enormi  “lenzuoli”, pieni di fotografie e di articoli con firme straordinarie. Il “Mondo” di Pannunzio, e i Convegni degli “Amici del Mondo”&#8230; che ricordi! E venne poi la volta che ci presentammo alle elezioni politiche insieme ai Repubblicani: votai con orgoglio “la bicicletta”, rappresentata dai due simboli affiancati, l’edera e la Marianna con berretto frigio dei radicali.  Fu eletto solo un deputato, repubblicano, ma io ero gonfia d’orgoglio per aver votato quel simbolo, che mi parlava di libertà, di Rivoluzione francese, di grandi sogni, cose di cui il mio cuore sentiva il bisogno. E poi per vent’anni non pensai che al lavoro, “ai fatti miei”; nel frattempo il “Mondo” aveva chiuso, era arrivato  il sessantotto, anno che per me è stato di grande svolta professionale, (e anche lì: gli studenti a Valle Giulia, e io &#8211; correndo al lavoro &#8211; “andate a studiare, perdigiorno!”). Ma qualcosa mi mancava. <strong>Loris Fortuna </strong>ed <strong>Antonio Baslini</strong> (un socialista e un liberale, ma con tessera radicale in tasca)  avevano fatto approvare in Parlamento la legge sul divorzio, ma la curia vaticana aveva scatenato i circoli cattolici a raccoglier firme per un referendum abrogativo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;">Nel ’74 si arrivò alla campagna referendaria: Marco condusse per cinquanta giorni un drammatico digiuno, perché la RaiTV non dava spazio alla tesi della <strong>LID</strong> (Lega Italiana per il Divorzio) sostenuta anche da <strong>Dom Franzoni</strong>, l’abate di San Paolo sospeso a divinis. I giornali dicevano che <strong>Pannella</strong> era all’Hotel Minerva, io decisi di telefonare e chiesi di parlare con qualcuno del suo staff.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Marco-in-digiuno1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-885" title="Marco in digiuno" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Marco-in-digiuno1-300x128.jpg" alt="Marco in digiuno" width="300" height="128" /></a>Non c’era staff, c’era solo lui, disteso sul letto, col telefono accanto, immerso nel fumo di mille sigarette, come documenta una fotografia che nessun giornale ha mai pubblicato (e che noi pubblichiamo in anteprima, per gentile concessione n.d.r.). Rispose immediatamente. “Sono Laura Arconti, una qualunque”. E lui, che frequenta quotidianamente centinaia di nomi di grandi personalità storiche del passato, ma che con i contemporanei ha spesso un problema di nomi, mi scambiò puntualmente per Laura Conti, medico milanese molto nota all’epoca. Chiarito l’equivoco, dissi che volevo fare qualcosa per la sua causa.  “Bene. Vai al Partito, parla con i compagni. Ti daranno loro qualcosa da fare”. Lasciai in Albergo una rosa rossa e una busta, con dentro tutto quello che avevo nel portafoglio, e andai di corsa alla vecchia sede di via di Torre Argentina 18. Cominciò così la mia lunga militanza radicale, una militanza silenziosa ed umile, fatta di fiducia ed amore. Chiusa in un bugigattolo senza finestre, alle prese con un ciclostile antidiluviano che sputava inchiostro per ogni dove, o in giro per la città con una scatola da scarpe su cui avevo incollato il simbolo del partito e praticato una fessura a mo’ di salvadanaio, a raccoglier soldi per la battaglia politica di turno. Mi si chiede spesso quale sia stata la battaglia radicale che mi ha più impegnata, o che ho amato di più. Non so, davvero non so dirlo. Ogni volta ci ho messo l’anima, ed ogni volta è stata sconfitta o vittoria, ma sempre vissuta con orgoglio e con totale partecipazione. Forse le nottate a <strong>Radio Radicale</strong>, forse la mia trasmissione anticoncordataria, forse il tendone a piazza Navona contro lo sterminio per fame nel mondo, nell’82, con il lungo digiuno e le lettere personali ai parlamentari, che Marco definì “un millimetro in più, nella teoria della nonviolenza radicale”… O forse le centinaia di tavoli per la raccolta delle firme referendarie, o le nottate con i compagni a riordinare gli incartamenti per la presentazione delle firme in Tribunale. O la posta di Pannella, curata per anni di notte e nei giorni festivi. O i milioni di passi delle marce, dei sit-in, dei walk around. O il lavoro fatto con l’<strong>Associazione Vita e Disarmo</strong>, insieme ad <strong>Emma Bonino</strong> con <strong>Food and Disarmament International</strong>. O il lavoro di appoggio a <strong>Laura Terni</strong>, segretaria del <strong>Gruppo Satyagraha</strong>, durante il suo digiuno per salvare la vita di <strong>Paolo Signorelli</strong>, un fascista accusato di tutto da sette anni senza processo: una azione che <strong>Adelaide Aglietta</strong> definì paradigmatica della radicalità, perché  destinata ad un avversario politico, che fu poi assolto, mentre avrebbe potuto  morire di carcere.  No, davvero non so dire quale di queste giornate, e settimane, e mesi ed anni abbia avuto più importanza per me. Neppure quando, nel 1979, fui candidata alla Camera nella lista radicale con il gruppetto dei radicali del “<strong>FUORI!</strong>” (Fronte Unitario Omosessuale) e risultai la prima dei non eletti, la  cosa mi sembrò così importante: faceva parte della militanza, del servizio alle  nostre idee.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;">Ed ora? Ho 85 anni, non pochi acciacchi riferibili alla “<em>senectus ipsa</em>”,  ma posseggo un computer, uno scanner ed una stampante.  Ho fatto campagna  elettorale  per <em>Emma Presidente della Regione Lazio</em>, sto aspettando di farne un’ altra per qualsiasi obiettivo radicale scaturisca da una mozione congressuale o dalla mente di qualcuno dei Compagni.  E, intanto, continuo a diffondere le  nostre idee: la tolleranza, la nonviolenza come metodo di lotta politica, la ricerca della verità, i princìpi di etica personale, la trasparenza degli atti pubblici e la certezza del Diritto. Con fiducia nella parte migliore di qualsiasi interlocutore, così come insegna la nonviolenza gandhiana, e con un grande amore verso i compagni, con i quali è bello condividere  il pane della comune fede: la religione della libertà</span><span style="color: #333399;"><span style="font-family: Arial;">&#8220;.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #333333;"> </span><br />
</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Unioni sì, unioni no: gli equilibrismi della Corte Costituzionale</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 11:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caterina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella sentenza n. 138 del 2010 la Corte Costituzionale si è misurata con la questione dell’estensione alle coppie omosessuali della disciplina dettata dal nostro legislatore in materia di matrimonio civile. L’intervento della Corte è stato sollecitato dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento, che hanno rimesso ai Giudici delle Leggi la questione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/corte-costituzionale1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-877" title="corte-costituzionale1" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/corte-costituzionale1-300x199.jpg" alt="corte-costituzionale1" width="300" height="199" /></a><strong><em>Nella sentenza n. 138 del 2010 la Corte Costituzionale si è misurata con la questione dell’estensione alle coppie omosessuali della disciplina dettata dal nostro legislatore in materia di matrimonio civile.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’intervento della Corte è stato sollecitato dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento, che hanno rimesso ai Giudici delle Leggi la questione di legittimità costituzionale delle norme disciplinanti l’istituto del matrimonio, questione formulata, in via subordinata, dalla difesa di alcune coppie omosessuali che si sono viste rifiutare le pubblicazioni di matrimonio dal funzionario pubblico ufficiale addetto, il quale le ha ritenute illegittime motivando che il matrimonio, nell’ordinamento giuridico italiano, avrebbe come presupposto la diversità di sesso dei coniugi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tribunale di Venezia ha chiesto ai giudici delle Leggi di pronunciarsi sulla costituzionalità, in riferimento agli <span style="color: #800080;"><strong>articoli 2, 3, 29 e 117</strong></span>, primo comma, della Costituzione, degli <span style="color: #800080;"><strong>articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis</strong></span> del Codice Civile, nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il Tribunale, nel nostro ordinamento non esiste una nozione di matrimonio, né un divieto espresso di matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’interpretazione letterale delle norme del Codice Civile, posta dal funzionario a fondamento del diniego delle pubblicazioni, si sarebbe potuta trovare in contrasto con gli artt. <span style="color: #800080;"><strong>2, 3, 10,</strong></span> secondo comma, <span style="color: #800080;"><strong>13 e 29</strong></span> della Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, pur non essendo possibile, allo stato delle disposizioni vigenti, operare un’estensione dell’istituto del matrimonio anche a persone dello stesso sesso, non si potrebbe comunque non tenere conto delle trasformazioni sociali intervenute dal momento dell’emanazione del Codice Civile ad oggi, trasformazioni che hanno dato luogo a forme di convivenza diverse dal modello di famiglia tradizionale e che devono essere tutelate.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tribunale veneziano ha sostenuto che la famiglia è la formazione sociale primaria nella quale si manifesta e cresce la personalità dell’individuo: la possibilità che esso individuo ha di assumere lo status di persona coniugata (status che ha un’impronta specifica nella società) si concreterebbe in una tutela dei diritti inviolabili del singolo, tant’è che il diritto di sposarsi come diritto fondamentale della persona è riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.</p>
