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L’amore è semplice

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“L’Amore è semplice” pubblicato da Edizioni Libreria Croce è il romanzo d’esordio della giovane scrittrice Barbara Rendina e racconta dell’amore che nasce tra il sole e il mare vacanzieri di Sicilia fra due ragazze, del respiro che si ferma, del cuore che accelera i battiti, degli inciampi cui va incontro, di un fiore che sboccia.

L’amore nasce in modo semplice, da un incontro, un’intesa a pelle, e amare è semplice nel romanzo di Rendina, o meglio lo sarebbe, lascia intuire l’autrice, se noi a volte non facessimo di tutto per complicarci la vita, per rendere tutto più difficile.

Ma “L’amore è semplice” non è un Harmony, ma un’educazione sentimentale e tocca temi attuali e a volte drammatici come l’abuso di alcol e droghe tra i giovani per risolvere le piccole difficoltà che paiono insormontabili, delle storie passate che lasciano dentro turbamenti e paure, del coming out temuto forse più del necessario, dell’accettazione di sé, di un percorso di crescita personale e di coppia.

L’autrice non sempre riesce a scrivere con un tono spontaneo lieve, ma alcune frasi sono di rara limpidezza e ben rendono l’immediatezza di un’impressione, dell’amore che dalla minima inflessione della voce ci fa percepire l’universo di emozioni che si agita nel cuore dell’amata.

Si tratta dell’opera di una coraggiosa esordiente, di cui attendiamo con curiosità il prossimo libro, aspettandoci che l’autrice affini ulteriormente le doti di freschezza che ci ha lasciato intuire in questo suo primo romanzo.

INTERVISTA  ALL’ AUTRICE

Ciao Barbara,

alcune domande per presentare il tuo libro e farti conoscere:

Innanzitutto ti va di raccontarci qualcosa di te? Studi? Lavori?

Lavoro, anche se non è semplice (come l’amore …). La precarietà dei nostri tempi mi ha portato spesso a cambiare, e a volte anche inventare il modo per mantenermi, scendere a compromessi ma non troppo, cercare di conciliare le aspirazioni con la realtà dei fatti e delle proposte

Com’è nata l’idea di scrivere un libro? E’ autobiografico?

L’idea nasce dal desiderio di narrare una storia d’amore, come dice il titolo, semplice, a dispetto della credenza consueta per cui l’amore vero debba sempre e per forza essere difficile e tormentato, postulato secondo il quale la quotidianità diventa amore di “serie B”. E, mostrando una storia normale, liberare l’omosessuale dallo stereotipo negativo che lo dipinge spesso come una persona profondamente infelice o, come accade soprattutto nelle serie tv, come una “macchietta”, fino a sfociare nel ridicolo.

Posto che è comunque un romanzo, sarebbe ipocrita dire che nulla c’è di autobiografico: è importante, per me, “metterci la faccia”. È fondamentale che io mi scopra in quanto lesbica, perché è l’unica possibilità che ho perché gli altri capiscano, entrino in contatto con questa realtà e mettano in discussione credenze e pregiudizi, fino magari a mutare il loro punto di vista. Se si inizia a capire che il gay. la lesbica sono il tuo vicino di casa, o il panettiere, la collega con cui scambi due parole tutte le mattine alla macchinetta del caffè, forse qualcosa può cambiare davvero.

Parlaci un po’ delle protagoniste.

Le due protagoniste, Marta e Clara, sono profondamente diverse: l’una inquieta, con un passato di sofferenze segnato anche dall’abuso di alcool , l’altra positiva e solare, che scopre la sua omosessualità con Marta e deve imparare a far propria questa nuova condizione. Le due hanno però qualcosa di importante in comune: il processo di crescita che sono obbligate ad intraprendere per iniziare questa nuova storia, che necessariamente le porta ad abbandonare ciò che è stato prima e a non aver paura della novità. Per Clara tutto questo rappresenta lo stare insieme ad una donna, per Marta allontanarsi dall’ideale del “poeta maledetto” e credere nella possibilità di poter stare bene.

Hai avuto difficoltà per far pubblicare il libro?

In realtà, no, nessuna difficoltà. La ricerca della casa editrice, però, è stata orientata su quelle che avevano una vasta gamma, o una collana, di libri a tematica omosessuale.

