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Un esempio di lotta e libertà: Laura Arconti

Laura ArcontiIn occasione della IV Giornata Mondiale contro l’omofobia in tutto il continente e in più di 50 città italiane si svolgeranno numerose iniziative atte a sensibilizzare contro l’intolleranza verso ogni orientamento sessuale. A Roma il capo dello Stato incontrerà nel pomeriggio i rappresentanti delle associaizoni LGBT.

In generale é sicuramente una giornata importante, quasi istituzionale , per ricordare e stimolare alla riflessione sull’ intolleranza e i numerosi casi di violenza e discriminazione a causa dell’orientamento sessuale in tutto il mondo, sia per lesbiche, gay, trans e intersessuali.

Ma è a mio avviso anche un importante momento di valutazione dei passi effettuati dal movimento in Italia specie in un periodo di grandi spaccature e di forti malumori per la confusa organizzazione di un pride e per la grande distanza delle Associazioni e della politica dalle quotidiane esigenze reali delle persone LGBT.

Mi sembra a volte di sentire una certa solitudine sociale, come se fossi  circondata da gente che vede e si volta dall’altra parte, quasi come se non capisse, non sapesse o pensasse che tanto non può fare proprio nulla. Eppure proprio in questo periodo ho avuto la fortuna e l’onore di consocere una persona speciale, che mi ha restituito coraggio, forza, voglia di andare avanti e di non smettere mai di credere e lottare.

Parlo di Laura Arconti, nata a Milano nel 1925 e trasferitasi da giovane a Roma, dove ha portato avanti in particolare due battaglie: l’anticoncordataria e quelle per i diritti civili delle minoranze, in particolare per il FRI e il FUORI!, ispirandosi all’articolo 3 della Costituzione al fine di far rimuovere tutti gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini, come avviene ad esempio per i disabili o per le persone LGBT.

Se dovessi descriverla brevemente userei le parole che lei stessa utilizza per definirsi e che le piacciono tanto: radicale “storica”, militante, non-violenta e omosessuale! Aver avuto la possibilità di parlare con lei, di toccare con mano pezzi di storia importanti e di farmi toccare da un attaccamento alla vita e dalla voglia di non mollare mai per rendere questo mondo migliore, sono diventati per me tutti punti di forza che hanno dato un senso a quel percorso di liberazione che sto seguendo… e mai come in questa giornata le sue parole ed il suo esempio sono tracce di coraggio e libertà contagiose!

Lascio dunque al suo racconto il compito di attraversarvi e contaminarvi:

TESSERA del FUORI ! 1980Sono nata nel 1925, appartengo alla generazione che ha compiuto vent’anni alla fine della seconda guerra mondiale. Negli anni in cui gli adolescenti vanno in bicicletta e conoscono i primi amori, noi abbiamo avuto le sirene dell’allarme aereo, le bombe, i rastrellamenti di casa in casa, gli incendi e i cadaveri, atrocità indescrivibili, la carta annonaria e la fame. Nel decennio successivo, in molti ci siamo ammalati di tubercolosi per le privazioni subite. Siamo quelli che hanno sempre rimproverato ai propri padri di aver assistito in silenzio, e senza reagire, all’instaurarsi del fascismo con tutte le conseguenze che ne sono derivate. La guerra mi ha portato via anche mia madre, il dopoguerra mi ha indotta ad abbandonare un padre ricco, di cui non riuscivo a condividere idee ed azioni. Ho lavorato per sessant’anni, senza un giorno di pausa, all’inizio studiando di notte per strappare una laurea, e poi crescendo negli anni, senza alcun aiuto che il mio lavoro, rinunciando orgogliosamente anche alla parte di patrimonio paterno che la legge voleva assegnarmi, alla sua morte. Pannella l’ho sfiorato all’ Università: lui, più giovane di me di cinque anni, faceva già politica, io tiravo angosciosamente alla laurea, e annullavo le schede elettorali scrivendoci: “studiate, perdigiorno!”. Negli anni cinquanta leggevo “Espresso” e il “Mondo”, che allora erano due enormi “lenzuoli”, pieni di fotografie e di articoli con firme straordinarie. Il “Mondo” di Pannunzio, e i Convegni degli “Amici del Mondo”… che ricordi! E venne poi la volta che ci presentammo alle elezioni politiche insieme ai Repubblicani: votai con orgoglio “la bicicletta”, rappresentata dai due simboli affiancati, l’edera e la Marianna con berretto frigio dei radicali. Fu eletto solo un deputato, repubblicano, ma io ero gonfia d’orgoglio per aver votato quel simbolo, che mi parlava di libertà, di Rivoluzione francese, di grandi sogni, cose di cui il mio cuore sentiva il bisogno. E poi per vent’anni non pensai che al lavoro, “ai fatti miei”; nel frattempo il “Mondo” aveva chiuso, era arrivato il sessantotto, anno che per me è stato di grande svolta professionale, (e anche lì: gli studenti a Valle Giulia, e io – correndo al lavoro – “andate a studiare, perdigiorno!”). Ma qualcosa mi mancava. Loris Fortuna ed Antonio Baslini (un socialista e un liberale, ma con tessera radicale in tasca) avevano fatto approvare in Parlamento la legge sul divorzio, ma la curia vaticana aveva scatenato i circoli cattolici a raccoglier firme per un referendum abrogativo.

Nel ’74 si arrivò alla campagna referendaria: Marco condusse per cinquanta giorni un drammatico digiuno, perché la RaiTV non dava spazio alla tesi della LID (Lega Italiana per il Divorzio) sostenuta anche da Dom Franzoni, l’abate di San Paolo sospeso a divinis. I giornali dicevano che Pannella era all’Hotel Minerva, io decisi di telefonare e chiesi di parlare con qualcuno del suo staff.

Marco in digiunoNon c’era staff, c’era solo lui, disteso sul letto, col telefono accanto, immerso nel fumo di mille sigarette, come documenta una fotografia che nessun giornale ha mai pubblicato (e che noi pubblichiamo in anteprima, per gentile concessione n.d.r.). Rispose immediatamente. “Sono Laura Arconti, una qualunque”. E lui, che frequenta quotidianamente centinaia di nomi di grandi personalità storiche del passato, ma che con i contemporanei ha spesso un problema di nomi, mi scambiò puntualmente per Laura Conti, medico milanese molto nota all’epoca. Chiarito l’equivoco, dissi che volevo fare qualcosa per la sua causa. “Bene. Vai al Partito, parla con i compagni. Ti daranno loro qualcosa da fare”. Lasciai in Albergo una rosa rossa e una busta, con dentro tutto quello che avevo nel portafoglio, e andai di corsa alla vecchia sede di via di Torre Argentina 18. Cominciò così la mia lunga militanza radicale, una militanza silenziosa ed umile, fatta di fiducia ed amore. Chiusa in un bugigattolo senza finestre, alle prese con un ciclostile antidiluviano che sputava inchiostro per ogni dove, o in giro per la città con una scatola da scarpe su cui avevo incollato il simbolo del partito e praticato una fessura a mo’ di salvadanaio, a raccoglier soldi per la battaglia politica di turno. Mi si chiede spesso quale sia stata la battaglia radicale che mi ha più impegnata, o che ho amato di più. Non so, davvero non so dirlo. Ogni volta ci ho messo l’anima, ed ogni volta è stata sconfitta o vittoria, ma sempre vissuta con orgoglio e con totale partecipazione. Forse le nottate a Radio Radicale, forse la mia trasmissione anticoncordataria, forse il tendone a piazza Navona contro lo sterminio per fame nel mondo, nell’82, con il lungo digiuno e le lettere personali ai parlamentari, che Marco definì “un millimetro in più, nella teoria della nonviolenza radicale”… O forse le centinaia di tavoli per la raccolta delle firme referendarie, o le nottate con i compagni a riordinare gli incartamenti per la presentazione delle firme in Tribunale. O la posta di Pannella, curata per anni di notte e nei giorni festivi. O i milioni di passi delle marce, dei sit-in, dei walk around. O il lavoro fatto con l’Associazione Vita e Disarmo, insieme ad Emma Bonino con Food and Disarmament International. O il lavoro di appoggio a Laura Terni, segretaria del Gruppo Satyagraha, durante il suo digiuno per salvare la vita di Paolo Signorelli, un fascista accusato di tutto da sette anni senza processo: una azione che Adelaide Aglietta definì paradigmatica della radicalità, perché destinata ad un avversario politico, che fu poi assolto, mentre avrebbe potuto morire di carcere. No, davvero non so dire quale di queste giornate, e settimane, e mesi ed anni abbia avuto più importanza per me. Neppure quando, nel 1979, fui candidata alla Camera nella lista radicale con il gruppetto dei radicali del “FUORI!” (Fronte Unitario Omosessuale) e risultai la prima dei non eletti, la cosa mi sembrò così importante: faceva parte della militanza, del servizio alle nostre idee.