<p style="text-align: justify;">E tale diritto – ex art. 3 Cost. – dovrebbe essere garantito a tutti, senza discriminazioni derivanti dal sesso o dalle condizioni personali, come l’orientamento sessuale, con la conseguenza che lo Stato dovrebbe essere obbligato a intervenire in caso d’impedimenti al relativo esercizio.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciò si dovrebbe aggiungere che la Costituzione e il diritto civile non prevedono la capacità di avere figli come condizione per contrarre matrimonio, ovvero l’assenza di tale capacità come condizione d’invalidità o causa di scioglimento del matrimonio, sicché le tesi che ancorano il diritto a contrarre matrimonio alla composizione della coppia che permetta la procreazione sarebbero prive di fondamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il Tribunale rimettente ha richiamato <strong><span style="color: #800080;">l’art</span></strong>. <span style="color: #800080;"><strong>117</strong></span>, primo comma, Cost., che impone al legislatore il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali quali, nel caso di specie, gli <span style="color: #800080;"><strong>artt. 8, 12 e 14 </strong></span>della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), gli <strong><span style="color: #800080;">artt. 7, 9 e 21 della Carta di Nizza.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, nell’<span style="color: #800080;"><strong>art. 8</strong></span> la Corte europea dei diritti dell’uomo avrebbe accolto una nozione di “vita privata” e di tutela dell’identità personale non limitata alla sfera individuale bensì estesa alla vita di relazione, arrivando a configurare un dovere di positivo intervento degli Stati per rimediare alle lacune normative che, di fatto, impediscono la piena realizzazione personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tant’è che in alcuni Stati (Olanda, Belgio, Spagna) il divieto di sposare persone dello stesso sesso è stato rimosso, mentre altri Paesi sono previsti istituti riservati alle unioni omosessuali con disciplina analoga a quella del matrimonio e molti altri prevedono forme di registrazione pubblica delle famiglie di fatto, comprese quelle omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche la Corte di Appello di Trento ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli<span style="color: #800080;"><strong> artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis cod. civ.</strong></span>, nella parte in cui non consentirebbero agli individui di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso, per contrasto con gli <strong><span style="color: #800080;">artt. 2, 3 e 29 Cost</span></strong>., cavalcando, in linea di massima, le medesime motivazioni addotte dal Tribunale di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nei confronti di tali questioni, la pronuncia della Corte oscilla tra i due fronti della tutela dei diritti civili da un lato e dei suoi compiti istituzionali dall’altro, richiamando il Parlamento a coprire l’evidente lacuna legislativa esistente nel nostro ordinamento ma non intervenendo interpretativamente per porre rimedio in via diretta, adducendo la propria impossibilità istituzionale a costruire un contesto di norme giuridiche al momento del tutto assenti dal nostro ordinamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si deve pertanto cadere nella trappola delle superficiali letture riportate da buona parte della stampa, che ha sbandierato a destra e a manca un integrale rifiuto, da parte dei Giudici delle Leggi, dell’esistenza del diritto delle coppie omosessuali a unirsi in matrimonio o forme similari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo slalom tra l’esistenza e la doverosa tutela dei diritti delle coppie omosessuali a una regolamentazione delle proprie unioni e la non volontà di dare uno scossone alla paralisi del legislatore in materia, la Corte Costituzionale ha infatti sancito alcuni principi e aperto alcuni fronti di non poca importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nello specifico, la Corte Costituzionale ha ritenuto di escludere che la garanzia di tutela dei diritti inviolabili dell’uomo &#8211; sia come singolo sia nelle formazioni sociali – propria dell’art. 2 della Costituzione debba necessariamente essere realizzata attraverso l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio (interpretazione sostenuta peraltro dal fatto che diversi Paesi “evoluti” al pari dell’Italia abbiano individuato, per le coppie omosessuali, forme di unione diverse dal matrimonio), riconoscendo però la necessità che tale garanzia debba essere assicurata anche nel nostro ordinamento, dove c’è un totale vuoto legislativo.</p>
<p style="text-align: justify;">E fin qui ci siamo, il primo colpo è al cerchio (diritti 1 – istituzioni 0!).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel passaggio successivo, però, i Giudici delle Leggi non risparmiano il colpo alla botte.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la Corte, la formazione sociale costituita dalla cosiddetta “società naturale” ex art. 29 Cost., presuppone, rispetto a tutte le altre formazioni sociali, un <em>quid </em>naturalistico ulteriore rappresentato dalla diversità di sesso tra i coniugi e dalla loro astratta idoneità a generare figli (la Corte utilizza il termine “potenzialità”, evidentemente per salvare e includere tutte quelle coppie eterosessuali che sono impossibilitate ad avere figli), <em>quid pluris</em> che differenzierebbe le unioni eterosessuali dalle unioni omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi funziona poco, se si pensa alla possibilità degli omosessuali di generare, attraverso i sistemi di donazione e fecondazione artificiale, prole che abbia caratteristiche genetiche in comune con i genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tant’è (diritti 1 – istituzioni 1).</p>
<p style="text-align: justify;">Con riguardo ai profili di incostituzionalità ex artt. 3 e 29 Cost. i Giudici delle Leggi hanno poi osservato che i concetti di famiglia e matrimonio attuali non devono ritenersi certo quelli esistenti all’epoca di emanazione delle norme codicistiche e devono essere interpretati alla luce delle trasformazioni dell’ordinamento stesso ma, ancor prima, della società e dei costumi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro colpo al cerchio, però (diritti 2 – istituzioni 1)!</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno si senta scontento, ecco il pareggio alla botte.</p>
<p style="text-align: justify;">La necessità di adattare i principi normativi all’evolversi della società, infatti, non significa, per i Giudici delle Leggi, che l’interpretazione di una norma possa spingersi fino a permettere alla Corte una modifica sostanziale della disposizione rispetto al momento in cui fu emanata, facendo rientrare come da essa disciplinati fenomeni e problemi che, nel momento in cui la disposizione è stata promulgata, non sono stati minimamente considerati, e ciò nonostante l’esistenza degli omosessuali non fosse certo sconosciuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché nei lavori dell’assemblea costituente, la questione delle unioni omosessuali, pur essendo nota la sua esistenza, non fu esaminata, la disomogeneità tra le unioni omosessuali e il matrimonio non costituirebbe una forma di discriminazione (diritti 2 – istituzioni 2).</p>
