Archivio

Over the Rainbow – Intervista alle protagoniste

4259_176622910532_134569675532_6802736_3802224_nContinuiamo la nostra indagine sul mondo dell’omogenitorialità pubblicando una bellissima intervista fatta a Daniela e Marica, coppia di donne romane protagoniste del documentario “Over tha rainbow“, che oltre a tentare di avere un figlio stanno facendo, a nostro avviso, un lavoro faticoso ed impegnativo ma molto importante per tutto il movimento GLBT, e costituito da viaggi, dialogo, ascolto e confronto.
Tra un sorriso ed un sorso di moscato abbiamo avuto la fortuna di condividere una conversazione molto costruttiva, che ci ha arricchit* sia dal punto di vista della conoscenza della loro storia e di tutto quello che ogni giorno affrontano, ma soprattutto dal punto di vista umano, trasmettendoci una carica positiva che vogliamo loro rigirare augurando che il loro sogno più grande possa presto diventare realtà!

Rete: – Com’è nata l’idea del documentario? Siete state voi a proporvi….

Daniela: – No, non siamo state noi. Una nostra amica che fa la Dj nei locali sa, ci conosce e sa che stavamo tentando in tutti i modi di fare un figlio.  Lei è stata contattata da una persona che la conosce, che è una regista, Simona Cocozza, che aveva avuto l’idea di fare un documentario sull’omogenitorialità femminile. Questa ragazza che si chiama Lusky DJ, per chi sta a Roma è abbastanza conosciuta, le ha fatto il nostro nome, le ha dato il nostro numero di telefono, e così ci siamo incontrate con Simona e con Maria Martinelli, che poi sono le registe di questo documentario e abbiamo cercato di capire che cosa avevano in testa. Quello che avevano in testa ci piaceva, nel senso che era un’idea condivisa: noi volevamo dare una testimonianza, non volevamo fare una roba politica. La nostra storia è simile a molte altre storie, non è uguale ma molto simile e quindi ci siamo accordate su questo, ci abbiam pensato una settimana/10 giorni, ne abbiam parlato tra noi, ci siamo confrontate e loro c’erano molto piaciute, anche per la sensibilità rispetto a questo tema, e ci siamo semplicemente dette: noi siamo in questo movimento ma in realtà non abbiamo molto tempo, personalmente ho fatto tante cose importanti, specie a Roma, però non ci avevo mai messo la faccia, perché sia io che Marica siamo un po’ più da dietro le quinte, e abbiamo detto: però noi non possiamo chiedere di fare un figlio e chiedere dei diritti senza pensare di metterci i nostri corpi, il nostro volto, la nostra faccia, la nostra testimonianza…

Marica: –  Anche perché nessuno ce la metterebbe per te.

E allora noi abbiamo pensato: noi dobbiamo anche dare un esempio a nostro figlio, che verrà e che speriamo venga presto, e quindi abbiamo accettato. Questa è stata la motivazione sociale, morale, etica che ci ha portate a questa scelta, e poi ci siamo dette che ci avrebbe fatto davvero molto piacere avere un documento per nostro figlio che gli raccontasse la sua storia, poiché noi non abbiamo nessun desiderio di raccontargli bugie, ma vogliamo raccontargli la verità perché i rapporti si creano sulla fiducia, e noi che già lo amiamo non potremmo mai mancare a questo patto. E ci siamo dette pensa che bella opportunità che abbiamo di lasciare un documento a nostro figlio che racconti tutto il percorso che hanno fatto le mamme per averlo. E quindi lui potrà capire molto meglio e potrà conoscere la sua storia non soltanto dai nostri occhi, dai nostri racconti, dai diari che stiamo tenendo, ma anche dagli occhi di qualcun altro che ci riprende. Da lì abbiamo scelto che saremmo state noi stesse, dal primo all’ultimo momento: non ci saremmo truccate, non ci saremmo mascherate, saremmo state noi con tutte le nostre caratteristiche, quindi con tutti i nostri pregi e i nostri difetti, e ci saremmo messe in gioco fino alla fine senza aver paura. E così abbiamo approcciato il documentario.

