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Incontri e relazioni sul Femminismo

femministeComincerò quest’articolo con una banalità: certe volte la vita riserva delle sorprese inaspettate.

Eh già, è proprio una diceria, ma è ciò che, in occasione di quest’incontro, mi è capitato.

Solo un anno fa non avrei neppure immaginato che mi sarei trovata coinvolta in una tavola rotonda sul femminismo e sul separatismo, termini che mi sembravano parolacce, intrisi di un’accezione negativa, distruttiva e anacronistica.

Poi è stata costituita la Rete e mi sono trovata a confrontarmi con persone provenienti da percorsi, realtà e riflessioni diverse dalla mia e mi sono scoperta a riflettere sulle mie “convinzioni”, su come e perché le avevo fatte mie, ho dovuto esternare le mie paure e mi è stato proposto di affrontarle e metterle su un tavolo, insieme a quelle delle altre.

Così è nata questa tavola rotonda, dalla relazione di donne di diverse generazioni e dalle differenze che ciascuna di noi aveva (e magari ha ancora) nel rapporto col femminismo e col separatismo, dalla pazienza di alcune e dalla volontà di capire di altre.

Con naturalezza – ma anche con reciproca apertura – è nata l’idea di incontrarsi e trascorrere un fine settimana insieme ad ascoltarci e confrontarci sul percorso delle donne femministe, sulle varie accezioni della parola “femminismo”, sulle diverse sfaccettature che il movimento femminista ha sviluppato nel tempo e nelle diverse realtà in cui si è manifestato.

E con altrettanta naturalezza quest’idea è stata accolta.

È stato impegnativo, s’intenda, sia per chi ha (anche) organizzato, sia per chi ha (solo) partecipato.

L’incontro è stato pensato e gestito in maniera accurata: è stata individuata la casa che ci avrebbe (e ci ha) accolte sia per la tavola rotonda che per quella mangereccia, cercato e messo a disposizione una serie di testi emblematici e rappresentativi sia del femminismo in generale che delle singole posizioni all’interno di esso, pensato e organizzato un metodo di discussione che ci vedesse tutte partecipanti attive.

Per prepararci a quest’incontro, a partecipare al quale eravamo circa venti donne, abbiamo letto un testo comune a tutte e ognuna di noi ha poi scelto, da una lista, un articolo del quale ha proposto una relazione nel corso della tavola rotonda.

Questo metodo è stato molto stimolante, poiché ci ha permesso non solo di dare in nostro contributo alla discussione – seppur molte di noi fossero completamente a digiuno dell’argomento -, ma anche di cominciare a imparare a gestire i nostri pensieri e le nostre considerazioni nell’ambito di un gruppo.

Così, le mie presunte (e presuntuose, oserei ormai dire) certezze sul femminismo sono piano piano crollate.

Ho scoperto che il movimento femminista non è nato negli anni ’60, ma ha avuto i primi virgulti addirittura a metà del 1600, quando una donna americana – Margaret Brent – ha chiesto di poter votare (ma, contestualmente, anche in Europa le donne si davano da fare!); ho saputo che, nonostante la battaglia delle donne fosse contemporanea rispetto a quella dei neri d’america, questi ultimi (uomini, sia chiaro) hanno visto riconosciuti il proprio diritto di voto quasi cinquant’anni prima delle donne; ho, per la prima volta, sentito parlare della “teoria della differenza”, ho conosciuto la differenza tra femminismo radicale e non, ho capito che femminismo e femminismo lesbico non coincidono e non sempre hanno proceduto di pari passo, ho (finalmente) compreso cosa sono i gruppi di autocoscienza e, soprattutto, cos’è il separatismo.

Il separatismo, che ho sempre pensato essere una presa di posizione estremista di donne che anelavano a un mondo esclusivamente al femminile, è semplicemente un modo di essere, di incontrarsi, di confrontarsi tra donne.

Nessuna parolaccia, nessun sentimento discriminatorio nei confronti del genere maschile, solo una modalità di incontro.

E, con somma sorpresa (nonché con estremo piacere, devo dire), ho scoperto non solo di essere sempre stata femminista, ma anche di aver praticato, spesso nella mia vita, il separatismo.

Già. Perché il separatismo altro non è che un incontrarsi tra donne.

Tutto ciò mi ha fatto riflettere sulle costruzioni che ci portiamo dietro dall’educazione cattolica, dall’ignoranza e dalla mentalità in cui siamo cresciuti e che, spesso, non riconosciamo; sulla necessità del confronto, dell’apertura verso ciò che non conosciamo e che ci fa paura, sull’importanza delle relazioni con gli altri, del tramandare le proprie conoscenze e su come tutto ciò ci arricchisca, non solo dal punto di vista “culturale” ma anche sotto il profilo personale.

La tavola rotonda e tutto ciò che l’ha preceduta (e che la seguirà, spero), infatti, è stata non solo un momento di conoscenza del femminismo, ma anche un’occasione di profonda crescita personale.

È stato un momento di accoglienza e rispetto per tutto ciò che ciascuna delle partecipanti era ed è, a prescindere dall’approccio che essa aveva (e ha) sull’argomento che saremmo andate a trattare, con un’attenzione per i particolari che mi ha fatto sentire a mio agio e partecipante ad un momento importante, in certo modo solenne (basti pensare che, all’arrivo, ciascuna di noi ha trovato una piccola cartella, contenente un breve sunto delle posizioni fondamentali nella storia del femminismo e una bibliografia curatissima, nonché un cartellino col proprio nome, da appuntare sugli abiti, come un convegno con tutti i crismi!).

Per questo e per tutto ciò che verrà, io ringrazio.

Ringrazio Rete Agatergon e tutt* coloro che ne fanno o faranno parte.

E spero che continueremo così, donne!

2 comments to Incontri e relazioni sul Femminismo

  • v.

    Vi avevo letto in fb, ma non sapevo dell’esistenza del blog, lo scopro ora
    lo inserisco subito nel blogroll del mio (marginalia)
    a presto
    buon lavoro!

  • Rachele

    Grazie mille Vincenza, provvediamo anche noi!
    A presto e buon lavoro anche a te!

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