A sample text widget

Etiam pulvinar consectetur dolor sed malesuada. Ut convallis euismod dolor nec pretium. Nunc ut tristique massa.

Nam sodales mi vitae dolor ullamcorper et vulputate enim accumsan. Morbi orci magna, tincidunt vitae molestie nec, molestie at mi. Nulla nulla lorem, suscipit in posuere in, interdum non magna.

L’omofobia non è un’opinione!

Ricorre oggi il nono anno della giornata internazionale contro l’omo-transfobia ed ancora oggi in Italia l’omosessualità è un tabù.
Specifichiamo che si identificano come omofobia e transfobia tutta quella serie di atti ed atteggiamenti discriminatori verso individui per il semplice fatto di essere considerati diversi per l’orientamento sessuale o l’identità di genere, intesa come l’assegnazione che ogni persona fa (e cioè la sua identificazione) e quella che gli altri fanno di lui o di lei, rispetto ad una o varie categorie di genere, basate sulla differenza sessuale socialmente percepita.

I dati dell’ILGA

Come osservatorio raccogliamo dal 2005 tutti gli atti discriminatori e violenti nei confronti di omosessuali, lesbiche e trans* documentabili attraverso i media o le esperienze dirette comprovabili e il quadro che viene fuori continua ad essere desolante. In Europa l’Italia occupa il 32° posto su 49, con un punteggio che passa dal 19% dell’anno scorso al 25% soprattutto grazie all’approvazione della strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (fonte: ILGA).Considerando che la media Europea è del 46% e quella dell’Europa più allargata del 36%, l’Italia ha ancora molta strada da fare.

Discriminazioni e aggressioni sono state perpetrate proprio a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere delle vittime, ad esempio giovani lesbiche sono state aggredite al grido di “lesbica di merda”, e gay colpiti perché “froci di merda”. Per non dire delle persone transessuali che, costrette a prostituirsi per l’impossibilità di trovare un lavoro dignitoso, rischiano la vita ogni notte, come dimostrano molti fatti documentati, e la cui condizione può venire solo peggiorata da norme che mettono sullo stesso piano clienti, sfruttatori e transessuali, cioè carnefici e vittime.
I dati per quest’anno, inoltre, mettono in evidenza un aumento dei casi di suicidio (4) e i tentati suicidi (2), degli atti vandalici (come le recenti scritte omofobe sui muri della Chiesa Valdese a Piazza Cavour a Roma) o i manifesti di gruppi politici (come per es. Forza Nuova) oltre alle sempre più crescenti manifestazioni “spontanee” in difesa della “famiglia naturale” che altro non sono che momenti di mistificazione di gruppo del concetto stesso di coppia, famiglia, normalità e diritti con l’intento ben preciso di diffondere informazioni erronee e giudizi tendenziosi.

Il dossier sull’omotransfobia

Come già scritto nel nostro dossier, ci sembra importante sottolineare che gli atti di violenza e discriminazione sono comunque e per la loro stessa natura atti odiosi, che creano in chi li subisce danni spesso irreparabili di natura non solo fisica, ma anche psicologica e sociale. Motivo per cui ogni ‘singolo’ atto perpetrato a danno di qualcuno per il suo orientamento sessuale non perde la sua valenza e la sua gravità solo perché ‘può’ riguardare alcuni o pochi soggetti. Se l’entità dei soggetti vittime di violenze o altri atti criminali fosse stata la ‘misura’ adottata dal legislatore nel dar vita ai codici che regolano la vita delle nostra comunità, ci troveremmo, oggi, un sistema normativo a dir poco ‘folle’, orientato più a disciplinare e sanzionare le “liti condominiali”, così diffuse e di grande entità nel nostro paese, che ad intervenire per tutelare l’integrità e dignità degli individui!

Fortunatamente, il nostro sistema normativo, come qualsiasi sistema di regole dei paesi civili, si struttura e si sviluppa a partire dal riconoscimento di alcuni valori fondanti, contenuti nella nostra carta costituzionale, valori e principi che non sono e non “possono essere” oggetto di scambi nel “mercato politico”, valori che fondano il nostro patto sociale e la cui violazione costituisce comunque un atto di gravità ‘eccezionale’, anche se riguardasse solo un soggetto!

In secondo luogo, ci sembra utile entrare nel merito dell’”entità” stessa del fenomeno dell’omofobia e della transfobia, e questo non tanto per avviare una inutile “battaglia” di numeri e di cifre, ma per vedere meglio cosa c’è dietro questi numeri e queste cifre.
Chiaramente, riconosciamo che un fenomeno come quello delle discriminazioni quanto più interessa la collettività tanto più richiede un intervento ed un’azione politica tesi a ripristinare i principi di uguaglianza e parità tra gli individui. Cioè, siamo consapevoli del fatto che l’ ”urgenza” di interventi in merito ad atti di discriminazione trovi nell’entità del fenomeno uno, ma non il solo, ‘indicatore’ di un interesse collettivo da tutelare.
Però, se ci si limita ad una lettura ‘miope’ ed ‘ingenua’ delle statistiche che riportano le denuncie di atti e fatti discriminatori, si finisce per concludere che, tutto sommato, il fenomeno è contenuto e quindi non ‘merita’ di essere preso in considerazione in termini di interventi sanzionatori.