- Ma quando avete deciso di fare il documentario già tutti sapevano di voi o è stato un motivo in più per fare coming-out con chi non sapeva?

Nono, tutti sanno di noi: in famiglia, al lavoro, gli amici. Noi non ci presentiamo come Daniela e Marica lesbiche, ma a domanda rispondiamo.

O se ci chiedono se siamo conviventi, se abbiamo un convivente noi diciamo la verità anche perché questa cosa che da una parte può sembrare penalizzante per chi ti discrimina, dall’altra ti può dare la possibilità di scegliere, perché se tu hai davanti una persona che ti discrimina non è detto che tu da omosessuale hai voglia di frequentarla questa persona, anzi molto probabilmente non hai gran voglia di frequentarla, perché quello comporta un lavoro, anche molto faticoso, e di confronto. E quindi puoi anche tu scegliere di non frequentare quell’individuo, di non accettare quel lavoro, perché sono tutti compromessi che poi paghi sulla tua salute, sulla tua vita. E poiché noi pensiamo che star bene, fisicamente bene, stare in equilibrio, ci dia la possibilità di mettere in gioco le nostre energie, e di farle confluire nelle energie generali, quelle di tutti, perché più noi siamo solide, equilibrate, e più noi abbiamo la possibilità di confrontarci con gli altri e quindi di crescere. E’ una scelta di consapevolezza, di etica, di senso della cosa comune, e di stare bene. E poi pensiamo di poter contribuire con la nostra unicità, con la nostra diversità, di portarla come un’opportunità di cambiamento, quindi l’omosessualità non vista come una cosa peggiore o migliore di un’altra ma come una roba diversa, e quindi la diversità come concetto di valore, come ricchezza. Questo piccolo modo che ci siamo date di esistere ci consente di essere sempre più forti ma anche di avere una ricchezza da confrontare con gli altri. Perché se ti metti in gioco gli altri si mettono in gioco, e ti danno tantissimo.

- Il desiderio di maternità voi lo considerate come un vostro istinto o pensate che potreste portare insieme un altro progetto di vita “sostitutivo”? (come potrebbe esserlo anche un’ altra attività)

Noi facciamo tante cose insieme, e se non dovessimo avere un figlio, cosa che noi non ci auguriamo perché è un desiderio del nostro corpo, della nostra mente, del nostro amore insieme, del nostro progetto di vita insieme, non è che la nostra vita, la nostra coppia si sfascia e domani ognuna va per la sua strada perché non siamo riuscite ad avere un figlio e cerchiamo di avere un figlio da un’altra situazione. Noi condividiamo un amore profondo, ci siamo innamorate, ci amiamo, dopo 5 anni ci sembra che sian passati 5 giorni, e ci meravigliamo noi stesse del fatto che sono 5 anni che stiamo insieme e questa cosa, il nostro amore, cresce. Cresce perché è alimentata, curata, innaffiata, messa sotto il sole e non nascosta, cresce bene, cresce forte, cresce rigogliosa. Potrebbe finire, però un figlio è un arricchimento di un percorso, ma se non c’è un figlio perché noi per un qualche motivo non potremo avere un figlio noi continueremo a stare insieme e continueremo, come già facciamo, a fare altre cose insieme. Cioè il figlio non è l’unica nostra prospettiva, ma è… è abbastanza banale: siamo una coppia che si ama e che desidera avere un figlio, così come un uomo e una donna che si amano e che desiderano avere un figlio e tecnicamente per loro è più semplice. Però se questo progetto di avere un figlio non dovesse andare bene, perché non riusciamo a coronare questo sogno noi nel frattempo stiamo facendo tantissime altre cose, che ci fanno crescere e ci rinforzano.

- La domanda è questa: per la maggior parte delle donne ad una certa età è normale desiderare di avere un figlio. Ma quanto è veramente un desiderio, e quanto qualcosa di indotto dall’esterno, magari da sovrastrutture culturali?

