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Madonna Nera

Madonna nera di rosarno I giornali in questi giorni sono pieni di immagini e resoconti circa le vicende di un paesetto insignificante della Calabria, dove si sta verificando un’esplosione incontenibile di violenza razzista. Uno dei paradossi della faccenda è che proprio a Rosarno, nella chiesa parrocchiale, la comunità venera una statua lignea raffigurante una madonna nera, come succede a Loreto o in molte chiese dell’est europeo. Mentre sul sagrato, all’uscita dalla messa, alcuni (non tutti si badi bene) commentano amareggiati che le case a questi disgraziati, sfruttati dal caporalato agricolo, non le possono proprio dare, perché questi ‘extracomunitari’, non per essere razzisti, ma non le sanno tenere.

La mia visione della Calabria è data non solo dai fatti di cronaca, ma anche dall’avere un padre che da lì proviene e che da lì si è allontanato molti anni fa, come tanti, in cerca di miglior fortuna lavorativa. In Calabria ci torno tutte le estati, i miei parenti, per lo più agricoltori, sono gente semplice, che non si pone grandi questioni intellettuali e filosofiche, ma che lavora sodo e sa sacrificarsi per i figli e la casa. E’ una terra di contraddizioni, di grande cuore ma anche di grande povertà sociale, oltre che materiale. Mi sono sempre chiesta come sia possibile che in un territorio, con uno dei più grandi parchi naturali del sud (il Pollino), un litorale invidiabile, un clima quasi africano, una terra rigogliosa, non si riesca a creare un’economia sostenibile capace di dare lavoro a tutti e di dare benessere a questa regione.

Io, che vivo in Trentino, so bene che in un moderno territorio organizzato si riesce a ricavare da quattro mele e un po’ di neve un’industria turistico-agricola fiorente e pur con tutto il bene che voglio alla regione in cui vivo, con la Calabria e la sua natura (dalle piste da sci della Sila agli scavi archeologici e i musei di Reggio Calabria, per non parlare del mare) non c’è paragone.

Dove sta quindi il problema? I calabresi sono tutti ‘ciucci’ e al nord invece sono più intelligenti?

Forse dobbiamo uscire dagli stereotipi e cercare di vedere con altre lenti la realtà.

La ‘ndrangheta è certamente il grosso cappio al collo di un territorio in potenza così fiorente. Quante volte mi sono sentita dire dai miei stessi parenti: meglio non allargarsi troppo, non alzare troppo la testa altrimenti arriva qualcuno a chiederti il pizzo o peggio. E allora forse questa ‘mafia’ non è solo un’organizzazione che si mette alla pari dello Stato e lo sfida per accaparrarsi il controllo di un territorio, ma è anche e soprattutto una questione culturale e di ‘controllo’ delle coscienze.

La gente vede che le cose potrebbero andare meglio, qualcuno si batte anche perché questo accada, ma una larga maggioranza di persone forse non capisce che dai piccoli gesti – dall’ossequio al don di turno, dal chiedere il favore per il figlio da sistemare e poi doverlo restituire centuplicato, dal vedere certe dinamiche corrotte ma non dire nulla perché forse un giorno potrebbero tornarmi utili, o forse solo per paura e pigrizia e via dicendo – dal piccolo nasce e si allarga il marcio di un sistema malsano.

Io credo che la Calabria abbia la possibilità di rialzarsi e di trovare strade sostenibili e alternative al buco nero degli influssi mafiosi che impediscono da oltre cinquant’anni l’avvio sereno di questo territorio verso la modernità. Lo credo perché ci sono giovani che scendono in piazza accanto agli ‘extracomunitari’ di Rosarno per dire no al razzismo e allo sfruttamento. Lo credo perché ci sono insegnanti che aderiscono a ‘Libera’ associazione contro le mafie e a scuola comunicano questi principi. Lo credo perché dei genitori e imprenditori hanno denunciato più volte il pizzo, rischiando in prima persona.

Io voglio un paese non solo onesto, ma anche aperto e liberale, in cui i giovani non vengano soggiogati e limitati dallo strapotere e dagli stereotipi delle vecchie generazioni, in cui la scuola sia libera e educhi alla legalità e alla civiltà, un paese in cui ci sia posto per tutti i colori della diversità etnica, religiosa, politica, affettiva. Un paese che abbia leggi e sistemi normativi capaci di tutelare i cittadini e che non privilegi alcuni per danneggiare i più deboli. Un paese moderno e civile, un posto dove vivere serenamente, che dia spazio alla creatività e alla capacità individuale di inventarsi un futuro, un paese che stia in Europa non solo geograficamente, ma anche per lo sviluppo culturale e civile.

Perché là dove un diritto viene negato, un gruppo di persone viene perseguitato, dove viene messo un bavaglio su alcune opinioni, o strumentalizzati i fatti per condizionare le scelte collettive, dove al posto dello Stato garante dei diritti di tutti i cittadini si pone la mafia, o una mentalità mafiosa e di clan, abbiamo perso tutti. Abbiamo perso dalla cima delle alpi alla punta dello stivale, nessuno escluso.

Di Federica Mandato

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