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Premio Langer a Bolzano

Narges-MohammadiNon si è presentata giovedì sera alla consegna del premio della fondazione Alexander Langer nella città di Bolzano, Narges Mohammadi, essendole stato confiscato il passaporto, senza alcuna motivazione plausibile, dalle autorità iraniane.

In sua vece ha presenziato il premio Nobel (2003) Shirin Ebadi, che, senza velo alcuno… (ci fa presente che nel suo paese sarebbe passibile di 80 frustate) ha illustrato con passione la situazione politica e sociale in Iran.

Conferenza commovente, soprattutto quando Narges, si è messa in contatto telefonicamente in modo che udissimo in diretta le sue considerazioni in merito alla situazione attuale nel suo paese.

Il premio che quest’anno è stato assegnato a Shirin, intende onorare e tenere vivo il ricordo di Langer, presentando all’opinione pubblica l’impegno e la dedizione talvolta rischiosa, di persone sconosciute che con coraggio, indipendenza di pensiero e forte radicamento sociale, sono state capaci di illuminare situazioni emblematiche e strade innovative.

Come Shirin, molte altre persone compongono il comitato esecutivo del Consiglio nazionale della pace in Iran da lei presieduto. Artisti, giuristi, donne, studenti, sindacalisti, rappresentanti delle minoranze etniche e gruppi politici che si oppongono principalmente a ogni logica militare o terroristica.

Il National Peace Council intende mostrare al mondo intero “un altro Iran” che si oppone a ogni azione violenta e si attiva per la costruzione della pace, della sicurezza, della stabilità e del benessere attraverso rapporti caratterizzati da tolleranza e amicizia.

Mi dispiace tanto di non essere insieme a voi– dice Narges al telefono –mi hanno bloccata nel mio Paese e ancora non c’è alcuna motivazione legale che giustifichi il ritiro del mio passaporto da parte del governo. Il popolo iraniano è contro la violenza. Sapete quello che sta accadendo in questi giorni in Iran: molti giornalisti, difensori dei diritti civili e della libertà si trovano in carcere. Non dimenticheremo mai il volto bellissimo e innocente di Neda, divenuto il simbolo di questa protesta pacifica. Oggi le donne sono vestite di nero, perché sono in lutto. Sono cento anni che il popolo iraniano sta lottando per la libertà, sacrificando la propria vita e quella dei propri figli. Noi crediamo profondamente che vinceremo. Bisogna parlare dell’amore e della speranza. Qual è la speranza più bella, oggi, se non il vedere che le persone in catene si sostengono e stanno tutte insieme?-.

Cit da Wiki

*Dalla rivoluzione del 1979 la Guida Suprema è il rahbar o, in sua assenza, un consiglio di capi religiosi. Vengono scelti da un’assemblea di esponenti religiosi sulla base del loro curriculum e del grado di stima goduto presso la popolazione. La Guida Suprema nomina i sei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, composto da 12 membri, che ha il compito di approvare le candidature alla presidenza della Repubblica e certificare la loro competenza e quella del parlamento monocamerale iraniano, al pari delle più alte cariche giudiziarie. Egli è inoltre comandante in capo delle forze armate.

Neppure il più potente può governare senza la cooperazione dei governati” diceva il Mahatma Gandhi”.

Mai frase fu più attuale.

La situazione in Iran è storica, una svolta epocale in cui il femminismo islamico fa la differenza.

Composto da una popolazione la cui percentuale di giovani sotto i trenta anni è il 70 %, di cui il 65 % sono donne, ed è sotto la pesante pressione delle leggi del “buon costume” e dei basiji, milizia paramilitare onnipresente. Negli ultimi anni il tasso di istruzione femminile ha raggiunto altissimi livelli.
Dopo la presa di potere, Khomeini abolì i minimi poteri sociali delle donne nella famiglia e nella vita pubblica. I mullah fondamentalisti perfezionarono il loro sistema di apartheid fra i generi, segregando uomini e donne, sopprimendo le attività delle donne e la loro visibilità pubblica, ed aumentando il controllo degli uomini sulle donne nella famiglia.
I principi misogeni di Khomeini e dei suoi seguaci furono trasformati in leggi ed in politiche che ancora oggi sono vigenti. Per nascondere il presupposto potere seduttivo dei corpi femminili, la hejab, o codice dei costumi, deve essere rispettata da tutte le donne nei luoghi pubblici. Le donne devono coprirsi i capelli ed il corpo, ad eccezione della faccia e delle mani. A tal proposito Ebadi fa notare come le donne iraniane per manifestare pacificamente il loro dissenso a queste assurde disposizioni, curano il loro viso in modo quasi maniacale, dalle sopracciglia ben disegnate alle labbra sapientemente sottolineate.
Aggiunge la Ebadi che la teocrazia fondamentalista si basa sulla concezione della natura della donna e dell’uomo e dei loro ruoli nella società. Da questo punto di vista, le donne sono considerate fisicamente, intellettualmente e moralmente inferiori agli uomini, tant’è che una donna vale la metà di un uomo, come pure la sua parola. Questa presupposizione ha fatto sì che le donne non possano partecipare alla pari in nessun campo di azione sociale o politica. Le teorie proprie del determinismo biologico stabiliscono che il ruolo primario ed i doveri delle donne siano la procreazione e la cura dei figli, ed il benessere e la soddisfazione dei mariti. Le donne sono viste come l’incarnazione della seduzione sessuale e del vizio, e per questo le interazioni delle donne con gli uomini e la visibilità dei corpi femminili necessiterebbero di uno stretto controllo.

Non è un problema di un’élite, è il problema di un’intera nazione!

Narges Mohammadi

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