<p style="text-align: justify;">La forzatura effettuata dalla Corte trova un ammorbidimento nella chiusura del ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A mente dei Giudici delle Leggi, il fatto che il mancato esame in sede costituente impedisca l’individuazione di una forma discriminatoria in senso tecnico non toglie però che due persone dello stesso sesso hanno il “<em>diritto di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone -nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge- riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri</em>&#8220;: a tal fine, è formulato un esplicito invito al Parlamento (unica autorità con potestà decisionale in materia, secondo i Giudici) a dettare una disciplina generale che regoli i diritti e i doveri dei componenti di una coppia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non i diritti e i doveri dei componenti di una coppia omosessuale, ma quelli di una coppia in generale, tracciando le linee per l’emanazione di una disciplina che non veda distinzioni nelle tipologie di coppie e riservandosi di valutare (stavolta in conformità con i propri compiti istituzionali) se la normativa che il legislatore emanerà sarà tale da garantire realmente un’omogeneità di trattamento tra la coppia eterosessuale e quella omosessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, la Corte Costituzionale mostra un’apertura a trecentosessanta gradi nei riguardi delle diverse tipologie di unione prevedibili, affermando la possibilità di regolamentare le unioni omosessuali sia attraverso il matrimonio (“non soltanto” ci dicono i Giudici delle Leggi) sia tramite istituti da esso differenti ma che garantiscano ai componenti della coppia la medesima ampiezza di diritti delle coppie coniugate, riallacciandosi così agli istituti utilizzati da altri Paesi (diritti 3 – istituzioni 2, dai che ci siamo…).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">No, ecco il pareggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Con riguardo al potenziale divario rispetto alla Convenzione dei diritti dell’uomo, alla Carta dei diritti fondamentali dell’unione Europea, alla Carta di Nizza e al Trattato di Lisbona, infatti, i Giudici delle Leggi hanno ritenuto che, nell’ordinamento sovranazionale, da un lato sia affermato il diritto per le coppie dello stesso sesso di sposarsi, dall’altro che la disciplina della modalità di applicazione di detto diritto sia rinviata ai singoli legislatori degli Stati nazionali, senza certamente individuare un obbligo di concedere lo status matrimoniale a persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">L’affermazione è piuttosto fumosa, poiché, pur non escludendola a priori, non dà certezze sulla possibilità di rendere effettive, nel nostro ordinamento, eventuali pronunce della Corte di Strasburgo che riconoscano il diritto delle coppie omosessuali a vedere riconosciute le proprie unioni (diritti 3 – istituzioni 3).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #333333;">Complimenti per il gioco di equilibri!</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #333333;"><br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Corte Costituzionale: <a href="http://www.cortecostituzionale.it/giurisprudenza/pronunce/scheda_ultimo_deposito.asp?sez=ultimodep&amp;Comando=LET&amp;NoDec=138&amp;AnnoDec=2010&amp;TrmD=&amp;TrmM" target="_blank">scheda ultimo deposito.</a></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Amico di un frocio? Meglio un serial killer!</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 23:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sarah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'omosessualità rimane l'ultimo tabù, quello che può rovinare la carriera alle star del cinema del Belpaese, ma anche degli sportivi, di étoile della Scala, mentre è molto meno pregiudizievole essere accusati di reati connessi alla droga  , o essere implicati in tragiche morti.
Insomma è di gran lunga preferibile essere amico di un serial killer che di un frocio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-849" title="Pietro Pacciani" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Pietro-Pacciani-240x300.jpg" alt="Pietro Pacciani" width="216" height="270" /><em><strong> Sono trascorsi più di quarant&#8217;anni dal primo duplice omicidio attribuito al <a href="http://insufficienzadiprove.blogspot.com/2008/12/22-agosto-1968-barbara-locci-e-antonio.html" target="_blank">mostro di Firenze</a>, venti dalla fine del processo che ha visto condannati i “compagni di merende” Pietro Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, tutti deceduti.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Fiumi d&#8217;inchiostro si sono sparsi sui giornali per descrivere le nefandezze del serial killer più famoso d&#8217;Italia, ore di programmi televisivi ma la verità è ancora un punto interrogativo, i morti hanno portato con sè i propri segreti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune notizie sono note a tutti, di altre si è parlato sottovoce o solo da parte di alcuni quotidiani, mentre i più, giornali e telegiornali, nonostante abbiano trattato diffusamente fatti e pettegolezzi, le hanno taciute. E&#8217; passata quasi sotto silenzio in particolare la notizia dei rapporti omosessuali tra due dei maggiori imputati. Si è scritto diffusamente dei loro rapporti con prostitute, mogli, fidanzate, anche di quelli incestuosi e violenti di Pacciani con le figlie, pochi invece hanno riportato come Pacciani e Lotti avessero rapporti omoerotici e come Pacciani sia dovuto ricorrere una volta al medico per farsi estrarre un vibratore dall&#8217;ano.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-850" title="Lotti" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Lotti.jpg" alt="Lotti" width="130" height="150" /> <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1997/gennaio/14/Lotti_Pacciani_ricattava_sessualmente_co_0_9701143783.shtml" target="_blank">Lotti</a> addirittura trova più facile ammettere la complicità negli assassinii che riconoscere di aver avuto una <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/01/14/lotti-con-pacciani-avevo-rapporti-sessuali.html" target="_blank">relazione sessuale</a> con Pacciani, il quale d&#8217;altra parte negherà sempre quest&#8217;eventualità almeno con la stessa forza con cui ha sempre negato di essere implicato negli omicidi ascrittigli.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai <a href="http://www.youtube.com/watch?v=XxANQy1T66o&amp;feature=related" target="_blank">video</a> trasmessi dal programma “Un giorno in Pretura” si osserva come i testimoni non avessero particolari remore ad affermare di conoscere ed essere anche amici di Pacciani, accusato di essere un pluriomicida, mentre negavano ostinatamente anche solo una conoscenza superficiale con l&#8217;imputato quando spunta lo spettro dell&#8217;omosessualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto, questo dei rapporti omosessuali, ai quali i mezzi di comunicazione sembrano non dare l&#8217;opportuno rilievo se è vero che già una <a href="http://mostro-di-firenze.blogspot.com/2009/06/il-profilo-del-fbi-parte-5.html" target="_blank">perizia </a>del Federal Bureau Investigation aveva paventato la possibilità che l&#8217;omicida avesse dei problemi a rapportarsi sessualmente con le donne.</p>
<p style="text-align: justify;">La stampa anzi ha sempre fatto passare l&#8217;omicidio della coppia tedesca come un errore del mostro, che avrebbe scambiato il giovane Jens-Uwe Rüsch per una donna dato che portava i capelli lunghi; ma ciò è poco probabile dato che i due campeggiatori sostavano nel luogo da almeno dieci giorni e tutti sapevano trattarsi di due uomini di nazionalità tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;Italia machista il vero uomo è <a href="http://www.asca.it/news-BERLUSCONI__GHEDINI__INCHIESTA_NON_RIGUARDA_IL_PREMIER-839204-ora-.html" target="_blank">utilizzatore finale</a> del corpo femminile,  può stuprare, uccidere barbaramente ma non ha rapporti sessuali con altri uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino la <a href="http://www.iloveserradifalco.com/wp/?p=58153" target="_blank">mafia</a> nel suo codice d&#8217;onore <a href="http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/02/20/camorra-mafia-gay.html" target="_blank">vieta l&#8217;omosessualità</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso gli attori nostrani preferiscono interpretare ruoli di feroci assassini che di omosessuali, l&#8217;omosessualità rimane l&#8217;ultimo tabù, quello che può rovinare la carriera alle star del cinema del Belpaese,  ma anche degli <a href="http://www.corriere.it/sport/09_gennaio_07/lippi_gay_calcio_a9717a30-dcb5-11dd-8a8f-00144f02aabc.shtml" target="_blank">sportivi</a>, di <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/09_gennaio_28/roberto_bolle_gay_francia_9c7ff6e2-ed51-11dd-b7f1-00144f02aabc.shtml" target="_blank">étoile della Scala</a>,  mentre è molto meno pregiudizievole essere accusati di reati connessi alla <a href="http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/cronaca/elkann/overdose/overdose.html" target="_blank">droga</a> , o essere implicati in tragiche <a href="http://ricerca.gelocal.it/gazzettadireggio/archivio/gazzettadireggio/2005/09/26/EA2PO_NA203.html" target="_blank">morti</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma è di gran lunga preferibile essere amico di un serial killer che di un frocio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarah</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #800080;">Per una disanima sulla visibilità delle lesbiche nella cronaca nera vedasi <a href="http://www.globa-les.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=109:qdelle-lesbiche-si-parla-solo-quando-finiscono-sulla-cronaca-neraq&amp;catid=44:editoriali" target="_blank">Globales</a></span></strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Elezioni Regionali: per un voto informato</title>
		<link>http://www.reteagatergon.com/2010/03/25/elezioni-regionali-per-un-voto-informato/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 20:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sarah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per tutelare i nostri diritti, per votare informat*, per far rispettare la nostra dignità.