Ma il nostro è un desiderio, ce l’avevo io prima di conoscere Marica, da single ci ho provato, perché sentivo proprio che il mio corpo, la mia anima e la mia testa lo desideravano profondamente, e poi non è stato possibile, e quindi io avevo chiuso questa cosa. Avrei continuato a fare altre cose, con la stessa passione e con lo stesso amore, con dentro il cuore un piccolo dolore. Quando ho conosciuto Marica non ho subito pensato: ah che bella donna, intelligente, simpatica, è la donna perfetta per fare un figlio! Pensavo che la nostra storia non sarebbe durata molto, sia per la differenza d’età, sia perché era stata lei a scegliermi, e anche se c’era una grande attrazione fisica non pensavo sarebbe durata molto. Poi dall’attrazione si è passate alla stima, al confronto, ad un confronto profondo, all’amore, e questo desiderio di avere un figlio è cresciuto con noi, è nato perchè abbiamo detto “Ma come stiamo bene insieme, ma quanto sarebbe bello confrontarci con una persona diversa da noi che però è il frutto del nostro amore, crescere insieme a lui o a lei, e vedere la vita con i suoi occhi ma anche contribuire al confronto continuo. E’ nato così, è nato nella maniera più spontanea, non è costruita, non è indotta, è nata per un sentire personale, mio e suo, che avevamo sicuramente, ma è nata principalmente da un desiderio. E se ci fosse stata la possibilità di adottare un bambino non ci saremmo sottoposte a questa ingiusta e crudele trafila di fecondazioni. L’avremmo adottato e sarebbe stato nostro figlio da subito. Perché non è soltanto il senso della maternità che ti spinge ad avere un figlio, ma anche quello che tu costruisci o potresti costruire con lui, ma non perché ha il tuo DNA ma perché lo costruisci giorno dopo giorno. Perché contribuisci alla sua crescita in termini affettivi, di continuità affettiva, in termini economici, e contribuisci a costruire una relazione e lui contribuisce a crescere insieme, ad un vero scambio profondo.

L’adozione non è possibile e facciamo tutto quello che dobbiamo fare. L’unica cosa che non faremo mai è comprare un bambino, per non alimentare un mercato nero, per non alimentare mercati non regolamentari e non regolamentati.

- Qual è stata la reazione di famiglie e amici rispetto alla vostra idea di avere un figlio?

Inizialmente erano preoccupati, dicevano che questo figlio sarebbe cresciuto disturbato a causa dell’assenza di una figura paterna. Poi, dando loro degli strumenti, facendo per esempio leggere il libro di Chiara Lalli, piuttosto che studi, statistiche, dati, avendoli portati alle riunioni di famiglie arcobaleno, facendogli conoscere le realtà, i bambini che già ci sono, le loro paure si sono smussate e quindi oggi come oggi non dico che fanno i fuochi d’artificio però…

No, sono preoccupati per noi, hanno paura delle ripercussioni, hanno paura che possiamo avere qualche problema, che qualcuno ci possa malmenare, che qualcuno ci possa discriminare… I problemi ci sono, noi non stiamo negando l’assenza di problema, il problema c’è ed è chiaro, tutto sta a decidere se affrontarlo oppure no. Noi abbiamo deciso di affrontarlo, speriamo di essere anche un po’ fortunate perché quello serve nella vita, e possiamo dire che fino ad adesso abbiamo trovato più belle persone che pazzi. E’ chiaro che la nostra esposizione preoccupa le nostre famiglie, che hanno capito che facciamo tutto questo anche per gli altri, per un senso collettivo della vita. E in fondo, anche se sono preoccupati per noi, in fondo in fondo, ci stimano e ci sostengono per quello che stiamo facendo! Non ce lo diranno mai, però lo capiamo da tutta una serie di cose. Loro come padri e come madri tendono a proteggerci, essendo convinti che nell’anonimato possono proteggerci di più, senza capire che quello è il momento in cui noi finiamo in un buco nero e non ci proteggono in quel modo lì, ma ci proteggono se ne parlano, con i loro amici, con i loro colleghi di lavoro, e che il cambiamento parte anche da loro. Noi glielo spieghiamo di tanto in tanto quando hanno qualche defaiance e andiamo avanti.

- E in termini di spesa la scelta che avete fatto voi quanto incide?

Dipende dai tentativi.