Ed ora? Ho 85 anni, non pochi acciacchi riferibili alla “senectus ipsa”, ma posseggo un computer, uno scanner ed una stampante. Ho fatto campagna elettorale per Emma Presidente della Regione Lazio, sto aspettando di farne un’ altra per qualsiasi obiettivo radicale scaturisca da una mozione congressuale o dalla mente di qualcuno dei Compagni. E, intanto, continuo a diffondere le nostre idee: la tolleranza, la nonviolenza come metodo di lotta politica, la ricerca della verità, i princìpi di etica personale, la trasparenza degli atti pubblici e la certezza del Diritto. Con fiducia nella parte migliore di qualsiasi interlocutore, così come insegna la nonviolenza gandhiana, e con un grande amore verso i compagni, con i quali è bello condividere il pane della comune fede: la religione della libertà“.


4 comments to Un esempio di lotta e libertà: Laura Arconti

  • Laura Arconti

    Mi rendete troppo onore, Amiche mie. Grazie, ma non merito tanto. Ernesto Rossi, uno dei tre firmatari del Manifesto di Ventotene (Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e,appunto, Ernesto) mi ha insegnato a fare il mio dovere. “Fa’ ciò che devi -diceva- e accada che può!” Ho fatto ciò che ritenevo fosse mio dovere fare: tutto qua.

  • Daniele

    Grazie per avermi fatto conoscere con questo articolo questa splendida radicale.

  • Marco

    Ls mia Amica Laura: su fb posso dialogare con lei, seguire i suoi interventi e conoscere da vicino le iniziative Radicali. Sono orgoglioso che in Italia ci siano persone che si battono per la Libertà come Laura Arconti. Per qualunque aderente all’idea liberale Libertà è la libertà responsabile, quella che difende i diritti individuali con il metodo della lotta nonviolenta, autodenunciandosi se si ritiene sbagliata una legge e la si infrange pubblicamente per evidenziarne l’illiberalità della stessa.

  • silvana

    carissima laura,
    sono silvana. ci siamoconosciute perchè io lavoraavo in una casa editrice e tu eri una mia cliente. siamo state molto amiche e nel mio cuore lo sono ancora tanto. spero tu ti ricorderai di me. abitavo fuori roma ed ho una figlia, che tu hai conosciuto. mi portavi a mangiare sempre alla fiorentina, vicino casa tua. vorrei tanto parlarti ma non ho la tua mail. io non sono su facebook. ho soltanto la mail. te al invio sillati@libero.it.
    se mi leggi scrivimi, mi farebbe tanto piacere rivederti!!!!!!!!!! un bacio grosso,
    silvana

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