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Verso la cittadinanza sessuale

In occasione della giornata mondiale contro l’omo- e la transfobia (o IDAHO, acronimo di International Day Against Homophobia and Transfobia) che, per chi non lo sapesse, è stata promossa dall’ Unione Europea il 17 maggio, data in cui l’O.M.S. nel 1990 rimosse l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, si è tenuto a Trento presso la facoltà di Sociologia il secondo appuntamento del Ciclo di Seminari intitolato “Identità di genere e orientamento sessuale: tra differenza e discriminazione”.
L’iniziativa promossa dal Centro di Studi Interdisciplinari di Genere (CSG) di Trento si propone di apportare il proprio contributo al dibattito e alla riflessione su questi temi, oggi più che mai attuali. Si tratta infatti di questioni rilevanti sia dal punto di vista del dibattito accademico, sia per la società più ampiamente intesa.

L’incontro intitolato “Verso la cittadinanza sessuale” mira a fare luce sui concetti tuttora in discussione di identità e cittadinanza.
In cattedra la relatrice: camicia bianca, giacca scura, capello corto, fare risoluto. Così si presenta ai nostri occhi Flavia Monceri professore associato di Filosofia politica all’Universitè del Molise, dove insegna anche Filosofia delle scienze sociali e della comunicazione e Culture e istituzioni dell’Estremo Oriente. Si occupa, tra l’altro, di teorie queer e transgender, di comunicazione interculturale, di filosofia del film e delle arti e di teorie della complessità e dei sistemi. Tra le mani il suo ultimo libro “Oltre l’identità sessuale – Teorie queer e corpi transgender” Edizioni ETS, Pisa 2010.
Fra le sue monografie più recenti: Pensiero e presente. Sei concetti della filosofia, Edizioni ETS, Pisa 2007 e Ordini costruiti. Multiculturalismo, complessità, istituzioni, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008.

Cosa significa oggi essere cittadini di un determinato Paese? E’ possibile coniugare il concetto di cittadinanza alle molteplici identità inserite in un contesto globalizzato quale è il mondo attuale?

Il dibattito in corso è affrontato soprattutto da sociologi, ma non solo. Cittadinanza è un concetto complesso e stratificato, un insieme di pratiche e doveri, la sfera nella quale si rapportano socialità e politicità e nella quale emergono le differenze e le diseguaglianze. Il pensiero occidentale espresso nella cittadinanza e nella nazionalità affrontano, oggi più che mai in passato, contesti multiculturali con altre civiltà storicamente e culturalmente differenti, ponendo di fatto l’auspicabile e, a mio avviso, inevitabile ridefinizione del concetto stesso. Il cittadino cosmopolita è un’astrazione inserita in un mondo globalizzato che pone in crisi la distinzione tra sfera privata e sfera pubblica e poggia sul modello duale e distinto quale ad es. è la separazione dei sessi e quindi dei generi. Emblematico è il riemergere delle religioni che sconfinano e condizionano la sfera pubblica oltre a quella privata. Il regime etero-normativo poggia le sue fondamenta sulla differenza identitaria dei generi (e dei ruoli) poiché contiene in sé l’imperativo categorico alla riproduzione, non solo biologica e culturale, del proprio sistema/ordine.

Il concetto di identità è frutto di un processo di identificazione, di adesione a modelli prestabiliti, più o meno imposti. Eminentemente relazionali, le identificazioni hanno quindi a che fare con il “potere” e con il modo in cui gli agenti sociali o i soggetti negoziano il potere. Ogni individuo nel momento in cui interagisce con altri compie azioni individuali che contestualmente sono anche azioni politiche. Se vogliamo ridefinire un’idea di cittadinanza che sia funzionale alla realtà attuale dobbiamo necessariamente associarla alla persona piuttosto che al cittadino, ai diritti umani universali piuttosto che ai diritti di cittadinanza, all’effettiva presenza sul territorio anziché all’appartenenza nazionale.
Sfida che cogliamo con entusiasmo.

Sara

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