Dipende dai tentativi. Diciamo che chi è più fortunata di noi e fa 2-3 tentativi e rimane incinta è una roba accettabile, se questa cosa continua a lungo è un po’ faticosa economicamente. Noi viviamo un grosso privilegio nel fare parecchi tentativi che è il fatto che abbiamo un lavoro, che risparmiamo tutti i nostri soldi per fare questa cosa, non andiamo in vacanza o se lo facciamo ci appoggiamo a nostri amici che gentilmente ci ospitano. Tutte le nostre risorse economiche finiscono lì perché per noi questa è una priorità. Certo i soldi non sono infiniti…

E’ chiaro che fai delle scelte in virtù di quello che desideri. Per noi è importante avere un figlio, sappiamo che il percorso è quello e rinunciamo a tutto il resto.

- E quindi chi ha un lavoretto, o è colpito dalla crisi…..?

Guarda io ti racconto una storia, per farti capire quanto poi veramente conti anche la fortuna, conta l’imprevedibilità. Allora, a Napoli ci sono due ragazze che lavorano in un call center, gli stipendi del call-center sono miseri. Loro fanno il loro primo grosso investimento insieme e vanno a vivere insieme, prendono una casetta, vanno a vivere insieme, sono molto innamorate, e poi decidono di avere un figlio, quindi loro per fare un’inseminazione risparmiano tutto l’anno per poter partire a fare un’inseminazione. Questo tentativo però non va bene, con grande delusione, tutti i loro risparmi finiti, il loro sogno s’infrange, e un altro anno davanti per rimettersi economicamente in sesto e rifare la stessa cosa. Secondo anno stessa, cosa, ripartono e di nuovo non riesce. Il terzo anno riniziano di nuovo a fare la stessa cosa, perchè sono molto motivate, hanno un desiderio profondo e quindi rimettono i soldi da parte. Ad un certo punto hanno un imprevisto, una spesa imprevista e quindi sono costrette a spendere una parte dei soldi che avevano messo da parte per aggiustare questa situazione imprevista. In tutti questi 3 anni però loro all’interno del call-center conoscono persone, raccontano del loro amore, del loro desiderio, dei loro viaggi. Loro sarebbero dovute partire per natale: stavano quindi per partire ma non hanno i soldi. Si confidano con una collega, disperate perché non potevano più partire, avrebbero dovuto aspettare un altro anno. In questo call-center, queste 600 o 800, non ricordo bene, persone che vi lavoravano si sono tutte tassate per 2, 3, 5 euro non di più, e hanno così consentito di rintegrare quei soldi e di partire. Hanno loro fatto un regalo di Natale, tutti: dal capo, ai dirigenti, ai colleghi consentendo loro di provare a coronare il loro sogno. Loro non si sono offese, hanno accolto questo regalo e sono partite; al ritorno, dopo 20 giorni, hanno scoperto di essere incinte: e quando questo bambino è nato è stata la gioia di tutto questo grande call-center. Allora questa è una storia che non è una fiaba, questa è vita vissuta, è la storia di un bambino che è nato da due donne, cha hanno saputo raccontare la loro storia e le loro traversie ai loro colleghi, che molto probabilmente le hanno apprezzate per il loro impegno sul lavoro, per la loro gioia, per il loro sogno. Da questo viaggio dell’Amore è nato un bambino!

Questo per dire che i soldi sono importanti, però con parecchi sacrifici e con la capacità di trasferire questo sogno d’amore, gli altri ti aiutano. Questa è una storia di grossa civiltà, questo Paese è pronto per una legge contro l’omofobia, per una legge che riconosce la continuità affettiva del genitore non biologico, che riconosce il testamento biologico… l’unica realtà che non è pronta a fare questo è la politica che ha un interesse personale o partitocratico rispetto all’interesse collettivo. Questo è un Paese generoso, è un paese fatto di persone speciali, che non finiscono sui giornali, di cui non si sa niente, ma esistono, tanto al Sud quanto al Nord. Ma sta agli individui la capacità di condividere le proprie emozioni e se stessi, mettersi in gioco.

- Cosa ne pensate delle dichiarazioni di Giuseppina La Delfa, all’indomani del Pride?