Ecco cosa pensano delle tematiche LGT i candidati alle elezioni regionali 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Regionali-2010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-712" title="Regionali 2010" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Regionali-2010.jpg" alt="Regionali 2010" width="300" height="300" /></a><em><span style="color: #993366;"><a href="http://www.reteagatergon.com/elezioni-regionali-2010/" target="_blank"><strong>Per tutelare i nostri diritti, per votare informat*, per far rispettare la nostra dignità!</strong></a></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il 28 e 29 marzo si terranno le votazioni per eleggere i candidati alle cariche di Presidente della Giunta regionale e Consigliere di 13 Regioni a Statuto ordinario: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un&#8217;occasione importante per  dare il nostro voto  <span style="text-decoration: underline;">NON</span> a chi intende cancellare le aperture dei predecessori, a chi finge che lesbiche, gay e trans**  non esistano o non siano discriminati <span style="text-decoration: underline;">MA</span> a chi si impegna in una politica di ampliamento dei diritti e valorizzazione delle differenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il nostro voto possiamo contribuire alla costruzione di  una Regione più attenta alla tutela dei nostri diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un voto più consapevole abbiamo raccolto le <a href="http://www.reteagatergon.com/elezioni-regionali-2010/" target="_blank">dichiarazioni</a> su tematiche LGTQI dei candidati a Presidente di Regione e i <a href="http://www.reteagatergon.com/elezioni-regionali-2010/" target="_blank">nominativi dei candidati LGT</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;&gt;<a href="http://www.reteagatergon.com/elezioni-regionali-2010/" target="_blank">QUI</a>&lt;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>Rivolgiamo infine un accorato appello a tutte le persone LGBTQI  affinché non deleghino la tutela della propria dignità e diritti civili a:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>- singol* candidat* che abbiano espresso pensieri e/o sostenuto iniziative di contenuto omofobo e/o sessista;</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>a partiti o liste che:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>- annoverino nelle loro fila esponenti dichiaratamente omofobi e/o sessisti o che hanno manifestato intenti implicitamente omofobi e/o sessisti</strong></p>
<p><strong>- contemplino nel loro programma politico proposte di contenuto omofobo e/o sessista</strong></p>
<p><strong>- non contemplino nel loro programma proposte a tutela della dignità e dei diritti civili delle persone LGBT.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Votiamo in maniera consapevole e ben informata.</strong></span></p>
<p><span style="color: #800080;"><strong>Votiamo con determinazione per la tutela della nostra dignità e diritti civili.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Scritto da Doris, Rachele e Sarah</p>
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		<title>Il pizzino del Vaticano</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 14:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sarah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno 8 Gennaio 2010, per conto della Segreteria di Stato del Vaticano,
il Mons. Luigi Ventura invia, in forma privata, una missiva a diversi membri del Consiglio d'Europa (Apce), invitandoli a seguire le indicazioni di voto di due esponenti del Ppe: Luca Volontè (Capogruppo Ppe) e Riccardo Ventre, specificando inoltre l’orientamento del voto riguardo la Proposta di Risoluzione su “Discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e di identità di genere”
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong><em><img class="alignleft size-medium wp-image-637" title="vaticano" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/vaticano1-268x300.gif" alt="vaticano" width="241" height="270" /><span style="color: #333333;">La lettera segreta</span></em></strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il giorno 8 Gennaio 2010, per conto della Segreteria di Stato del Vaticano, il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Ventura" target="_blank">Mons. Luigi Ventura</a> invia, in forma privata, una missiva a diversi membri del Consiglio d&#8217;Europa (Apce), invitandoli a seguire le indicazioni di voto riguardo due esponenti in particolare del Ppe: <a href="http://www.camera.it/cartellecomuni/leg15/include/contenitore_dati.asp?deputato=d50379&amp;position=Deputati\La%20Scheda%20Personale&amp;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fdeputato=d50379&amp;Nominativo=VOLONTE%27%20Luca" target="_blank">Luca Volontè </a>(Capogruppo Ppe) e <a href="http://www.europarl.europa.eu/members/archive/alphaOrder/view.do;jsessionid=BADCD02F4416C75F677FE275254671DB.node2?language=IT&amp;id=28437" target="_blank">Riccardo Ventre</a>, per le votazioni del 25-28 Gennaio.Inoltre specifica l’orientamento del voto riguardo due emendamenti in particolare:</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. Proposta di Risoluzione su “Discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e di identità di genere”</p>
<p style="text-align: justify;">2. Proposta di risoluzione “15 years since the programme of Action of the International Conference on Population and development” (aborto come un diritto della donna e come un metodo di pianificazione familiare)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Scandalo Europeo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scandalo è stato fatto scoppiare pochi giorni prima della votazione dall’Europarlamentare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lydie_Err" target="_blank">Lydie Err</a>, all’interno del dibattito sulla risoluzione delle discriminazioni sessuali, facendo diventare pubblica la missiva vaticana.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-627" title="lydie_err" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/lydie_err.jpg" alt="lydie_err" width="159" height="213" /></p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di questo documento si è scatenata una discussione a livello europeo, riguardo le intrusioni istituzionali del Vaticano all’interno del Consiglio D’Europa</p>
<p style="text-align: justify;">Le votazioni hanno poi dato esito alla vittoria di Volontè ed alla sconfitta del secondo nome indicato dalla Santa Sede, Riccardo Ventre.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo del Vaticano è stato pienamente raggiunto in quanto la votazione dei due emendamenti è stata rimandata ad Aprile visti i circa 80 altri emendamenti modificatori in maggioranza ad opera di Volontè.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Incidente politico: gli europarlamentari contro il Vaticano</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il capo della delegazione parlamentare italiana all&#8217;Apce, Luigi Valente (Pdl), si è detto sconcertato dall’accaduto poiché non era a conoscenza della missiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo davanti quindi, apparentemente, ad un attacco subdolo e isolato, del Vaticano contro i vertici del Apce, per imporre la propria morale di stato a tutta l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo episodio evidenzia che, la legittima opinione dello Stato Vaticano su temi morali, ha sconfinato nell’imposizione delle proprie idee, indicando addirittura, le persone da eleggere e gli emendamenti da boicottare .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Intervento dell’intergruppo Europarlamentare LGBT</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Richiamo ufficiale all’Italia in materia di diritti umani</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le innumerevoli pressioni a partire dall’estate del 2009, nel susseguirsi di eventi violenti e discriminanti sulle persone omosessuali e transessuali, in questi ultimi mesi si è raggiunto il culmine della rabbia e dell’insoddisfazione, di singoli cittadini e cittadine italiane, tramite: scioperi della fame, manifestazioni in diverse città d’Italia, richieste di asilo politico alla spagna ed agli altri paesi membri UE, e-mail di denuncia inviate alle maggiori istituzioni italiane ed europee.