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Non sui nostri corpi, non in nostro nome, razzismo, sessismo e omo/lesbo/transfobia nell’Italia del pacchetto sicurezza

TRENTO: Universinversi 14.05.2010

CIE

In occasione dell’incontro a Trento promosso da Universinversi, ho avuto il privilegio di ascoltare quattro voci ormai note al panorama GLBTQI* italiano.

Erano presenti:
Elena Biagini, attivista di azione gay e lesbica
Cristian Loiacono, UNI TO, attivista gay
Porpora Marcasciano, attivista movimenti identità transessuali
Sonia Sabelli, femminista, attivista CIE

 

CRISTIAN LOIACONO

Racconta Cristian che nel decennio a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000 vive in Francia e frequenta movimenti di quel proletariato e sottoproletariato che a Bologna, città da dove proviene, non si vedono.
A Parigi ha modo di analizzare le divisioni di classe e quindi di reddito incarnate nei fenomeni migranti. Frequenta la comunità gay che in quel periodo discute sulla proposta di legge per i matrimoni omosessuali, Pacs.
Attraverso lo studio delle dinamiche sociali legate ai fenomeni omofobici constata l’insorgere di una nuova solidità nazionale cementata dall’omofobia comune ai fondamentalismi religiosi.
Un po quel che accade oggi in Italia, dove si affaccia sulla scena sociale e politica il fenomeno dei migranti di seconda generazione immerso in quel declino sociale che solo la paura del diverso, in questo caso omosessuali e etnie differenti che nel nostro Paese vengono ad incontrarsi/scontrarsi.
Fascisti e clericali xenofobi e omofobici brandiscono la difesa della famiglia tradizionale come uno stendardo, ma anche gruppi di omosessuali si alleano con la destra contro i migranti.
Nascono nuovi studi per smontare l’omofobia delle culture islamiche: no alle espulsioni all’interno delle normative stabilite.
I movimenti di destra cambiano, l’insorgere di nuove destre che vedono nell’On. (?) Gianfranco Fini un degno rappresentante dotato di quella cultura politica a sostegno del proletariato di destra.
La società italiana di oggi è più complessa che in passato: donne migranti soprattutto dall’est europa impiegate nella cura della persona e manodopera impiegata nel settore agricolo proveniente in gran parte dal Marocco.
OMOFOBIA-XENOFOBIA-IMPERIALISMO
In nome di nessun corpo la guerra è giustificabile.
La politica QUEER rifiuta i modelli identitari, rifiuta di catalogare il corpo tanto quanto rifiuta il modello imperialista fondato sul consumo del petrolio, contro la misoginia e l’omofobia (?)
Negli studi femministi post-coloniali vi è una presa di parola che si contrappone alla rappresentanza. Gay di seconda generazione sono spinti da motivi e bisogni che animano questa critica.
Nei fenomeni migranti in Italia si considera la posizione del soggetto iperdominato da culture di tipo patriarcale, maschilista, omofobo.
Il progresso è un prodotto dell’uguaglianza socio-economica basata sul multiculturalismo espresso dalla concezione QUEER.