Era un modo per dire “ se non volete fare niente per gli omosessuali almeno occupatevi del minore in virtù del fatto che il genitore non biologico in caso venga a mancare quello biologico viene separato dal bambino”.

Questa è una cosa grave, ma è in caso di morte. Però potrebbe capitare anche una separazione dalla compagna, ma nulla potrebbe separarmi da mio figlio e nulla osta dal fatto che io sia stata un buon genitore e voglio continuare ad esserlo! Io mi sono presa un impegno nei confronti di questo bambino, che non è solo un impegno ma anche un diritto. Il senso della frase era quindi: ok, da omosessuali non ci date niente, non si capisce perché ma non ci date niente. Allora non partiamo da noi, partiamo da un minore e vediamo come riuscite ad organizzarci delle leggi, perché noi vogliamo vivere sereni e felici. Perché se noi siamo sereni e felici i nostri figli crescono ancora più sereni e felici.

Il genitore omosessuale non biologico ci ha il doppio svantaggio perché intanto è omosessuale, e quindi cittadino di serie B, ed in più la legge non lo riconosce come genitore.

- Quindi se viene a mancare la madre biologica?

La madre non biologica non ha alcun diritto, e il figlio viene affidato o ai parenti più prossimi o va in affidamento. La cosa che più vorrei avere sono dei doveri nei confronti di mio figlio…

- Pertanto se il vostro status di famiglia fosse legalmente riconosciuto sarebbe diverso…??

Ovviamente!

- Conoscete Chiara Lalli e il suo libro “Buoni genitori”?

Come no! Chiara è un’amica e sta facendo un lavoro grandioso e si impegna non solo per gli omosessuali ma per tutte le minoranze!

- Nel documentario Daniela dichiara che l’accettazione della sua omosessualità è facilitata dalla sua posizione sociale. Pensi che l’affermazione individuale influenzi le opinioni degli altri e faciliti la disponibilità ad accettare situazioni che, in contesti diversi, sarebbero rifiutate? E questo, secondo te, non costituisce una deminutio per gli omosessuali e le lesbiche in generale?

Assolutamente! Si tende a pensare che un gay dev’essere un migliore: un gay non dev’essere né migliore né peggiore di un eterosessuale, dev’essere sé stesso.  E’ chiaro che in una società che premia il successo professionale, la disponibilità economica, le gerarchie di potere, se tu hai la fortuna e la capacità di farne parte è chiaro che è più facile perché ti puoi imporre. Io sono talmente consapevole di questa cosa che la utilizzo per me e per far passare il concetto di omosessualità ma il lavoro che faccio non lo faccio su quelle persone ma per tutti quello che non sono come me, che non hanno la mia stessa fortuna e sono persone normalissime. Io ho avuto la fortuna di fare un mestiere che mi fa entrare in certe stanze e premere certi bottoni, e io questa cosa la voglio sfruttare ma non a vantaggio mio, ma della comunità, di tutti noi!

Sì, ma è anche vero, come nel mio caso, io sono un’impiegata per esempio. Io sono andata a fare un colloquio ad aprile e durante questo colloquio mi è stato chiesto se avevo un compagno, se convivevo o se ero sposata. Io in fase di colloquio ho dichiarato di essere omosessuale, quindi la discriminazione poteva avvenire già lì, e gliel’ho detto proprio tranquillamente, ho detto visto che siamo in fase di colloquio e ci stiamo conoscendo per me questa è una scelta. Quindi anche se mi prendete ma mi discriminate per il mio orientamento io posso anche scegliere di non venire a lavorare con voi. Stessa cosa per loro, anche loro potevano scegliere, sapendo benissimo come stanno le cose: è una questione di franchezza e di trasparenza. A me m’hanno assunto. Quindi è vero il discorso di Daniela, che a certi livelli e nella sua posizione è più facile però è anche vero che devi portare le persone a certi ragionamenti.