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unico organismo che si è rivelato sensibile a queste problematiche è stato, l’Intergruppo LGBT del Parlamento Europeo, che, il 22 Gennaio 2010, ha richiamato l’Italia ufficialmente, esortandola ad discutere ed approvare delle leggi che possano promuovere concretamente i diritti umani per le persone, lesbiche, gay, transgender e bisex. Il Parlamento italiano non si è ancora adoperato su questi temi, ostentando un silenzio diventato ormai imbarazzante, anche alla luce delle palesi intimidazioni del Vaticano su questi temi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nunziatura Apostolica in Francia , Parigi 8 gennaio 2010</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Signor Deputato, come sapete, dal 25 al 29 gennaio 2010 a Strasburgo si terrà l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) cui parteciperanno le delegazioni dei parlamentari nazionali degli stati membri del Consiglio d’Europa. Il segretario di stato mi incarica di renderla partecipe della preoccupazione della Santa Sede a proposito della proposta di due risoluzioni, il cui testo è in aperto contrasto con la legge naturale e con i valori promossi dalla Chiesa Cattolica, e della necessità di partecipare attivamente al voto. Alcuni membri del Partito Popolare Europeo, fra cui i deputati Volonté, Farina e Gatti, sono già stati messi al corrente delle preoccupazioni della Santa Sede e hanno depositato degli emendamenti per il miglioramento di queste proposte di risoluzione. Nell’inviarvi un promemoria qui allegato, mi permetto di invitarla a dare il suo appoggio agli auspici della Santa Sede. Rimango a sua disposizione per ogni eventuale chiarimento. Nel ringraziarla della sua attenzione, colgo l’occasione per augurarle un buon anno 2010 e la prego di gradire i miei più distinti saluti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luigi Ventura</strong>, Nunzio Apostolico</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PROMEMORIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa Strasburgo, 25-29 Gennaio 2010 1. Proposta di Risoluzione su “Discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e di identità di genere”</p>
<p style="text-align: justify;">Relatore: Deputato Andreas GROSS – Voto: Mercoledì 27 gennaio 2010 Il testo pone dei gravi problemi. Si potrebbe tentare di far introdurre le seguenti idee:</p>
<p style="text-align: justify;">- Riaffermare il rispetto degli articoli 9 e 10 della Convenzione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">- Proporre una definizione legale di “Hate Speech” e riaffermare che questo concetto non può mai limitare la libertà di espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">- Proporre una definizione legale di “omofobia”, o abbandonare questo concetto.</p>
<p style="text-align: justify;">- Introdurre una proposta generale che riaffermi il diritto fondamentale di libertà d’opinione religiosa, in pubblico quanto in privato, inclusa la morale.</p>
<p style="text-align: justify;">- Riaffermare il diritto fondamentale delle persone e delle organizzazioni religiose e confessionali di agire conformemente alle loro convinzioni morali e religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">- Riaffermare che il comportamento (ethos) morale o religioso dei datori di lavoro o dei fornitori di servizi non sarebbe violato da dei giudizi sul valore della legalità della discriminazione.</p>
<p style="text-align: justify;">- In riferimento all’articolo 12 della Convenzione Europea, ricordare che questo articolo protegge solamente i diritti delle persone di sesso diverso a contrarre matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">- Riaffermare che, in base alla legge internazionale o europea, non c’è alcun “diritto” a contrarre matrimonio o all’unione per le persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questi emendamenti non sono accettati e se il testo della Risoluzione rimane inaccettabile, i parlamentari dovrebbero opporsi alla sua approvazione. Per eventuali chiarimenti, possono indirizzarsi al deputato Luca Volonté, che coordina gli emendamenti in accordo con la posizione della Santa Sede.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Proposta di risoluzione “15 years since the programme of Action of the International Conference on Population and development”</p>
<p style="text-align: justify;">Relatore: Deputato Christine MC CAFFERTY – Voto: venerdì 29 gennaio 2010 Questo documento, fra le altre cose, presenta l’aborto come un diritto della donna e come un metodo di pianificazione familiare. Converrebbe appoggiare gli emendamenti presentati dai deputatiti Gatti e Volonté, primi firmatari. Se questi emendamenti non saranno accettati e se il testo della risoluzione rimane inaccettabile, i parlamentari dovranno opporsi alla sua approvazione.</p>
<p style="text-align: justify;">3. In considerazione dei temi che sono dibattuti in seno alle Istituzioni Europee, la Santa Sede auspica che, in occasione delle nuove elezioni, venga accordata una preferenza a quelle persone che rispettano la concezione cristiana della vita e del matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito, il professor Riccardo VENTRE, ex deputato europeo e giudice della corte di cassazione italiana, sembra offrire le migliori garanzie per il posto di giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (Voto: 26 gennaio 2010). Per la carica di Capo del gruppo del Partito Popolare europeo all’APCE, è auspicabile che i membri di questo partito si esprimano in primo turno a favore del deputato Luca VOLONTE’, grande difensore della legge naturale e detentore di una notevole esperienza politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.blog-show.com/vandilli/wp-content/uploads/2010/02/pizzino_vaticano.pdf" target="_blank"><strong><span style="color: #333333;">Scarica e diffondi il Pizzino Vaticano</span></strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.vandilli.it/" target="_blank">Valentina</a></p>
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		<title>Mi sposo in Portogallo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 19:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manca solo la sua firma, dopodiché la legge promossa dal governo portoghese a maggioranza socialista, entrerà in vigore a pieno titolo e finalmente anche le coppie omosessuali potranno contrarre matrimonio e avere pari dignità delle coppie etero anche in Portogallo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-548" title="lesbo_matrimonio" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/lesbo_matrimonio.jpg" alt="lesbo_matrimonio" width="228" height="304" /><em><strong>Manca solo la sua firma, dopodiché la legge promossa dal governo portoghese a maggioranza socialista entrerà in vigore a pieno titolo e finalmente anche le coppie omosessuali potranno contrarre matrimonio e avere pari dignità delle coppie etero anche in Portogallo. Il presidente Aníbal Cavaco Silva avallerà a giorni una legge che, al contrario di quel che è accaduto in Spagna nel 2005, non ha avuto pressoché dibattito nel paese dei mulini a vento e del Fado.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Una grande conquista sociale e giuridica, considerato che solo fino al 1982, dunque solo quattro anni prima dell’entrata nella UE, e ancora ben dopo la fine della cinquantennale dittatura militare terminata nel 1974, in questo paese l’omosessualità era perseguita per legge.<br />
Prima infatti il codice penale portoghese del 1852 non menzionava l&#8217;omosessualità; Egas Moniz, nella sua opera &#8220;La vita sessuale e pathologia&#8221; considerava l&#8217;omosessualità come una malattia mentale e una perversione &#8221; degna di essere trattata come qualsiasi altra&#8221;.<br />
Con l&#8217;avvento del Novo Estado vi fu un ritorno ai valori morali della religione cristiana (il primo dei tre pilastri della dottrina del regime riassunta nella frase &#8220;Fátima, Fado e Futebol&#8221; -<em>madonna di Fatima, musica tradizionale portoghese e calcio</em>-), dove la sessualità era vista esclusivamente come mezzo di procreazione e definizione dei ruoli per ciascun sesso: gli uomini aventi il compito di lavorare per essere il pilastro e il sostegno della famiglia, le donne utili solo per la cura dei loro figli e della casa. Durante questo periodo di declino segnato dalla repressione politica e sociale gli atti omosessuali e i cosiddetti vizi contro natura (era infatti considerato moralmente valido soltanto il sesso genitale, riproduttivo) furono criminalizzati.<br />