Quanto tempo hai impiegato per scrivere il tuo romanzo? Che tipo di scrittura pensi di avere: di getto o programmata?

Ho impiegato circa una anno, forse anche qualcosa in più. Non sono una di quelle che si costringe a scrivere ogni giorno, probabilmente per pigrizia. Ma, quando inizio, sento davvero il piacere, lo stimolo ad andare avanti, le idee continuano girarmi in testa fino a trovare il loro sbocco naturale: il foglio.

La fase di scrittura si divide in due parti: la prima è sicuramente di getto, istintiva; la seconda, imprescindibile, è l’attività di limatura, forse meno creativa, ma necessaria per un risultato che mi soddisfi.

La domanda può sembrarti scema, ma più sono stupide e più mi piacciono: cosa volevi trasmettere scrivendo questo romanzo? Qual è lo scopo o il messaggio intrinseco (se ce n’è uno)?

Sì, uno scopo c’è. Oltre a tutto quanto detto sulla nascita del romanzo poche righe più su (in cui già si spiegava parzialmente il messaggio), ho voluto (o avrei voluto) lasciare un alone di positività e di leggerezza, dopo anni di storie tristi e passionali, nell’accezione negativa del termine. E spero che, leggendolo, qualcuno riesca a cogliere le opportunità che la vita ci offre, senza tutte quelle aspettative negative che noi stessi ci creiamo davanti agli eventi o alle persone. (E io mi sforzo di pensarla così, perché non sono una persona di natura ottimista!)

Nella tua scrittura ti sei ispirata a qualcuno in particolare?

No, anche se una notevole influenza si può involontariamente rimandare a Raymond Carver, che scriveva di semplice quotidianità, e, alla fine della vita, nel suo “Ultimo frammento” si ritrova a scrivere: “E hai ottenuto quello che/volevi da questa vita, nonostante tutto?/Sì/E cos’è che volevi? Potermi dire amato, sentirmi/amato sulla terra”.

E ad Augusten Burroughs, scrittore americano che racconta episodi della sua vita, in infanzia e adolescenza davvero difficile, ma che, sappiamo da alcuni suoi racconti, viene “salvato” dall’amore di un uomo.

Entrambi con un passato difficile, riescono a trovare finalmente la serenità, e a trasmetterla nei loro scritti

Il tuo romanzo sembra una sorta di favola romantica: cosa vorresti dire alle persone che non accettano o vivono con difficoltà la propria omosessualità?

Ricordo i momenti in cui pensavo di essere l’unica e sola, faticavo ad accettarmi e farmi accettare, pensavo di essere in errore. Gradatamente, con l’aiuto anche delle persone a me vicine, ho capito che non ero io l’errore, ho imparato a non considerare più concetti come “tolleranza” o “accettazione”, a non pormi in partenza in una situazione di svantaggio, ma di apertura verso l’esterno. Dichiararmi con semplicità mi ha fatto scoprire che, il più delle volte, gli altri continuavano ad amarmi allo stesso modo, senza differenze, e quando ci sono state persone pronte ad allontanarsi ho capito che avrei potuto fare a meno di loro.

Sono stata fortunata: vivo in una grande città, dove le occasioni di incontro e scambio, non solo tra omosessuali ma in generale, sono notevoli; forse in un paesino ristretto non è così facile. Per questo, non mi sento in grado di dare consigli, posso solo portare la mia esperienza a testimonianza della possibilità di una vita serena. Ma sono anche convinta che, se le istituzioni italiane tutte si muovessero seriamente a favore degli omosessuali e dei loro diritti, sarebbe un riconoscimento ufficiale della nostra esistenza, cosa che potrebbe aiutare concretamente molte persone a vivere il loro orientamento sessuale con maggiore serenità

Un’ultima domanda: l’amore è davvero così semplice?

Io credo di sì, se non confondiamo “semplice” con “facile”: la realtà riserva continuamente piccoli o grandi problemi, situazioni complicate e inaspettate. E le cose belle, in più delle volte, sono anche le più faticose. Ma vale la pena tentare. In nome della semplicità, di un fluire naturale degli avvenimenti che conducono verso una serenità necessaria, verso un equilibrio stabile e fortunato, vale davvero la pena di fare uno sforzo. In fondo, tutti hanno il diritto di sforzarsi di essere felici.

Rachele e Sarah

2 comments to L’amore è semplice

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