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Tutti a caccia di…

Eintracht080700026

Tre aggressioni in sette giorni solo a Roma, una bomba carta lanciata nella gay street della capitale ( S. Giovanni in Laterano, altezza Colosseo) non sono gli unici atti di violenza contro lesbiche, gay e transessuali.

Le aggressioni contro lesbiche, gay e trans hanno cadenza quotidiana, solo le più eclatanti però assurgono all’onore della cronaca e ogni volta si giustifica la violenza imputandola a un pugno di balordi, mele marce, sciocchi, minimizzando un fenomeno che non ha nulla di transitorio o sporadico ma ha anzi precise cause e responsabili, anche istituzionali.

In una condizione come quella attuale di eterna campagna elettorale, lo scontro è continuo e si storna l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri problemi che evidentemente non si è in grado di risolvere per crearne di fittizi da gestire a proprio piacimento, si genera un clima di paura per millantare un problema sicurezza che nella realtà non rappresenta un’emergenza ma un naturale effetto dei tempi e della società contemporanea (dove le persone si spostano più di quanto avveniva nel medioevo), che andrebbe governato con lungimiranza e organicità. In questo modo si induce il cittadino ad accettare gravi limitazioni della propria libertà in nome della sicurezza, dalle telecamere ovunque alle ronde, si alimentano l’intolleranza e l’insofferenza. Tutto ciò che è diverso va ricondotto entro i confini dell’omologazione, va disciplinato d’autorità per difendere l’onore italico , da qualunque parte arrivi la minaccia, dagli extracomunitari o dagli omosessuali.

Non è un balordo quello “Svastichella” che il 22 agosto ha accoltellato un ragazzo gay all’uscita del gay village romano, ma un uomo con un preciso orientamento politico; non sono mele marce i ragazzi che, organizzati in gruppetti trascorrono le serate a effettuare raid punitivi contro le transessuali; è stato il padre a picchiare un adolescente perché ha dichiarato la sua omosessualità.

Il clima di intolleranza è pesante e non accenna a scemare, d’altronde persino le istituzioni a ciò preposte negano lo scandalo dell’omofobia, e il Paese che celebra il valore della vita è anche il primo Paese per transessuali uccise perchè colpevoli di scompaginare l’ordine costituito dei due sessi dati.

Quando lesbiche, gay e trans* chiedono pari diritti vengono ritenuti responsabili dello sfascio della società, quando manifestano sono colpevoli di diffondere la loro depravazione ops… ho sbagliato, il link corretto è questo: depravazione , quando denunciano le violenze e le discriminazioni subite, il fatto che i loro affetti vengano sminuiti o negati anche davanti all’evidenza, li si accusa di vittimismo senza rendersi conto di come si usino due pesi e due misure.

Le associazioni che dovrebbero far sentire forte la loro voce a tutela della dignità di lesbiche, gay e trans appaiono spesso troppo timide nel denunciare l’ipocrisia e la violenza e nella richiesta di quell’uguaglianza che la Costituzione garantisce a tutti i cittadini.

Quando la sottosegretaria ai diritti umani del governo francese Rama Yade avanzò la proposta di depenalizzazione universale dell’omosessualità all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Vaticano espresse senza mezzi termini il proprio dissenso affermando che ciò avrebbe discriminato [!] i Paesi che puniscono l’omosessualità con la pena di morte.

Le varie proposte che regolamenterebbero le unioni civili anche tra omosessuali sono sempre cadute nel nulla, lasciando a intendere come non vi fosse alcuna reale volontà politica di riconoscere pari diritti a coppie etero e omosessuali; intolleranza e omofobia sono coltivati da esponenti sia politici dell’ una e dell’ altra parte, sia religiosi.

Non ci sono scusanti, non si tratta di ingenuità, ma di un clima creato ad arte grazie al quale anche esponenti della cosiddetta società civile cadono nei soliti pregiudizi .

Nessuno può pensare che la continua disinformazione e la diffusione di stereotipi falsi e umilianti non abbiano riflessi nella vita di tutti i giorni, non siano corresponsabili di una cultura dell’intolleranza e dell’omofobia, e poco serve mettere il cappello dell’adesione a manifestazioni nate spontaneamente se, passata la sfilata, muore anche ogni buona volontà di tutelare l’incolumità e i diritti delle persone LGT.

Sarah

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