Omosessuali ed altri accusati di condotta immorale o vagabondaggio, prostitute, magnaccia, malati di mente, bambini mendicanti o &#8220;moral hazard&#8221; dovevano essere occultati alla società al fine di non turbare l’ordine morale imposto dal regime di Salazar. Tra il 1933 e il 1951 più di 12 mila persone sono state ricoverate in ospedale, spesso per lunghi periodi in luoghi appositi definiti di rieducazione come &#8220;Mitras&#8221;. Senza scordare la tortura e la deportazione dal PIDE (Polizia internazionale difesa Stato) degli omosessuali, spesso associato con la repressione politica. Come il caso di Giulio Fogaça, leader del Partito comunista portoghese, che nel 1962 fu condannato come &#8220;un pederasta passivo e praticante abituale del vizio contro natura&#8221;. Non era la prima volta che Fogaça veniva arrestato &#8211; era stato addirittura espulso due volte &#8211; ma era la prima volta che l&#8217;accusa di omosessualità fu utilizzata per privarlo della libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo la rivoluzione del 25 Aprile del 1974, chiamata anche la rivoluzione dei garofani, vi fu un’apertura verso i fondamenti giuridici che porteranno, seppur con estrema lentezza, a quei cambiamenti sociali che permetteranno l’ottenimento dei diritti di cui oggi godono gli omosessuali portoghesi. Alcuni gruppi di attivisti gay, come MHAR, Movimento Omosessuale Rivoluzionario di azione, di cui Serzedelo Anthony è stato il fondatore, nel maggio 1974 pubblicarono il loro Manifesto libertà Sex prontamente censurato dal generale Galvao de Melo, il quale dichiarò in TV che il 25 aprile non era stato fatto per gli omosessuali e le prostitute.<br />
Come negli altri Stati del mondo nella prima metà degli anni ‘80 l’avvento dell’AIDS in Portogallo, ebbe come effetto l’acquisizione di consistenza associativa da parte dei movimenti gay, nonché la visibilità e rispettabilità, in collaborazione con la Commissione nazionale per l&#8217;AIDS e Abraço.<br />
Il rivoluzionario Partito socialista, ora integrato nel blocco di sinistra, fu il primo partito politico nel 1991 che formalizzò l&#8217;esistenza di una organizzazione interna specificamente dedicata alla lotta contro il sessismo, l&#8217;omofobia e la discriminazione. Con lo slancio di alto profilo del PSR, e dalla metà degli anni 1990, la comunità gay ha cominciato a organizzarsi allo scopo di far sentire la propria voce con la creazione e il consolidamento delle varie associazioni, come ad esempio <a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;langpair=pt|it&amp;u=http://www.ilga-portugal.pt/glbt/glbt_lei.htm" target="_blank">Associação ILGA il Portogallo</a>, la Safo Clube, il Gay Opus, il Korpus Journal, il PortugalGay.pt sito web, eventi Pride Festival, il marzo Nazionale per LGBT Pride e il Festival di Gay e Lesbica di Lisbona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Legislazione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Costituzione del 1975, rivista nel 2004, dispone all&#8217;articolo 13 che ad ogni cittadino sia riconosciuto lo stato di diritto senza distinzione di origine, sesso, razza, lingua, territorio di origine, religione, politica o ideologica, grado di istruzione, situazione economica, stato sociale o tendenze sessuali.<br />
Il codice penale introdotto nel 1982 criminalizza la pratica omosessuale se praticata su individui di età inferiore ai 16 anni, riprendendo il precedente art. 207 e conseguente art. 175 poi giudicato incostituzionale.<br />
Il Codice Penale in vigore, del 15 settembre 2007, ha infatti abrogato l&#8217;articolo 175 eliminando così ogni riferimento esplicito all’incitamento alla discriminazione fondata sull&#8217;orientamento sessuale, stabilendo sanzioni severe per crimini motivati da omofobia. Il nuovo articolo 173 stabilisce che chiunque abbia compiuto atti sessuali con minori di età inferiore ai 14 anni, abusando della loro inesperienza, è punito con la reclusione fino a 2 anni o una multa fino a 240 giorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Portogallo una legge riconosce dal 2001 le unioni di fatto, indipendentemente dal loro sesso, ma fino ad oggi le unioni non erano equiparate al matrimonio. La regolamentazione in merito alle adozioni da parte di coppie omosessuali è stata (al momento?) bocciata: &#8220;Si tratta di una <em>questione differente</em> rispetto al matrimonio&#8221;, ha sottolineato il premier socialista José Socrates nel respingerle: &#8220;L&#8217;adozione non è un diritto della coppia, è un diritto del bambino&#8221;.<br />
Dopo Belgio, Svezia, Norvegia, Spagna e Olanda, anche il Paese che ha dato i natali a Vasco da Gama (a cui è dedicata la torre di Belém a Lisbona) potrà finalmente vantare una evoluzione sociale al pari di Paesi considerati da sempre all’avanguardia in fatto di civiltà ed essere annoverato tra i primi Paesi europei in fatto di sviluppo socio-democratico.<br />
Ci auguriamo che la legge trovi presto applicazione e che le numerose coppie che attendono da anni un riconoscimento da parte della collettività siano finalmente libere di esprimersi e tutelate, così come dovrebbe avvenire in ogni Paese democratico che si rispetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sara</p>
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		<title>Madonna Nera</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 19:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sarah</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giornali in questi giorni sono pieni di immagini e resoconti circa le vicende di un paesetto insignificante della Calabria, dove si sta verificando un’esplosione incontenibile di violenza razzista. Uno dei paradossi della faccenda è che proprio a Rosarno, nella chiesa parrocchiale, la comunità venera una statua lignea raffigurante una madonna nera, come succede a Loreto o in molte chiese dell’est europeo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-531" title="Madonna nera di rosarno" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Madonna-nera-di-rosarno.gif" alt="Madonna nera di rosarno" width="194" height="279" /> <em><strong>I giornali in questi giorni sono pieni di immagini e resoconti circa le vicende di un paesetto insignificante della Calabria, dove si sta verificando un’esplosione incontenibile di violenza razzista. Uno dei paradossi della faccenda è che proprio a <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/10/news/l_inferno_di_rosarno_e_i_suoi_responsabili-1894730/" target="_blank">Rosarno</a>, nella chiesa parrocchiale, la comunità venera una statua lignea raffigurante una madonna nera, come succede a Loreto o in molte chiese dell’est europeo. Mentre sul sagrato, all’uscita dalla messa, alcuni (non tutti si badi bene) commentano amareggiati che le case a questi disgraziati, sfruttati dal caporalato agricolo, non le possono proprio dare, perché questi ‘extracomunitari’, non per essere razzisti, ma non le sanno tenere.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La mia visione della Calabria è data non solo dai fatti di cronaca, ma anche dall’avere un padre che da lì proviene e che da lì si è allontanato molti anni fa, come tanti, in cerca di miglior fortuna lavorativa. In Calabria ci torno tutte le estati, i miei parenti, per lo più agricoltori, sono gente semplice, che non si pone grandi questioni intellettuali e filosofiche, ma che lavora sodo e sa sacrificarsi per i figli e la casa. E’ una terra di contraddizioni, di grande cuore ma anche di grande povertà sociale, oltre che materiale. Mi sono sempre chiesta come sia possibile che in un territorio, con uno dei più grandi parchi naturali del sud (il Pollino), un litorale invidiabile, un clima quasi africano, una terra rigogliosa, non si riesca a creare un’economia sostenibile capace di dare lavoro a tutti e di dare benessere a questa regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, che vivo in Trentino, so bene che in un moderno territorio organizzato si riesce a ricavare da quattro mele e un po’ di neve un’industria turistico-agricola fiorente e pur con tutto il bene che voglio alla regione in cui vivo, con la Calabria e la sua natura (dalle piste da sci della Sila agli scavi archeologici e i musei di Reggio Calabria, per non parlare del mare) non c’è paragone.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;"><strong>Dove sta quindi il problema? I calabresi sono tutti ‘ciucci’ e al nord invece sono più intelligenti?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Forse dobbiamo uscire dagli stereotipi e cercare di vedere con altre lenti la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">La ‘ndrangheta è certamente il grosso cappio al collo di un territorio in potenza così fiorente. Quante volte mi sono sentita dire dai miei stessi parenti: meglio non allargarsi troppo, non alzare troppo la testa altrimenti arriva qualcuno a chiederti il pizzo o peggio. E allora forse questa ‘mafia’ non è solo un’organizzazione che si mette alla pari dello Stato e lo sfida per accaparrarsi il controllo di un territorio, ma è anche e soprattutto una questione culturale e di ‘controllo’ delle coscienze.</p>