Statisitche

Ora, è noto ai molti che, seppure di grande utilità, le statistiche che riguardano i crimini possono solo darci un quadro di massima dell’andamento del fenomeno deviante e delle sue caratterizzazioni, poiché esiste sempre un “numero oscuro” di delitti che per svariate ragioni non vengono denunciati dalle vittime, cosa che ridimensiona l’entità stessa dei comportamenti criminali rilevati.
Questo ‘limite’ dei dati a nostra disposizione andrebbe, a maggiore ragione, considerato proprio nel caso delle discriminazioni dovute all’orientamento sessuale. In effetti, proprio le vittime di atti discriminatori di questo tipo difficilmente tendono a denunciare perché temono con questo di rendersi troppo ‘visibili’, soprattutto coloro i quali, e sono molti, vivono la propria identità sessuale in una dimensione “privata”.

Alla luce di queste considerazioni è, dunque, difficile ritenere che l’entità del fenomeno discriminatorio possa essere reso dai dati statistici a disposizione. E sarebbe sconsiderato assumere una posizione politica solo sulla scorta di dati così poco affidabili.
Diversi sono, infatti, i fenomeni di violenze e discriminazioni che hanno caratterizzato nel corso degli anni il nostro paese e che proprio in quanto “statisticamente” poco visibili sono stati affrontati con grave e grande ritardo dalle istituzioni e dalla politica.
La violenza sessuale contro le donne ne è forse un esempio paradigmatico. Un fenomeno che ha avuto come sua peculiarità specifica quello di essere ‘sotterraneo’, ma che nel tempo si è manifestato come fortemente radicato e diffuso su tutto il territorio nazionale. Fenomeno sotterraneo perché purtroppo largamente “tollerato” in un contesto come l’Italia di poco più di 20 anni fa, in cui era quasi un ‘costume’ abusare delle donne, in quanto ritenute “in-fin-dei-conti” consenzienti! Solo l’introduzione di una normativa finalizzata a sanzionare apertamente e direttamente atti così gravi ed ignobili, ha “consentito” a molte donne di uscire dall’ombra e di denunciare i propri aguzzini, riconoscendosi come vittime e contribuendo alla lotta contro fenomeni di questo genere di intollerabile inciviltà.

Gli strumenti legislativi

Ed è proprio nel periodo successivo all’introduzione di questi nuovi strumenti legislativi, che hanno reso la violenza sessuale un delitto non più contro la morale ma contro la persona e la sua integrità, che si è assistito ad un aumento esponenziale delle denuncie di violenze da parte delle donne.
Cioè, l’adeguamento del sistema normativo all’emergere di nuovi fenomeni criminali ha influito anche sul “sentire diffuso”, consentendo alle donne non solo di avere uno strumento concreto ed adeguato per tutelarsi, ma implicitamente dando loro anche la ‘forza’ di ‘emergere’ e di denunciare apertamente le violenze subite. Lo stesso riteniamo che potrebbe avvenire nel caso di gay, lesbiche e trans colpiti da attacchi omotransfobici.

Il metodo di raccolta dati

Il metodo utilizzato nella raccolta dei casi è quello di una classificazione per genere/orientamento sessuale, distinguendo quindi le violenze nei confronti di lesbiche, gay e trans, ma mettendo anche in evidenza le dichiarazioni omofobe da parte dei politici, dei rappresentanti religiosi o dei media che avvengono in “coincidenza” con periodi particolarmente importanti per la comunità LGBT sia dal punto di vista della visibilità (Pride, giornata contro l’omo-transfobia) che dell’approvazione di norme a tutela dei diritti LGBT e contro la violenza e la discriminazione nei confronti di lesbiche, gay e trans.
Vengono inoltre riportati i link ai vari quotidiani che hanno diffuso la notizia, proprio per dare la possibilità di verificare di volta in volta la veridicità dei casi, ma anche per permettere una ricognizione dettagliata sul numero e sul modo di riportare la notizia da parte delle varie testate, o dei siti internet (spesso blog personali, ossia “diari” virtuali di persone interessate nelle tematiche dei diritti trans/omosessuali e non ).

L’esplosione dei casi di violenza

Ciò che emerge dalla lettura dei casi di violenze e discriminazioni “dichiarate” e “documentate” in Italia per l’anno 2013-2014 è un’esplosione di casi associata alla negazione delle qualità umane delle vittime. Il discorso omofobico risulta infatti basato su stereotipi più che su dati di fatto, su mosse retoriche più che su argomentazioni valide.
I vari casi testimoniano un’intolleranza che un Paese come l’Italia non può ignorare. Si tratta sempre e solo di reati che hanno come motivazione di base l’orientamento sessuale o l’identità di genere.
I casi di omicidio o suicidio sono inoltre sempre accompagnati da violenza fisica e verbale.
L’identikit dell’aggressore omo-transfobico che viene fuori (ma che è in continuo aggiornamento) è il seguente:

17 maggio: no alle discriminazioni | Diritti in Movimento

C’è qualcosa di innaturale e di ignobile nel negare il riconoscimento dei diritti basilari a gay, lesbiche e trans così come nello strumentalizzare la difesa da attacchi, aggressioni o violenze riducendola a compromissione della libertà di espressione. Ci sono molti pregiudizi e ci si basa su principi di un’etica sessuale cristiana.
Il lavoro da fare è davvero consistente: oltre alle modifiche/integrazioni legislative è auspicabile, così come già avvenuto in altri Paesi Europei, la creazione di organismi indipendenti che veglino sul rispetto dei diritti di omosessuali e transessuali. Ci sembra inoltre necessaria l’educazione alla differenza a partire dagli ambiti scolastici e il riconoscimento dell’esistenza di un’etica non esclusivamente cristiana, scevra dell’accezione religiosa-morale e cionondimeno concedendo a ciascun individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri.

Leave a Reply

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>