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Matrimonio si o no

KarenThompsonSharonKowalski Quanto vale un sogno?
Per quanti la propria sopravvivenza e incolumità possiedono caratteri di subalternità rispetto all ideale che permea ogni pensiero e muove ogni azione nella propria esistenza?
Molti dei grandi del passato, che tutt’oggi ricordiamo nelle opere d’arte, nei monumenti, e dei quali i nostri libri di scuola ricordano le eroiche gesta, sono artefici della nostra Storia, responsabili encomiabili o deplorevoli di una vita che ha contribuito a plasmare il nostro presente.

La suprema aspirazione, l’idea perfetta che abbiamo forgiato nella nostra mente e per la realizzazione della quale combattiamo una lotta costante e disperata che spinge i nostri umani limiti oltre il tollerabile, ci pervade ogni senso e proietta le nostre risorse verso la conoscenza di un possibile ed auspicabile diverso futuro.

Chi lo definisce masochismo, chi stupidità, chi inutile spreco di tempo ed energie. Eppure, chi è mosso da un’ideale possiede in sé tutte quelle caratteristiche di tenacia e forza che ai più sono sconosciute ed estranee.

Queste le riflessioni che mi persuadono a credere in qualcosa che vada oltre la quotidianità, oltre ogni singola individualità, oltre l’eterogeneità indotta e omologata a programmi di carattere socio-economico che altri hanno studiato per noi.
E’ lecito in un paese simil-teocratico quale di fatto è l’Italia, domandarsi come mai, oggi nel 2010, i nostri governanti non hanno ancora legiferato in merito alle coppie di fatto, ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, al riconoscimento di pari dignità e diritti? E’ mai possibile che dopo anni di proposte cadute nel vuoto e tentativi puntualmente bocciati (vedi ultima proposta di legge dell’On. Paola Concia, con giustificazioni gravemente offensive per le comunità LGBT derivate da cognizioni totalmente errate) di regolamentare le molteplici ed esistenti realtà affettive e famigliari che esulano dall’unico modello previsto dal nostro sistema giuridico?

Se e quando qualcuno tenta di alzare la testa e far sentire, in modo pacifico e assolutamente legale il proprio dissenso e invita energicamente chi di competenza ad un intervento urgente, viene messo a tacere o semplicemente ignorato. Come è accaduto a Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia una coppia di Savona che ha deciso di seguire il proprio sogno, il proprio ideale, servendosi di un’azione forte come quella dello sciopero della fame nel tentativo di vedere riconosciuto loro il diritto di unirsi in matrimonio come tutte le persone che si amano che intendono dare forma giuridica alla loro unione.

A tal proposito sto leggendo in questo periodo “la volontà di sapere – storia della sessualità” di Michel Foucault.
Non mi perderò in inutili divagazioni ma vorrei riportare qui alcuni passaggi che riguardano il matrimonio, le deviazioni, l’economia e la società e sollecitare, spero, alcune riflessioni.

“(…) Tutta quest’attenzione loquace con cui facciamo chiasso intorno alla sessualità da due o tre secoli, non è finalizzata ad una preoccupazione elementare: assicurare il popolamento, riprodurre la forza lavoro e la forma dei rapporti sociali; insomma organizzare una sessualità economicamente utile e politicamente conservatrice? (…) Il XIX secolo ed il nostro sono stati piuttosto l’epoca della moltiplicazione: una dispersione delle sessualità, un rafforzamento delle loro forme disparate, un insediamento multiforme delle “perversioni”. La nostra epoca è stata iniziatrice di eterogeneità sessuali.
Fino alla fine del XVIII secolo tre grandi codici espliciti -al di fuori delle regole dei costumi e delle costrizioni dell’opinione- regolavano le pratiche sessuali: diritto canonico, pastorale cristiana e legge civile. Essi fissavano, ciascuno a suo modo, la distinzione fra lecito ed illecito. Erano tutti centrati sulle relazioni matrimoniali(…), la sua fecondità o la maniera in cui ci si dava da fare per renderlo sterile, i momenti in cui lo si richiedeva (periodi pericolosi per la gravidanza e dell’allattamento, tempo proibito della quaresima o delle astinenze), la sua frequenza e la sua rarità – questo soprattutto era saturo di prescrizioni. La vita sessuale dei coniugi era ossessionata di regole e di raccomandazioni. La relazione matrimoniale era il luogo in cui si addensavano il maggior numero di costrizioni; se ne parlava più che in ogni altra, essa doveva confessarsi fin nei particolari. Era particolarmente sorvegliata: se era in difetto, doveva venire alla luce e provar le sue ragioni dinanzi a testimoni. Il “resto” rimaneva molto più confuso: si pensi all’incertezza dello statuto della “sodomia”. (…) Nell’ordine civile come nell’ordine religioso, quel che era preso in considerazione era un illegalismo d’insieme. Probabilmente la “contro natura” vi era caratterizzata in modo particolarmente abominevole: ma era percepita solo come una forma estrema di ciò che è “contro la legge”; infrangeva anch’essa decreti – decreti sacri come quelli del matrimonio e che erano stati stabiliti per governare l’ordine delle cose ed il piano degli esseri. Le proibizioni che si riferivano al sesso erano fondamentalmente di natura giuridica.
(…)

E torniamo al punto di partenza. Se sono così evidenti le motivazioni addotte dalle istituzioni politiche religiose per cui non si deve riconoscere alle persone il diritto di amare chi vogliono e vedere tutelate le loro unioni da parte della legge, perché molti altri paesi nel mondo progrediscono e si ravvedono in materia legale e sociale? Cosa differenzia paesi come il Belgio, l’Olanda, la Spagna, alcuni stati USA a promuovere il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, rispetto al nostro?
Perché i movimenti omosessuali insistono tanto sul riconoscimento dei propri diritti, quando, come molti affermano, potrebbero vedere riconosciuti gli stessi attraverso un’ azione notarile per quanto riguarda cure parentali e lasciti?

Concludo con una domanda provocatoria:
se è vero che la legge, così come i diritti e doveri di ogni cittadino, è uguale per tutti, perché per qualcuno deve essere sempre più uguale?

Sara

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