<p style="text-align: justify;">La gente vede che le cose potrebbero andare meglio, qualcuno si batte anche perché questo accada, ma una larga maggioranza di persone forse non capisce che dai piccoli gesti &#8211; dall’ossequio al don di turno, dal chiedere il favore per il figlio da sistemare e poi doverlo restituire centuplicato, dal vedere certe dinamiche corrotte ma non dire nulla perché forse un giorno potrebbero tornarmi utili, o forse solo per paura e pigrizia e via dicendo &#8211; dal piccolo nasce e si allarga il marcio di un sistema malsano.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che la Calabria abbia la possibilità di rialzarsi e di trovare strade sostenibili e alternative al buco nero degli influssi mafiosi che impediscono da oltre cinquant’anni l’avvio sereno di questo territorio verso la modernità. Lo credo perché ci sono giovani che scendono in piazza accanto agli ‘extracomunitari’ di Rosarno per dire no al razzismo e allo sfruttamento. Lo credo perché ci sono insegnanti che aderiscono a ‘Libera’ associazione contro le mafie e a scuola comunicano questi principi. Lo credo perché dei genitori e imprenditori hanno denunciato più volte il pizzo, rischiando in prima persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Io voglio un paese non solo onesto, ma anche aperto e liberale, in cui i giovani non vengano soggiogati e limitati dallo strapotere e dagli stereotipi delle vecchie generazioni, in cui la scuola sia libera e educhi alla legalità e alla civiltà, un paese in cui ci sia posto per tutti i colori della diversità etnica, religiosa, politica, affettiva. Un paese che abbia leggi e sistemi normativi capaci di tutelare i cittadini e che non privilegi alcuni per danneggiare i più deboli. Un paese moderno e civile, un posto dove vivere serenamente, che dia spazio alla creatività e alla capacità individuale di inventarsi un futuro, un paese che stia in Europa non solo geograficamente, ma anche per lo sviluppo culturale e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché là dove un diritto viene negato, un gruppo di persone viene perseguitato, dove viene messo un bavaglio su alcune opinioni, o strumentalizzati i fatti per condizionare le scelte collettive, dove al posto dello Stato garante dei diritti di tutti i cittadini si pone la mafia, o una mentalità mafiosa e di clan, abbiamo perso tutti. Abbiamo perso dalla cima delle alpi alla punta dello stivale, nessuno escluso.</p>
<p>Di Federica Mandato</p>
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		<title>Huston Texas: Annise Danette Parker prima donna sindaco USA</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 10:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Annise Danette Parker nata il 17 maggio 1956, lesbica dichiarata, è il nuovo sindaco di Houston, Texas. In precedenza ha lavorato nel Houston City Council dal 1997. La città texana di Houston, la quarta degli Stati Uniti per numero di abitanti, vedrà a partire da gennaio 2010 per la prima volta una donna &#8220;lesbica&#8221; in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Parker1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-500" title="Parker" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/Parker1.bmp" alt="Parker" width="240" height="243" /></a><span style="color: #800080;"><em><strong>Annise Danette Parker</strong></em></span></strong><em><strong> nata il 17 maggio 1956, lesbica dichiarata, è il nuovo sindaco di Houston, Texas. In precedenza ha lavorato nel Houston City Council dal 1997. La città texana di Houston, la quarta degli Stati Uniti per numero di abitanti, vedrà a partire da gennaio 2010 per la prima volta una donna &#8220;lesbica&#8221; in veste di sindaco in una grande metropoli americana.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ottenuta la maggioranza di voti nel novembre 2009 per l&#8217;elezione a sindaco, ma non avendo superato la soglia del 50% fu costretta al ballottaggio, sconfiggendo l&#8217;avvocato Gene Locke nel dicembre 2009.<br />
In precedenza Parker corse senza successo per il Consiglio comunale del Distretto C nel 1991 e nuovamente nel 1995, finendo al terzo posto fra gli eletti, grazie al posto lasciato vacante da Sheila Jackson Lee, dopo la sua elezione al Congresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1997 Parker prevalse nello scrutinio decisivo diventando la prima lesbica dichiarata ad essere eletta in consiglio comunale. Fu rieletta due volte per lo stesso posto nel 1999 e nel 2001 senza nemmeno andare al ballottaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Parker è nata e cresciuta nella comunità di Spring Branch nella parte occidentale di Houston, dove ha frequentato le scuole pubbliche. Sua madre era una contabile mentre suo padre lavorava per la Croce Rossa. Nel 1971 la sua famiglia si trasferì in Germania per due anni, in una base dell&#8217;esercito americano a Mannheim: Parker all’età di 15 anni, operò come volontaria ospedaliera per l&#8217;organizzazione della Croce Rossa sezione giovani. lavorando altresì nella biblioteca della base.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1974 ha frequentato la Rice University grazie alla borsa di studio National Merit e per mantenersi ha svolto i più disparati lavori, laureandosi nel 1978.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di divenire parlamentare, ha lavorato nei settori del petrolio e del gas per oltre 20 anni, di cui 18 anni alla Mosbacher Energy. Inoltre, è stata co-proprietaria della Inklings Bookshop dalla fine degli anni 1980 fino al 1997 e presidente della Neartown Civic Association dal 1995 al 1997.</p>
<p style="text-align: justify;">La Parker ricopre il ruolo di direttore del consiglio di amministrazione della Holocaust Museum Houston e Girls Inc. ed è sindaco revisore dello Zoo di Houston, nel Counseling Center Montrose, Bering Omega Servizi comunitari, e di Trees for Houston. La neo sindaco è anche coinvolta negli sforzi di conservazione storica di Houston ed ha ricevuto il &#8220;Good Brick Award&#8221; dalla Alleanza Conservazione Beni Culturali Greater Houston per il suo impegno a far restauraurare immobili storici nella Old Sixth Ward.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivolta ai suoi sostenitori ha affermato: &#8220;sono consapevole del senso di questa vittoria per molti di noi, convinti che non saremmo mai stati in grado di accedere ai più alti livelli, questo voto ha cambiato il mondo per i gay, le lesbiche, i bisessuali e la comunità transgender, come ha cambiato in meglio la vita di tutti gli abitanti di Houston, e su questo punterà la mia amministrazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Parker non ha mai nascosto il suo orientamento sessuale, sebbene l’argomento fosse diventato un tema centrale in campagna elettorale dopo gli attacchi degli attivisti anti-gay e dei gruppi religiosi conservatori, che sostenevano Locke, i quali hanno inviato valanghe di mail per condannare «il comportamento omosessuale» della candidata. Il 61enne Locke, che correva in veste di ’secondo sindaco nero di Houston, ha cercato di prendere le distanze dagli attacchi omofobici, corteggiando comunque l’elettorato conservatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le organizzazioni gay-lesbiche in tutto il paese hanno fatto a gara per sostenere la Parker raccogliendo fondi per la sua campagna e invitando inoltre gli elettori a votarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sindaco eletto, è apparsa nel Convention Center della città, gremito per l&#8217;occasione, insieme con la sua compagna da 19 anni Kathy Hubbard, le loro due figlie adottive, e sua madre Kay. Altre città degli Stati Uniti hanno o hanno avuto un sindaco gay, ma nessuna di loro è grande. Tra queste Cambridge in Massachusetts, Providence in Rhode Island e Portland in Oregon. Houston è una città a maggioranza democratica e circa il 25% della popolazione è di colore, mentre un terzo è ispanica. Circa 60mila residenti si dichiarano omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sara</p>