Quindi fa tanto la posizione ma la posizione è uno strumento; fa tanto il fatto che tu sei una persona in equilibrio, consapevole di quello che sei, perché una cosa che è sempre premiata, anche se non te lo diranno, è la correttezza, la trasparenza.  Tu ti stai “vendendo” per quello che sei, gli altri possono scegliere come puoi scegliere anche tu: io non andrei mai a lavorare in un ambiente omofobico, piuttosto faccio un altro mestiere! Questa è una forza non è una debolezza, e poi è un modo per dare fiducia agli altri, così come noi la vogliamo dobbiamo darla. Se noi ci chiudiamo saranno due mondi che non si parlano. E se noi facciamo questo gli altri saranno molto migliori. Però devi avere coraggio, perché se magari poi ti discriminano, tu capirai che non potevi stare in quell’ambiente, e quindi è comunque un vantaggio!

- Però è pure vero che ci sono ambienti dove è difficile lavorare ed essere dichiarati, come in un tribunale per esempio…

Non è vero, non è vero!

Non è una questione d’ambiente, è una questione di rapporti personali. La visibilità si fa quando si è in confidenza, mica al giudice quando sei in udienza. E’ meglio mentire, è meglio fare finta di essere quello che non si è? E’ meglio vivere di frustrazioni che possono solo amareggiarci e abbrutirci?

No, io non voglio essere una persona così! Preferisco prendere qualche fregatura in più, ma essere una persona che porta energia, che porta un contributo, che porta gioia! Non voglio portare la parte peggiore di me, non voglio che gli altri mi facciano diventare peggiore.

Ma poi anche negli ambienti più difficili se non sei tu ad attivare il cambiamento non lo farà mai nessuno per te, sei tu che devi combattere per te stesso, sei tu che ci devi mettere la faccia.

E non significa fare una lotta aggressiva o una lotta di posizione.

No devi semplicemente portare la tua testimonianza. Io penso questo: se una persona ti fa una domanda vuol dire che si può aspettare qualsiasi risposta. Quando mia madre mi ha chiesto ma tu sei omosessuale? Vuol dire che lei già aveva un dubbio e dunque poteva aspettarsi una risposta affermativa! Era quindi perfettamente pronta ad aspettarsi la mia risposta, che ha avuto… E il concetto è lo stesso per colleghi, amici o che, perché probabilmente vogliono condividere con te, e allora è meglio creare un rapporto lineare e sincero da subito piuttosto che crearsi tutta una serie di impalcature.

- Secondo voi non è più semplice una cosa del genere in una città grande come Roma?

No, questo è un altro pregiudizio! Come quello sui cinesi di cui si dice che non gli fanno funerali e chissà che fine je fanno fa! Sono pregiudizi, e lo abbiamo visto: si vive benissimo in città del sud e del nord: cioè vivi bene se sei consapevole di te, è un lavoro che va fatto su se stessi,  non va fatto sugli altri, gli altri cambiano di conseguenza se cambi tu. Se tu come individuo sei sereno e i pregiudizi non ti toccano perché hai elaborato delle cose dentro di te, tu non risponderai mai in maniera non assertiva, e l’altro non entrerà in conflitto, non ne avrà motivo. Può non pensarla come te, e ci può anche stare, ma piano piano potrai anche trovare altri punti di incontro con quell’individuo. Se smettiamo di vedere questo bicchiere solo come mezzo vuoto, le cose cambiano. Non puoi chiedere un cambiamento se non cambi tu!

Come facciamo a chiedere dei diritti se ci nascondiamo?

- Avete paura delle discriminazioni che potrà subire il bambino quando dovrà spiegare che avrà due mamme e non una mamma ed un papà?

Intanto non sarà lui all’inizio a spiegare di avere due mamme, perché sarà talmente piccolo che non sarà in grado di parlare e quindi saremo noi a spiegarlo agli altri. Poi a nostro figlio forniremo tutti gli strumenti adatti alla sua età e al suo percorso di crescita, e staremo a vedere. Però diciamo che abbiamo conosciuto anche un sacco di mamme che hanno figli anche di 8,11, 15 anni (adesso c’è questo boom baby gay come lo chiamano sulla stampa, ed un po’ è vero perché siamo più consapevoli e sappiamo che possiamo fare anche dei figli, siamo più forti nel fare delle scelte e più in grado di metterci in gioco)… e quindi siamo consapevoli che questo figlio potrebbe trovare delle sacche di difficoltà, potrebbe fare più fatica però avrà tutti gli strumenti per poter colloquiare e poi avrà due mamme che lo amano e che lo supportano come ci hanno supportato i nostri genitori. Le sue difficoltà non saranno queste, a noi preoccupa molto di più la droga, la male cultura, il pedofilo, il bullismo, che sono cose che preoccupano tutti i nostri amici eterosessuali con figli.

