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A proposito della moratoria ONU sulla decriminalizzazione dell’omosessualità

Alì Abdussalam TrekiIl 23 settembre, all’apertura della sessantaquattresima sessione dell’assemblea dell’ ONU, Alì Abdussalam Treki, Presidente dell’Assemblea Generale ONU, dichiara in una conferenza stampa che, da libico musulmano, non può essere d’accordo sulla dichiarazione della  decriminalizzazione universale dell’omosessualità depositata il 19 dicembre 2008. “E’ un problema molto delicato”, afferma  Treki “da musulmano, non sono d’accordo. Penso che non sia accettabile, non lo è per la maggior parte del mondo e non lo è assolutamente per la nostra tradizione, la nostra religione”.

Ricordiamo che, a tutt’oggi, gli atti omosessuali sono considerati un reato in oltre 80 nazioni e puniti con la pena di morte in 7: Mauritania, Sudan, 12 stati del nord Nigeria, zona meridionale della Somalia, Iran, Arabia saudita e Yemen (rapporto ILGA 2009).

Come può essere che un autorevole esponente delle Nazioni Unite abbia potuto dire una cosa del genere in quella sede? Ripercorriamo qualche passaggio dei vari momenti in cui l’Organizzazione si è trovata a dover discutere di questo argomento negli anni passati.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è forse il documento più importante che sia mai stato redatto dalle nazioni Unite. Approvato dall’Assemblea generale nel 1948, esso specifica, nell’art. 2,  in maniera chiara ed inequivocabile: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.” Anche se non viene citato esplicitamente il concetto di “orientamento sessuale”, tuttavia questo non può non intendersi incluso nel concetto generico di “senza distinzione alcuna”, Amnesty International  (Fonte: “L’amore che non si può dire” di Brian Whitaker. Fonte Amnesty: htpp://web.amnesty.org/library/index/ENGACT790031999) dirà, nel 1999: “I diritti delle lesbiche e dei gay devono essere presi in considerazione dal movimento di difesa dei diritti fondamentali (…) in particolare è forse ancora più importante che il movimento a favore dei diritti umani debba difendere i diritti di lesbiche e gay, perché l’orientamento sessuale – così come la razza o il sesso – è parte integrante dell’identità di una persona”.

Nonostante questo e nonostante le numerosissime prove di abusi e violenze commesse negli anni nei confronti degli omosessuali in numerose parti del mondo, l’ONU si ritrova a parlare dell’argomento soltanto nel 2003, quando il Brasile presentò una risoluzione esprimendo: ”Grande preoccupazione per gli episodi di abusi e violazione dei diritti umani nel mondo, legati all’orientamento sessuale”. Addirittura in Canada gli atti sessuali tra adulti consenzienti dello stesso sesso erano stati considerati reati fino al 1969 e soltanto in quell’anno il Canada aveva finalmente concluso che: ”Lo Stato non doveva intromettersi nelle camere da letto del Paese”(comunicato stampa ONU del 24/04/2003). Se la risoluzione brasiliana fosse stata approvata, questo non avrebbe certo fermato gli abusi nel mondo, ma avrebbe senz’altro fatto sì che la questione “orientamento sessuale” entrasse a pieno titolo nella sfera dei diritti umani. La proposta venne bocciata da cinque paesi musulmani (Arabia Saudita, Egitto, Libia, Malaysia e Pakistan), che dichiararono addirittura, per bocca dell’ambasciatore pakistano Shaukat Umer, che il termine corretto non poteva essere “orientamento sessuale”, ma bensì ”disorientamento sessuale” e,  sempre per bocca dell’ambasciatore: ”Noi diciamo: rispettiamo il vostro sistema di valori, ma per favore tenetevelo all’interno dei vostri paesi” (The Guardian del 25/04/2003). La mozione pakistana venne respinta, ma il giorno seguente i cinque alleati islamici fecero ricorso all’ostruzionismo con emendamenti vari e manovre procedurali e costrinsero, di fatto, la Commissione, a sospendere il  dibattito.

Arriviamo al 2008:  la Francia presenta una proposta in sede ONU sulla depenalizzazione universale dell’omosessualità. Più di sessanta Stati  aderiscono, tra cui tutti quelli dell’UE, inclusa l’Italia. Inoltre ci sono tutti i paesi occidentali non membri della UE (Norvegia, Islanda, Svizzera, Liechtenstein, S. Marino, Andorra) con l’eccezione di Monaco, i paesi dei Balcani (Croazia, Bosnia,Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania), due paesi dell’ex U.R.S.S. (Georgia e Armenia), altri paesi del “blocco occidentale” (Canada, Israele, Australia, Nuova Zelanda), molti paesi dell’America Latina (Messico, Argentina, Cile, Brasile, Cuba, Ecuador, Venezuela, Uruguay, Nicaragua, Bolivia), ben cinque paesi africani, novità assoluta! ( Gabon,   Repubblica centroafricana, capo Verde, Sao Tomè e Principe, Mauritius), e due paesi dell’Asia ( Giappone e Nepal). L’iniziativa auspica  alla deposizione di una proposta comune all’Assemblea Generale. La dichiarazione affermava che tutte le discriminazioni, persecuzioni, detenzioni ed esecuzioni  compiute sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere sono una violazione dei diritti umani e quindi si richiedevano al riguardo, misure legislative o amministrative per assicurare che, orientamento sessuale ed identità di genere, non vengano perseguite come azioni criminali. Per quanto riguarda, invece, i paesi apertamente ostili, ci sono la maggioranza dei membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, con due eccezioni significative: Albania e Gabon (che peraltro risulta essere tra i primi firmatari.