SONIA SABELLI

Attivista antirazzista, studiosa accademica, si adopera a favore delle mobilitazioni contro i CIE (centri di identificazione ed espulsione), a sostegno delle donne migranti, che in primis vivono e attraversano sui loro corpi neri i fenomeni conseguenti al post colonialismo.
Negli altri Paesi il dibattito tra soggetti evidenzia una certa criticità dal punto di vista accademico nel riprendere una serie di analisi teoriche in merito allo scontro tra ex colonialisti e colonizzatori che si svolge oggi all’interno delle nostre metropoli.
In Italia è difficile importare modelli francesi e spagnoli. I movimenti ai quali Sonia Sabelli prende parte le permettono di osservare ed assistere i migranti divisi e organizzati in comunità.
I pacchetti sicurezza millantano la protezione del corpo delle donne, suscitando la legittima reazione e presa di distanza dei gruppi femministi.
A Roma per es. le reti nate contro il pacchetto sicurezza hanno permesso la riorganizzazione dei centri sociali in laboratori in cui si intreccia la lotta di classe e i fenomeni migranti.
I collettivi femministi protestano contro l’uso demagogico del corpo delle donne essendo dato certo che la violenza domestica è di gran lunga superiore alla violenza in strada.
La legge sul pacchetto sicurezza emanata nell’estate del 2009 si basa sul controllo sociale, limitando la libertà personale di un categoria di persone., criminalizza chiunque esprima dissenso all’omologazione senza possibilità di ribellione.
L’alleanza tra il conflitto apparente tra femminismo reale e femminismo accademico passa attraverso il limite sancito dal razzismo interiorizzato e deve necessariamente escludere le politiche identitarie.
I CIE sono luoghi di conflitto nei quali si vivono tragicamente le conseguenze della legge del 08.08.2009.
Basti ricordare la donna che nel corso di un processo ha denunciato un tentativo di stupro da parte della polizia. Le associazioni che dovrebbero occuparsi della tutela dei reclusi, in realtà abusano degli stessi con le connivenze delle Istituzioni: è assodato l’impiego si psicofarmaci somministrati attraverso il cibo per sedare i detenuti, che è corretto puntualizzare, altro non sono che soggetti in cerca di condizioni di vita migliori, colpevoli di esser privi di passaporto italiano.

La rappresentazione del corpo femminile nero nella pubblicità, nei film, nello spettacolo è fenomeno recente ed è “usato” per promuovere alcuni prodotti coloniali per antonomasia come per es. il cacao.
La sensualità animalesca evocante il corpo di una donna di colore è legata a pregiudizi rappresentativi, ponendo in sordina la voce e i corpi reali delle migranti essendo la tratta, la prostituzione, il fenomeno delle escort e delle badanti, accettata e funzionale al sistema.
La sanatoria promossa dal governo italiano ha spinto all’autodenuncia molte migranti: illuse di essere regolarizzate, sono finite nei CIE.

Intervento di Elena Biagini
Sostiene vi siano errori macroscopici di considerazione, riassumibili in:
1. Le donne migranti in Italia, soprattutto rumene, restano sconcertate dall’imperante maschilismo italiano.
2. Si tende ad identificare il soggetto con lo stato dal quale migra.
3. L’assoggettamento del migrante alla classe di proletariato.