- Ma non avete paura di sentirvi dire che a scuola gli /le hanno chiesto “che fine ha fatto il papà”?

Ma lui saprà da sempre che ha due mamme, quindi non avrà questo problema, saprà che il papà è un donatore, che lui è nato in un certo modo, che la sua famiglia è quella, che è diversa dalle altre famiglie con cui dovrà confrontarsi, saprà tutto da subito, ci crescerà in quell’ambiente, quindi lui saprà che il papà non ce l’ha: lui è nato grazie ad una donazione di un uomo che forse conosciamo, che forse non conosciamo, che ci ha donato il suo seme. Se lo conosciamo e lo conosceremo avrà l’opportunità forse di conoscerlo anche lui, se non sarà nel frattempo morto e sarà voglioso di farsi conoscere, ma  non è il padre, perché lui il padre non ce l’ha. Lui ci ha due mamme. Poi ci avrà mia madre, la madre di Marica, il papà di Marica, mio fratello, mia cognata, avrà una famiglia normale, quasi da carie ai denti per quanto sarà normale questa famiglia. Non è diversa dalle altre, ci ha soltanto due mamme, e per lui/lei sarà normalissimo, saprà che noi siamo omosessuali, e probabilmente molto prima degli altri bambini saprà cos’è l’omosessualità, nascerà una famiglia diversa, ma né peggiore né migliore delle altre, solo diversa!

- A chi vi dice che la vostra è una scelta egoista cosa rispondete?

Io la ritengo un’offesa ma la ritengo anche un modo paradossale per definire la nostra scelta, perché la consapevolezza con cui noi, ma qualsiasi coppia omosessuale, affronta e decide di avere un figlio è enorme, perché si fa duemila problemi, si pone duemila domande, quando lo facciamo, come lo facciamo, che succederà, chi lo discriminerà, domande che una coppia eterosessuale non si fa nella maggior parte dei casi. E saranno comunque genitori.

- E se uno ti dicesse che sei egoista perché non ti rendi conto del futuro di un pargolo innocente?

Io sono la figlia omosessuale di una famiglia eterosessuale. I miei hanno tenuto molto conto a come io crescessi, ma questo non ha determinato che io sarei poi diventata omosessuale. Le persone che in genere fanno questo tipo di affermazioni sono persone poco documentate, perché ci sono tantissimi libri e studi che dimostrano che i bambini delle famiglie omosessuali crescono né meglio né peggio che nelle famiglie eterosessuali. Certe affermazioni quindi vengono da persone che ignorano determinate cose e mi sembrano piuttosto superficiali. Allora, le inviterei, prima di dare dei giudizi, a documentarsi. Forse si è egoisti a non fare un figlio, perché a fare un figlio stravolgi completamente la tua vita: perché non sei più tu la priorità, ma sarà il piccoletto! Tutto quello che sto facendo per avere un figlio non è egoismo è consapevolezza: chiedere i permessi, spararsi gli ormoni, fare i viaggi, ecc.

- Secondo voi un bambino ha bisogno di una figura maschile di riferimento, e cos’è una figura maschile di riferimento per voi?

La figura maschile e la figura femminile sono importanti. Crescere in una famiglia omosessuale, maschile o femminile, non significa che non avrai poi delle figure nel nostro caso maschili di riferimento. Ce le avrà: io ho un fratello, lei ha un fratello, gli zii, il nonno… Non è che noi gli neghiamo la figura maschile, noi gli stiamo proponendo un modello di famiglia diverso da quello cui siamo abituati.