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		<title>25 novembre 2009 &#8211; Giornata Contro la Violenza Sulle Donne</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 23:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La dichiarazione delle Nazioni Unite sull&#8217;eliminazione della violenza contro le donne del 1993, all&#8217;art.1, così recita: &#8221; Violenza contro le donne significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/VIOLENZA_CORTEO.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-473" title="MANIFESTAZIONE CONTRO VIOLENZA SULLE DONNE" src="http://www.reteagatergon.com/wp-content/uploads/VIOLENZA_CORTEO-300x184.jpg" alt="MANIFESTAZIONE CONTRO VIOLENZA SULLE DONNE" width="300" height="184" /></a>La <a href="http://www.centrodirittiumani.unipd.it/a_strumenti/testoit/10003it.asp?menu=strumenti" target="_blank">dichiarazione delle Nazioni Unite sull&#8217;eliminazione della violenza contro le donne del 1993, all&#8217;art.1</a>, così recita: &#8221; Violenza contro le donne significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dalle ultime ricerche effettuate in materia, la violenza  risulta essere la prima causa di morte o di invalidità grave per le donne italiane di età compresa tra i 15 e  i 50 anni. I dati sono allarmanti, da vero e proprio bollettino di guerra. Nel giugno di quest&#8217;anno la ministra per le Pari Opportunità, <strong><span style="color: #993366;">Barbara Pollastrini,</span></strong> ha denunciato che in   Italia almeno sette donne, ogni giorno, subiscono una forma di violenza, che si tratti di botte, ingiurie o abusi. <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/" target="_blank">Le indagini <strong><span style="color: #993366;">Istat</span></strong> e i dati del Viminale</a> riportano che, nei primi mesi del 2007, 62 di esse sono state assassinate, 141 hanno subito un tentato omicidio, 1805 sono state violentate, 10383 sono state vittime di percosse. Questi solo i casi che sono stati denunciati.  Non osiamo pensare alla crescita esponenziale che subirebbero queste cifre se venisse fuori tutto il sommerso, cioè quella parte di donne che non osa parlare, che non vuole o non può, perchè terrorizzata dalle conseguenze che ne potrebbero derivare, perchè vittima di quella cultura maschilista e feroce che impone il silenzio e la vergogna, che nasconde l&#8217;aggressività e il disprezzo verso la donna sotto la maschera degli affetti familiari, laddove tutto è permesso e accettato come &#8220;naturale&#8221; dalla società patriarcale: la Famiglia. Come afferma <span style="color: #993366;"><strong>Daniela Danna</strong></span>, in un&#8217;intervista rilasciata a Marilina Russo, le donne stesse sono vittime di un continuo lavaggio del cervello da parte dei loro maltrattatori che &#8220;<em>svalutandole continuamente, dicono alla moglie o alla fidanzata che lei non vale niente, che è tutta colpa sua se lui è violento, che lei lo costringe a picchiarla e così via</em>&#8220;. Un dato che fa riflettere è che, nei paesi occidentali, gran parte delle donne che subiscono soprusi di questo genere appartengono ad un ceto sociale medio-alto. Sono professioniste, laureate, imprenditrici che, evidentemente, devono pagare un prezzo alla società per la loro conquistata autonomia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nostro Paese sono state molte le manifestazioni organizzate da gruppi di donne della politica e dei sindacati, ma soprattutto da  quelle che hanno  il coraggio e la fierezza di dichiararsi lesbiche e femministe e  si attivano quotidianamente nelle loro lotte per sconfiggere quella cultura che purtroppo ancora serpeggia, spesso in maniera subdola e nascosta e che porta il nome di patriarcato. Una dimostrazione evidente si è avuta a Milano proprio il giorno 25, nella giornata della lotta <span style="color: #993366;">C<strong>ontro la Violenza sulle Donne</strong></span>, quando un gruppo di queste si riunisce per volantinare in <a href="http://www.precaria.org/%C2%ABnei-centri-di-detenzione-si-stupra%C2%BB-tensione-al-presidio-in-piazzale-cadorna.html" target="_blank">Piazzale Cadorna.</a> Con l&#8217;occasione vengono attaccati degli striscioni che denunciano il tentato stupro avvenuto all&#8217;interno del <span style="color: #993366;"><strong>CIE di Via Corelli</strong></span>, nei confronti di una ragazza che verrà poi rinchiusa nel carcere di San Vittore perchè accusata di essersi ribellata. &#8220;<em>Questo</em>&#8221; &#8211; dice il <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/28/nei-cie-alle-donne-accade-molto-peggio-che-essere-stuprate" target="_blank">comunicato</a> &#8211; &#8220;<em>viene evidentemente interpretato come un affronto da parte delle forze dell&#8217;ordine e dunque la Digos intima di rimuovere gli striscioni. All&#8217;ovvio rifiuto,vengono lanciati alla carica due plotoni di celere che iniziano a picchiare, a spargere sangue, lasciando a terra alcun* compagn*</em>&#8220;. Dopo la seconda carica, polizia e carabinieri riescono a impadronirsi dello striscione incriminato che riportava la scritta &#8220;<span style="color: #993366;"><strong>la polizia stupra nei CIE</strong></span>&#8220;. Ancora qualche tafferuglio e solidarietà da parte dei passanti, finchè alle 21 il presidio si scioglie. Ogni commento all&#8217;accaduto appare superfluo. E&#8217; bastato uno striscione che accusava la polizia di stuprare le donne &#8211;  quella polizia che ci viene proposta come &#8220;<em>elemento fondamentale e indispensabile</em>&#8221; nel provvedimento del pacchetto sicurezza varato dal Governo &#8211;  per scatenare l&#8217;inferno e far sì che proprio coloro che dovrebbero proteggerci,  ingiuriassero e picchiassero a sangue, guarda un po&#8217;, proprio le donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa tragedia quotidiana purtroppo è endemica e non appartiene soltanto all&#8217;Italia. Nessun Paese del mondo ne è immune, da quelli industrializzati a quelli in via di sviluppo.<br />
Amnesty International quest&#8217;anno ha voluto centare l&#8217;attenzione sul legame tra violenza e povertà, tragico binomio che costringe molte donne nel mondo a vivere nell&#8217;inferno dello sfruttamento che comprende la prostituzione , l&#8217;abuso sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù, l&#8217;asservimento e il prelievo di organi. Secondo una stima dell&#8217; <span style="color: #993366;"><strong>OMS</strong></span> sarebbero circa 135 milioni le bambine che ogni anno vengono sottoposte alla mutilazione dei genitali,mentre gli stupri nelle zone di guerra sembrano essere pratica comune. Risulta che in <strong><span style="color: #993366;">Ruanda</span></strong>, durante il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_del_Ruanda" target="_blank">genocidio del 1994</a>, ne siano stati commessi tra i 250 e i 500mila e 20.000 nella sola <span style="color: #993366;"><strong>Bosnia</strong></span>. La presenza dei militari, locali e dei Paesi occupanti, sembra acuire il fenomeno rafforzando gli stereotipi maschili e incoraggiando le aggressioni nei confronti delle donne, lasciando quasi sempre i colpevoli impuniti. Le bambine e le donne fuggite dal <span style="color: #993366;"><strong>Darfur</strong></span> e rifugiate in <strong><span style="color: #993366;">Ciad</span></strong>, subiscono stupri ogni giorno, anche all&#8217;interno dei campi, nonostante la presenza del personale dell&#8217;<span style="color: #993366;"><strong>ONU</strong></span>. Cosa dire poi degli <a href="http://www.ellexelle.com/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=1842&amp;mode=thread&amp;order=0&amp;thold=0" target="_blank"><strong><span style="color: #993366;">stupri correttivi</span></strong></a> perpretrati in Sudafrica nei confronti delle lesbiche?</p>
<p style="text-align: justify;">Molte bambine e ragazze rischiano più di altre la violenza per via del loro orientamento sessuale, per lo status di immigrate o per l&#8217;appartenenza ad un determinato gruppo etnico.  Per combattere questa piaga sociale, il <span style="color: #993366;"><strong>Movimento Internazionale delle Donne,</strong></span> in onore delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sorelle_Mirabal" target="_blank">sorelle Mirabal</a>, attiviste della repubblica Dominicana assassinate il 25 novembre del 1961 per aver osato opporsi al regime dittatoriale del loro Paese, ha scelto questo giorno come simbolo di una lotta che deve continuare finchè i diritti sacrosanti delle donne non saranno rispettati ovunque e quel grido di dolore inascoltato, che si leva da ogni parte del mondo da secoli, possa un giorno, speriamo non lontano, diventare solo un triste ricordo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per evidenziare e approfondire meglio questa drammatica situazione, Amnesty ha redatto un interessantissimo rapporto: &#8220;<a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/D.bd4847e65d22cfe7364f/P/BLOB%3AID%3D1795" target="_blank">La Trappola del Genere &#8211; Donne, violenza e povertà</a>&#8220;, scaricabile cliccando sul link.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; inoltre possibile visionare le foto  scattate da <span style="color: #800080;"><strong>Carlo Traina</strong></span> durante la manifestazione tenutasi ieri a Roma cliccando su questo <a href="http://www.flickr.com/photos/karltra/sets/72157622895223480/detail/" target="_blank">link</a>.</p>
<p>Elisabetta per Rete Agatergon</p>
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