ELENA BIAGINI

In Italia si dibatte da meno tempo rispetto a Paesi come Inghilterra e Germania, sulle tematiche legate ai movimenti. Ci si basa su studi fatti da altri ma nel nostro Paese il panorama è differente, il paradigma culturale cambia.
Gay Imperialism di cui anche Christian ha accennato, è scritto da attiviste inglesi migranti di seconda generazione e tratta il paradigma islamico e come le soggettività queer musulmane si rapportano a quelle bianche: singolarità di donne, femministe, gay e la vittima che proviene da queli Paesi (donna, gay, trans etc).
Lo studio contesta le politiche monodirezionali come ad es. gay bianchi omofobi. Facciamo Breccia, movimento di cui Elena Biagini fa parte, è criticata in quanto posizionata contro il Vaticano ma non contro l’integralismo islamico, questo perché, sostiene la Biagini è necessario individuare la lotta prioritaria, in questo caso il Vaticano.
Al contrario dei tempi della guerra in Afganistan, oggi si giustificano meno le guerre, ciò nonostante i media traducono in un ottica bellica le notizie riguardanti solo ed esclusivamente alcuni Paesi, vedi ad es. l’Iran. In Italia le notizie giungono notizie (prive di una lettura critica) che vengono selezionate e vagliate da agenzie di stampa governative o paragovernative come Veri One.
Ad esempio siamo venuti a conoscenza della situazione degli omosessuali a Cuba sotto il generale Castro ma dei Paesi ad essa limitrofi non si sapeva nulla. Siamo inoltre poco aggiornati sull’evoluzione politica: sempre a Cuba ad esempio sono state fatte campagne contro l’omofobia, iniziative che ignoriamo totalmente.
Veri One è un gruppo che produce comunicati stampa ed assume in pieno il paradigma di vittime alle quali si attribuiscono fenomeni di sessismo, xenofobia, omofobia.
L’es. di Pegah la ragazza iraniana, presunta lesbica, espulsa dalla Gran Bretagna è emblematico. Da alcune ricerche avviate da Nerina Milletti, pare infatti che la questione relativa al suo caso in Iran non sussistesse neppure, tanto da supporre che fosse montato opportunamente al fine di promuovere comunicati stampa sollecitanti la mobilitazione in Italia.
Giustificare le guerre allo scopo di favorire la retorica della modernizzazione e il processo di democratizzazione quali principi fondamentali per l’U.E. ha avuto come conseguenza l’apertura al dibattito tra valori cristiani e autodeterminazione dei diritti.
La proposta di legge avanzata dall’On. Paola Concia era in realtà un’integrazione all’articolo del dispositivo anti-omofobico contenuto nel 13 bis riguardante la clandestinità come reato sancito nel pacchetto sicurezza.
All’omicidio di Giovanna Reggiani avvenuto nella capitale, seguirono la caccia allo straniero, soprattutto cittadini rumeni, con rastrellamenti e aggressioni.
In risposta alla pericolosa e millantata associazione “rumeno = stupratore” fu indetta la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne in cui il messaggio, chiaro e forte, riportava quale dato inequivocabile la violenza domestica a dispetto di quella in strada.
Chiarezza che le comunità LGBT non hanno avuto.
Collocarsi come vittime significa porsi in atteggiamento debole e di immobilizzazione nei confronti di un processo di liberalizzazione.
La patologizzazione, l’etnocizzazione dell’omofobo depotenzia la lettura critica che le comunità LGBT possono dare al mondo.
Chi si lascia assimilare da questi discorsi sono le stesse organizzazioni e persone che si prestano ad aperture a questo genere di fascismi e a posizioni razziste avanzate dalle destre, come ad es. casa pound, gaylib, azionetrans.
Il pride è un percorso di liberazione, e la partecipazione di elementi che nulla hanno a che fare con l’antirazzismo è il motivo che ha indotto quest’anno coloro, ai quali questi principi non appartengono, a disertare la manifestazione nella capitale.

PORPORA MARCASCIANO

Porpora Marcasciano nel suo intervento si interroga sul nesso che esiste nei tre approcci sostenuti dagli interventi precendenti: quello teorico di Cristian, quello pratico di Sonia, quello operativo di Elena.
La cooperazione è necessaria al fine di garantire una migliore qualità di vita delle persone.
La rete sociale tra le varie associazioni di volontariato e i progetti sostenuti dai singoli viene trasformata da una regia o scena politica.
Per esempio la rete solidale promossa contro la prostituzione sta divenendo ronda, facendo leva sulla sicurezza, sulle paure, sul decoro delle nostre città.
Bisogna domandarsi cosa ci interessa oggi: aiutare, integrare, o invece eliminare, occultare alla vista. Le comunità cristiane di base sono le uniche che offrono una risposta concreta a questa penosa questione ed è con loro che ci si ritrova a collaborare.
L’art. 18 tratta delle persone sfruttate e prevede l’accompagnamento della richiesta al Ministero degli interni, ed alle questure, deve essere effettuato da una associazione accreditata.
Le questure dispongono di tempi tecnici per vagliare la denuncia ed intanto inviano ai CIE le persone che commettono reato di clandestinità.
Associazioni quali il MIT che si occupa dell’accoglienza in strada, la “casa delle donne”, la caritas e varie associazioni cattoliche provvedono a dare la possibilità di un percorso di regolarizzazione.

Conclusioni

Far comunicare i tre livelli sopraccitati (anche ideologici) significherebbe operare congiuntamente al fine di una migliore qualità di vita di queste persone.

Ringrazio Universinversi e gli intervenuti al dibattito, perché mi hanno permesso una lettura critica e consequenziale delle informazioni che quotidianamente raccolgo, ma che, da comune cittadina, non riesco ad elaborare con la stessa perizia e consapevolezza di chi opera all’interno  dei vari movimenti. Movimenti che lottano affinché un mondo migliore sia possibile.

Sara

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