E poi voglio dire io ho dentro di me delle caratteristiche che per cultura, sono sempre stati considerati maschili. Lui avrà la possibilità di scegliere in base ai caratteri, alle attitudini. Per esempio il papà di Marica è stato un mammo, perché aveva più tempo perché aveva un lavoro a turni e quindi si occupava dei figli più della mamma che invece lavorava con un orario molto più rigido. E vogliamo dire che Marica è lesbica per questo? Ma non è vero per niente.

- Quindi per te cos’è una figura maschile?

Per me è identica ad una figura femminile, è una persona che porta se stesso, contribuisce alla famiglia portando se stesso, le sue caratteristiche. Un genitore mette in gioco se stesso, e non vale solo per un genitore, perché noi ci confronteremo col mondo, e lui/lei potrà conoscere tutti quelli che gli stanno intorno e prenderà dagli altri così come noi abbiamo preso dagli amici dei nostri genitori, dagli zii, dai nonni, e da tutte quelle figure di riferimento che ci siamo scelti nella vita. Anche dagli insegnanti, per esempio, perché il mondo non è chiuso solo nella famiglia.

- Gli omosessuali maschi possono essere buoni genitori come le lesbiche?

Allo stesso modo. Né più e né meno. Ne conosciamo tanti. Non c’è un buono o cattivo. Dobbiamo uscire fuori da questi cassetti alla Dalì che non servono a niente, e che non fanno altro che farci chiudere dentro schemi. Cerchiamo di vedere la vita in un tutto tondo dove le persone si confrontano e fanno vedere quello che sono a prescindere dal loro sesso o orientamento, portano la loro personalità. Smettiamola di vedere questa televisione che ci condiziona con certi modelli. Smettiamola di parlare per stereotipi e cerchiamo di vedere quello che ci fa stare veramente bene, che poi sono cose semplici e banali: l’amore, il confronto, la stima e la condivisione.

- Che ne pensate della maternità surrogata e dell’ utero in affitto?

Ci sono dei paesi dove un utero in affitto è davvero un utero in affitto, cioè viene pagato a prescindere. Poi ci sono dei paesi più evoluti dove i nostri amici omosessuali consapevoli di questo NON VANNO mentre le coppie eterosessuali VANNO perché magari meno abbienti e questo sia chiaro. Intanto utero in affitto non significa che la portatrice, che è quella che porta il bambino e non ha gli ovuli, gli ovuli sono di una donatrice… di solito in tutti i paesi civilizzati dove ci sono delle regole ben precise la portatrice ha: una famiglia sua, dei figli suoi e più di uno, non lo fa per denaro, il rimborso che le viene dato sono le spese mediche, più un piccolo rimborso per il tempo che lei detrae al suo lavoro. Quindi non è che si arricchisce facendo la portatrice, questi sono tutti pregiudizi idioti. La portatrice crea insieme ai genitori omosessuali maschi un rapporto: il bambino saprà chi l’ha portato e molto probabilmente saprà anche chi ha donato gli ovuli, questo è possibile (IN canada, In Inghilterra) nei paesi civilizzati. Dalla scarsa informazione nasce un profondo pregiudizio… e quindi Utero in affitto = poverina, chissà quanti soldi….

- Che Iter avete seguito? Dove siete andate?

In Spagna, e in Danimarca. In Spagna ci hanno deluso perché non hanno riconosciuto un problema alla tiroide di Marica.

E adesso che accederemo alla FIVET (fecondazione in vitro) andremo in Grecia. La Fivet è più sicura ed ha più probabilità della semplice intrauterina!

- Ultima domanda: se vostro figlio ereditasse l’insana passione per il calcio?

(Risate)….Eh, che fai? Se quella è la sua passione? Mi sa che andrei alle sue partite!

Forse finalmente andrebbe a vedere le partite!

Non bloccherei mai la sua passione, se una passione sana! Forse mi appassionerò per la prima volta nella mia vita… o magari lo porterò a conoscere anche altre cose. Vabbè lo porterò alle partite di calcetto… spero proprio di no! Nun ce posso pensà, me sento male!

Vabbè nun te giustificà… (Ancora risate…)


Lascia un comento

 

 

 

Puoi usare questi tag

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>