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25 novembre 2009 – Giornata Contro la Violenza Sulle Donne

MANIFESTAZIONE CONTRO VIOLENZA SULLE DONNELa dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993, all’art.1, così recita: ” Violenza contro le donne significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata”.

Dalle ultime ricerche effettuate in materia, la violenza risulta essere la prima causa di morte o di invalidità grave per le donne italiane di età compresa tra i 15 e i 50 anni. I dati sono allarmanti, da vero e proprio bollettino di guerra. Nel giugno di quest’anno la ministra per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, ha denunciato che in Italia almeno sette donne, ogni giorno, subiscono una forma di violenza, che si tratti di botte, ingiurie o abusi. Le indagini Istat e i dati del Viminale riportano che, nei primi mesi del 2007, 62 di esse sono state assassinate, 141 hanno subito un tentato omicidio, 1805 sono state violentate, 10383 sono state vittime di percosse. Questi solo i casi che sono stati denunciati. Non osiamo pensare alla crescita esponenziale che subirebbero queste cifre se venisse fuori tutto il sommerso, cioè quella parte di donne che non osa parlare, che non vuole o non può, perchè terrorizzata dalle conseguenze che ne potrebbero derivare, perchè vittima di quella cultura maschilista e feroce che impone il silenzio e la vergogna, che nasconde l’aggressività e il disprezzo verso la donna sotto la maschera degli affetti familiari, laddove tutto è permesso e accettato come “naturale” dalla società patriarcale: la Famiglia. Come afferma Daniela Danna, in un’intervista rilasciata a Marilina Russo, le donne stesse sono vittime di un continuo lavaggio del cervello da parte dei loro maltrattatori che “svalutandole continuamente, dicono alla moglie o alla fidanzata che lei non vale niente, che è tutta colpa sua se lui è violento, che lei lo costringe a picchiarla e così via“. Un dato che fa riflettere è che, nei paesi occidentali, gran parte delle donne che subiscono soprusi di questo genere appartengono ad un ceto sociale medio-alto. Sono professioniste, laureate, imprenditrici che, evidentemente, devono pagare un prezzo alla società per la loro conquistata autonomia.

Nel nostro Paese sono state molte le manifestazioni organizzate da gruppi di donne della politica e dei sindacati, ma soprattutto da quelle che hanno il coraggio e la fierezza di dichiararsi lesbiche e femministe e si attivano quotidianamente nelle loro lotte per sconfiggere quella cultura che purtroppo ancora serpeggia, spesso in maniera subdola e nascosta e che porta il nome di patriarcato. Una dimostrazione evidente si è avuta a Milano proprio il giorno 25, nella giornata della lotta Contro la Violenza sulle Donne, quando un gruppo di queste si riunisce per volantinare in Piazzale Cadorna. Con l’occasione vengono attaccati degli striscioni che denunciano il tentato stupro avvenuto all’interno del CIE di Via Corelli, nei confronti di una ragazza che verrà poi rinchiusa nel carcere di San Vittore perchè accusata di essersi ribellata. “Questo” – dice il comunicato – “viene evidentemente interpretato come un affronto da parte delle forze dell’ordine e dunque la Digos intima di rimuovere gli striscioni. All’ovvio rifiuto,vengono lanciati alla carica due plotoni di celere che iniziano a picchiare, a spargere sangue, lasciando a terra alcun* compagn*“. Dopo la seconda carica, polizia e carabinieri riescono a impadronirsi dello striscione incriminato che riportava la scritta “la polizia stupra nei CIE“. Ancora qualche tafferuglio e solidarietà da parte dei passanti, finchè alle 21 il presidio si scioglie. Ogni commento all’accaduto appare superfluo. E’ bastato uno striscione che accusava la polizia di stuprare le donne – quella polizia che ci viene proposta come “elemento fondamentale e indispensabile” nel provvedimento del pacchetto sicurezza varato dal Governo – per scatenare l’inferno e far sì che proprio coloro che dovrebbero proteggerci, ingiuriassero e picchiassero a sangue, guarda un po’, proprio le donne.

Questa tragedia quotidiana purtroppo è endemica e non appartiene soltanto all’Italia. Nessun Paese del mondo ne è immune, da quelli industrializzati a quelli in via di sviluppo.
Amnesty International quest’anno ha voluto centare l’attenzione sul legame tra violenza e povertà, tragico binomio che costringe molte donne nel mondo a vivere nell’inferno dello sfruttamento che comprende la prostituzione , l’abuso sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù, l’asservimento e il prelievo di organi. Secondo una stima dell’ OMS sarebbero circa 135 milioni le bambine che ogni anno vengono sottoposte alla mutilazione dei genitali,mentre gli stupri nelle zone di guerra sembrano essere pratica comune. Risulta che in Ruanda, durante il genocidio del 1994, ne siano stati commessi tra i 250 e i 500mila e 20.000 nella sola Bosnia. La presenza dei militari, locali e dei Paesi occupanti, sembra acuire il fenomeno rafforzando gli stereotipi maschili e incoraggiando le aggressioni nei confronti delle donne, lasciando quasi sempre i colpevoli impuniti. Le bambine e le donne fuggite dal Darfur e rifugiate in Ciad, subiscono stupri ogni giorno, anche all’interno dei campi, nonostante la presenza del personale dell’ONU. Cosa dire poi degli stupri correttivi perpretrati in Sudafrica nei confronti delle lesbiche?

Molte bambine e ragazze rischiano più di altre la violenza per via del loro orientamento sessuale, per lo status di immigrate o per l’appartenenza ad un determinato gruppo etnico. Per combattere questa piaga sociale, il Movimento Internazionale delle Donne, in onore delle sorelle Mirabal, attiviste della repubblica Dominicana assassinate il 25 novembre del 1961 per aver osato opporsi al regime dittatoriale del loro Paese, ha scelto questo giorno come simbolo di una lotta che deve continuare finchè i diritti sacrosanti delle donne non saranno rispettati ovunque e quel grido di dolore inascoltato, che si leva da ogni parte del mondo da secoli, possa un giorno, speriamo non lontano, diventare solo un triste ricordo.

Per evidenziare e approfondire meglio questa drammatica situazione, Amnesty ha redatto un interessantissimo rapporto: “La Trappola del Genere – Donne, violenza e povertà“, scaricabile cliccando sul link.

E’ inoltre possibile visionare le foto  scattate da Carlo Traina durante la manifestazione tenutasi ieri a Roma cliccando su questo link.

Elisabetta per Rete Agatergon

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