A sample text widget

Etiam pulvinar consectetur dolor sed malesuada. Ut convallis euismod dolor nec pretium. Nunc ut tristique massa.

Nam sodales mi vitae dolor ullamcorper et vulputate enim accumsan. Morbi orci magna, tincidunt vitae molestie nec, molestie at mi. Nulla nulla lorem, suscipit in posuere in, interdum non magna.

Donne a pezzi – la politica del corpo femminile

La giornata di oggi l’ho eletta a “giornata della polemica”.
Su FB un tizio ha postato una foto tratta dal calendario di Anna Falchi di qualche anno fa, commentandola con la frase:- chi nn mette “MI PIACE” è RIKKIONE.-

Non ce l’ho fatta a trattenermi nel commentare, non tanto il soggetto inquadrato nella foto, quanto l’appellativo utilizzato per definire chi non si “conforma” agli stereotipi eterosessisti di genere.
Una sorta di fastidioso prurito sollecitato da atteggiamenti omofobici e “da caserma”, mi ha pervaso per l’ennesima volta e mi sono domandata se ogni “persona”, avente orientamento sessuale diverso da quello ufficialmente riconosciuto, reagisse innanzi alla stessa molesta ed irritante sensazione che si prova in questi frangenti, cosa accadrebbe?

Mi lascia inoltre oltremodo perplessa la lettura dei numerosi commenti alla foto: riconoscere il soggetto esclusivamente dal suo fondoschiena, seppur sapientemente ritratto, piuttosto che dal suo volto mi fa riflettere. Sarebbe accaduto lo stesso con una mano, un piede, un ginocchio? 

La pubblicità, in Italia ma anche in Francia, e in molti altri paesi, ha completamente adottato questo modello umiliante del genere femminile, identificando molto spesso il corpo femminile, o alcuni suoi “pezzi”, con l’oggetto che si vuole vendere. Un sondaggio realizzato da IPSOS nel 2001 ha dimostrato che quattro francesi su dieci sono infastiditi dal modo in cui si presentano le donne nella pubblicità. Secondo questa inchiesta sono le donne, in particolare quelle con più di 35 anni, ad essere le più scioccate, ma la maggioranza degli uomini, così come quella dei più giovani, non ha nulla da ridire.

Il corpo della donna è davvero ridotto a pochi segmenti condensati in un scatto fotografico?
Tette, cu.li e silicone sono davvero tutto ciò che deve essere rappresentato, enfatizzato, e recepito allo scopo, suppongo, di ridurre la donna a mero oggetto di piacere? Soprattutto a che pro’? Forse per distogliere l’attenzione dal pericolo reale di un neo-femminismo ancor più rivoluzionario del precedente?

Il documentario “Il corpo delle donne” realizzato da Lorella Zanardo,  ha preso visione 400 ore di televisione, passando in rassegna tanto tutte le reti private (proprietà di Silvio Berlusconi) quanto quelle pubbliche. Ci si mostra la banalizzazione e la volgarizzazione del corpo delle donne. In questo Paese dove l’80% delle persone che guardano la televisione ne fanno la loro principale fonte d’informazione e dove il 60% dell’audience televisiva è di sesso femminile, è un orrore misogino permanente.

Non è più qualcosa che riguarda solo la televisione, la pubblicità, i media; tutto quello che si vede in tv è ormai divenuto reale nella vita sociale e politica del nostro Paese. Una sorta di realtà parallela distorta, un bieca illusione che confonde le nostre percezioni, obnubila le nostre menti sul senso autentico delle cose.

Sara

Leave a Reply

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>