Questo breve percorso ci fa capire quanto sia stato e sia tuttora forte e determinante il potere dei paesi islamici nelle nazioni Unite.  Inoltre ci chiediamo quale possa essere il ruolo effettivo dell’ ONU nell’ordine mondiale alla luce di questi fatti (non dimentichiamo che anni fa il rappresentante per la Cambogia era Pol Pot e tale rimase fino alla sua sconfitta da parte dei vietnamiti).

Tornando ai nostri giorni vediamo che, nonostante lo stesso presidente Barack Obama abbia annunciato che sottoscriverà la dichiarazione francese, un autorevole esponente dell’Assemblea dell’ONU ripropone le stesse argomentazioni del passato, dimostrando, ancora una volta, quanto sia forte la paura del mondo islamico di perdere la propria identità culturale e religiosa e  quanto la questione omosessuale venga anche da essi strumentalizzata ed usata come simbolo per rappresentare la degenerazione e  il decadimento della cultura occidentale e i vari tipi di rapporti di potere.

Constatiamo, ancora una volta, quanto sia potente e dura da sconfiggere la cultura patriarcale e profondamente omofobica delle religioni monoteistiche. A tale proposito può essere “illuminante” anche la dichiarazione di Monsignor Migliore, rappresentante della Santa Sede nell’Assemblea, che si é opposto alla mozione e che appare decisamente andare a sostegno di quella di Treki: “Il Catechismo della Chiesa cattolica dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tenere conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”.

Cosa dire in conclusione? La strada è ancora lunga ed il percorso pieno di ostacoli di tutti i tipi…… mentre scrivo mi arriva una mail di un’amica. Apro il link e leggo: “OBAMA PROCLAMA IL FAMILY DAY E INCLUDE LE COPPIE GAY E LESBO. Con una dichiarazione ufficiale ieri, il presidente degli States Barack Obama ha proclamato il 28 settembre giornata della Famiglia (…) ed ha inserito nel novero delle famiglie riconosciute come tali negli USA anche quelle formate da persone dello stesso sesso”. Ecco le parole del Presidente: ”Le nostre famiglie hanno la maggiore influenza sulle nostre vite. Le famiglie americane di qualsiasi livello sociale ci hanno insegnato che i bambini che crescono in case piene d’amore e che si prendono cura di loro che vengano educati da due genitori, da uno solo, dai nonni, da coppie dello stesso sesso o da un tutore, le famiglie li incoraggiano a fare del loro meglio e permettono loro di compiere grandi cose. Oggi, i nostri bambini si confrontano con problemi di droga e di alcol. Con il Family Day onoriamo la dedizione dei genitori, encomiamo i successi dei loro figli e celebriamo il contributo che le famiglie di tutta la Nazione danno per combattere l’abuso di sostanze tra i giovani hanno la capacità di respingere comportamenti negativi e di raggiungere il massimo del loro potenziale. A prescindere”.

Ricordo la petizione portata avanti con coraggio e tenacia da questa Rete, ancora aperta, a sostegno della proposta francese e riporto la risposta del parlamento Europeo: ”Gentile Signora, sono lieto di comunicarLe che la commissione per le petizioni ha avviato l’esame della Sua petizione. La Commisisone considera la petizione ricevibile poiché il suo oggetto rientra nell’ambito delle attività dell’Unione Europea. La commissione ha inoltre ravvisato l’opportunità di sottoporre le questioni sollevate nella Sua petizione alla commissione del Parlamento europeo competente in materia, ed ha pertanto deciso di trasmettere la petizione all’intergruppo per i diritti di gay e lesbiche al Parlamento europeo.

Nel farlo, La informo che l’esame della Sua petizione si è in tal modo concluso. Voglia gradire i miei più distinti saluti.
Marcin Libicki
Presidente della commissione per le petizioni

Voci di speranza  dall’Occidente! Voglio crederci. Voglio continuare a combattere per me stessa, per le generazioni future. La strada è lunghissima e insidiosa, ma ce la possiamo fare.

La posta in gioco è alta e preziosa, imprescindibile e inviolabile, ambiziosa anche se scontata: il diritto sacrosanto di ogni essere umano di amare e di essere amat*.

Elisabetta per Rete Agatergon

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